Cari
amici, se il peccare non fosse così piacevole sapete quanti Santi avremmo in
Paradiso? Ci sarebbero solo posti in piedi!
...in fondo il mestiere del Diavolo non è difficile... non devi trovare chi cerca piacere, successo e
soldi: è lui che ti viene a cercare.
Mi chiedo perchè non abbia mai aperto uno sportello alla luce del sole: "Agenzia Sat.A.Na.
Realizziamo i vostri più audaci desideri" ... mmm... sapete che mi è venuta un idea per un
raccontino?
Comincia così:
Era sempre stato uno strano vicoletto, corto e un po' buio.
Un tempo forse era stato un cortile con un portone di accesso ad arco, uno di quelli che hanno una stanza sopra, poi, chiuso il portone, era diventato una bassa casetta che univa i due lati della via,
trasformando il tratto di accesso in una specie di vicolo che sembrava più uno spiazzo.
Si apriva nella via che va da Piazza Alfieri verso piazza San Secondo.
C'era una pizzeria sul lato sinistro aperta solo la sera del Giovedì e il fine settimana e a destra un muro con qualche finestra chiusa da pesanti sbarre.
Nel lato di chiusura del vicolo c'era una piccolissima bottega, un tempo occupata da un ciabattino. Da anni era chiusa e la porta era sbarrata da un paio di assi inchiodate, uno zoccolo alto una trentina di centimetri composto da terriccio e rifiuti si era accumulato sulla soglia di marmo corroso ed
ingiallito.
Sulle assi che sbarravano la porta c'era inchiodata una ingiallita busta di plastica che racchiudeva uno scolorito foglio con un laconico messaggio: "AFFITTASI o VENDESI
cell. 330xxxxxxx"
Una mattina si videro davanti alla porta aperta un paio di persone che chiacchieravano sulla soglia e sembravano contattare. Un furgoncino con la scritta "IMPRESA SCRENCI & figli
Costruzioni e Ristrutturazioni" era parcheggiato di fianco alla pizzeria chiusa e dalle porte aperte del furgone si vedevano una cassetta di attrezzi e le assi rimosse.
Mentre i due sempre parlando a bassa voce si spostavano nell'angolo del vicolo, un operaio con la cicca tra le labbra ed una scatola di cartone in mano girò l'angolo sulla strada, prese la cassetta degli attrezzi dal furgone e si mise a montare una serratura nuova sulla porta.
Nei mesi seguenti ci fu un discreto via vai di operai, falegnami, elettricisti ed idraulico... il passante buttava un'occhiata e si domandava che cosa sarebbe diventato quel buio negozietto... un antiquario o un gioielliere di sicuro, nessun altro tipo di negozio poteva vivere in quel piccolo spazio.
Fu un lavoro ben fatto senza orpelli, il muro venne sabbiato, riportato al vecchio mattone cotto,
tutto il vicolo venne rifatto con pietre di fiume artisticamente disposte ed una doppia striscia di lastre di pietra portava direttamente al negozietto facendo indirettamente e discretamente da guida e da
richiamo.
La porta venne restaurata e riportata a legno vivo piacevolmente impregnato di colore noce caldo.
La finestra ricevette una cornice in stucco colorata di una tinta aragosta, una bella e pesante grata in ferro battuto con artistici boccioli in ghisa che reggevano le sbarre e doppi vetri fumè che non
facevano vedere nulla dell'interno.
Due conici e verdissimi pini in spessi vasi di terracotta decorati con facce grottesche e ghirlande
erano disposti ai lati della porta e un rotondo campanello in ottone lucidato al lato della porta
completava l'opera.
Un archetto in ottone avvitato sopra al campanello portava laconico l'invito di "Suonare".
Il perchè uno dovesse farlo non era spiegato, non c'erano insegne, non c'erano scritte vistose, non c'era nemmeno l'ombra di una telecamera o di un citofono. Meno che mai un insegna.
Giorno dopo giorno la folla passava veloce ed indaffarata nella via. Le mani piene di sporte,
sacchetti e borse, zainetti sulle spalle dei giovani, gli occhi protesi e fissi verso la propria direzione ed intenti ad evitare urti e spallate. Qualche bicicletta con il campanello trillante zigzagava tra i pedoni ricevendo la sua quotidiana dose di accidenti.
La corta via che univa Piazza Alfieri con il suo mercato all'aperto ed i negozi sotto ai portici a
Piazza San Secondo era un posto dove un astigiano passava almeno quattro volte al giorno.
I passanti buttavano per abitudine, da sempre, l'occhio nel vicoletto, ed adesso rilevavano che
questo aveva cambiato il suo dimesso ed un po' fatiscente aspetto diurno (di sera la pizzeria aperta
rendeva movimentato e luminoso il piccolo spazio). Continuava ad essere deserta e solitaria ma adesso era graziosamente elegante.
Qualcuno si spingeva a fino alla porta, si riparava con la mano gli occhi dal riflesso del sole di
mezzodì che riusciva ad entrare fino in fondo al vicolo e cercava di vedere qualcosa dalle finestre, poi deluso ritornava sui suoi passi.
Una mattina comparve sulla porta una targhetta ovale di ottone, avvitata con due viti di ottone pure loro, la quale, graziosamente incisa con un corsivo svolazzante, recitava:
AGENZIA DESIDERI
Era il primo giorno in cui la
targhetta era stata avvitata... ed alle nove e mezza un uomo di mezz'età con la
faccia abbronzata ed i capelli brizzolati corti corti suonò il campanello.
Era passato di li e aveva visto che sulla porta c'era qualcosa di nuovo. Un
lampo dorato al centro.. una targhetta... aveva pensato che avessero messo il
nome dell'inquilino che era venuto ad abitare li' e voleva vedere se lo
conosceva.
Invece lesse quella strana scritta "Agenzia Desideri" e basta.
Di primo acchito pensò che forse li abitava una signora Desideri che si
chiamava Agenzia ma era troppo strano. La curiosità vinse la partita. Il dito
premette il campanello prima che avesse riflettuto su come
presentarsi, come agire.
La porta sembrò aprirsi come mossa da un sistema automatico.
Una corta scala di pietra composta di soli tre scalini scendeva al piano
pavimento della stanza ombrosa. Appena varcata a soglia lo colse una piacevole
frescura, un leggero odore di calce e di pulito, un
impercettibile aroma di spezie e di limone... poi gli occhi si abituarono alla
penombra e girò lo sguardo attorno.
Su un pavimento di cotto a quadrelle montate in sbieco, accuratamente spazzolato
ma non lucido, c'era una scrivania in stile settecento molto leggera con
leggiadre ma sobrie volute sulle gambe ed un piano con un leggero intarsio per
cornice ad intricati e sottili motivi floreali. La scrivania era messa un po' di
sbieco sui due terzi della stanza, di fronte ma leggermente ruotata una poltrona
in pelle bordò pesantemente trapuntata, con i segni e le rughe di una vita
lunga ed onorata. Niente altro nella stanzetta con le pareti imbiancate ed il
soffitto a voltine in mattone a nudo. Non un quadro, un ornamento, un
soprammobile, non una luce, un faretto. Una cella benedettina era sicuramente più
frivola. Dietro la scrivania una pesante tenda di velluto rosso scuro sospesa ad
una sbarra con anelli di legno chiudeva l'accesso ad una stanza sul retro.
L'uomo guardò meglio la scrivania... il piano di legno scuro era segnato
leggermente dall'uso ma era maniacamente lucidato e spolverato. Sulla scrivania
solo un portadocumenti di cuoio rosso scuro con orlature in oro ed un monogramma
in gotico ornato "S".
Varcando la soglia non c'era stato nessun suono di annuncio, li' in giro non
c'era un campanella... l'uomo calzava scarpe da ginnastica di gomma ed era sceso
silenziosamente.. stava pensando come annunciare che era lì... a chi poi? Pensò
che forse era meglio andarsene fino a che era in tempo... ma in tempo per
che cosa? Che cosa cercava? La curiosità era stata soddisfatta, aveva visto
cosa c'era dietro la porta... il resto non lo interessava... questa stupidaggine
dei Desideri.. ma insomma! Proprio nel momento in cui aveva deciso:
".. me ne vado e qui non ci entro mai più!"
una voce dalla stanza sul retro si schiarì la gola con un cupo colpo di tosse e
disse "Ho sentito.. ho sentito... mi scusi un attimo... vengo subito.. si
accomodi nella poltrona!".
La tenda venne aperta da una diafana mano dalle lunghissime dita... e subito
sopra fece capolino il volto un po'triangolare di un vecchio con occhialini neri
rotondi, baffi lunghi e sottili ed una barbetta appuntita.
Si portava appresso una sedia di legno molto semplice, scura, di quelle
dozzinali ma pretenziose che si usavano tra le due guerre, con lo schienale
ricurvo ed il piano in compensato con impresse a rilievo scene contadine e
nature morte.
"Ma non stia in piedi.. si accomodi.... desidera?"
"Mi scusi sa... non desidero nulla, ero curioso ho letto la targhetta e ho
suonato, la porta si è aperta e sono entrato..." disse l'uomo. molto meno
baldanzoso di come era entrato.
"Siamo qui per questo... per soddisfare i curiosi ma sopratutto a
disposizione di chi ha desideri da realizzare... lei dice di non averne...
insolito... tutti ne hanno!"
"Allora l'Agenzia Desideri è una attività..?"
"Esatto ed io sono il suo modesto ed umile rappresentante.... noi
realizziamo i vostri più audaci, sfrenati e ambiziosi desideri, nell'ambito del
possibile ovviamente..."
"Come sarebbe a dire... ?"
"Lei ci dice cosa desidera e noi facciamo sì che si avveri"
"Ma va' la'.... questa è proprio grossa!"
"I limiti della fisica della logica valgono anche per noi... non possiamo
trasformare il piombo in oro, ne' farla vivere duecento anni, ne' alterare più
di tanto il suo aspetto fisico... ma per il resto... possiamo fare quasi tutto!
Non crede a quello che dico vero?"
Il vecchietto si era seduto dietro alla scrivania, teneva le mani unite e
serrate sul petto e lo guardava dal basso verso l'alto.
Strano... era lui che si sentiva in condizione di svantaggio.
"E come si fa' a credere una cosa così? Un giorno apre un negozietto e i
desideri diventano realtà..! Questa è una presa in giro! Ma andate a vendere i
mattoni d'oro ai contadini del mercato che trovate più clienti"
"Non siamo ciarlatani ne' imbroglioni."
"Ma dite che realizzate i desideri.. come i maghi della
Televisione...!"
"Sarebbe una truffa se come loro se lo gridassimo ai sette venti, ma noi
non facciamo pubblicità... lasciamo che parlino per noi i clienti
soddisfatti... è il metodo più lungo ma il migliore!"
"Ma io non ho sentito niente in giro di voi!"
"E' vero...! Abbiamo aperto solo oggi... cinque minuti fa'... subito dopo
aver messo la targhetta, lei è il primo!"
"E dovrei fare da cavia? Non se ne parla nemmeno... grazie e
buongiorno!"
"Si segga un attimo e rifletta.... diciamo che al primo cliente facciamo
l'omaggio di un desiderio gratis e lei ha questa possibilità... che mi
risponde?"
"Come gratis... li fate pagare i desideri..?"
"Certo... è questo il business... noi vendiamo esclusivamente
"desideri realizzati"... se così si può dire."
"E costano cari...?"
"Di questo si parlerà in seguito... lei è il nostro Primo Cliente e il
primo desiderio è gratis ed è a sua disposizione fin da adesso...
suvvia... ci pensi un attimo e ce lo dica, in 7 giorni lei vedrà gli effetti e
tornerà... oh si... tornerà e si porterà dietro un po' di amici... è così
che si comincia!"
"Come fate a realizzare i desideri?"
"Questo è un nostro segreto..."
"Siete dei malavitosi, dei delinquenti ..."
"E in questo caso le pare che apriremmo un negozio in centro? Sarebbe più
appropriato un container in qualche spiazzo nel quartiere di Praia...
suvvia... se il suo desiderio fosse, diciamo.. un po' illegale... vedremo di
realizzarlo senza aumentare l'illegalità del sistema!"
"Un desiderio gratis?. "
ripetè più sottovoce il cliente. Poi il suo sguardo che vagava basso sulle
mattonelle del pavimento si fermò sulla lettera che aveva in mano.
Quasi meccanicamente dette voce ai suoi pensieri : "ecco qua il mio regalo
di Natale... sto andando in Comune per pagare una multa? eccesso di velocità!
Figuriamoci, mi hanno fatto la foto con il Multavelox sulla statale per
Montiglio. Se si va a 90 all'ora si viene sorpassati perfino dai trattori ed io
che andavo a 75 mi hanno preso in un tratto dove c'è il cartello dei 50. Centro
abitato? ma quale centro abitato? C'è una pizzeria, il Consorzio Agrario ed un
allevamento di mucche, si sente la puzza da chilometri? sono tre case ed un
incrocio. E mi toglieranno 5 punti dalla patente e 250 Euro dal
portafoglio!"
".. e naturalmente lei non gradisce la cosa?"
aggiunse il vecchietto che aveva ascoltato con attenzione lo sfogo del cliente.
".. a chi piace pagare le multe? Specie quando si sa che siamo stati colti
noi in fallo tra migliaia di altri che sono passati impuniti!"
"...va bene.. lei vada in Comune.,. non le dico altro e mi sa che ci
rivedremo presto!"
".. e il desiderio?"
"Lei l'ha già espresso.. a noi sta esaudirlo!"
"La multa? Ma che razza di desiderio è?"
"Lei lo ha espresso, magari non in forma diretta, ma lei ha DESIDERATO non
pagare la multa, e questo è quello che conta. Comunque non perde nulla, il
desiderio è gratis e se ne avesse altri noi siamo qui e siamo sempre aperti per
chi bussa con un desiderio da realizzare"
".. e per gli altri dovrò pagare.. è un vecchio trucco?"
"I prossimi non saranno gratis, ma vedrà che troveremo facilmente un
accordo? non abbiamo intenzione di spaventare ne' di perdere i nostri clienti.
La saluto e la ringrazio per la visita. Arrivederci!"
Il vecchietto lanciò un ultimo sguardo divertito, si tirò su gli occhiali neri
e con rapidità insospettabile piroettò voltandosi e scomparendo dietro la
tenda rossa.
Rimase un po' stupito immobile davanti alla tenda, poi si voltò ed uscì nel
vicolo.
Varcando la soglia gli parve quasi di rientrare nel mondo, come se ne fosse
rimasto fuori per qualche tempo, si stupì del rumore, delle voci, del via vai
incessante delle persone come se le vedesse per la prima volta.
Che strano negozio e che strano vecchio.
Guardò l'ora, realizzò che tra un ora avrebbero chiuso lo sportello dei Vigili
Urbani e si affrettò verso il Comune.
"?. le ripeto che la sua
multa non è regolare, non la incasseremo e le spediremo, anzi dovremmo già
averle spedito una lettera in cui la assicuriamo che non ci sarà seguito a
questo errore?!"
La vigilessa gli stava ripetendo per la terza volta la storia e lui ancora non
credeva.
"Ma come, è la prima volta che sento una cosa simile?me lo dica
ancora"
La fanciulla sbuffò e mieté con voce monocorde la litania: "La sua multa
è stata rilevata con una attrezzatura che il Comune aveva affittato da una
ditta di Torino. L'attrezzatura è stata posta sotto sequestro il giorno dopo
perché la ditta era stata dichiarata fallita e le attrezzature che noleggiava
non erano mai state certificate e collaudate, la ditta aveva falsificato la
documentazione di corredo. Quindi i dati che rilevavano erano totalmente
inaffidabili e non potevano essere legalmente riconosciuti come base per
contravvenzioni. Lei non è il solo? sono più di 150 le persone che hanno
ricevuto notifiche in base alle foto scattate e le stiamo contattando tutte. Lei
purtroppo non ha un recapito telefonico."
".. io sono sempre in giro e uso solo il telefonino?."
"E quindi le abbiamo scritto, ma lo sa, non è che le Poste Italiani siano
dei razzi!"
"...e la mia buca delle lettere viene sovente incendiata da dei delinquenti
che se un giorno li prendo ci consumo il manico della zappa sulla schiena!"
Quella sera al Bar del
Dopolavoro si parlava proprio di multe, e lui raccontò la sua storia.
"Hai proprio avuto una bella fortuna, io ci ho rimesso 200 Euro e 4 punti
della patente!" disse un amico.
"E' la prima volta che sento parlare di errori riconosciuti e di multe
annullate!" ribadi' un' altro.
"Hai davvero qualcuno che ti vuol bene lassù per ricevere una simile
attenzione!" concluse un terzo.
Mentre ascoltava questi commenti con un solo orecchio intanto pensava e
rimuginava? possibile?.??? Che fosse stato davvero il vecchietto dell'Agenzia
Desideri a realizzare questo piccolo evento miracoloso? E se funzionasse
davvero? Che cosa aveva da perderci? Ma non bisognava sprecare il desiderio,
questa volta doveva essere una cosa seria, doveva guadagnarselo il vecchietto il
suo compenso.
".. prendi qualcosa?.?"
Alzò lo sguardo ed incontrò gli occhi verdi sorridenti di Ombretta, la figlia
del gestore, la massa di capelli ricci e rossi circondava la sua testa come una
aureola sfolgorante e nella penombra nei suoi occhi sfolgoravano pagliuzze
d'oro.
"Una Coca Cola?. in bottiglia? per favore! Con una scorza di limone e tanto
ghiaccio!"
"Li conosco i tuoi gusti, birbante?. avrai quello che desideri!"
cinguettò Ombretta e si allontanò mentre il suo sguardo indugiava sui suoi
fianchi fasciati dai jeans e la fascia della vita scoperta ed abbronzata.
"Ehi! non esagerare... o ti cala la vista?!" scherzò un amico che
aveva notato lo sguardo non innocente che aveva lanciato.
"Io la vista la potrei anche perdere per una notte come dico io?!"
"Se sopravvivi scrivi un libro di memorie perché è una esperienza che
almeno cento maschi di questo paese sognano! Ombretta tra le lenzuola deve
essere un anticipo di Paradiso!"
Continua...
.

Ed ecco ora un piccolo pezzo in ricordo della mia ex ditta... spero che vi piaccia!
Il circo se ne è andato...
Ieri sera c'erano ancora pochi carri attorno al fuoco all'ora di cena, stretti stretti per non far vedere i vuoti e per farsi coraggio uno con l'altro, ma i clown non ridevano più da giorni, i cani uggiolavano tutta la notte, persino la donna cannone sembrava dimagrita.
Oggi non c'è più nulla... è rimasto solo un mucchietto di cenere e il cerchio della segatura che segnava la pista, Il vento freddo dell'inverno sta già portandoseli via tutti e due, cenere e segatura, in turbini e mulinelli e domani la piazza sarà vuota e silenziosa.
Da tanto tempo si sapeva che doveva finire così... erano passati i tempi dei quattro spettacoli giornalieri, delle code la botteghino, degli acrobati con le tute ricoperte di luccicanti lustrini e dei domatori con gli alamari d'oro e gli stivali lucidi.
Poco alla volta se ne erano andati quasi tutti... in cerca di successo in un altro circo, oppure si erano ritirati stanchi di dover stupire il pubblico ogni giorno ed inventare sempre nuove magie.
Erano cambiati i domatori, gli acrobati, si erano succeduti maghi e clown ma ogni volta il circo vedeva meno spettatori, meno applausi, meno grida di stupore.
Pochi avevano tenuto duro e potevano ricordare il Grande Circo di tanti anni fa, lo spettacolo che stupiva le folle e riempiva le piazze con i sui colorati carri, con le gabbie piene di animali esotici, con la sua enorme e superba tenda a quattro pali mai abbastanza grande e capiente.
Qualcuno è morto, qualcuno se ne andato e non si è saputo più nulla, qualcuno ogni tanto si fa vivo e ricorda i vecchi tempi con gli occhi lucidi anche se dice che adesso sta meglio... altri chissà dove sono finiti... se faranno capriole in qualche fiera per far ridere i bambini e strappare una elemosina.
Forse si sono struccati per l'ultima volta davanti al grande specchio con le lampadine attorno, hanno tolto il naso finto e la parrucca giallla, la palandrana con i rattoppi multicolori e li hanno buttati in un baule.
Loro che erano clown di successo ed i beniamini dei bambini diventeranno persone serie, persone tristi, persone deluse e senza sogni.
Di tutta la storia restano locandine svolazzanti che ingialliranno al pallido sole dell'inverno e qualche brandello di manifesto strappato attaccato ai muri della periferia.
Il circo se ne andato e non tornerà più... non tornerà il circo della nostra giovinezza, il circo dei nostri sogni, il circo delle speranze e delle delusioni, il circo dell'amore e dell'odio, il circo che per tanti anni è stata la nostra vita, la nostra casa, la nostra famiglia.
Grazie a tutti, pubblico e artisti, bestie e acrobati, saltimbanchi e illusionisti... è stato bello... !!