di Demofilo
24/02/2008
Cari amici, stiamo celebrando da alcune settimane il 60° anniversario della Costituzione, la carta dei principi e dell'ordinamento repubblicano, la carta dei diritti e dei doveri. Come sapete il sottoscritto già in "2 giugno 1946, la vittoria della Monarchia" e in "L'altra Storia d'Italia 1943-2006" aveva determinato una serie di POD con il risultato di un vantaggio della monarchia durante il referendum istituzionale e un conseguente nuovo percorso per la democrazia italiana. Ecco cosa sarebbe successo se...

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2 giugno 1946: l'Italia è al voto. Lunghe file davanti ai seggi, allestiti per l'occasione in sedi municipali e scuole elementari. Gli italiani e le italiane (per la prima volta) sono chiamati ad esprimersi sulla forma istituzionale e sulla composizione dell'Assemblea Costituzionale. Poco prima di mezzogiorno a Roma ha votato sua maestà re Umberto II e la regina Maria Josè, accolti con battimani e acclamazioni dalla folla.
3 giugno 1946: i primi dati relativamente all'elezione della Costituzione e sul referendum arrivano al Palazzo del Viminale, sede del governo e del ministero dell'interno. I giornali riportano intanto i dati dell'affluenza alle urne, più del 98,3% della popolazione si è recata alle urne per esprimere il suo diritto-dovere, dopo vent'anni di dittatura fascista.
4 giugno 1946: alle 18,45 il ministro dell'interno, il socialista Giuseppe Romita comunica i dati non ancora definitivi relativamente al referendum popolare: la monarchia, con il 54,3%, si attestata ai 12 milioni circa di voti mentre la repubblica, con 10 milioni si fermava al 45,7%. Per l'elezione della Costituente risultava vittoriosa la Democrazia Cristiana con 35,2%, seguita dal Partito Socialista con il 20,7%, il Partito Comunista con il 19%, il Blocco Nazionale che univa il Partito Liberale e il Partito Monarchico raggiungeva il 12%, l'Uomo Qualunque con il 5,3% mentre misero era stato il risultato del Partito Repubblicano con il 2,1%. Alle 21,00 circa si conclude una grande manifestazione sotto le finestre del Quirinale, da dove si affacciano i reali.
5 giugno 1946: si svolgono alcuni disordini da parte di gruppi del Partito Socialista e del Partito Comunista in Emilia Romagna e in Toscana: vengono assaltate le prefetture di alcuni paesi e bruciate le sedi di alcuni partiti politici che avevano appoggiato la causa monarchica. La polizia non interviene.
6 giugno 1946: conferenza stampa al Palazzo del Viminale, a Roma, nella quale il ministro dell'interno Giuseppe Romita conferma ufficialmente i dati della Costituente e del referendum: la monarchia ha ricevuto due milioni di voti più della repubblica.
Il segretario del Partito Monarchico Vincenzo Selvaggi chiede le dimissioni del ministro Romita per il mancato intervento delle forze dell'ordine di fronte ai disordini in Emilia e Toscana.
7 giugno 1946: il presidente del consiglio Alcide De Gasperi si reca al Palazzo del Quirinale per un colloquio con re Umberto e con il ministro della real casa Roberto Lucifero, liberale e animatore del Fronte Democratico per la Monarchia Costituente.
La Commissione di Controllo Alleata in Italia con una relazione illustra le regolarità delle operazioni di voto e di scrutinio avvenute nel nostro paese.
Manifestazione a piazza San Giovanni a Roma, organizzata dalle sinistre, che chiedono il riconteggio del voti per bocca di Pietro Nenni, segretario del Partito Socialista.
8 giugno 1946: De Gasperi si dimette dalla carica di capo del governo dopo un colloquio con il sovrano. Proteste da parte dei socialisti e dei repubblicani che chiedono il riconteggio e il pronunciamento della Corte di Cassazione. Umberto II riceve al Palazzo del Quirinale l'ex-presidente della camera Enrico De Nicola e gli propone la guida di un esecutivo di transizione di matrice tecnica ed istituzionale.
De Nicola riceve l'appoggio della Democrazia Cristiana, del Partito Liberale, del Partito Monarchico e dell'Uomo Qualunque mentre apertamente contrari sono il Partito Socialista e il Partito Repubblicano. Nenni, con una dichiarazione, critica duramente Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista, per non avere una posizione chiara e sostenitrice della forma repubblicana.
9 giugno 1946: alle 15,00 a Botteghe Oscure, sede del Partito Comunista Italiano, Togliatti esprime l'appoggio per la formazione di un governo tecnico istituzionale guidato dal presidente De Nicola, la cui durata sarebbe coincisa con quella dei lavori della Costituente. È la "Svolta di Roma": i comunisti esprimono la loro approvazione ad un esecutivo a tempo per collaborare con le altre forze politiche e successivamente andare al voto dopo aver scritto insieme la costituzione. Togliatti conclude il discorso "rispettando la volontà democratica e popolare degli italiani": i comunisti hanno cioè ratificato la vittoria della monarchia.
Nenni, con una dura nota, accusa di "tradimento verso la causa" Togliatti ma riceve alcune critiche da parte di esponenti del suo partito e dello stesso Partito Repubblicano.
Nella tarda serata arriva da Mosca una dichiarazione fatta da Stalin che si congratula con Umberto II per la vittoria della monarchia.
10 giugno 1946: si riunisce il comitato centrale del Partito Socialista a Palazzo Barberini per discutere sul rapporto con il Partito Comunista e il nuovo governo alla luce della "Svolta di Roma". Nenni presenta la sua linea intransigente contro il "governo dei reazionari" e contro la "grande truffa" del referendum. Giuseppe Saragat e Sandro Pertini si dichiarano contrari alla linea del segretario e chiedono il riconoscimento del nuovo esecutivo di De Nicola per evitare una possibile esclusione durante i lavori della Costituente. Durante il suo intervento Saragat critica fortemente Nenni, soprattutto per la dichiarazione "la Repubblica sarà socialista o non sarà" che il segretario aveva fatto durante la campagna elettorale. Secondo Saragat infatti molti moderati non hanno approvato tale linea radicale di sinistra e hanno preferito votare la monarchia. Pertini invece ha puntato sui lavori della Costituente, sottolineando come il secondo partito più votato non possa non partecipare ai lavori per la costruzione di un ordinamento democratico.
11 giugno 1946: vengono messe ai voti le due mozioni, Nenni e Saragat-Pertini. Quest'ultima riceve circa il 75,9% dei consensi, con il conseguente appoggio a De Nicola. Pietro Nenni si dimette e si stacca dal Partito Socialista, fondando il Partito del Popolo delle Libertà nel quale confluiscono anche esponenti della sinistra comunista contrari alla svolta di Togliatti come Giancarlo Pajetta. Nuovo segretario socialista è eletto Giuseppe Saragat che incontra subito Enrico De Nicola e dà l'appoggio al suo esecutivo tecnico. Ugo La Malfa e Ferruccio Parri esprimono fiducia nel nuovo governo.
12 giugno 1946: ore 17,15, giuramento del governo De Nicola nelle mani di re Umberto II, al Palazzo del Quirinale. Vice-presidente del consiglio e ministro degli affari esteri Alcide De Gasperi, ministro dell'interno Ivanoe Bonomi, ministro di grazia e giustizia Palmiro Togliatti, ministro della difesa Ferruccio Parri, ministro dell'economia e delle finanze Luigi Einaudi, ministro della programmazione economica e del bilancio Ugo La Malfa, ministro delle infrastrutture e dei trasporti Giuseppe Romita, ministro del lavoro e delle politiche sociali Amintore Fanfani, ministro dell'agricoltura e delle risorse marittime, boschive e del territorio con delega alla tutela dell'ambiente Antonio Giolitti, ministro della sanità Giorgio La Pira, ministro della cultura Giuseppe Ungaretti, ministro della pubblica istruzione Benedetto Croce.
Il presidente degli Stati Uniti, Harry Truman, e il capo dell'Unione Sovietica, Josef Stalin, fanno i migliori auguri a Enrico De Nicola nel faticoso lavoro di ricostruzione materiale e spirituale del paese.
13 giugno 1946: ore 13,20 il presidente della Corte di Cassazione, nella sala della Lupa di Montecitorio, ratifica i dati relativi al referendum del 2 giugno 1946 confermando la vittoria della monarchia con più di 12 milioni di voti. Nella stessa sede vengono confermati i risultati dell'elezione dell'Assemblea Costituente, che dovrà essere convocata quanto prima per l'inizio del lavori. Umberto II, con una nota, invita tutti alla concordia e traccia una nuova strada, da "percorrere insieme" per il bene dell'Italia.
18 giugno 1946: a Montecitorio si riunisce in seduta plenaria l'Assemblea Costituente che elegge il suo presidente, il partigiano socialista Sandro Pertini, e approva una linea relativamente ai lavori dell'assemblea con una serie di commissioni a tema.
22 giugno 1946: il relatore nominato dal governo, Giuseppe Dossetti, illustra come si svolgeranno i lavori della Costituente: la composizione di una commissione di sui principi fondamentali del nuovo stato monarchico democratico, due commissioni relativamente ai diritti e ai doveri mentre l'assemblea avrebbe discusso l'intera seconda parte sulla struttura istituzionale.
15 settembre 1946: l'Assemblea approva il primo articolo della carta costituzionale: "Gli Italiani e le Italiane, attraverso il libero voto, hanno scelto la costruzione di uno stato democratico fondato su una monarchia costituzionale".
23 novembre 1946: dopo una breve discussione viene approvato l'articolo 7 relativo ai rapporti con lo Stato della Chiesa, nel quale ci si richiama ai Patti Lateranensi. Le sinistre votato a favore.
23 dicembre 1947: dopo circa un anno e mezzo di discussioni e di votazioni, l'Assemblea Costituente approva la Carta dello Stato, la Costituzione del Regno d'Italia. Essa delinea la struttura democratica e partecipativa dello stato, con la costituzione di due camere, una regionale e una nazionale, e un'interessante comparto relativo ai diritti e ai doveri.
27 dicembre 1947: durante una solenne celebrazione a Palazzo Madama viene firmata la Costituzione del Regno d'Italia da parte del sovrano, re Umberto II, del presidente dell'assemblea costituente, Giuseppe Saragat, e del presidente del consiglio Enrico De Nicola.
1 gennaio 1948: entra in vigore la nuova carta costituzionale.