La campagna di Grecia di Napoleone

di Falecius


Nel 1811 Talleyrand, preoccupato per il deteriorarsi dei rapporti franco-russi e la crescente difficoltà di imporre il blocco continentale, chiede allo zar e a Metternich un incontro nella stazione termale austriaca di Karlsbad. Il suo scopo è quello di convincere le due maggiori potenze continentali ad appoggiare la Francia contro la Gran Bretagna. Ad entrambe, comprende il vescovo, va offerto qualcosa di più di quello che hanno (la parentela con Napoleone in un caso, la Finlandia nell'altro).

Il diplomatico francese riesce a convincere i due rivali dei vantaggi di una spartizione dell'Impero Ottomano.

Tornato a Parigi, non ha difficoltà a persuadere Napoleone ad intraprendere una campagna per liberare i Balcani. La Grande Armata passa il fiume Sava il 15 marzo 1812, mentre i Russi entrano in Moldavia ed in Armenia e gli Austriaci superano il Danubio, raccogliendo rinforzi tra gli insorti serbi di Giorgio il Nero. in maggio Napoleone annienta i Turchi a Novi Pazar, entra a Nish e discende le valli fino a Uskub, bloccando l'avanzata austriaca alla Serbia settentrionale. Nel frattempo, le forze italiane di Eugenio di Beauharnais s'impossessano della costa e Murat, dopo aver strappato agli Inglesi Lissa e Corfù, sbarca in Albania e si proclama Despota d'Epiro. Per farglisi incontro, Napoleone discende il Vardar ed entra a Salonicco il 3 luglio. La Grecia centrale insorge, accogliendo i napoletani. Bonaparte dopo aver battuto i Turchi a Trikala in Tessaglia attraversa la Tracia diretto a Costantinopoli, desiderando anticipare i Russi, impegnati nell'assedio di Varna. I Turchi, visto il pericolo mortale, ritirano la loro armata dalla Bulgaria, lasciando gli Austriaci liberi di avanzare su Sofia e Nicopoli. Gli emiri kurdi di Amadiya, Jazira ibn Umar, Badlis, Diyarbakr, Sulaymaniya, Soran, il patriarcato assiro di Hakkari, i sultanati militari dei banu Jalal di Mosul e dei Mamelucchi di Baghdad proclamano la propria indipendenza. I particolare, i Russi, che hanno occupato l'Armenia turca, offrono a Badlis la propria protezione.

La flotta inglese è quindi inviata in appoggio al sultano: il duca di Wellington viene trasferito dalla Spagna in Grecia, con 30.000 uomini, mentre le forze navali britanniche prendono il controllo di Creta, Cipro, Rodi, Licia e Panfilia.

Mentre Murat, appoggiato dai ribelli greci, resta a combattere Wellington in Morea, Napoleone annienta l'ultima armata turca d'Europa ad Adrianopoli, grazie anche all'intervento di una avanguardia austriaca. Poi, ignorando l'offerta di pace del Sultano Mahmud II, Entre trionfalmente a Costantinopoli il 14 ottobre 1812, e si fa incoronare imperatore di Grecia.

La corte ottomana, fidando nell'aiuto inglese, fugge a Bursa. Napoleone decide di svernare a Costantinopoli, lasciando che i Greci dissanguino Wellington mentre Murat consolida le sue posizioni. A Creta e a Cipro, gli inglesi si trovano immediamente ad affrontare lo stesso tipo di guerriglia, istigata dal clero ortodosso, che ha funestato Napoleone in Spagna. Ogni isola che occupano è una ulteriore difficoltà; e le comunità musulmane locali si dimostrano più ostili all'occupante cristiano che leali al Sultano. Della situazione approfitta Muhammad Ali, governatore d'Egitto, reduce da una vittoriosa campagna contro i Sauditi che l'ha reso potenza egemone nella penisola arabica. Egli invade la Siria, poi la Cilicia, e grazie alla sua potente flotta e all'appoggio napoletano, nel febbraio 1813 può inviare una forza da sbarco in Cilicia guidata dal figlio Ibrahim Pasha. Intanto, la flotta russa, può passare gli Stretti e cacciare gli Inglesi dalle Sporadi, dopo aver "traghettato" la Grande Armata in Asia Minore. Presa Bursa, Napoleone si dirige verso sud, e ad Eskishehir impone ai Turchi la pace. Le isole egee, l'Armenia e la penisola balcanica sono abbandonate agli europei, la Siria, la Palestina, Cipro e lo Hijaz a Muhammad Ali, il Kurdistan e la Mesopotamia ai propri principi. Mahmud resta al potere affiancato da alcuni consiglieri francesi e russi, ma è costretto a rinunciare al titolo di Califfo, che viene attribuito a Muhammad Ali, il quale controlla i luoghi santi dell'Islam e li ha protetti contro i Sauditi, ed ha strappato Cipro agli Infedeli mentre gli Ottomani si sono mostrati incapaci di proteggere l'Islam. Il trattato provoca un rivolta dei giannizzeri, che chiedono l'aiuto inglese ma sono brutalmente repressi dai Cosacchi, mentre la Grande Armata marcia a sud occupando Smirne ed Alicarnasso, che sono annesse alla Grecia. I giannizzeri sono annientati e Mahmud è costretto a cedere la Bitinia (con Calcedonia, Nicomedia e Nicea) e la Sebastide ai Russi, la Lidia e la Caria ai Greci e fornire un'armata per cacciare gli inglesi. Nell'ottobre del 1813 l'ultima posizione inglese in Anatolia, Antalia, è occupata da Napoleone mentre la flotte greca e russa espugnano Rodi. Creta resta agli inglesi, ma Napoleone ritiene che sia un problema trascurabile. Lasciato un esercito sotto Ney a presidiare l'Asia Minore e Murat in Grecia, affida le sorti del nuovo impero alla sorella Elisa, annettendone alla Francia i domini italiani, e torna in Francia, preparandosi ad assumere personalmente il comando della guerra contro il Portogallo. Nel frattempo, Austria e Russia si scontrano sulla spartizione dei Balcani: Metternich non è disposto a permettere che i Russi occupino la foce del Danubio. E' di nuovo Talleyrand che deve correre a Vienna per mediare tra i due principali alleati ( per quanto incerti) della Francia: gli scontri di frontiera rischiano di degenerare in una guerra aperta.

Il compromesso che escogita consiste nella creazione di due stati cuscinetto, Valacchia e Bulgaria: il primo andrà sarà assegnato a Luigi Boanparte, che cede in cambio il suo ducato di Berg e Cleves a Gerolamo, re di Westfalia; il secondo al Granduca Costantino Romanov, che rinuncia ai suoi diritti ereditari sul trono russo in favore del fratello Nicola. La Valacchia ad ovest dell'Olt è annessa invece all'impero austriaco; in cambio il nuovo principato ottiene la strategica Dobrugia e la maggior parte del delta del Danubio. Inoltre l'Austria ottiene dai francesi Nish e Sarajevo.

Nel 1814 Napoleone, ormai del tutto sicuro ad est, riunisce una nuova "grande armata", in cui corrono ad arruolarsi migliaia di volontatri serbi, greci, bulgari e polacchi, per schiacciare definitivamente la resistenza iberica.

Muhammad Ali, nuovo e prezioso alleato, impegna duramente gli inglesi, strappando loro Creta e poi sbarcando alle spalle di Wellington in Morea. Il Duca sconfigge duramente l'esercito egiziano ma, sempre più in difficoltà, ordina la ritirata verso la baia di Navarino, dov'è ancorata la flotta inglese. Tusun Bey, il giovane figlio di Muhammad Ali comandante delle forze egiziane, intuisce la manovra, e lasciato un distaccamento in Laconia per impegnare il nemico, salpa verso la baia cercando di prendere contatto con la flotta napoletana. 
Il 23 agosto 1814, gli alleati di Napoleone vendicano finalmente Abukir e Trafalgar. Anche se la flotta inglese riesce in parte a salvarsi a Zacinto, e Wellington abbandona il campo in buon ordine, la capacità britannica di fare il bello ed il cattivo tempo nel Mediterraneo orientale, già messa a dura prova dai russi nell'Egeo, è finita. Wellington ha un esercito intatto, ma isolato e in un paese ostile, mentre la sua presenza è richiesta in Spagna, dove Napoleone ottiene vittorie su vittorie, prende (per la terza volta) Madrid e poi Salamanca, Badajoz, Coimbra, Lisbona, Evora.

L'evacuazione del corpo di spedizione inglese riesce, e in Novembre Wellington e suoi 18.000 uomini sono al sicuro in Sicilia, mentre le truppe greche occupano la Morea. Tusun Bey rientra in Egitto, dopo essersi assicurato Creta, e Citera ed aver ottenuto l'assenso francese per sottoscrivere una pace separata con gli Inglesi in cambio del ritiro dalla Laconia. Napoleone infatti non ha più bisogno dell'intervento attivo degli egiziani, anche perché i napoletani sono finalmente riusciti a occupare le isole Ionie, sgomberate assieme alla Grecia continentale. Intanto Muhammad Ali ha ripreso la guerra contro i Sauditi, che lo impegnerà fino al 1817, ed ha occupato le vecchie posizioni ottomane nel Mar Rosso come Aden e Massaua. Nel 1815 Napoleone inizia la sua campagna conquistando la Galizia ed il Portogallo del nord, ed insedia il fratello Luciano come re del Portogallo; Luciano, repubblicano, è finalmente costretto ad accettare una carica regia. In questo modo un parte della milizia e dell'esercito portoghese si schierano con l'Imperatore.

Tuttavia, nel sud della Penisola, Wellington tiene le sue posizioni, e col sostanziale aiuto della popolazione, nonostante la cattiva impressione generata dai saccheggi indiscriminati a Badajoz e Salamanca, riesce a mettere le truppe dell'incompetente generale francese Soult in seria difficoltà. Infine, quest'ultimo viene rimpiazzato e spedito ad occuparsi delle difese della Confederazione del Reno. Napoleone ottiene una decisiva vittoria a Toledo, poi si ritira per svernare in Aragona. A Cadice, Ferdinando VII è insediato sul trono e governa l'Andalusia sulle baionette inglesi, ma la sua politica assolutistica scontenta molti patrioti liberali che facevano parte della guerrilla. Gradualmente, il movimento popolare contro Giuseppe Bonaparte perde i suoi aspetti nazionalistici per diventare un'opposizione di retroguardia e di difesa dei privilegi; e anche le juntas formate nelle Americhe, fedeli ai Borboni, mostrano una crescente delusione.

L'ambizione di Napoleone ed il genio di Talleyrand riescono ancora una volta a sfruttare la situazione: Giuseppe accetta di cedere agli Stati Uniti, in guerra con la Gran Bretagna, la Florida ed il Texas purché continuino la guerra, impegnando gli inglesi in Canada in attesa di rinforzi francesi. Gli americani accettano a seguito della loro spettacolare vittoria a New Orleans, che ne rafforza lo spirito nazionalsitico nonostante la crescente impopolarità del conflitto nel New England. La Francia finanzia e contribuisce ad organizzare un'insurrezione in Québec, che divamperà nella primavera del 1816, mentre gli americani tentano un nuovo attacco contro Toronto. Nell'Aprile del 1816, 8.000 soldati francesi sotto Drummont sbarcano a Québec e prendono la città. I franco-americani si ricongiungono a Montréal alla fine di settembre, ponendo fine al dominio inglese sul Canada. Il Québec è organizzato come in tre dipartimenti francesi d'oltremare (Labrador, Ottaouais e Saint-Laurent), mentre il resto del paese è organizzato negli Stati di Ontario, Huron, New Burnswick, New Scotland, Prince Edward Island (col nome di stato di Madison), e nei territori di Hudson e Manitoba. Alla Gran Bretagna resta solo Terranova.Nel corso dello stesso anno Napoleone completa la conquista del Portogallo e riprende Cadice e Valencia, restringendo Wellington a difendere un zona coincidente grosso modo coll'antico Emirato di Granada.

Gli inglesi, ormai in una situazione piuttosto difficile, tentano di trovare in Europa nuovi alleati per formare una ottava coalizione (la settima essendo composta da Inghilterra, Impero Ottomano e Portogallo).

Egitto, Svezia ed Austria fanno orecchie da mercante, la Turchia non è nemmeno in grado di tenersi insieme senza l’esercito di Ney, nel Reno i principi tedeschi preferiscono non rischiare. La Danimarca , Napoli, il Montenegro e la Valacchia, per non parlare della Polonia, sono alleati di ferro dell’Imperatore. Restano Prussia, Bulgaria e Russia. Costantino di Bulgaria avrebbe molto da guadagnare da un cambiamento di fronte che lo potrebbe portare da Sofia a Costantinopoli; ma una cosa è chiara: se la Russia è sul Bosforo, l’Inghilterra vuole i Dardanelli, e Alessandro, ad un passo dall’agognato Mediterraneo, preferisce non correre rischi. Senza lo zar, il nuovo re dei Bulgari non muoverà un passo. Quanto alla Prussia, aspetta solo il momento adatto. E il momento adatto, chiaramente, lo stabilirà lo zar, abbandonando l’alleanza francese. Berlino non si immolerà per regalare il secondo fronte a Londra.

Il 1816 è un anno di guerra languente, con Napoleone incapace di ottenere in Spagna un successo decisivo, anche se nella Americhe la perdita del Canada è un duro colpo per gli inglesi. Tuttavia, entrambi i contendenti sono esausti. Talleyrand vorrebbe intavolare trattative, ed in effetti, tramite l’Austria, riesce a stabilire negoziati segreti. Tuttavia, si rende conto che Napoleone non accetterà mai le richieste inglesi (essenzialmente, ritiro francese alla frontiera del Reno, restituzione del Canada e restaurazione dei sovrani legittimi in Spagna e Portogallo). Nel frattempo il generale cileno O’Higgins de Riquelme sconfigge i realisti e proclama l’indipendenza del suo paese; Anche la Colombia (con Bolivar), il Messico (con Santa Anna) e la Plata (con Belgrano e San Martin) dichiarano l’indipendenza, che il re Giuseppe è incline a riconoscere. Gli inglesi invadono quindi la Plata, ufficialmente per ristabilire l’autorità di Ferdinando. L’operazione ha successo, Buenos Aires cade e San Martin muore in combattimento. Un esercito americano sotto il generale Andrew Jackson interviene allora in Messico, sostenendo Santa Anna, che si dichiara leale a Giuseppe, per evitare che accada la stessa cosa. In cambio, il governo americano inizia con discrezione a domandare la cessione della California. In dicembre, forze americane e messicane prendono l’Honduras Britannico e la Miskitia.

Napoleone lancia la sua offensiva finale contro l’Andalusia con la campagna del 1817, che obbliga Wellington a ritirarsi, dapprima verso Gibilterra, per poi mettere in salvo il suo contingente e le truppe lealiste spagnole a Ceuta. Ma stavolta Napoleone è stanco di giocare al gatto col topo e attraversa lo stretto, dopo aver praticamente raso al suolo Gibilterra pietra su pietra con l’artiglieria. In tre battaglie annienta l’esercito marocchino ed entra a Fès, dove obbliga il sultano a cedere il territorio a nord del Rif alla Spagna. Inoltre lo obbliga a porre fine alle attività dei pirati di Salé e ad accogliere consiglieri francesi, spagnoli e portoghesi. Ritornato a nord, obbliga Wellington a lasciare il Marocco con la vittoria di Tahaggart e la presa di Ceuta. L’Europa continentale è ormai sicura, e nella sua immediata periferia restano solo regimi amici o sconfitti: Egitto, Turchia, Marocco. La campagna marocchina convince gli inglesi che la guerra contro Napoleone non ha più alcun senso; un carestia e gli effetti del blocco continentale, che la guerra tra Inghilterra e Russia ed il crollo del Portogallo hanno cominciato a rendere funzionante, si aggiungono al crescente malcontento in Irlanda e ai successi americani nel rendere tale opinione convincente. Le proteste che per varie ragioni esplodono nella madrepatria rendono sempre più precario il governo di Lord Liverpool.

La guerra si trasferisce in America: nel 1818 Napoleone ritorna in Francia, lasciando al generale Cambronne il compito di pacificare la penisola iberica con campagne contro i rimanenti guerriglieri.

Altre truppe francesi sono inviate a sostegno delle difese costiere di Svezia, Norvegia e Danimarca, con buoni risultati nel respingere i britannici, anche se la Gran Bretagna mantiene la supremazia navale nel Mare del Nord. Inoltre rafforzano i legami militari tra la Francia e i paesi scandinavi, finora solo elementi sussidiari nel progetto europeo di Bonaparte. Un altro aspetto del conflitto in Europa è la spedizione di Murat contro la Sicilia; le modeste flotte dei Bonaparte hanno serie difficoltà a trasportare l’esercito franco-napoletano a Messina, senza il sostegno di Russia ed Egitto. Una volta a terra, però, la marcia su Palermo e Catania è facile, e l’intera isola è nelle mani di Murat nel giro di due mesi. Le isole Canarie e Baleari restano le sole terre spagnole fedeli a Ferdinando, anche se di fatto solo la presenza inglese gli permette di governare dalla sua provvisoria capitale di Palma de Mallorca.

In America, Bolivar conquista l’intero Perú e invia il suo luogotenente Paez lungo il Rio delle Amazzoni a prendere controllo della valle sottraendola agli sparsi insediamenti portoghesi fedeli al re Giovanni VI. La flotta francese arriva con rinforzi alle foci dell’Orinoco. Le operazioni principali vedono gli Anglo-Ispano-Brasiliani combattere contro Statunitensi, Colombiani, Argentini e la fazione messicana fedele a Santa Anna, nel Messico Centrale, in Guyana, Argentina ed Alto Perù.

Le rivolte luddiste nell’Inghilterra del Nord e le crescenti proteste in Irlanda indeboliscono lo sforzo bellico britannico, anche se la supremazia marittima nei Caraibi resta difficilmente contrastabile. In generale, la parte settentrionale del Sudamerica è sotto controllo dei bolivariani, mentre le isole, escluse Martinica, Guadalupa e le Antille Danesi, restano prevalentemente britanniche. Il Cile riesce a tenersi fuori dalla mischia, costringendo entrambi gli schieramenti a riconoscerne l’indipendenza. L’Argentina è spartita tra Inghilterra e Brasile, mentre la sua estremità settentrionale è unita al Perù-Colombia assieme all’Amazzonia. In Oregon, un piccolo corpo di spedizione americano ed un flottiglia russa espellono gli inglesi. La bandiera a stelle e strisce è issata sul municipio di San Francisco. L’Islanda si ribella all’occupazione inglese. Vi viene proclamata una reggenza provvisoria in nome del re di Danimarca. La ribellione dei Maratha in India impegna gli inglesi su un altro fronte di cui farebbero volentieri a meno.

Il subcontinente sarà pacificato solo nel 1820. Le linee di conflitto restano invariate sia in Europa che in America nel 1819, mentre Napoleone riunisce una nuova grande armata e tenta di dare respiro all’esausta economia continentale. La Nuova armata serve a ridare consistenza alla languente alleanza con l’Austria ed eliminare l’ultima sponda continentale della diplomazia inglese, proprio mentre da nuovo governo Whig arrivano segnali di distensione, a condizioni che però Napoleone e Madison, contro il consiglio di Talleyrand, ritengono inaccettabili. Nel 1820, approfittando dell’impegno navale inglese perlopiù diretto alle Americhe e dell’esercito di Wellington trasferito in Argentina, Napoleone passa l’Elba puntando su Berlino. Un’armata austriaca comandata da Davout entra in Slesia tre giorni dopo, mentre i Russi occupano Memel senza opposizione e passano il Nemunas. Bernadotte invade la Pomerania, è sconfitto a Stettino ma i Prussiani, comandati da von Clausewitz, non possono sfruttare la vittoria occupando Stralsunda, in quanto il generale è richiesto per difendere la capitale dalla Grande Armata. Ad Halle, Cottbus, Potsdam e Francoforte Napoleone annienta i prussiani ed entra a Berlino in Settembre. Truppe polacche tagliano il regno degli Hohenzollern in due lungo la Vistola. La pace di Sans-Souci dell’aprile 1821 segna la fine dell’indipendenza prussiana. Federico Guglielmo IV resterà granduca di Brandeburgo entro la confederazione del Reno, l’intera Pomerania va alla Svezia, le Prussie sono divise tra Russia e Polonia, Slesia e Lusazia vanno all’Austria, diversi distretti di confine al regno di Sassonia. Vienna e Pietroburgo sembrano ormai aver accettato il principio “se non puoi combatterlo, unisciti a lui”. La strenua resistenza di Clausewitz e degli Junker è inutile, anche per alcuni mesi 70.000 francesi dovranno restare nella regione per domarla.

Se i rapporti tra Parigi e Vienna migliorano dopo quest’operazione congiunta, quelli con la Russia si raffreddano. L’aperta natura aggressiva dell’attacco, la distruzione di uno stato indipendente in violazione di una pace precedente, sono solo vagamente mascherate da scuse ed accuse francesi. Non che, capisce Alessandro, sia possibile fare molto, malgrado suo fratello Nicola sia invece per la guerra. Gli istinti guerreschi dei Whigs sono decisamente ridimensionati da questo cinico sfoggio di forza, tanto quanto l’opinione pubblica inglese ne è oltraggiata. La vittoria di Elphinstone a Poona, che sigilla nel sangue il dominio sull’India, e quella di Wellington sul fiume Paraguay, che assicura il Rio della Plata alla Gran Bretagna, e provoca la rivolta del Perù e dell’Amazzonia, sotto il governo di Paez, contro Bolivar, servono appena a salvare la faccia. Nel 1822, l’Irlanda insorge. Wellington, ormai non necessario in America, viene richiamato. Ma Dublino non è Asuncion, scoprirà presto. “Gli orrori di Leinster” come verranno pubblicizzati sulla stampa francese, tedesca e spagnola, e più tardi anche su quella radicale inglese, suscitano un’ondata di sdegno antibritannico in tutto il continente, a cui nemmeno lo zar resta insensibile, irrigidendo le condizioni nelle trattative per una pace separata con Londra. La nuova amministrazione americana di James Monroe invece decide di approfittare della difficile situazione britannica per concludere una guerra sempre più difficile da giustificare. Londra accetta infine di rinunciare al diritto di perquisizione in alto mare delle navi neutrali, ossia americane, colombiane o russe. Tutte le potenze rinunciano ad intervenire nella guerra civile messicana. La Gran Bretagna cede agli stati uniti il Canada, isole Bahamas, Turks, Caicos e Bermuda, e riconosce la loro rivendicazione su California, Oregon e Texas. Belize e Miskitia vanno al Messico, Aruba, Curaçao e la Guyana alla Colombia, il Perù (con l’Amazzonia) è riconosciuto indipendente, l’Argentina lasciata agli inglesi. Le proteste di Ferdinando vengono tacitate da un reggimento inglese nelle Baleari, che lo costringe ad abdicare in favore della figlia Isabella. Colombia e Messico ottengono ufficialmente l’indipendenza, Puerto Rico e Cuba restano sotto la sovranità Isabella dei protettorati inglesi. Londra conserva terranova ed il resto dei Caraibi (tranne le isole Vergini, cedute alla Danimarca, e le Antille Francesi) e di fatto assorbe Canarie, Filippine e Baleari. Isabella, bambina, è circondata da consiglieri britannici più di quanto il francese Giuseppe lo sia da francesi a Madrid. La tutela consolare degli interessi “spagnoli”è anche ufficialmente passata al corpo diplomatico inglese. La complessa sistemazione garantisce la pacificazione delle Americhe; Napoleone, che mantiene il Québec, con un garanzia americana in caso di attacco inglese esplicitamente menzionata nei trattati, è soddisfatto. Potrebbe perfino fare la pace con Londra a questo punto, e per tutto il 1822/23 Monroe lo incoraggia in tal senso. Lo sdegno e le proteste dei radicali per il comportamento di Wellington in Irlanda crescono in sostegno e violenza, saldandosi alle proteste nelle fabbriche di Manchester; al punto che il nuovo governo non sa più che fare dell’ingombrante Wellesley, finché non lo spedisce appunto a Manchester ad occuparsi delle rivolte operaie. Le rivolte effettivamente cessano bruscamente, ma a prezzo di centinaia di morti. I radicali ottengono un sostegno sempre più vasto. Jane Austen scrive “I can’t keep silence anymore”. Centinaia di intellettuali liberali cercano asilo negli Stati Uniti. Nel 1824, un governo inglese ormai pericolante invia il Duca in pensione, dove morirà pochi anni dopo, e convoca una tornata elettorale in cui i radicali ottengono un significativa minoranza. Il primo atto del nuovo governo liberale è quello firmare la pace con Danimarca ed Austria, cedendo alla prima le Isole Vergini e restituendole l’Islanda, per deporre poi Isabella di Spagna per poter scendere a patti con Giuseppe. Pressioni sul governo di Joao VI a Rio vengono fatte affinché questi sia riconosciuto come “Imperatore del Brasile” ed accetti Luciano come re del Portogallo. Dietro le quinte, Talleyrand ammorbidisce le posizioni degli alleati, facendo intendere che la Francia appoggia una conciliazione generale. Conclusione a cui è intanto giunto lo stesso Napoleone; lui ha vinto, e Londra chiede la pace. Il regno borbonico fantoccio è diviso: Puerto Rico e le Canarie tornano sotto la sovranità spagnola, Isabella è incoronata regina di Cuba a l’Avana, le Baleari e le Filippine diventano Colonie della Corona. Tutte le ex colonie olandesi passano a Londra, così come Réunion, Mauritius e l’India Francese (eccetto Pondichéry), scambiate con la Dominique. Il Brasile si annette le ex colonie portoghesi in Africa (ma la baia di Delagoa viene ceduta alla Francia in cambio di Ziguinchor, in Senegambia), le Azzorre, e Madera, mentre Timor e l’India Portoghese passano all’Inghilterra e Macao torna alla Cina. La sistemazione generale soddisfa gli Inglesi, che continuano a dominare i mari, e i Francesi, sicuri sul continente e con buone posizioni coloniali. Nel frattempo Muhammad Ali ha lanciato l’Egitto nel politica mondiale di potenza, imponendosi dapprima nella Penisola arabica, assorbendo poi il principato kurdo di Jazirah ibn Umar ed infine conquistando il morente impero Funj del Sudan, il paese Beja sul mar Rosso ed il vicino Darfur. Nel 1825 lancia una serie di spedizioni militari e razzie schiavistiche guidate dal nipote Abbas Hilmi nell’Equatoria e fin nel regno ugandese di Bunyoro e nel paese degli Oromo. Ma lo scacchiere kurdo-mesopotamico e mediterraneo lo interessano in realtà assai di più. Gli intrighi russi, francesi ed egiziani nelle piccole corti di Sulaymaniya, Amadiya, Badlis, Soran, Sanandaj, Mosul, Diyar Bakr si moltiplicano, mentre sembra maturare un’alleanza tra Russia e Baghdad contro la Persia, cliente del vicerè “bizantino” Eugenio di Beauharnais. Napoleone però, non può star fermo. Progetta di riprendersi, con l’aiuto russo, l’Egitto, o invece di marciare su Mosca e Pietroburgo, di attraversare la Persia per riprendere in India il conflitto anti-inglese o di riconquistare Haiti.

E poi? Come continuarla?

Falecius

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E ora, una proposta di Enrica S.:

Il 2 dicembre 1805 sorse il Grande Sole di Austerlitz: nella cosiddetta Battaglia dei tre Imperatori l'Empereur Napoleone Bonaparte schiacciò le forze coalizzate dello zar Alessandro I di Russia e del Sacro Romano Imperatore Francesco II. Come conseguenza, il 26 dicembre venne firmata la Pace di Presburgo, che tra l'altro segnava la fine del predominio asburgico sulla Germania. Il 6 agosto 1806 Francesco d'Asburgo rinunciò definitivamente al titolo (ormai puramente onorifico) di "Re dei Romani"; il Sacro Romano Impero, fondato da Carlo Magno nell'800 e poi rifondato da Ottone I di Sassonia nel 962, cessava di esistere dopo un millennio, sostituito dalla Confederazione del Reno, soggetta a Napoleone. Agli Asburgo restava il titolo, appositamente creato per loro, di Imperatori d'Austria.

Dopo la caduta del parvenu corso, il Congresso di Vienna tentò di riportare indietro l'orologio della storia, tornando allo status quo del 1789, ma con alcune importanti eccezioni. Fra le altre, le Repubbliche di Genova e di Venezia non vennero ricostituite, e si decise di pensionare definitivamente anche il Sacro Romano Impero, sostituendolo con la Confederazione Germanica (Deutscher Bund). Sorta ufficialmente l'8 giugno 1815, essa aveva esattamente gli stessi confini del Sacro Romano Impero dopo la Pace di Vestfalia (1648) ad eccezione delle Fiandre ma, contrariamente al Sacro Romano Impero, i 38 stati membri erano pienamente sovrani. La Confederazione era dominata dall'Austria, e crollò nel 1866 in seguito alla volontà della Prussia di subentrare a Vienna nel predominio sulla Germania.

Supponiamo però che al Congresso di Vienna il solito Talleyrand convinca gli altri plenipotenziari a ricostruire il Sacro Romano Impero, così da aumentare ancora il prestigio della corona asburgica, in cambio di ulteriori concessioni alla Francia della Restaurazione. In tal modo Francesco riprende la vecchia numerazione (Francesco II) e il vecchio titolo; Federico Guglielmo III di Prussia riconosce il titolo imperiale solo a condizione di essere elevato al rango di Principe Elettore, di poter avere mani libere in politica estera, senza dover rendere conto a Vienna, e in cambio dell'annessione dell'Assia e dell'Assia-Kassel, avvenute nella HL solo dopo il 1866. I Principi Elettori sono ancora sette, ma stavolta sono tutti laici: il Re di Baviera, il Re di Sassonia, il Re di Hannover, il Re del Württemberg, il Granduca del Baden, il Re di Prussia e l'Arciduca d'Austria e Re di Boemia (l'Ungheria e il Lombardo Veneto non fanno parte del S.R.I.). Da notare che fino al 1837 l'Elettore di Hannover è il Sovrano del Regno Unito, essendo questi anche Re dell'Hannover in unione personale fino all'ascesa al trono di Vittoria (nell'Hannover vige la Legge Salica).

Francesco II d'Asburgo muore il 2 marzo 1835 e, con l'assenso dei Principi Elettori che confermano l'ereditarietà in pratica del titolo per gli Asburgo d'Austria, gli succede il figlio Ferdinando, che a questo punto si chiamerà Ferdinando IV, Arciduca d'Austria e Re d'Ungheria, di Boemia e del Lombardo-Veneto. Intanto Federico Guglielmo III di Prussia opera nel suo regno molte riforme amministrative che ne fanno una nazione potente e pressoché indipendente dal potere centrale. Cresce così la rivalità tra Asburgo e Hohenzollern all'interno del Sacro Romano Impero.

La tempesta del 1848 sconvolge l'Impero dalle fondamenta. Dopo l'insurrezione viennese, il 2 dicembre Ferdinando IV abdica a favore del fratello Francesco Carlo, ma questi, ritenendosi inetto al governo, rinuncia a favore del figlio Francesco Giuseppe, di soli 18 anni, il quale prende il nome di Francesco III, e riceverà da Giosuè Carducci il poco onorevole titolo di « Imperatore degli impiccati », essendo conosciuto dagli italiani soprattutto per le condanne a morte dei patrioti da lui firmate. Tuttavia il 3 aprile 1849 la Dieta Imperiale di Francoforte ritiene Francesco Giuseppe troppo giovane per reggere il S.R.I., e così i sovrani di Sassonia, Hannover, Württemberg e Baden offrono la corona imperiale a Federico Guglielmo IV di Prussia, tentando di spezzare il dominio degli Asburgo sulla Germania, che dura in pratica dal 1438, con la breve parentesi della Guerra di Successione Austriaca. Il sovrano prussiano però rifiuta l'elezione, adducendo come scusa l'eccessivo peso che essa rappresenterebbe per lui in un periodo così incerto; in realtà il motivo è da ricercarsi nel fatto che l'accettazione del titolo imperiale da parte degli Hohenzollern (cui pure aspirano da sempre) provocherebbe sicuramente una guerra civile con l'Austria, guerra per vincere la quale Federico Guglielmo non si sente ancora pronto. E così Francesco III d'Asburgo viene eletto S.R. Imperatore. Al suo fianco come moglie egli avrà la celeberrima Sissi (Elisabetta di Wittelsbach), protagonista di innumerevoli film e serie animate.

Nel 1859 scoppia la Seconda Guerra d'Indipendenza, e Francesco III, sconfitto da Vittorio Emanuele II e da Napoleone III a San Martino e Solferino, è costretto a sgomberare la Lombardia, conservando il Veneto solo perchè l'Imperatore dei Francesi straccia il trattato firmato con il Piemonte e conclude con l'Asburgo una pace separata. Deve inoltre stare a guardare impotente mentre tutti i monarchi filoimperiali degli stati italiani sono scacciati dai loro troni, e Camillo Benso di Cavour proclama il Regno d'Italia il 17 marzo 1861. Tutto ciò indebolisce fortemente la posizione dell'Austria all'interno del S.R.I.: tutti i principi tedeschi hanno ormai la sensazione che Vienna non sia affatto invincibile, e che sia venuta l'ora di cercare una nuova dinastia che governi l'Impero. Questa dinastia non può che essere quella di Prussia. Qui Federico Guglielmo IV, colpito da emiparesi, è morto il 2 gennaio 1861, e gli è succeduto il fratello Guglielmo. Questi, ambizioso e militarista, nomina suo Primo Ministro Otto von Bismarck-Schönhausen, che sarà ricordato come « il Cancelliere di Ferro », artefice di uno storico cambio al vertice del Sacro Romano Impero.

Proprio l'Italia fornisce a Bismarck il casus belli da questi cercato per espellere gli Asburgo dal Sacro Romano Impero. Infatti il Primo Ministro del Regno d'Italia, generale Alfonso La Marmora, aspira ad ogni costo ad annettere Venezia e l'intero territorio della sua ex Repubblica, e così l'8 aprile 1866 il Cancelliere di Ferro firma con lui un patto segreto, nel quale si impegna a cedergli tutti i territori asburgici di lingua italiana, in cambio dell'apertura di un fronte sud con l'Austria, che è ai ferri corti con la Prussia per la questione del possesso dei Ducati dello Schleswig e dell'Holstein, inclusi entro i confini del S.R.I. e contesi fra le due potenze dopo la morte di Re Federico VII di Danimarca, che li gestiva come possesso personale. A soffiare sul fuoco è anche Napoleone III di Francia, che intende assestare un colpo mortale all'Austria, fin qui nazione dominante nel continente europeo, in modo che Parigi possa sostituire Vienna nel predominio sull'Europa. Il trattato prevede l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria se quest'ultima sarà a sua volta attaccata entro tre mesi dalla Prussia. Francesco III d'Asburgo si rifiuta di cedere Venezia all'Italia per "disinnescare" il fronte sud, come gli consigliano la moglie Elisabetta e lo Zar Alessandro II di Russia; siccome Bismarck fa occupare militarmente l'Holstein, fin qui controllato dall'Austria, il 12 giugno il S.R. Imperatore dichiara deposto Guglielmo di Prussia ed offre la corona di quello stato a Luigi di Wittelsbach, fratello maggiore di sua moglie Elisabetta. Otto Von Bismarck a sua volta convoca una Dieta Imperiale a Berlino, e dichiara decaduto Francesco III d'Asburgo dalla carica imperiale, inviando un ultimatum agli Stati germanici che ancora sostengono gli Asburgo, come la Baviera. A questo punto la guerra è inevitabile: La Marmora si dimette da Presidente del Consiglio italiano per guidare di persona le operazioni belliche, e gli succede Bettino Ricasoli, mentre tutto il resto d'Europa sta alla finestra a guardare le due nazioni germaniche che si scannano tra di loro. Ha inizio la cosiddetta Guerra delle Sette Settimane, o Guerra Civile Imperiale del 1866, chiamata invece Terza Guerra d'Indipendenza dagli storiografi italiani.

Il 24 giugno 1866 proprio La Marmora deve incassare una sconfitta a Custoza da parte dell'Arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen, ed è destituito per incapacità, venendo sostituito da Enrico Cialdini, ma intanto la guerra è a una svolta sul fronte nord, dove le forze armate prussiane guidate dal generale Helmuth von Moltke spazzano letteralmente via l'esercito austriaco di Ludwig von Benedek nella Battaglia di Sadowa del 3 luglio 1866. L'Austria deve incassare la peggior sconfitta militare della sua storia, von Moltke ha la strada spianata verso Vienna, e in questa Timeline il Re Guglielmo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Allora l'Arciduca Carlo d'Asburgo-Teschen è richiamato a nord per la difesa di Vienna, ed il fronte sud crolla. Enrico Cialdini sfonda le resistenze austriache, passa il Po e occupa Rovigo l'11 luglio, Padova il 12 luglio, Treviso il 14 luglio, San Donà di Piave il 18 luglio, Valdobbiadene e Oderzo il 20 luglio, Vicenza il 21 luglio, Udine il 22 luglio, Gorizia il 28 luglio. Intanto i Cacciatori delle Alpi, volontari capitanati da Giuseppe Garibaldi, invadono il Trentino nonostante questo faccia parte integrante del Sacro Romano Impero (a differenza del Veneto), e si aprono la strada il 21 luglio grazie alla vittoria di Bezzecca. L'Eroe dei Due Mondi entra trionfalmente a Trento il 25 luglio, e si spinge ancora più a nord in direzione di Bolzano, ma il 4 agosto lo raggiunge l'ordine di fermarsi, poiché quella città non è inclusa negli accordi con la Prussia. Garibaldi risponde con un celeberrimo telegramma di una sola parola: « Obbedisco ». L'occupazione del Trentino e del Veneto, nonostante la sconfitta di Custoza, rende certa l'acquisizione dei territori promessi da Bismarck, cosicché non è necessario alcuno scontro navale nell'Adriatico: l'anziano ammiraglio Carlo Pellion di Persano si limita a sbarcare trionfalmente a Venezia, mentre è evitata l'umiliante disfatta di Lissa.

Il 24 agosto 1866 Helmut Von Moltke e Guglielmo I di Hohenzollern entrano trionfalmente a Vienna, da cui Francesco III e sua moglie Elisabetta sono fuggiti, rifugiandosi a Budapest sotto protezione ungherese. Nella capitale austriaca è convocata una nuova Dieta Imperiale che dichiara deposto Francesco III ed elegge nuovo sovrano Guglielmo I. La capitale del S.R.I. è ovviamente trasferita a Berlino. È il trionfo della politica di Bismarck, e da questo momento in poi l'Europa conosce una nuova, grande potenza militare, quella prussiana. Lo Zar Alessandro II è il primo a rendersi conto del pericolo rappresentato dal militarismo prussiano, e minaccia un tardivo intervento in guerra per rimettere sul trono Francesco d'Asburgo, ma Bismarck fa scoppiare un'insurrezione nella Polonia russa, che costringe San Pietroburgo a recedere dai progetti bellici. A questo punto Bismarck offre il titolo di Arciduca d'Austria e Re di Boemia a Massimiliano, fratello minore di Francesco III, fin qui governatore del Lombardo-Veneto e poi del solo Veneto, che in questa Timeline ha rinunciato a partire per il Messico, ma non a coronare il suo sogno di avere un proprio stato per non essere più l'eterno numero due. Massimiliano, che si è sempre sentito messo in ombra dall'autoritario fratello maggiore, accetta, e il popolo di Vienna non fa troppe difficoltà a riconoscerlo come nuovo sovrano, temendo i rischi di una prolungata occupazione prussiana, ma Francesco III lo considera un traditore e non vorrà più avere alcuna relazione con lui. All'ex Sacro Romano Imperatore tuttavia non va del tutto male, poiché la nobiltà ungherese è ben lieta di proclamare l'indipendenza da Vienna, e offre la corona proprio a Francesco III, che così è incoronato Re Apostolico d'Ungheria con il nome di Ferenc I. Sulla scelta ha pesato il fatto che Gyula Andrassy, potentissimo esponente della nobiltà magiara e Primo Ministro del ricostituito Regno d'Ungheria, è da tempo amante proprio dell'affascinante Sissi. L'Ungheria conserva la Slovacchia, la Transilvania e la Croazia; quest'ultima le garantisce l'accesso al mare, ma l'importante porto di Fiume viene ceduto all'Italia. Il Regno di Galizia e di Lodomeria e il Ducato di Bucovina restano invece in possesso di Massimiliano d'Asburgo, anche se si trovano al di fuori dei confini del S.R.I. e non ne fanno parte.

Quanto all'Italia, essa ottiene il Veneto, il Trentino, il Friuli, la zona costiera dell'Istria (la parte centrale ed orientale, a maggioranza slava, resta all'arciducato d'Austria), la città di Fiume e tutta la Dalmazia che aveva fatto parte della Repubblica di Venezia, fino alle Bocche di Cattaro. Le annessioni sono confermate da plebisciti, e Re Vittorio Emanuele II si reca in visita prima a Venezia e poi a Trieste, accolto da una folla festante. Nei territori appena conquistati vengono create nuove regioni e province. Alle 14 regioni esistenti (Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzi-Molise, Campania, Basilicata, Puglie, Calabria, Sicilia, Sardegna) divise in 59 province si aggiungono:

Si giunge così a un totale di 17 regioni e 76 province. I nuovi territori conquistati comprendono anche popolazioni di lingua slovena e croata, delle quali viene avviata una massiccia italianizzazione (a quest'epoca il concetto di "tutela delle minoranze" è ampiamente sconosciuto). Il governo Ricasoli si dice pago delle acquisizioni e assicura Bismarck che non avanzerà ulteriori pretese su Bolzano e sull'Alto Adige. Resta invece aperta la questione romana, ancora rivendicata dagli irredentisti.

A questo però provvede la scarsa attitudine alla diplomazia dell'Imperatore Francese. Napoleone III infatti si è accorto a sua volta che l'ascesa della Prussia, da lui stesso favorita, mette in pericolo i suoi piani di fare della Francia la potenza egemone in Europa, e così comincia a pensare di scalzare gli Hohenzollern e di conquistare la Renania, portando il confine francese al Reno, come al tempo del suo grande zio. In tal modo una parte del S.R.I. si troverà sotto sovranità francese, e lo stesso ambizioso Napoleone III sogna di ottenere il titolo di Sacro Romano Imperatore. Per questo mobilita le truppe, convinto di avere l'appoggio dell'Italia, essendo stato l'artefice della sua unificazione, e dell'Ungheria, visto il risentimento provato dall'ex sovrano Francesco III verso i prussiani. Però Napoleone III esita a fare il primo passo, nel timore di apparire come aggressore e di vedersi sollevare contro una coalizione di stati, com'era successo al primo Napoleone.

Nel 1870 ormai sia Bismarck che Napoleone III sono persuasi che una resa dei conti sia inevitabile. Il casus belli è offerto dal problema della successione al trono di Spagna, rimasto vacante dopo il rovesciamento di Isabella II nel settembre 1868. Bismarck candida al trono spagnolo un parente cattolico del Sacro Romano Imperatore, il principe Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen. La Francia si oppone con forza ala candidatura, ben decisa ad impedire un nuovo accerchiamento dei territori francesi, come accaduto ai tempi di Carlo V, ed allora il 12 luglio 1870 il principe Leopoldo ritira la sua candidatura. Non ancora soddisfatto, Napoleone III manda l'ambasciatore francese nel S.R.I., Vincent Benedetti, presso la località termale di Ems, vicino a Coblenza, dove si trova il Kaiser Guglielmo I, così da ottenere l'impegno scritto a non presentare più la candidatura neanche in futuro. Guglielmo I, assai irritato da tanta insistenza, rifiuta e informa l'ambasciatore francese che considera conclusa la faccenda, telegrafando a Bismarck le circostanze dell'episodio. Quest'ultimo cancella abilmente alcune frasi dal telegramma, passato alla storia come il Dispaccio di Ems, in modo da far apparire la risposta di Guglielmo I irriguardosa nei confronti dell'ambasciatore, e suscitare così l'irritazione di Napoleone III. L'opinione pubblica francese cade nella trappola e considera il dispaccio umiliante e profondamente offensivo, cosicché Napoleone III dichiara guerra al S.R.I. il 19 luglio. Contrariamente alle previsioni francesi, Italia e Ungheria restano neutrali, mentre Massimiliano d'Austria si unisce a Bismarck nella guerra contro la Francia. Napoleone tuttavia considera ancora il proprio esercito assai migliore di quello prussiano, e accetta lo scontro, che gli sarà fatale.

Il 1 settembre 1870 infatti il feldmaresciallo prussiano Helmut Von Moltke accerchia l'esercito francese a Sedan, infliggendogli una pesantissima sconfitta e facendo prigioniero lo stesso imperatore Napoleone III, che è costretto ad abdicare. Il 4 settembre a Parigi Leon Gambetta e Jules Favre proclamano la fine del Secondo Impero Francese e la nascita della Terza Repubblica, ma rifiutano di chiedere subito l'armistizio, cosicché Parigi viene messa sotto assedio; Leon Gambetta fugge dalla capitale in mongolfiera. Solo il 27 gennaio Jules Favre accetta le condizioni di resa poste da Bismarck. Il 10 maggio il Trattato di Pace di Francoforte impone alla Francia la cessione alla Prussia di Alsazia e Lorena (che però non fanno parte del Sacro Romano Impero) e l'ingresso del Lussemburgo nel S.R.I., oltre a pesantissime riparazioni di guerra. Tutto ciò innesca durissime di protesta in Francia e soprattutto a Parigi, la cui popolazione, indignata dai provvedimenti draconiani adottati dal nuovo governo repubblicano, si ribella sotto la guida di socialisti e anarchici, fondando la Comune di Parigi, un tentativo di ritornare allo spirito rivoluzionario del 1792, sostenuto anche da Karl Marx. Il governo francese però invoca l'aiuto prussiano. Fallito il tentativo di allargare della rivoluzione al resto del paese, le forze francesi e del S.R.I. entrano a Parigi e, dopo una settimana di violentissima repressione passata alla storia come "Settimana di "Sangue", il 28 maggio 1871 pongono fine alla rivolta.

Nel centro d'Europa si è così formata una grande potenza, che comincia a spaventare tutte le altre nazioni europee, sia per il suo militarismo (efficacemente rappresentato dall'elmo chiodato prussiano) che per l'incredibile sviluppo industriale conosciuto tra il 1870 e il 1900. Uno dei meriti di Bismarck consiste nel dare vita allo stato sociale più avanzato del mondo, grazie al sistema di previdenza sociale (sanità nel 1883, assicurazione sugli infortuni nel 1884, pensione di invalidità e di anzianità nel 1889). Gli sforzi del Cancelliere di Ferro sono anche volti a livellare  le enormi differenze tra gli stati tedeschi, che hanno avuto per secoli una storia indipendente: i 35 regni, ducati, margraviati, eccetera che compongono il Sacro Romano Impero sono teoricamente uniti solo in campo di politica estera e militare, ma Otto Von Bismarck fa in modo che tutti varino legislazioni simili tra loro, così da farli somigliare agli Stati degli USA più che a dei principati indipendenti. Bismarck procede in particolare all'unificazione del diritto, introducendo nel 1871 un Codice Penale comune (Reichsstrafgesetzbuch) e nel 1877 delle procedure processuali comuni (Gerichtsverfassungsgesetz): si tratta certamente di una delle più imponenti riforme legali del mondo, paragonabile al Codice di Giustiniano. In questa Timeline inoltre l'Austria e la Boemia, in larga parte cattoliche come la Baviera e il Baden, fanno parte del S.R.I., e quindi Bismarck non attua il Kulturkampf, preferendo un accordo con il Zentrum, il potente partito cattolico che fin qui era stato favorevole agli Asburgo e contrario agli Hohenzollern. Tra l'altro il rapido processo di industrializzazione, che fa del S.R.I. sotto guida prussiana la prima potenza economica d'Europa scalzando Regno Unito e Francia, provocano tensioni sociali e l'ascesa del Partito Socialdemocratico (SPD), il maggior partito socialista del mondo, e così la lotta contro quest'ultimo unisce il militarismo prussiano e il conservatorismo cattolico di Austria e Baviera.

Bismarck, inizialmente disinteressato a cercare colonie oltremare, decide in seguito di cambiare politica, onde assicurarsi (sono sue parole), « nuovi mercati per l'industria imperiale, l'espansione dei commerci e nuovi campi per l'attività, la civiltà e il capitale imperiale ». La Marina del S.R.I. raddoppia le sue dimensioni tra il 1870 e il 1914, e il governo di Berlino decide di competere con la Francia anche sul piano coloniale, avendo compreso che Parigi non accetterebbe neppure l'intero continente africano come contropartita dell'Alsazia e della Lorena, ritenute terre irredente. La Francia già possiede Algeria e Senegal, e riesce a collegare le due colonie assicurandosi Mauritania e Azawad (il Mali settentrionale, abitato dai Tuareg), oltre al Dahomey, al Gabon e al Madagascar, ma il S.R.I. si assicura la Guinea, il resto del Mali, il Niger, l'Alto Volta, la Costa d'Avorio, l'Africa Equatoriale Tedesca (comprendente i nostri Ciad, Centrafrica e Camerun), l'Africa Occidentale Tedesca (la nostra namibia) e l'Africa Orientale Tedesca o Tanganica. Non vengono invece lesi gli interessi coloniali britannici: Zanzibar è lasciata agli inglesi, così come il Rwanda, il Burundi e la costa orientale del Lago Tanganica, in modo che Londra possa realizzare il sospirato progetto di colonizzazione dell'Africa "dal Capo al Cairo". Siccome i francesi colonizzano Gibuti e progettano l'espansione nel Corno d'Africa, Bismarck spinge il governo italiano a colonizzare la regione, assicurandosi Eritrea e Somalia. Sempre dietro sollecitazione del S.R.I., l'Italia precede la Francia nell'occupare Tunisi. Inoltre il S.R.I. si espande anche in oriente, precedendo la Francia nell'occupare l'Indocina (i nostri Vietnam, Laos e Cambogia) e la parte settentrionale della Nuova Guinea, mentre le isole della Micronesia tranne Guam vengono lasciate all'emergente potenza del Giappone, che le acquista dalla Spagna.


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