La diaspora giapponese


Nel 1281 la seconda invasione mongola del Giappone fallisce: una grande tempesta, detta kamikaze (“vento divino”) affonda la flotta nemica e salva il Giappone. Questa flotta era composta da navi coreane e cinesi più adatte alla navigazione sulle coste. Cosa sarebbe avvenuto se Qubilay Khan avesse aspettato per rinforzare la flotta con navi d'alto mare?

 

Come previsto Qubilay Khan ordina una seconda spedizione contro il Giappone e gli shogun della dinastia Kamakura che l’hanno offeso. Le forze mongole riescono a prendere terra nell’isola di Kyushu nel 1281 (dopo un primo tentativo fallito), dopo la battaglia di Koan, e supera in numero tutte le forze nipponiche, il muro di difesa di Hakata é preso. I Giapponesi riprendono speranza quando arriva un tifone, però le navi pesanti cinese, fatte per le tempeste dell’oceano, resistono e subiscono poche perdite. Ormai niente impedirà l’avanzata mongola, Kyushu é presto persa.

Inizia cosi una decina di anni di conquista selvaggia e crudele: il Giappone é difeso isola dopo isola, città dopo città, pero le forze sono troppe smisurate, i Mongoli inviano migliaia di soldati, nel 1287 Kyoto è presa e con essa l’ultimo imperatore é giustiziato. L’ultimo shogun di Kamakura muore in battaglia presso Edo nel 1289, però i reggenti della famiglia Hojo fuggono. La resistenza giapponese irrita Qubilay Khan a tal punto che decide il massacro di tutti i maschi giapponesi in età di combattere, e presto la conquista diventa una campagna di sterminio della stirpe nipponica. Le diverse zone di resistenza sono poco a poco annientate. La più grande, quella dell’Hokkaido, é disfatta alla battaglia di Sapporo nel 1291. L’ultima, nelle isole Ryukyu (Okinawa), é conquistata da una flotta nel 1297. il Giappone é annientato e diventa la provincia dell’imperò mongolo di Ribenguo con capitale Hiroshima. Secondo le stime quasi un milione di Giapponesi sono morti, un altro milione é stato ridotto in schiavitù o é stato deportato. E si contano quasi un altro milione di persone fuggite durante il decennio della conquista con diversi mezzi, però questi fuggiaschi avranno dei destini ben diversi.

 

Un Nuovo Giappone

La resistenza di Hokkaido é stata guidata dal shikken (reggente) Hojo in persona, ai tempi del bakufu (shogunato) erano loro ad avere il vero potere. Ormai il Giappone é perso, l’imperatore e lo shogun sono morti. Il reggente Sadatoki Hojo decide infine, di fronte all’avanzata delle truppe mongole, di lasciare definitivamente l’isola. Raduna ciò che rimane del suo clan con tutti i suoi vassalli e un gran numero di civili, e con delle navi prese ai Mongoli prende la direzione del Nord dove pensa di rimanere salvo. Sono 6000 guerrieri e le loro famiglie che prendono con lui il mare in questa prima spedizione del 1291. Questo viaggio dura anni, si fermano per alcuni mesi nell'isola di Sakhalin e poi si insediano per un certo tempo nella penisola di Kamchatcka. Però la nuova colonia é povera e questa terra è ostile ai Giapponesi. Aiutati dagli indigeni scoprono presto nuove vie verso Est. L’esilio riprende dunque nel 1297. il clan Hojo passa lo stretto di Bering e poi scende verso Sud. nel 1300 arrivano in una terra fertile, verde, che ricorda allo shogun (titolo preso da Hojo) la sua terra natale. Cosi viene fondata una nuova città di Jimmu (con il nome del primo imperatore mitico, nella nostra TL Seattle): il paese stesso viene nominato Iwayado (paese mitico dove la dea del sole Amaterasu un tempo si sarebbe nascosta).

La dinastia Hojo prende la guida di un nuovo Stato, i Giapponesi sono armati di ferro e dunque ne approfittano per ridurre in schiavitù i popoli vicini. Presto il paese é aperto, sono impiantate villaggi e risaie e il nuovo Stato prospera, viene fondata un’altra città, Fuujin (nella nostra TL Vancouver). 50 anni dopo l’arrivo degli fuggiaschi lo Stato Hojo si estende su una buona parte della costa (i Giapponesi non amano penetrare nell’interno delle terre dove gli indigeni sono ostili). Il paese non autorizza le navi a fare vela verso l’Asia per paura di farsi notare dai Mongoli, questa legge rimarrà viva fino al XIX secolo, ben dopo la caduta dell’impero mongolo. I Giapponesi fanno commercio con le tribù, nel XV secolo firmano trattati con gli imperi indigeni neonati dei Mexica e del Tahuanti (impero inca), scambiando con loro ferro e riso con tutte le meraviglie del continente, presto diventano ricchi. Queste ricchezze e l’apporto del ferro permettono agli Inca di sopravvivere all’arrivo degli Spagnoli, i Mexica perdono la loro indipendenza ma alcuni piccoli Stati indigeni rimangono autonomi.

Nel Nord, all’interno delle terre, gli indigeni si organizzano con l’aiuto di alcuni rônin (samurai senza signori) ostili al potere del bakufu, imparano a fabbricare armi di ferro e addomesticano i cavalli portati con gli invasori (cfr. K.M. Robinson, "Years of Rice and Salt"). Presto la società indigena muta, non si sedentarizza però capisce come sfruttare le ricchezze del suolo e si organizza in clan, dei rônin indiani percorrono il paese, il buddismo zen entra nella religione indigena e presto gli shaman indigeni meditando sotto le cascate sono riconosciuti come veri saggi. Lo statu quo tra la costa giapponese e l’interno indigeno é mantenuto malgrado alcune rivolte e guerre tra cui la guerra del deserto al Sud, dove i ronin indigeni difendono il luog sacro (kami) del Grande Canyon condotti dal mitico rônin Musashi Miyamoto nel XVI secolo.

Questo Statu quo viene spezzato via con l’arrivo dall’Est degli Europei e la massiccia emigrazione verso la California nel XIX secolo, allorché l'Iwayado era rimasto intonso dai tentativi spagnoli di conquista ed era riuscito ad impedire la colonizzazione a Nord del Rio Grande. A questo punto le tribù indigene e il bakufu sono obbligati ad allearsi e nasce uno Stato plurinazionale, ma dove la minoranza giapponese impone la segregazione. I Giapponesi imparano presto ad usare i fucili, e durante il XIX secolo viene combattuta la guerra nipponica contro gli USA. nel 1879, alla fine di questa guerra, il governo degli Stati Uniti riconosce l’impero di Iwayado (o New Japan) e le tribù vicine per sopravvivere integrano l’impero che permane fino a oggi, anche se la dinastia Hojo é stata obbligata ad instaurare uno regime parlamentare nella seconda metà del XX secolo, oggi l' Iwayado si è integrato nella NAFTA sotto il governo di Junichiro Koizumi.

 

L’esodo

La maggior parte dei Giapponesi esiliati sono partiti dal Sud del paese, dalle isole di Shikoku e dalle Ryukyu. Questa emigrazione, al contrario di quella da Hokkaido, é stata un movimento ben più largo, accanto ai clan che partono in gruppo ci sono migliaia di emigranti che fuggono la crudeltà mongola, famiglie con donne e bambini comprando posti dalle nave di commercio o attaccando navi militari fuggendo il più lontano possibile, dove l’imperatore non potrà raggiungerli. Questo esodo prosegue durante i dieci anni della conquista fino alla conquista delle isole Ryukyu nel 1297, e vede partire numerosi clan di guerrieri che rappresentano almeno 10 000 guerrieri; poi, durante i 200 anni seguenti, cosicché l’arcipelago perde almeno 500 000 persone. La paura delle forze mongole spiega perché l’Annam e tutta l’Asia del Sud-Est non é stata colonizzata, invece le isole Filippine, indonesiane e malesi hanno visto arrivare una massa di fuggiaschi.

Questa popolazione modifica profondamente l’ordine etnico delle isole, nelle Filippine alla fine del XIV secolo il 25% della popolazione é di origine giapponese e il buddismo, si é sviluppato però l’ordine sociale giapponese é morto, eccezione fatta per alcuni clan insediati su delle isole. A tal punto che oggi le Filippine sono in gran parte giapponesi e le due lingue ufficiali sono lo Spagnolo e il dialetto nippo-filippino nato dall’incontro delle culture. In Indonesia la minoranza giapponese si converte all’Islam e si fonde alla popolazione locale, diventando una minoranza dedicata al commercio e alla guerra. Oggi la famiglia regia del sultanato di Brunei é in gran parte di stirpe nipponica. Esistono anche casi di gruppi giapponesi sbarcati in Australia 5 secoli prima gli Europei, ma questi fuggiaschi erano troppo pochi per colonizzare questa terra, fondando una sola città (la nostra Darwin), cacciando e riducendo a schiavitù gli Aborigeni. In India la minoranza nipponica, guidata da capiclan, si é specializzata nella guerra come mercenari al servizio dell’impero mongolo nel XVI secolo. Saranno gli eroi delle ribellioni indiane contro i padroni inglesi.

Più oltre nell’oceano indiano i gruppi giapponesi sono tutti guidati dal loro Daimyo nella struttura durissima dei clan. Così Ceylon diventa una base del clan giapponese Abe per la sua pirateria. Più ad ovest il clan Aburame si é messo al servizio dell’impero di Tamerlano e poi dell’impero persiano come mercenario. Si islamizzano presto, molti seguono il sufismo dove incontrano gli eredi degli Assassini del Medioevo. Da questo incontro nasce una nuova setta degli Assassini, con base nella cittadella ricostruita di Alamut. Questi nuovi Assassini operano ormai secondo la tradizione dei ninja e sono in gran parte Giapponesi. I Neo-assassini formano un piccolo Stato indipendente nel XVI secolo che sarà distrutto solo dagli Ottomani nel XVIII secolo, però la loro tradizione permane in Persia fino a oggi e numerosi Pasdaran (guardie della rivoluzione islamica tra quali il presidente Makoto Ahmadinejad) sono discendenti del clan giapponese di origine. Però l’incontro tra Giapponesi e Islam ha prodotto anche movimenti originali come l’influenza dello zen sulla dottrina di certi gruppi sufi e Bahaï in senso non violento e contemplativo. Si dice che il poeta Omar Khayyam era in realtà uno Zensufi (cf. Frank Herbert, "Dune"), ma questi gruppi rimangono delle minoranze disprezzate.

In Africa troviamo anche altri gruppi centrati attorno alla struttura del clan, diversi si insediano sulla costa orientale del continente fondando villaggi o anche piccoli Stati (non tutti islamizzati), diventano mercenari per conto degli Arabi come più tardi il sultanato di Zanzibar. La loro presenza e la loro arte della guerra spiega come mai questa parte dell’Africa non sarà colonizzata prima del XIX secolo, respingendo notevolmente i gruppi di Portoghesi e faccndo arte della pirateria. Sull’isola di Madagascar diventano presto i padroni delle comunità locali formando diversi clan feudali e buddisti, a tal punto che a parte il colore di pelle si potrebbe pensare di essere nell’antico Giappone. Si é trovato anche un governo del bakufu in Madgascar dominato dalla famiglia Kusaka dal XVII alla colonizzazione francese nel XIX secolo. Il Madagascar rimane oggi separato tra l’etnia indigena e l’etnia nipponica, il che spiega per esempio la feroce guerra civile degli anni 1999-2006 che ha visto tentativi di epurazione etnica. Più al Nord il clan Urashima ha risalito il mar Rosso fino ad arrivare in Egitto, dove i suoi talenti guerrieri ne hanno fatto presto dei membri della casta guerriera dei Mamelucchi, e si trovano ancora alcuni bushi (guerrieri) all’antica nella battaglia delle Piramidi vinta da Napoleone Bonaparte.

 

Samurai d’Occidente

Tra i clan immigrati nell’oceano indiano ci sono gruppi che non si sono fermati e hanno continuato sulla loro via, circumnavigando l’Africa e risalendo verso Nord. Questo viaggio lunghissimo inizia nel 1331 quando la flotta si separa in due, una parte rimane nel Madagascar e l’altra parte, condotta dal clan Ashikaga. Questa famiglia, sconosciuta all’epoca del Giappone, é diventata famosa tra i fuggiaschi per la sua forza e la sua autorità naturale. Di fatto tutti i partigiani di Takauji Ashikaga, 1500 guerrieri, partono con lui e si separano dai clan che volevano insediarsi in Madagascar. La piccola flotta naviga per anni, fermandosi per lunghi periodi allo stesso punto. nel 1345 arrivano al livello del Senegal, nel 1351 oltrepassano le coste del Marocco e lo stesso anno sbarcano preso Lisbona dove prendono contatto per la prima volta con i popoli Europei.

Prima considerati come pirati dagli Europei,l sono finalmente accolti con sfida davanti al loro atteggiamento pacifico voluto da Takauji Ashikaga, che ha preso il titolo di shogun di questo bakufu errante. A partire da quest'epoca certi Giapponesi imparano le lingue europee e sopratutto il latino, assorbono anche il cristianesimo e si vedono le prime conversioni. Da quest'epoca iberica si vedono anche certi bushi lasciare il gruppo di Ashikaga e diventare ronin nella penisola, mercenari al servizio della Riconquista o dei Mori; questi mercenari vanno fino in Italia prima di risalire verso la Germania dove si vendono per tutte le guerre tra piccoli Stati. I Giapponesi arrivano durante la Grande Peste Nera e sono considerati come segno del fine degli tempi: la loro arte della guerra conferisce loro una fama invincibile, e la loro apparizione sul campo di battaglia spesso provoca il panico nell’esercito nemico. In queste condizioni diventano presto i mercenari più famosi d'Europa, ed anche i più cari, cosa che permette a numerosi di loro di insediarsi in piccole signorie di Spagna o d’Italia dove costruiscono castelli all’antica maniera giapponese.

Per Ashikaga e i suoi le cose sono diverse. Lo shogun, malgrado sia nato durante l’Esodo, é rimasto un Giapponese all’antica moda, concepisce la sua vita solo con un feudo e uno signore da servire. Sente parlare di uno grande signore più al Nord impegnato in guerre durissime contro i barbari delle isole. Così nel 1355 sbarca con i suoi preso Nantes e incontra gli ambasciatori di Giovanni II, re di Francia. Qualche settimana più tardi a Parigi Takauji Ashikaga giura la sua fedeltà al re di Francia e si converte al cristianesimo (questa conversione é stata sempre dubbiosa, ma la sua integrazione valeva bene una messa).

L’anno seguente i Giapponesi di Ashikaga avranno l’occasione di provare il loro valore: nel 1356 riescono a rovesciare la battaglia di Poitiers; il Principe Nero, figlio di Riccardo III, é ucciso, e il trionfo é totale. É da questo momento che inizia la fama militare dei Nipponici in Francia. Di conseguenza tutta l’Aquitania é riconquistata e data ad Ashikaga, fatto duca e conestabile (il secondo personaggio dello Stato regio francese), i suoi guerrieri sono insediati in feudi. I bushi (guerrieri, più tardi chiamati samurai) giapponesi si integrano perfettamente nella struttura feudale europea e francese. Con il tempo diventano perfetti signori, guidando contadini europei, cristianizzati e capitani dell’esercito francese, sono ben accolti dai Francesi e presto sono distinti dai ronin del Sud d'Europa, famosi per la loro crudeltà e il loro paganesimo. Ashikaga, duca di Aquitania e Principe dei Nipponici (titolo creato per lui), muore l’anno dopo ma i suoi feudi passano a suo figlio che imporrà in Francia le spade nipponiche lunghe e curve (katana), ben più perfezionate delle spade europee, che danno un vantaggio importante ai Francesi. Il nuovo duca Ashikaga continuerà la guerra aiutato dal famoso Du Guesclin, riconquistando la Normandia e tutte le terre occupate, sarà il primo non Europeo ad essere seppellito in San Dionigi, la necropoli regia, per volontà del re Carlo V il saggio. Nel 1377, con la morte di Edoardo III, tra Carlo V e Ricardo II é firmata la pace che pone fine alla Grande Guerra franco-inglese.

A cavallo tra i secoli XIV e il XV la minoranza giapponese si integra e influenza sempre più la cultura francese, sviluppa l’arte navale e l’arte militare; inoltre ha portato con sé la propria esperienza nelle arti marziali asiatiche, facendo nascere la lotta nippo-franca, un’arte considerata come uno strumento di guerra e sempre regolato; la sua pratica esploderà durante il XIX secolo grazie ai rivoluzionari in lotta contro la tirannia. Si dice che Garibaldi era in segreto maestro di kung-fu e aveva una tecnica segreta: le “mille frecce rosse” a cui nessuno é sopravissuto!

L’influenza nipponica si vede anche nell’architettura: l’arte gotica si mescola alle forme asiatiche come i tetti curvi o i draghi. Nella gastronomia si vedono apparire sulle tavole dei signori sushi, riso e zuppe di miso, tra l’aristocrazia si diffonde la moda di mangiare alla nipponica con due piccoli pezzi di legno (rimarrà fino al Rinascimento e permane in alcuni paesi di Francia). Le donne asiatiche diventano anche il sommo della bellezza, le donne della corte provano ad avere una pelle bianchissima e occhi a mandorla (come si vedrà con la favorita di re Francesco I, la bella Yoko di Poitiers).

In materia di religione i Giapponesi si sono cristianizzati, però provocano senza volerlo una fervente attività teologica in materia di evangelizzazione ma anche nello studio del buddismo, dello zen e del confucianesimo: tutte queste filosofie sono riconosciute come non contrarie al cattolicesimo al concilio Laterano V nel 1399 convocato per decidere di questi problemi (Buddha é visto come un saggio pagano come Aristotele). Gli déi nipponici spariscono presto, lasciando il posto a diversi nuovi santi. L’ordine monastico nipponico segue la regola benedettina, però incoraggia la meditazione e lo zen (anche se coltivano anche alcuni antiche arti marziali asiatiche). L’ordine francescano con il suo ideale di povertà accetta bene gli asiatici e il loro modo di vivere della generosità popolare. Lo zen e l’attività religiosa di quest'epoca fa nascere una fase di espansione della teologia, condannando le concezioni apocalittiche del mondo ispirate da De Flores. Il cristianesimo ispirato dallo zen non aspetta più la fine dei tempi, cosa che può essere decisa solo da Dio, e decide di vivere nella via media dell’armonia e della serenità (Questo fa sparire questa fine di Medioevo come un’epoca oscura, povera e terribile, rimane come il Medioevo centrale, aperto e ottimista, dunque una minor focalizzazione sul passato antico e dunque meno opposizione Medioevo - secoli oscuri - Fede contro Antichità - Rinascimento - Ragione).

Nelle arti la pittura giapponese apre nuove prospettive, la pittura diventa meno rappresentativa e più “impressionista” con i paesaggi bianchi e neri appena abbozzati ma talmente suggestivi, cosa che si verificherà negli affreschi di Michelangelo nella Capella Sistina. Si vede apparire anche un'arte nuova nel XV secolo in Italia: il geniale Leonardo da Vinci, quando non faceva niente di speciale, amava disegnare piccole storie senza interrese, spesso rappresentando contadini. Queste storie senza interresse (o manga in giapponese) saranno imitate da numerosi pittori e illustratori facendo nascere uno nuovo modo di comunicare con una popolazione analfabeta (si dice anche che il manga si é ispirato ai disegni rappresentati durante il Medioevo sul bordo dei manoscritti, ma é una cosa discussa dai storici). Nel XVI secolo esistono anche giornali illustrati che raccontano le vicende del mondo. Questi manga servono anche per la propaganda degli Stati.

La minoranza giapponese si insedia dappertutto in Europa, ben accolta in Iberia, Francia e Inghilterra, odiata e temuta in Italia e Germania. Accanto alle famiglie feudali i piccoli guerrieri e servi diventano mercanti, preti, contadini ecc. e si integrano nel popolo, il dialetto nipponico si fonde con le lingue europee (soprattutto le forme di rispetto molto gerarchizzato dei giapponesi, “-san” per un superiore, “-kun” o “-chan” per un amico e “-sama” riservato ai re e duchi). La dinastia Ashikaga si spegne nel 1572 quando l’ultimo duca Ashikaga muore assassinato durante la Notte di San Bartoilomeo (si era convertito al protestantesimo), ma sono superati in gloria dai principi Tokugawa legati con il sangue alla famiglia regia dei Borboni, a tal punto che oggi in Francia sono i Tokugawa a rivendicare la corona lasciata dopo la fine dei Borboni francesi. Però l’integrazione dei Giapponesi vede una decadenza sopratutto in Germania, dove rimane il ricordo dei terribili mercenari-ronin, e dove sono discriminati fino alla II guerra mondiale quando Adolf Hitler proverà ad annientarli, colpevoli di essere stranieri che avvelenano il sangue ariano. Questa fase ha fatto nascere una xenofobia assolutamente assurda contro la gente di origine nipponica. Questa evoluzione spiega il massiccio movimento di ritorno verso il Giappone facilitato dopo la conquista dell’arcipelago dagli Americani durante la guerra contro la Cina communista, e dopo la nascita nel 1949 della Repubblica Nipponica dell'Yamato (antico nome del Giappone).

 

Da Kyoto, 17 settembre 2007

Cara Lucia,

Come promesso provo a scrivere più spesso, oneechan (sorella): é da quattro mesi che sono arrivato nell’Yamato e non ho potuto rimanere tranquillo più di un giorno: la vita é davvero rapida nella capitale. Da due mesi faccio piccoli lavori come professore particolare per bambini di famiglie ricche, vogliono che questi conservino la lingua dei loro paesi di origine come la Francia giacché i giovani parlano gia un dialetto giapponese strano, mescolando antico e nuovo, davvero affascinante. Mi sono trovato un appartamento presso il tempio di Fuujin, é nel quartiere indigeno ma sono tranquillo.

Guarda come parlo! Un quartiere ”indigeno”! Mi sono abituato a vederli cosi come quasi tutti i cittadini dell’Yamato, i Giapponesi come si chiamano non si riconoscono nel nuovo Stato e ci chiamano invasori! O almeno traditori al servizio degli Americani, e ti assicuro che é il modo di dire più clemente. Come hai senza dubbio sentito dire al telegiornale, la vita nell’arcipelago non è così tranquilla, esiste un movimento nazionalista che vuole cacciarci del paese e riportare la capitale ad Hiroshima, come ai tempi della provincia cinese. Da poco imitano i terroristi martiri islamici e si fanno esplodere nei quartieri “stranieri”, e sai cosa è più ridicolo? Si fanno chiamare kamikaze, come la tempesta che avrebbe potuto salvarci dall’invasione mongola. Dicono che stavolta il vento divino respingerà gli invasori!

Non posso capire tutto questo, ma forse i miei studi di storia mi fanno vedere le cose troppo di lontano, quando la maggior parte della gente vede le cose solo sul momento. I nostri dialetti sono quasi gli stessi, malgrado i cambiamenti dovuti all’Esodo: pensiamo, viviamo, amiamo nello stesso modo ma ci vedono come stranieri, invasori, cristianio (loro sono rimasti fedeli agli antichi déi e sono discriminati per questo). Questi sette secoli sono stati lunghi, e temo che ormai il nostro popolo sia definitivamente diviso.

Ma riprendo fede quando vedo i miei studenti che sono scandalizzati dalla discriminazione, parlano un’unica lingua, vivono nella stessa terra e vedono i due campi come pezzi di vecchie cose senza senso comune. Però le divergenze sociali sono forti tra Giapponesi locali più poveri e analfabeti e Giapponesi d’oltremare. Come vedi sono sempre lo stesso dannato ottimista!

Ma tranquillizzati, come ho detto sono tranquillo dove sono e mi sento bene, penso di rimanere li, sopratutto ora che ho incontrato qualcuno, non te ne dico di più, potresti spifferare tutto alla mamma!

Baci a tutti,

Tuo fratello

Se avete altre idee scrivetemi a questo indirizzo!

Perché No?

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Camillo Cantarano in proposito ha un'altra idea:

Supponiamo che Qubilay Khan occupi il Giappone, ma che i Samurai sopravvivano. Che accade? Questa zona si staccherà dai possedimenti mongoli? I Giapponesi cercano riparo in qualche altra isola come hanno fatto gli Ainu? E se fosse Tamerlano a conquistare prima la Cina e poi il Giappone? Allora sono i Mongoli a scoprire l'America?

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Ecco la risposta di Renato Balduzzi:

Alcuni Giapponesi potrebbero tranquillamente emigrare in Siberia o in Kamciatka, e da lì prendere la strada per l'America. Ora, non ricordo di preciso la data della tentata invasione del Giappone, ma mi pare fosse intorno al 1200: abbastanza perché venga fondato sulle coste nordamericane dalla Columbia Britannica alla Baia di California il nuovo Giappone. Tuttavia, mi pare più verosimile un esodo giapponese verso l'Indocina, le Filippine o al limite l'Indonesia, complicando ulteriormente il mosaico etnico della regione.

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A questo punto non può mancare il geniale intervento di *Bhrg'howidhHô(n-):

Modesta considerazione semiteorica: mentre nel caso più estremo prospettato da Camillo (i Timuridi che proseguono il progetto di Tamerlano di invasione della Cina, con l'aggiunta da parte nostra dei postulati che i timuridi abbiano successo, poi attacchino il Giappone e lo conquistino) si avevano un POD (i Timuridi che proseguono il progetto di Tamerlano di invazione della Cina) e tre postulati che privilegiano solo alcune conseguenze del POD (vittoria dei Timuridi in Cina, attacco al Giappone e sua conquista) tra le tante possibili (sconfitta dei Timuridi; disinteresse al Giappone; vittoria giapponese ecc. ecc.), in questo caso emerge un delicato problema di probabilità per chi ritiene che una migrazione - anche solo parziale - giapponese da un lato non rappresenti una conseguenza necessaria né diretta di un'ipotetica conquista del Giappone da parte dei Timuridi (il che, di per sé, escluderebbe di prendere in considerazione l'emigrazione giapponese nella discussione delle possibili conseguenze *dirette* della conquista timuride) ma dall'altro possa benissimo essere esaminata come eventualità 'astratta' (dunque anche a prescindere dalle sue possibili cause, anzi proprio con discussione di quali ne potrebbero essere le cause più probabili).

Ci troveremmo quindi nella situazione di un'ucronia 'retrospettiva', ossia in cui l'effetto è posto per ipotesi e se ne devono cercare i POD preferibili. In questa prospettiva, proporrei come opinione personale che il miglior POD per ottenere la nascita di un "Giappone" sulle coste pacifiche nordamericane o in Indocina / Filippine / Indonesia sia l'ultima fase glaciale: a quell'epoca avremmo tutte le condizioni favorevoli, perché i percorsi erano interamente agibili lungo le linee di costa (dal Giappone, allora penisola, alla Beringia e oltre - da un lato - e all'enorme superficie coperta di foreste che univa l'Indocina all'Indonesia occidentale e rendeva le Filippine un arcipelago molto meno frammentato e più vicino all'Indonesia occidentale), quindi le popolazioni caratterizzate dagli aplogruppi O, D, C e (se se ne ammette una formazione al limite cronologico più alto) N del cromosoma Y che rappresentano il DNA autosomico della grande maggioranza dei Giapponesi avrebbero potuto raggiungere e riservare per sé i territorî in parola (con - dati gli scarsi livelli demografici delle società di cacciatori-raccoglitori - la minima quantità di complicazioni che possiamo essere costretti ad ammettere quando si tratta di dell'arrivo di una popolazione nel territorio già abitato da un'altra); inoltre è lecito congetturare che le principali componenti che hanno portato alla formazione del giapponese (e del coreano) avessero già raggiunto prima del Mesolitico la stratificazione definitiva necessaria a produrre come risultato le lingue che conosciamo (esclusi evidentemente gli effetti dell'interazione linguistica col cinese dall'epoca T'áng in poi). In questo modo potremmo avere in Indocina e Indonesia (eventualmente anche nelle Filippine) e, volendo, anche sulle coste nordorientali del Pacifico popoli di lingua derivabile dall'antenato comune del giapponese e del coreano (anche se con imprevedibili deviazioni nello sviluppo diacronico dell'ultimo millennio, in mancanza dell'adstrato cinese storico), quindi quanto di più simile a un "nuovo Giappone" nelle regioni desiderate.

È chiaro, tuttavia, che si tratterebbe di risultati pur sempre molto distanti da quello che ci aspetteremmo con un'emigrazione giapponese nei secoli XIV. (con Qubilay) o XV. (con Tamerlano) d.C.: per avere quest'ultima si dovrebbe introdurre un sufficiente numero di postulati aggiuntivi ai POD già considerati (vittorie di Qubilay oppure prosecuzione timuride dei progetti di Tamerlano, in quest'ultimo caso già coi postulati aggiuntivi di vittoria dei Timuridi contro la Cina, successivo attacco al Giappone e sua conquista), per esempio qualche evento che porti all'egemonia giapponese nel Khânato (quale quella discussa più sotto). Uno scenario di questo tipo sarebbe l'opposto di una sconfitta giapponese; se invece vogliamo precisamente che l'emigrazione giapponese sia una conseguenza della conquista mongola (di Qubilay o, ipoteticamente, di Tamerlano) anziché di un'egemonia giapponese, dovremmo postulare almeno l'impegno di tutte le risorse antropiche del Giappone, quindi una politica di conquista da parte dei Mongoli molto diversa dalle modalità che siamo abituati a conoscere.

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Anche Damiano vuole dire la sua:

E chi ci dice che invece non sia l’impero mongolo a “giapponesizzarsi”? Magari Qubilay o Tamerlano rimangono affascinati dai Samurai e dalla loro abilità e li incorporano nel loro esercito...

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*Bhrg'howidhHô(n-) non si esime dal rispondergli:

In riferimento a quanto discusso sopra, per avere un'emigrazione giapponese nei secoli XIV. o XV. d.C. - senza il vincolo di doverla considerare conseguenza di un sconfitta di fronte ai Mongoli - è possibile sfruttare questa proposta in modo che porti i Giapponesi - e solo loro - al vertice del sistema di 'caste' del Khânato di Qubilay (esteso appunto anche al Giappone), ne permetta la sopravvivenza oltre il XIV. secolo, consenta lo sviluppo di navigazioni oceaniche (fino al punto di poter raggiungere anche l'America) e determini le condizioni per colonizzazioni in grado di sopraffare numericamente e culturalmente le popolazioni locali (non solo in America, ma anche e soprattutto in Asia Sudorientale) senza sconvolgenti reazioni di sostrato.

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Per ora il discorso è concluso da Camillo:

Ho avuto un'idea geniale come spin-off delle vostre conclusioni. Qubilay Khan conquista il Giappone; dal 1368 in poi, dopo la rivolta di Zhu Yuanzhang che porta al potere i Ming, in Giappone si crea un khanato revanscista che con la pirateria e continue guerre infastidisce i vicini cinesi: un regno simile alla Spagna Omayyade, dove potrebbe anche aver luogo una reconquista giapponese!

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Questa è la Timeline sullo stesso argomento proposta da dDuck:

1192: inizia lo shogunato Kamakura.

1281: la flotta mongola sbarca nel sud dell'Honshu, con 4.000 navi e 140.000 soldati tra mongoli, cinesi e coreani, e punta con quatto colonne sulla capitale Kamakura, 50 Km a sud di Edo (Tokio). Inizia un lungo assedio in cui i mongoli riescono ad avere la meglio anche grazie alle divisioni dei clan dei daymo. La resistenza giapponese è affidata ai singoli daymos, e si necessita di un ventennio di guerre perchè la dinastia Yuan riesca a sottomettere completamente il Giappone. Grande successo per la casata ma i problemi restano.

1300: L'elite mongola crea un khanato sull'isola, il Giappone si riunifica già ai primi del XIV secolo e nasce uno stato nazionale.

XIV secolo: I giapponesi sviluppano un impero commerciale e militare notevole, e ereditato dai mongoli un grande spirito di conquista che però sfogano via mare, non dimentichiamo che i mongoli non vengono cacciati ma si assimilano e le tradizioni mongole restano in eredità ai giapponesi. Edo viene rinominata Saray, la città in mongolo, poi Alsaray la città d'oro. Il khanato mongolo prende il nome di AkOrda o orda bianca, perchè bianco è il colore che rappresenta l'oriente.
La società giapponese si basa su una maggioranza di isolani giapponesi, una elite mongola, funzionari coreani e cinesi e milizie turche. 
La lingua mongola si estingue nel giro di un secolo ma lascia prestiti in quella giapponese, anche le tradizioni mongole rimangono e il titolo di khan sostituisce quello di tenno e di shogun.
Mentre la Cina si chiude, il Giappone si apre.

1433: l'ammiraglio cinese Zheng He licenziato dalla corte Ming, si rivolge al khan giapponese, che ne affida diversi incarichi a lui e ai suoi uomini più fedeli.
Zheng He prima della sua morte esplora le Filippine, l'Indonesia, la Nuova Guinea, la Malesia e si dice che sia arrivato in Australia, ma al contrario dei Ming cinesi, i khan creano una società multietnica dove anche gli stranieri possono fare carriera.
I khan mongoli favoriscono il commercio con le lontane terre del sud, nell'arcipelago si diffonde l'Islam.

1500: il khanato del Giappone controlla un'area che spazia dalle Filippine a Taiwan, da Giava alla Nuova Guinea: inizierà una lunga lotta con i portoghesi prima e gli olandesi poi.

1521: Ferdinando Magellano arriva nelle Filippine controllate dai mongoli.

1542: I primi missionari, Gesuiti portoghesi, importarono le prime armi da fuoco.

1592–1598: tentativo di invasione della Corea, i giapponesi vengono sconfitti dalla flotta sino-coreana.

E poi?

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Ed ecco ora un'altra proposta del Marziano:

I popoli delle steppe, con le loro calate e migrazioni, sono sempre stati per me una vera e propria passione. Ho parlato più e più volte di tali genti, dei loro condottieri etc. e lo farò ancora (spero). Andiamo al tema.

Temugin, il futuro Gengis Khan, era figlio di Yesughei, sovrano del clan Borgigin (o Bucikun, secondo altre traslitterazioni/grafie) . Yesughei era figlio di Bartan di Valoroso, figlio a sua volta di Qabul Khan. Qabul Khan è stato, sembra, se non proprio l'inventore, del vocabolo "Mongoli", quanto meno il primo che lo ha usato per definire la coalizione di tribù che lo riconosceva come proprio capo. Il suo predominio sulle steppe era riconosciuto anche dagli imperatori del Catai (Cina settentrionale), la dinastia Kin. Lui, in cambio di tale riconoscimento, strinse con loro un patto di alleanza e vassallaggio. Al loro servizio, sconfisse tartari e mancesi. Per festeggiare la vittoria, fu organizzata a Pechino una grande cerimonia, che, però si concluse in modo del tutto inaspettato. In quella notte di baldoria, Qabul Khan ubriaco tirò la barba all'imperatore. L'alleanza si ruppe e Mongoli e Kin si affrontarono in una sanguinosa guerra che durò quattro anni (1135-1139). Si chiuse con la vittoria mongola ed il ribaltamento della situazione precedente. Furono i gli orgogliosi e raffinati Kin a doversi riconoscere alleati, vassalli e tributari dei barbari del Nord. Tale situazione fu effimera. Qabul Khan morì di li a poco. Il suo successore, Ambakai, del clan dei Taiciuti dovette vedersela con un nuovo attacco dei cinesi, questa volta alleatisi (in un rovesciamento di fronti) con gli abborriti tartari.. Fu sconfitto ed impalato. La guida della coalizione mongola toccò a Kutula, figlio di Qabul Khan e fratello maggiore di Bartan. Non aveva però il carisma del padre, e, ben presto, la coalizione si disfece. I quaranta clan che la componevano, (alcuni piccoli, altri che contavano una popolazione numerosa, alcuni ricchi, altri miseri; quasi tutti professanti l'ancentrale animismo pagano, alcuni con sensibili minoranze buddiste o nestoriane, o musulmane, etc.) tornarono a darsela tra loro. Di una autorità centrale vera, nelle steppe, non si parlerà più, non almeno in termini effettivi e reali, ancora per circa 60 anni.

Primo POD: Qabul Khan non si ubriaca, non tira la barba all'imperatore Kin, anzi ne diventa il più ascoltato consulente militare. Lo convince a chiudere una volta per tutte i conti con i meridionali Sung. La guerra del 1135-1139, è la guerra di riunificazione della Cina. A QUESTO punto, è l'imperatore Kin che comincia a temere quel suo alleato. Si rovesciano i ruoli. I Cinesi convincono Qabul Khan a lanciarsi in una grande guerra contro i tartari.

È venuto il momento, per i popoli delle steppe, di vendicarsi dei secoli di oppressione sotto il tallone tartaro, anzi, di rivendicare il trono del Lupo Maculato, di cui lo stesso Qabul Khan è pronipote di quindicesima generazione. A questo punto sono possibili più scenari: Esaminiamone uno: i Kin colgono due piccioni con una fava. Aspettano la fine della guerra.

Quando si vede chiaramente che i tartari sono sconfitti, nel corso di una delle ultime battaglie, un sicario al servizio dei cinesi (magari uno shaolin o un ninja giapponese), uccide a tradimento il khan, facendo sembrare il tutto un normale evento bellico. Mongoli e Tartari si sono indeboliti a vicenda. I Kin hanno facile gioco nel sottomettere tutti i popoli, non solo della steppa, ma anche della taiga e della tundra.

Sono i Figli del Cielo coloro che partono alla conquista dell'Occidente. Come si svolgono le campagne dei Cinesi contro i Russi e le popolazione turche?

Secondo POD: Qabul Khan, dopo la guerra del 1135-1139 non si limita all'imposizione di tributi. Esige la sottomissione, non solo formale, ma effettiva, da parte dei Cinesi. Impone, non solo cinque secoli prima dei Manciù, l'obbligo del codino, ma che il proprio figlio Bartan risieda a Pechino, come vero governante dell'impero, con mansioni simili a quelle degli Shogun, rispetto ai Tenno (gli imperatori del Giappone), quindi impone il suo protettorato anche ai nestoriani Liao che regnano sui Kara-Khitai (il regno del Prete Gianni) e attacca la Persia. Come continuarla?

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Chiudiamo con un'affascinante ucronia ideata dal Marziano e da William Riker

Una delle figure più affascinanti e misteriose del Medioevo cristiano è quella del Prete Gianni. Se ne sentì parlare per la prima volta nel 1165, quando l'imperatore bizantino Manuele I Comneno ricevette una strana lettera, da lui poi girata a papa Alessandro III e a Federico Barbarossa, il cui mittente si qualificava come: « Giovanni, Presbitero, grazie all'Onnipotenza di Dio Re dei Re e Sovrano dei sovrani ». La lettera descriveva il regno di questo re e prete dell'estremo oriente: egli, definendosi « signore delle tre Indie », diceva di vivere in un immenso palazzo fatto di gemme, tenute insieme da oro usato come cemento, ed aveva non meno di diecimila invitati ad ogni pasto. Sette re, sessantadue duchi e trecentosessantacinque conti gli facevano da camerieri. Tra i suoi sudditi non annoverava solo uomini, ma anche folletti, nani, giganti, ciclopi, centauri, minotauri, esseri con la testa di cane, creature senza testa e con la faccia sul petto, eccetera; Insomma, tutto il campionario di esseri favolosi di cui hanno parlato le letterature e le leggende fin dalla preistoria. I due imperatori non diedero peso più di tanto a quel fantasioso testo. Marco Polo, nel Milione, fornì ulteriori lumi sul Prete Gianni, descrivendolo come un grande imperatore, signore di un immenso dominio esteso dalle giungle indiane ai ghiacci dell'estremo nord. I Tartari erano suoi sudditi, gli pagavano tasse ed erano l'avanguardia delle sue truppe, fino a che non elessero Gengis Khan loro sovrano, il quale vinse il Prete Gianni. L'ucronia consiste nell'immaginare il Prete Gianni che sconfigge Gengis Khan e fonda un grande impero esteso dalla Russia al Mar del Giappone, di religione cristiana nestoriana, che sostituisce l'impero mongolo e magari può durare più a lungo, cristianizzando la Cina.

Il re Giovanni II del Portogallo credeva invece che il Prete Gianni avesse il suo impero in Africa Nera (così lo rappresenta anche Pupi Avati all'inizio del suo film "I cavalieri che fecero l'impresa"), e nel 1489 inviò un'ambasceria in Egitto, proprio con lo scopo di trovare il mitologico sovrano e di allearsi con lui contro gli Arabi. I messi raggiunsero l'Etiopia, dove trovarono davvero dei re cristiani sottomessi ad un imperatore (il Negus) che si proclamava discendente di re Davide; i geografi cominciarono ad indicare l'Etiopia come "Regno del Presbitero Giovanni", e storici come Giuseppe Scaligero ipotizzarono che, un tempo, i domini etiopi giungessero sino alla Cina. Stavolta l'ucronia consiste nell'immaginare un impero immenso centrato sull'Etiopia, "che arriva fino ai confini del Paradiso Terrestre" (come dice Giovanni da Cantalupo nel film suddetto di Pupi Avati), cioè esteso a tutte le foreste dell'Africa Centromeridionale, sino al Grande Zimbabwe. Che effetto avrà questo gigantesco stato cristiano ortodosso sulla storia futura dell'Africa?

L'impero del Prete Gianni in una carta (ucronica) del Rinascimento (cliccare per ingrandire)

L'impero del Prete Gianni in una carta (ucronica) del Rinascimento (cliccare per ingrandire)

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