I perchè di un dilemma politico

di Enrico Pellerito


Estratto da “I perché di un dilemma politico. Le scelte dell’Italia durante la seconda guerra mondiale” di Henrik Mladosich, Zagabria 1971, Adriatica Edizioni.

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Ai funerali di stato di Mussolini, non poteva non presenziare Hitler, il quale è venuto a Roma accompagnato da Göering e Ribbentrop. Ma al di là di una convenzionale cordialità manifestata agli omologhi tedeschi, gli uomini di governo italiani non appaiono calorosi come il loro solito.

Hermann Göring riporterà con scrupolosa pedanteria nei suoi diari il ricordo di quella giornata e sarà abbastanza preciso in proposito:

“… Il Führer ha chiare quali sono le vere intenzioni di Balbo e Ciano. Lo si è compreso durante e dopo la cerimonia per il funerale di Mussolini. Vogliono mantenere l’Italia fuori dal conflitto. Ambedue hanno avuto occasione di colloquiare con diplomatici e capi di stato stranieri, e si sono mostrati affabili con gli ambasciatori di Parigi e di Londra. Stessa cosa è successa con gli ambasciatori di Stati Uniti e Finlandia mentre il ministro degli esteri sovietico Molotov è stato trattato con molta formalità.

Ribbentrop dice che per gli italiani (minuscolo nell’originale, N.d.T.) Molotov è il rappresentante di una nazione ideologicamente nemica, anche se di fatto alleata alla Germania nazista. Ma il Führer gli ha ricordato che Balbo non ha mai avuto di simili problemi quando si è recato in passato in Russia.

La cerimonia è senza dubbio imponente. Tutti sembrano veramente commossi al passaggio del feretro del Duce su un affusto d’artiglieria trainato da dodici coppie di cavalli bianchi. Ma chi è più sinceramente commosso appare la massa, mentre il re e gli altri gerarchi hanno solo assunto un aspetto di cerimonia.

Sono mummie dico al Führer e lui annuisce. 

Alla fine della manifestazione mi sarei aspettato un discorso da parte di questo Balbo, ma ciò non avviene.

Ci rechiamo a Palazzo Venezia. Ribbentrop ha già chiesto un colloquio riservato con Balbo e Ciano, onde stabilire alcuni punti importanti nei rapporti tra i nostri paesi.

L’incontro avviene nello studio che è stato del Duce.

Secondo il protocollo io non devo presenziare, ma il Führer esige che resti al suo fianco insieme a Ribbentrop. Forse vuole che siamo in maggioranza.

Il Führer chiede subito di voler sapere quali sono gli orientamenti dell’Italia riguardo gli impegni a suo tempo presi e sottoscritti a Berlino con il Patto d’acciaio, e Balbo dichiara che l’Italia resta fedele amica della Germania, ma, così come già espresso da Mussolini, nell’agosto precedente, essa non è militarmente pronta a scendere in campo a fianco dell’alleata ed è necessario del tempo per prepararsi ad affrontare le democrazie occidentali.

Alla precisa domanda del Führer su quando l’Italia sarà in grado di partecipare al conflitto, Balbo risponde che ciò non potrà avvenire prima del 1943, a patto che i programmi di riarmo non subiscano rallentamenti. Oppure anche subito, purché la Germania soddisfi immediatamente le richieste di mezzi e materie prime che lo stesso Mussolini aveva presentato quattro mesi prima.

Ho subito ripensato alla lista che ci era stata sottoposta da Mussolini, e che fra l’altro annoverava carbone, petrolio, gomma, acciaio, titanio e altri materiali strategici per un totale di 16 milioni e mezzo di tonnellate, compresi 600 pezzi di artiglieria contraerea. Una follia, una scusa puerile per non marciare più al nostro fianco.

Il Führer replica che adesso come allora è tecnicamente impossibile che ciò avvenga, stante la mole delle necessità italiane, ma ricorda che anche senza di queste, Mussolini aveva dichiarato per iscritto che poteva essere pronto almeno un anno prima.

Con un’insolenza che non ha eguali, Ciano, che sembra non aver inteso, interviene parlando delle motivazioni che l’Italia aveva fatto presenti onde garantire un periodo di pace prima di scatenare il conflitto contro Francia e Regno Unito. Ricorda che queste motivazioni non sono state debitamente approfondite da Ribbentrop nei colloqui preliminari al Patto d’acciaio e ribadisce che almeno i punti di carattere militare devono considerarsi essenziali, ma per ottenerli ci vuole tempo.

Ribbentrop si sente chiamato in causa e vorrebbe ribattere ma il Führer, anche se è evidente che inizia ad adombrarsi, gli fa cenno di tacere. Io mi sono convinto che stiamo assistendo ad una vera e propria pantomima. I due fascisti si sono già messi d’accordo su cosa dirci e come dircelo. Stanno seguendo un copione indegno della loro posizione. Anzi, penso che loro stessi non sono degni di questo copione.

Ciano prosegue nel suo ragionamento, insistendo che alcune di queste motivazioni sono ormai decadute, come la costruzione del complesso E 42 per ospitare l’Esposizione Internazionale del 1942 o il rimpatrio degli italiani dalla Francia. E queste cose non sono più fattibili, a causa della guerra scatenata intempestivamente, puntualizza, dai noi Tedeschi. Altre motivazioni hanno subito una modifica nella loro priorità, come l’industrializzazione del mezzogiorno italiano e il consolidamento della politica autarchica, che consentirebbe all’Italia anche l’autonomia energetica dall’estero e dalla Germania, la quale, impegnata a rifornire di carbone l’alleata lo deve sottrarre alle proprie esigenze. Altri punti, dice, restano in essere, sono i più importanti e necessitano di tempo per essere realizzati: la costruzione di sei nuove corazzate, indispensabili al rafforzamento della loro Regia Marina per affrontare nel Mediterraneo le flotte combinate anglo-francesi e l’ammodernamento delle artiglierie dell’esercito, impegno non più prorogabile.

Senza neanche aspettare una risposta del Führer o di Ribbentrop, Balbo riprende la parola e accenna al fatto che tra le carte di Mussolini sono stati trovati degli appunti che esprimono il desiderio del Duce di volersi nuovamente porre da mediatore tra i contendenti della guerra, ritenendo inevitabile un futuro intervento degli Stati Uniti, che farebbe irrimediabilmente pendere la bilancia a favore dei nemici della Germania.

La cosa irrita tutti quanti noi e in particolare il Führer. E Balbo peggiora le cose dichiarandosi pronto a seguire quella che era la volontà del Duce, proprio perché conosce personalmente la capacità industriale della repubblica americana.

Il Führer respinge la proposta quasi con veemenza.

L’atmosfera del colloquio si è fatta spinosa.

E subito dopo Ciano prosegue nell’indisporci e accenna ai problemi che si stanno creando in Alto Adige in merito alle opzioni di scelta della cittadinanza per gli italiani di lingua tedesca.

Il Führer lo interrompe dicendo che si è fatto tardi e che se necessario l’argomento sarà oggetto di un prossimo incontro tra i rispettivi ministri degli esteri.

Poi il Führer declina l’invito a cena che è stato precedentemente offerto, perché non intende passare la notte a Roma.

È stato veramente superbo quando ha detto: « La Germania, se non ve ne siete accorti, sta combattendo per la propria sopravvivenza ed essa ha bisogno di tutto il mio lavoro e la mia attenzione per riuscirvi. E dunque e vi ringrazio ma devo rientrare al più presto. Tutti noi dobbiamo rientrare al più presto.»

omissis

Durante il viaggio che ci riporta nel Reich, il Führer sfoga tutto il proprio livore contro quella canaglia che oggi rappresenta il governo italiano. Li giudica traditori e ne ha tutti i diritti, considerando quanto previsto dal Patto d’acciaio e quanto vincolante sia lo spirito di questo. Ripete ancora una volta che gli italiani si stanno comportando come nel 1914 e che Balbo è un indegno erede di Mussolini, per non parlare di Ciano, che è stato pronto a seppellire e dimenticare il suocero. Non hanno neanche più fatto menzione alla promessa del Duce di compiere manovre e misure militari atte ad impegnare una parte delle forze anglo-francesi in zone distanti dall’area del conflitto che ci vede lottare per il nostro futuro.

Io chiedo se è ipotizzabile che l’Italia si schieri contro di noi alleandosi ai nostri nemici, ma Ribbentrop, pur riconoscendo che il comportamento degli italiani sia sleale rispetto gli obblighi che l’alleanza impone, non crede possibile un simile voltafaccia, proprio per la loro debolezza militare. Anche il Führer è dello stesso parere, ma se ciò dovesse accadere, giura che spazzerà dalla faccia del mondo quello stivale imbrattato di fango.”

Enrico Pellerito


16 luglio 1943

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E ora, un'idea di Enrica S.:

Il 19 luglio 1943 a San Fermo di Belluno, nei pressi di Feltre, i due dittatori Benito Mussolini ed Adolf Hitler si incontrano nella rinascimentale Villa Gaggia. Il primo tenta di convincere il secondo a far affluire rinforzi tedeschi in Sicilia, altrimenti gli angloamericani la conquisteranno in breve tempo. Il secondo vanta le nuove, potenti armi segrete che secondo lui saranno in grado di capovolgere le sorti del conflitto (i missili V2 appena testati), ma poi elenca i molti errori italiani costati cari ai tedeschi, e risponde picche. La notizia del primo bombardamento di Roma mette bruscamente fine a quel vertice senza storia. Ma la storia può farla davvero se il Re Vittorio Emanuele III e il maresciallo Pietro Badoglio approfittano dell'occasione per circondare la villa, arrestare i due leader e chiedere immediatamente l'armistizio agli Alleati, offrendo loro le teste dei due tiranni in cambio di un trattamento mite al tavolo della pace. Che accade se quest'eventualità si realizza? La guerra finirà davvero con due anni di anticipo?

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Così le risponde Sandro Degiani:

Caspita, che colpo di scena!!! Due al prezzo di uno!

Certo che un Savoia (di Carignano poi...) non lo vedo mettere in piedi un blitz del genere e giocare una carta così pesante. Dinastia di diplomatici non di teste calde i Savoia... ci hanno messo tre Re e mezzo secolo per fare l'Italia.

Però.. il problema non è arrestare Hitler e Mussolini, il problema è tenerli al sicuro fino a che gli Alleati accettino lo scambio.

Vi immaginate che cosa non scatenerebbero i tedeschi per liberare il Feuher??? E gli italiani potrebbero tenere testa a orde di paracadutisti, SS e compagnia??

L'unica sarebbe una prigione segretissima, lontanissima, sicurissima... ma quale? E quanti ne sarebbero a conoscenza e potrebbero vendere l'informazione ai tedeschi? Vi immaginate il carceriere di Hitler che razza di pelo sullo stomaco dovrebbe avere? Manco un pastore sardo avrebbe resistito alle lusinghe. Hitler lo potevi ammazzare ma tenere in gabbia proprio no...!!

E poi agli Alleati interessava davvero la testa di Hitler? La guerra senza il Führer sarebbe comunque continuata, come il massacro degli ebrei a meno di un contemporaneo golpe dei generali in Germania.

Ma se invece un gruppo di militari avesse ordito un attentato? (difficile, gli italiani non sono tipi da attentati così espliciti, riescono bene le trame nere e rosse gestite dai burattinai del SISME e compagni, molto meno i golpe alla Borghese).

O meglio, se i partigiani allora in embrione come struttura militare, avessero deciso di giocare il tutto per tutto e fare un atto dimostrativo eclatante con una missione suicida di attacco alla villa? Me lo vedo un Pertini all'attacco con lo Sten fiammeggiante tra le mani.

Oppure l'ultima cellula anarchica italiana che trova un Bresci che attenta ai due tiranni e li abbatte?

Io vedo però in un atto del genere solo disgrazie e sofferenze per l'Italia intera, una spaccatura ancora più netta degli schieramenti, un tutti contro tutti, un pogrom fascista ed una crociata comunista volta allo sterminio degli odiati fascisti.

E poi, con le compromissioni USA con il nazismo (da Rockfeller in su..) vi immaginate un processo a Hitler? Altro che Norimberga dove erano solo i Travet del nazismo ad essere al banco (i pesci grossi si erano tutti suicidati prima e dopo l'arresto) e non avevano carte in mano da giocare.

mah... lo spostamento di truppe in Sicilia era comunque una cretinata, non avrebbe fermato lo sbarco degli alleati che avevano basi in Africa vicinissime e pronte a sommergere l'isola di ferro e di fuoco. E poi sarebbe bastato uno sbarco contemporaneo o quasi in Calabria o in Puglia e la Sicilia era fuori gioco.

Mussolini come stratega valeva ben poco e Hitler lo sapeva bene, quando aveva fatto di testa sua aveva solo combinato guai (Grecia, Albania, Africa) e dissanguato le forze tedesche per aiutarlo ad uscire dal pantano in cui si era cacciato.

Le V2 senza la bomba atomica che i tedeschi non avrebbero avuto perchè erano sulla strada sbagliata della ricerca, non erano armi determinanti perchè solamente terroristiche ma non strategiche.

Anche mille V2 (impossibili da produrre e sopratutto da alimentare con i preziosi carburanti oramai esauriti) non facevano il danno di una singola incursione aerea Alleata con 500 B17 belli carichi. Il conto è da panettiere, ogni V2 portava al massimo 1000 chili di esplosivo, un B17 ne portava almeno 4000 chili (un Lancaster arrivava a 7000 chili).

Per cui 500 B17 = 2000 V2

Se 1000 V2 erano un sogno per Hitler non lo erano per gli Alleati mettere assieme 500 Bombardieri.

Nella missione su Schweinfurt-Regensburg il 17 Agosto 1943 vennero indirizzate sugli obiettivi ben 376 Fortezze volanti, per il secondo Raid del 14 Ottobre vennero impiegate 291 B-17 Fortezze volanti e 60 B-24 Liberators.

1000 V2 richiedevano invece piazzole di lancio da allestire e facilmente individuabili ed attaccabili dalla aviazione, mesi di lanci, uno stillicidio di esplosioni sull'obiettivo ma non una vera e propria tempesta di fuoco, con una dispersione di caduta enorme mentre 500 bombardieri in un oretta spianavano una intera regione e traumatizzavano l'intera popolazione.

500 bombardieri x 4000 chili di bombe = 2.000.000 di chili di esplosivo

Ragazzi, sono 2 chilotoni !!!!!! un decimo della Bomba atomica Little Boy di Hiroshima!

Ma se Hitler non avesse dato retta al panzone cocainomane Göring e fosse partito con una aviazione civile negli anni trenta fatta non di bimotori in lamiera ondulata ma da possenti quadri e magari esamotori da trasporto passeggeri, facilmente convertibili in bombardieri strategici, come sarebbe andata?

Un Inghilterra martellata non da stormi di Heikel e Ju88 che portavano poco più di mille chili di bombe ma da mostri che ne sganciavano 10.000 chili per volta avrebbe retto? Se Hitler non si fosse accanito su Londra (che era ben poco strategica ma solo un obiettivo da propaganda) ma avesse raso al suolo le sole tre fabbriche inglesi che facevano motori ed aerei da caccia che non erano certo segrete e nascoste nei boschi ma solo fuori raggio dei suoi ridicoli bombardieri da operetta (è così.. erano ottimi aerei ma come bombardieri facevano pena... la Germania è andata avanti per tutta la guerra con lo Stukas che buttava una bomba per missione, la buttava bene e precisa ma era solo una!)

O.K.. adesso passo la palla! Io l'ho messa sul tecnico ma sono un ingegnere... scusate se potete!!!.

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Cui replica Bhrg'hros:

E' tutto di una verità cristallina. Sullo scenario ucronico alternativo (bombardamenti tedeschi sull'Inghilterra): la Gran Bretagna avrebbe anche capitolato e sarebbe persino entrata - con o senza Commonwealth - nel Großgermanisches Reich (più esteso del Großdeutsches Reich), che a sua volta si sarebbe potuto dedicare all'Unione Sovietica, ma l'Impero - l'America - che ha causato la sconfitta tedesca sarebbe rimasto intatto. Il Führer aveva infatti pianificato la guerra euro-americana per gli Anni Ottanta, destinandola al proprio successore.

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C'è anche l'idea di Massimiliano Paleari:

L'ultimo vicerè d'Etiopia Amedeo di Savoia-Aosta non muore in Kenya nel 1942. Coccolato e vezzeggiato dagli Inglesi, che pensano di utilizzarlo politicamente, si convince gradatamente della necessità di fare qualcosa per salvare l'Italia dal disastro totale. Nel febbraio del 1943, trasferito a Tripoli, accetta di mettersi a capo di un Comitato Italiano di Salvezza Nazionale, con la partecipazione di elementi moderati antifascisti, sotto l'egida inglese. Iniziano trasmissioni radio dirette per il momento alle truppe italiane ancora in Tunisia, che invitano a porre fine alle ostilità e a liberare l'Italia dal giogo mussoliniano e dall'abbraccio mortale con la Germania nazista. Nel maggio del 1943, dopo la fine della guerra in Nordafrica, un'Assemblea provvisoria a cui partecipano anche elementi repubblicani (come Carlo Sforza, appena arrivato dagli Stati Uniti, che ha deposto le pregiudiziali anti monarchiche a seguito di forti pressioni inglesi e americane), dichiara decaduta la dinastia dei Savoia (rea di avere tradito de facto lo Statuto Albertino) e proclama Re d'Italia Amedeo I della dinastia dei Savoia-Aosta (in seguito la dinastia verrà indicata solo con la parola "Aosta"). Si forma così un Governo dell'Italia Libera (GIL) presieduto dallo stesso Carlo Sforza che dichiara guerra alla Germania nazista e al Giappone. Il GIL ottiene un certo consenso tra i numerosi prigionieri di guerra italiani, per la verità non tutti attratti da motivazioni ideali, ma dalla prospettiva così di uscire dai campi di concentramento alleati. A Giugno il GIL può mettere in campo una prima divisione. In Italia Vittorio Emanuele III, che pure aveva iniziato qualche pasticciato tentativo di abboccamento con gli Alleati, di fronte alle mosse di Amedeo non può fare altro che "consegnarsi" completamente nelle mani di Mussolini. La propaganda del Regime sottace quanto di sta accadendo in Libia, e quando ne parla si tenta di fare passare l'idea di un Amedeo "drogato" dagli Inglesi e incapace di intendere e di volere.

Il 10 luglio 1943 alcune unità del GIL partecipano allo sbarco in Sicilia. Qui la resistenza italiana è ancora meno efficace che nella timeline reale degli eventi. Molte unità, contattate da ufficiali italiani già schierati con il GIL, si arrendono senza combattere e inneggiano ad Amedeo d'Aosta Re d'Italia. Il 25 luglio Mussolini, fatto arrestare dalla milizia il Gerarca Grandi che cercava di prendere contatto con Re Amedeo, denuncia il tradimento serpeggiante tra alcuni stessi componenti del Gran Consiglio e addita gli ambienti monarchici come un covo di massoni anglofili. Il Gran Consiglio vota la decadenza della monarchia e la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana. Nelle prime ore del pomeriggio un battaglione della milizia occupa il Quirinale e "mette sotto protezione" lo stesso Vittorio Emanuele III. In Italia scoppia il caos: i Carabinieri Reali sono disorientati, così come molte unità dell'esercito. Alcune unità della marina salpano alla volta di Palermo e proclamano la loro fedeltà a Re Amedeo I. Qua e là singoli battaglioni con tutto l'equipaggiamento salgono in montagna.

Il 1 agosto del 1943 i Tedeschi sgomberano interamente la Sicilia. Amedeo convince gli Alleati che, visto il caos imperante in Italia, è possibile tentare un colpo di mano direttamente su Roma. Del resto i Tedeschi all'inizio di agosto non hanno ancora fatto affluire in Italia molte forze, mentre le malconce unità reduci dalla Sicilia devono ancora riorganizzarsi. L'8 agosto gli Alleati sbarcano nei pressi della foce del Tevere, mentre unità di paracadutisti calano sugli aeroporti e sui punti strategici attorno alla capitale. Mussolini è costretto a fuggire al nord, mentre ulteriori unità dell'esercito italiano defezionano e attaccano i pochi e disorientati Tedeschi e Fascisti della milizia. Il 13 agosto Amedeo è già a Roma. Rispetto alla nostra timeline il Regio Esercito qui non si è completamente dissolto. Con una serie di audaci sbarchi gli Alleati scompagino a tergo i tentativi tedeschi di allestire linee a difesa perlomeno della Valle del Po. Attaccati anche dalle unità del R.I., ormai compattamente schierato con Amedeo e il GIL, i Tedeschi si ritirano dietro l'Adige fin dalla fine di settembre del 1943, dove il fronte per il momento si stabilizza. Mussolini trova precario riparo a Treviso, attorniato da pochi fedeli. Le unità italiane di stanza in Provenza riescono a ripiegare ordinatamente in PIemonte e in Liguria, dove si forma un nuovo fronte che vede dal lato francese della Alpi le unità della Wermarcht. Grazie al "non collasso" italiano, Creta, le isole dell'Egeo e del Dodecaneso e lo stesso Peloponneso vengono sgomberati dai Tedeschi. Gli Alleati, di fronte alla nuova favorevole e imprevista situazione strategica realizzatasi nello scacchiere meridionale, decidono di accantonare i piani per lo sbarco in Francia e concentrano le loro risorse militari in Italia e nell'Area Balcanica, per la gioia di Churchill che già propugnava questa tesi. In questa timeline la guerra finisce prima, già nel 1944. Hitler viene ucciso nel corso di un complotto ordito dagli stessi ufficiali della Wehrmacht (Operazione Walchiria).

Le conseguenze politico/strategiche sono:

Cosa ne pensate?

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