Padre Brown Papa!

di William Riker


12/6/2005

Cari amici,

ecco una nuova idea per un'ucronia "pontificia". Nel conclave del 2 marzo 1939, alla morte di Pio XI, al primo scrutinio viene eletto papa non Eugenio Pacelli, che in questa linea temporale è solo un umile parroco di campagna, bensì il cardinale inglese Joseph Brown, meglio noto come padre Brown, 71 anni, che ha avuto dei trascorsi come investigatore ed è molto amico di Hercule Flambeau, ex ladro di fama internazionale passato dalla parte della legge, ed ora capo dello spionaggio francese (e presto della Resistenza Francese antinazista). Egli prende il nome di Adriano VII (Adriano IV alias Nicholas Breakspeare, 1154-1159, era stato l'unico papa inglese prima di lui) e si trova a dover affrontare la minaccia rappresentata da Hitler e Mussolini. Lo aiuterà il giudice Basil Grant, presidente del Club dei Mestieri Stravaganti (altro capolavoro letterario dell'autore dei racconti di Padre Brown) e ministro della guerra nel gabinetto Churchill. Cosa inventerebbe il mitico Gilbert K. Chesterton a partire da questo canovaccio?

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Così mi ha fatto notare Eowyn:

« Bello, mi piace molto questo omaggio al grande Chesterton! Quanto però al Papa Adriano IV, egli fu parte, involontaria credo, delle varie  cause scatenanti che condussero alla colonizzazione dell'Irlanda da parte  dell'Inghilterra. Egli concesse ai prelati inglesi l'affidamento della Chiesa irlandese  che essi consideravano in pericolo date le turbolenze dovute alla lotta tra clan. Non credo quindi che Chesterton avrebbe approvato il nome di Adriano VII al suo Padre Brown come continuità con il suo predecessore inglese. Chesterton era noto per le suo battaglie contro l'imperialismo inglese e sicuramente conosceva la storia dell'Irlanda. »

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Io invece credo che Adriano IV non avesse nessuna colpa nei crimini contro l'umanità perpetrati da Enrico II Plantageneto, e così ho scartato idee alternative (Giorgio I, Gregorio XVII, un Pio XII "alternativo") ed ho insistito con Adriano VII. Ed ecco cosa ho pensato io.

Subito dopo la firma della resa francese (22 giugno 1940)  seguita alla presa nazista di Parigi, Basil Grant e Charles de Gaulle lanciano da Londra un proclama dichiarando il rifiuto dei Francesi liberi ad abbandonare la lotta, come avrebbe voluto il collaborazionista maresciallo Petain (18 luglio 1940). Dal canto suo Adriano VII, eletto perchè inglese e quindi in funzione antinazista (più che antitedesca), prende immediato contatto con Flambeau per organizzare la resistenza per tramite del suo segretario personale, padre Massimiliano Kolbe, che è polacco e quindi lui pure antinazista. Kolbe è però arrestato dai nazisti mentre fa la spola fra Roma e Avignone, quartier generale di Flambeau, e finisce nel campo di sterminio di Autschwitz, dove muore 1l 14 agosto 1941 offrendosi al posto di un padre di famiglia.

Adriano VII risponde con la bolla "Qui se exaltat humiliabitur", con la quale scomunica i nazionalsocialisti (16 ottobre 1941). Hitler vorrebbe invadere il Vaticano ed arrestare l'odiato papa anglosassone ma Mussolini lo sconsiglia, visto l'alto numero di cattolici che combattono negli eserciti tedesco ed italiano, e potrebbero disertare. Hitler desiste solo per il momento e prepara un piano per deportare "Papa Brown" in Germania e sostituirlo con l'antipapa Karl I nell'estate 1942. Flambeau lo avverte della minaccia ma egli decide di non abbandonare Roma; anzi, dà disposizione all'arcivescovo di Lisbona che, in caso di sua morte violenta, si tenga immediatamente un nuovo Conclave in Portogallo (nella nostra storia questa fu una delle disposizioni segrete di Pacelli). Gli splendidi successi conseguiti nell'estate 1942 sul fronte russo e su quello africano fanno momentaneamente dimenticare ad Adolf Hitler la faccenda del Papa intrigante e così il progetto è rimandato di un anno. Quando il quartiere del Verano è bombardato, Adriano VII esce dal Vaticano e va a confortare la popolazione civile, il che fa crescere a dismisura la popolarità tra la gente, la quale lo acclama come l'unica autorità morale cui vale la pena obbedire. La cosa non piace né a Mussolini né ad Hitler, i quali decidono di accelerare i tempi per la sua destituzione.

La bandiera della resistenza francese adottata dai Maquis di Flambeau

Ma si dà il caso che segretario di stato sia il cardinal Hugh O'Flaherty, il sacerdote irlandese rappresentante della Croce Rossa americana in Italia, reso famoso dal saggio " Scarlet Pimpernel of the Vatican " (La Primula rossa del Vaticano) pubblicato da J. P. Gallagher nel 1967, dalla quale nel 1983 fu tratta la fiction " Scarlatto e Nero "; in essa il manesco monsignore era interpretato da Gregory Peck, mentre il ruolo del capo delle SS Herbert Kappler era interpretato da Christopher Plummer e Papa Pio XII da sir John Gielgud. Hugh O'Flaherty è stato chiamato da Joseph Brown proprio allo scoppio della guerra, tanto da far parlare di « britannizzazione » del Vaticano. Ebbene, La porpora cardinalizia non ha evidentemente intaccato la sua tempra irlandese, perché egli veglia nell'ombra ed intercetta a suon di pugni un corriere nazista che annuncia l'intenzione di arrestare il pontefice il 26 luglio 1943, e così egli preleva il mite Adriano VII e lo porta quasi a forza nella residenza di Castelgandolfo, dove è più facile diventare uccel di bosco. Lì infatti Papa Brown contatta l'attore toscano Walter Ezza, altro noto personaggio chestertoniano; se non lo conoscete, vi dirò che è il protagonista della novella « The paradise of Thieves », che fa parte della raccolta « The Wisdom of Father Brown ». Ora Ezza è divenuto capo della resistenza comunista in Toscana e nel Lazio che come nome di battaglia ha scelto proprio Montano, che poi è quello del fuorilegge noto come « Re dei Ladri » della Toscana, da lui interpretato nella novella suddetta, allorché fu smascherato dall'allora padre Brown. Memore degli antichi trascorsi, Montano si offre di trarre in salvo il Santo Padre. Il 25 luglio 1943 però la riunione del Gran Consiglio del Fascismo mette in minoranza Mussolini e ne provoca la caduta: il cardinal O'Flaherty ha preso contatti con Dino Grandi e Galeazzo Ciano e ha fatto pervenire loro una lettera di Basil Grant in cui assicura che l'Italia non subirà perdite territoriali e si vedrà restituite le colonie occupate dagli inglesi, eccezion fatta per l'impero d'Etiopia e per l'Albania, se uscirà dal Patto Tripartito e si coalizzerà con gli Alleati e contro la Germania. L'unico mezzo per riuscirci è quello di scacciare Mussolini dal potere, e così Vittorio Emanuele III, d'accordo con Ciano, lo fa arrestare e conferisce proprio a Ciano il titolo di primo ministro. Questi annuncia che la guerra proseguirà accanto alla Germania, ma firma segretamente con gli alleati l'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) grazie alla mediazione di O'Flaherty. Subito gli angloamericani prendono possesso di tutti i porti italiani e si spingono nell'entroterra; Ciano dichiara guerra alla Germania (10 settembre 1943) e si ha di colpo un capovolgimento di fronte, con i tedeschi che devono affrontare gli italiani, improvvisamente diventati nemici da alleati che erano. Gruppi tedeschi sparsi compiono per vendetta atrocità di ogni genere prima di essere sgominati dall'alleanza tra italiani, inglesi ed americani; in particolare Herbert Kappler penetra in Roma, lasciata colpevolmente sguarnita da Ciano che non si aspetta quella mossa, compie una strage di Ebrei nel ghetto, cattura ed uccide Vittorio Emanuele III e sua moglie Elena del Montenegro, e poi punta su Castelgandolfo per eliminare il detestato Adriano VII, che sa responsabile di tutti quegli intrighi. Ma egli può solo dar fuoco alla residenza papale evacuata, perché il Papa si è rifugiato tra i monti sotto la protezione di Montano. Intanto la falsa notizia che Papa Adriano sia morto nell'incendio fa il giro del mondo e provoca una generale sollevazione di tutti i popoli contro i nazifascisti. Basil Grant, Franklin D. Roosevelt e Charles de Gaulle ordinano lo sbarco in Normandia per conquistare la fortezza Europa mentre Flambeau proclama l'insurrezione generale francese. Polacchi, Austriaci, Ungheresi e Croati si rivoltano contro gli occupanti attaccandoli a volte con vanghe e forconi, e le stragi che i nazisti compiono come rappresaglia non fanno altro che rinfocolare l'odio contro di loro.

Intanto Umberto II cinge la corona regale, prende il comando delle truppe e attacca Kappler, uccidendolo in battaglia; con questo atto di coraggio egli salva la monarchia italiana. Ciano va a sua volta nel Nord a combattere, dove i tedeschi hanno occupato la Lombardia e il Triveneto, ma è catturato e fucilato a Verona dopo un processo farsa. Allora Umberto II incarica Ferruccio Parri ed i partiti antifascisti di formare un nuovo governo, il cui ministro della cultura è il poeta toscano Alfonso Muscari (altro personaggio di "The Paradise of Thieves"): de Gasperi va agli esteri e Togliatti all'interno. Appena la situazione in Italia torna tranquilla, il 1 novembre 1943 Adriano VII riappare in pubblico dalla loggia centrale di San Pietro nella solennità di Tutti i Santi per dimostrare che non è morto, e tutto il mondo è in festa. Intanto Flambeau libera la Francia dai nazisti e dai collaborazionisti, cattura Petain e si appresta ad attaccare il territorio tedesco. La sollevazione dell'Europa Orientale mentre Stalin è impegnato ancora a liberare il suo territorio nazionale impedisce ai russi di avanzare pretese su mezza Europa. Il 25 aprile 1944 la riconquista dell'Italia del Nord è ultimata e Mussolini che, liberato dai nazisti, era andato a dirigere le operazioni belliche in quella regione, è catturato e fucilato. La Germania nazista intende resistere ad oltranza, ma Adriano VII invia una lettera al colonnello Claus Schenk von Stauffenberg, cattolico e profondamente ostile ad Hitler, che decide di compiere un attentato ai danni dell'autocrate; a differenza di quanto è avvenuto dalle nostre parti questo riesce, ed il tiranno dei tiranni salta per aria su di una valigia-bomba durante la riunione nella Wolfsschanze o « Tana del lupo », il suo quartier generale a Rastenburg, in una foresta della Prussia Orientale. È il 20 luglio 1944. La guerra in Europa è finita e continua solo sul fronte del Pacifico, dove si concluderà un anno dopo con lo sgancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

Risultato del conflitto: la Germania perde Slesia e Pomerania a vantaggio della Polonia e conserva solo una parte della Prussia orientale attorno a Königsberg, ma la sua integrità territoriale è salva e non subisce occupazione straniera; nuovo cancelliere è il cattolico Konrad Adenauer mentre Von Stauffenberg è il nuovo capo di stato maggiore dell'esercito. L'Italia resta una monarchia costituzionale e perde Albania, Dodecaneso, l'impero d'Etiopia e la città di Fiume, ma conserva il resto del territorio nazionale e le altre colonie; nuovo capo del governo è Alcide de Gasperi. Walter Ezza diventa vicesegretario del PCI e braccio destro di Togliatti, mentre Flambeau diventa ministro dell'interno nella Quarta Repubblica Francese. I confini tornano quelli antecedenti alla Prima Guerra Mondiale e l'URSS può spostare i confini ad occidente di meno di un centinaio di chilometri; Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia conservano la loro indipendenza, e solo la Jugoslavia di Tito diventa una dittatura comunista. Anzi, Basil Grant e Franklin Delano Roosevelt vorrebbero tentare un "attacco preventivo" all'URSS per abbattervi il comunismo ma Papa Joseph Brown, che ha appena ricevuto il Premio Nobel per la Pace, intervenuto al congresso di pace a Parigi, li sconsiglia e li convince che l'Europa ha già conosciuto troppa guerra e troppe distruzioni. Infatti nel 1954, alla morte di Stalin, Kruscev ne denuncerà i crimini e guiderà l'URSS nella transizione verso la democrazia, dopo aver incontrato a Roma Adriano VII. Questi prepara l'indizione di un Concilio per rinnovare la Chiesa, ma non farà in tempo a condurlo in porto. Muore infatti a 90 anni il 9 ottobre 1958, dopo 19 anni di pontificato ed in odore di santità: le voci popolari dicono che gli sia ripetutamente apparso Cristo in persona. Per questo Giovanni Paolo II lo canonizzerà durante l'Anno Santo del 2000. Dopo di lui lo Spirito Santo chiamerà un Papa contadino che metterà in atto il Concilio da lui sognato; ma questa è un'altra storia. O meglio, un'altra fantastoria.

William Riker

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Ed ecco il giudizio sull'ucronia su Chesterton che ci ha inviato Roberto Prisco, dei Gruppi Chestertoniani Veronesi, il 22/08/2005:

Caro amico, ho letto con piacere la Sua ucronia su Gilbert Keith Chesterton. Le segnalo a proposito di questo grande autore il nostro sito:

http://leonardo.univr.it/gkc/

Intanto complimenti per il sito così complesso ma ordinato. Cordiali saluti, Roberto Prisco

Padre Brown disegnato per il "Giornalino" da Lino Landolfi (1925-1988)

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Aggiungiamo questa geniale idea di Paolo Maltagliati:

John Henry Newman fu una delle più grandi menti del mondo cattolico, in grado di "rilanciare" il cattolicesimo nel suo paese natale, l'Inghilterra, come movimento culturalmente e spiritualmente vivo e autorevole, e per questo fu creato cardinale nel 1879 da Leone XIII e poi beatificato nel 2010 da Benedetto XVI. Quando era ancora anglicano, egli compì un viaggio nel Mediterraneo che lo portò a Roma, dove incontrò Nicholas Patrick Wiseman, ed in Sicilia, dove a Leonforte, presso Enna, nel 1833 si ammalò gravemente. Proprio in seguito a questa malattia egli ripensò al suo credo religioso e maturò la conversione al cattolicesimo. Ma che accade se in seguito a quella malattia egli muore prematuramente a soli 32 anni? Non si converte e non scrive alcuna opera in grado di influenzare generazioni di giovani inglesi, non solo cattolici ma anche anglicani.

Quali vite aspettano quelli che furono più influenzati, direttamente o no, dal suo pensiero? Vediamone qualcuna.

Gilbert Keith Chesterton (i Racconti di Padre Brown, l'Uomo che fu Giovedì, l'Osteria Volante...): Giornalista dalla penna sempre affilata, si avvicinerà progressivamente a Shaw (nella nostra TL, credo il suo peggior nemico, intellettualmente e ideologicamente parlando). Si appassionerà di politica economica. Oppositore sia del liberismo, sia del marxismo (di cui però respinge la matrice ideologica, ma non necessariamente tutto il discorso esclusivamente economico), scettico nei confronti delle teorie di Keynes, cercherà di elaborare una ulteriore via per lo sviluppo e per l'uscita dalla crisi economica. Ancora oggi la sua teoria del Welfare State, che i cattolici definiscono una sorta di "Rerum Novarum laica" (e anche leggermente anticlericale) è studiata e applicata in molti paesi.

Hillarie Belloc (Lo stato servile): Amico di Chesterton, si dedicherà allo studio della storia. Ammiratore dell'opera di Gibbon, scriverà un noto manuale di storia medievale, in cui analizza l'impatto della "sovrastruttra spiritualistica(la religione cattolica, per intenderci)" nella società inglese.

Clive Staples Lewis (le Cronache di Narnia, Sorpreso dalla Gioia, Lettere di Berlicche, Perelandra): Si dedicherà, prima da professore, poi da deputato alla Camera dei Comuni, a riformare il sistema scolastico britannico, cercando di correggerne l'inflessibile e aberrante rigidità in alcuni ambiti e l'eccessiva mollezza in altri.

Robert Hugh Benson (il Padrone del Mondo, Con quale autorità?): fine politologo, entrerà a far parte del Foreign Office, di cui diventerà capo. Pronosticherà l'imminenza di una guerra mondiale, di cui vedrà lo scoppio prima di morire.

John Ronald Reuel Tolkien (ha bisogno di presentazioni?): il maestro della filologia anglosassone. Come professore a Oxford scriverà innumerevoli saggi filologici. Autore di interessanti dissertazioni sull'origine della lingua anglosassone e sui suoi rapporti con la lingua celtica, sull'indoeuropeistica, sugli stemma codicum di numerose opere medievali. Sapeva perfettamente, oltre all'inglese, anche Italiano, Francese, Spagnolo Latino, Greco. Sapeva poi certamente leggere e comprendere discretamente l'Oc, il finlandese, le lingue norrene e probabilmente molto altro. Si suppone abbia inventato, per gioco alcune lingue immaginarie, ma, nonostante fosse nato in Sudafrica, si comportava da perfetto gentiluomo vittoriano. Pertanto tali pazzie "anticonformiste" sono rimaste sepolte con lui.

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Diamo adesso la parola a Dario Carcano:

Una volta ho letto da qualche parte un accenno ad una storia a fumetti in cui una delle conseguenze di un viaggio nel tempo per impedire la scoperta dell'America, e quindi la nascita degli USA, è che Stalin diventi papa e il mondo sia bloccato in una specie di ancien régime eterno. Questa è la mia versione degli eventi affinché ciò sia possibile.

Premessa: l'ancien régime eterno

È necessaria una serie di PoD preliminari affinché ciò sia possibile. In primis, la politica del mondo occidentale deve restare egemonizzata dai due soli, ossia la Chiesa e l'Impero, entrambi devono mantenere le caratteristiche di universalità che nella nostra TL hanno perso già nel medioevo; nel caso della Chiesa, non devono avvenire lo scisma d'Oriente - con la separazione della Chiesa Ortodossa, lo schiaffo di Anagni e la cattività Avignonese, tantomeno lo scisma protestante, di modo che la Chiesa Cristiana resti unita, obbediente a Roma e dall'autorità indiscussa. Più complicate le cose nel caso dell'Impero: affinché abbia un indiscusso carattere di universalità, aiuterebbe che nell'800 gli imperatori d'Oriente riconoscano a Carlo Magno il titolo di Augusto d'Occidente, che gli permetterebbe di presentarsi continuatore dell'Impero Romano anche dal punto di vista più strettamente legale, ma anche questo non basterebbe a fare sì che l'autorità dell'Imperatore sugli altri sovrani d'Europa sia effettiva, quindi anche in questo scenario al massimo potremmo avere, più o meno come nella nostra TL, un Impero che al massimo può influenzare - col proprio prestigio di successore dei Cesari romani e difensore della Cristianità - le decisioni degli altri monarchi, ma comunque in maniera maggiore che nella nostra TL - dove la reputazione dell'Imperatore come difensore della Cristianità era compromessa dopo la lotta per le investiture, che ovviamente in questa TL non deve avvenire.

Avremo quindi un Imperatore e un Papa sulla stessa linea d'onda, che per evitare di pestarsi i piedi a vicenda decidono di occuparsi il primo di cose terrene e il secondo degli affari teologici e spirituali. Gli Imperatori useranno il proprio prestigio per porsi come arbitri super partes nelle dispute tra i sovrani europei - ad esempio, la Guerra dei Cent'Anni viene evitata grazie alla mediazione dell'Imperatore Ludovico IV di Wittelsbach che da ragione alle istanze francesi di Filippo di Valois. Questo provoca un lungo periodo di stasi nella storia europea, come se la Storia si fosse impantanata e fosse incapace di avanzare; le monarchie diventano alla lunga istituzioni indiscutibili, legittimate dal diritto divino dei Re. La sostanziale immobilità politica non impedisce alcune fondamentali invenzioni, come la polvere da sparo e la stampa, ma la scoperta delle Americhe avrà luogo con secoli di ritardo rispetto alla nostra TL, anche perché l'Impero Romano d'Oriente non cade, quindi non bisogna cercare verso Ovest nuove rotte per le spezie. I rapporti tra gli Augusti d'Oriente e Occidente erano buoni, anche grazie all'aiuto che l'Impero aveva fornito ai bizantini tra XI e XIII secolo nel riconquistare i luoghi santi e poi l'Egitto, in crociate che ebbero come obbiettivo sia i musulmani che gli eretici monofisisti, fino al XII secolo maggioritari in Egitto; come contropartita per questo aiuto gli imperatori avevano chiesto e ottenuto la riduzione dei dazi sulle spezie.

Nel frattempo, l'Impero si riforma: nel 1493, alla morte dell'Imperatore Federico III d'Asburgo, i sovrani europei chiedono di partecipare all'elezione dell'Augusto d'Occidente. Simili proposte erano già state avanzate in passato, ma gli elettori tedeschi si erano sempre rifiutate di accoglierle, tuttavia la minaccia di una azione militare contro i territori degli elettori spinge questi ad accogliere le richieste. Ora l'Imperatore viene eletto da un consiglio di cui sono membri tutti i sovrani europei, la Dieta dei Sovrani. Primo imperatore eletto da questo organo fu il Re d'Aragona e Re consorte di Castiglia Ferdinando di Trastàmara, detto il Cattolico.

Il ruolo politico della borghesia resta marginale, saltuariamente le vengono concessi alcuni contentini come l'abolizione dei privilegi feudali e l'abolizione del privilegio dei nobili di non pagare le tasse. In tutta Europa si affermano le monarchie assolute, che entro 1700 hanno sottomesso anche quei pochi paesi a regime repubblicano (Genova, sottomessa al Regno di Sardegna dei Savoia, e Venezia, annessa all'Austria), anche l'Inghilterra, governata dagli Stuart in unione personale con la Scozia fino all'atto d'unione del 1714, diventa una monarchia assoluta, con l'eliminazione del parlamento. Tutto questo priva i filosofi e gli intellettuali di modelli di Stato alternativi all'assolutismo monarchico. Per permettere lo sfogo verso l'esterno del malcontento dei borghesi e degli intellettuali i monarchi fanno scoppiare saltuarie guerre che si concludono con modifiche territoriali minime - come le guerre tra Oceania, Eurasia ed Estasia in 1984; le opere letterarie sono sottoposte ad una rigida censura, ma il bassissimo tasso di alfabetizzazione nei regni d'Europa fa si che gli scritti sovversivi che riescono ad aggirare la censura abbiano scarsissima diffusione.

L'Impero si è trasformato in una sorta di Unione Europea ante litteram, che fa da arbitro nelle questioni internazionali, anche se non sempre riesce ad evitare lo scoppio di conflitti armati.

L'America viene scoperta nel 1752, però non sarà mai colonizzata, le nazioni europee si limitano ad insediarvi degli empori commerciali con cui commerciano con i nativi; dieci anni dopo l'Impero Bizantino completa lo scavo del canale di Suez, che permette di fare lo stesso anche nei paesi asiatici come Cina e Giappone, che però dopo soli vent'anni sceglieranno di chiudersi ai commerci con gli occidentali.

Naturalmente non ci sono state né la rivoluzione industriale, né la rivoluzione americana né quella francese. Alla soglia del '900 l'Europa ha lo stesso livello tecnologico di inizio '700 ed è governata da sovrani assoluti che basano il proprio potere sul diritto divino dei Re; la stasi può essere rotta solo da una rivoluzione. Ma da chi può arrivare? Dagli intellettuali, privi di riferimenti che non siano l'assolutismo monarchico e discutono di vaghe utopie anarchiche, lontane dalla realtà del popolo? Dalla borghesia, marginale politicamente e, senza rivoluzione industriale, anche economicamente?

Come Iosif Vissarionovič Džugašvili divenne papa

L'unica prospettiva per una famiglia povera per elevarsi socialmente era far entrare i propri figli in seminario e avviarli alla carriera ecclesiastica. Fu così che Iosif nel 1894 a sedici anni entrò nel seminario di Tbilisi, per essere ordinato sacerdote nel 1898. Era molto intelligente, pertanto il vescovo di Tbilisi decise di inviare a Roma quel promettente elemento, affinché studiasse Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, la massima istituzione in quanto a formazione religiosa.

Soso - diminutivo di Iosif - arrivò a Roma nel 1899, e non abbandonò più la Città Eterna. Completò gli studi teologici all'Università Gregoriana nel 1903, e nell'istituto conobbe il cardinal Mariano Rampolla del Tindaro, che l'anno successivo sarebbe divenuto papa col nome di Giovanni XXIII; fu proprio il cardinale Tindaro a raccomandare Iosif all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici e nel 1905 lo avrebbe nominato nunzio apostolico per l'Impero Russo, la sua unica esperienza di diplomazia ecclesiastica, durata fino al 1907. Da quell'anno, Soso divenne consigliere di Giovanni XXIII e nel 1910 fu nominato pro-segretario di Stato dopo la morte di Giuseppe Melchiorre Sarto, fino alla nomina due anni dopo di Rafael Merry del Val. Nel 1913 Giovanni XXIII - poche settimane prima di morire - lo creò cardinale, nominandolo Patriarca di Mosca, incarico che avrebbe tenuto per i successivi dieci anni.

Nel 1924 morì papa Benedetto XV; al conclave i cardinali erano divisi tra i sostenitori di Pietro Gasparri, segretario di Stato uscente, e quelli di Achille Ratti, arcivescovo di Milano. Alla fine qualcuno fece il nome di Iosif Vissarionovič Džugašvili, il patriarca di Mosca, che fu eletto il 3 aprile 1924 assumendo il nome di Cirillo I. Doveva essere un pontefice di compromesso, ma avrebbe sorpreso tutti.

Iosif non aveva dimenticato di provenire da una famiglia povera, e quando divenne Cirillo I decise che avrebbe usato la propria posizione per cambiare il sistema, e costringere i sovrani d'Europa a migliorare le condizioni di vita dei propri sudditi. La sua prima enciclica fu un durissimo attacco contro l'assolutismo monarchico "anche se i Re sono stati investiti da Dio, essi non devono dimenticare che la loro forza viene dal Popolo"; contemporaneamente attuò le sue riforme nello Stato Pontificio, ammettendo al governo funzionari laici e creando un Parlamento eletto dal popolo, inizialmente a suffragio ristretto, che deteneva il potere legislativo e redigendo una costituzione che garantiva i diritti civili dei cittadini dello Stato Pontificio.

La sua enciclica scatenò le violenti proteste dell'Augusto d'Occidente, il re di Prussia Guglielmo II di Hohenzollern, in quanto violava la legge non scritta secondo cui il Pontefice si occupa del Cielo e l'Augusto della Terra; Guglielmo II minacciò che se il papa avesse violato di nuovo tale tacito accordo, avrebbe invaso lo Stato Pontificio con l'esercito prussiano. Papa Cirillo reagì con un gesto clamoroso, che non avveniva dal Medioevo: nel 1926 scomunicò l'Augusto Guglielmo.

Guglielmo II a quel punto pensò di rendere effettive le proprie minacce, ma l'Imperatore d'Austria Carlo II d'Asburgo, devoto cattolico, negò all'Augusto il diritto di transitare con l'esercito sui propri territori, schierandosi col pontefice. Lo stesso fece il Re di Francia e Navarra Giovanni III di Borbone-Orleans, che addirittura minacciò l'Augusto di invasione qualora avesse attuato i suoi piani. Per farsi togliere la scomunica Guglielmo II dovette presentarsi al pontefice vestito di sacco e col capo coperto di cenere; Cirillo I lo fece aspettare per due giorni di fronte al Quirinale prima di riceverlo e revocargli la scomunica, ingiungendogli tuttavia di attuare riforme liberali e porre fine all'assolutismo monarchico. Guglielmo II, controvoglia, fece quanto gli aveva chiesto il pontefice: concesse una costituzione liberale che istituiva un parlamento eletto a suffragio ristretto. Lo stesso fecero Giovanni III in Francia e Carlo II in Austria. Tuttavia la maggioranza dei monarchi europei erano contrari alle riforme liberali ma, spaventati dal monito dell'Augusto Guglielmo, non osavano contrastare apertamente Cirillo I. Solo nel 1931 Giacomo V Stuart, sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, concesse una costituzione liberale, imitato l'anno successivo dal Re di Spagna Giacomo III di Borbone-Spagna; nel 1933 il Re del Regno delle Due Sicilie Alfonso I di Borbone-Due Sicilie concesse a sua volta la costituzione.

Solo dopo una sommossa popolare il Re di Sardegna Vittorio Emanuele III di Savoia-Carignano concesse la costituzione nel 1935; era l'inizio della stagione delle rivoluzioni liberali, la cosiddetta primavera dei popoli. Torino fu la prima, seguirono Monaco di Baviera, Stoccolma, San Pietroburgo, Copenaghen, Costantinopoli, Lisbona, Firenze, Parma e Ferrara, cui si aggiunsero le rivolte indipendentiste a Varsavia, Christiania, Amsterdam, Bruxelles, Berna, Dublino, Milano e Venezia. Cosa era successo? Semplicemente le prime costituzioni ottriate avevano reso la borghesia consapevole del proprio potere, e non era più disposta ad accettare contentini: voleva il potere politico, e per ottenerlo i borghesi d'Europa aizzarono le masse popolari contro i sovrani, spingendole alla ribellione.

Da Roma Cirillo guardava compiaciuto le sollevazioni popolari che scoppiavano in Europa, tuttavia diede disposizioni ai sacerdoti e ai parroci affinché nelle prediche deprecassero l'uso della violenza. Alla fine i sovrani dovettero cedere alle richieste della folla, e soprattutto della borghesia, e concedere costituzioni ottriate, che pur lasciando al sovrano il potere esecutivo prevedevano delle assemblee parlamentari elette a suffragio ristretto; l'ultimo fu lo Zar di Russia Nicola II Romanov, che concesse la costituzione nel 1940; invece i moti indipendentisti furono repressi nel sangue.

Solo a quel punto papa Cirillo I tornò a occuparsi di cose spirituali, lasciando all'Augusto Carlo VIII di Borbone-Spagna, Re di Spagna - eletto dopo la morte nel 1939 di Guglielmo II - il compito di occuparsi degli anni terreni. Fino a quel momento, Cirillo aveva governato senza Segretario di Stato, solo nel 1941 nominò Eugenio Pacelli, che aiutò Cirillo a proseguire la sua opera di riforma dello Stato Pontificio istituendo un Primo Ministro laico eletto dal Parlamento, che avrebbe affiancato il pontefice nella gestione del potere esecutivo; il Segretario di Stato diventa invece assimilabile ad un ministro degli Esteri. Pacelli morì nel 1949, e Cirillo lo sostituì con un sacerdote romano, trentenne, orfano del padre fin da ragazzo e già stretto collaboratore di Pacelli, che di fatto ne aveva fatto il suo vice: Giulio Andreotti. Cirillo apprezzava l'intelligenza del giovane Giulio, e probabilmente aveva anche stima nei suoi confronti, se già nel 1950 lo ordinò cardinale. Nel 1951 proprio la pressione di Andreotti convinse Cirillo ad indire un concilio ecumenico che riformasse una dottrina su molti punti ferma al concilio di Nicea II, se non addirittura a Calcedonia.

Cirillo, detto da alcuni il Papa d'Acciaio, e noto per la sua passione per la vodka, morì il 5 marzo 1959, all'età di ottantuno anni, dopo un pontificato durato trentacinque anni. Il conclave elesse suo successore Giulio Andreotti, che assunse il nome di Leone XIV. Ma questa, giustamente, è un'altra storia.

Dario Carcano

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Non possiamo non inserire in questa pagina anche la magnifica trovata dell'amico Tommaso Mazzoni:

Don Camillo, Papa ma non troppo

(Raccontino in onore del buon Giovannino Guareschi!)

"Vi ricordate quel paesino della Bassa Padana, Brescello? Con gli incandescenti rapporti fra il Sindaco Comunista Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, e il Parroco Don Camillo Tarocci?

L'ultima volta, li avevamo lasciati a Roma, dove erano entrambi ritornati l'uno come Senatore della Repubblica, l'altro come Monsignore; Li, le loro carriere erano continuate; nonostante il comportamento e le opinioni non sempre ortodosse, l'energia e l'attivismo dei nostri due amici non li avevano fatti passare inosservati.

Don Camillo era diventato Vescovo, suo malgrado, nel 1968, ma si erano ben guardati da assegnargli una Diocesi; Era stato invece nominato Direttore di Propaganda Fidei; Peppone, uno degli uomini più rappresentativi del Partito, amato per il suo modo di fare schietto e sincero, era diventato Segretario Regionale del P.C., e nel 1970 era stato addirittura eletto Primo Presidente della Regione Emilia Romagna.

Nel 1976, durante una visita in Romagna, nella quale Paolo VI era stato accompagnato dal Vescovo Tarocci, lo stesso Vescovo salvò la vita del pontefice da un tentativo di assassinio, stendendo con un manrovescio il malcapitato attentatore. Per questo, ancora una volta Don Camillo suo malgrado fu promosso, diventando Cardinale e, addirittura, Segretario di Stato. "Gesù, roba da matti, io non sono che un povero Prete ignorante di Campagna!!" disse quella sera il povero Don (continuava a pensare a se stesso in questi termini) Camillo. "Don Camillo, tu sei un servitore e fai ciò che ti viene ordinato; cerca di farlo al meglio delle tue capacità!" Gli aveva risposto il Cristo dal Crocifisso che teneva appeso sul camino.

E Don Camillo si era impegnato notevolmente, e la cosa non era passata inosservata.

Nello stesso anno, il Compagno Peppone era stato nominato Senatore a Vita.

Nel 1978, però le loro strade dovevano incrociarsi di nuovo; Accadde infatti la faccenda del Rapimento di Aldo Moro da parte di "quegli schifosi boia vigliacchi fascisti delle Brigate Rosse!" (Parole di Peppone!) Convinti che le ricerche ufficiali non avrebbero mai fatto a tempo, il Cardinale Tarocci e il Senatore Bottazzi misero in moto la macchina dei fedelissimi che si erano portati dal Paesello; Nella notte precedente l'annuncio dell'esecuzione di Aldo Moro, sua Eminenza Don Camillo e l'Onorevole Peppone sfondarono, con una cinquantina di uomini armati di Carabina, compresi svariati Filotti, il Brusco e lo Smilzo, le porte del covo dei Brigatisti, riuscendo a portare in salvo Aldo Moro.

La notizia fece il giro del mondo e il Papa ringraziò personalmente il Cardinale e il Senatore per avere salvato il suo caro amico Aldo.

Con Aldo Moro libero, le cose continuarono ad andare come dovevano andare, tant'è che fu formato il primo governo di Coalizione D.C-P.C.

Il Papa, rinfrancato per la liberazione del suo migliore amico, visse altri due anni, e alla sua morte, beh, amici lettori, fu allora che le cose presero una piega davvero inaspettata.

L'anno della Liberazione di Moro, Peppone era stato eletto Presidente della Repubblica. Nel 1979 in un vertice con Breznev, che gli rimproverava l'essere un eretico del Comunismo, Peppone rispose a muso duro: "Compagno Breznev, io ero Comunista quando tu cantavi ancora gli inni allo Zar!"

Quel giorno, sua Eminenza Don Camillo si recò alla votazione con il cuore pesante di preoccupazione; Con Siri e Benelli non si andava da nessuna parte, e l'outsider Woytila non aveva nessuno sponsor importante; qualcuno, il giorno prima aveva votato per lui, e il povero Cardinale di Campagna aveva minacciato i suoi colleghi "se scopro chi mi ha votato gli sparo una pedata nel sedere tanto forte da farlo finire in orbita!"
Ma quel giorno, il buon vecchio Padreterno aveva in serbo una brutta tegola per il suo burbero ma fedele servitore. "Tarocci, Tarocci, Tarocci!" il suo cognome ripetuto un gran numero di volte colse il povero ex-parroco totalmente alla sprovvista; alla fine, tutti i baldacchini di tutti i seggi si abbassarono, tranne il suo.

"Nuntio vobis Gaudium Magnum! Habemus Papam! Eminentissimus ac Reverendissimus Dominus Camillus Sancta Romana Ecclesia Cardinalem Tarocci, qui sibi imposuit nomen Paulus Septimus!"

A Peppone per poco non andò il vino di traverso; Don Camillo Papa?

Giorni dopo fu organizzata la prima visita ufficiale del Presidente Peppone in vaticano. Don Cesare Bezzi, segretario personale di sua Santità, racconterà che i due ebbero un incontro non scevro da litigi e incomprensioni, e pur non essendo presente, da per certo il fatto che i due vennero alle mani.

Ma si salutarono sorridendo con una sincera stretta di mano.

Papa Camillo fu il pontefice dell'anticomunismo, ma anche dell'attenzione agli ultimi; Durante i successivi sedici anni, nonostante l'età avanzata farà decine di viaggi in tutto il mondo, a volte correndo anche dei rischi; nel 1981 metterà fuori combattimento con uno sganassone un attentatore Turco, e nel 1990 si recherà in Russi nonostante il rifiuto del patriarca Alessio; Nel 1993 accoglierà in Vaticano il Dalai Lama esacerbando il rapporto con la Cina. Nel 1995 un moto di popolo animato dai cattolici causerà la fine del Regime Cinese. Poche le encicliche scritte da Papa Tarocci, le piu importanti, la Cum Grano Salis, in cui invita gli ecclesiastici a rapportarsi al potere con discrezione e intelligenza, e i politici, e gli uomini di legge ad usare il buon senso, e la Ego Te Absolvo in cui stabilisce i canoni per assolvere da peccati delicati.

E Peppone? Rieletto Presidente nel 1985, unico presidente della storia, traghetterà il paese nel mondo post guerra fredda, e nel 1993, tornato senatore a vita, formerà un governo tecnico, il secondo a guida comunista dopo il Berlinguer del 1983, che darà al paese una nuova costituzione, dando inizio alla seconda Repubblica Italiana.

Nel 1999 a pochi giorni di distanza, si spensero all'età di cento anni sia Papa Tarocci, che era andato a Brescello per dare l'estrema unzione a Peppone, che si spense per primo, circondato dall'affetto degli otto figli, dei tredici nipoti, dei sei bisnipoti e soprattutto della moglie Maria, che lo seguirà in capo ad un anno. E così, gli amici-nemici tornarono insieme alla casa del padre, e il Cristo diede loro il benvenuto, con un sorriso benevolo, mentre Don Camillo scuoteva la testa: Solo Peppone poteva entrare in Paradiso fischiettando Bandiera Rossa!"

Tommaso Mazzoni

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Riportiamo il commento in proposito di Paolo Maltagliati:

So che tutti ti lodano per le tue ucronie, ma, ti dirò (e dammi pure dell’idiota per questo): di tutte le storie che hai scritto e che hai condiviso con noi, questa è quella che ho amato di più. Mi hai davvero fatto sorridere e commuovere allo stesso tempo.

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Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


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