L'ucronia irachena

di William Wallace


Premesse: non sono un esperto di geopolitica, né di politiche economiche, per cui mi perdonerete possibili macroscopiche incongruenze. quello che volevo mettere in evidenza è che per le idee che mi sono fatto il petrolio potrebbe davvero rappresentare l'unica "scusa plausibile" per un conflitto di dimensioni globali, e che il Medio Oriente rappresenta davvero una polveriera di odi e conflitti che durano da centinaia di anni e che non aspettano che una miccia per esplodere. Ho forse dato un ruolo minoritario a Cina e Corea ma l'ho fatto tenendo presente i media e le possibili immagini di un conflitto nucleare che certamente rappresenterebbero un deterrente, se non per i capi politici quantomeno per la popolazione. E poi il principale mercato di assorbimento dei prodotti cinesi è proprio l'Europa. Ah, magari il punto di rottura vi sembrerà strano, però credo che l'uragano abbia davvero rallentato quantomeno le mire imperialiste di Bush, che fino a qualche mese prima pareva convinto di dover portare la guerra in Siria, Iran e corea. Speriamo bene...

 

Estate 2005: L'uragano Katrina non devasta la costa pacifica degli USA ma perde d'intensità al largo di New Orleans, abbattendosi sulla città con venti che non superano le 70 miglia orarie, provocando danni trascurabili. Il consenso intorno a Bush non crolla e gli americani restano convinti (malgrado l'11 settembre) della loro invulnerabilità. Per tutta l'estate al centro delle cronache mondiali rimangono le votazioni in Iraq per l'emanazione della prima costituzione del paese. Le votazioni proseguono malgrado l'opposizione sciita, che vede nella costituzione il frutto di un'imposizione americana volta a valorizzare i sunniti e a promuovere l'unità di un paese che dalla sua formazione è sempre stato diviso in zone di influenza in mano a poche famiglie, salvo la parentesi rappresentata dalla dittatura di Saddam Hussein. Gli sciiti abbandonano definitivamente il tavolo delle trattative ritirandosi nei loro territori e imbastendone un altro con l'Iran: vengono pattuite forniture militari e il riconoscimento da parte dell'Iran di una regione e di un governo autonomi di matrice sciita in cambio del libero accesso a società di perforazione iraniane sul suo territorio. Gli Usa ammoniscono l'Iran, che intanto continua lo sviluppo di armi atomiche grazie anche ad un accordo di collaborazione tecnica con PyongYang.

Autunno 2005: primi attentati sciiti che culminano con l'esplosione, la notte del 1 ottobre, di alcune decine di pozzi petroliferi. Il prezzo del petrolio sale a quota 80 dollari al barile costringendo gli Usa ad accedere alle proprie riserve e ad invitare Mosca a fare altrettando nel tentativo di calmierare il prezzo del greggio. La risposta americana agli attentati non si fa attendere e si concretizza nell'invio di un contingente di altri 3000 uomini da utilizzare per la protezione degli altri pozzi. L'Iran diminuisce, adducendo non meglio precisate ragioni tecniche, del 50% le estrazioni destinate al mercato, causando un ulteriore rialzo del prezzo, a cui neppure l'aumento delle forniture arabe riesce a porre un freno. Gli attentati sciiti intanto continuano e si fanno sempre più cruenti, culminando col tentativo, fallito, di colpire la sede provvisoria del governo iracheno. Gli americani lanciano un ultimatum ai ribelli sciiti che però cade nel vuoto. 

Ottobre 2005: gli Usa tornano ad utilizzare gli aerei invisibili in un raid notturno i cui risultati consistono nella distruzione di alcune strade di collegamento tra la provincia autonoma non riconosciuta sciita e le principali città del paese, con l'intento di impedire o quantomeno rendere più difficili gli spostamenti dei terroristi. Osama Bin Laden torna a far sentire la sua voce in un comunicato in cui esprime solidarietà per i fratelli sciiti e parole di incoraggiamento verso l'Iran per la posizione assunta. Al-jazeera trasmette le immagini di un villaggio sciita colpito per sbaglio dai bombardamenti, e le immagini non fanno che aumentare le tensioni all'interno del paese, innescando una nuova ondata di attentati e rapimenti. La prima costituzione iraqena viene ratificata a seguito delle enormi pressioni esercitate dagli USA sul governo provvisorio. Non c'è menzione alcuna dei territori autonomi, che vengono pertanto considerati parte integrante del paese. Prosegue intanto il ritiro delle truppe europee, che viene salutato dagli sciiti come la vittoria della loro prova di forza. La ratifica della costituzione dà il via ufficiale alla guerra civile tra sciiti e sunniti, con l'invio di truppe appoggiate dagli americani nei territori autonomi. Osama Bin Laden torna a minacciare gli USA e l'Inghilterra, consigliandone il ritiro sull'esempio di quanto fatto dai paesi europei.

Novembre 2005: 10 ragazzi di colore di religione islamica si fanno esplodere nel cuore finanziario di New York. I morti sono più di 5000 e l'incubo dell'11 settembre torna più vivo che mai. Benedetto XVI interviene condannando l'attentato, ma allo stesso tempo non manca di appellarsi al mondo occidentale affinché non dimentichi la vera natura dell'Islam e di un libro, il corano, che non predica morte e distruzione, ma pace. Ovunque scoppia il panico e gli americani tornano a protestare contro il presidente Bush, affinché questi disponga il ritiro delle truppe dall'Iraq, utilizzando i soldati per la difesa del proprio paese dalla minaccia terroristica. Osama Bin Laden proclama l'inizio di una serie di attentati che cesseranno soltanto con il definitivo ritiro delle truppe americane dai paesi del medio oriente.

Dicembre 2005: Bush ordina, a seguito delle proteste dei suoi concittadini, il ritiro di 2000 soldati, nonostante l'opposizione ferma del governo iraqeno, che preferirebbe aspettare il completamento dell'addestramento delle reclute del suo primo esercito repubblicano. Intanto viene firmato il decreto che dà il via libera all'utilizzo di armi nucleari nella cosiddetta "guerra preventiva". Il fallimento di un nuovo attentato in California e l'immobilità in cui sembrano giacere le autorità americane dà il via ad una serie di ritorsioni nei confronti delle comunità islamiche americane. Diverse moschee vengono date alle fiamme in attentati incendiari firmati da neonazisti appartenenti ad un movimento che si fa chiamare New Ku Klux Klan. Il papa interviene ancora una volta con parole di condanna che però rimangono inascoltate. Gli incendi e le spedizioni punitive aumentano alimentando le radici dell'odio che gli USA speravano ormai sopite.

Gennaio 2006: l'Iran blocca le forniture di petrolio ai paesi europei e americani, stringendo invece accordi con la Corea e la Cina per una fornitura di greggio di durata ventennale. Gli Usa invitano l'Iran a rivedere la propria posizione, soprattutto per quanto riguarda il suo appoggio ai ribelli. L'Iran risponde ricordando agli americani di essere un paese sovrano, e mette fine alle relazioni diplomatiche tra i due stati consigliando loro di cercare un modo per garantire la sicurezza ai propri concittadini piuttosto che imporre ai paesi musulmani la politica degli infedeli. La Russia si offre come mediatrice, ma senza ottenere risultati significativi.

Febbraio 2006: rivoluzione islamica in Afghanistan che porta al potere un gruppo filo-iraniano: messa al bando dei mujahiddin e attuazione della legge marziale. I soldati occidentali presenti nella regione vengono fatti evacuare nel vicino Uzbekistan, dove sono ospiti dei militari russi. Il Tagikistan si prepara ad ospitare i mujahiddin scampati ai rastrellamenti del Nuovo Fronte per l'Islam, il partito che ha preso il potere. Primo attentato ad un paese musulmano: un'autobomba esplode in un villaggio turistico di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, uccidendo un centinaio di turisti. a pochi giorni di distanza seguono due altre esplosioni in un mercato dell'Oman e a Doha, Qatar, stati tradizionalmente considerati filo occidentali. Siti internet estremisti invitano le popolazioni di emirati arabi uniti, Oman, Qatar a Arabia Saudita ad attuare una rivoluzione islamica sul modello afgano, cacciando i governanti "amici degli infedeli". scoppiano disordini in tutta la regione, la produzione di petrolio scende e il prezzo dell'oro nero sale a 87 dollari al barile, molto vicino a quota 90 dollari, considerata il limite di collasso dagli esperti. Gli Usa e la Ue dichiarano l'embargo all'Iran, considerato il regista occulto degli sviluppi mediorientali.

Marzo 2006: L'Iran blocca lo stretto di Hormuz, paralizzando definitivamente il traffico petrolifero del golfo Persico. Gli americani danno libero accesso alle proprie riserve petrolifere agli altri paesi europei, strappando loro il consenso per la seconda guerra preventiva del nuovo millennio. Carri armati russi viaggiano intanto verso il Tagikistan, dove si prpeara la controffensiva dei mujahiddin.

Aprile 2006: L'Iran minaccia l'uso dell'atomica in caso di invasione dei propri territori e promette di rimettere sul mercato il proprio petrolio in cambio di un riconoscimento internazionale di una lega araba che comprenda Iraq, Afghanistan, Kuwait e avente come stato guida lo stesso Iran. La situazione in Iraq, intanto, precipita: i ribelli sciiti sconfiggono le truppe della repubblica irachena e l'esercito si sfalda. Il governo democratico è costretto a fuggire in Turchia, da dove non smette di incoraggiare i propri soldati che però perdono una postazione dietro l'altra.

Maggio 2006: netto il rifiuto degli Usa e della UE al riconoscimento della lega araba, in quanto frutto di una politica del terrore messa in atto dall'Iran. Nuova ondata di attentati in Qatar mentre in Kuwait con un'altra rivoluzione islamica un gruppo di sciiti si impossessa del potere. I russi e i mujahiddin invadono l'afghanistan da nord arrivando fino a Faydzabad, dove vengono fermati dai rivoluzionari. L'alleanza dei mujahiddin con i Russi aliena ai primi le simpatie di molti Afgani, che adesso vedono davvero come attuabile una lega di paesi musulmani che possa opporsi allo strapotere euroamericano. Nuovo intervento del papa che auspica una ricomposizione pacifica dei contrasti, appellandosi al cuore degli uomini dei due schieramenti affinché si ravvedano ed evitino una nuova guerra.

giugno 2006: incontro a Kiev tre Putin, Bush e il presidente in carica dell'unione europea: all'ordine del giorno i provvedimenti da prendere nei confronti dell'Iran e dei paesi che oramai si definiscono appartenenti alla lega araba. Il re di Giordania viene assassinato. In Iraq il governo islamico abolisce i diritti civili, lo stesso accade in Kuwait e in Afghanistan, che intanto si prepara ad una durissima resistenza. La Cina sollecita gli occidentali a trovare una soluzione al conflitto diversa dalla guerra, proponendo l'accettazione della Lega Araba.

luglio 2006: gli USA, dopo aver spostato i loro soldati in Turchia e in Arabia Saudita, iniziano una serie di bombardamenti a tappeto in Iraq, Kuwait e Afghanistan. I morti stimati ammontano a 30.000 unità. i russi avanzano fino a Mozar i Sharif, portando sotto il loro controllo il nord del paese. Un nuovo attentato scuote l'europa: un kamikaze si fa saltare in aria in mezzo a 50000 persone durante Nigeria-Irlanda del Nord. Il boato è immenso e il mondo riceve le immagini in diretta tv. il portiere irlandese muore investito dalle schegge, i suoi compagni di difesa vengono feriti gravemente agli arti e al petto. i morti sono più di 20000, molti calpestati dalla stessa folla in fuga. Russi e americani decidono di ricorrere per primi all'atomica e il 4 luglio due missili di potenza medio-piccola vengono lanciati dal Turkmenistan su Teheran e Mashad. i morti sono 100000, Teheran rasa al suolo. Ai due missili nucleari seguono 4 giorni di bombardamenti continui su tutto il territorio iraniano, afghano, kuwaitiano, iraqeno. vengono sganciati più di 5000 tra missili e bombe, nel tentativo di evitare che gli eserciti avversari abbiano il tempo di riorganizzarsi. il Kuwait è il primo a cadere sotto il peso delle bombe: il governo rivoluzionario fugge, mentre Iraq e afghanistan sembrano riuscire a resistere. Bush e Putin ordinano la resa incondizionata sotto la minaccia di continuare a oltranza i bombardamenti. Dall'Iran non arrivano notizie, ma solo le immagini sconvolgenti delle due città distrutte. La Cina condanna i bombardamenti ma gli impegni economici stretti con europa e usa all'alba degli attacchi la convincono ad abbandonare qualunque velleità di belligeranza.

agosto 2006: i resti del governo iraqeno vengono consegnati dai sunniti agli americani.

settembre 2006: L'Afghanistan viene riconquistato dai russi che creano una repubblica democratica sotto il proprio controllo, con a capo i mujahiddin.

ottobre 2006: L'Iraq viene diviso in una federazione composta da diverse regioni autonome in mano a famiglie appartenenti alle diverse etnie religiose. In Kuwait viene creato un protettorato arabo sotto la sfera di influenza americana.

William Wallace

IRAQ WAR ENDS!

Con questa finta pagina del "New York Times" del 13 novembre 2008 (ma la pagina è datata 9 luglio 2009) alcuni newyorkesi espressero la loro speranza che la mattanza in Iraq finisse presto. Dio lo voglia!

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Questo è il commento in proposito di Sandro:

Come sempre, quando nostri militari in missione rientrano a casa in una bara, si fa una gran retorica e la parola EROE viene usata a gogo e a sproposito.

Sorvolo sugli aspetti etici di questo rito macabro e doloroso, questa dare in pasto ai media dolori privati e famigliari e i gesti teatrali della classe politica che assiste e si mette in mostra in questi dolorosi eventi.

Ma voglio ribadire che per me i morti di Nassirya, dell'Iraq e dell'Afghanistan sono vittime, ma non eroi.

Senza nulla togliere a chi fa il suo dovere a rischio della vita (ma lo fa anche il muratore o l'addetto alle presse e 5000 persone in italia muoiono al loro posto di lavoro e non sono eroi), con il massimo rispetto per loro ribadisco NON SONO EROI.

Sono morti per caso e per sfortuna, per imprudenza o perchè mandati allo sbaraglio, per un attentato o per un attacco a sorpresa. Sono morti inconsapevolmente, la loro vita è stata presa ma NON L'HANNO DONATA.

Un EROE muore consapevolmente, si sacrifica per il bene comune, per l'ideale, per i compagni, mette sul piatto la sua vita reputandola di valore inferiore alla spinta etica e morale (giusta o ingiusta, non si sindaca) che lo sospinge e lo motiva.
Un EROE è Salvo d'Acquisto, Pietro Micca e migliaia di altri.

Lo muove la rabbia, la fede, l'amore o la semplice disperazione, ma agisce e non subisce.

Un EROE è una persona speciale, un esempio o un faro, merita un ricordo anche se il suo gesto non ha comportato vittorie o risultati... un soldato morto nella esplosione di una mina un poveraccio sfortunato, lui c'è rimasto ma poteva capitare a nessuno o a qualsiasi altro suo commilitone o passante ignaro...

Una "guerra" come quella dell'Afghanistan non ha spazio per gli eroi... è sporca, confusa, non dichiarata. Ci siamo dentro per motivi squisitamente politici e di prestigio, a noi dell'Afghanistan non ce ne frega un beato cavolo di niente e Karzai è un bandito solo più elegante, educato ed istruito degli altri.

Ma andare via dopo un fatto del genere, dopo un attentato che ha visto tornare altre spoglie nelle bandiere, legate strette perchè sembrassero intere (come cantava de Andrè), quella sì è vigliaccheria, è vanificare e privare totalmente di significato morti e sacrifici. Ripensare la missione non deve essere conseguenza di perdite ma di una fredda analisi dei motivi e degli effetti della azione intrapresa. E poi, in un momento non di emotività ma tranquillo, si levano le tende e si torna a casa..!

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C'è anche spazio per questa proposta originale di Perchè no?:

Alessandro Magno fu un genio militare che riuscì nell'impresa di far crollare l’immenso impero persiano di fronte alla piccola Macedonia. Il piccolo vincitore del grande é cosa gia vista nella storia, ma sarebbe stato possibile in altre epoche ed altri luoghi?

Pensiamo al Venezuela contro gli USA: alla fine della presidenza Bush le relazioni tra i due paesi erano assai tese. Gli USA erano impegnati in Iraq e in Afghanistan ( e la loro economia era indebolita dal prezzo del petrolio, alcuni mesi prima dell'infuriare della crisi economica. Invece il Venezuela era in mano di Hugo Chavez che riceveva i benefici del suo petrolio e della sua propaganda bolivarista e di sinistra in tutta l’America latina. Chavez poteva permettersi anche di vendere a basso prezzo della benzina ai più poveri tra i cittadini americani.

Ora Davide attacca Golia: Chavez prepara un attacco a sorpresa contro gli USA approfittando della loro debolezza militare. Cosa avviene se in occasione di esercizi militari comuni con altri paesi sudamericani (Cuba ovviamente ed altri) il Venezuela lancia l’attacco e vince? Gli alleati sudamericani attaccano a sorpresa i siti petroliferi del Texas e del Golfo del Messico, paralizzando la borsa e l’economia americana. Delle truppe sudamericane sbarcare in Louisiana, portando generi di conferto ai cittadini di New Orleans, mai aiutati dopo la catastrofe di Katrina: alla TV si potrebbero vedere degli Americani accogliere con gioia l’aiuto bolivariano. I primi successi potrebbero convincere altri paesi sudamericani di entrare nel gioco come il Brasile, il Perù, l’America centrale e anche il Messico (e senza dubbio con un discreto appoggio logistico cinese).

Le operazioni seguenti sarebbero dirette contro l’alleato USA in Colombia e contro il canale di Panama (cosa che potrebbe paralizzare ancora di più l’economia USA, senza parlare dell’economia mondiale, facendo scoppiare la crisi con mesi di anticipo). In Florida però lo sbarco cubano fallisce e lo Stato resiste, ma il fronte avanza nel Mississippi e nel Texas mentre combattimenti di frontiera si registrano sul Rio Grande. La parte più attiva della guerra sarà pero combattuta sul mare tra le flotte USA e sudamericane (immagino la US Navy non sconfitta ma sicuramente messa in difficoltà per colpa dell’occupazione delle sue basi del Golfo).

Il problema sta nel sapere se Washington abbandona la partita e chiede la pace prima di provare a riorganizzare le sue forze facendo tornare truppe dal resto del mondo (come conseguenza si ha il crollo dei diversi fronti nel mondo), o se continua la lotta. Se continua la lotta siamo quasi al momento delle elezioni. Bush potrebbe decidere che lo stato d’emergenza necessita il rinvio delle elezioni e assume i pieni poteri, cosa che potrebbe provocare una ribellione interna. In questo caso l’invasione, la ribellione interna, la secessione di diversi Stati (come la California) potrebbero portare a una fine pura e semplice degli USA. Al posto gli alleati Sud Americani potrebbero creare una Repubblica indipendente del Grande Mississippi sul Golfo del Messico, mentre gli Stati dell’Ovest diventerebbero indipendenti, e il povero resto del paese diventerebbe un’alleanza lasca sotto il controllo di Washington conosciuta come Stati Alleati di Nuova Inghilterra.

Se le elezioni avvengono lo stesso, McCain vince sicuramente contro una Clinton più debole, mentre Obama é posto da Chavez alla testa di uno Stato fantoccio nel Sud degli USA. Chissà se McCain riesce a lanciare una controffensiva efficace: possiamo chiederci se avrebbe i mezzi militari ed economici per vincere questa guerra. In occasione del crollo americano l’Europa potrebbe o esplodere o avere l’occasione di assumere uno ruolo maggiore (vedo bene Sarkozy, presidente dell’Europa, che in questo momento prova ad approfittare del vuoto), mentre la Russia avrebbe l’occasione di riprendere il controllo delle sue ex-repubbliche sovietiche e dell’Europa dell’Est, e la Cina lancerebbe l’attacco contro Taiwan e prenderebbe il posto degli Americani come potenza maggiore in Africa. In Medio oriente la ritirata generale americana sarebbe il segnale per l’offensiva degli Islamici radicali in Iraq ma anche altrove, come in Arabia Saudita dove la famiglia reale é rovesciata, in Egitto dove é proclamata la repubblica islamica, in Pakistan (niente di buono); i paesi arabi potrebbero approfittarne per dichiarare la guerra a Israele. La Turchia potrebbe anche lei vedere l’occasione di occupare l’intero Kurdistan e anche l’Armenia.

E la NATO? Se gli USA sono colpiti alla testa e non possono più obbligare i loro alleati a intervenire al loro fianco, questa debolezza potrebbe diventare una buona occasione agli occhi di diversi membri dell'Alleanza (non ho bisogno di dire quali).

Alla fine il presidente McCain é costretto dall’opinione e dalla borsa, anche se la situazione militare non é disperata (ha ripreso il controllo del mare e di una parte del Texas), a chiedere una pace umiliante. Il territorio americano occupato é liberato (ma occupato dall’ONU), eccezione fatta per alcuni porti del Golfo del Messico con forze del Mercosur (diventato la forma legale dell’alleanza sudamericana); alcuni stati degli USA pero tornano al Messico. Il FMI viene abolito e l’economia americana é messa sotto controllo. Il Canale di Panama diventa proprietà comune dei paesi sudamericani organizzati in un Mercosur bolivarista controllato dal triumvirato Venezuela-Brasile-Messico. Gli USA devono ridurre le loro forze armate e cessare tutte le loro guerre nel mondo, gettando migliaia di veterani nella miseria. I vincitori incoraggiano diversi Stati americani all’indipendenza, come la California che secessiona. Secondo le condizioni di Chavez gli USA devono anche iniziare una serie di riforme socialiste e abbandonare le loro pretese alla direzione del mondo. All’inizio di 2009 la situazione umanitaria nel Sud degli USA é difficile e al Nord la devastante crisi economica é peggiore, difficile per il governo di Washington controllare l’inizio della nuova e preoccupante influenza sudamericana.

Perchè no?

Parodia di Sarah Palin alla Casa Bianca tratta dal sito palinaspresident.us

Parodia di Sarah Palin alla Casa Bianca tratta dal sito palinaspresident.us. Dietro la porta a sinistra c’è la giornalista televisiva Katie Couric, che ha intervistato la Palin mettendola in imbarazzo, sottoposta a waterboarding (il suo nome compare in una lista di persone da torturare dopo Matt Damon e Tina Fey, quest’ultima autrice di perfette imitazioni di Sarah in tv). Sotto la scrivania, l'immancabile bulldog con il rossetto e un corso di Scienze Politiche per Principianti. "Science" è finita nel cestino. Ovunque si vedono foto e poster di Maverick, mentre dalle finestre dello Studio Ovale si scorge una Washington plumbea completamente trivellata. Per fortuna, dopo la vittoria di Barack Obama del 4/11/2008, è solo un'ucronia. Ma nel 2012 potrebbe ancora diventare un futuro possibile... brrr!

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Enrico Letta a Palazzo Chigi

di Demofilo

 

Da grande sostenitore del candidato alla segreteria del Partito Democratico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta...

 

16 ottobre 2007: Elezioni Primarie per il Candidato alla segreteria del Partito Democratico. Battendo sondaggi ed aspettative, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il giovane Enrico Letta, conquista quota 53% battendo il grande favorito Walter Veltroni (appoggiato dagli stati generali di Margherita e Democratici di Sinistra) e gli altri candidati.

27 ottobre 2007: Assemblea Costituente del Partito Democratico. Il Presidente del Consiglio e Presidente dell'Assemblea Costituente, Romano Prodi, padre nobile dell'Ulivo, dichiara aperti i lavori ed incorona ufficialmente Enrico Letta segretario del Partito Democratico. Letta offre inizialmente la carica di vicesegretario a Walter Veltroni, il quale però rifiuta. Letta nomina allora il ministro per le attività giovanili e lo sport, la giovane Giovanna Melandri. Durante i lavori Romano Prodi viene nominato presidente onorario del Partito Democratico.

A questo punto il nuovo leader del principale partito dell'Unione di centro-sinistra ritiene necessario la continuazione del governo presieduto da Romano Prodi, il quale, tra molte difficoltà, regge fino alla primavera del 2011, quando il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scioglie le camere ed indice nuove elezioni politiche. A questo punto lo scacchiere politico italiano cambia radicalmente: il Partito Democratico si allea con il Partito Socialista Italiano di Enrico Boselli, Bobo Craxi e Gavino Angius (confluito con la sua corrente di Sinistra Democratica), con la Federazione Democratica Cristiana di Clemente Mastella, Savino Pezzotta e Pierferdinando Casini e il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, candidando Enrico Letta; il Partito delle Libertà si allea con i Riformatori Radicali di Benedetto Della Vedova e Daniele Capezzone, con La Destra di Francesco Storace e Alessandra Mussolini e la Lega Nord di Roberto Maroni, candidando Michela Vittoria Brambilla; Sinistra Europea (che unisce Rifondazione Comunista e Fabio Mussi) si allea con il Partito dei Comunisti Italiani di Marco Rizzo e la Federazione dei Verdi di Alfonso Pecoraro Scanio, candidando Paolo Ferrero.

9-10 aprile 2011: Elezioni Politiche. Vince Enrico Letta e la sua coalizione di centro-sinistra con il 49,5%, la Brambilla si ferma al 35,4% e Ferrero racimola il 15,1%.

29 aprile 2011: Anna Finocchiaro eletta Presidente del Senato della Repubblica, Dario Franceschini eletto Presidente della Camera dei Deputati.

5 maggio 2011: solenne giuramento al Palazzo del Quirinale del governo Letta nella mani del Presidente Napolitano. Enrico Letta Presidente del Consiglio, Pierferdinando Casini vicepresidente e ministro degli affari esteri, Francesco Rutelli ministro dell'interno, Mario Monti ministro dell'economia e delle finanze, Pierluigi Bersani ministro per lo sviluppo economico, Giovanna Melandri ministro per la pubblica istruzione, Linda Lanzillotta ministro per l'università e la ricerca, Maria Paola Merloni ministro per il commercio e le politiche comunitarie, Raffaele Lombardo ministro per gli affari regionali, Paolo Gentiloni ministro per le comunicazioni, Enrico Boselli ministro per la grazia e giustizia, Paolo De Castro ministro delle risorse agrarie, marittime e forestali, Ermete Realacci ministro per l'ambiente, Bruno Tabacci ministro per l'innovazione tecnologica e della pubblica amministrazione.

Demofilo


 

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