Ucronie Presidenziali Americane

Nota: le ucronie riportate in questa pagina sono meri voli di fantasia e non esprimono posizioni o giudizi a carattere politico e ideologico.

Tanto per cominciare, ecco a voi quattordici ucronie elettorali americane dedicate ai "terzi partiti" da Generalissimus:

Tra i due litiganti il terzo gode.
Non è raro, spulciando la storia delle elezioni presidenziali statunitensi, scoprire che durante gli anni ci sono stati terzi partiti che sono riusciti con le loro prestazioni ad impensierire il Partito Democratico e quello Repubblicano.
La prima volta avvenne nel 1832, ad opera proprio del primo terzo partito fondato negli USA, il Partito Antimassonico.
Questi era un partito single-issue che si opponeva ferocemente alla Massoneria e sosteneva il protezionismo.
Alle elezioni presidenziali del 1832, vinte alla stragrande da Andrew Jackson, il suo candidato fu William Wirt, che in seguito si scoprì essere un Massone che aveva aiutato diverse volte l'associazione alla quale apparteneva.
Cosa sarebbe successo se al posto di Jackson avesse vinto a sorpresa il candidato Antimassonico? Wirt però morì nel 1834, quindi in quell'anno sarebbe salito al potere il suo vicepresidente, Amos Ellmaker.
E poi?

Ci mettiamo d'accordo o no?
Alle elezioni americane di metà mandato del 1834 il Partito Whig diventò il principale partito d'opposizione al Partito Democratico, ma alle presidenziali del 1836 si presentò diviso e con ben quattro candidati alla presidenza.
Fosse riuscito ad accordarsi su un candidato unico, probabilmente avrebbe avuto più speranze di battere Martin van Buren, il vincitore di quelle elezioni.
Ma chi? William Henry Harrison, che in questo caso sarebbe riuscito a portare a termine il suo mandato? Hugh Lawson White, che sosteneva i diritti degli stati e si opponeva alla banca nazionale, ai dazi e all'uso dei fondi federali per i lavori pubblici? L'elitista duro e puro Daniel Webster, che si era fatto portavoce della modernizzazione, dell'industria e delle banche a discapito della gente comune? Di certo non potrebbe essere Willie Person Mangum, che ottenne solo il voto elettorale del suo stato di provenienza, il South Carolina, senza passare per il voto popolare.
E cosa accadrebbe se fosse davvero uno di questi tre candidati a vincere?

Van Buren l'abolizionista.
Nel 1848 il Partito Suolo Libero, che si opponeva all'espansione della schiavitù nei nuovi stati degli USA e sosteneva l'abolizione di tutte le norme che danneggiavano gli schiavi liberati che abitavano negli stati del nord, candidò alla presidenza l'ex presidente Martin van Buren.
Van Buren sapeva che Suolo Libero non aveva la minima probabilità di successo, voleva semplicemente spaccare l'elettorato Democratico, nonostante una vita spesa per il suo ex partito, perché odiava il candidato Democratico, Lewis Cass, e perché, deluso dalla sua precedente esperienza alla Casa Bianca, aveva preso a odiare il concetto di sovranità popolare.
Alla fine a vincere le elezioni fu Zachary Taylor, ma cosa succede se è Martin van Buren a fare il colpaccio?

Chi vince? Non ne so nulla.
Nel 1856 il partito statunitense Know Nothing, letteralmente "Non so niente", così chiamato per le sue attività semi-segrete e l'omertà imposta ai suoi membri, repubblicano, nazionalista, anti-Cattolico, nativista, a favore del proibizionismo e incurante del problema della schiavitù, candidò alla presidenza l'ex presidente Millard Fillmore, all'estero al momento della presidenza, nonostante egli non fosse né un membro del Know Nothing né condividesse le idee politiche del partito, e senza prendere prima contatti con lui. 
A diventare Presidente degli Stati Uniti in quell'occasione fu James Buchanan, ma se Fillmore facesse il miracolo e lo battesse?

La secessione non è Bell.
Dai resti del defunto Partito Whig americano nacque il Partito dell'Unione Costituzionale, nazionalista e conservatore, e che sperava di allontanare la secessione semplicemente evitando di parlare del problema della schiavitù.
Il suo candidato alle elezioni presidenziali del 1860 era John Bell.
Cosa sarebbe successo se fosse stato lui a vincere quelle elezioni al posto di Abramo Lincoln?

Populist power!
Alle elezioni presidenziali USA del 1892 fu il Partito del Popolo a stupire con le sue prestazioni inaspettate: il partito, populista, ruralista, a favore della nazionalizzazione delle linee telegrafiche, telefoniche e ferroviarie, del bimetallismo, della progressività fiscale e della creazione di casse di risparmio postali, aveva scelto come candidato alla presidenza James B. Weaver.
E se fosse lui a venire eletto presidente al posto di Grover Cleveland?

Teddy bis.
Mantenendo una promessa fatta al tempo della prima elezione, Theodore Roosevelt rinunciò a presentarsi alle elezioni del 1908 e sostenne il candidato repubblicano William Howard Taft, che fu eletto grazie alla sua promessa di governare il paese "proprio come se fosse Roosevelt".
In seguito tuttavia, deluso dall'operato di Taft, Teddy Roosevelt decise di fargli opposizione al Congresso Repubblicano di Chicago nel 1912. Il partito si spaccò e Roosevelt fondò l'unico terzo partito statunitense nella storia ad avere una qualche importanza al di fuori del classico sistema bipartitico, il Partito Progressista. Con esso Roosevelt ottenne il 27 % dei consensi, sopravanzando i Repubblicani ma non i Democratici, ed il loro candidato Woodrow Wilson divenne Presidente.
Ma supponiamo che Theodore Roosevelt vinca la convention repubblicana di Chicago contro Taft, oppure che il suo Partito Progressista ottenga nel 1912 più grandi elettori anche dei democratici, per modo che egli viene rieletto Presidente. Roosevelt era un deciso interventista: gli USA interverranno nel conflitto già nel 1914 provocando la vittoria dell'Intesa ad inizio 1916. Come cambia la storia?

Io credo ai La Follette.
Nel 1924 Robert La Follette, fallita la corsa per la nomination Repubblicana alla presidenza degli Stati Uniti, decise di creare il Partito Progressista, così da poter correre alla presidenza in modo indipendente.
Populista, ruralista, a favore della riduzione delle spese militari, della distruzione dei monopoli, della nazionalizzazione dell'energia idroelettrica, delle ferrovie, delle fabbriche di sigarette e di altre grandi industrie, a una tassazione più elevata per i più abbienti e alla creazione di un contratto collettivo per i lavoratori dell'industria, La Follette si dimostrò un avversario eccezionale, ma, come è ovvio, non riuscì a diventare presidente.
Ma cosa succederebbe se riuscisse a battere Calvin Coolidge? C'è da dire però che La Follette era già malato di polmonite quando iniziò la sua campagna elettorale, e sarebbe morto nel Giugno 1925, e quindi gli sarebbe successo Burton K. Wheeler, pacifista, contrario alla coscrizione e alle grandi corporazioni.
Cosa altro accade?

I Dixiecratici.
A vincere le elezioni presidenziali americane del 1948 non è né Truman né Dewey, bensì Strom Thurmond, rappresentante dei Dixiecratici, fazione di estrema destra del Partito Democratico che propugnava i diritti degli stati, il conservatorismo sociale e la segregazione razziale.
Come andrà a finire?

Segregazionismo mon amour.
Cosa sarebbe accaduto se al posto di Richard Nixon a vincere le elezioni presidenziali del 1968 fosse stato George Wallace, candidato alla presidenza del Partito Indipendente americano, paleoconservatore e segregazionista? C'è anche da considerare che il candidato alla vicepresidenza di Wallace, il generale in pensione Curtis LeMay, dichiarò di voler usare l'atomica in Vietnam...

Reagan presidente?! L'attore??!!
Nel 1980 John Anderson, sconfitto alle primarie repubblicane da Ronald Reagan, che poi avrebbe vinto le elezioni, decise di correre alla presidenza da indipendente.
Anderson, Repubblicano riformista, si poneva come un'alternativa moderata a Reagan, da lui considerato troppo conservatore.
Ma se riuscisse a fare il colpo grosso?

Però c'è Perot.
L'ultima persona che ottenne risultati fuori dal comune alle elezioni presidenziali americane con un terzo partito fu Ross Perot, e lo fece per ben due volte, nel 1992 e nel 1996.
Battere Bill Clinton si dimostrò ovviamente impossibile in entrambi i casi, ma cosa accadrebbe se compisse la sua missione?

Il Presidente Nader.
E se nel 2000 è Ralph Nader a vincere? Nader voleva riformare il finanziamento delle campagne elettorali, cambiare il sistema bipartitico, combattere le frodi elettorali e i crimini ambientali, garantire l'assistenza sanitaria a tutti, attuare misure per abbassare il prezzo degli immobili, rendere gratis tutte le scuole università comprese, aumentare i diritti dei lavoratori e i salari minimi, eliminare la regola dei tre reati e legalizzare la cannabis, ma ottenne pochissimi voti.
Quest'anno però Jill Stein, Ajamu Baraka e il loro New Deal Verde hanno qualche speranza in più.

Il Compagno Bernie.
Bernie Sanders non accetta gli esiti delle Primarie del Partito Democratico del 2016, e fonda il Partito dei Lavoratori Americani, correndo per la Presidenza contro Trump e la Clinton. Quante chances ha di farcela?

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Vediamo ora di sviluppare alcune di queste ucronie presidenziali americane. Partiamo dal lavoro di Ipotetico Sole:

Nel novembre 1992 George H. Bush, vince contro il giovane Clinton. Come evolve la politica americana?

febbraio 1993: Vertice a Roma, tra Boris Eltsin e Bush, dichiarazione del Campidoglio sulla pace in Medio Oriente.

marzo 1993: primo attentato al World Trade Center. Il Presidente americano inizia a prendere in mano il dossier sul terrorismo e la minaccia sul territorio americano.

giugno 1993: attentato alle linee ferroviarie Usa e alla rete elettrica della costa nord occidentale. Ufficialmente si parla di black-out ma non è così.

Muore per malattia repentina e improvvisa Yasser Arafat. le trattative segrete tra Rabin e l'Olp si bloccano. La presidenza Bush nn è informata ma riprende in mano la situazione e decide di scegliere in Saab Ereckhat, diplomatico palestinese nel suo uomo e lo sostiene economicamente.

Ereckhat è il nuovo presidente dell'Olp e nel settembre 1993 firma il primo accordo per il reciproco riconoscimento e per l'autonomia nazionale palestinese con Ytzakh Rabin, il Primo Ministro israeliano a Washington nel giardino della Casa Bianca.

George H. Bush nel gennaio 1994 decide di aprire un dialogo con la leadership iraniana ai più alti livelli scrivendo una lettera alla guida spirituale Ali Khamenei, in cui promette il riconoscimento del governo teocratico in cambio della fine del sostegno al terrorismo internazionale.

La guida spirituale iraniana avvia dei contatti informali con quello che in pubblico definisce ancora "Il Grande Satana". I risultati arrivano nel dicembre del 1994 quando Viene firmato una dichiarazione di reciproco riconoscimento tra Israele, Giordania, Iran e Siria.

La manovra di apertura iraniana si concretizza con la visita di James Baker a Teheran il 23 gennaio 1995. In Iraq, Saddam Hussein si sente accerchiato. Iniziano giorni di rivolta all'inizio repressi col sangue, ma che poi sfociano nella secessione curda. Turchia e Iran non fanno opposizione all'autodeterminazione curda. Saddam Hussein fugge in esilio in Cina.

Alle elezioni presidenziali francesi del maggio 1995, Lionel Jospin, socialista, batte il sindaco di Parigi, Jacques Chirac e avvia una mediazione per risolvere la crisi algerina. Ma gli integralisti islamici prendono il potere in Algeria.

Bush e Jospin pianificano un'operazione franco-americana che prevede una risoluzione comune di fronte all'Onu per risolvere l'impasse di uno stato terrorista nel Mediterraneo.

L'Algeria diviene un centro del terrorismo internazionale e inizia a lavorare per la costruzione della bomba atomica. Bombardamento francese il 30 ottobre 1995 in un centro di arricchimento dell'uranio.

Il 1996 è l'anno finale del mandato di Bush. Tra i repubblicani emerge la figura di John McCain come candidato per la Presidenza. Tra i democratici il senatore John Kerry. A Novembre vince McCain.

Il 20 gennaio 1997, Il 73enne Bush lascia la Casa Bianca all'ex veterano di Guerra ed eretico repubblicano McCain. Vicepresidente Repubblicano il generale di colore Colin Powell.

Come continuarla?

Ipotetico Sole

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E ora, l'idea di William Wallace: l'ucronia irachena!

Premesse: non sono un esperto di geopolitica, né di politiche economiche, per cui mi perdonerete possibili macroscopiche incongruenze. quello che volevo mettere in evidenza è che per le idee che mi sono fatto il petrolio potrebbe davvero rappresentare l'unica "scusa plausibile" per un conflitto di dimensioni globali, e che il Medio Oriente rappresenta davvero una polveriera di odi e conflitti che durano da centinaia di anni e che non aspettano che una miccia per esplodere. Ho forse dato un ruolo minoritario a Cina e Corea ma l'ho fatto tenendo presente i media e le possibili immagini di un conflitto nucleare che certamente rappresenterebbero un deterrente, se non per i capi politici quantomeno per la popolazione. E poi il principale mercato di assorbimento dei prodotti cinesi è proprio l'Europa. Ah, magari il punto di rottura vi sembrerà strano, però credo che l'uragano abbia davvero rallentato quantomeno le mire imperialiste di Bush, che fino a qualche mese prima pareva convinto di dover portare la guerra in Siria, Iran e corea. Speriamo bene...

Estate 2005: L'uragano Katrina non devasta la costa pacifica degli USA ma perde d'intensità al largo di New Orleans, abbattendosi sulla città con venti che non superano le 70 miglia orarie, provocando danni trascurabili. Il consenso intorno a Bush non crolla e gli americani restano convinti (malgrado l'11 settembre) della loro invulnerabilità. Per tutta l'estate al centro delle cronache mondiali rimangono le votazioni in Iraq per l'emanazione della prima costituzione del paese. Le votazioni proseguono malgrado l'opposizione sciita, che vede nella costituzione il frutto di un'imposizione americana volta a valorizzare i sunniti e a promuovere l'unità di un paese che dalla sua formazione è sempre stato diviso in zone di influenza in mano a poche famiglie, salvo la parentesi rappresentata dalla dittatura di Saddam Hussein. Gli sciiti abbandonano definitivamente il tavolo delle trattative ritirandosi nei loro territori e imbastendone un altro con l'Iran: vengono pattuite forniture militari e il riconoscimento da parte dell'Iran di una regione e di un governo autonomi di matrice sciita in cambio del libero accesso a società di perforazione iraniane sul suo territorio. Gli Usa ammoniscono l'Iran, che intanto continua lo sviluppo di armi atomiche grazie anche ad un accordo di collaborazione tecnica con PyongYang.

Autunno 2005: primi attentati sciiti che culminano con l'esplosione, la notte del 1 ottobre, di alcune decine di pozzi petroliferi. Il prezzo del petrolio sale a quota 80 dollari al barile costringendo gli Usa ad accedere alle proprie riserve e ad invitare Mosca a fare altrettando nel tentativo di calmierare il prezzo del greggio. La risposta americana agli attentati non si fa attendere e si concretizza nell'invio di un contingente di altri 3000 uomini da utilizzare per la protezione degli altri pozzi. L'Iran diminuisce, adducendo non meglio precisate ragioni tecniche, del 50% le estrazioni destinate al mercato, causando un ulteriore rialzo del prezzo, a cui neppure l'aumento delle forniture arabe riesce a porre un freno. Gli attentati sciiti intanto continuano e si fanno sempre più cruenti, culminando col tentativo, fallito, di colpire la sede provvisoria del governo iracheno. Gli americani lanciano un ultimatum ai ribelli sciiti che però cade nel vuoto. 

Ottobre 2005: gli Usa tornano ad utilizzare gli aerei invisibili in un raid notturno i cui risultati consistono nella distruzione di alcune strade di collegamento tra la provincia autonoma non riconosciuta sciita e le principali città del paese, con l'intento di impedire o quantomeno rendere più difficili gli spostamenti dei terroristi. Osama Bin Laden torna a far sentire la sua voce in un comunicato in cui esprime solidarietà per i fratelli sciiti e parole di incoraggiamento verso l'Iran per la posizione assunta. Al-jazeera trasmette le immagini di un villaggio sciita colpito per sbaglio dai bombardamenti, e le immagini non fanno che aumentare le tensioni all'interno del paese, innescando una nuova ondata di attentati e rapimenti. La prima costituzione iraqena viene ratificata a seguito delle enormi pressioni esercitate dagli USA sul governo provvisorio. Non c'è menzione alcuna dei territori autonomi, che vengono pertanto considerati parte integrante del paese. Prosegue intanto il ritiro delle truppe europee, che viene salutato dagli sciiti come la vittoria della loro prova di forza. La ratifica della costituzione dà il via ufficiale alla guerra civile tra sciiti e sunniti, con l'invio di truppe appoggiate dagli americani nei territori autonomi. Osama Bin Laden torna a minacciare gli USA e l'Inghilterra, consigliandone il ritiro sull'esempio di quanto fatto dai paesi europei.

Novembre 2005: 10 ragazzi di colore di religione islamica si fanno esplodere nel cuore finanziario di New York. I morti sono più di 5000 e l'incubo dell'11 settembre torna più vivo che mai. Benedetto XVI interviene condannando l'attentato, ma allo stesso tempo non manca di appellarsi al mondo occidentale affinché non dimentichi la vera natura dell'Islam e di un libro, il corano, che non predica morte e distruzione, ma pace. Ovunque scoppia il panico e gli americani tornano a protestare contro il presidente Bush, affinché questi disponga il ritiro delle truppe dall'Iraq, utilizzando i soldati per la difesa del proprio paese dalla minaccia terroristica. Osama Bin Laden proclama l'inizio di una serie di attentati che cesseranno soltanto con il definitivo ritiro delle truppe americane dai paesi del medio oriente.

Dicembre 2005: Bush ordina, a seguito delle proteste dei suoi concittadini, il ritiro di 2000 soldati, nonostante l'opposizione ferma del governo iraqeno, che preferirebbe aspettare il completamento dell'addestramento delle reclute del suo primo esercito repubblicano. Intanto viene firmato il decreto che dà il via libera all'utilizzo di armi nucleari nella cosiddetta "guerra preventiva". Il fallimento di un nuovo attentato in California e l'immobilità in cui sembrano giacere le autorità americane dà il via ad una serie di ritorsioni nei confronti delle comunità islamiche americane. Diverse moschee vengono date alle fiamme in attentati incendiari firmati da neonazisti appartenenti ad un movimento che si fa chiamare New Ku Klux Klan. Il papa interviene ancora una volta con parole di condanna che però rimangono inascoltate. Gli incendi e le spedizioni punitive aumentano alimentando le radici dell'odio che gli USA speravano ormai sopite.

Gennaio 2006: l'Iran blocca le forniture di petrolio ai paesi europei e americani, stringendo invece accordi con la Corea e la Cina per una fornitura di greggio di durata ventennale. Gli Usa invitano l'Iran a rivedere la propria posizione, soprattutto per quanto riguarda il suo appoggio ai ribelli. L'Iran risponde ricordando agli americani di essere un paese sovrano, e mette fine alle relazioni diplomatiche tra i due stati consigliando loro di cercare un modo per garantire la sicurezza ai propri concittadini piuttosto che imporre ai paesi musulmani la politica degli infedeli. La Russia si offre come mediatrice, ma senza ottenere risultati significativi.

Febbraio 2006: rivoluzione islamica in Afghanistan che porta al potere un gruppo filo-iraniano: messa al bando dei mujahiddin e attuazione della legge marziale. I soldati occidentali presenti nella regione vengono fatti evacuare nel vicino Uzbekistan, dove sono ospiti dei militari russi. Il Tagikistan si prepara ad ospitare i mujahiddin scampati ai rastrellamenti del Nuovo Fronte per l'Islam, il partito che ha preso il potere. Primo attentato ad un paese musulmano: un'autobomba esplode in un villaggio turistico di Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, uccidendo un centinaio di turisti. a pochi giorni di distanza seguono due altre esplosioni in un mercato dell'Oman e a Doha, Qatar, stati tradizionalmente considerati filo occidentali. Siti internet estremisti invitano le popolazioni di emirati arabi uniti, Oman, Qatar a Arabia Saudita ad attuare una rivoluzione islamica sul modello afgano, cacciando i governanti "amici degli infedeli". scoppiano disordini in tutta la regione, la produzione di petrolio scende e il prezzo dell'oro nero sale a 87 dollari al barile, molto vicino a quota 90 dollari, considerata il limite di collasso dagli esperti. Gli Usa e la Ue dichiarano l'embargo all'Iran, considerato il regista occulto degli sviluppi mediorientali.

Marzo 2006: L'Iran blocca lo stretto di Hormuz, paralizzando definitivamente il traffico petrolifero del golfo Persico. Gli americani danno libero accesso alle proprie riserve petrolifere agli altri paesi europei, strappando loro il consenso per la seconda guerra preventiva del nuovo millennio. Carri armati russi viaggiano intanto verso il Tagikistan, dove si prpeara la controffensiva dei mujahiddin.

Aprile 2006: L'Iran minaccia l'uso dell'atomica in caso di invasione dei propri territori e promette di rimettere sul mercato il proprio petrolio in cambio di un riconoscimento internazionale di una lega araba che comprenda Iraq, Afghanistan, Kuwait e avente come stato guida lo stesso Iran. La situazione in Iraq, intanto, precipita: i ribelli sciiti sconfiggono le truppe della repubblica irachena e l'esercito si sfalda. Il governo democratico è costretto a fuggire in Turchia, da dove non smette di incoraggiare i propri soldati che però perdono una postazione dietro l'altra.

Maggio 2006: netto il rifiuto degli Usa e della UE al riconoscimento della lega araba, in quanto frutto di una politica del terrore messa in atto dall'Iran. Nuova ondata di attentati in Qatar mentre in Kuwait con un'altra rivoluzione islamica un gruppo di sciiti si impossessa del potere. I russi e i mujahiddin invadono l'afghanistan da nord arrivando fino a Faydzabad, dove vengono fermati dai rivoluzionari. L'alleanza dei mujahiddin con i Russi aliena ai primi le simpatie di molti Afgani, che adesso vedono davvero come attuabile una lega di paesi musulmani che possa opporsi allo strapotere euroamericano. Nuovo intervento del papa che auspica una ricomposizione pacifica dei contrasti, appellandosi al cuore degli uomini dei due schieramenti affinché si ravvedano ed evitino una nuova guerra.

giugno 2006: incontro a Kiev tre Putin, Bush e il presidente in carica dell'unione europea: all'ordine del giorno i provvedimenti da prendere nei confronti dell'Iran e dei paesi che oramai si definiscono appartenenti alla lega araba. Il re di Giordania viene assassinato. In Iraq il governo islamico abolisce i diritti civili, lo stesso accade in Kuwait e in Afghanistan, che intanto si prepara ad una durissima resistenza. La Cina sollecita gli occidentali a trovare una soluzione al conflitto diversa dalla guerra, proponendo l'accettazione della Lega Araba.

luglio 2006: gli USA, dopo aver spostato i loro soldati in Turchia e in Arabia Saudita, iniziano una serie di bombardamenti a tappeto in Iraq, Kuwait e Afghanistan. I morti stimati ammontano a 30.000 unità. i russi avanzano fino a Mozar i Sharif, portando sotto il loro controllo il nord del paese. Un nuovo attentato scuote l'europa: un kamikaze si fa saltare in aria in mezzo a 50000 persone durante Nigeria-Irlanda del Nord. Il boato è immenso e il mondo riceve le immagini in diretta tv. il portiere irlandese muore investito dalle schegge, i suoi compagni di difesa vengono feriti gravemente agli arti e al petto. i morti sono più di 20000, molti calpestati dalla stessa folla in fuga. Russi e americani decidono di ricorrere per primi all'atomica e il 4 luglio due missili di potenza medio-piccola vengono lanciati dal Turkmenistan su Teheran e Mashad. i morti sono 100000, Teheran rasa al suolo. Ai due missili nucleari seguono 4 giorni di bombardamenti continui su tutto il territorio iraniano, afghano, kuwaitiano, iraqeno. vengono sganciati più di 5000 tra missili e bombe, nel tentativo di evitare che gli eserciti avversari abbiano il tempo di riorganizzarsi. il Kuwait è il primo a cadere sotto il peso delle bombe: il governo rivoluzionario fugge, mentre Iraq e afghanistan sembrano riuscire a resistere. Bush e Putin ordinano la resa incondizionata sotto la minaccia di continuare a oltranza i bombardamenti. Dall'Iran non arrivano notizie, ma solo le immagini sconvolgenti delle due città distrutte. La Cina condanna i bombardamenti ma gli impegni economici stretti con europa e usa all'alba degli attacchi la convincono ad abbandonare qualunque velleità di belligeranza.

agosto 2006: i resti del governo iraqeno vengono consegnati dai sunniti agli americani.

settembre 2006: L'Afghanistan viene riconquistato dai russi che creano una repubblica democratica sotto il proprio controllo, con a capo i mujahiddin.

ottobre 2006: L'Iraq viene diviso in una federazione composta da diverse regioni autonome in mano a famiglie appartenenti alle diverse etnie religiose. In Kuwait viene creato un protettorato arabo sotto la sfera di influenza americana.

William Wallace

IRAQ WAR ENDS!

Con questa finta pagina del "New York Times" del 13 novembre 2008 (ma la pagina è datata 9 luglio 2009) alcuni newyorkesi espressero la loro speranza che la mattanza in Iraq finisse presto. Dio lo voglia!

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Questo è il commento in proposito di Sandro:

Come sempre, quando nostri militari in missione rientrano a casa in una bara, si fa una gran retorica e la parola EROE viene usata a gogo e a sproposito.

Sorvolo sugli aspetti etici di questo rito macabro e doloroso, questa dare in pasto ai media dolori privati e famigliari e i gesti teatrali della classe politica che assiste e si mette in mostra in questi dolorosi eventi.

Ma voglio ribadire che per me i morti di Nassirya, dell'Iraq e dell'Afghanistan sono vittime, ma non eroi.

Senza nulla togliere a chi fa il suo dovere a rischio della vita (ma lo fa anche il muratore o l'addetto alle presse e 5000 persone in italia muoiono al loro posto di lavoro e non sono eroi), con il massimo rispetto per loro ribadisco NON SONO EROI.

Sono morti per caso e per sfortuna, per imprudenza o perchè mandati allo sbaraglio, per un attentato o per un attacco a sorpresa. Sono morti inconsapevolmente, la loro vita è stata presa ma NON L'HANNO DONATA.

Un EROE muore consapevolmente, si sacrifica per il bene comune, per l'ideale, per i compagni, mette sul piatto la sua vita reputandola di valore inferiore alla spinta etica e morale (giusta o ingiusta, non si sindaca) che lo sospinge e lo motiva.
Un EROE è Salvo d'Acquisto, Pietro Micca e migliaia di altri.

Lo muove la rabbia, la fede, l'amore o la semplice disperazione, ma agisce e non subisce.

Un EROE è una persona speciale, un esempio o un faro, merita un ricordo anche se il suo gesto non ha comportato vittorie o risultati... un soldato morto nella esplosione di una mina un poveraccio sfortunato, lui c'è rimasto ma poteva capitare a nessuno o a qualsiasi altro suo commilitone o passante ignaro...

Una "guerra" come quella dell'Afghanistan non ha spazio per gli eroi... è sporca, confusa, non dichiarata. Ci siamo dentro per motivi squisitamente politici e di prestigio, a noi dell'Afghanistan non ce ne frega un beato cavolo di niente e Karzai è un bandito solo più elegante, educato ed istruito degli altri.

Ma andare via dopo un fatto del genere, dopo un attentato che ha visto tornare altre spoglie nelle bandiere, legate strette perchè sembrassero intere (come cantava de Andrè), quella sì è vigliaccheria, è vanificare e privare totalmente di significato morti e sacrifici. Ripensare la missione non deve essere conseguenza di perdite ma di una fredda analisi dei motivi e degli effetti della azione intrapresa. E poi, in un momento non di emotività ma tranquillo, si levano le tende e si torna a casa..!

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C'è anche spazio per questa proposta originale di Perchè no?:

Alessandro Magno fu un genio militare che riuscì nell'impresa di far crollare l'immenso impero persiano di fronte alla piccola Macedonia. Il piccolo vincitore del grande é cosa gia vista nella storia, ma sarebbe stato possibile in altre epoche ed altri luoghi?

Pensiamo al Venezuela contro gli USA: alla fine della presidenza Bush le relazioni tra i due paesi erano assai tese. Gli USA erano impegnati in Iraq e in Afghanistan ( e la loro economia era indebolita dal prezzo del petrolio, alcuni mesi prima dell'infuriare della crisi economica. Invece il Venezuela era in mano di Hugo Chavez che riceveva i benefici del suo petrolio e della sua propaganda bolivarista e di sinistra in tutta l'America latina. Chavez poteva permettersi anche di vendere a basso prezzo della benzina ai più poveri tra i cittadini americani.

Ora Davide attacca Golia: Chavez prepara un attacco a sorpresa contro gli USA approfittando della loro debolezza militare. Cosa avviene se in occasione di esercizi militari comuni con altri paesi sudamericani (Cuba ovviamente ed altri) il Venezuela lancia l'attacco e vince? Gli alleati sudamericani attaccano a sorpresa i siti petroliferi del Texas e del Golfo del Messico, paralizzando la borsa e l'economia americana. Delle truppe sudamericane sbarcare in Louisiana, portando generi di conferto ai cittadini di New Orleans, mai aiutati dopo la catastrofe di Katrina: alla TV si potrebbero vedere degli Americani accogliere con gioia l'aiuto bolivariano. I primi successi potrebbero convincere altri paesi sudamericani di entrare nel gioco come il Brasile, il Perù, l'America centrale e anche il Messico (e senza dubbio con un discreto appoggio logistico cinese).

Le operazioni seguenti sarebbero dirette contro l'alleato USA in Colombia e contro il canale di Panama (cosa che potrebbe paralizzare ancora di più l'economia USA, senza parlare dell'economia mondiale, facendo scoppiare la crisi con mesi di anticipo). In Florida però lo sbarco cubano fallisce e lo Stato resiste, ma il fronte avanza nel Mississippi e nel Texas mentre combattimenti di frontiera si registrano sul Rio Grande. La parte più attiva della guerra sarà pero combattuta sul mare tra le flotte USA e sudamericane (immagino la US Navy non sconfitta ma sicuramente messa in difficoltà per colpa dell'occupazione delle sue basi del Golfo).

Il problema sta nel sapere se Washington abbandona la partita e chiede la pace prima di provare a riorganizzare le sue forze facendo tornare truppe dal resto del mondo (come conseguenza si ha il crollo dei diversi fronti nel mondo), o se continua la lotta. Se continua la lotta siamo quasi al momento delle elezioni. Bush potrebbe decidere che lo stato d'emergenza necessita il rinvio delle elezioni e assume i pieni poteri, cosa che potrebbe provocare una ribellione interna. In questo caso l'invasione, la ribellione interna, la secessione di diversi Stati (come la California) potrebbero portare a una fine pura e semplice degli USA. Al posto gli alleati Sud Americani potrebbero creare una Repubblica indipendente del Grande Mississippi sul Golfo del Messico, mentre gli Stati dell'Ovest diventerebbero indipendenti, e il povero resto del paese diventerebbe un'alleanza lasca sotto il controllo di Washington conosciuta come Stati Alleati di Nuova Inghilterra.

Se le elezioni avvengono lo stesso, McCain vince sicuramente contro una Clinton più debole, mentre Obama é posto da Chavez alla testa di uno Stato fantoccio nel Sud degli USA. Chissà se McCain riesce a lanciare una controffensiva efficace: possiamo chiederci se avrebbe i mezzi militari ed economici per vincere questa guerra. In occasione del crollo americano l'Europa potrebbe o esplodere o avere l'occasione di assumere uno ruolo maggiore (vedo bene Sarkozy, presidente dell'Europa, che in questo momento prova ad approfittare del vuoto), mentre la Russia avrebbe l'occasione di riprendere il controllo delle sue ex-repubbliche sovietiche e dell'Europa dell'Est, e la Cina lancerebbe l'attacco contro Taiwan e prenderebbe il posto degli Americani come potenza maggiore in Africa. In Medio oriente la ritirata generale americana sarebbe il segnale per l'offensiva degli Islamici radicali in Iraq ma anche altrove, come in Arabia Saudita dove la famiglia reale é rovesciata, in Egitto dove é proclamata la repubblica islamica, in Pakistan (niente di buono); i paesi arabi potrebbero approfittarne per dichiarare la guerra a Israele. La Turchia potrebbe anche lei vedere l'occasione di occupare l'intero Kurdistan e anche l'Armenia.

E la NATO? Se gli USA sono colpiti alla testa e non possono più obbligare i loro alleati a intervenire al loro fianco, questa debolezza potrebbe diventare una buona occasione agli occhi di diversi membri dell'Alleanza (non ho bisogno di dire quali).

Alla fine il presidente McCain é costretto dall'opinione e dalla borsa, anche se la situazione militare non é disperata (ha ripreso il controllo del mare e di una parte del Texas), a chiedere una pace umiliante. Il territorio americano occupato é liberato (ma occupato dall'ONU), eccezione fatta per alcuni porti del Golfo del Messico con forze del Mercosur (diventato la forma legale dell'alleanza sudamericana); alcuni stati degli USA pero tornano al Messico. Il FMI viene abolito e l'economia americana é messa sotto controllo. Il Canale di Panama diventa proprietà comune dei paesi sudamericani organizzati in un Mercosur bolivarista controllato dal triumvirato Venezuela-Brasile-Messico. Gli USA devono ridurre le loro forze armate e cessare tutte le loro guerre nel mondo, gettando migliaia di veterani nella miseria. I vincitori incoraggiano diversi Stati americani all'indipendenza, come la California che secessiona. Secondo le condizioni di Chavez gli USA devono anche iniziare una serie di riforme socialiste e abbandonare le loro pretese alla direzione del mondo. All'inizio di 2009 la situazione umanitaria nel Sud degli USA é difficile e al Nord la devastante crisi economica é peggiore, difficile per il governo di Washington controllare l'inizio della nuova e preoccupante influenza sudamericana.

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Parodia di Sarah Palin alla Casa Bianca tratta dal sito palinaspresident.us

Parodia di Sarah Palin alla Casa Bianca tratta dal sito palinaspresident.us. Dietro la porta a sinistra c'è la giornalista televisiva Katie Couric, che ha intervistato la Palin mettendola in imbarazzo, sottoposta a waterboarding (il suo nome compare in una lista di persone da torturare dopo Matt Damon e Tina Fey, quest'ultima autrice di perfette imitazioni di Sarah in tv). Sotto la scrivania, l'immancabile bulldog con il rossetto e un corso di Scienze Politiche per Principianti. "Science" è finita nel cestino. Ovunque si vedono foto e poster di Maverick, mentre dalle finestre dello Studio Ovale si scorge una Washington plumbea completamente trivellata. Per fortuna, per ora è solo un'ucronia. Ma potrebbe ancora diventare un futuro possibile... che Dio ci scampi!

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Passiamo all'idea di Lord Wilmore:

Il 19 agosto 2012 la tensione tra le due superpotenze estremo-orientali, Cina e Giappone, sale alle stelle, dopo che attivisti nazionalisti di entrambi i paesi sono sbarcati su due isolette nel Mar Cinese che il Giappone chiama Senkaku, che la Cina chiama Diaoyu, e che entrambi i paesi rivendicano come parte integrante del loro territorio. Naturalmente le isole sono rocciose e inospitali, ma probabilmente il loro mare nasconde un tesoro in gas naturale e minerali preziosi per l'industria. Che accade se si arriva a un vero e proprio stato di guerra tra le due potenze, 67 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale?

Siccome anche tra Giappone e Corea del Sud vi è un analogo contenzioso per le isole Takeshima, chiamate Dokdo dai coreani che le controllano de facto, che accade se la guerra "calda" scoppia invece tra queste due nazioni, entrambe alleate degli USA? Come farà Obama a sbrogliare la matassa?

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Gli risponde Massimiliano Paleari:

Sul piano strettamente militare attualmente un confronto tra la Cina e il Giappone (al netto di un eventuale intervento statunitense) vedrebbe almeno "sulla carta" il prevalere della prima. In giappone non vige la leva, l'esercito è relativamente piccolo (anzi, tecnicamente non si tratta di un esercito ma di "forze di autodifesa" a seguito della sconfitta subita nella II Guerra Mondiale). Penso (e spero) che nel caso di un primo confronto armato tra i due Stati, l'intervento mediatore questa volta congiunto degli USA e della Russia possa sortire l'effetto di riportare a più miti consigli i 2 contendenti.
Se invece è la Corea del sud ad affrontare il Giappone, occorre ricordare che l'esercito della prima (quantitativamente imponente se paragonato alla popolazione) è temprato da più di 60 anni di guerra calda/fredda con l'omologa del nord. In questo caso assisteremo ad uno scenario sul modello della guerra delle Falkland/Malvinas dell'82, vale a dire un conflitto aereo/navale territorialmente limitato all'arcipelago conteso, con gli Stati Uniti ad "assistere" discretamente alla scena. Gli eventi sarebbero in questo caso i seguenti:

  1. nazionalisti giapponesi sbarcano nell'arcipelago
  2. limitato intervento militare sudcoreano che procede all'arresto dei nazonalisti giapponesi
  3. le forze di autodifesa marittima del Giappone intervengono a loro volta
  4. scontro navale tra unità giapponesi e sudcoreane
  5. truppe giapponesi sbarcano nell'arcipelago
  6. i Coreani reagiscono e inviano una imponente forza navale verso l'arcipelago
  7. battaglia aereo navale al largo dell'arcipelago, vittoria sudcoreana
  8. sbarco di truppe sudcoreane, combattimenti terrestri
  9. i Giapponesi oppongono una resistenza inaspettata ma dopo 3 giorni di combattimenti sono costretti alla resa
  10. con la mediazione di Australia, Nuova Zelanda e Usa le parti sono indotte a firmare la pace prima che il conflitto degeneri
  11. l'arcipelago viene assegnato alla Sud Corea, i Giapponesi mantengono diritti di trivellazione su un'area adiacente.

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E ora, un'ucronia ispirata a questo sito e tradotta e integrata per conto nostro da Eduardo Saja:

 

Marito: Bill Clinton

Figli: Chelsea Clinton

Residenza: Casa Bianca (ufficiale)
Chappaqua, New York (privata)

Alma mater: Wellesley College,
Yale Law School

Professione: avvocato

Religione: Chiesa Metodista Unita

Firma:  

Hillary Diane Rodham Clinton (Chicago, 26 ottobre 1947) è la quarantaquattresima Presidente degli Stati Uniti d'America. È la prima donna ad aver ricoperto questo incarico. È la moglie di Bill Clinton, il quarantaduesimo presidente degli USA, in carica dal 1993 al 2001.

Prima di intraprendere l'attività politica, ha esercitato la professione di avvocato e docente di diritto penale, diventando la prima donna a essere ammessa come socio nel « Rose Law Firm », uno degli studi legali più antichi degli Stati Uniti; ha inoltre fatto parte dei consigli d'amministrazione delle multinazionali Walmart e Lafarge.

È sposata con Bill Clinton dal 1975; a seguito dell'elezione del marito alla carica di Presidente degli Stati Uniti d'America, è stata first lady dal 1993 al 2001. Successivamente è stata senatrice dello Stato di New York dal 2001 al 2008, venendo eletta per il suo primo mandato mentre era ancora first lady e diventando quindi la prima moglie di un presidente a ricoprire una carica elettiva. Il 10 febbraio 2007 ha annunciato ufficialmente la propria candidatura alle successive consultazioni presidenziali.

 

Elezione alla Presidenza

Fin dal marzo 2008 la signora Clinton ha ammesso di piacerle l'idea del “Dream ticket” con il suo principale rivale, il senatore dell'Illinois Barack Hussein Obama.

Dopo aver vinto facilmente le primarie in Ohio e in Texas, una striscia di vittorie la ha portata ad una schiacciante vittoria nelle primarie in Pennsylvania, da cui Obama non si è più ripreso. Il 20 maggio,  dopo che erano arrivati i risultati delle primarie di Kentucky e Oregon, Obama ha ammesso che i sondaggi avevano predetto giustamente che l'Oregon sarebbe stato l'ultimo stato nel quale Obama avrebbe corso. La notizia è stata data in un incontro comune con la senatrice Clinton, che ha subito dichiarato di aver scelto Obama come suo Vice nella corsa presidenziale.

Il 4 novembre 2008 Hillary Clinton ha sconfitto nelle elezioni generali John McCain, senatore repubblicano dell'Arizona, con 340 voti favorevoli contro i 198 di McCain, ed è diventata la prima presidente donna degli Usa. A sua volta, Obama è diventato il primo vicepresidente afro-americano. L'8 gennaio 2009 una sessione congiunta del congresso USA ha attestato i voti del Collegio Elettorale, dichiarando ufficialmente la Clinton nuovo capo dello stato.

La prima Presidenza Clinton

L'insediamento ufficiale di Hillary Clinton come 44° Presidente e di Barack Obama come suo Vicepresidente è avvenuta il 20 gennaio 2009. Il tema della cerimonia era: “Una nuova nascita per la libertà”, commemorando così la nascita di Abraham Lincoln, avvenuta esattamente 200 anni prima.

Il 24 marzo 2009 la Presidente Clinton ha parlato per la prima volta davanti al Congresso riunito in seduta comune per spiegare a tutto il popolo americano il suo piano per risanare l'economia in recessione. In questa occasione ha ricevuto delle critiche per aver insistito sulla questione dell'assistenza sanitaria e delle energie alternative.

Il 30 aprile 2009 il giudice della Corte suprema David Souter ha annunciato inaspettatamente le sue dimissioni. La presidente Clinton ha nominato giudice per il secondo grado della Corte d'Appello Sonia Sotomayor, che è diventata la prima giudice ispanica alla Corte Suprema nella storia americana.

Il 12 giugno 2009 il premier iraniano Mahmoud Ahmadinejad non è stato rieletto, sconfitto dal Presidente del Consiglio Iraniano delle Arti Mir-Hossein Mousavi, che ha ottenuto il 55% dei voti favorevoli contro il 25% di Ahmadinejad e il 24% di altri candidati. La presidente Clinton ha chiamato al telefono il neoeletto presidente iraniano Mousavi per congratularsi con lui.


Il Presidente Clinton e il Vicepresidente Obama nel gennaio 2009

Il 17 giugno 2009, di ritorno alla Casa Bianca dopo un incontro con il Segretario di Stato Joe Biden, la presidente è caduta e si è fratturata un gomito. È stata trasportata all'Ospedale Universitario George Washington, dove si è reso necessario un intervento chirurgico per ridurre la frattura.

Il 25 giugno 2009 la leggenda della musica Michael Jackson è morto per un arresto cardiaco a Los Angeles, all'età di 50 anni. La presidente Clinton ha rilasciato questa dichiarazione: « Bill e io siamo addolorati per la morte di Michael Jackson. È stato amato per 45 anni da milioni di giovani e anziani, in tutte le nazioni e i continenti. Ha infranto barriere razziali, ha aiutato a portare la musica in tutto il mondo. Ci mancherà moltissimo. La sua eredità durerà per sempre! Continuerà a cantare per gli angeli lassù. »

L'8 ottobre 2009 Hillary Clinton ha firmato il “Matthew Shepard and James Byrd, Jr. Hate Crimes Prevention Act”, una misura che allarga le leggi federali contro la discriminazione varate nel 1969, così da includere i crimini commessi contro gender, omosessuali e disabili.

Il 12 gennaio 2010 un terremoto ha sconvolto la capitale di Haiti, Port au Prince. Tanti edifici sono crollati, tra cui quello del Parlamento, il Palazzo Presidenziale, gli uffici governativi e la famosa cattedrale. La presidente Clinton ha dichiarato: « Haiti ha sofferto un disastro che non è niente di meno di una catastrofe. I nostri cuori e le nostre preghiere vanno al popolo di Haiti. » Ha aggiunto che cospicui aiuti umanitari sarebbero stati subito inviati nell'isola caraibica, e ha incoraggiato il popolo americano a donare quanto più possibile per aiutare il popolo haitiano.

Politica energetica

Dopo aver condotto tutta la campagna elettorale a favore delle energie sostenibili, all'inizio della sua presidenza la Clinton è stata chiara dichiarando che le energie più “verdi” non solo possono salvare il mondo, ma anche aiutare un'economia in difficoltà. Il 30 settembre 2009 l'amministrazione Clinton ha proposto nuove regole per le centrali elettriche, per le fabbriche e per le raffinerie del petrolio, tentando di diminuire i gas serra e di limitare il riscaldamento globale.

Politica estera

Vari nomi sono stati vagliati per la nomina a Segretario di Stato, tra cui Richard Holbrooke, Antonio Villaraigosa, Joe Biden e Bill Richardson. Nel dicembre 2008 la presidente Clinton ha scelto Biden come Segretario di Stato, e gli ha assegnato anche altri ruoli chiave nel Dipartimento di Stato e nel Gabinetto della sicurezza nazionale.


Il Presidente Clinton incontra la Regina Elisabetta II e il Presidente francese Nicholas Sarkozy

La presidente Clinton ha partecipato nell'aprile 2009 al G-20 a Londra e al quinto annuale summit delle Americhe a Trinidad e Tobago. Grazie al lavoro svolto dietro le quinte dal Segretario di Stato Biden, la Clinton durante il summit ha parlato a quattr'occhi con il presidente del Venezuela, Hugo Chavez. Dopo l'incontro, Chavez ha dichiarato che avrebbe riaperto l'ambasciata venezuelana negli USA.

Il 6 novembre 2012 il 61% dei cittadini di Porto Rico si è espresso in un referendum a favore dell'adesione agli Stati Uniti d'America come 51º stato federale. Dal 1 gennaio 2017 Porto Rico aderirà all'Unione come 51° stato; questo risultato è stato fortemente voluto dalla Presidente Clinton. Sempre grazie a lei Guam, le Marianne Settentrionali e le Samoa Americane hanno ottenuto l'indipendenza da Washington il 4 luglio 2015.

 

Non di minore importanza è stata l'adesione dell'Ucraina e della Georgia alla NATO, anch'essa voluta ad ogni costo dall'amministrazione Clinton.

Rielezione e secondo mandato

Hillary Clinton è stata rieletta alla Presidenza Il 6 novembre 2012, imponendosi sul candidato repubblicano Mitt Romney,  governatore dello Stato del Massachusetts dal 2003 al 2007.

Il settimanale statunitense TIME la ha prescelta come «persona dell'anno» nel 2008 e nel 2012; nel 2014 è stato insignita del Premio Nobel per la Pace « per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli », avendo mediato gli accordi definitivi di pace tra israeliani e palestinesi, firmati a Gerusalemme il 29 novembre 2013 tra il Primo Ministro Israeliano, il laburista Isaac Herzog, e il nuovo Presidente Palestinese Ali Abu Awwad. Il nuovo Stato di Palestina ha ottenuto il riconoscimento di quasi tutti i paesi del mondo ed è stato subito ammesso nell'ìONU.

Tra i successi del secondo mandato della signora Clinton si possono annoverare anche l'approvazione a livello nazionale del matrimonio omosessuale, la riapertura delle relazioni diplomatiche con Cuba grazie alla mediazione di Papa Francesco e la rimozione dell'embargo alla nazione caraibica. Particolarmente importante è stato il rapporto della Clinton con Papa Francesco, al secolo Sean Patrick O'Malley, Cappuccino, già Arcivescovo di Boston e primo Pontefice nato negli Stati Uniti d'America, eletto al Soglio di Pietro il 13 marzo 2013 dopo le inaspettate dimissioni di Papa Benedetto XVI. Il 23 settembre 2015 Hillary Clinton ha accolto Papa Francesco nel South Lawn della Casa Bianca, durante la sua visita pastorale negli Stati Uniti d'America, un vero ritorno a casa per lui, e in quell'occasione lo ha ringraziato per la sua preziosa opera di mediazione con il regime castrista. Hillary Clinton ha visitato Cuba nel marzo 2016, prima presidente statunitense dopo Calvin Coolidge nel 1928, e Raúl Castro ha ricambiato la visita a Washington nel giugno 2016, accettando di avviare le prime riforme in senso democratico.


Stemma pontificale di Papa Francesco

Per quanto riguarda la tragedia della guerra civile in Siria, scoppiata nel 2011, a seguito dell'uso di armi chimiche da parte del regime di Damasco nel settembre 2013, Hilllary Clinton e l'Unione Europea hanno accusato le forze governative di Bashar al-Assad di crimini contro l'umanità. Nonostante l'opposizione di Russia ed Iran che difendevano il governo e accusavano i ribelli dell'Esercito Siriano Libero, la Clinton, il Primo Ministro Britannico David Cameron e il Presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan hanno rifornito di mezzi materiali, viveri e medicine i ribelli contro le armate di al-Assad, e la Turchia è intervenuta direttamente con le proprie forze armate sul territorio siriano. Ciò ha permesso ai ribelli di prendere Damasco e di proclamare la Repubblica Democratica di Siria, con Hadi al-Bahra nuovo Presidente, mentre Bashar al-Assad era costretto a rifugiarsi in Russia. Grande costernazione di Vladimir Putin, che perdeva uno dei suoi principali alleati nel complicato scacchiere mediorientale. L'appoggio militare americano al nuovo corso siriano è proseguito con la lotta contro lo Stato Islamico, proclamato nel nordest del paese dal "califfo" Abū Bakr al-Baghdādī.

Degna di nota è anche la visita di Hillary Clinton ad Hiroshima il 6 agosto 2015, in occasione del settantesimo anniversario del bombardamento nucleare su quella città; in quell'occasione la Clinton ha presentato le scuse ufficiali del governo USA per la morte di 150.000 giapponesi ad Hiroshima e di 80.000 a Nagasaki. Il Primo Ministro Giapponese Yukio Hatoyama, del Partito Democratico, ha poi ricambiato facendo visita a Pearl Harbor, sull'isola hawaiiana di Oahu, il 7 dicembre 2016, e presentando a sua volta le scuse per l'attacco nipponico a quella base militare, avvenuto esattamente 75 anni prima, che ha provocato almeno 2500 morti.

All'attivismo della signora Clinton si deve anche l'assegnazione a Los Angeles da parte del CIO dell'organizzazione dei Giochi della XXXII Olimpiade, sconfiggendo la concorrenza di Roma, Tokyo, Istanbul e Madrid. Ed è sempre grazie alla mediazione della prima Presidente degli USA se Papa Francesco potrà essere il primo Romano Pontefice a visitare la Repubblica Popolare Cinese, dal 14 al 19 febbraio 2017.

Infine, uno dei maggiori successi della Presidenza Clinton è stata l'approvazione del cosiddetto Hillary Clnton Act, con cui ha imposto severi limiti alla diffusione indiscriminata delle armi da fuoco negli Stati Uniti d'America, nonostante l'opposizione della potente lobby delle armi sostenuta dal Partito Repubblicano.

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Ecco ora a voi l'ucronia di Federico Sangalli, in cui cerca di immaginare un conflitto tra Corea del Nord e del Sud:

21 agosto 2015: Ripetuti scambi di colpi di artiglieria al confine tra Nord e Sud fanno salire la tensione tra le due nazioni. Kim-Jong Un invia un ultimatum a Seul chiedendo lo spegnimento degli altoparlanti posti al confine ma il Sud rifiuta.

22 agosto 2015: Viene annunciato che Nord e Sud Corea terranno colloqui d'alto livello a Pammunjon.

25 agosto 2015:  Si aprono i colloqui a Pammunjon. In una relazione dell'Alta Commissione dell'Esercito Popolare Coreano si specifica come sia ormai impossibile conquistare la Corea del Sud prima dell'arrivo dell'inverno, che è particolarmente rigido da quelle parti.

Autunno 2015-Primavera 2016:  Mentre gran parte dell'opinione pubblica è distratta a seguire le primarie americane e la lotta allo Stato Islamico, le trattative tra le due Coree si trascinano lungamente e senza nessun risultato.

1 giugno 2016:  Davanti al rifiuto nordcoreano di fare qualunque concessione, le trattative giungono ad un punto morto. Il Sud, sicuro della propria alleanza con gli USA, minaccia di abbandonare le trattative.

2 giugno 2016: Kim Jong-Un mette in massima allerta tutte le forze armate e le concentra al confine. Tuttavia molti analisti e politici, dopo oltre sessant'anni di finte, sottovalutano la minaccia. Tutti credono che si tratti dell'ennesimo bluff.

25 giugno 2016: In occasione del 66° anniversario della Prima Guerra di Corea, la Corea del Nord attacca di sorpresa la Corea del Sud. Oltre due milioni di soldati varcano il confine e puntano verso Sud. Tuttavia sia che i nordcoreani passino sopra le mine della Zona Demilitarizzata, saltandoci in aria, sia che la bombardino per eliminare i campi minati, questo avverte i sudcoreani e permette di organizzare le difese. "Oggi, 66° anniversario del tentativo vittorioso dei nostri padri e dei nostri nonni di far trionfare il popolo coreano, le nostre forze hanno passato il confine per completare l'opera e portare finalmente la libertà al proletariato dell'intera Corea!" dichiara Kim-Jong-Un in un discorso alla nazione in Piazza del Popolo a Pyongyang.

26 giugno 2016: Mentre l'invasione è in pieno svolgimento, la Presidentessa SudCoreana Park Geun-Hye, figlia di Park Chung-Hee, dichiara "Noi non ci arrenderemo a questo attacco proditorio alla nostra nazione! E combatteremo sempre! E comunque!". Da Washington il Presidente USA Barack H. Obama, sorpreso dalla notizia dell'invasione mentre giocava la sua immancabile partita di golf, aggiunge "Oggi una nazione sovrana e alleata degli Stati Uniti, abitata da un popolo da sempre amico e partner del popolo americano, è stata attaccata brutalmente e a tradimento da una nazione che si è sempre dimostrata nemica di ogni compromesso e della pace internazionale. Erano in corso trattative tra le due nazioni, trattative per raggiungere la piena pace nell'area. Appare ora chiaro che la Nord Corea ha progettato, ideato e portato avanti piani di guerra mentre parlava di pace. Sono qui per assicurare la Corea del Sud e il suo popolo: non sarete lasciati soli!".

27 giugno 2016:  Riunione d'emergenza delle Nazioni Unite e del Congresso Americano. Mentre i Repubblicani accusano la Cina di appoggiare Pyongyang, le Nazioni Unite votano per dichiarare la Corea del Nord paese aggressore. A sorpresa la Cina si astiene: la nazione asiatica sta da tempo cercando di creare una Pax Cinese nell'area per sottrarla all'influenza americana e un conflitto non può fare che danneggiare Pechino. In pratica Pyongyang viene sacrificata sul l'altare cinese delle pubbliche relazioni. Lo stesso giorno il Congresso Americano autorizza l'uso della forza in Corea, mentre Papa Francesco chiede di pregare per la pace in Estremo Oriente.

Agosto-Settembre 2016:  Gli americani fanno affluire oltre centomila soldati via Guam. Approfittando del conflitto, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe abolisce l'emendamento della Costituzione che sancisce il pacifismo del Giappone: le Forze di Autodifesa del Giappone riprendono il nome di Forze Armate Imperiali del Giappone e partecipano attivamente alla Seconda Guerra di Corea. La forte resistenza dei giapponesi, degli americani e dei sudcoreani ferma i nordcoreani alla periferia di Seul. La Presidentessa Park Geun-Hye dichiara che non abbandonerà la capitale neppure in caso di caduta e ordina il trasferimento di buona parte del governo a Pusan. Le rispettive Convention incoronano Hilary Rodham Clinton per i democratici e Jeb Walker Bush per i Repubblicani. Nel suo discorso di accettazione Bush si dichiara favorevole ad un attacco preventivo anche nucleare contro la Corea del Nord. La Clinton viceversa esclude la possibilità di un attacco nucleare preventivo, ricordando l'incubo della guerra fredda e la strategia della Mutua Distruzione Assicurata.

Ottobre 2016: Con l'arrivo dell'inverno la guerra s'impantana nel ghiaccio e nel fango.

Novembre 2016: Al termine di una dura campagna elettorale, Hilary Clinton sconfigge Jeb Bush e promette di porre fine al conflitto.

Gennaio 2017: Il 20 Hilary Clinton giura come 45° Presidente USA.

Marzo 2017: Scatta l'Operazione Iron Bull: la Coalizione Alleata scatena un'offensiva generale lungo tutto il fronte menttre i Marines del Generale James F. Amos sbarcano a Wanso. La protezione è assicurata dalla 6° Flotta dell'Ammiraglio James A. Winnefeld e dalle forze aeree del Generale Mark Welsh.

Aprile 2017: Le forze alleate ripassano il 38° Parallelo.

Maggio 2017: Viene liberata Kaesong, dove viene forma un Governo Provvisorio della Corea della Nord, formata da gruppo di dissidenti e da militari che si sono ammutinati e hanno trattato con gli alleati. I Marines da Wanso si spostano fino al confine con la CIna sul fiume Yalu, distruggendo gran parte delle basi militari, in particolare aeree e missilistiche, dell'apparato militare nordcoreano. Davanti alla minaccia dell'uso del nucleare la PresidentessaClinton dichiara "Ed è politica di questa nazione ritenere qualunque attacco nucleare lanciato dalla Corea del Nord contro qualunque nazione alleata degli Stati Uniti un attacco agli Stati Uniti stessi da parte della Corea del Nord e in particolare del governo nordcoreano e che pertanto richiederà una risposta totale contro di esso".

25 giugno 2017: Con Pyongyang ormai accerchiata e non volendo finire linciato dalla folla, Kim Jong-Un ordina di mettere mano alla valigetta nucleare. Alle7:00 di mattina una raffica di missili a corto raggio, di fatto gli ultimi rimasti alla Corea del Nord, si leva in volo verso Kaesong. Alla notizia dell'attacco la Clinton ordina un contrattacco immediato, che sarà annullato nel caso l'attacco si riveli non nucleare. Alle 7:03 un esplosione nucleare viene registrata dai satelliti alla periferia nord di Kaesong: le vittime sono centomila, in gran parte profughi nordcoreani ospiti nei campi alleati. Quasi contemporaneamente il conto alla rovescia si esaurisce e il sottomarino USS Columbia, immerso al largo dell'Isola di Cheju, lancia un singolo missile balistico nucleare contro Pyongyang, che alle 7:05 svanisce dalla faccia della terra insieme a ciò che restava del governo nordcoreano. Il capo del Pentagono, il Generale Raymond "Ray" T. Odierno comunica laconicamente il secondo impiego delle armi nucleari dalla Seconda Guerra Mondiale "Alle 7 e tre minuti i nordcoreani hanno sferrato un attacco nucleare non provocato contro le nostre forze, quelle dei nostri alleati e contro i civili della città di Kaesong. Alle 7:05 le vittime di Kaesong sono state vendicate".

26 giugno 2017:  Le ultime forze nordcoreane si arrendono. Shin Dong-hyuk, dissidente nordcoreano, assume la presidenza ad interim della Repubblica Nordcoreana.

1 ottobre 2017:  Con un referendum la Corea viene riunificata sotto Seul. Shin Dong-hyuk diventa vice-presidente.

Giugno 2018: Viene terminata la ricostruzione di Kaesong che diventa la nuova capitale della Corea, a metà strada tra il Nord e il Sud. Shin Dong-hyuk viene eletto presidente della Repubblica di Corea.

Che ne dite?

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Diamo spazio alla proposta di aNoNimo:

Tranquilli, quello che vedete qui sotto è solo un fake. Ma che cosa deve avvenire, perchè questa eventualità si realizzi davvero il giorno 14 maggio 2017? E quali conseguenze potrebbe avere sugli assetti mondiali?

Poland declares war on Russia!

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Gli risponde Generalissimus:

Crescente paranoia anti-russa in seguito alla crisi ucraina e salita al governo di una coalizione Congresso della Nuova Destra-Movimento Nazionale-Unione per la Politica Reale-Destra della Repubblica-Unione Nazionale Cristiana-Lega delle Famiglie Polacche-Rinascita Nazionale Polacca.

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Questo invece è il parere di Iacopo:

Scenario ipersovietico: nel 1991 l'urss non si scoglie, ma va incontro a una lunga agonia insieme a tutto il Patto di Varsavia. Dopo una generazione di guerre perse contro ribelli islamici e dopo la formazione di una potente compagine balcanica post-tutina, è la volta della Polonia dichiarare la propria indipendenza dal blocco post sovietico.

Scenario iporusso: a partire dal 1994 la Russia si balcanizza. Guerre civili e secessioni si susseguono. In questo caos la Polonia esercita un Protettorato di fatto sulla Bielorussia. Quando Medvedev attacca Vitebsk per stanare il suo nemico Putin, la Polonia risponde.

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Andrea Villa però fa notare:

Bisogna aggiungere un POD che porti Sanders a divenire presidente...

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Ed ecco che ne pensa Federico Sangalli:

E se il POD fosse proprio la vittoria di Sanders?

Bernie Sanders vince le elezioni e i suoi messaggi anti-militaristici e pacifisti fanno schizzare la paranoia a mille tra i polacchi: il nuovo governo ultraconservatore moltiplica le proprie forze armate, centuplica gli aiuti alle milizie paramilitari nazionalistiche, chiude tribunali e giornali che difendono la minoranza salvo-russa, militarizza la vita pubblica, introduce canto militari a scuola ed istituisce feste militari e nazionaliste in funzione anti-russa. Ci vuole poco per soffiare sul fuoco e in breve Varsavia annuncia che, per difendersi dall'Orso russo, supporterà attivamente l'Ucraina nel suo conflitto in Novorussia, onde evitare di ritrovarsi "la bestia alle porte!". Inevitabilmente l'intervento incoraggia Kiev ad osare di più: in fondo ora c'è la Polonia, membra della NATO, a coprire le spalle e qualche scontro riacutizzerà le tensioni, costringendo gli USA ad occuparsi della faccenda. Truppe ucraine attaccano le posizioni filo russe a Mariupol e Kharkov e di conseguenza i russi rispondono bombardando le postazioni ucraine. Ma di mezzo trovano i caccia dell'Aeronautica Polacca, alleata di Kiev, che rispondono al fuoco. L'incidente è solo il prodromo di uno scontro terrestre più esteso, dopo che Mosca decide di "salvare l'Ucraina dall'assimilazione polacca". La Polonia dichiara allora guerra alla Federazione Russa all'alba di Domenica 14 Maggio, tra lo sbigottimento generale. Il resto, come si suol dire, é Storia...

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Generalissimus aggiunge:

Penso che la Russia (che reagirà assieme alla Bielorussia) abbia il potenziale per vincere in modo convenzionale una guerra contro Polonia e Ucraina da sole.

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Tommaso obietta:

Però la Polonia è un membro della Nato...

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Generalissimus torna alla carica:

Che tuttavia ha dichiarato una guerra aggressiva contro la Russia senza preavvisare i suoi alleati.
E per di più non ha il sostegno degli USA che stanno chiedendo un ritorno alla pace.

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E Iacopo aggiunge di suo:

Scusate, ma se a est della Polonia ci fosse una Russia in piena forza nessun polacco penserebbe mai di scatenare una guerra... e anche se lo facesse, i servizi di sicurezza interni lo eliminerebbero all'istante per patente follia. Non possiamo immaginare che la Polonia dichiari guerra alla Russia della nostra TL.. sarebbe un gesto semplicemente idiota. La Russia DEVE essere diversa!

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E adesso, l'idea davvero originale di Alex Girola (tratta da questo sito):

Partiamo da questo articolo dell'ottobre 2016, tratto da Vanity Fair Italia:

« Secondo Maëlle Brun e Amelle Zaïd, autrici di "George Clooney: Un'ambizione segreta", l'attore americano che piace a tutti sogna di diventare presidente degli Stati Uniti. Ormai il curriculum perfetto quasi ce l'ha. E loro ce lo spiegano in sei punti. (...) Il nickname della famiglia Clooney è "i Kennedy del Kentucky". I genitori sono Democratici convinti, e hanno cresciuto George e la sorella Adelia a pane e politica. Il papà Nick, giornalista, nel 2004 si è candidato per i Democratici nella Camera dei rappresentanti perdendo contro l'avversario repubblicano. Ha sempre spinto il figlio ad alternare gli impegni cinematografici alle cause umanitarie, come quella del Darfur. La madre Nina faceva parte del consiglio comunale di Augusta, il loro paese d'origine. Clooney è preparato. » (il resto dell'articolo lo potete leggere a questo link)

Secondo molti Clooney sarebbe dunque pronto per correre alle presidenziali. Mettiamoci pure che è un grande amico di Obama, che potrebbe dunque supportarlo e sponsorizzarlo. Lo vedremo in corsa nelle prossime elezioni presidenziali? Chissà.

E se invece George avesse anticipato i tempi, sfidando Trump nelle recenti elezioni americane? Di sicuro – e non solo col senno di poi – sarebbe stato un contendente molto più valido della poco amata signora Clinton, che infatti ha perso contro l'avversario più clownesco e improbabile. Clooney avrebbe potuto vincere? Raccogliendo gli opportuni finanziamenti (compito non impossibile, in contesto hollywoodiano) possiamo ipotizzare una risposta positiva. Sì, avrebbe potuto vincere.

Inseriamo nel contesto una seconda ucronia, in una sorta di gioco di scatole cinesi. Come sapete George ha avuto una discussa storia d'amore con la nostra Elisabetta Canalis, durata dal luglio 2009 al giugno 2011. Poi l'idillio è finito, anche se tra i due i rapporti sono rimasti ottimi. Ora entrambi hanno una famiglia – la compagna di Clooney, Amal Alamuddin, è incinta di due gemelli, mentre Elisabetta è una felice mamma e moglie. E se invece George e Eli non si fossero mai lasciati? Se i due si fossero sposati, come per qualche settimana pareva quasi tutto già deciso e preparato?

A questo punto, nel nostro scenario di storia alternativa, avremmo la prima first lady di origine italiana. Elisabetta Canalis, appunto. E, se Melania Trump alla fine non sfigura a fianco di Parruccone, Eli sarebbe stata fantastica nei panni della première dame della Casa Bianca. Probabilmente qualche snob e quasi tutti i radical chic avrebbero avuto da ridire, ma probabilmente l'ex showgirl avrebbe pian piano conquistato un vasto consenso popolare. Basandomi su ciò che so di lei, Elisabetta avrebbe usato l'ampia visibilità della sua carica per sostenere la causa animalista della PETA e quella umanitaria dell'UNICEF, come del resto già fa nella HL.

Dal punto di vista politico, l'Italia avrebbe goduto del privilegio di avere una nostra concittadina a fianco dell'uomo più potente del mondo. Certo, anche il gossip sarebbe andato a nozze, scavando nella carriera giovanile di Elisabetta (cosa che già viene fatta a carico di Melania Trump), ma sono più che certo che la bella sarda sarebbe diventata un'icona pop moderna, dimostrando di non avere soltanto fascino, ma anche maturità e stile. Ma io sono un suo fan, quindi non posso che essere di parte.

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Chiudiamo per ora con quanto ha scritto Federico Rampini su "Il Venerdì di Repubblica" (tratto da questo sito):

« Da noi non può succedere »  è l'unico romanzo di Sinclair Lewis che abbia la profondità dei suoi capolavori « Main Street » e « Babbit ». È un romanzo sulla fragilità della democrazia e una previsione allarmante, sinistra, di come il fascismo - o meglio, il populismo - possa prendere piede anche negli Stati Uniti. Scritto durante la Grande Depressione, quando gli Stati Uniti poco si curavano dell'aggressività di Hitler, « Da noi non può succedere » immagina che dopo il primo mandato di Roosevelt vinca l'elezione un fascista: a rileggerlo, quel personaggio è davvero un ritratto impressionante di Donald Trump. Tale opera unisce una visione satirica della politica allo spaventoso e possibile avvento di un Presidente che si fa dittatore per "salvare" la nazione dai nemici, dalla criminalità e dalla stampa libera. Presidente che ricorda molte delle posizioni di Donald Trump. Pubblicato nel 1935, questo romanzo preveggente e scioccante rimane ancora attuale non solo per gli Stati Uniti, ma anche per tutto l'Occidente, dove il populismo sta avanzando. Romanzo quindi 'politico', ma godibile per narrazione, personaggi e descrizioni secondo i più alti parametri dei grandi autori e della migliore narrativa americana degli anni Trenta che ha creato il romanzo moderno. Sinclair Lewis (1885-1951) è stato il primo scrittore americano a vincere il Premio Nobel nel 1930 « per la sua arte descrittiva vigorosa e per la sua abilità nel creare, con arguzia e spirito, nuove tipologie di personaggi ». Nel suo discorso per il Nobel disse: « In America, la maggior parte di noi, non solo i lettori, ma anche gli scrittori, ha ancora paura della letteratura che non è glorificazione di tutto ciò che è statunitense, un'esaltazione dei nostri difetti così come delle nostre virtù. Oggi gli Stati Uniti sono il più contraddittorio, deprimente, emozionante Paese al mondo ».

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