Ecco quello che ho pensato circa l'ucronia neroniana. Io traggo spesso ispirazione dalla TV, in questo caso dalla fiction di domenica 23 e lunedì 24 maggio 2004; spero che vi piaccia e che non crei strane polemiche anticristiane, che mi sono aliene quanto un geranio lo è su Mercurio. Buona lettura, io torno ai miei pressanti impegni di fine anno scolastico.
Anno
54 d.C., Agrippina Minore fa avvelenare il marito Claudio con i famosi funghi
trifolati non propriamente mangerecci, per timore che questi nomini erede il
proprio figlio Britannico al posto del suo, e così il diciottenne Lucio Domizio
Enobarbo Nerone, carattere impulsivo ed istrionesco, facile al pianto come agli
scoppi d'ira, ascende al trono. Alcuni senatori vorrebbero sostituirlo proprio
con Britannico, e così la madre Agrippina fa avvelenare anche lui ed obbliga il
figlio a sposare Ottavia, sorella di Britannico e figlia carnale di Claudio, per
la quale egli non prova nessun amore. Nerone ama il potere perché ama sentirsi
al centro dell'attenzione, ma non ha reali attitudini di governo, e così la
madre gli affianca Lucio Anneo Seneca, celebre filosofo stoico. Sotto l'influsso
del filosofo, Nerone presto si stufa della vita di corte, del matrimonio
combinato e della religione ufficiale, della quale pure è pontefice massimo.
Egli così si estrania dalla politica e comincia ad avere frequentazioni sempre
più strette con gli istruiti liberti che Seneca gli ha affiancato perché proseguano la sua formazione intellettuale. Di questi alcuni sono greci e lo
iniziano ai misteri dionisiaci. L'Augusto se ne stanca presto perché sembra che
non conducano da nessuna parte, ma essi gli lasciano nell'animo il senso della
sacralità e dell'immortalità dell'anima, che egli, da buon romano materialista
e disincantato, non aveva mai provato.
Conosciuta la liberta Atte, sua maestra di letteratura greca, Barba di Bronzo se
ne innamora e decide di ripudiare Ottavia per sposarla, ma sua madre, che
intanto è la vera reggente dell'Impero mentre il figlio si
occupa di musica,
poesia e filosofia, gli si oppone con le famose parole: « Non puoi cambiare
moglie come cambi la tunica! » Nerone concepisce perciò un piano mostruoso:
far assassinare dai suoi birri sia la madre che la moglie legittima. Atte però,
per la quale Nerone non riesce più ad avere alcun segreto, viene a sapere del
piano e inorridisce. Gli rivela allora di essere di religione cristiana e lo
scongiura di desistere dal piano, perché lei si è votata all'amore e al
perdono, e non potrebbe mai amare un uxoricida e matricida. « Ma come, tu adori
un asino crocifisso? » le domanda con sdegno Nerone, ripetendo un diffuso
pregiudizio che servì tra l'altro come scusa al suo padre adottivo Claudio per
espellere cristiani ed ebrei da Roma, come riferisce Svetonio. « Meglio adorare
un uomo che si è fatto crocifiggere come un asino per amore dei suoi
fratelli, che un imperatore che si comporta come un asino perché preferisce la
morte alla vita dei suoi congiunti », è la coraggiosa risposta di Atte.
A qualunque altro che gli si fosse rivolto così, Enobarbo avrebbe fatto subito
tagliare la lingua, ma da Atte è tanto soggiogato da farsi raccontare
esattamente ciò in cui credono i cristiani. Egli decide allora di incontrare
l'apostolo Pietro, che dal 42 d.C. è vescovo di Roma ed ha appena finito di
dettare al fedele segretario Marco il racconto della vita di Gesù, oggi noto
per l'appunto come Vangelo di Marco. Il pronipote di Augusto è inizialmente
carico di pregiudizi nei confronti dei giudei, ma rimane fortemente
impressionato dalla figura carismatica del Pescatore d'uomini, tanto da
riportare nel palazzo imperiale una copia del Vangelo di Marco per studiarselo
meglio. Dopo aver terminato la lettura giunge ad invitare Pietro in persona al
palazzo imperiale, trascorre molto tempo a discutere con lui e ad ascoltare
Pietro che discute con Seneca di immortalità dell'anima e di provvidenzialità
del dolore innocente. Le poesie (invero un po' mediocri) che egli compone ne
risultano influenzate, ed egli comincia a mostrare il pollice alzato a tutti i
gladiatori sconfitti nell'arena.
Ben presto però Agrippina scopre il nuovo interesse del figlio per la religione
cristiana, e addirittura lo scopre intento a studiare la lingua ebraica con
l'aiuto di san Marco, il discepolo prediletto di Pietro, per poter leggere
l'Antico Testamento direttamente nella lingua originale. Preoccupata per la
rivoluzione sociale che potrebbe portare la fede cui il figlio si interessa,
d'intesa con Tigellino, il perfido capo dei pretoriani, decide di utilizzare il
sigillo del figlio per espellere nuovamente da Roma tutti i giudei e tutti i
cristiani, e per ordinare l'arresto di Pietro e del suo entourage. Seneca però
scopre tutto in tempo e manda Atte ad avvisare Pietro di non recarsi a palazzo e
di mettersi in salvo. Nerone sventa così la congiura e condanna a morte la
madre, ma dietro le preghiere di Pietro e di Atte commuta la condanna
nell'esilio a vita a Meotide, l'estremo avamposto romano in Crimea, sulle coste
del Mar d'Azov, mentre Tigellino, convinto di essere fatto a fette, si è
suicidato.
Nerone pubblica poi un editto di tolleranza nei confronti di cristiani e giudei,
ed autorizza i primi a costruire un loro tempio a Roma, sul colle Vaticano, ed i
secondi a godere dell'autogoverno in Palestina con un procuratore di etnia
giudaica, nella persona di Rabbì Gamaliele, già maestro di San Paolo e
tollerante nei confronti dei seguaci di Gesù. A chi gli obietta che i cristiani
e i giudei si rifiutano di adorare la persona dell'imperatore, Nerone ribatte
con una frase celebre: « l'Augusto non deve essere adorato, ma adorare lui
stesso la giustizia e la verità. » San Marco è promosso consigliere
dell'imperatore, Seneca diventa il primo ministro dell'Impero ed Atte diventa
imperatrice perché Ottavia è morta di parto insieme al bambino che portava in
grembo, ed ha lasciato campo libero alla liberta cristiana, che invece dà
subito due figli a Nerone, Britannico ed Anna (si noti il nome ebraico). E'
l'anno 61 d.C.
Su ordine di Nerone san Paolo, che è detenuto a Cesarea Marittima, viene
liberato ed invitato a Roma, da dove invia lettere a tutti i popoli dell'Impero,
dando il via alla teologia cristiana. Su invito di Atte anche san Luca,
discepolo prediletto di San Paolo che ha accompagnato nei suoi viaggi missionari
in Asia Minore, redige il suo Vangelo dopo aver compiuto accurate ricerche.
Anche san Giovanni è liberato dall'esilio a Patmos e può insediarsi come
vescovo ad Efeso, mentre san Giacomo il Minore è vescovo dei giudeo-cristiani
di Gerusalemme.
La notizia che san Bartolomeo, alias Natanaele di Cana, è stato giustiziato per
ordine del re d'Armenia, paese che si era accinto ad evangelizzare, scatena lo
sdegno di Nerone, che ordina al generale Vespasiano di invadere quella terra e
la riduce a provincia, spingendo così i confini dell'Impero fino al Mar Caspio.
Il cristianesimo dilaga nell'impero, soprattutto fra le classi meno abbienti,
che reclamano a gran voce una riduzione delle tasse e un miglioramento delle
loro condizioni di vita. Nerone, che si è recato in Grecia e poi in Palestina
ed ha pregato nel Tempio di Gerusalemme, acconsente ma, siccome le spese
militari per le guarnigioni ai confini sono esorbitanti, accresce le tasse sulle
classi più agiate. In tal modo egli diventa il beniamino delle folle, ma si
aliena tutta la nobiltà e l'alta borghesia mercantile.
Così a Roma si forma un partito filopopolare e filocristiano, capeggiato da
Atte e di cui fanno parte anche Seneca ed i poeti Lucano e Valerio Flacco, ed un
partito filonobiliare ed anticristiano, capeggiato da Caio Calpurnio Pisone, decano dei
senatori, al quale aderiscono anche l'epicureo Petronio Arbitro e lo scienziato
Caio Plinio Secondo. A ciò si aggiunga il fatto che, dall'esilio sul Mar Nero,
Agrippina continua a sobillare i senatori contro il figlio, sognando di
rientrare e di essere incoronata imperatrice al posto di Nerone.
La goccia che fa traboccare il vaso è l'editto di Patrasso con cui Nerone, che
si trova in Grecia, proibisce la crocifissione e la flagellazione, estende la
cittadinanza romana a tutti i cittadini dell'Impero ed affranca di colpo tutti
gli schiavi che lo sono diventati a causa dei debiti (giugno del 64 d.C.). Il 28
agosto dello stesso anno a Roma scoppia un terribile incendio che la devasta per
metà, e Pisone fa ricadere la colpa sui cristiani. Parte della plebe, aizzata
dai senatori ed inferocita dalla perdita di ogni bene, assale cristiani e giudei
e Pisone, che ha occupato il palazzo imperiale, bandisce una terribile
persecuzione nella quale trova la morte l'apostolo Pietro, crocifisso a testa in
giù sul colle Vaticano. Paolo si salva perché si trova in viaggio apostolico a
Cesarea Augusta (Saragozza), in Spagna, dove pare gli sia apparsa la Vergine su
di un pilastro (il famosissimo Pilàr) per annunciargli la persecuzione ed il
luogo di sepoltura dell'apostolo Giacomo il Maggiore. Seneca beve la cicuta per
sfuggire ai sicari di Pisone, essendo in cima alle sue liste di proscrizione.
Pisone si autoproclama imperatore, ottiene l'appoggio delle legioni d'occidente
comandate da Galba e Vitellio ed ordina la cattura di Nerone, rifugiatosi a
Creta con la moglie e la corte, ma il valoroso generale Vespasiano conferma la
fedeltà all'imperatore e marcia sulla penisola. Si riaffaccia lo spettro delle
guerre civili, ma Pisone ed i suoi scherani si abbandonano a tante e tali
atrocità da venire in odio alla plebe romana, scontentata anche dal fatto di
essersi vista nuovamente tassata per finanziare la guerra civile. Così il
popolo dà l'assalto al palazzo imperiale e Pisone, vistosi perduto, si fa
uccidere dal liberto Epafrodito. Galba è assassinato dai suoi stessi soldati,
mentre Vitellio è sconfitto ed ucciso da Vespasiano presso il ponte Milvio:
avvertito da un sogno, ha inastato il monogramma di Cristo sulle insegne delle
sue legioni. Nerone e Atte rientrano trionfalmente a Roma, mentre Agrippina, che
si trova in viaggio per tornare nella capitale, è raggiunta a Singiduno
(Belgrado) dalla notizia della sconfitta del suo partito; resasi conto che non
sarà mai imperatrice, si getta nel Danubio ed annega. È il 66 d.C.
Anche Petronio Arbitro si suicida tagliandosi le vene insieme alla compagna Eunice, mentre Plinio, che si è consegnato a Nerone chiedendogli di essere decapitato, è perdonato dall'Augusto e nominato ammiraglio della flotta imperiale. « Non distruggo forse i miei amici facendone degli amici? » è la giustificazione addotta da Barba di Bronzo. Questi si converte ufficialmente al cristianesimo, ed è battezzato in Vaticano da San Lino, successore di Pietro sul soglio pontificio; lascia vivere le istituzioni pagane come l'ordine delle Vestali e tollera i culti di Dioniso, Mitra, Iside in nome dell'assoluta libertà di religione, ma cede la carica di pontefice massimo al poeta Lucano, che intanto gli ha dedicato il suo capolavoro, la Farsaglia. Rinasce così la letteratura: oltre alla Farsaglia ed alle opere di Seneca, Valerio Flacco pubblica l'Argonautica, nella quale Medea è descritta con le sembianze di Atte e Giasone con quelle di Nerone, Plinio pubblica la Storia Naturale, vera enciclopedia di tutto lo scibile allora conosciuto, mentre più tardi il cristiano Stazio pubblica la Tebaide e l'Achilleide, in cui per la prima volta il Dio Tricorpore sovrasta i Numi dell'Olimpo.
Tutta la corte è ormai formata da cristiani, e la plebe romana si converte in massa al nuovo credo. Paolo parte per evangelizzare la Gallia e la Britannia, poi penetra in Germania, dove trova il martirio. È sepolto con tutti gli onori a Roma, accanto al corpo di Pietro nella basilica vaticana. San Marco diviene patriarca di Alessandria d'Egitto, mentre il Tempio di Gerusalemme non viene mai distrutto, anzi resta centro mondiale della religione ebraica. Alla morte di Giacomo il Minore il giudeo-cristianesimo si estingue, abolendo la circoncisione e confluendo nel cattolicesimo romano. San Tommaso trova la morte in India, nel Malabar, dove si è recato a predicare la nuova fede. San Giovanni invece morirà centenario in quel di Efeso dopo aver scritto l'Apocalisse; ma c'è chi dice che non sia morto, bensì che sia stato assunto in cielo come Enoc ed Elia.
Dopo la distruzione di Roma dovuta all'incendio ed alla guerra civile, Nerone fa costruire la splendida Domus Aurea, ma al posto del colosseo viene eretto un grande teatro per rappresentazioni tragiche e comiche, giacché Nerone ha bandito gli spettacoli gladiatorii cruenti, sostituendoli al massimo con duelli simulati. Grazie all'opera di Atte, inoltre, Roma e le province pullulano di opere assistenziali a favore dei bisognosi (cioè della maggioranza della popolazione), gestite direttamente dallo Stato.
Nerone ordina a Vespasiano e a suo figlio Tito, che si è lui pure convertito al cristianesimo, ed è tanto virtuoso da essere soprannominato "la Delizia del Genere Umano", di occupare la Mesopotamia per aprire a Roma uno sbocco all'Oceano Indiano, che le consenta di commerciare direttamente con l'India e con la Cina. A tale impresa collaborano gli Ebrei, decisi a vendicare la distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor di Babilonia nel 587 a.C. Nel 70 d.C. i due grandi generali espugnano vittoriosamente Ctesifonte, la capitale della monarchia arsacide; Assiria, Mesopotamia ed Arabia Petrea divengono province romane, mentre lo stesso Nerone impone la corona sul capo del nuovo re dei Parti, Osroe, facendo dell'impero partico uno stato satellite di Roma. Nerone ottiene anche la sottomissione di Decebalo, re dei Daci (odierna Romania); il suo stato diviene così un altro satellite, a garanzia dell'impero contro le scorrerie dei predoni sarmati. Con l'annessione della Mauretania Tingitana e della Scozia meridionale l'impero romano raggiunge l'acme della sua espansione e della sua potenza, mentre gli ingenti bottini di guerra provenienti dalle campagne in oriente rimpolpano le casse dello stato e consentono la deflazione e la diminuzione delle tasse. Nel 75 d.C. l'avventuroso mercante cinese Sheng Li raggiunge Antiochia proveniente dall'estremo oriente, è condotto a Roma alla presenza dell'Augusto e questi decide di aprire la via della seta per commerciare con il suo grande paese; subito il grande navigatore greco Cosma Indicopleuste (= navigatore dell'India) partendo da Carace raggiunge Ceylon e, da qui, Sumatra e poi la Cina meridionale. Nell'88 d.C. tra Nerone e l'imperatore cinese Wu Ti è stipulato a distanza un patto di amicizia e di cooperazione, che in pratica divide l'orbe terracqueo in due sfere d'influenza, romana e cinese, separate dal fiume Gange. Le strade divengono sicure, i commerci si intensificano e il mondo diventa una sorta di villaggio globale ante litteram, con missionari cristiani che raggiungono la Cina e il Giappone, e bonzi buddisti che predicano la loro filosofia in Grecia e in Egitto. Inizia un'era di pace destinata a durare a lungo.

Nel 79 d.C. l'eruzione del Vesuvio cancella Pompei, Ercolano e Stabia dalla faccia del pianeta. Per penitenza Nerone e Atte vestono di sacco e si nutrono di pane ed acqua per tre mesi. Nella catastrofe trova la morte Plinio il Vecchio, che ha voluto avvicinarsi troppo per esaminare l'eruzione. Suo nipote Plinio il Giovane resta il campione dell'intellighenzia pagana e scettica nei confronti della nuova religione. Quanto a Domiziano, fratello di Tito, egli viene giustiziato nel 94 d.C. per aver tentato di impadronirsi del potere con un colpo di stato e restaurare il paganesimo di stato.
Una volta il popolo di Siracusa scaglia pietre contro la statua di Nerone per punirlo di aver dato torto alla città in una controversia con Taranto. Nerone è sollecitato a punire la città ma egli risponde: "E perché? Io non mi sento addosso neppure una ferita!"
Nerone muore di gotta a 64 anni nel 100 d.C. Quando sente che si avvicina la fine, l'autocrate chiede ai servi di sorreggerlo: "Tiratemi su da questo letto. Un imperatore deve morire in piedi!"
I funerali solenni sono celebrati da Papa San Clemente I, e gli succede il figlio Britannico. La madre Atte si consacra a Dio e morirà in un monastero di Betlemme. Sotto Britannico il monaco Papia, vescovo di Gerapoli in Palestina, stabilisce la festa del Natale al 25 dicembre e fissa la data di nascita di Gesù all'anno 754 di Roma, compiendo peraltro un errore di calcolo (Erode il Grande era morto nel 750 ab Urbe Condita). Da quella data si cominciano a contare gli anni. Nel 116 il cristianesimo è elevato a religione ufficiale dell'impero, anche se gli altri culti continuano a venire permessi (a Roma non c'è Inquisizione). Ben presto la religione olimpica e quella egiziana si estinguono per autoesaurimento, mentre il culto di Mitra diventa una setta cristiana. Si diffonde invece il buddismo proveniente dall'estremo oriente.
Alla
morte di Claudio II, nipote di Britannico (anno 161), l'Impero viene abolito ed
è restaurata la Repubblica. Questa è l'Età d'Oro di Roma. E del mondo intero.
« Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna,
iam nova progenies caelo demittitur alto.
tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina; tuus iam regnat Apollo. »
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