Il FantaRisorgimento!

di William Riker

Cari amici, sono rimasto colpito dallo speciale di "SuperQuark" dedicato alla vita di Giuseppe Garibaldi, e mi è dispiaciuto che gli ideali mazziniani siano tutti falliti, che Pio IX sia passato alla storia come il nemico della modernità, e che Anita Garibaldi sia morta prematuramente. Ho così deciso di dare un finale diverso alla storia.

Dopo la morte di Gregorio XVI, di idee reazionarie, il 2 giugno 1846 (esattamente 100 anni prima della nascita della nostra repubblica!) viene innalzato al soglio di Pietro Giovanni Maria Mastai Ferretti, che prende il nome di Pio IX. é figlio di un nobile marchigiano convertitosi alle nuove idee liberali, ed egli stesso è esponente di spicco del cattolicesimo liberale. Per prima cosa promulga un'amnistia per tutti i prigionieri politici, quindi abolisce la pena di morte e la tortura, nomina un governo di laici presieduto da un primo ministro anch'esso laico, ed istruisce una commissione mista di laici e di ecclesiastici per studiare riforme istituzionali che modernizzino lo Stato della Chiesa. Le riforme non piacciono all'imperatore d'Austria, al re di Spagna, al re di Napoli e al re di Sardegna, mentre sono accolte con favore da Luigi Filippo d'Orleans, in Inghilterra e negli Stati Uniti.

Questa politica raggiunge il suo culmine allorché Pio IX accoglie nel suo stato Giuseppe Mazzini, ritornato dall'esilio londinese, e lo nomina membro della suddetta commissione, dietro promessa che la Giovine Italia non organizzi più attentati e guerriglia. La leggenda racconta che Mazzini, per saggiare le intenzioni del Papa, abbia consegnato una lettera scritta di suo pugno ad un suo uomo, che poi la lancia nella carrozza del Papa al suo passaggio davanti a San Giovanni in Laterano. Il pontefice la legge e decide di spedire una missiva a Mazzini perché si stabilisca a Roma. Nel gennaio 1848 egli è nominato addirittura ministro della difesa del governo presieduto da Vincenzo Gioberti, anch'egli chiamato a Roma da Sua Santità.

Tutto questo produce una coalizione delle forze reazionario che organizzano un complotto per uccidere il Papa. Mazzini sventa la congiura e fa arrestare i responsabili, che il Papa rinuncia a punire, espellendoli verso l'impero d'Austria. Nel frattempo Luigi Filippo è scacciato da un moto rivoluzionario che proclama la Repubblica, e le rivolte dilagano in tutta Europa. A Vienna il popolo si solleva e proclama a gran voce la costituzione. In Germania l'assise dei popoli tedeschi offre la corona imperiale al re di Prussia Guglielmo IV, che però rifiuta. Milano e Venezia si sollevano a loro volta e proclamano la repubblica. Il re di Sardegna Carlo Alberto, timoroso e reazionario, detto il "re tentenna" per il suo comportamento irresoluto di fronte ad ogni pericolo, si coalizza con l'Impero d'Austria, con la Toscana e con il Re delle Due Sicilie per soffocare i moti milanesi e veneziani, ma Pio IX rifiuta alle truppe borboniche il passaggio sul suo stato. Ferdinando invade allora lo stato pontificio, deciso a conquistare Roma e ad abbattere il governo dei liberali, ma Mazzini chiama in soccorso i patrioti di tutto il mondo. Giuseppe Garibaldi rientra dall'Uruguay, è nominato dal Papa generale in capo delle truppe pontificie e, con l'aiuto dei suoi volontari in camicia rossa, sconfigge duramente l'esercito borbonico. L'insurrezione a Napoli scaccia re Ferdinando II che ripara a Vienna, e rinasce la Repubblica Partenopea di napoleonica memoria, mentre la Sicilia si erige a sua volta a repubblica indipendente sotto protezione inglese.

Papa Pio IXMazzini e Garibaldi convincono Gioberti ad intervenire a favore delle popolazioni del Nord, perché Carlo Alberto ha stretto d'assedio Milano che rischia di capitolare. Il Papa dà l'assenso e le truppe pontificie, cui si sono aggiunti i garibaldini e volontari provenienti dal mezzogiorno. invadono la pianura padana. Milano è liberata dall'assedio e le truppe sabaude respinte al di là del Ticino; Garibaldi infligge all'Austria due pesantissime sconfitte a San Martino e Solferino, costringendo gli austriaci a ripiegare al di là delle Alpi, mentre il vecchio Radetzky si asserraglia nelle fortezze del Quadrilatero. L'imperatore Ferdinando d'Asburgo abdica a favore del nipote Francesco Giuseppe, appena diciottenne. Il duca di Toscana abdica a sua volta e lascia il paese. Si forma così una confederazione di stati: repubblica cisalpina con capitale Milano, repubblica di Venezia, repubblica cispadana (resuscitata) con capitale Reggio Emilia, Toscana, Stato Pontificio e Repubblica Partenopea. Mazzini subentra a Gioberti nella carica di primo ministro e promulga la costituzione della Federazione Italiana, come lui la battezza, che riconosce al Papa il titolo di capo di stato dell'intera federazione, ma che la organizza in pratica come una Repubblica, con a capo lo stesso Mazzini. Garibaldi è il capo di stato maggiore dell'esercito. A metà 1849 si tengono elezioni a suffragio universale, maschile e femminile, e si riunisce nel palazzo di Montecitorio il primo parlamento dell'unità italiana, che però esclude Piemonte, Liguria, Trentino, Trieste, Sicilia e Sardegna. Per ringraziare il Signore del successo ottenuto, Pio IX promulga il Giubileo del 1850. Londra, Parigi (Luigi Napoleone), Berlino e Washington riconoscono la Federazione, ma Spagna, Austria e Russia si rifiutano di farlo, riconoscendo al Papa il solo titolo di capo spirituale della cattolicità.

Ma non è finita. Nel settembre 1849 Carlo Alberto attacca a sorpresa la Lombardia, e Garibaldi accorre a difenderla. Gli Asburgo ne approfittano, sbarcano negli Abruzzi e ben presto riconquistano Napoli ed il meridione, minacciando la stessa Roma. Pio IX ed il governo fuggono nella piazzaforte di Orbetello. E qui si rivela un'altra volta il genio militare di Garibaldi: sfondata la resistenza sabauda, varca il Ticino e distrugge l'esercito piemontese a Novara (la "fatal Novara"), ma rinuncia a marciare su Torino; costringe il Piemonte alla pace separata, poi nel marzo 1850 si imbarca e raggiunge la Sicilia, dove Nino Bixio sta tentando di tenere testa ai borbonici che cercano di riconquistare Palermo. Vince a Marsala, Milazzo e Calatafimi, ricaccia i realisti oltre lo stretto, lo supera, ottiene la sollevazione delle popolazioni borboniche ed infine riconquista Napoli. Il 16 ottobre 1850 Pio IX, Mazzini e Garibaldi si incontrano a Teano e proclamano la morte definitiva della monarchia delle Due Sicilie; Ferdinando va in esilio in Inghilterra. Si ristabilisce la repubblica partenopea e la Sicilia entra a far parte della Federazione.

L'Austria tuttavia istiga ancora Carlo Alberto ad attaccare il nuovo stato; nel dicembre 1850, mentre la marina austriaca bombarda a sorpresa Venezia e Ravenna, Radetzky ed il re tentenna marciano da parti opposte su Milano. Ed a questo punto si rivela invece il genio diplomatico di Mazzini.

Questi stringe alleanza con il re di Prussia, che vuole sì la corona di Kaiser, ma vuole conquistarsela con la forza delle armi, espellendo l'Austria dalla confederazione germanica. La Prussia del giovane Bismarck ottiene l'adesione all'alleanza anche di Franconia, Sassonia e Meclemburgo e la neutralità della Baviera, e soprattutto della Repubblica Francese, garantendole che non avanzerà pretese su Alsazia e Lorena. E così l'Austria si trova presa in una morsa: da nord subisce la terribile sconfitta di Sadowa (aprile 1851), mentre a sud Garibaldi vince a Custoza e poi a Bezzecca. Intanto la flotta italiana riporta a Lissa una vittoria decisiva. Le truppe italiane e prussiane si ricongiungono a Vienna, da cui Francesco Giuseppe fugge, riparando a Budapest. La Russia, che aveva promesso aiuti all'Austria, è tenuta impegnata dalle ribellioni in Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia che sono state fomentate dalla Prussia, e dalla minaccia di una rivoluzione interna di stampo socialista. La Santa Alleanza così crolla definitivamente.

Alla fine, nel maggio 1852 si svolge la conferenza di pace di Versailles. La Prussia ottiene la trasformazione della confederazione germanica in un impero federale, e Bismarck può proclamare la nascita dell'Impero Tedesco con capitale Berlino. Ad essa sono aggregate anche la Baviera, l'Austria, la Boemia e la Moravia, sancendo così la nascita di uno stato gigantesco nel cuore dell'Europa. Francesco Giuseppe d'Asburgo perde Vienna e lo sbocco al mare, ma resta sovrano d'Ungheria, Slovacchia e Transilvania; regnerà addirittura fino al 1916. Carniola, Slovenia, Croazia e la Bosnia che si è ribellata all'impero Ottomano ormai in piena disgregazione danno vita al regno di Croazia, sotto l'influenza italiana. Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia ottengono l'indipendenza dalla Russia zarista, in piena crisi politica, economica e sociale, ed entrano nella sfera d'influenza tedesca. Lo Zar deve concedere la costituzione e convocare la Duma, dominata dai partiti di sinistra. La Norvegia si separa consensualmente dalla Svezia dei Bernadotte.  L'Irlanda ottiene l'autogoverno nell'ambito dell'Impero Britannico, che concederà anche autonomia ai dominions di Canada, Sudafrica, Australia, nuova Zelanda e India. La Spagna, in piena decadenza, vede drasticamente ridimensionato il suo prestigio politico. Il Portogallo si erige a sua volta a repubblica. L'Impero Ottomano si sfascia sotto il peso delle ribellioni dei popoli grecoslavi, che sotto l'esempio del '48 italiano e tedesco esigono l'emancipazione da Costantinopoli. Ottengono l'indipendenza Serbia, Montenegro, Albania, Romania e Bulgaria, mentre la Grecia annette la Tessaglia, la Macedonia meridionale, Rodi e l'isola di Creta. Anche l'Egitto si libera dalla soggezione turca e si erige a regno. La Francia occupa Algeria e Tunisia, l'Inghilterra occupa Cipro e la Libia ma restituisce Malta, che entra nella Repubblica Italiana, e le isole Jonie alla Grecia. La Turchia è ridotta al Vicino Oriente e deve pure accettare il protettorato italo-francese sui Luoghi Santi. Teodor Herzl fonda il Sionismo.

All'Italia invece vanno il Trentino escluso Bolzano, che rimane parte dell'Impero Tedesco con la promessa di autonomia per gli italofoni, Gorizia, Trieste, l'Istria e gran parte della costa dalmata. Carlo Alberto è costretto all'esilio in Portogallo, dove muore poco dopo di crepacuore, e così Piemonte, Liguria e Sardegna entrano a far parte della Federazione italiana. La Savoia è ceduta alla Francia come contropartita per la sua neutralità, ma Garibaldi ottiene di conservare Nizza; Luigi Napoleone concede anche l'autogoverno ai corsi italofoni. Mazzini proclama la Repubblica Italiana con capitale Roma e Pio IX presidente, mentre Saffi è il primo capo del governo, ed egli regge il Ministero degli Esteri. Alessandro Manzoni regge il Ministero della Cultura, Massimo d'Azeglio quello dell'Economia, il principe Fabrizio Salina (meglio noto come il Gattopardo) quello per lo sviluppo del Mezzogiorno. Pio IX celebra il "recupero" del Giubileo nel 1853, ed in quella data indice il Concilio Vaticano I con lo scopo di modernizzare la Chiesa Cattolica e di dare slancio alla collaborazione con le altre confessioni cristiane; egli "regnerà" sino al 1878, tanto che il suo risulta il più lungo pontificato della storia della Chiesa. Mazzini si spegnerà invece nel 1872. Garibaldi lascia la carica di comandante in capo dell'esercito e si ritira a Caprera con l'amata moglie Anita de Jesùs, anche se di lì ad un anno lascia l'isola per vivere nuove, fantastiche avventure. Eccole in sintesi:

1857: combatte accanto al mitico generale inglese Gordon per difendere l'Oman dall'invasione egiziana (vedi sopra)

1858: tenta di difendere anche i Kenyoti, ma riesce solo a ritardare la loro sconfitta

1861: accetta l'offerta di Lincoln di comandare una brigata nordista durante la Guerra di Secessione Americana

1865: assieme ad Ulysses Grant ottiene la resa del generale Lee ad Appomatox

1868: proclama l'indipendenza di Cuba dalla Spagna, rifiuta però di esserne il primo Presidente

1870: difende la repubblica francese da una guerra civile scatenata dai partiti di ultrasinistra che vorrebbero instaurare la dittatura del proletariato (la Comune). Diventa inoltre deputato del parlamento di Parigi e viene esaltato da Victor Hugo

1871: difende anche lo Zar da un analogo colpo di stato tentato da tale Vladimir Ilic' Ulianov detto Lenin per abbattere i Menscevichi ed instaurare una dittatura del proletariato (cioè la sua). Lenin finirà i suoi giorni nell'isola di Sakhalin

1875: ridotto in carrozzella da una gravissima forma di artrite, l'Eroe dei Due Mondi si ritira a Caprera con la moglie Anita e vi morirà nel 1882 dopo essersi convertito in ultimo al cattolicesimo

La carta d'Europa che risulterebbe dalle mie fantasie ucroniche fantarisorgimentali

In Europa, la cui carta geografica è stata completamente ridisegnata rispetto allo sciagurato congresso di Vienna, si instaura un'era di pace che dura tuttora da oltre centocinquant'anni, innescando un notevole progresso scientifico e tecnologico. "Ma questa è un'altra storia, e andrà narrata un'altra volta" (Michael Ende)...

William Riker

Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.

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Ed ora, una proposta di Falecius e di Lord Wilmore:

Un risultato analogo lo si può ottenere a partire anche dalla Guerra di Crimea.

Supponiamo che Metternich non fugga in seguito ai moti del 1848, e immaginiamo un intervento russo non solo contro i ribelli ungheresi ma anche in Italia, con conseguente "debito"di Vienna. Nel 1855 Metternich è Cancelliere dell'Impero e resta fedele alla Santa Alleanza, a differenza della Prussia. Di conseguenza l'Austria, anziché restare neutrale, si schiera fin dall'inizio accanto alla Russia e contro la Turchia, invadendo Bosnia e Valacchia. Sicuramente Cavour interverrà, ma non mandando truppe in Crimea, bensì direttamente contro l'Austria in Lombardia. Contro l'Austria impegnata su due fronti interviene la Prussia, anticipando la guerra del 1866, allo scopo di espellere Vienna dalla Confederazione Germanica. In queste condizioni il Piemonte riesce a conquistare il Lombardo-Veneto con l'aiuto di Francia e Inghilterra, cedendo in cambio Nizza e Savoia. Le ribellioni di Parma, Modena, Legazioni e Toscana portano alla nascita anticipata di un Regno d'Italia Settentrionale, ma Stato Pontificio e Due Sicilie sopravvivono perchè rimasti neutrali. Nel 1856, con re Ferdinando II vivo e in buona salute, è molto più difficile la spedizione dei Mille, e Cavour non la incoraggia. Si danno due casi.

Primo: Vienna si arrende e si ritira da Italia e Germania, le Due Sicilie diventano un protettorato inglese, lo Stato Pontificio uno francese, il re di Prussia è proclamato Kaiser von Deutschland ma senza Alsazia e Lorena, la Francia conserva la sua posizione dominante in Europa, annettendosi la Saar. Di fronte all'eccessivo rafforzamento francese, l'Inghilterra stringe un'alleanza con Prussia e Italia Settentrionale (Triplice Intesa), mentre Francia, Russia e Austria formeranno la Triplice Alleanza. Rischio di guerra mondiale vicina.

Secondo: Vienna e Mosca non si arrendono, la Prussia invade l'Austria e annette Vienna e Praga, gli Asburgo fuggono a Budapest dove mantengono il titolo di Re Apostolico di Ungheria. L'Italia Settentrionale annette anche Trentino, Trieste, Istria e Dalmazia. L'impero russo si sfascia: Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia ed Armenia diventano indipendenti (sotto tutela tedesca), lo Zar Alessandro II abdica a favore del fratello Costantino, che è costretto a convocare la Duma e a concedere la Costituzione. Al centro dell'Europa si forma uno stato tedesco colossale, mal visto da Francia e Regno Unito, però oggettivamente potrebbero mancare le cause scatenanti della Grande Guerra nei Balcani. Eviteremo le guerre mondiali e le grandi dittature nel Novecento?

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Bhrihskwobhloukstroy gli fa notare:

Davvero interessante! Ma una prosecuzione del genere della Guerra di Crimea sia focalizzi come tema cruciale il tentativo di spartizione dell'Impero Ottomano; formulo quindi la domanda di prammatica: l'Imperialismo europeo sarebbe stato sostanzialmente diverso nel caso che arrivasse a una spartizione dell'Impero Ottomano poco dopo la metà del XIX. secolo? Se sì, quali ne sarebbero potute essere le forme specifiche?

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E Falecius gli risponde:

Il mio parere è che le differenze sarebbero dipese molto dalle concrete modalità della spartizione. Ad esempio, una Gran Bretagna che controllasse l'Egitto si comporterebbe in modo molto diverso da una che non lo farebbe, mentre possiamo aspettarci che l'eventuale annessione di Erzurum e di Van non comporti cambiamenti sostanziali nella politica russa; quella dei principati danubiani o ancor più degli Stretti, sì. Nel complesso credo l'unica potenza europea che sarebbe NECESSARIAMENTE coinvolta in grande cambiamento politico in conseguenza di una spartizione sia l'Austria che verrebbe ad esserne o espansa con modalità tali da impattare profondamente sui suoi equilibri interni o accerchiata in maniera irrevocabile (ai primi del novecento riuscì a Vienna di fare in effetti entrambe le cose allo stesso tempo).

Comunque, la migliore occasione per una spartizione europea dell'Impero Ottomano (Egitto escluso) avrebbe potuto essere anteriore, alla fine della guerra d'indipendenza greca. In linea di massima suppongo che avrebbe dato una divisione di questo genere: Grecia approssimativamente nei sui attuali confini, Serbia approssimativamente nei confini del 1914, Bosnia, Erzegovina e probabilmente Albania all'Austria (in alternativa, Albania a Napoli), Armenia, Ponto e Principati insieme forse a parte della Bulgaria, alla Russia, Libano e forse tutta la Siria alla Francia, Iraq e plausibilmente Cipro alla Gran Bretagna, Palestina probabilmente all'Egitto. Il resto della Turchia, essenzialmente Asia Minore e Stretti, avrebbe la sgradevole scelta se diventare satellite dello Zar o di Londra...

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Alessio Benassi ha voluto proporre la sua versione della stessa ucronia:

Guerra di Crimea e seconda guerra d'indipendenza italiana!

Era in corso la guerra di Crimea tra Impero Russo, Impero ottomano, Impero di Francia e Gran Bretagna. L'Impero d'Austria nel 1855 scende in campo e si schiera con i russi, Cavour ne approfitta per un suo lavoro diplomatico, politico e militare. Torino, in accordo con Londra e Parigi, dichiara guerra a Vienna, le truppe piemontesi guidate da Vittorio Emanuele II attraversano il Ticino, prima che le truppe austriache distanziate ad Abbiategrasso potessero raggiungere a Nord, le forze sabaude occupano Magenta sconfiggendo le divisioni austriache ivi stanziate.

Cavour fa leva sulla vittoria, spinge così dei moti nei territori dei Ducati di Parma, Modena, del Granducato di Toscana e della legazione pontificia della Romagna.

I moti causano la caduta dei rispettivi Duchi, e la formazione di un governo confederale dell'Italia centrale che raduna le truppe e le manda oltre il Po. Le truppe confederali Toscane, occupano Crema e Mantova, prima che Radetzky possa rifugiarsi nel quadrilatero.

Il vecchio feldmaresciallo, attaccato da Vittorio Emanuele II a Goito è sconfitto, le truppe della confederazione guidate da Garibaldi che è rientrato per l'occasione marciano in Veneto, occupano Padova, Rovigo e Legnago, mentre le truppe sabaude invadono il quadrilatero senza problemi. A nulla valgono i rinforzi inviati da Vienna, il Lombardo Veneto è perso, nel 1856 cade Trento. L'Austria chiede una pace separata a Torino, con l'armistizio di Gorizia vede il Lombardo Veneto e Trento, restituisce la corona ferrea e gli "Onori d'Italia" con cui vuole farsi incoronare Vittorio Emanuele II.

Quando anche la Russia chiese la pace, le potenze si radunarono a Parigi per ridisegnare i confini, la Russia dovette rinunziare ai principati di Valacchia e Moldavia, che seppur formalmente sotto giurisdizione ottomana divennero autonomi. Inoltre Cavour ottenne una giornata per ridisegnare la mappa della penisola italiana, al Piemonte vengono riconosciute le conquiste effettuate, il Lombardo Veneto e i ducati dell'Italia centrale con un plebiscito sanciscono l'annessione a Torino. Inoltre Cavour coglie l'occasione per esporre i problemi del mal governo borbonico.

Il 17 marzo 1857 viene approvata la legge unica che sanciva la nascita del Regno d'Italia, inoltre a maggio a Milano Vittorio Emanuele II viene incoronato a Re nel Duomo. Invece Cavour prosegue il suo lavoro, impulso nell'economia, nelle industrie, nelle ferrovie e nell'agricoltura. Ad ottobre dello stesso anno il governo di Torino ottiene il possesso di Massaua, Assab e Gibuti, inoltre vengono siglati dei trattati con i sultani di Obbia, Migiurtina e Mogadiscio, per stabilire un protettorato italiano.

Inoltre Cavour continua a lavorare per l'unificazione politica italiana. Nel 1858 Garibaldi sbarca in Sicilia con mille uomini dopo esser partito da Talamone, infiamma la rivolta e nel giro di qualche mese ha in mano tutta la Sicilia, successivamente sbarca sul continente con 30.000 uomini del suo "Esercito meridionale" e marcia su Napoli, dove entra dopo aver sconfitto i borbonici sul Volturno. Nella capitale partenopea Garibaldi riceve Mazzini che lo incita a proclamare la repubblica e marciare su Roma, così con questo e altri pretesti Cavour giustifica l'azione sabauda davanti a Parigi e Londra. I piemontesi guidati da Cialdini occupano le Marche e l'Umbria ed entrano in territorio borbonico, dove vengono raggiunti da Vittorio Emanuele II. A Teano il generale consegna il mezzogiorno al Re, di lì a breve i plebisciti sancirono l'annessione delle province liberate.

Cavour, conscio della situazione meridionale, adotta una politica specifica per il mezzogiorno, fondi vengono investiti in ferrovie e per sostenere i piccoli primordi di aziende, che resistevano grazie al protezionismo borbonico, inoltre il Tessitore Cavour spinge per la difesa e modernizzazione agricola del sud. Cavour reggerà le sorti del paese sino al 6 giugno 1861, quando muore precocemente, viene sostituito dal "Barone di ferro" Bettino Ricasoli, che prosegue le politiche del predecessore. Nel 1861 inoltre prosegue il consolidamento nella colonia d'Eritrea, e viene siglato un accordo di protettorato con il Bey di Tunisi e quello di Tripoli. Nel 1862, la costa del Benadir viene occupata, Mogadiscio diviene una base portuale importante.

Nel 1863 moti mazziniani infiammano lo stato Pontificio, in accordo con Napoleone III truppe italiane intervengono a Roma, e con la sigla degli accordi di Chambéry, la sovranità del Papa sarebbe rimasta sul Vaticano e sul quartiere di Borgo e la zona circostante fuori Roma, con tutte le garanzie di sovranità del caso, mentre il resto del Lazio e di Roma passano al Regno d'Italia, del quale diviene capitale. Inoltre il ministro degli esteri, il generale Lamarmora, si accorda con il cardinale Antonelli per un concordato di reciproco riconoscimento, di guarentigia reciproca e di riconoscimento della religione cattolica come confessione di stato, anche in base all'articolo I° dello statuto Albertino. Solo dopo questo concordato il Re, che de facto era il motore della conciliazione, entrò in Roma.

Nel 1864 prosegue la politica coloniale, con il consolidamento in Eritrea, nel Tigrai e in Somalia.

Nel 1865, il generale Cialdini guida un corpo di spedizione 45.000 soldati in Etiopia contro il Negus, lo scopo è quello di imporre un protettorato sull'Abissinia. Dopo una serie di battaglie vittoriose nel Tigrai, sul Tempien e nello Scioa il Negus Teodoro II è sconfitto definitivamente, l'Abissinia diventa un protettorato e Cialdini ne diviene de facto governatore.

Che ne pensate?

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A questo punto Generalissimus propone:

E se Carlo Alberto non cambiasse idea all'ultimo momento e appoggiasse fino in fondo Santorre di Santa Rosa e gli altri congiurati? Magari grazie a questo fatto i moti del 1821 in Piemonte hanno successo:Carlo Alberto diventa re in anticipo e il Regno di Sardegna vede rapide riforme seguite da un altrettanto rapida dichiarazione di guerra all'Austria. Cosa altro accade?

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Findarato Anàrion gli replica:

Succede che il Piemonte perde la guerra ed è smembrato: la parte continentale viene annessa al Lombardo-Veneto e la Sardegna resta a Carlo Alberto, il quale non ha più la forza/l'opportunità di riunire l'Italia. Cavour sarà politico del Lombardo-Veneto e riunirà l'Italia con l'aiuto (e sotto la protezione) dell'Austria-Ungheria. Tra l'altro, un'Austria così grande (ed il cui Imperatore potrebbe fregiarsi del titolo di Re d'Italia, e quindi di Sacro Romano Imperatore) sarebbe stata in grado di unificare anche la Germania, restaurando il Sacro Romano Impero? Sarebbe pensabile un Impero Romano-Ungarico?

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Interviene il solito Bhrihskwobhloukstroy:

Se posso esprimere un parere puramente personale, mi associo in tutto a quanto scritto da Findarato Anàrion e risponderei positivamente a entrambe le domande; aggiungo inoltre che il Meccanismo della Santa Alleanza (in realtà fallito come peggio non sarebbe potuto) era praticamente di costituire una vera e propria Confederazione Europea (si riferivano a sé stessi come «l'Europe» in quanto Persona Giuridica) fra Impero Britannico, Francia, Austria, Prussia e Impero Russo, con tutto il resto come Condominio, per quanto alcune aree fossero affidate all'amministrazione dell'uno o dell'altro Stato Federato, quindi la stessa nozione di Sovranità del Regno di Sardegna va intesa come quella degli Stati Sovrani nel Sacro Romano Impero dopo le Paci di Westfalia.

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E Tommaso Mazzoni aggiunge:

Ricordiamocelo, nel nostro 1831 Carlo Alberto diventò Re per responsabilità di Metternich, il quale impedì a Carlo Felice di abrogare la legge Salica, perché, probabilmente, non voleva rischiare l'Unione fra Modena e il Piemonte, nemmeno a titolo personale; col senno di poi, Francesco Ferdinando poteva ereditare tutto lui...

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Bhrihskwobhloukstroy gli replica:

È vero, col senno di poi l'errore di Metternich (per quanto motivato dalla considerazione che le Secondogeniture non si possono estendere troppo, che lo stesso Regno di Sardegna era legato all'Austria quanto una Secondogenitura - Umberto I. era infatti mezzo Asburgo-Lorena non solo per la madre, ma anche per la nonna paterna oltre al nonno materno e le conseguenze si sono viste concretamente dal 1882 in poi - e che un'alterazione degli Equilibrî della Pace di Parigi e del Congresso di Vienna a Sud delle Alpi avrebbe compromesso la costruzione della Confederazione Europea nei rapporti col Regno Unito anzitutto, naturalmente anche con la Francia già preoccupante nel 1830 e infine perfino con la Spagna per la questione allora ancora irrisolta dei Tre Ducati Parmensi) è stato madornale (curiosa coincidenza, il nome Metternich corrisponde all'italiano *Madernago). Ribadito che nel 1821 qualsiasi velleità antiaustriaca da parte di Carlo Alberto sarebbe stata annientata da una Spedizione congiunta Austro-Russa, almeno fino al 1840 (e poi appunto ancora col Matrimonio di Vittorio Emanuele II.) Carlo Alberto appariva indispensabile nel caso di alterazione dell'equilibrio europeo in Francia (è patetico il fallimento della Quadruplice Alleanza Austro-Russo-Prusso-Britannica contro una Restaurazione Bonapartista in Francia, come quello della Quadruplice Alleanza Franco-Ispano-Britanno-Portoghese a favore di Isabella II.: tre dimostrazioni che la Confederazione Europea della Restaurazione è stata molto più debole di ogni suo singolo Nemico). Mi chiedo solo a chi sarebbe andata l'Eredità Estense dopo che Francesco Ferdinando ha rinunciato per i proprî Discendenti anche all'Ungheria e alla Boemia, oltre all'Austria: a Carlo I. e ai suoi Figli e Nipoti?

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Enrica S. dice la sua:

A me invece è venuta in mente un'altra idea pazzesca. E se Elisabetta di Wittelsbach alias Sissi sposasse Vittorio Emanuele II di Savoia, di 17 anni più vecchio, e diventasse Regina di Sardegna?

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E Generalissimus ribatte:

Si spera che con Sissi al suo fianco Vittorio Emanuele faccia qualche decisione azzeccata in più; di sicuro la Bavarese si farà campionessa dell'Italia federale.

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Cediamo ora la parola a Basileus TFT:

Visto che ho notato come di recente ci sia una concentrazione di menti su un Risorgimento italiano di stampo federalista, vi fornisco anch'io la mia versione. Ecco quanto:

Antefatto:

Siamo nella prima guerra di indipendenza italiana, 1848. Carlo Alberto di Savoia accoglie la richiesta di aiuto di Venezia, Milano e diverse città della val padana, ribellate al dominio austriaco sull'onda delle grandi ribellioni della "primavera dei popoli" che investì bruscamente un impero multietnico come quello austriaco, dove la componente germanica era predominante. L'esercito piemontese è piccolo e dotato di equipaggiamenti decisamente inferiori rispetto alla sua controparte austriaca, che inoltre può contare su una serie di fortificazioni poste in posizione strategia, le più famose sono quelle del quadrilatero. Tuttavia i Savoia possono contare sugli insorti e, soprattutto, su un foltissimo numero di giovani ardenti di desiderio, giunti da tutt'Italia. Dopo i primi successi entrano in guerra anche il regno di Napoli, lo Stato Pontificio e il Granducato di Toscana. Un tentativo di controffensiva austriaca viene vanificato. La battaglia di Goito sancisce la vittoria definitiva dei piemontesi. L'esercito sabaudo giunge fino a Peschiera, in Veneto, dove a furor di popolo Carlo Alberto è acclamato come re d'Italia, mentre le truppe pontificie e napoletane sono sul punto di varcare il Po'. è dopo questo fatto che, quella che poteva sembrare una formidabile alleanza, viene meno. Prima il Papa, ufficialmente perchè non può combattere una nazione cattolica, si ritira, seguito a ruota dagli altri. Il sogno di un'Italia unita è rimandato.

POD: e se invece gli stati italiani decidono di andare fino in fondo?

Carlo Alberto viene acclamato come re d'Italia ma, conscio del fatto che tale nomina potrebbe costituire un problema per gli alleati, rifiuta la corona e auspica la creazione di uno stato federale, come suggerito di Gioberti e da Cattaneo. Il Papa, vuoi per timore di una rivolta a Roma, vuoi per altri fattori, decide di continuare e così anche gli altri. Ovviamente l'Austria minaccia di staccare il proprio impero dalla cattolicità se il Papa non ritira le sue truppe ma, ovviamente, il Santo Padre accetta la sfida, rilanciando con una scomunica che di fatto non ha alcun valore effettivo ma è più uno smacco personale.

Bandiera dei Volontari Confederali del 1848

Con le truppe degli alleati ancora operative ed in avvicinamento Carlo Alberto può tranquillamente avanzare oltre il Mincio, senza temere una controffensiva austriaca. In questo modo Radetzky non riesce a ritirarsi nel Quadrilatero e ad attendere i rinforzi come nella nostra Timeline. Spinto sempre più ad est, con Venezia insorta, Il maresciallo subisce una cocente sconfitta ad opera delle forze sabaudo-papalino-napoletane nei pressi di Legnago. L'esercito unito continua l'avanzata fino ad arrivare nei pressi di Venezia, dove ottiene una nuova vittoria contro un contingente austriaco comandato da Nugent. A questo punto gli stati italiani, inaspettatamente, chiedono un armistizio. Questa scelta è causata dal fatto che Napoli e il Lazio, oltre che la Sicilia, sono sconvolte da rivolte borghesi e popolari dove vengono chieste maggiori libertà, le stesse rivolte che cominciano a germogliare anche nello stato piemontese. D'altro canto l'Austria è in procinto di crollare. Vedendola battuta più volte assistiamo ad una presa di potere degli ungheresi che cercando di riconquistare la libertà perduta occupando le campagne e le zone minerarie dell'est.

L'armistizio di Treviso vede l'Austria cedere la Lombardia ed il Veneto ai Savoia. Questa scelta è volutamente fatta, infatti gli austriaci cedendo tutto il malloppo ad un solo contendente e di fatto riconoscendosi sconfitti da lui solo, sperano di causare fratture nella giovane alleanza italiana.

Il tentativo è però vano, poiché i rappresentanti dei quattro stati italiani si riuniscono a Milano, dove votano per la creazione di uno stato federale, forse volutamente, forse per paura di una riscossa austriaca, forse solo come fatto temporaneo. Viene stabilita anzitutto un'unione doganale e monetaria (la lira), per il resto ogni cosa rimane ancora di competenza dei vari stati. Ogni sovrano continuerà a governare i propri territori mentre il titolo di Re d'Italia viene stabilito attraverso un'elezione, con un mandato quinquennale. Nasce così il Regno d'Italia, o meglio il Regno Elettivo Federale di Sardegna, Napoli e dei dominii pontifici.

Il primo mandato viene dato a Carlo Alberto, non senza dissensi e lamentele. Ottenendo tale carica Carlo Alberto si impegna però a concedere l'indipendenza del Veneto, che entra naturalmente nella federazione. La Lombardia diviene Protettorato Piemontese di Lombardia, in sostanza uno stato fantoccio governato dal figlio di Carlo Alberto, il quale però promette di nominare un governatore milanese al termine del mandato del padre.

Così nasce lo stato italiano, il 25 aprile 1849. Come già detto, più che di uno stato si tratta di un enorme compromesso fra tre stati esistenti per darsi una certa forza in funzione antiaustriaca. Questa decisione però avrà importantissime decisioni in futuro.

E poi?

La bandiera italiana definitiva adottata nel 1852

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E ora, la proposta di Tommaso Mazzoni:

20 Marzo 1848: Carlo Cattaneo persuade i membri della Giunta ad accettare l'offerta di acuni ufficiali traditori austriaci, pagano una forte somma, e si vedono consegnare il Feldmaresciallo Radetzky.

Senza Radetzky, mi sembra pacifico che nessuno si opponga all'esercito Sardo-Piemontese; Mantova, dove nessuno ha sostituito la guarnigione italiana con una più sicura (In HL Radetzky si preoccupò di ordinarlo durante la ritirata, qui non ha potuto) insorge e apre le porte a Carlo Alberto; Peschiera si arrende (In HL lo fece dopo Pastrengo, qui la possibilità dell'arrivo di rinforzi non c'è, e intanto i cannoni Sabaudi sono arrivati). A Verona, il comandante della piazza è Kostantin d'Aspre, uomo fedele ed abile ma con pochi uomini; il quale tenta di opporsi ai piemontesi a Santa Lucia ma non ha gli uomini per sorvegliare contemporaneamente la popolazione; Verona insorge, e d'Aspre deve arrendersi; Legnago è presa d'assedio e si arrende. In questa situazione, Carlo II ci pensa due volte prima di opporsi alle riforme, e proclama anche lui uno statuto, e chiede aiuto a Ferdinando II, il quale fa sapere a Carlo Alberto di essere garante dell'integrità di Parma; la richiesta di Piacenza di unirsi al Piemonte è quindi ignorata e Carlo resta sul trono.(per altro, si trova molto meglio con i liberali che con gli Austriaci, che non gli facevao fare niente, in HL era fuggito solo perché i Savoia si erano annessi Piacenza e credeva che gli Austriaci avrebbero vinto).

Il Generale Nugent, nel frattempo, ha si organizzato un piccolo esercito, ma cosa può fare in quella situazione, perso il quadrilatero? Più probabile che o intervenga a Vienna, o cerchi di prevenire ulteriori attacchi stabilendo una linea difensiva sull'Isonzo. Se però Nugent tenta comunque l'attacco, a Vicenza non si trova di fronte il solo Durando (Il Papa, vista la facile avanzata dei piemontesi e la situazione confusa di Vienna, non ritira le sue truppe per il momento, quindi Durando può contare sulla piena forza delle sue truppe e Ferdinando II vuole esserci, sul carro del Vincitore quindi il Generale Pepe non solo non viene richiamato ma ha a disposizione qualche uomo in più) ma anche Carlo Alberto, Pepe e de Laugier; la coalizione Italiana ha un vantaggio numerico spaventoso, e nemmeno l'inettitudine dei comandanti (de Laugier in verità è pure bravo) impedisce la vittoria (pur costosa) sui monti Berici e l'ingresso a Venezia; a quel punto, viene proclamata la Confederazione Italiana; A Modena Carlo Alberto costringe Francesco V ad abdicare e pone sul trono suo figlio, il Duca di Genova; Poi, si fa incoronare solennemente Re di Lombardia.

Il motivo delle mancate annessioni al Piemonte è presto chiaro, la futura Confederazione Italiana sarà governata da un consiglio di sovrani presieduto dal Papa, e, tenendo Modena, Lombardia e Sardegna separati, Carlo Alberto si assicura due voti, più uno dinastico; Ma Ferdinando II non è uno stupido, di conseguenza accetta le pretese della giunta liberale di Settimo in Sicilia, a patto di essere riconosciuto Re, e poi impedisce che Carlo Alberto si annetta il ducato di Parma, così ottiene anche lui tre voti, due personali, e un altro dinastico; gli altri voti spettano al Doge della Repubblica di Venezia, Daniele Manin, al Granduca di toscana Leopoldo II e al Papa; La Confederazione Italiana è proclama solennemente il 9 Agosto 1948; è riconosciuta dalla II Repubblica Francese e dal Regno Unito.

Un Armistizio è proposto all'Austria che lo accetta; nel 1849, però l'esercito Austro-Ungarico, guidato dal liberato Radetzky, assetato di vendetta invade il Veneto; Scattano le clausole difensive della Confederazione; dell'esercito Confederale fa parte anche Giuseppe Garibaldi, nominato Generale; La battaglia decisiva avviene a Custoza, dove gli Austro-Ungarici sono annientati dagli eserciti confederali (i comandanti italiani hanno imparato qualcosa dalla battaglia di Vicenza, dove le perdite degli Italiani erano state ingenti a causa della mancanza di coordinazione); Gli Italiani prendono Trento e minacciano Trieste, ma a quel punto interviene la Russia, che minaccia l'intervento a favore del'Austria; tuttavia, grazie ai buoni uffici del re Ferdinando II, alla fine lo Zar accetta di fare da mediatore; si arriva alla pace di san Pietroburgo; in cambio di una compensazione economica e della conservazione di Trieste, Vienna accetta di riconoscere la nuova Confederazione.

La Confederazione Italiana è composta da 9 Stati sovrani, che coordinano la politica estera, economica e militare; gli stati Costituenti sono Il regno di Sardegna (Re Carlo Alberto, primo ministro Vincenzo Gioberti,) il Regno di Lombardia (Re Carlo Alberto, Primo Ministro Carlo Cattaneo), la Repubblica di Venezia ( Doge Daniele Manin), lo Stato Pontificio (Papa Pio IX, Primo Ministro Pellegrino Rossi), il Ducato di Modena (Duca Ferdinando , Primo ministro Giuseppe Malmusi), il Ducato di Parma (Duca Carlo II; Primo Ministro Luigi Sanvitale); Granducato di Toscana (Granduca Leopoldo II, Primo Ministro Gino Capponi), Regno di Napoli (Re Ferdinando V, Primo Ministro Carlo Troya, Regno di Sicilia, (Re Ferdinando IV, Ruggero Settimo).

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Diamo la parola ad Andrea Mascitti:

Malta borbonica e poi italiana

Durante il congresso di Vienna viene deciso di assegnare Malta non al Regno Unito ma bensì al Regno di Sicilia dei Borboni che rivendicavano la sovranità sull'isola. Come cambia il destino dell'isola? Seguirà il destino del regno borbonico, andando a far parte del Regno d'Italia?

1814-15: Durante il Congresso di Vienna, viene deciso di assegnare Malta al Regno di Sicilia. La proposta di assegnarla al Regno Unito viene scartata a seguito le proteste dei Borboni che rivendicandone il possesso trovano l’appoggio delle altre potenze europee preoccupate che l’assegnazione di quelle isole chiave nel Mediterraneo al Regno Unito possano minare il principio di equilibrio del congresso.

1 Agosto 1815: Truppe Borboniche sbarcano sull’isole di Malta e Gozo prendendo possesso ufficialmente delle isole, venendo accolti calorosamente dalla popolazione locale dopo anni di occupazione prima francese e poi inglese.
8 dicembre 1816: Nasce il Regno delle Due Sicilie,Malta e il resto delRegno di Sicilia, vengono unite al Regno di Napoli.

1820-1821: In tutta l’Europa scoppiano vari tentavi di insurrezione, in Sicilia il 15 giugno 1820 insorgono gli indipendentisti contro l’unione con il Regno di Napoli, chiedendo un proprio parlamento. L’insurrezione coinvolge anche le altre isole del Regno, Malta compresa, ma dopo lotte sanguinose il 22 novembre il governo napoletano ristabilisce il controllo.

4 gennaio 1825: Muore Ferdinando I delle Due Sicilie, sale al trono suo figlio Francesco I, le iniziali speranze della popolazione di andare verso idee più liberali verranno spente velocemente dal nuovo sovrano.

8 novembre 1830: Muore Francesco I, sale al trono suo figlio Ferdinando II.

1830-40: Questione degli zolfi, scoppio di una disputa commerciale tra il Regno Borbonico e il Regno Unito, gli inglesi inviano delle flotte nel Mediterraneo minacciando di occupare Malta e Lampedusa, e di attuare un blocco navale lungo il Golfo di Napoli, solo la mediazione francese evita lo scoppio della guerra.

1848: Scoppio della Rivoluzione Siciliana, i rivoluzionari proclamano l’indipendenza del Regno di Sicilia, dopo mesi di aspri combattimenti la rivoluzione viene repressa.

5 maggio 1860: Ha inizio la Spedizione dei Mille, al comando diun migliaio di volontari, Giuseppe Garibaldi parte da Quarto, sbarcando a Marsala 11 maggio. Tutto procede come nella nostra timeline

2-3 giugno 1860: arrivano a Catania due imbarcazioni con diversi volontari e rifornimenti provenienti da Genova, nei giorni precedenti le due imbarcazioni erano sbarcate a Malta ricevendo l’accoglienza della popolazione locale.

17 marzo 1861: Nasce il Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d’Italia. Uno dei primi passi del Regno sarà quello di intraprendere delle relazioni diplomatiche con il Regno Unito, preoccupato di come questo nuovo regno possa intaccare i suoi interessi nel Mediterraneo.

Nel corso degli anni il Regno d’Italia continuerà il lavoro dei precedenti governi borbonici di trasformare le isole di Malta Lampedusa e Pantelleria in delle roccaforti nel Mediterraneo e trasformarle in dei ponti verso la conquista dei territori africani, anche se le isole come il resto del Meridione non verranno risparmiate dal fenomeno del Brigantaggio.

1881: Schiaffo di Tunisi, con azione di forza i francesi occupano la Tunisia creando così una crisi il Regno d’Italia, il governo italiano viene colto di sorpresa, confidava nella possibile opposizione della Gran Bretagna nella mossa francese, quando in realtà gli inglesi hanno appoggiato l’operazione preoccupati che una sola potenza potesse controllare per intero il Canale di Sicilia

20 maggio 1882: Viene firmata a Vienna la Triplice Alleanza tra Germania, Austria ed Italia.

1911-1912: Guerra italo-turca, il Regno d’Italia annette la Libia e il Dodecaneso, la base militare presente a Malta svolge durante il conflitto un importante ruolo di rifornimento per le truppe sbarcate in Libia.

28 luglio 1914 – 11 novembre 1918: Prima Guerra Mondiale, l’andamento della guerra non subisce sostanziali differenze rispetto alla nella nostra timeline.

28 ottobre 1922: Marcia su Roma, nei giorni successivi il re Vittorio Emanuele III cede alle pressioni dei fascisti e decide di incaricare Mussolini di formare un nuovo governo. Inizia il periodo fascista.

L’italianizzazione del fascismo di toponomastica, cognomi e parole non italiane colpirà anche l’arcipelago maltese, cercando di italianizzare le parole e i nomi di origine araba.

Le isole maltesi inoltre, durante l’epoca fascista saranno usate in colonie di confino per vari dissidenti politici, ma andranno incontro anche ad uno sviluppo economico, svolto con l’intenzione di trasformare le isole in un ponte di collegamento con la colonia di Libia e farne delle roccaforti del Mediterraneo, tanto che durante un discorso a La Valetta, Mussolini avanza l'idea di un mare nostrum, augurandosi unadominazione italiana sul Mediterraneo.

1º settembre 1939: Scoppia la seconda guerra mondiale, l’Italia si dichiara inizialmente potenza non belligerante, ma di fronte agli straordinari ed inaspettati successi della Germania, Mussolini, il 10 giugno 1940 annuncia in un discorso a piazza Venezia in Roma la dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia.

Se sul fronte francese greco e russo l’andamento della guerra non subisce sostanziali differenze rispetto nella nostra time-line, l’andamento della guerra sul fronte in Nord Africa prenderà invece una piega leggermente diversa.

Avendo il controllo delle isole maltesi, gli italiani riescono all’inizio del conflitto a ottenere la supremazia navale e aerea nel Mediterraneo centrale, garantendo un miglior rifornito alle truppe stanziate in Libia e separando inoltre totalmente fra loro le basi britanniche di Gibilterra e Alessandria costringendo gli inglesi a circumnavigare l’Africa per poter rifornire le truppe in Egitto.

La campagna del Nordafrica rispetto alla nostratime line sarà caratterizzata da maggior successi delle truppe italiane, che in questa timeline non subiscono la prima controffensiva inglese, non riuscendo però mai ad impartire una sconfitta definitiva agli inglesi. Il successivo arrivo in aiuto di Rommel e dell’Afrikakorps non sarà sufficiente a sconfiggere gli Alleati, ma basterà a prolungare la guerra in Nord Africa di un paio di mesi rispetto alla nostra time line. Gli inglesi man mano durante la campagna riusciranno a riconquistare il controllo del Mediterraneo colpendo gravemente la Regia Marina.

14-24 gennaio 1943: Conferenza di Casablanca, le forze alleate pianificano le prossime strategia da prendere nel conflitto, tra le quali la Campagna d'Italia.

Agosto 1943: Preludio della campagna d’Italia, gli Alleati occupano una dietro l’altra Lampedusa, Linosa, Lampione, Pantelleria, Gozo e Malta, Malta è l’ultima a cadere, dopo una tenace resistenza il 25 agosto.

9 luglio 1943: Gli Alleati sbarcano in Sicilia.

3 novembre 1943: Armistizio di Cassibile, il Regno d’Italia firma la resa incondizionata.

7 maggio 1945: Resa della Germania.

10 febbraio 1947: Trattato di Parigi, tra gli vari articoli firmati l’Italia si impegna a smantellare le fortificazioni militari e a smilitarizzare le isole di Pantelleria, Lampedusa, Pianosa, Malta e Gozo.

1° marzo 1947: Dopo quasi 4 anni di occupazione gli inglesi abbandonano Malta riconsegnandola agli italiani; durante i mesi precedenti gli inglesi avevano cercato di appoggiare il comitato per l’indipendenza maltese, trovando però poco sostegno tra la popolazione ma soprattutto l’opposizione dell’alleato americano che in vista della guerra fredda voleva nell’Italia un alleato fidato. La Nato farà di Malta una delle sue più importanti basi militare, tra le proteste della popolazione locale.

1º gennaio 1948: Nascono le regioni italiane, nella Regione Siciliana viene creata la Provincia autonoma di La Valetta (VT), costituita dalle isole di Malta, Gozo, Pantelleria, Lampione e Lampedusa.

Malta oggi sarebbe uno dei tanti comuni italiani, probabilmente rispetto alla nostra timeline pur rimanendo una rinomata località turistica non sarebbe andata incontro al boom economico che sta vivendo attualmente.

La lingua maltese sarebbe poco diffusa, parlata solo dalla popolazione anziana dell’isola.

L’Italia negli ultimi anni ha sempre più dovuto gestire la problematica dei migranti, in un suo discorso a La Valetta durante il suo tour per l’Italia il ministro dell’interno Matteo Salvini ha dichiarato i porti italiani chiusi, nessun imbarcazione con su sopra migranti potrà attraccare a Lampedusa o Malta, ma sarà veramente così?

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E ora, la domanda di Enrico Pizzo:

Con la Legge 4761 del 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele assumeva, per sé e pei suoi successori, il titolo di Re d'Italia non modificando però il numerale del proprio nome che continuava ad essere "II". Ipotizziamo invece che il testo della 4761 sia il seguente:

« VITTORIO EMANUELE II

PER GRAZIA DI DIO

RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME
DUCA DI SAVOIA, DI GENOVA, ECC., ECC., ECC.
PRINCIPE DI PIEMONTE, ECC., ECC.

Il Senato e la Camera dei deputati hanno approvato,
Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Articolo unico.

Il Re Vittorio Emanuele II assume per se stesso il nome Vittorio Emanuele I e per sé e pei suoi successori il titolo di Re d’Italia.

Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti dal Governo mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Torino addì 17 marzo 1861.

VITTORIO EMANUELE »

Quali conseguenze potrebbe avere il cambio di numerale?

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Gli replica Bhrihskwobhloukstroy:

Molto dipende anche dal fatto che rimanga contemporaneamente Vittorio Emanuele II di Sardegna o no. Se no, il cambiamento è soprattutto nella percezione: si tende a perdere la continuità fra Savoia e Italia e alla fine l’elemento che prevale è la Sede della Capitale, Roma, per cui l’Italia finisce per identificarsi con la Repubblica Romana e indirettamente con lo Stato Pontificio; se invece resta il Regno di Sardegna, bisogna vedere se le Regioni che hanno aderito con Plebiscito a questo anziché «alla Monarchia di Vittorio Emanuele» rimangano nel Regno di Sardegna o entrino nel Regno d’Italia...

Ulteriori possibili occasioni di distinzione potrebbero venire nella Seconda Guerra Mondiale (Regno di Sardegna e Regno d’Italia divisi, anche oltre oppure al posto della Repubblica Sociale) e nel Rĕfĕrĕndŭm (con possibili esiti distinti).

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È il turno di una nuova Timeline riguardante una diversa unità d'Italia, proposta da Tiziano Andrea Amato:

Febbraio 1848:
Primi moti in Europa. Costituzione a Napoli concessa da re Ferdinando, che viene acclamato come possibile re d'Italia da molti liberali. Re Ferdinando non accetta l'offerta, ma comincia a prendere in considerazione l'idea

Maggio 1848:
Costituzione in Piemonte, Toscana e Stato Pontificio
Rivolte nell'Impero Austro-Ungarico
Cinque Giornate di Milano
Gli Austriaci, comandati dal maresciallo Radetzky, abbandonano Milano;
Solo allora i Piemontesi si decidono ad occupare la Lombardia, libera dall'occupazione austriaca.
L'esercito Napoletano intanto attraversa la Romagna per dare rinforzi ai patrioti, cui si uniscono anche volontari pontifici.

Aprile 1848:
Annessione della Lombardia al Piemonte. 
L'esercito va verso il Quadrilatero dove sconfigge gli Austriaci a Goito, e occupando la fortezza di Peschiera.
Intanto i napoletani, accolti festosamente dai ribelli veneti, raggiungo l'Adige ed espugnano la fortezza di Legnago, per poi incontrare i piemontesi a Mantova. Cade anche Mantova, e il generale Radetzky è costretto ad asserragliarsi a Verona.

Maggio 1848:
A Custoza, le truppe napoletane e piemontesi affrontano insieme l'esercito austriaco, che si ritira a Verona, ultima fortezza del Quadrilatero rimasta all'Austria.
Cominciano i primio disaccordi tra piemontesi e napoletani per la nuova amministrazione libera. Carlo Alberto inizia negoziati segreti con l'Austria.

Giugno 1848:
Pace separata tra Regno di Sardegna ed Austria.
Carlo Alberto tentenna ma suo figlio Vittorio Emanuele, timoroso anche del prestigio che sta guadagnando Re Ferdinando, lo spinge ad accettare. 
L'esercito piemontese si ritira a Cremona, lasciando l'esercito napoletano solo contro Radestzky.

Luglio 1848:
Il tradimento di Carlo Alberto lascia tutti indignati, in primo luogo Giuseppe Garibaldi appena tornato dall'America. 
Così, mentre lui organizza la difesa di Bergamo e Brescia, Re Ferdinando occupa Mantova e manda la sua flotta ad aiutare i ribelli veneziani.

Agosto- Settembre 1848:
Radetzky riceve rinforzi e costringe i soldati Napoletani a ritirarsi oltre il Po, tenendo solo la fortezza di Mantova e Venezia.
L'esercito napoletano occupa Marche e Romagna col pretesto di difendere il territorio del papa.
Garibaldi fonda la Repubblica toscana.
A Torino e a Milano si tengono dimostrazioni contro il traditore Carlo Alberto, che abdica a favore del figlio Vittorio Emanuele.

Ottobre-Dicembre 1848:
Re Vittorio Emanuele sospende a tempo indeterminato la costituzione, e reprime con la forza i moti di Torino e Milano.
Francesco Giuseppe, nuovo imperatore austriaco, assedia Mantova.
Un suo esercito occupa Parma e Modena, attacca la Toscana.

1849:
Cade la repubblica toscana, il granduca è rimesso sul trono dagli austriaci.
Le truppe napoletane, per difendere il papa, occupano anche Umbria e Lazio del nord schierandosi ai confini del granducato di Toscana, ma si ritirano da Mantova.
Il Papa si pone come mediatore tra Napoli e Vienna. 
Garibaldi si ritira nell'isola di Ponza.
Il parlamento napoletano è convinto ad accettare la pace con l'Austria da due esuli piemontesi: Massimo d'Azeglio e Camillo Benso, conte di Cavour.

1850-1854:
Revisione della costituzione a Napoli. 
Assolutismo di Vittorio Emanuele in Piemonte.
L'esercito napoletano rimane in Romagna, Marche ed Umbria, creandovi “stati cuscinetto” temporanei per proteggere il papa.

1855:
Napoli si allea con la Francia mandando un contingente in Crimea.
Al congresso di Parigi Cavour (ora Consigliere del Re) denuncia l'oppressione Austriaca nel Veneto e quella di Vittorio Emanuele in Piemonte, reclamandone il regno per Francesco di Napoli. (Era discendente del ramo principale dei Savoia, al contrario di suo cugino Vittorio Emanuele).

1856-58:
Accordi di Plombiéres con la Francia: ad essa il Piemonte in cambio dell'aiuto contro l'Austria.

1859:
Rivolte in Liguria, Spedizione dei Mille: Garibaldi parte con mille volontari da Castellammare di Stabia, approdando a Quarto; con l'aiuto dei patrioti, Garibaldi conquista il Piemonte.
Vittorio Emanuele chiede l'aiuto all'Austria, che interviene provocando l'intervento della Francia e dell'Esercito del Regno delle Due Sicilie che supera il Po e avanza verso il Quadrilatero.
Garibaldi entra trionfante a Torino; Vittorio Emanuele, sconfitto a Novi Ligure, fugge in Sardegna.
L'esercito franco napoletano sconfigge le truppe austriache a Solferino e a San Martino. L'intera Lombardia è liberata quando Napoleone, vedendo che il Piemonte acclama Garibaldi e re Ferdinando, stipula un trattato di pace separata con l'Austria.
Ribellioni anche in Toscana, Parma e Modena. Tramite plebisciti, vengono annessi questi, come anche gli stati provvisori in Umbria, Marche e Romagna.

1860:
L'esercito napoletano sbarca in Sardegna, Vittorio Emanuele fugge in Austria. È l'Unità d'Italia: re Francesco I di Borbone-Italia viene incoronato re d'Italia! (suo padre Ferdinando ne è reggente).

1865:
Napoleone riconosce la sovranità del regno d'Italia; in cambio chiede Nizza e Savoia.

1866:
I Guerra-Lampo con la Prussia contro l'Austria: grazie anche alle vittorie italiane, è l'annessione della Venezia Euganea, mentre la Prussia ottiene la sovranità sulla Germania.

1868:
II Guerra-Lampo, sempre con la Prussia, stavolta contro la Francia. Cade il II Impero, rinasce la Repubblica Francese, che ha ceduto Alsazia e Lorena alla Germania; Nizza, Corsica e Savoia all'Italia. Per di più, la Francia dovette rinunciare alla Tunisia ed alla sua parte di Somalia in favore dell'Italia, e alle colonie in Sudafrica a favore della Prussia. (Nella nostra Timeline la guerra del '66 era stata appoggiata dalla Francia per rispettare l'impegno preso con i Savoia; nell'ucronia è avvenuto lo stesso, ma anche il re Borbone voleva liberarsi dell'alleanza per attaccare la Francia. Così nella guerra Franco-Prussiana la Germania troverà una valida alleata nel nostro Paese, economicamente più forte che nella nostra TL, per una guerra addirittura posticipata)

1869:
Persa la protezione francese, il Lazio pontificio rimane esposto al pericolo di un attacco da parte italiana. 
Così, sotto spinta borbonica, rinasce prima la Repubblica Romana, poi annessa al Regno tramite plebisciti. Però Roma è ancora in mano al papa: l'esercito borbonico, sotto le mentite spoglie dei ribelli, fa breccia in Porta Pia ed occupa Roma. Così Pio IX è costretto ad accettare la Legge delle Guarentigie, grazie alla quale si garantisce una posizione negli affari italiani (il diritto di veto) e gli onori del Re, tra l'altro.
Roma diviene così capitale d'Italia, con la minuscola Città del Vaticano sotto sovranità papale.

E poi?

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Bhrihskwobhloukstroy commenta in proposito:

Quanto a una Confederazione Italica a Presidenza Pontificia, senza altri 'sconvolgimenti' del quadro delineato dal Congresso di Vienna si sarebbe prima o poi probabilmente realizzata, con tanto di beneplacito franco-austriaco; di certo, invece, senza una Guerra Franco-Austriaca nessuno avrebbe potuto togliere il Lombardo-Veneto, i Ducati Padani e la Toscana al controllo più o meno di retto da parte degli Asburgo.

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E Lord Wilmore aggiunge:

Mi è venuta un'idea pazza: e se per la guerra franco-austriaca in grado di "togliere il Lombardo-Veneto, i Ducati Padani e la Toscana al controllo più o meno diretto da parte degli Asburgo" avessimo dovuto aspettare fino alla Prima Guerra Mondiale? Regno di Sardegna (filofrancese) e Regno delle Due Sicilie (filorusso) con l'Intesa; Ducati Padani, Granducato di Toscana e Lombardo-Veneto con l'Alleanza; Stato Pontificio neutrale con Benedetto XV che implora di fermare "l'Inutile Strage"... Che ne dite?

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Federico Sangalli obietta:

Un'altra pazza idea non così pazza. Ma il Regno della Due Sicilie non potrebbe schierarsi con Vienna? I Borboni era decisamente più affini agli Asburgo che alla Repubblica Francese e gli dovevano il trono almeno due volte. Inoltre sarebbe una reazione comprensibile allo Schiaffo di Tunisi.

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A questo punto Paolo Maltagliati va controcorrente:

Se devo essere onesto, a me non spiace l'idea della sopravvivenza del rapace bicefalo austro-ungarico. Più che altro per un semplice motivo: perché in questo modo 'URSS si sarebbe trovata davanti un bastione mitteleuropeo difficile da digerire, al contrario di tanti stati piccoli e divisi.

E' anche vero che la guerra di Crimea e poi la guerra d'indipendenza italiana segna un punto di non ritorno (a livello di isolamento diplomatico, innanzitutto) che si dimostrerà insormontabile e che la porterà dritta dritta nelle fatali grinfie di un'impari alleanza con il II Reich.

Paradossalmente, penso che chi avrebbe avuto tutto da guadagnare da una soluzione confederale per l'Italia dell'epoca sarebbe stata proprio Vienna.

Mi spiace dirlo, ma sono altamente scettico sul fatto che una confederazione italica sarebbe stata in grado di funzionare all'epoca. Concedere la creazione di uno stato debole e diviso, per uno stato austriaco più saggio di quanto non fu nella nostra timeline sarebbe stato molto più proficuo. la nostra penisola sarebbe stata una sorta di condominio (informale, certo) tra Francia e Austria. Che in questo modo si sarebbero potute avvicinare. Con una situazione del genere i prussiani avrebbero peraltro avuto molta più difficoltà (e molto, ma molto meno appeal) a portare sotto la propria bandiera gli stati tedeschi...

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Diamo ora la parola ad Alessio Benassi:

La Prussia voleva colpire al cuore l'avversario trascurando le operazioni secondarie e puntare da nord sul Danubio e Vienna. Analogamente chiese all'esercito italiano di avanzare risolutamente e giungere con il grosso delle forze a Padova. Da qui le divisioni avrebbero proseguito verso l'Isonzo, appoggiate dalla flotta e sostenute sul fianco destro dell'avanzata da una spedizione di Garibaldi in Dalmazia e dall'insurrezione ungherese che sarebbe stato opportuno provocare.

La proposta prussiana si scontrò, oltre che con le carenze della flotta italiana, soprattutto con la mancanza di unità di comando dell'esercito. Comandante supremo era re Vittorio Emanuele II e suo capo di stato maggiore Alfonso La Marmora (che aveva lasciato la carica di presidente del Consiglio a Bettino Ricasoli), ma l'esercito era diviso in due masse: per agire dal Mincio e dal basso Po. Fautore dell'azione dal Po era il generale Enrico Cialdini, che esigeva la massima autonomia e al quale fu affidata l'impresa di attaccare gli austriaci da sud con le 8 divisioni presso Ferrara. Mentre La Marmora, sostenitore dell'azione dal Mincio, comandava, di fatto, solo le altre 12 divisioni.

All'incontro preventivo di Bologna tra Lamarmora e Cialdini partecipa anche Vittorio Emanuele II che, sostenitore dell'azione alla "prussiana", affida il grosso delle divisioni a Cialdini predisponendone l'azione diretta da sud, attraversando il Po e puntando su Padova. Mentre otto divisioni più i volontari garibaldini vengono schierati sul Mincio con l'intento di proteggere quel settore, e solo dopo l'avvenuto sfondamento a sud attaccare il saliente trentino.

Al via delle operazioni Cialdini, forte della maggioranza del Regio Esercito, attraversa il Po incontrando le truppe austriache dell'arciduca Alberto in inferiorità numerica.

A Rovigo gli austriaci sono sconfitti, inoltre viene dato ordine a Garibaldi di "scorrazzare" oltre il Mincio con azioni di disturbo contro gli austriaci, inoltre la Regia Marina riceve l'ordine di bombardare e occupare Lissa, isola al centro dell'Adriatico, in chiave di minaccia alla costa dalmata.

Contemporaneamente il fronte sud, dopo la vittoria di Rovigo, vede le truppe italiane ingaggiar battaglia contro quelle asburgiche a Padova, che dopo un duro combattimento cade in mano sabauda. Garibaldi intanto da filo da torcere agli austriaci, mentre Lamarmora con truppe e artiglierie necessarie attraversa il Mincio. L'arciduca Alberto d'Asburgo Teschen, intanto, attesta le sue truppe sulla fronte del Piave, per difendere la base di Venezia e il cuore dell'Impero.

La Regia Marina ingaggia battaglia con la flotta austriaca, l'ammiraglio di Persano non fa in tempo a trasferirsi dal Re d'Italia all'Affondatore, e una volta avvistati gli austriaci da ordine di speronamento e bombardamento ad ogni nave austriaca. L'artiglieria navale italiana a canna rigata fa il suo lavoro, le navi austriache non riescono a fare breccia nella linea italiana e a fine giornata la flotta imperiale ha perso sette navi tra cui l'ammiraglia ed è costretta a ritirarsi. Persano da ordine di sbarcare le truppe, proseguire l'assedio di Lissa fino alla resa.

La vittoria italiana a Lissa, la caduta di Padova si diffondono rapidamente, inoltre gli austriaci sono sconfitti a Sadowa dai prussiani, Garibaldi vince a Bezzecca ed entra a Trento. Cialdini si attesta sul Piave tentando di forzarlo, intanto Venezia insorge in un moto popolare simile a quello del 1848, ancora vivido nella memoria della città insieme all'assedio del 1849.

La resa di Vienna porta enormi benefici alla Prussia che si attesta alla guida della Confederazione tedesca del Nord, mentre il Regno d'Italia ottiene il Veneto, le province di Mantova, Trento e l'Isola di Lissa.

L'Austria sconfitta vede la perdita della sua influenza su territori germanici, inoltre si assiste ad un'altra insurrezione ungherese, i magiari chiedono l'indipendenza, a nulla valsero i tentativi di Francesco Giuseppe e dell'imperatrice "Sisi", Budapest proclama l'indipendenza, alla conferenza di pace la delegazione ungherese chiede di offrire la corona di Santo Stefano al principe Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen, e il rinato Regno di Ungheria conserva anche Croazia e Dalmazia. Vienna conserva i territori dell'Austria, della corona di Boemia, del Tirolo, della Carinzia, di Trieste e dell'Istria.

La rinnovata pace porta ad un intesa diplomatica militare maggiore tra Berlino e Firenze. Che ne dite?

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Gli risponde Mattia Tuccelli:

L'ipotesi che l'Italia riesca a prendere quasi tutte le cosiddette terre irredente in mano austriaca apre secondo me una seconda questione, ossia: che avrebbe fatto l'Italia nella prima guerra mondiale? Da una parte se l'Italia già nel 1866 fosse riuscita a prendere Trento avrebbe avuto dei confini stabili con l'Impero Austro-Ungarico, dall'altra partecipando con la Prussia nella guerra del 1870 contro la Francia sarebbe riuscita a prendere Nizza e la Savoia. In queste condizioni l'Italia sarebbe potuta restare neutrale nella prima guerra mondiale? Oppure si sarebbe schierata con gli Imperi Centrali per conquistare la Corsica e i territori coloniali francesi? Oppure avrebbe comunque dichiarato guerra all'Austria-Ungheria per annettere Trieste, Istria e Dalmazia ed espandere la propria influenza nei Balcani?

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E Paolo Poli aggiunge:

Il legame coi tedeschi sarebbe stato più forte, quindi credo contiguità agli imperi centrali. Non so quanto i francesi avrebbero retto nella battaglia della Marna se parte delle truppe erano impegnate a difendere Marsiglia.

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Si fa sentire anche Giuseppe Mauro Scarpati:

Se le cose fossero andate così (ed è realistico che potessero andare così), allora nel 1870 l'Italia avrebbe partecipato alla guerra franco-prussiana, ottenendo indietro Nizza, la Corsica e la preminenza su Tunisi (oltre a Roma, ovviamente).

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Ed ecco al contrario la domanda postaci da MattoMatteo:

Immaginiamo che l'Unità d'Italia non si sia mai realizzata, e che la penisola sia rimasta così suddivisa, fino ai giorni nostri: Nord-ovest (con Corsica e Sardegna) alla Francia; Nord-est all'impero Austro-Ungarico; il centro e la Toscana inizialmente allo stato della Chiesa, che nel corso degli anni si ridurrà fino a comprendere all'incirca solo l'odierno Lazio; e il Sud con la Sicilia, al Regno delle Due Sicilie. Come potrebbe essere avvenuto, e quali effetti avrebbe nella storia europea e mondiale?

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Gli risponde William Riker:

Mmm... Nel corso della Guerra di Successione Spagnola, Pietro Micca non fa in tempo a dar fuoco alle polveri e Torino è espugnata. Piemonte, Nizza e la Savoia passano alla Francia. Il Cusio-Ossola e la zona tra i fiumi Ticino e Sesia restano parte della Lombardia. La Pace di Aquisgrana vede passare alla Francia anche Genova, la Corsica e la Sardegna (permutata con la Sicilia).

L'estinzione della Dinastia Medici porta la Toscana ad essere annessa allo Stato Pontificio, anzichè essere ceduta ai Lorena. Il Congresso di Vienna assegna Parma, Modena, Lucca e Massa allo Stato Pontificio, Venezia è annessa all'Austria.

Il "Piccolo Risorgimento" vede formarsi nel 1848 una "Repubblica Italiana" guidata da Mazzini comprendente Emilia, Romagna, Toscana, Marche e Umbria, con capitale Firenze. Il Lazio resta al Papa, garantito da Austria e Francia che mantengono i loro possedimenti in Italia. Annessione della Lombardia, del Veneto e delle Due Sicilie alla "Repubblica Italiana" dopo la Prima Guerra Mondiale.

Ti sembra credibile?

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Ascoltiamo in proposito il parere di MAS:

Da come sono andati i fatti nella nostra Timeline, io non credo che una vittoria Sabauda nel 1848 fosse possibile, sul medio-lungo termine la sproporzione tra le forze in campo era tale che l'Austria avrebbe sempre vinto anche se al comando dei piemontesi ci fosse stato Rommel o qualche altro genio militare.

Le condizioni per una possibile vittoria "italiana" sono essenzialmente tre:

Il Regno di Sardegna si trova uno o più alleati (tra Prussia, Francia o Inghilterra), all'epoca nessun accordo fu stretto e nel marasma di quell'anno non credo fosse facile imbastire un alleanza anti-austriaca.

Le rivolte in Ungheria, Austria e Boemia hanno un grande successo (nella realtà quella di Boemia si sgonfiò immediatamente e la Croazia non si unì all'Ungheria), e magari si ribellano pure i Polacchi di Galizia e Lodomiria, lasciando agli Asburgo solo il Tirolo; conseguentemente Cecco Beppe avrebbe il suo bel da fare e per recuperare il suo trono potrebbe decidere di rinunciare al Lombardo-Veneto.

Gli stati italiani in massa seguono il Piemonte e si va verso una soluzione Confederale (Vedere la mia ucronia sulla Confederazione italiana).

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Tommaso Mazzoni si è incuriosito:

Sono condizioni tutte necessarie? Perché mi pare che nella tua opera tu ne consideri una sola, se non ricordo male.

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E MAS gli ha risposto:

No, una è sufficiente (ipotizziamo la Confederazione), meglio se accompagnata da un'altra, anche solo parziale (diciamo il successo della rivolta in Ungheria e in Boemia, lasciando perdere polacchi e croati).

A quel punto Francesco Giuseppe deve darsi delle priorità (nella ns. LS fu la guerra contro i piemontesi); davanti ad un avversario ben superiore (Regni di Sardegna e delle Due Sicilie, Granducato di Toscana e Stato della Chiesa, con l'appoggio dei rivoltosi lombardi e veneti), probabilmente rinunzia all'Italia per ricostituire l'Impero, non trattandosi più di punire esemplarmente il "Re Montanaro" ma una coalizione abbastanza forte.

Negli anni '50 e '60 dell'800, risistemata la compagine imperiale, Cecco Beppe cercherà in qualche modo una rivincita (osteggiato da Francia, Regno Unito e poi anche Prussia), trovandosi poi a fare i conti con l'alleanza Italo-prussiana che lo batterà nel '66.

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Chiudiamo con quest'osservazione del solito Bhrihskwobhloukstroy:

Periodizzazione a grandi linee:

1) (43 millenni) dalla prima antropizzazione a tutto il Calcolitico c'è stato un continuo processo di aggregazione a tutti i livelli antropologici (dalla famiglia di Cacciatori-Raccoglitori alla Confederazione Intertribale)

2) (due millenni e mezzo) nell'Età del Bronzo e del Ferro i diversi centri di aggregazione, i cui territorî ormai confinavano gli uni con gli altri, non si sono ulteriormente espansi, tuttavia si sono compattati al proprio interno

3) (un millennio) l'Imperialismo su scala subcontinentale (romano nel Mediterraneo) ha cancellato gran parte del peso dei confini 'nazionali' precedentemente raggiunti

4) (un millennio) la trasformazione tardoantica degli Imperialismi ha portato a un'ulteriore espansione delle ondate urbanizzatrici (le Conversioni religiose) e dei relativi fenomeni di omologazione sociale, accompagnata tuttavia da un processo di frammentazione politico-militare (Regni Romano-Germanici e simili)

5) (mezzo millennio) la rottura delle appartenenze imperiali (religiose) subcontinentali ha lasciato spazio a due fenomeni di aggregazione politico-militare tra loro concorrenti, gli Imperi sovranazionali e gli Stati nazionali, la cui contrapposizione ha portato a una prima conclusione fatale alla maggior parte degli Imperi sovranazionali (con conseguente ulteriore frammentazione in Stati nazionali) e a una seconda in cui invece i pochi Imperi superstiti hanno fagocitato di fatto la maggior parte dei tradizionali Stati nazionali, affiancandoli di diritto con una moltiplicazione di nuovi Stati nazionali di fatto non indipendenti.

Il caso dell'Italia costituisce una rappresentazione da manuale di queste cinque fasi.

Però adesso devo aggiungere qualche parola sul tema del Risorgimento, perché troppe volte passo per reazionario (e magari pure forcaiolo...).

All'epoca non c'erano Regimi Democratici; neppure la Svizzera lo era. Non importa che io pensi che neanche adesso ce ne siano; è un fatto che siamo tutti d'accordo che all'epoca non ce n'erano. Nemmeno importa che non solo io ma tanti di noi siamo convinti che gli attuali conflitti “in difesa della Democrazia e dei Diritti Umani” siano coperture ipocrite di aggressioni imperialistiche (non che gli avversarî siano di meno, del resto); l'essenziale è che siamo d'accordo che all'epoca tutti i conflitti avessero un unico obiettivo: l'ampliamento territoriale (nel ‘migliore' dei casi, il mantenimento dei territorî posseduti, il che comunque dal punto di vista del Diritto Internazionale è ancora oggi sacrosanto; qualcuno di noi, me compreso, lo contesta, ma il Diritto Internazionale è quello ed er acosì anche allora).

Le guerre dei Savoia contro gli Asburgo o i Borboni, dal punto di vista del Diritto Internazionale (allora come oggi), sono come l'attacco dell'Argentina alle Falkland/Malvinas o di Saddām Ḥuṣayn al Kuwayt (nel 1859 si è fatto in modo che fosse l'Austria ad attaccare, ma che si trattasse di provocazione al conflitto era stato addirittuira pattuito a Plombières). Il Regno delle Due Sicilie era indipendente; che non avesse una Costituzione come lo Statuto Albertino non è un motivo sufficiente per attaccarlo e annetterlo, altrimenti nel Mondo ogni Stato attaccherebbe e annetterebbe i vicini che hanno Istituzioni diverse dalle proprie. La Città del Vaticano è una Monarchia Assoluta tanto quanto lo Stato Pontificio, ma nessuno pensa di attaccarla e annetterla. In generale, i Ducati e le Due Sicilie erano Stati garantiti dal Diritto Internazionale, la loro annessione non è stata certo una “Indipendenza”. I Sovrani di tutti questi Stati non erano stranieri, quindi non c'è stata alcuna “Liberazione dallo Straniero”. Nei Ducati e nelle Legazioni c'erano occupazioni militari richieste dagli stessi Sovrani: se questo fosse un motivo di guerra, le Nazioni Unite dovrebbero, per esempio, attaccare la Federazione Russa specificamente per l'intervento in Siria e gli Stati Uniti per quello in ‘Īrāq contro l'Organizzazione per lo Stato 'Islāmico (Tanẓīm 'ad-Dawlah 'l-'Islāmīyah); in ogni caso, al posto dell'occupazione militare austriaca è arrivata l'occupazione non solo militare, ma anche civile del Regno di Sardegna, col nuovo nome di Regno d'Italia: se per esempio la Svizzera – Paese di indubbia democraticità – occupasse e annettesse la Germania o l'Italia – militarmente occupate dagli Stati Uniti – sarebbe “Indipendenza”? Probabilmente risponderebbe di sì chi non considera “Indipendenza” quella portata dai Savoia agli Stati dell'Italia del 1859-1860...

Il Regno Lombardo-Veneto aveva come Sovrano lo stesso dell'Impero d'Austria; la lingua era l'italiano, non il tedesco. Trento e Trieste facevano parte dell'Austria (Trieste per libera scelta dal 1382) e della Confederazione Germanica (del Regno di Germania dal 952), eppure non c'era alcuna discriminazione linguistica né a favore del tedesco né di altre lingue. Ovviamente c'era un movimento di opinione pubblica favorevole all'annessione al Regno di Sardegna (come dappertuttto sono sempre esistiti Partiti favorevoli all'annessione a uno Stato vicino), ma l'unica consultazione elettorale è stata effettuata sotto occupazione militare, esattamente come le Elezioni negli Stati del Patto di Varsavia, con la differenza che le percentuali ‘bulgare' sono molto inferiori agli incredibili risultati dei Plebisciti Ottocenteschi (98% di Favorevoli, con una Popolazione per il 98% di Analfabeti).

Mi stupisce che a Scuola non venga chiarito a sufficienza tutto ciò. Il Risorgimento è stato un complesso di Guerre di Conquista, secondo progetti imperialistici (da una parte e dall'altra) concepiti e perseguiti da secoli; ciò che differenziava i due Contendenti è che uno aveva uno Statuto (come ai tempi del Sacro Romano Impero) e un Parlamento, l'altro aveva dalla propria parte il Diritto Internazionale. La violazione dei confini è avvenuta nel 1848 in una direzione, nel 1859 nell'altra, invece l'esito è stato nel 1849 la Restaurazione pura e semplice, nel 1859 la conquista militare (attraverso una Potenza straniera, la Francia; fosse stato per il successo militare del Regno di Sardegna, la Lombardia sarebbe rimasta asburgica).

Non importa neppure se il Parlamento di Torino fosse o no molto docile al volere del Sovrano: è evidente che in qualsiasi Stato la maggior parte dei Politici è d'accordo col Sovrano se questi progetta di annettere uno Stato vicino! Come dimostra il 1914, se anche in Austria nel 1859 ci fosse stato un Parlamento liberamente eletto avrebbe voluto la guerra contro il Piemonte, quindi non si è trattato di guerra fra Democrazia Parlamentare e Monarchia Assoluta, ma di guerra imperialistica fra Stati bramosi di conquiste, vinta da quello più determinato a farle.

Smentite le ipocrisie dell'Indipendenza e della Libertà, la più grande è quella dell'Unità. Tutti gli Attori geopolitici miravano all'unificazione dell'Italia: i Savoia, gli Asburgo, fino al secolo precedente i Borboni (che invece all'epoca erano costretti a difendere la situazione del momento). Proprio ai Borboni Metternich mandava nel 1847, con la famosa espressione «l'Italie est une expression géographique», la rassicurazione che l'Italia sarebbe rimasta un sistema di Stati Indipendenti (mentre il progetto era di unificarli sotto gli Asburgo, a cominciare in quei giorni da Ferrara), ma questo fa parte delle finzioni della Diplomazia (a prescindere dal fatto che forse Metternich riteneva veramente che questo fosse per intanto il miglior compromesso possibile; il progetto di Großösterreich del suo indiretto successore Schwarzenberg sfuma qualsiasi dubbio). L'Italia Sabauda ha alla fine avuto come Capitale Roma, l'Italia Asburgica – nella stessa estensione – avrebbe avuto Milano. I Sovrani Sabaudi parlavano francese e italiano, i Sovrani Asburgici tedesco, francese e italiano; i Savoia parlavano anche piemontese, che tuttavia non è un dialetto italiano, ossia italoromanzo, bensì romanzo occidentale, come il francese e lo spagnolo, cui è dialettometricamente più vicino che al toscano.

Alla fine dunque l'unica differenza fra l'Unificazione Sabauda e quella Asburgica è che quest'ultima sarebbe stata in Unione Personale con l'Austria (e, dal 1867, separatamente anche con l'Ungheria; fino al 1866 – dopo non c'è più stato! – il rapporto istituzionale fra Austria e [Lombardo-]Veneto era lo stesso che dopo il 1867 fra Austria e Ungheria). Quindi il Regno d'Italia proclamato nel 1861 sta alla sua alternativa storica non realizzata, il Regno d'Italia Asburgico (forse chiamato di Lombardia o Lombardo-Veneto qualcosa di simile), come per esempio la Repubblica del Nord a lungo dichiarata obiettivo della Lega Nord sta alla Repubblica Italiana: più ristretta territorialmente e con una diversa Capitale. Il Risorgimento è, rispetto agli Asburgo, ciò che la Lega Nord è rispetto alla Repubblica Italiana, ma ovviamente di solito chi ammira il Risorgimento è contro la Lega Nord (perché la Repubblica del Nord spezzerebbe il risultato geopolitico del Risorgimento): allo stesso modo, chi è per l'Unità dell'Europa dovrebbe essere contrario al Risorgimento, perché ha spezzato il processo di unificazione del Continente.

Se invece ci sono Europeisti favorevoli al Risorgimento, significa che la questione è dinastica. Sia i Borboni sia gli Asburgo (ma anche i Bonaparte) miravano all'Unificazione dell'Europa, tuttavia ognuno a proprio esclusivo favore, per cui combatteva i tentativi altrui anche al prezzo di vanificare i proprî. Un Europeista dovrebbe essere favorevole a tutti i tentativi (asburgici, borbonici, bonapartistici) e contrario ai loro avversarî: si può capire che un Europeista particolarmente affezionato ai Borboni non gradisca, oltre evidentemente alle azioni asburgiche contro l'egemonia borbonica sull'intera Europa (questo è giustificato dalla Fede Europeistica), neppure quelle a favore dell'egemonia europea asburgica (ciò è incoerente con l'Europeismo, ma coerente con la partigianeria dinastica); invece non si può capire che un Europeista possa essere favorevole alle azioni dei Savoia, che non sono mai arrivate a progettare un'unificazione del Continente, bensì soltanto a distruggere per proprio tornaconto quelle altrui.

È concepibile che un Europeista sogni un'Europa fatta da Nazioni unite al proprio interno? Certo, ma allora l'Italia non è fra queste.

Dei noti criterî definitorî della Nazione – omogeneità di Razza, Lingua, Religione, Storia, Volontà Politica sull'intero territorio rivendicato – nessuno si applica al Regno d'Italia del 1861-1946 né alla successiva Repubblica Italiana: non si considera ciò che la divide – che a livello classificatorio non è rilevante, perché qualsiasi insieme è differenziato al proprio interno – ma solo ciò che la unisce, che però unisce non solo l'Italia, ma per la Genetica come minimo tutta l'Europa Occidentale, per la Lingua tutta la Romània (dal Portogallo – per non dire l'America Latina – alla Romanìa), per la Religione tutto il Cattolicesimo (dall'America alle Filippine), per la Storia tutta l'Europa (a parte forse la Scandinavia e la Russia), mentre la Volontà Politica è sempre stata divisa in Età Moderna tra Franciosanti (come venivano chiamati) e Austriacanti, fra Neoguelfi e Neoghibellini (non quelli toscani, ma quelli asburgici), nel Medioevo fra gli stessi Guelfi e Ghibellini, fra Pontifìci e Imperiali, nell'Alto Medioevo fra Romani e Franchi, prima del 774 fra Romani e Longobardi, fino al 612 fra Cattolici e Ariani, in precedenza fra Cristiani e Pagani, fino al 391 fra Rōmānī e Dēditiciī, prima di Caracalla fra Rōmānī ÷ Peregrīnī e così via risalendo fino alla notte dei tempi. Gli Austriacanti sono poi diventati i Triplicisti, poi i cosiddetti “Assisti”, dopo l'Otto Settembre (che coincidenza...) i Collaborazionisti, ma per la maggior parte sono poi confluiti nell'eterogeneo insieme dei Neutralisti durante la Guerra Fredda e oggi si possono considerare gli Eurasisti, nell'uno e nell'altro caso contrapposti agli Atlantisti. L'Italia non è dunque un insieme, perché tutto ciò che la unisce comprende sempre molto di più che l'Italia: non c'è niente che caratterizzi tutti e solo gli Italiani (evidentemente a parter ciò che promana dall'appartenenza a uno Stato, ma quella è Cittadinanza, non Nazionalità: se fosse rimasto il Terzo Reich saremmo tutti – a parte me, che non esisterei – Cittadini Tedeschi di lingua tedesca, di razza ariana, di fede “Gottgläubig”, di Volontà Politica nazionalsocialista ecc.ecc.: il fatto che i Sudditi del Regno d'Italia, che al di fuori della Toscana nel 1861 solo per il 2% sapevano l'italiano, nel giro di centocinquant'anni siano diventati Cittadini italofoni della Repubblica Italiana è un effetto dello Stato – tanto quanto avere un passaporto della Repubblica – e non una preesistente causa della Nazione).

Quindi alla fine il Risorgimento non è stata un'eroica Lotta dei Buoni contro i Cattivi: è stato l'ennesimo episodio – non il primo né l'ultimo – di Guerra fra Stati Imperialisti, come al solito dipinto di tinte moralmente giustificatrici (lo sarebbe stato in qualsiasi caso).

È umanissimo che ognuno di noi si schieri emotivamente con l'una o l'altra parte e non è che essere Europeisti – quindi, in pratica, sentirsi più vicini agli Asburgo – sia un segno di superiorità (anzi oggi pare che sia un motivo di disprezzo); neppure è un dovere essere coerenti – si può essere Europeisti e, incoerentemente, ammiratori del Risorgimento (non c'è niente di male ed è un sacrosanto diritto avere idee incoerenti) – o farsi belli con giudizi imparziali (che bellezza c'è?). In generale, non c'è alcun dovere; quel che ho scritto l'ho comunicato solo per il desiderio di esprimere come mi pare che stiano i fatti, in modo che lo si sappia.

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