Fantastorie: Utopiaucronia alla conquista di Marte!


Ecco a voi un'ucronia a quattro mani scritta in seguito alla collaborazione tra il Webmaster di questo sito, alias William Riker, e il List-Owner, alias Bhrig. Comincia quest'ultimo imbastendo un racconto pazzesco che vede protagonista l'amico Riker insieme ad altri iscritti alla lista: 

« Gennaio 2012. Dalla base spaziale di Bizzarone parte l'assalto a Marte. È un gruppo  europeo a provare lo sbarco sul Pianeta Rosso, e più esattamente una missione di cooperazione tra ASI (Agenzia Spaziale Italiana) e la sua omologa svizzera, con il contributo anche dell'ESA e dell'Agenzia Spaziale Argentina. La missione, che ha stabilito il primato delle strutture spaziali europee sulla NASA, rientra nel quadro generale della ripresa della collaborazione tra Berna e Bruxelles, dopo il clamoroso stop consumatosi nel 2007 (rottura dei Trattati Bilaterali da parte di Palazzo Federale). Il riavvicinamento segna un punto importante nelle relazioni tra le due strutture: collaborazione paritaria, scambio di consiglieri per i rapporti istituzionali e, in un prossimo futuro, progetto di sistema monetario comune europeo, che inglobi l'euro, il franco, la sterlina, il nuovo rublo e le altre monete d'Europa in un nuovo e rinnovato SME.

Dodici gli astronauti scelti per la missione. Capitano è Monsieur "Porquoi Pas?": un astronauta di lungo corso che ha già all'attivo numerose missioni spaziali per conto dell'ESA. Il vero nome è ignoto, tanto da essere soprannominato anche "Monsieur X"; si sa solo che l'astronauta è francese. A seguire, gli astronauti. I cinque svizzeri: Vreni Russi (fisica e atleta, tigurina ma - almeno pare dal cognome - di origine urana); Nikolaus Pedrazzini (militare, Uri); Antoni Cathomas (letterato, Grigioni); Nadine  Thélin (giornalista, Vallese), Elvio Muggiasca (imprenditore, Ticino). Gli italiani, che per modestia si nascondono dietro dei nick: MAS (militare, Bergamo), Maggioriano (pugliese residente in Belgio, studente), William Riker (fisico, Lonate Pozzolo), Demofilo (astronauta, Villaverla). Come dodicesimo uomo partecipa alla missione, in qualità di reporter, anche l'argentino Enrique, amico personale di William Riker, incaricato di scrivere un libro al ritorno dalla missione. L'astronave, battezzata « Utopiaucronia », è stata progettata dall'ingegner Sandro Degiani di Torino. La missione verrà seguita dalla base di Bizzarone da Estec, alto esponente dell'ASI e responsabile della missione verso Marte, coadiuvato dal comandante in seconda Falecius. Il romano Ipotetico Sole ricopre invece il ruolo di capo della sala stampa dell'ASI a Bizzarone.

Dopo lo sbarco su Marte, gli astronauti verranno recuperati da una seconda navetta, stavolta frutto di una collaborazione ESA-Svizzera, con a bordo astronauti spagnoli, scandinavi, inglesi, tedeschi, austriaci, ungheresi e svizzeri. La partenza della missione è seguita in tutto il mondo, via televisione, internet e telefoni portatili Umts. E il parterre di Bizzarone comprende varie personalità: oltre al capo di stato svizzero Ueli Maurer, al presidente dell'Unione Europea José Bové e ai rappresentanti degli stati membri, anche il presidente degli Stati Uniti, Hillary Rodham Clinton, e il noto glottologo *BhriHskwo-bhlôukstrôy, ordinario di glottologia all'Università di Genova, presidente della Commissione congiunta Ue-Svizzera per la salvaguardia delle lingue minoritarie e altro amico personale di Riker. Una curiosità: *BhriHskwo-bhlôukstrôy è giunto alla base in bicicletta dalla propria casa di campagna, situata nelle vicinanze. Ha fatto pervenire i suoi voti augurali anche Sua Santità Benedetto XVI, per mezzo del suo Segretario di Stato, suor Elena Bosetti, direttore spirituale di William Riker.

Parte la missione, e il viaggio verso Marte è lungo. Le telecamere inquadrano ogni aspetto della vita quotidiana degli astronauti, salvo il periodo notturno (per ottemperare alla legge francese sulla privacy). Nascono collaborazioni scientifiche, amicizie, amori. Ed emergono le diverse personalità. Leader incontrastato è "Monsieur X". Si formano poi due gruppi: quello dei "teorici", capeggiato da Riker, e quello dei "pratici", la cui leader è Vreni Russi. Intendiamoci: tutti gli astronauti hanno dovuto affrontare due anni di intensi studi e, insieme, di sfiancanti esercizi fisici, che hanno selezionato il gruppo di Bizzarone tra un esercito di 100 pretendenti. Ma il viaggio verso Marte rivela le predisposizioni di ognuno. In particolare, Riker è noto per aver composto parecchi racconti e poemi epici, mentre Vreni Russi ha al suo attivo la pratica di varie discipline sportive (tra l'altro, è giunta a pochi centesimi dal record svizzero dei 100 metri). Entrambi hanno in comune la passione per la fisica. Ma non solo. Giorno dopo giorno, tra i due nasce l'amore. Ed è unanime l'indicazione che saranno loro a sbarcare su Marte, subito dopo il loro comandante (le tecnologie permetteranno la passeggiata sul Pianeta Rosso a tutti i componenti della missione). Se Monsieur Porquoi Pas? pianterà su Marte la bandiera della Pace, i due astronauti lasceranno sul pianeta i drappi delle due missioni: quello italiano e quello svizzero.

Mano nella mano, William Riker e Vreni passeggiano romanticamente su Marte. E' nata la prima coppia interplanetaria... »


William Riker ha risposto così:

« Perchè solo Marte se potremmo conquistare ben altro? Due cervelli (specie se innamorati) lavorano meglio di uno solo! Arrivati in orbita marziana il 24 novembre 2012, i due promessi sposi vengono incaricati di prendere i comandi della navetta esplorativa, di staccarsi dalla nave madre e di compiere alcune orbite attorno al pianeta rosso per scegliere un sito di atterraggio alternativo, essendo quello indicato al principio soggetto a violentissime tempeste di sabbia. Ma mentre i due piccionocini transitano dietro il pianeta Marte, invisibili da Terra e dall'astronave madre, incocciano per raro e sfortunatissimo caso in un buco nero primordiale, grande come un nucleo atomico e della massa di una montagna, formatosi subito dopo il Big Bang (secondo alcuni l'universo ne sarebbe pieno). La supergravità del microbuconero li attrae in una distorsione spaziotemporale e li precipita nell'iperspazio eptadimensionale. Dei due si perde ogni traccia e sul loro destino sulla Terra è mistero fitto. Ma i due... »


Siccome per un po' il William Riker non ha potuto rispondere, ecco come l'amico lo ha sollecitato:

« Na ja - ich bin noch hier und warte, warte, warte...

Ich sag's zum letzten Mal:

Franzi, PASS AUF!

Vreni »


Allora William Riker ha tirato fuori tutto il suo estro ed ha completato così la storia:

« La distorsione ergocronotopica rappresentata dal microbuco nero trasporta Vreni Russi e William Riker di 145 anni nel futuro, e i due si ritrovano in orbita marziana nel 2157, come Riker ricava immediatamente dall'analisi delle posizioni planetarie. La loro nave ovviamente non è presente al rendez-vous, essendo rimasta nel passato. Per loro si aprirebbe la prospettiva di una morte atroce nel gelo dello spazio, essendo assai limitata la scorta di ossigeno, per cui i due si danno immediatamente a recitare le ultime preghiere, quando sentono un raggio traente che cattura la nave e la trascina con sé. Li ha intercettati un cargo spaziale in viaggio tra l'orbita terrestre e la città marziana di Olympia, posta ai piedi del Mons Olympus, il più grande vulcano del sistema solare (27 Km di altezza e 500 Km di diametro!)

Il capitano del cargo non crede che essi provengano dal passato, come proclamano, ma in cambio del silicio ultrapuro di cui sono composti i circuiti della navetta li trasporta sul pianeta rosso, dove essi finalmente mettono piede, ammirando una megalopoli futuribile scavata nel sottosuolo di Marte. I due si ritrovano nell'Impero delle Dodici Conche, una futura repubblica estesa a tutto il sistema solare in cui l'umanità vive in pace dopo il buio delle Dittature Umanistiche nel XXI secolo, e che perciò ha conosciuto un iperbolico progresso scientifico, medico e tecnologico. I due "naufraghi del tempo" decidono perciò di recarsi all'università di Olympia dove lavora uno dei più grandi fisici matematici di quell'epoca, Larry Heaviside III, il quale sta conducendo esperimenti sulla macchina del tempo. Questi si rivelerà proprio discendente dell'unione tra Russi e Riker! Il nostro eroe si offre di collaborare con lui offrendo in cambio la memoria della sua navetta che contiene i dati sul microbuco nero. In breve tempo i due, con l'aiuto anche della Russi, mettono a punto un prototipo che dovrebbe consentire ai nostri eroi di fare rientro nel 2012.

Il grande giorno si avvicina, ed i tre lavorano fino a tarda ora, sacrificando anche le pause pranzo. La Domenica delle Palme del 2157 sono già le 14 e nessuno ha ancora pranzato, dal momento che i pasti sono stati soppressi per intensificare il lavoro, ora che il professor Heaviside ha capito di poter realizzare il sogno della sua vita è invasato dal demone del lavoro. William Riker si trova dentro l'alloggiamento passeggeri della macchina del tempo e sta registrando le bobine tachioniche, quando Vreni gli suggerisce: "Vieni fuori che mettiamo finalmente qualcosa sotto i denti." "Vengo, ho già qui l'hamburger in tasca", è la risposta. Ma disgraziatamente, per la fretta di raggiungere il suo amore, l'ingegnere urta un contatto e mette in azione il campo distortore, venendone risucchiato in men che non si dica. Vreni e il professore fanno in tempo ad aggrapparsi prima di venire risucchiati a loro volta, ed Heaviside riesce a togliere energia alla macchina. Riker purtroppo è sparito di nuovo tra le pieghe del tempo, per la seconda volta.

Vreni non si rassegna alla sua perdita ed obbliga il prof. Heaviside a calcoli immani per capire dove è finito l'ingegnere. La risposta è: a Roma il 13 agosto del 64 d.C., sotto l'impero di Nerone. Allora Vreni vuole seguirlo a tutti i costi nonostante il prof la informi che il suo compagno potrebbe essere stato spappolato dal campo distortore. Vreni si ritrova così, vestita da antica romana, nella capitale dell'Impero, una città di un milione di abitanti dove ritrovare il suo amato è come individuare il proverbiale ago in un pagliaio. Però nota che molti legionari battono i mercati alla ricerca di qualcosa che chiamano "patate". La cosa la insospettisce non poco (ovviamente la Russi era un drago in latino alle scuole superiori) e, dopo aver fatto ubriacare un soldato fidando sulla propria capacità di portare solenni sbronze, viene a sapere che Lucio Domizio Enobarbo Nerone ha appena assunto un nuovo cuoco che vuole preparagli una pietanza chiamata "amburgus", per cui occorrono appunto le misteriose "patate". Allora, a prezzo della vita, Vreni si intrufola nel palazzo imperiale, la celeberrima Domus Aurea, contando sull'aiuto di alcuni cristiani con cui è entrata in relazione; scoperta, mette KO un paio di pretoriani e deve fuggire come un gatto in un canile, ma trova scampo nelle cucine. Qui si accorge che il nuovo cuoco è proprio... William Riker! Come questi le racconta tra un bacio e l'altro, è "atterrato" nella Domus Aurea giusto mentre era in corso il concorso ufficiale per assumere il nuovo cuoco di corte, e lui è stato scambiato per uno dei concorrenti. Nerone lo ha chiamato e gli ha ingiunto, lisciandosi la barba color bronzo: "Preparami subito qualcosa di speciale, mai assaggiato prima, o ti farò fare la fine del tuo predecessore e degli altri concorrenti già scartati." Ha indicato quindi le croci che campeggiavano lì vicino. Riker, che parla lui pure benissimo il latino, ha sentito il sangue abbandonargli i piedi, ma ha avuto un'improvvisa intuizione, offrendo all'Augusto l'hamburger con patatine stile Mc Donald's che teneva con sé. A Nerone Cesare è piaciuto così tanto da assumerlo con diecimila sesterzi di stipendio, purché gli prepari ogni giorno quel piatto. "Sarà dura però trovare gli ingredienti", aggiunge il "cuoco", e Nerone: "Hai carta bianca."

E così Nerone sguinzaglia i suoi soldati per tutti i mercati dell'impero a cercare patate ed altri ingredienti, che in realtà arriveranno solo dall'America quindici secoli più tardi; ma era uno stratagemma escogitato da William Riker per prendere tempo e per indirizzare le eventuali di ricerche su di lui: sapeva infatti che Vreni sarebbe venuto a cercarlo ad ogni costo, e che questa era abbastanza istruita per sapere che le patate a Roma Imperiale non c'erano ancora. A questo punto però Nerone Cesare in persona fa irruzione nelle cucine ed ordina l'arresto dei due piccioncini, con l'accusa di essere stregoni cristiani e spie dei Parti. Senza voler sentire ragioni, intima ai suoi soldati di crocifiggerli immediatamente, ed i nostri eroi stanno per essere inchiodati alle croci sotto gli occhi compiaciuti del feroce figlio di Agrippina Minore, ma a questo punto compare dal nulla Larry Heaviside III con la macchina del tempo: è riuscito ad individuare le esatte coordinate ergocronotopiche dell'arrivo di William e le ha seguite, giungendo in tempo per terrorizzare i legionari con una scarica Laser in aria, caricare Vreni e William e ripartire verso il futuro. I motori della macchina del tempo incendiano però la domus, ed il fuoco si propaga rapidamente nella città di Roma. Nerone si salva e decide di far ricadere la colpa dell'incendio sui cristiani, dei quale crede che i tre crononauti siano tre esempi. Il resto lo sappiamo.

Larry "scarica" i due amici nel gennaio 2012, un giorno PRIMA della loro partenza per Marte, e i due decidono di non partire e di restare sulla Terra. Il cerchio si è chiuso. Ed è un cerchio che ha la forma di un cuore... »

 

AIRBUS, dipinto di Sandro Degiani (cliccare per vedere una risoluzione maggiore)


Un altro dei miei amici virtuali, nascosto sotto lo pseudonimo di William Wallace, ha voluto dare un seguito alla vicenda:

Un momento, Non so se mi è sfuggito, ma qual è l'identità di Monsieur X? Il fatto che debba essere francese mi vincola un po'... Me lo immagino antipatico, in fondo i suoi colleghi spariscono nello spazio e lui non fa nulla, anzi qualcosa la fa, scompare del tutto dopo il primo paragrafo. Secondo me monsieur X è totalmente disinteressato al valore scientifico della spedizione e il fatto che si nasconda dietro uno pseudonimo non fa presumere nulla di buono... Forse è una spia la cui missione era fin dall'inizio quella di eliminare l'insigne professor William Riker... Credo che quest'ultimo sia stato deliberatamente portato vicino al buco nero con il solo scopo di farlo sparire per sempre e che la bella Vreni (se non ricordo male il nome) sia sparita con lui soltanto perchè troppo vicina all'egregio scienziato.

Monsieur X, sbarazzatosi del collega, ordina poi di fare ritorno alla base a causa di un problema meccanico (da lui stesso causato), spiegando la sparizione dei colleghi con l'eccesiva imprudenza dei due innamorati che non hanno resistito ad una passeggiata mano nella mano nello spazio (è davvero un uomo odioso, non trovate?). Gli altri componenti della spedizione, che non erano presenti al fatto, non possono confermare nè smentire, e così Monsieur X la fa franca. Ma come spesso succede il cattivo non ha fatto bene i conti e così una volta tornato in laboratorio per impossessarsi delle ricerche sulla macchina del tempo (intraprese dal professore prima della sua partenza) si imbatte nel professore stesso che in realtà (essendo tornato con la macchina del tempo dal futuro in quel preciso istante) non è mai partito. Monsieur X viene deriso dalla comunità scientifica e preso per pazzo, poiché né il professore, né Vreni hanno mai preso parte a quella spedizione, e finisce rinchiuso in un manicomio mentre il professore e la sua collega e fidanzata Vreni presentano al pubblico il primo rudimentale modello di macchina del tempo (elaborato grazie agli insegnamenti appresi durante la loro permanenza nel futuro) condividendo la gloria e gli onori.

Ciò non svela l'identità di monsieur X ad ogni modo... comunque anche il cartone animato "Tigerman" aveva il suo mister X, la cui identità è rimasta segreta durante tutta la saga (che ho seguito per anni, sigh!)... che sia
destino?

Che dite? Potremmo usare il mio tempo in centomila modi migliori di questo? Purtroppo che possiamo farci se siamo dei sognatori? E "i nostri sogni valgono più dei nostri discorsi..." (Michel de Montaigne)


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