Eroi ed eroine Disney nella Storia

dedicato ad Enrica Soldavini

Cenerentola in Belgio Biancaneve in Ungheria La Bella Addormentata in Polonia Pinocchio in Toscana Fantasia in Ucraina Dumbo nel Sacro Romano Impero Bambi in Dumnonia Saludos Amigos e I Tre Caballeros nella II Repubblica Spagnola Alice nell'Impero Ottomano Peter Pan nelle Indie Orientali Britanniche Lilli e il vagabondo a Venezia La carica dei 101 in Bosnia La Spada nella Roccia a Roma Gli Aristogatti in Svezia Robin Hood negli Stati Confederati d'America Red e Toby in Mesopotamia Taron in Grecia Basil in Boemia Oliver & Company in Sicilia La Sirenetta in Portogallo La Bella e la Bestia in Francia Aladdin in Cina Il Re Leone in Inghilterra Pocahontas in Perù Quasimodo in Spagna Hercules in Unione Sovietica Mulan in Israele Tarzan in Congo Le follie dell'imperatore in Egitto La principessa e il ranocchio in Russia Rapunzel in Austria Frozen in Irlanda Merida in Germania

.

Cenerentola in Belgio

di Enrica S.

La sera del 26 dicembre 2018, Santo Stefano, la Rai ha mandato in onda il superclassico di Walt Disney "Cenerentola". Dopo averlo visto (in realtà, rivisto per l'ennesima volta), mi sono domandata se fosse possibile storicizzare anche Cenerentola, dopo tanti altri personaggi fantastici. Pur avendo origini antichissime (la sua prima versione risale addirittura all'antico Egitto), la favola così come noi la conosciamo fu raccontata per la prima volta in Italia da Giambattista Basile (1566-1632) e in Francia da Charles Perrault (1628-1703). Dovremmo dunque aspettarci un'ambientazione seicentesca; invece, nel lungometraggio di Walt Disney l'ambientazione è tipicamente ottocentesca; anzi, strizza l'occhio alla corte di Francesco Giuseppe, al quale il Re somiglia notevolmente. Infatti, pur essendo i castelli turriti un retaggio del Medioevo (ma si sa che Disney adorava particolarmente i castelli), gli abiti dei protagonisti sono quelli tipici del XIX secolo, e al Granduca Monocolao viene fatto fumare un sigaro Avana, certamente molto poco seicentesco.

I nomi delle nobili fanciulle invitate al ballo a corte sono però tipicamente francesi, così come lo è quello della perfida matrigna, Madame Tremaine. E siccome all'inizio si dice che il film è ambientato in un « piccolo, prospero regno », l'idea che mi è venuta è di ambientarlo in Belgio, un regno sicuramente piccolo ma prospero. Il bilioso Re che vuole vedere i propri nipotini è Leopoldo I di Sassonia-Coburgo-Gotha (1790-1865), primo re dei Belgi in carica dal 21 luglio 1831. Sua moglie Luisa d'Orléans (1812-1850) si è spenta prematuramente di tubercolosi l'11 ottobre 1850, ad appena 38 anni, e ciò spiega perchè nel film non compare. Il Granduca Monocolao può essere identificato con Charles Rogier (1800-1885), leader liberale della Rivoluzione belga e due volte Primo Ministro del Belgio, dal 12 agosto 1847 al 31 ottobre 1852 e dal 9 novembre 1857 al 3 gennaio 1868. Noi faremo riferimento a questo secondo mandato, anche se il Granduca nel cartone appare più giovane di Rogier a quell'epoca. Ma chi sarà il giovane principe? Non sicuramente Leopoldo II, figlio di Leopoldo I che gli succedette al trono, ricordato praticamente solo per la sua crudeltà nella gestione della colonia del Congo, tale da farne il prototipo del "colonizzatore cattivo". Meglio supporre che il primogenito di Leopoldo I, Luigi Filippo Leopoldo, nato il 24 luglio 1833 e morto il 16 maggio 1834, sia sopravvissuto all'infanzia e sia destinato ad ascendere al trono con i nomi di Leopoldo II oppure di Luigi Filippo. Nel 1858 egli ha 25 anni, proprio come il bel principe del classico disneyano, per cui tutto combacia a perfezione. Possiamo anche pensare a uno sviluppo ucronico di tipo "politico" della fiaba che stiamo prendendo in considerazione: Madame Tremaine scopre che la fanciulla misteriosa del ballo è la sua odiata figliastra, trova anche la scarpetta di cristallo rimasta a Cenerentola, e pensa di utilizzare il matrimonio tra questa e il principe Leopoldo per poter ottenere un posto di rilievo nell'amministrazione del regno. Di fronte al rifiuto di Cenerentola di lasciarsi manovrare da lei, la matrigna rompe la scarpetta e la rinchiude a chiave nella torre, quindi si mette d'accordo con Henri Ghislain de Brouckère (1801-1891), avversario politico di Charles Rogier, pretendendo matrimoni vantaggiosi per le figlie in cambio delle sue rivelazioni. Nel frattempo Charles Rogier arriva a casa di Cenerentola dove viene fatta provare la scarpetta alle sorellastre, che ovviamente non riescono a indossarla. Mentre i soldati stanno per ripartire si ode in lontananza il canto di Cenerentola, che la matrigna e Henri Ghislain de Brouckère invano cercano di tenere relegata nella torre. Il Principe Leopoldo, che si è unito in incognito al drappello, si rivela e fa liberare dalla torre la ragazza; quest'ultima finalmente può indossare la scarpetta ed andarsene abbracciata al suo innamorato.

Cenerentola danza con Leopoldo II del Belgio

Un momento, voi mi direte: e la matrigna? E le sorellastre? Che fine fanno? Nella fiaba di Perrault Cenerentola le perdona e le fa vivere a palazzo con lei, mentre nella fiaba dei Fratelli Grimm ciò non avviene, e nel film di animazione della Disney delle tre cattive non si sa più nulla. Non è difficile però immaginare come le cose potrebbero andare nella realtà. Il Granduca Monocolao, alias il Primo Ministro Charles Rogier, porta con sé Cenerentola a palazzo reale. Re Leopoldo I e suo figlio la accolgono a braccia aperte, ma si fanno anche dire perchè la ragazza è scappata dal ballo e perchè si cercava di impedirle di provare la scarpetta. Naturalmente Cenerentola vuota il sacco, e sentendo come Madame Tremaine e le sue figlie brutte fuori e brutte dentro hanno perseguitato in tutti i modi la futura Regina dei Belgi, i due reali vanno su tutte le furie, ordinando al Ministro della Polizia di andare a casa loro ed arrestarle tutte per violenze e riduzione in schiavitù. Nel frattempo Madame Tremaine non è una stupida, ha capito che la sua figliastra spiffererà tutto al futuro suocero e si affretta a fare i bagagli insieme alle due stupide figlie, portando via anche tutti i gioielli che appartengono in effetti a Cenerentola; la polizia perciò a casa non trova più nessuno. La carrozza delle tre però viene fermata al confine con l'Olanda, le cattive sono riconosciute, arrestate e riportate a Bruxelles per essere processate. A questo punto però Cenerentola, buona quanto bella, chiede al Re e al Principe di perdonare la crudele matrigna e le sue sorellastre. Leopoldo I accondiscende, colpito dalla generosità della nuora, ma le bandisce per sempre dal suo regno. Madame Tremaine se ne andrà esule in Francia con le due figlie brutte e malvagie, e chissà se alla fine troverà degli anziani e ricchi vedovi cui appiccicarle come mogli. Anche Henri Ghislain de Brouckère viene bandito dal Belgio, ma lui emigrerà negli Stati Uniti d'America in cerca di maggior fortuna.

Il nome della fanciulla soprannominata Cenerentola in italiano, Cendrillon in francese, Assepoester in olandese, Aschenputtel in tedesco e Cinderella in inglese, non lo preciseremo, così come non è mai precisato nella favola, anche se ci piace pensare che sia la figlia di un barone di Bruxelles di nobiltà non troppo elevata, di modo che il matrimonio con l'erede al trono belga appaia quasi "borghese". Il matrimonio viene celebrato dall'Arcivescovo di Malines-Bruxelles Cardinale Engelbert Sterckx (1792-1867). La nostra Cenerentola sarà la madre del futuro erede al trono, che chiameremo Leopoldo III, e convincerà suo marito ad evitare qualunque avventura coloniale, peraltro vista senza troppo favore dal governo e dal popolo belga; il Congo sarà colonizzato presumibilmente dalla Prussia di Bismarck, ma potrebbe entrare anche a far parte dell'impero coloniale britannico oppure francese. Sono possibili anche altre soluzioni ucroniche, come un Congo Italiano (esplorato da Pietro Savorgnan di Brazzà), un Congo greco (la Grecia pensò effettivamente a possibili avventure coloniali) o addirittura ad un Congo austroungarico; in ogni caso, i Congolesi se la passeranno certamente meglio, senza l'incubo delle mani mozzate, e ciò è sufficiente per rassicurare la nostra coscienza sporca di ex colonizzatori. Il nostro Leopoldo II ucronico e la bella Cenerentola saranno il re e la regina più amati dai Belgi per la loro bontà e onestà nel governare, tanto da rimpiangere ancora oggi l'età d'oro rappresentata dal loro regno, coincidente in pratica con quella che noi chiamiamo Belle Époque.

Ma c'è un ultimo argomento spinoso di cui parlare. Infatti noi stiamo parlando di personaggi che si muovono in un universo in cui esiste anche la magia, come negli universi fantastici immaginati da Hayao Miyazaki, altrimenti la Fata Smemorina non potrebbe aiutare Cenerentola a partecipare al gran ballo di corte a Bruxelles (qui a fianco, la proverbiale scarpetta di cristallo). Troppo difficile sembra spostare la fiaba nel nostro universo, dove la magia non esiste. A questo non si può rimediare sostituendo alla Fata che canta "Bibbiti, Bobbiti, Bù" una madrina umana, ad esempio una nobildonna già in età avanzata che abita lontano (in Francia, presumibilmente), ha sentito parlare del modo in cui Cendrillon/Assepoester è trattata da matrigna e sorellastre, e si presenta in casa della ragazza proprio la sera del ballo di corte, quando le tre arpie se ne sono già andate, donandole abito, scarpette di cristallo, carrozza e valletti. In questo caso infatti resterebbe da spiegare perchè la futura principessa ha dovuto scappare in anticipo, dopo aver ballato tutta la sera con il principe, dato che la carrozza non si ritrasformerà in una zucca all'ultimo rintocco della mezzanotte. Tuttavia, a questo si può ovviare trasformando la favola in un... racconto di fantascienza. Basta infatti che, nelle vicinanze della residenza di Cenerentola, si materializzi un viaggiatore nel tempo proveniente da un imprecisato futuro (nel franchise di Star Trek si dice che nel XXIX secolo la Federazione si darà all'esplorazione degli abissi del tempo) e venga a sapere delle tristi condizioni in cui la fanciulla è costretta a vivere. In questo caso, materializzerà con il suo replicatore tutto il necessario (carrozza, cavalli, valletti, abito da cerimonia), avvisando però che le interferenze quantistiche del viaggio nel tempo faranno dissolvere il tutto al più tardi a mezzanotte, il che puntualmente avviene, e Cinderella è costretta ad una fuga precipitosa. Dite che è molto diverso da quanto avevano immaginato Basile e Perrault? Ma dopotutto, come diceva Arthur C. Clarke, l'autore di "2001 Odissea nello Spazio", ogni tecnologia abbastanza avanzata è indistinguibile dalla magia...

Enrica S.

.

Subito Bhrihskwobhloukstroy commenta:

Splendida ricostruzione, tanto di cappello! Precisissima e illuminante, è davvero esemplare. Complimenti, con tantissima ammirazione! Brava (come sempre, del resto).

.

E Generalissimus aggiunge:

Un'alternativa potrebbero essere alcuni stati della Germania (Baviera in primis) o dell'Italia preunitaria. Ad esempio il Piemonte andrebbe bene: il principe azzurro sarebbe un rappresentante della Casa Savoia, che come colore dinastico aveva scelto l'azzurro per devozione alla Madonna!

.

Biancaneve in Ungheria

di Lord Wilmore

Dopo aver assistito alla storicizzazione di Cenerentola, questa pagina mi parrebbe incompleta se non cercassi di storicizzare anche Biancaneve (tra l'altro, secondo me il cartone "Biancaneve e i Sette Nani" è molto migliore di "Cenerentola": basti pensare alle innovative trovate che esso presenta). E siccome Cenerentola è stata storicizzata in Belgio, cioè nell'Europa Occidentale, io cercherò di storicizzare Biancaneve in Ungheria, cioè nell'Europa Orientale. Ora vi spiegherò il perchè di questa mia scelta.

A differenza di "Cenerentola", l'ambientazione del lungometraggio su Biancaneve è manifestamente medioevale o rinascimentale. Dobbiamo perciò trovare il personaggio adatto ad interpretare il ruolo della Regina perfida e narcisista che vuole morta la figliastra Biancaneve avendo scoperto che è più bella di lei. Tale sadico personaggio secondo me è da identificarsi con una dei peggiori assassini seriali della storia, la Contessa Erzsébet Báthory, conosciuta in Italia anche come Elisabetta Bathory (1560-1614). Non si tratta di una regina, ma di una nobildonna, ma in Trasilvania a cavallo tra '500 e '600 faceva il bello e il cattivo tempo, sostituendosi de facto al potere imperiale, e dunque l'identificazione è plausibile. Inoltre la Báthory, come la Regina di Biancaneve, era ossessionata dalla propria bellezza, e pare fosse anche dedita a pratiche di magia nera, alle quali sarebbe stata iniziata da una certa Dorothea Szentes, una sedicente maga che incoraggiò le sue tendenze sadiche. La Contessa Báthory inoltre, come la Regina di Biancaneve, era vedova, essendo suo marito Ferenc Nádasdy (1555-1604) deceduto il 4 gennaio 1604. Possiamo pensare che Biancaneve, in tedesco Schneewittchen, in ungherese Hófehérke, in ceco Sněhurka, in rumeno Albă ca zăpada, in inglese Snow-White, in francese Blanche-Neige, fosse una figlia naturale del Conte Nádasdy, avuta da una nobildonna di minor rango con la quale aveva una relazione, e poi da questi riconosciuta al pari dei quattro figli Anna, Orsolya, Katalin e Pal avuti dalla moglie Erzsébet; ciò spiegherebbe perchè quest'ultima la odiava già prima di scoprire che era più carina di lei, al punto da costringerla a vestirsi di stracci e a fungere da sguattera nel castello di Csejte, residenza dei Nádasdy.

Che Erzsébet Báthory sia adatta a ricoprire il ruolo di perfida Regina della favola, ce lo dicono molti particolari della sua biografia (giuntaci in parte romanzata da una sorta di leggenda nera). Essendo i genitori primi cugini, ella aveva mostrato fin da bambina chiari segni di squilibrio mentale, passando repentinamente dalla tranquillità alla collera. Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva, e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera, in pieno inverno, fece condurre nel cortile, sotto la sua finestra, delle serve nude che avevano tentato la fuga, ed ordinò di versare acqua su di loro, cosicché le ragazze morirono per assideramento. Alcuni suoi dipendenti rivelarono che un giorno, dopo aver percosso una domestica, alcune gocce di sangue di questa erano colate sulla mano della contessa; la Báthory credette di accorgersi che in quel punto della mano la sua pelle fosse ringiovanita, e gli alchimisti che ella proteggeva, pur di compiacerla, si inventarono che il sangue di una giovane vergine potrebbe donare l'eterna giovinezza all'epidermide raggrinzita di una donna anziana. La Báthory finì con il convincersi che fare abluzioni nel sangue delle vergini le avrebbe garantito la giovinezza perpetua, ed iniziò ad attirare ragazze nel suo castello, per poi torturarle ed ucciderle barbaramente. Inizialmente si trattava di giovani contadine, ma in seguito anche di rampolle della piccola nobiltà che fingeva di voler educare. Catturate a tradimento, le sue vittime venivano spogliate, incatenate a capo in giù e seviziate, poi le loro gole venivano recise e il sangue fluiva in una vasca in cui la terribile Contessa si immergeva, convinta così di restare sempre giovane. A quanto pare il marito ed i parenti stretti erano a conoscenza delle sue inclinazioni sadiche, ma nessuno intervenne a fermarla.

La famigerata Erzsébet Báthory

Non c'è bisogno di immaginare alcuno specchio magico cui domandare: « Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame? » per comprendere perchè Erzsébet, dopo aver sopportato a lungo in casa la figliastra Hófehérke, avrebbe deciso di farla uccidere: non era cieca, ed era evidente che la fanciulla era più carina e più giovane di lei (« Ha la bocca di rose, e ha d'ebano i capelli, come neve è bianca »). Fino a quel punto, Biancaneve era rimasta al sicuro, in quanto la Báthory non avrebbe potuto far sparire nel nulla una fanciulla del proprio stesso casato senza destare sospetti. Una volta presa la folle decisione, però, rinunciò a bagnarsi nel sangue della figliastra, preferendo un'altra tecnica cara agli stregoni dell'epoca: cibarsi del cuore di lei. Ecco perchè ordinò al cacciatore di condurla lontano nel bosco, in un posto dove non passasse nessuno, dove potesse cogliere fiori selvatici, e quindi di ucciderla, portandole il suo cuore come prova. Aggiungiamo che, contrariamente a quanto credono i più, quello della caccia alle streghe non è un fenomeno medioevale, bensì tipicamente rinascimentale, come la storia ci insegna, e dunque l'identificazione della malvagia regina con Erzsébet Báthory non è affatto anacronistica.

A questo punto voi mi direte: d'accordo, il cacciatore porta Biancaneve nel bosco ma non ha il coraggio di ucciderla, le intima di scappare lontano perchè la matrigna la vuole morta, e porta alla Báthory il cuore di un cinghiale. Ma i nani da dove sbucano fuori? Non c'è bisogno di immaginare razze umane diverse dall'Homo sapiens o alieni di piccola statura insediatisi sulla Terra in epoche remote: infatti il castello di Csejte sorge sui Felföld, i rilievi precarpatici settentrionali, una zona di montagne non molto elevate al limite settentrionale della Grande Pianura Ungherese. Tali montagne sono ricche di carbone e di diamanti, e gli unici che riuscivano ad intrufolarsi nelle gallerie più strette per cavare i diamanti migliori erano... i bambini. Purtroppo il lavoro minorile all'epoca era la regola, e dunque i Nani della favola altro non erano che i bambini dei villaggi circostanti il castello sulle pendici dei Carpazi! Facile immaginare che questi bambini fossero i beniamini della Principessa Hófehérke Nádasdy, la quale era l'unica a difenderli e a chiedere per loro turni di lavoro meno massacranti, e visitava spesso le loro povere capanne, nei villaggi o nei boschi intorno al castello.

Una volta fuggita proprio nella casa in cui vivevano sette bambini minatori per sfuggire alle grinfie della Báthory, probabilmente Hófehérke/Snow-White dovette sentirsi al sicuro, ma è altrettanto probabile che ben presto le spie della contessa serial killer la scovarono nel suo rifugio. Le cose in seguito sono andate così: Erzsébet Báthory non ebbe certo bisogno di trasformarsi in vecchietta venditrice di mele per avvelenare la sua rivale, le bastò mandare una delle proprie emissarie a compiere il lavoro sporco con la celeberrima mela, mangiata la quale la fanciulla morì. O almeno, così credeva la Báthory. Infatti i libri di magia nera erano scritti in latino, la lingua franca del tempo, e la terribile castellana che adorava seviziare le sue dipendenti, pur avendo ricevuto un'educazione di prim'ordine nella residenza di famiglia di Ecsed in Transilvania (oggi in Romania), non poteva certo competere con un umanista del Rinascimento italiano. Per questo credette la formula di un veleno letale, quello che in realtà era un filtro a base di oppioidi in grado di dare una morte apparente. Siccome i suoi sudditi non ebbero cuore di seppellirla, la bellissima Hófehérke Nádasdy fu posta in una bara di oro e cristallo nel folto del bosco; proprio di lì qualche giorno dopo, passò Radu IX Minhea (1586-1626), della stirpe valacca dei Drăculești, voivoda (principe) di Valacchia e di Moldavia. Innamoratosi perdutamente della ragazza, aprì la bara e la baciò. Il contatto con l'ossigeno fu sufficiente a porre fine alla morte apparente, Hófehérke si risvegliò, e tutti credettero che a compiere il miracolo fosse stato il bacio del principe. Questi prese Biancaneve sotto la propria protezione, in modo che la Báthory non potesse più farle del male, la portò con sé in Valacchia e la sposò. Proprio la sua bellissima moglie lo convinse a compiere il passo che nella nostra Timeline egli non ebbe mai il coraggio di fare, cioè ribellarsi agli Ottomani dei quali era vassallo e sconfiggerli ripetutamente in battaglia. Il figlio di Radu IX Minhea e di Hófehérke Nádasdy, Alexandru V Coconul, fu incoronato primo Re di Romania con il nome di Alessandro I, e questa nazione così emerse dalla sfera d'influenza turca con duecento anni e più di anticipo rispetto alla nostra Timeline.

Ma la storia di Biancaneve non finisce qui. Ella infatti raccontò al marito tutte le nequizie commesse dalla Contessa Báthory, dal sadismo nei confronti dei sottoposti fino ai bagni nel sangue delle vergini, e si sa, come cantava Fabrizio de Andrè, « una notizia un po' originale / non ha bisogno di alcun giornale: / come una freccia dall'arco scocca, / vola veloce di bocca in bocca ». La cosa arrivò anche all'orecchio dell'imperatore Mattia d'Asburgo (1557-1619), Mattia II come Re d'Ungheria, che già aveva sentito voci sulla crudeltà della nobildonna. Gli inviati dell'imperatore entrarono di nascosto nel castello di Csejte e colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; nel maniero trovarono persino cadaveri straziati e donne ancora vive con parti del corpo amputate. Per questo Erzsébet Báthory fu processata e condannata ad essere murata viva in una stanza del suo stesso castello. Quattro anni più tardi, il 21 agosto 1614, la regina di tutti gli assassini seriali decise di lasciarsi morire di fame in quella cella. Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue presunte vittime, ma si pensa ad un numero compreso tra le 100 e le 300. Mattia però, agendo in questo modo, non era mosso solo dal desiderio di fare giustizia di tanti e tanto efferati crimini; essendo in bolletta, trovò comodo confiscare ed incamerare i beni di famiglia della Báthory e di suo marito, a dimostrazione del fatto che, dietro ogni grande ideale, si nasconde un grande patrimonio su cui mettere le mani. Come accadde a molti altri assassini seriali prima e dopo di lei, la truce storia di Erzsébet Báthory si diluì ben presto nella leggenda, e la malefica nobildonna divenne la protagonista di innumerevoli racconti e tradizioni popolari, al punto da trasformarsi in un personaggio di culto dell'immaginario vampiresco dei nostri giorni.

Anche Biancaneve/Hófehérke ha lasciato però un'impronta indelebile nella società dei nostri giorni, e non solo grazie al celeberrimo cartone animato Disney del 1937. Quando infatti il grande matematico britannico Alan Turing (1912-1954) si suicidò, essendo stato condannato alla castrazione chimica (a quei tempi l'omosessualità nel Regno Unito era un reato penle) che gli aveva sconvolto la mente, il 7 giugno 1954 decise di impregnare una mela di cianuro di potassio e di morderla, proprio come la figlia illegittima del Conte Ferenc Nádasdy. Ed è in onore di quel genialissimo scienziato, noto per aver decifrato il codice segreto nazista Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, che un altro grande dei nostri tempi, Steve Jobs (1955-2011), ha scelto una mela morsicata come simbolo della sua azienda che ha rivoluzionato l'informatica moderna: la Apple, appunto. E tutto questo, grazie alla bellezza di Hófehérke Nádasdy e alla malvagità di Erzsébet Báthory.

Lord Wilmore

.

Ancora Bhrihskwobhloukstroy commenta:

Tremenda... Qui ci sono fatti sconvolgenti che in Cenerentola erano assenti, ma il periodo mi è anche più congeniale, l'Imperatore Mattia è uno dei miei preferiti e tutta l'impostazione politica è quella cui aderisco; quindi sono stato più coinvolto, sia per lo spavento sia per la Politica.

.

La Bella Addormentata in Polonia

di Tommaso Mazzoni

Vedo che a me avete lasciato "La Bella Addormentata nel Bosco". Si tratta della favola Disney più difficile da storicizzare, perchè fornisce troppi dettagli: nomi, età e perfino il secolo in cui è ambientato. Cercando di non sfigurare, ecco la mia versione.

"Suvvia, papà, ormai siamo nel XIV secolo!" Questa spiritosa battuta del lungometraggio, impreziosito dalle musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij, ci indica in quale epoca dobbiamo indirizzarci. I miei protagonisti saranno Edvige di Polonia e Guglielmo d'Asburgo: il secolo è quello giusto e la differenza d'età, quattro anni, è rispettata. Si perdono i nomi dei personaggi, ma il buon Luigi può tranquillamente avere il secondo nome di Stefano, in onore al santo Re d'Ungheria. In questa timeline, sia Caterina che Anna sono morte prematuramente, e la nascita di Aurora Edvige è una grande consolazione per il buon re Luigi Stefano, e per sua moglie; per il suo battesimo sono state invitate tutte le personalità del regno, tranne una; il suo nome, in realtà è un titolo, tramandato da secoli, ella è l'unica depositaria delle conoscenze e delle tradizioni della vecchia religione Polacca pre-cristiana; il suo nome è Siuda Baba, veste di nero e viola, con corna di capra sulla testa ed è temuta come una potente e demoniaca strega.

Sinda Baba, detta la Malefica (Czarownica)

Molti la chiamano la Malefica (Czarownica), ed è maestra di alchimia e meccanica. Costei, non si sa come, probabilmente sfruttando i suoi molti seguaci, si è infiltrata a corte durante la celebrazione, e approfitta della visita di tre buone monache, con fama di santità, Caterina di Svezia, con la madre Brigida e Caterina da Siena; mentre le tre veggenti benedivano la bambina, la Malefica fece il suo ingresso in scena, e maledì la fanciulla con queste parole " La fanciulla crescerà invero in grazia e bellezza, amata da tutti coloro che la circondano; ma il giorno del suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio, e morrà!" dopodiché scomparve ridendo in un nuvola di fumo, coperta dai suoi complici. Per fortuna, Caterina di Svezia non aveva ancora dato la sua benedizione, e chiese all'onnipotente un messaggio di speranza; Dio allora le suscitò questa visione: ella vide il bacio del vero amore svegliare dal sonno simile alla morte la principessa.

Nonostante tale rassicurazione, confermata dall'infallibile visione di Caterina da Siena, re Luigi Stefano ordinò che tutti gli arcolai fossero bruciati in tutto il regno, e fece dare la caccia alla strega pagana ma senza successo; Allora, a Brigida comparve in sogno la Madonna, che suggerì alle tre donne di fingersi contadine e di allevare in segrerto nella foresta di Rakowikza la principessa; la madonna predice che, facendo questo gesto, sia Brigida che Caterina da Siena avranno la vita prolungata di molti anni; Brigida è l'unica ad avere esperienza su come si crescono i bambini, e le due Caterine sono felici di sperimentare in qualche modo le gioie della maternità che i loro voti hanno loro negato;
Trascorrono 16 anni, e, nel 1389 tutto è pronto per il ritorno di Aurora Edvige alla corte di suo padre (che non è morto nel 1382, come in home-line, tenuto in vita dal desiderio di rivedere la sua bambina). Ma Rosaspina (Różyczka), come l'hanno ribattezzata le sue tre zie, Flora (Brigida), Fauna (Caterina da Siena) e Serena ( Caterina di Svezia) che nel frattempo è diventata una bellissima ragazza, incontra nel bosco un bel giovane, che, a sua insaputa, altri non è che il suo promesso Guglielmo d'Asburgo.

Le zie la informano che non potrà più rivederlo, con suo grande dolore. Purtroppo, mentre le zie recitano un inno di ringraziamento vengono udite da uno dei servitori della Malefica, che origlia i loro discorsi, e corre ad informare la perfida strega. Costei, con l'aiuto dei suoi seguaci nobili, che non vogliono l'Asburgo sul trono di Polonia e d'Ungheria, fa rapire Guglielmo e attira Aurora Edvige in una trappola, costringendola a pungersi il dito con un fuso avvelenato; decide anche di narcotizzare tutti i nobili fedeli al Re Luigi e l'intera corte, per far eleggere un re a lei gradito, che restauri il paganesimo in Polonia. Allora, Caterina da Siena riceve un'altra visione da Dio, scopre la fortezza segreta della strega, e vi si reca in segreto con le altre due monache; le tre, con la fede e l'intelligenza riescono a rubare l'antidoto ai veleni della Malefica, e liberano Guglielmo, al quale affidano due armi decorate con un frammento della vera croce che Brigida ha ottenuto a Roma; trattasi della Spada di Verità e dello Scudo di Virtù; Guglielmo fugge dalla fortezza e sbaraglia la soldataglia della Malefica, ma costei ha seminato dei rovi rampicanti a crescita rapida, creati con l'alchimia dela quale è maestra; inoltre, possiede un prototipo di bombarda, con la quale fa piovere fuoco su Guglielmo in fuga, ma il cielo veglia su di lui. Attraversare la foresta di rovi creata dalla strega, però, richiede tempo, e la Malefica, attraverso cunicoli segreti è riuscita a giungere fino all'altro lato, dove sfida Guglielmo "con tutte le forze del male" ovvero con una spaventosa macchina da guerra, simile ad un gigantesco drago meccanico sputafuoco; dopo una durissima battaglia Guglielmo riesce a colpire la caldaia del mostro con la spada facendolo esplodere ed uccidendo la Siuda Baba.

Mentre le tre monache svegliano il resto del castello Guglielmo raggiunge la torre in cui dorme Aurora Edvige, ma la fiala di antidoto gli si rompe fra le mani, allora, si mette in bocca quello che può e glielo somministra con un bacio.
I due si sposano il giorno stesso, ed insieme, avranno molti figli e figlie, che regneranno in Polonia, Ungheria, Russia e Svezia; un giorno uno dei loro discendenti sposerà una lontana cugina, regina di Spagna, Napoli, Sicilia e Duchessa di Milano e di Parma, e sarà imperatore del più vasto impero del mondo, ma questa, come si dice, è un altra storia.

Tommaso Mazzoni

.

Pinocchio in Toscana

di Tommaso Mazzoni

Il Pinocchio della Disney, capolavoro del 1940, è ambientato in un paesino che somiglia più alla Baviera che alla Toscana dell'800, ma la fiaba dalla quale è stato tratto è stata scritta da un autore toscano, Carlo Lorenzini in arte Collodi (1826-1890), quindi mi sembra giusto riportarla a casa, ma non nel periodo in cui è stata ambientata, bensì, svariati secoli prima, siamo nel 1537 nel Ducato di Firenze; un complotto ha appena ucciso Alessandro de'Medici , Duca di Firenze, ma all'insaputa di quasi tutti, Margherita d'Austria, la moglie del Duca è incinta; non se la sente di viaggiare, quindi si ritira in un convento dove sei mesi dopo partorisce in segreto un figlio maschio, che battezza Alessandro; ma i sicari di Cosimo de'Medici che ha preso il potere a Firenze la individuano, e la costringono alla fuga; Margherita sa di non poter sfuggire alla cattura, ma, passando vicino alla casa di un abile intagliatore di legno, tale Giuseppe del Poggetto, detto Geppetto, noto per il suo amore verso i bambini lo sente desiderare che il burattino appena costruito, diventi un bambino vero. Allora Margherita lascia l'infante con un medaglione d'oro votivo a forma di stella dedicato alla madonna, al posto del burattino, che mette nelle fasce del bambino. Geppetto sente il pianto e scende in bottega, dove trova il bambino negli abiti del burattino; Geppetto non può credere ai suoi occhi, ma interpreta il medaglione come una grazia della madonna; così battezza il figlio Pinocchio, e lo cresce con saggezza ed affetto.

Intanto Margherita d'Austria è stata catturata, e costretta a sposare (con la minaccia di trovare ed uccidere suo figlio) il perfido Cosimo I; in HL, l'Imperatore Carlo V si oppose, qui Margherita vuole restare in Toscana per proteggere il proprio figlio, perciò convince il padre ad autorizzare il matrimonio.

Intanto Pinocchio/Alessandro cresce, amato dal padre adottivo, e protetto a distanza dalla madre, che fa di Geppetto il fornitore della corte e gli permette di dare a Ponocchio un istruzione degna di un nobile; tuttavia, dopo 10 anni, Cosimo scopre gli altarini, e decide che è l'ora di liberarsi dello scomodo nipote. Affida a due noti rubagalline e truffatori chiamati il Gatto e la Volpe, il compito di sbarazzarsi del ragazzino e i due, ladri e truffatori, si, assassini di bambini, no, optano per venderlo ad un circense senza scrupoli, che ne vuole sfruttare il talento recitativo innato.

Per sua fortuna sul ragazzino veglia un emissario della Granduchessa, Andrea Grillo, gentiluomo genovese di bassa statura ma di abile parlantina e svelto di mano, che riesce a liberarlo. Durante la sua cattività, un preoccupatissimo Geppetto va a cercarlo, e si ritrova su una barca durante un attacco dei Pirati Barbareschi, che hanno conquistato l'isola di Pianosa. Preso prigioniero, viene messo ai remi su una galea Turca.

Intanto Cosimo ordisce un altro piano per liberarsi di Pinocchio/Alessandro, lo fa convincere da un pirata turco che il padre lo aspetti a Costantinopoli, mentre in realtà il pirata dovrebbe ucciderlo; ancora una volta, però, i piani di Cosimo sono sventati dall'avidità degli uomini; il pirata lo invia a Pianosa dove i ragazzi sono trattati come asini, al fine di diventare muti e docili; ma Andrea Grillo lo ha seguito, libera lui e gli altri ragazzi prendono una nave turca, ma vengono inseguiti dall'ammiraglia turca e catturati; provvidenza vuole che sia la nave al bordo della quale c'e Geppetto; inoltre per fortuna essa viene attaccata da una galea Spagnola; spronato dal figlio adottivo, Geppetto organizza una rivolta dei rematori, che permette la vittoria di spaglola, al cui capitano Punicchio salva la vita, venendo ferito. Il Capitano, provvidenza volle fosse un amico della famiglia imperiale e che avesse donato lui stesso a Margherita d'Austria il medaglione che Pinocchio porta al collo; decide quindi di scrivere all'Imperatore il quale sbarca in forze a Livorno e permette alla figlia di rivelare il segreto: Pinocchio è il figlio legittimo ed unico erede di Alessandro de'Medici, nipote dell'Imperatore stesso; Carlo V fa catturare e giustiziare l'infido Cosimo con l'accusa di tradimento, Alessandro II è incoronato Arciduca di Toscana dal nonno in persona, sotto la reggenza della madre. Sarà sempre un grande nemico dei Turchi.

Il piccolo Alessandro/Pinocchio

Alessandro II governerà con equilibrio, rispettando le tradizioni fiorentine e lui e i sui discendenti saranno sempre alleati fedeli degli Asburgo(il che avvantaggerà gli Asburgo stessi, consentendo loro di mantenere Napoli) ottenendone in cambio molti vantaggi territoriali (Presidi, Siena, Lucca, Urbino) e il titolo Regio d'Etruria; Proprio il secondo Re d'Etruria Alessandro IV di Toscana sposerà Maria Teresa diventando Sacro Romano Imperatore con il nome di Alessandro I. Ma di questo amici, si dovrà parlare in un altro cartone animato.

Tommaso Mazzoni

.

Enrico Pellerito soggiunge:

Fervida immaginazione accoppiata alla cultura storica.

.

Fantasia in Ucraina

di Tommaso Mazzoni

Ora tocca a "Fantasia", il 3° classico Disney, visionario capolavoro del 1940, un misto di segmenti di spettacolare animazione ispirati dai capolavori della musica classica; i due segmenti più conosciuti sono l'Apprendista Stregone e Una Notte sul Monte Calvo, e proprio su quei due ci baseremo noi per la nostra storia, che comincia proprio sul Monte Calvo, in Ukraino Лиса Гора, Lysa Hora, vicino a Kyev. Nel 1528; una notte, un meteorite cade sulla collina, vicino alla fortezza in disarmo; l'evento attira l'attenzione di Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, detto Paracelsus, o Paracelso, in viaggio in quelle zone; l'alchimista scopre che il misterioso minerale caduto dal cielo ha dato al suolo della cima un incredibile fertilità, e soprattutto, che questo suolo passa le proprietà alle piante che vi crescono; inizia a sperimentare con tale minerale e scopre che la sostanza ottenuta da queste piante può fungere da farmaco efficace contro svariate malattie, e soprattutto, aiuta a mantenersi giovani. Decide quindi di comprare il vecchio forte (ha appena salvato la gamba ad un ricco mercante, e se lo può permettere) che fa rimettere e in cui prende dimora. Gli abitanti della zona chiamano Paracelso "чаклун, Chaklun" ovvero lo Stregone, ma l'iniziale diffidenza è presto superata, perchè Paracelso è prodigo di aiuti per i malati e presto diventa una rispettata figura di autorità, oltre che vivere molto, molto, molto a lungo.

Paracelso è il suo apprendista Mikhail, qui interpretato da Topolino

Tutto ciò gli attira invidie e calunnie, e il suo peggior nemico è lo Zar di Russia Ivan IV Groznji, il tonante, al quale rifiuta i farmaci per rimanere giovane, a causa dell'aggressività e della spietatezza che dimostra; verso la fine della sua vita, Ivan IV si fa portare presso la fortezza di Paracelso e lo supplica di alleviare le sue pene; Paracelso, commosso, decide di farlo, ma a sua insaputa, Ivan ha corrotto uno dei suoi allievi per ottenere molto più che sollievo; Ivan ottiene un' immensa forza e vitalità, e minaccia di estendere la sua ombra dal monte Calvo su tutto il mondo; ebbro di potere si proclama il Chernobog delle credenze pagane, ma Paracelso ha preso le sue precauzioni; il siero usato da Ivan gli ha amplificato enormemente i sensi, fra cui l'udito, quindi, al suono, concordato, della campana maggiore della vicina cattedrale, Ivan, in piedi su un picco in preda al delirio d'onnipotenza, perde l'equilibrio e precipita. Paracelso perde così fiducia nei suoi allievi e continua le ricerche in isolamento.

Ivan IV il terribile e il Demone Chernobog

Grazie ai suoi farmaci, Paracelso ha prolungato la sua vita molto più a lungo di quanto immaginato possibile, e nel 1633 ha 140 anni, e non ne dimostra piu di sessanta; è in corrispondenza con medici, alchimisti e umanisti di tutta Europa, ma non ha più voluto allievi dopo il 1587; Tuttavia, la solitudine pesa sull'alchimista, che finalmente decide di scegliere un giovane talentuoso cosacco di nome Mikhail Mysha, piccolo di statura, ma forte d'intelletto; Mikhail è molto entusiasta ma Paracelso, saggiamente centellina le conoscenze.

Mikhail svela ingenuamente la sua impazienza ad un suo lontano zio, Bohdan Chmel'nyc'kyj il quale nutre ambizioni di indipendenza e dominio; Bohdan il Nero gli offre l'aiuto di alcuni suoi uomini per svolgere i lavori domestici che fanno parte del suo apprendistato, così avrà più tempo per studiare; l'ingenuo Mikhail accetta con gioia, e, mentre il suo maestro dorme, apre la fortezza a Bohdan; Mikhail capisce subito che lo zio non è qui per aiutarlo, ma per impossessrsi dei segreti di Paracelso, e così riesce ingegnosamente a fregarlo: gli rivela l'ubicazione di un presunto laboratorio segreto, che invece si rivela essere la porta ausiliaria della cisterna del castello; Bohdan e i suoi uomini sono travolti e precipitano verso la loro fine, ma Mihail viene salvato da Paracelso, che si era svegliato ed osservava di nascosto.

Mikhail è molto dispiaciuto per il suo errore ma Paracelso, impressionato dal coraggio e dalla lealtà del giovane, lo tiene al suo servizio e gli trasmette tutti i suoi segreti; I Cosacchi otterranno l'elevazione a Regno di Rutenia delle loro terre, e proprio Mihail sarà eletto Re della Confederazione dei tre regni.

Da Mihail Mysha nascerà una dinastia di sovrani saggi e colti che faranno della Confederazione (cui si unirà anche la Moscovia) un grande e possente stato, con capitale Kyev; Paracelso morirà,per sospensione delle cure, a 180 anni nel 1673, e Mikhail Mysha preferirà modificare la formula per non superare i biblici 120 anni, seppur in ottima salute; alla sua morte sarà eletto Re suo nipote Ian, sotto il quale nessuno si azzarderà nemmeno a pensarla la spartizione della Polonia.

Anche Napoleone sarà attirato dai segreti di Paracelso, ma di come i discendenti di Mikhail avranno la meglio, parleremo un altra volta.

Tommaso Mazzoni

.

Dumbo nel Sacro Romano Impero

di Tommaso Mazzoni

Il classico Disney del 1941, Dumbo, è tratto da un libro per bambini americano di otto pagine di Helen Aberson; è ambientato in Florida in epoca contemporanea al film stesso, e ha per protagonisti degli animali parlanti e dei circensi.

Noi invece ne riportiamo la storia fra gli uomini, e per essere esatti nel Medioevo; siamo in Germania nell'anno 1003, e diversamente che nella nostra timeline, questo è l'anno di morte di Ottone III, che ha sposato Teofano nel 1002; l'Imperatrice è incinta e mette al mondo un figlio, cui è dato il nome di Ottone; purtroppo il principe è deforme, senza capelli ha enormi orecchie e un naso lungo e floscio, perchè non gli si e sviluppata la cartilagine e c'è troppa pelle; il bambino ha bisogno di cure, e secondo i cerusici, sarà sempre malaticcio e poco intelligente anche se sopravvivrà all'infanzia, ma Teofano non accetta questa sentenza, assume i migliori chirurghi e precettori e si ritira in Sassonia dove cresce il figlio.

I nobili tedeschi ribattezzano il principino, sprezzantemente Dummo (da Dumm, stupido). Ad un certo punto però, i sostenitori di Corrado il Salico riescono ad imprigionare Teofano e spediscono il povero Dummo/Ottone, che ha 10 anni in un monastero; fanno credere a Enrico II che il figlio del cugino sia morto perché il futuro santo non avrebbe accettato tale sopruso.

In convento, però il povero Dummo incontra un giovane e coraggioso Monaco, Fratello Timoteo da Masovia, che decide di far evadere il ragazzo con la complicità dell'Arcivercovo Erberto da Colonia.

Un primo tentativo di raggiungere la corte dello zio però fallisce, a causa in parte di un gruppo di infedeli ex dame di compagnia di Teofano, in parte della timidezza del ragazzo, che avrebbe tutte le carte in regola per essere un guerriero e un leader eccezionale, ma non ha abbastanza fiducia in se stesso.

In fuga con Fratello Timoteo, dopo uno struggente incontro con la madre, prigioniera nel monastero di Vilbich, Dummo si ubriaca per sbaglio, e, dopo un incubo, scopre di aver messo fuori combattimento un manipolo di soldati di Corrado il Salico mandati ad arrestarli.

L'imperatore Ottone IV di Sassonia, conosciuto in gioventù come Dummo

Dopo un incontro con un gruppo di amichevoli zingari che affermano di averne viste "tante da raccontar, giammai un elefante (cui Dummo ahimé somiglia ) regnar" che vengono redarguiti da Fratello Timoteo, che li commuove e li spinge a donare a Dummo un "magico" amuleto costituito da una piuma di corvo, "benedetta dalla Madonna in persona, e portato da Carlo Magno e dal bisnonno di Ottone, Ottone I; esso da la forza di dieci uomini, e la saggezza di Re Salomone in persona" Fratello Timoteo, dopo aver chiesto mentalmente scusa alla Madonna per la bugia conferma, e Ottone rincuorato, si fa ricevere alla corte di suo zio Enrico II, dopo aver mandato all'ospitale un altro commando di sgherri di Corrado il Salico.

Di fronte all'Imperatore, Ottone affronta in un giudizio d'arme lo stesso Corrado; Corrado sottovaluta il ragazzo, che si addestra alle armi da quando aveva quattro anni, e che, oltre all'aspetto, dell'elefante ha pure la forza (con tanti saluti alle previsioni dei cerusici); e presto si trova in difficoltà, ma tutto sembra perduto quando Corrado distugge l'amuleto di Ottone.

Ma Timoteo rivela al ragazzo che l'amuleto era solo una bugia, mentre la sua forza e abilità è reale; quindi Ottone sconfigge Corrado, ed è designato erede dallo zio Enrico.

Teofano è liberata, e Ottone inizia ad amministrare personalmente la Sassonia, e a lavorare per quello che sarà lo scopo di tutta la sua vita, la corona di Bisanzio che otterrà nel 1022; Nel 1024, l'impero torna unito sotto Ottone IV Imperatore dei Romani.

La dinastia Ottoniana (sempre caratterizzata, da Dummo in poi da lunghi nasi e larghe orecchie, anche se con proporzioni più normali di quelle di Ottone IV), e che porrà proprio un elefantino con larghissime orecchie sul proprio stemma si estinguerà solo quattro secoli piu tardi quando alla morte di Enrico VI, Teofano Maria, unica figlia porterà in dote al marito Alberto il Magnanimo d'Asburgo, la Corona delle Corone della cristianità; ma questo è un racconto per un altro giorno.

Tommaso Mazzoni

.

Bambi in Dumnonia

di Tommaso Mazzoni

Altro capolavoro Disney completamente interpretato da animali, ma che è fortemente permeato di simbolismi celtici e il Cervo, fra i Celti era simbolo di regalità e virilità.

Siamo nel 642 dopo Cristo, e in Dumnonia regna il saggio Re Ceirwyn; il suo regno è però minacciato dai crudeli Sassoni del Wessex che fanno continue razzie, costringendo la popolazione ad abbandonare le città per rifugiarsi nelle foreste; il suo regno è allietato dalla nascita di un erede, Bamblen, ma pochi anni dopo, la sua amata regina è uccisa in un'incursione sassone, mentre distrae l'assalitore per permettere al figlio di salvarsi, nel gelido inverno.

Ma un santo monaco predice che il Principe Bamblen cambierà le sorti del loro popolo. Così Ceirwyn evita di farsi trascinare in un conflitto per il quale non è pronto e, intanto, rafforza i legami con i Gallesi.

Bamblen cresce, sposa Faline, la bella figlia ed erede del Principe di Powys, dopo aver sconfitto il vichingo Rollo, pretendente alla sua mano, e con l'aiuto dei principi Gallesi Drymwyr (Tamburino) e Blodyn (Fiore) riesce ad unire le genti celtiche di Bretagna sotto la guida di suo padre; nel 660, nella battaglia di Peonnum i celti sconfiggono i Sassoni, nonostante nella battaglia scoppi un incendio nella foresta; Bamblen e suo padre conducono tutti al sicuro mentre Cenwalth, Re del Wessex, muore bruciato.

Cerwyn muore dopo la nascita dei gemelli del figlio, Duncan e Cadoc; il secondo emigrerà in Irlanda dove diventerà Gran Re. Bamblen viene invece eletto Gran Re dei Britanni, e ridurrà i Sassoni del Wessex ad un Regno vassallo. Sulla Bandiera del Regno di Britannia, tutt'oggi campeggia il cervo.

Il folclore Britannico dice che Cerwyn alla sua morte fu mutato in un cervo immortale, il Grande Principe della Foresta, qui a fianco raffigurato nel classico Disney del 1942. I Cervi sono animali protetti nella riserva reale di Peonnum.

La Casa di Cerwyn si estinguerà nella linea maschile Irlandese nel 1332, venendo succeduti dalla casa di Borgogna in cui si erano imparentati, ma la linea Britannica esiste tuttora. La casa di Borgogna succederà ai Valois alla morte di Enrico III e Re Filippo VIII di Borgogna-Irlanda-Francia sposerà una principessa Austriaca di nome Maria Teresa, ma di questo parleremo un'altra volta.

Tommaso Mazzoni

.

Subito Bhrihskwobhloukstroy chiosa:

Una delle grandi gioie della mia vita, i due caprioli (madre e figlio) allo stato brado con cui condivido per la maggior parte della settimana alcune fasi significative della giornata (nella quale mi accade spesso di non incontrare neanche una persona umana), mi hanno da tempo convinto concretamente che la socialità dell'Uomo non si limita né alla Specie né ai soli Animali Domestici; la relazione che si può avere con Animali Selvatici è uguale, per intensità delle emozioni, a quella fra Umani.

I caprioli sono infatti protagonisti della versione originaria della fiaba che preferisco, Bambi, della quale immancabilmente ho ricostruito una preistoria di sostrato pregermanico (celtico e indoeuropeo), con tanto di onomastica (Bambi da *Bʱăh₂nŭ́-bʱĭh₂i̯ŭs ‘paura di un raggio di luce‘, da cui *Bānŭbĭi̯ŭs in celtico e *Banbij in carantanico), a suo modo un'interpretazione politica (del IV millennio a.C.)...

Se può avere un interesse, il celtico *Bānŭbīi̯ŭs diventerebbe, in gallese, †Banfidd se riconosciuto come composto (per la cronaca si pronuncia [ˈb̥ãːvið]), altrimenti †Banyfidd se non più capito nel suo significato etimologico.

.

Saludos Amigos e I Tre Caballeros nella II Repubblica Spagnola

di Tommaso Mazzoni

Saludos Amigos e I Tre Caballeros sono il 6° e 7° classico d'animazione Disney, rispettivamente del 1944 e 1945; il primo è l'unico classico di durata inferire all'ora, e narra le vicende immaginate dagli animatori Disney in seguito ad una visita in Sud America; sia questo che il successore avevano lo scopo di cucire buone relazioni con i paesi latino-americani e portarli dalla parte degli USA.

Ma noi, con molta immaginazione, prendiamo un Aviatore e scrittore americano di nome Ernest Hemingway, un esule messicano sopravvissuto alla guerra Cristera, tal Pancho Gonzalez , e un cabarettista brasiliano, José do Patrocínio Oliveira, e nel 1933 li mettiamo a Madrid. I tre si incontrano per caso, e diventano grandi amici;uniti dalla passione per la libertà, l'arte e le belle donne.

Insieme visitano le spiagge spagnole e fanno stragi di cuori delle senoritas; Ma nel 1936 la situazione si fa calda; allora Hemingway propone ai suoi amici un intervento a sorpresa; i tre si imbarcano su Pedrito, un piccolo velivolo da diporto, e si infiltrano infiltrano in una base del Rift, e riescono a catturare i militari prima dell'Alzamiento; forti della loro ppoolarità, mediano con gli Anarchici che interrompano le violenze; Gonzalez, che è un fervente cattolico, ottiene la firma di un concordato fra la Chiesa e la repubblica, che toglie alle destre una larga base di consenso.

Rodriguez viene naturalizzato spagnolo nel 1937 e sarà eletto in parlamento; intanto, Josè Oliveira va in Portogallo, dove usa la scusa di una tourné per organizzare una congiura contro l'Estado Novo, che intanto ha preso il potere anche nel suo Brasile; con l'appoggio del governo Spagnolo viene organizzato un colpo di stato , di cui approfittano i Monarchici; Duarte Nuno di Braganza è incoronato re con il nome di Edoardo II; de Oliveira viene lui stesso da una famiglia di nostalgici della casa imperiale Brasiliana, quindi apprezza.

Ma intanto scoppia la II Guerra Mondiale; la Spagna e il Portogallo si schierano con le democrazie, e le forze Anglo-Francesi si ritirano oltre i Pirenei, dove oppongono una resistenza ferma all'invasore.

I tre caballeros, come sono soprannominati Hemingway, Gonzalez e Oliveira decidono allora di cercare rinforzi oltreoceano, in particolare, prima in Messico, dove al governo massonico di Calles è succeduto quello Social-democratico di Lazaro Cardenas del Rio, il quale firma un concordato con la Chiesa Cattolica, e accetta di dichiarare guerra ai Fascisti; siccome siamo nei nove giorni prima di Natale del 1940, il trattato viene denominato Tratato de la Posada.

Dopo una rapida ma doverosa sosta fra le bellezze di Acapulco, i nostri eroi si recano in Argentina, dove organizzano la rivolta dei Gauchos, passata alla storia come la rivolta del Burro Volador (dell'Asino Volante) perché iniziata con un ciuco con ali posticce attaccato ad un pallone fatto volare sulla Casa Rosada con la targa Concordancia sopra; la rivolta porta alla fine dell' Ottennio infame, al quale è sostituito un governo democratico; il nuovo governo, presieduto da Enrique Perez Colman dichiara guerra ai Nazifascisti.

A questo, punto, spaventato dai radicali di sinistra al governo in Argentina, Getullio Vargas dichiara guerra all'Argentina, ma i Tre Caballeros si infiltrano a Bahia, dove, fra una serata galante e uno spettacolo, riescono a convincere il Generale Mascarenhas de Morais che con l'imminente ingresso in guerra degli Stati uniti, a favore degli alleati Anglo-Franco-Iberici, il destino del Brasile sia segnato; Con un colpo di stato Mascarenhas d Morais depone Vargas e mette l'anti Estado-Novista Generale Dutria alla presidenza; egli negozia la pace con l'Argentina e il Messico, e dichiara guerra al Giappone, all'Italia e alla Germania un giorno prima degli Americani.

La guerra è ad una svolta, e vede nel 1942 le truppe Franco Iberiche cominciare la lenta riconquista della Francia.

Intanto Hemingway e soci iniziano la caccia quasi solitaria alla Bismarck, e alla fine, la caccia si conclude nelle Galapagos nel 1943, dove la Bismark è affondata dai suoi stessi marinai dopo essere stata colpita al timone da un siluro lanciato dal Moto-Aereo -Silurante Penguin Pablo, pilotato da Hemingway. Al comando alleato però protestano perché la Bismark l'avrebbero voluta integra; mai contenti; "così va il mondo, anche per i pinguini" commenta Hemingway, giocando sul nome del suo aereo; dopodiché se ne va in licenza a Copacabana con i suoi due amici.

Nel 1944 il Generale Spagnolo Vicente Rojo Lluch appoggia la mozione Montgomery, e invece dell'operazione Overlord parte l'operazione Dagger, l'attacco diretto al cuore del Reich. Hemingway ottiene il comando dell'aviazione Ispano-Britannica, mentre Gonzales il comando di una divisione Ispano-Messican-Portoghese; Oliveira si accontenta del comando supremo del reparto intrattenimento delle truppe alleate, che tiene alto il morale; ma ottiene per Dom Pedro de Orleans-Braganza, un comando nelle truppe Brasiliane.

Con la presa di Berlino alla fine del 1944 e la cattura del Fürher da parte di un reparto speciale (guidato, manco a dirlo) da i nostri tre Caballeros, la guerra è finita; L'Unione Sovietica ha a malapena liberato il territorio nazionale, quindi Stalin non può accampare alcuna pretesa su mezza Europa; invece si sfogherà in Oriente, occupando Corea, Indocina e parte di Giappone ed Indonesia.

Hemingway batte Truman alle primarie del partito Democratico e impone una dottrina di cooperazione e aiuto a tutte le forze democratiche alla politica estera; In Spagna Gonzales diventa primo ministro; Oliveira sarà la piu grande stella del cinema Brasiliano della storia; nel 1945 il Brasile restaurala monarchia per referendum.

Hemingway batterà Eisenhower e vincerà il secondo mandato nel 1952; Nel 1956, pur non essendo stato approvato nessun emendamento atto ad evitare nuovi casi Roosevelt, Hemingway non si ripresenterà e Lyndon Johnson sarà eletto al suo posto; Meno stressato che in Home Line, dopo aver ripreso a scrivere, si trasferirà in Brasile dove gli sarà diagnosticato un eccesso di ferro nel sangue che gli sarà curato con periodici salassi e una dieta poverà di ferro; Qui sarà raggiunto negli anni '70 da Gonzales.

I tre Caballeros saranno fondamentali per mediare le crisi di Cuba, Chile e Suez, e per garantire equità nei rapporti fra Stati Uniti e America Latina; Nel 1982 muore Hemingway seguito da Gonzales nel 1988 e da Oliveira nel 1991; le loro ultime parole furono:"Saludos, Amigos".

I Tre Caballeros sono entrati nell'immaginario collettivo, anche grazie al fim Disney del 1945 che mostra i tre Eroi interpretati, rispettivamente da Paperino, da Pancho Pistoles, un gallo, e da José Carioca, un pappagallo.

Hemingway, Oliveira e Gonzales nella versione Disney

Oliveira compose anche una canzone, in spagnolo su loro tre, "Los Tres Caballeros", con parole di Hemingway; "Nosotros los tres caballeros!" si legge sulle loro tombe. E cosi, i tre hanno smesso di cavalcare nella storia ma cavalcheranno per sempre nella leggenda, e il mondo che hanno cosi' ptofondamente cambiato, non smetterà mai di ringraziarli.

Tommaso Mazzoni

.

Alice nell'Impero Ottomano

di Tommaso Mazzoni

Il tredicesimo classico disney, del 1951, è tratto dal capolavoro di Lewis Carroll (mescola l'omonimo "Alice nel paese delle Meraviglie" con "Attraverso lo Specchio") ed è ambientato nell'assurdo paese delle meraviglie; ora noi lo riportiamo nella realtà, ma in una realtà aliena per la nostra protagonista, che nel 1674 è una sedicenne Alice Margherita d'Austria, infanta di Spagna, nata nel 1658 da Filippo IV e Maria Anna d'Austria: è nata il 23 dicembre al posto di Ferdinando Tommaso Carlo, al contrario di quest'ultimo nell'HL, la nostra Alice sopravvive all'infanzia.

Nel 1674 l'infanta sta viaggiando verso la Sicilia, quando la nave viene colpita da una tempesta; la principessa, che è un'ottima nuotatrice, si salva e riesce a raggiungere le coste Tunisine, finendo catturata dai الأرانب البيضاء (al'aranib albayda'), la tribù dei Conigli Bianchi, che decidono di portarla in Egitto, su consiglio dell'ambasciatore della Porta.

Durante il viaggio, la povera Alice viene in contatto con un mondo completamente diverso da quello a cui era abituata; i cibi e le bevande, ai quali non è adusta, le causano un malore e la carovana deve fermarsi a Tripoli, dove incontra due bizzarri gemelli cantastorie, Abd'allah e Amanullah, che narrano ad Alice svariate storie tratte dalle Mille e una notte, fra cui quella, terribile, del Djinn e del Fabbro, in cui lo spietato ed astiuto Djinn divora un gruppo di innocenti fanciulle con la complicità dello stolto fabbro, che avrebbe voluto sposarsele.

Dalla casa del Governatore Ottomano al Cairo, Alice riesce a contattare l'ambasciatore spagnolo che, tuttavia, non riesce a farla fuggire, rischiando invece di farla morire in un incendio; portata nell'Harem del Pasha Canpuladze Husayn, viene aggredita dalle mogli e dalle concubine di costui, e fugge nel mercato del Cairo dove incontra un bizzarro saggio islamico, fumatore di narghilé, Muhammad al-Kharashi, che la interroga sui fondamenti della sua cultura, cercando di convertirla all'islam, senza troppo successo.

Fuggita nel quartiere degli ambasciatori, incontra due cittadini britannici, il cappellaio privato dell'ambasciatore e una delle guardie del corpo di quest'ultimo, che la invitano a bere il tè con l'ambasciatore stesso; l'ambasciatore è un tipo pigro e apatico, ma non è uno stupido e ha dei progetti per Alice, che non intende parteciparvi e fugge.

Viene soccorsa dal medico, alchimista e avventuriero Giuseppe Francesco Borri, personaggio peculiare per il suo modo ambiguo di agire che in questa timeline è sfuggito alla cattura ed è riuscito ad emigrare nell'impero ottomano; da una parte è prodigo di aiuti, dall'altra sembra divertirsi a mettere Alice nei pasticci. Iin realtà l'astuto medico sta cercando di istruire la ragazza, e di aprirle la mente affinché possa sopravvivere al viaggio; siccome spesso indossa una maschera da gatto, Alice lo soprannomina lo Stregatto (giacché il medico alchimista ha fama di stregone).

Alice Margherita d'Austria da ragazza

Con l'aiuto dello "Stregatto", Alice esplora l'Impero Ottomano, da Baghdad a Bassora passando per Damasco, Aleppo, e infine, nel 1776, Costantinopoli, dove viene convocata dalla Valide Sultan e reggente in persona, la potente Turhan Hatice Sultan, detta la Sultana Rossa o la Sultana dei Cuori, per la sua spietatezza e lussuria (qui la Sultana è riuscita a far fuori Kuprulu e a mantenere i pieni poteri). La sultana si mette in testa di fare di Alice la propria erede, e di farle sposare suo figlio trentatreenne Mehmed IV, che regna soltanto di nome.

Ma Alice non ha alcuna voglia di farsi musulmana, e soprattutto non ha voglia di sposare un uomo, intelligente e affascinante, ma troppo succube della madre. Allora la Sultana la fa imprigionare, ma lo "Stregatto" convince il sultano a ribellarsi alla madre che viene mandata in esilio a Smirne. Alice trascorre a Costantinopoli un altro anno, durante il quale i poveri figli di Mehmed, Mustafa e Ahmed, muoiono durante un fallito attentato ai danni del Sultano, succube degli stranieri. Mehmed purga i Giannizzeri, e pone tutte le autorità religiose sotto il suo controllo diretto; a questo punto decide di sposare Alice, nonostante questa resti cristiana; la corte di Madrid è contraria e minaccia la guerra, ma Alice manda il fedele Stregatto a persuadere il fratello Carlo II (che le è molto affezionato) che nulla di negativo può nascere dal suo matrimonio. Papa Innocenzo XI (pare consigliato dalla Madonna in sogno) concede la dispensa ufficiale.

Alice non rinuncia ad alcun diritto sul trono di Spagna, e sposa Mehmet IV nel 1678.Dal matrimonio nasceranno molti figli (il primogenito sarà Yussuf), tutti cresciuti nella tolleranza nei confronti di tutte le religioni, in un clima di pace che evita la Grande Guerra Turca. La Sultana cattolica avrà ottime relazioni con il clero ortodosso. Alice tra l'altro parla ben 18 lingue, fra cui Arabo, Greco, Serbo e Rumeno, e sarà la principale mediatrice fra i vari popoli del suo "Paese delle Meraviglie".

Nel 1700, alla morte di Carlo, Alice I sale al trono di Spagna; L'impero Ottomano diventa l'incubo della Francia, che stringe un'alleanza di ferro con l'Inghilterra. Questo favorisce il mantenimento degli Stuart sul trono d'Inghilterra e Scozia, e un ritorno al cattolicesimo; il Matrimonio fra Carlotta, figlia legittimata di Carlo III Stuart ed erede al trono d'Inghilterra e Luigi Augusto, Delfino di Francia, segna l'unione delle due corone e la creazione di un blocco Anglo-francese in contrapposizione al potentissimo blocco Asburgo-Ottomano, riunificatosi con il matrimonio fra i due lontani cugini Maria Teresa e Yahya Asburgo-Osmanoglu, nipote di Alice. Con Giovanni IX (in continuità con gli imperatori d'Oriente), convertitosi al Cristianesimo ed eletto Sacro Romano Imperatore, eleggibile in quanto infeudato Duca di Parma nel 1725, avviene la storica riunificazione dell'impero Romano; egli lavorerà per l'integrazione fra Cattolici, Ortodossi e Musulmani. Sua nonna Alice vedrà tutto questo, morendo a Madrid 10 anni dopo la sua abdicazione a favore del nipote, avvenuta nel 1749, a 101 anni. Oltre che il blocco Anglo-Francese il nemico dell'impero Romano sarà la Russia, che sarà piegata definitivamente solo secoli dopo, ma questa è un altra storia e « è tardi tardi sai, e io son già in mezzo ai guai!!! »

Tommaso Mazzoni

.

Peter Pan nelle Indie Orientali Britanniche

di Tommaso Mazzoni

Il Classico Disney del 1953, ambientato fra la Londra Ottocentesca e la fiabesca isola che non c'é , è uno dei preferiti di chi vi scrive; quindi, allo scopo di storicizzarlo appieno, faremo ricorso alla fantascienza; la seconda stella a destra non è altro che Vega, il cui terzo pianeta è abitato da diverse razze senzienti; una completamente identica a noi, e per essere precisa, agli amerindi; un altra, simile ad una versione in miniatura di noi, ovipari e dotati di ali, ovvero i Pixie; la terza, umanoide ma dotata di coda di pesce e ovovivipara, i Marinidi (Tritoni e Sirene); e poi c'era la quarta, la razza dominante, gli spietati Vegani, più grossi di noi e dotati di scaglie rettili, ovipari e aggressivi.

Le tre razze minoritarie decisero di lasciare Vega-3 con un astronave fortezza molto grande; arrivati sulla terra scelsero un punto dell'Oceano Indiano e crearono, con la loro avanzatissima tecnologia, basata sul Vegatron, un minerale sintetico molto duttile, un isola nascosta in una distorsione spazio temporale; Su Nuova Vega, il tempo scorre molto lentamente e ogni loro giorno corrisponde a un anno terrestre. Attivarono sulla terra in epoca tardo-antica, e Pixie e Marinidi, due popoli molto curiosi, durante le loro esplorazioni furono avvistati dai terrestri, dando origine alle leggende su di loro; Nel loro isolazionismo, però Pixie e Marinidi non abbandonarono la loro coscienza, e tutte le volte che si imbatterono in bisognosi, naufraghi, bambini abbandonati, persone ferite o malnutrite le soccorsero.

Un giorno del 1798, un'esploratrice Pixie di nome Campanellino assiste ad un delitto: un uomo pugnala a morte una donna e le prende una lettera; sta per uccidere anche il figlio, ma Campanellino usa la speciale polvere di Vegatron che ciascun Pixie porta con se per mettere fuori uso l'assassino; la lettera è un documento molto importante che Campanellino prende con se e che spiega perché il bambino e la madre dovessero morire. Campanellino provoca allora un'allucinazione nell'assassino che si convince di aver portato a termine la sua opera, dopodichè Campanellino prese il ragazzino dodicenne, ferito gravemente e lo porta con sé su Nuova Vega.

Il ragazzino si chiama Peter George Frederick Fitzgeorge, ma a Nuova Vega lo chiamano Peter Pan. La sua fisiologia, a contatto con il Vegatron muta, consentendogli, a piacimento, di volare. La lunga esposizione renderà l'effetto permanente, e gli darà anche le orecchie appuntite che da allora lo caratterizzeranno; unico effetto collaterale un'amnesia selettiva che gli cancellò gran parte dei ricordi.

Pochi giorni dopo (tre anni terrestri dopo) i Neo-Vegani fanno un errore: salvano un galeone da un naufragio, ignorando che il galeone in questione è un galeone pirata al cui comando c'é niente popò di meno che Jean Lafitte, il celebre pirata negriero; costui approfitta dell'ingenuità dei Pixie per cercare di prendere il potere sull'Isola dove il tempo non passa, ma Peter lo affronta, lo sconfigge e gli taglia la mano sinistra, alla quale Lafitte sostituirà un uncino che gli darà il nome e diverrà ossessionato dall'odio per Peter Pan.; Lafitte riesce ad asserragliarsi in una laguna dell'isola e Peter passerà il suo tempo a combattere con i pirati; ogni notte, Peter si reca nel mondo esterno, e recluta orfani per aiutarlo a combattere i pirati.

La sua leggenda diventa di pubblico dominio, e nel 1831 è giunta a Londra, alla corte di sua maestà Guglielmo IV da poco Re del Regno Unito. Nel 1829, un anno prima di morire, suo fratello Giorgio IV aveva fatto approvare un bizzarro atto di successione che legittimava qualsiasi figlio maschio gli fosse nato fra il 1786 e la data della sua morte, purché potesse dimostrare d'essere figlio suo, e sempre dietro, in ordine di successione a chiunque dei suoi fratelli fosse gia sul trono al momento della scoperta, se questa fosse stata postuma. L'atto era un po' una spada di Damocle su Guglielmo che però non l'aveva mai abrogato.

Egli ha preso l'abitudine di far trascorrere lunghi mesi a corte ai suoi nipoti, e in quel periodo, le stanze dei bambini sono occupate dall'erede al trono, la principessa Vittoria Guendalina (che in HL si chiama Alessandrina) detta Wendy, e dai suoi cugini Alberto Giovanni (Johnny), di Sassonia-Coburgo-Gotha e Leopoldo Michele di Sassonia Coburgo-Gotha- Koháry (Micheal).

Wendy racconta ogni sera ai cugini la storia di Peter Pan, che il Re-zio, Guglielmo ritiene ridicola, e in cui invece la madre e la zia della principessa credono. Una sera, irritato dai giochi a base piratesca dei nipoti Guglielmo decreta che la principessa ed erede al trono deve crescere in fretta e dimenticarsi delle buffonate da bambini.

Ora, la sera successiva, Nana, il cane della Principessa, aveva strappato la speciale tuta mimetica che Peter usava per infiltrarsi nottetempo nel mondo esterno; ultimamente, al ragazzo interessavano molto i racconti con lui protagonista che Wendy/ Vittoria faceva ai suoi cugini.

Mentre cerca di recuperare la tuta, con l'aiuto di Campanellino, Peter viene sorpreso dalla Principessa, che si offre di aiutarlo a ricucirla. L'evidente simpatia di Peter per Wendy suscita un po' di gelosia nel cuore di Campanellino, che è fuori di sé dalla rabbia quando Peter saputo che la ragazza all'obbligo, all'indomani, di diventare adulta le propone di venire su Nuova Vega, l'Isola che non c'è con lui; Wendy accetta, ma porta con se anche Johnny e Micheal.

Con un po' di Vegatron e l'aiuto di Campanellino, il gruppo raggiunge l'isola venendo cannoneggiati dai pirati.

Sperando di spingere Wendy a tornarsene a casa Campanellino convince i Bimbi Smarriti ad aggredire Wendy che rischia di farsi male ma è salvata da Peter. Peter caccia Campanellino dalla sua presenza per una settimana (sette anni terrestri).

Lafitte/ Uncino, da quando a perso la mano, è ossessionato, oltre che dall'odio, anche da un insistente coccodrillo marino, il quale casualmente ha ingerito la mano di Lafitte e che, puntualmente gira intorno alla nave desideroso di assaggiare il resto "Il coccodrillo sta ad aspettar che il capitano caschi in mar!" canta la ciurma quando Uncino non sente.

Come il fido nostromo e fratello Perre gli fa notare però, la bestia ha ingoiato anche una sveglia dopo, ed è sempre preannunciato da un ticchettio piuttosto forte.

Nonostante la ciurma sia agitata, il capitano rifiuta di salpare prima di aver messo le mani su Peter, e pensa di riuscirci catturando Giglio Tigrato, figlia del Re dei Vegani Minori, Toro in Piedi. Lei conosce i segreti del moccioso.

Questo fra l'altro mette in pericolo i bimbi sperduti, che perdono la loro quotidiana battaglia di allenamento contro i Neo-Vegani, ma con loro stupore non vengono rilasciati, giacché, Toro in Piedi li accusa di aver rapito sua figlia, e minaccia di ucciderli tutti se non la riavrà prima del tramonto.

Ma mentre Uncino, con il suo nostromo e Giglio Tigrato, catturata, si stanno recando nella caverna della Roccia del Teschio, ove il perfido pirata intende estorcere alla ragazza i punti deboli di Peter, minacciando di lasciarla affogare dall'imminente marea, Peter e Wendy, in visita ai Marinidi, intervengono, e Peter salva la ragazza, lasciando Lafitte in balia del coccodrillo dal quale il pirata si salva per miracolo.

Ma Uncino è tutt'altro che sconfitto; il perfido pirata approfitta della gelosia di Campanellino per farsi rivelare il segreto per superare le difese che proteggono la casa di Peter; rapisce i bimbi sperduti e i tre principini, approfittando del fatto che Wendy e Peter hanno litigato, giacché Wendy avverte la responsabilità verso il suo Regno e ha nostalgia di sua madre.

Come regalo d'addio Uncino lascia a Peter una bomba ad orologeria, ma Campanellino, sfuggita al perfido pirata salva il ragazzo a rischio della propria; sulla nave, Uncino svela a Wendy, della quale ha intuito i nobili natali, l'intenzione di ricattare la sua famiglia, e di costringere il Re suo Zio a cedergli il tesoro della corona ma Wendy decide di buttarsi dalla Jolly Roger per sventare i piani di Uncino; Peter interviene prontamente, salva Wendy e affronta i pirati, sconfiggendo Uncino in un drammatico duello e obbligandolo a lasciare incerimoniosamente Nuova Vega.

Dopo la vittoria sui pirati Campanellino informa Peter della sua vera identità; egli non è altro che l'unico figlio nato dal matrimonio non valido fra Giorgio IV e Mary Fitzherbert, tenuto segreto ma fatto poi assassinare da Ernesto Augusto di Hannover, insieme alla madre. Solo che Peter non era morto, e secondo l'atto di successione del 1830 egli era il legittimo erede al trono britannico.

Peter decide allora che è giunto il momento di presentare Nuova Vega (che lo riconosce come proprio leader) al mondo esterno, e quindi impianta sulla Jolly Roger, il galeone di Lafitte, un motore Vegatron e si reca a Buckingham Palace, dove presenta al Re e al Parlamento il documento, olografo di giorgio IV che lo riconosce come suo figlio; gli scienziati della Royal Accademy confermano come il diverso ritmo di scorrimento del tempo a Nuova Vega renda l'età apparente di Peter compatibile con la sua età anagrafica; Peter è riconosciuto erede, e successivamente sventa un tentativo di assassinio suo e di Wendy da parte di Ernesto Augusto di Hannover e Peter dimostra che lo zio è responsabile anche della morte di sua madre.

Peter Pan/ Giorgio V a 12 anni e la stella Vega vista dalla Terra

Nel 1837 Peter succede allo zio come Giorgio V, e sposerà Wendy; sotto il suo regno avremo un profondo mutamento della società britannica: il nascente Colonialismo verrà temperato dalla generosità Neo-Vegana, che porterà ad una vera rivoluzione culturale; avremo un età Vittoriana meno rigida e bigotta e Peter/Giorgio V influenzerà il parlamento nell'approvazione di misure rivoluzionarie a favore dell'infanzia.

Il modello Neo-Vegano dove varie razze convivono e collaborano alla pari diventa il modello dell'Impero Britannico, portando al Commonwealth con larghissimo anticipo; Il nuovo Impero Britannico sarà meno chiuso e molto più collaborativo con i continentali, evitando le guerre mondiali.

Peter e Vittoria abdicheranno nel 1902 e si stabiliranno a Nuova Vega, dove dimorano tuttora (per loro sono passati poco più di tre mesi). I loro figli gli raggiungeranno meno di un mese (Neo Vegano) più tardi e poi i loro nipoti; Recentemente, la Regina Elisabetta II e il marito Filippo hanno manifestato il desiderio di ritirarsi con la propria famiglia là, "dove il sogno diventa realtà!"

Tommaso Mazzoni

.

Enrico Pellerito non può astenersi dal commentare:

Il riferimento ai duchi di Cambridge è ingegnoso.

.

Lilli e il Vagabondo a Venezia

di Tommaso Mazzoni

Lilli e il Vagabondo, classico del 1959, narra la storia di due cani, l'aristocratica Lilli e lo scapestrato ma coraggioso bastardino Biagio, in un' anonima città stunitense, alla fine degli anni 50' del 1900; Ora noi portiamo la storia fra noi uomini, nel 1745 nella Serenissima repubblica di Venezia; Liliana Dandolo è la figlia di Giovanni Dandolo, erede dei Conti Dandolo, e Teresa Morosin, discendente del Doge Capitano da Mar Francesco.

I genitori la amano profondamente, la viziano e la coccolano, ma circa 16 anni dopo la sua nascita, nasce il fratello Matteo, e tutte le attenzioni si concentrano su di lui; i suoi principali confidenti sono due amici di famiglia, il segretario dell'ambasciatore Britannico, James Grey e l'ex comandante della gendarmeria Fedele Sinibaldi, in gioventù gran cavallerizzo e tiratore, oggi ahimé privo del senso dell'equilibrio.

Sulla strada di Liliana si imbatte un noto avventuriero e donnaiolo, ricercato dalla gendarmeria, ovvero Giacomo Casanova, che affascina la ragazza profondamente, e che la mette in guardia dal fatto che per i suoi familiari, ora che è nato l'erede maschio, lei è un di più, e che presto le arrangeranno un matrimonio.

Giacomo Casanova e Biagio il Randagio

Un giorno che i genitori devono partire, li e il fratello sono affidati alle cure della severa prozia Sara, donna svelta di lingua e di mano, e effettivamente convinta che una ragazza dell'età di Liliana non debba godere di tutta la libertà che è invece concessa a Liliana.

Oltre a regole rigidissime e a punizioni severe, zia Sara pretenderebbe pure di imporre un pretendente a Liliana; per Liliana è troppo, la ragazza scappa, e rischia di essere aggredita e stuprata da un gruppo di balordi, ma si imbatte in Casanova, il quale, abilissimo spadaccino, dà una bella lezione agli aggressori, e prende la ragazza sotto la sua protezione; Casanova trova la ragazza affascinante non solo per il corpo oggettivamente carino, ma per lo spirito d'iniziativa e il senso degli affari, migliori del suo. La scintilla scocca in un romantico locale gestito da un amico Siciliano di Casanova, tale Antonio, che oltre che cuoco si diletta anche in musica ed improvvisa una romantica canzone per la coppia.

Tuttavia, durante un furto ai danni di un avido usuraio, Liliana viene arrestata e finisce in carcere, dove però è fortunatamente riconosciuta, e messa in una cella singola, in attesa di essere riportata a casa; qui, alcuni prigionieri e prigioniere di casanova gli svelano la vita dissoluta del donnaiolo impenitente, e le dicono anche che il giorno in cui Casanova si innamorerà davvero, sarà il giorno in cui si farà arrestare.

Tornata libera e messa agli arresti domiciliari, è considerata disonorata dalla Zia Sara, perché ha giaciuto con Casanova, e sia Sir Gray che messer Sinibaldi si offrono per un matrimoio riparatore; quando Casanova cerca di contattarla, lei lo respinge in malo modo, ma poi nota un losco figuro arrampicarsi alal parete di casa sua e corre a chiamare Giacomo, il quale affronta il bandito, intenzionato a rapire il piccolo Matteo, e lo uccide dopo una lotta furiosa, restando però ferito, mentre il cadavere del ladro finisce occultato sotto una tenda. Zia Sara, svegliatasi di soprassalto, vede Casanova, equivoca, chiama i gendarmi e lo fa arrestare dopo aver chiuso Liliana in camera sua; arrivati ai Piombi, i Gendarmi faranno impiccare Casanova le cui pendenze con la legge sono enormi.

Per fortuna arrivano i genitori di Liliana che scoprono il cadavere del ladro e si precipitano al carcere; Sir Gray e Messer Sinibaldi però sono piu' rapidi, e, con perizia inaspettata messer sinibaldi sprona il suo cavallo in una grandiosa cavalcata che si conclude con il vecchio gendarme che mette fuori uso i suoi ex colleghi e libera Casanova, che verrà riscattato dai Dandolo.

Casanova mette la testa a posto e sposerà Liliana da cui avrà un figlio maschio, Gerolamo, e quattro figlie femmine, verso le quali sarà iperprotettivo. Casanova servirà come capitano da Mar nella II Guerra di Morea del 1750-1752, insieme alla Russia, in cui l'Armada da Mar Veneziana riconquisterà Cipro e la Morea, che poi scambierà per Candia; Era stato proprio Giovanni Dandolo a fare pressioni in questo senso presso il Maggior Consiglio; in seguito a questa impresa Giacomo Casanova ottenne il patriziato e l'ingresso della sua famiglia nel Maggior Consiglio; nel 1779, Giacomo Casanova è eletto Doge di Venezia, in cui introdurrà riforme democratiche in senso di una maggiore apertura del Maggior Consiglio, e nel 1788 schiererà la serenissima a fianco degli Asburgo contro la Sublime Porta riconquistando la Morea e conquistando Tunisi.

Dichiarata Guerra alla Francia nel 1796 trasferirà la sede del governo della Serenissima a Creta nel 1797, e alla sua morte gli succederà il figlio Gerolamo, che condurrà Venezia alla riconquista dello stato di Terraferma e otterrà la restaurazione a Vienna; cederà soltanto la veneta Lombardia all'Austria in compensazione per l'annessione di Malta.

Questo potente stato veneziano, in cui i Casanova sono una famiglia ricca ed influente, sopravvivrà ai nazionalismi ottocenteschi, alle Guerre Mondiali e alla Guerra Fredda? Io dico di si, perché « è dolce sognare, e lasciarsi cullare, nell'incanto della notte! »

Tommaso Mazzoni

.

Anche in questo caso Enrico Pellerito aggiunge:

Mi piace per come è stata ideata, per come scritta e perché ipotizza il mantenimento della Serenissima, uno dei miei più sentiti desideri ucronici.

.

La carica dei 101 in Bosnia

di Enrica S.

La carica dei cento e uno, film di animazione del 1961, è basato sul romanzo "I cento e una dalmata" di Dodie Smith. Siccome la Dalmazia confina direttamente con la Bosnia-Erzegovina, io ho provato a riambientare il film durante le guerre che hanno segnato il cruento Big Bang della Jugoslavia di Tito.

Siamo alla metà degli anni novanta. Il famoso compositore jazz Andy Sheppard (chiamato Rudy Radcliffe nel film) vive in un appartamento da scapolo a Londra insieme al suo domestico Pavle Džaferović, detto familiarmente Pongo. Quest'ultimo cerca di trovare una compagna per il proprio datore di lavoro e, essendosi innamorato della connazionale Petra Dilberović detta Peggy, combina con l'astuzia un incontro con lei. Petra lavora come domestica per la cantante scozzese Kathryn Tickell (Anita nel film); lei e Sheppard si scontrano rovinosamente, ma l'incontro produce i suoi frutti e le due coppie finiscono per sposarsi.

Pavle e Petra si trovano a Londra perchè sono fuggiti dagli orrori della guerra in Bosnia-Erzegovina, la loro patria. Commossa dai loro racconti delle atrocità in questa guerra assurda e fratricida, Kathryn Tickell decide di adottare 15 bambini bosniaci che vivono a Srebrenica, enclave musulmana all'interno del territorio controllato dai Serbi di Bosnia. Il 6 luglio 1995, la notte prima che essi possano partire da Srebrenica alla volta di Londra, tuttavia, unità dell'Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina fanno irruzione nell'enclave e massacrano migliaia di civili innocenti. I bambini bosniaci vengono rapiti dal generale serbo bosniaco Ratko Mladić, il quale intende darli in adozione a coppie di militari serbi senza figli, e li affida a una ufficiale donna del suo esercito il cui vero nome è sconosciuto; i bosniaci (ed anche alcuni serbi) la chiamano Crudelia De Mon per la sua spietatezza in battaglia, e da giovane è stata compagna di scuola di Petra Dilberović/Peggy. Crudelia ordina ai suoi due tirapiedi Stanislav Galić e Dragomir Milošević, già distintisi nell'assedio di Sarajevo, di condurre i bambini (tra cui i quindici che Sheppard e Tickell volevano adottare) a Banja Luka, roccaforte dei Serbi e capitale dell'autoproclamata Republika Srpska. Quando Sheppard e Tickell si rendono conto che l'UNPROFOR (forza di interposizione dell'ONU in Bosnia-Erzegovina) non è in grado di identificare i colpevoli né di ritrovare i bambini, chiedono aiuto ai loro domestici Pavle Džaferović/Pongo e Petra Dilberović/Peggy che, utilizzando i primi telefoni cellulari che si stanno diffondendo in tutta Europa, mettono in atto un sistema di passa-parola nella comunità bosniaca per cercare informazioni sui bambini.

L'ufficiale serbo-bosniaca Crudelia de Mon

Il Colonnello Jovan Divjak, che pur essendo serbo si è sempre opposto alla pulizia etnica messa in atto dai suoi connazionali, riceve l'appello e manda il sergente Mustafa Hajrulahović ad indagare in una fortezza soprannominata "Antro dell'Inferno", che poi si rivela essere l'abbandonata e fatiscente tenuta di famiglia di Crudelia de Mon, dalla quale si sentono da qualche tempo provenire voci di bambini. Dentro l'edificio Hajrulahović trova decine di piccoli bosniaci, tra cui quelli che Sheppard e Tickell dovevano ricevere in adozione. Il Colonnello Divjak risponde all'appello proveniente da Londra, ricevuto il quale Andy Sheppard e Kathryn Tickell partono immediatamente alla volta della Bosnia, giungendo giusto un attimo prima che Stanislav Galić e Dragomir Milošević uccidano i bambini, per ritorsione contro le vittorie militari conseguite dai bosniaci musulmani ai danni dei serbi.

Dopo una riunione felice con i bambini, i due compositori britannici si rendono conto che là dentro sono rinchiuse decine di piccoli innocenti,per un totale di 99. Sconvolti dai piani di Ratko Mladić e di Crudelia de Mon, decidono di adottarli tutti, certi che riusciranno a trovare loro una sistemazione. Iniziano dunque la lunga marcia di ritorno verso Sarajevo, protetta dai caschi blu dell'ONU, aiutati da molti bosniaci incontrati lungo il tragitto e sempre inseguiti da Crudelia de Mon e dai suoi tirapiedi, che hanno scoperto la liberazione de bambini. Arrivano infine ad Ilidža, un paese alle porte della capitale, e raggiungono un camion-rimorchio diretto in città sul quale salire, ma gli inseguitori impediscono loro di proseguire. Ricorrono quindi allo stratagemma di ricoprire i bambini con pelli di maiale, animale ritenuto impuro dai musulmani; i serbi credono che il camion-rimorchio sia pieno di porci, con i quali i bosniai musulmani normalmente non vogliono aver niente a che fare, e riescono a passare inosservati sotto lo sguardo dei loro inseguitori. Il piano riesce, ma Crudelia de Mon intuisce l'inganno e parte inferocita all'inseguimento. La militare serba tenta di buttare il camio-rimorchio in un burrone speronandolo, ma Stanislav Galić e Dragomir Milošević , che cercano di tagliare la strada al camion con i bambini, sbandano e finiscono per scontrarsi con lei, cosicché entrambi i veicoli si schiantano in un profondo burrone e Crudelia de Mon perde la vita.

Andy Sheppard e Kathryn Tickell tornano finalmente a Londra con i novantanove bambini, e decidono di utilizzare il ricavato del grande successo della loro ultima canzone, che condanna l'assurdità della guerra e delle pulizie etniche, per comprare una grande casa in campagna dove crescere tutti i 99 bambini (per un totale di 101 bosniaci con Pavle Džaferović/Pongo e Petra Dilberovi/Peggy) e di dare vita a una fondazione che si occupi degli orfani di guerra. Proprio grazie ai due cantanti britannici, però, la perfida Crudelia de Mon è diventata famosa in tutto il mondo: « Crudelia DeMon, Crudelia DeMon, / farebbe paura perfino a un leon! / Al sol vederla muori d’apprension / Crudelia, Crudelia de Mon! / E’ più letale lei d’uno scorpion, /Crudelia, Crudelia de Mon! ».

Enrica S.

.

Così commenta in proposito Tommaso Mazzoni:

Bellissima storia; solo la fantasia può trarre qualcosa di bello da una delle guerre più infami della storia.

.

Ed Enrica S. gli risponde:

Hai proprio ragione! E infatti Crudelia de Mon, che con la matrigna di Cenerentola è la peggior cattiva Disney di sempre, poteva essere storicizzata solo nell'inferno delle guerre interetniche jugoslave.

.

La Spada nella Roccia a Roma

di Lord Wilmore

"La spada nella roccia", poetico capolavoro del 1963 tratto dal romanzo omonimo di Terence Hanbury White (1906-1964), che fu anche l'ultimo Classico ad uscire prima della morte di Walt Disney, è naturalmente ambientato in Inghilterra, vista la materia che tratta, ed infatti si apre con questa notissima canzone: « A legend is sung / of when England was young, / and Knights were brave and bold: / the good King had died, / and no one could decide / who was rightful heir to the Throne. / It seemed that the land would be torn by war, / or saved by a miracle alone; / and that miracle appeared in London town: / the Sword in the Stone. »

Tuttavia, molto probabilmente la celebre spada conficcata nella pietra il cui mito dà il nome al film esiste veramente tuttora presso l'abbazia di San Galgano, vicino a Siena. Di san Galgano, che si festeggia il 3 dicembre, si sa che, convertitosi dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza. La sua conversione avvenne il giorno di Natale del 1180, quando Galgano, giunto sul colle di Montesiepi, infisse nel terreno la sua spada, allo scopo di trasformare l'arma in una croce; in effetti nella Rotonda c'è un masso dalle cui fessure spuntano un'elsa e un segmento di una spada corrosa dagli anni e dalla ruggine, ora protetto da una teca di plexiglas. Si è fatta l'ipotesi che San Galgano abbia avuto contatti con Guglielmo X, padre della famosa Eleonora d'Aquitania, madre di Riccardo Cuor di Leone; proprio alla corte di Eleonora d'Aquitania operò Chrétien de Troyes (1135-1390), autore di un ciclo di romanzi cortesi nei quali appaiono per la prima volta la Tavola Rotonda e la spada conficcata nella roccia. Per questi motivo io voglio provare ad ambientare la vicenda (e tutto il ciclo arturiano) in Italia.

La spada nella roccia presso l'Abbazia di San Galgano

Per prima cosa, l'antefatto. Secondo lo storico Aurelio Cassiodoro (485-580), principale fonte su questi avvenimenti, durante il regno di Onorio un soldato semplice, Flavio Claudio Costantino, nel 407 si fece eleggere imperatore dalle sue truppe con il nome di Costantino III, ed associò al potere i suoi figli Costante e Giuliano. Nel 411 Costantino III fu sconfitto dalle truppe fedeli ad Onorio e venne giustiziato assieme ai suoi figli, ma la giovanissima Costanza, figlia di Giuliano, scampò e fu messa al sicuro in un monastero, dove abbracciò la vita ecclesiastica. In seguito Costanza lasciò il monastero e sposò Quinto Aurelio Simmaco, console nel 446 con Flavio Ezio. Questi discendeva da Vibia Aurelia Sabina, figlia del famoso imperatore Marco Aurelio, e dunque era un esponente di spicco della nota Gens Aurelia. Da lui Costanza ebbe due figli, Costante ed Ambrosio. Il 4 settembre 476 il generale sciro Odoacre si ribellò al generale Flavio Oreste, lo uccise e depose il suo figlio tredicenne Romolo (il celebre Augustolo), rinunciando a nominare un nuovo Imperatore d'Occidente fantoccio e chiedendo all'Imperatore d'Oriente Zenone di governare l'Italia per conto suo: questo evento nella HL segna tradizionalmente la fine dell'Evo Antico e l'inizio del Medioevo. Odoacre tra l'altro fa uccidere l'anziano Quinto Aurelio Simmaco, reo di averlo accusato in Senato di aver usurpato a tutti gli effetti il trono imperiale. A questo punto sorge l'astro dei suoi figli Costante e di Ambrosio, i quali si pongono a capo dei Romani che rifiutano di farsi comandare da un barbaro di religione ariana, e dopo aver ottenuto importanti successi militari nel 485 affrontano Odoacre nella Battaglia di Monte Berico, lo sconfiggono e lo uccidono (Cassiodoro dice che la battaglia ebbe luogo nell'anno della sua nascita). Anche Costante muore nello scontro; a questo punto suo fratello Ambrosio Aureliano, definito da Cassiodoro « l'ultimo della stirpe romana », resta unico padrone dello Stivale e si fa incoronare Rex Italiae con l'appoggio del Senato e del Popolo Romano.

Ambrosio Aureliano ingaggia subito una serie di battaglie contro i popoli germanici (Sciri, Rugi, Eruli, Ostrogoti, Vandali) che premono ai confini dell'Italia per impossessarsene, ma nel 490 muore improvvisamente in circostanze misteriose. I signori della guerra si contendono l'Italia, e sembra che quanto resta dell'Impero Romano d'Occidente debba andare perduto per sempre insieme alla civiltà millenaria dell'Urbe. A questo punto però secondo Cassiodoro una mattina nel Foro Romano compare una roccia a forma di incudine in cui è conficcata una spada, la mitologica Excalibur, sulla cui elsa è scritto: « Chiunque estrarrà questa spada da questa roccia e da questa incudine sarà di diritto Re d'Italia ». Secondo un altro storico della tarda latinità, Paolo Diacono, la spada si trovava invece a Chiusdino, presso Siena, dove oggi nella HL sorge l'abbazia di San Galgano, e vi sarebbe stata conficcata dallo stesso Ambrosio Aureliano prima di morire in un'imboscata tesagli dai suoi rivali. Il nome "Excalbur" deriverebbe da "Ex Caliburnis", cioè "forgiata dai Calibi", antico popolo dedito alla metallurgia, e tale spada sarebbe appartenuta addirittura a Giulio Cesare. In ogni caso molti provano ad estrarre la spada, ma nessuno riesce a smuoverla neppure di un centimetro, ed essa alla fine viene dimenticata, lasciando che l'Italia sprofondi nel caos.

Tuttavia pochi sanno che Ambrosio ha avuto un figlio di 12 anni, Lucio Aurelio Casto, il cui nome è modificato in Lucio Artorio Casto per farlo sfuggire dalle mani dei nemici del padre; egli è affidato al suo parente Quinto Aurelio Memmio Simmaco, già console nel 485 e Praefectus Urbi, che durante le dispute sul destino politico dell'Italia si ritira dalla vita politica e si trasferisce nella sua villa fortificata sui Castelli Romani insieme al figlio Caio Aurelio Memmio Simmaco e al figlio adottivo Artorio. Quest'ultimo è trattato con durezza dal padre adottivo, che ignora di chi egli è figlio, e lo soprannomina Semola per i suoi capelli biondi. Artorio tuttavia viene preso sotto la sua ala protettrice dall'anziano Gaio Sollio Sidonio Apollinare, alto funzionario gallo-romano del dissolto Impero d'Occidente, nato a Lione ma a lungo attivo nell'amministrazione della città di Roma. Di questi si dice che fosse dedito a pratiche di magia, ma solo perchè era un grande uomo di scienza, e all'epoca il confine tra sapienza e stregoneria era davvero labile. Sidonio Apollinare istruisce il giovane Artorio nelle scienze e nelle arti, ma a un certo punto viene scacciato da Quinto Aurelio Memmio Simmaco, che lo crede solo uno stregone diabolico e calcolatore. Nel 492 l'Imperatore d'Oriente Zenone incarica il Re degli Ostrogoti Teodorico di invadere l'Italia per sottrarla all'anarchia e governarla in nome di Bisanzio, ed allora i signori della guerra romani decidono di indire nel Circo Massimo a Roma un grande torneo il 1 gennaio 493: chi risulterà vincitore sarà riconosciuto da tutti come Rex Italiae e guiderà la difesa contro gli Ostrogoti di Teodorico, percepiti come invasori peggiori dei Vandali.

Lucio Artorio Casto estrae la spada dalla roccia

Ovviamente partecipa anche Quinto, il quale spera che suo figlio Caio la spunti e sia proclamato Re; Semola/Artorio è il suo scudiero. Proprio quando la competizione sta per iniziare, quest'ultimo si rende conto di aver dimenticato la spada di Caio nella locanda dove alloggiano e torna a prenderla, ma ora essa è chiusa perchè tutti i Romani assistono al torneo. A questo punto l'ingenuo Artorio nota la spada nella roccia sul retro di un tempio pagano trasformato in una chiesa e, volendo procurare in qualche modo una spada a Caio, la estrae dall'incudine, compiendo inconsapevolmente la profezia. Quando Semola ritorna con la spada, tutti la riconoscono come la leggendaria spada nella roccia ed il torneo viene interrotto. Siccome nessuno crede che sia stato davvero Semola ad estrarla (« Questo ragazzo è un novello Sansone! »), Quinto rimette la spada nell'incudine ma, nonostante i tentativi di tutti i presenti, nessuno riesce più a tirarla fuori. Invece Semola la estrae senza alcuno sforzo apparente, tra lo stupore generale. A questo punto ricompare Sidonio Apollinare, che era ritornato per un breve periodo nella sua Gallia, e questi rivela che Artorio è in realtà figlio di Ambrosio Aureliano, e dunque lui solo poteva estrarre dalla spada assecondando il volere del Cielo. Semola/Artorio viene subito acclamato da tutti come Rex Italiae, e Quinto Aurelio Memmio Simmaco si scusa pubblicamente con lui per averlo sempre trattato duramente, ma il ragazzo non dimostra alcun rancore nei confronti suoi e di Caio, ed anzi nomina Caio suo siniscalco e il padre adottivo Capo del Senato. Sentendosi impreparato alle responsabilità della regalità, egli chiede a Sidonio Apollinare di restargli accanto in qualità di consigliere, e questi accetta di buon grado, profetizzandogli che egli diverrà una figura popolare e leggendaria nei secoli a venire.

E poi? Lucio Artorio Casto, saggiamente consigliato da Sidonio Apollinare, sconfigge e uccide in battaglia il Re degli Ostrogoti Teodorico, impedendogli di invadere la penisola. Riconquistate ai Vandali la Sicilia, la Sardegna e la Corsica, egli pacifica il suo regno e stabilisce la sua residenza nella villa di campagna del padre adottivo Quinto Aurelio Memmio Simmaco, da lui ribattezzata Castelmartello (stessa etimologia di Camelot). Artorio sposa Ginevra, figlia del re dei Franchi Clodoveo, fonda la Tavola Rotonda come proprio consiglio della corona, quindi ispirato da una visione inizia a cercare in ogni dove il Santo Graal, il sacro vaso dove Gesù Cristo mangiò l'agnello la sera di Pasqua e dove San Giuseppe d'Arimatea raccolse il suo sangue sulla croce. Dopo il fallimento di Lancillotto, cavaliere sarmata al suo servizio, a individuare il Graal sarà il prode guerriero franco Parsifal o Perceval, che lo rintraccerà a Lanciano, dove lo trasportò Longino, il centurione che trafisse con la lancia il costato di Gesù Cristo e poi si convertì (Lanciano proprio dalla lancia di Longino trarrebbe il nome), e dove si troverebbe tuttora. Caio Mordedrio, figlio di una sorellastra di Artorio, si ribellerà allo zio sobillato da Costantinopoli, e lo affronterà a capo di un esercito di Longobardi; Artorio e Mordedrio si uccideranno a vicenda in battaglia in una località non meglio precisata della pianura padana. La spada Excalibur sarà gettata nel Lago d'Iseo, dove si dice dimori una fata, la Dama del Lago, mentre Lucio Artorio sarà sepolto su Monte Isola, al centro del lago d'Iseo, perennemente avvolta dalle nebbie. Siccome il Rex Italiae non ha avuto prole dalla moglie Ginevra, della guerra di successione che si scatenerà approfitterà l'Imperatore d'Oriente Giustiniano per invadere l'Italia e riconquistarla. Ma ormai Lucio Artorio Casto avrà già smesso di vivere nella storia, per continuare a cavalcare nella leggenda.

Lord Wilmore

.

Gli Aristogatti in Svezia

di Lord Wilmore

Gli Aristogatti ("The Aristocats") è il 20º Classico Disney, uscito nel 1970 e basato su una storia di Tom McGowan e Tom Rowe. Il film ha per protagonista una famiglia di gatti aristocratici ed è ambientato nella Parigi del 1910, ma io proverò ad inscriverlo in una cornice storica molto differente. Sarete voi a dirmi se il risultato è convincente oppure no.

Il 16 novembre 1632 il Re Gustavo II Adolfo di Svezia, detto "il Re delle Nevi", viene sonoramente battuto da Albrecht von Wallenstein nella Battaglia di Lützen, e deve rinunciare per sempre ai suoi sogni di farsi incoronare Sacro Romano Imperatore al posto di Ferdinando II d'Asburgo. Ritornato in Svezia dopo aver abbandonato tutte le conquiste in Germania, egli dà in sposa la giovane figlia Cristina al Re di Polonia Giovanni II Casimiro, sperando di poter fare della Polonia una nazione protestante e magari di creare un'unione personale con la Svezia. Da suo marito la giovane Cristina, chiamata popolarmente la Duchessa perchè prima del matrimonio è stata creata duchessa di Gniezno, ha avuto tre figli: Maria Anna Teresa, Giovanni Sigismondo e Ladislao Augusto, che la madre, innamorata della cultura francese, ha soprannominato rispettivamente Minou, Matisse e Bizet. Gustavo II Adolfo esclude dalla successione il nipote Carlo Gustavo di Zweibrücken-Kleeburg, figlio di sua sorella Caterina Vasa, e nomina erede legittima del Regno di Svezia sua figlia Cristina; solo in caso di morte di Cristina e dei suoi tre figli, il regno andrà a Carlo. Quest'ultimo viene a sapere del testamento dello zio e, furibondo per essere stato messo da parte, complotta contro la cugina, ritenuta un'intellettuale interessata solo alla filosofia ed inetta al governo.

Non essendo però disposto ad uccidere sangue reale, Carlo di Zweibrücken-Kleeburg fa mettere del sonnifero nel cibo di Cristina e dei suoi figli, che si trovano momentaneamente a Stoccolma, li carica su una nave e li spedisce in Germania, e precisamente nel Brandeburgo, sulla sponda meridionale del Mar Baltico, ordinando di abbandonarli in piena campagna. Qui giunti, tuttavia, i suoi sgherri cadono in un'imboscata tesa loro da Giorgio Guglielmo di Hohenzollern, Margravio e principe elettore di Brandeburgo e Duca di Prussia, e dal suo Cancelliere Cancelliere Conte Adam von Schwarzenberg, entrambi ben decisi ad evitare di finire di nuovo nella soffocante sfera d'influenza svedese. I birri di Carlo sono costretti alla fuga, ma la "Duchessa" Cristina e i tre figli, illesi, vengono abbandonati nel contado. Intanto a Stoccolma il Cancelliere Axel Oxenstierna, fedelissimo di Gustavo II Adolfo e di Cristina, si accorge della scomparsa della principessa e dei suoi tre figli, e comincia a cercarli in ogni dove.

Svegliatasi di mattina in una capanna di contadini, la Principessa svedese si mette in cerca d'aiuto ed incontra per strada un artista italiano che si presenta a lei con il nome di Romeo, le fa la corte e si offre di guidare lei e i figli fino a Stoccolma, in cambio di qualche incarico artistico. In realtà egli è Gian Lorenzo Bernini, massimo esponente del barocco seicentesco italiano, nato a Napoli ma attivo a Roma sotto il pontificato di Urbano VIII, che lo ha nominato direttore dei lavori della nuova basilica di San Pietro in Vaticano; con il nuovo pontefice Innocenzo X, al secolo Giovanni Battista Pamphilj, egli è tuttavia caduto in disgrazia e si è recato nel Nord Europa in cerca di committenti cui mettersi al servizio. Anche Cristina però evita di rivelarsi come la figlia del Re di Svezia, e preferisce presentarsi all'eclettico italiano come la Duchessa di Gniezno. Intanto Oxenstierna sospetta che dietro la sparizione di Cristina e dei suoi rampolli ci sia Carlo di Zweibrücken-Kleeburg, ma questi ha fatto sparire tutte le prove che potrebbero dimostrare il suo coinvolgimento nel complotto.

Gli Aristogatti disneyani e la Regina Cristina di Svezia (1626-1689)

Dopo molte peripezie (Maria Anna Teresa alias "Minou" cade anche nel Mar Baltico, ma viene salvata da Romeo/Bernini) i cinque arrivano a Stoccolma dove Gian Lorenzo ospita Cristina e i figli in casa di Girolamo Frescobaldi, uno dei più famosi clavicembalisti del XVII secolo, che in vecchiaia si è trasferito in Nord Europa con altri musicisti italiani e si è messo a sperimentare con loro nuove tecniche musicali, che anticipano quasi quelle del XX secolo. Mentre ascoltano Frescobaldi suonare per loro, Bernini propone a Cristina di restare con lei, ma la Regina di Polonia rifiuta perchè fedele ai suoi impegni istituzionali. La mattina "Romeo" si allontana triste mentre Cristina e i tre principini tornano al Palazzo Reale. Tuttavia Carlo di Zweibrücken-Kleeburg, cui Cristina si è presentata senza sapere che è stato proprio lui a farla rapire, la fa imprigionare dai suoi bravi insieme ai figli. Dalle segrete tuttavia Cristina riesce a mandare un servitore a lei fedele in cerca di "Romeo" e dei suoi amici musicisti. Carlo ha intenzione di spedire la cugina e i suoi rampolli nella gelida Lapponia, da cui dubita che potranno mai tornare vivi, ma a quel punto arrivano gli italiani guidati da "Romeo", il quale ha scoperto la reale identità della "Duchessa". Tutti insieme combattono contro Carlo ed i suoi bravi, e quando sembra che questi stiano per prevalere arriva finalmente Oxenstierna, accortosi del trambusto, che ordina l'arresto del principe rapitore e libera Cristina e i bambini.

Cristina riabbraccia il padre e scopre che, durante la sua assenza, suo marito nonché Re di Polonia è morto, e la Dieta ha eletto al suo posto suo fratello Giovanni Alberto Vasa. A questo punto Cristina decide di sposare Gian Lorenzo Bernini, del quale ha scoperto finalmente la vera identità, anche se questo le costerà la perdita dei diritti di successione al trono. Gustavo II Adolfo tuttavia, che ha condannato suo nipote Carlo all'esilio a vita, decide di accettare il famosissimo artista italiano come genero, e nomina Cristina sua erede. Gian Lorenzo Bernini dal canto suo si rimette al lavoro e progetta una grandiosa modernizzazione architettonica della città di Stoccolma. Alla morte del padre Cristina gli succede e, influenzata dal filosofo francese Cartesio, decide di convertirsi al cattolicesimo e di ricondurre la sua nazione alla Chiesa di Roma. Gli Svedesi che non accettano di abbandonare il Protestantesimo sono invitati a trasferirsi in Nordamerica nella colonia della Nuova Svezia, appositamente fondata da Cristina intorno alla città di Filadelfia. Cristina diventa una grande protettrice di filosofi, scienziati e artisti, e il suo regno verrà ricordato come un'epoca di grande splendore e soprattutto di pace, dopo le avventure militari di suo padre in terra tedesca. Alla sua morte, il 19 aprile 1689, le succede il figlio Giovanni Sigismondo ("Matisse") con il nome di Sigismondo II, ed ella sarà canonizzata dalla Chiesa Cattolica. La tradizione dice che amasse moltissimo i gatti. O meglio, gli Aristogatti.

Lord Wilmore

.

Ecco il parere in proposito di Bhrihskwobhloukstroy:

Il risultato è molto migliore, come in tutte le fiabe di questa pagina; tutte, fra l'altro, dimostrano che la vera originalità di questo genere è di cambiare l'ambientazione, rendendole più storiche, per cui non sussiste nemmeno un limite alle versioni: ognuna può essere interpretata in varî modi e collocata in epoche e ambientazioni diverse. Complimenti ancora a tutti, con grande ammirazione.

.

Robin Hood negli Stati Confederati d'America

di William Riker

"Robin Hood", uscito nel 1973 e diretto da Wolfgang Reitherman, è il 21º Classico Disney basato sulla leggenda dell'omonimo giustiziere, utilizzando però animali antropomorfi al posto delle persone. È il primo Classico Disney la cui produzione sia cominciata dopo la morte di Walt Disney e in cui quest'ultimo non sia stato coinvolto in alcun modo. Dato che nell'America del XIX secolo è vissuto un altro celebre "Robin Hood", ecco la trama del cartone animato puntualmente rivisitata per adattarla a lui.

Siamo nel 1870 e da cinque anni gli Stati Confederati d'America hanno vinto la Guerra di Secessione, soprattutto dopo il successo nella storica Battaglia di Gettysburg che ha portato l'esercito sudista ad occupare Washington (Lincoln è stato costretto a fuggire a New York). Il mitico Generale Robert Edward Lee è stato eletto Secondo Presidente degli Stati Confederati d'America, ai quali, dopo la vittoria sull'Unione, si sono aggiunti la California meridionale (assicurando loro lo sbocco sul Pacifico), i territori dell'Arizona e del Nuovo Messico, l'isola di Cuba che si è rivoltata contro la Spagna, il Kentucky e il Missouri, anche se quest'ultimo stato si è spaccato tra il Missouri del Sud, che ha aderito a Dixie, e il Missouri del Nord, che è rimasto con l'Unione. Nel 1867 inoltre la Confederazione ha acquistato l'Alaska dalla Russia e ha garantito con le proprie truppe la permanenza di Massimiliano d'Asburgo sul trono del Messico, in cambio dell'aiuto francese durante la Guerra di Secessione.

Voce narrante della storia è il compositore Stephen Collins Foster che è sopravvissuto e ha aderito alla Confederazione. Egli racconta che il Presidente e Generale Lee è stato costretto a lasciare la capitale Richmond e a partire per una nuova, inaspettata guerra quando il Presidente Nordista William Tecumseh Sherman ha fomentato la guerriglia di Benito Juárez, stretto alleato dell'Unione, contro l'Imperatore Messicano Massimiliano d'Asburgo. Per evitare la caduta di Massimiliano, Lee è stato costretto ad intervenire di persona sul territorio messicano con il proprio esercito, e così in molti stati dei neonati CSA le autorità locali fanno il bello e il cattivo tempo infischiandosene della legge. Nel Missouri del Sud in particolare spadroneggia Robert Foster, soprannominato "il Codardo", Sceriffo della Contea di New Nottingham. Il giovane pistolero Jesse James, detto "il Robin Hood del Missouri", e il suo braccio destro John Younger detto "Little John" per la statura notevole si ribellano ai soprusi di Robert Foster, che tra l'altro ha molestato Susan, la sorella minore di James. Jesse e la sua banda vivono nella foresta, rubando ai ricchi per dare ai poveri abitanti di New Nottingham, rovinati dalla guerra e da affaristi senza scrupoli. Lo Sceriffo di New Nottingham ed i suoi uomini cercano in ogni modo di catturare e uccidere i fuorilegge, ma falliscono ogni volta. Nel frattempo, il Vicepresidente Confederato Claiborne Fox Jackson, che in passato è stato proprio Governatore del Missouri, ed il suo Segretario (ed ex Lieutenant Governor) Thomas Caute Reynolds arrivano a New Nottingham. Purtroppo il Vicepresidente è avido, opprime i poveri con tasse ingiuste e pensa solo ad arricchirsi, in contrapposizione all'onesto Robert Lee, e dunque egli diventa subito il bersaglio preferito della banda del Robin Hood del Missouri.

Jesse James e Little John Younger derubano Claiborne Fox Jackson travestendosi da chiromanti, e spingendo così il facente funzioni di Presidente Confederato ad offrire una grossa ricompensa a chi catturerà il Robin Hood del Missouri; Robery Foster, nemico numero uno di James, per ripicca è nominato esattore fiscale personale del Vicepresidente. Lo Sceriffo tassa senza pietà la famiglia del Reverendo Joseph Ruggles Wilson, emigrato in South Missouri dalla natia Virginia, tuttavia Jesse di traveste da cieco e restituisce un po' di soldi al Reverendo, regalando il suo cappello ed un fucile giocattolo al giovane figlio del religioso, Thomas Woodrow detto "Saetta", che festeggia il suo 14° compleanno. Jesse inoltre profetizza a Thomas Woodrow Wilson che un giorno sarà eletto Presidente della Confederazione. "Saetta" e i suoi amici testano il fucile giocattolo, ma il ragazzo spara un proiettile di legno contro la casa di Zerelda Mimms, detta Marian dai suoi amici, e frantuma un vetro. Entrati per scusarsi, incontrano la Mimms e la sua dama di compagnia, e la ragazza rivela loro che lei e Jesse James erano fidanzati da piccoli, ma non si vedono da anni.

Il Robin Hood di Walt Disney

Nel frattempo il buon Reverendo Joseph Ruggles Wilson fa visita a Jesse James e Little John Younger nella foresta, spiegando che il Vicepresidente Claiborne Fox Jackson ha indetto un torneo di tiro con la pistola, ed il vincitore riceverà un bacio proprio da Zerelda aka Marian. Jesse accetta di partecipare al torneo travestito da vecchietto, mentre Little John Younger si traveste da ambasciatore di Massimiliano d'Asburgo per avvicinarsi al Vicepresidente. Thomas Caute Reynolds scopre l'identità di Robin Hood, ma viene messo al tappeto dal Reverendo Wilson e da Stephen Foster. Jesse James vince il torneo, ma il Presidente ad interim Jackson lo smaschera e lo condanna a morte per impiccagione. Il fuorilegge riesce tuttavia a scappare grazie all'aiuto di Little John Yiunger, e tutti i fiancheggiatori di Jesse inclusa Zerelda si recano nella foresta per festeggiare l'impresa di James.

Nella foresta, Jesse "Robin" e Zerelda "Marian" si innamorano di nuovo, mentre i paesani cantano, ballano e si fanno beffe del Vicepresidente Jackson, descrivendolo come "il Presidente Fasullo". Jackson ascolta le canzoni composte da Foster contro di lui, va su tutte le furie, triplica le tasse e fa imprigionare tutti gli abitanti della città di New Nottingham che non possono permettersi di pagare; anche Foster finisce in gattabuia. Lo Sceriffo Ford fa irruzione nella chiesa del Reverendo Wilson per rubare dalla cassetta delle elemosine, facendo infuriare il religioso, che lo aggredisce e viene arrestato. Il Vicepresidente Jackson decide allora di far impiccare Wilson per attirare Jesse James in un'altra trappola e ucciderlo, dato che egli non lascerà mai che il suo amico venga giustiziato senza provare a liberarlo.

Infatti Jesse James e Little John Younger si intrufolano nottetempo nel palazzo del Governatore e, mentre Younger libera i prigionieri a partire dal Reverendo, Jesse ruba i soldi estorti ai cittadini dal Presidente ad interim, ma Thomas Caute Reynolds si sveglia e costringe l'eroe alla fuga. Tutti i detenuti riescono a fuggire con i soldi delle tasse, ma Jesse, per salvare la sorellina di "Saetta", rimasta indietro, rimane chiuso nel palazzo e preso di mira dagli uomini dello Sceriffo Ford, mentre il palazzo del Governatore prende accidentalmente fuoco. Per salvarsi dall'incendio, Jesse James salta da un tetto nel vicino laghetto. Little John Younger e Thomas Woodrow Wilson guardano con orrore il laghetto bersagliato dai colpi di fucile degli uomini dello Sceriffo, ma poco dopo l'eroe riemerge incolume, essendosi mantenuto a profondità di sicurezza respirando attraverso una canna. Il Vicepresidente Jackson viene preso da una rabbia cieca quando vede i fuorilegge fuggire illesi, ma ormai il tempo per loro è scaduto. Avvisato da Stephen Foster, che ha eluso la sorveglianza degli armati di Bob Ford, il Presidente Lee torna inaspettatamente in patria e fa arrestare sia Jackson che Reynolds. Lo Sceriffo Bob Ford, che ha provato ad assassinare James sparandogli codardamente alle spalle, viene infine ucciso in duello dal Robin Hood del Missouri. Jesse James riceve il perdono presidenziale e può sposare l'amata Zerelda/Marian, mentre i suoi uomini cantano di gioia, sulle note della chitarra di Stephen Foster: « Urca urca tirulero, oggi splende il sol! »

William Riker

.

Red e Toby in Mesopotamia

di Enrica S.

Red e Toby nemiciamici, del 1981, è considerato il 24° classico Disney secondo il canone ufficiale. Racconta l'amicizia fra Red, una piccola volpe orfana, e Toby, un piccolo cane da caccia. A me ha fatto venire una famosissima amicizia tra diversi, quella tra i due più famosi eroi dell'epica mesopotamica, ed ecco che cosa ne è venuto fuori. Buona lettura.

Nella notte dei tempi, in pieno deserto dell'Arabia, un bambino viene abbandonato sotto un sicomoro dalla propria madre, una schiava fuggiasca che, per salvarlo, si sacrifica facendosi raggiungere ed uccidere dagli inseguitori. Il bambino viene trovato da Ninhursag, la dea madre della Terra, che lo affida a una vecchia e amorevole civetta, a un passero e a un picchio, affinché lo allevino amorevolmente; essi lo chiamano Enkidu, ma lo chiamano familiarmente Suhur, cioè "Rosso", essendo rosso di capelli (in inglese Red). Intanto ad Uruk, grande città sulle coste del Golfo Persico, nasce un bambino figlio della dea Ninsun e del semidio Lugalbanda, che viene chiamato Gilgamesh, anche se i Semiti dei Monti Zagros, suoi alleati, nella loro lingua lo chiameranno Tobi, "il buono". Un titolo quanto mai ironico,perché Gilgamesh si dimostrerà feroce sia in pace che in guerra.

Un giorno Gilgamesh ed Enkidu, entrambi ragazzi, si incontrano nel deserto e cominciano a giocare alla guerra, diventando inseparabili e promettendosi amicizia eterna; i due passano dei bei momenti insieme, nonostante l'ostilità reciproca tra cittadini e nomadi del deserto. Arrivata l'adolescenza, Gilgamesh viene portato sui Monti Zagros per una battuta di caccia; Enkidu, che non è riuscito a salutarlo, è deciso ad aspettarlo per riprendere la loro amicizia, ma la civetta che lo ha allevato gli spiega che il Principe di Uruk è troppo diverso da lui e che un giorno potrebbero trasformarsi in nemici giurati.

Gilgamesh cresce e diventa un provetto cacciatore ed un guerriero formidabile, e alla fine succede al padre Lugalbanda. Una notte Enkidu decide di andare a trovare Gilgamesh poiché ha sentito la sua mancanza, ma il nuovo re di Uruk, pur essendo felice di rivedere l'amico, non sembra apprezzare molto il suo arrivo e gli dice di andarsene prima che i suoi guerrieri lo sorprendano e lo uccidano. Mentre parlano, i pretoriani del re sumerico fanno irruzione nella sala e danno la caccia ad Enkidu, ma Gilgamesh, ricordandosi della loro antica amicizia e non volendo che rimanga ucciso, lo fa scappare attraverso un passaggio segreto nelle mura megalitiche di Uruk. Enkidu viene ospitato dalla prostituta sacra Shamhat, che lo inizia all'amore; anche nella casa di Shamhat tuttavia fanno irruzione i guerrieri di Uruk, che quasi uccidono la donna, accusata di proteggere un nemico, mentre Enkidu riesce a mettersi fortunosamente in salvo. Gilgamesh,convinto che Enkidu abbia tentato di uccidere Shamhat, delle cui grazie lui pure ha goduto, giura vendetta contro l'uomo del deserto, spezzando la loro amicizia. Le truppe di Uruk danno la danno la caccia ad Enkidu; capendo che non è più sicuro per lui restare lì, la vecchia civetta gli consiglia a malincuore di nascondersi in una foresta di cedri sulle montagne della Siria, protetta dal demone Humbaba e quindi impenetrabile per gli sgherri di Gilgamesh.

Gilgamesh, il leggendario re di Uruk, e la locandina del Classico Disney qui storicizzato

Gilgamesh, ancora desideroso di vendicare Shamhat, dopo aver ricevuto una serie di sogni premonitori e dopo aver consultato l'oracolo del dio Shamash (il Sole), entra nella foresta trasgredendo le leggi, elude la sorveglianza del suo custode Humbaba e posa delle trappole vicino al fiume Oronte, convinto che Enkidu si rechi lì per cercare l'acqua. Enkidu però riesce ad evitare le trappole e si scontra furiosamente con Gilgamesh, quindi si rifugia in una grande caverna sotto il Monte Carmelo, la stessa dove millenni dopo abiterà il profeta Elia. Gilgamesh vi penetra con le sue truppe ed Enkidu tenta di uscire da un'uscita secondaria, ma i guerrieri di Uruk danno fuoco agli arbusti circostanti. Enkidu riesce a uscirne illeso e a scappare, inseguito da Gilgamesh; proprio mentre questi crede di averlo in pugno,si imbatte nel tremendo mostro Humbaba che cerca di uccidere il re di Uruk. Questi indietreggia terrorizzato e finisce in una tagliola che lui stesso aveva piazzato per catturare Enkidu, ed è alla mercè di Humbaba.

A questo punto però Gilgamesh ed Enkidu mettono da parte le loro divergenze, attaccano insieme Humbaba, durante il combattimento si salvano reciprocamente la vita e riescono a far affondare Humbaba nelle gelide acque di una cascata. Enkidu viene ferito gravemente dagli artigli del mostro, ma nonostante ciò si salva e raggiunge stremato la riva. Nel frattempo arrivano i guerrieri di Uruk, ancora con l'intenzione di eliminare l'uomo del deserto. Gilgamesh, commosso dal gesto dell'amico contro il mostro, si frappone tra Enkidu e le lance dei suoi sgherri, salvandolo. I due amici si sono riuniti ma sono entrambi giunti a una dolorosa presa di coscienza. Hanno infatti capito che appartengono a due mondi diversi, ma niente potrà mai separare i loro cuori. Si guardano sorridendo e si allontanano per non vedersi mai più,sapendo che ognuno dovrà fare la sua vita: Enkidu vivrà nel deserto, dove viene raggiunto da Shamhat, mentre il destino di Gilgamesh sarà quello di regnare su Uruk e di farne la città più potente di tutta la terra dei Sumeri.

In seguito Gilgamesh ucciderà anche il Toro Celeste, inviatogli contro dalla dea Ishtar che l'eroe ha rifiutato di sposare, e gli déi decideranno di punire la condotta sacrilega del re di Uruk causando la morte del suo amico Enkidu. Proprio per non condividere la sorte mortale dell'eroe del deserto, Gilgamesh si metterà in viaggio fino ai confini del mondo per incontrare il suo avo Utnapishtim, l'unico uomo sopravvissuto al diluvio universale, e per questo premiato con l'immortalità. Ma questo costituisce l'argomento di un altro cartone animato... oops, pardon! di un altro poema epico!

Enrica S.

.

Taron in Grecia

di aNoNimo

"Taron e la pentola magica" ("The Black Cauldron"), uscito nel 1985 e basato sui primi due romanzi della serie fantasy "Le cronache di Prydain" di Lloyd Alexander (1924-2007), è noto per essere stato il Classico Disney ad avere avuto minor successo di critica e pubblico. Infatti uscì in un periodo non facile per la casa di produzione, e il pubblico dell'epoca non gradì il suo stile ritenuto troppo horror per un film d'animazione per bambini. Nonostante ciò, esso è stato fonte di ispirazione per molti registi, tra cui Tim Burton, che vi ha lavorato come art director, ed io ho deciso di rendergli giustizia. Il film, come la saga fantasy da cui è tratto, è ambientato in un universo diverso dal nostro (così come "il Signore degli Anelli" e "La spada di Shannara"), ma è chiaramente ispirato alla mitologia gallese e al Mabinogion. Il nome Taron (nell'originale di Lloyd Alexander era Taran) però a me ricorda la lingua greca, e così proverò ad ambientare il film nella Grecia antica del nostro universo.

Leonida ("Figlio del leone") è il figlio ultimogenito del re di Sparta Anassandrida II, appartenente alla dinastia degli Agiadi, ma viene esiliato in Messenia dal fratellastro Cleomene, che succede al padre estromettendo tutti gli altri membri della famiglia. Leonida, nascosto sotto il nome di Taron per non rivelare le proprie origini e non restare vittima di eventuali sicari spediti dal fratellastro sulle sue tracce, è costretto a fare da aiutante dell'anziano guardiano di porci Dalbenos, ma sogna di diventare un grande guerriero come gli altri Spartiati, e naturalmente di impossessarsi del trono di suo padre. Egli si è invaghito di Eunice, figlia di Dalbenos, ma un brutto giorno la ragazza viene rapita da un gruppo di banditi macedoni. Recatosi all'Oracolo di Delfi per interrogarlo su come ritrovare Eunice, la Pizia gli rivela che la giovane è stata rapita per ordine del Re dei Re Persiano Serse (Khšāyāršā, "regnante sugli eroi"), del quale i Macedoni, acerrimi nemici degli Spartani, sono alleati. Infatti, anche se Leonida/Taron non lo sapeva, Eunice è dotata del dono della profezia; il sovrano di Persia sta cercando il mitologico Vaso di Pandora, l'antichissima pentola magica con la quale spera di dominare il mondo, e i Magi Babilonesi gli hanno rivelato che solo la greca Eunice può decifrare le visioni che si hanno scrutando dentro il Vaso di Pandora. Lo Shah spera che Eunice lo aiuti a trovare il calderone magico, donato da Zeus alla prima donna; scoperchiandolo di nuovo, Serse libererebbe gli spiriti maligni in esso contenuti, ed essi si fonderebbero con gli scheletri dei guerrieri di suo padre Dario I morti in battaglia a Maratona, creando così un esercito immortale con il quale sottomettere il mondo, dalle Colonne d'Ercole ad Ovest fino alla mitologica Dilmun all'estremo Oriente; la prima terra ad essere conquistata dai guerrieri zombie sarebbe ovviamente la Grecia, vendicando così la sconfitta di Maratona.

Leonida e Gorgo nelle segrete del palazzo di Re Serse

Leonida/Taron intraprende così un lunghissimo viaggio che lo conduce sino al palazzo reale di Serse a Persepoli. Qui giunto, l'eroe spartano si intrufola nella residenza del Re dei Re per riprendersi Eunice e riesce a localizzarla e a farla fuggire, ma Aman l'Agagita, il perfido consigliere di Serse, lo sorprende e lo imprigiona. Nelle segrete del palazzo, Taron incontra Gorgo (ribattezzata Ailin dai Persiani), una principessa greca a sua volta prigioniera e resa sguattera da Re Serse. Avendo capito che lo spartano può aiutarla a fuggire, Gorgo/Ailin libera Leonida con uno stratagemma e gli mostra un'antica tomba, celata nei sotterranei nel palazzo, da lei scoperta tempo addietro. La tomba si rivela essere quella di Ciro di Anšan, il fondatore dell'Impero Persiano, e in essa l'eroe greco recupera una spada appartenuta al leggendario sovrano. Grazie alla spada, che si rivela fatta di ferro meteoritico e quindi praticamente indistruttibile, Leonida/Taron fugge con Gorgo/Ailin e libera dalle prigioni anche un anziano greco, che si rivela essere il famoso storico e geografo Ecateo di Mileto, imprigionato da Dario I, padre di Serse, per aver partecipato alla rivolta degli abitanti di Mileto contro di lui. Usando la spada di Ciro, Leonida mozza le catene del ponte levatoio del castello di Serse e riesce a fuggire con Gorgo e con Ecateo.

I tre greci si mettono in viaggio per tornare in patria, guidati dalle notevoli conoscenze geografiche di Ecateo, ed a loro si aggiunge il persiano Artaferne ("con la maestà del dio del fuoco), già satrapo della Lidia e comandante di parte dell'esercito persiano sconfitto a Maratona, imprigionato da Dario I dopo quella umiliante sconfitta; egli ha approfittato dello scompiglio seminato da Leonida per fuggire a sua volta, ed ora vuole cercare asilo il più lontano possibile dai re Achemenidi. Sulla via del ritorno i quattro vengono accolti e rifocillati da una comunità ebraica babilonese al cui capo c'è il biblico Mardocheo o Mordechai, della tribù di Beniamino, il quale rivela ai Greci che alcuni Ebrei di Persepoli hanno accolto Eunice fuggita dal palazzo di Serse, e ora la stanno riportando dal padre Dalbenos dietro sua richiesta. Mardocheo inoltre spiega a Taron e ai suoi amici di aver sentito dire che il Vaso di Pandora è custodito da tre sacerdotesse nel santuario di Dodona, in Epiro, considerato il luogo di culto più antico dell'intera Grecia che vivono a Morva, una località sperduta in cima a una montagna. Dopo un viaggio rocambolesco, i quattro arrivano a destinazione e a Dodona incontrano le tre sacerdotesse, le quali effettivamente conservano gelosamente un'antichissima pentola di pietra conservata in una custodia di piombo, di cui si dice che possieda favolosi poteri e sprigioni forze malefiche. Esse si mostrano disponibili ad affidarla a Leonida/Taron piuttosto che farla cadere in mano a Serse, ma vogliono avere qualcosa di prezioso in cambio. Così il Principe di Sparta dà alle sacerdotesse la spada di Re Ciro. Le sacerdotesse, a quel punto, rivelano ai nostri eroi che la pentola ha il potere di uccidere chiunque la tiri fuori dalla sua custodia e guardi al suo interno per ricavarne divinazioni.

Lasciata Dodona, i quattro si spostano a Fere in Tessaglia, ma qui Gorgo rimprovera a Leonida di essere stato troppo testardo e di aver desiderato di impossessarsi di un manufatto che potrebbe portargli grossi guai. Infatti a Fere i nostri eroi vengono a sapere che Serse, furente per lo smacco subito dal guerriero spartano, ha deciso di rompere gli indugi e di invadere la Grecia con un esercito sterminato di due milioni e mezzo di uomini, e per questo ha fatto gettare un ponte di barche sull'Ellesponto. Fere viene facilmente conquistata dal generale persiano Mardonio (Marduniya, "quello mite") e Taron, Ailin ed Ecateo sono fatti nuovamente prigionieri, mentre Artaferne riesce ad eclissarsi. Serse in persona giunge a Fere e si impossessa del presunto Vaso di Pandora, ritenendo che esso potrà riportare in vita l'esercito di guerrieri morti a Maratona, i quali non vedranno l'ora di vendicarsi degli Ateniesi, che ora insieme agli Spartani guidano la resistenza contro l'invasore persiano.

Leonida/Taron alla battaglia delle Termopili

Artaferne intanto si presenta a Serse, sostenendo di essere fuggito solo per sincerarsi che i Greci trovassero il Vaso di Pandora e per poterlo poi consegnare al suo Re, sperando nel suo perdono. Aggiunge di aver saputo dalle sacerdotesse di Dodona che l'incantesimo volto a risuscitare i guerrieri morti avrà successo solo se sarà effettuato in presenza dell'intero esercito persiano. Serse (che pensa di sbarazzarsi di Artaferne dopo aver conquistato la Grecia) ordina all'ex satrapo di essere lui a presiedere la cerimonia. Artaferne sa che estrarre la pentola "magica" dalla custodia di piombo gli costerà la vita, ma accetta di sacrificarsi e mostra il presunto Vaso a tutte le truppe, mentre Serse osserva di lontano. Il pentolone è fatto in realtà di minerali d'uranio, ed è quindi fortemente radioattivo. La radioattività uccide Artaferne all'istante, ma provoca ben presto gravi malesseri anche ai soldati e agli elefanti da guerra persiani, cosicché l'esercito asiatico è decimato. Leonida, che ha approfittato del trambusto generato dall'iniziativa di Artaserse per liberarsi insieme a Gorgo e ad Ecateo, si ricongiunge con un esercito formato da trecento spartani, settecento tespiesi, quattrocento tebani e alcuni ateniesi, e li guida fino al passo delle Termopili ("le Porte Calde"), dove sbarra il passo a quasi centomila Persiani in marcia verso il cuore della Grecia. I guerrieri asiatici sono però indeboliti dai malori causati dalla radioattività del calderone di Dodona, che a questo punto si è rivelato davvero "magico", e i Greci colgono un'insperata vittoria, mettendo in rotta l'esercito di Serse. Quest'ultimo si rende conto che il Vaso di Pandora non ha affatto ridato la vita ai morti, ma la ha solo tolta ai vivi, e così lo abbandona sulla soglia di un tempio greco e rientra precipitosamente in patria, mentre la flotta persiana, guidata dalla sovrana di Caria Artemisia, viene sonoramente sconfitta dall'ateniese Temistocle presso l'isola di Salamina. L'anno successivo le ultime truppe persiane al comando di Mardonio saranno definitivamente sconfitte a Platea dal generale spartano Pausania, nipote di Leonida.

Leonida, che ha dimostrato tutto il suo valore in battaglia, viene acclamato nuovo re di Sparta al posto di Cleomene, che è caduto in combattimento a causa del tradimento del pastore Efialte, passato dalla parte dei Persiani. Leonida/Taron riconosce il pericolo rappresentato dalla pentola radioattiva, e decide di liberarsene restituendola alle sacerdotesse di Dodona, le quali in cambio gli riconsegnano la spada di Ciro. Leonida, resosi conto di quanto l'amicizia abbia più valore di un oggetto portentoso, sposa Gorgo, dopo aver scoperto che è sua parente e quindi di sangue reale, e con lei accanto regnerà a lungo sulla Laconia, mentre Eunice sarà la somma sacerdotessa di Apollo. Di tutte queste vicende narrerà ampiamente lo storico Erodoto di Alicarnasso, e sotto il regno di Plistarco, il figlio di Leonida e di Gorgo, Sparta raggiungerà l'apogeo della sua potenza. E questo, stavolta, senza bisogno di alcuna pentola magica.

aNoNimo

.

Bhrihskwobhloukstroy commenta come suo solito:

In particolare «Ailin» presenta una fonetica storica inequivocabilmente alanica (all'interno dell'īrānico), da *Aryīnā, e significa ‘relativa agli Aryāh (Arii)‘.

.

Mentre Enrico aggiunge:

Questa fecondità nell'elaborazione rapida, ma sempre dettagliata e complessa di questi miti, è davvero ammirevole.

.

Basil in Boemia

di Enrica S.

Basil l'investigatopo, uscito nel 1986, rappresenta il 26º classico Disney secondo il canone ufficiale e costituisce una rivisitazione della saga di Sherlock Holmes con animali parlanti. Il nome dell'onvestigatopo Basil è un tributo all'attore Basil Rathbone (1892-1967), diventato celebre per aver interpretato il ruolo di Sherlock Holmes tra gli anni trenta e quaranta. A me Basil ha fatto venire in mente un altro celeberrimo investigatore della finzione, e così ho finito per scrivere un vero e proprio sequel del "Nome della Rosa" di umberto Eco. Spero che il risultato sia di vostro gradimento.

Siamo a Parigi nel 1329, due anni dopo i fatti del "Nome della Rosa". Il filosofo e scienziato Giovanni Buridano (Jean Buridan) sta lavorando nel suo studio all'Università quando alcuni sgherri fanno irruzione nel suo studio e lo rapiscono. Il suo giovane discepolo Nicola Orseme riesce a nascondersi, quindi si reca nell'Aula Magna dell'Università dove Guglielmo da Baskerville, accompagnato dall'inseparabile allievo Adso da Melk, sta tenendo una lezione sulla filosofia nominalistica. Guglielmo è ormai così famoso da essere soprannominato "il Basileus", cioè "il Re" degli investigatori.

Nel frattempo, gli uomini armati portano Giovanni Buridano a Praga, in Boemia, al cospetto del loro padrone, il nobile Federico il Bello d'Asburgo, il quale pretende che egli realizzi per lui un automa che abbia l'aspetto di Ludovico il Bavaro, legittimo Sacro Romano Imperatore, che lo ha sconfitto nelle preferenze dei Grandi Elettori, soffiandogli il titolo imperiale.

Intanto Nicola Oresme incontra Guglielmo e Adso, pregandoli di aiutarlo a ritrovare il suo maestro Giovanni; egli infatti ha sentito parlare di come Guglielmo è riuscito a risolvere il mistero degli omicidi nell'Abbazia in Italia la cui biblioteca è andata in fumo, e pensa sia l'unico che potrebbe salvare Buridano. Guglielmo all'inizio è riluttante ad accettare l'incarico, ma quando Nicola gli descrive gli armati che hanno sequestrato Giovanni, si rende conto che si trattava di soldati boemi e capisce che dietro di loro opera sicuramente Federico il Bello d'Asburgo, un avido nobilastro che potrebbe precipitare tutto il mondo cristiano in una guerra devastante. Grazie al fiuto di Ugo, il cane di Adso da Melk, Guglielmo capisce che un elmo di uno degli sgherri che hanno rapito Giovanni, perso accidentalmente per strada, viene proprio dall'ambasciata boema, e così lui, Adso e Nicola partono subito per Praga, la Città dalle Cento Torri, dove Giovanni Buridano è stato sicuramente trasferito.

A Praga i tre sono ospitati da un rabbino amico di Guglielmo da Baskerville, il quale spiega loro l'abilità dei rabbini nel costruire dei golem, che non sono certo mostri di argilla come credono i cristiani, bensì veri e propri robot meccanici, messi assieme con la pazienza di un orologiaio. Di lì a poco, proprio nella bottega di un orologiaio dove è entrato per raccogliere informazioni, anche Nicola Oresme è rapito dagli uomini di Federico il Bello, che ha scoperto l'arrivo a Praga di Guglielmo da Baskerville, e vuole usare Oresme come mezzo di persuasione per indurre Buridano ad eseguire i suoi ordini, sfruttando la perizia dei rabbini nel costruire automi meccanici.

Nonostante la rabbia di Guglielmo, Adso osserva con attenzione la terra che c'era sotto i piedi dei rapitori di Oresme, e scopre che il laboratorio segreto di Federico si trova in una zona isolata sulla riva destra della Morava. Travestiti da marinai, Guglielmo e Adso entrano in incognito all'interno della locanda "Trappola del Topo"; qui localizzano alcuni degli sgherri di Federico e li seguono fino al laboratorio segreto. Tuttavia il diabolico pretendente al trono, fidandosi delle grandi doti investigative di Guglielmo, li attira in un'imboscata: entrambi vengono catturati e legati a una trappola mortale, che scatterà al termine della canzone di un carillon. Sistemati i due monaci, Federico e i suoi scagnozzi raggiungono il palazzo reale, dove rapiscono l'imperatore Ludovico di Wittelsbach, giunto in città quel giorno stesso per impegni istituzionali, e lo sostituiscono con un automa costruito dal genio di Buridano. L'automa chede a tutti i nobili cechi e austriaci di riconoscere Federico come nuovo Sacro Romano Imperatore, scavalcando di fatto i Grandi Elettori.


Sopra: Guglielmo da baskerville e Adso da Melk. Sotto: le loro controparti disneyane

Intanto, Guglielmo riesce a scoprire il punto debole della trappola mortale, e così riesce a liberarsi con Adso e Nicola Oresme. I tre entrano nel palazzo reale grazie ad un passaggio segreto, in tempo per evitare che l'imperatore legittimo Ludovico di Wittelsbach sia dato in pasto ai lupi. I soldati della guardia personale di Ludovico mettono fuori gioco gli scagnozzi di Federico, mentre Guglielmo di Baskerville smaschera il complotto di quest'ultimo e libera Giovanni Buridano. Tuttavia Federico d'Asburgo riesce a sfuggire alla folla inferocita su di un battello che risale la Morava, portando con sé Nicola Oresme, da lui sequestrata nella confusione. Il battello di Federico è veloce, ma i rabbini amici di Guglielmo gli mettono a disposizione un prototipo di battello a vapore, frutto del genio ingegneristico ebraico, e con esso Guglielmo, Adso e Giovanni inseguono l'usurpatore attraverso le limacciose acque del fiume. Alla fine del rocambolesco inseguimento Guglielmo riesce a saltare sul battello di Federico, e questi, distratto, non si accorge che esso si va a schiantare contro la Torre di Staré Město. Una volta al suo interno, Guglielmo riesce a salvare Nicola dalle grinfie di Federico, il quale ingaggia un duro corpo a corpo con l'investigatore francescano. Una lucerna si rovescia e la torre va a fuoco, cosicché, come già il "Nome della Rosa", anche questa avventura si conclude con un furioso incendio. Alla fine Federico d'Asburgo ha la peggio e muore precipitando tra le fiamme, mentre Guglielmo viene salvato dal fido Adso.

Alla fine, Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk vengono ringraziati pubblicamente dal Sacro Romano Imperatore in persona, mentre Giovanni Buridano e Nicola Oresme partono per far ritorno a Parigi.

"Ora basta con le indagini e con le disavventure, ormai sono troppo vecchio", annuncia Guglielmo: "d'ora in poi mi dedicherò solo all'insegnamento in una tranquilla aula universitaria." Tuttavia, proprio all'uscita dalle mura di Praga si fa loro incontro un uomo trafelato che gli domanda: "Sei tu Guglielmo di Baskerville, il Re di tutti gli investigatori? Il mio signore, il Re di Scozia David II Bruce, mi ha incaricato di implorarti di venire al più presto alla sua corte. Infatti in un lago del nostro regno, il Loch Ness, pare abiti un terribile mostro che fa strage di cristiani, e solo tu puoi appurare se esiste o no. Accetti?"

Guglielmo e Adso si scambiano un'occhiata di intesa. "Ma chi se ne importa di una cattedra di filosofia all'Università di Bologna? Dopotutto è più bella l'avventura!" E così i due eroi partono insieme verso un nuovo caso e verso nuove peripezie.

Enrica S.

.

Oliver & Company in Sicilia

di Tommaso Mazzoni

Questo classico Disney del 1988 è la versione, interpretata parzialmente da animali, di "Oliver Twist", celebre romanzo di Charles Dickens. Il romanzo è ambientato nella Londra dei tempi di Dickens mentre il film nella New York del 1988, ma noi non abbiamo intenzione di ambientare questa storia in nessuna di queste due epoche, e tantomeno in quelle città; noi ci spostiamo decisamente più a sud, e almeno 800/900 anni prima, alla fine del XII secolo, in Sicilia, a Palermo, siamo nel 1197.

Alla morte di Enrico VI, Sacro Romano Imperatore e Re Iuris Uxoris di Sicilia i nobili di Sicilia, guidati da Gualtieri di Brienne avevano dichiarato che non sarebbero stati governati né dal Papa, né da un moccioso di sangue Svevo, né da una donna; quindi Gualtieri aveva acquisito la Reggenza nel Regno e aveva fatto rinchiudere in convento la povera Costanza d'Altavilla, morta poco tempo dopo.

Il piccolo Federico I, però non lo poté uccidere, perché Costanza lo fece portare al sicuro in in monastero; un pendente recante il suo vero nome fu messo dentro un sacchetto contenente noccioli d'oliva, e gli fu lasciato al collo; da quello gli sarà messo nome Oliviero; purtroppo però, i suoi accompagnatori si ammalano e muoiono, e Oliviero cresce come un orfano qualsiasi in cura ai monaci.

Quando Oliviero ha 14 anni un epidemia stermina i frati e un avido mercante decide di vendere i bambini al miglior offerente; ma nessuno vuole il piccolo Oliviero, troppo intelligente e troppo mite; allora, il ragazzo viene costretto a elemosinare per le strade di Palermo, dove incontra lo scanzonato Ahmed, giovane musulmano di una decina d'anni piu vecchio di Oliviero, che tutti chiamano lo Scansatore (di guai o di fatica, dipende). Ahmed prima si approfitta di Oliviero per derubare un venditore di arancine, poi quando questi ostinatamente lo segue fino a casa, una scassata barca che condivide con altri giovani emarginati, lo fa entrare nella banda; con lui ci sono la bella correligionaria di Ahmed Perla, il massiccio ma bonario gigante tedesco Anstan, il poeta e attore anglosassone Francis e il piccolo ma grintoso Tito, fabbro Aragonese. Il capo di questa combriccola è il buon robivecchi ebreo Fagino da Melfi, perseguitato dalla sfortuna, che deve ricorrere, suo malgrado, ai furti della banda, per pagare esosissime gabelle al perfido reggente Gualtieri, che minaccia di vendere tutti come schiavi, se il povero Fagino non paga.

Ma Fagino ha il cuore grande, e accoglie volentieri l'ennesima bocca da sfamare. Il giorno successivo, Oliviero tenta un colpo grosso, un furto nella casa dell'Arcivescovo Gualtiero (che in questa timeline è decisamente contrario alla tirannia di Gualtieri da Brienne). L'arcivescovo sorprende il ragazzo, ma qualcosa nei suoi occhi gli ricorda qualcuno gia visto, e invece di farlo fustigare si limita a farlo lavare, a sfamarlo, e a trattenerlo.

La banda è preoccupata, ma Oliviero si trova a suo agio a casa dell'Arcivescovo, il quale si affeziona all'intelligente ragazzino, che sa parlare Latino e Arabo, perché ha imparato fra monastero e strada. Allora Fagino dopo che Oliviero è stato erroneamente salvato da Ahmed e la banda, convince Gualtieri a dargli un altro giorno per mettere in atto il ricatto all'arcivescovo, tuttavia, inavvertitamente il Reggente scopre che Oliviero altri non è che il legittimo Re di Sicilia; Gualtieri manda i suoi due sgherri più fidati, Rascio e De Soto, due crudeli assassini, a eliminare Oliviero/Federico, ma Ahmed e la banda eliminano i due assassini, e salvano l'amico e l'Arcivescovo il quale li ricompensa profumatamente; Gualtieri vcade in mare da una scogliera mentre tenta di uccidere personalmente Oliviero. Oliviero viene riconosciuto Re di Sicilia come Federico I con la reggenza dell'Arcivescovo.

Questo Federico è veramente un ragazzo del popolo e quindi si sforza di migliorare le loro condizioni di vita; ovviamente questo provoca il malcontento dei baroni, ma a quello ci pensa l'Arcivescovo; fra i Baroni e Federico si arriva ad un compromesso, Federico riconosce loro tutta una serie di diritti, e in cambio loro riconoscono una serie di diritti al popolo minuto; Intanto muoiono lo zio di Federico Filippo di Svevia e Ottone IV Imperatore.

Muore anche il Papa, e Gualtiero di Palermo è eletto come suo successore con il nome di Stefano X e si prodigherà per l'elezione di Federico al trono imperiale; Federico stupirà il mondo promulgando le prime leggi di tolleranza religiosa nella storia, abolendo gradualmente il servaggio, e ottenendo la Corona di Gerusalemme senza versare una goccia di sangue.

In questa miniatura Federico II/Oliviero incontra il suo futuro suocero Al-Malik Al-Kamil

In Italia creerà una speciale dieta permanente del Regno di Lombardia, in cui siederanno rappresentanti di tutte le città del Regno. La dieta concederà la corona ereditaria di Lombardia a lui e ai suoi discendenti; Ai nobili tedeschi concederà una serie di privilegi, in cambio del via libera peruna serie di decreti imperiali simili a quanto fatto in Sicilia.

Per tutta la sua lunga vita Federico II si prodigherà per mantenere la pace in Europa e nel mediterraneo, costruendo un enorme base di prestigio per la carica imperiale come non si vedeva dai tempi di Carlo Magno( anche grazie ad un certo, discreto, controllo esercitato sull'elezione papale); una sola volta fu chiamato ad impugnare la spada, in cambio della sottomissione all'impero dell'Ungheria, egli, forte delle sue alleanze che andavano oltre il mondo cattolico e cristiano (fu il primo imperatore riconosciuto tale da Costantinopoli) comandò la grande alleanza che sconfisse i Mongoli, presso Friburgo, sul Fiume Nidda; alla sua morte sarà considerato il più grande sovrano della storia Europea e la sua eredità di leggi e di cultura di dialogo non morirà con lui; sposatosi con una principessa Araba avrà da lei una folta discendenza (un suo nipote, fattosi musulmano diventerà addirittura Califfo d'Egitto) che arriverà, con i suoi vari rami, a regnare sul mondo intero; ma questa è una storia che vi racconteremo un altra volta.

Tommaso Mazzoni

.

La Sirenetta in Portogallo

di William Riker

Il 28° classico di animazione Disney tratto da una fiaba famosa, stavolta di Hans Christian Andersen, è "La "Sirenetta" del 1989. Tale film viene tradizionalmente ambientato in Danimarca perchè il suo autore era danese, ma l'ambientazione del lungometraggio Disney è piuttosto diversa dal Mare del Nord, e depone piuttosto a favore di climi temperati; ho perciò scelto il Portogallo. E c'è un motivo, che ora vi spiegherò. Il problema però è un altro. Storicizzare questo film sembra impossibile, dal momento che nel nostro universo le sirene non esistono se non nella fantasia dei naviganti che non vedono donne da troppo tempo. C'è chi afferma di averle fotografate e addirittura filmate, ma queste presunte "prove" hanno la stessa validità delle "prove" portate a favore dell'esistenza del chupacabras o del mostro di Loch Ness, e cioè zero. E allora, come fare?

Una possibilità c'è, facendo ricorso alla fantascienza. Nella notte dei tempi, una stella vicina esplose in supernova, cancellando dalla faccia della Terra la megafauna preistorica, dai mammut ai gliptodonti. Intorno a una stella molto simile alla nostra, però di colore rosso e più fredda, orbitava un pianeta che fu sterilizzato dalle radiazioni della supernova, perchè più vicino ad essa della Terra. Il popolo che lo abitava, quello dei Sirenidi, in tutto simili a noi per convergenza evolutiva (e senza coda di pesce!), prevedendo l'esplosione, si mise in salvo su di un'astronave gigantesca che raggiunse la Terra e la trovò abitabile. Tuttavia, trovando la luce del nostro sole giallo troppo intensa per i loro occhi e la loro pelle delicata, i Sirenidi penetrarono con tutta l'astronave sotto l'Oceano Atlantico, proprio di fronte allo Stretto di Gibilterra, e costruirono una città sottomarina, protetta da grandi cupole. Lo strato d'acqua difese quell'avanzata civiltà dalle radiazioni solari, ed essi prosperarono, ma limitarono al minimo i contatti con i (cosiddetti) Homo sapiens dopo che una loro spedizione sulla terraferma fu massacrata dai nostri antenati troppo amanti della guerra. Per loro i Terricoli (come chiamavano i Terrestri) divennero simbolo di barbarie e di disprezzo di ogni legge divina ed umana, dato che la guerra e l'omicidio erano già stati tra di loro messi al bando da millenni, e fecero di tutto per non rivelare la loro esistenza sul fondo del mare. I rari avvistamenti dei Sirenidi sui loro sottomarini diedero vita alle leggende delle sirene, degli dei marini e, naturalmente, dell'Atlantide di Platone inabissata in fondo al mare.

Arriviamo così al 1414, quando il giovane Principe Enrico, figlio quintogenito del re del Portogallo Giovanni I, avvista di lontano un mezzo anfibio dei Sirenidi e lo vede scomparire in mare in direzione dell'Africa. Convince allora il padre a conquistare Ceuta come testa di ponte, e da lì ad iniziare l'esplorazione delle coste africane oltre il temuto Capo Bojador, il punto più meridionale sulla costa dell'Africa conosciuto in Europa, lungo un tratto di costa di difficile navigazione (in arabo il capo era chiamato Abū Khaṭar, "padre del pericolo"). Il navigatore Gil Eanes, primo a doppiare Capo Bijador, riporta in patria (senza sapere cosa siano) i resti di un mezzo anfibio sirenide andato distrutto e spiaggiato durante una tempesta. Il Principe Enrico studia i reperti in esso contenuti, e il risultato di questi studi sono l'invenzione della caravella, il progresso della cartografia e delle tecniche nautiche, e naturalmente un rinnovato spirito d'avventura che lancia il giovane verso nuove, fantastiche esplorazioni geografiche. Gli scopi dichiarati sono quelli di circumnavigare l'Africa, in barba ai Turchi che hanno chiuso la rotta via terra verso le Indie, e di cristianizzare le popolazioni africane, ma Enrico nutre anche la speranza di rivedere un giorno i Sirenidi, da lui ritenuti i Signori del Mare.

Tutto proteso alla ricerca dei misteriosi Sirenidi, Enrico (vedi immagine sottostante) non appoggia affatto il fratello Ferdinando che desidera tentare di conquistare Tangeri per coprirsi a sua volta di gloria, e così le sue esplorazioni non conoscono alcuna battuta d'arresto. A questo punto fa irruzione nella nostra storia la giovane sirenide Ariel, che ha studiato a lungo da lontano le abitudini degli esseri umani e vorrebbe tentare di incontrarli di persona, al di là delle leggende e dei pregiudizi che il suo popolo nutre nei confronti dei Terricoli. Ella ignora gli avvertimenti di suo padre Triton, il Presidente di Atlantide ma anche uno scienziato che diffida degli umani, e del suo petulante consigliere Sebastian ("Le alghe del tuo vicino / ti sembran più verdi, sai; / vorresti andar sulla Terra, / non sai che gran sbaglio fai! / Se poi ti guardassi intorno, / vedresti che il nostro mar / è pieno di meraviglie: / che altro tu vuoi di più? / In fondo al mar, / in fondo al mar, / tutto bagnato / è molto bello, / credi a me: / quelli lassù che sgobbano / sotto a quel sole svengono, / mentre col nuoto / ce la spassiamo / in fondo al mar...") Ariel pensa di travestirsi da Terricola, approfittando del fatto che non vi è differenza fisica tra Umani e Sirenidi, fatta eccezione per la pelle chiarissima di questi ultimi e, giudicando ingiusto il divieto di avvicinarsi agli Homo sapiens sostenuto da suo padre, chiede consigli ad Ursula, anch'ella scienziata ma acerrima nemica di Triton, che spera di sostituire alla Presidenza di Atlantide.

Il re del Portogallo Enrico I il Navigatore

La notte tra il 4 e il 5 marzo 1424 Ariel, il suo amico d'infanzia Flounder e un riluttante Sebastian giungono fino alla superficie dell'oceano a bordo di un sottomarino-scooter per spiare una festa su una nave portoghese: si festeggia il 30° compleanno del Principe Enrico, che ormai tutti chiamavano Enrico il Navigatore (Henrique o Navegador), e che non ha mai preso moglie; di lui Ariel si innamora a prima vista. Improvvisamente scoppia una tempesta, la caravella cola a picco e Ariel salva Enrico dall'annegamento. Ariel canta per lui, ma se ne va non appena l'uomo riprende conoscenza per evitare di essere scoperta. Affascinato dal ricordo della sua voce, Enrico giura di trovare colei che lo ha salvato e ha cantato per lui, e Ariel giura di trovare un modo per unirsi a lui e al suo mondo. Il padre di Ariel interroga Sebastian sulla spedizione notturna e viene a sapere dell'amore della figlia nei confronti del Principe Enrico: furibondo come non mai, Triton le ordina di abbandonare ogni ricerca scientifica riguardante i Terricoli e di non risalire più alla superficie, lasciando Ariel in lacrime. A questo punto due subdoli collaboratori di Ursula, Flotsam e Jetsam, convincono Ariel a ricorrere alla loro padrona per farla in barba al padre e restare con Enrico per sempre. Ariel si lascia convincere e si reca nel laboratorio di Ursula, che le inocula sotto pelle un farmaco di sua invenzione (ovviamente frutto di ricerche illegali) per rendere la pelle dei Sirenidi resistente al sole giallo della Terra, però il farmaco avrà effetto per tre giorni, dopo di che, in assenza di altri trattamenti, Ariel sarà rapidamente uccisa dai raggi ultravioletti. Ariel è convinta che tre giorni basteranno per ottenere l'amore di Enrico, e del resto non le interessa sopravvivere senza colui che le ha stregato il cuore.

Ariel viene portata in superficie da Flounder e Sebastian, contravvenendo alla legge; Enrico la trova Ariel su una spiaggia presso Sagres, vucino al Capo di San Vicente, nell'Algarve, all'estremità sudoccidentale del Portogallo, dove il Princoipe ha fatto edificare il suo castello; ovviamente ignora che lei in precedenza gli ha salvato la vita. Tra i due vi è la barriera linguistica, perchè Ariel conosce solo alcune parole di portoghese, e così i due riescono a comunicare solo a gesti. Enrico pensa che Ariel sia una straniera sopravvissuta ad un naufragio; ai suoi collaboratori dice: "Da come parla e avendo la pelle così chiara, mi sa che è danese!" Ariel passa molto tempo con Enrico, ma i due non riescono mai a baciarsi. Il terzo giorno Ariel scopre che Enrico sta per sposarsi con una donna bellissima di nome Vanessa; a celebrare il matrimonio sarà l'Arcivescovo di Lisbona Dom Pedro de Noronha. Ariel vede crollare ogni sua speranza e pensa di lasciarsi morire per effetto dei raggi ultravioletti solari, ma mentre la nave nuziale salpa dal castello di Sagres, Flounder scopre che Vanessa è in realtà una collaboratrice di Ursula da questi spedita in superficie protetta dal suo filtro, che con un trucco radiofonico ha cantato con la voce di Ariel; in tal modo Enrico ha creduto di ravvisare in lei la fanciulla sirenide che lo ha salvato e ha deciso di sposarla. Sebastian informa il padre di Ariel, e Flounder disturba il matrimonio scatenando un gorgo marino con il motore del suo scooter sottomarino. A questo punto Ursula rapisce Ariel e, all'arrivo di suo padre, lo informa che sua figlia morirà per overdose di radiazioni se egli non chiederà al Senato di Atlantide di cederle la Presidenza dello Stato Sirenide. Triton è costretto ad accettare per salvare la figlia.

A questo punto però Ariel canta un'altra volta la canzone con cui ha ammaliato Enrico; questi la ode, chiede a Vanessa di cantarla per lei ma la sirenide truffatrice è impotente senza la tecnologia di Ursula. Allora segue la direzione del canto, si tuffa in mare nonostante le urla dei suoi compagni, vede i Sirenidi su di un sottomarino che galleggia alla fonda con i portelloni aperti, sale a bordo e, essendo un valoroso cavaliere, mette fuori combattimento sia Ursula che i suoi collaboratori. A questo punto Triton mette in funzione un traduttore simultaneo di sua invenzione, e così l'Homo sapiens e i Sirenidi possono finalmente capirsi. Resosi conto che Ariel ama veramente Enrico, Triton accetta che la figlia viva con i Terricoli e sposi il bel Principe, grazie a periodiche iniezioni del farmaco di Ursula che le permetteranno di adattarsi in pochi anni al Sole giallo della Terra. In cambio, Enrico dovrà impegnarsi a non rivelare a nessuno l'esistenza dei Sirenidi. "Non ad imitare il vostro amore per l'oceano e per le esplorazioni dell'ignoto", precisa però il Navigatore. Ariel ed Enrico tornano sulla caravella nuziale e l'Arcivescovo li sposa immediatamente. Per amore, Ariel si converte al cattolicesimo, è battezzata da Dom Pedro de Noronha ed assume il nome di Eleonora, che era quello di una sorella di Enrico morta ancora infante.

Fine? No. Il 9 settembre 1438 il fratello maggiore di Enrico, il Re del Portogallo Edoardo, muore di peste insieme al giovane erede al trono Alfonso, e i fratelli Pietro, Giovanni e Ferdinando, oltre al fratello illegittimo Alfonso, si contendono il regno rischiando di precipitare il regno nella guerra civile. Le Cortes però stroncano sul nascere il conflitto dichiarando i bellicosi figli di Giovanni I inadatti al trono ed eleggendo Re del Portogallo e dell'Algarve proprio il colto ed eroico Principe Enrico il Navigatore (a fianco, lo stemma portoghese). In tal modo Ariel/Eleonora diventa Regina del Portogallo, e sarà la consigliera più ascoltata dal marito. Enrico I ed Ariel/Eleonora hanno un figlio, chiamato Giovanni come il nonno, nato il 15 gennaio 1432 dopo che la Sirenide ha dovuto sottoporsi segretamente a lunghe cure ormonali per poter avere un figlio da un uomo della Terra.

Questi, prima di morire il 13 novembre 1460, farà in tempo a vedere l'esploratore veneziano Alvise Cadamosto circumnavigare l'Africa e raggiungere le Indie, e il genovese Antoniotto Usodimare (entrambi al suo servizio) scoprire il Brasile molto prima che Cristoforo Colombo concepisse il suo piano di raggiungere le Indie navigando verso occidente. Il 19 ottobre 1469 Re Giovanni II, succeduto al padre Enrico, sposerà Isabella di Trastámara, erede al trono di Castiglia, di 19 anni più giovane (è nata il 22 aprile 1451), arrivando così all'unione dinastica tra Castiglia e Portogallo in una nuova superpotenza marittima, il Regno di Iberia. Quello dei Sirenidi però è un segreto che Re Enrico I il Navigatore si è portato nella tomba, ed ancor oggi i Signori del Mare possono vivere tranquilli negli abissi dell'oceano. "Ogni mollusco / sa improvvisare / in fondo al mar! / Ogni lumaca / si fa un balletto / in fondo al mar! / E tutti i giorni ci divertiamo / qui sotto l'acqua, in mezzo al fango: / ah, che fortuna / vivere insieme / in fondo al mar!"

William Riker

.

A commentare per primo è Generalissimus:

Oppure poteva trovarla Ferdinando I delle Due Sicilie, che, superstizioso com'era, l'avrebbe scambiata per Partenope reincarnata

.

La Bella e la Bestia in Francia

di Tommaso Mazzoni

Il capolavoro Disney del 1991 è chiaramente ambientato in Francia, visto che è tratto da un racconto della francese Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780), e che tutti i nomi dei protagonisti sono francesi, incluso quello del cavallo Philippe: su questo non ci piove. L'anno che ho scelto è il 1658, ma la storia non comincia certo li; no, la nostra storia comincia nel 1653 al palazzo del Louvre, dove vive un giovane re di nome Luigi XIV; benché avesse tutto quello che potesse desiderare, Luigi XIV era arrogante, egoista e cattivo, appassionato della bellezza, e sfrontato nei confronti dei sottoposti, e questo preoccupava non poco i suoi consiglieri; fu così che il primo ministro Cardinale Mazzarino decise di impartire al Re una lezione. Fece costruire una maschera di ferro orribile da vedersi, in una lega che un fabbro aveva ottenuto casualmente e che era completamente indistruttibile; una volta chiusa, nessuno poteva toglierla, essa poteva aprirsi solo il necessario per permettere a chi l'indossava di radersi; aveva pertugi per permetter l'igiene, ma copriva e deformava il resto del volto. Mazzarino pensava di farla indossare al re con l'inganno, cosi che i re capisse la sua fortuna nell'essere bello e amato da tutti, ma aveva sottovalutato l'odio che il re aveva suscitato in una povera serva, brutta d'aspetto, che egli aveva fatto cacciare da palazzo; Mazzarino l'aveva assunta fra le sue servitrici personali, ma ella covava vendetta per l'umiliazione subita, e così, rubò l'unica chiave della maschera, lasciando al suo posto una rosa in un vaso, lasciando un biglietto con scritto "godetene la bellezza, vostra maestà" e fuggì.

Il giovane ed arrogante Luigi XIV

Luigi cadde in una profonda depressione; odiava il proprio aspetto ed odiava sia la paura che il compatimento che esso suscitava; così, nominò reggente il fratello minore Filippo duca d'Orleans, all'epoca tredicenne, coadiuvato della madre Anna e del Cardinale Mazzarino; egli lasciò Parigi e si ritirò in un castello isolato nel Lionese, circondato da una foresta; quando i migliori fabbri e alchimisti ebbero fallito nel tentare di liberarlo, egli costrinse tutti i suoi servitori a mascherarsi da oggetti animati, e si ritirò in isolamento; sua unica finestra sul mondo era un potentissimo telescopio con il quale poteva spiare le lande circostanti; la rosa, simbolo della sua disgrazia, divenne per il re l'unico oggetto caro; il re iniziò a pensare a se stesso come ad una bestia, e a comportarsi come tale, rassegnato all'odio e al diprezzo; chi mai avrebbe potuto amare una bestia?

Passarono così cinque anni. Vicino alla foresta dove Luigi s'era ritirato, in un piccolo villaggio, viveva una bellissima ragazza di nome Belle, figlia di un geniale e sottovalutato inventore di nome Maurice; Maurice aveva voluto che la figlia imparasse a leggere, e crescendo, Belle era diventata un'avida lettrice, cosa inusuale per le ragazze di estrazione popolare; Belle era diventata l'unica a prendersi cura di una vecchia malata, arrivata anni prima da Parigi; costei le aveva donato un ciondolo, prima di morire, predicendole che con la sua dolcezza avrebbe raddrizzato un torto.

Belle è corteggiata da molti giovani del villaggio ma il suo corteggiatore più assiduo è il cacciatore Gaston, veterano della Fronda; Bell non sopporta l'arrogante e retrogrado Gaston, che la vede come un trofeo e una fattrice di figli, e lo rifiuta pubblicamente.

Intanto, a Parigi, Mazzarino è molto preoccupato; vorrebbe sancire un matrimonio con la Spagna ma Re Luigi rifiuta persino di ricevere delegazioni; allora, l'astuto cardinale decide di organizzare il Matrimonio fra Filippo e Maria Teresa , lasciando intendere che il Re Luigi sia malato e morirà presto; la dote è molto inferiore, ma non include direttamente la rinuncia al trono di Spagna; essa dovrà essere pronunciata solo in caso di ascensione al trono di Filippo.

A corte si inizia a complottare per accelerare la salita al trono di Filippo; intanto Maurice, mentre si recava alla fiera di Lione per vendere la propria ingegnosa macchina spaccalegna a vapore, è sorpreso da una tempesta e attaccato da un branco di lupi, chelo fanno cadere dal carro (il cavallo, poi, fugge tornando indietro) e deve rifugiarsi proprio nel Palais de la Bête dove dimora Luigi; accolto con misericordia dai servitori, viene invece sbattuto in una segreta da Luigi che non sopporta la visione di umani senza maschere.

Belle, allarmata dal ritorno del cavallo senza suo padre, va a cercarlo, ed arriva anche lei al palazzo della Bestia; qui, ella offre se stessa in cambio della liberazione del padre, anziano e malato; Luigi, colpito da quella dimostrazione di affetto filiale, accetta; Dopo un inizio burrascoso, dove Belle scappa e rischia di essere sbranata dai lupi, solo per essere salvata da Luigi, nei mesi che seguono Belle e "la Bestia", come Luigi si auto-definisce, instaurano una profonda relazione.
Tuttavia, Maurice non può rassegnarsi all'idea che sua figlia sia prigioniera di un mostro e chiede aiuto nel villaggio, che gli viene negato; nessuno viole mettersi contro il misterioso signore del castello, corrono strane voci su di lui, perfino che sia imparentato con la famiglia reale a Parigi.

Ma, proprio da Parigi giunge un emissario del partito che vedrebbe volentieri l'eliminazione del Re-Bestia, il quale offre denari e mezzi per la "giusta causa" di Maurice. Comunque, nell'evenienza che Luigi e Belle si siano sposati e lei sia incinta, l'emissario paga Gaston per disporre anche della ragazza; Gaston, che freme di rabbia all'idea di essere stato rifiutato per una bestia mascherata, accetta; se Belle non può essere sua, non sarà di nessun altro. Maurice, scoperta per caso l'infamia, corre ad avvisare Belle, ma è sorpreso da una tormenta; altrettanto casualmente Belle lo avvista con il telescopio gigantesco, e corre a salvarlo; avvertito da Maurice, Luigi si organizza per la difesa.

Nella battaglia che ne segue, Luigi viene ferito, ma succede l'imprevisto; Belle rompe il proprio ciondolo, e al suo interno scopre la chiave che può aprire la maschera; sotto di essa, un volto che non viene visto in pubblico da sei anni, ma che è ancora su tutte le monete, il volto di Luigi XIV; i villeggianti smettono di lottare, e Gaston muore precipitando dai merli del castello; l'emissario viene arrestato e sarà poi giustiziato, mentre i paesani sono perdonati.

Luigi e Belle si sposano e fanno ritorno a Parigi dove, sotto l'influsso della moglie, Luigi sarà un Re di pace, e non di guerra e riempirà la Francia di scuole, biblioteche e accademie; il padre di Belle inventerà il motore a vapore con decenni d'anticipo, e la rivoluzione industriale avrà inizio in Francia; Anni dopo, il figlio primogenito di Filippo e della moglie diventerà Re di Spagna (tutta intera). Certo questa successione avrà molte conseguenze, non tutte positive, finché ad un ballo, nel 1732, il bisnipote di Belle e Luigi non incontrerà Maria Teresa d'Asburgo e allora... « È una storia sai, vera più che mai, solo amici e poi, uno dice un noi, tutto cambia giaaà! »

Tommaso Mazzoni

.

A questo punto Bhrihskwobhloukstroy gli domanda:

1) Il Discendente di Filippo di Borbone e Maria Teresa d'Austria porta la Legge Salica in Spagna?

2) La Linea Maschile dei Discendenti di Luigi XIV non si estingue mai fino a oggi?

3) La Linea Maschile dei Discendenti di Maria Teresa d'Austria (figlia di Carlo VI) non si estingue mai fino a oggi?

.

E Tommaso precisa:

Allora, nella mia idea le cose vanno così: Luigi XV ucronico sposa Maria Teresa, e gli Asburgo-Borbone unificano Francia e Germania; dopodiché, dato che no, la legge salica resta in Francia, l'unione fra Borbone-Spagna e Asburgo-Borbone avverrà con il matrimonio fra gli ucronici Isabella II di Spagna e Enrico (VIII come imperatore, V come Re di Francia), datato 1845. Quindi la risposta alle domande è no, no, e no. Do per scontato che l'influenza positiva di Belle disinneschi la rivoluzione.

.

Generalissimus invece fa notare:

La bestia potrebbe essere anche un Ludovico II di Baviera che rinsavisce.

.

Aladdin in Cina

di William Riker

Pochi lo sanno, ma la favola di Aladino e la lampada magica, inclusa nelle "Mille e Una Notte", non è affatto ambientata in qualche paese del Medio Oriente come l'immaginaria Agrabah disneyana, bensì in Cina. Mi sembra giusto perciò far tornare a casa il personaggio di Aladino, anche se scopriremo che in realtà egli era... italiano!!

Nel 1271 infatti il diciassettenne Marco Polo parte da Venezia con il padre Niccolò e lo zio Matteo, diretto verso la Cina, che in quest'epoca è governata dall'imperatore Kublai Khan (1215-1294), nipote di Gengis Khan e supremo sovrano dei Mongoli e di quasi tutta l'Asia. Essendosi Marco ammalato durante il viaggio, la famiglia Polo si ferma un anno nel Khwarezm, una regione del Turkestan, finché il giovane non ha ripreso le forze; qui riceve dagli abitanti del posto il nome di Aladino, dall'arabo علاء الدين (‘Alā al-din), che significa "nobiltà della fede", e con tale nome egli si presenterà d'ora in poi agli abitanti dell'Asia (ʿAlāʾ al-Dīn Muḥammad II, sul trono dal 1200 al 1220, è stato un grande sovrano dell'Impero del Khwarezm).

Da sinistra: Marco Polo, Kublai Khan e Arig Bek/Jafar

Giunto a Pechino, capitale di Kublai Khan, chiamata all'epoca Khanbalik ("città del Khan"), Marco si appassiona alla cultura cinese, impara la lingua e comincia ad esplorare ogni angolo della città, mentre il padre e lo zio portano avanti la loro ambasceria presso la corte mongola per conto del Doge di Venezia Lorenzo Tiepolo e di Papa Gregorio X. Nel frattempo la bellissima Principessa Kokechin, nipote e figlia adottiva di Kublai Khan, si sente oppressa dai suoi doveri reali che le impongono di sposarsi con Arghun, sovrano dell'Īlkhānato di Persia, molto più anziano di lei e convertitosi all'Islam. Anche Kokechin sarebbe costretta a convertirsi all'Islam e ad assumere il nome di Yasmine (يسمين‎, "Gelsomina"), cosa che non ha alcuna intenzione di fare. Per questo Kokechin scappa di nascosto dal palazzo reale (la Città Proibita sarà costruita solo nel 1406) per andare ad esplorare il resto della città. È così che fa conoscenza con Marco Polo/Aladino, passa la serata con lui e i due si invaghiscono l'uno dell'altra.

Entra in scena a questo punto Arig Bek, fratello di Kublai, da questi sconfitto nell'elezione a Gran Khan e in seguito nella guerra civile con cui aveva cercato di prendere il potere. Perdonato da Kublai, è diventato suo ascoltato consigliere, visto il suo valore in battaglia, ma egli non ha rinunciato all'idea di rovesciare Kublai e di diventare Gran Khan di tutti i Mongoli. Egli inoltre si è convertito all'Islam e ha assunto il nome di Jafar (جعفر, "ruscello"); insieme al suo tirapiedi, l'avventuriero castigliano Iago, studiando antichi documenti è venuto a sapere dell'esistenza, nell'antico Giappone, di una misteriosa civiltà perduta la cui avanzata tecnologia potrebbe aiutarlo ad impossessarsi del potere: il leggendario Impero Yamatai, esistito mille anni prima e ben noto agli appassionati dell'anime "Jeeg Robot d'Acciaio" (tra loro ci sono anch'io). Per questo, dopo averlo visto flirtare con la principessa, Arig Bek/Jafar decide di approfittare dell'inesperienza di Marco Polo circa la storia dell'Estremo Oriente.

Approfittando del fatto che Matteo e Nicolò Polo si sono recati con Kublai nella capitale estiva dell'impero mongolo, la leggendaria Xanadu o Shangdu, Arig Bek/Jafar si traveste da vecchio saggio buddista e convince Marco/Aladino a recarsi con lui nel vicino Giappone, prospettandogli l'esistenza di un favoloso tesoro, celato in un oscuro sotterraneo posto sotto la tomba della leggendaria regina Himiko, vissuta nel II secolo dopo Cristo. Sotto la tomba i due scoprono in effetti una caverna stracarica di tesori, grazie ai quali lo straniero venuto da occidente potrà ambire alla mano della principessa. Il mongolo non entra nella caverna, perchè sa che è piena di trappole per gli incauti saccheggiatori; Marco Polo, il quale ignora il pericolo che corre, viene invece inviato all'interno alla ricerca di un misterioso manufatto che Arig Bek/Jafar vuole ad ogni costo. Si tratta di uno strano manufatto a forma di campana, la leggendaria Campana di Bronzo (l'arte Yamatai ne ha prodotte parecchie). Jafar intima al giovane veneziano di non toccare nient'altro che l'oggetto dei suoi desideri, ma dopo averlo trovato (Marco Polo lo scambia per una sorta di lampada, vista la sua forma) non riesce a trattenersi dal rubare un gigantesco rubino, e subito la Caverna comincia a crollargli addosso. Marco riesce a rifugiarsi in un antro un attimo prima di restare sepolto, ma resta bloccato all'interno, con gran scorno di Arig Bek che crede di aver perso per sempre l'oggetto che cercava. Marco/Aladino esamina il manufatto e inavvertitamente lo attiva: si tratta in realtà di un supercomputer quantistico che conserva al suo interno l'elettricità neurale di uno scienziato Yamatai, collaboratore della regina Himiko, il cui ologramma gli compare davanti. Questi gli è grato di aver riattivato la campana e di averlo liberato dopo tanti secoli, e si offre di consigliarlo in quel covo di intrighi che è la corte mongola di Khanbalik.

Grazie alle indicazioni dell'ologramma, che Marco Polo chiama "il Genio" confondendo con uno degli esseri pressoché onnipotenti della tradizione islamica (in arabo: جِنّ, "jinn"), il futuro autore del "Milione" riesce ad uscire dalla caverna con abbastanza tesori da fingersi un ricco nababbo dell'Asia centrale e così avere la possibilità di conquistare la principessa Kokechin di cui si è innamorato.

Mentre il padre e lo zio sono in Corea per conto del Khan, Marco/Aladino torna a Khanbalik riccamente vestito e si presenta a Kublai Khan come un pretendente della mano della principessa proveniente dal Medio Oriente, ma Kokechin, pensando che si tratti dell'ennesimo pretendente interessato solo al trono, lo rifiuta infuriata. Quella sera, Marco si reca da lei in incognito e le rivela di essere lo straniero che aveva conosciuto in città, e quando Kokechin gli chiede spiegazioni, lui le dice di essere sempre stato un principe e di essersi finto povero per scappare dalla noiosa vita reale. Le offre inoltre di sposarla e di portarla con sé a Venezia, cosicché ella potrà finalmente vedere il mondo che le è sempre stato negato. I due si baciano appassionatamente, ma Arig Bek/Jafar, che prima dell'arrivo di "Aladino" stava cercando di convincere il fratello Gran Khan a concedere a lui e non all'Ilkhan la mano della principessa, cerca di far uccidere il rivale; Marco si salva solo per intervento del "Genio" Yamatai e torna a palazzo denunciando la cospirazione del consigliere. Un attimo prima di defilarsi però, Arig Bek nota la "Lampada" dentro il vestito di "Aladino" e scopre la sua vera identità.

Il fratello del Gran Khan invia allora il fido Iago a rubare la lampada/campana, e il rinnegato ci riesce perchè Kokechin la crede un normale lume ad olio e gliela consegna senza sospetti. Una volta entratone in possesso, Jafar ricatta l'essere olografico minacciando di distruggere il computer a forma di lampada con lui dentro se non gli obbedirà, e con i suoi consigli ottiene abbastanza denaro da corrompere le guardie, rovesciare Kublai che viene imprigionato e farsi proclamare nuovo Gran Khan; Kokechin è costretta a sposarlo suo malgrado. NMarco Polo è ricercato, ma riesce a nascondersi. A questo punto tuttavia dalla Corea (dove hanno evitato l'arresto) tornano il padre e lo zio di Marco, i quali gli mostrano un passaggio segreto noto solo a pochi intimi di Kublai per penetrare nel palazzo reale. Marco ingaggia con lo stregone un duro scontro, che appare impari perchè il nuovo Khan ha dalla sua la "Lampada", ma il "Genio" sfida il pericolo di essere disattivato e fornisce a Jafar un consiglio ingannevole che lo porta alla sconfitta e alla morte.

A questo punto Marco libera Kublai e Kokechin e, dopo aver capito che non può più continuare a fingere di essere ciò che non è, rivela ai sovrani mongoli la sua reale identità. Kublai allora decide di compensare il giovane veneziano offrendogli Kokechin in sposa. La fanciulla mongola accetta con entusiasmo, e si converte al cattolicesimo per amore (Kokechin era già cristiana nestoriana come molte nobildonne mongole dell'epoca). Marco e Kokechin partono via mare insieme a Nicolò e a Matteo per far ritorno a Venezia, e sulla nave si baciano appassionatamente. I due saranno insieme in innumerevoli altri viaggi, dall'India all'impero del Mali, che faranno di loro i più grandi esploratori di tutti i tempi. Invece il "Genio" chiede di essere riportato in Giappone e di essere sepolto nuovamente nella sua caverna: molti secoli dopo infatti dovrà essere ritrovato dal Professor Senjiro Shiba, che lo integrerà nel corpo di suo figlio Hiroshi per trasformarlo nell'invincibile Jeeg Robot d'Acciaio e combattere la regina Himiko, tornata dal passato per riconquistare il Giappone e il mondo intero. Ma questo, per fortuna, non è argomento del nostro cartone animato, perchè non vogliamo togliere il lavoro al grande Go Nagai!

William Riker

.

Gli risponde subito Tommaso:

Mi chiedo se con tali ricchezze, e addirittura un matrimonio imperiale, Marco Polo non possa ottenere A) un'eccezione della serrata del Maggior Consiglio con conseguente ingresso dei Polo nel patriziato veneziano, e B) l'elezione a Doge. Magari potrebbe persuadere il suocero ad attaccare i Turchi, annientandoli prima che divengano una minaccia.

.

Il Re Leone in Inghilterra

di Tommaso Mazzoni

Ora, il Re Leone, capolavoro del 1994, è ambientato in Africa e i protagonisti sono animali parlanti, ma A) è ispirato all'Amleto di Shakespeare, B) il Leone è da sempre il simbolo della corte inglese, e quindi, ecco la mia versione (anche se io Riccardo III l'ho sempre difeso, qui ammettiamo che sia davvero un infame).

Siamo nel 1476, dopo le tragiche morti di Elisabeth e di Edward e Richard, ancora in culla , la corte inglese di Edoardo IV è allietata dalla nascita di un figlio sano e forte, il principe Leonard. Fin da subito, il fratello minore del Re, Richard, Duca di Gloucester,(qui non gobbo, ma abbastanza rachitico) detto Scar per la vistosa cicatrice che gli deturpa il volto, si mostra alquanto irritato dalla nascita del principe, visto che, con la morte del fratello George, duca di Clarence, padre di un unica figlia femmina dell'età di Leonard, Anna, lui era il primo nella lista di successione, fino alla nascita di quel "micio spelacchiato" come definisce sprezzantemente il principe il Duca di Gloucester, giocando sul significato del nome Leonard.

Riccardo III di York e il leone disneyano Scar

Il giovane Leonard cresce ignorando l'odio che Scar prova per lui; Il regno è piagato da una banda di criminali nota come le Iene del Wessex; questi erano una compagnia mercenaria tedesca ingaggiata durante la guerra delle Due Rose, e che si era rifiutata di tornare sul continente; segretamente, la banda era sul libro paga di Richard. Un giorno, Leonard e Anna su istigazione di Scar si avventurano in una foresta sfuggendo alla scorta e al Cancelliere Thomas Rotheram che li accompagnava e vengono aggrediti dalle Iene; solo l'intervento di un manipolo di guardie guidato dal re in persona salva la vita ai due fanciulli; A quel punto Richard organizza un nuovo piano per disfarsi del fratello e del nipote; durante una vacanza della famihlia reale nello Yorkshire, Richard porta il nipote ad esplorare Gordale Scar, una profonda gorgia scavata dal torrente, con una cascata di cica sei metri nel suo tratto superiore; sulla cima della gorgia, Leonard viene lasciato ad attendere suo padre, ma viene inseguito da un branco di lupi inferociti attirati a bella posta da Scar; Scar poi, dopo essersi ferito a bella posta, informa il fratello che il figlio è in grave pericolo, e Edoardo, senza aspettare i suoi cavalieri, si getta nella gorgia a salvare il figlio; riesce a metterlo in salvo, e poi si arrampica per sfuggire ai lupi, ma sulla cima della ripe trova il fratello ad attenderlo. Richard, alla richiesta d'aiuto gli afferrà le mani, dopodiché, con un sogghigno luciferino lo spinge nel vuoto sussurrando: "Lunga vita al Re!"

Il piccolo principe assiste alla caduta del padre, ma non ha visto lo zio ucciderlo, e quindigli crede quando quest'ultimo, perfidamente, lo convince di essere il responsabile della morte di Edoardo, fuggendo disperatamente, inseguito dai mercenari.

Richard sale al trono, e fa delle Iene il proprio braccio armato; il povero Leonard fugge nella brughiera, dove viene soccorso da due allegri girovaghi di origine danese, il rubicondo Olaf Guilderstern e il minuto Franz Rosencrantz; i due prendono Leonard sotto la loro ala, e i tre vivranno con spensieratezza per tredici anni.

Ma non tutti sono convinti della versione fornita da Re Riccardo III; primo fra tutti il Vescovo di Ely e futuro arcivescovo di Canterbury John Morton.

Il regno di terrore di Scar ridusse l'inghilterra in ginocchio, i suoi oppositori finivano a i ferri o sul ceppo del boia; quando cercò di sposare la nipote Anna, costei scappò, e su consiglio di John Morton, che aveva avuto una visione, si recò in un piccolo villaggio del Galles, dove reincontrò Leonard; Leonard si innamorò della cugina, e trovò il coraggio di affrontare i fantasmi e le luci del passato (pare che in seguito all'incontro con Morton gli sia apparso anche il fantasma di suo padre).

Leonard affronta lo zio in una sessione della corte dove è riconosciuto da sua madre; in un sanguinoso scontro fra i sostenitori di Riccardo e quelli di Leonard, questi ultimi hanno la meglio; Leonard è disposto a perdonare lo zio che ha scaricato la colpa sulla banda delle Iene, e a mandarlo in esilio, ma Scar tenta di pugnalare il nipote alla schiena venendo poi ucciso dal capo dei mercenari.

Leonardo I sale al trono e sposa la cugina Anna; i due daranno origine ad una grande era di pace e prosperità, culminata con il matrimonio di Anna I di York con Filippo II di Spagna, dalla quale nascerà Leonardo III e I di Asburgo-York; Re di Spagna e delle Isole britanniche. ma anche questa è tutta un'altra storia.

Tommaso Mazzoni

.

Pocahontas in Perù

di Enrica S.

Pocahontas, uscito nel 1995, è considerato il 33º classico Disney ed è basato sulle vicende reali di Pocahontas, indigena Powhatan della Virginia che nel 1607 salvò la vita al colono John Smith di Jamestown. Ciò rende il film il primo lungometraggio d'animazione Disney ispirato ad un fatto veramente accaduto. Ora proveremo ad ambientarlo sempre nel Nuovo Mondo, ma in un diverso contesto storico.

Nell'anno 1532 una spedizione spagnola parte da Panama verso il favoloso Perù, descritto dagli indigeni come una terra traboccante d'oro. A capo della spedizione c'è il violento e autoritario Francisco Pizarro, un arrampicatore sociale per il quale la spedizione rappresenta un'ottima opportunità per arricchirsi come un re, così come ha fatto Cortés in Messico. Tra i suoi uomini c'è il capitano Martín de Alcantara, un avventuriero fratellastro di Pizarro per parte di madre, imbarcato con la funzione di tenere a bada gli eventuali indigeni.

Nel frattempo, nei dintorni del futuro luogo di approdo della spedizione in Perù, il Re del Tawantinsuyu (l'Impero Inca) Huayna Capac ritorna nella sua capitale Cuzco dopo aver riconquistato la città di Tumbez, nel nord del suo impero. Egli riabbraccia sua figlia Coya Asarpay e le annuncia che dovrà sposare suo fratello Atahualpa, perchè i sovrani della dinastia Hanan Cuzco sono degli déi, e gli déi possono sposarsi solo tra di loro. La ragazza è dubbiosa a riguardo, in quanto non crede che sposare Atahualpa sia il suo destino.

La principessa Inca Coya Asarpay

Gli spagnoli arrivano sulle coste del Perù, e così da una parte assistiamo ai conflitti tra gli spagnoli e i nativi americani, dall'altra tra Martin de Alcantara e Coya Asarpay nasce una contrastata storia d'amore. Mentre i due si baciano per la prima volta vengono scoperti da Atahualpa, il promesso sposo di Coya Asarpay, che in preda alla gelosia si scaglia contro Martin. Hernando Pizarro, attaccabrighe fratello di Francisco da lui mandato in missione di ricerca, trovatosi dinnanzi alla rissa spara ad Atahualpa, uccidendolo sul colpo ed impedendo così la guerra civile con suo fratello Huáscar, che nella HL ha dilaniato il Tawantinsuyu favorendo la conquista spagnola. Lo sparo richiama l'attenzione dei nativi americani che accorrono e imprigionano Martin, e Huayna Capac lo condanna a morte.

Francisco Pizarro strumentalizza l'accaduto per spingere i suoi uomini ad una guerra contro i nativi per salvare Martin de Alcantara, con il vero fine di invadere la capitale Cuzco e impossessarsi dell'oro di cui il palazzo imperiale trabocca. Pochi attimi prima che venga esegua la condanna a morte di Martin di fronte ai nativi e agli spagnoli, Coya Asarpay irrompe e si getta su Martin de Alcantara, fermando il padre. La principessa cerca di convincerlo del fatto che la via dell'odio non avrà altro risultato che la distruzione della sua gente e del suo impero. Il padre riconosce la saggezza delle parole della figlia, e grazia Martin.

Tuttavia Francisco Pizarro, determinato a causare la guerra ad ogni costo, spara con l'intento di uccidere Huayna Capac, ma Martin de Alcantara si getta su quest'ultimo per salvarlo, rimanendo gravemente ferito dallo sparo. Pizarro viene subito messo agli arresti sulla nave, ma presto si scopre che la ferita di Martin è grave al punto da non poter essere curata sul posto e da richiederne il ritorno a Madrid, pena la sua stessa vita. Coya Asarpay vorrebbe seguirlo, ma sa che il suo posto è con il proprio popolo e perciò lo lascia andare, con la promessa di rivedersi un giorno. In tal modo l'Impero del Tawantinsuyu sopravvive, in buoni rapporti con gli Spagnoli: i nativi americani infatti hanno ormai imparato l'uso delle armi da fuoco, e nessun Conquistador potrebbe più annettere il loro immenso impero, che in effetti sopravvivrà fino al presente: oggi sul Tawantinsuyu, che comprende Ecuador, Perù, Bolivia occidentale e Cile settentrionale, regna l'Inca Tupac Amaru VII (a destra, la sua bandiera). L'avventura si conclude con la principessa Inca che, dall'alto di una rupe a strapiombo sull'Oceano Pacifico, saluta l'amato Martin de Alcantara che, rispondendo al saluto, si allontana sulla nave verso l'orizzonte.

Enrica S.

.

Quasimodo in Spagna

di Tommaso Mazzoni

Ora, il Gobbo di Notre-Dame, capolavoro Disney del 1996, è ambientato a Parigi, come il libro da cui è tratto, tanto da cominciare con il nome Parigi nella prima canzone. Ma noi vogliamo ambientarlo nella Spagna di fine XV secolo, sotto il Regno di Ferdinando ed Isabella. La chiesa di Nuestra Segnora a Madrid, nel 1478, è testimone di un grave delitto, quando Frate Tomás de Torquemada, inseguendo una giovane donna ebrea che egli accusa di furto e blasfemia ne provoca la morte; in realtà nel fagotto non c'è che un bambino deforme, il figlio della giovane. Quando Torquemada cerca di sbarazzarsi del bambino, gettandolo in un pozzo, Frate Hernan de Talavera, futuro beato, che per caso ha udito la richiesta di asilo della giovane lo ferma, e lo costringe a prendersi cura del bambino, e a crescerlo, cosa che Torquemada fa, ma lasciando il bambino recluso nella chiesa; gli impone poi un nome crudele, Quasimodo, cioè, fatto a metà; Quasimodo crebbe e divenne un fedele ed obbediente servitore, costretto a riempire la solitudine immaginandosi che le statue della chiesa possano parlare. Suonando le grandi campane della chiesa, Quasimodo sviluppò una grande forza fisica e un'eccellente agilità.

In questa timeline Torquemada è considerato troppo estremista per essere ascoltato dai Re Cattolici, e cos'è non è avvenuta nessuna espulsione degli Ebrei, che comunque sono perseguitati dall'Inquisizione.

Un giorno di venti anni, dopo mentre ripassa l'alfabeto con Torquemada, Quasimodo si lascia scappare la parola festa, tradendo l'intenzione di partecipare al carnevale. Torquemada lo ammonisce di non osare lasciare la cattedrale, e di restargli fedele, perché il mondo esterno è oscuro e tenebroso.

Quasimodo con il Grande Inquisitore Tomás de Torquemada

Intanto Torquemada si incontra con Diego Hurtado de Mendoza, veterano della guerra di Granada, nominato capitano della Guarnigione di Madrid. Lo informa della sua intenzione di disfarsi di tutto quello che considera la feccia, gitani, ebrei, maomettani ed eretici; per farlo però necessita che don Diego trovi la Corte dei Miracoli, il leggendario porto franco della criminalità madrilena, che funge anche da rifugio sicuro per i perseguitati dall'inquisizione.

Intanto, però, Torquemada introduce don Diego alla festa del carnevale, e li, Quasimodo, che ha avuto il coraggio di partecipare e si sta divertendo, perché tutti pensano che indossi una maschera, viene scoperto ed umiliato; solo una ha il coraggio di difendere Quasimodo dall'abuso ed è la bella danzatrice mezza Ebrea e mezza gitana, Esmeralda; Per Torquemada, Esmeralda diventa un'ossessione, ma la fanciulla gli sfugge e si rifugia nella cattedrale dove ottiene asilo, con l'aiuto di Don Diego, al quale la coraggiosa ballerina non è indifferente e da cui fugge con l'aiuto di Quasimodo, il quale ne resta folgorato; Esmeralda gli dona un medaglione che contiene una mappa per trovare la Corte dei Miracoli.

Torquemada inizia a dare Madrid alle fiamme desideroso di impossessarsi della ragazza per la quale nutre desideri tutt'altro che puri; quando Torquemada decide di dare alle fiamme un mulino con una famiglia all'interno, don Diego si ribella, e fugge, venendo però gravemente ferito; Esmeralda lo salva o lo porta da Quasimodo che lo nasconde a Torquemada, ma quest'ultimo intuisce qualcosa, ed informa il giovane che ha scoperto dove si trova la corte dei miracoli, e avrebbe attaccato all'alba.

Si tratta di un tranello e sia Don Diego che Quasimodo ci cascano in pieno rischiando perfino di farsi impiccare dal fratello di Esmeralda, Jumenez, re della corte. Ma Torquemada li ha seguiti, e arresta tutti i presenti; il giorno successivo, in piazza, offre ad Esmeralda una scelta semplice "me o il fuoco!" Esmeralda gli sputa in faccia, e Torquemada accende la pira; Quasimodo, legato sul terrazzo della cattedrale, strappa le catene e si precipita in piazza, dove salva la vita ad Esmeralda, riportandola nella cattedrale; a quel punto Torquemada da l'assalto, respinto da Quasimodo che versa fiumi di piombo fuso sugli aggressori suscitando una rivolta; dopo aver messo fuori combattimento il povero Hernan de Talavera, Torquemada prova ad uccidere Quasinodo ed Esmeralda ma precipita lui nel mare di fuoco sottostante.

A questo punto interviene la regina Isabella, che nomina Talavera nuovo inquisitore generale di Castiglia, e Esmeralda, che si converte al cristianesimo, sposa Don Diego.

Il Gobbo di Nuestra Segnora diventa invece la guardia del corpo della regina, e proprio in quella guisa è notato da una dama di corte che va oltre il suo aspetto mostruoso.

Grazie ai suoi medici Ebrei, in questa timeline la regina Isabella non muore nel 1503, ma sarà Regina di Castiglia fino al 1531; siccome Filippo il Bello non viene assassinato, è il Duca di Borgogna e Re consorte d'Aragona, Napoli e Sicilia ad essere eletto imperatore con il nome di Filippo III. Filippo è poco interessato alla Navarra che resta intatta invece è molto interessato all'Italia, dove favorisce il sopravvissuto Cesare Borgia, anche lui curato con successo dai medici ebrei, contro Giulio II. Anche Quasimodo partecipa alla guerra ottenendo il grado di generale e il titolo di Grande di Castiglia. I suoi discendenti avranno aspetto normale. L'alleanza Franco-Veneto-Papalina sarà sconfitta dalla compagine Ispano-Geno-Imperiale; il Rossiglione e la Serdagna tornano permanentemente Aragonesi, I Savoia, felloni, perdono tutti i territori a sud delle Alpi, rimanendo Duchi di savoia e Conti di Nizza, mentre i loro territori sono annessi al Ducato di Milano, che alla morte dell'ultimo Sforza sarà costituita in Repubblica Ambrosiana con l'Imperatore come Duca. Carlo V erediterà una Spagna ed un Impero più forti e una Francia poco propensa a rischiare nuove sconfitte; con il suo fido generale gobbo, anziano, ma sempre forte come un toro (Quasimodo morirà a 90 anni, per una caduta da cavallo) si dedicherà alla lotta contro i Turchi che riuscirà a scacciare dall'Ungheria e da parte del Nord'Africa. Con la morte di Quasimodo, il cui figlio ha sposato la figlia di Esmeralda e Diego, si chiude la sua storia; cosa succederà all'Impero di Carlo V invece è materiale per tutta un'altra.

Tommaso Mazzoni

.

Hercules in Unione Sovietica

di Tommaso Mazzoni

Hercules, lungometraggio Disney del 1997, basato su una rielaborazione della Mitologia Greca, per essere storicizzato mi richiede un tuffo nella Fantascienza (con prestito fumettistico): mentre in Europa si combatte la prima guerra mondiale, nella costellazione di Ercole, nel terzo pianeta della Gigante Rossa Alfa Herculis, (Chiamata Ras Algethi in Arabo, e Rao dai nativi) chiamato Krypton, un'antichissima e avanzatissima civiltà, i Kryptoniani, per convergenza evolutiva identici d'aspetto agli umani, ma fisicamente molto più forti, agili e veloci, viste le maggiori dimensioni del proprio pianeta (4/5 volte la terra) Krypton è vicino alla distruzione, indi per cui il saggio Presidente del Consiglio Planetario Jor-El, brillante scienziato, propone un emigrazione di massa, utilizzando i potenti motori iperspaziali delle loro navi; Arrivati nel sistema solare nel 1916, però, i Kryptoniani si dividono sul da farsi; una parte di loro vuole integrarsi pacificamente con i terrestri l'altra vuole asservirli con la forza; Jor-El guida i pacifici, Dru-Zod guida i bellicosi; scoppia una guerra civile, che in un anno stermina i quattro quinti del popolo Kryptoniano; Zod finisce disperso sulla terra e gran parte dei suoi soldati sono imprigionati nella Zona Fantasma. I Kryptoniani costruiscono Nuova Kandor, sul lato oscuro della luna, dopodichè iniziano a sondare in segreto i popoli terrestri; vogliono trovare un alleato, e ne cercano uno con ideali simili a quelli Kriptoniani; nel 1918 l'hanno trovato, il suo nome è Vladimir Uljanov, detto Lenin.

Il primo contatto avviene una settimana prima dell'avvio del terrore rosso, e proprio Jor-El convince Lenin a non promulgarlo; l'intervento, discreto, dei Kriptoniani, la cui società ha realizzato tutti i sogni di Marx, impedisce la guerra civile; i Bolscevichi fanno la pace coi Menscevichi, e si sbarazzano senza versare sangue di tutte la varie truppe bianche, che si ritrovano disarmate, senza memoria e fuori dai confini dell'unione; gli aiuti garantiti dai Compagni Criptoniani permettono all'unione sovietica di fare tranquillamente a meno del Caucaso e dell'Ucraina, che restano indipendenti, salvo unirsi spontaneamente all'Unione dopo alcuni anni, visto l'incredibile miglioramento della qualità della vita; Per rispetto all'alleanza la pena di morte è immediatamente abolita nell'Unione, potendo l'Unione prendere in prestito la Zona Fantasma dai Kryptoniani. Lara-El partorisce un figlio a Jor-el, il primo bambino nato a Nuova Kandor; il bambino viene battezzato Irakly, nome russo della costellazione a cui Krypton apparteneva. Intanto Zod, gravemente ferito, ma ancora vivo, grazie al suo scienziato capo, il dottor Ur, inventore del supercomputer Braniac, trasferisce la sua essenza nel corpo di un ambizioso esponente del Politburo, Iosif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin ("Acciaio").

Stalin/Zod ottiene la nomina a Commissario del Popolo all'amministrazione della Zona Fantasma, e per questo viene soprannominato Hades, dal nome del dio Greco degli inferi; Il computer Braniac prevede che il piano di Zod avrà successo solo se il piccolo Irakli non parteciperà alla battaglia "Se Irakli combatte, per te sarà la fine" conclude il Dottor Ur; Zod/Stalin, allora manda a rapire il bambino da due suoi fidati sgherri, il terrestre modificato geneticamente Lavrentji Berja detto паника ("Panico"), e il massiccio Kryptoniano Lon detto наказание ("Pena"); il bimbo viene portato sulla terra dove gli viene iniettata una soluzione di Kryptonite (resti radioattivi del pianeta Krypton) che avrebbe dovuto ucciderlo, ma Berja e Lon sono due incompetenti, hanno sbagliato la soluzione, il Bambino invece di morire diventa molto più forte della media Kryptoniana e mette fuori gioco i due, ma purtroppo la sua struttura genetica diventa incompatibile con la tecnologia e persino con la biologia dei Kryptoniani.

Il kryptoniano Irakli e l'Hercules disneyano

Il bambino viene quindi allevato da due intelligenti agricoltori sovietici, Ivan e Marfa Sibir, in un pacifico villaggio della steppa. I Kryptoniani tengono un occhio sul piccolo Irakly. Intanto, grazie alla medicina Kryptoniana, Lenin si è rimesso completamente e continua a governare l'Unione Sovietica, che, grazie all'influenza e all'aiuto Kryptoniano è diventato un faro di sviluppo umano e sociale, e, al contrario che nella nostra timeline, non si è trasformata in una cupa dittatura illiberale. Senza le violenze della guerra civile, con la famiglia imperiale russa al sicuro e grata ai Kryptoniani che hanno anche curato Alessio, la paura per i rossi non c'è; la scoperta che non siamo soli nell'universo è sconvolgente ma i Kryptoniani sono generosi, aperti e saggi e conquistano facilmente l'opinione pubblica (qualche estremista inizia pure a rendere loro culto, ma sono minoranze).

Passano 16 anni, e il povero Irakly si sente un pesce fuor d'acqua a causa della sua incredibile forza che ha difficoltà a controllare; alla fine, attraverso un sistema olografico Jor-el rivela a suo figlio la verità; a Irakly viene data una però una speranza: uno scienziato Italiano, Bruno Pontecorvo, trasferitosi da tempo in Unione Sovietica, sta studiando la Kryptonite, e potrebbe riuscire a invertire gli effetti; ma mentre si reca al laboratorio di Pontecorvo, assiste per caso ad un attentato ai danni del Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo Lev "Trotsky" Bronstein, e gli salva la vita; L'Unione ha bisogno di un eroe, e cosi' Irakly inizia ad addestrarsi per contollare i suoi poteri, ed inizia a combattere i terroristi, comandati segretamente dal perfido Stalin/Zod.

Stalin manda un suo agente, che lavora per lui solo perché sotto ricatto, si chiama Nadetska Doroga; Nadetska deve cercare di attirare in trappola Irakli, cosa che fallisce puntualmente; in subordine, Stalin, ormai pronto per lanciare il suo piano approfitta dell'innamoramento di Irakly per Nadetzka e la mette in pericolo, per salvarla dal quale il nostro valoroso eroe si espone ad una tossina alla Kryptonite che lo priva della sua forza.

Stalin finalmente fa la sua mossa, e libera il suo esercito dalla Zona Fantasma e sembra sul punto di prendere il potere; ma avendo mandato uno dei suoi campioni, Ursa, giunonica donna priva di un occhio a uccidere Irakly; Coraggiosamente Nadetzka salva la vita all'amato, finendo dispersa nella Zona Fantasma, e Pontecorvo arriva sul posto, ed usa la sua cura, per restituire pieni poteri e compatibilità biologica a Irakli il quale raggiunge Nuova Kandor, e l'ibera i Kryptoniani lealisti e suo padre, e mette Stalin in fuga nella Zona Fantasma, dove gli da la caccia, salva Nadetzka e imprigiona per sempre Stalin/Zod/Ade nella Zona Fantasma.

Irakly decide di rimanere in sulla terra, in Unione Sovietica e sposa Nadetzka; il mondo di oggi è diventato un posto molto migliore e politicamente unito; ogni paese ha mantenuto le proprie peculiarità, i Re non contano piu niente, ma restano al loro posto e non si preoccupano; ma questa età dell'oro forse non durerà; da altri mondi e dimensioni giungono inqietanti presagi di minacce; forse un'apocalisse (o un Apokolips) di qualche tipo colpirà la terra, ma la speranza è che Irakli (molto piu longevo di un normale essere umano, ma viviamo tutti piu a lungo, ora) sappia sventare anche questa; ma questa comunque è un altro fumetto, amici miei.

Tommaso Mazzoni

.

Mulan in Israele

di Enrica S.

"Mulan" è il 36° classico Disney, uscito nel 1998. Esso è ambientato in Cina alla fine del VI secolo, al tempo della Dinastia Sui, ed è ispirato alla leggenda di Hua Mulan (花木蘭), eroina cinese che si arruolò in un esercito di soli uomini, contenuta nel poema "La ballata di Mulan" (木蘭辭). Nonostante l'ambientazione del film sia molto chiara, anche in questo caso io ho voluto sparigliare le carte e collocarlo in una situazione completamente diversa, dato che il cartone animato è così epico da ricordare certe scene e certi personaggi biblici.

Siamo in Giudea nel IV secolo avanti Cristo, e la Terrasanta è parte dell'immenso Impero Persiano. A regnare sull'impero è Artaserse III Ocho (425-338 a.C.), che però deve confrontarsi con le ribellioni di parecchie satrapie e con l'ingerenza di re Filippo II di Macedonia, che tenta di sollevare contro di lui le città greche soggette all'Impero Persiano. Artaserse III tenta di ricostruire il potere centrale degli Achemenidi, gravemente fiaccato dalle ribellioni di molti satrapi e dal comportamento di altri che, pur dicendosi fedeli a parole al Re dei Re, governano le rispettive satrapie in linea ereditaria come dei veri e propri sovrani. Così, dopo aver domato la ribellione del satrapo di Media, Artaserse III invia il suo generale Oloferne a riconquistare l'Egitto del Faraone Nectanebo, impresa portata a termine vittoriosamente. Sulla strada del ritorno Oloferne attacca il popolo di Giuda, accusandolo di collusione con il faraone Nectanebo, e si accampa in vista di Èsdrelon. Gli Ebrei, che nulla sanno delle vicende persiane ma che conoscono per sommi capi la propria storia patria, credono che ad inviare loro contro Oloferne sia stato Nabucodonosor, l'eterno nemico di Giuda che ha abbattuto il Tempio di Salomone nel 587 a.C., e si predispongono alle difese contro un nemico molto superiore di numero e ben equipaggiato.

A Betulia, un tranquillo villaggio sulle montagne che circondano la fertile valle di Izreel, una posizione strategica da cui si controllano le vie dirette a Gerusalemme, vive una giovane di nome Giuditta, unica figlia di Merari, che cerca di onorare i propri genitori nell'unico modo in cui una donna può farlo nella rigida società patriarcale ebraica di quei tempi: diventare la sposa di un uomo di buona famiglia. Tuttavia la ragazza, poco incline ad adeguarsi agli stringenti requisiti richiesti alle aspiranti mogli, non riesce a trovare un compagno adatto a lei. A un tratto giunge notizia che il Sommo Sacerdote di Gerusalemme Ioakìm ha chiamato i villaggi di confine alla resistenza contro l'invasore bloccando i passi montani e fortificando ogni città, e ha chiesto che ogni famiglia contribuisca alla difesa della nazione con un proprio membro di sesso maschile, che si arruoli nell'esercito. Giuditta, per evitare che il padre invalido di guerra sia obbligato ad arruolarsi nuovamente, si traveste da uomo e parte per il campo di addestramento delle reclute a Dotaim, non lontano da Betulia.

Giunta al campo, per Giuditta (che si fa chiamare Gesù, "Dio Salva") e le altre reclute inizia un durissimo addestramento condotto dal capitano Ozia. Per la ragazza le difficoltà sono ancora maggiori in quanto, oltre a dover seguire gli addestramenti al pari dei suoi commilitoni, deve evitare di tradire il proprio segreto. Tuttavia, grazie alla sua perseveranza, la ragazza termina l'addestramento e parte con la sua truppa verso il fronte, rappresentato dal valico di Èsdrelon, un passo di montagna da cui gli invasori devono necessariamente passare.

Giunta al valico, la truppa scopre con terrore che l'esercito giudaico è stato completamente annientato dai Persiani e dai loro alleati Moabiti ed Ammoniti, fieri avversari di Israele. Ozia, distrutto dalla morte del generale suo padre, ordina di muoversi per bloccare i passi che portano alla città di Gerusalemme rimasta indifesa, ma lungo il tragitto lui e i suoi uomini cadono in un'imboscata di Achiòr, condottiero degli Ammoniti. Mentre il suo manipolo si prepara all'ultima battaglia, Giuditta/Gesù si avvede di un costone di roccia pericolante a piombo del campo di battaglia. Utilizzando una catapulta riesce a provocare una frana che travolge ed annienta l'esercito ammonita, salvando se stessa e i propri compagni, ed in particolare il capitano Ozia. Durante l'azione, tuttavia, la ragazza rimane ferita al costato da Achiòr, e quando viene curata si scopre che non è un uomo ma una donna.

La notizia è sconvolgente: una donna in arme è qualcosa di inammissibile, scandaloso e disonorevole per l'intera armata giudea. Giuditta deve essere giustiziata sul posto ed è Ozia, in qualità di capitano della divisione, a dover eseguire la condanna. Tuttavia, avendo la fanciulla dimostrato il suo valore come soldato, avendo contribuito alla sconfitta degli Ammoniti e avendogli salvato la vita durante la frana, il capitano la grazia, considerando il suo debito saldato. Abbandonata Giuditta, Ozia e i suoi soldati ripartono verso Gerusalemme. Le truppe di Ammon però erano solo una piccola parte dell'armata di Oloferne, che muove in forze proprio verso la Città Santa. Giuditta se ne accorge e torna per avvisare del pericolo i suoi compagni che, giunti a Gerusalemme, stanno festeggiando la vittoria su Achiòr con sacrifici nel Tempio del Signore. Purtroppo però, dimesso il suo travestimento da uomo, a nulla valgono i suoi sforzi per convincere prima i compagni e poi i propri compatrioti della vicinanza del nemico alla Città di Sion.

Caravaggio, Giuditta decapita Oloferne, 1598-1599

A un tratto però l'avanguardia dell'esercito persiano con a capo Oloferne in persona fa irruzione entro le mura di Gerusalemme, da poco ricostruite dal governatore Neemia, mette in fuga i presenti e rapisce il Sommo Sacerdote Ioakìm, asserragliandosi nel Tempio. Giuditta a questo punto ha un'idea: prima rivela una vera tempra virile, spronando gli anziani della città alla resistenza contro l'invasore, quindi convince i suoi tre compagni d'armi più fidati a travestirsi da sue ancelle, si agghinda splendidamente e si presenta sulla porta del Tempio di Gerusalemme con le tre finte ancelle, chiedendo di essere ammessa alla presenza di Oloferne. Le sentinelle restano conquistate dal fascino della donna e cedono alla sua richiesta. Di fronte al terribile Oloferne ella rivolge un discorso che è un capolavoro di diplomazia, perchè apparentemente la giudea sembra esaltare Nabucodonosor, ma in realtà ella pensa al vero Signore della storia, e l'impresa grandiosa che Dio l'ha inviata a compiere non è certo quella che Oloferne immagina. Il vanitoso Oloferne resta soggiogato dalle parole di quella che sembra solo una piccola donna indifesa, e imbandisce per lei un grandioso banchetto. Subito dopo il superbo generale si illude di poter godere delle grazie della splendida ebrea, e si ritira nel suo alloggio offuscato dal gran vino bevuto. Ma a questo punto le tre finte ancelle buttano via i travestimenti femminili, sfoderano le armi e prendono alla sprovvista i guerrieri persiani della scorta personale di Oloferne. Giuditta dal canto suo afferra la scimitarra che Oloferne tiene a capo del letto e con un solo fendente gli spicca il capo dal busto, ripetendo l'impresa di Davide di fronte al gigante Golia.

A questo punto non le resta che nascondere la testa del generale persiano nella bisaccia dei viveri di una delle sue tre finte ancelle, che hanno ripreso i travestimenti femminili, e lasciare il Tempio del Signore con la scusa della preghiera di rito. Tornata fra i difensori della città, mostra loro la testa di Oloferne; tutto il popolo è stupito dall'incredibile impresa compiuta, e si prostra a terra per ringraziare Dio e per coprire l'eroina di benedizioni. La testa di Oloferne è esposta sulle mura di Gerusalemme e i Persiani scoprono la morte del loro generale, ritenuto a torto invincibile; ne segue la ritirata precipitosa dell'esercito di Artaserse, la cui retroguardia viene inseguita dagli Israeliti fino ai confini settentrionali della Giudea. Finito il mito dell'invincibilità del suo esercito, l'impero persiano si sfascia, tutte le satrapie occidentali diventano indipendenti, incluso l'Egitto che recupera nuovamente la sua sovranità, e ciò favorisce la spedizione di Filippo II di Macedonia, che anticipa suo figlio Alessandro nel sottomettere Asia Minore e Siria, creando un impero immenso, mentre l'Impero Persiano deve ritirarsi sulle montagne dell'Iran. Il Sommo Sacerdote Ioakìm è liberato insieme agli altri prigionieri giudei, e il Tempio viene riconsacrato dopo la profanazione da parte di Oloferne, che ha osato erigervi una statua di Artaserse III (gli Ebrei continuano a credere che si tratti di Nabucodonosor). Ricevuto il meritato ringraziamento del Sommo Sacerdote e di tutte le truppe israelite che si inginocchiano di fronte a lei, Giuditta torna a Betulia e riabbraccia la sua famiglia, e viene raggiunta poi dal capitano Ozia, che nel frattempo ha capito di essersi innamorato della ragazza. I due si sposeranno e da loro discenderà Maria, la Madre di un altro Gesù. Giuditta morirà a 105 anni, non prima di aver composto un inno imparato a memoria da tutte le ragazze giudee:

« Intonate un inno al mio Dio con i tamburelli, / cantate al Signore con i cimbali, / componete per Lui un salmo di lode; / esaltate e invocate il Suo nome! / Poiché il Signore è il Dio che stronca le guerre; / ha posto il suo accampamento in mezzo al popolo, / mi ha salvata dalle mani dei miei persecutori. / Assur venne dai monti, giù da settentrione, / venne con migliaia dei suoi armati; / la loro moltitudine ostruì i torrenti, / i loro cavalli coprirono i colli. / Disse che avrebbe bruciato il mio paese, / stroncato i miei giovani con la spada / e schiacciato al suolo i miei lattanti, / che avrebbe preso in ostaggio i miei fanciulli / e rapito le mie vergini. / Il Signore onnipotente li ha respinti / con la mano di una donna! » (Giuditta 16, 1-5)

Enrica S.

.

Enrico sorride:

Certo che avete una fantasia invidiabile.

.

Tarzan in Congo

di Tommaso Mazzoni

Il Classico Disney del 1999 Tarzan, inspirato all'omonimo libro di Edgar Rice Burroughs ha come protagonista un giovane uomo allevato dai Gorilla; ma questa premessa è alquanto difficile da storicizzare, quindi, al posto dei Gorilla noi mettiamo qualcuno che, per la mentalità ottusa e razzista del colonialista bianco ottocentesco è molto peggio degli animali selvatici, ovvero il nativo africano.

La nostra storia comincia nel 1867, su una nave che fa naufragio alla foce del fiume Congo; Due aristocratici Inglesi, marito e moglie, con il loro bambino, appena nato, riescono a sbarcare, e, trovato un grande albero, vi costruiscono sopra una casa sicura.

Nelle vicinanze vive una pacifica tribù di etnia Kongo, i Mangani, cacciatori e raccoglitori, il cui capo, il possente e saggio Kerchak ha da poco avuto un figlio dalla moglie Kala, donna-medicina e sciamana della tribù.

Quando sia il figlio di Kala e Kerchak che il piccolo della coppia bianca ha dapoco superato i due anni, il figlio dei due africani scappa alla sorveglianza della madre, viene aggredito da un Leopardo (una bestia astuta e particolarmente inferocita contro il genere umano chiamata Sabor) e ucciso.

Kala è inconsolabile, ma un giorno ode il pianto di un bambino e lo segue, dove salva da Sabor un bambino dalla pelle bianca, impedendogli di fare la stessa fine dei suoi genitori; Kerchak l'avverte che il bambino non potrà sostituire quello che hanno perso, e che è troppo diverso da loro; inoltre quel bambino non sarà mai figlio di Kerchak; ma Kala ama gia profondamente il suo nuovo figlio, che chiama Tarzan.

Tarzan fin da piccolo si rende conto di non poter competere per forza e resistenza con i coetanei della tribù; perfino Terk, sua cugina acquisita, è piu forte e veloce di lui; allora, il ragazzo inizia ad usare l'intelligenza e l'agilità oltre che i muscoli, che comunque sviluppa in abbondanza; fa amicizia con Tantor, giovane esponente di una tribù vicina famosa per ammaestrare gli elefanti; loro due e Terk diventano inseparabili.

Presto inizia a dimostrarsi una risorsa per la tribù, in particolare per la sua propensione ad imparare lingue usi e costumi; il momento in cui si conquista il rispetto di Kerchak arriva quando uccide Sabor il terribile flagello della foresta.

Proprio alla morte di Sabor però un flagello forse peggiore fa la sua comparsa: l'uomo bianco; esploratori europei guidati dal britannico professor Archimede Q. Porter, noto antropologo, amico ed estimatore del professor Charles Darwin e sua figlia Jane; il pericolo non viene da loro ma dall'infido esploratore e cacciatore Morton Stanley al soldo segreto dell'avido Re Leopoldo II del Belgio; Stanley ha perso l'occasione di lanciarsi alla ricerca del dottor Livingstone, perché il medico e missionario si era ritrovato da solo, e quindi ha ripiegato sulla spedizione antropologica del Professor Porter.

Il primo incontro fra Re Tarzan e la Regina Jane

Incuriosito, Tarzan si imbatte nella spedizione, nonostante gli ordini di Kerchak, che conosce le storie che circolano sugli uomini bianchi cacciatori di schiavi. Tarzan si innamora di Jane che salva da una feroce tribù vicina, che hanno equivocato il suo atteggiamento nei confronti di uno dei loro bambini.

Il professor Porter vorrebbe studiare proprio gli usi dei Mangani, che secondo alcune leggende vivono vicino ad una miniera di diamanti, il che è vero; però le pietre non le sfruttano perchè considerano sacra la caverna che le contiene.

Proprio questa leggenda interessa a Stanley, il quale approfitta del nascente amore fra Tarzan e Jane per spingere il ragazzo ( che ha imparato l'inglese molto rapidamente) a mostrare loro il villaggio approfittando dell'assenza di Kerchak; Quando questi ritorna vorrebbe imprigionaregli stranieri ma Tarzan lo sfida in una lotta dalal quale esce vittorioso, e permette alla spedizione di tornare al proprio campo.

Finalmente Kala gli mostra il luogo dove l'ha trovato, e Tarzan ritrova gli abiti di suo padre e decide di tornare in Inghilterra con loro; ma Stanley ha in mente ben altro; con la sua ciurmaglia di masnadieri intende reclamare il territorio in nome di Leopoldo II, vendere i Mangani come schiavi e occupare la miniera di diamanti.

Per fortuna Tantor e Terk salvano Tarzan, e alla testa di una mandria di elefanti, i tre, con Jane e il professor Porter, sgominano la banda di Stanley; purtroppo costui spara a Tarzan, e Kerchak deve sacrificarsi per salvare il ragazzo; Tarzan affronta Stanley in una furiosa battaglia a colpi di machete fra le liane di un groviglio, e, non accorgendosi che una gli si è avvolta intorno al collo, finisce pertagliare quelle che lo sostenevano restando impiccato.

Kerchak in punto di morte riconosce Tarzan suo figlio ed erede; Tarzan, ora capo dei Mangani, non può più seguire Jane, che, incoraggiata dal padre, che poi la imita, decide di restare in Africa.

Tarzan, con l'aiuto di Jane e Tantor, unirà le tribù del nostro Congo Belga in una grande confederazione; sbaraglierà i mercanti di schiavi, e addiruttura sconfiggerà un corpo di spedizione farncese interessato all'area; La loro storia sarà narrata dallo scrittore Edgar Rice Burroghs nella sua celebre saga Tarzan il Re dell'Africa.

Tarzan, riconosciuto Re della Valle del Congo, porrà la propria capitale in Kerchak (Kinshasa) e riuscirà a strappare agli Inglesi una condizione simil-Siamese (nessun protettorato, ma amicizia e favori commerciali). La casa di Tarzan regna tuttora sul nostro Congo Belga e su parte del Congo Francese e il suo regno è oggi uno dei piu sviluppati dell'Africa, avendo evitato gli orrori della Force Publique e delle guerre civili post-coloniali.

Il bisnipote di Tarzan I e Jane, Tarzan IV, impedirà un colpo di stato da parte deln generale Mobuto Sese Seko, ma questo avverrà in un altro secolo e in un mondo profondamente mutato.

Tommaso Mazzoni

.

Le follie dell'imperatore in Egitto

di Enrica S.

"Le follie dell'imperatore" è il primo classico Disney del nuovo millennio, essendo uscito negli Stati Uniti il 15 dicembre 2000 e in Italia il 6 aprile 2001. Al botteghino non fu un grande successo, però incassò molte critiche positive e venne candidato all'Oscar alla migliore canzone per "My Funny Friend and Me", eseguita da Sting. Ambientato in Perù in un'epoca imprecisata, io ho voluto dargli un'ambientazione spaziale e temporale completamente diversa.

La morte prematura, a nemmeno cinquant'anni, del Faraone Seti I, avvenuta il 30 maggio del 1279 a.C., proietta sul duplice trono dell'Alto e del Basso Egitto il giovane figlio Ramses II ("Ra lo ha generato"), di soli 24 anni, viziato ed egocentrico, e sostanzialmente impreparato a governare quella che a quest'epoca è la maggior potenza mondiale, il cui dominio si estende dalla Siria fino alla Nubia. Completamente disinteressato alle pressanti questioni del governo, per il suo venticinquesimo compleanno vuole farsi costruire un'immensa città, Pi-Ramses ("Casa di Ramses"), nel delta orientale del Nilo, senza preoccuparsi del fatto che distruggerà decine di villaggi di poveri contadini per realizzare questo suo sogno. A costruire la città saranno ovviamente gli schiavi Ebrei, ridotti in quella condizione da suo nonno Ramses I e da suo padre. Egli convoca al suo cospetto Aronne, il capo degli Ebrei che dovranno edificare la città. Questi si mostra tutt'altro che entusiasta della decisione del Faraone, dato che la sua gente dovrà sgobbare duramente per mesi, ed anche la sua stessa casa verrà distrutta per lasciare spazio alla residenza del Faraone, ma Ramses II non sente ragioni e lo scaccia dalla reggia.

Frattanto Tiya, sorella maggiore di Ramses II e sua perfida consigliera, viene scacciata dalla corte perchè sospettata di volersi arrogare il potere effettivo, dato che suo fratello appare inetto al governo. Ella decide allora di sbarazzarsi del giovane per poter prendere il suo posto, avvelenandolo, ma l'altra sorella Henutmira, che è anche moglie di Ramses (per i Faraoni sposare sorelle o sorellastre era la regola), la convince a modificare i suoi piani. Al giovane Faraone viene fatto bere un potente sonnifero che lo fa cadere in un sonno profondo, quindi viene vestito da schiavo Ebreo e portato via dalla reggia mentre dorme; il mattino successivo, quando viene constatata la scomparsa del sovrano, Tiya ed Henutmira affermano che durante la notte egli è stato assunto in cielo tra gli déi, affermazione subito confermata dai sacerdoti tebani di Amon-Ra, ostili a Ramses perchè aveva deciso di abbandonare la grande Tebe a favore della nuova capitale Pi-Ramses, centro invece del culto di Seth (cui era devoto suo padre Seti, I, come il nome testimonia).

L'imperatore disneyano (a sinistra) e una statua colossale di Ramses II (a destra)

Quando si risveglia, Ramses II si ritrova vestito da schiavo Ebreo sul carro di Aronne, che sta facendo ritorno al suo villaggio con un carico di paglia per fabbricare i mattoni della nuova città. Aronne lo riconosce e lo sbeffeggia, chiedendogli se ha ancora voglia di fare l'arrogante, ora che chissà quale congiura di palazzo lo ha accomunato alla sorte dei disprezzati Ebrei. L'imperatore ordina ad Aronne di riportarlo subito al suo palazzo, ma Aronne ribadisce che lo farà solo se egli accetterà di costruire la sua nuova capitale da un'altra parte, e di alleviare le corvée imposte agli Ebrei. Ramses non ne vuole sapere, e così salta giù dal carro e decide di avventurarsi da solo nelle campagne, ma si imbatte in un branco di leoni. Salvato da Aronne, Ramses accetta le sue condizioni per poter tornare a palazzo. Intanto, nel palazzo imperiale, Tiya celebra la divinizzazione del fratello e si fa proclamare Faraona, come aveva già fatto Hatshepsut più di un secolo prima, ma subito dopo viene casualmente a sapere da Hekanakht, amante della sorella Henutmira e Vicerè della Nubia, che Ramses è ancora vivo, e insieme partono per andarlo a cercare, nonostante Tiya tratti il complice con durezza e non perda occasione per insultarlo. Dopo varie disavventure vissute da Ramses e Aronne, l'incontro con Tiya ed Hekanakht avviene casualmente in una piccola locanda di Zau (la Sais dei Greci, futura capitale dell'Egitto); solo fortunosamente la nuova Faraona e il suo complice non si avvedono della presenza di Ramses. Aronnne, tuttavia, scopre le intenzioni di Tiya ed avverte il Faraone legittimo, ma questi si è convinto che il lungo viaggio che sta facendo sia un trucco dell'Ebreo per ritardare il suo rientro a palazzo, e così si rifiuta di ascoltarlo e se ne va. Proprio mentre sta per raggiungere Tiya ed Hekanakht, certo che essi siano in viaggio per ritrovarlo e riportarlo al suo palazzo, ascolta uno stralcio di conversazione tra i due e così, sconvolto, si rende conto del proprio sbaglio e si riconcilia con il disprezzato Ebreo.

Nel frattempo Tiya, avendo scoperto che Ramses era stato ritrovato da Aronne, si traveste a sua volta da Ebrea e, fingendosi una sua lontana parente in cerca di informazioni, si reca a casa del capo degli Habiru per cercare Ramses. La sorella di Aronne, Myriam, è però molto più furba e le tende una trappola assieme a Eleazaro e Itamar, i figli di Aronne, per far guadagnare del tempo a suo marito e all'imperatore, e permettere loro di arrivare per primi al palazzo reale. Tiya ed Hekanakht riescono però a fuggire, e così comincia un rocambolesco inseguimento. In maniera imprevista, la nuova Faraona e il suo muscoloso aiutante arrivano a palazzo per primi, nonostante siano caduti in un'antica tomba egizia durante il tragitto e siano stati superati da Ramses e Aronne. Tiya incarica Hekanakht di ucciderli, offendendolo per l'ennesima volta, ma a questo punto il suo aiutante e sua sorella Henutmira si ribellano alla Faraona, che li fa imprigionare. Tiya cerca di costringere Ramses a bere un veleno, ma Aronne decide di sacrificarsi per il sovrano, strappa la fiala dalle mani di Tiya e ne beve il contenuto. L'autoproclamata Faraona non ha altri veleni sottomano e sa che in uno scontro corpo a corpo all'arma bianca non la spunterebbe contro Ramses, più giovane e più muscoloso di lei, cosicché chiama le guardie personali del Faraone e le aizza contro il fratello, indicandolo come l'assassino dello scomparso imperatore. A Ramses non resta che fuggire.

A questo punto però arriva a palazzo Mosè, fratello di latte di Ramses, esiliato da Seti I dopo che aveva scoperto di essere un Habiru ed aver ucciso un guardiano egiziano che maltrattava un Ebreo. Rifugiatosi nel paese di Madian, nella penisola del Sinai, Mosè ha sposato Zippora, figlia del Sommo Sacerdote Ietro e, mentre conduceva al pascolo le sue greggi sul Monte Sinai, dentro un roveto ardente gli è apparso YHWH, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il quale lo ha incaricato di andare a liberare gli Ebrei dalla schiavitù in Egitto. Siccome Mosè è balbuziente, a parlare per conto suo sarà Aronne, che è in realtà suo fratello. Mosè è giunto nella residenza di Ramses II proprio per chiedergli di lasciar partire il suo popolo verso la Terra di Canaan, ma lo ha trovato in preda al caos. Avvistosi che Aronne sta morendo a causa del veleno ingerito, gli fa bere un emetico datogli dal suocero Ietro nel caso in cui qualcuno in Egitto lo volesse avvelenare, Aronne vomita il veleno ed è fuori pericolo. Tiya ordina alle sue guardie di arrestare Mosè ed Aronne, ma il primo lancia verso di loro il suo bastone, che si tramuta in un serpente. Anche i sacerdoti tebani di Amon-Ra, istigati da Tiya, riescono a fare la stessa cosa, ma il bastone di Mosè divora i loro, prima di tornare un bastone nelle mani del Profeta Habiru. Terrorizzate, le guardie fuggono. A questo punto i cortigiani, e in particolare la giovanissima e bellissima Nefertari, riconoscono che il presunto assassino di Ramses è Ramses stesso, ed Hekanakht ed Henutmira, liberati dal carcere, svelano il complotto ordito da Tiya ai danni del fratello. Ramses II riprende così possesso del titolo imperiale, e può indossare nuovamente la duplice corona dell'Alto e del Basso Egitto. Quanto a Tiya, è condannata all'esilio a vita.

Le avventure vissute hanno cambiato il Faraone, che smette di essere egocentrico e tirannico, sposa la bellissima Nefertari che si è innamorata di lui e rinuncia a costruire la sua nuova capitale proprio sopra i villaggi degli Habiru. Questi ultimi possono scegliere se restare in Egitto, stavolta come uomini liberi, e lavorare nella costruzione di Pi-Ramses come operai stipendiati, oppure seguire Mosè nella Terra Promessa. La maggior parte degli Habiru sceglie questa seconda opzione; Aronne sarà il primo Sommo Sacerdote di YHWH e, dopo anni di peregrinazioni nel deserto, gli Habiru arriveranno ad insediarsi nel paese loro promesso, dove il guerriero Giosuè sarà governatore della Terra di Canaan per conto di Ramses II. In tal modo il Faraone evita le proverbiali dieci piaghe d'Egitto; il primogenito di Ramses II e di Nefertari, Setherkhepshef ("Seth è con il suo forte braccio"), non muore nella decima piaga (la strage dei primogeniti), e succederà al padre con il nome di Seti II, evitando il declino del Regno Nuovo dopo la morte di Ramses II. Questi avrà il titolo di Ramses il Grande e sarà ricordato come il maggior costruttore di templi e palazzi dell'antico Egitto, ma per sé, dietro consiglio degli Habiru, si farà edificare una modesta abitazione là dove sorgeva il villaggio di Aronne e della sua famiglia prima dell'Esodo. Dopotutto infatti, come è scritto nella Bibbia degli Habiru, « l'orgoglio dell'uomo ne provoca l'umiliazione, mentre l'uomo modesto è coperto di onori » (Proverbi 29, 23). E, grazie a YHWH, dopo tante follie anche Ramses il Grande lo ha imparato.

Enrica S.

.

La principessa e il ranocchio in Russia

di Enrica S.

Il re ranocchio (in tedesco "Der Froschkönig") è una fiaba tradizionale europea, nota soprattutto nella versione dei fratelli Grimm. La versione Disney della fiaba, intitolata "La principessa e il ranocchio" (2009), è ambientata a New Orleans nel 1912, l'epoca d'oro del Jazz, e i personaggi sono tutti di colore; la fiaba dei fratelli Grimm è inoltre citata all'interno del film. Questa ricollocazione spaziale e temporale mi suggerisce l'ardito esperimento di riambientarla a mia volta in tutt'altro paese e in tutt'altro secolo. Ed ecco cosa ne è venuto fuori.

La principessa e il ranocchio nella versione Disney

Siamo a Mosca sotto il regno dello Ivan IV, passato alla storia come "il Terribile" (errata traduzione del russo Groznyj, "minaccioso"), primo sovrano a portare il titolo di Zar (Cesare) di Tutte le Russie. Nei sobborghi della capitale russa abita Virginia, una bambina figlia della sarta Eudora, che confeziona abiti per i ricchi Boiari (la nobiltà feudale russa). Una sera Eudora legge a Virginia e alla sua amica Irina, figlia di uno dei Boiari più in vista della città, la fiaba del principe ranocchio, e Irina dice con entusiasmo che pur di diventare una principessa bacerebbe cento ranocchi, mentre Virginia sembra essere disgustata dall'idea. Virginia condivide il sogno del padre Iakov di aprire una locanda tutta sua, ma purtroppo il padre muore prima che il sogno si sia realizzato. Passano gli anni, la ragazza crede fermamente in questo sogno, e lavora giorno e notte per guadagnare abbastanza denaro con cui acquistare una locanda.

E giungiamo così al 1576. Il principe Ivan Ivanovič, quarto figlio di Ivan IV destinato al trono dopo la morte del fratello maggiore Dmitrij, intende partecipare a un ballo nel palazzo di Irina, accompagnato dal valletto Fedor. Per strada però si imbatte in un individuo che all'apparenza sembra un povero balordo; invece, dopo aver carpito la fiducia del principe, lo invita a bere con lui in una locanda. Ivan si addormenta e quando si risveglia scopre di avere la pelle verde, a causa di una malattia che lo sconosciuto gli ha trasmesso facendogli bere vino contaminato. Tutti lo credono oggetto di una stregoneria e lo cacciano. L'uomo misterioso è in realtà Boris Godunov, uno dei Boiari all'apparenza più fedeli a Ivan IV, che in realtà ha mire sul trono. Egli ha già eliminato l'erede al trono Dmitrij, che tutti credono annegato accidentalmente in un fiume, ed ora vuole eliminare anche Ivan, giacchè il terzo figlio maschio dello Zar, Fedor, è afflitto da turbe mentali, e dunque Boris avrebbe buon gioco ad escluderlo dalla successione e diventare Zar egli stesso. Boris, che ha partecipato recentemente a un'ambasciata presso i Mongoli del Khanato di Kazan, ha scoperto là questa malattia centroasiatica e ha deciso di usarla per togliere di mezzo Ivan. Boris Godunov convince anche il valletto Fedor a spacciarsi per il principe Ivan Ivanovič, approfittando della sua somiglianza con questi, così da vendicarsi dei lunghi anni di umiliazioni da parte del suo padrone. Fedor sotto il nome di Ivan sposerebbe Irina e dividerebbe la fortuna di suo padre a metà con Boris.

Nel palazzo di Irina, intanto, la diciannovenne Virginia sta distribuendo agli invitati dei dolci tradizionali russi quando viene a sapere che la locanda che spera di rilevare sarà invece venduta ad un miglior offerente. Virginia, delusa, inciampa e si sporca con i dolci: allora Irina le fa indossare uno dei suoi abiti. Intanto Ivan, sfuggito a coloro che volevano lapidarlo e avvolto in un mantello scuro, incontra per caso Virginia fuori dal palazzo di Irina. La ragazza, che aveva pregato la Madonna di realizzare il suo sogno, è turbata dall'arrivo dell'uomo nascosto dal mantello, e quando vede una sua mano verde esclama: "Mio Dio, avete il colore di un ranocchio!" Allora Ivan, scambiando Virginia per una principessa e ricordando la favola del principe ranocchio, le chiede di baciarlo e in cambio esaudirà un suo desiderio, dato che la sua famiglia è molto ricca. Virginia si convince e lo bacia, ma così facendo contrae la malattia e in poco tempo anche la sua pelle diventa verde. Furente, Virginia insegue Ivan per punirlo ma entrambi sono costretti a rifugiarsi nelle zone paludose al di là del fiume Moscova per evitare di essere linciati dai superstiziosi moscoviti.

Virginia ed Ivan intraprendono un viaggio attraverso le gelide terre del Nord per arrivare all'isba in cui abita la Baba Jaga, da tutti ritenuta una strega potentissima e quindi in grado di eliminare la maledizione che ha reso verde la loro pelle. In realtà Baba Jaga è una guaritrice esperta di erbe e medicina naturale, che in seguito verrà mitizzata dal folklore russo e trasformata in una figura semidiabolica ("Baba Jaga e il Principe Ivan" è una delle più note fiabe popolari russe). Durante il difficile viaggio, Virginia ed Ivan sono aiutati dal bogatyr (cavaliere errante russo) Il'ja Muromec, pure lui destinato ad essere trasfigurato dalla leggenda. Virginia ed Ivan a poco a poco si innamorano, ma sono inseguiti dai sicari mongoli di Boris Godunov, il quale vuole togliere di mezzo il Principe una volta per tutte. Proprio quando i sicari localizzano ed attaccano Virginia ed Ivan, dal folto della foresta di betulle appare Baba Jaga che aizza contro gli assassini gli animali della foresta, suoi inseparabili amici, mettendoli in precipitosa fuga. Baba Jaga porta Virginia ed Ivan nella sua dimora, e fornisce loro una pozione d'erbe che li curerà dalla malattia di origine mongola, ma per renderla efficace dovranno aggiungere ad essa delle gocce di saliva di Irina che, appartenendo a una famiglia di pura nobiltà moscovita risalente fino alle origini della città nel XII secolo, non ha avuto commistioni con altre popolazioni asiatiche durante le molte invasioni subite da Mosca, e dunque può purificare il loro sangue.

Mentre tornano a Mosca il Principe Ivan Ivanovič, grazie alle parole di Baba Jaga, decide di dichiararsi a Virginia e di rivelarsi come l'erede al trono: si farà baciare da Irina così da scambiare saliva con lei, ma poi abbandonerà la corte dei Rjurik, insanguinata da intrighi e lotte di poteri, rinuncerà alla sua vita di lusso e privilegi e vivrà a fianco dell'amata Virginia. Prima che possa farlo però viene rapito dai sicari e portato da Boris Godunov, che lo fa chiudere in carcere mentre Fedor sta per sposarsi con Irina. Virginia vede Fedor travestito da Ivan e crede che sia davvero lui, lo pensa mentitore e infedele, e scappa via. Tuttavia Il'ja Muromec, sicuro che ciò che ha visto non può essere vero (conosce lo Zarevic Ivan e sa che non commetterebbe mai tradimento nei confronti di chicchessia), trova il vero Ivan e lo libera, ricevendo da lui la pozione guaritrice. Il'ja Muromec riesce ad interrompere le nozze, ma è costretto alla fuga, inseguito dai sicari mongoli, raggiunge Virginia affidandole la pozione di Baba Jaga e intimandole di scappare, mentre lui affronta le ombre. Inizialmente le batte, ma viene poi assalito e ucciso da Boris Godunov.

Virginia, inseguita dai mongoli, viene a sua volta fermata da Boris Godunov, che le fa bere un antidoto il quale le fa riprendere il colore naturale della pelle e le offre di comprarle la locanda da lei tanto desiderata, se butterà via la pozione di Baba Jaga senza farla bere ad Ivan. Virginia però non ci casca, scappa, riesce a ricongiungersi con Ivan che, baciata Irina, beve la pozione e torna normale. A questo punto Boris Godunov viene assalito e ucciso dai mongoli, i quali hanno capito che l'ambizioso Boiaro non diventerà mai Zar e non farà di Mosca un satellite di Kazan. Scoperto l'inganno, Fedor viene arrestato e Ivan chiede a Virginia di sposarlo. Il padre di Irina e gli altri Boiari si oppongono, perchè lo Zarevic di Tutte le Russie non può sposare la figlia di una sarta. A questo punto, però, ecco il colpo di scena: Eudora rivela a tutti che Virginia non è sua figlia, ma che è stata affidata da bambina a lei e a suo marito Iakov per porla al riparo dagli intrighi della corte svedese. Si tratta in realtà di Virginia Eriksdotter, figlia illegittima del Re di Svezia Erik XIV Vasa e della sua favorita Agda Persdotter (anche nella HL si pensò per un certo tempo di darla in sposa ad Ivan Ivanovič). Il Re suo padre la aveva affidata a sua sorella Cecilia Vasa, ma questa era stata costretta a lasciare la Svezia, portando on sé la bambina, si era rifugiata a Mosca e, prima di morire, aveva affidato la principessina a Eudora e Iakov, raccomandando loro di celare a tutti il suo sangue blu. A questo punto Virginia, che è una principessa vera, può sposare Ivan Ivanovič; il matrimonio è celebrato dal Metropolita di Mosca Antonio.

Lo Zar di Tutte le Russie Ivan V il Saggio

In virtù di questo matrimonio, Ivan non sposa Elena Šeremeteva; il 16 novembre 1581 lo Zar Ivan IV non giudica sua nuora Virginia vestita in maniera non conveniente, non la percuote e questa non perde il bambino; non scoppia alcuna lite furiosa fra lo Zar e lo Zarevic, anche perchè Virginia ha agito in modo che padre e figlio andassero d'amore e d'accordo. Ivan IV non colpisce alla testa il figlio con lo scettro, Ivan non muore a soli 27 anni e, quando il padre muore il 18 marzo 1584 gli succede con il nome di Ivan V il Saggio. La dinastia dei Rjurik prosegue, niente regno di Boris Godunov, niente rivolta del Falso Dmitrij, niente Periodo dei Torbidi, niente ascesa dei Romanov. La storia russa cambia totalmente rotta, e questo grazie ad un principe diventato temporaneamente verde come un ranocchio.

 Enrica S.

.

Rapunzel in Austria

di Tommaso Mazzoni

Le divise dei soldati in questo film mi ricordano un po' quelle asburgiche, perciò ecco la mia idea: nel 1790 appena dopo la morte dell'Imperatore Giuseppe II la famiglia Imperiale Asburgica ebbe la consolazione della nascita di una bella bambina, Ludovica, primogenita di Francesco d'Asburgo; madre e figlia erano state salvate dalla morte dall'intervento di una misteriosa ricercatrice, la dottoressa Gothel, che tuttavia pretese un prezzo troppo alto per i suoi servigi (addirittura la cancelleria imperiale); esattamente sei mesi dopo, durante la cerimonia del battesimo della bambina dai capelli insolitamente color dell'oro zecchino, risultato del trattamento che l'aveva salvata, una duplice tragedia si abbatté sugli Asburgo; la bimba fu rapita e un incendio divampò nella cappella, uccidendo quasi tutti gli Asburgo ; si salvarono solo l'Imperatore Leopoldo II, Francesco, la moglie, Maria Antonietta, che con la situazione in Francia non era potuta venire, Maria Carolina (incinta e rimasta a Napoli) e alcune cugine; anche le case regnanti di Toscana e i futuri Asburgo-Este erano estinti; Questa terribile tragedia metteva in grave crisi gli Asburgo; vista la situazione si negoziò rapidamente la seguente divisione: all'ascensione di Francesco il Granducato di Toscana sarebbe andato al secondogenito maschio sopravvissuto di Maria Carolina, con divieto di unione personale con Napoli, Sicilia, Spagna e Francia (quindi a Leopoldo) mentre , alla morte del titolare, insieme a Massa, su cui Ercole III avrebbe regnato da vedovo fino alla morte.

Francesco e la moglie, che non morì, ebbero una sola altra figlia cui diedero nome Maria Luisa; ma per Francesco, dal 1792 Imperatore Francesco II, ritrovare Ludovica divenne un'ossessione; Non poteva immaginare che la perfida Gothel avesse portato la bambina proprio nel Tirolo, in una stretta vallata, dove aveva in segreto fatto erigere un alta torre. Li, lei crebbe la piccola che battezzò Rapunzel (in italiano Raperonzolo); voleva fare della bambina il suo burattino, e rivelarla solo alla morte dell'Imperatore suo padre, così da divenire il potere dietro al trono; nel frattempo continuava i suoi studi sulle sostanze guaritrici che aveva scoperto.

Ma nel frattempo la storia andava avanti veloce; la guerra infuriava, Luigi XVI e Maria Antonietta morivano ghigliottinati; un nuovo astro sorse nei cieli d'europa, quello di Napoleone Bonaparte. Nel 1806 Napoleone aveva imposto il matrimonio fra se e Maria Luisa, Erede dell'Impero Asburgico; fra le clausole c'era il Tirolo come dote, annesso poi al Regno d'Italia.

Fu così che il Figliastro di Napoleone, Eugene de Beauharnais, Viceré del regno Italico, in visita in Tirolo, si imbatté casualmente nella valle nascosta, e arrivato davanti alla torre la scalò; qui, fu accolto da Rapunzel come un bandito ( cosi Gothel le aveva descritto i francesi, ed Eugenio era in uniforme) e preso solennemente a padellate in testa, e poi catturato.

Ludovica d'Asburgo, aka Rapunzel

Gothel non poteva permettere a Napoleone di intralciare i suoi piani, e quindi progettò di usare Eugenio come esca; ma, per sua sfortuna l'affascinante francese convinse Rapunzel ad aiutarlo a scappare in cambio dell'impunità e della possibilità di vedere il mondo, soprattutto, la Festa delle Lanterne; ogni anno, nel giorno del suo compleanno, in ogni parrocchia dell'Impero, lanterne ex voto erano lasciate volare appese a piccole mongolfiere, nella speranza che il buon Dio, un giorno esaudisse la preghiera e facesse tornare la principessa perduta.

A questo punto Gothel informa Napoleone che la sua successione al trono Austriaco è in pericolo, e questi manda uno spietato giovane ufficiale napoletano, Paolo Avitabile, a eliminare la concorrenza; ma quello che non sa è che il servizio segreto Austriaco ha individuato in lei la responsabile del rapimento, e quindi ha mandato Adam Albert von Neipperg, sotto lo pseudonimo di Maximillian a salvare la principessa.

Ma Eugenio si è ormai innamorato di Rapunzel, pur ignorandone la vera identità, e quindi la protegge da Avitabile, e siccome è ferito, Rapunzel chiede a Gothel di salvarlo, cosa che la perfida botanica fa, ma in cambio vuole la collaborazione di Rapunzel al suo progetto; ma Eugenio riesce a sventare i piani di Gothel, che vuole assassinare Napoleone, Maria Luisa e i Reali Austriaci; Gothel muore precipitando da una torre del palazzo reale a Milano; Qui, Eugenio, con l'aiuto di Maximillian, prende prigioniero Napoleone, e restituisce Ludovica/Rapunzel alla sua famiglia; Eugenio sposa Ludovica, e con gran scorno di Napoleone, è eletto Re dei Romani.

Napoleone allora, scappato da Milano, attacca gli Austro-Italiani. Eugenio è riuscito a guadagnarsi le simpatie dei liberali italiani e sobilla il regno italico contro i Francesi; A Magenta, il Corso viene sorprendentemente sconfitto dall'ex figliastro, al comando di truppe Austro-Italiche, grazie al tradimento dei coscritti italiani. Poche settimane dopo, a Tolentino, è Murat ad essere sconfitto ed Eugenio si fa incoronare a Roma Re delle Italie. Il Trattato di Aquisgrana riconosce la situazione.

Dopo la guerra Eugenio media una nuova alleanza fra Impero Francese, Regno delle Italie e Sacro Romano Impero/Impero d'Austria.

L'Alleanza Franco-Italo-Tedesca, con l'appoggio della Svezia, attaccano la Russia e la Spagna; la Polonia è conquistata dall'Austria ed elevata a Regno uniato; la Svezia si riprende la Finlandia, la Prussia annette l'Hannover e la Danimarca e la Francia conquista definitivamente la Spagna. Nel 1821, alla morte di Napoleone, il senato elegge Eugenio imperatore dei Francesi, visto che il principe Napoleone è troppo gracile di salute e giovane di età; invece Eugenio evita la morte nel 1824 grazie alle arti mediche che la moglie ha appreso da Gothel. Nel 1835 alla morte di Francesco II Eugenio I gli succede come Sacro romano Imperatore con Rapunzel / Ludovica al suo fianco.

Eugenio concederà una costituzione a tutti i suoi regni, e nel 1848 sconfiggerà la Prussia, dividendo i domini degli Hohenzollern fra le varie branche e potenziando Sassonia e Baviera. Lui e Ludovica/Rapunzel saranno amatissimi da tutti i popoli dell'impero, avranno molti figli e uno dei loro nipoti sposerà una giovane Regina, mentre un tris-nipote, addirittura, sposerà un'imperatrice.

Stretta la foglia, larga la via,
dite la vostra che ho detto la mia.

Tommaso Mazzoni

.

Bhrihskwobhloukstroy non può esimersi dal commentare:

BeccateVi adesso quest'altra interpretazione politica. I genitori di Rapunzel sono i Franchi; l'orto della Strega è la Gallia, la Strega è la Sovranità della Francia, Rapunzel è la Dinastia Capetingia, la Torre è la Legge Salica, la Chioma sono i Dominî della Corona (che si accrescono costantemente), il Principe è Massimiliano I e poi i suoi Discendenti, il Taglio della Chioma è la Rivoluzione Francese, la Cecità è la Restaurazione, il Pianto sono le due Guerre Mondiali.

.

Frozen in Irlanda

di Paolo Maltagliati

"La regina delle nevi" (in danese "Sneedronningen", scritta da Hans Christian Andersen nel 1844) è una fiaba di cui si può cogliere con maggiore evidenza l'antichissima (preistorica) origine. E non solo perché i collegamenti con il terrore del ritorno del ghiaccio sono abbastanza palesi, ma perché, perlomeno la Sneedronningen anderseniana, inizia... Da un troll. Invece in "Frozen - Il regno di ghiaccio" della Disney i troll ci sono, ma sono dei buoni abitatori della foresta che aiutano Kristoff nella sua missione di salvare Anna. E in questo sito si sa che tra Troll e Neanderthal c'è una certa affinità elettiva...

Storicizzarla pertanto non è, paradossalmente, semplicissimo, anche se d'acchito verrebbe in mente di ambientarla in un paese scandinavo.

Ho però preferito collocare la vicenda in Irlanda, nella seconda metà del dodicesimo secolo, al tempo della conquista anglo-normanna dell'isola. La protagonista è Aoife Ni Diarmait, meglio nota come Eva di Leinster o con il suo nome di battaglia: Aoife Rua, ossia 'Eva la rossa'.

La nostra eroina è figlia di Diarmait Mac Murchada, re di Leinster, spossessato del suo trono dall'alto re d'Irlanda Rory O'Connor (Ruaidri Ua Conchobair). Egli chiese l'aiuto di Enrico II di Inghilterra per riavere il suo trono, ma trovò invece il supporto di Richard 'Strongbow' di Clari, conte di Pembroke. Diarmait, in cambio del suo ausilio, gli concesse la mano di sua figlia. In HL ciò condusse alla lunga (Enrico II non si fidava di Riccardo di Clari) all'occupazione della parte dell'isola e la rivendicazione di sovranità sulla stessa da parte dei re inglesi...

Ma mettiamo che le cose vadano in modo diverso. Una volta presi accordi con il Pembroke, la nave che riporta in Irlanda Diarmait viene colta da una tempesta e affonda. Per colmo di sfortuna, Domhnall Mach Murchada, suo figlio maschio, muore in un incidente di caccia, lasciando come potenziali eredi solo Aoife e sua sorella Enna.

Le principesse irlandesi Enna ed Aoife

Riccardo di Clari, però non ha nessuna intenzione di mandare a monte l'operazione. Ottenere un regno fuori dall'influenza plantageneta è una prospettiva allettante. Ma le Brehon Laws gaeliche sono precise: per sposarsi, Riccardo deve ottenere il consenso della futura moglie, che ancora non ha incontrato e che ignora il guaio in cui si sta per cacciare. Dal canto suo, la bella, forte e volitiva Aoife cerca disperatamente un modo per non perdere il Leinster, e riesce a organizzare un incontro con Ruaidri Ua Conchobair a Port Lairge per negoziare un accordo. Il re del Connacht e alto sovrano d'Irlanda rimane colpito dal carisma della giovane principessa e le concede il permesso di farsi incoronare regina con il consenso dei clan. Alla cerimonia di incoronazione, però, arriva un ospite illustre... Riccardo di Clari. Si presenta come un signore galante, cortese, educato. Aoife, però non gli bada, anzi: conscia della sua posizione precaria, commette l'errore di essere troppo sospettosa di chiunque cerchi di guadagnarsi le sue grazie. Non così sua sorella Enna, che rimane ammaliata dal prode cavaliere giunto dalla lontana Inghilterra, tanto da acconsentire a sposarlo. Non tutto è andato esattamente secondo i piani di Riccardo, ma, in fondo, basta trovare una scusa per liquidare Aoife per ottenere quanto desiderato...

E la scusa è a portata di mano: l'inverno si rivela, dopo tanti anni in cui è stato mite e clemente, stranamente freddo e nevoso. Sono le prime, timide avvisaglie della piccola era glaciale, che imperverserà dal XIII al XIX secolo in Europa.
Riccardo accusa Aoife di essere una strega, dedita a culti pagani e di venerare la famosa (o famigerata) Morrigan: questo avrebbe provocato l'ira di Dio attraverso le gelate nei campi. L'unico modo per placare la giusta vendetta del Signore sarebbe stato l'esilio di Aoife.

Nonostante il parere contrario di Lorcan Ua Tuathail, vescovo di Dublino, Richard convince i clan del Leinster a incoronarlo re. Aoife, sentitasi umiliata da queste infamanti accuse fugge via, ritirandosi in un posto lontano e isolato. Richard a questo punto organizza una vera e propria invasione in grande stile, mettendo in difficoltà lo stesso alto re Ruaidri. L'Irlanda rischia di passare dalla padella alla brace, dato che re Enrico II, a questo punto, inizia anch'egli a interessarsi al dominio sull'isola. Enna si rende conto dell'errore compiuto e, nel freddo inverno, si mette, senza molti indizi, alla ricerca della sorella per chiederle disperatamente di tornare. Sulla sua strada incontra, per puro caso, il diseredato signore gaelico-norreno di Dublino, Ascall Mac Ragnaill, alla frenetica ricerca di sostenitori per scacciare gli inglesi dalle sue terre. Nel frattempo, ai clan dell'Irlanda orientale diviene chiaro come la missione 'umanitaria' di Riccardo sia una occupazione militare. Molti iniziano a invocare sottovoce il ritorno della 'Morrigan del ghiaccio' e cercano ansiosamente corvi nel cielo.

Ascall e Enna trovano Aoife a Lis Moir, dove pensa di fondare un monastero secondo la regola di san Bernardo e trascorrere come monaca i restanti anni della sua vita. In seguito la leggenda affermerà che nella loro ricerca i due furono aiutati da dei 'troll', esseri umanoidi possenti e abitatori dei boschi più oscuri.

Dopo molta reticenza, finalmente Aoife accetta. Si reca dunque personalmente nelle principali dimore dei clan dell'Irlanda orientale e, giocando un po' sulla sua leggenda semipagana, ottiene il loro appoggio. Addirittura, si pone lei stessa a comando dell'armata.

Aoifa diviene a questo punto rua... Ma non per il colore dei capelli, ma per il sangue dei nemici che macchia il suo abito bianco. Al suo fianco accorre anche Ruaidri dal Connacht. Alle porte di Dublino, gli anglo-normanni vengono pesantemente sconfitti ed il conte di Pembroke è costretto a scapparsene dall'isola a gambe levate. Non è però finita qui. Poco dopo, lo stesso re di Inghilterra giunge a Dublino per incontrare Aoife Rua. Inizialmente intenzionato a sottomettere l'isola, il Plantageneto cambia idea una volta convinto che lo sforzo per sottometterla sarebbe stato troppo gravoso per le casse del suo regno (oltre a togliere uomini e mezzi da altri scacchieri bellici). Si accontenta così di un trattato di amicizia e alleanza.

Enna, con l'appoggio del vescovo di Dublino, verrà sciolta dagli obblighi matrimoniali con Richard di Clari e sposerà l'onesto e coraggioso Ascall. Aoife viene acclamata a furor di popolo alta regina d'Irlanda. Sposerà Cathal Crobhdearg Ua Conchobair, fratello minore di Ruaidri e dalla loro unione nascerà Brian Ua Conchobair, che riuscirà a rendere ereditario il titolo di alto re d'Irlanda e progressivamente farà dell'isola un vero e proprio regno unitario.

Ovviamente vi saranno altri tentativi di invasione da parte dei vicini inglesi, ma verranno tutti rintuzzati, con maggiori o minori difficoltà. Lascio alla vostra immaginazione il nome del marito dell'alta regina d'Irlanda Aoife II, all'inizio del XVI secolo...

Paolo Maltagliati

.

Subito Bhrihskwobhloukstroy replica:

Ti invio i complimenti più entusiastici di tutto cuore, sia per la prospettiva preistorica sia per l'ambientazione celtica! E non resisto alla tentazione di cogliere l'invito... Carlo IV di Borbone-Vendôme.

.

Invece Tommaso suggerisce:

Faccio anch'io un nome: Massimiliano Sforza. In HL Ludovico il Moro cercò di fidanzarlo con Maria Tudor, magari qui gli riesce il colpo gobbo, e lo fidanza con l'unica erede d'Irlanda.

.

Merida in Germania

di Enrica S.

Vorrei concludere questa rassegna di lungometraggi Disney storicizzati con "Ribelle - The Brave", uscito nel 2012 e vincitore del premio Oscar 2013 come miglior film d'animazione. A differenza di tutti gli altri esso non è stato realizzato dai Disney Animation Studios, ma dalla Pixar, costola della Walt Disney Pictures specializzata in CGI (animazione digitale); tuttavia, dato che la sua fiera protagonista Merida di DunBroch è stata proclamata undicesima Principessa Disney, prima proveniente dalla Pixar e prima a non avere un principe azzurro accanto a sé, mi sembra giusto includerla in questa pagina. Il film è ambientato nella Scozia del V secolo, anche se con alcune inesattezze storiche (all'inizio del film Re Fergus, deridendo la moglie e la figlia, parla di un immaginario "folletto delle patate", ma le patate arrivarono dall'America solo dopo il 1492); tuttavia, dato che in questa pagina la Germania è rimasta fuori dai giochi, nonostante l'origine tedesca di molte favole come quella di Biancaneve, vorrei ricostruire la trama del film proprio lì, e precisamente nella Germania della prima metà del XX secolo.

Berlino, 1928. Il giorno del suo sesto compleanno, durante un picnic nei boschi, la piccola Melanie Steindorff riceve in dono dal padre Felix, ricco commerciante ebreo, un arco da competizione sportiva, anche se la madre Eleonor non è d'accordo. Inoltratasi nella foresta per recuperare la freccia da lei precedentemente scoccata tra gli alberi, Melanie viene assalita da un fanatico militante antisemita in uniforme paramilitare; le sue urla richiamano il padre che lo affronta per dare il tempo a Melanie ed Eleonor di fuggire. Nello scontro, Felix ha la meglio e mette in fuga il fanatico antisemita, ma resta ferito alla gamba che gli verrà amputata.

La ribelle ed eroica Melanie Steindorff

Dieci anni dopo Melanie è una ragazza coraggiosa, ribelle e sognatrice dai lunghi capelli ricci e rossi, ed è diventata sorella di tre pestiferi gemelli, Helmut, Heinrich e Hamish. È inoltre diventata un'arciera infallibile e porta sempre con sé l'arco regalatole dal padre quando era bambina, grazie al quale ha vinto a più riprese i campionati giovanili studenteschi. Una sera Melanie viene informata dalla madre che il padre Felix ha invitato a casa loro tre amici, esponenti di famiglie dell'alta borghesia ebraica berlinese, per scegliere tra i loro figli un marito per Melanie. La ragazza è furente, non accettando che qualcun altro pianifica al suo posto la sua vita, ma sua madre non la ascolta e insiste che è suo dovere accettare la tradizione, che vuole per la comunità ebraica dei matrimoni endogamici combinati dai genitori. La sera del 9 novembre 1938, all'arrivo dei tre amici e dei loro rampolli, Melanie ha un'idea: afferma che sposerà solo colui che riuscirà a batterla nel tiro con l'arco; se vincerà lei, per il momento resterà single e poi sceglierà lei chi sposare. Naturalmente Melanie centra tutti i bersagli, umiliando i pretendenti e offendendo gli amici del padre e la sua stessa madre. Durante il litigio che ne segue, Melanie taglia l'abito da sposa che la madre (abile sarta) le stava confezionando, ed Eleonor, furibonda, getta l'arco di Melanie nel fuoco.

Offesa, Melanie scappa di casa e si inoltra tra i quartieri popolari berlinesi, finché non la nota una vecchia artigiana che le chiede perchè è così sconvolta. La fanciulla, desiderosa di sfogarsi con qualcuno, le racconta tutto, e la donna, sfoderando un sorriso cattivo, le suggerisce di tornare a casa e di lasciar fare a lei: per opera sua, la sua vita cambierà radicalmente. Melanie ingenuamente ci crede e si allontana speranzosa, dimenticando però di chiederle in che modo la sua vita cambierà. Tuttavia, invece di tornare a casa, la ragazza si fa ospitare per la notte da una cara amica di religione cattolica che non ha pregiudizi verso gli Ebrei. Purtroppo la notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 è la famigerata "Notte dei Cristalli" ("Kristallnacht" o "Novemberpogrom"), in cui il Partito Nazista dietro istigazione di Joseph Goebbels scatena un violento pogrom contro civili innocenti colpevoli solo di essere Ebrei, dando alle fiamme più di mille sinagoghe e distruggendo i cristalli dei negozi gestiti da Ebrei. Gli sgherri delle SS fanno irruzione anche in casa di Melanie; gli uomini sono tutti nei locali a bere birra, cosicchè in casa restano solo le donne, che vengono duramente maltrattate e terrorizzate. Tuttavia, dopo aver frugato in casa, le SS trovano un arazzo realizzato da Eleonor che rappresenta un orso bruno, simbolo della città di Berlino. Le SS però accusano Eleonor di simpatie comuniste (l'orso è uno dei classici simboli della Russia), la arrestano e la deportano nel campo di concentramento di Sachsenhausen , circa 30 km a nord di Berlino. In realtà ad indirizzare le SS è stata la vecchia con cui Melanie ha avuto la cattiva idea di confidarsi: si tratta in realtà di una nazista della prima ora, che intendeva "cambiare il destino di Melanie" eliminando sua madre, descritta come il principale ostacolo tra la ragazza e un matrimonio d'amore. Melanie le aveva parlato anche dell'arazzo con l'orso, e così la vecchia nazista ha pensato di usare quello come scusa per far internare Eleonor.

Quando la mattina Melanie scopre che cosa è accaduto, corre a casa e apprende dell'internamento della madre in un lager da cui ben pochi escono vivi. Disperata, fugge di nuovo di casa per non rivelare al padre Felix che la colpa di quanto è accaduto è tutta sua, e torna dalla sua amica cattolica che, vedendola in quello stato, la porta da Clemens August von Galen, detto "il Leone di Münster", Vescovo cattolico di questa città che si trova a Berlino per protestare contro le politiche anticattoliche del regime; egli è infatti uno dei più tenaci oppositori di Adolf Hitler e del razzismo nazista. Il Vescovo consola Melanie, le spiega che lei non poteva immaginare le conseguenze delle proprie improvvide confidenze, e le annuncia che per ritrovare sua madre sana e salva dovrà « ricucire lo strappo che l'orgoglio ha causato ».

Il vescovo Clemens August von Galen, detto "il Leone di Münster", oggi Beato

Melanie, rincuorata, riesce a raggiungere il campo di concentramento di Sachsenhausen, ad infiltrarsi in esso travestita da kapò nazista e a parlare con sua madre attraverso una grata. Sebbene provata dalla prigionia, Eleonor ascolta il racconto della figlia, la perdona per il guaio che ha inconsapevolmente combinato, approva il fatto che sia andata a parlare con Monsignor Von Galen, che ha sempre difeso gli Ebrei, e le rivela che il militante antisemita che la ha aggredita quando era piccola, provocando la perdita della gamba di suo padre, era Adolf Hitler in persona, già leader indiscusso dell'NSDAP e dell'estrema destra tedesca nella morente Repubblica di Weimar. Suggerisce inoltre alla figlia che lo strappo di cui il Vescovo ha parlato sia lo strappo nel suo abito da sposa. Lasciato il lager, Melanie torna allora a casa sua e vi penetra di nascosto, per non dover dire la verità al padre, cercando di riparare lo strappo nell'abito da sposa, nell'ingenua convinzione che ciò basterà a rimettere "magicamente" a posto quanto è accaduto. Sopraggiunge però suo padre Felix, che si fa raccontare dalla figlia la verità; lui non la perdona affatto, ed anzi, furibondo, ordina di chiuderla nella sua stanza finché non avrà pensato come punirla adeguatamente. Grazie ai tre fratellini tuttavia Melanie fugge e si mescola a una grande folla di sportivi tedeschi che, come la ragazza scopre, sono riuniti per acclamare il Führer in persona. A questo punto la fanciulla dai capelli rossi comprende che lo strappo da sanare di cui parlava Von Galen non era quello dell'abito da sposa, ma quello dell'aggressione subita da bambina, che aveva reso lei ribelle e sua madre dura e inflessibile. Impossessatasi con l'astuzia di un arco da competizione, lo tende mormorando: "Dio dei miei Padri, guida la mia mano!" Nonostante Hitler disti da lei più di cinquanta metri, lo trafigge al cuore con la sua freccia e il Führer muore all'istante. L'aggressione subita da bambina è così vendicata.

Subito si scatena il caos con le SS che sparano all'impazzata, credendo di vedere dovunque l'assassino del loro leader, e la Germania piomba nell'anarchia, con una guerra di tutti contro tutti perchè ogni gerarca nazista aspira a diventare Reichskanzler e nuovo Führer. L'Austria e la Boemia-Moravia ne approfittano per tornare indipendenti, mentre l'opportunista Mussolini dichiara che « non può conquistare l'Europa una nazione che non è in grado di regolare neppure i conti al suo interno », e si riavvicina a Francia e Regno Unito. Il rischio di una Seconda Guerra Mondiale è così disinnescato. Intanto, sfidando la guerra civile che infuria in Germania, la coraggiosa Melanie ritorna nel campo di concentramento di Sachsenhausen dove le truppe partigiane antinaziste cattoliche e protestanti guidate da Von Galen hanno sconfitto le SS e liberato i prigionieri. Melanie ritrova sua madre, la abbraccia e le dice che le è grata per tutte le volte che le è stata accanto, dichiarando davanti a tutti di volerle bene. Anche questo "strappo" causato dall'orgoglio è stato così ricucito. Il padre Felix apprende che è stata la sua figlia ribelle ad assassinare Adolf Hitler, e a sua volta riabbraccia Eleonor e Melanie; padre e madre confermano che, in barba alle tradizioni, la figlia potrà sposare chi vuole lei. La Germania è in pieno caos e i nazisti sono ancora molto forti, ma adesso gli Ebrei di Germania vivono la speranza in un domani senza Shoah e senza più discriminazioni. Pare che Melanie abbia confidato ai suoi genitori:

« Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: "Mamma, che cos'era la guerra?" »

Speriamo che il suo sogno diventi realtà.

Enrica S.

.

Disclaimer: questo è solo un divertissement pensato per strapparvi un sorriso, e non intende violare alcun copyright. I diritti delle opere qui citate sono detenuti dalla Walt Disney Company.

Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


Torna indietro