di Blade87
POD: Ecco un'ucronia che mi è venuta in mente guardando il film "ALEXANDER": Efestione, amico e amante di Alessandro Magno, sopravvive alla malattia che l'ha colpito (nella nostra Timeline invece muore) e incoraggia Alessandro nel continuare a perseguire il suo sogno di conquista e unione del mondo. Grazie a lui Alessandro non sprofonda nella follia e nella violenza, si accorge del complotto dei suoi generali contro di lui e lo sventa (nella nostra Timeline invece viene avvelenato e muore). In tal modo ALESSANDRO MAGNO SOPRAVVIVE e...
...una volta tornato a Babilonia dalla spedizione in India,
Alessandro pianifica nuove conquiste, stavolta ad Occidente: nel giro di soli 10 anni conquista l'Arabia, l'Africa Settentrionale e poi l'intera Europa, sottomettendone tutte le popolazioni, Romani compresi. Quindi si dedica all'organizzazione e all'amministrazione del suo immenso impero, dividendolo in province con a capo i suoi fedelissimi e facendo di Babilonia la capitale dell'impero e il centro del mondo. Poi nomina come suo successore il figlio avuto dalla moglie Roxane, e accorgendosi di stare ormai invecchiando decide di imbarcarsi in un'ultima impresa, la più pazzesca: varcare le Colonne d'Ercole ed esplorare l'Atlantico: così in poco tempo allestisce una flotta composta da 6 grandi navi e parte; dopo mesi di navigazione, quando sembra che la spedizione sia ormai destinata al fallimento e gli equipaggi minacciano di ribellarsi, finalmente viene avvistata la terraferma; Alessandro sbarca così in quella che per noi è la Florida, fondandovi la prima Alessandria del continente americano. Il re chiama quella nuova terra Atlantide,
poiché è convinto di essere approdato proprio nel famoso continente perduto descritto da Platone. Ben presto Alessandro viene in contatto con le tribù indigene, che vengono studiate a fondo dai medici, linguisti e filosofi che accompagnano la spedizione del re. Alessandro sottomette molte di quelle primitive popolazioni e fonda numerose altre città, mentre sempre più eurasiatici raggiungono Atlantide per colonizzarla. Dopo 12 anni passati in Atlantide Alessandro fa ritorno a Babilonia, dove trascorre il resto della sua vita amministrando il suo colossale dominio, un impero in cui Oriente e Occidente sono uniti, e in cui le persone, le idee e le culture possono mischiarsi e circolare liberamente. Alla fine, nel 270
a.C., Alessandro muore alla veneranda età di 80 anni, lasciando ai suoi successori il compito di realizzare il suo sogno più grande: sottomettere il mondo intero e unire tutte le culture in modo che le genti possano vivere per sempre in pace e armonia.
E così avviene: suo figlio Alessandro IV di Macedonia infatti segue le sue orme e con una grande spedizione si dirige verso l'Estremo Oriente, completando la conquista dell'India e sottomettendo la Cina e il Giappone. Poi, animato dallo stesso spirito d'avventura del padre, si lancia nell' Oceano Pacifico con una flotta di 15 navi, esplorandone le isole e giungendo fino in Australia, dove fonda un'altra Alessandria. Alessandro IV organizza in province i nuovi territori conquistati e torna a Babilonia, dove però muore prematuramente per una caduta da cavallo. Fortunatamente ha già un figlio, Eracle di Macedonia, che nonostante abbia solo vent'anni è coraggioso e avido di gloria. Eracle, una volta divenuto re, si imbarca nuovamente per Atlantide, dove si spinge sempre più all'interno del continente entrando in contatto con i cosiddetti "pellerossa" e sottomettendo la maggior parte delle loro tribù. Tuttavia Eracle si comporta allo stesso modo dei suoi predecessori e rispetta la cultura degli sconfitti, tentando di integrarla con quella eurasiatica. Successivamente si spinge a nord, nella regione dei Grandi Laghi, dove però viene ucciso in un agguato da parte di una tribù ostile. Gli succede il fratello minore, Filippo III di Macedonia, il quale estende i confini dell'Impero fin oltre il Mar Nero e il Mar Caspio, giungendo fino alle fredde steppe del nord. Ora l'Impero Alessandrino si estende dall' Atlantide Orientale alla Nuova Persia (l'Australia, chiamata così per il suo vasto deserto simile a quello persiano); la capitale Babilonia è ormai diventata la città più grande e bella del mondo, traboccante di maestose opere d'arte e meta ambita dei visitatori di ogni parte dell'Eurasia. E' anche il più importante centro culturale,
poiché vi è stata costruita la più grande biblioteca del mondo, superiore perfino a quella d'Alessandria d'Egitto. Il simbolo dell'Impero è l'aquila dorata ad ali spiegate (che si dice accompagnasse sempre Alessandro Magno nelle sue battaglie più gloriose). La religione ufficiale dell'Impero è quella del Pantheon Olimpico, ma anche gli altri culti sono rispettati. La lingua più parlata è il greco, che viene insegnato in tutte le scuole.
Alla morte di Filippo III (siamo ormai nel 163
a.C.) sale al trono il figlio trentenne Achille di Macedonia; Achille ha un'immensa ammirazione per il suo antenato Alessandro Magno, e sogna di compiere gesta analoghe alle sue. Tuttavia trascorre i primi anni di regno amministrando le innumerevoli province dell'Impero; in questo periodo introduce il Calendario Alessandrino: da ora in poi in tutto l'Impero e nel resto del mondo gli anni si conteranno a partire dalla nascita di Alessandro Magno. Achille istituisce anche la Festa dell'Amicizia (l'amicizia era infatti molto importante per Alessandro Magno), che si svolgerà ogni anno il 1 dicembre e nella quale ognuno farà regali ai propri amici più cari. Una volta sistemate le beghe politiche Achille può finalmente dedicarsi ai suoi sogni di conquista: prepara un immenso esercito di oltre 500.000 uomini provenienti da tutto l'Impero e alla testa di esso si dirige nel cuore dell'Africa con lo scopo di conquistarla interamente. La campagna d'Africa si dimostra però più difficile del previsto: i regni locali sono fieri e bellicosi, e non si sottomettono tanto facilmente. Achille e le sue truppe tuttavia continuano ad avanzare, combattendo attraverso giungle, savane e paludi. Alla fine giungono alle sorgenti del Nilo, dove Achille fonda un'altra Alessandria. Ora ha il controllo dell'intera Africa Centrale, ma non è un controllo facile: infatti le varie popolazioni indigene si ribellano continuamente, soprattutto nella regione del Congo, e il re deve faticare non poco per reprimere le rivolte. Alla fine, dopo quasi 30 anni passati in Africa, Achille riesce a pacificare i territori conquistati e a dividerli in province, ma proprio quando sta per tornare trionfante in patria viene colto da malaria e muore. Per fortuna Achille aveva preso la precauzione di lasciare un erede mettendo incinta la moglie Olimpia, e così la dinastia alessandrina continua: il figlio di Achille, Alessandro V di Macedonia, che fino ad ora aveva retto l'Impero con l'aiuto della madre mentre il padre era in Africa, diventa il nuovo sovrano. Siamo nel 280 D. A.(Dopo Alessandro): l'Impero copre ormai buona parte del mondo, e al suo interno le razze e le culture si stanno rapidamente fondendo in un gigantesco e anticipato "melting pot". Vengono compiute importanti innovazioni tecnologiche, tra cui l'invenzione della stampa a caratteri mobili, della bussola e della polvere da sparo (soprattutto grazie ai cinesi), mentre Alessandro V sposa l'affascinante Cleopatra, governatrice d'Egitto, e si prepara a compiere nuove spedizioni per esplorare le zone del mondo ancora sconosciute. Nel 290 D.A. partono le grandi esplorazioni: una flotta comandata dall'ammiraglio imperiale Giulio Cesare (di origini romane...sì, è proprio lui!) raggiunge l'Atlantide Meridionale (il nostro Sudamerica) e lo esplora. Cesare e le sue truppe entrano ben presto in contatto con le civiltà degli Inca e degli Aztechi, sottomettendole con ferocia inaudita, mentre l'ammiraglio imperiale gallo Vercingetorige, alla testa di un'altra spedizione, esplora i territori Maya, sottomettendo anche questi ultimi ma con minore crudeltà. Cesare intanto, vedendo che la maggior parte dei nativi lo venera credendolo il dio Sole, non resiste alla tentazione e si ribella all'Impero Alessandrino, proclamandosi re dell'Atlantide Meridionale. Vercingetorige viene a conoscenza del tradimento del suo "collega" romano e si prepara a muovergli guerra. Alessandro V, dopo essere stato informato dell'accaduto, invia subito un esercito comandato da due dei suoi diadochi più fedeli, Amir dell'Arabia e Dan Qing della Cina. Il loro compito è unirsi alle truppe di Vercingetorige e annientare Cesare e i suoi seguaci. Così in poco tempo l'Atlantide Meridionale viene sconvolta dalla violentissima guerra tra le truppe di Cesare e quelle dei tre comandanti alessandrini. Entrambe le parti sono dotate di armi da fuoco, ma le forze di Cesare sono in chiara inferiorità numerica, anche perchè nell'esercito alessandrino sono stati reclutati a forza migliaia di nativi Maya. Tuttavia il romano riesce a compensare questo problema con le sue straordinarie doti di stratega, che gli consentono di vincere molte battaglie e di infliggere gravi perdite al nemico. La guerra si trascina per oltre dieci anni, senza che nessuna delle due parti riesca a prevalere; i due eserciti si affrontano in sanguinose battaglie nelle giungle più intricate ed oscure, e il numero dei caduti è spaventoso. Ma alla fine, nel 305
d.A., si giunge allo scontro definitivo presso il Nuovo Nilo (il nostro Rio delle Amazzoni). Cesare ricorre a tutta la sua abilità di condottiero ma le forze alessandrine sono soverchianti e annientano il suo esercito disperdendolo nelle profondità della giungla. Cesare viene catturato e giustiziato dopo un processo sommario, e buona parte dell'Atlantide Meridionale cade sotto il controllo dell'Impero Alessandrino. A questo punto Alessandro V vuole visitare di persona i nuovi territori, e dopo un lungo viaggio giunge presso il Nuovo Nilo, sulle cui rive fonda un'altra Alessandria, destinata a diventare nota come "la città verde" per i suoi meravigliosi edifici coperti di piante lussureggianti; il re decreta che le civiltà indigene siano lasciate intatte nei loro usi, costumi e tradizioni, e visita la mitica città di Technotitlan, rimanendo estasiato dalla sua bellezza. Poi torna a Babilonia, dove si dedica alle faccende di governo fino alla morte nel 336
d.A.; gli succede il figlio Alessandro VI di Macedonia, il quale però non ha l'animo del conquistatore e preferisce trascorrere la sua esistenza tra feste e bagordi, godendosi le immense ricchezze di cui dispone. Ha moltissime concubine, provenienti da ogni parte del mondo, e non ha nessuna intenzione di sposarsi e dunque di lasciare eredi. Ben presto sia la sua famiglia che i suoi collaboratori si rendono conto della sua incapacità nel governare, e così nel 346
d.A. Alessandro VI viene assassinato e sale al trono il fratello minore Antipatro di Macedonia, che si dimostra un re molto più abile e assennato. Egli sposa l'affascinante Cleopatra, governatrice d'Egitto. Sotto il suo governo l'Impero vive una lunga fase di stabilità e armonia; le persone, le idee e le merci continuano a circolare liberamente, e le etnie si mescolano sempre più; per le strade di Babilonia è possibile incontrare Cinesi, Arabi, Celti, Britanni, Italici, Persiani, Indiani, Africani e molti altri. Un' immensa rete di strade , la cui costruzione era stata avviata fin dai tempi di Alessandro Magno, collega le varie regioni del vastissimo impero. L'industria navale compie progressi e compaiono i primi galeoni. Si diffondono le lenti da vista (inventate dagli Arabi), i cannocchiali e i primi telescopi. Con uno di questi telescopi Plutarco di Cheronea (proprio lui!), un greco che si è trasferito a Babilonia diventando astronomo di corte, scrutando il cielo osserva Marte, Giove e le sue lune e scopre Saturno con i suoi anelli, diventando il più grande astronomo di tutti i tempi. Nel frattempo il grande ammiraglio imperiale Diodoro Siculo circumnaviga l'Africa esplorandone le coste meridionali e sbarcando sull'isola di Madagascar. Dionigi di Alicarnasso, storico e studioso al seguito della spedizione di Diodoro Siculo, descrive minuziosamente i luoghi esplorati e i popoli che li abitano. Sempre in questi anni l'ammiraglio imperiale romano Marco Antonio (lo stesso che nella nostra time-line fu sconfitto da Ottaviano) compie la prima circumnavigazione del globo. Nel frattempo un altro romano, Cicerone, noto per la sua abilità oratoria, diventa diadoco e governatore dell'Italia sostituendo l'incapace e corrotto Virgilio. Nel 353
d.A. nasce a Betlemme Gesù Cristo, che inizia la sua predicazione e non trova ostacoli
poiché nell'Impero Alessandrino tutte le religioni sono tollerate a patto che non predichino odio e violenza. In tal modo Gesù subisce la crocifissione
solo in età più avanzata e con i suoi apostoli può diffondere la sua parola in varie parti del mondo, arrivando fino ad Alessandria d'Egitto e a Babilonia. Gesù
viene crocifisso nel 435
d.A., ma i suoi ormai numerosissimi apostoli continuano a predicare rendendo il Cristianesimo uno dei culti più diffusi nell'impero insieme a quelli del
Mitraismo, dell'Induismo e del Pantheon Olimpico. Alla morte di Antipatro gli succede il figlio Ipparco di Macedonia, il quale sposa Shilpa Ab-Amal, una splendida principessa dell'India, e genera ben quattro figli: Anteo, Elettra, Eracle e Neottolemo; quest'ultimo è il primogenito e dunque l'erede al trono. Sotto Ipparco e i suoi discendenti l'Impero continua a vivere in pace e armonia, con occasionali rivolte nei suoi territori più remoti, rivolte che vengono sempre sedate con rapidità. L'unica piaga seria è quella dei pirati che imperversano negli arcipelaghi al largo di Atlantide: le bande di filibustieri sono formate da rinnegati, criminali, ribelli e pazzoidi d'ogni sorta, e assaltano ferocemente i galeoni alessandrini depredandoli e trucidandone gli equipaggi. Uno dei più spietati capitani corsari è Spartaco detto Barbanera, un rinnegato di origini italiche la cui ciurma è temutissima in tutto l'Atlantico. Tuttavia la pirateria non rappresenta certo una grave minaccia per la stabilità dell'impero. La tecnologia compie passi da gigante, e nel 527
d.A. inizia la rivoluzione industriale, che comincia in Mesopotamia e si diffonde rapidamente in tutto il mondo. Ma ad un certo punto, nel 733
d.A., una nuova minaccia si profila all'orizzonte: Attila, re degli Unni, oltrepassa con la sua immensa orda i confini dell'impero e invade l'Europa, compiendo stragi e saccheggi enormi. Nonostante facciano largamente uso di armi da fuoco gli Unni sono un popolo di fieri guerrieri che ripudia i vantaggi offerti dalla rivoluzione industriale e vive ancora in modo selvaggio, rifiutando di sottomettersi all'impero. l'imperatore Antipatro III di Macedonia ordina che Attila venga fermato con ogni mezzo. Ma il re Unno prosegue inarrestabile e dopo aver sconfitto il diadoco Genserico in una tremenda battaglia presso Alessandria di Gallia (la nostra Marsiglia) oltrepassa le Alpi e giunge in Italia, seminandovi rovina e morte. Si guadagna così l'appellativo di "Flagello degli Dei". Tuttavia viene infine sconfitto dal diadoco Avienno, che lo affronta in battaglia e lo uccide. L'orda Unna, senza più una guida, si ritira in fretta e furia dall'Europa, ma i diadochi la incalzano fino alle gelide steppe del nord, annientandola. Antipatro III infatti aveva deciso di porre fine per sempre alla minaccia Unna. Per evitare altre invasioni l'Imperatore si pone personalmente alla testa di un'enorme armata e si dirige a nord, conquistando tutti i territori fino al Mar Glaciale Artico (dunque le nostre
Russia e Siberia). In questo stesso periodo viene
completata la conquista dell'Atlantide Meridionale e dell'Africa Meridionale. Tra il 768
d.A. e l'810 d.A. i coloni dell'Impero Alessandrino si espandono nell'Atlantide Settentrionale Occidentale, dando luogo alla cosiddetta "conquista del Lontano Ovest", riguardo alla quale nascono molti miti e leggende. Uno dei personaggi più famosi di questa epopea atlantidea è il celebre pistolero Artù (il nostro re Artù), un avventuriero di origini romano-britanniche che si guadagna presto il titolo di "pistola più veloce dell'Ovest",
poiché vince più di 100 duelli. Ora l'impero copre l'intero orbe terracqueo. Ormai l'industrializzazione si è diffusa ovunque, anche in Africa e Atlantide Meridionale, e le scoperte scientifiche si susseguono senza sosta, come in una reazione a catena; la luce elettrica, la locomotiva e la dinamite sono già state inventate da tempo, e ora nuovi limiti vengono superati: lo scienziato giapponese Hu Lin, il cui bisnonno aveva già inventato la fotografia, crea il primo cinematografo. Nel frattempo in
Europa lo scienziato Pipino detto il Breve inventa il primo telefono, mentre Vitughindo il Sassone collauda il primo aeroplano. A partire dall'820
d.A. compaiono le automobili, che vengono ben presto prodotte in massa nelle fabbriche e distribuite a tutti i cittadini dell' impero per volere dell'imperatore Euripide di Macedonia detto il Forte.
Dall' 850 d.A. al 1530 d.A. si assiste alla cosiddetta "nuova età
dell'oro", nella quale benessere e felicità sono diffusi ovunque,
fioriscono le scienze e le arti e la pace regna sul mondo intero, ormai
finalmente unito; ma dopo oltre sei secoli di prosperità una nuova, terribile
minaccia si avvicina: infatti le province cinesi dell'impero sognano da tempo
l'indipendenza, e in segreto la potente setta chiamata "Ordine Del Dragone
Nero" capeggiata dal diadoco mongolo Kublai Khan, trama affinché i cinesi
si ribellino, approfittando del diffuso malumore della popolazione causato
da una tremenda crisi economica che in questi anni sta flagellando le province
dell'Estremo Oriente. Kublai e la sua setta reclutano a poco a poco milioni di
seguaci e mettono in atto una massiccia propaganda clandestina, in cui affermano
che i cinesi sono la "razza eletta e pura" destinata ad annientare
l'Impero Alessandrino e a dominare il mondo. Il governatore della Cina Gengis
Khan, nonno di Kublai e leale servitore dell'impero, tenta invano di scovare i
rifugi della setta, ignorando che il capo di quest'ultima è proprio un membro
della sua famiglia. L'imperatore Nearco di Macedonia segue con attenzione gli
eventi, ma decide di non intervenire direttamente sottovalutando il pericolo e
pensando che Gengis possa risolvere il problema da solo. Ma purtroppo si
sbaglia! Infatti nell'aprile del 1532 d.A. Kublai si sente pronto a fare la sua
mossa e per prima cosa fa assassinare Gengis, facendo credere a tutti che si sia
trattata di una morte naturale. Poi prende il potere con un fulminante
colpo di stato e, forte del sostegno popolare, dichiara la secessione delle
province cinesi dall'Impero Alessandrino e si proclama imperatore del Nuovo
Impero Cinese. L'esercito e la marina seguono Kublai ribellandosi ai comandanti
alessandrini. Sgomento e confusione si diffondono in tutto il mondo. Kublai pone
a capo dell'esercito i membri dell'Ordine Del Dragone Nero ed instaura un vero e
proprio regime del terrore, reprimendo nel sangue qualunque opposizione.
Istituisce anche il suo personale servizio segreto, chiamato semplicemente
L'Ombra, il quale diventa ben presto temutissimo dal popolo per la sua
efferatezza estrema. Migliaia di persone che si opponevano al regime vengono
deportate in atroci campi di concentramento. Nearco decide di preparare una
grande offensiva per riconquistare i territori perduti, e così inizia una vera
e propria guerra fredda tra le due potenze; alla fine però è Kublai a fare la
prima mossa, e nel gennaio del 1536 d.A. invia un immenso esercito di oltre due
milioni di uomini oltre il confine; l'esercito cinese invade la Battria
conquistandola in pochi mesi, quindi punta deciso su Babilonia. L'obiettivo di
Kublai infatti è di condurre una guerra lampo che colpisca al cuore il nemico.
Ma un imponente armata di oltre un milione di uomini, 20.000 carri armati e 12.000
aerei comandata dall'imperatore Nearco in persona si oppone all'avanzata cinese
e riesce ad arrestarla dopo oltre quattro mesi di battaglia al confine orientale
della Mesopotamia. Centinaia di migliaia di soldati cadono da entrambe le parti.
Kublai decide allora di scatenare un'imponente offensiva aerea contro le basi
alessandrine dell' India e del Pacifico: nell'ottobre 1536 un'armata di oltre
50.000 tra bombardieri e aerei da caccia si scaglia contro le basi nemiche,
infliggendo gravissime perdite alle forze alessandrine. Ma l'aviazione
alessandrina non è da meno, e riesce a lanciare una micidiale controffensiva.
E' iniziata a tutti gli effetti quella che sarà ricordata come la "Grande
Guerra"; le forze di Kublai e quelle di Nearco si affrontano per
terra, per aria e per mare, con perdite catastrofiche da ambo le parti. Nuovi
fronti si aprono in continuazione fino a coinvolgere l'intera area indo-pacifica;
sia le città cinesi che quelle alessandrine subiscono massicci bombardamenti
che fanno strage della popolazione civile. L'unica città che rimane quasi
illesa è Babilonia, grazie al colossale apparato di difesa antiaereo che la
circonda. La guerra si protrae per anni con sorti alterne, finché nel 1540
avvengono le due battaglie decisive: quella terrestre di Roxelania in Sarmazia e
quella aeronavale delle Isole Salomone, entrambe vinte dagli alessandrini. Da
questo momento in poi comincia una lenta ma inesorabile ritirata delle truppe
cinesi, che vengono spinte sempre più nei loro territori. Le città cinesi
vengono sottoposte a continui e martellanti bombardamenti, e l'aviazione cinese
viene annientata. Ma la guerra rischia di trascinarsi per altri anni, serve
un'arma definitiva, e così Nearco riunisce una squadra composta dai migliori
scienziati dell'impero e la invia in una base segreta sulle montagne del
Caucaso, con il compito di realizzare la prima bomba atomica; il progetto,
denominato "Sole Ardente", ha successo e nell'agosto del 1542 la
squadra di scienziati, capitanata dal fisico italico Marco Polo, riesce a creare
la prima arma atomica della storia dell'umanità. Nearco decide di utilizzare
subito la micidiale arma, e così nel novembre dello stesso anno un bombardiere
alessandrino sgancia la bomba su Bian, capitale del Nuovo Impero Cinese,
radendola al suolo e uccidendo milioni di persone. A questo punto il popolo
cinese, stanco e provato da anni di guerra, si rivolta contro il regime che
avrebbe dovuto donare gloria e prosperità e ha portato invece solo rovina e
morte. Kublai Khan, vistosi perduto, tenta di fuggire verso nord ma il suo
convoglio viene intercettato e circondato dalle truppe alessandrine, che gli
intimano la resa; ma Kublai preferisce morire piuttosto che subire l'onta della
sconfitta, e così un istante prima di essere catturato si uccide con un colpo
di pistola alla testa. Nel febbraio 1543 anche le ultime resistenze vengono
sgominate, e la Cina è totalmente riconquistata. Il Nuovo Impero Cinese non
esiste più, e il popolo cinese è ben contento di entrare di nuovo a far parte
dell'Impero Alessandrino. Finalmente il mondo è di nuovo in pace, e
l'imperatore Nearco proclama che da ora in avanti "non vi dovrà più
essere odio e violenza tra gli uomini, e mai queste atrocità verranno
ripetute." Inizia così una nuova era di pace e armonia.
Le città distrutte
vengono ricostruite, e inizia un nuovo boom economico. Nel giro di pochi decenni
compaiono moltissime innovazioni tecnologiche: gli aerei a reazione, i satelliti
per telecomunicazioni, le centrali a energia nucleare, i calcolatori
elettronici e gli elettrodomestici; nel 1560 viene lanciato nello spazio il
primo razzo con equipaggio umano. Nel 1567 avviene lo sbarco sulla luna con la
missione Apollo. Il primo uomo a camminare sul suolo lunare è il greco Niso di
Corinto, il quale dichiara: "è un piccolo passo per un uomo, ma un grande
passo per l'Impero!". Nel 1573 viene costruita la prima colonia lunare,
battezzata Selenia, nella quale vanno a vivere più di 1000 scienziati terrestri
con le loro famiglie. Ben presto vengono create moltissime altre colonie lunari,
alcune a scopo puramente scientifico, altre allo scopo di sfruttare le risorse
del suolo lunare (soprattutto i giacimenti di Elio 3); le più importanti
colonie sono Nuova Atene, Selenia, Urania, Era e Nuova Tebe. Vengono
costruite numerose stazioni spaziali orbitanti con il compito di rifornire i
coloni in viaggio per la luna. Sulla terra intanto avviene la "rivoluzione
elettronica": in tutte le case del mondo si diffondono i computer, che sono
tutti interconnessi fra loro da una rete virtuale chiamata "la Tela di
Aracne" (la nostra internet); si diffondono i telefoni cellulari e i
navigatori satellitari, e le auto a benzina sono sostituite da quelle a
idrogeno, molto meno inquinanti. Nel 1601 la prima spedizione umana raggiunge Ares
a bordo della nave spaziale Pegasus; il comandante della spedizione, Fidia di
Creta, pianta la bandiera dell'Impero Alessandrino sul pianeta rosso e vi fonda
il primo avamposto umano. Ben presto vengono costruite molte altre astronavi con
motori sempre più potenti e il sistema solare viene rapidamente conquistato:
vengono fondate colonie su Ares, sulle lune di Zeus e su quelle di Crono, e
vengono creati avamposti minerari nella fascia degli asteroidi per utilizzarne
le immense risorse. Viene anche scoperto che la vita è possibile su altri
pianeti: su Ares vengono trovati i fossili di batteri primitivi, mentre nelle
profondità dell' oceano sotterraneo di Europa vengono scoperte colonie di
microorganismi che vivono grazie all'energia geotermica. Sulla Terra le
città sono diventate enormi megalopoli dove però tecnologia e tradizione vanno
a braccetto, con risultati spettacolari. A Babilonia è stata costruita la nuova
dimora dell'imperatore, una struttura colossale alta più di settecento metri
chiamata semplicemente "La Torre": un edificio sorretto da acciaio e
cemento ma rivestito di marmi policromi e meravigliosi giardini pensili, in una
perfetta combinazione di antico e nuovo. La Torre è stata subito riconosciuta
come l'ottava meraviglia del mondo. La lingua più parlata sul pianeta è
sempre il greco(come l'inglese da noi). Nel 1692, in seguito alla scoperta
di numerosi sistemi stellari che potrebbero ospitare pianeti adatti alla vita
gli scienziati terrestri, su ordine dell'imperatore Eurialo di Macedonia,
iniziano a lavorare al progetto di un motore capace di superare la velocità
della luce. Alla fine, dopo quasi un secolo di fallimenti, gli scienziati ce la
fanno! Il gruppo di ricerca dell' Imperiale Università di Babilonia, guidato
dal professor John Stilton, riesce a costruire il primo motore ultra-luce; in
pratica il nuovo motore è in grado di creare un wormhole capace di piegare lo
spazio, e grazie ad esso è possibile raggiungere ogni angolo dell'universo. Così
in breve viene costruita la prima astronave a propulsione ultra-luce, battezzata
Prometeus; l'astronave, priva di equipaggio, viene lanciata nello spazio dalla
base lunare Calliope ed effettua con successo il balzo ultra-luce, raggiungendo
la stella Alpha Centauri in meno di tre giorni. L'imperatore Alessandro VII di
Macedonia, il quale da tempo sognava di conquistare le stelle e di eguagliare la
gloria di Alessandro Magno, è entusiasta e ordina di allestire subito una
spedizione con equipaggio umano. il gigantesco telescopio spaziale orbitante
Cyclops inizia a sondare il cosmo in cerca di una destinazione appetibile, e
infine individua un pianeta di tipo terrestre presso la stella Sirio. Così nel
giugno 1772 d.A. l'astronave ultra-luce Noos, con a bordo 200 uomini e comandata
dall'ammiraglio italico Cristoforo Colombo, parte per Sirio e lo raggiunge in
una settimana. Una volta lì Colombo e i suoi atterrano sul pianeta individuato
dal Cyclops, constatando che non solo è grande quanto la Terra, ma è anche
ricchissimo di acqua allo stato liquido e presenta una notevole attività
geologica e vulcanica. La superficie emersa è rocciosa e priva di vita, ma
nell'acqua vengono trovati miliardi di organismi unicellulari autotrofi che
pullulano grazie alla luce di Sirio. Colombo prende ufficialmente possesso del
pianeta nel nome dell'imperatore e di tutta l'umanità e lo chiama Aurora
per via del colore dorato del cielo. La spedizione terrestre trascorre diversi
mesi su Aurora studiando con entusiasmo quel mondo alieno e i suoi microscopici
abitanti, quindi torna trionfalmente sulla Terra, portando una miriade di dati e
campioni preziosissimi. Colombo viene accolto come un eroe e insignito del
titolo di Supremo Esploratore Stellare. A questo punto Alessandro VII capisce di
avere l'opportunità di coronare i suoi sogni di gloria, e fa subito preparare
un'altra spedizione molto più grande e attrezzata, con lo scopo di esplorare
molti altri sistemi stellari. Così in pochi anni viene costruita una colossale
astronave, la Kronos, equipaggiata con le più moderne tecnologie e capace di
ospitare un equipaggio di oltre 800 uomini. Il telescopio spaziale Cyclops
scruta nuovamente nello spazio e individua una serie di stelle che
potrebbero ospitare pianeti adatti alla vita.
Alla
fine nel marzo del 1781 d.A.(per noi è il 1492 d.C.) la Kronos è pronta a
partire col suo equipaggio, composto da persone provenienti da ogni parte del
mondo e da molti personaggi celebri: oltre allo stesso imperatore Alessandro VII,
che vuole guidare personalmente la missione, vi sono anche altri grandi uomini
del loro tempo: il primo ufficiale scientifico è il famoso inventore italico
Leonardo Da Vinci, mentre il capitano della nave è l'ispanico Martìn Alonso
Pinzòn; il suo primo ufficiale è Giovanni Caboto, mentre il pilota della
Kronos è l'abilissimo Juan De La Cosa; il sommo sacerdote della spedizione è
Antoine Busnois, mentre il cartografo stellare è Martin Behaim. Finalmente
il 22 aprile 1781 la Kronos parte verso l'ignoto. Il primo sistema stellare ad
essere esplorato è quello della nana rossa Cygnus3 , che la Kronos
raggiunge in soli 12 giorni: viene subito scoperto un pianeta di tipo terrestre
dalle caratteristiche piuttosto singolari: esso infatti, a causa della forte
gravità della stella, non gira intorno al proprio asse e di conseguenza ha
un lato perennemente oscuro e gelido e l'altro lato perennemente illuminato,
caldo (tanto che vi si scatenano in continuazione tempeste e uragani di tipo
monsonico) e ricco di vita vegetale e animale; Alessandro VII si mette
personalmente alla testa di una squadra d'esplorazione e scende con una navetta
da sbarco sul lato illuminato del pianeta, atterrando in una foresta strana e
rigogliosa, con piante enormi e bizzarre. La squadra ha da poco iniziato a
raccogliere i primi campioni quando viene improvvisamente assalita da un branco
di feroci animali carnivori, esseri bipedi alti più di 5 metri e
dall'aspetto simile all'incrocio tra uno struzzo e un velociraptor; diversi
uomini rimangono uccisi e lo stesso imperatore sfugge per un pelo alle micidiali
fauci delle creature. La squadra riesce a decollare e a fare ritorno sulla
Kronos, dove l'imperatore non demorde e prepara subito un'altra esplorazione in
una diversa regione del pianeta: stavolta atterra in una regione paludosa,
dove i suoi uomini rischiano varie volte di essere inghiottiti dal fango...che
però non è l'unico pericolo! Sotto la superficie fangosa infatti si annidano
strane creature lunghe un metro e simili a rospi a sei zampe, dotate di letali
pungiglioni velenosi; diversi uomini vengono uccisi da questi esseri, alcuni dei
quali vengono catturati e portati sulla Kronos per essere studiati. Dopo un mese
di studio ed esplorazione l'imperatore decide di passare ad un nuovo sistema
stellare, e così la spedizione lascia il pianeta battezzandolo Giano (poichè
come l'antico dio ha due facce completamente diverse). Dopo un'altra settimana
di viaggio a velocità ultra-luce la Kronos raggiunge un altro sistema formato
da due stelle che ruotano l'una intorno all'altra (uno dei cosiddetti
"sistemi binari") dove, presso un gigante gassoso simile a Saturno,
scoprono un'altro pianeta di tipo terrestre ricco di acqua e di vita. Questo
mondo, battezzato Luna Blu, ha un'atmosfera molto più densa e ricca di ossigeno di
quella terrestre ed è coperto da lussureggianti foreste formate da piante
altissime sulle cui cime a forma di coppa si accumulano grandi quantità
d'acqua; nel cielo volano strane ed enormi creature simili a balene volanti con
un'apertura alare di 10 metri, le quali vengono cacciate da stormi di carnivori
grossi come aquile e dall'aspetto simile all'incrocio tra un calabrone e uno
pterodattilo. L'imperatore atterra sul pianeta con una squadra e si rende subito
conto di poter quasi volare a causa della maggior densità dell'aria. Dopo
diverse settimane trascorse su questo meraviglioso mondo la spedizione
riparte e raggiunge un'altro sistema stellare, dove viene scoperto un pianeta di
tipo terrestre con primitive forme di vita animali e vegetali...le quali però
non sono a base di carbonio, ma di silicio, e dunque hanno l'aspetto di
cristalli viventi! Il pianeta viene battezzato Adamantinus. Viene raggiunto un
altro sistema, dove c'è un pianeta terrestre che però non ha un clima molto
ospitale: si trova infatti vicinissimo alla sua stella ed è più caldo del
peggiore degli inferni; inoltre è flagellato da innumerevoli eruzioni
vulcaniche; la squadra di esplorazione terrestre deve usare delle speciali tute
protettive per avventurarsi su questo mondo. Una volta atterrati risulta subito
chiaro che il pianeta non può ospitare alcuna forma di vita, e così
l'imperatore ordina di raccogliere dei campioni di roccia e di prepararsi a
ripartire: proprio in quel momento però si verifica una violenta scossa sismica
e si apre un crepaccio in cui Alessandro VII precipita; i suoi uomini iniziano
disperatamente a cercarlo, anche se sono ormai convinti di averlo perso; ma
l'imperatore non è morto, poiché un istante prima di finire nella lava
incandescente è stato salvato da delle creature intelligenti che lo hanno
portato in una caverna sotterranea e gli hanno parlato telepaticamente,
rassicurandolo; questi esseri sono amorfi e fatti di plasma organico, e si
dimostrano molto curiosi verso l'imperatore poiché non hanno mai incontrato una
creatura simile. Alessandro VII, benchè spaventato, capisce che non vogliono
fargli del male e li ringrazia per averlo salvato, chiedendo poi di essere
riportato in superficie; gli alieni acconsentono e riconducono l'imperatore dai
suoi uomini, i quali restano esterrefatti nel vederlo ancora vivo. Dopo aver
siglato con gli alieni (ai quali gli umani danno il nome di Eterei) un
patto di amicizia e aver battezzato il pianeta Efesto la spedizione riparte
verso un'altra stella; qui giunge su un pianeta oscuro ed inquietante, il
cui cielo è perennemente velato da nubi che provocano un eterno
crepuscolo. la squadra d'atterraggio si trova di fronte a un paesaggio desolato,
con enormi crepacci e oscure caverne che si aprono fra le rocce nere e ricurve.
Tuttavia c'è dell'acqua e ci sono anche numerose forme di vita unicellulari e
alghe...ma non solo! Infatti mentre esplorano l'area intorno al punto
d'atterraggio Alessandro e i suoi si ritrovano in mezzo a una foresta fatta da
una sorta di strani licheni giganti, di forma cilindrica e di color viola scuro.
All'improvviso vengono attaccati da centinaia di grossi insetti alieni: si
tratta di creature lunghe mezzo metro e simili all'incrocio tra un ragno e uno
scorpione, con una coda lunghissima. Gli insetti hanno la capacità di assorbire
l'energia vitale delle loro prede, e così in pochi secondi molti uomini
vengono "prosciugati" e muoiono. Gli altri però riescono a portare in
salvo l'imperatore e a distruggere numerosi insetti con i fucili al plasma. Ma
proprio quando l'imperatore sta per rifugiarsi all'interno della navetta da
sbarco uno degli insetti, che si era nascosto sotto un'alettone, lo attacca e
inizia a succhiargli la vita. Gli uomini della squadra tentano disperatamente di
fermarlo ma invano, poiché l'insetto si è avvinghiato intorno al collo del
sovrano con la sua lunga coda e strapparlo via con la forza potrebbe uccidere
Alessandro. Così l'imperatore, ormai in condizioni critiche, viene portato
a bordo della Kronos, dove fortunatamente il geniale Leonardo Da Vinci riesce a
salvarlo con un'idea brillante: egli infatti inietta nel corpo del sovrano una
sostanza di sua invenzione capace di rallentare le funzioni vitali fin quasi a
fermarle; in questo modo l'insetto, credendo morta la sua preda, molla
spontaneamente la presa e viene prontamente catturato. Per fortuna non è troppo
tardi e l'imperatore si riprende in poco tempo. Una volta ristabilitosi
Alessandro conferisce a Leonardo una medaglia al valore e battezza quel
terribile pianeta Ade. La Kronos riparte, giungendo in un altro sistema
stellare dove scopre un pianeta di tipo terrestre ma freddo e desolato, le cui
uniche forme di vita sono batteri che vivono nel sottosuolo e si nutrono di
metano. L'imperatore battezza il pianeta Fetonte e ne prende possesso, ma poichè
è così inospitale ordina alle squadre scientifiche di compiere solo i
rilevamenti necessari e di ripartire verso mondi più interessanti. Ma proprio
in quel momento accade una cosa sorprendente: nell'orbita di Fetonte appare
un wormhole e accanto alla Kronos si materializza un'altra enorme astronave, i
cui occupanti contattano subito gli umani via radio dichiarando le loro
intenzioni pacifiche: avviene così il primo incontro dei terrestri con un'altra
civiltà evoluta, quella dei Tau; questi ultimi sono alieni umanoidi di statura
elevata e dalla pelle azzurra e traslucida, con sei dita per mano, grandi occhi
neri privi di pupille e quattro protuberanze simili a tentacoli al posto della
bocca. Comunicano tramite onde cerebrali a bassa frequenza e sono ermafroditi.
Sono anch'essi esploratori e vengono da un sistema stellare molto lontano,
all'altra estremità del braccio galattico. I Tau si dimostrano pacifici e
amichevoli, e Alessandro VII stringe con loro un patto di alleanza. I Tau sono
ansiosi di conoscere meglio gli umani e promettono di inviare al più
presto una delegazione sulla Terra; l'imperatore ne è lieto e risponde loro che
quando arriveranno saranno accolti dai terrestri con tutti gli onori. Poi le due
astronavi si separano, proseguendo ognuna la propria missione di esplorazione;
dopo due settimane di viaggio la Kronos raggiunge un pianeta di tipo terrestre
in orbita attorno a una vecchia gigante rossa. Il pianeta è arido e privo di
vita, praticamente morto, ma sulla sua superficie gli umani scoprono le rovine
di un'antica e grandiosa città, appartenenti alla misteriosa razza
scomparsa che abitava il pianeta milioni di anni prima. Alessandro è entusiasta
e inizia subito ad esplorare i ruderi. Intanto Giovanni Caboto, in base ai dati
sulla geologia del pianeta (nel frattempo battezzato Eritro) ipotizza che gli
abitanti possano essersi estinti in seguito ad un cataclisma su scala
planetaria, forse un super-terremoto o una pioggia di meteoriti. Ad un certo
punto gli esploratori, avventurandosi tra le rovine dell'antica città, scoprono
l'ingresso di una vera e propria fortezza sotterranea, una struttura immensa che
grazie ai resistentissimi e sconosciuti materiali di cui è fatta è
rimasta praticamente integra nonostante i milioni di anni trascorsi. Alessandro
è sempre più curioso e si prepara a scendere nella fortezza con una squadra
speciale. Anche Leonardo Da Vinci si reca sul pianeta poiché l'imperatore spera
che con il suo genio possa aiutarli a svelare il mistero. Così dopo gli
opportuni preparativi la squadra, composta da una trentina di uomini compresi
Alessandro e Da Vinci, si addentra nell'enorme complesso sotterraneo, dove si
trovano a percorrere sale immense ed oscuri labirinti di corridoi; proprio dalla
forma dei corridoi e delle porte Da Vinci deduce che gli abitanti dovevano
essere umanoidi. Su alcune pareti vengono trovati moltissimi glifi e Da Vinci si
mette subito al lavoro per decifrarli. Improvvisamente però diversi membri
della squadra iniziano ad essere colti da follia e convulsioni e muoiono dopo
pochi secondi. Nessuno sa spiegarsene il motivo, ma Da Vinci riesce a decifrare
parte dei glifi e a leggere così tutta la verità: gli antichi abitanti del
pianeta erano in guerra fra loro, e ad un certo punto una delle fazioni in lotta
aveva creato in laboratorio un'arma definitiva: un letale virus nanotecnologico
capace di autoreplicarsi e di uccidere qualunque forma di vita organica; questo
nano-virus però è sfuggito al controllo dei suoi creatori e li ha sterminati,
riducendo il pianeta ad un deserto senza vita. La fortezza sotterranea era
l'ultimo rifugio costruito dagli abitanti prima di essere del tutto annientati. I
nano-virus però sono riusciti a sopravvivere ponendosi in una sorta di
ibernazione, e quando hanno percepito l'arrivo dei terrestri sul pianeta si sono
riattivati e li hanno contagiati! Da Vinci analizza l'aria con il suo rilevatore
portatile e scopre che è infestata dai mortali nano-virus, trovando così la
conferma a ciò che narrano i glifi. Se non si trova una soluzione al più
presto lui, l'imperatore e tutti gli altri membri della squadra moriranno entro
poche ore! Man mano che passano i minuti muoiono sempre più uomini, e quelli
ancora vivi cominciano ad avere tremori e orribili allucinazioni. L'imperatore,
sconvolto ma ancora lucido, contatta la Kronos (che si trova ancora in orbita)
ordinando al comandante Pinzòn di portare la nave lontano da quel pianeta per
evitare che anch'essa sia contagiata. Ma Pinzòn si rifiuta di abbandonare il
suo sovrano e non obbedisce all'ordine, nonostante la rabbia di Alessandro.
Tuttavia sembra che non ci sia soluzione. Ma ad un certo punto Da Vinci ha
un'idea geniale: siccome i nano-virus non sono altro che macchine microscopiche
un'onda elettromagnetica sufficientemente potente dovrebbe poterli annientare, e
l'unico modo per generarla è un'esplosione atomica! Da Vinci (stremato per gli
effetti del virus ma ancora capace di pensare) contatta Pinzòn e gli spiega la
sua idea: il capitano, seppur perplesso, capisce che è l'unica possibilità che
hanno e fa lanciare uno dei generatori atomici di riserva dell'astronave
nell'alta atmosfera del pianeta. L'esplosione nucleare è potentissima e genera
una fortissima onda elettromagnetica che distrugge tutti i nano-virus sul
pianeta, compresi quelli all'interno dei corpi degli umani. Così l'imperatore,
Da Vinci e gli altri uomini superstiti sono salvi e la minaccia è sventata...
grazie al genio di Da Vinci, che riceve un'altra medaglia al valore.
L'imperatore ne ha abbastanza di quel pianeta e dei suoi misteri e una volta
tornato a bordo della Kronos ordina di ripartire immediatamente. L'astronave si
dirige così verso un'altra stella. Qui viene localizzato un pianeta
straordinariamente simile alla terra con atmosfera ricca di ossigeno, oceani
profondissimi e foreste rigogliose. La vita è basata sul carbonio e vi sono
molte piante e animali dalla struttura simile a quelli terrestri. Tuttavia la
squadra di esplorazione della Kronos si accorge subito che la forma di vita
dominante sono i rettili: gigantesche creature simili a dinosauri si
aggirano sulla superfice di quel mondo... ma non solo! Ben presto infatti
gli esploratori terrestri entrano in contatto con una civiltà di rettili
umanoidi intelligenti: questi esseri hanno la pelle squamosa, cranio sviluppato
con vista binoculare, grandi occhi gialli e pollice opponibile; tuttavia
sono ancora molto primitivi e vivono in capanne cacciando e
coltivando. Ciononostante hanno una cultura sviluppata (si dipingono la
pelle, usano ornamenti d'ogni sorta, ecc.) che affascina Alessandro e i
suoi. I rettiloidi credono che gli umani siano dei e li accolgono con tutti gli
onori, aiutandoli a conoscere meglio quel mondo. La spedizione trascorre diversi
mesi su questo meraviglioso mondo (battezzato Amazzonia dall'imperatore), e alla
fine arriva il momento di ripartire per fare ritorno sulla Terra. Così
dopo più di un anno trascorso nello spazio la Kronos e il suo valoroso
equipaggio tornano a casa, dove vengono accolti con una gioia e un tripudio mai
visti. I festeggiamenti continuano per mesi in tutto il mondo e Alessandro VII ,
fiero di essere riuscito ad eguagliare le gesta dei suoi antenati, dichiara in
mondovisione che "da ora in avanti si apre una nuova era della storia
umana, quella della colonizzazione della galassia. Tra le stelle dovremo
affrontare ogni sorta di insidie e di avventure, ma potremo superarle tutte se
resteremo tutti uniti... uniti sotto il vessillo dell'Impero!"
Io per ora mi fermo qui... Se qualcuno vuole continuarla, è il benvenuto!
.
Passiamo ora a questa proposta alternativa di Rubrus:
Alessandro Magno non muore a Babilonia, ma, dopo aver sconfitto i diadochi ribelli in una serie di guerre civili, fonda una monarchia ereditaria con capitale nella nuova città di Alessandria Basileia. La morte lo coglie mentre, dopo aver sconfitto Cartagine e sottomesso parte dell’Africa settentrionale, è in guerra con le colonie della Magna Grecia alleatesi con la nascente potenza romana.
La presenza di un potente stato greco unitario nel Mediterraneo orientale impedisce a Roma di espandersi verso est.
Anche se le legioni si dimostrano più efficienti della falange, Roma riesce a stabilire il proprio dominio solo sull’Africa nord occidentale (dopo che Scipione ha sconfitto i Greci a Zama) e sull’Italia meridionale. Alla fine i Romani rinunciano ai tentativi di espansione verso oriente dirigendosi verso ovest e verso nord. La loro civiltà, benché forse militarmente superiore a quella ellenistica, è più povera, meno colta, meno ricca. La presenza del grande impero alessandrino impedisce a Roma l’accumulo di ricchezze e le frizioni che, nella nostra timeline, provocano le guerre sociali e le guerre civili. Nonostante alcune crisi interne, l’esistenza della Repubblica non viene messa in serio pericolo. Mario e Silla rintuzzano alcuni tentativi di espansione greca ad ovest e, anzi, approfittando delle invasioni di Cimbri e Teutoni – che sono attratti dalle ricche terre d’Oriente più che da quelle, più arretrate, d’Occidente, strappano alcuni territori balcanici ed africani al dominio ellenistico. Tripolitania e Cirenaica diventano romane. Pompeo, annessa definitivamente la penisola iberica, completa la conquista dell’Illiria e della Pannonia ed inizia quella della Gallia. Cesare, divenuto console assieme al suocero, annette tutta la Gallia, sconfigge Vercingetorige, stabilisce una testa di ponte in Britannia e conquista la Germania. Prima che la popolarità acquisita con le conquiste gli consenta di assumere un potere monarchico, il Senato lo fa assassinare. La crisi dello Stato romano apertasi dopo la sua morte consente a macedoni ed egiziani di riprendersi parte dei terreni perduti. Antonio, dopo aver respinto le armate ellenistiche, cerca una pace con l’Imperatrice Cleopatra che vede in lui un potenziale alleato. Se Antonio diventasse imperatore di Roma i due potrebbero creare un unico impero esteso dall’Indo all’Atlantico. Il disegno panimperiale fallisce: le truppe di Ottaviano e del senato sconfiggono Antonio e Cleopatra.
Ottaviano è nominato console unico a vita, ma, alla sua morte, il potere torna quasi integralmente nelle mani del Senato.
Tra i due imperi si stabilisce una pace armata: Roma proseguirà la sua espansione verso Nord e nell’Europa continentale, mentre l’impero alessandrino rinuncerà ad ogni tentativo di egemonia sul mediterraneo.
Nei secoli successivi Roma prosegue nella sua politica espansionistica e, al potere del Senato, si affianca quello dei comandanti militari che, tuttavia, non diventa esclusivo. Roma continua ad essere una Repubblica oligarchica in contrapposizione ad Alessandria Basileia, governata da monarchi di stampo orientale.
Il Cristianesimo si diffonde soprattutto ad est, mentre ad ovest, dove viene percepito come una religione “greca” e potenzialmente nemica, viene osteggiato e perseguitato. L’Occidente rimane formalmente pagano (anche se nei vecchi dei olimpici credono ormai in pochi) mentre in Oriente i vecchi culti sopravvivono accanto allo zoroastrismo, al mitraismo – molto diffuso – ed alla nuova fede, che gradualmente prende sempre più piede.
Gli alessandrini, impossibilitati ad espandersi ad ovest, intensificano i rapporti con la Cina e con l’India. Lo scambio economico e culturale con l’Estremo Oriente arricchisce l’Impero Alessandrino, nel quale iniziano a diffondersi nuovi sistemi di numerazione (quello indiano) e nuove invenzioni (la carta di stracci) nonché nuove fedi come induismo e buddismo. Si diffonde, ma non come arma, l’uso della polvere da sparo.
L’Occidente, dal canto suo, confinando con lande barbare e semideserte, rimane arretrato dal punto di vista economico e culturale. Anche se le legioni occupano le isole britanniche, le sponde del Baltico (assicurandosi il controllo sul commercio dell’ambra) ed arrivano fino alle steppe russe (allontanando, tramite la creazione di stati cuscinetto, la minaccia di invasioni barbare), Roma resta rozza e povera, tanto da dover impedire l’eccesso di emigrazione dei propri cittadini verso est e dover limitare, invece, l’importazione dei beni di lusso da Alessandria.
I Romani, scendendo dalla Pannonia settentrionale, annettono la Dacia e le coste nord del Mar Nero, ma Alessandria vede quest’espansione come una violazione dei trattati ed una minaccia ai propri confini. Scoppia una lunga guerra nella quale nessuna delle due fazioni sembra riuscire a prevalere sull’altra.
Roma, appreso dai cavalieri sarmati l’uso delle briglie e del morso, riesce ad imporre il proprio dominio sulle coste nord del Mar Nero, assicurandosi il controllo del grano ucraino, e sulle terre a nord del Danubio.
Nell’ultima fase del conflitto si compiono i primi tentativi di utilizzo bellico della polvere da sparo. La guerra prosegue con alterne fortune finché Adriano e Seleuco XV stipulano un trattato di pace. I due imperi sono usciti stremati dalla guerra.
A Roma il potere dei militari cresce fino a prevalere su quello senatorio e la Repubblica si avvia a diventare una dittatura. Nel Mediterraneo il commercio si è fermato e l’Impero, nonostante le conquiste territoriali, è sconvolto da una grave crisi economica. Nei territori più lontani dal potere centrale (Britannia del nord, steppe sarmatiche, interno della Scandinavia) le popolazioni sottomesse si ribellano. Roma rinuncia a quei territori e rafforza i confini costruendo il limes. La sua espansione si arresta.
In Medio Oriente la regina Zenobia fonda un regno indipendente con capitale Palmira. Roma ne vorrebbe approfittare, ma l’invasione di popoli barbari da Oriente la convince a desistere dall’impresa. L’imperatore Aureliano riesce tuttavia a respingere gli invasori e rafforza il confine lungo il quale dispone le prime batterie di rudimentali armi da fuoco.
Ad Alessandria Basileia il potere centrale s’indebolisce e divampano lotte dinastiche. Anche se gli alessandrini riescono ad avere ragione, alla fine, di Zenobia, la crisi favorisce il divampare delle prime lotte religiose. Nell’impero sono presenti più confessioni e particolarmente attiva è quella cristiana che, attribuendo la crisi ai peccati della classe dirigente, diffonde idee millenaristiche e predica l’obbligo, per gl’imperatori, di adoperarsi per la conversione dell’intera umanità. I rapporti tra potere centrale civile e potere religioso cristiano si stringono. Segue un breve periodo di rinascita durante il quale Alessandria Basileia rafforza la propria penetrazione nella penisola arabica.
Sospinta dagli Unni, una nuova ondata di barbari preme verso l’Europa ed il Mediterraneo. Roma perde l’Ucraina e gli altri territori orientali, ma riesce a fermare gl’invasori lungo la linea dell’Oder Neiss, dove viene costruito un nuovo limes che, grazie all’uso dei primi cannoni, ferma i barbari. Roma conserva il dominio sull’Europa centrale. La capitale dell’Impero viene spostata sul Reno, a Bonna (Bonn), mentre Roma rimane capitale “morale” e i popoli gotici si dirigono verso l’Impero Alessandrino. I Balcani sono conquistati ed Atene messa a ferro fuoco, ma gli alessandrini riescono a fermare gl’invasori sul Bosforo. Alcuni decenni dopo, un’inedita alleanza tra i due secolari nemici contro i barbari sventa definitivamente la minaccia. I Goti sono ricacciati oltre il Danubio. Nonostante l’opposizione delle sette cristiane più radicali, contrarie ad un’alleanza con l’Occidente politeista, i due imperi costruiscono una linea difensiva comune: la parte meridionale del corso danubiano, sottomessa ad Alessandria (che domina sui Balcani con l’eccezione delle zone oggi corrispondenti a Slovenia e Croazia) è affidata alla difesa degli orientali, l’Europa centrale agli occidentali. La minaccia barbarica è sventata. Nel clima di distensione tra le due potenze idee, uomini e merci dell’Oriente viaggiano più liberamente verso Occidente. Il commercio nel Mediteranno riprende e città come Atene o Roma godono di una rifioritura dopo secoli di conflitti. Grazie alla Via della Seta ed alla Strada Reale persiana, un flusso di merci può viaggiare dal Mar Giallo all’Atlantico. In Occidente si diffondono, oltre al cristianesimo, i numeri indiani, il confucianesimo, la carta di stracci. L’Oriente può contare sulla maggior potenza militare occidentale – più esperta nell’uso della polvere da sparo – o sull’uso più proficuo di scoperte, quali la bussola, che, rispetto alla nostra linea temporale, arrivano in occidente con secoli di anticipo.
I tentativi arabi di conquistare la Mesopotamia e l’Egitto falliscono, anche se l’Islam prende piede sia ad est che ad ovest.
Quando Carlo Magno, ricacciati gli ultimi barbari nelle steppe, riafferma il potere imperiale sul Baltico e sale sul trono d’Occidente, tra le due potenze sembra profilarsi un nuovo stato di tensione per il dominio sul Mar Nero...
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Ed ecco un'altra idea di William Riker:
Che accade se Alessandro Magno è venerato alla sua morte come un dio, e nasce una religione monoteistica (o enoteistica) in cui Alessandro è al vertice del Pantheon? Se questa religione si diffonde in tutto l'oriente ellenistico e poi anche a Roma, potrebbe costituire un serio problema per l'ascesa del Cristianesimo. O lo favorirà, introducendo anzitempo il monoteismo nel mondo grecoromano?
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Così gli risponde Never75:
Credo che le possibilità siano sostanzialmente due.
1) Il culto di Alessandro diventa una sorta di religione "parallela" nata in Oriente (Egitto, Persia) e diffusa in Occidente tramite le legioni, prima macedoni e poi romane. In questo caso seguirà i destini in H.L. del Mitraismo: religione misterica, gradi iniziatici riservati ai soli uomini, diffusione maggiore negli eserciti. Non reggerebbe comunque il rapporto col nascente Cristianesimo in quanto la vera novità di quest'ultimo è stata di essere una religione aperta a tutti (uomini, donne, poveri, ricchi, Greci, Ebrei, schiavi ecc.) e non ad una particolare casta.
Inoltre il Cristianesimo si pose come religione "diversa" dalle altre e non assimilabile a loro. Il culto di Mithra (ed eventualmente quello di Alexandròs) avrebbero comunque rapporti col "vecchio" paganesimo (di chi potrebbe essere figlio il Macedone, se non di Zeus-Ammone?) e ciò ne rappresentò anche un limite. Intrinsecamente non si poteva al tempo stesso ripudiare una religione perchè obsoleta (il paganesimo olimpico)ed allo stesso tempo avere continui riferimenti con essa.
2)In Occidente, il culto di Alessandro viene proibito prima dal Senato e poi dagli Imperatori Romani in quanto culto potenzialmente sovversivo (tutta la Grecia ormai è sotto il tallone romano ed il riferimento ad un eroe nazionale così forte potrebbe risvegliarne le velleità indipendentistiche).
In questa TL Marco Antonio potrebbe auto-considerarsi discendente di Alessandro Magno (in HL di Dioniso ed Ercole), e ciò contribuirà ala sua damnatio memoriae. Quindi gli adepti di questo culto saranno costretti a fuggire oltre i confini dell'Impero. Magari in Oriente potrebbero mischiarsi alle comunità arabe (anch'esse in cerca di una riscossa), e forse nascerebbe un Islam diverso. Magari avremo in esso un discendente (o supposto tale) del "Grande Re dei Due Corni" (così è definito nel Corano Alessandro Magno)...
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