Entra con noi nel mondo della storia alternativa!

Anfora attica a figure rosse: Odisseo e Nausicaa, metà sec. V a.C.

 

Avvertenza iniziale

Cominciamo con un'importante avvertenza: i contenuti del presente sito sono opere di fantasia a carattere letterario, basati sulla consapevole formulazione di ipotesi storiche che partono dall'alterazione di significativi eventi realmente accaduti oppure da ipotesi di modelli di società possibili. Questo va ben chiarito, perchè Utopiaucronia ha ricevuto attacchi da parte di certuni, i quali sostenevano che gli studenti liceali di storia avevano studiato i contenuti del presente sito, confondendoli con la storiografia "reale". Naturalmente l'accusa appare tragicomica, perchè se uno studente del Liceo ignora il fatto che ci sono state solo due guerre mondiali, che i Romani non hanno colonizzato l'America e che noi non siamo ancora arrivati a mettere piede su Marte, allora i casi sono due: o ci buttiamo giù noi dalla finestra, o li buttiamo loro. Visto però il dilagante analfabetismo storico e scientifico che attanaglia le odierne giovani generazioni, appare sensato mettere subito in chiaro che "Utopia" significa "ciò che non esiste in nessun luogo" e che "Ucronia" significa "una storia che non si è mai realizzata" (qui si vede quanto sarebbe deleterio abbandonare lo studio del latino e del greco).

La necessità di questo disclaimer è del resto in linea con una convinzione piuttosto diffusa. Infatti quello dell'ucronia (dal greco "senza tempo") o, come dice la scuola americana, della "storia controfattuale", è sempre stato considerato come un giochino ozioso e addirittura guardato con sospetto, rappresentando un'« evasione » dal rigoroso studio della storia così come esso era concepito nella sua veste tradizionale. I più lo catalogavano nel capitolo della "fantascienza", e quindi riguardavano ad esso come un genere letterario minore e buono tutt'al più per studenti e massaie.


Ma, come spesso avviene, il brutto anatroccolo è diventato un bianco cigno, e l'ucronia si è trasformata, da genere letterario di evasione, in un vero e proprio metodo di analisi della storia: chiedersi cioè come sarebbero potute andare le cose se un solo particolare fosse risultato diverso da quello della nostra Timeline (il cosiddetto POD, Point of Divergence), allo scopo di studiare quali dinamiche politiche, economiche, etnologiche, eccetera sono all'opera dentro la nostra storia. Come ha detto Isaac Asimov in uno dei suoi romanzi, basta spostare un barattolo di vernice da un ripiano all'altro di un armadio, per allontanarci in maniera significativa dalla « nostra » storia così come noi l'abbiamo conosciuta.

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Tipi di ucronie

Ciò non toglie naturalmente che l'ucronia rimane un genere letterario particolarmente affascinante, soprattutto quando si presenta nella sua versione « simmetrica », cioè quando i personaggi sono gli stessi della nostra Timeline, ma i loro atti hanno un diverso esito: una situazione che gli storici di professione di solito non accettano. Se infatti i Barbari di stirpe germanica non avessero invaso l'impero romano, l'attuale popolazione europea non avrebbe potuto nascere dalla fusione di latini e germani, e dunque un « me stesso » simmetrico non avrebbe potuto esistere.

Siccome però è sempre possibile inventare un espediente letterario che giustifichi ugualmente quest'esistenza, è possibile sfornare una miriade di racconti ucronici, che forse non hanno la rigorosità di un saggio storiografico, ma certamente conservano tutto il fascino di un'opera di fantasy. L'espediente più comune, nato nell'ambiente di Star Trek e sfruttato spesso da William Riker per scrivere le sue ucronie, è quello del « campo simmetrizzante », uno sconosciuto campo di forze che agisce tra due multiversi, cioè tra due Timeline (linee temporali) tra loro parallele, forzandole a far sì che in esse nascano gli stessi personaggi, ma con i ruoli invertiti. Ad esempio Roma nasce in America, o Napoleone in Russia, e così via. Ovviamente i veri "storici" di questo gruppo (Falecius, Never75, ecc.) non accettano quest'impostazione e preferiscono fare nascere personaggi diversi cui affidare ruoli completamente diversi nei loro "romanzi".

Oltre al campo simmetrizzante ne esiste uno « neutralizzante », se si può chiamare così: in altre parole, qualunque sia il POD, dopo un tempo più o meno lungo gli eventi finiscono per confluire di nuovo nella nostra Timeline, come se la storia tendesse a "correggersi" per effetto di una sorta di « forza d'inerzia », a fronte anche di cambiamenti particolarmente importanti nel tessuto spaziotemporale; il genere di ucronia con ritorno alla Storia reale è quello prediletto da Bhrig, il nostro List-Owner. Di solito chi sostiene quest'impostazione è convinto dell'esistenza di una « Forza » interna alla Storia, che le imponga un certo tipo di cammino: qualunque deviazione finisce prima o poi per confluire nuovamente nel fiume principale degli eventi. Al contrario, altri sono convinti che l'agire umano sia svincolato da qualunque urgenza legata a una presunta Necessità, e che ogni diramazione sia possibile: tra i nostri collaboratori, Dans preferisce nettamente il genere "geopolitico a diramazioni", in cui ad ogni nuovo evento sono prospettate diverse possibilità, e si fornisce l'elenco delle conseguenze di ogni scelta.

Ora, come tutti i romanzi conservano traccia del modo di vedere le cose del loro autore, o se preferite della sua ideologia, la stessa cosa varrà per il genere letterario dell'ucronia. Si distinguono così nettamente due tipi di ucronie: quelle « ireniste », che cioè portano all'instaurazione di un governo giusto e di un'era di pace su tutta la terra, e quelle « pessimiste », in cui invece alle guerre si susseguono le guerre: una sorta di riedizione, sotto una diversa luce, di ciò che è accaduto nella nostra linea temporale, quando addirittura non portano a un nuovo Medioevo o a una guerra atomica o allo sterminio della razza umana. Le prime vengono chiamate « eutopie » o « eucronie », le seconde « distopie » o « discronie ». Qui troverete entrambi i generi di ucronie, che rispecchiano in pieno i gusti dei loro autori: Estec e Demofilo eccellono ad esempio nelle ucronie ireniste, Perchè no? in quelle pessimiste. Un caso estremo del genere distopico è quello "catastrofista", in cui un disastro (naturale o provocato dall'uomo o da intelligenze aliene) finisce per spazzare via la maggior parte dell'umanità, quando non tutti gli uomini o addirittura l'intera biosfera terrestre. Spesso la corsa contro il tempo per evitare questa catastrofe è stata spunto per romanzi o per lungometraggi di grande successo.Racconti ucronici pubblicati da "Urania" nel 1977

A questo proposito, alcune nostre ucronie, come avrete occasione di leggere, portano alla formazione di imperi giganteschi, eventualmente universali, o puntano alla costituzione di una futura Repubblica mondiale che consenta all'umanità di vivere in pace e di godersi le conquiste del progresso (è il genere "iperimperialistico"). Alcuni ucronisti ritengono che un iperimpero sia impossibile da realizzare e da mantenere, ma anche che non sia neppure positivo per l'Umanità, perché uno stato potentissimo significherebbe il primato di una cultura o di un modo di pensare su tutti gli altri, ed una civiltà unica o prevalente su tutto il mondo sarebbe un mondo povero, senza la magnifica diversità delle mille civiltà del mondo. Molti perciò preferiscono la cosiddetta "eccezione culturale", cioè l'incontro delle diverse civiltà da cui potranno nascere nuove civiltà future, giacché una superciviltà significherebbe sul lungo periodo la stagnazione e poi la decadenza e la fine. Questo è il pensiero per esempio di Perchè no? e del Marziano. Altri invece, come William Riker, Bhrg'hros ed Estec sono di diverso avviso, perché la loro scelta risponde al disegno "pacifista" che portano avanti in questa lista. Qual è il modo più semplice per evitare le guerre, dicono essi? Sottomettere tutti i nemici e creare un solo stato dal limite dei cacciatori-raccoglitori dell'estremo Nord fino alle foreste tropicali dell'Estremo Sud. Alessandro Magno, Traiano, Attila, Gengis Khan, Tamerlano, Carlo V, Napoleone vanno tutti bene per loro per realizzare questo progetto, ma a patto che l'Iperimpero si trasformi in una "Eurasia cantonale", uno stato federale grande come l'Eurasia ma formato da entità grandi al massimo come le regioni francesi ed italiane, come dice Bhrg'hros. Il federalismo evita infatti il prevalere di una sola cultura ed anzi esalta i regionalismi. Qual è la posizione al riguardo di voi che leggete? E quale genere ucronico prediligete: simmetrizzante, neutralizzante, iperimperialista, irenista, distopico o catastrofista? O volete suggerirci qualche nuovo genere? Se volete farcelo sapere, scriveteci a questo indirizzo.

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L'ucronia come genere letterario

Lunga è la storia del suddetto genere letterario. Il termine « Utopia » fu coniato da san Thomas More (1477-1535), autore per l'appunto del celebre testo « Utopia » (1516) in cui descrive una società ideale, di stampo comunista ante litteram, scoperta nell'era dei grandi viaggi per mare sull'isola omonima. Anche il termine "ucronia" nasce da un'opera letteraria, di un autore francese dell'Ottocento, che postula la sopravvivenza dell'Impero Romano, (il POD è che Cassio Avidio succeda a Marco Aurelio al posto di Commodo, dopo una vittoria nel 175 d.C.). Invece la più antica ucronia conosciuta nella storia della letteratura fu proposta dallo storico greco Erodoto di Alicarnasso (circa 485-425 a.C.) nelle sue monumentali "Storie" (VII, 139), allorché, allo scopo di magnificare la grandezza e il ruolo storico di Atene, si chiese cosa sarebbe accaduto se quest'ultima città fosse caduta nelle mani di Serse durante la Seconda Guerra Persiana. Il testo originale potete visualizzarlo cliccando qui, eccone la traduzione:

« A questo punto, mi trovo costretto ad esporre un'opinione spiacevole per la maggior parte degli uomini, e tuttavia non me ne asterrò, in quanto mi sembra essere la verità. Se gli Ateniesi, atterriti dal pericolo imminente, avessero abbandonato la loro Terra; ovvero, restandovi senza abbandonarla, si fossero consegnati a Serse, nessuno avrebbe tentato nemmeno di opporsi al Re sul mare. E se nessuno si fosse opposto a Serse sul mare, ecco quel che sarebbe accaduto a terra: anche se molte linee di mura fossero state elevate dai Peloponnesii attraverso l'istmo, i Lacedemoni traditi dagli alleati – non per loro volontà ma per forza, in quanto le loro città, l'una dopo l'altra, sarebbero state occupate dalla flotta barbara – sarebbero rimasti soli. E una volta rimasti soli, anche avendo compiuto grandi imprese, sarebbero morti nobilmente. Questo sarebbe accaduto loro: ovvero, vedendo che anche gli altri Elleni inclinavano per i Medi, sarebbero venuti ancor prima ad accordi con Serse. E così, in entrambi i casi, l'Ellade sarebbe caduta sotto i Persiani: non riesco a vedere, infatti, quale giovamento sarebbe venuto dalle mura elevate attraverso l'Istmo, qualora il Re fosse stato padrone del mare. Non si allontanerebbe dunque dal vero, chi dicesse che gli Ateniesi furono i salvatori dell'Ellade: infatti, da quale delle due parti si fossero schierati, da quella parte avrebbero fatto pendere la bilancia. Ma avendo scelto che l'Ellade rimanesse libera, furono proprio essi, con la loro scelta, che ridestarono il popolo ellenico – quanti non parteggiavano per i Medi – e, dopo gli déi, respinsero il Re. »

Anche il grande storico latino Tito Livio (59 a.C – 17 d.C.) nei suoi "Ab Urbe condita libri" (IX, 17) non vuol essere da meno, e si spinge a chiedersi cosa sarebbe accaduto se Alessandro Magno fosse vissuto tanto a lungo da confrontarsi con la potenza di Roma:

« Nihil minus quaesitum a principio huius operis uideri potest quam ut plus iusto ab rerum ordine declinarem uarietatibusque distinguendo opere et legentibus uelut deuerticula amoena et requiem animo meo quaererem; tamen tanti regis ac ducis mentio, quibus saepe tacitus cogitationibus uolutaui animum, eas euocat in medium, ut quaerere libeat quinam euentus Romanis rebus, si cum Alexandro foret bellatum, futurus fuerit. »

(Si potrebbe osservare che, sin dall'inizio di quest'opera, nulla ho cercato di evitare con tanta attenzione quanto il discostarmi da una trattazione ordinata degli eventi, e il cercare motivi di piacevole svago per i lettori e un po' di riposo per la mia mente infarcendo questa ricerca storica con amene digressioni. Ciò nonostante, l'aver menzionato un re e un condottiero così grande, mi riporta a considerazioni che tante volte ho fatto tra me e me, e non mi spiace ora valutare quale sarebbe stata la sorte della potenza romana se si fosse scontrata con Alessandro.)

Ecco alcune famose opere letterarie che trattano di Utopie:

  • "Repubblica" di Platone
  • "Una Storia Vera" di Luciano di Samosata
  • "Defensor pacis" di Marsilio da Padova
  • "De pace fidei" di Niccolò Cusano
  • "La Nuova Atlantide" di Francis Bacon
  • "La Città del Sole" di Tommaso Campanella
  • "Sogno di un uomo ridicolo" di Fëdor Dostoevskij (una delle utopie più toccanti)
  • "Le scarpe del pescatore" di Morris West
  • "Quelli di Anarres" di Ursula le Guin
  • "Islandia" di Austin Tappan Wright

Trattano invece di Ucronie:

  • "Se Hitler avesse vinto la guerra", di Winston Churchill
  • "Il buonuomo Mussolini" di Indro Montanelli
  • "La Svastica sul Sole" di Philip Dick
  • "Contro-passato prossimo" di Guido Morselli
  • "Occidente" e "Attacco all’Occidente" di Mario Farneti
  • "Fatherland" di Robert Harris
  • "La Società del Tempo" di John Brunner
  • "Delenda Est" di Paul Anderson
  • "Un rombo di Tuono" e "Un Tocco di Petulanza" di Ray Bradbury
  • "La Macchina della Realtà" di William Gibson e Bruce Sterling
  • "Garibaldi a Gettysburg" di Francesco Prosperi (molto controversa)
  • "1943, Come l’Italia vinse la guerra" di Giovanni Orfei
  • "E se..." di Isaac Asimov
  • "Il Ciclo dell'Invasione", "il Ciclo della Colonizzazione", "L'agente di Bisanzio", "Per il trono d'Inghilterra" e "Dramma nelle Terrefonde" di Harry Turtledove
  • "Il "Ciclo di Eymerich" di Valerio Evangelisti
  • "Se l’Italia" di Gianfranco de Turris
  • "L'inattesa piega degli eventi" di Enrico Brizzi
  • "Wolf: La ragazza che sfidò il destino" di Ryan Graudin
  • il film "Bastardi senza gloria" (Inglourious Basterds, 2009) di Quentin Tarantino
  • il cartone animato "Laputa" di Hayao Miyazaki
  • il fumetto "Vendicatori per sempre" di John Byrne
  • il fumetto "Ucronia" di Tiziano Sclavi

Trattano infine di Distopie:

  • "I viaggi di Gulliver" di Jonathan Swift
  • "I cinquecento milioni della Begum" di Jules Verne
  • "I primi uomini sulla Luna", "La Macchina del Tempo" e "L'Isola del dottor Moreau" di Herbert George Wells
  • "Il mondo nuovo" e "Ritorno al mondo nuovo" di Aldous Huxley
  • "Noi" di Evgenij Zamjatin
  • "1984" di George Orwell
  • "Il signore delle mosche" di William Golding
  • "Io sono leggenda" di Richard Matheson
  • "Il paese della gentilezza" di Damon Knight
  • "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury
  • il cartone animato "Ryu delle caverne" di Go Nagai
  • il fumetto "Devilman" di Go Nagai
  • il fumetto "V per vendetta" di Alan Moore e David Lloyd
  • il fumetto "Watchmen" di Alan Moore, Dave Gibbons e John Higgins

In certi casi, la differenza con la fantascienza in senso stretto è molto sottile. Naturalmente anche Star Trek, Star Wars e Matrix possono essere considerati utopie/ucronie/distopie, ma allora lo sono anche la "Fondazione" di Asimov, "l'Uomo Disintegrato" di A. Bester, la "Regina delle Fate" di Spenser, l'"Odissea" di Omero, l'"Eneide" di Virgilio, la "Tempesta" di Shakespeare, i cartoni animati "Capitan Harlock" e "Danguard" di Leiji Matsumoto, e così via; opere che tutti noi consideriamo ottime, ma che i più ritengono appartenenti ad altre categorie.

L'elenco testé presentato dimostra come uomini di ogni epoca siano stati affascinati dai passati e dai futuri alternativi, dalle allostorie come riflessione degli infiniti stati di probabilità riguardo il fluire del tempo, a partire dal singolo stato energetico di uno dei milionesimi di miliardi di atomi dell'universo alle grandi decisioni statistico-politiche e sociali degli uomini del passato. E forse è proprio l'impossibilità umana di poter verificare i "se" ed i "ma" che ci porta ad incuriosirci così tanto in questo particolare campo. Tanto più che, a nostro modesto avviso, la tranquillità del sapere che nulla del passato può essere modificato (John Titor permettendo...) ci porta ancor più ad apprezzare queste fantasiose ma coerenti ricostruzioni.

Google Earth nel cinquecento!! (grazie ad Andrea Carrara)

Google Earth nel cinquecento!! (grazie ad Andrea Carrara)

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L'ucronia nell'epistemologia della storia

Tutto questo, ci ha fatto notare l'amico francese Perchè no?, ci porta a considerare normalmente l'ucronia come un gioco letterario, una parte poco conosciuta della fantascienza. Ma, studiando l'epistemologia della storia, cioè la conoscenza della sua scienza, la sua storiografia, la sua filosofia e le grande scuole di pensiero, ci si può imbattere nell'opera di uno dei grandi maestri francesi di questa disciplina, Antoine Prost (1933- ), che nelle sue "Douze leçon sur l’histoire" ("Dodici lezioni sulla storia") ha trattato una lezione sull’immaginazione. Si resta stupiti dell’importanza di quest’ultima nella ricerca storica. Prost spiega che lo studio della storia cerca in gran parte di spiegare gli eventi e identificare il perché. Fare tutto questo contiene in maniera implicita l’idea che avrebbe potuto succedere un’altra versione della storia.

Prost parla anche della scuola americana della New Economy History e della sua analisi controfattuale, l’idea ucronica sistematizzata nella storia. Parla dei lavori di Robert Fogel (1926- ) sul ruolo delle vie ferroviarie nello sviluppo degli USA, provando a costruire una storia senza di esse. Riconosce anche che questo approccio é discusso perché considerato approssimativo e soggettivo. Ma afferma anche che questo metodo é utilissimo perché restituisce alla storia la sua vera instabilità. Noi siamo troppo abituati a considerare la storia come una successione di fatti logici, e ciò è normale, perché vediamo le cose già compiute. Però sottomette l'immaginazione a la conoscenza e alla realtà, altrimenti il suo sarebbe solo un delirio. Può cosi identificare le possibilità e dare una gradazione nella probabilità che permette di identificare il perché di un evento. Limita il suo discorso il fatto che la scelta delle possibilità e degli argomenti rimane sempre alla persona, e dunque la storia rimane sempre il frutto di una teoria proposta.

Il filosofo Raymond Aron (1905-1983) diceva « Tout historien, pour expliquer ce qui a été, se demande ce qui aurait pu être » (Ogni storico, per spiegare cos'è accaduto, si chiede che cosa sarebbe potuto accadere). Ma anche « Le passé de l’historien a été le futur des personnages historiques » (il passato dello storico é stato il futuro dei personaggi storici). Si deve dunque riconoscere all’ucronia un importante valore per lo studio della storia come strumento di immaginazione e e di ricostruzione del passato. Ma anche per il suo valore morale, perché in fondo mostra quanto l’uomo é totalmente libero, che la storia umana avrebbe potuto in ogni momento cambiare del tutto, che niente é inevitabile. E come non essere d'accordo con Perchè no?

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L'ucronia nella fisica moderna

Dato però che abbiamo discusso dell'utopia/ucronia da un punto di vista filosofico, è possibile dare ad essa anche un significato scientifico? In altre parole, il concetto di "multiverso" appartiene solo alla letteratura ed alla filosofia, o trova posto nelle convinzioni della scienza moderna? Ecco cosa ha scritto al proposito il nostro Webmaster William Riker.

La fisica classica, fondata nel seicento da Galilei e Newton, ci insegna che un evento o si verifica o non si verifica: o una pallina si muove da destra a sinistra, o da sinistra a destra. Invece la meccanica quantistica, fondata negli anni trenta del novecento da Erwin Schrödinger (1887-1961) e Wernher Heisenberg (1901-1976), ci insegna che ogni evento ha una determinata probabilità di verificarsi oppure no. Ne consegue che tutti quanti i casi possibili possono verificarsi contemporaneamente, ciascuno con la rispettiva probabilità. L’equazione di Schrödinger, corrispettivo quantistico della famosa equazione di Newton F = m a, fornisce appunto queste probabilità sotto forma di entità chiamate “funzioni d’onda”. Per spiegare il suo punto di vista, Schrödinger inventò il famoso paradosso che da lui prese nome di "Gatto di Schrödinger": in una scatola chiusa si mettono un gatto ed una pistola carica puntata su di esso, comandata da un isotopo radioattivo. Quest’ultimo ha una probabilità del 50 % di disintegrarsi; se si disintegra, la pistola spara e il gatto muore; se non lo fa, essa non spara e il gatto è vivo. Siccome lo "stato quantistico" (cioè la realtà contenuta nella scatola) è data dalla sovrapposizione di un 50 % di probabilità in cui l’isotopo si è disintegrato e da un 50 % in cui non si è disintegrato, ne consegue il paradosso per cui il gatto è al 50 % vivo, e al 50 % morto.

Il famoso Albert Einstein (1879-1955) non accettò mai questa visione probabilistica della realtà, sintetizzando il suo punto di vista nella celeberrima frase "Gott würfelt nicht" (Dio non gioca a dadi). E il danese Niels Bohr (1885-1962) rispose al paradosso del gatto quantistico sostenendo che l'osservazione, cioè l'interazione dell'osservatore con il fenomeno, fa "collassare" lo stato quantistico su una sola delle varie possibilità, per cui noi in effetti vediamo solo il gatto tutto vivo o tutto morto. Ma il fisico americano Hugh Everett (1930-1982), che lavorò all'università di Princeton, dove aveva la sua cattedra anche Einstein, ha contestato la soluzione di Bohr dimostrando, equazione di Schrödinger alla mano, che dopo l'osservazione ci saranno non più uno ma DUE osservatori: uno che vede il gatto al 100 % vivo, l'altro che vede il gatto al 100 % morto. In pratica, in ogni istante (poiché ogni istante dell'evoluzione degli eventi conosce diverse probabilità per diverse evoluzioni successive) la linea temporale dell'universo si biforca in due, tre, cento, infinite linee temporali che conoscono evoluzioni completamente diverse. La matematica ci dice che tutto questo, contrariamente a quanto pensava Bohr, non è in contrasto con nessuno dei postulati della meccanica quantistica. Ecco perché si dice che, in meccanica quantistica, "tutto ciò che può accadere, accade".

Una delle teorie più coerenti che prevedono in maniera naturale l'esistenza di universi paralleli è la cosiddetta M-Teoria, ideata negli anni novanta del secolo scorso dal matematico statunitense Edward Witten (1951-vivente), come evoluzione della Teoria delle Suoerstringhe, a quell'epoca molto in voga. Secondo lui, in natura esisterebbero realtà chiamate p-brane, dove p sta ad indicare il numero di dimensioni coinvolte. La zero-brana sarebbe una particella puntiforme, la uno-brana coinciderebbe con una superstringa, la due-brana sarebbe una sorta di "membrana"; e così via: ogni p-brana ospiterebbe un universo differente e, quando le p-brane entrano a contatto (si parla di "Big Splat"), in entrambe le brane si innescherebbe un Big Bang e quindi la nascita di un nuovo universo. Ora, ogni particella coinciderebbe con le oscillazioni di una microscopica superstringa. Sviluppando i lavori di Witten, Joseph Polchinski (1954-vivente) fece notare che le superstringhe aperte sarebbero confinate all'interno di una p-brana, mentre quelle chiuse potrebbero spostarsi da una p-brana all'altra. Ora, le uniche particelle corrispondenti a superstringhe chiuse sarebbero i gravitoni, ipotetici bosoni mediatori della forza gravitazionale, e dunque gli universi situati in p-brane diverse potrebbero interagire solo mediante la forza di gravità, non tramite interazioni elettromagnetiche o di altra natura: ecco perchè gli "altri universi" sarebbero a noi invisibili. Secondo alcuni, l'ipotetica "materia oscura" che non riusciamo a vedere, ma di cui rileviamo gli effetti gravitazionali, sarebbe proprio costituita dagli ipotetici universi paralleli situati in p-brane diverse dalla nostra!

Naturalmente l'affascinante teoria di Everett e di Witten, secondo cui esisterebbero infiniti multiversi in cui tutte le possibilità dell'essere sono effettivamente accadute (Alessandro Magno è morto ad 80 anni, Napoleone ha vinto a Waterloo, Laurenti e Bonolis non hanno mai girato le pubblicità di alcuna marca di caffé…), presenta ancora punti non chiari. Anzitutto non svela alcunché sull'effettivo meccanismo fisico secondo il quale i mondi si diramerebbero, creando infiniti doppioni della stessa realtà, e naturalmente non spiega come la "creazione" dal nulla di questi universi paralleli possa essere in accordo con principi fondamentali della fisica come la conservazione dell'energia; per non parlare degli immensi problemi di ordine filosofico sollevati da questa "creazione". Ma il solo fatto che una branca della Fisica Moderna non ostacoli l'effettiva esistenza dei multiversi apre alla nostra mente orizzonti inimmaginabili e degni di essere oggetto di studi futuri.

Nessun dipinto può visualizzare l'utopia meglio di questo dipinto del canadese Rob Gonsalves (1959-2017)

Nessuna rappresentazione può visualizzare l'utopia meglio di questo dipinto del canadese Rob Gonsalves (1959-2017)

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Perchè in molte ucronie ricorrono gli stessi nomi della nostra Timeline

E ora, un'importantissima avvertenza che dobbiamo all'amico Federico Sangalli. Lavorare sulle ucronie provoca non pochi problemi, innanzitutto per la scelta dei verbi, e in secondo luogo sul corretto andamento degli eventi. É per noi, per quanto informati, impossibile prevedere accuratamente una linea storica controfattuale, per il semplice motivo che non siamo onniscienti e non conosciamo TUTTI gli eventi umani. Per esempio, è certo che se Napoleone avesse vinto in Russia, Hitler non sarebbe mai nato, poiché la sua nascita è stata decisa da una lunga serie di fattori (il momento e le circostanze in cui i suoi nonni e i suoi genitori si sono conosciuti e sposati, il fatto che sarebbero potuti essere uccisi da una qualunque tragedia causata dal cambio della Storia, il momento stesso in cui essi hanno fatto l'amore che ha permesso a QUELLO spermatozoo di fecondare QUELL'ovulo, la stessa vita, infanzia ed educazione che hanno formato l'individuo), che sono semplicemente fuori dal nostro controllo.

Per verificare come gli eventi e le previsioni su essi siano mutevoli vi invito a fare un piccolo esercizio che faccio ogni tanto e di cui forse un giorno trascriveró i risultati. Questo sito tratta anche visioni del futuro positive o negative. Ora l'esercizio consiste nell'immaginare il futuro dal o del passato. Ma non con la mente di Jules Verne o di Isaac Asimov, immaginando flotte di astronavi e colonie su Marte, ma come persone informate ma normali. Diciamo che dovete essere più o meno voi stessi ma con qualche secolo d'anticipo. Tuttavia di fondamentale e rigorosa importanza é l'ignorare o cercare di ignorare ciò che accadrà dopo l'anno da voi scelto. É concesso informarsi ma soltanto su tutto ciò che precedente o contemporaneo al momento scelto. Posso per esempio cercare chi era dato per papabile o favorito ad un elezione, ma non posso sapere la data di morte di un personaggio deceduto dopo il momento scelto, salvo prevederlo a spanne basandosi solo sulla data di nascita e sulle sue condizioni di salute. Per esempio nel 1938 nessuno poteva immaginarsi che Roosevelt avrebbe cercato un terzo mandato, che i giapponesi avrebbero attaccato Pearl Harbour il 7 dicembre 1941 o che Hitler avrebbe sfidato ulteriormente la pazienza occidentale dopo la crisi cecoslovacca e la sua promessa di non avanzare ulteriori richieste. Analogalmente nel 1926 chi poteva aspettarsi una così grave crisi economica appena tre anni piú tardi, chi avrebbe scommesso sull'elezione al Soglio Pontificio di Giuseppe Angelo Roncalli e sul suo nome di Giovanni XXIII, quello di un'antipapa, piuttosto che un Giovanni Benelli/Leone XIV o un Giuseppe Siri/Pio XIII, e chi poteva immaginare gli omicidi Kennedy, Moro e Martin Luther King? Mentre dall'tra parte tutti erano convinti che prima o poi la Guerra Fredda si sarebbe trasformata in un conflitto nucleare o che la Grande Guerra e la Guerra del Vietnam sarebbero state brevi e facili. Vi accorgerete in breve che é impossibile fare una previsione accurata oltre il decennio rispetto all'anno di partenza.

Ma se ci arrendessimo a questa idea significherebbe mutilare la nostra fantasia e la nostra capacità di fare ucronie. Per questo sono dell'idea che si deva continuare a far lavorare la nostra sconfinata fantasia, perché comunque ciò che narriamo é espressione dell'epoca descritta. Se Napoleone avesse vinto in Russia, io posso scrivere che Hitler sarebbe un nazionalista tedesco che si rivolta negli anni '40. Come ho detto prima é improbabile che Hitler nasca, ma é meglio usare lui, in modo tale da fornire un punto di unione e di valutazione a tutti, piuttosto che usare un Franz Müller qualunque, espressione del nazionalismo germanico. Tuttavia questo ci mostra come sia bene non star qui ad accapigliarsi sui particolari, bloccando la nostra fantasia. Io stesso litigo da solo e spesso finisco per immaginare ucronie nelle ucronie ma ciò non pregiudica la mia capacità di giudizio o la possibilità di sfornarne altre. Quindi salvo rari casi (la vittoria di Hitler non porterà democrazia e tolleranza in nessuna Timeline) si possono accettare varie interpretazioni, che possono essere integrate e migliore dalla discussione di gruppo.

Invece, quello che segue è il parere di Bhrihskwobhloukstroy. « Per quanto mi riguarda, l'Ucronia è anzitutto un momento imprescindibile della Critica Storica, in particolare quello che studia i progetti (per quanto ricostruibili) dei diretti Interessati e le loro conseguenze (prevedibili allora oppure col senno di poi). In particolare, ammetto che mi risultano più interessanti quelli che producono divergenze geopolitiche più notevoli rispetto alla Storia nota, ma questa è una preferenza puramente estetica che non ha rilevanza. Se ogni Storia è Storia Contemporanea (quindi con gli estremi per un giudizio 'morale', anche se fosse solo individuale), allora, nello spettro di scenarî possibili, è opportuno tentare di arrivare fino ai nostri giorni, ma a questo punto scatta il valore politico dell'Ucronia: cosa sarebbe stato necessario che divergesse perché si realizzasse (nel passato, ma con conseguenze attuali) un determinato stato di fatto. Forse si sarà notato che fra questi esiti mi interessano di più quelli superimperiali e soprattutto rilevanti per l'Eurasia. È prevedibile che ciascun esito possa facilmente richiedere più di un Punto di Divergenza, ma appunto per questo trovo preziosi i rari casi in cui ne basta (almeno in teoria) uno solo o almeno pochissimi (i miei preferiti, nella Storia Moderna, sono il 1519, 1558, 1575, 1612, 1657, 1700, 1725, 1744, 1800, 1815, 1853, 1859, 1918 e ormai siamo nella Storia Contemporanea) e se possibile frutto di decisioni umane. È chiaro che un progetto e una previsione sono soggetti a innumerevoli contrattempi, ma mi basta la considerazione statistica che a una determinata decisione corrisponde realisticamente un maggior numero di probabilità per una conseguenza X che per una conseguenza Y (p.e. senza Nazismo è più probabile evitare l'Olocausto). Più i Punti di Divergenza sono antichi più mi aspetto che abbiano conseguenze grandiose. Sono convinto che un Punto di Divergenza abbia in un primo tempo di solito un effetto (non importa se grande o piccolo) comunque limitato, spesso quasi 'latente', poi però più passa il tempo più sale la probabilità che le sue conseguenze diventino cruciali per innescare un meccanismo a valanga. »

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Avvertenza finale

In ogni caso però, e ci teniamo a metterlo bene in evidenza, Utopiaucronia NON intende fare propaganda in alcun modo ad alcuna convinzione politica, filosofica o religiosa, ma semplicemente fornire degli spunti e formulare delle ipotesi per comprendere meglio la NOSTRA storia, e soprattutto rallegrare per un attimo l'internauta che si trova a vagabondare per il nostro sito, distraendolo dai problemi e dalle preoccupazioni della vita di ogni giorno. Dunque non scartate a priori la lettura dei nostri lavori, solo perchè sconfinano nel mondo nel fantastico e nel possibile. Non fate come l'amico che ci ha scritto dicendo: « Non ho mai letto i vostri lavori, ma preferisco un altro genere », quasi volesse dar ragione alla definizione « Un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere », attribuita a Giorgio Manganelli, che citava una famosa frase dell'editore Scheiwiller: « Non l'ho letto, e quindi non mi piace »! Anzi, se volete, anziché limitarvi a leggere i nostri lavori, potete unirvi a noi, scrivendoci a questo indirizzo.

Se poi volete creare delle mappe ucroniche da allegare alle allostorie che ci invierete, potete usare questa mappa politica di tutto il mondo, oppure questa cartina d'Europa in cui sono evidenziate anche le principali vie fluviali, o questa mappa straordinaria di Kalos1597 in cui per comodità si sovrappongono i confini degli stati del XIX, XX e XXI secolo. Un'ampia raccolta di carte mute da utilizzare per illustrare le vostre ucronie la trovate anche in questo sito, segnalatoci dall'amico Edoardo Secco. Le cartine ucroniche ci giungono molto gradite, per cui se volete inviarci le vostre vi accoglieremo a braccia aperte.

Che aggiungere? Buona navigazione negli infiniti multiversi dell'ucronia da parte degli amici di Utopiaucronia.

 

Il mondo alla rovescia in una mappa neozelandese fornitaci dall'amico Enrique!

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