1996, Indipendenza della Padania

di Viverefan


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15 settembre 1996: Bossi dichiara l'indipendenza della Padania. Pochi giorni dopo avvengono gli scontri in via Bellerio. E se questi degenerano, innescando una spirale di violenza? Provo a fare qualche ipotesi.

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Settembre 1996: Bossi dichiara l'Indipendenza della Padania. Scontri in via Bellerio a Milano tra militanti leghisti e forze dell'ordine. Lo stato italiano, nel timore di altri scontri, mette fuori legge il partito.

Il 27 settembre la Lega dichiara ufficialmente guerra alla Repubblica Italiana. Bossi si rifugia in una località segreta della Svizzera, da cui gestisce quella che diverrà la Guerra d'Indipendenza della Padania.

La popolazione leghista accorre spontaneamente alle armi, ed è coordinata nelle azioni dalle sedi di partito locali.

Intanto l'esercito di leva italiano viene dispiegato all'interno del territorio, per arrestare i dissidenti leghisti.

Il malcontento contro l'Italia si diffonde tra la popolazione sia perchè molte leve settentrionali si rifiutano di servire l'Italia appoggiando indirettamente la causa leghista, sia perchè le truppe occupanti trattano con scarso rispetto la popolazione locale, che ha effettivamente l'impressione di essere occupata. Le misure sono drastiche, viene istituita la legge marziale in tutto il nord, mentre nel sud rimane una situazione normale. Tuttavia, viene istituito un presidio militare tra Tirreno e Adriatico che va da Orbetello ad Ancona, in modo che i partigiani Leghisti non penetrino a sud.

I partigiani leghisti dunque prendono sempre più piede al Nord, dove vengono supportati dalla popolazione.

Viene richiesto l'intervento dell'ONU. Per evitare ciò, la Repubblica Italiana accetta che venga indetto un referendum nelle regioni dell'Italia Settentrionale e della Toscana per votare l'indipendenza della Padania. Il referendum è indetto il 23 gennaio: il 60% della popolazione sceglie l'indipendenza.

Bossi nel mese di febbraio allora torna in Padania, finalmente indipendente, ed è eletto all'unanimità come Presidente della Padania con una grande cerimonia a Pontida, facendo una seconda dichiarazione: la Dichiarazione di compimento dell'Indipendenza della Padania. La Padania viene riconosciuta dall'Onu come stato sovrano. I suoi confini meridionali sono rappresentati dalla linea Orbetello-Ancona.

Tuttavia, esistono ancora molti problemi interni: infatti buona parte degli emiliani e dei romagnoli ha votato contro; inoltre ci sono numerosi individui oriundi padani che tuttavia si definiscono "italiani" e osteggiano aspramente la politica della Lega.

Essendo la situazione molto precaria, viene formato il Parlamento Provvisorio della Padania a Bagnolo S.Vito (MN), presieduto da Umberto Bossi, a cui sono dati pieni poteri fino al 15 marzo 1998, che deve gestire numerosi problemi, primo tra tutti la resistenza degli italiani in Padania. Coloro che manifestavano in modo violento la loro volontà di essere riannessi all'Italia vengono condannati senza appello, i dissidenti pacifici invece hanno due possibilità: emigrare in Italia con alloggio "offerto" gratuitamente o avere il diritto alla doppia cittadinanza italo-padana.

La prima soluzione, gettonata da una buona parte dei dissidenti, tra cui moltissimi meridionali, suscita grande malcontento nella popolazione padana, che per un attimo pensa di trovarsi sotto il governo di un nuovo oppressore. In realtà la politica del governo padano mira ad attirare sugli italiani stessi la "colpa" della tassa per mantenimento degli italiani.

È così che, nel corso del 1997, la popolazione padana diminuisce di quasi cinque milioni di persone.

Nel corso dell'anno si hanno anche numerose riforme. Viene istituito l'autogoverno delle province sul modello cantonale svizzero, ed è introdotta la nuova moneta, la Lega. I governi provinciali, nel corso dell'anno, ristrutturano in modo personale sanità, istruzione eccetera. Ogni cantone è "obbligato" a scegliere una lingua che non sia l'italiano da usare nell'ambiente locale.

E poi?

Viverefan


Vale la pena di prendere in considerazione anche questa proposta di Never75:

Tutto parte da una provocazione nata in rete: la creazione di una "Adriazia"!

Del resto, se può esistere una Padania, perchè non può esistere anche un'Adriazia?

Battute a parte, si potrebbe ipotizzare uno scenario realistico simile? La vedo dura, specie per le enormi differenze storiche delle macro-aree in questione. L'unico POD potrebbe essere una sopravvivenza dell'Esarcato di Ravenna (con arrotondamenti vari) fino all'Età Moderna. Oppure ci possono essere ipotesi più suggestive?

C'è già pronta persino la bandiera, con fasce orizzontali rosse sui margini superiore e inferiore, colore simbolo dell’esarcato di Ravenna, bande verticali blu oltremare, gialla oro, blu oltremare a rappresentare il mare Adriatico, Bisanzio e l'economia mercantile tradizionale degli Adriati). Il Kantaros greco nero sulla banda color oro rappresenta le origini etniche e culturali radicate nelle civiltà del Levante.

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Così gli risponde dDuck:

In teoria una nazione simile avrebbe potuto esistere se Venezia non decade e si espande, i Savoia rinunciano al sogno di unire l'Italia e Venezia annette Territori papalini e borboni. Serve una politica lungimirante con potenti alleati in Europa: Venezia è vista da Francesi e Inglesi come il freno all'Austria, che non la annette al congresso di Vienna.

Lo Stato pontificio di riduce al Lazio e all'Umbria; i Borboni cedono la costa est; sfruttando rivolte interne ben orchestrate, la popolazione della Romagna e delle Marche si ribella al potere pontificio e ottiene un protettorato veneziano. È il repubblicano Mazzini ad migrare a Venezia e sognare un'Italia unita e repubblicana.

Venezia tenta l'Unificazione dell'Italia nel tardo '800, ma a questo punto gli ex alleati franco-britannici proteggono i traballanti stati pontifici e borbonici, e la Francia evita la temuta formazione di uno stato italiano.

Nel frattempo i Savoia annettono Lombardia, Toscana, ed Emilia (esclusa la Romagna), ma l'equilibrio tra Torino e Venezia garantito tra l'altro dai francesi (Napoleone III teme un Italia unita) impedisce l'unità d'Italia. Garibaldi lavora per i Savoia e partecipa attivamente alle operazioni militari, Milano è ancora austriaca e i Savoia si consolano con qualche avventura coloniale, tra l'altro avendo come avversari i Veneziani. Ci sarà una Somalia Veneziana e una Sabauda.

Nella Prima Guerra Mondiale gli stati Italiani rimangono neutrali, a Versailles tramite referendum Venezia (o Adriazia che dir si voglia) ottiene Trieste, Gorizia e un tratto di litorale istriano. Nel 1950 il parlamento di Ravenna ratifica il cambio di nome da repubblica di Venezia a repubblica di Adriazia.

Situazione attuale:
Savoia
: capitale Milano, con Piemonte, Savoia, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Sardegna.
Adriazia: capitale Venezia, poi i ministeri portati a Ravenna per ragioni logistiche. Con Veneto, Venezia Giulia, Friuli, Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia.
Stato Pontificio (monarchia costituzionale): capitale Roma, con Lazio e Umbria.
Regno Borbonico: capitale Napoli, con Campania, Basilicata, Calabria.
Repubblica Siciliana: capitale Palermo, con Sicilia e Malta.

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E Bhrg'hros aggiunge, da maestro di tutti noi qual è:

Effettivamente il momento migliore sembrerebbe tardoromano, magari prima ancora dell'Esarcato perché addirittura prima di Diocleziano: quando non era ancora stata completata la romanizzazione della Cisalpina, le coste adriatiche occidentali e settentrionali costituivano realmente un'area romanizzata in continuità con la Penisola Italica, ma appunto le due grandi difficoltà rimangono quelle legate alla dorsale appenninica: allora non poteva costituire un confine tra versante tirrenico e versante adriatico della Penisola (entrambi uniti a rappresentare la zona più romanizzata dell'Impero) e in séguito sarebbe stato un confine difficilissimo da mantenere. D'altra parte, poiché in questo sito si fa ricorso persino a punti di divergenza che vanno a toccare equilibrî planetarî come il clima o la geologia, al confronto di questi qualsiasi punto di divergenza puramente umano finisce per apparire possibile - si tratta solo di trovare il momento *più* adatto e di solito lo si trova procedendo a ritroso nel tempo, quindi comincerei a proporre, come al solito, un punto di divergenza agli inizî della fase archeologica protostorica detta della Civiltà Appenninica: da questa sono storicamente passate sia le comunità 'italoceltiche' - progressivamente celtizzàtesi - note come Liguri sia quelle divenute in generale italiche (compreso il sostrato locale degli Etruschi) sia le radici indigene di Dauni, Peucezî e Messapî. Nei millenni precedenti, il continuum indoeuropeo che in epoca glaciale si era concentrato nelle terre emerse del Bacino del "Grande Po" (oggi il fondale dell'Alto e Medio Adriatico) si era ritirato sulle coste attuali indietreggiando di fronte alla salita del livello del mare, ma a quanto pare solo all'epoca della Civiltà Appenninica (forse in conseguenza degli sviluppi innescati dalla diffusione del Neolitico) le comunità indoeuropee regionali dell'intera Penisola hanno intensificato le comunicazioni reciproche fino a produrre la situazione che in linguistica storica appare come la (secondaria) unità protolatinoitalica, dal Veneto (Istria e Liburnia incluse) alla Sicilia Orientale; contemporaneamente - o piuttosto nelle fasi finali di tale processo - si è tuttavia verificata una frattura, nel quadrante meridionale della Penisola, tra il continuum (veneto -) latino - italico (- siculo) da un lato e alcune aggregazioni regionali minori, di cui il gruppo più consistente, quello daunio-peucezio-messapico, è rimasto legato più alle comunità d'Oltreadriatico (gli Illiri) che al resto della Penisola. Fino a pochi decenni fa si interpretava allo stesso modo la posizione linguistica del venetico (di cui invece oggi si sottolinea soprattutto la vicinanza al latino) e del piceno settentrionale (Novilara), recentissimamente invece rivendicato all'italico; il legame con la Dalmazia e la Pannonia continua comunque a essere valorizzato nelle ricerche su alcune componenti (toponomastiche) del retico NON epigrafico: fino alla Seconda Guerra Mondiale sembrava esserci spazio addirittura per una lingua affine all'albanese (o intermedia tra albanese e slavo) in Rezia, oggi invece si pensa piuttosto a un "Blocco Alpino Orientale" affine al pannonico e al dalmatico (a mio modesto parere con qualche esagerazione, ma non rilevante per la presente discussione).

Ebbene, l'ucronia consisterebbe semplicemente nel porre per vere le ricostruzioni - oggi cadute in disuso - del cosiddetto "Panillirismo" (glottologico, s'intende), limitatamente a quanto riguarda il Bacino Adriatico: che dunque, durante la Civiltà Appenninica, la frattura - entro il continuum tardoindoeuropeo - dalla quale è emersa l'unità latino-italica non si limiti all'Appennino Meridionale, bensì arrivi a dividere gli Umbri dagli Iabusci adriatici e addirittura l'"angulus Venetorum" dal resto delle popolazioni successivamente di cultura villanoviana e confluite infine nella civiltà etrusco-italica.

Se, per semplicità, lasciamo invariata la presenza celtica in tutta l'area alpino-padano-ligure, ci ritroveremmo grosso modo con la seguente ripartizione:

1) un continuum parallelo su entrambe le sponde dell'Adriatico, esteso da un Meridione di tipo 'paleobalcanico' (illirico a Est, daunio-peucezio-messapico a Ovest, con infiltrazioni fino all'Alto Lazio simboleggiate come punto di massima estensione verso Occidente dall'idronimo Digentia, oggi Licenza), attraverso una fascia centrale dalmatica a Est e 'iabusca' a Ovest (di cui conosciamo una preziosa traccia, sia pure decisamente verso la Daunia, nel toponimo antico Buca di localizzazione presso Vasto), fino alla 'corona' altoadriatica e alpina orientale, estesa fino al Tirolo Settentrionale incluso; tale continuum sarebbe linguisticamente riconoscibile dall'assenza degli esiti italici /f/ e /h/, al posto dei quali troveremmo, anche in posizione iniziale, /b/ /d/ e /g/, inoltre dalla sostituzione di /o/ breve con /a/ breve, mentre sarebbe solcato da un diverso trattamento delle occlusive palatali indoeuropee (*/k'/ e */g'/), rese con [θ] e [d] al Sud, con [k] e [g] nel resto del territorio.

2) Tutto il resto della Penisola (fino almeno alla Sicilia Orientale inclusa) sarebbe invece italico esattamente nelle modalità e con gli sviluppi noti dalla Storia reale. A partire da questa situazione iniziale, dobbiamo aggiungere il punto di divergenza tardoantico (ma predioclezianeo) delineato sopra: in questo modo ci possiamo attendere che, sugli Appennini, l'antica separazione dei sostrati preromani (italici sul versante tirrenico e ionico, 'veneto-illiro-messapici' sul versante adriatico), pur sommersa dall'intensità della romanizzazione, lasci qualche traccia soprattutto nella geografia percettiva delle popolazioni interessate, paragonabile a ciò che storicamente rileviamo per il confine tra Puglie da un lato e Campania-Basilicata dall'altro (con l'aggiunta che dovremmo ulteriormente evitare la formazione del confine interno pugliese tra Centro-Nord 'longobardo' della regione e Salento bizantino) nonché per quello tra Toscana da un lato e Umbria e Lazio dall'altro: tali confini 'percettivi' sono infatti l'ultima eco, assai recessiva, di una precedente ben più forte distinzione etnopolitica, neutralizzata prima dall'espansione etrusca 'secondaria' in Umbria e Lazio (e Campania) e poi da quella, enormemente più incisiva, di Roma.

Giungeremmo così a garantirci una situazione tardoantica in cui lo spartiacque appenninico mantiene ancora, grazie alle tradizioni locali (e quindi nonostante la sua effettiva permeabilità antropogeografica), una certa funzione di confine. A questo punto dobbiamo risolvere il problema della mantenibilità del confine politico nei secoli seguenti e qui è irrinunciabile il ricorso a un terzo punto di divergenza (già anticipato a proposito del mancato confine interno alle Puglie), ossia la continuità territoriale - saldamente in continuità bizantina - dalla Venezia all'Esarcato e Pentapoli fino alla Capitanata e alla Calabria salentina, mentre l'alternativa polarizzazione nazionale longobarda, evidentemente da deviare attraverso il Norico e la Rezia nel suo itinerario dalla Pannonia all'Italia, investirebbe direttamente la Liguria tardoantica (= Transpadana augustea) e, attraverso la Marittima (= Liguria augustea), punterebbe sùbito su Pisa, Roma e i Ducati Campani, fino a raggiungere lo Ionio in Lucania.

Per definizione, non si darebbero le condizioni per la nascita di una - in prosieguo di tempo - metropoli nella Laguna Veneta. Inoltre, per il parallelo offerto dal caso storico dell'Arcivescovato di Milano, è verosimile che la Sede Pontificia si trasferisca nei territorî rimasti bizantini (Ravenna, se non proprio Aquileia) e lo Scisma Tricapitolino potrebbe essere sostituito da una più forte contrapposizione 'esterna' tra Cattolico-Ortodossi romano-bizantini e Ariani (permanentemente tali) longobardi. Da entrambe queste conseguenze discenderebbe che il ruolo storico di Venezia da un lato e dello Stato Pontificio dall'altro sarebbe prerogativa di un Impero d'Occidente praticamente risorto dopo la Guerra Greco-Gotica e subordinato ma assai simile a quello d'Oriente, con tutte le proiezioni bassomedioevali immaginabili. L'"Adriazia" si chiamerebbe dunque, per arrivare a una presa di posizione esplicita, "Romagna" sulla base di ragioni storiche difficilmente aggirabili e starebbe all'Impero d'Occidente più o meno come la Grecia sta all'Impero Bizantino (a prescindere dalla sovranità statale su Costantinopoli).

Resta il lato negativo della costruzione nazionale: il nemico esterno. La cospicua diversità dalla Storia medioevale che conosciamo rende già di per sé più probabile un orientamento occidentale della romanità tirrenica e padana (che ovviamente persisterebbero), quindi, come avvenuto al provenzale, una verosimile confluenza nella Francia, sia pure con tutte le guerre dinastiche che possiamo prevedere. Più difficile, ma - nel caso - assai più efficace in prospettiva di una elaborazione nazionale adriatica ("romagnola" in senso molto lato), sarebbe l'eventualità di una persistenza della nazione longobarda (se possibile ariana) a Sud delle Alpi, con ogni probabilità destinata a diventare in epoca sveva (o equivalente) parte integrante di quella tedesca: avremmo allora un confine germano-romanzo precisabile come franco-tedesco che, dal punto in cui oggi si interrompe (Gressoney, in realtà francoprovenzale-alemannico, ma franco-tedesco a livello di lingua alta), proseguirebbe invece nella Pianura Padana (forse con vicende storiche simili a quelle che conosciamo per quello, benché nato più recentemente e tutto interno, lombardo-piemontese), seguirebbe il tortuoso andamento di quello tra Feudi Imperiali da un lato e Repubbliche di Genova, Lucca, Pisa, Firenze e Siena dall'altro, poi più a Sud attraverserebbe l'Umbria e il Lazio seguendo le aggregazioni signorili delle fazioni di famiglie feudali a noi note come pontificie, infine potrebbe rispecchiare in Campania e Lucania l'opposizione prenormanna tra Ducati bizantini e longobardi. Per concludere, quindi, la Penisola Italica risulterebbe divisa in tre Nazioni: i Romagnoli adriatici (neolatini), i Lombardi (tedeschi) al centro della Padania e sugli Appennini, i Ladini (galloromanzi o galloromanizzati, come è avvenuto alle varietà italoromanze meridionali in epoca normanna e angioina) sulle coste tirreniche.

 


I dolori dell'Umberto

di Lord Wilmore

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Ed ecco la proposta assolutamente ironica di Lord Wilmore, che se l'è sentita di sdrammatizzare il tutto:

Se davvero scoppia la Guerra Civile in Italia, intervento della Missione "Restore Hope" (nome in codice UNITAF, Unified Task Force) cui partecipano USA, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Norvegia, Polonia, Slovenia, Croazia, Brasile, Australia e Nuova Zelanda) per ripristinare la legalità nello stivale; essa dura dal 3 dicembre 1992 al 4 maggio 1993. Pare che il Pentagono abbia dichiarato: "la Somalia? Molto meglio l'Italia, lì c'è sempre qualcosa da arraffare dai politici locali".

La Spagna ha rifiutato di partecipare alla missione dichiarando che "due secoli in Italia le bastano e avanzano".

La Francia partecipa "perchè noi non impariamo mai dai nostri errori".

Slovenia e Croazia partecipano "con l'intento di dimostrare che le foibe sono solo avvallamenti naturali del terreno".

Il Brasile partecipa dichiarando che "non possiamo non correre in aiuto di chi ci ha fatto vincere tanti Mondiali di Calcio".

L'Australia motiva la sua partecipazione con l'insistenza del deputato locale Gennaro Esposito, che chissà perchè ha tanto a cuore le vicende italiche.

La Nuova Zelanda sostiene: "ci facciamo una vacanza in Italia e poi torniamo a casa."

Però la Padania chiede aiuto a Russia e Cina, il senatùr dichiara che "i Celti sono sempre stati fieramente antiamericani ed antimperialisti, e vorrebbero stringere con la superpotenza uscente e quella entrante un patto di ferro contro gli eredi dell'Impero (Romano, Sacro Romano, Austro Ungarico, Britannico, Americano) che vogliono opprimere i liberi popoli padani, catalani, baschi, bretoni e del Principato di Seborga".

La Cina tuttavia risponde all'Umberto:

"Me ne flego di via Paolo Salpi a Milano, se non nella vostla capitale noi possiamo smelciale dovunque le nostle melci taloccate. E poi facciamo tloppi buoni affali con Amelicani pel inimcalceli pel colpa vostla."

Umberto: "Ma i teroni ci invaderanno!"

Pechino: "I teloni di plastica palapioggia li talocchiamo già benissimo noi! Zàijiàn, allivedelci!"

Quanto a Mosca:

"Nuostra gruande muadre Russia ha giuà suoi terruoni in Caucaso di Ciuecenia, e sono di muolto più puericuolosi di vuostri! Arangiuatevi!"

Umberto: "Ma lo zio Sam..."

Mosca: "Duòllari certi muolto mueglio di duolòri celti! Dasvidanja!"

I Pazdaran iraniani si offrono di fornire cinture esplosive alle camice verdi, "ma solo se i kamikaze li fate voi".

E Muhammar al-Gheddafi? Nemmeno risponde al telefono all'Umberto, pare sia al telefono con un imprenditore di Arcore con cui sta facendo buoni affari! ^__^

Lord Wilmore

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C'è anche questa proposta scherzosa di autore ignoto, trasmessaci nel settembre 2011 da Franco:

Cosa succederebbe se una potenza nemica attaccasse l'Italia?
Proviamo ad immaginare...
Il Nemico, diciamo la Repubblica delle Banane, dichiara guerra ed ammassa il suo esercito lungo le Alpi e la sua flotta lungo il Tirreno.

Primo giorno:

Il TG 1 dà la notizia dopo lo sport. Nessuna reazione dai politici.

Secondo giorno:

Berlusconi dice che va tutto bene, lui é amico del presidente della Repubblica Delle Banane, non sussiste pericolo. Bossi insulta chi lo intervista. Calderoli va in TV con una maglietta su cui è scritto « Repubblica delle Banane di XXXXX »
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.
Napolitano si appella all'unità nazionale.
Casini chiede un gesto di discontinuità.
Le parti sociali chiedono di essere sentite.

Terzo giorno:

Berlusconi compare in TV e dice che, invero, si tratta di una mossa eversiva dei magistrati di Milano.
Bossi dice che la Padania non corre alcun pericolo. Degli altri non gli frega niente (pernacchia).
La FIOM dice che é un complotto della Fiat. Intanto, il nemico sfonda al Brennero.
La CGIL esprime contrarietà.
Pannella inizia lo sciopero della fame.
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.
Bersani chiede un passo indietro.

Quarto giorno:

Berlusconi compare in TV e, con un sorriso complice, dice: « Ho risolto tutto, grazie ad una serata galante con la figlia del presidente della Repubblica delle Banane. Ora siamo amici, il loro esercito si é ritirato dal Brennero. »
Berlusconi non sa che il nemico ha cambiato strategia ed ora attacca dal mare.
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.

Quinto giorno:

La TV annuncia che il nemico é sbarcato in Sicilia.
Bossi dice: « La cosa non ci riguarda. » Gli fanno notare che la Sicilia fa parte dell'Italia. Lui mostra il dito medio.
Casini chiede la convocazione di un tavolo di crisi con le forze sociali.
D'Alema si dice contrario e propone l'istituzione di una Commissione Bicamerale (si dice pronto a presiederla) per decidere la strategia difensiva.
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.
La CGIL minaccia uno sciopero.

Sesto giorno:

Il nemico arriva in Calabria e, nel contempo, sfonda in Friuli.
Il governo convoca le Parti Sociali e le Opposizioni, per decidere come difendere la Patria.
Napolitano manda un messaggio di auguri nel quale ricorda che sarebbe increscioso essere conquistati da una potenza nemica proprio nel 2011. Bossi chiede cosa c'entra il 2011. Gli spiegano che é per via del centocinquantesimo dell'Unità d' Italia. Lui rutta.
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.

Settimo giorno:

Ha inizio la riunione. Berlusconi dà il benvenuto a tutti ma pare distratto: il suo sguardo é attratto dal vestito trasparente di una sottegretaria. Bossi si é portato il figlio Renzo per fare pratica: gli dice di prendere appunti, perché dovrà fare il riassunto del convegno; Renzo appare disorientato e, di nascosto, telefona al CEPU per farsi spiegare il significato di "appunti" (credeva fossero punti appuntiti) e "riassunto" (si chiedeva chi deve essere assunto di nuovo).
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.
Bersani chiede un passo indietro.
La Russa propone di bombardare il nemico con l'aviazione; Tremonti si oppone perché costa troppo.
La Russa propone allora di usare il gas, almeno contro il nemico che ha invaso la Sicilia e la Calabria. Casini si oppone perché sarebbe messa in pericolo la popolazione locale.
Bossi dice: "Chi se ne frega, sono tutti terroni! »
Brunetta gli fa notare che sono italiani anche loro. Bossi replica: « Non rompere i XXXXXXXX, nano! » E mostra il dito medio.
La Russa propone di mandare i Bersaglieri; la CGIL chiede che prima sia rinnovato il contratto, sia concesso un aumento di salario e siano diminuite le ore di lavoro.
Sacconi, Ministro del Lavoro, fa notare che non esiste il CCNL dei bersaglieri. La Camusso, indignata, proclama sei giorni di sciopero generale.
Pannella inizia lo sciopero della sete.
Ore 18. La riunione é sospesa perché quella sera gioca l'Inter in Coppa e il ministro della Difesa deve prendere un aereo (di Stato) per arrivare in orario allo stadio.
Renzo Bossi ne approfitta per copiare gli appunti della Bindi; poi li manda al CEPU per farsi fare il riassunto.
Berlusconi si assenta qualche ora per rilassarsi con la Minetti.

Ottavo giorno.

Arriva un messaggio di Napolitano che contiene un severo monito: il nemico é arrivato a Verona.
La Russa é furibondo: l'Inter ha perso ed è eliminata dalla Coppa.
Bossi arriva in ritardo fumando il sigaro.
Casini chiede serietà.
Di Pietro chiede le dimissioni di Berlusconi.
Bersani chiama Penati ed esulta: « Abbiamo i fondi per finanziare la difesa. Però serve un passo indietro del governo. »
Si va avanti a discutere fino a sera. Alla fine arriva un telegramma di Napolitano che dice di essersi stufato: si mandi l'esercito a difendere la Patria.
Renzo Bossi chiama di nascosto il CEPU per sapere cosa sia l'apatria.
Calderoli é felicissimo perché può mostrare la sua nuova maglietta con scritto: « Vi romperemo le ossa. »
La CGIL, pur esprimendo rispetto per il Presidente, fa notare che, sino a quando non si é rinnovato il CCNL, i soldati non si muovono: altri sei giorni di sciopero!

Nono giorno:

Tutti al mare.

Decimo giorno:

Compare in TV il presidente della Repubblica delle Banane ed annuncia di avere conquistato l'Italia e arrestato governo, deputati, senatori e parti sociali. Tutti mandati a lavorare nel circo locale, dove, peraltro, si trovano benissimo: Bossi ha fatto amicizia coi gorilla e rutta in continuazione; Berlusconi ha trovato una domatrice di leoni che é uno schianto. Bersani passa il tempo a smacchiare i leopardi.
Unico problema, la Camusso: ha convinto i clown del circo a scioperare.

Un mese dopo:

Gli Italiani decidono di fare da soli e, armati di forche e badili, si sbarazzano in tre giorni delle forze nemiche.

Fine. ^__^


Un'Italia liberal-gollista

di Manfredi

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2009

Elezioni Europee:

Il PDL è il primo partito, poco sotto il 40%. Segue il PD, inchiodato su un quasi dignitoso 25,5. Nella fascia media, si collocano la Lega Nord, al 9,5%, Di Pietro, sul 7,5 e l'UDC al 6%. Le due liste della sinistra superano entrambe di poco il 4%. Poco sotto l'asticella Autonomia (MPA-La Destra- Partito Pensionati - AdC), male i Radicali all'1%, sotto tutti gli altri.

Elezioni Amministrative:

La presenza di un tonico Spini a Firenze costringe Renzi a uno storico ballottaggio, vinto con un 55% sotto le aspettative. Bologna cade, espugnata da Guazzaloca al ballottaggio. Circa metà delle province e dei Comuni in gioco cade in mano alla Destra, ivi comprese Milano e Napoli.

Referendum Elettorale:

I tre quesiti passano con un quorum risicatissimo, attorno al 52%. La legge diventa quindi una Acerbo-bis. Berlusconi ne approfitta per mettere all'ordine del giorno una riforma della legge elettorale. Si dividono Poli e Partiti: D'Alema, Fini e l'UDC sono per il tedesco, Franceschini e Berlusconi per il maggioritario a vario titolo, la Lega e i Veltroniani per lo Spagnolo.
Il risultato, nonostante le speranze dei piddini di esacerbare le divisioni nella maggioranza, è un doppio turno alla francese che piace un po' a tutti, e passa.

Congresso del PD:

Con toni vicini alla guerra civile, si va verso il Congresso del PD, che ha perso duramente al Nord verso la Lega, al Sud verso l'UDC, al Centro verso le liste di sinistra, un po' ovunque verso l'IdV. Fra i vari candidati, si impone un blindatissimo Bersani.

Altrove nel mondo politico:

Il sodalizio tra MpA e Destra non regge alla prova delle amministrative siciliane, in cui il partito di Lombardo per spezzare l'accerchiamento pidiellino si allea spesso col PD. Va invece in porto l'annessione dei partiti di Pionati e Fatuzzo.

Nasce il Partito della Nazione di Casini, con dentro Sgarbi, Emanuele Filiberto, De Michelis, Zavetteri e Enrico Letta, che abbandona platealmente il PD. In esso restano invece, con una certa sorpresa, Rutelli e la Binetti.

Sinistra e Libertà sopravvive, più o meno, alle elezioni, e si trasforma in una federazione. Tuttavia, un pezzo corposo dei Verdi, guidato da Mattioli, Bettin e Boato abbandona il Partito e aderisce ai Radicali.

Rifondazione e Comunisti Italiani si fondono nel Partito Comunista-Alleanza Anticapitalista: aderiscono anche Valdo Spini, Cesare Salvi e Sinistra Critica, per la loro strada invece i Consumatori Uniti. Al successivo congresso, Diliberto sconfigge Ferrero, e il concetto di Partito Sociale viene lentamente eliminato dall'agenda politica del Partito, nonostante la resistenza strenua dei ferreriani. Inizia un nascosto riavvicinamento al PD.

Di Pietro toglie il suo nome dal simbolo dell'IdV e la scioglie, in una Costituente di un nuovo Partito "progressista" che chiamerà Italia Libera. Aderiscono società civile girotondante e pezzi del PD in libera uscita.

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2010

Elezioni Regionali:

Ecatombe per la Sinistra, che vince di misura in Marche, Basilicata, Liguria, Puglia, perde il Lazio, il Piemonte, la Calabria, la Campania, conferma saldamente solo Umbria, Emilia-Romagna e Toscana.
Bersani viene accusato di aver estremizzato il Partito, e di comune accordo si separa un pezzo corposo di area democristiana, guidato da Renzi, Cacciari e Rutelli, e Veltroniana, guidato da Chiamparino, che crea con l'MPA un nuovo contenitore, i Cittadini per le Autonomie.

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2013

Nuove elezioni, Berlusconi si ricandida verso un disegno iper-presidenziale. Il doppio turno gli permette, paradossalmente, di ridimensionare sia la Lega che il PdN, rendendoli entrambi partners possibili per governare.
Il rieletto premier viene tuttavia colto da un malore dopo un anno di governo, e si dimette prima di realizzare il suo compiuto schema iperpresidenziale. In mezzo alla lotta di successione tra i suoi "diadochi", ci si accorda sul nome di Mariastella Gelmini come Primo Ministro, e Fini viene eletto Presidente della Repubblica.

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Alcuni anni dopo, una tornata elettorale.

L'Italia ha leggi draconiane sull'immigrazione, anche se molti dei contenuti più xenofobi tipici dei primi anni '2000 si sono attenuati, al punto che gli immigrati regolari votano alle amministrative. Lampedusa, abbandonata a sè stessa, e prima militarizzata, poi resa anch'essa a Statuto Speciale, è uno Stato nello Stato, così come le vecchie Regioni a Statuto Speciale, quasi autonomi, avendo siglato estensive intese transfrontaliere. Si è realizzato un federalismo alla tedesca un pò ballonzolante, la legge elettorale è tutt'ora il doppio turno maggioritario, con un Semi-Presidenzialismo alla Francese. Le Province sono ancora al loro posto, ma si sono accorpati numerosi piccoli comuni, mentre l'ondata di liberalizzazioni e privatizzazioni si è interrotta col ritorno alla grande dello Stato nell'economia: la Cassa Depositi e Prestiti è divenuta la nuova IRI. L'esercito è stato ricostruito con una infornata di moderni F-35 nel 2010, e ulteriormente aggiornato, impiegandolo con successo in numerose crisi umanitarie. Il quasi default del debito pubblico ha obbligato ad alzare l'età pensionabile di donne e uomini fino a 65 anni, senza distinzioni, e ad affidare una parte non indifferente del sistema sanitario e scolastico a enti parificati. Dal punto di vista del lavoro, l'articolo 18 è ancora al suo posto, anche se le gabbie salariali sono rinate. L'UGL è un grande sindacato, e già si parla di quadruplice. I temi bioetici hanno visto l'approvazione di una legge meno restrittiva sul fine vita (modello Rutelli) e garanzie privatistiche per omosessuali e conviventi.

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Il sistema politico è molto cambiato, i suoi perni sono ora:

Partito Popolare Nazionale: principale partito del centrodestra, aderente al PPE. E' guidato da Mara Carfagna, che lo regge con esperienza e con un'astuzia insperata dai suoi numerosi detrattori di un tempo. A lei fa riferimento una vasta area di matrice democristiana e centrista, asse Allam-Casini-Letta, a cui si oppone una minoranza interna più compiutamente conservatrice, a cui fanno riferimento la vecchia volpe Formigoni, e Giorgia Meloni, pupilla del vetusto e popolare Sindaco di Roma Alemanno. E' per mantenere l'attuale livello di controllo dell'immigrazione, e tornare a norme restrittive sul fine vita. Approva l'attuale sistema federale, ma preme per arrivare a un Presidenzialismo all'americana. In economia, è il partito della Confindustria per eccellenza, chiedendo meno tasse per le imprese e maggior libertà contrattuale. Chiede una decisa privatizzazione delle aziende nazionali pressoché in mano alla CDP e l'abolizione dell'istituto provinciale. Per uno stretto controllo sulla magistratura e l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale. Atlantista, filorusso, anticinese, tiepidamente europeista.

Alleanza per il Progresso dell'Italia: principale partito del centrosinistra, aderente all'ELDR, al governo alla nascita della Terza Repubblica e nell'ultima legislatura. E' diviso tra una componente più libertaria, guidata da Daniele Capezzone e molto minoritaria, una più liberalsocialista, a cui fanno riferimento gli oramai anziani Renato Brunetta e Giulio Tremonti, e una nazional-liberale, sotto la leadership di Renata Polverini. Insieme, le ultime due aree hanno la maggioranza del partito. In economia, il partito propone il modello sociale della flexicurity senza tuttavia rinunciare all'azione della CDP (nonostante l'opposizione di Della Vedova). Per proseguire nell'opera di "esternalizzazione della scuola", è invece per ristatizzare larga parte del sistema sanitario. In materia migratoria e di sicurezza, è molto rigido, mantenendo invece un garantismo spiccato nella giustizia. Fa della lotta agli sprechi nella P.A. la sua bandiera. Moderato sui diritti civili, propone un fine vita modello Rutelli, permissivismo sulla ricerca scientifica e PACS. In politica estera, è per un "protezionismo liberale", dazi all'esterno ma superBolkenstein all'interno. Euroentusiasta, antirusso, anticinese, Atlantista tiepido.

Cittadini per l'Autonomia: federazione di partiti autonomisti moderati, guidata da Matteo Renzi. Radicato in tutto il Paese, è per uno Stato all'americana, liberista in economia, tiepido nei diritti civili. Per uno stretto controllo dell'immigrazione, garantista sulla Giustizia.

Federazione Democratica: partito conservatore, molto law and order e per forti restrizioni all'immigrazione. Per un federalismo spinto, privatizzazioni radicali, presidenzialismo. Nel settore del lavoro è tuttavia "paternalistica", favorendo un approccio di welfare bilaterale. Fortemente giustizialista, moderate nelle questioni etiche. Aderisce all'AEN, è guidata da Roberto Maroni, anziano Presidente, e dal dinamico segretario Maurizio Zipponi.

Sinistra per la Democrazia: partito progressista aderente al PSE, alterna l'opposizione a governi di junior-partnership coll'API. Contrario all'intervento massiccio della CDP, preferisce affidare le varie mansioni welfaristiche ai Comuni o a Enti Bilaterali. Ha patrocinato la nascita di numerosi enti di mutuo soccorso, e di circuiti economici alternativi. Chiede il reddito di cittadinanza, diritti per le minoranze, libera ricerca scientifica, meno restrizioni all'immigrazione. Europeista, antirusso, non è pregiudizialmente nè contro la Cina né contro gli USA. Ambientalista e garantista, guidato da un vetusto Nichi Vendola e da Maurizio Martina.

Partito Comunista-Sinistra Anticapitalista: piccolo partito comunista, guidato dal vecchio Diliberto, riprende i temi tradizionali dell'estrema sinistra, ma ha tratti molto più militarizzati, in risposta all'aggressività della polizia. In diverse zone d'Italia, ha "occupato" o "liberato" da gruppi di estrema destra interi quartieri, con azioni anche violente, dove realizza attività sociali tramite una rete di centri antagonisti. E' visto come il partito dell'intervento statale ed è ferocemente euroscettico e giustizialista. Favorevole a più stretti controlli sugli immigrati, per difendere il lavoro italiano, filocinese.

Partito Comunista dei Lavoratori: Ferrando is still around!

Lega del Popolo: partito apertamente eurofobo, xenofobo, nazionalista. In economia, favorevole a uno spiccato intervento statale, per dazi anticinesi, contrario a diritti civili ulteriori, per restrizioni durissime all'immigrazione. Fortemente Giustizialista. Sposa temi della decrescita. Guidato da Flavio Tosi e da Fabrizio Corona.

Sinistra Radicale: stampella dell'API, il suo simbolo è un arcobaleno. Asfittico partito ultrafederalista, ultrambientalista, ultraliberista, ultralibertario per una tassa piatta sul consumo al 20% in modo da "colpire chi più consuma e spreca", e estensivi diritti civili. Atlantista e europeista.

Manfredi

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Voi con chi vi schierereste? Per farmi conoscere il vostro parere, scrivetemi a questo indirizzo.


L'Italia reintegrata

di Never75

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Le elezioni politiche del 13/14 Aprile 2008 vengono vinte di misura dal PDL di Berlusconi e Fini. I risultati però sono inferiori alle aspettative e, se il PDL può godere di un'ampia maggioranza alla Camera (grazie al premio di maggioranza), al Senato invece la situazione è più ballerina in quanto Berlusconi ed alleati hanno "solo" cinque senatori in più rispetto alle opposizioni (PD in primis, poi Rosa Bianca, Sinistra Arcobaleno, La Destra ed altri minori).

Per garantirsi una cospicua maggioranza anche al Senato, il Cavaliere si vede costretto a cercare nuovi possibili alleati. Però sia Casini che Tabacci gli chiudono la porta in faccia e l'unico disposto a dialogare con Silvio è Storace. I patti dell'accordo sono: un ministero per un membro della "Destra" ed almeno tre sottosegretariati oltre, naturalmente, all'approvazione di alcune "riforme" che facevano parte del suo programma elettorale. La Lega protesta vivacemente, è evidente che una "sterzata" così forte verso destra e verso un partito ferocemente centralista non risulta piacevole ai dirigenti del Carroccio. Più sfumata invece la posizione di Fini. Alla fine, dopo i soliti tira-e-molla italioti, Berlusconi riesce a tenere assieme i riottosi alleati e il patto con "La Destra" viene sottoscritto (seppure a malincuore) tra tutti i dirigenti di PDL, Lega ed Autonomisti per il Sud.

Il 30/04/08 Berlusconi ottiene ufficialmente l'incarico di formare il nuovo governo da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Nella composizione del suo governo, secondo i patti post-elettorali, il prestigioso Ministero degli Interni va a Storace. La Santanchè invece diventa sottosegretaria alla Pubblica Istruzione.

01/05/08. In occasione della Festa dei Lavoratori, imponenti cortei di operai sfilano a Roma contro il Nuovo (si fa per dire!) Governo di Berlusconi.

13/05/08. Primo vertice italo-francese. Il Presidente francese Nicholas Sarkozy e l'affascinante ex top-model Carla Bruni sono ricevuti da Berlusconi in visita ufficiale. Dopo aver passato la notte del 12/05 nella lussuosa villa di Arcore, i Sarkozy sono ora a Roma. I due leader politici provano immediatamente un'innata simpatia l'uno per l'altro. Scoprono di avere moltissime cose in comune tra le quali (è importante ricordarlo) la medesima visione di Europa. I due prima di lasciarsi stringono un patto segreto di alleanza. La Francia ora si avvicina strettamente all'Italia abbandonando la tradizionale ma pesante amicizia con la Germania. Preoccupazioni a Berlino.

19/05/08. Riunione a Buxelles tra i principali Capi di Governo della UE. È la prova internazionale della Nuova Alleanza Franco-italiana. Viene discusso in modo particolare l'atteggiamento da tenere nei confronti dei nuovi Paesi candidati ad entrare nella UE. Sarkozy e Berlusconi si oppongono ad un'entrata troppo rapida dei Paesi dell'Ex Jugoslavia e propugnano al contrario una politica anti-immigratoria, soprattutto nei confronti degli europei provenienti dall'Est Europeo. Posizioni che vengono osteggiate da Spagna e Germania.

22/05/08. Viene discussa in gabinetto una proposta del Ministro Storace, la quale, con lo scopo di inculcare maggiore patriottismo negli italiani, proporrebbe di obbligare tutti i pubblici dipendenti (quindi anche tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado) a giurare all'atto dell'assunzione: "assoluta fedeltà alla Bandiera ed alla Nazione". Tale giuramento deve essere ripetuto in maniera solenne ogni anno, pena l'estromissione della carica.

Parallelamente anche la Santanchè propone la stessa cosa nelle scuole. Copiando una consuetudine americana, tutti gli studenti (di scuole pubbliche e private) prima dell'inizio delle lezioni devono emettere pure loro un mini-giuramento in cui viene ribadita la loro "assoluta fedeltà alla bandiera ed alla nazione italiana". Ad integrare questo progetto c'è una postilla che dichiara che la lingua in cui deve essere pronunciato il giuramento deve essere rigorosamente la lingua italiana. Immediate le proteste da tutto il mondo politico. La sinistra radicale abbandona per sdegno l'aula criticando il progetto come "fascista". All'interno del PD invece le posizioni sono differenti. Alcuni applaudirebbero in sé la proposta a patto che venisse incluso nel "giuramento" anche un riferimento a Dio (su queste posizioni sta ad esempio l'on. Binetti), altri invece la criticano ferocemente, perchè nel "giuramento" da farsi non vengono contemplate nè la parola "Europa" nè "Unione Europea". Inoltre trovano altresì discutibile il fatto che il giuramento debba essere rigorosamente redatto in italiano, avendo a cuore in modo particolare le minoranze linguistiche. Perfino all'interno della maggioranza la Lega protesta, ma poi Bossi accetta il provvedimento in quanto lo trova il modo più adatto per garantire la difesa della "unità etnica (sic!) italiana" (Borghezio) contro "l'imperversante meticciamento della nostra società" (Maroni). Inoltre la posizione della Lega viene raddolcita dal fatto che in compenso nelle scuole pubbliche padane e nelle università statali, verranno istituiti dei corsi semi-obbligatori di dialetti padani (?!). Immediata anche la reazione dei rappresentanti della Provincia Autonoma di Bolzano che minacciano di rivolgersi all'Austria per ritorsione se il provvedimento verrà attuato.

30/05/08 La legge Santanchè-Storace sul "giuramento pubblico" (ribettezzata da comici e giornalisti come "injuraction law") viene alfine approvata. Le proteste non mancano anche in sede europea.

15/09/08. Inizio dell'anno scolastico. In una scuola di un piccolo paese in provincia di Bolzano, un fatto apparentemente insignificante darà il "la" ai catastrofici avvenimenti successivi. Il piccolo Andreas Hofer (già il nome è tutto un programma)! di 7 anni si rifiuta di pronunciare il "giuramento" in lingua italiana. Immediatamente l'insegnante (di madrelingua italiana) espelle il bambino.

18/09/08 Un coro di genitori sbraitanti marcia con prepotenza presso l'entrata della scuola, chiedendo urgentemente di parlare col Preside. Inoltre per protesta questo stesso giorno tutti gli studenti di madrelingua tedesca decidono di "saltare le lezioni" nelle scuole sia pubbliche che private nella P.A. di Bolzano. Inaspettatamente la "bigiata" coinvolge tutti, dai bambini della materna agli studenti universitari. In classe alle lezioni si presentano solo studenti di madrelingua italiana (anche se alcuni di essi, per solidarietà, bigiano pure loro). Inutile dire che moltissime scuole al confine con l'Austria rimangono chiuse direttamente in quanto anche i professori e maestri aderiscono al singolare sciopero.

25/09/08 Lo sciopero della Scuola (come è stato ribattezzato) dura ormai nella P.A. di Bolzano da una settimana. Ad esso si aggiungono scioperi e manifestazioni spontanee di operai. Il Sudtirolen-Volkspartei minaccia la secessione se le cose non cambiano. I leader più oltranzisti di essa mandano già dispacci all'Austria che, in base alla sua nuova costituzione, ha dichiarato espressamente di tutelare in ogni modo la minoranza tedesca nel Sud Tirolo italiano.

09/10/08 Il Ministro Storace propone invece una linea dura. Berlusconi, al quale serve mantenerne l'appoggio in Senato, accetta seppure a malincuore. L'esercito e la polizia vengono mandate nella P.A. di Bolzano per imporre l'apertura forzata di tutte le scuole.

10/10/08 Scontri tra manifestanti e polizia. Si contano almeno 30 feriti tra gli studenti e professori e 5 tra polizia/carabinieri/esercito. Un ferito però tra gli studenti universitari è però in gravissime condizioni. Morirà il giorno dopo. I parlamentari dell'opposizione chiedono all'unanimità (strano ma vero!) le dimissioni di Berlusconi e del suo esecutivo.

13/10/08 I gravissimi avvenimenti che stanno accadendo in Italia riecheggiano in tutta Europa. Viene deciso di tenere uno straordinario summit tra tutti i Paesi della UE per far fronte alla gravissima situazione nel Sud-Tirol. Ovviamente anche questo summit si risolve in un nulla di fatto. L'Austria allora conferma unilateralmente che il giorno dopo applicherà alla lettera la sua Costituzione riconoscendo "de facto" le ragioni dei secessionisti. La Germania fa capire (sia pure non esplicitamente) di condividere la posizione dell'Austria, anche per contrastare il pericoloso asse Italo-Francese.

14/10/08. Il Sudtirolen-Volkspartei dichiara l' indipendenza del Sud-Tirol dall'Italia a causa del non adempimento di quest'ultima degli accordi internazionali stabiliti a suo tempo da Gruber e De Gasperi. L'esercito, che è ancora presente nella zona, per il momento sta a guardare.

15/10/08. L'Austria riconosce la nuova entità statale, anche perchè teme che se non lo farà ben presto anche al suo interno il locale partito tirolese proclami a sua volta l'indipendenza da Vienna.

16/10/08. Anche la Germania riconosce la nuova entità statale, seguita a ruota da Rep. Ceca, Slovenia, Slovacchia, Ungheria, Polonia e le repubbliche baltiche. Spagna e Francia invece si oppongono. Più fluide le posizioni delle altre nazioni UE.

17/10/08. Crisi di Governo. La Lega accusa "La Destra" di aver provocato la fine dello Stato Italiano e per protesta ritira i suoi ministri. Berlusconi è costretto alle dimissioni. Nel frattempo i Sud Tirolesi si sono organizzati al loro interno ed hanno già stabilito la data delle elezioni: si terranno il 24/10/08.

19/10/08. L'esercito italiano in A. Adige non sa ancora che fare e l'assenza momentanea di un governo legittimo non rende più facili le cose! Nel frattempo anche i sud-tirolesi organizzano al loro interno una milizia armata.

22/10/08. Il Presidente Napolitano tiene un discorso di Unità nazionale alle due Camere riunite eccezionalmente in seduta comune. Auspica la creazione di un governo di larghissime intese per far fronte alla terribile crisi della nazione. La Lega non ci sta. Bossi, Borghezio, Maroni si ritirano dal Parlamento e proclamano a loro volta l'indipendenza della "nazione Padana" ritenendo che lo Stato Italiano è finito ed ha fatto il suo corso ormai e conviene ora salvare il salvabile.

25/10/08. Bossi con un accorato discorso in piazza Duomo a Milano annuncia ufficialmente la nascita della "Nazione Padana" ed invita tutti gli abitanti del Centro Nord ad armarsi "in difesa della Patria" Non è chiaro se tra i confini della Padania contemplino anche l'A. Adige.

27/10/08. Di pari passo i tre partirti indipendentisti sardi proclamano a loro volta l'indipendenza da Roma.

8/10/08. Movimenti secessionisti anche in Sicilia. Nel frattempo la situazione nell'ex (ormai) A. Adige è sempre più critica. Infatti i Trentini si vedono tra l'incudine (i secessionisti a.atesini) ed il martello (le "milizie" padane) tenendo di essere assorbiti dall'una o dall'altra formazione.

29/10/08. A Roma intanto Napolitano dà l'incarico a Casini di formare un nuovo esecutivo provvisorio. Dovrà essere un governo "tecnico" e di brevissima durata, giusto il tempo di risolvere la gravissima crisi istituzionale. Miracolosamente Casini, personaggio di Centro, riesce ad avere l'appoggio sia del PD che del PDL ed ottiene la maggioranza alle camere.

30/10/08. La decisione immediata del neonato esecutivo è quella di aprire urgentemente una conferenza paneuropea su caso A. Adige, a cui parteciperanno anche gli esponenti della nuova repubblica indipendente altoatesina. I rappresentanti della "Repubblica Tirolese del Sud" (questa la "sigla" ufficiale del Nuovo Stato) rifiuta invece ogni trattativa con l'Italia. "Siamo già indipendenti, ed alcune nazioni ci hanno già riconosciuti a livello internazionale. Che bisogno abbiamo di discutere della nostra indipendenza con uno Stato Straniero? (l'Italia N.d.A.)

02/11/08. Nel Nord Italia la situazione intanto è sempre più critica. Il Parlamento Padano chiede a Bruxelles di riconoscere ufficialmente la neonata repubblica di Padania. Nel frattempo gli scontri tra "milizie padane" armate e poliziotti e carabinieri sono all'ordine del giorno. A Roma non si sa più che pesci pigliare. Casini opta (con la maggioranza di parlamentari favorevoli) per la linea dura. La Padania deve ritornare in seno allo Stato Italiano! Dopo eventualmente si potrà discutere di semi-autonomia o meno. I rappresentanti del Parlaemnto Padano rifiutano invece ogni raffronto con gli emissari di "Roma Ladrona!".

03/11/08. Applicazione della "linea dura". L'esercito viene mandato nel Nord a combattere con le armi le milizie padane e la repubblica autonomista dell'A.Adige.

04/11/08. Nel Sud Tirol la situazione si fa sempre più critica. A questo punto i sudtirolesi si trovano a dover affrontare contemporaneamente le milizie padane (che rivendicano l'A. Adige come appartenente a loro) e dello Stato Italiano. Davanti alla minaccia di Roma, Austria e Germania intervengono direttamente mandando un piccolo ma ben armato esercito lungo il Brennero. L'esercito passa il confine italiano e si attesta lungo il vecchio confine che divideva la P.A. di Trento da quella di Bolzano. Formalmente l'esercito teutonico non dichiara ufficialmente guerra all'Italia ma giustifica la sua presenza con lo scopo di difendere gli altoatesini dalla repressione dell'esercito italiano.

05/11/08. Riunione straordinaria dell'ONU. L'Italia viene biasimata per la sua condotta, contraria a quella di un paese civile. C'è la proposta di escluderla per sempre dal Congresso delle Nazioni Unite, ma la Francia pone il veto. In compenso Germania, Austria ed altri stati minori ritirano i propri ambasciatori dall'Italia.

06/11/08. Primi scontri tra esercito italiano e milizie padane. episodi di ferocia da entrambe le parti.
Ennesima condanna delle Nazioni Unite.

07/11/08. Risoluzione ONU contro l'Italia. Viene deciso prima di tutto di dividere i due belligeranti anche con l'uso delle armi. Poi verranno tenuti (a data da stabilirsi) dei referendum in cui tutti gli Italiani del Nord debbano partecipare per esprimersi in favore o contro la secessione dal resto d'Italia. Per quanto riguarda l'A. Adige invece le Nazioni Unite decidono che ormai il territorio dell'ex P.A. di Bolzano è ormai pienamente indipendente dal resto della Penisola Italiana (anche perchè molti Stati l'hanno nel frattempo riconosciuto come Stato a sé) La risoluzione viene approvata a maggioranza pressoché assoluta. La Francia si deve arrendere anche lei e la accetta.

08/11/08. l'ONU impone il "cessate il fuoco" a tutti i belligeranti. Sia i "padani" che gli "italiani" decidono in favore della tregua. I Caschi blu, come stabilito, si interpongono tra i due belligeranti.

09/11/08. Viene decisa la data del Referendum in cui gli abitanti della "sola" Italia del Nord debbono decidere del loro destino. La data è il 16/12/08. Modalità più o meno simili vengono applicate anche in Sicilia e Sardegna in cui però non è necessario l'intervento dei Caschi Blu.

17/12/08. Vengono resi pubblici finalmente i risultati sui referendum popolari sull'autodeterminazione di "padani", siciliani e sardi. A maggioranza schiacciante il Nord sceglie di rimanere italiano. Mentre in Sicilia e Sardegna gli anti-indipendentisti la spuntano di stretta misura sugli indipendentisti. L'Italia rimane formalmente unita, nonostante la secessione ormai inevitabile dell'A. Adige.

18/12/08. A Roma intanto, una volta annunciati e confermati gli esiti dei referendum, Casini si dimette. Viene stabilita la data delle nuove elezioni che debbono coincidere (secondo i piani dell'ONU) con l'elezione parallela di un'Assemblea Costituente che elabori una Nuova Costituzione che corrisponda meglio alle esigenze degli italiani e che eviti in futuro all'Italia i disastri appena accaduti. Nel frattempo un Tribunale Internazionale giudicherà coloro che (da una parte o dall'altra) si sono macchiati durante le brevi guerre indipendentiste di crimini odiosi.

02/04/09. Le Nuove elezioni parlamentari decretano una sonora sconfitta del PDL ed una vittoria schiacciante della Coalizione PD/Rosa Bianca. Anche le elezioni per la Costituente denotano la stessa linea politica. Walter Veltroni diviene il nuovo Presidente del Consiglio. Uno dei primi atti è di firmare un trattato di amicizia e cooperazione con la piccola Repubblica del Sud-Tirol. Poco per volta si rientra nella normalità,

01/04/09 - 15/05/09. Viene approvata la Nuova Costituzione Italiana. Tra le novità più importanti rispetto alla precedente sono:
1) Viene affermata ufficialmente la natura federale della Repubblica Italiana che diventa perciò "Repubblica Federale d'Italia". Alle Regioni ed alle vecchie Province subentrano gli Stati federali, elevati al numero di 30. Agli Stati Federali vengono affidate numerose competenze (anche legislative): in modo particolare agli Stati di Sardegna, Sicilia, Val D'Aosta vengono date ulteriori autonomie a causa dell'esistenza di maggiori fermenti indipendentistici rispetto agli altri.
2) Il numero dei parlamentari viene ridotto: la Camera Nazionale di 300 rappresentanti ed il Senato Federale di soli 100 membri (3 rappresentati eletti da ogni Stato Federale e 10 nominati dal Presidente della Repubblica) 3) Il Presidente del Consiglio ottiene poteri maggiori, controbilanciati però da un maggior controllo sul suo esecutivo da parte dei rappresentanti degli Stati Federali che possono porre il veto qualora una legge o proposta di legge sia in contrasto con l'autonomia degli Stati federali.
4) Viene ribadita comunque l'importanza assoluta del popolo sovrano il quale può fare valere la sua voce in modo diretto con la nuova formula dei referendum propositivi (o attivi). Inoltre se un parlamentare o ministro si è dimostrato indegno o non ha rispettato il mandato popolare con cui è stato eletto, tramite un brevissimo iter legislativo (che può essere pure lui frutto di un'iniziativa popolare referendaria) viene destituito dalla carica e decade dalla sua funzione parlamentare o ministeriale L'Assemblea Costituente viene sciolta. Nel contempo la Nuova Costituzione passa per l'approvazione ai due rami del Parlamento.

17/05/09. La Nuova Costituzione viene approvata a larga maggioranza, Dopo aver accantonato velleità indipendentistiche, finalmente tutti gli italiani (anche quelli del Nord) si sentono finalmente padroni e liberi in uno Stato che rispetta maggiormente i loro diritti e finalmente rispetta in modo inequivocabile le diversità regionali italiane e ne regola legalmente le modalità legislative con la costituzione di una realtà federale.
Ad un anno dalla crisi, l'Italia riprende tranquillamente il suo posto in seno alle Grandi Potenze Internazionali.
Le fabbriche riprendono a lavorare a pieno ritmo e così l'industria decolla, libera finalmente dalla vecchia becera burocrazia statalista romana. Si assiste ad un mini boom economico, una edizione in piccolo del miracolo italiano degli anni '60. Per i bambini nati nel 2009 e negli anni successivi, una volta adulti ricorderanno solo gli aspetti ed i cambiamenti positivi della "loro" Italia. Invece ai più anziani, che hanno vissuto il 2008 con tutti i suoi tragici avvenimenti e poi lo paragoneranno alla situazione odierna avranno sempre lun amletico dubbio. Penseranno che tutto sommato le appena trascorse guerre civili, assieme al Male che ogni guerra inevitabilmente porta con sé, col suo strascico di lutti e distruzioni, alla fine hanno portato ad una Costituzione milgiore, ad una politica più responsabile ed onesta ed ad un benessere invidiabile. Molti di loro quindi si diranno:"Per ottenere tutto questo (la nascita della Nuova Italia) e valeva davvero la pena?" (intendendo i mesi di guerre civili). "Forse sì, - penseranno la maggior parte di italiani - forse ne valeva davvero la pena".

FINE

Never75


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