Le Tre Forze della Natura/1. Per qualche motivo al momento del Big Bang la forza gravitazionale non si disaccoppia dalle altre tre, oppure il Bosone di Higgs non esiste e nessuna particella è dotata di massa. Ne consegue che la forza gravitazionale non può agire tra di esse e non si formano né stelle né galassie. L'universo come lo conosciamo non esiste, ma potrebbero nascere esotici esseri viventi nucleari, i cui processi vitali sono basati sulle forze nucleari e non su quella elettromagnetica, cioè sulle reazioni chimiche. Tali esseri si nutrirebbero dell'energia di reazioni o decadimenti nucleari, e comunicherebbero scambiandosi gluoni virtuali (la prima ucronia della lunga lista è proposta dal nostro Webmaster William Riker)

Le Tre Forze della Natura/2. A non disaccoppiarsi dalle altre forze è invece la forza nucleare debole. I quark Up e Down possono combinarsi per dare vita a protoni e neutroni, e quindi possono nascere anche i nuclei di idrogeno, deuterio, tritio ed elio, ma in assenza della forza nucleare debole i neutroni non possono trasformarsi in protoni con l'emissione di un elettrone e di un antineutrino (il cosiddetto decadimento Beta Meno), perciò la fusione di nuclei di idrogeno in nuclei di elio, che nella nostra Timeline fa brillare le stelle, risulta impossibile. Tuttavia la sintesi degli elementi più pesanti dell'elio può seguire altre vie: ad esempio gli astri possono continuare a splendere grazie alla fusione di un protone e di un nucleo di deuterio in elio-3. Questo processo è molto meno energetico del ciclo dell'idrogeno diffusissimo nella nostra Timeline, per cui in questo universo le stelle sarebbero fatte in grande maggioranza non di idrogeno ma di elio, sarebbero più piccole, più fioche e più fredde. La fusione dell'elio potrebbe portare al carbonio-14, ma gli elementi più pesanti sarebbero rarissimi e praticamente assenti, e la tavola periodica degli elementi presenti in natura si fermerebbe al ferro. Anche le supernovae non potrebbero esplodere in base al principio del collasso gravitazionale che le funzionare nel nostro universo, ma potrebbero farlo invece in seguito ad altri processi, per cui gli elementi più pesanti dell'elio potrebbero essere comunque dispersi nello spazio per dar vita ai pianeti. Una chimica della vita è possibile anche in questa linea temporale, però per essere abitabile un pianeta deve essere molto più vicino al suo Sole di quanto il "nostro" Mercurio lo è al suo. Niente radioattività significa niente tettonica delle placche (che è alimentata dal calore delle disintegrazioni radioattive nel nucleo planetario), ma le forze mareali gravitazionali potrebbero fornire ugualmente una sorgente di calore interno, come accade ai satelliti di Giove. Come sarebbe la nostra vita in un universo del genere? (anche questa è di William Riker)

L'Universo Bosonico. L'Universo è basato sulla cosiddetta Teoria Bosonica delle Stringhe. Essa prevede solo bosoni, nessun fermione, quindi solo forze, niente materia, oltre ad una particella con massa immaginaria, chiamata tachione. La materia come la conosciamo non esiste, ma potrebbe essere sostituita da campi di forze che interagiscono tra di loro proprio attraverso tachioni, che viaggiano unicamente a una velocità superiore a quella della luce. Che universo sarà? (ancora William Riker)

L'Universo Oscuro. Sempre per qualche sconosciuto motivo annidato nel cuore di quell'atomo ribollente di energia e di vita che fu il Big Bang, la supersimmetria non si rompe e tutte le particelle risultano supersimmetriche. Non ci sono protoni ma sprotoni, né elettroni ma selettroni, che danno vita ad atomi diversi dai nostri, tenuti insieme da qualche interazione ancora sconosciuta. Allo stesso modo non nascono fotoni ma fotini, né gravitoni ma gravitini; le forze elettromagnetiche non esistono, e dunque neppure la luce. Risultato: tutto l'universo è formato da materia oscura, ed è tetro come una notte senza luna né stelle. Però le forze gravitazionali continuano a funzionare, dato che i gravitini hanno lo stesso funzionamento dei corrispondenti gravitoni, dunque un qualche universo si organizza lo stesso, con stelle "nere" funzionanti in base a processi nucleari sconosciuti, ben diversi dall'ordinaria fusione dell'idrogeno, e con esseri viventi esotici che sussistono nell'oscurità più assoluta, ma possono "vedere" altre forme di radiazione a noi ignote (gli assioni? Un'altra idea di William Riker)

L'Universo Incandescente. Controucronia rispetto alla precedente. L'energia del vuoto non è negativa, l'universo non subisce alcuna inflazione (anche in questo caso solo il Padreterno può dircene il motivo) e non si espande quanto è accaduto al nostro, o si espande molto più lentamente, sulla scala non dei miliardi ma delle migliaia di miliardi di anni. Di conseguenza ancora oggi ha dimensioni molto ridotte e temperature altissime. Mentre il "nostro" universo ha una temperatura media di 3 Kelvin (- 270° C), "questo" ha una temperatura media di 6000° C, pari a quella della superficie solare. Le aree più fredde appaiono oscure ma si trovano a 2000°-3000° C (come le macchie solari). La radiazione luminosa non si disaccoppia dalla materia e resta in equilibrio con essa. Anche in un universo incandescente come questo potrebbero formarsi esseri viventi, ma basati non sulla chimica bensì su reazioni termonucleari. Ve la immaginate una città abitata da esseri viventi sulla tempestosa superficie solare? (una nuova allucinante visione di William Riker)

L'Universo Assoluto. L'universo sorge in modo che in esso la Relatività di Einstein non esiste, cioè non vale il fondamentale principio secondo cui "la velocità della luce è la stessa in ogni sistema di riferimento", enunciato da Albert nel 1905 nella sua memoria "Zur Elektrodynamik bewegter Körper" (Sull'Elettrodinamica dei corpi in movimento). Questo richiede che la luce non sia un'onda elettromagnetica, come nel nostro cosmo, bensì effettivamente un'oscillazione dell'etere, la quale esiste davvero e coincide con quella misteriosa entità che noi definiamo « energia oscura ». Questo significa anche che lo spazio e il tempo non sono relativi, che esiste un riferimento assoluto (l'etere stesso) e che è possibile, in linea teorica, viaggiare nel tempo. A livello dell'esistenza umana non cambia nulla, poiché la fisica classica mantiene la sua validità; ma il cosmo avrà una struttura completamente diversa, in quanto la luce non potrà essere curvata dalla gravità, lo spazio-tempo risulterà rigorosamente piatto e la sua struttura non sarà del tipo "finito ma illimitato": l'universo sarà finito, limitato e in perenne espansione. I buchi neri possono esistere ma sono completamente diversi dai nostri, funzionando solo in base alla fisica classica. Però le particelle saranno prive di spin (si tratta di un effetto relativistico); dunque non ci sarà la differenza tra fermioni e bosoni, l'aufbau (riempimento) della tabella periodica di Mendeleev sarà affatto diverso per via del Principio di Esclusione di Pauli, e in queste condizioni il cosmo come lo conosciamo non esisterebbe. Ma, per rimettere a posto le cose, l'Onnipossente potrebbe aver previsto uno spin basato effettivamente su una rotazione delle particelle sul proprio asse (ciò però richiede che l'elettrone abbia una struttura interna, e quindi che la categoria dei leptoni sia del tutto diversa da quella della nostra Timeline); il Principio di Pauli continuerebbe a valere, essendo di natura quantistica, poiché la fisica dei quanti continua a valere. Ma soprattutto noi potremmo effettivamente fabbricare un'astronave che viaggi a velocità qualunque, anche un anno luce al secondo, in barba ad ogni principio relativistico, pur di avere a disposizione abbastanza energia (un'astronave che accelerasse per un anno con accelerazione pari a quella di gravità terrestre raggiungerebbe la velocità della luce, ed ai suoi occupanti parrebbe di trovarsi a gravità normale); in tal modo l'universo potrebbe essere alla portata della nostra esplorazione. Infine, si potrebbe forse mettere in atto l'ipotesi del Gioco di Ruolo "Space 1889", nel quale sono messe a punto astronavi capaci di viaggiare nello spazio circondate da bolle di atmosfera terrestre, contenuta in un "guscio di etere"... (chi se non William Riker?)

L'Universo a 24 carati. La forza di interazione nucleare debole risulta più debole ancora di quanto non è nel mostro universo. Allora basta una massa assai minore per innescare una fusione nucleare (se accendiamo un cerino quando piove, rischiamo di innescare la fusione del deuterio contenuto nelle gocce d'acqua!) In questo universo inoltre possiamo fondere più facilmente atomi più pesanti: finito l'idrogeno, potremmo fondere l'elio in ossigeno e l'ossigeno in ferro ed il ferro in oro, contrariamente al nostro cosmo in cui la fucinatura nucleare si ferma giocoforza al ferro. Risultato: i nuclei delle stelle più massicce non sono fatti di ferro, ma di oro. Dopo la morte delle stelle più pesanti giungiamo ad una Galassia finale di oro puro a 24 carati: una vera e propria "pepita cosmica"... ed allora sarebbe proprio vero che "il tempo è d'oro"! (così si presenta l'amico Sandro Degiani)

Il fotino. Che accade se il fotone possiede una massa a riposo diversa da zero? le equazioni di Einstein andranno del tutto riviste, perchè un oggetto con massa a riposo maggiore di zero, fosse un miliardo di miliardi di volte più leggero di un elettrone, non può viaggiare alla velocità della luce; può solo avvicinarsi ad essa senza agguantarla mai (per muoversi esattamente alla velocità della luce, un corpuscolo deve avere massa a riposo zero, e vale il viceversa: se un corpuscolo ha massa uguale a zero, può muoversi solo alla velocità della luce). Se dunque il fotone ha massa, non è più un fotone, e la luce non è più la luce che noi conosciamo, ma diventa analoga ad un fascio di raggi catodici, cioè ad un flusso di particelle, ed allora potrà anche essere rallentata a piacere! La nostra percezione dell'universo è del tutto differente; come cambia il mondo in cui viviamo? (se lo chiede l'amico Luigi Fortunati)

Il neutrinone. Che accade se i neutrini hanno una massa apprezzabile? Essendo di gran lunga le particelle più numerose nell'universo, come cambia il cosmo con questo immenso patrimonio di massa che va ad aggiungersi a quella dei barioni e della materia "ordinaria"? La materia oscura dell'universo è dunque formata da questi neutrini massivi? E l'energia oscura come muta? Come cambiano il decadimento beta e la radioattività? Quali correzioni bisogna fare al Modello Standard? (ancora William Riker)

Il neutronino. Com'è noto, nel nostro universo il quark Up (positivo) ha una massa doppia del quark Down (negativo), e questo implica che il neutrone ha una massa dello 0,1 %  maggiore di quella del protone. Ma se fosse il quark Down a pesare di più, il più pesante tra i due Adroni sarebbe il protone, ed allora il protone del nucleo di idrogeno catturerebbe l'elettrone dell'orbitale atomico e si trasformerebbe in un neutrone: insomma, gli atomi di idrogeno avranno una vita molto breve. Tuttavia il deuterio (idrogeno-2), il tritio (idrogeno-3) ed anche nuclei più pesanti possono essere stabili, inclusi alcuni isotopi del carbonio. Le stelle saranno formate da deuterio e non da protio (l'idrogeno-1), e così gli oceani saranno formati da acqua pesante, che ha proprietà chimico-fisiche leggermente diverse da quelle dell'acqua ordinaria. La chimica del carbonio sarà possibile, ma quali cambiamenti subirà l'evoluzione della vita e dell'intelligenza? (prima ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)

L'universo Sigma. Nella nostra linea temporale il terzo dei quark più leggeri, il quark Strange, è pur sempre troppo pesante per partecipare alla fisica del nucleo atomico. Ma che accade se la sua massa è più piccola di un fattore dieci? Allora i nuclei saranno composti, oltre che da protoni e neutroni, anche da nuovi barioni contenenti quark strani. Se per esempio sono i quark Up e Strange ad avere pressappoco la stessa massa, mentre il quark Down è molto più leggero, anziché da protoni e da neutroni, da neutroni e da barioni negativi chiamati "Sigma meno". L'universo sarà radicalmente diverso dal nostro: invece che dall'idrogeno ordinario le stelle saranno formate da atomi di "idrogeno Sigma", con un positrone che ruota attorno ad una particella Sigma meno, ed è possibile la formazione di nuclei con carica 6 e 8, analoghi quindi ai nostri carbonio ed ossigeno. La vita si evolverà ugualmente in un cosmo del genere? E quali caratteristiche avrà? (seconda ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)

L'universo Delta. Pare che sia impossibile dare vita a nuclei con la stessa carica e le stesse proprietà dei "nostri" nuclei di carbonio, azoto ed ossigeno in un universo con un solo quark leggero (ad esempio quello Up) e due quark pesantissimi (Down e Strange), oppure in un universo in cui tutti e tre i quark più leggeri hanno massa pressoché uguale. Ma in questi casi il metabolismo delle stelle e la chimica della vita potrebbero essere basate su atomi e su reazioni chimiche del tutto diverse, ad esempio su un "elio Delta" fatto con "barioni Delta" ciascuno di carica due. Quali complesse reazioni occorre immaginare per veder nascere la vita in un universo del genere? (terza ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)

I quàntobi. Cosa accadrebbe se, oltre ai mìcrobi ed ai nànobi, esistessero anche dei quàntobi, cioè esseri viventi di dimensioni atomiche, la cui esistenza è regolata dalle leggi della meccanica quantistica? (la più pazzesca idea di William Riker)

Il giorno senza la notte. Il Sole non si trova nel braccio di Orione della Via Lattea, bensì nel mezzo di uno dei suoi ammassi globulari, sciami di migliaia di soli tutti relativamente addensati gli uni contro gli altri. Risultato: il cielo visto dalla Terra è sempre luminoso come in pieno giorno, non vi è l'alternanza notte-giorno né estate-inverno. Se la vita nasce e riesce a superare lo stadio delle alghe verdazzurre, dovrà svilupparsi secondo cicli biologici completamente diversi, e gli esseri viventi potrebbero avere un fiero terrore dei luoghi oscuri (caverne, profondità marine, fitta boscaglia) come un vampiro ne ha dell'acqua santa (sempre proposta da William Riker, che si è ispirato al bellissimo racconto "Nightfall" di Isaac Asimov)

Terminus. Al contrario, il Sole si trova all'estrema periferia della Galassia Via Lattea, come il pianeta Terminus immaginato da Asimov nel Ciclo della Fondazione. La conseguenza è che il cielo è praticamente sgombro di stelle, e che invece metà del cielo notturno è occupato dalla maestosa spirale della galassia che ha preso il nome da una poppata sfuggita alle labbra di Giove. L'umanità può vivere la sua storia senza problemi, ma in che modo l'assenza di un manto stellato e la presenza di quell'incredibile nube di stelle influenzano la cultura, la letteratura e le religioni? (ancora William Riker)

Le stelle viventi. I corpi celesti, stelle, pianeti, satelliti, galassie, etc, sono organismi viventi, come ipotizzato da alcuni scienziati. Ovviamente non sono né "divinità", né esseri intelligenti, quanto meno non nel senso che noi attribuiamo usualmente a tale termine. Tra i personaggiMarvel c'è il Pianeta vivente Ego, il grande nemico di Galactus, che sta antipatico pure a Odino. Quali processi chimico-fisici occorre immaginare, per realizzare questa ucronia? (è del Marziano)

Due Soli. Giove risulta più grande di quanto non sia nella nostra Timeline, innesca la fusione nucleare ed il sistema solare diventa un sistema doppio. Difficile, in questo caso, pensare alla vita sulla Terra. Ma perchè non su una delle grandi lune di Giove, divenute a loro volta pianeti? (pazza idea di William Riker)

Il Pianeta Blu. E se il Sole fosse una stella di tipo F, cioè una stella gigante di colore blu, più luminosa del nostro Sole? La fascia abitabile in cui si può trovare un pianeta come la Terra sarà più distante dall'astro; la Terra è inabitabile come una seconda Venere, ma Marte risulta abitabile e la vita e l'umanità si sviluppano lassù; le piante tuttavia riceveranno moltissima luce, e per questo avranno bisogno di rifletterne una gran parte. Inoltre i fotoni che raggiungono la superficie tendono ad essere blu, anche per colpa dell'ozono; il flusso di luce blu potrebbe essere tanto intenso, che le piante potrebbero trovarsi nella necessità di rifletterla con un pigmento simile all'antocianina, che alla vegetazione darebbe una tipica sfumatura blu. Marte dunque sarà chiamato "Il Pianeta Blu", non il Pianeta Rosso. Anche in questo caso l'occhio dei vertebrati subirà variazioni notevoli, forse sarà in grado di vedere anche nello spettro dell'ultravioletto. Una stella di tipo F infine vive "solo" tre miliardi di anni contro i 10 del nostro Sole, dunque la vita e l'umanità avranno meno tempo per svilupparsi (questa è di William Riker)

Il Quinto pianeta. La Cintura degli Asteroidi, posta tra Marte e Giove, è un'immensa distesa di piccoli corpi celesti che, a causa dell'influsso gravitazionale di Giove, non si sono mai condensati per formare in un unico pianeta. E se invece Giove è molto più lontano? Si forma un pianeta roccioso grosso come Venere ma più freddo di Marte, che sarà la terza frontiera dell'uomo, dopo la Luna e il Pianeta Rosso, nella conquista del Sistema Solare. Come saranno formulati gli oroscopi con un pianeta in più? (ideata da Renato Balduzzi)

Un mondo all'ultravioletto. Cinque miliardi di anni fa il nostro sistema solare in formazione non viene perturbato dal passaggio del braccio della spirale della Galassia in una zona dove l'attrazione di molte stelle si congiunge e si somma. Il risultato è che pochissima materia viene tolta alla formazione del nostro Sole e dispersa rendendola disponibile per la formazione di un sistema planetario numeroso e con grossi pianeti gassosi. Così non si formano i due pianeti Giove e Saturno e nemmeno la fascia degli asteroidi. Solo sette pianeti rocciosi orbitano attorno al Sole in orbite relativamente vicine ma più distanti delle attuali. La Terra si trova a 220 milioni di km dal Sole ed ha un sistema di lune binario, Marte e la Luna, che con le loro maree accelerano il processo di passaggio della vita dall'acqua alla terraferma. La massa in più sposta la reazione di fusione della nostra stella verso più alte temperature. Il risultato è che il nostro livello di civiltà viene raggiunto 700 milioni di anni prima, il sole è più giovane e la luce del sole non è gialla ma azzurrina. Tutte le frequenza della luce visibile sono spostate verso l'alto,,, Il rosso non esiste, le foglie degli alberi sono blu e d'autunno gli Aceri del Canada diventano gialli! (davvero un'originale proposta di Sandro Degiani!)

La Guerra dei Mondi per davvero. Alternativa all'ucronia precedente: durante la formazione del sistema solare Marte viene a trovarsi molto più vicino al sole, e di conseguenza l'acqua e l'anidride carbonica presenti nel terreno evaporano, formando un'atmosfera più spessa e densa (circa il 20 % di quella terrestre, contro lo 0,7 % di quella attuale), capace di trattenere meglio il caldo e generare un più efficiente effetto serra; ma la gravità superficiale, pari ad appena il 40 % di quella di Venere, non riuscirà a trattenere i gas più caldi, col risultato che si otterrà una situazione di equilibrio dell'atmosfera ad una temperatura media di circa 30-40°C, molto inferiore ai 464° C di Venere. Sul pianeta rosso si evolveranno numerose forme di vita, a partire da una vegetazione in cui sono privilegiate le tonalità del giallo arancione e del rosso carminio, per via di una clorofilla diversa dalla nostra, da cui l'espressione "Pianeta Rosso". In seguito nasce una civiltà tecnologica aliena che entra inevitabilmente in contatto, e magari in conflitto, con gli umani evolutisi sulla Terra... (il debutto di Blade87)

Il Pianeta dell'Amore. Invece è Venere a trovarsi ad una distanza dal Sole pari a più del doppio di quella attuale. Di conseguenza è più fredda e non ha inizio il ciclo vizioso di effetto serra che ha portato l'atmosfera venusiana alla situazione attuale; pur disponendo comunque di un'atmosfera più densa di quella terrestre (solo 2-3 volte, contro le oltre 90 volte attuali), capace quindi di un notevole effetto serra, la poca luce solare (meno del 40 % di quella che arriva alla Terra) permette lo sviluppo di una temperatura media di appena 0-10°C, comunque ben superiore ai - 63 °C di Marte. D'altro canto la gravità superficiale (poco meno del 91% di quella terrestre), unita alla notevole massa d'acqua libera (non evaporata a causa dell'eccessivo effetto serra), consentirà a Venere di sviluppare un suo ecosistema, seppur primitivo e limitato; la combinazione di gravità simile a quella terreste e acqua libera, renderà Venere il secondo candidato ideale per esplorazione e colonizzazione da parte del genere umano. Oppure la vita e la civiltà nascono anche sul pianeta dell'amore? Sotto quali forme? I venusiani entreranno in conflitto con i terrestri? (made in MattoMatteo)

Il Satellite dell'Amore. Com'è noto, Venere è priva di lune. Ma supponiamo che ne abbia una grande come la nostra. Venere è così vicino che tale luna apparirà chiaramente visibile da Terra, e sarà chiaro fin da subito che non gira intorno alla Terra, ma attorno a Venere (invece le lune di Giove furono scoperte solo nel 1610 e quelle di Marte addirittura nel 1877). Il satellite sarà strettamente associato a Venere, ed è possibile che venga battezzato con il nome di suo figlio Cupido. Il fatto che esso non giri attorno alla Terra potrebbe screditare il modello geocentrico di Aristotele e Tolomeo, a tutto vantaggio di quello eliocentrico di Aristarco di Samo. Come cambia la storia della scienza e dell'intera umanità, con un modello eliocentrico accettato fin dall'antichità? (così si presenta Enrica S.)

La Terra Gigante. La Terra si forma con una massa due o tre volte maggiore di quella del nostro pianeta: in altre parole, è una "Superterra" (nome, questo, dato a molti pianeti in orbita intorno ad altre stelle con una massa intermedia fra quella del nostro mondo e quella dei giganti gassosi). Un simile pianeta avrà una gravità maggiore, e quindi un'atmosfera ben più densa., una più elevata capacità erosiva degli elementi atmosferici e una topografia generalmente più pianeggiante. Il risultato potrebbe essere un "mondo arcipelago" con mari poco profondi disseminati di catene insulari, invece di un più familiare pianeta caratterizzato da oceani profondi e vasti continenti. Una configurazione di questo tipo sarà vantaggiosa per la vita, considerando che sulla Terra gli arcipelaghi isolati dono tra i siti più densi e diversificati dal punto di vista biologico. Inoltre una Superterra con massa doppia della nostra conserverà una quantità significativamente superiore del proprio calore endogeno, in parte risalente alla formazione del pianeta e in parte dovuto al decadimento di isotopi radioattivi. Questa riserva di calore genererebbe un nucleo fuso più duraturo di quello terrestre, in grado di indurre attorno al pianeta un campo magnetico più potente, ottimo per preservare la vita dai letali raggi cosmici. Il calore convettivo inoltre potrebbe continuare a mantenere vulcanico e tettonica delle placche per tempi più lunghi di quanto sarà possibile per il nostro mondo. Questi processi sono vitali nella regolazione del ciclo planetario del carbonio, e quindi del clima. I vulcani emettono in atmosfera anidride carbonica, un gas che contribuisce a trattenere il calore, e le piogge fanno sì che questo gas sia lentamente reintegrato nelle rocce. Conclusione: un mondo del genere potrebbe essere persino più ospitale del nostro, per accogliere la vita e l'intelligenza (altra grande idea di Enrica S.)

Superterre. Pare che, nel Sistema Solare primigenio, si siano formate anche delle Superterre, che poi furono espulse dall'interazione gravitazionale con i giganti gassosi (forse una ruota ancora attorno al Sole nelle oscure periferie del Sistema Solare, ma non ne abbiamo alcuna prova diretta, se non le possibili interazioni con le orbite estremamente allungate di corpi ghiacciati molto remoti, come Sedna). Ora che accade se, oltre a Mercurio, Venere, Terra e Marte, nel Sistema Solare interno orbitano ancora le antiche Superterre? La vita sulla Terra potrà nascere comunque? E come cambiano le mitologie terrestri con quei grandi corpi luminosi che si muovono nei nostri cieli notturni? (sempre Enrica S.)

Senza Giove. Uno studio recente afferma che, se non ci fosse Giove, forse non ci sarebbe neppure la Terra. Infatti, prima che Giove si formasse, il disco di gas e polveri che orbitava attorno al giovane Sole era composto principalmente da asteroidi di piccola taglia. La nascita di Giove destabilizzò la nebulosa, introducendo forti perturbazioni capaci di disperdere gli oggetti vicini, dei quali una parte finì nel sistema solare interno. Le comete cominciarono a popolare zone più vicine al Sole, fornendo ingredienti fondamentali come l'acqua ed altri elementi volatili, indispensabili per formare pianeti dotati di atmosfera, Terra compresa. Alla nascita di Giove poi seguì il primo violento bombardamento meteoritico dei giovani pianeti (chiamato JEB, "Jovian Early Bombardment"), che impedì la formazione di un vero pianeta nella fascia degli asteroidi e modellò l'aspetto dei pianeti di tipo terrestre. Ora, come cambia l'aspetto del Sistema Solare, se Giove semplicemente non c'è? (ancora Enrica S.)

Giove alla finestra. Il pianeta Giove è molto più grande e vicino al sole, tanto da attirare nel suo campo gravitazionale la Terra. Come si sviluppa la vita e la civiltà? Ci vorranno due rivoluzioni copernicane, una per comprendere che la Terra gira intorno al sole, e una per capire che è un satellite di Giove? Come cambia la visione del mondo con la coscienza di vivere su di un satellite? E la mitologia, considerando che Giove apparirà come una enorme palla multicolore? (nuova idea di Renato Balduzzi)

Giove abitabile. Un'alternativa dovuta a Sandro Degiani: a trovarsi molto più vicino al sole è Giove che, anziché diventare un "gigante rovente" come quelli scoperti attorno a molte stelle vicine, si trova soffiato via lo strato di idrogeno ed elio dall'intensa azione del nostro Sole, conservando solo il nucleo roccioso. Così prossimo al Sole, diventa un posto decente per viverci: un pianeta con decine di lune, con un vicino spettacolare come Saturno e con un Sole colossale. Chissà perché viene in mente il tramonto su Tatooine di "Star Wars": un momento cinematografico davvero poetico, per Luke è il momento decisivo della svolta, non diventare un contadino come lo zio Ben ma un Cavaliere Jedi come il padre, anche se lo saprà solo dopo. Come si svolgerà la vita umana su un superpianeta del genere?

Saturno alla finestra: E se invece è Saturno ad essere al posto di Giove, con la Terra che gli ruota attorno? Quali mitologie potranno scaturire dalla visione di un pianeta con gli anelli? (a suggerire quest'idea a Renato Balduzzi è stata questa suggestiva copertina di un vecchio disco di Franco Battiato)

Titano vivente/1. La luna di Saturno nota come Titano ha una caratteristica molto particolare: è l'unico corpo celeste del Sistema Solare dopo la Terra che possiede mari e fiumi. Il metano, infatti, si comporta in modo abbastanza simile all'acqua sulla Terra, avendo un ciclo per cui evapora, forma nubi e poi ritorna sulla superficie sotto forma di pioggia. Qualcuno ha ipotizzato che Titano possa avere sviluppato forme di vita che basano il loro ciclo sugli idrocarburi piuttosto che sull'acqua. Ammettiamo che sia vero e che Titano sia un corpo celeste ricco di biodiversità come la Terra. Quali sarebbero le conseguenze sulla nostra conoscenza del fenomeno della vita? E, se si è sviluppata una specie intelligente, come sarà il corso della nostra storia, e quella dei titaniani, dopo il nostro incontro? (prima ucronia titaniana di Renato Balduzzi)

Titano vivente/2. Nel 2005 Chris McKay e Heather R. Smith ipotizzarono che microbi esotici potrebbero respirare idrogeno e cibarsi di acetilene, creando metano. Le loro ipotesi sembrerebbero essere confermate dal comportamento dell'acetilene sulla superficie del corpo celeste. Ammettiamo che le loro osservazioni siano confermate da ulteriori dati empirici che escludano completamente cause inorganiche. Le agenzie spaziali di tutto il mondo si affannano per costruire una sonda da lanciare verso Saturno per studiare questi esseri viventi e riportarne un campione sulla Terra. L'impresa, quasi impossibile e costosissima, va a buon fine e gli esseri viventi alieni vengono allevati dapprima nella Stazione Spaziale Internazionale, e poi vengono trasferiti nei laboratori terrestri. Quali utilizzi potranno avere nell'industria questi batteri basati sugli idrocarburi che respirano idrogeno, consumano acetilene e producono metano? Forse le automobili del futuro saranno dotate di un serbatoio che in realtà è una piccola fattoria di microrganismi titaniani? (seconda ucronia titaniana di Renato Balduzzi)

Titano vivente/3. E se Titano avesse ospitato nel passato una civiltà evoluta al pari di quella terrestre che tuttavia è tramontata e si è estinta? Nell'esplorazione di Titano ci imbatteremmo in tecnologie che farebbero progredire le nostre scienze per semplice imitazione, mentre ci affanneremmo non solo a decifrare le informazioni che sicuramente avrebbero registrato i titaniani sui loro supporti, a cercare tracce delle sonde titaniane in giro per il Sistema Solare, e soprattutto sulla Terra. Infine, vedere le conseguenze dell'autodistruzione di una civiltà ci renderebbe molto più saggi e cauti nello sfruttare il nostro pianeta (terza ucronia titaniana di Renato Balduzzi)

Con Urano fanno otto. Il pianeta Urano, scoperto dall'astronomo inglese William Herschel il 13 marzo 1781, è ai limiti della visibilità umana, e pare che alcuni l'abbiano scorto ad occhio nudo in certe particolari condizioni, scambiandolo però con una stella. E se fosse chiaramente visibile fin dall'antichità come Giove e Saturno? Come cambiano l'astronomia del passato e, oggi, la formulazione dei nostri oroscopi? Anziché sul sette, la numerologia umana sarà basata sull'otto? Avremo gli otto Sacramenti, gli otto doni dello Spirito Santo, addirittura gli otto giorni della settimana? (un'altra geniale pensata di Renato Balduzzi)

Il supergigante gassoso. Al posto di Giove, Saturno, Urano e Nettuno alla periferia del Sistema Solare ha origine un super-pianeta gassoso con una massa superiore a quella di Giove del 40 % (444 volte quella della Terra). Nonostante l'aumento della massa, l'aumento della distanza ha ridotto la luminosità del pianeta ad appena i 2/3 di quella di Giove, rendendone l'individuazione più difficile. Uno dei pochi popoli che si interesseranno a lui saranno gli Ebrei, perchè la sua orbita dura quasi esattamente 19 anni, vale a dire il periodo di tempo contenente 235 mesi lunari, un valore importante per la sincronizzazione del loro calendario luni-solare. Come cambia la simbologia astronomica, con sei pianeti e nessuna differenza tra il Rex-Giove e il Senex-Saturno? (è di MattoMatteo)

Vulcano per davvero. (ma il signor Spock non c'entra) La Luna nacque probabilmente dall'impatto con la Terra di un grande corpo celeste battezzato Teia (la mitologica madre della Luna) avvenuto 50 milioni di anni dopo la formazione del Sistema Solare. Purtroppo le interferenze gravitazionali della Terra, di Venere e di Marte resero instabile l'orbita di Teia, fino a che essa non cozzò contro la Terra, e il materiale espulso dall'impatto originò la Luna. E se invece le forze mareali spingessero Teia su un'orbita stabile all'interno di quella di Mercurio? L'immaginario pianeta Vulcano, ipotizzato da Urbain Leverrier per spiegare la precessione del perielio di Mercurio, esiste davvero (in realtà tale fenomeno si spiega con la relatività generale di Einstein e con la curvatura dello spazio-tempo), anche se sarà incandescente: la superficie potrebbe trovarsi sopra i 1085°C, punto di fusione del rame. Se si rivelasse ricca di metalli preziosi per le nostre industrie, Teia/Vulcano potrebbe essere meta di una corsa allo spazio tra Obama, Putin, Xi Jinping e Shinzo Abe, una vera propria sfida alla ricerca della tecnologia migliore per estrarre i metalli preziosi (europio e disprosio, mica oro e argento) da quell'inferno di lava... (pensata da Enrica S.)

Le Terre Gemelle. Anziché la Terra e la Luna così come noi le conosciamo, abbiamo la formazione di due pianeti quasi gemelli per dimensioni, conformazione chimico-fisica e distanza dal sole. In pratica una Venere molto più lontana dal sole ruota attorno alla Terra, la quale a propria volta ruota attorno a Venere: abbiamo un vero e proprio sistema planetario doppio (un po' come la coppia Plutone-Caronte). In questo caso anche sulla seconda terra si sviluppano le condizioni base per la vita, e magari si sviluppa una forma di vita superiore simile all'essere umano. In questo caso la domanda è: quale delle due popolazioni terrestri si sviluppa prima? Se ci sviluppiamo prima noi, nel 1969 anziché sulla Luna, andiamo sull'altra Terra, la colonizziamo e cominciamo a viverci, sottomettendo magari le popolazioni autoctone. Se invece si sviluppa prima la popolazione di Terra 2, allora subiremo noi un'invasione degli altri terrestri e vivremo sempre come una colonia del secondo pianeta (una trovata di Never75)

Ditemi voi Lune in ciel, ditemi, che fate? Secondo i planetologi, poco dopo che la sua crosta si era raffreddata, la Terra venne colpita da un corpo celeste vagante delle dimensioni di Marte; venne così espulsa la materia che diede origine a due lune, una più grande, l’altra più piccola. Con il passare del tempo, la Luna più piccola andò ad urtare contro quella più grande, e la Terra restò con un satellite solo. Ipotizziamo, però, che il corpo vagante che colpì la Terra sis più piccolo; il materiale espulso forma due lune più piccole di quella attuale , che non si urtano, ma trovano una situazione di stabilità, piazzandosi ognuna in uno dei “punti di Lagrange” dell’altra; in pratica la Terra e le sue lune si trovano ai vertici di un triangolo equilatero. Le maree sono meno intense, la rotazione terrestre non rallenta. Come cambia la storia della vita sulla Terra? E la mitologia? E come cambia la storia dell'astronautica? Avremo tanti Neil Armstrong quanti satelliti terrestri; con gli USA che danno l'assalto a una luna e l'URSS all'altra, in gara a chi raggiunge per primo la più grossa? (così si presenta MattoMatteo)

Meglio Tredici. La terra ruota su se stessa leggermente più piano, per cui l'anno è lungo appena più di 364 giorni; la luna, invece, è leggermente più veloce, per cui in un anno ci sono quasi esattamente 13 mesi lunari, da circa 28 giorni ciascuno. Questo porta alla suddivisione dell'anno secondo due metodologie: alcuni popoli lo suddividono in 13 mesi da 4 settimane l'uno, altri in 4 stagioni da 13 settimane l'una. Come cambia la civiltà umana? (ancora MattoMatteo)

Le Triscaidecamane. La luna è molto più vicina alla terra, appena 223.000 km, cioè il 58 % della distanza della nostra luna), per cui un mese lunare è di soli 13 giorni; quindi, invece delle settimane, avremo delle "triscaidecamane"; visto che 30 e 31 non sono divisibili per 13, l'anno viene suddiviso esclusivamente in 4 stagioni da 7 triscaidecamane l'una. Un problema di questa situazione, è che una luna tanto vicina eserciterebbe una forza di marea quasi tripla rispetto alla nostra! Riducendo la massa della luna, in modo che la forza di marea sia uguale alla nostra, la maggior vicinanza la farebbe apparire comunque più grande e luminosa di quasi il 44 %. Anche in questo caso, come cambia la storia della civilizzazione? (di nuovo MattoMatteo)

La Luna Geostazionaria. E se la luna fosse talmente vicina alla terra da occupare una posizione geostazionaria, ossia perennemente sulla verticale di un preciso punto sull'equatore terrestre? Per avere una simile situazione, il centro della luna dovrebbe trovarsi esattamente a 42.168 km di distanza dal centro della terra, ma questa distanza è appena l'11 % di quella della "nostra" Luna. Se la massa della luna fosse uguale, la forza di marea sarebbe 83 volte più grande! Per ridurre la forza di marea, in modo da renderla uguale alla nostra, la massa della luna dovrebbe essere appena l'1,2 % dell'attuale, pari all'incirca a quella di una delle due lune che esistevano prima che si scontrassero, fondendosi in quella attuale. Ipotizziamo quindi, che dopo la formazione delle due lune, quella più piccola non si "spalmi" su quella più grande (diventandone il lato "oscuro"), ma finisca per trovarsi in un'orbita geostazionaria rispetto alla terra. L'azione della luna lontana rallenta la rotazione della terra, ma al contempo attira la luna vicina, aumentandone la distanza dalla terra; il risultato finale è che la posizione della luna vicina, rispetto al punto geostazionario, è costante o cambia di pochissimo durante i 4,5 miliardi di anni di vita dei tre corpi celesti. Nonostante le ridotte dimensioni (appena 800 km di diametro), la grande vicinanza alla terra fa si che la luna vicina appaia oltre 4 volte più grande e luminosa di quella lontana; la luna vicina viene completamente coperta dal cono d'ombra della terra, ma solo per poco più di un'ora per notte; la luna vicina è visibile dalla superficie della terra, solo entro circa 82 gradi (o 9.100 km) di distanza dal punto geostazionario. Il fatto che la luna vicina sia visibile solo da metà del mondo, pone un interessante quesito: come reagiranno i popoli, vissuti e sviluppatisi in zone del mondo in cui essa non è osservabile, quando arriveranno in terre da cui invece essa è visibile? Se la luna vicina è osservabile nel "vecchio mondo" (dall'Africa al Giappone, compresa gran parte dell'Australia), come cambieranno la cultura, la religione e la scienza davanti ad un oggetto che pare essere fisso in cielo, senza spostarsi mai? Se invece  la luna vicina è osservabile solo nel "nuovo mondo" (dall'America meridionale all'Australia orientale), in che modo influirà la sua presenza nello sviluppo delle civiltà amerinde? E come reagiranno i colonizzatori europei alla vista di un oggetto celeste del genere? Se la luna vicina si trova sopra l'Atlantico (e quindi è visibile dalla Penisola Somala alle Montagne Rocciose), la sua vista spingerà forse gli europei a cercare di varcare l'oceano con secoli o millenni di anticipo? Se la luna vicina si trova sopra il Pacifico (e quindi è visibile dal Borneo alla Penisola dello Yucatan), la sua presenza favorirà forse le comunicazioni tra estremo oriente e America settentrionale, e tra Australia e America meridionale? (sempre MattoMatteo)

La Terra ruzzolante. L'asse terrestre risulta assai più inclinato di quanto non avviene nel nostro universo, come quello del pianeta Urano che più che ruotare "rotola". In questo caso avremo una situazione alquanto anomala: un Polo Est ed un Polo Ovest anziché uno Nord ed uno Sud. Oltre a cambiare completamente il clima su tutto il Pianeta (e di conseguenza flora, fauna ed eventuale colonizzazione umana), cambia inevitabilmente anche la Storia. Come? (pensata da Never75 e da MattoMatteo)

La Terra all'asciutto. Sulla Terra primordiale si abbatterono milioni di comete, formatesi presumibilmente con i resti della nebulosa protosolare, ed esse condussero con sé acqua in abbondanza, e forse i primi composti organici complessi, che poi diedero origine alla Vita. L'acqua si raccolse nelle grandi depressioni basaltiche della crosta terrestre, formando gli oceani. Secondo altri, invece, l'acqua che colmò l'oceano primordiale trasudò dall'interno della Terra ancora rovente. Ma che accade se nessuno di questi due fatti si verifica? Sulla crosta terrestre ci sarà sì l'acqua, ma formerà ruscelli e laghi, non fiumi e mari. In essi la vita potrà comunque nascere; e comunque secondo vari biologi i primissimi viventi videro la luce nelle sabbie umide, non negli specchi d'acqua, o addirittura la Terra fu inseminata da spore provenienti dallo spazio (la cosiddetta panspermia). Supponiamo dunque che la vita superiore si sviluppi comunque, magari più lentamente, su una Terra quasi del tutto priva di grandi specchi d'acqua (il maggiore è vasto al massimo quanto il Mar Caspio). Come cambia l'evoluzione della vita su un simile mondo? E la storia dell'uomo? (la prima ucronia di Enrica S.

E il naufragar m'è dolce in questo mare. Il mare, una volta formatosi, era un'enorme distesa di acqua dolce che copriva gran parte della Terra. A trasformarlo in salato fu l'erosione delle rocce primordiali ad opera dei primi fiumi, che saturarono l'acqua di sali minerali. Ma se i fiumi non sono sufficienti per salinizzare il mare? i problemi di siccità del mondo potrebbero essere in parte risolti? Tante popolazioni bloccherebbero probabilmente la loro migrazione verso zone meno aride. E l'uomo scaricherà schifezze in un enorme oceano che è la sua fonte primaria di acqua, spesso anche potabile? (pensata da Camillo Cantarano)

Pangea. L'umanità si sviluppa (in anticipo o in ritardo) sulla Pangea e la storia dell'uomo è completamente diversa (grazie al Marziano; ecco un possibile inizio)

Pantalassa. Al contrario, per qualche motivo non si ha la nascita di crosta continentale: la Terra resta un pianeta completamente avvolto dagli oceani, fatta al più eccezione per qualche isoletta vulcanica come le Hawaii, generata da pennacchi caldi in risalita dal mantello. È possibile che l'intelligenza sia retaggio dei cefalopodi, che comunicano tramite rapide variazioni di colore; lo sviluppo di una civiltà tecnologica da parte loro sarà però ostacolata dall'assenza del fuoco (proposta da William Riker)

Laurasia. Dopo la rottura della Pangea, il continente di Gondwana si frammenta come nella nostra Timeline, mentre invece la Laurasia non si spacca e sopravvive fino ad oggi. Come cambiano la geografia e la storia della Terra? (l'ha immaginata Enrica S.)

Dominano i mari. La superficie della terra è maggiormente (ma non totalmente) coperta dai mari: solo il 10 % o meno della terra è emersa. Avremo molte potenze marinare come Regno Unito e Giappone, e le guerre saranno soprattutto via mare. Nell'alimentazione il pesce avrà una incidenza maggiore. Avremo una Waterloo veramente "Water"loo, con la flotta prussiana e inglese con sconfiggono quella napoleonica. E che dire dello scandalo "Water"gate? (ideata da Rivoluzionario Liberale)

Tatooine per davvero. Al contrario, la superficie della terra emersa è maggiore del 50 %. Avremo masse continentali enormi, come nei mappamondi medioevali con tre continenti assai addensati. Ciò comporta un'idrografia meno ricca: rischiamo di trovarci di fronte al pianeta Tatooine di Star Wars, un mondo per lo più desertico, in cui la vita è difficile e in mano a bande tribali. Il problema principale sarà irrigare le enormi potenziali estensioni agricole interne ai continenti. Le civiltà andranno ad insediarsi nei pochi mari interni e lungo le scarse vie d'acqua... (anche questa e di Rivoluzionario Liberale)

Pellucidar. La Terra è cava e l'umanità si sviluppa sulla superficie interna di essa (ancora William Riker, che si è ispirato al "Ciclo di Pellucidar" di Edgar Rice Burroughs)

I poli invertiti/1. Nei fumetti di Superman si sviluppa molto bene il tema dei mondi paralleli, e tra l'altro si ipotizza l'esistenza di una Terra Tre, speculare rispetto alla nostra. I poli sono invertiti, ma la linea dell'equatore è la stessa. La "Mezzaluna fertile" è localizzata lungo il Golfo del Messico. Le praterie dei nostri USA sono l'omologo della nostra Africa. La zona del Mato Grosso-Rio delle Amazzoni lo è del nostro mondo celtico-germanico. Cile e Argentina lo sono della nostra Scandinavia. Terra del Fuoco e Patagonia, della nostra Lapponia. Con il mondo a rovescio, il gradiente di diffusione umano sarà però più lento. Un mondo in cui potrebbero evolversi più razze di ominidi, in cui i Neanderthal potrebbero sopravvivere più a lungo e dove la sorgente primaria delle proteine animali sarà la pesca. E soprattutto il clima, per la variazione delle correnti, sarà fortemente diverso. Come continuerà la storia dell'uomo su questa Terra rovesciata? (ancora grazie al Marziano)

I poli invertiti/2. Nel romanzo "Il Millennio Dimenticato", la linea dell'Equatore è fatta passare per i nostri poli. Supponiamo che avvenga proprio così, e che i due poli si trovano entrambi in mare; per essere esatti nel mezzo dell’Atlantico Meridionale, e nel mezzo del Pacifico Settentrionale. L’equatore passerebbe per Iran, Turchia, Europa Orientale, Terranova, Stati Uniti, Messico, e Nuova Zelanda; Artide e Antartide sarebbero sgombri dal ghiaccio. Oltre agli ovvi cambiamenti climatici diretti, sopra elencati, bisognerebbe tenere presente la mutata direzione delle correnti e quindi dei loro effetti sulle terre emerse; ancora più importante, essendo entrambi i poli in mezzo all’acqua, i ghiacci continentali si scioglierebbero quasi tutti (Antartide e Groenlandia), alzando il livello del mare di parecchi metri (circa 40-60); questo provocherebbe una diminuzione delle terre emerse, anche se si tratterebbe solo di 4-6,5 milioni di km quadrati in meno (un'idea di MattoMatteo)

I poli invertiti/3. Rispetto alla precedente versione, ruotiamo la Terra in modo che i poli si trovino entrambi su terre emerse; per essere esatti in America Meridionale e in Cina. Questo congelerebbe tutta l’America meridionale al di sotto del vecchio equatore, e quasi tutto l’Estremo Oriente (Cina, Mongolia, Giappone, Corea, Filippine, Indonesia, parte dell’India, Nepal, Birmania, Tailandia, ecc.); Artide e Antartide, invece, sarebbero completamente sgombre dal ghiaccio. L’equatore attraverserebbe ancora l’Africa, ma passando dal Mozambico alla Tunisia, continuando per Spagna e Francia, passando vicino ad Inghilterra, Islanda e Groenlandia, e attraversando Canada, Stati Uniti e Nuova Zelanda. Oltre agli ovvi cambiamenti climatici diretti, sopra elencati, bisognerebbe tenere presente la mutata direzione delle correnti e quindi dei loro effetti sulle terre emerse; ancora più importante, essendo entrambi i poli sopra delle terre emerse, il ghiaccio che li ricopre non farebbe più parte degli oceani, il cui livello diminuirebbe di vari metri (circa 40-60); questo farebbe emergere nuove terre, anche se si tratterebbe solo di 2-2,5 milioni di km quadrati in più (ancora MattoMatteo)

I poli invertiti/4. In questo caso l’idea è di ruotare la Terra in modo da mantenere la maggior quantità possibile di terre emerse all’incirca alla stessa latitudine; questo può essere ottenuto piazzando i poli al centro dell’Africa e del Pacifico; in questo modo quasi tutte le terre emerse si troverebbero lungo l’equatore (tranne parte dell’Europa e dell’Australia, e la Nuova Zelanda).
Già così i tratti di mare tra le terre emerse avrebbero un’ampiezza limitata, ma bisogna tenere presente che l’Africa ha una superficie doppia rispetto all’Antartide, e quindi anche il ghiaccio che la ricoprirebbe sarebbe il doppio, con effetti simili a quelli visti nell’idea precedente (livello dei mari sceso di 40-60 m, e 2-2,5 milioni di km quadrati di terre emerse in più); questo favorirebbe lo sviluppo di lingue di terra che uniscono i continenti, che quindi potrebbero formare un’unica terra emersa continua; questo renderebbe enormemente più facili le migrazioni. Da un lato il clima, caldo ed umido, favorirebbe la biodiversità; dall’altro la geografia, con un unico continente, tenderebbe a distribuire tale varietà in tutto il mondo
(nuova pensata di MattoMatteo)

Mari e terre invertiti/1. Immaginiamo di invertire l’altezza o la profondità, rispetto al livello del mare, di ogni punto della Terra; otterremo un mondo ricoperto d’acqua solo per il 29,3%, mentre le terre emerse sarebbero il restante 70,7%; le isole diventerebbero laghi, le penisole diventerebbero mari interni o golfi, le fosse oceaniche diventerebbero catene di montagne, le dorsali oceaniche diventerebbero canyon chilometrici, e viceversa. Inoltre, mentre l’altezza media delle terre emerse sarebbe attorno ai 3.800 m sul livello del mare, gli oceani avrebbero una profondità media di circa 850 m; quindi sarebbe un mondo estremamente povero d’acqua (circa 1/10 della nostra), prevalentemente desertico tranne lungo le coste di fiumi, laghi, mari ed oceani; ci sarebbe, però, molto più ghiaccio, sia in cima alle montagne che ai poli (di nuovo MattoMatteo)

Mari e terre invertiti/2. Rispetto alla precedente versione, in questa variante prima si toglie tutta l’acqua del pianeta, poi si invertono altezze e profondità, e infine si rimette tutta l’acqua; visto che il quantitativo totale di acqua del pianeta rimane invariato, e che entrambi i poli sarebbero sul mare, il livello di quest’ultimo salirebbe di circa 4100 m, occupando circa il 61,7 % della superficie del pianeta; le terre emerse, seppur molte meno di quelle della versione precedente, sarebbero comunque più di quante ce ne siano nel mondo reale: un’eccedenza di quasi 46 milioni di km quadrati, pari all’incirca alla superficie dell’Asia (sempre MattoMatteo)

La Signora degli Anelli. E se la Terra avesse degli anelli come Saturno? Come cambierebbe la civiltà umana la spettacolare visione di un panorama celeste da mozzare il fiato? E come sarebbe un mondo dove le notti sono chiare quasi ovunque, a causa del riflesso degli anelli? (pensata da Renato Balduzzi; ecco un video dedicato a quest'ucronia)

Una Terra senza la Luna. Le simulazioni al computer hanno mostrato che l'interazione gravitazionale con il Sole provocò, sul globo non perfettamente sferico di Marte, forti oscillazioni nell'inclinazione dell'asse di rotazione, che è variato in periodi geologicamente brevi dai 10 ai 60 gradi, passando per i 24° attuali. Ciò spiega l'origine dei drastici cambiamenti climatici avvenuti su Marte e la sua impossibilità a sostenere forme di vita superiore. Basti pensare che sulla Terra, dove agisce un meccanismo simile, è stata sufficiente una variazione dell'inclinazione dell'asse di rotazione di soli 1,4° per dar luogo alle ere glaciali. Ma è la Luna che sembra aver avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della vita terrestre: qualora il nostro insolitamente massiccio satellite non fosse esistito, le oscillazioni suddette sarebbero state dieci volte più ampie, e avrebbero amplificato notevolmente i cambiamenti climatici che si sono succeduti nelle ere geologiche. Questo avrebbe reso difficile la diffusione e l'evoluzione delle forme viventi sul nostro pianeta, come invece sembra essere accaduto su Marte. Che accadrebbe dunque a una Terra senza Luna o con più lune molto più piccole, simili a quelle marziane? Le forme di vita come si sarebbero evolute? (proposta da William Riker)

Una Terra con una Luna diversa. Se la Luna, invece di avere un moto molto circolare e di mostrare sempre la stessa faccia alla Terra, facesse un giro completo su se stessa in poche ore e transitasse a distanze da molto vicine (meno di 50.000 km) a molto lontane (più di 500.000 km), cosa cambia nell'astronomia antica e nell'immaginario terrestre? (così si presenta Viverefan)

Theia. Questo è il nome del planetoide che, nella nostra Timeline, avrebbe colpito la Terra permettendo la formazione della Luna. Immaginiamo invece che Theia colpisca solo di striscio la Terra, perdendo parte della sua massa e della sua energia cinetica, ed entrando in orbita attorno al nostro pianeta. Avendo una massa pari a circa 1/12 di quella della Terra, contro l'1/81 della Luna, esercita una forza di marea molto maggiore, rallentando maggiormente la rotazione del nostro pianeta (che già di suo è più lenta del normale, essendo stata accelerata in modo minore dall'urto con Theia come nella nostra Timeline). Ne consegue che la massa della Terra è leggermente minore di quella attuale (95 %); attualmente la Terra impiega quasi 61 ore per ruotare su se stessa, per cui l'anno è diviso in poco più di 144 giorni; ruotando più lentamente, lo schiacciamento polare è appena 1/1.900 (7,5 km) invece di 1/300 (42 km); Theia si è allontana di più dalla Terra rispetto alla Luna (circa 2,6 volte), per cui impiega circa 1/3 di anno per girare attorno al pianeta; nonostante la maggiore distanza, grazie alla massa in più Theia esercita una forza di marea pressoché identica a quella della Luna; pur avendo un diametro apparente pari solo al 70 % di quelli della Luna, Theia ha un'albedo pari a 2,5 volte quello del nostro satellite, risultando complessivamente più luminosa di quasi il 30 %. In questo modo ho potuto finalmente fare un anno di 144 (12 x 12) giorni, invece di uno di 148 ed uno sputo... inoltre, ognuna delle 4 fasi di Theia è lunga esattamente 12 giorni; quindi un'eventuale specie intelligente troverebbe naturale usare la base 12 come sistema di numerazione, avendo così tanti 12 sotto al naso. Proseguendo sulla stessa falsariga, possiamo ipotizzare un giorno diviso in 12 ore, ognuna divisa in 144 minuti, ognuno diviso in 144 "secondi" (ognuno dei quali corrisponderebbe a circa 0,88 secondi della nostra Timeline); un anno, quindi, sarebbe composto quasi esattamente da 12 alla settima "secondi". Per quanto riguarda le lunghezze, se applichiamo lo stesso trucco usato originariamente per calcolare il metro (distanza polo-equatore = 10 alla 7 m), ma usando la base 12, otteniamo un "piede" di 27,4 cm (distanza polo-equatore = 12 alla 7 "piedi"). Con queste unità di misura, la velocità della luce è quasi esattamente pari a 2,25 per 12 alla 8 "piedi/secondo", mentre un anno-luce corrisponde all'incirca a 2,25 per 12 alla 15 "piedi"... (il solito colpo di genio di MattoMatteo)

Niente Precessione degli Equinozi. Una trottola, fatta ruotare sul proprio asse, comincia a precedere, cioè l'asse di rotazione descrive un doppio cono, per via dell'azione del peso della trottola. Allo stesso modo, l'attrazione solare provoca un moto di precessione dell'asse terrestre, che descrive un doppio cono in circa 25.800 anni. Il fenomeno fu scoperto dall'astronomo greco Ipparco, e questo lasso di tempo è chiamato anche "Anno Platonico". In seguito al moto di precessione terrestre, la posizione dei poli celesti cambia: oggi è la Stella Polare (α Ursae Minoris) ad indicare il Polo Nord Celeste, ma fra circa 14.000 anni esso sarà invece indicato dalla luminosissima Vega (α Lirae). Si parla anche di "Precessione degli Equinozi", perchè il punto equinoziale, cioè il punto in cui si incrociano l'equatore celeste e l'eclittica, così chiamato perchè è lì che il sole sorge e tramonta negli equinozi, ruota anch'esso nel cielo; di conseguenza gli equinozi cambiano di data, anticipando di un giorno ogni 71,6 anni, e si spostano da un segno zodiacale all'altro ogni 2200 anni. Ma se il fenomeno non si verifica? Siccome l'attrazione solare è inevitabile, basta ipotizzare che quella lunare e quella degli altri pianeti in qualche modo la compensino, per cui l'Anno Platonico diventa non di 25.800 ma di 258.000 anni, o addirittura di due milioni e mezzo di anni. Un moto di precessione cento volte più lento fa sì che all'umanità i poli celesti e i punti equinoziali appaiano praticamente fermi. Di conseguenza la stella polare resta praticamente sempre la stessa (per esempio Vega), e dunque gli oroscopi realizzati al tempo dei Babilonesi sarebbero considerati validi ancor oggi, il che comporta la trasformazione anche dell'Astrologia in una scienza esatta. Inoltre il bagaglio mitologico dell'umanità cambia notevolmente. Nella nostra Timeline, nel 2800 a.C. (più o meno all'origine della civiltà egizia) il polo nord celeste coincideva con una piccola stella della costellazione del dragone, ed il punto equinoziale di primavera stava nella costellazione del Toro, il cui occhio rosso è segnato dalla rossa stella Aldebaran. Poi, però, la precessione degli equinozi portò il punto primaverile fuori dal Toro, e così i nostri antenati cominciarono ad elaborare leggende sulla perdita di controllo da parte del Toro di questo punto equinoziale. Nacque così la leggenda del Minotauro sconfitto ed ucciso da Teseo, del toro magico di Creta catturato da Ercole, la tradizione del vitello d'oro distrutto da Mosé, ma anche il culto di Mitra, diffuso nell'esercito romano all'inizio dell'era cristiana e protetto da Diocleziano, il cui atto simbolico è quello di uccidere un toro, ipostasi del caos, per creare la vita sulla Terra. In assenza di un moto di precessione sensibile, questi miti non nascono o sono completamente diversi. Inoltre il punto equinoziale non cambia segno zodiacale. Nella nostra Timeline dopo l'era del Toro venne quella dell'Ariete, oggi siamo alla fine di quella dei Pesci, e attorno al 2375 d.C. il punto equinoziale dovrebbe entrare in Acquario, dando inizio alla cosiddetta "Era dell'Acquario" di cui favoleggia la New Age. In assenza del moto di precessione, anche la New Age non nasce o sarà affatto differente (un altro colpo di genio di William Riker)

La Terra retrograda. Che accade se la Terra, come Venere, ha un moto di rotazione retrogrado (vale a dire che il Polo Nord è in basso e il Polo Sud in alto), cioè il Sole sorge ad ovest e tramonta ad est? Che influenza avrà questo sulla storia umana? Il giorno sarà più corto di quattro minuti rispetto a quello siderale. In inverno la Russia europea avrà il polo del freddo (sotto i – 30° C), gli Stati Uniti centro-orientali avranno un clima europeo, in quelli occidentali si estenderà una fredda steppa, il Nord Europa sarà freddo come il Québec, l'Italia sarà ben più fredda (Appennini innevati, le Alpi no), gli uragani flagelleranno l'Europa occidentale, al posto del Sahara vi sarà una foresta lussureggiante, e in Argentina si pescheranno sardine. E non solo: Colombo vorrà « buscar el Ponente por el Levante ». Probabilmente poi Asia deriva dall'accadico "asu", cioè "sorgere" (si trova ad est), mentre Europa dall'accadico "erebu", cioè "entrare" (nel senso di entrare nel mare, cioè tramontare; infatti si trova ad ovest). Dunque l'Europa sarà quella che noi chiamiamo Asia e viceversa! Inoltre l'Esperia sarà l'Anatolia, non l'Italia, e il Regno dei Morti verrà posto dalle varie mitologie ad est anziché ad ovest (ancora William Riker)

Il giorno più lungo/1. La Terra ruota su se stessa in un anno, in senso antiorario, quindi presenta al sole sempre la stessa faccia; un emisfero è perennemente illuminato, l'altro è perennemente in ombra. Si potrebbe evolvere un sistema più efficiente di termoregolazione, oltre a vegetali in grado fare fotosintesi con efficacia mostruosa o di sfruttare altre fonti di energia. La vita sia nel continente buio che in quello luminoso sarebbe possibile solo sotto terra, sfruttando l'energia geotermica e l'illuminazione artificiale, con una pressione selettiva bestiale ed un alto tasso di mutazioni (magari un po' di Radon nel sottosuolo...) Il problema principale sono le temperature. Sulla terra "bloccata" le due aree risulterebbero forse meno estreme di quelle di un satellite del tutto "insolato" o "ombreggiato", per via dell'atmosfera che ridistribuirebbe il calore da una faccia all'altra, ma credo sarebbero inospitali in entrambi i casi. Senza contare il fatto che con una terra in blocco mareale avremmo raffiche di vento degne di Marte. Una terra bloccata difficilmente svilupperebbe una biodiversità paragonabile a quella esistente, e comunque la storia dell’evoluzione sarebbe radicalmente diversa... (pensata da MattoMatteo, che si è ispirato a un fumetto Bonelli)

Il giorno più lungo/2. Alternativa all'ucronia precedente: la Terra ruota su se stessa in un anno in senso orario, e quindi, anche se esiste la normale alternanza giorno-notte, un giorno dura un anno... Come cambia la storia dell'uomo? (ancora MattoMatteo)

Il giorno più lungo/3. Altra variazione sullo stesso tema: il giorno dura 59 ore. Cosa cambia, voi direte; ebbene, cambia la lunghezza delle ore di luce e buio. All'equatore si avrebbero 29,5 ore luce e 29,5 ore di buio ogni giorno dell'anno, ma andando verso i poli la situazione degenererebbe; a 60° di latitudine, durante i solstizi si arriverebbe a 45,5 ore di luce e 13,5 ore di buio, o viceversa. In queste condizioni, un sonno ininterrotto è un'opzione da scartare per ogni animale, compreso l'uomo; tutti gli animali adottano quindi il sistema del "sonno polifasico" in modo da poter essere attivi sia di notte che di giorno! (sempre MattoMatteo)

Niente tettonica delle placche. È ben noto che il pianeta Marte, a differenza della Terra, è privo di tettonica delle placche, cioè la sue superficie è praticamente immobile nei secoli. Si pensa che ciò sia dovuto ad un precoce raffreddamento del mantello planetario, dovuto alle minori dimensioni del Pianeta Rosso rispetto al Pianeta Azzurro. Supponiamo che, per qualche motivo a noi sconosciuto, anche il mantello terrestre si raffreddi precocemente. Che accade? Certamente non si verificano terremoti, perchè essi sono dovuti allo sfregamento delle placche tettoniche l'una contro l'altra in corrispondenza dei punti di sutura (le "faglie"). L'impatto sulla storia dell'umanità è enorme (per es. niente terremoto di San Francisco), perchè molti sismi furono avvertiti dagli uomini come punizioni divine, e quindi muta anche la percezione della divinità da parte nostra. Inoltre, l'immobilità delle placche avrà notevoli conseguenze sulla conformazione geografica del pianeta. La forma dei continenti non muta; non si hanno orogenesi e quindi i rilievi sono modesti; paradossalmente, al contrario, il vulcanismo si accentua. Infatti le "nostre" Hawaii sono dovute all'emergere dalle profondità terrestri di un "pennacchio caldo"; siccome la placca pacifica si muove, esso non ha prodotto un'isola sola, ma tutto un cordone di isole, che va dalle montagne dell'Ammiragliato, ora sommerse, alle isole Midway, fino alle dieci isole Hawaii, dalle più piccole alla maggiore, sempre più giovani man mano che si procede verso oriente, perchè la placca pacifica si sposta rispetto al mantello in direzione opposta. Già così, il vulcano principale dell'isola maggiore, il Mauna Kea ("Montagna Bianca" in lingua locale), rappresenta la massima cima del pianeta Terra, emergendo per 4205 m sul livello del mare, e poggiando sul fondale oceanico 5000 m più in basso, per un totale di 9 chilometri, quindi più dell'Everest. Se la placca pacifica fosse rimasta ferma, il Mauna Kea avrebbe potuto forse raggiungere un altezza anche doppia: il Mons Olympus, su Marte, grazie a questo concorso di cause ha raggiunto addirittura i 27 Km, ma la gravità marziana è più bassa. Che impatto avrebbero sulla civiltà umana colossali vulcani a scudo di queste dimensioni? Adoreremmo il dio Crom di Cimmeria che abita tra i fuochi delle alte montagne, e Mosè farebbe una fatica boia per salire sull'equivalente geologico del Sinai... Più seriamente, non è difficile immaginare che le divinità del fuoco diventino le principali del pantheon pagano, con Efesto al posto di Zeus, Veiove al posto di Giove (ancora William Riker)

Niente campo magnetico. Mentre la Luna è praticamente priva di campo magnetico, la Terra ne ha uno intensissimo, che intrappola le particelle di vento solare formando le cosiddette "Fasce di Van Allen", ed impedendo loro di giungere al suolo. Sconosciuto il meccanismo che produce questo campo: si pensa ad una grande dinamo dovuta al moto del materiale ferroso fluido nel nucleo esterno della Terra, in seguito alla rotazione del pianeta. Ma se la Terra fosse priva di campo magnetico? Probabilmente la vita sulla terraferma sarebbe impossibile, a causa del bombardamento solare, e dovrebbe restare confinata negli oceani a tutti i livelli dell'evoluzione, dal plancton fino ai grandi cetacei, e per di più ad una certa profondità. Le migrazioni inoltre sarebbero più difficili, in assenza di un campo magnetico con il quale orientarsi, e dovrebbero fare affidamento unicamente alle correnti marine. Infine, probabile un numero molto maggiore di mutazioni genetiche ed un'evoluzione molto più rapida (nuova proposta del prolifico William Riker)

Gli Ondifagi. Senza stare a modificare le leggi fisiche, supponiamo semplicemente che il campo magnetico terrestre sia dalle 10 alle 100 volte più forte. Quasi tutti gli animali svilupperebbero organi per percepire i campi magnetici, analoghi a quelli degli uccelli migratori o a quelli di certi pesci “elettrici” (ma senza bisogno di generare scariche elettriche); quasi tutti manufatti in ferro dei popoli primitivi si magnetizzerebbero naturalmente, e non sarebbe possibile creare apparecchiature elettroniche... (questa è di MattoMatteo)

Addio, monti/1. La superficie della terra è più montuosa e le pianure sono più esigue. A questo punto le civiltà agricole si concentrano su terrazzamenti, e le esigue pianure saranno contese nel corso di guerre interminabili. Avremmo tanti Giapponi, tante Coree, tante Italie, tante Svizzere, tanti Caucasi. Non esisteranno paesi come la Francia, gli USA o la Russia con enormi distese pianeggianti. Nel XX secolo si svilupperà molto l'idroelettrico come fonte di energia elettrica primaria. Nel complesso la popolazione sarà minore, nel 2000 saremo si e no due miliardi, con i fondivalle densamente abitati stile Giappone o Italia, ma lo sviluppo tecnologico non sarà minore. Gli sport invernali supereranno quelli estivi come popolarità. Le vette principali arriveranno anche ai 15 Km, impossibile raggiungerli senza bombole anche per gli alpinisti più esperti (ideata da Rivoluzionario Liberale)

Addio, monti/2. Mettiamo che la pressione atmosferica diminuisca con l'altitudine molto più rapidamente di quanto non avvenga nella realtà, rendendo le montagne dei confini invalicabili, anche in epoca moderna. La formula semplificata per calcolare la pressione atmosferica al variare dell'altitudine è la seguente: P = 0,9877 ^ H (P è la pressione in atmosfere, e H l'altitudine in centinaia di metri). In base a questa formula, possiamo sapere che la pressione diventa 0,5 atmosfere a 5.600 m e un terzo di atmosfera sulla cima dell'Everest; ma vediamo un po' cosa succede sostituendo 0,9877 con un'altro numero. Ponendo 0,98, la pressione diventa mezza atmosfera a poco più di 3.400 m, un terzo di atmosfera a poco più di 5.400 m, un quarto di atmosfera a 6.850 m, un quinto di atmosfera a 7.950 m, e sulla cima dell'Everest sarebbe intorno al 16,75 % di quella al livello del mare. Usando invece la formula P =  0,95^H, la pressione diventa mezza atmosfera a 1.350 m, un terzo di atmosfera a 2.150 m, un quarto di atmosfera a 2.700 m, un quinto di atmosfera a poco più di 3.100 m, un decimo di atmosfera a poco meno di 4.500 m, e sulla cima dell'Everest sarebbe poco più dell'1 % del livello del mare. Se infine usiamo P = 0,9^H, la pressione diventa mezza atmosfera ad appena 650 m, un terzo di atmosfera a 1.050 m, un quarto di atmosfera a poco più di 1.300 m, un quinto di atmosfera a poco più di 1.500 m, un decimo di atmosfera a poco meno di 2.200 m, e sulla cima dell'Everest sarebbe meno dello 0,01% di quella a livello del mare! Come cambia la storia, con l'espansione dell'uomo bloccata nelle pianure e, al massimo sulle colline? (made in MattoMatteo)

Vince il silicio. Dato che il silicio, come il carbonio, ha numero di valenza 4, gli atomi di questo elemento possono essere disposti in anelli e lunghe catene, proprio come accade al carbonio nei composti organici. Così, che aspetto avrebbero le prime forme di vita se si sviluppassero con una biologia non a base di carbonio ma di silicio? In effetti sembra che tutto ciò che il silicio sia in grado di fare, il carbonio sappia farlo meglio; inoltre il legame carbonio-idrogeno è estremamente frequente nelle molecole organiche, ma molto meno nel silicio: il numero relativamente ridotto di specie minerali (per lo più silicati) rispetto all'incredibile varietà degli esseri viventi, dimostra che il silicio non è altrettanto versatile. A pressione e temperature elevate, però, i legami del silicio sono meno vincolati, e più capaci di passare da una forma all'altra. È un'idea intrigante quella che, per avere la possibilità di riprodursi, la vita a base di silicio dovrebbe svilupparsi in profondità all'interno di un pianeta, dove il calore e la pressione allenterebbero il rigore dei suoi legami chimici! (un'altra idea di Blade87)

Vince l'arsenico. Si è ipotizzato che negli organismi viventi l'arsenico potrebbe brillantemente svolgere la funzione biochimica che in noi è assolta dal fosforo: l'arsenico è così velenoso per noi proprio perchè imita così bene il fosforo. E se la vita sulla Terra fosse basata proprio sull'arsenico? Inutile dire che in questo caso il fosforo per noi sarebbe velenosissimo, ed usare un semplice fiammifero potrebbe risultare molto rischioso (alternativa all'ucronia precedente di William Riker)

Vincono altri amminoacidi. Senza bisogno di ipotizzare strani organismi alieni basati sul silicio o sull'arsenico, si può pensare ad una forma alternativa di vita basata su amminoacidi esotici. Infatti tutti gli organismi viventi, con rare eccezioni, usano gli stessi 20 amminoacidi per costruire le loro proteine; tuttavia in laboratorio ne sono stati sintetizzati molti altri. Cosa sarebbe accaduto alle forme viventi terrestri se esse avessero fatto uso anche di amminoacidi insoliti come l'isovalina e la pseudoleucina, che pure sono stati scoperti nelle meteoriti? (William Riker ha battuto un altro colpo)

Vince il molibdeno. Secondo Clint Scott dell'università della California a Riverside, la vita animale sulla Terra sarebbe comparsa con un ritardo di due miliardi di anni a causa di una deficienza di ossigeno e di un metallo pesante, il molibdeno, nelle profondità dell'oceano. È noto che, dopo la crescita dell'ossigeno nell'atmosfera, 2,4 miliardi di anni fa, cominciò anche l'aumento dell'ossigenazione degli oceani per supportare la domanda di questo gas da parte dei microrganismi; tuttavia, la varietà di queste singole forme di vita monocellulari restò bassa, e i loro discendenti pluricellulari non comparvero prima di 600 milioni di anni fa. Che succede se invece non si ha alcuna significativa diminuzione del molibdeno negli oceani, le profondità degli oceani si ossigenano prima e i cicli biochimici si stabilizzano con 2000 milioni di anni di anticipo? A che punto è oggi l'evoluzione della vita sulla Terra? (se lo domanda ancora William Riker)

Viaggio al Centro della Terra per davvero. In tempi recenti si è scoperto che la vita sulla Terra può svilupparsi in modo rigoglioso in una varietà di ambienti molto più ampia di quanto si pensava un tempo. Fino a pochi decenni fa per esempio si era convinti che la vita fosse impossibile a temperature superiori a 60°, mentre oggi sappiamo che alcune specie di batteri (detti non a caso "termofili") non solo sopravvivono, ma addirittura prosperano a temperature superiori al punto di ebollizione dell'acqua. Essi vivono intorno a bocche vulcaniche poste sul fondo degli oceani, note come fumarole nere, e sono assolutamente indipendenti dalla luce del Sole: secondo alcuni furono microrganismi come questi, i primi pionieri del nostro Pianeta. Anche se vi è ancora dissenso in proposito nella comunità scientifica, alcune scoperte sembrerebbero dimostrare che alcuni minuscoli organismi, gli ipotetici nanobi, sono in grado di sopravvivere addirittura tra i 10 e i 20 chilometri di profondità, a temperature e pressioni davvero estreme. Che succede dunque se in realtà la biosfera non è limitata alla superficie terrestre, dagli oceani all'atmosfera, ma essa coincide con l'intera sfera del mondo, che verrà colonizzata in tutto il suo volume, senza bisogno di ipotizzare oceani sotterranei come faceva Verne, ma semplicemente colonizzando le rocce e vivendo del calore dovuto al decadimento dei nuclei radioattivi? Sarà possibile un'intelligenza sotterranea, sepolta nel cuore del pianeta e lontano dalla vivificante luce del sole? (bizzarra proposta di William Riker)

Ediacara. Che aspetto avrebbe la vita sulla terra se la bizzarra fauna precambriana di Ediacara, invece di estinguersi, si fosse evoluta conquistando l'intero pianeta? (ideata da Enrica S.)

Esapode è bello. I vertebrati terrestri sono dotati di quattro arti (persino i serpenti, che ne sono privi, derivano da animali con quattro zampe) perché discendono tutti da un comune antenato (un pesce) con quattro pinne. Ma che succede se, invece, questo pesce avesse avuto sei pinne? Il paio di zampe in più potrebbe rivelarsi un vantaggio evolutivo non indifferente. Con sei arti per la locomozione, gli animali sarebbero più veloci e resistenti, e in caso una delle zampe si rompesse avrebbero meno problemi a proseguire. Gli animali il cui paio anteriore di zampe si è evoluto in “braccia”, occuperebbero nicchie evolutive simili a quelle di elefanti e giraffe, ma senza bisogno di sviluppare proboscidi o colli lunghissimi; grazie alle braccia queste creature potrebbero sviluppare anche una civiltà (una specie di “centauri”); inoltre, a differenza degli animali con solo due braccia e due gambe, avrebbero ancora la velocità e mobilità dei quadrupedi. Gli uccelli svilupperebbero quattro ali, grazie alle quali sarebbero molto più veloci, agili e resistenti degli uccelli attuali; il secondo paio di ali probabilmente si svilupperebbe non dal paio di arti centrali, ma da quello posteriore, per evitare di interferire col movimento delle ali anteriori; inoltre delle zampe formate dal paio di arti centrali, sarebbero più efficaci nel mantenere l’equilibrio quando sono a terra o sui rami. Gli animali arboricoli sarebbero molto più agili e sicuri sui rami, grazie alle loro sei “braccia”; gli animali con “solo” quattro braccia, ma dotati di due gambe, invece, pur avendo sempre ottime capacità arboricole, sarebbero capaci di muoversi agevolmente anche sul terreno, espandendo a dismisura il loro territorio utile; è da questo genere di animali che si svilupperebbe la razza umana. Ogni essere umano, grazie al fatto di avere quattro braccia, potrebbe svolgere lavori molto complessi e faticosi senza l’aiuto di altre persone; questo, però, potrebbe portare a società meno legate tra loro, visto che la collaborazione tra diversi individui sarebbe meno necessaria... (proposta da MattoMatteo)

Ermafrodito è bello. Immaginiamo un mondo in cui non si sono sviluppati due sessi, ma tutte le creature sono ermafrodite, quindi aventi sia genitali maschili che femminili. Come si svilupperebbe la società umana, partendo da questi presupposti? Una delle prime differenze sarebbe la mancata contrapposizione tra divinità femminili e maschili, agli albori della storia; le prime società umane, di cacciatori, raccoglitori e contadini, adoravano la madre terra e altre divinità femminili (in fondo erano solo le donne a poter generare); fu solo con l’avvento delle civiltà guerriere che le divinità femminili furono sovrastate, e in alcuni casi completamente sostituite (vedi gli ebrei) da divinità maschili; in una società in cui il concetto di maschile e femminile non esiste, un fenomeno del genere non sarebbe mai accaduto. Un altro effetto sarebbe una percentuale di popolazione abile alla guerra molto più alta; certo, vecchi, malati, bambini e persone incinte continuerebbero a non poter combattere, ma per il resto il numero di guerrieri raddoppierebbe; questo renderebbe le guerre molto più vaste, lente, e probabilmente cruente; infatti ogni persona del popolo nemico sarebbe, o potrebbe diventare, un guerriero, quindi quasi sicuramente non si farebbero prigionieri. L’omosessualità non esisterebbe ma, d’altro canto, potrebbero essere stigmatizzati gli individui che si comportano in modo troppo femminile o maschile (col risultato che un individuo accusato di stupro, comportamento troppo maschile, per scagionarsi potrebbe sostenere che la colpa è della sua vittima che si è comportata in modo troppo femminile e provocatorio); i lavori di casa sarebbero equamente divisi tra i coniugi; potrebbero nascere più termini per indicare i fratelli, a seconda delle “relazioni” che li legano: stessi genitori con gli stessi ruoli; stessi genitori, ma con ruoli invertiti; solo il padre in comune; solo la madre in comune; un solo genitore in comune, ma per uno dei figli è il padre, per l’altro figlio è la madre (ancora MattoMatteo)

Chiudiamo un occhio. All'inizio del Cambriano, il primo periodo dell'Era Primaria o Paleozoica, avvenne una straordinaria moltiplicazione delle specie viventi nei mari, oggi nota come "esplosione cambriana". Nel Precambriano vi erano solo tre phila, cioè tre grandi famiglie di esseri viventi, tutte simili a vermi o già di lì; nel corso di appena cinque milioni di anni (un'inezia, in termini geologici) si passa a 38 phila, cioè lo stesso numero di grandi famiglie oggi viventi sulla Terra. Come si spiega questo balzo in avanti? Andrew Parker, biologo marino della Royal Society ad Oxford, nel suo libro "In un batter d'occhio", ha riproposto la cosiddetta "light switch theory", la quale ipotizza che il Big Bang della vita nei mari cambriani sia stata dovuta all'invenzione dell'occhio. Prima del Cambriano i viventi possedevano solo dei fotoricettori, in grado di distinguere fra luce e buio, ma non di delineare immagini nitide degli oggetti. Quando improvvisamente il primo predatore sviluppò un organo in grado di fornirgli una visione chiara del mondo circostante, e soprattutto delle possibili prede, ci fu una vera rivoluzione. Un simile predatore infatti divenne subito il terrore delle specie allora viventi che, per sopravvivere, dovettero escogitare nuove strategie; sviluppare anch'esse occhi efficienti, sviluppare gli altro sensi, adottare soluzioni mimetiche, difendersi mediante corazze, aculei o ghiandole velenifere... Ma se l'invenzione non avviene, sostituita da altri organi di senso totalmente diversi, come un "orecchio" capace di avvertire le minime vibrazioni dell'ambiente circostante, oppure come quello di certi serpenti, sensibile al calore? La fauna sulla Terra sarà del tutto differente; come? (sempre Enrica S.)

I mammiferi in anticipo. Come qualcuno di voi forse saprà, anche se quella dei dinosauri è la più famosa, non è stata la più catastrofica delle estinzioni di massa. Il più spaventoso uno-due che la storia del nostro pianeta ricordi è stata l'estinzione di fine Permiano, tremenda, a cui poi si aggiunse neanche un centinaio di anni dopo, quella di fine triassico (ebbene sì, i dinosauri hanno fatto la stessa cosa dei mammiferi, sono diventati il gruppo dominante sul pianeta dopo un'estinzione di massa). Ma chi era il gruppo più di successo prima di questa tempesta perfetta biologica? Beh, i nostri lontani parenti, i rettili-mammifero. Spazzata via la maggior parte, si sono ridotti di dimensioni e hanno vissuto all'ombra dei grandi rettili, evolvendosi nei mammalia. Ora, poniamo che gli eventi del Permiano e del Triassico non vi siano, o, perlomeno, siano di portata minore. Si può ipotizzare che i mammiferi si evolvano comunque nello stesso lasso di tempo, forse anche un po' di più, con i primi Theria (Marsupiali e Placentati) nel Giurassico medio. Però la radiazione delle specie avviene subito, anche se forse più lentamente della nostra Timeline. Il clima decisamente più caldo favorirà probabilmente dimensioni più imponenti per i mammiferi, anche se comunque non paragonabili ai dinosauri più grandi. Forse intorno ai 75-70 milioni di anni fa potrebbero comparire nelle pianure del continente nordamericano orientale, o in Antartide, esseri paragonabili ai primati superiori, da cui emergerà un genere homo. Se supponiamo un andamento simile a quello avuto dalla nostra specie, intorno ai 66 milioni di anni fa si evolverà una specie in grado di forgiare la storia (speriamo di arrivare a creare qualcosa di vagamente simile a quello che si vede nel film Armageddon per tempo). Come e dove si svilupperanno le prime civiltà nel mondo del tardo Cretacico? Azzardo che secondo me probabilmente vi saranno molte più talassocrazie... (genialissima trovata di Paolo Maltagliati e di Tommaso Mazzoni!)

I crostacei padroni del pianeta. Dalle lagune e dal mare man mano i crostacei marini occupano tutte le nicchie ecologiche, specializzandosi totalmente ad una vita terrestre. Da qualche grosso granchio con chele molli e prensili potrebbe evolversi una umanità crostacea... (l'ha ideata Renato Balduzzi)

Gli insetti padroni del pianeta. Nel corso del periodo Carbonifero (da 355 a 298 milioni di anni fa) gli insetti, grazie alle condizioni ambientali favorevoli ed alla ricchezza di ossigeno nell'atmosfera, erano una delle specie dominanti e avevano raggiunto dimensioni incredibili: vi erano ad esempio libellule con un'apertura alare di due metri e millepiedi lunghi più di un metro. Immaginiamo ora che gli insetti abbiano conservato le loro grandi dimensioni anche dopo il Carbonifero e abbiano impedito ai rettili e alle altre specie vertebrate di emergere; gli insetti conquistano la terra, e si possono evolvere fino a raggiungere l'intelligenza e a costruire una civiltà tecnologica, composta da più tipi di insetti in lotta fra loro. Così avremo gli scarafaggi neri fascisti contro le formiche rosse comuniste, oppure l'impero cinese dei bachi da seta contro l'orda barbara delle locuste capeggiate da Gengis Khan!! (ancora Blade87)

I molluschi padroni del pianeta. Una varietà di cefalopodi evolve in forme terrestri analoghe a quelle dei gasteropodi. Grazie ai tentacoli e al cervello sviluppato, diventano una forma di vita di grande successo nel Mesozoico, evolvendosi in vario modo; la loro capacità di cambiare colore si trasforma in un mezzo di comunicazione; costruiscono utensili di corallo e addomesticano qualche specie acquatica, ad esempio le testuggini come cavalcatura e le foche come fonte di cibo. Le specie più piccole sopravvivono alla fine del Cretacico e competono con i mammiferi; una civiltà di "seppie terrestri" si sviluppa in parallelo all'umanità, precludendole l'accesso alle grandi vallate fluviali. L'umanità si evolve come una razza unita contro i molluschi, oppure una delle specie, evolvendosi più in fretta, ad un certo stadio domestica (o meglio, entra in relazione con) l'altra: la civiltà fluviale sumerica potrebbe nascere come simbiosi tra molluschi (Enki, dio ctonio ed acquatico) e umani (Enlil, dio atmosferico. Una grande pensata di Falecius e di Iacopo)

Gli insetti telepati. Una varietà  di insetti sociali come gli Imenotteri sviluppa una forma di telepatia, che rende i singoli individui della colonia parti di una rete nervosa più vasta, con capacità  simili a quelle del cervello umano: ad esempio i formicai saranno quindi in grado di avere attività intellettuali superiori, di ricordare, immaginare e comunicare. Si forma un grande essere vivente collettivo... (altra ucronia a quattro mani di Falecius e di Iacopo)

La Terra Proibita. Nel secolo XX furono pescati al largo del Madagascar degli esemplari di Latimeria, un pesce che si credeva estinto da 120 milioni di anni. Le sue pinne hanno un vero e proprio "corpo basale", che in pratica le trasforma in zampe, grazie alle quali "cammina" sul fondo marino. Inoltre il Lepidosiren africano riesce ancor oggi ad interrarsi sul fondo degli acquitrini prosciugati e a respirare aria con un primitivo polmone. Questi due esseri possiedono, separatamente, due caratteristiche dei vertebrati terrestri: una zampa mobile ed un polmone. Ma essi si trovarono riuniti nello stesso animale nel periodo Devoniano, circa 360 milioni di anni fa, allorché comparve l'Ittiostega, il primo anfibio della storia, che poteva permanere per lunghi periodi sulla terraferma: fu il primo pioniere dei continenti emersi e, naturalmente, il primo antenato terrestre dell'uomo. Ma che accade se la conquista della crosta terrestre non riesce? Ad esempio il livello d'ossigeno nell'aria è troppo basso, o i raggi ultravioletti del sole troppo intensi, o semplicemente agli animali non conviene uscire dall'acqua. Come si svilupperà la fauna terrestre, costretta a vivere per sempre negli oceani? Rettili e mammiferi nasceranno comunque, nella loro versione "acquatica"? (ancora William Riker)

Senza l'Asia. Cina e Siberia, un tempo due continenti separati, non si fondono tra di loro, ma restano due continenti distinti. La Siberia si fonde con l'Europa come nella nostra Timeline, provocando il sollevamento dei monti Urali; invece, al momento della disintegrazione del Gondwana, la Cina si fonde con Australia e India, generando un grande continente australe. Come cambia la storia del pianeta Terra? (Enrica S. ha battuto un colpo)

L'Amerafrica. 130 milioni di anni fa Africa e America Meridionale non si separano, ma restano un continente unico. Come cambia la storia se si trovano dov'è ora l'Africa? E se si trovano dov'è ora l'America Meridionale? E se formano un'isola al centro dell'attuale Atlantico Meridionale? Scambio fra Amerafrica e Eurasia? (MattoMatteo dixit)

Umanità anfibia. L'umanità potrebbe svilupparsi dalle rane. I prerequisti ci sono: gambe forti che possono sostenere un corpo eretto e arti superiori dotati di dita. Manca solo un grande cervello. C'è da immaginarsi una civiltà di rane che colonizza il mondo costruendo paludi artificiali come città... (una delle idee più folli di Renato Balduzzi)

Umania crocodiloforme. I dinosauri dominarono il pianeta per 170 milioni di anni ma, come spesso accade, all'inizio della loro storia non erano affatto il gruppo dominante, ed anzi forse non avevano neppure i numeri per farcela. Nel corso del Triassico i rettili meglio specializzati erano i crurotarsi, animali caratterizzati da un cranio massiccio, un muso stretto e allungato, un collo tozzo e forte e due o più file di placche ossee a proteggere il corpo. Essi si diversificarono in modo da occupare tutti gli ambienti terrestri, relegando i nascenti dinosauri in una posizione decisamente subalterna. Alla fine del Triassico, circa 210 milioni di anni fa, la Terra fu investita da un rapido riscaldamento globale, quasi tutti i grandi crurotarsi si estinsero e i dinosauri divennero i padroni del pianeta. Per ironia della sorte gli unici crurotarsi a sopravvivere furono i protosuchi, antenati dei moderni coccodrilli, i quali riuscirono a scamparla anche dopo la grande estinzione di fine Cretacico, che spazzò via i dinosauri dalla faccia della Terra, e così i coccodrilli sopravvissero fino ad oggi, i dinosauri no. Ma che accade se l'evento di fine Triassico non ha luogo e i crurotarsi restano i padroni, mentre i dinosauri restano in posizione subalterna? I casi sono due. Primo: i crurotarsi sopravvivono in massa fino ad oggi, divenendo i padroni incontrastati del pianeta, e da essi si sviluppa addirittura un'umanità crocodiloforme. Secondo: i crurotarsi vengono spazzati interamente via dal meteorite di fine Cretacico, ed è un gruppo di dinosauri a sopravvivere fino al presente. Come cambia allora la storia umana, se ad esempio il Nilo è popolato non da coccodrilli ma da dinosauri con il becco d'anatra? (anche questa è di William Riker)

Umanità testudinata. Rettili vecchi più di 200 milioni di anni, quasi dei sopravvissuti, le testuggini hanno subito pochissimi cambiamenti nel corso delle ere geologiche, sono scampate a tutte le catastrofi naturali che hanno distrutto la maggior parte degli altri rettili, ed oggi sono quasi altrettanto numerose che in passato. Le tartarughe si possono perciò definire a buon diritto uno dei maggiori successi dell'evoluzione della vita sulla Terra. Ebbene, che accade se un gruppo di questi testudinati, dopo l'estinzione dei dinosauri e prima della definitiva vittoria dei mammiferi, evolve un pollice opponibile e un cervello di grandi dimensioni? (davvero un'idea bizzarra di William Riker)

Umanità rettile. Nessuna grande estinzione ("crisi dell'iridio") a fine Mesozoico. I mammiferi non si sviluppano, alcuni dinosauri saurischi bipedi si evolvono sviluppando stazione eretta, visione frontale, pollice opponibile e grande capacità cranica. L'ipotesi è avvalorata dalla scoperta compiuta recentemente in Texas da alcuni paleontologi, secondo i quali il Bambiraptor, dinosauro simile ad un uccello vissuto oltre 75 milioni di anni fa, aveva il pollice opponibile, ben prima dei nostri antenati: riusciva a tenere in mano la preda, ad usare le braccia per portarsi gli oggetti alla bocca, ed anche a far toccare la punta del pollice con quella del medio. Se non si estingue, questo dinosauro può dare vita ad un'"umanità rettile" che convive a mo' di Flintstones con i grandi dinosauri. Gli "uomosauri" presumibilmente non saranno molto diversi nel raziocinio rispetto agli esseri umani, e probabilmente nemmeno nell'ambizione di voler governare la natura. Esiste anche il rischio che gli "uomosauri" non riescano a modificare il loro metabolismo da carnivori, e siano costretti a nutrirsi esclusivamente di carne. Porteranno quindi a breve all'estinzione buona parte dei vertebrati, a ritmo molto più veloce del nostro. I primi a farne le spese saranno sicuramente gli animali di piccola taglia, quali gli antichi mammiferi, per passare poi ad animali di stazza sempre più grande, agli pterosauri (una volta scoperto l'arco), agli animali marini (dopo aver sviluppato un'adeguata tecnologia marittima), ed infine dei grandi carnivori e dei giganti dal collo lungo, scardinando le catene alimentari e bloccando, con i loro insediamenti agricoli e industriali, le migrazioni dei grandi rettili. A lungo andare i nostri alter ego rettiloidi potrebbero anche estinguersi essi stessi per le modificazioni estreme dell'ambiente di partenza, lasciando spazio ai mammiferi con ben trenta milioni di anni di ritardo... (proposta da Falecius e da Renato Balduzzi)

Ryu per davvero. Nessuna grande estinzione a fine Mesozoico, però i mammiferi si sviluppano lo stesso contemporaneamente ai dinosauri e l'umanità convive con questi ultimi in modo conflittuale come nel cartoon giapponese "Ryu, il ragazzo delle caverne" (proposta da William Riker)

I dinosauri in Antartide. Alcuni scienziati sostengono che in Antartide molti dinosauri siano sopravvissuti all'estinzione di massa, ma si estinsero in seguito a causa dei cambiamenti del clima che resero gelide le regioni polari. Ammettiamo invece che si formi un ponte di terra con la vicina Australia, priva tra l'altro di mammiferi placentati. I dinosauri di vario tipo, avvezzi alle migrazioni, si ridiffondono nel continente australe, soprattutto nella zona settentrionale, impedendo una evoluzione ulteriore dei mammiferi locali. Se poi si forma un ponte di terra, anche provvisorio, tra l'Antartide e la Patagonia, i dinosauri possono ritornare anche in Sud America, diffondendosi nelle zone tropicali, mentre a causa dell'irrigidimento del clima in Antartide si estinguono. Durante le ere glaciali, con la chiusura dell'Istmo di Panama, possono diffondersi anche nelle regioni più miti del Nordamerica. Presumibilmente sarà abbastanza difficile per gli uomini provenienti dalla Siberia sopravvivere in un continente popolato da tali bestioni. Inoltre, chi può dire che impatto avrà sulla cultura europea la scoperta dell'America, un continente popolato da "mostri"? (ancora Renato Balduzzi)

L'estinzione di massa dei mammiferi placentati. Non tutti sanno che i mammiferi nacquero molto prima dell'estinzione dei dinosauri, a cavallo tra Triassico e Giurassico, e nel Cretaceo erano già molto diversificati, anche se esplosero solo dopo la caduta dell'asteroide di Chicxulub. Secondo William Clemens, paleontologo dell'Università della California a Berkeley, i ritrovamenti fossili dimostrerebbero che alla fine del Cretaceo stavano iniziando a imporsi i metateri, cioè quelli che noi oggi chiamiamo marsupiali. L'estinzione di massa all'inizio del Cenozoico tuttavia rischiò di spazzarli via, come accadde a molti altri gruppi di mammiferi primitivi, ad esempio i gondwanateri. Se non fosse stato per una manciata di specie impavide che sopravvissero alla caduta dell'asteroide, i moderni canguri e koala non si sarebbero mai evoluti. Ma che accade se i metateri sono più resistenti ed essi diventano i padroni del pianeta, relegando i placentati in Australia e i poche altre regioni isolate del mondo? (propostaci da Enrica S.)

L'estinzione di massa delle api. La grande estinzione di massa che segnò il passaggio dall'era Mesozoica a quella Cenozoica non spazzò via solo i dinosauri, ma rischiò di far sparire pure le api. Si pensa che la moria di questi insetti si sia verificata in concomitanza con l'estinzione di molte piante con fiori che erano fondamentali per la loro sopravvivenza. Grazie al cielo, diversamente dai dinosauri le api si ripresero. Ma che accade se anch'esse si estinguono per sempre, considerando quanto esse sono fondamentali per l'impollinazione sia delle piante selvatiche che di quelle coltivate dall'uomo? (è di Lord Wilmore)

Biodiversità marziana. Chi non si ricorda del meteorite marziano ALH84001 ritrovato in Antartide, che forse conteneva tracce di vita fossili? Ora, se questo meteorite è riuscito a giungere dal Pianeta Rosso fino alla Terra, un masso terrestre, a seguito di una spaventosa collisione, potrebbe uscire dal nostro campo gravitazionale in un'epoca preistorica e schiantarsi dopo qualche migliaio di anni su Marte con il suo carico di microorganismi. I nuovi arrivati, trovando un mondo completamente privo di vita e nonostante tutto abbastanza appetibile, usciranno dallo stato di spora e inizieranno a diffondersi, mgari dando la possibilità al Pianeta Rosso di trasformarsi in un'oasi di biodiversità ed arrestando la sua progressiva desertificazione. Ma la vita oggi su Marte come sarà? Questo dipende dal momento in cui il meteorite si è schiantato sul pianeta. Se in epoca molto antica, paleozoica, potenzialmente potrebbe essere una seconda Terra; più spostiamo la collisione in avanti, meno ci sarà la possibilità di trovare forme di vita evolute (anche questa è di Renato Balduzzi)

Homo martianus. E se invece accade il contrario? Marte ha sviluppato indipendentemente la vita, e questa giunge sulla Terra (magari proprio con ALH84001!) assommandosi a quella autoctona. Oggi consteremo l'esistenza di due ben differenziate varietà dei viventi. Magari una soppianta l'altra, ma forse l'evoluzione può essere anche parallela, e portare a un Homo terrestris contro un Homo martianus, simili ma strutturalmente incompatibili... (sempre Renato Balduzzi)

Umanità multitubercolata. I multitubercolati sono un grande gruppo di mammiferi vissuti tra il Giurassico medio e l'Oligocene inferiore, cioè tra 160 e 32 milioni di anni fa. Sono spesso considerati i mammiferi di maggior successo nella storia, dal momento che hanno prosperato per oltre 100 milioni di anni, diffondendosi in Europa, Asia e Nordamerica, per poi passare indenni attraverso l'estinzione di massa di fine Cretaceo, avvenuta 65 milioni di anni fa. Il nome multitubercolati deriva dai loro denti molari, provvisti di molte cuspidi (tubercoli) disposti su più file. Alcuni erano terrestri (Djadochtatherium), altri arboricoli (Ptilodus), altri ancora semiacquatici (Taeniolabis). Con la comparsa di molti altri mammiferi specializzati durante il Terziario inferiore, i multitubercolati si contrassero ed infine si estinsero. Ma che accade se in una regione isolata (ad esempio il Nordamerica isolato dal Sud) continuano ad espandersi e a prosperare? E se addirittura diventassero la forma di mammiferi dominante al giorno d'oggi? (nuova idea di William Riker)

Umanità pennuta. Dopo che una megaestinzione a fine Oligocene ha cancellato i mammiferi dalla faccia della Terra, il mondo rimane in mano agli uccelli che, non avendo competitori, occuperanno tutte le nicchie ecologiche, riutilizzando probabilmente alcune "invenzioni biologiche" proprie dei dinosauri, soprattutto degli adrosauri e dei teropodi, i più affini alla struttura anatomica della classe Aves. Nasceranno uccelli marini,  uccelli foca, uccelli scavatori, e dagli anatidi nascerà un'umanità "pennuta". Divenendo terrestri, le anatre umanoidi svilupperanno un piede robusto per poter marciare partendo dalle loro zampe palmate, utili per mantenere la postura eretta. In questo modo le strisce di Paperino e i cartoni animati della serie "Duck Tales" potrebbero realizzarsi per davvero, e ci sarà sul serio una Paperopoli! C'è da scommettere che tra i paperi nascerà anche un fumettista con il genio di Walt Disney, che inventerà "Scimmino", un marinaio con le fattezze... da scimmia! E che dire invece del pennuto Cark Barks? Il suo "Scimmion de Scimmioni" potrebbe ricordare uno dei nostri supermiliardari: invece di aver fatto il minatore nel Klondike, in gioventù questo personaggio potrebbe essere stato un "nerd", sempre attaccato al computer, oppure un animatore sulle navi da crociera... (proposta congiunta di Renato Balduzzi e di William Riker)

Umanità acquatica. Altra estinzione mammifera ma meno grave. I primati sono sterminati o non si evolvono. Dal basilosauro si evolvono delfini intelligenti che creano un'umanità "acquatica" senza il fuoco (proposta ancora da William Riker)

Umanità plantigrada. Che accade se i grandi orsi del Nordamerica danno vita ad una specie intelligente che contrasta i Primati intelligenti dell'Eurasia? Che Re Artù sia re di quegli ipotetici plantigradi? Il suo nome infatti significa proprio "orso"... (sempre William Riker)

Umanità proboscidata. I proboscidati hanno evoluto in milioni di anni una "mano" in corrispondenza del naso, la proboscide. Questo organo è provvisto di appendici che fungono da dita. Inoltre sono animali intelligenti, dalla socialità complessa e hanno articolati sistemi di comunicazione. Ora, in una remota località dell'Eurasia inizia ad evolversi una specie di piccola taglia ma particolarmente intelligente, che ha la proboscide con ben sei estremità prensili. Inizia a fabbricare utensili sempre più complessi e ad espandersi a discapito degli altri proboscidati. Nel giro di qualche migliaio di anni questi elefanti intelligenti costruiranno case, coltiveranno campi e erigeranno monumenti, inventeranno un tipo di scrittura simile al Braille per compensare la loro vista debole. Va anche detto che questi animali saranno molto più pacifici di noi in quanto non riusciranno a raggiungere con la proboscide tutte le parti del corpo, dipendendo strettamente dagli altri per l'igiene e l'ipotetico vestiario (altra idea di Renato Balduzzi)

Umanità felina. Non si può fare a meno di notare il termine "homo" nel nome scientifico dell'antico felino Homotherium. Partendo da un animale simile a questa tigre ancestrale si evolve dunque un essere dotato di raziocinio. Come intelligenza e scaltrezza i felini sono abbastanza ben piazzati rispetto ad altri carnivori. Un'evoluzione degli arti potrebbe permettere la presa. In definitiva, il passaggio successivo sarà la posizione eretta, che però richiederà parecchi milioni di anni di adattamento. Forse però non sarebbero stati sufficienti per lo sviluppo di una civiltà tecnologica. Data la proverbiale aggressività felina, forse questa specie si autodistruggerà prima di giungere ad un modello di civiltà umano... (ancora Renato Balduzzi)

Umanità suina. Un tipo di suini evolve un grugno prensile: le capacità di manipolazione e quelle del cervello si rafforzano a vicenda, dando vita a cinghiali intelligenti che competono con gli uomini primitivi quando questi migrano in Eurasia (ideata da Falecius)

Umanità formichiere. Evoluzione analoga subisce la lingua dei Maldentati o Xenartri (formichieri) o degli Afroteri (oritteropi). Una specie di formichiere, probabilmente il formichiere dalla canottiera, sviluppa in organo di manipolazione la lingua e il muso, evolve l'intelligenza e comincia ad allevare formiche domestiche anziché cacciarle. Si diffonde in tutte le Americhe nel Pleistocene e blocca la diffusione dell'umanità nel Nuovo Mondo. In Nordamerica domestica il lontano cugino megaterio come animale da lavoro e da monta. Oppure la stessa cosa accade agli oritteropi in Africa, dove competono fin dall'inizio con gli ominidi (ancora Falecius)

I primati, che precoci. Tradizionalmente l'uomo è una scimmia che ha adottato la postura bipede in tempi geologici relativamente recenti. E se invece la sua origine fosse molto più antica? Già 30 milioni di anni fa, quando compaiono le prime scimmie, alcune prendono da subito la strada della terra. Nel giro di qualche milione di anni le pianure del Vecchio Mondo si popolano di scimmie bipedi. Forse, agli estremi di questa evoluzione, avremo scimmie-struzzo con gli arti superiori ridotti a moncherini ed arti inferiori estremamente sviluppati (ideata da Renato Balduzzi)

Colossi domestici. E se i mammiferi colossali come il Baluchiterio e lo Uintaterio non si fossero estinti senza lasciare discendenti, ma fossero sopravvissuti fino ai giorni nostri? L'uomo causerà la loro estinzione con la sua caccia indiscriminata, o li addomesticherà come giganteschi animali da soma? (nuovamente William Riker)

Il superserpente. Il Titanoboa cerrejonensis era un mostruoso serpente vissuto 60 milioni di anni fa in Sudamerica: i suoi esemplari più grandi potevano raggiungere i 15 metri di lunghezza e la tonnellata di peso. Supponiamo che esso non si estingua, ma sopravviva fino ai giorni nostri. In che modo la sua presenza influenza la cultura e la mitologia dei popoli sudamericani? (se lo chiede Inuyasha Han'yō)

Quando si dice la biodiversità! Per ogni continente o grosso blocco terrestre rimane una classe o sottoclasse sola o quasi di mammiferi. In Eurasia e in Africa dominano i mammiferi placentati, in Sudamerica i marsupiali, in Australia i monotremi, in Nordamerica i multitubercolati. Come cambia l'evoluzione della vita sulla Terra? (ancora Renato Balduzzi)

Le Montagne della Follia per davvero. È opinione di alcuni che l'umanità non sia stata l'unica razza intelligente comparsa sulla Terra nel corso della sua storia geologica. I sostenitori di questa tesi portano a sostegno di essa alcuni reperti archeologici "impossibili", come il segno lasciato da una vite dentro un cristallo di quarzo, un cubo di metallo saltato fuori da un pezzo di carbone ed il teschio di un cervo pleistocenico, che porterebbe il foro di una pallottola. Supponiamo che sia così e che un'altra razza intelligente, come gli strani artropodi del romanzo "Le Montagne della Follia" (1936) di Howard Phillips Lovecraft, sia davvero esistita sul nostro pianeta in un'epoca passata. Che reperti avrebbero potuto lasciarci di sé? (come la città tra i ghiacci antartici descritta nel suddetto romanzo). Ma soprattutto, che accadrebbe se quegli esseri non si fossero estinti completamente, ma alcuni di essi fossero rimasti in ibernazione nelle viscere del sottosuolo o nelle profondità marine, proprio come immaginato da Lovecraft? O se essi avessero inventato la macchina del tempo ed avessero deciso di fare un'escursione nel loro futuro, cioè nel nostro presente? Certamente il loro tentativo di riprendere possesso della Terra potrebbe generare una guerra fratricida contro la razza umana, proprio come nel romanzo sopra ricordato. Ma non è da escludere una collaborazione pacifica fra le due razze, o addirittura una loro fusione (ennesima proposta di William Riker)

Il mare Atlantico. La deriva dei continenti è più lenta si quella della nostra Timeline, e quando l'uomo compare sulla Terra, Europa, Africa e Americhe si sono allontanate assai di meno tra di loro. In tal modo esisterà un mare Atlantico, e non un oceano. La Florida sarà poco distante dalla Spagna, Terranova e il Canada al livello dell'Inghilterra, con la Groenlandia vicina all'Europa quanto le isole Britanniche e il Brasile a ridosso del Ghana. Come si sviluppa la storia dell'uomo in questo contesto? (geniale pensata di Basileus TFT)

Niente Corrente del Golfo. La placca nordamericana ruota leggermente in senso orario, aprendo un canale di duecento o trecento chilometri di larghezza dove ora si trova Panama. La modifica tettonica è minima, ma gli effetti sono imponenti: le masse d'acqua calda provenienti dal golfo di Guinea, non più compresse dalle coste americane, non sono respinte verso il nordatlantico e l'Europa ma si riversano nel Pacifico. L'Europa è molto più fredda, e anche l'America atlantica ne risente. Nevicate invernali a Cadice, per dire. Appena fuori dal bacino mediterraneo, inizia la Taiga. Niente estate indiana nel new England. In compenso le ere glaciali sarebbero leggermente meno glaciali, perché l'emersione dei fondali panamensi riattiverebbe la Corrente (made in Iacopo)

L'Africa spaccata in due. Circa 130 milioni di anni fa il supercontinente Gondwana iniziò a dividersi. Il Sudamerica si separò dall’Africa, e così fecero anche Australia, Antartide e successivamente l’India. Come hanno scoperto alcuni geologi del Centro Helmholtz di ricerche di geoscienze di Postdam in Germania, nel bel mezzo di quello che è oggi il Sahara si sviluppò un rift dalla Nigeria alla Libia, simile a quello presente oggi in Africa orientale da Gibuti al Mozambico. E se questa spaccatura prosegue, spaccando in due il continente africano e lasciando gran parte del Sahara dall'altra parte dell'oceano? Cambia del tutto il percorso delle correnti atlantiche; senza l'ostacolo dei Monti dell'Atlante, il Nordafrica non rischia di diventare un deserto, e questo non porterà gli antenati dell'uomo ad evolversi da scimmie arboricole a scimmie terrestri, e da quadrupedi a bipedi, quindi niente umani evolutisi in Africa. Il Mediterraneo, con un ingresso molto più ampio, diventerebbe un'estensione dell'Atlantico; tra l'altro, senza una parte dell'Africa a spingere verso nord, non so nemmeno se la Spagna si aggancerebbe alla Francia, e se l'Italia emergerebbe dal mare... (è di Lord Wilmore)

Niente Europa. Quando l'Oceano Giapeto si chiuse 400 milioni di anni fa, per formare la Pangea, rimase una linea di debolezza lungo la sutura, che poi favorì la riapertura più o meno nello stesso punto dell'Oceano Atlantico. Ma la fossa tettonica che diede vita all'Atlantico non seguì esattamente la vecchia linea di costa: parte delle isole britanniche rimasero "sulla riva sbagliata" dell'Oceano, ed anche una parte di Terranova, che in precedenza si trovava sull'altra riva dell'oceano Giapeto, finì invece in America. Ora, che succede se la Rift Valley si apre molto più ad est, in corrispondenza della sutura fra Baltica e continente di Angara (le attuali Cina e Siberia)? L'intera Europa finirà sulla sponda occidentale dell'Atlantico, e il Mediterraneo non esisterà, essendo parte dell'Atlantico stesso. Come cambia la storia dell'uomo in questo contesto? (sempre William Riker)

Niente Inghilterra/1. Alternativa minimale all'ucronia precedente. La Scozia è notoriamente un "pezzo" di America rimasto dalla parte sbagliata dell'Oceano Atlantico. Ora, che accade se non solo la Scozia, ma tutte le Isole Britanniche restano sull'altra riva dell'oceano? La civiltà anglosassone non nascerà, o nascerà altrove? E come cambierà la storia del mondo, senza la potenza britannica sui mari? (questa è di Lord Wilmore)

Terravecchia. Anche l'isola di Terranova è geologicamente molto più simile all'Europa che all'America, quindi che succede se al momento dell' apertura dell'Oceano Atlantico Terranova rimane a est, affiancando Irlanda e Gran Bretagna? Rimane l'ultimo baluardo della celticità in Europa, o diventerà preda anch'essa degli inglesi? Oppure, vista la posizione favorevole, sarà la prima nazione nordeuropea a lanciarsi nella colonizzazione dell'America? Contenderà agli inglesi il primato sui mari? Aiuterà l'Irlanda a riconquistare la sua indipendenza con secoli d'anticipo? (e questa invece è di Pedro Felipe)

Il Beleriand per davvero. Durante la glaciazione di Würm, il Mare del Nord e quasi tutte le isole britanniche erano ricoperte di ghiaccio, e il livello del mare era di circa 120 metri inferiore a quello attuale. Ne consegue che molte zone oggi sommerse erano al di sopra del livello del mare, ed anzi ricche di flora e di fauna. Tra queste vi era una vasta porzione della parte meridionale del Mare del Nord, che costituiva un'ampia pianura la quale collegava tra loro Inghilterra, Germania e Danimarca; oggi tale zona è detta Doggerland per via dei banchi di sabbia presenti nella zona (Dogger Bank). Il fiume Reno a quell'epoca era molto più lungo di oggi, e scorreva verso nord attraversando il Doggerland; si pensa che un deposito di limo del Cenozoico nell'East Anglia rappresenti proprio l'antico letto del Reno. Gran parte del Mare del Nord e nel canale della Manica era una distesa di bassa tundra; la parte settentrionale del Doggerland presentava lagune, coste e spiagge, mentre la parte interna era una vasta pianura ondulata ricca di corsi d'acqua, fiumi, paludi e laghi. L'innalzamento del livello del mare, dovuto allo scioglimento dei ghiacci, causò la graduale sommersione di Doggerland, che divenne un'isola nella sua zona più elevata, l'attuale secca detta Dogger Bank: un'isola molto estesa, ma estremamente bassa e priva di montagne, che perciò venne facilmente sommersa dall'ulteriore crescita del livello del mare. Secondo alcuni, la sommersione di Doggerland fu alla base del mito degli Ipeborei, ed ispirò a J.R.R. Tolkien il racconto della distruzione del Beleriand nella Guerra d'Ira, combattuta nella notte dei tempi. Ma che accade se la regione è più elevata, e resta tuttora al di sopra del livello del mare? (l'ha ideata Enrica S.)

La Penisola Britannica. Alla fine dell'ultima glaciazione l'istmo tra Calais e Dover non scompare (pare in seguito ad una colossale inondazione) e la Gran Bretagna rimane una penisola saldata alla Francia da una sottile striscia di terra. Coma cambia la sua storia futura? Sicuramente più invasioni (in tempi più recenti anche Filippo II, Napoleone o Hitler potrebbero invaderla più facilmente): ma anche maggior interessamento degli Inglesi alla politica europea e niente "splendido isolamento" (proposta da Never75; ecco alcune osservazioni in proposito scritte da Bhrg'hros, ed ecco un'altra proposta di Ainelif)

La Grandissima Bretagna. E se Gran Bretagna e Irlanda non fossero due isole distinte, ma una sola? Se il Mare d'Irlanda non si forma, la nuova isola abbia una superficie di quasi 340.000 km2, poco meno dell'odierna Germania e oltre il 60 % dell'odierna Francia. Questo renderebbe l'invasione da parte dei Romani molto più problematica, visto il maggior numero di abitanti. Se può reggere più popolazione della Francia, avremo una vera superpotenza territoriale, in grado di espandersi sul continente (è di MattoMatteo)

Niente Steppe. Il fiume Ob' non sfocia nel Mare Artico ma, compiuta un'ampia ansa, riversa le sue acque nell'Ural o nel Mare d'Aral. Le Steppe Eurasiatiche, rese molto più umide, si coprono di foreste, mentre la Siberia centrale diventa un deserto artico. La Selva Ercina si prolunga fino ai Monti Altaj. L'espansione ad oriente sarà notevolmente frenata da queste enormi foreste e deserti ghiacciati, così come le incursioni da oriente. I mongoli non giungeranno mai in Europa e forse si stanzieranno in Asia Centrale, intorno ad un grande Mare d'Aral in grado di rendere la zona fertile, cosa che potrebbe persino convertirli alla sedentarietà e all'agricoltura. Anche i Magiari non si spingeranno in Europa, così come i vari popoli barbarici germanici e gli Unni che potrebbero invece puntare al Medio Oriente. I turchi invece lasceranno la Siberia per la Cina: ve lo immaginate Maometto II che sfonda la Grande Muraglia nel 1453? (opera di Iacopo e di Federico Sangalli)

L'Isola Africana. Per qualche motivo, al momento della rottura del continente di Gondwana l'Africa non comincia a muoversi verso nord, in direzione dell'Eurasia, ma si sposta verso oriente, magari restando unita ad India e Madagascar. Di conseguenza il mare Tetide non si chiude (il Mediterraneo oggi ne rappresenta l'ultimo rimasuglio), ma rimane sotto forma di un largo canale che separa l'Africa dall'Eurasia. Non avviene l'Orogenesi Alpina, dunque Alpi e Appennini non si solleveranno: l'Italia resta una cintura di isole sabbiose simili alle Bahamas, disseminate nel vasto mare Tetide. Anche il Vesuvio, l'Etna e lo Stromboli non avranno mai origine, perchè la loro attività vulcanica è proprio dovuta all'attrito dell'Africa contro la placca eurasiatica: se mai Pompei avrà origine, non subirà alcuna distruzione. Ma soprattutto l'Africa resta isolata: quando l'umanità nasce, resta confinata in Africa fino ai tempi storici, quando le navi egizie di papiro inizieranno la colonizzazione delle isole nel mare Tetide. Come cambia la storia dell'uomo? (questa è di William Riker)

Il Continente Indiano. L'India rimane un'isola e forma il più piccolo continente della Terra. Anche in questo caso le differenze con la nostra Timeline sono molte: minore compenetrazione in Europa ed in Africa della cosiddetta civiltà indoeuropea, gli Indiani potrebbero conservare caratteristiche etniche proprie e diverse da quelle degli altri popoli. Allo stesso tempo minori invasioni e contatti con l'esterno: la diffusione dell'Islam e del Cristianesimo avviene con maggior lentezza, il Buddhismo invece rimane in India una delle religioni maggioritarie anziché sparire o quasi come oggigiorno (ancora Never75; cliccate qui per leggere alcune osservazioni in proposito di Bhrg'hros)

Un mondo di isole. Portiamo alle estreme conseguenze le ucronie precedenti: non solo l'Africa e l'India sono separate da Europa e Asia, ma anche il Sudamerica è separato dal Nordamerica, e che quest'ultimo è "separato" dall'Asia per l'assenza della Beringia durante le glaciazioni. In pratica, a parte il blocco Europa-Asia, tutti gli altri continenti sono isolati l'uno dall'altro. L'effetto più importante è la mancanza dell'orogenesi alpina: la mancanza di catene montuose cambierebbe del tutto la storia dell'uomo. Ad esempio, non ci sarebbe l'incontro tra semiti e indoeuropei lungo il bacino del Tigri e dell'Eufrate, quindi la storia delle lingue indoeuropee sarebbe completamente diversa. Quali effetti, a breve e lungo termine, potremo aspettarci? (pensata da MattoMatteo)

Il Mare Mesoamericano. Pare che un mare epicontinentale nel Cretacico riempisse tutte le Grandi Praterie Americane; sulle sue coste si estendevano enormi paludi in cui prosperavano i dinosauri. E se non si prosciuga? I Grandi Laghi formano un mare interno esteso fino al Nevada. Come cambia la storia d'America? (ideata da Iacopo)

Il Continente di Tamu. Nell'estate 2013 è stato scoperto che il vulcano più grande del mondo non è il Mauna Loa delle Hawaii, con i suoi 5.180 chilometri quadrati di superficie, ma un gigante eruttivo molto più vasto chiamato Massiccio Tamu, scoperto nei fondali marini dell'oceano Pacifico a circa 1.600 chilometri a est del Giappone: occupa uno spazio di 310 mila chilometri quadrati (poco più grande della superficie dell'intera Italia) e si è formato 145 milioni di anni fa. Ora, che accade se il massiccio non sprofonda, ma emerge a formare una grande isola nel bel mezzo del Pacifico, grande quanto il Giappone? Non sarà il mitico continente di Mu, ma come cambia la storia di quell'angolo di mondo? (è di Enrica S.)

Il Continente della Desolazione. Il cosiddetto Plateau delle Kerguelen è una grande struttura vulcanica sottomarina, posta 3000 km a sudovest dell'Australia  tra 30° e 60° gradi di latitudine Sud e tra 70° e 100° di longitudine Est; la sua superficie è quasi tre volte quella del Giappone. Essa ha avuto origine, come le Hawaii, da un "punto caldo" della crosta terrestre, cioè dalla risalita di un pennacchio di magma proveniente dal mantello terrestre, iniziato circa 130 milioni di anni fa. I picchi più elevati del plateau si trovano sopra il livello del mare e costituiscono le isole Kerguelen o Isole della Desolazione. La presenza di carbone e conglomerato di gneiss indica che per circa 50 milioni di anni esso emerse sopra il livello del mare, e che presentava flora e fauna tropicale. Ora, che accade se questo minicontinente non affonda e costituisce tuttora una vasta isola al centro dell'Oceano Indiano? Anche in questo caso non sarà la Terra Australis Incognita, ma comunque quali guerre si scateneranno per la sua conquista, soprattutto se si rivelerà ricco di importanti materie prime? (made in William Riker)

L'istmo di Magellano. Il Sudamerica è unito all'Antartide da una lingua di terra. Nella nostra Timeline, uno dei motivi della freddezza dell'Antartide è data dal fatto che è completamente circondata da una corrente fredda (Convergenza Anatartica). Ma con l'istmo a spezzare questa corrente, il clima del continente sarebbe meno rigido... forse addirittura fino al punto di permettere ad una popolazione, proveniente dal Sudamerica, di vivere sulle sue coste. Questa popolazione, a sua volta, potrebbe addirittura spingersi fino in Australia, incontrandone gli aborigeni ben prima degli europei (pensata da MattoMatteo e da Paolo Maltagliati)

Il Mediterraneo Tropicale. Cinque milioni e mezzo di anni fa, a causa dell'ostruzione dello stretto di Gibilterra, il Mediterraneo restò isolato dall'Oceano Atlantico, e quindi non fu più in grado di compensare l'evaporazione con le precipitazioni e con l'apporto dei fiumi. Ciò lo portò a ridursi ad un'immensa distesa arida, zeppa di depositi di sale, la cui base in alcuni punti raggiungeva i 4 km al di sotto del livello degli oceani. Questo evento è oggi noto come Crisi di Salinità del Messiniano, dal nome del periodo geologico in cui ebbe luogo. Solo 700.000 anni dopo, all'inizio del Pliocene, l'innalzamento del livello del mare riaprì lo stretto di Gibilterra e il Mare Nostrum rinacque con una spettacolare cascata (Alluvione Zancleana). Ma che accade se la Crisi di Salinità per qualche ragione geologica non ha luogo? Prima di questo evento il bacino aveva un clima nettamente tropicale, per cui è probabile che questa situazione permarrà, ed il famoso "clima mediterraneo", temperato ed adatto al sorgere delle prime civiltà umane, resterà una chimera. Ma la Crisi di Salinità ebbe anche effetti globali: la quantità d'acqua evaporata dal Mediterraneo dovette essere redistribuita per opera delle precipitazioni negli oceani di tutto il mondo, provocando un innalzamento del livello del mare pari a circa 10 metri; lo stesso Mediterraneo imprigionò nei propri fondali una percentuale significativa (almeno il 5 %) del sale prima disciolto nelle acque oceaniche: questo portò ad una diminuzione della salinità media delle acque marine, innalzandone la temperatura di congelamento. Le acque oceaniche quindi passarono più facilmente allo stato di ghiaccio in presenza di basse temperature, abbassando la temperatura media della Terra e costituendo forse una delle cause concomitanti del successivo innesco delle grandi Glaciazioni Quaternarie. E se tutto questo non ha luogo e le Glaciazioni in Europa avvengono su scala molto più ridotta? L'Uomo di Neanderthal probabilmente non vedrà mai la luce. Inoltre, il disseccamento del Mediterraneo provocò sicuramente drammatiche variazioni climatiche in tutta l'area e nelle regioni adiacenti, condizionando la distribuzione delle specie viventi e la loro migrazione; come cambia la popolazione del mondo in assenza di esso? (sempre William Riker)

I Due Mediterranei. Leggendo Fernand Braudel ("Civiltà e Imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II") si accenna al "ponte" terrestre che collegava la Sicilia alla Tunisia. Mi chiedo cosa succederebbe se questo "Ponte" non andase perduto. In questo Caso le città di Reggio e Messina diventerebbero fondamentali come Costantinopoli, perché lo stretto di Scilla e Cariddi sarebbe l'unico passaggio tra i due Mediterranei; questo potrebbe rendere Reggio (o Messina) una capitale molto più ricca e strategicamente importante di Roma. la penisola italiana sarebbe ancora più importante per il controllo del Mediterraneo, ma con l'ascesa dell'Islam gli Arabi potrebbero arrivare fino al Volturno o addirittura sul Tevere: Roma non rimarrebbe la capitale della cristianità in uno scenario del genere. Però sarebbe possibile anche il contrario: Reggio con le sue alte montagne alle spalle potrebbe essere un bastione contro l'Islam come lo fu Bisanzio dal 700 al 1400, e certamente se capiterà in mano spagnola i Re Cattolici non la molleranno e la difenderanno a costo di buttarci sopra tutti i tesori delle Americhe! (è di Federico Pozzi)

Altri Mediterranei. Come cambierebbe la storia se la Siberia fosse occupata da un Mediterraneo glaciale grande cinque volte la baia di Hudson, che unisce Mar Bianco e Mar Caspio? E se un mare del genere esistesse invece nel Sahara, o nel bacino del Congo, o in Amazzonia, o in Cina? (ancora Iacopo)

Il Lago Mediterraneo. Ammettiamo che un mastodontico evento tellurico avvenuto in epoca glaciale sconvolga le coste del Marocco e dell'Andalusia, chiudendo lo stretto di Gibilterra. Il Mediterraneo si troverebbe nella medesima situazione del Mar Caspio, con un grado di salinità dapprima altissimo, poi diluito dallo scioglimento dei ghiacciai, poi di nuovo più alto rispetto a quello degli altri mari. Come cambia la storia dell'umanità? (un'idea di Renato Balduzzi e di MattoMatteo)

Il Bassopiano Mediterraneo. Alternativa all'ipotesi precedente: se il Mediterraneo si fosse completamente prosciugato già milioni di anni fa, lasciando spazio a una vasta distesa di sale, come si sarebbe sviluppata la storia dell'uomo? (ancora Renato Balduzzi, che si è ispirato a "Down in the Bottomlands" di Harry Turtledove)

I Monti Mediterranei. Alcuni milioni di anni fa l'Africa arriva a cozzare contro l'Eurasia; il Mediterraneo si chiude completamente, e lo scontro fra le due placche continentali provoca un imponente fenomeno orogenetico. Ne segue il sollevamento di una grandiosa catena di montagne alte quanto l'Himalaya ed estese dalla penisola iberica fino al Medio Oriente. Non esiste del tutto l'area mediterranea con il suo clima mite; dove si svilupperanno le prime civiltà umane? La culla delle civiltà monumentali si troverà nel Sahara o nelle pianure della Cina? (nuova pensata di William Riker)

Il Secondo Mediterraneo. L'esistenza di un braccio di mare tra il Mar Baltico e il Mar Nero trasforma l'Europa in un'isola ed impedisce agli Indoeuropei di mettervi piede. Di conseguenza al posto della civiltà minoica e poi greca se ne sviluppa una pelasgica, ed al posto dell'Impero Romano nasce un Impero Etrusco (proposta da Perchè no? e sviluppata da Lord Wilmore, ecco la sua versione)

Il Mare Cimmerio. Versione meno "invasiva" dell'ucronia precedente. Sono le nostre Francia e Germania centrali a ritrovarsi sotto un braccio di mare che separa ancor più dal resto d'Europa le isole Britanniche (a questo punto anche la nostra Bretagna francese è un'isola). Come cambia la storia? (proposta e realizzata da Det0)

Il Mar Pannonico. E se invece della grande pianura ungherese rimanesse in realtà un grande bacino d'acqua salmastra, il Mar Pannonico, effettivamente esistito dieci milioni di anni fa? Niente stanziamenti di popoli della steppa, che non troverebbero così facile la via per l'Italia. Forse Vienna, Belgrado, Bucarest avrebbero un grande porto... E se questo bacino rimanesse collegato al mar Nero? Un altro Secondo Mediterraneo, insomma. Come si svilupperebbero le civiltà e la storia europee? (questa è di Paolo Maltagliati e di Iacopo)

La Paratetide. Alternativa ancor più invasiva è la seguente: il Mar Pannonico, il Mar Nero, il Caspio, l'Aral e forse il mar di Turgaj (all'altezza del bassopiano siberiano occidentale) fanno parte di un unico bacino, la Paratetide, collegato al Mar Glaciale Artico ma non al Mediterraneo. Che succede alla storia dell'Eurasia? (ancora Paolo Maltagliati)

Le due Afriche. Un'altra ucronia geografica assai impegnativa: cosa succede se per qualche motivo l'"allargamento" della Rift Valley è più rapido e questa si spacca prima? Avremo un enorme fiordo che va dal Mar Rosso alla regione dei Grandi Laghi e che separa gran parte dell'Africa Orientale dal resto del continente, col quale comunica con un istmo a sud. Un simile sconvolgimento geologico potrà davvero mettere a rischio la nascita della specie umana, visto che renderebbe il clima della culla dell'umanità molto diverso da quello che ha favorito l' evoluzione umana. E se invece l' uomo nasce lo stesso? Quali sarebbero le conseguenze in epoca storica? La più importante che mi viene in mente è questa: niente grandi laghi=niente Nilo, dunque ciao ciao alla civiltà egizia, e le altre civiltà della zona si sviluppano in modi diverso senza l' ingombrante presenza degli egizi. Inoltre possiamo anche ipotizzare che la frattura proseguirà anche a nord del Mar Rosso, inondando la valle del Giordano, quindi la Palestina sarà leggermente più isolata: gli Ebrei vanno da un' altra parte? Altra conseguenza importante: un Mar Rosso cosi grande e relativamente calmo in quanto isolato dall' Oceano, sarà una naturale via di comunicazione tra il Mediterraneo e l' Africa orientale e meridionale: possibile nascita di colonie fenicie, minoiche e successivamente greche? I Romani si lanceranno alla conquista delle savane? Forse gli Indoeuropei rimarranno uniti, e tutta l'Indoeuropa si manterrà come una sorta di Grande India... (made in Pedro Felipe)

Eurafrica e Asia. Portiamo alle estreme conseguenze l'ucronia precedente. Ipotizziamo che il "rift" che separa la placca africana da quella araba, arrivi fin su al Mar di Barents (passando per Rostov, Mosca, e Arkhangel'sk), e che lo spostamento della placca asiatica verso est sia molto più veloce (a causa della spinta della placca indiana), provocandone la fusione con la placca nordamericana. Il Mar Rosso sarebbe molto più ampio, rendendo il Mediterraneo una "baia" dell'oceano indiano. Essendo la Turchia spostata più a est, il bosforo sarebbe molto più ampio, rendendo il Mar Nero una parte del Mediterraneo. L'oceano indiano sarebbe collegato all'Oceano Artico tramite Mediterraneo, Mar Nero, e "Mare Russo". Lo stretto di Bering non esisterebbe, visto che l'Asia sarebbe saldata all'America Settentrionale tramite l'Alaska (by MattoMatteo)

La Pianura Rossa. E ora, l'ucronia contraria. L'Africa è saldata alla Penisola Arabica, quindi non esistono né l'Istmo di Suez né il Mar Rosso. Perciò costruire il Canale di Suez è impossibile e per raggiungere l'oriente è obbligatorio circumnavigare l'Africa, doppiare Capo Horn o usare i percorsi terrestri. Sarebbe la fine del ruolo strategico del Sinai e della Palestina nella storia. L'Egitto sarebbe più vulnerabile alle incursioni beduine da Est, e lo sforzo militare per proteggere il paese farebbe sì che la zona palestinese non sarebbe stata un obiettivo particolarmente importante come è accaduto nella nostra Timeline. Ho i miei dubbi sulla nascita della cultura ebraica, nata dagli incontri e dalla prossimità dell'Egitto: il Signore dovrà scegliersi un altro Popolo Eletto. E Napoleone non avrà motivi per minacciare L'Egitto... (è di Generalissimus e di Perchè no?)

La Pianura Persica. Il Golfo Persico non esiste, sostituito da una vasta pianura. Tigri ed Eufrate si fondono in un unico fiume e sfociano presso Hormuz nel Mar Arabico. Di fatto la storia antica cambia completamente. Tutto ciò potrebbe giocare a vantaggio dell'ipotesi di un "continuum indoeuropeo", se ipotizzassimo che che le popolazioni semitiche scendano dagli Zagros verso sud invece che verso nord-est. E rientrano in gioco anche gli elamiti. Per non parlare del fatto che il rapporto tra Sumeri e Harappani potrebbe essere molto più stretto di quanto già non sia stato. Per i romani potrebbe essere più facile commerciare con l'India attraverso Axum, pensando che i Parti e i Sasanidi abbiano meno influenza nel golfo arabico senza l'esistenza dello Stretto, e che si sviluppino maggiormente o come potenza terrestre o che tentino una maggiore penetrazione marittima tramite il Mar Caspio (questa invece è di Generalissimus e di Paolo Maltagliati)

Niente Italia. Il sogno dei leghisti più estremisti è realtà: l'Italia non esiste. La catena appenninica infatti si innalza fino al Lazio, cadendo a strapiombo in una serie di fiordi in corrispondenza degli Abruzzi e della Campania. Esiste comunque la Sicilia, ma sarà considerata Africa? Come si evolve la storia nella prospettiva di una Roma posta al termine di una penisola in mezzo a un Mediterraneo molto più esteso del nostro? (nuova ipotesi di Renato Balduzzi)

L'Italia più corta. le Alpi sorgono un po' più a sud, in Emilia. Come cambia la storia del Bel Paese Là Dove il Sì Suona? Le Regioni del Nord saranno divise oggi tra Francia, Svizzera, Austria e Germania; l'Italia sarà più piccola di un terzo e un po' più povera (non farà certo parte del G8), ma (forse) più omogenea, come il Portogallo, senza troppi "salti" tra Regioni Ricche e Regioni Povere (questa è di Never75)

La Terra di Biscaglia. E se nel golfo di Biscaglia ci fosse stata terra anziché acqua? Immaginiamo una regione la cui linea costiera va dalla punta della Bretagna alla punta nordoccidentale della Spagna, e che la linea costiera francese della nostra Timeline segni in realtà un corso d'acqua che nasce dai Pirenei e si getta nell'Atlantico, segnando il confine orientale della regione stessa. I cambiamenti potrebbero essere sorprendenti con un tale "surplus" di suolo europeo. Ad esempio, se questo territorio verrà occupato dai Franchi, diventerà nella storia una semplice "estensione" della Francia, che però avrà un'estensione quasi doppia rispetto alla nostra Timeline: non un cambiamento da poco. Oppure potrà essere occupata da popoli germanici che nella nostra Timeline si sono diretti altrove, e che invece qui creano un regno forte e con caratteristiche proprie. Ad esempio qui potrebbero stanziarsi i Burgundi o gli Svevi, oppure, con effetti più interessanti, i Vandali. E allora, senza l'invasione vandala, la presenza bizantina nel mediterraneo occidentale e in Nordafrica sarà più duratura e salda, e forse resisterà agli arabi; oggi avremo forse una "Vandalia" facente parte dell'Unione Europea. Oppure i Britanni in fuga si stanziano in questa vasta e fertile regione fondando una "Grande Bretagna", una grande nazione celtica nell'Europa continentale... (pensata da Damiano)

Le supernovae che mutarono il corso della vita. Che l'atmosfera abbia cambiato più volte composizione nella storia della Terra è ormai un fatto accettato da tutti, ma il professor Brian Thomas della Washburn University a Topeka ha proposto che queste trasformazioni siano state provocate tra l'altro da vicine esplosioni stellari. Si pensa infatti che due supernovae di tipo II (quelle a collasso nucleare) siano esplose a meno di 300 anni luce dalla Terra nell'arco degli ultimi milioni di anni, come dimostra la presenza nei raggi cosmici di ferro-60, un isotopo del ferro con emivita di 2,6 milioni di anni, che sarebbe un residuo di quelle esplosioni. La prima esplosione avrebbe avuto luogo otto milioni di anni fa, la seconda due milioni e mezzo di anni fa. A causa della vicinanza delle supernovae, raggi cosmici ad alta energia sarebbero riusciti a penetrare l'atmosfera fino ai suoi strati più bassi; il flusso di muoni sarebbe addirittura aumentato di 20 volte, causando eventi atmosferici catastrofici per via dell'elevata ionizzazione dell'aria a bassa quota. E non solo: flussi così elevati di particelle avrebbero prodotto un aumento significativo del tasso di mutazioni genetiche, accelerando i processi evolutivi. La nascita dei generi Australopithecus ed Homo insomma potrebbe essere una conseguenza di quei catastrofici eventi cosmici. E se quelle supernovae non esplodono proprio in questo momento della storia evolutiva del nostro pianeta? (l'ha proposta Enrica S.)

Umanità arboricola. Gli animali a noi più affini sono gli scimpanzé, con cui condividiamo quasi il 94% del dna; sono capaci di creare e usare attrezzi, hanno dimostrato di poter formulare pensieri astratti, e alcuni hanno persino imparato il linguaggio dei segni. Che succede se, al posto dei nostri antenati, ominidi terricoli, ad evolversi come specie senziente sono gli scimpanzé, che mantengono comunque la loro natura arboricola? Di sicuro la civiltà progredirebbe molto più lentamente, in quanto gli umani arboricoli avrebbero difficoltà a portare, e tenere acceso, il fuoco sugli alberi; avrebbero a disposizione un rifugio sicuro da quasi tutti i grandi carnivori, e una fonte di cibo a portata di mano, ma sarebbero confinati in aree con alberi sufficientemente grandi e fitti, e per potersi muovere agevolmente non potrebbero diventare troppo grandi (lo scimpanzé comune pesa al massimo 70 kg, mentre il bonobo o scimpanzé nano arriva al massimo a 50). Un vantaggio indiretto del vivere sugli alberi è il fatto che i piedi sono prensili come le mani; il fatto di possedere 4 mani costituirebbe un notevole vantaggio nella costruzione di attrezzi (made in MattoMatteo)

Il Mondo di Sandrone. « Sandrone » è il nome con cui è conosciuto un fossile di ominoide riportato alla luce circa cinquant'anni fa in Sardegna da alcuni minatori: era un parente stretto dell'orango, bipede ma con le zampe corte e l'alluce molto distaccato dal resto del piede, il che rendeva la sua andatura molto incerta; aveva una testa piccola con due grandi occhi e con le mani si procurava il cibo, soprattutto bacche e foglie. « Sandrone » (oreopiteco è il suo nome scientifico)  popolava l'Europa otto milioni di anni fa, quando essa godeva ancora di un clima tropicale, ma si estinse inesorabilmente all'inizio delle glaciazioni. Ora, immaginiamo un primate diverso, piccolo, tozzo, miope che si evolve in modo vincente e dominante... è pacifico, in sintonia e non in lotta con la natura, sviluppa una civiltà elevatissima e raffinatamente bucolica, fatta di arte, di letteratura, di musica, di pensiero e di filosofia... date le manine tozze non è un genio tecnico e tecnologico. Abita un mondo arboreo come quello degli Ewoks con abitazioni tra l’elfico e Tarzan aggrappate agli alberi. Magari è vittima di uno sviluppo di massa cerebrale eccezionale (in fondo il Neanderthal aveva un cervello quasi più grosso del nostro), un cervellone da 5 chili, con una potenza elettrica tale da rendere possibile la telepatia e la telecinesi di piccole masse. Non si sviluppano armi perché basta accelerare con il pensiero una pietra e quella diventa un proiettile. Non servono scudi, perché basta un pensiero e la pietra cade a terra. Non si possono colpire i propri simili, perché ognuno possiede sia l’arma che la difesa.  Poi scopre come coltivare, indirizzare e potenziare la dote, e il nostro primate inizia a spostarsi con il pensiero… e a questo punto i confini non esistono più… Sandrone parte per popolare l’Universo! (un sogno dedicato a se stesso dal mitico Sandro Degiani)

Australopithecus sapiens. Gli Australopithecus sterminano gli Homo a fine Cenozoico (in realtà è successo il contrario) e si sviluppa una umanità che nell'aspetto è una via di mezzo tra il gorilla e l'uomo, inclusa la cresta cranica per fissare i muscoli della masticazione, con tanto di civiltà tecnologica e di William Riker "robustus" (« come se non fossi già brutto abbastanza... » Nota di William Riker, che ha avanzato questa proposta)

Più razze umanoidi intelligenti. Australopithecus e Homo, e magari altre razze, convivono in modo conflittuale fino al presente, ma senza sterminarsi a vicenda. Si ha così ad es. una Roma Homo e una Cartagine Australopithecus o viceversa, s'il vous plait (proposta ancora da William Riker)

Homo australis. L'Homo erectus riesce a mettere piede in Australia (nella nostra Timeline ci andò molto vicino) e si differenzia in una nuova specie. Quale impatto sulla fauna australiana? E sulla storia dell'Homo sapiens? (è di Renato Balduzzi)

L'Homo florensiensis. Nell'ottobre 2004 nell'isola indonesiana di Flores è stato scoperto un nuovo tipo di Homo, chiamato Homo floresiennsis ed estintosi circa tredicimila anni fa. Esso era alto circa un metro, con braccia molto lunghe e gambe corte, il mento sfuggente ed una peluria superiore al normale. Viveva principalmente in grosse caverne, ed aveva un livello evolutivo identico a quello del suo vicino parente Homo erectus. Le cause dell'estinzione non sono conosciute. Alcuni pensano addirittura che questa specie non sia nemmeno da considerarsi a parte, ma che sia solamente una malformazione genetica di alcuni erectus. E se invece l'Homo floresiensis esiste davvero, riesce a resistere e ad evolversi, creando una serie di villaggetti e magari, con il tempo, anche qualche regno? Quando in Indonesia arriveranno i musulmani e poi gli europei, che ne faranno di questo loro bizzarro cugino? (se lo chiede Basileus TFT)

La Terra di Mezzo per davvero. Alternativa all'ucronia precedente. L'Homo floresiensis si espande in Asia e dà vita ad una razza "Hobbit", mentre i Gigantopithecus danno vita agli Orchetti e dall'Homo sapiens si sviluppa un Homo elfus longilineo, longevo e pacifista. In tal modo l'Eurasia si trasforma davvero nella Terra di Mezzo di Tolkien! (stramba proposta di William Riker e di Eowyn)

Lilliput per davvero. Non so se avete mai sentito parlare di "Ata l'umanoide": si tratterebbe di una minuscola mummia trovata nel deserto di Atacama nel 2003, alta solo 15 cm, dall'aspetto stranamente alieno. Recenti test del DNA avrebbero dimostrato che non solo si tratta di un umano, ma anche che non è un feto. Ata infatti sarebbe vissuto fino a circa 6-8 anni, avendo tutte le normali funzioni vitali di un essere umano. Bufala o no, questo caso presenta strane somiglianze con la piccola mummia trovata nel 1932 nelle Pedro Mountains, nel Wyoming, dall'aspetto del tutto simile ad Ata, che sarebbe vissuta, stando agli esami radiologici sui denti, fino a oltre 60 anni. Purtroppo questo "reperto" è ormai scomparso e forse non si farà mai luce su questo mistero. A quanto pare però, le leggende degli Shoshoni del Wyoming parlano di un minuscolo "piccolo popolo", che abiterebbe proprio la zona in cui è stata trovata la piccola mummia. Ora, cosa succede se l'America è veramente abitata da una minuscola forma di Homo, molto più piccola anche dell'Homo floresiensis? Come saranno i loro rapporti con i loro vicini sapiens? E se invece il nuovo mondo è esclusivamente abitato da questi minuscoli esseri? Come reagiranno i Conquistadores? Questi ultimi sono ben armati, ma i piccoli Homo potrebbero essere molto numerosi ed agguerriti... (ideata da Pedro Felipe)

Nessuna Umanità. Chi non si è mai chiesto come sarebbe oggi il mondo se l'uomo come specie intelligente non fosse mai esistito? Il Sapiens "stupido", non essendo in grado di vestirsi, rimarrà confinato in Africa e al massimo nelle regioni miti del Mediterraneo, lasciando l'Europa e l'Asia centrale al Neanderthal e l'Asia all'Erectus. Oggi il vecchio mondo sarà popolato da lupi, iene, grandi mammiferi e diversi scimmioni bipedi, di cui magari alcune specie americane, ingigantitesi a causa della mancanza di competizione alimentare (una strizzata d'occhio al Bigfoot). In mezzo a tutto questo proliferare di ominidi, altri animali, come gli orsi o gli elefanti, potranno occupare il posto libero di specie intelligente... nel 2004 viene abbattuto, nei pressi di Monaco, "Bruno", un esemplare di uomo di Neanderthal da parte di alcuni orsi cacciatori della Baviera che non tolleravano le incursioni della bestia nelle piantagioni; oppure, nel 1990 l'Organizzazione delle Nazioni Elefantine Africane decide di vietare la caccia degli uomini glabri (gli Homo sapiens) dell'Africa, cacciati... per l'avorio pregiato dei loro denti!  (altra pazzesca idea di Renato Balduzzi)

L'uomo e i vulcani. Il corso della storia dell'umanità fu segnato, proprio al suo inizio, da una immane serie di eventi vulcanici esplosivi avvenuti circa 200.000 anni fa nella sezione etiope della grande Rift Valley dell'Africa orientale, in coincidenza con l'arrivo di Homo sapiens nella regione. Combinando i dati ottenuti dallo studio delle caldere etiopi di Aluto, Corbetti, Shala e Gedemsa, alcuni geologi delle Università di Oxford, di St. Andrews e di Addis Abeba hanno trovato le prove di una vera e propria raffica di attività vulcanica altamente esplosiva tra 320.000 e 170.000 anni fa. e quindi in un momento chiave dell'evoluzione umana. Secondo loro è plausibile che l'entità di queste eruzioni, con il rilascio di polveri, gas acidi e aerosol, abbia colpito i laghi della Rift Valley, devastando una parte significativa della vegetazione, e quindi influendo sulle risorse da cui dipendevano i nostri antenati e rimodellando i paesaggi, con la creazione e/o la distruzione di possibili vie di migrazione di quelle popolazioni. Ma che succede se il fenomeno non si verifica? Come evolveranno gli ominidi dell'Africa, trovandosi a vivere in un ambiente ancora dominato dalla giungla? (se lo domanda Enrica S.)

Due Umanità/1. Un gruppo umano si sviluppa in modo indipendente per migliaia di anni isolato da tutto su un continente nettamente separato dagli altri, per esempio l'Australia; raggiunto un livello di tecnologia abbastanza elevato, entra in contatto con il resto del mondo, scoprendo che... esso è abitato da un'altra specie umana (la nostra) con cui non può più incrociarsi. Come sarà la storia del mondo con due Umanità destinate a non incontrarsi mai? (ideata da Viverefan)

Due Umanità/2. Pedro Felipe ha avuto un'idea alternativa alla precedente. In Africa, all'epoca dell' Australopitecus, avviene un cambiamento climatico che porta all' estinzione delle piante e delle radici morbide, favorendo quelle più coriacee. Questo favorisce i due estremi: da un parte gli Australopitecus robustus sono avvantaggiati nella dieta erbivora, avendo a disposizione piante di difficile masticazione per gli afarensis, mentre questi ultimi sono portati alla dieta esclusivamente carnivora. Queste due specie non entrano in competizione per le risorse, e sopravvivono tutte e due. Il robustus, invece di estinguersi come nella nostra Timeline, prende il posto delle grosse scimmie come i gorilla, e magari dà vita ad un' "umanità erbivora". Contemporaneamente gli afarensis si evolvono in un' "umanità carnivora". Queste due specie di Homo riusciranno a sopravvivere entrambe? O l'Africa diventerà troppo piccola per tutte e due? In questo caso chi la spunterà?

L'Isola Che C'È. Che cosa succede se l'uomo non appare in Africa Orientale ma su un'isola o su un'altra terra isolata? Si diffonderà ugualmente su tutto il pianeta, o ne colonizzerà solo una parte fino a tempi piuttosto recenti? Se l'uomo si sviluppa su un'isola, cosa succede quando diventa abbastanza intelligente da costruire piccole navi e scoprire una natura non solo selvaggia, ma totalmente non adattata a lui? (se lo chiede l'immaginoso Perchè no?)

Il Mondo allo Specchio. L'evoluzione dell'uomo ha inizio non in Africa ma nelle steppe brasiliane, da dove col passare dei millenni si sposterà in tutto il continente americano e durante le glaciazioni passerà attraverso la Beringia verso la Russia. Le prime civiltà si formeranno nella zona brasiliana, boliviana e argentina. Ci sarà una Mesopotamia con assiri, babilonesi e sumeri, solo che si troverà non tra il Tigri e l'Eufrate, ma tra il Rio Paranà e il Rio Paraguay. Al posto dell' Egitto ci sarà uno stato "venezuelano", e il posto dell'Impero Commerciale Fenicio sarà preso dal nuovo Impero Commerciale Panamese, che controllerà gran parte delle isole caraibiche. La Civiltà Haitiana sarà l' equivalenza di quella Minoica, e in corrispondenza del declino di questa ci sarà l'avvento del predominio della nuova Civiltà dello Yucatan e delle Antille che sostituirà la Grecia delle Poleis, in questo caso saranno la Città-Caserma di L'Avana, e la città democratica di Merida prenderanno il posto di Atene e Sparta. Intanto nel Sud America sta avanzando l'Impero Cileno, corrispondente al nostro Impero Persiano, che darà non pochi fastidi alle poleis cubane ed yucatane. La storia Romana di questa Timeline nascerà su uno spicchio di costa interna della Florida, nella zona di Clearwater; e la Florida fungerà da penisola al posto dell'Italia. Il nostro Impero Cartaginese nascerà nella zona texana e verrà presto annesso da "Clearwater". Come nella nostra timeline la Repubblica di "Clearwater" si porterà avanti con le conquiste e arriverà fino all'"Egitto", cioè al Venezuela per poi spingersu in Mesopotamia. Al nord, con un capo simile a Cesare, verrà conquistata la "Gallia" (il nostro New England). Dopo la suddivisione tra nord (fino allo stretto di Panama) e sud, il nord vedrà il suo declino a causa delle popolazioni barbare (il nostro Far West). A quando la scoperta dell'... Europa? (un tentativo di scambiare tra loro Nuovo e Vecchio Mondo ideato dal geniale Ded17)

L'Eurasia verticale. J. Daiamond Nel suo libro "Armi, acciaio e malattie" mette insieme un'impressionante quantità di dati secondo le quali la"fortuna" dell'asse Euro-Asiatico sta nel fatto di essere disposto lungo un asse orizzontale anziché verticale come capita alle Americhe e all'Africa. In effetti entrambi questi continenti condividono molte cose: per questo motivo noi possiamo allevare gli stessi animali dell'Asia (il maiale, tanto per fare un esempio. Invece le Americhe allineate in "verticale" non hanno mai potuto sperimentare un'"esplosione del mais" perché le differenze climatiche tra zone erano troppo ampie, e sia il Lama che La Vigogna (unici animali domesticabili del continente) non hanno mai potuto diffondersi con la velocità del cavallo o della pecora. Ma poniamo che invece sia l'Eurasia ad essere posizionata lungo l'asse Nord-Sud: in questo caso forse il cavallo sarebbe stato un animale che vive solo in determinate zone (per esempio le zone umide), mentre risulterebbe assente in zone troppo fredde come la Spagna (vicina al Polo nord in questo mondo alternativo) o Cina (praticamente contigua al polo sud in questo mondo alternativo). Al contrario invece le Americhe disposte sull'asse "orizzontale"condividerebbero tutte le piante coltivabili, e non ci sono solo zucca, mais e fagioli, ma anche le famose "Mele del New England" che "coltivavano" gli indiani, gli aceri dal succo gustoso. Più ancora i Lama sono ampiamente diffusi, e spingendoci molto in là con la fantasia potremmo anche immaginare che qualche allevatore da qualche parte arrivi a creare un lama abbastanza grande da poter essere usato sia come bestia da lavoro che cavalcato, e insomma una"lameria"anziché una cavalleria. E chi edificherebbe il primo impero? Magari i mitici costruttori della "Città degli Dei" di Teotihuacan? E se anche l'Africa fosse disposta per orizzontale? Con le popolazioni che condividono il miglio, l'olio da palma, le banane ecc, allora chi fonderebbe il primo Impero? Magari i Bantù, e noi europei oggi saremmo ridotti al livello degli indigeni americani, sterminati quasi tutti salvo che in alcune zone dalle malattie americane contratte nella loro lunga convivenza con il bestiame che noi non abbiamo avuto... (è il debutto di Federico Pozzi)

Ucronia pilifera. Come ha scritto Desmond Morris, zoologo famoso per avere studiato a lungo le scimmie, quella umana è l'unica, tra le centonovantatré conosciute specie di primati, ad essere sprovvista di peli (da cui il titolo del suo libro "La scimmia nuda"), o comunque l'unica ad averli così sottili e trasparenti. Innumerevoli sono le ipotesi formulate per giustificare questa nudità, ed anche la sopravvivenza dei peli sul cranio (capelli), sul viso (barba, baffi, ciglia e sopracciglia), sulle ascelle, sul petto e sul pube. Ora, come cambia la percezione di sé stesso da parte dell'uomo se il suo corpo è completamente ricoperto di peli come ogni altra scimmia, o se al contrario ha perso anche i pochi che gli restano, restando completamente glabro? Forse alcune poesie erotiche conterranno qualcosa di simile a "Com'è bello accarezzare i peli della tua schiena (o della tua mano)..." E Petrarca non scriverà dei "capei d'oro a l'aura sparsi"... (questa è di William Riker)

Homo aquaticus. Secondo una strana ipotesi, i capelli sarebbero serviti agli uomini primitivi grossomodo come i fanoni delle balene, per filtrare il cibo in acqua. Di conseguenza, l'uomo sarebbe stato originariamente un animale acquatico: una creatura bipede e plantigrada che vive stabilmente in acqua e lascia emergere solo la testa, trascinando una distesa di capelli lunga vari metri con cui cattura insetti e pesci. Sarebbe vissuta prevalentemente in coppia, formando attorno a sé un cerchio di indigesti capelli che avrebbe tenuto lontani i predatori. Questi ominidi si sarebbero accoppiati quindi in posizione ventrale, avrebbero avuto un solo piccolo alla volta e le mammelle delle femmine sarebbero state estremamente prosperose per permettere l'allattamento sopra il livello dell'acqua. Di certo oggi creature simili non esistono. E se invece esistessero ancora oggi uomini d'acqua nei laghi dell'Africa tropicale? Una creatura con un'etologia che sembra riflettere il mito del giardino dell'Eden in versione acquatica lascerà sicuramente una traccia profonda nella cultura e nelle arti dell'uomo. Quale? (ideata da Renato Balduzzi)

Il pianeta dei magri. Le testimonianze fossili ci dicono che, circa 16 milioni di anni fa, l'Europa, allora con un clima subtropicale, aveva una ricca popolazione di scimmie antropomorfe. Il raffreddamento globale cambiò le foreste, provocando una grave carestia dei frutti di cui queste scimmie si cibavano. Una mutazione nel gene chiamato uricasi tuttavia aiutò a convertire il fruttosio (lo zucchero della frutta) in grasso, e permise alle scimmie antropomorfe europee di sopravvivere alle carestie. La presenza della stessa mutazione in tutte le scimmie antropomorfe di oggi e negli esseri umani, unita ai dati fossili, implica che le scimmie antropomorfe europee (oggi estinte) si siano evolute nelle attuali grandi scimmie e nei primi ominidi. Tuttavia la mutazione dell'uricasi predispose gli esseri umani all'obesità e al diabete. Ora, che accade se quella mutazione non avviene? L'Europa avrà meno scimmie antropomorfe e l'evoluzione dei grandi primati e degli esseri umani potrebbe essere molto più lenta, ma oggi noi non soffriremmo di sovrappeso (con i conseguenti rischi di infarto ed ictus) né di glicemia alta. Come cambia la storia dell'uomo, considerando che di diabete muoiono quasi 5 milioni di persone l'anno? (questa è di Enrica S.)

Il pianeta dei calvi. Molti scienziati si sono interrogati sulla funzione evolutiva della calvizie. Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che, in un momento della nostra evoluzione, questo carattere avesse la stessa funzione della schiena grigia dei gorilla maschi, e quindi fosse un segno visibile dello status di adulto leader. E se la calvizie avesse conservato una funzione simile anche nell'uomo moderno? Tutti gli uomini di potere sarebbero calvi, così come i capi famiglia (è probabile che non vivremmo in famiglie nucleari, ma in famiglie patriarcali dove l'uomo calvo detta legge). Infine, i calvi sarebbero stravisti dalle donne che cadrebbero letteralmente ai piedi di chi ha pochi capelli... (ancora Renato Balduzzi)

The PiltUP Man. E se l'Eoanthropus dawsoni, meglio noto come Uomo di Piltdown, fosse esistito davvero, e l'Inghilterra fosse stata davvero popolata, un milione di anni fa, da ominidi con faccia da scimmia e cervello da uomo moderno? Come cambia l'albero genealogico della razza umana? (ancora l'onnipresente William Riker)

I've been what I am... a solitary man. Per certi punti di vista gli esseri umani sono più simili alle formiche che a qualunque altro genere di animali. Radunati in complesse e stratificate costruzioni sociali, con ripartizioni di compiti, gerarchie ben precise e la tendenza a modificare l’ambiente circostante per migliorare lo status dell’organo collettivo. Le formiche sono gli unici esseri viventi, oltre agli umani, a condurre atti violenti su larga scala le une contro le altra. Altri animali sono diversi: le tigri asiatiche, per esempio, vivono da sole e si stabiliscono un territorio di caccia che difendono con la forza. Naturalmente questa natura solitaria è loro permessa dalla loro straordinaria forza fisica, mentre gli uomini, fisicamente più deboli rispetto ai concorrenti nella savana africana, hanno ereditato l’eredità di branco delle scimmie da cui provengono. Ma se così non fosse stato? Se gli uomini si fossero evoluti da scimmie molto molto forti fisicamente (un gorilla è una creatura spaventosamente forte, se ci si pensa un po’), e avessero ereditato un modus vivendi simile a quello delle tigri asiatiche? Vivrebbero solitariamente sparsi in territori molto vasti (avrebbero ricoperto la terra in molto meno tempo), con scarsi o quasi nulli contatti gli uni con gli altri. Vivrebbero negli ambienti più disparati, difendendo gelosamente il loro territorio di caccia e presumibilmente costruendo qualche accessorio rudimentali per aiutarsi in questo compito. È chiaro che una simile razza di “super-uomini” non costituirebbe mai una società e quindi la storia sarebbe impossibile, ma anche l’avanzamento tecnico e intellettuale rimarrebbe a terra, perché ogni uomo dovrebbe, per così dire “ricominciare da capo” ogni volta. Non escludo che possa esserci un corpus di credenze mitologiche arcaiche che si tramandano tramite passaparola quando tali umani si incontrano. Il linguaggio si svilupperebbe?) Tali esseri intelligenti non-sociali sembrerebbero diversissimi ai nostri occhi, del tutto ignoranti, incapaci di relazioni sociali, scorbutici, puerili negli atteggiamenti e forse anche incapaci di parlare. Ciononostante sarebbero creature intelligenti tanto quanto noi! (bizzarra ucronia di Lorenzo)

L'umanità erbivora. E ora, l'ucronia diametralmente opposta. Immaginiamo che gli umani discendano da un primate strettamente erbivoro, quindi incapace di assimilare proteine animali; questi umani avrebbero una dieta composta esclusivamente di cereali, legumi, frutta e verdura (oltre a miele e, forse, latticini); visto che produrre 1 kg di carne costa, in termini di risorse, dalle 10 alle 100 volte più che produrre 1 kg di verdure (è il motivo per cui i carnivori sono molto più rari degli erbivori), le carestie sarebbero meno problematiche vista la maggior quantità di cibo disponibile; d’altro canto l’umanità non potrebbe espandersi in zone con clima troppo secco o freddo, dove le piante commestibili crescono poco o niente. La carne, pur essendo più nutriente delle verdure, introduce nel corpo sostanze dannose, quindi una dieta vegetale porterà ad una umanità più sana; inoltre, non dovendo cacciare, non svilupperanno mai armi, per cui la loro sarà una società estremamente pacifica; la mancanza di cacciatori potrebbe far si che l’umanità non abbia il bisogno di addomesticare il cane, quindi sarebbe il gatto, che si nutre dei topi che distruggono le colture, a diventare il miglior amico dell’uomo. Alcuni animali sono utili non come fonte di cibo (a parte per il latte e i suoi derivati), ma possono essere usati come bestie da soma (bovini e cavalli) o per la lana (pecore), ma senza cacciatori il loro addomesticamento potrebbe essere molto più difficile e lento; d’altra parte, in assenza di caccia, molte specie (per esempio la megafauna australiana e nordamericana) probabilmente non si estinguerebbero. La dipendenza dai frutti della terra farebbe si che l’antico culto della Madre Terra rimanga in auge molto più al lungo, forse persino fino in epoca moderna, e che anche le divinità che la sostituiranno o affiancheranno siano divinità femminili; si tratterà quasi sicuramente una società matrilineare, in cui i figli ereditano il cognome della madre; probabilmente anche i sacerdoti, e forse persino i capi dei villaggi (e, un giorno, di regni ed imperi), saranno donne (pensata da MattoMatteo)

Technicolor. Secondo una strana teoria di recente formulazione, l'uomo fino all'anno 1000 a.C. vedeva solo tre colori fondamentali, e il senso della vista multicromatica si è sviluppato solo negli ultimi 3000 anni. Questo spiegherebbe la pittura antica, effettuata con pochissimi colori. Lo stesso Omero non parla quasi mai di colori, ma compie sempre degli accostamenti: per lui il sangue ha il colore del vino, il mare è tutt'al più ceruleo, i capelli colore del grano o della pece... Sublime poesia o mancanza di terminologia per i colori, dato che non erano percepibili? Supponiamo dunque che anche l'uomo, come il cane, possa vedere solo in bianco e nero. Come cambia la storia? (prima ucronia cromatica di Sandro Degiani)

L'uomo dicromatico. La retina dell'uomo e dei primati superiori del Vecchio Mondo (scimpanzé, gorilla, orango, gibbone, bonobo) trasmette l'informazione visiva al cervello grazie a tre pigmenti diversi, ciascuno dei quali assorbe la luce solo di una particolare lunghezza d'onda: le lunghezze d'onda catturate da questi pigmenti sono rispettivamente 430, 530 e 580 nanometri, che corrispondono alla luce blu, verde e rossa. Questa proprietà della visione, detta tricromatismo, è però una caratteristica pressoché unica nel mondo animale. La maggior parte dei mammiferi, infatti, inclusi i primati del Nuovo Mondo, ha nella retina solo due pigmenti, che catturano rispettivamente la luce blu e verde (dicromatismo). La loro visione è perciò decisamente più limitata. Ora, che accade se la mutazione genetica che ha portato al tricromatismo non ha luogo e l'uomo resta dicromatico? Come cambiano la sua interazione con il mondo circostante, la sua arte, la sua letteratura? (seconda ucronia cromatica di William Riker)

L'uomo quadricromatico. E ora, la proposta contraria. Se la maggior parte dei mammiferi ha una visione dicromatica, alcuni pesci, rettili ed uccelli sono dotati di quattro pigmenti nelle loro retine, ed il pigmento aggiuntivo permette loro di vedere nell'ultravioletto. Come cambia la percezione del mondo se anche gli esseri umani sono sensibili all'ultravioletto? (terza ucronia cromatica di William Riker)

L'umanità caudata. E se i primati da cui si è evoluto l'uomo non perdessero mai la coda lungo il processo che li ha portati a diventare Homo Sapiens e l'umanità si ritrovasse oggi con una coda di contenute dimensioni? (pensata da Generalissimus)

L'umanità camaleontica. Molto improbabile: gli uomini sviluppano cellule cromatofore, e sono capaci di esprimere condizioni fisiche e fisiologiche o stati emozionali attraverso cambiamenti del colore della pelle. Diventerà impossibile mentire? (ancora Generalissimus)

L'umanità bioluminescente. Ancora più improbabile: l'umanità sviluppa i fotofori e quindi la bioluminescenza. Quali i risultati? (sempre Generalissimus)

L'umanità elettrica. Sempre più bizzarro: il corpo umano è in grado di produrre scariche elettriche a scopo sia di difesa che di offesa, proprio come le lamprede. Come cambia la storia dell'uomo? (è di Enrica S.)

Superman per davvero. Portiamo alle estreme conseguenze le proposte precedenti. I fumetti ci hanno spesso mostrato supereroi come Superman dotati di una vista a raggi X, in grado di attraversare qualunque materiale fuorché il piombo (perché poi il piombo?) Questo potrebbe suggerire l'ucronia estrema in cui gli esseri umani sono tutti dotati davvero di una vista del genere. Tuttavia c'è un problema: noi vediamo la luce visibile, e tramite gli appositi visori i raggi infrarossi, perchè questi raggi saturano il mondo circostante, prodotti o riflessi praticamente da tutti gli oggetti esistenti. Tuttavia l'atmosfera terrestre frena quasi tutti i raggi X (grazie a Dio, altrimenti le radiazioni renderebbero la Terra inabitabile), e fuori da uno studio dentistico i raggi X sono semplicemente troppo pochi per vedere qualcosa. Un essere il cui occhio è sensibile ai raggi X rischierebbe perciò di assomigliare ad un cieco (Superman, per vedere attraverso gli oggetti, deve produrre egli stesso raggi X dagli occhi, che poi vengono riflessi verso le sue retine). Tuttavia Superman dispone anche di una supervista calorica, basata cioè sui raggi infrarossi. Ebbene, come cambia la civiltà se tutti gli uomini sono sensibili ai raggi infrarossi, o addirittura alle microonde, e possono vedere anche nel buio più totale? (quarta ucronia cromatica di William Riker)

Sul pianeta dei ciechi. Ed ora, l'ucronia contraria. Nel 1904 il geniale Herbert George Wells pubblicò "Nel paese dei ciechi", una parabola fantabiologica ma anche metafisica ambientata in una vallata delle Ande, isolata dal resto del mondo da un'eruzione vulcanica, i cui abitanti perdono tutti la vista a causa di una malattia misteriosa, tanto che i loro occhi si atrofizzano. Generazione dopo generazione, assieme al ricordo del mondo oltre le montagne, scompare la memoria stessa della vista, sostituita dall'acuirsi degli altri sensi. Ora, che accade se questa malattia colpisce l'intera primitiva comunità umana, e l'umanità deve imparare a fare a meno degli occhi? Forse, la dizione "uomo delle caverne" potrebbe assumere un nuovo significato: vedremo gli inermi esseri umani ritirarsi nelle grotte, e lì vivere durante il giorno, per uscire di notte e svolgere alla luce delle stelle la propria esistenza. Come cambiano la storia, la tecnologia, il costume e l'arte? (quinta ucronia cromatica di William Riker)

L'umanità empatica. L'empatia è la capacità di comprendere lo stato d'animo di chi ci sta davanti ("en-pathos", in greco "sentire dentro", cioè immedesimarci nei sentimenti dell'altro), senza bisogno di ricorrere ad una comunicazione cosciente. Essa è fornita da una serie di neuroni, detti "neuroni specchio", che si attivano sia quando un'azione la facciamo noi, sia quando la fa una persona che possiamo vedere. Ci sono due teorie, riguardo al perchè tali neuroni si siano evoluti: 1) rinforzare la coesione all'interno del gruppo (in modo da far agire il gruppo come un tutto unico, evitando conflitti interni). 2) prevedere quali saranno le prossime azioni di un nemico (in modo da poter reagire nel migliore dei modi, e aumentare le possibilità di vittoria e/o sopravvivenza). Ma se il primo punto si sviluppasse enormemente più dell'altro, facendo degli umani una razza del tutto pacifica nei confronti dei propri membri? Niente più guerre per i territori e le risorse, niente più violenza, niente più disuguaglianze economiche e sociali, gente che si aiuta l'un l'altra senza voler niente in cambio (perchè si sa che, in caso, l'altro farà lo stesso con te); probabilmente nemmeno sovrappopolazione (che nella nostra Timeline si è originata per avere maggiori possibilità che la propria discendenza sopravviva), e quindi niente sfruttamento selvaggio delle risorse naturali (anche perchè l'empatia sarebbe diretta anche verso gli animali e le piante). In pratica, il paradiso! (made in MattoMatteo)

L'umanità trasparente. E se l'uomo, al pari di alcuni tipi di pesci e di rane, avesse pelle e muscoli trasparenti, tanto da lasciare intravedere gli organi interni? Come si svilupperebbe nell'uomo la coscienza di se stesso? E la medicina quanto sarebbe avvantaggiata, soprattutto nei secoli passati? (nuova bizzarra ipotesi di Renato Balduzzi, scritta ispirandosi a una novella di Gianni Rodari)

Homo antarcticus. L'umanità colonizza anche l'Antartide. Come? E che accade? (proposta da Falecius)

Scaccia...cani. L'umanità non addomestica mai il cane, che resta una temibile bestia selvatica. L'uomo si sentirà solo senza il suo migliore amico, o troverà un altro animale per ovviare alla solitudine? Se sì, quale? (sempre Renato Balduzzi)

Il Golfo Padano. La Pianura Padana non si forma. Il Po è solo uno dei tanti fiumi del versante meridionale delle Alpi che, dopo qualche decina di chilometri, forma un fiordo e si riversa nel mare. Al posto della Pianura padano-veneta c'è un immenso golfo dell'Adriatico. La geografia dell'Italia è totalmente diversa. Gli Indoeuropei faranno più fatica a penetrare nell'Italia appenninica, oppure, se ci riusciranno, saranno molto più isolati dal resto d'Europa di quanto non lo sono stati nella nostra timeline. I Celti occuperanno tutta la regione alpina e si spingeranno più a sud a partire dalla Liguria, battendosi con gli Etruschi direttamente sulla costa toscana. Gli Etruschi, dal canto loro, si trovano fermi nella loro espansione alle coste dell'Emilia e della Romagna. I Galli alpini trarranno giovamento dalla maggiore possibilità di comunicazione con i Greci da una parte, con le culture protogermaniche dall'altra. Roma avrà molta più difficoltà ad espandersi in Europa, ma sicuramente sarà avvantaggiata nell'unificazione dell'Italia appenninica (così pensa il solito Renato Balduzzi)

La Grande Pianura Padana. Ci fu un momento, durante le glaciazioni quaternarie, di forte regressione marina: in altre parole i mari si ritirarono perchè le acque erano intrappolate nei vasti ghiacciai. In quell'epoca la pianura padana giungeva fino all'altezza di Ancona, il Po aveva una lunghezza doppia dell'attuale e tutti i fiumi veneti (Adige, Brenta, Tagliamento, Isonzo, ecc.) confluivano in esso dopo un percorso molto più lungo. Inoltre la Sicilia era unita al continente, e Sicilia e Sardegna formavano un'unica isola. Nel successivo periodo interglaciale, in cui viviamo tuttora, il mare riconquistò posizioni, e le strette valli della Dalmazia divennero isole parallele alla costa croata. Ma che succede se per qualche motivo i mari sono più bassi indipendentemente dalle glaciazioni? L'Italia si trova unita alla penisola balcanica, subendo più da vicino le invasioni illiriche prima, slave e turche poi. Molto probabilmente i Greci colonizzano il delta del Po e l'Italia meridionale, mentre Roma avrà meno possibilità di espandersi, essendo più facilmente raggiungibile da eserciti stranieri. Come i vari popoli succedutisi nella penisola si spartiranno le superfici che nella nostra Timeline sono allagate dal mare? (di nuovo William Riker e Renato Balduzzi)

L'isola italiana. L'Italia è completamente separata dal continente europeo e si "ferma" più o meno agli attuali confini di Marche, Toscana e Provincia di La Spezia. Cosa cambia? (questa invece è di Generalissimus)

L'arcipelago italiano. La spinta tettonica dell'Africa è lieve. Gli Appennini non diventano montagne, ma isole. Come cambia la storia del Mediterraneo? (ancora Renato Balduzzi)

Corsegna. A causa della spinta della placca africana, Corsica e Sardegna sono saldate in un'unica isola. Cosa accade? (propostaci da MattoMatteo)

L'Isola Iberica. La penisola iberica si stacca dal resto d'Europa, creando una vasta isola al largo delle coste francesi. Il Mediterraneo è quindi un golfo dell'Oceano Atlantico, così come lo è il mar delle Antille. Andorra diverrà un porto importante e rinomato come il principato di Monaco. Sulle coste italiane l'arrivo di onde e maree atlantiche metterà in difficoltà tutta la costa tirrenica, che conoscerà una struttura dei porti e delle strutture balnearie analoga a quelli dell'Hansa. In compenso, la corrente del Golfo giungerà copiosa sulle coste mediterranee occidentali, rendendole più umide, ma causerà un brusco abbassamento di temperatura nelle Isole Britanniche. Come cambia la storia umana? (un'idea venuta al nostro Renato Balduzzi, che si è ispirato al celebre "La zattera di pietra" di Josè Saramago, che narra proprio il distacco della penisola iberica dal continente e la sua deriva nell'Atlantico)

Le Americhe isolate. Da quello che si sa, l’uomo è arrivato nel continente americano in tempi abbastanza “recenti”, tra i 50.000 e i 10.000 anni fa, passando attraverso lo stretto di Bering quando a causa delle glaciazioni si venne a formare un “ponte” di terre emerse. Ora, supponiamo che questo non avvenga e che quindi gli uomini non abbiano modo di colonizzare il continente americano. Come cambia la storia? Anzitutto avrà origine una fauna molto diversa da quella del Vecchio mondo, ma anche nel Vecchio Mondo i cavalli e i cammelli non riusciranno ad espandersi, perchè la loro origine è americana. La civiltà umana saprà evolversi comunque in loro assenza? E l'uomo quando arriverà in America? I primi colonizzatori europei di cui si ha notizia certa (i vichinghi) potrebbero trovarsi in una situazione a dir poco paradisiaca: un immenso e ricchissimo continente completamente privo di presenza umana. Idem dicasi per Colombo. A questo punto la corsa alle terre fertili americane si fa in un territorio deserto: inglesi e francesi si trovano in Nord America a combattere da soli: probabile vittoria inglese ancora più rapida perchè i Francesi non hanno i loro alleati; nessuna guerra indiana; il Messico potrebbe chiamarsi ancora Nuova Spagna anche a ottocento inoltrato, la guerra con gli USA non sarà differente nell'esito se non con un Messico meno popolato, ma più evoluto, come un normalissimo paese europeo. L'america latina di lingua spagnola potrebbe avere anche meno della metà degli abitanti di oggi, ma forse molto meno povera. Sarebbe come un'Australia latina... (proposta da Damiano e da Renato Balduzzi)

Il Sudamerica isolato. Due milioni e mezzo di anni fa non si ricostituisce il collegamento tra Nord e Sud America; quest'ultimo resta isolato all'infinito dal resto del mondo, e così in esso, invece dei placentati, continuano a svilupparsi i marsupiali, i bradipi giganti e i feroci uccelli cacciatori, senza che vi sia popolazione umana. Da un punto di vista biologico, il Sudamerica sarà davvero una seconda Australia, con tutta la sua curiosa fauna cenozoica, fino all'arrivo, sicuramente tardo, dell'uomo. Cosa possono pensare i navigatori del Cinquecento, una volta sbarcati in questo mondo? (ideata da Renato Balduzzi)

L'Africa "corta". L’Africa è un po’ più “corta”, e sulla sua estremità meridionale non si trova una regione dal clima mediterraneo. Questo significa che, quando i primi europei arriveranno qui, non vi troveranno qualche piccola tribù di cacciatori-raccoglitori Khoi-San, ma numerosi e bellicosi agricoltori Bantu. Città del Capo resterà un fortino coloniale come tanti, e nessun colono olandese si stabilirà qua; questo significa anche che la penetrazione coloniale in Sudafrica sarà più lenta, e forse Portoghesi e Tedeschi riusciranno a precedere gli Inglesi nella corsa a unire in unico impero le due coste del continente. Comunque vada la regione sarà meno accogliente per gli Europei rispetto alla nostra Timeline, e i pochi coloni che si stabiliranno qua nell’Otto-Novecento non saranno in proporzione più di quelli che sono andati in Rhodesia o in Kenya; l’apartheid ci sarà lo stesso, ma crollerà al momento dell’indipendenza, negli anni ’60. Dove andranno i "coloni mancati" del Sudafrica? Per i Britannici c’è tutta una serie di possibilità. Per i Boeri invece le opzioni sono due: o ingrossano la popolazione dei "burghers" cingalesi, oppure (e questa è l’opzione più interessante) si impiantano sulla costa nordoccidentale dell’Australia, dove la capacità di resistenza indigena è grossomodo quella del Capo nella nostra Timeline, e si riesce a controllare bene il traffico verso le Indie Olandesi. Dato che non si tratta di un posto così strategico come la punta meridionale dell’Africa, gli Inglesi lasceranno il territorio all’Olanda, accontentandosi della più ricca e fertile costa orientale; oggi quindi  l’Australia sarà divisa in due metà, una anglofona e l’altra neerlandofona (una grande proposta di Toxon)

Il secondo Madagascar. Spin off dell'ucronia precedente. Se l'Africa è "più corta", vuol dire che un pezzo si è staccato dal Gondwana al più tardi nel Cretacico, ed allora i casi sono due: o il cratone sudafricano di Kaapvaal, che con il cratone di Pilbara nell'Australia occidentale rappresenta una parte del più antico continente mai esistito sulla faccia della Terra (detto appunto continente di Vaalbara), resta unito all'Antartide, che è semplicemente più estesa di quanto accade nella nostra Timeline, ed allora nulla cambia rispetto all'ucronia di Toxon; oppure esso flotta nell'Indiano meridionale come un secondo Madagascar, per di più ricco di oro, uranio e diamanti, ed allora quali guerre si scateneranno per conquistarlo tra inglesi, francesi, olandesi, portoghesi e americani? (questa è di William Riker)

L'Atlantide nell'Oceano Indiano. Secondo le antichissime tradizioni del popolo Tamil, nella notte dei tempi a sud del subcontinente indiano esisteva una vasta terra emersa chiamata Kumari Kandam, che fu governata per millenni dalle cosiddette Tre Sangam, delle Assemblee di saggi e poeti che fanno assomigliare questa mitologica terra alla famosa Repubblica di Platone. Sempre secondo il mito, tale terra ubertosissima e rigata di grandi fiumi sarebbe stata sommersa durante il Pralaya, il leggendario diluvio delle tradizioni indù. E se questo mitico continente non solo fosse esistito davvero, ma fosse sopravvissuto fino ad oggi, costituendo la madrepatria della nazione Tamil? Come cambia la storia? (una trovata di Enrica S.; ecco la sua idea in proposito)

Mauritia. Bjørn Jamtveit, geologo dell'Università di Oslo, sostiene che sul fondale dell'Oceano Indiano tra India, Sri Lanka e le Mauritius si trovi un'isola sommersa, un vero e proprio microcontinente grande circa tre volte l'isola di Creta, battezzato Mauritia perché oggi si trova a circa 900 chilometri dalla costa del Madagascar, sotto l'arcipelago di Mauritius. Si sarebbe staccato dalla grande isola malgascia quando i movimenti tettonici hanno spinto il subcontinente indiano verso nord, contro la costa asiatica. I successivi sommovimenti della crosta terrestre avrebbero causato l'affondamento dell'isola di Mauritia; ma che accade se questa terra è emersa tuttora? Chi la colonizzerà? Il famoso Dodo sopravvivrà su di essa fino al giorno presente? (ancora la fantasiosa Enrica S.)

Lemuria per davvero. Il Madagascar è un paese strano, non solo per la sua incredibile fauna, tra la quale spiccano i famosissimi lemuri, ma anche per la storia del suo popolamento. Infatti, nonostante si trovi relativamente vicino all' Africa, fu colonizzato dall' uomo per la prima volta tra i 2000 e i 1500 anni fa, da popoli provenienti dall' Indonesia. Ora, mettiamo che in contemporanea con le scimmie in Africa, anche i lemuri in Madagascar abbiano cominciato un processo di evoluzione. Ovviamente, essendo più primitivi delle scimmie, non sarebbero riusciti ad arrivare al livello "sapiens", ma probabilmente si sarebbero fermati a un livello simile a Homo erectus. Ora, se quei popoli indonesiani fossero andati da un'altra parte, i primi bantu e arabi a mettere piede in Madagascar avrebbero trovato un isola enorme e disabitata dall' uomo, abitata però da strane creature umanoidi dotate di coda che vivono sugli alberi. I superstiziosi bantu sarebbero stati terrorizzati da quelli che verrebbero considerati spiriti maligni, mentre gli arabi si sarebbero limitati a esplorarne le coste e magari a tentare di catturarne qualcuno da esibire in qualche bazar. Una vera popolazione in massa del Madagascar arriverebbe solo nell'800 con il colonialismo. In questo caso l' isola verrà popolata da europei e da schiavi africani, ma le zone interne rimarranno comunque roccaforti dei lemuri. Come si porranno nei loro confronti gli evoluzionisti (uno su tutti Darwin) e i creazionisti? Al giorno d'oggi, vaste zone dell'interno saranno ancora inesplorate e abitate dal "popolo degli alberi", e qualcuno potrebbe anche fantasticare sull' esistenza di una città dei lemuri... (ideata da Pedro Felipe)

Senza l'Australia. L'isola-continente australe semplicemente non esiste. Canguri e Koala potrebbero esistere comunque in Nuova Guinea o Nuova Zelanda, ma l'assenza dell'Australia potrebbe essere un grosso problema per India e Sud-est asiatico; visto che non ci sarebbe più il continente australiano a fermare la corrente equatoriale, i monsoni nelle suddette zone potrebbero essere molto più violenti. D'altro conto, la corrente equatoriale è costante, quindi India e Medio Oriente potrebbero trovarsi a ricevere una massiccia dose di umidità, trasformandosi in zone coperte da foreste pluviali... (è di MattoMatteo)

Il cavallo di Sant'Antonio. Supponiamo che, per qualche complicato tranello evolutivo, il cavallo e gli altri equidi non si siano mai evoluti, o si siano completamente estinti molto prima della comparsa dell'uomo. Le conseguenze sarebbero rivoluzionarie. Quanto ai trasporti, non ci sarebbe nessun modo di spostare rapidamente le persone (o comunque più velocemente dei propri piedi) fino all'avvento dell'automobile. Le grandi strade romane sarebbero percorse da gente a piedi o al massimo su carri trainati da buoi. Quanto alle comunicazioni, senza cavalli non sarebbe pensabile un impero delle estensioni di quello della Persia, o della Macedonia, o di Roma: una delle necessità di un impero centralizzato è quello di poter gestire in tempi ragionevoli una crisi su grandi distanze; i romani le strade le avevano, ma senza cavalli sarebbe stato un compito improbo cercare di governare. Non ci sarebbe stata una rete di comunicazione efficiente che potesse far capire al nucleo centrale di potere cosa stesse accadendo nelle periferie, ed un impero troppo vasto avrebbe finito con lo sfaldarsi da solo per "autoesaurimento". L'alternativa sarebbe quella di imperi sulla falsariga di Cartagine, sviluppati lungo le coste e lungo i fiumi (uniche vie di comunicazione relativamente veloci da un punto all'altro dei propri possedimenti). Quanto poi alla strategia militare, senza cavalleria Alessandro non sarebbe stato così Magno. Prima di lui, gli egizi non avrebbero avuto carri da guerra ed altre armi capaci di dare un'arma superiore sulla fanteria. Dopo di lui, i Parti sarebbero stati costretti a sviluppare un esercito sul modello di quello romano (fanteria forte, magari versatile e con la possibilità di "stuzzicare" il nemico con pilum ed armi da tiro) ed i popoli delle steppe asiatiche sarebbero stati molto più lenti nel loro spostarsi - forse una migrazione come quelle che hanno portato al crollo dell'Impero d'Occidente sarebbe stata impensabile. Gli scenari strategici poi sarebbero stati infinitamente più limitati senza la possibilità di esploratori a cavallo e la possibilità di avere una visione della situazione la più ampia possibile. La campagna di Cesare in Gallia sarebbe stata una serie di campagne di piccole dimensioni (ammesso che in un'Europa senza cavalli ci sia un Bello Gallico) e sarebbe durata molto più a lungo per la necessità di dover operare su scala più ridotta... (geniale trovata di Luigi Caratti)

American Horse. Il cavallo è arrivato nel continente americano con i primi conquistadores, ma se fosse arrivato prima, al seguito dei primi uomini che popolarono quel continente attraverso lo stretto di Bering? O più tardi, a seguito delle spedizioni vichinghe? Oppure, ipotesi altrettanto affascinante, nelle Americhe avviene un caso di evoluzione parallela e nasce una specie di mammifero con caratteristiche simili a quelle del cavallo che viene allevato dagli indigeni. Che succede? Come si attrezzano i Conquistadores? Forse, se anche il cavallo fosse arrivato prima, non avrebbe contribuito molto alla sopravvivenza delle culòture indigene (troppa era la disparità tecnica e culturale per permettere la sopravvivenza delle civiltà amerinde). Tuttavia avrebbe generato la cultura Sioux classica (quella degli Indiani a cavallo contro le diligenze per intendersi) con qualche secolo di anticipo, ed avrebbe permesso alle comunità agricole (Muskoge, Anazasi, Pueblo etc...etc) una resa agricola più alta, forse una salute migliore. Forse se il cavallo fosse arrivato in america oggi i nativi rappresenterebbero una percentuale più alta della popolazione degli USA (un'idea di Damiano)

Il Delta del Tevere. Il Nilo, il Mississippi, il Gange e, nel suo piccolo, il Po, sfociano in mare attraverso dei grandi delta densamente popolati. Invece il Tevere sfocia nel Mar Tirreno con un delta esiguo di due soli bracci, uno naturale, detto Fiumara grande, ed uno artificiale (il Canale di Traiano), che delimitano l'Isola Sacra. E se invece esso desse vita a un delta maggiore di quello del Po, e Roma sorgesse su uno dei suoi rami? Come cambierebbe la storia? (pensata da Enrica S.)

La Corrente del Golfo. Per qualche motivo avviene l'inversione della corrente oceanica calda del Golfo, la quale ruota in senso antiorario anziché orario: le acque calde del tropico lambiscono le Canarie e le coste marocchine per poi attraversare l'Oceano e spingersi a riscaldare la baia di Baffin. Ne consegue che Groenlandia, baia di Baffin, Labrador e baia di Hudson risultano abitabili e con clima scandinavo; Scandinavia, Islanda, il Baltico, le Isole Britanniche soffrono un clima glaciale e non risultano abitabili; il Sahara atlantico conosce una maggior piovosità, e quindi è fertile ed abitabile; si ha invece la desertificazione della Florida e della costa atlantica americana. In sostanza, il risultato è lo spostamento verso nord delle fasce climatiche nordamericane e verso sud di quelle europee. Come si sviluppa la storia dell'uomo? (propostaci da Dans, ecco la sua idea)

Il subcontinente indonesiano. E se l'Indonesia restasse ancor oggi un subcontinente emerso, come al tempo delle glaciazioni? (se lo domanda Lord Wilmore)

Un mondo per non fumatori. Già nelle ossa e nei denti dei Neanderthal sono stati trovati segni che gli individui più anziani avessero respirato tantissimo fumo di carbone. Usavano ripari di roccia, e in questi ambienti chiusi l'uso del fuoco li portava ad autointossicarsi col fumo già tra 170.000 e 40.000 anni fa. Uno studio di Gary Perdew della Pennsylvania State University dimostra che è stata una mutazione oggi presente nel genoma dell'Homo sapiens, ma assente nel DNA dei Neanderthal, ad averci reso meno vulnerabili al fumo: quella nel gene AHR, che regola la risposta del corpo agli idrocarburi policiclici aromatici, carcinogeni, emessi dal legno che brucia. E se invece la mutazione non avvenisse? (ancora Enrica S.)

L'alfabeto paleolitico. Nel febbraio 2010 Jean Clottes, Genevieve von Petzinger e April Nowell hanno pubblicato su "New Scientist" uno studio in cui sostengono che i dipinti sulle pareti delle grotte preistoriche erano accompagnati da un codice ricorrente di segni, ben 25.000 anni prima delle più antiche testimonianze alfabetiche. I presunti petroglifi avrebbero tra i 13.000 e i 30.000 anni di età e sarebbero simboli astrologici che poi avrebbero dato origine alla moderna scrittura. Ciò implicherebbe l'esistenza di una codificazione astratta nel Paleolitico superiore, tradizionalmente ritenuto privo di testimonianze grafiche diverse dai grandi affreschi a soggetto animale sulle pareti delle grotte. Ciò che appare più sbalorditivo è però la diffusione del medesimo insieme di segni in tutto il mondo, dalla Francia all'Australia, il che ha fatto pensare ad una improvvisa "emersione", circa 40.000 anni fa, di una trasformazione cognitiva strutturale nella razza umana. Ora, che accade se l'umanità inventa davvero una scrittura geroglifica, o addirittura alfabetica, fin dal Paleolitico, permettendo la registrazione degli eventi della Preistoria? 400 secoli di progresso e di scoperte ci verrebbero tramandate in blocco, ammesso che noi riuscissimo ad interpretare quella lingua e quella scrittura, molti misteri della Preistoria sarebbero svelati, e noi conosceremmo un incredibile campionario di miti e leggende, da cui emergerebbe chiara la nascita di leggende comuni a tutti i popoli, come i miti della Creazione o il Diluvio Universale. Ma è anche possibile che l'invenzione della scrittura acceleri il progresso dell'umanità, e le prime civiltà cittadine e monumentali compaiano con grandissimo anticipo, come ipotizzato nel film "10.000 a.C.". In tal caso come cambia la storia dell'uomo? (se lo chiedono William Riker e il Marziano)

L'Atlantide nel Sahara. Incisioni e disegni rupestri recentemente riscoperti nel sud dell'Egitto sono del tutto simili per età e stile alle pitture dell'Età della Pietra di Lascaux, Francia, e Altamira, Spagna. "Non è un'esagerazione parlare di Lascaux sul Nilo", ha dichiarato Dirk Huyge, curatore della Collezione Egiziana al Museo Reale d'Arte e Storia di Bruxelles, Belgio. La forma d'arte è diversa da qualsiasi altro esemplare mai scoperto in Egitto. Le incisioni, che si pensa risalgano a 15.000 anni or sono, sono state cesellate sui fianchi calcarei delle colline presso il villaggio di Qurta, circa 640 km a sud del Cairo. Delle più di 160 figure scoperte fino ad ora, la maggior parte ritrae tori selvatici. La più grande misura circa due metri di ampiezza. Si tratta della "seconda scoperta" dell'arte di Qurta. Alcune delle incisioni erano state trovate nel 1962 da un gruppo di ricercatori dell'Università di Toronto, Canada. Il capo della spedizione, Philip Smith, aveva allora ipotizzato che le figure risalissero al Paleolitico (da 2.5 milioni a 10,000 anni or sono). Gli esperti del Paleolitico risposero allora che si trattava di pura follia, perché "l'Europa era la culla dell'arte". Le scoperte di Huyge attestano invece che Smith aveva ragione. La scoperta ha sollevato una grande questione: come possano i popoli dell'Europa occidentale e del sud dell'Egitto avere prodotto forme d'arte così simili, quasi contemporaneamente? È possibile che l'arte delle grotte di Lascaux sia opera di egiziani, o che gli europei arrivarono in Egitto nella Preistoria? E se fosse esistita una grande civiltà già nel Paleolitico, quando ancora il Sahara era una pianura relativamente umida e simile alla savana del sud dell'Africa? Una "Atlantide nel Sahara" è già stata ipotizzata, qui si tratta di immaginare una civiltà simile a quella mesopotamica ma senza scrittura, estesa dal Marocco fino al Mar Rosso, e giunta nelle sue propaggini più estreme fino in Spagna e Francia, dove ha prodotto i capolavori di Lascaux e di Altamira. Quale potrebbe essere stata la storia di questa civiltà, i cui discendenti, al momento della desertificazione del Sahara. migrarono lungo il Nilo e diedero vita alla civiltà dei Faraoni? (proposta da William Riker)

L'Atlantide nel Pacifico. Ha ragione il cartone animato giapponese "Undersea Super Train: Marine Express" (1979) di Osamu Tezuka: nel centro del Pacifico esiste un vasto continente abitabile, che non viene sommerso da alcun cataclisma, sopravvive fino a oggi e su di esso si insedia una fiorente talassocrazia, contemporanea più o meno di quella cretese. La Cina non esiste come nazione a sé stante, essendo solo una colonia di questo popolo, e la stessa cosa vale per il Giappone e le isole indonesiane; vengono colonizzate anche Australia, Nuova Zelanda e le coste pacifiche dell'America. L'impero sarà in completa decadenza all'arrivo degli europei, o costituirà per loro un formidabile avversario nella colonizzazione del mondo? Come cambia la storia dell'uomo? (sempre William Riker)

L'Africa caucasica. Spin-off dell'ucronia precedente. Se il Sahara è una zona ricca e fertile, L'Europa e l'Africa saranno intimamente unite; l'impero romano temerà non solo le invasioni da nord e da est, ma anche e soprattutto quelle da sud. Con buona probabilità le differenze somatiche tra nordafricani e centrafricani saranno molto minori, e probabilmente numerosi europei avranno lineamenti congoidi. Anzi, forse tutta l'Africa sarà abitata da caucasoidi pigmentati in modo diverso a seconda della latitudine... (Renato Balduzzi prosegue con le sue proposte)

Neri bianchi. Durante il periodo di desertificazione del Sahara, un gruppo di cacciatori-raccoglitori di origine sudanese (e quindi di pelle nera) inizia una lenta migrazione verso nord. Trovando ostilità presso le popolazioni sedentarie incontrate in Medio Oriente, si dirige verso le foreste poco popolate della Siberia. A causa del freddo e dell'alta latitudine, gli individui con la pelle più scura, rachitici a causa della difficoltà a produrre vitamina D, soccombono. Chi produce meno melanina viene premiato dall'ambiente. Nel corso di vari secoli in Siberia si diffonderà un popolo di aspetto negroide, dalla pelle chiara (una proposta davvero strana di Renato Balduzzi)

L'America caucasica. Nell'Ottocento, alcuni dati antropometrici relativi alle popolazioni indigene americane della costa orientale degli Stati Uniti fecero pensare gli antropologi ad un antico meticciamento con popolazioni caucasiche. L'idea di un popolamento delle Americhe a partire dall'Atlantico venne abbandonata fino al 1999, quando l'archeologo Dennis Stanford, dello Smithsonian, suggerì che i primi americani avessero ereditato la loro tecnologia dai Solutreani, che vissero nell'Europa meridionale circa 21.000-17.000 anni fa. Quindi l'america sarebbe stata popolata da due linee direttive, una orientale e l'altra occidentale. Ma cosa succede se la linea di popolamento atlantica è molto massiccia e dà origine a una popolazione caucasica nel Nord America orientale, in contrasto con l'ovest e il Sud America, a prevalenza mongolica? Sicuramente nel corso della storia degli ultimi 500 anni, il razzismo nei confronti degli indigeni sarà molto minore, e forse oggi buona parte della popolazione degli USA orientali vanterà origini amerindie! (nuova incredibile idea di Renato Balduzzi)

L'Età del Fuoco/1. 13.000 anni fa, l'ecologia del Nord America era assai simile a quella europea: dominavano i grandi mammiferi (mammut, tigri dai denti a sciabola, bradipi giganti) e vi prosperava una cultura di cacciatori e raccoglitori, nota come cultura Clovis. Ora, c'è il sospetto che giusto in quell'epoca un oggetto extraterrestre sia esploso nell'atmosfera sopra il Canada, proprio quando il clima cominciava a riscaldarsi alla fine dell'ultima era glaciale. L'esplosione provocò immensi incendi, devastò l'ecosistema del Nord America e le civiltà preistoriche, ed innescò un periodo freddo della durata di un millennio. Poiché gli scienziati non hanno scoperto "un ampio cratere fumante" lasciato dall'evento, l'oggetto che attraversò l'atmosfera probabilmente era una cometa. Il calore sprigionato dall'evento provocò lo scioglimento dei ghiacci, e il riversarsi di acque fresche nel Nord Atlantico che ne risultò, interruppe le correnti oceaniche che portarono calore alla regione, e spesse nuvole di fumo e fuliggine nell'aria intensificarono il raffreddamento dell'Emisfero Settentrionale, il che spiegherebbe l'origine di un periodo di freddo della durata di 1.300 anni, che nei suoi primi decenni vide le temperature nell'emisfero settentrionale scendere anche di 10°, causando l'estinzione di massa dei grandi mammiferi ed il collasso della cultura Clovis. L'effetto a lungo termine fu un gap culturale e tecnologico tra le due sponde dell'Atlantico. Basti pensare ai problemi causati dalla scomparsa dei grandi mammiferi, come la caccia intensiva al cavallo che ne provocò l'estinzione, impedendone l'addestramento, o il cannibalismo, più o meno ritualizzato, per compensare la mancanza di proteine. E se quel fenomeno non avviene, e le culture Clovis in America non vengono distrutte dal cataclisma? Senza il periodo freddo, le grandi foreste europee continuano a prosperare, e non avviene lo spopolamento della grande selvaggina. I processi che portano ad un'economia di raccolta e poi all'allevamento e all'agricoltura sono più lenti, ed il gap culturale tra vecchio e nuovo mondo più limitato. Le civiltà americane conosceranno uno sviluppo simile a quello delle contemporanee culture euroasiatiche... che accade? (è di Lord Wilmore)

L'Età del Fuoco/2. Immaginiamo che la cometa Clovis colpisca non l'America, ma l'Europa. L'oggetto (o gli oggetti) esplode sopra la pianura ungherese, causando danni dalla Francia al Mar Caspio, e dalla Lettonia fino alla Giordania. I popoli scandinavi, per sopravvivere alla carestia e al freddo, saranno costretti ad emigrare in Nordamerica, portandosi dietro piante e animali; questi coloni europei ben presto si scontreranno e si fonderanno con i coloni asiatici arrivati precedentemente, dando vita ad una etnia del tutto nuova. Grazie alla presenza combinata di cavalli (sopravissuti come il resto della megafauna), animali addomesticati (bovini, ovini, suini), e piante edibili (alcune importate, come cereali e legumi, e altre indigene, come patate e mais), in America ben presto si svilupperanno civiltà avanzate. A causa della catastrofe, quasi tutta la megafauna europea ed nordasiatica si è estinta, compreso il cavallo, il cui posto è stato preso da cammelli e dromedari; grazie alla loro presenza, nasceranno civiltà (seppur meno evolute) anche in India, Cina, e nelle steppe nordasiatiche; in Africa la civiltà egiziana, mancando di competitori, diventerà la padrona del Mediterraneo, espandendosi fino alla Tunisia, l'Italia meridionale, la Grecia, la Turchia, l'Arabia e il Corno d'Africa; l'Europa, invece, rimarrà popolata solo di tribù primitive di cacciatori-raccoglitori. In questa situazione sarà l'America a "scoprire" e colonizzare l'Europa; la somiglianza somatica degli europei con gli americani, farà si che questi ultimi trattino gli indigeni molto più umanamente di come abbiamo fatto noi con gli indiani nella nostra Timeline (questa invece è di MattoMatteo)

Mammut son tanto felice... Alla fine dell'era glaciale i Mammut sopravvivono numerosi in Siberia. Ne consegue lo sviluppo di grandiose civiltà lungo il corso del Volga, dell'Ob o dello Jenisej che sfruttano l'eccezionale forza di questo animale per arare i campi, costruire città e muovere guerra contro i popoli vicini... (di Renato Balduzzi)

Macaca europaea. Ritrovamenti fossili del Pleistocene indicano che la bertuccia era ben diffusa in tutta l'Europa prima delle glaciazioni: si hanno statuette sarde di epoca nuragica che rappresentano bertucce, ed inoltre Ischia era chiamata dai Greci Pithecusa, che contiene il termine "pithecus", e non è del tutto azzardato affermare che l'isola prendesse il nome dal gruppo relitto di bertucce che la abitava. In seguito esse sopravvissero solo nelle regioni che mantennero un clima temperato, ossia nel sud della Spagna e in Nordafrica, dove rimarrà limitata fino ad oggi. E se invece una volta finite le glaciazioni si ridiffonde sul vecchio continente? La bertuccia, contrariamente a quanto si crede, è un animale che vive bene nelle zone fresche: basti pensare che il suo habitat ideale è la foresta di montagna fino ai 1800 metri di altitudine, è un primate molto versatile che vive bene dovunque non ci sia l'uomo e si trovi da mangiare; clan di bertucce introdotti sono presenti in zone temperate fredde, come a Salem in Germania, quindi la specie potrà potenzialmente abitare tutta l'Europa dal Baltico al Mediterraneo, limitata solo dalla presenza di habitat adatti. Durante l'età romana la sua presenza si farà più rarefatta, ma non si estinguerà, soprattutto nelle regioni meno abitate (Alpi, Pirenei, Germania, Balcani e naturalmente Numidia). Durante il Medioevo vivrà un momento felice, come tutta la fauna d'altra parte, ritornando a colonizzare i vasti spazi boscosi della fertile Pianura Padana, dell'Agro romano e del bassopiano francese. Le popolazioni si ridurranno a partire dal 1300, magari a causa della probabile associazione della scimmia alla stregoneria. Nel Seicento, con la grande crisi e la diminuzione della popolazione, conoscerà ancora un momento di ridiffusione, per poi assestarsi in zone marginali nel corso del Settecento e dell'Ottocento. Al giorno d'oggi le popolazioni europee saranno limitate a zone montagnose o poco popolate ed estinte in molti altri luoghi, ma assisteremo probabilmente a programmi di reintroduzione sulla falsariga di ciò che sta accadendo con il lupo ed il muflone. Certamente le bertucce hanno una prolificità piuttosto alta, non hanno bisogno di grandi spazi e si accontentano di mangiare poco, per cui la possibilità di persistenza in zone isolate dell'Europa fino ai nostri giorni non è da escludere. Certamente il loro carattere curioso e tendenzialmente amichevole con l'uomo giocherà a loro sfavore  In ogni caso il loro impatto sul folklore europeo sarà molto più profondo di quanto lo è stato nella nostra Timeline, dove le scimmie sono considerate animali esotici. Inoltre, esisteranno altre "città delle scimmie" sulla falsariga di Gibilterra. Quali potranno essere? Leonardo da Vinci, vivendo a stretto contatto con questi comuni animali selvatici, potrà avere prima del tempo l'intuizione della teoria dell'evoluzione, anticipando Darwin di oltre tre secoli... (sempre Renato Balduzzi)

Ursus domesticus. L’orso delle caverne (vissuto tra 1.400.000 e 25.000 anni fa), nonostante si nutrisse in prevalenza di vegetali, fu costantemente in competizione con gli umani per il possesso delle grotte; ma che succede se, invece di combattere contro di lui, l’uomo primitivo fosse riuscito ad addomesticarlo al posto del lupo, che diede origine al cane circa 36.000 anni fa? L’orso delle caverne era uno degli ursidi più grandi mai esistiti: i maschi, in media, pesavano 500 kg e in piedi raggiungevano i 2,7 m di altezza; l’esemplare più grande raggiunse i 3,2 m e oltre 800 kg. Tuttavia, secoli di incroci lo riducono a dimensioni più “maneggevoli”: 100-120 cm di lunghezza, 50-60 cm alla spalla, 30-40 kg di peso; le femmine sono solo leggermente più piccole. Mmeno veloci dei lupi, sono però migliori nuotatori grazie a mani e piedi più grandi, e possono arrampicarsi; l’olfatto è quasi altrettanto sviluppato dei lupi, ed essendo onnivori hanno meno problemi di alimentazione... (anche questa è di MattoMatteo)

Elephas domesticus. Gli Indiani tradizionalmente usano addomesticare gli elefanti catturati nella foresta, essendo più conveniente dell'allevamento. Ma se invece l'elefante viene allevato e selezionato in forme più piccole e che hanno bisogno di meno cibo? Nel corso degli anni in India vengono selezionate diverse razze di elefante che iniziano a diffondersi anche in altre località. Giunto in Cina e in Europa in età ellenistica, l'elefante aiuterà l'uomo nei lavori quotidiani e forse compariranno alcuni individui con pelliccia, più adatti all'allevamento in regioni a clima rigido. I Romani combatteranno molto di più con gli elefanti domestici, con carattere più mansueto e maggiore fedeltà al padrone. Nel Medioevo gli elefanti potrebbero essere utilizzati da nobili ed ecclesiastici come mezzo di trasporto privilegiato, mentre oggi, sostituiti dai trattori, finirebbero facilmente in padella accanto ai buoi, ai cavalli e agli asini... (Renato Balduzzi insiste)

Elephas italicus. A causa delle ridotte risorse naturali, in Sicilia si svilupparono particolari razze di elefanti e rinoceronti nani. Lo stesso accadde in Sardegna con i mammut. E se questi fossero sopravvissuti all'estinzione ed addomesticati dall'uomo, sostituendo cavalli e buoi per i trasporti ed i lavori pesanti? Al garrese sono alti massimo 1,20 m, ed in più possono fornire lana ed avorio (questa è di Enrica S.)

Elephas americanus. Gli elefanti, fino ad epoche relativamente recenti, vissero anche nelle Americhe, per poi estinguersi circa 10.000 anni fa. Ma che succede se le poche comunità superstiti di proboscidati americani vengono allevate dai nativi? Avremo uno sviluppo della civiltà americana molto anticipato e opere ancor più faraoniche. Inoltre, abituati a tali "mostri", gli Atzechi non avranno timore dei cavalli con cui Cortez sbarcherà in Messico. Piuttosto, saranno gli Spagnoli a stupirsi degli elefanti e a rimandare la loro conquista delle Americhe... (di nuovo Renato Balduzzi)

Alligator europaeus. Come cambia la storia e la cultura dell'Europa se in questo continente sono diffusi in natura  i coccodrilli? Il coccodrillo europeo, abituato a climi freddi, sarà certamente un parente degli alligatori americani e cinesi, gli unici tra i coccodrillidi ad abitare in regioni a clima temperato, quindi il suo nome scientifico sarà Alligator europaeus. Presumibilmente si tratterà di un animale piuttosto grosso, così da essere avvantaggiato nel mantenere costante la propria temperatura corporea (come si sa, più il volume è grande minore è il rapporto tra esso e la superficie). Inoltre, avrà sicuramente delle narici molto alte, in modo da poter avanzare fuori dal ghiaccio che si forma sugli specchi d'acqua e così non morire soffocato. Sarà anche un animale molto forte, tanto da riuscire a spaccare croste di ghiaccio spesse anche 20 o 30 cm con una mossa del capo. In compagnia di un rettile del genere, quali conseguenze ci saranno sullo sviluppo della cultura, della scienza e della mitologia? (altra proposta di Viverefan)

Bambusa europaea. Il bambù è una pianta indispensabile per le società asiatiche. Con il bambù viene fatto di tutto, dalle tubature ai vestiti, dalle abitazioni agli strumenti agricoli. In Europa, dove questa pianta non è diffusa, fare le stesse cose è sempre stato molto più complicato. E se invece i nostri antenati hanno la fortuna di trovare il bambù allo stato spontaneo nel Vecchio Continente? Ci si può aspettare di tutto: le società palafitticole saranno molto più diffuse e forse anche più potenti; la stessa Venezia potrebbe essere costruita interamente in bambù. Inoltre, i Romani utilizzeranno armi e attrezzature militari estremamente resistenti e a buon mercato, mentre i Greci, sfruttando l'estrema leggerezza delle canne, proveranno a fare volare i primi alianti... (è di Renato Balduzzi)

Il supersqualo. Il Megalodonte era un feroce squalo preistorico lungo fino a venti metri che sì è estinto solo 10,000 anni fa ma che secondo alcuni scienziati esiste ancora nelle profondità del mare. Cosa succederebbe se questo "re dei mari" continuasse ad esistere fino ai giorni nostri? Ve lo vedete il capitano Achab che lotta fino alla morte con un Megalodonte bianco? (made in Andrea Villa)

Lana suina. Il Mangalica è una razza suina molto diffusa in Ungheria e nei paesi limitrofi, resa particolare dalla peluria riccia che le conferisce un aspetto non dissimile da quello di una pecora, e dal carattere, mansueto e fedele come quello di un cane. Le sue carni erano particolarmente famose specialmente tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. L'origine di questo maiale peloso è misteriosa: c'è chi ipotizza derivi direttamente dal cinghiale europeo, chi invece ritiene sia il risultato dell'incrocio tra il porco domestico europeo e quello indiano (Nathusius), e chi infine ritiene che nasca dalla fusione di un maiale indiano con il cinghiale (Monostori). Supponiamo che una razza di maiali pelosi sia selezionata già durante la preistoria, col risultato di essere usata anche per la "lana" oltre che per la carne, Ebrei e Musulmani potrebbero non sviluppare mai il precetto che impedisce di mangiare carne di maiale. Visto che i maiali hanno alcuni vantaggi rispetto alle pecore (essendo onnivori sono più facili da allevare, sia per le popolazioni stanziali che quelle nomadi), l'allevamento dei maiali pelosi potrebbe sostituire quello delle pecore; certo, dai maiali non si può ottenere altrettanto latte che dalle pecore, ma per questo si possono usare i bovini, utilizzabili anche per trainare carri ed aratri... (è di MattoMatteo)

Formaggio equino. La simbiosi dell'uomo col cavallo è una delle più riuscite, seconda solo a quella col cane, tranne che per un dettaglio: il cavallo può nutrire solo da morto. Questo perché le giumente, dovendo muoversi molto, producono poco latte, per poco tempo e di infima qualità (almeno per l'uomo). Mettiamo che, naturalmente o artificialmente, anche negli equini avvenga la specializzazione tra generi come nei bovini: forti, veloci e adatti alla sella i maschi; lente, docili e adatte alla mungitura le femmine. Ciò permetterebbe a chiunque di andare dove vuole con una sana giumenta da latte, a patto di poterla mantenere. Come conseguenza, tutte le culture del cavallo otterrebbero un enorme vantaggio sulle civiltà urbane, divenendo praticamente inarrestabili, perchè dove arriva una coppia di cavalli possono arrivare anche loro. Anzi, non è neppure detto che possa nascere la civiltà urbana fuori da Egitto, bacino mediterraneo occidentale e Cina meridionale, unici posti abbastanza lontani dalla steppa eurasiatica da riuscire a fermare le orde nomadi. In ogni caso, come cambiano le guerre con la cavalleria mobile quanto se non più delle moderne divisioni meccanizzate? (made in Enrica S.)

Un'altra zootecnica. Sempre sulla scia di quanto detto per i cavalli, un sacco di altri animali potrebbero essere mutati (naturalmente o artificialmente) per aumentare la loro utilità per l'uomo. Prendiamo le capre: specie più grandi di quelle esistenti potrebbero essere adatte alla monta, un po' come avviene per le capre dei nani in moltissimi fantasy; non è improbabile, visto che molti popoli di montagna hanno stature medie attorno al 1,40m e in Mongolia si cavalcano pony più bassi dei fantini. Oppure alcuni mammiferi marini: è noto che in Mauretania delfini e pescatori collaborano per mettere nel sacco banchi di pesci, ma la cosa potrebbe diventare sistematica, con barche trainate da delfini come carri da guerra ittiti (!). Pure l'aria potrebbe avere la sua zootecnica: grandi catene montuose come l'Himalaya o il complesso Ande-Montagne Rocciose potrebbero favorire il gigantismo di alcune specie di uccelli, come gli antichi pterodattili o le aquile giganti neozelandesi, capaci di sollevare le pecore; anche in questo caso il nanismo ambientale dei popoli montani potrebbe favorire tentativi di addomesticazione di questi giganti. Alessandro potrebbe combattere i montanari su capre della Battria, Ibn Battuta descrivere le piroghe trainate da delfini della Guinea, Pizarro fronteggiare battaglioni inca su aquile: ed è solo l'inizio! (ancora Enrica S.)

La volpe di compagnia. A sorpresa, nel sito archeologico di Uyun-al-Hammam, posto nel nord della Giordania e vecchio di circa 16.500 anni, è stata ritrovata una tomba contenente un essere umano in compagnia di una volpe. I ricercatori dell'Università di Cambridge ritengono che possa trattarsi di un caso senza precedenti di "amicizia" tra l'uomo e questo canide selvatico, peraltro almeno 4.000 anni prima delle più antiche sepolture note in cui compare un essere umano in compagnia di un cane. Le volpi dunque potrebbero essere state degli animali da compagnia molto prima che i nostri avi cominciassero ad addomesticare il cane. E se la volpe rossa prende il posto del cane come animale di compagnia dell'autoproclamatosi Homo sapiens? Contro chi organizzeranno battute di caccia gli aristocratici inglesi? (questa è di Lord Wilmore)

L'altro lagomorfo. Il pica sardo era un animale simile al coniglio, ma più grosso, evolutosi in Corsica e in Sardegna durante l'era glaciale, ed estintosi in epoca relativamente recente. Meno prolifico ma più "carnoso" del coniglio, se sopravvive potrebbe sostituire il parente "orecchielunghe" nell'allevamento. Come cambia l'alimentazione umana? (di Renato Balduzzi anche questa)

Megatherium domesticus. Alcuni ritrovamenti indicano che il primo animale di cui si conoscono tentativi di allevamento fu il megaterio, una sorta di enorme bradipo terrestre. L'allevamento di questo animale evidentemente fallì o comunque si perse nei meandri della storia. Ma se invece i popoli precolombiani lo allevano fino all'arrivo degli Spagnoli che lo diffondono nel Vecchio Mondo? Oggi dal salumiere potremmo comprare bistecche di bradipo? (ancora Renato Balduzzi)

Megafauna australiana. Molti paleontologi affermano che la fauna australiana, soprattutto per quanto riguarda animali di grossa taglia, si estinse a partire da 10.000 anni fa, non solo per motivi naturali dovuti ai cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto per opera dell'uomo. Gli antenati degli odierni aborigeni infatti avevano un sistema assai originale di caccia: consisteva nel bruciare ettari ed ettari di macchia, per poi limitarsi a raccogliere gli animali affumicati e consumare le piante colonizzatrici. Con questo sistema però buona parte dell'Australia è stata ridotta ad un deserto, con conseguente diminuzione della biodiversità. Ma se ciò non accade? Oggi il Nuovissimo continente è coperto da foreste popolate da canguri alti tre metri, tigri marsupiali, vombati grossi come ippopotami e varani lunghi fino a sei metri. Quali conseguenze sulla colonizzazione di queste terre da parte degli europei? La megafauna australiana avrà un riscontro economico per l'uomo? (Renato Balduzzi è particolarmente ispirato da questo tema)

Pinguini domestici. Pochi lo sanno, ma un tempo i pinguini esistevano anche... al Polo Nord. O meglio, nell'Atlantico settentrionale. Stiamo parlando dell'alxa impenne (Pinguinus impennis), un uccenno non volatore alto 80 cm e privo di penne remiganti, da cui il nome. Anzi, la parola "pinguino" comparve per la prima volta nel XVI secolo, derivata dal gallese "pen gwyn" ("testa bianca"), ed indicava proprio la nostra alca impenne. Essa sopravvisse fino all'epoca storica ma si estinse a metà ottocento, indovinate per colpa di chi? Ovviamente della caccia indiscriminata operata dall'uomo. Ma in tempi passati l'alca impenne giocava un ruolo importante presso molte tribù di nativi americani, sia come fonte di cibo che come creatura simbolica. Molti capitribù venivano seppelliti assieme ad ossa di alca impenne, e uno è stato addirittura trovato ricoperto da più di 200 becchi di alca, che si presume facessero parte di un mantello fatto con le loro spoglie. Ora, che accade se, anziché provocarne l'estinzione, gli uomini cominciano ad allevare le alche sia come importante fonte di proteine che come animale da compagnia? (questa invece è di Enrica S.)

Formiche domestiche. Cosa succede se l'uomo riesce ad addomesticare una varietà di formica come spazzino dei suoi rifiuti? Le formiche potranno essere usate per eliminare altri e più fastidiosi commensali (scarafaggi, al esempio), e in casi estremi essere allevate perfino come cibo. Come si sviluppa una civiltà in cui le pattumiere ospitano dei formicai? Altri vantaggi potrebbero essere nella possibilità di usare il surplus "agricolo" delle formiche stesse, come i funghi che alcune varietà coltivano, o il miele degli afidi (originale idea di Falecius)

Senza la cometa. Nessuno sa quanto sia vecchia la Cometa di Halley, la più famosa tra tutte le comete periodiche; di solito si pensa che le comete abbiano breve vita, perchè i passaggi in vicinanza del Sole strappano loro materia e fanno sublimare il loro nucleo di ghiaccio. Supponiamo che la vita di questa cometa sia già finita quando inizia l'epoca storica, o che essa non si formi proprio. Le conseguenze sulla storia umana, sebbene ciò paia incredibile, sarebbero rilevanti. Il primo passaggio al perielio documentato in Occidente, quello del 25 gennaio del 66 dopo Cristo, venne interpretato dagli Zeloti come un segno divino che Roma stava per crollare, e li indusse alla rivolta che causò la distruzione del Secondo Tempio e la diaspora degli Ebrei. Il perielio del 16 febbraio 374 d.C. fu interpretato dai Romani come un presagio di sventura e alimentò il terrore nei confronti dei Germani, terrore che fu una delle cause della disfatta di Adrianopoli del 9 agosto 378. Al contrario, secondo alcuni il perielio del 28 giugno del 451 rincuorò la coalizione romano-germanica guidata da Flavio Ezio che inflisse ad Attila la decisiva sconfitta nella battaglia dei Campi Catalaunici, ultima grande vittoria della storia romana. Il 5 settembre dell'anno 989, nuovo passaggio al perielio che convinse molti intellettuali europei che, in concomitanza dell'anno Mille, stesse avvicinandosi la fine del mondo; senza di esso, il Millenarismo fiorente in quei secoli avrebbe perso molto vigore. Il perielio del 20 marzo 1066 è raffigurato nell'Arazzo di Bayeux, eseguito per festeggiare la battaglia di Hastings: è possibile che, senza quel presagio, Guglielmo il Conquistatore non si sarebbe deciso ad assaltare l'Inghilterra e sarebbe morto in terra di Francia. Il perielio del 18 aprile 1145 fu considerato come un segno celeste da Papa Eugenio III, che si convinse a bandire la fallimentare Seconda Crociata. Il passaggio al perielio del 25 ottobre 1301 fu osservato da Giotto, che inserì la cometa di Halley nella sua "Adorazione dei Magi" della Cappella degli Scrovegni di Padova. Fu da allora che nei presepi si cominciò a porre una stella cometa luccicante sopra la capanna della Sacra Famiglia; senza quell'affresco, oggi nei presepi porremmo probabilmente una stella a tre punte, antico simbolo trinitario. È opinione di molti che il perielio del 10 novembre 1378 agitò gli animi degli ecclesiastici europei, venne interpretato dalle diverse fazioni come un prodigio a proprio favore e contribuì ad alimentare lo Scisma d'Occidente. Infine, poco prima del perielio del 9 giugno 1456 la cometa di Halley passò molto vicina alla Terra, la sua coda si estendeva per ben 60° nel cielo e, a detta dei cronisti dell'epoca, assunse la forma di una scimitarra, generando grande terrore in Europa, dal momento che Costantinopoli era stata conquistata solo tre anni prima dai Turchi, e si temeva che l'astro annunciasse nuovi trionfi islamici; per questo papa Callisto III tentò inutilmente di organizzare una Crociata. Questo clima di terrore attizzò la certezza che i Turchi costituivano ormai un bastione insormontabile, e probabilmente diede impulso alla ricerca di una nuova via verso le Indie, portando alla scoperta dell'America. Senza la cometa che porta il nome di Edmund Halley, presumibilmente la storia umana sarebbe stata molto diversa... (un colpo di genio di Enrica S.)

Il Mare Sarmatico. Il Mar Nero, in epoca glaciale, a differenza dei mari collegati all'Oceano costituiva un unico bacino con il Caspio e il Lago d'Aral; d'altra parte il grande golfo tra la Crimea e il Delta del Danubio era ancora emerso e soprattutto non c'era collegamento marittimo col (futuro) Mar di Marmara né tantomeno con il Mediterraneo. Di fatto quindi c'era un Secondo Mediterraneo, era il Mare Ponto-Caspio-Araliano, ma non bastava comunque a isolare l'Europa, neppure allorché il Ghiacciaio Scandinavo debordava ampiamente nell'Istmo Ponto-Baltico. In seguito esso progressivamente si ridusse fino alle attuali dimensioni. Ma se tale processo non avviene? Come cambiano il clima, l'ecologia e la civiltà umana se invece della steppa abbiamo un immenso mare Sarmaticum? (genialissima proposta di Bhrg'hros)

Il canale d'Egitto/1. L’Africa è separata dall’Asia, al posto della penisola del Sinai c’è un braccio di mare largo come quello che separa Tunisia e Sicilia che mette in collegamento Mediterraneo e Mar Rosso. Che accade? L’uomo lascia in ogni caso il continente africano, ma lo fa molto più tardi rispetto a quanto ha fatto nella nostra Timeline, e probabilmente passa attraverso il ben più agevole stretto di Gibilterra. Le civiltà mesopotamiche e quelle sui fiumi indiani e cinesi nascono con grande ritardo, mentre abbiamo civiltà monumentali nate sulle rive del Guadalquivir, della Loira o, perché no, del Po. Le piramidi padane o le ziggurat piemontesi... (anche questa è di Damiano)

Il canale d'Egitto/2. Ecco una proposta alternativa per l'ucronia precedente, basata su questa constatazione: se hanno passato il mare tra l'Indonesia e l'Australia, prima o poi gli uomini passano anche quello tra l'Africa e l'Eurasia, anche se solo 60.000 anni fa anziché mezzo milione di anni or sono. Le differenze con la nostra storia tuttavia sono notevoli. Certamente l'Egitto non subisce invasioni asiatiche, non può espandersi in Siria e Palestina e sceglie piuttosto la direttrice libica e quella nubiana; oppure diventa una talassocrazia sostituendo Creta. Abramo prima e Giuseppe poi non possono scendere in Egitto, di conseguenza si evita la cattività in quella terra, oppure Giuseppe è condotto dai Madianiti nell'Arabia Felice, l'odierno Yemen, e da lì Mosè li ricondurrà in Canaan dopo una marcia quarantennale attraverso il deserto arabo del Rub'al Khali: « Dall'Arabia ho chiamato mio figlio... » (questa invece è del solito William Riker)

Lo stretto di Suez. A Gibilterra c'è un istmo che separa Atlantico e Mediterraneo. A est invece il golfo di Suez è molto più profondo che nella nostra Timeline, e si congiunge al Mediterraneo. Ipotizzando un'evoluzione storica simile alla nostra, il baricentro delle prime civiltà monumentali sarà spostato a sudest, forse i Fenici edificheranno Cartagine sulla costa Araba del Mar Rosso o nel sito dell'attuale Gibuti. Una considerazione naturalistica: come sarà la fauna del Mar Mediterraneo? (ancora Damiano)

Il Mare Trasimeno. Il lago Trasimeno, il più grande dell'Italia centrale e il quarto di tutta l'Italia, è un lago "laminare" o "endoreico", vale a dire originatosi quando il sollevamento del terreno ha formato una specie di "coppa" poco profonda in cui confluiscono le acque: in effetti, con 6 m di profondità massima e 4 m di profondità media, il Trasimeno è uno dei laghi meno profondi d'italia. Ma che succede se, a seguito del sollevamento del terreno ai lati, la zona centrale si spacca collassando, dando origine ad un lago ben più ampio e profondo? Con una superficie di almeno 1.700 km2, il Trasimeno è il lago più grande d'Italia, con un'estensione che supera di circa il 40 % quella di tutti gli altri laghi italiani messi assieme, coprendo quasi un quinto dell'Umbria; la sua profondità media è di circa 40 m, quella massima è di circa 80 m; con i suoi quasi 70 km3 di acqua, rappresenta quasi un terzo dell'intera riserva d'acqua dolce dell'Italia. I suoi immissari principali sono l'Arno e il Tevere; quest'ultimo è anche l'emissario. Molte città si affacciano sulle sue rive, ma anche l'antica Roma ha avuto un legame importante con questo lago. Spoleto, la bella Spoleto, è una città portuale. L'espansione lungo la penisola sarà molto ostacolata, a partire dai romani fino alle truppe alleate nel '44. La Via Salaria dovrà fare un bel giro per arrivare fino all'Adriatico, e forse avremmo San Francesco che parla coi pesci o coi delfini invece che con gli uccelli. Il clima dell'Italia centrale sarà più umido e temperato. Altre conseguenze? (ipotizzata da MattoMatteo)

Il Lago Adriatico. La Puglia è più "lunga" e collegata alla penisola balcanica, l'Adriatico è un vasto lago o addirittura una pianura coltivabile. Come cambia la storia? (è del Marziano)

L'Età della Pietra eterna. I cartoni animati dei "Flintstones" sono diventati popolarissimi in Italia con il titolo "Gli Antenati", lasciando intendere che questi cartoon siano ambientati in un'epoca passata molto lontana. In realtà, essi si configurano come un vero e proprio XX secolo alternativo, in cui la tecnologia moderna (automobili, aerei, elettrodomestici, televisori, perfino computer) è realizzata unicamente con il legno, la pietra e la forza muscolare. Che succederebbe dunque in caso di "Neolitico eterno", cioè in un mondo in cui la civiltà tecnologica non è mai decollata, non sono stati scoperti neppure i metalli, e le guerre mondiali, secondo l'intuizione di Albert Einstein, devono combattersi con asce e frecce? (se lo chiede l'immaginifico Marziano)

L'età senza oro. Riguardo all'ucronia precedente, Le civiltà mesoamericane non possedevano una metallurgia, eppure raggiunsero un altissimo grado di civilizzazione, e la civiltà Jomon del Giappone é sopravissuta 10.000 anni senza avene bisogno di metalli, senza parlare di molte altre culture senza nome. Ma che succede se per qualche motivo argento e oro non sono disponibili nella crosta terrestre? Questo cambierebbe la storia umana forse ancor più dell'assenza degli altri metalli! (Perchè no? ha battuto un colpo)

L'età del titanio. Il titanio è resistente come l'acciaio ma il 40 % più leggero, e pesa il 60 % in più dell'alluminio ma con una resistenza doppia. Esso fu isolato in forma metallica per la prima volta solo nel 1910 da Matthew Albert Hunte. Ma che sarebbe successo se il titanio fosse stato scoperto fin dall'antichità, come il rame, lo stagno, il ferro e l'oro? Come sarebbe cambiata la tecnologia umana? (made in William Riker)

Che sapore ha l'uomo? Pare, secondo alcuni reperti ritrovati in Francia, che gli uomini di Neanderthal non disdegnassero il cannibalismo nei momenti di carestia. Che accade se questa macabra "usanza" si diffonde anche tra i Sapiens e sopravvive a lungo, e addirittura fino ai nostri giorni? (questa è di Generalissimus)

La stagione degli amori. In un qualsiasi momento della storia umana (o anche della cronaca, fate voi, ma prima la cosa accade e più lo spessore delle conseguenze "pesa") la razza umana subisce una qualche mutazione genetica che ha un forte effetto sui costumi sessuali: in pratica, la "stagione degli amori" non dura più tutto l'anno ma solo per un determinato periodo come accade per la stragrande maggioranza di tutte le altre specie. Quali i mutamenti nella vita sociale? Può restare in essere il matrimonio o il concetto stesso di coppia monogama? E quali le conseguenze sulla storia umana, sullo sviluppo della civiltà? Le conseguenze possono essere diverse anche a seconda del periodo che viene interessato da queste "pulsioni": inverno? primavera? quale altra stagione? (ideata da Enrico Pellerito)

Mettiamoci un tappo. Alcuni animali hanno un metodo piuttosto peculiare per evitare che le femmine siano fecondate da maschi che non sono il legittimo compagno: quando sono stimolate dalla penetrazione, le pareti della vagina secernono una sostanza che forma un "tappo" all'ingresso dell'utero; se la fecondazione non avviene, il tappo si dissolve, altrimenti dura fin quasi al parto; in questo modo l'identità del padre è certa quanto quella della madre. Quali effetti potrebbe avere per la storia, se anche gli umani avessero questa caratteristica? (pensata da MattoMatteo)

Il sesso dominante. In quasi tutti i vertebrati, il rapporto tra maschi e femmine alla nascita è all'incirca 1, vale a dire che nascono più o meno tanti maschi quante femmine. Ma che succede se, invece, uno dei due sessi nasce molto più frequentemente dell'altro (diciamo da 2 ogni 3 nascite, a 9 ogni 10)? Se nascono più uomini si avranno guerre più frequenti. Se nascono molti più uomini o molte più donne, gli esponenti del sesso raro si troveranno in condizione di potere. Gli esponenti del sesso comune potrebbero essere schiavizzati molto più spesso... (ancora MattoMatteo)

Il sesso intelligente. La razza umana è divisa in due da una forte dimorfismo sessuale: i maschi sono massicci, forti ed aggressivi, ma bassi e dotati solo di un'intelligenza limitata; le femmine sono alte e slanciate, esili ma dotate di capacità intellettive molto superiori ai maschi. In una situazione del genere, come apparirebbe il mondo? Le femmine comanderebbero il vapore, con gli uomini al guinzaglio come cani da guardia? Oppure questi ultimi lotterebbero continuamente tra loro per cibo, territorio e femmine, frustrando ogni tentativo femminile di far evolvere la società? (un'idea ispirata a MattoMatteo dal "Ciclo di Almuric" di R.E.Howard, il "papà" di Conan il barbaro)

Pochi ma buoni. La fertilità, e quindi il tasso di crescita, della razza umana è molto più bassa di quella attuale, per cui attualmente siamo ancora sotto al miliardo di individui; questo significa che, nel corso della storia, le spinte dei popoli ad espandersi per trovare nuove fonti di cibo e altre risorse, causate dalla sovrappopolazione, saranno molto più limitate. Forse le guerre si faranno per le donne, che in questo caso saranno considerate una risorsa: ratti delle sabine a non finire... (sempre MattoMatteo)

Sogni d'oro. Che succede se anche l'uomo adotta la pratica del letargo totale (come i ghiri) o parziale (come orsi e scoiattoli), se cioè trascorre da 4 a 6 mesi all'anno in animazione sospesa per superare i severi periodi glaciali? Uno studio recente afferma che le specie che vanno in letargo sono più resistenti alle estinzioni, dunque si può pensare che un'umanità "letargica" viva da 120 a 150 anni, compensando così i lunghi periodi trascorsi in fase di sonno. Ma l'umanità che vive in zone tropicali potrebbe non aver bisogno di letargo, restando attiva 12 mesi su 12, e gli abitanti dell'emisfero australe dormirebbero mentre quelli dell'emisfero boreale sono svegli. Proposte alternative: a causa di qualche artifizio astronomico, ogni tot anni o mesi la Terra va in glaciazione, per cui tutte le specie (uomo incluso) devono andare in letargo, oppure qualcuno scopre la "pillola del letargo" che induce una specie di "sonno rigenerante", e la gente inizia a farne uso per prolungarsi la vita... Come realizzare una civiltà tecnologica in questa situazione? E come si svolgerebbe la storia umana? (anche questa è di William Riker)

Para più che normale. Nel suo bestseller "Viaggio nel mondo del paranormale" Piero Angela spiega (giustamente) che, viste le deboli correnti elettriche che attraversano i nostri neuroni, per poter trasmettere il pensiero dall'uno all'altro, ognuno di noi dovrebbe avere in testa un'antenna alta 4 chilometri, soluzione invero piuttosto ingombrante e fastidiosa. Oppure dovrebbe avere un cervello superconduttore, ma in questo caso esso cristallizzerebbe, trovandosi a pochi Kelvin dallo zero assoluto, ed allora non ci sarebbe più molto da trasmettere. Supponiamo però che una mutazione genetica faccia sì che il cervello umano sia in grado di scambiare pensieri con gli altri suoi simili, di agire sulla materia tramite telecinesi e addirittura (almeno in alcuni soggetti particolarmente dotati) di influenzare le azioni e le decisioni altrui. In questo caso, come cambia (radicalmente) la storia umana? E se anche gli animali potessero scambiarsi impressioni e sentimenti per via telepatica, e manifestare poteri telecinetici? (un sogno ad occhi aperti di William Riker)

Buon sangue non mente. Come si svolge la storia dell'umanità se l'essere umano non è in grado di mentire, ma solo di dire sempre il vero? La nostra capacità di dire cose che non corrispondono alla realtà non è scontata: si tratta di uno dei risvolti più elevati dell'evoluzione del nostro cervello. Ma vi immaginate? Niente sotterfugi, le persone "dicono ciò che pensano", niente diplomazia? Un metodo per aggirare l'ostacolo potrebbe essere quello di non dire tutto o di cambiare discorso divagando, ma non si potrebbe usare sempre. Grandissimo sviluppo della dialettica. Al massimo l'unico modo di mentire sarebbe quello involontario, ossia se uno crede che ciò che sta dicendo sia vero, mentre in realtà non lo è (= sbagliare in buona fede). Necessariamente si instaura un regime di trasparenza e di obbligo a comportarsi bene... o forse no? (curiosa idea di Edoardo Secco)

Il pianeta dei bugiardi. Nell'ucronia precedente, Edoardo ha ipotizzato un mondo in cui gli esseri umani sono incapaci di mentire. Ma nel mondo animale e vegetale la menzogna, nella forma del mimetismo, è essenziale alla sopravvivenza di alcune specie: per evitare di essere catturati dai predatori, per riuscire a catturare più facilmente le prede, per avere maggiori possibilità di riprodursi, eccetera. Ora proviamo a pensare di esportare questo concetto anche agli esseri umani, immaginando una società in cui quelli che mentono meglio sono considerati non dei farabutti, ma dei geni, da ammirare ed emulare; chi mente meglio ha accesso alle cariche più alte, guadagna di più, ha più successo con le donne, e così via. Strano come questo mondo assomigli tanto al nostro, no? (ancor più curiosa idea di MattoMatteo)

Solo Tabacco e Venere / riducono l'uomo in cenere. Perchè gli umani hanno la capacità di digerire alcol etilico, senza rimanerne avvelenati come altri animali? I nostri antenati ominidi si nutrivano anche di frutta, e quindi hanno dovuto sviluppare una tolleranza all'etanolo prodotto dai frutti troppo maturi. Ma che succede se questo adattamento non avviene? Noè non rischierà di ubriacarsi e di essere visto nudo dal figlio Cam, quindi quest'ultimo non verrà maledetto. Ulisse non potrà far ubriacare Polifemo, per poterlo accecare e fuggire. il Proibizionismo non avrà ragion d'essere, e quindi la malavita organizzata non diventerà così potente negli USA. O forse si troverà comunque altro (siano bevande o no) per cui gli uomini vanno matti da rendere illegale, e che farà la fortuna dei gangsters? (ancora MattoMatteo) T

Un mondo egualitario. Timothy A. Kohler della Washington State University a Pullman ha stabilito che, nella storia dell'umanità, le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza hanno iniziato ad accentuarsi durante il Neolitico e sono poi aumentate con la domesticazione di piante e animali e con la complessità delle strutture sociali. Queste disuguaglianze, inoltre, sono state decisamente più marcate nelle società euroasiatiche che in quelle dell'America settentrionale e centrale. In verità, monitorare le differenze di accesso alle risorse nelle società più antiche mediante opportuni parametri non è facile, ma Kohler ha dimostrato che un parametro relativamente semplice e universale della capacità economica di una famiglia sono le dimensioni delle case all'interno di una comunità. Nelle società in cui gran parte delle persone hanno una posizione economica simile, le abitazioni tendono ad avere le stesse dimensioni, mentre per i gruppi in cui alcuni hanno una ricchezza maggiore di altri, si osserva di solito la coesistenza di case piccole e grandi. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori hanno rilevato una maggiore disparità economica nei siti agricoli rispetto a quelli occupati da cacciatori-raccoglitori o da popolazioni con un'economia "mista", cioè costituite da piccoli gruppi che integravano piccole colture con le risorse ottenute con la caccia o la pesca, e questa disparità era tanto maggiore quanto più era importante la domesticazione di grandi mammiferi e l'estensione delle coltivazioni agricole. A questo si sovrappone poi il livello di strutturazione e complessità della società, con la creazione di élite politiche. I risultati ottenuti hanno dimostrato che i siti eurasiatici avevano raggiunto livelli di disuguaglianza significativamente più elevati rispetto a quelli nordamericani, anche quando le rispettive economie agricole erano durate per periodi di tempo equivalenti. Per realizzare i confronti Kohler ha adattato un classico strumento socioeconomico, il cosiddetto coefficiente di Gini, introdotto nel 1912 dallo statistico e sociologo italiano Corrado Gini. In pratica, un paese in cui vi è una distribuzione della ricchezza perfettamente equa avrebbe un coefficiente di Gini pari a 0, mentre un paese in cui tutta la ricchezza è concentrata in una sola famiglia avrebbe un coefficiente pari a 1. Ebbene, il coefficiente di Gini delle società del Nuovo Mondo difficilmente superava lo 0,30, mentre nel Vecchio Mondo si raggiunse anche un indice pari a 0,59. E se putacaso fossero state le popolazioni "egualitarie" a scoprire la massa euroafroasiatica e ad avere la potenza di conquistarla? Come sarebbero cambiate la società e la geopolitica attuale? (se lo chiede Enrico Pellerito)

Ci sono i Giganti sulla Terra (il titolo parafrasa Gen 6, 4 sostituendo il passato con il presente). Il diluvio universale non avviene ed Atlantide non è cancellata dalla faccia della Terra, ma instaura una talassocrazia che scopre l'elettricità e la tecnologia nucleare con millenni di anticipo sulla storia reale (proposta da William Riker e da Det0; ecco il grandissimo sviluppo scritto da quest'ultimo)

Nostra Signora dei Mammut. Il titolo volutamente ironico è ripreso da un paragrafo del libro "Le maschere di Dio: mitologia primitiva" di Joseph Campbell. Campbell sostiene l'esistenza di una società primitiva di stampo matriarcale i cui effetti si fecero sentire anche nel panorama religioso, dato che la principale (od unica) divinità venerata fu proprio la Grande Madre. Testimonianza in tal senso verrebbe data dalle numerosissime "Veneri preistoriche". Echi dell'esistenza di una società di questo tipo, sempre postulata ma mai identificata veramente, sarebbe la permanenza in molte delle religioni storiche indoeuropee e non di culti riservati a divinità femminili importantissime (Ishtar, Cibele, Iside, Hera, Gea, Bona Dea, Ecate, Freya), anche se ben presto la loro importanza divenne secondaria ed a loro vennero presto affiancate, in epoche più tarde, controparti maschili che ne assunsero molte caratteristiche . Echi di questo passaggio di consegne è presente in alcuni miti (Apollo che si impadronisce dell'oracolo di Delfi uccidendo il serpente simbolo della Madre Terra, Zeus che tradisce Hera impunemente, ecc.). Se però il matriarcato sopravvive? Di conseguenza anche la mitologia sarà più femminilizzata. Hera sarà la regina degli dèi e Zeus solo il suo consorte, subordinato a lei. Pure le altre dee avranno una posizione di spicco rispetto alle controparti maschili. Afrodite, ad esempio, sarà sovrana dei mari in luogo di Poseidone ed Ecate la dea degli inferi in luogo di Hades. Molti miti verranno rivisitati: la stessa guerra di Troia scoppierà per Eleno, affascinante adolescente conteso tra regine achee e principesse troiane! Ma soprattutto, come si evolverà in un contesto siffatto l'Ebraismo? YHWH regnerà comunque incontrastato o dovrà dividere il suo ruolo don la sua compagna segreta, Asherat? Ed il Cristianesimo? (made in Never75)

Le Glaciazioni continuano. Nell'Olocene continuano i cicli di glaciazione, intervallati solo dai fenomeni di Dansgaard e Oeschger di deglaciazione temporanea (anche se pur sempre di un millennio), e il livello dei mari resta agli attuali − 100 o addirittura − 200. Dove non ci sono ghiacci, le coste atlantiche lasciano molto più terreno emerso; i fondali del Mare del Nord dove non coperti dal Ghiacciaio Scandinavo, della Manica e al largo della Bretagna sono terreno abitabile; il Golfo di Biscaglia rimane, anche se più stretto, ma nel Mediterraneo i cambiamenti sono rilevanti (Toscana-Elba più vicine al blocco Corsica-Sardegna; Malta unita alla Sicilia; Cicladi e Sporadi fuse in un'unica massa; Mar Nero separato dal Mediterraneo ma forse in comunicazione col Caspio-Aral; Cipro, se non continentale, almeno più vicina). Se è corretta, come dalle ricerche pubblicate nel 2001 da Ornella Semino ed altri, sembra evidente, l'ipotesi che alla fine del Paleolitico l'antropizzazione delle aree libere dai ghiacci fosse già stabilizzata da parte degli antenati diretti delle attuali popolazioni (la ricostruzione linguistica sarebbe pienamente compatibile con questo scenario), possiamo davvero immaginarci non dico le Nazioni - che sarebbe antistorico - ma almeno la maggior parte degli attuali Comuni, che è già moltissimo, protagonisti di una Storia alternativa con le linee di costa più avanzate verso il mare... (una grandissima idea di Bhrg'hros)

Il Lago di Sondalo. Federico Barbarossa è una figura particolarmente suggestiva nella Memoria Locale della Lombardia: addirittura a Sondalo nell’Ottocento facevano risalire a lui la formazione del temporaneo lago di sbarramento da frana dell’Adda, recentemente datata invece a... 8000 anni fa! Tale lago è scomparso 5000 anni fa e il punto di origine della frana è stato esattamente quello indicato dalla Tradizione Orale. Ma come cambia la storia della Lombardia se il lago si ingrandisce e diventa di dimensioni paragonabili al Lago Maggiore e al Lago di Como? (è sempre Bhrg'hros a domandarselo)

Absit iniuria herbis. L'erba è una creazione relativamente "recente" del nostro pianeta: per la maggior parte della storia geologica della Terra, infatti, il pianeta è stato coperto da foreste o da muschi e licheni. L'erba apparve poco dopo l'epoca dei dinosauri. Ma cosa sarebbe stato il mondo senza erba? Non solo niente prati verdi, ma probabilmente niente agricoltura, poiché tutti i cereali sono piante erbacee. Le erbe (come il grano) hanno il vantaggio di crescere praticamente ovunque, molto in fretta ed in alcuni casi di avere una resa enorme (un chicco di grano porta alla nascita di dieci spighe): si prestano quindi facilmente alla domesticazione, ma senza erba cosa potremmo domesticare? Una popolazione di cacciatori-raccoglitori come erano tutti i nostri antenati non si fermerebbe mai abbastanza da "domesticare" un albero, anche gli alberi che crescono più in fretta (dagli uno ai tre anni) sono comunque troppo lenti per essere domesticabili. Forse alcune tribù noterebbero che, se si passa in un certo posto dopo un certo periodo di tempo, spunta lo stesso albero, ma perché sprecare tempo a coltivarlo? Molto meglio continuare a spostarsi e ogni tanto tornare a prenderne i frutti. Ci si potrebbe dedicare ai tuberi (patate et similia), ma i tuberi generalmente non hanno la stessa elevata produttività delle erbacee e sono poveri di calorie. Gli Incas furono una delle poche "civiltà della patata" che comunque integravano con legumi (ma alcuni legumi come per esempio il fagiolo sono di specie erbacea) e mais (erbacea). Il ciclamino è un tubero ma deve passare attraverso un processo di torrefazione per essere commestibile, una tecnica complicata da imparare per dei cacciatori-raccoglitori. Naturalmente niente agricoltura vuole dire niente specie umana stanziale e niente città, cioè niente stati, governi, istituzioni, scrittura, regni, imperi, niente "storia" scritta. Forse oggi saremmo ancora in larghissima maggioranza come le tribù di cacciatori-raccoglitori dell'Amazzonia, e chissà se qualcuno in qualche parte del mondo sarebbe riuscito ad "inventare" l'agricoltura. Forse gli Incas avendo a disposizione la patata si fermerebbero abbastanza da domesticare qualche albero nelle Ande? Oppure l'uomo potrebbe imparare a coltivare i funghi? La natura avrebbe risolto il problema per gli animali, che brucherebbero tranquillamente muschi e licheni, ma forse la specie umana non spiccherebbe il balzo che portò i nostri antenati dalla preistoria alla storia (una pensata di Federico Pozzi)

Il Giappone in America. Nell'ultima fase glaciale abbiamo tutte le condizioni favorevoli per ottenere la nascita della civiltà giapponese sulle coste pacifiche nordamericane, oppure in Indocina, Indonesia o Filippine, perché i percorsi sono interamente agibili lungo le linee di costa (dal Giappone, allora penisola, alla Beringia e oltre, e all'enorme superficie coperta di foreste che univa l'Indocina all'Indonesia occidentale e rendeva le Filippine un arcipelago molto meno frammentato e più vicino all'Indonesia occidentale), quindi le popolazioni caratterizzate dagli aplogruppi O, D, C e (se se ne ammette una formazione al limite cronologico più alto) N del cromosoma Y che rappresentano il DNA autosomico della grande maggioranza dei Giapponesi possono raggiungere e riservare per sé i territorî suddetti; inoltre è lecito congetturare che le principali componenti che hanno portato alla formazione del giapponese (e del coreano) avessero già raggiunto prima del Mesolitico la stratificazione definitiva necessaria a produrre come risultato le lingue che conosciamo, esclusi evidentemente gli effetti dell'interazione linguistica col cinese dall'epoca T'áng in poi. In questo modo potremo avere in Indocina e Indonesia (eventualmente anche nelle Filippine) e, volendo, anche sulle coste nordorientali del Pacifico, popoli di lingua derivabile dall'antenato comune del giapponese e del coreano, anche se con imprevedibili deviazioni nello sviluppo diacronico dell'ultimo millennio, in mancanza dell'adstrato cinese storico, quindi quanto di più simile a un "nuovo Giappone", con conseguenze imprevedibili sulla storia moderna (ancora il grande Bhrg'hros)

La Penisola Giapponese. E se, dalla penisola di Kamchatka all'isola giapponese di Kyushu, vi fosse un’unica lunga penisola perché le Curili sono un’unica lunga lingua di terra che collega la Kamchatka all'isola di Hokkaido? Oppurese Hokkaido fosse unita all'isola di Sakhalin e questa, a sua volta, collegata alla costa asiatica? Il Giappone sopravvivrà alle invasioni da parte di potenze continentali come l'Impero Cinese o quello Mongolo? Sicuramente l'influsso sarà più forte, sul modello coreano. I Giapponesi costruiranno la Grande Muraglia Nipponica? (proposta da Paolo Maltagliati)

NeanderTal dei Tali. Dietro questo gioco di parole si cela la proposta di una sopravvivenza dei Neanderthal fino al presente. È tesi abbastanza comune che la razza degli Homo neanderthalensis non si sia estinta a causa di fattori naturali, bensì a causa di una guerra contro la stirpe degli Homo sapiens. Cosa sarebbe accaduto se i nostri progenitori avessero perso tale guerra? Tenendo conto che i neanderthalensis vivevano in una zona relativamente ristretta (abitavano infatti solo nell'Europa centrosettentrionale), e che avevano una cultura per alcuni versi più sviluppata della nostra, non stermineranno la nostra stirpe e fonderanno una civiltà maggiormente sviluppata rispetto a quella dei Sapiens, senza mai uscire dai propri territori e senza venir più a contatto con altri "uomini". Che accadrà se, nella sua continua espansione, Roma si troverà dinnanzi una civiltà di "mostri" più avanzata e potente di lei? E da lì in poi, che piega avrebbe preso la Storia? Oppure i neanderthalensis , invece di essere annientati dalla competizione con l'uomo moderno, migrano verso oriente colonizzando la Siberia e raggiungendo lo stretto di Bering prima dell'Homo sapiens, che non riuscirà a penetrare nel Nuovo Mondo. I neanderthalensis avranno la possibilità di sviluppare una civiltà americana in grado di competere con quella del sapiens? In ogni caso, la civiltà neanderthalensis sarà molto diversa dalla nostra. Il linguaggio sarà basato su suoni improducibili dall'uomo moderno, magari addirittura su elementi vocali totalmente differenti. La particolare struttura della mano si presta poco alla scrittura tramite uno stilo, e quindi sarà preferita una scrittura diversa, magari simile al quipu andino. L'eccezionale forza di questi uomini permetterà l'erezione di grandissimi monumenti. Presso la civiltà neanderthalensis probabilmente i vestiti non avranno la grande importanza che hanno per noi, in quanto probabilmente questa specie di uomo possedeva una pelliccia abbastanza folta. Dato il loro adattamento al freddo, gli insediamenti neanderthalensis occuperanno anche latitudini molto alte, mentre le zone tropicali saranno probabilmente evitate come l'Homo sapiens evita i deserti. (fantastica idea di Matteo Bonalanza e di Renato Balduzzi; ecco un racconto su questo tema di Blade87)


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