Le Tre Forze della Natura/1. Per qualche motivo al momento del Big Bang la forza gravitazionale non si disaccoppia dalle altre tre, oppure il Bosone di Higgs non esiste e nessuna particella è dotata di massa. Ne consegue che la forza gravitazionale non può agire tra di esse e non si formano né stelle né galassie. L'universo come lo conosciamo non esiste, ma potrebbero nascere esotici esseri viventi nucleari, i cui processi vitali sono basati sulle forze nucleari e non su quella elettromagnetica, cioè sulle reazioni chimiche. Tali esseri si nutrirebbero dell'energia di reazioni o decadimenti nucleari, e comunicherebbero scambiandosi gluoni virtuali (la prima ucronia della lunga lista è proposta dal nostro Webmaster William Riker)
Le Tre Forze della Natura/2. A non disaccoppiarsi dalle altre forze è invece la forza nucleare debole. I quark Up e Down possono combinarsi per dare vita a protoni e neutroni, e quindi possono nascere anche i nuclei di idrogeno, deuterio, tritio ed elio, ma in assenza della forza nucleare debole i neutroni non possono trasformarsi in protoni con l'emissione di un elettrone e di un antineutrino (il cosiddetto decadimento Beta Meno), perciò la fusione di nuclei di idrogeno in nuclei di elio, che nella nostra Timeline fa brillare le stelle, risulta impossibile. Tuttavia la sintesi degli elementi più pesanti dell'elio può seguire altre vie: ad esempio gli astri possono continuare a splendere grazie alla fusione di un protone e di un nucleo di deuterio in elio-3. Questo processo è molto meno energetico del ciclo dell'idrogeno diffusissimo nella nostra Timeline, per cui in questo universo le stelle sarebbero fatte in grande maggioranza non di idrogeno ma di elio, sarebbero più piccole, più fioche e più fredde. La fusione dell'elio potrebbe portare al carbonio-14, ma gli elementi più pesanti sarebbero rarissimi e praticamente assenti, e la tavola periodica degli elementi presenti in natura si fermerebbe al ferro. Anche le supernovae non potrebbero esplodere in base al principio del collasso gravitazionale che le funzionare nel nostro universo, ma potrebbero farlo invece in seguito ad altri processi, per cui gli elementi più pesanti dell'elio potrebbero essere comunque dispersi nello spazio per dar vita ai pianeti. Una chimica della vita è possibile anche in questa linea temporale, però per essere abitabile un pianeta deve essere molto più vicino al suo Sole di quanto il "nostro" Mercurio lo è al suo. Niente radioattività significa niente tettonica delle placche (che è alimentata dal calore delle disintegrazioni radioattive nel nucleo planetario), ma le forze mareali gravitazionali potrebbero fornire ugualmente una sorgente di calore interno, come accade ai satelliti di Giove. Come sarebbe la nostra vita in un universo del genere? (anche questa è di William Riker)
L'Universo Oscuro. Sempre per qualche sconosciuto motivo annidato nel cuore di quell'atomo ribollente di energia e di vita che fu il Big Bang, la supersimmetria non si rompe e tutte le particelle risultano supersimmetriche. Non ci sono protoni ma sprotoni, né elettroni ma selettroni, che danno vita ad atomi diversi dai nostri, tenuti insieme da qualche interazione ancora sconosciuta. Allo stesso modo non nascono fotoni ma fotini, né gravitoni ma gravitini; le forze elettromagnetiche non esistono, e dunque neppure la luce. Risultato: tutto l'universo è formato da materia oscura, ed è tetro come una notte senza luna né stelle. Però le forze gravitazionali continuano a funzionare, dato che i gravitini hanno lo stesso funzionamento dei corrispondenti gravitoni, dunque un qualche universo si organizza lo stesso, con stelle "nere" funzionanti in base a processi nucleari sconosciuti, ben diversi dall'ordinaria fusione dell'idrogeno, e con esseri viventi esotici che sussistono nell'oscurità più assoluta, ma possono "vedere" altre forme di radiazione a noi ignote (gli assioni? Un'altra idea di William Riker)
L'Universo Incandescente. Controucronia rispetto alla precedente. L'energia del vuoto non è negativa, l'universo non subisce alcuna inflazione (anche in questo caso solo il Padreterno può dircene il motivo) e non si espande quanto è accaduto al nostro, o si espande molto più lentamente, sulla scala non dei miliardi ma delle migliaia di miliardi di anni. Di conseguenza ancora oggi ha dimensioni molto ridotte e temperature altissime. Mentre il "nostro" universo ha una temperatura media di 3 Kelvin (- 270° C), "questo" ha una temperatura media di 6000° C, pari a quella della superficie solare. Le aree più fredde appaiono oscure ma si trovano a 2000°-3000° C (come le macchie solari). La radiazione luminosa non si disaccoppia dalla materia e resta in equilibrio con essa. Anche in un universo incandescente come questo potrebbero formarsi esseri viventi, ma basati non sulla chimica bensì su reazioni termonucleari. Ve la immaginate una città abitata da esseri viventi sulla tempestosa superficie solare? (una nuova allucinante visione di William Riker)
L'Universo Assoluto. L'universo sorge in modo che in esso la Relatività di Einstein non esiste, cioè non vale il fondamentale principio secondo cui "la velocità della luce è la stessa in ogni sistema di riferimento", enunciato da Albert nel 1905 nella sua memoria "Zur Elektrodynamik bewegter Körper" (Sull'Elettrodinamica dei corpi in movimento). Questo richiede che la luce non sia un'onda elettromagnetica, come nel nostro cosmo, bensì effettivamente un'oscillazione dell'etere, la quale esiste davvero e coincide con quella misteriosa entità che noi definiamo « energia oscura ». Questo significa anche che lo spazio e il tempo non sono relativi, che esiste un riferimento assoluto (l'etere stesso) e che è possibile, in linea teorica, viaggiare nel tempo. A livello dell'esistenza umana non cambia nulla, poiché la fisica classica mantiene la sua validità; ma il cosmo avrà una struttura completamente diversa, in quanto la luce non potrà essere curvata dalla gravità, lo spazio-tempo risulterà rigorosamente piatto e la sua struttura non sarà del tipo "finito ma illimitato": l'universo sarà finito, limitato e in perenne espansione. I buchi neri possono esistere ma sono completamente diversi dai nostri, funzionando solo in base alla fisica classica. Però le particelle saranno prive di spin (si tratta di un effetto relativistico); dunque non ci sarà la differenza tra fermioni e bosoni, l'aufbau (riempimento) della tabella periodica di Mendeleev sarà affatto diverso per via del Principio di Esclusione di Pauli, e in queste condizioni il cosmo come lo conosciamo non esisterebbe. Ma, per rimettere a posto le cose, l'Onnipossente potrebbe aver previsto uno spin basato effettivamente su una rotazione delle particelle sul proprio asse (ciò però richiede che l'elettrone abbia una struttura interna, e quindi che la categoria dei leptoni sia del tutto diversa da quella della nostra Timeline); il Principio di Pauli continuerebbe a valere, essendo di natura quantistica, poiché la fisica dei quanti continua a valere. Ma soprattutto noi potremmo effettivamente fabbricare un'astronave che viaggi a velocità qualunque, anche un anno luce al secondo, in barba ad ogni principio relativistico, pur di avere a disposizione abbastanza energia (un'astronave che accelerasse per un anno con accelerazione pari a quella di gravità terrestre raggiungerebbe la velocità della luce, ed ai suoi occupanti parrebbe di trovarsi a gravità normale); in tal modo l'universo potrebbe essere alla portata della nostra esplorazione. Infine, si potrebbe forse mettere in atto l'ipotesi del Gioco di Ruolo "Space 1889", nel quale sono messe a punto astronavi capaci di viaggiare nello spazio circondate da bolle di atmosfera terrestre, contenuta in un "guscio di etere"... (chi se non William Riker?)
L'Universo a 24 carati. La forza di interazione nucleare debole risulta più debole ancora di quanto non è nel mostro universo. Allora basta una massa assai minore per innescare una fusione nucleare (se accendiamo un cerino quando piove, rischiamo di innescare la fusione del deuterio contenuto nelle gocce d'acqua!) In questo universo inoltre possiamo fondere più facilmente atomi più pesanti: finito l'idrogeno, potremmo fondere l'elio in ossigeno e l'ossigeno in ferro ed il ferro in oro, contrariamente al nostro cosmo in cui la fucinatura nucleare si ferma giocoforza al ferro. Risultato: i nuclei delle stelle più massicce non sono fatti di ferro, ma di oro. Dopo la morte delle stelle più pesanti giungiamo ad una Galassia finale di oro puro a 24 carati: una vera e propria "pepita cosmica"... ed allora sarebbe proprio vero che "il tempo è d'oro"! (così si presenta l'amico Sandro Degiani)
Il fotino. Che accade se il fotone possiede una massa a riposo diversa da zero? le equazioni di Einstein andranno del tutto riviste, perchè un oggetto con massa a riposo maggiore di zero, fosse un miliardo di miliardi di volte più leggero di un elettrone, non può viaggiare alla velocità della luce; può solo avvicinarsi ad essa senza agguantarla mai (per muoversi esattamente alla velocità della luce, un corpuscolo deve avere massa a riposo zero, e vale il viceversa: se un corpuscolo ha massa uguale a zero, può muoversi solo alla velocità della luce). Se dunque il fotone ha massa, non è più un fotone, e la luce non è più la luce che noi conosciamo, ma diventa analoga ad un fascio di raggi catodici, cioè ad un flusso di particelle, ed allora potrà anche essere rallentata a piacere! La nostra percezione dell'universo è del tutto differente; come cambia il mondo in cui viviamo? (se lo chiede l'amico Luigi Fortunati)
Il neutrinone. Che accade se i neutrini hanno una massa apprezzabile? Essendo di gran lunga le particelle più numerose nell'universo, come cambia il cosmo con questo immenso patrimonio di massa che va ad aggiungersi a quella dei barioni e della materia "ordinaria"? La materia oscura dell'universo è dunque formata da questi neutrini massivi? E l'energia oscura come muta? Come cambiano il decadimento beta e la radioattività? Quali correzioni bisogna fare al Modello Standard? (ancora William Riker)
Il neutronino. Com'è noto, nel nostro universo il quark Up (positivo) ha una massa doppia del quark Down (negativo), e questo implica che il neutrone ha una massa dello 0,1 % maggiore di quella del protone. Ma se fosse il quark Down a pesare di più, il più pesante tra i due Adroni sarebbe il protone, ed allora il protone del nucleo di idrogeno catturerebbe l'elettrone dell'orbitale atomico e si trasformerebbe in un neutrone: insomma, gli atomi di idrogeno avranno una vita molto breve. Tuttavia il deuterio (idrogeno-2), il tritio (idrogeno-3) ed anche nuclei più pesanti possono essere stabili, inclusi alcuni isotopi del carbonio. Le stelle saranno formate da deuterio e non da protio (l'idrogeno-1), e così gli oceani saranno formati da acqua pesante, che ha proprietà chimico-fisiche leggermente diverse da quelle dell'acqua ordinaria. La chimica del carbonio sarà possibile, ma quali cambiamenti subirà l'evoluzione della vita e dell'intelligenza? (prima ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)
L'universo Sigma. Nella nostra linea temporale il terzo dei quark più leggeri, il quark Strange, è pur sempre troppo pesante per partecipare alla fisica del nucleo atomico. Ma che accade se la sua massa è più piccola di un fattore dieci? Allora i nuclei saranno composti, oltre che da protoni e neutroni, anche da nuovi barioni contenenti quark strani. Se per esempio sono i quark Up e Strange ad avere pressappoco la stessa massa, mentre il quark Down è molto più leggero, anziché da protoni e da neutroni, da neutroni e da barioni negativi chiamati "Sigma meno". L'universo sarà radicalmente diverso dal nostro: invece che dall'idrogeno ordinario le stelle saranno formate da atomi di "idrogeno Sigma", con un positrone che ruota attorno ad una particella Sigma meno, ed è possibile la formazione di nuclei con carica 6 e 8, analoghi quindi ai nostri carbonio ed ossigeno. La vita si evolverà ugualmente in un cosmo del genere? E quali caratteristiche avrà? (seconda ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)
L'universo Delta. Pare che sia impossibile dare vita a nuclei con la stessa carica e le stesse proprietà dei "nostri" nuclei di carbonio, azoto ed ossigeno in un universo con un solo quark leggero (ad esempio quello Up) e due quark pesantissimi (Down e Strange), oppure in un universo in cui tutti e tre i quark più leggeri hanno massa pressoché uguale. Ma in questi casi il metabolismo delle stelle e la chimica della vita potrebbero essere basate su atomi e su reazioni chimiche del tutto diverse, ad esempio su un "elio Delta" fatto con "barioni Delta" ciascuno di carica due. Quali complesse reazioni occorre immaginare per veder nascere la vita in un universo del genere? (terza ucronia scritta da William Riker basandosi su uno studio dei fisici teorici Alejandro Jenkins e Gilad Perez)
Il giorno senza la notte. Il Sole non si trova nel braccio di Orione della Via Lattea, bensì nel mezzo di uno dei suoi ammassi globulari, sciami di migliaia di soli tutti relativamente addensati gli uni contro gli altri. Risultato: il cielo visto dalla Terra è sempre luminoso come in pieno giorno, non vi è l'alternanza notte-giorno né estate-inverno. Se la vita nasce e riesce a superare lo stadio delle alghe verdazzurre, dovrà svilupparsi secondo cicli biologici completamente diversi, e gli esseri viventi potrebbero avere un fiero terrore dei luoghi oscuri (caverne, profondità marine, fitta boscaglia) come un vampiro ne ha dell'acqua santa (sempre proposta da William Riker, che si è ispirato al bellissimo racconto "Nightfall" di Isaac Asimov)
Terminus. Al contrario, il Sole si trova all'estrema periferia della Galassia Via Lattea, come il pianeta Terminus immaginato da Asimov nel Ciclo della Fondazione. La conseguenza è che il cielo è praticamente sgombro di stelle, e che invece metà del cielo notturno è occupato dalla maestosa spirale della galassia che ha preso il nome da una poppata sfuggita alle labbra di Giove. L'umanità può vivere la sua storia senza problemi, ma in che modo l'assenza di un manto stellato e la presenza di quell'incredibile nube di stelle influenzano la cultura, la letteratura e le religioni? (ancora William Riker)
Due Soli. Giove risulta più grande di quanto non sia nella nostra Timeline, innesca la fusione nucleare ed il sistema solare diventa un sistema doppio. Difficile, in questo caso, pensare alla vita sulla Terra. Ma perchè non su una delle grandi lune di Giove, divenute a loro volta pianeti? (pazza idea di William Riker)
Il Sole Nano e il Pianeta Nero. Per qualche sconosciuto motivo la Terra ha le caratteristiche di Gl581c, il pianeta scoperto recentemente a 200.000 miliardi di km da noi. Invece del nostro Sole, una nana rossa (stella di tipo M; il sole è una stella di tipo G). Le stelle di questo tipo, quando sono ancora giovani, "cuociono" periodicamente la superficie dei loro pianeti con intensi brillamenti ultravioletti; ciò non ostacola del tutto lo svilupparsi della vita, ma ogni organismo dovrebbe essere acquatico, e quindi la vita sarà confinata negli oceani più a lungo che nella nostra Timeline. Una volta emersa sulla terraferma, nel paesaggio le piante ci appariranno quasi nere, per assorbire tutta la luce disponibile, compreso l'infrarosso; presumibilmente si avranno anche modifiche nella struttura dell'occhio degli animali. Affinché l'acqua sia allo stato liquido, inoltre, il pianeta deve essere molto più vicino al Sole alternativo. Un "anno" dura 13 dei nostri giorni. Tuttavia, data la prossimità alla stella, le forze di marea sono tali da rallentare la sua rotazione. Magari un giorno dura 360 dei nostri, con 180 di luce e 180 di notte fonda. Inoltre, la dimensione del pianeta, affinché trattenga un'atmosfera, è 5 volte quella terrestre. Ciò significa una gravità pari ad una volta e tre quarti quella che siamo abituati a sopportare. Si può anche ipotizzare una maggiore pressione atmosferica. Gli animali saranno più tozzi e muscolosi degli equivalenti terrestri, dominano i cespugli sulle piante ad alto fusto ed il volo sarà più raro come soluzione evolutiva. In più, per le caratteristiche del pianeta, si genera un regime di venti stabili che rallenta i cicli di mutazione climatica. In un ambiente del genere, come cambierà l'evoluzione della vita e della civiltà? (pensata da JFB)
Il Sole Gigante e il Pianeta Blu. E se il Sole fosse una stella di tipo F, cioè una stella gigante di colore blu, più luminosa del nostro Sole? La fascia abitabile in cui si può trovare un pianeta come la Terra sarà più distante dall'astro; la Terra è inabitabile come una seconda Venere, ma Marte risulta abitabile e la vita e l'umanità si sviluppano lassù; le piante tuttavia riceveranno moltissima luce, e per questo avranno bisogno di rifletterne una gran parte. Inoltre i fotoni che raggiungono la superficie tendono ad essere blu, anche per colpa dell'ozono; il flusso di luce blu potrebbe essere tanto intenso, che le piante potrebbero trovarsi nella necessità di rifletterla con un pigmento simile all'antocianina, che alla vegetazione darebbe una tipica sfumatura blu. Marte dunque sarà chiamato "Il Pianeta Blu", non il Pianeta Rosso. Anche in questo caso l'occhio dei vertebrati subirà variazioni notevoli, forse sarà in grado di vedere anche nello spettro dell'ultravioletto. Una stella di tipo F infine vive "solo" tre miliardi di anni contro i 10 del nostro Sole, dunque la vita e l'umanità avranno meno tempo per svilupparsi (questa è di William Riker)
Il Quinto pianeta. La Cintura degli Asteroidi, posta tra Marte e Giove, è un'immensa distesa di piccoli corpi celesti che, a causa dell'influsso gravitazionale di Giove, non si sono mai condensati per formare in un unico pianeta. E se invece Giove è molto più lontano? Si forma un grosso pianeta roccioso grosso come Venere ma più freddo di Marte, che sarà la terza frontiera dell'uomo, dopo la Luna e il Pianeta Rosso, nella conquista del Sistema Solare. Come saranno formulati gli oroscopi con un pianeta in più? (ideata da Renato Balduzzi)
Un mondo all'ultravioletto. Cinque miliardi di anni fa il nostro sistema solare in formazione non viene perturbato dal passaggio del braccio della spirale della Galassia in una zona dove l'attrazione di molte stelle si congiunge e si somma. Il risultato è che pochissima materia viene tolta alla formazione del nostro Sole e dispersa rendendola disponibile per la formazione di un sistema planetario numeroso e con grossi pianeti gassosi. Così non si formano i due pianeti Giove e Saturno e nemmeno la fascia degli asteroidi. Solo sette pianeti rocciosi orbitano attorno al Sole in orbite relativamente vicine ma più distanti delle attuali. La Terra si trova a 220 milioni di km dal Sole ed ha un sistema di lune binario, Marte e la Luna, che con le loro maree accelerano il processo di passaggio della vita dall'acqua alla terraferma. La massa in più sposta la reazione di fusione della nostra stella verso più alte temperature. Il risultato è che il nostro livello di civiltà viene raggiunto 700 milioni di anni prima, il sole è più giovane e la luce del sole non è gialla ma azzurrina. Tutte le frequenza della luce visibile sono spostate verso l'alto,,, Il rosso non esiste, le foglie degli alberi sono blu e d'autunno gli Aceri del Canada diventano gialli! (davvero un'originale proposta di Sandro Degiani!)
La Guerra dei Mondi per davvero. Alternativa all'ucronia precedente: durante la formazione del sistema solare Marte viene a trovarsi molto più vicino al sole, e di conseguenza sul pianeta rosso si evolvono numerose forme di vita, a partire da una vegetazione in cui sono privilegiate le tonalità del giallo arancione e del rosso carminio, per via di una clorofilla diversa dalla nostra, da cui l'espressione "Pianeta Rosso". In seguito nasce una civiltà tecnologica aliena che entra inevitabilmente in contatto, e magari in conflitto, con gli umani evolutisi sulla Terra... (il debutto di Blade87)
Il Pianeta dell'Amore. Invece è Venere ad essere svelata e abitabile e a sviluppare forme di vita intelligenti. Ha anche una luna, rappresentata da quello che noi chiamiamo il pianeta Mercurio, in grado di causare maree e di mitigare l'influsso gravitazionale del Sole. Come possono svilupparsi la vita e la civiltà sul pianeta dell'amore? I venusiani entreranno in conflitto con i terrestri (made in Renato Balduzzi)
Giove alla finestra. Il pianeta Giove è molto più grande e vicino al sole, tanto da attirare nel suo campo gravitazionale la Terra. Come si sviluppa la vita e la civiltà? Ci vorranno due rivoluzioni copernicane, una per comprendere che la Terra gira intorno al sole, e una per capire che è un satellite di Giove? Come cambia la visione del mondo con la coscienza di vivere su di un satellite? E la mitologia, considerando che Giove apparirà come una enorme palla multicolore? (nuova idea di Renato Balduzzi)
La Terra Gigante. Un'alternativa dovuta a Sandro Degiani: a trovarsi molto più vicino al sole è Giove che, anziché diventare un "gigante rovente" come quelli scoperti attorno a molte stelle vicine, si trova soffiato via lo strato di idrogeno ed elio dall'intensa azione del nostro Sole, conservando solo il nucleo roccioso. Così prossimo al Sole, diventa un posto decente per viverci: un pianeta con decine di lune, con un vicino spettacolare come Saturno e con un Sole colossale. Chissà perché viene in mente il tramonto su Tatooine di "Star Wars": un momento cinematografico davvero poetico, per Luke è il momento decisivo della svolta, non diventare un contadino come lo zio Ben ma un Cavaliere Jedi come il padre, anche se lo saprà solo dopo. Come si svolgerà la vita umana su un superpianeta del genere?
Saturno alla finestra: E se invece è Saturno ad essere al posto di Giove, con la Terra che gli ruota attorno? Quali mitologie potranno scaturire dalla visione di un pianeta con gli anelli? (a sugggerire quest'idea a Renato Balduzzi è stata questa suggestiva copertina di un vecchio disco di Franco Battiato)
Titano vivente/1. La luna di Saturno nota come Titano ha una caratteristica molto particolare: è l'unico corpo celeste del Sistema Solare dopo la Terra che possiede mari e fiumi. Il metano, infatti, si comporta in modo abbastanza simile all'acqua sulla Terra, avendo un ciclo per cui evapora, forma nubi e poi ritorna sulla superficie sotto forma di pioggia. Qualcuno ha ipotizzato che Titano possa avere sviluppato forme di vita che basano il loro ciclo sugli idrocarburi piuttosto che sull'acqua. Ammettiamo che sia vero e che Titano sia un corpo celeste ricco di biodiversità come la Terra. Quali sarebbero le conseguenze sulla nostra conoscenza del fenomeno della vita? E, se si è sviluppata una specie intelligente, come sarà il corso della nostra storia, e quella dei titaniani, dopo il nostro incontro? (prima ucronia titaniana di Renato Balduzzi)
Titano vivente/2. Nel 2005 Chris McKay e Heather R. Smith ipotizzarono che microbi esotici potrebbero respirare idrogeno e cibarsi di acetilene, creando metano. Le loro ipotesi sembrerebbero essere confermate dal comportamento dell'acetilene sulla superficie del corpo celeste. Ammettiamo che le loro osservazioni siano confermate da ulteriori dati empirici che escludano completamente cause inorganiche. Le agenzie spaziali di tutto il mondo si affannano per costruire una sonda da lanciare verso Saturno per studiare questi esseri viventi e riportarne un campione sulla Terra. L'impresa, quasi impossibile e costosissima, va a buon fine e gli esseri viventi alieni vengono allevati dapprima nella Stazione Spaziale Internazionale, e poi vengono trasferiti nei laboratori terrestri. Quali utilizzi potranno avere nell'industria questi batteri basati sugli idrocarburi che respirano idrogeno, consumano acetilene e producono metano? Forse le automobili del futuro saranno dotate di un serbatoio che in realtà è una piccola fattoria di microrganismi titaniani? (seconda ucronia titaniana di Renato Balduzzi)
Titano vivente/3. E se Titano avesse ospitato nel passato una civiltà evoluta al pari di quella terrestre che tuttavia è tramontata e si è estinta? Nell'esplorazione di Titano ci imbatteremmo in tecnologie che farebbero progredire le nostre scienze per semplice imitazione, mentre ci affanneremmo non solo a decifrare le informazioni che sicuramente avrebbero registrato i titaniani sui loro supporti, a cercare tracce delle sonde titaniane in giro per il Sistema Solare, e soprattutto sulla Terra. Infine, vedere le conseguenze dell'autodistruzione di una civiltà ci renderebbe molto più saggi e cauti nello sfruttare il nostro pianeta (terza ucronia titaniana di Renato Balduzzi)
Con Urano fanno otto. il pianeta Urano, scoperto dall'astronomo inglese William Herschel il 13 marzo 1781, è ai limiti della visibilità umana, e pare che alcuni l'abbiano scorto ad occhio nudo in certe particolari condizioni, scambiandolo però con una stella. E se fosse chiaramente visibile fin dall'antichità come Giove e Saturno? Come cambiano l'astronomia del passato e, oggi, la formulazione dei nostri oroscopi? Anziché sul sette, la numerologia umana sarà basata sull'otto? Avremo gli otto Sacramenti, gli otto doni dello Spirito Santo, addirittura gli otto giorni della settimana? (un'altra geniale pensata di Renato Balduzzi)
Le Terre Gemelle. Anziché la Terra e la Luna così come noi le conosciamo, abbiamo la formazione di due pianeti quasi gemelli per dimensioni, conformazione chimico-fisica e distanza dal sole. In pratica una Venere molto più lontana dal sole ruota attorno alla Terra, la quale a propria volta ruota attorno a Venere: abbiamo un vero e proprio sistema planetario doppio (un po' come la coppia Plutone-Caronte). In questo caso anche sulla seconda terra si sviluppano le condizioni base per la vita, e magari si sviluppa una forma di vita superiore simile all'essere umano. In questo caso la domanda è: quale delle due popolazioni terrestri si sviluppa prima? Se ci sviluppiamo prima noi, nel 1969 anziché sulla Luna, andiamo sull'altra Terra, la colonizziamo e cominciamo a viverci, sottomettendo magari le popolazioni autoctone. Se invece si sviluppa prima la popolazione di Terra 2, allora subiremo noi un'invasione degli altri terrestri e vivremo sempre come una colonia del secondo pianeta (una trovata di Never75)
Ditemi voi Lune in ciel, ditemi, che fate? La Terra non possiede solo la Luna, ma anche altri satelliti naturali simili a quelli di Marte, ben visibili dalla Terra. Come cambia la mitologia? E come cambia la storia dell'astronautica? Avremo tanti Neil Armstrong quanti satelliti terrestri; sarà così suggestiva la corsa alla Luna? Forse sì, ma non sarà un "grande passo", bensì una... camminata! (ancora Renato Balduzzi)
La Terra ruzzolante. l'asse terrestre risulta assai più inclinato di quanto non avviene nel nostro universo, come quello del pianeta Urano che più che ruotare "rotola". In questo caso avremo una situazione alquanto anomala: un Polo Est ed un Polo Ovest anziché uno Nord ed uno Sud. Oltre a cambiare completamente il clima su tutto il Pianeta (e di conseguenza flora, fauna ed eventuale colonizzazione umana), cambia inevitabilmente anche la Storia. Come? (ancora l'amico Never75)
La Terra all'asciutto. Sulla Terra primordiale si abbatterono milioni di comete, formatesi presumibilmente con i resti della nebulosa protosolare, ed esse condussero con sé acqua in abbondanza, e forse i primi composti organici complessi, che poi diedero origine alla Vita. L'acqua si raccolse nelle grandi depressioni basaltiche della crosta terrestre, formando gli oceani. Secondo altri, invece, l'acqua che colmò l'oceano primordiale trasudò dall'interno della Terra ancora rovente. Ma che accade se nessuno di questi due fatti si verifica? Sulla crosta terrestre ci sarà sì l'acqua, ma formerà ruscelli e laghi, non fiumi e mari. In essi la vita potrà comunque nascere; e comunque secondo vari biologi i primissimi viventi videro la luce nelle sabbie umide, non negli specchi d'acqua, o addirittura la Terra fu inseminata da spore provenienti dallo spazio (la cosiddetta panspermia). Supponiamo dunque che la vita superiore si sviluppi comunque, magari più lentamente, su una Terra quasi del tutto priva di grandi specchi d'acqua (il maggiore è vasto al massimo quanto il Mar Caspio). Come cambia l'evoluzione della vita su un simile mondo? E la storia dell'uomo? (la prima ucronia di Enrica S.)
E il naufragar m'è dolce in questo mare. Il mare, una volta formatosi, era un enorme distesa di acqua dolce che copriva gran parte della Terra. A trasformarlo in salato fu l'erosione delle rocce primordiali ad opera dei primi fiumi, che saturarono l'acqua di sali minerali. Ma se i fiumi non sono sufficienti per salinizzare il mare? i problemi di siccità del mondo potrebbero essere in parte risolti? Tante popolazioni bloccherebbero probabilmente la loro migrazione verso zone meno aride. E l'uomo scaricherà schifezze in un enorme oceano che è la sua fonte primaria di acqua, spesso anche potabile? (pensata da Camillo Cantarano)
Pangea. L'umanità si sviluppa (in anticipo o in ritardo) sulla Pangea e la storia dell'uomo è completamente diversa (grazie al Marziano; ecco un possibile inizio)
Pantalassa. Al contrario, per qualche motivo non si ha la nascita di crosta continentale: la Terra resta un pianeta completamente avvolto dagli oceani, fatta al più eccezione per qualche isoletta vulcanica come le Hawaii, generata da pennacchi caldi in risalita dal mantello. È possibile che l'intelligenza sia retaggio dei cefalopodi, che comunicano tramite rapide variazioni di colore; lo sviluppo di una civiltà tecnologica da parte loro sarà però ostacolata dall'assenza del fuoco (proposta da William Riker)
Pellucidar. La Terra è cava e l'umanità si sviluppa sulla superficie interna di essa (ancora William Riker, che si è ispirato al "Ciclo di Pellucidar" di Edgar Rice Burroughs)
I poli invertiti. Nei fumetti di Superman si sviluppa molto bene il tema dei mondi paralleli, e tra l'altro si ipotizza l'esistenza di una Terra Tre, speculare rispetto alla nostra. I poli sono invertiti, ma la linea dell'equatore è la stessa (in un altro romanzo, "Il Millennio Dimenticato", la linea dell'Equatore è fatta passare per i nostri poli, ed i loro poli, con tutti i relativi annessi e connessi, ghiacci, pinguini, etc. stanno, rispettivamente uno nel lago Ciad e l'altro nel Pacifico). La "Mezzaluna fertile" è localizzata lungo il Golfo del Messico. Le praterie dei nostri USA sono l'omologo della nostra Africa. La zona del Mato Grosso-Rio delle Amazzoni lo è del nostro mondo celtico-germanico. Cile e Argentina lo sono della nostra Scandinavia. Terra del Fuoco e Patagonia, della nostra Lapponia. Con il mondo a rovescio, il gradiente di diffusione umano sarà però più lento. Un mondo in cui potrebbero evolversi più razze di ominidi, in cui i Neanderthal potrebbero sopravvivere più a lungo e dove la sorgente primaria delle proteine animali sarà la pesca. E soprattutto il clima, per la variazione delle correnti, sarà fortemente diverso. Come continuerà la storia dell'uomo su questa Terra rovesciata? (ancora grazie al Marziano)
La Signora degli Anelli. E se la Terra avesse degli anelli come Saturno? Come cambierebbe la civiltà umana la spettacolare visione di un panorama celeste da mozzare il fiato? E come sarebbe un mondo dove le notti sono chiare quasi ovunque, a causa del riflesso degli anelli? (pensata da Renato Balduzzi; ecco un video dedicato a quest'ucronia)
Una Terra senza la Luna. Le simulazioni al computer hanno mostrato che l'interazione gravitazionale con il Sole provocò, sul globo non perfettamente sferico di Marte, forti oscillazioni nell'inclinazione dell'asse di rotazione, che è variato in periodi geologicamente brevi dai 10 ai 60 gradi, passando per i 24° attuali. Ciò spiega l'origine dei drastici cambiamenti climatici avvenuti su Marte e la sua impossibilità a sostenere forme di vita superiore. Basti pensare che sulla Terra, dove agisce un meccanismo simile, è stata sufficiente una variazione dell'inclinazione dell'asse di rotazione di soli 1,4° per dar luogo alle ere glaciali. Ma è la Luna che sembra aver avuto un ruolo decisivo nello sviluppo della vita terrestre: qualora il nostro insolitamente massiccio satellite non fosse esistito, le oscillazioni suddette sarebbero state dieci volte più ampie, e avrebbero amplificato notevolmente i cambiamenti climatici che si sono succeduti nelle ere geologiche. Questo avrebbe reso difficile la diffusione e l'evoluzione delle forme viventi sul nostro pianeta, come invece sembra essere accaduto su Marte. Che accadrebbe dunque a una Terra senza Luna o con più lune molto più piccole, simili a quelle marziane? Le forme di vita come si sarebbero evolute? (proposta da William Riker)
Una Terra con una Luna diversa. Se la Luna, invece di avere un moto molto circolare e di mostrare sempre la stessa faccia alla Terra, facesse un giro completo su se stessa in poche ore e transitasse a distanze da molto vicine (meno di 50.000 km) a molto lontane (più di 500.000 km), cosa cambia nell'astronomia antica e nell'immaginario terrestre? (così si presenta Viverefan)
Niente Precessione degli Equinozi. Una trottola, fatta ruotare sul proprio asse, comincia a precedere, cioè l'asse di rotazione descrive un doppio cono, per via dell'azione del peso della trottola. Allo stesso modo, l'attrazione solare provoca un moto di precessione dell'asse terrestre, che descrive un doppio cono in circa 25.800 anni. Il fenomeno fu scoperto dall'astronomo greco Ipparco, e questo lasso di tempo è chiamato anche "Anno Platonico". In seguito al moto di precessione terrestre, la posizione dei poli celesti cambia: oggi è la Stella Polare (α Ursae Minoris) ad indicare il Polo Nord Celeste, ma fra circa 14.000 anni esso sarà invece indicato dalla luminosissima Vega (α Lirae). Si parla anche di "Precessione degli Equinozi", perchè il punto equinoziale, cioè il punto in cui si incrociano l'equatore celeste e l'eclittica, così chiamato perchè è lì che il sole sorge e tramonta negli equinozi, ruota anch'esso nel cielo; di conseguenza gli equinozi cambiano di data, anticipando di un giorno ogni 71,6 anni, e si spostano da un segno zodiacale all'altro ogni 2200 anni. Ma se il fenomeno non si verifica? Siccome l'attrazione solare è inevitabile, basta ipotizzare che quella lunare e quella degli altri pianeti in qualche modo la compensino, per cui l'Anno Platonico diventa non di 25.800 ma di 258.000 anni, o addirittura di due milioni e mezzo di anni. Un moto di precessione cento volte più lento fa sì che all'umanità i poli celesti e i punti equinoziali appaiano praticamente fermi. Di conseguenza la stella polare resta praticamente sempre la stessa (per esempio Vega), e dunque gli oroscopi realizzati al tempo dei Babilonesi sarebbero considerati validi ancor oggi, il che comporta la trasformazione anche dell'Astrologia in una scienza esatta. Inoltre il bagaglio mitologico dell'umanità cambia notevolmente. Nella nostra Timeline, nel 2800 a.C. (più o meno all'origine della civiltà egizia) il polo nord celeste coincideva con una piccola stella della costellazione del dragone, ed il punto equinoziale di primavera stava nella costellazione del Toro, il cui occhio rosso è segnato dalla rossa stella Aldebaran. Poi, però, la precessione degli equinozi portò il punto primaverile fuori dal Toro, e così i nostri antenati cominciarono ad elaborare leggende sulla perdita di controllo da parte del Toro di questo punto equinoziale. Nacque così la leggenda del Minotauro sconfitto ed ucciso da Teseo, del toro magico di Creta catturato da Ercole, la tradizione del vitello d'oro distrutto da Mosé, ma anche il culto di Mitra, diffuso nell'esercito romano all'inizio dell'era cristiana e protetto da Diocleziano, il cui atto simbolico è quello di uccidere un toro, ipostasi del caos, per creare la vita sulla Terra. In assenza di un moto di precessione sensibile, questi miti non nascono o sono completamente diversi. Inoltre il punto equinoziale non cambia segno zodiacale. Nella nostra Timeline dopo l'era del Toro venne quella dell'Ariete, oggi siamo alla fine di quella dei Pesci, e attorno al 2375 d.C. il punto equinoziale dovrebbe entrare in Acquario, dando inizio alla cosiddetta "Era dell'Acquario" di cui favoleggia la New Age. In assenza del moto di precessione, anche la New Age non nasce o sarà affatto differente (un altro colpo di genio di William Riker)
La Terra retrograda. Che accade se la Terra, come Venere, ha un moto di rotazione retrogrado (vale a dire che il Polo Nord è in basso e il Polo Sud in alto), cioè il Sole sorge ad ovest e tramonta ad est? Che influenza avrà questo sulla storia umana? Apparentemente nessuna, a parte il fatto che Colombo vorrà « buscar el Ponente por el Levante ». Ma il fatto è che probabilmente Asia deriva dall'accadico "asu", cioè "sorgere" (si trova ad est), mentre Europa dall'accadico "erebu", cioè "entrare" (nel senso di entrare nel mare, cioè tramontare; infatti si trova ad ovest). Dunque l'Europa sarà quella che noi chiamiamo Asia e viceversa! Inoltre l'Esperia sarà l'Anatolia, non l'Italia, e il Regno dei Morti verrà posto dalle varie mitologie ad est anziché ad ovest (ancora William Riker)
Niente tettonica delle placche. È ben noto che il pianeta Marte, a differenza della Terra, è privo di tettonica delle placche, cioè la sue superficie è praticamente immobile nei secoli. Si pensa che ciò sia dovuto ad un precoce raffreddamento del mantello planetario, dovuto alle minori dimensioni del Pianeta Rosso rispetto al Pianeta Azzurro. Supponiamo che, per qualche motivo a noi sconosciuto, anche il mantello terrestre si raffreddi precocemente. Che accade? Certamente non si verificano terremoti, perchè essi sono dovuti allo sfregamento delle placche tettoniche l'una contro l'altra in corrispondenza dei punti di sutura (le "faglie"). L'impatto sulla storia dell'umanità è enorme (per es. niente terremoto di San Francisco), perchè molti sismi furono avvertiti dagli uomini come punizioni divine, e quindi muta anche la percezione della divinità da parte nostra. Inoltre, l'immobilità delle placche avrà notevoli conseguenze sulla conformazione geografica del pianeta. La forma dei continenti non muta; non si hanno orogenesi e quindi i rilievi sono modesti; paradossalmente, al contrario, il vulcanismo si accentua. Infatti le "nostre" Hawaii sono dovute all'emergere dalle profondità terrestri di un "pennacchio caldo"; siccome la placca pacifica si muove, esso non ha prodotto un'isola sola, ma tutto un cordone di isole, che va dalle montagne dell'Ammiragliato, ora sommerse, alle isole Midway, fino alle dieci isole Hawaii, dalle più piccole alla maggiore, sempre più giovani man mano che si procede verso oriente, perchè la placca pacifica si sposta rispetto al mantello in direzione opposta. Già così, il vulcano principale dell'isola maggiore, il Mauna Kea ("Montagna Bianca" in lingua locale) rappresenta la massima cima del pianeta Terra, emergendo per 4205 m sul livello del mare, e poggiando sul fondale oceanico 5000 m più in basso, per un totale di 9 chilometri, più quindi dell'Everest. Se la placca pacifica fosse rimasta ferma, il Mauna Kea avrebbe potuto forse raggiungere un altezza anche doppia: il Mons Olympus, su Marte, grazie a questo concorso di cause ha raggiunto addirittura i 27 Km, ma la gravità marziana è più bassa. Che impatto avrebbero sulla civiltà umana colossali vulcani a scudo di queste dimensioni? Adoreremmo il dio Crom di Cimmeria che abita tra i fuochi delle alte montagne, e Mosè farebbe una fatica boia per salire sull'equivalente geologico del Sinai... Più seriamente, non è difficile immaginare che le divinità del fuoco diventino le principali del pantheon pagano, con Efesto al posto di Zeus, Veiove al posto di Giove (ancora William Riker)
Niente campo magnetico. Mentre la Luna è praticamente priva di campo magnetico, la Terra ne ha uno intensissimo, che intrappola le particelle di vento solare formando le cosiddette "Fasce di Van Allen", ed impedendo loro di giungere al suolo. Sconosciuto il meccanismo che produce questo campo: si pensa ad una grande dinamo dovuta al moto del materiale ferroso fluido nel nucleo esterno della Terra, in seguito alla rotazione del pianeta. Ma se la Terra fosse priva di campo magnetico? Probabilmente la vita sulla terraferma sarebbe impossibile, a causa del bombardamento solare, e dovrebbe restare confinata negli oceani a tutti i livelli dell'evoluzione, dal plancton fino ai grandi cetacei, e per di più ad una certa profondità. Le migrazioni inoltre sarebbero più difficili, in assenza di un campo magnetico con il quale orientarsi, e dovrebbero fare affidamento unicamente alle correnti marine. Infine, probabile un numero molto maggiore di mutazioni genetiche ed un'evoluzione molto più rapida (nuova proposta del prolifico William Riker)
Vince il silicio. Dato che il silicio, come il carbonio, ha numero di valenza 4, gli atomi di questo elemento possono essere disposti in anelli e lunghe catene, proprio come accade al carbonio nei composti organici. Così, che aspetto avrebbero le prime forme di vita se si sviluppassero con una biologia non a base di carbonio ma di silicio? In effetti sembra che tutto ciò che il silicio sia in grado di fare, il carbonio sappia farlo meglio; inoltre il legame carbonio-idrogeno è estremamente frequente nelle molecole organiche, ma molto meno nel silicio: il numero relativamente ridotto di specie minerali (per lo più silicati) rispetto all'incredibile varietà degli esseri viventi, dimostra che il silicio non è altrettanto versatile. A pressione e temperature elevate, però, i legami del silicio sono meno vincolati, e più capaci di passare da una forma all'altra. È un'idea intrigante quella che, per avere la possibilità di riprodursi, la vita a base di silicio dovrebbe svilupparsi in profondità all'interno di un pianeta, dove il calore e la pressione allenterebbero il rigore dei suoi legami chimici! (un'altra idea di Blade87)
Vince l'arsenico. Si è ipotizzato che negli organismi viventi l'arsenico potrebbe brillantemente svolgere la funzione biochimica che in noi è assolta dal fosforo: l'arsenico è così velenoso per noi proprio perchè imita così bene il fosforo. E se la vita sulla Terra fosse basata proprio sull'arsenico? Inutile dire che in questo caso il fosforo per noi sarebbe velenosissimo, ed usare un semplice fiammifero potrebbe risultare molto rischioso (alternativa all'ucronia precedente di William Riker)
Vincono altri amminoacidi. Senza bisogno di ipotizzare strani organismi alieni basati sul silicio o sull'arsenico, si può pensare ad una forma alternativa di vita basata su amminoacidi esotici. Infatti tutti gli organismi viventi, con rare eccezioni, usano gli stessi 20 amminoacidi per costruire le loro proteine; tuttavia in laboratorio ne sono stati sintetizzati molti altri. Cosa sarebbe accaduto alle forme viventi terrestri se esse avessero fatto uso anche di amminoacidi insoliti come l'isovalina e la pseudoleucina, che pure sono stati scoperti nelle meteoriti? (William Riker ha battuto un altro colpo)
Vince il molibdeno. Secondo Clint Scott dell'università della California a Riverside, la vita animale sulla Terra sarebbe comparsa con un ritardo di due miliardi di anni a causa di una deficienza di ossigeno e di un metallo pesante, il molibdeno, nelle profondità dell'oceano. È noto che, dopo la crescita dell'ossigeno nell'atmosfera, 2,4 miliardi di anni fa, cominciò anche l'aumento dell'ossigenazione degli oceani per supportare la domanda di questo gas da parte dei microrganismi; tuttavia, la varietà di queste singole forme di vita monocellulari restò bassa, e i loro discendenti pluricellulari non comparvero prima di 600 milioni di anni fa. Che succede se invece non si ha alcuna significativa diminuzione del molibdeno negli oceani, le profondità degli oceani si ossigenano prima e i cicli biochimici si stabilizzano con 2000 milioni di anni di anticipo? A che punto è oggi l'evoluzione della vita sulla Terra? (se lo domanda ancora William Riker)
Viaggio al Centro della Terra per davvero. In tempi recenti si è scoperto che la vita sulla Terra può svilupparsi in modo rigoglioso in una varietà di ambienti molto più ampia di quanto si pensava un tempo. Fino a pochi decenni fa per esempio si era convinti che la vita fosse impossibile a temperature superiori a 60°, mentre oggi sappiamo che alcune specie di batteri (detti non a caso "termofili") non solo sopravvivono, ma addirittura prosperano a temperature superiori al punto di ebollizione dell'acqua. Essi vivono intorno a bocche vulcaniche poste sul fondo degli oceani, note come fumarole nere, e sono assolutamente indipendenti dalla luce del Sole: secondo alcuni furono microrganismi come questi, i primi pionieri del nostro Pianeta. Anche se vi è ancora dissenso in proposito nella comunità scientifica, alcune scoperte sembrerebbero dimostrare che alcuni minuscoli organismi, gli ipotetici nanobi, sono in grado di sopravvivere addirittura tra i 10 e i 20 chilometri di profondità, a temperature e pressioni davvero estreme. Che succede dunque se in realtà la biosfera non è limitata alla superficie terrestre, dagli oceani all'atmosfera, ma essa coincide con l'intera sfera del mondo, che verrà colonizzata in tutto il suo volume, senza bisogno di ipotizzare oceani sotterranei come faceva Verne, ma semplicemente colonizzando le rocce e vivendo del calore dovuto al decadimento dei nuclei radioattivi? Sarà possibile un'intelligenza sotterranea, sepolta nel cuore del pianeta e lontano dalla vivificante luce del sole? (bizzarra proposta di William Riker)
Volvox. A detta di vari biologi il Volvox fu il primo essere vivente ad essere capace di morire. Fino al momento della sua comparsa, la vita sulla Terra si replicava all'infinito mediante la divisione cellulare. Cosa succede se il Volvox non compare e gli organismi continuano ad essere "immortali"? Potrà avvenire l'evoluzione come la conosciamo? Nasceranno forse animali e piante potenzialmente capaci di replicarsi all'infinito? (Renato Balduzzi ha battuto un colpo)
Ediacara. Che aspetto avrebbe la vita sulla terra se la bizzarra fauna precambriana di Ediacara, invece di estinguersi, si fosse evoluta conquistando l'intero pianeta? (ideata da Enrica S.)
Chiudiamo un occhio. All'inizio del Cambriano, il primo periodo dell'Era Primaria o Paleozoica, avvenne una straordinaria moltiplicazione delle specie viventi nei mari, oggi nota come "esplosione cambriana". Nel Precambriano vi erano solo tre phila, cioè tre grandi famiglie di esseri viventi, tutte simili a vermi o già di lì; nel corso di appena cinque milioni di anni (un'inezia, in termini geologici) si passa a 38 phila, cioè lo stesso numero di grandi famiglie oggi viventi sulla Terra. Come si spiega questo balzo in avanti? Andrew Parker, biologo marino della Royal Society ad Oxford, nel suo libro "In un batter d'occhio", ha riproposto la cosiddetta "light switch theory", la quale ipotizza che il Big Bang della vita nei mari cambriani sia stata dovuta all'invenzione dell'occhio. Prima del Cambriano i viventi possedevano solo dei fotoricettori, in grado di distinguere fra luce e buio, ma non di delineare immagini nitide degli oggetti. Quando improvvisamente il primo predatore sviluppò un organo in grado di fornirgli una visione chiara del mondo circostante, e soprattutto delle possibili prede, ci fu una vera rivoluzione. Un simile predatore infatti divenne subito il terrore delle specie allora viventi che, per sopravvivere, dovettero escogitare nuove strategie; sviluppare anch'esse occhi efficienti, sviluppare gli altro sensi, adottare soluzioni mimetiche, difendersi mediante corazze, aculei o ghiandole velenifere... Ma se l'invenzione non avviene, sostituita da altri organi di senso totalmente diversi, come un "orecchio" capace di avvertire le minime vibrazioni dell'ambiente circostante, oppure come quello di certi serpenti, sensibile al calore? La fauna sulla Terra sarà del tutto differente; come? (sempre William Riker)
I crostacei padroni del pianeta. Dalle lagune e dal mare man mano i crostacei marini occupano tutte le nicchie ecologiche, specializzandosi totalmente ad una vita terrestre. Da qualche grosso granchio con chele molli e prensili potrebbe evolversi una umanità crostacea... (l'ha ideata Renato Balduzzi)
Gli insetti padroni del pianeta. Nel corso del periodo Carbonifero (da 355 a 298 milioni di anni fa) gli insetti, grazie alle condizioni ambientali favorevoli ed alla ricchezza di ossigeno nell'atmosfera, erano una delle specie dominanti e avevano raggiunto dimensioni incredibili: vi erano ad esempio libellule con un'apertura alare di due metri e millepiedi lunghi più di un metro. Immaginiamo ora che gli insetti abbiano conservato le loro grandi dimensioni anche dopo il Carbonifero e abbiano impedito ai rettili e alle altre specie vertebrate di emergere; gli insetti conquistano la terra, e si possono evolvere fino a raggiungere l'intelligenza e a costruire una civiltà tecnologica, composta da più tipi di insetti in lotta fra loro. Così avremo gli scarafaggi neri fascisti contro le formiche rosse comuniste, oppure l'impero cinese dei bachi da seta contro l'orda barbara delle locuste capeggiate da Gengis Khan!! (ancora Blade87)
I molluschi padroni del pianeta. Una varietà di cefalopodi evolve in forme terrestri analoghe a quelle dei gasteropodi. Grazie ai tentacoli e al cervello sviluppato, diventano una forma di vita di grande successo nel Mesozoico, evolvendosi in vario modo; la loro capacità di cambiare colore si trasforma in un mezzo di comunicazione; costruiscono utensili di corallo e addomesticano qualche specie acquatica, ad esempio le testuggini come cavalcatura e le foche come fonte di cibo. Le specie più piccole sopravvivono alla fine del Cretacico e competono con i mammiferi; una civiltà di "seppie terrestri" si sviluppa in parallelo all'umanità, precludendole l'accesso alle grandi vallate fluviali. L'umanità si evolve come una razza unita contro i molluschi, oppure una delle specie, evolvendosi più in fretta, ad un certo stadio domestica (o meglio, entra in relazione con) l'altra: la civiltà fluviale sumerica potrebbe nascere come simbiosi tra molluschi (Enki, dio ctonio ed acquatico) e umani (Enlil, dio atmosferico. Una grande pensata di Falecius e di Iacopo)
Gli insetti telepati. Una varietà di insetti sociali come gli Imenotteri sviluppa una forma di telepatia, che rende i singoli individui della colonia parti di una rete nervosa più vasta, con capacità simili a quelle del cervello umano: ad esempio i formicai saranno quindi in grado di avere attività intellettuali superiori, di ricordare, immaginare e comunicare. Si forma un grande essere vivente collettivo... (altra ucronia a quattro mani di Falecius e di Iacopo)
La Terra Proibita. Nel secolo XX furono pescati al largo del Madagascar degli esemplari di Latimeria, un pesce che si credeva estinto da 120 milioni di anni. Le sue pinne hanno un vero e proprio "corpo basale", che in pratica le trasforma in zampe, grazie alle quali "cammina" sul fondo marino. Inoltre il Lepidosiren africano riesce ancor oggi ad interrarsi sul fondo degli acquitrini prosciugati e a respirare aria con un primitivo polmone. Questi due esseri possiedono, separatamente, due caratteristiche dei vertebrati terrestri: una zampa mobile ed un polmone. Ma essi si trovarono riuniti nello stesso animale nel periodo Devoniano, circa 360 milioni di anni fa, allorché comparve l'Ittiostega, il primo anfibio della storia, che poteva permanere per lunghi periodi sulla terraferma: fu il primo pioniere dei continenti emersi e, naturalmente, il primo antenato terrestre dell'uomo. Ma che accade se la conquista della crosta terrestre non riesce? Ad esempio il livello d'ossigeno nell'aria è troppo basso, o i raggi ultravioletti del sole troppo intensi, o semplicemente agli animali non conviene uscire dall'acqua. Come si svilupperà la fauna terrestre, costretta a vivere per sempre negli oceani? Rettili e mammiferi nasceranno comunque, nella loro versione "acquatica"? (ancora William Riker)
Umanità anfibia. L'umanità potrebbe svilupparsi dalle rane. I prerequisti ci sono: gambe forti che possono sostenere un corpo eretto e arti superiori dotati di dita. Manca solo un grande cervello. C'è da immaginarsi una civiltà di rane che colonizza il mondo costruendo paludi artificiali come città... (una delle idee più folli di Renato Balduzzi)
Umania crocodiloforme. I dinosauri dominarono il pianeta per 170 milioni di anni ma, come spesso accade, all'inizio della loro storia non erano affatto il gruppo dominante, ed anzi forse non avevano neppure i numeri per farcela. Nel corso del Triassico i rettili meglio specializzati erano i crurotarsi, animali caratterizzati da un cranio massiccio, un muso stretto e allungato, un collo tozzo e forte e due o più file di placche ossee a proteggere il corpo. Essi si diversificarono in modo da occupare tutti gli ambienti terrestri, relegando i nascenti dinosauri in una posizione decisamente subalterna. Alla fine del Triassico, circa 210 milioni di anni fa, la Terra fu investita da un rapido riscaldamento globale, quasi tutti i grandi crurotarsi si estinsero e i dinosauri divennero i padroni del pianeta. Per ironia della sorte gli unici crurotarsi a sopravvivere furono i protosuchi, antenati dei moderni coccodrilli, i quali riuscirono a scamparla anche dopo la grande estinzione di fine Cretacico, che spazzò via i dinosauri dalla faccia della Terra, e così i coccodrilli sopravvissero fino ad oggi, i dinosauri no. Ma che accade se l'evento di fine Triassico non ha luogo e i crurotarsi restano i padroni, mentre i dinosauri restano in posizione subalterna? I casi sono due. Primo: i crurotarsi sopravvivono in massa fino ad oggi, divenendo i padroni incontrastati del pianeta, e da essi si sviluppa addirittura un'umanità crocodiloforme. Secondo: i crurotarsi vengono spazzati interamente via dal meteorite di fine Cretacico, ed è un gruppo di dinosauri a sopravvivere fino al presente. Come cambia allora la storia umana, se ad esempio il Nilo è popolato non da coccodrilli ma da dinosauri con il becco d'anatra? (anche questa è di William Riker)
Umanità testudinata. Rettili vecchi più di 200 milioni di anni, quasi dei sopravvissuti, le testuggini hanno subito pochissimi cambiamenti nel corso delle ere geologiche, sono scampate a tutte le catastrofi naturali che hanno distrutto la maggior parte degli altri rettili, ed oggi sono quasi altrettanto numerose che in passato. Le tartarughe si possono perciò definire a buon diritto uno dei maggiori successi dell'evoluzione della vita sulla Terra. Ebbene, che accade se un gruppo di questi testudinati, dopo l'estinzione dei dinosauri e prima della definitiva vittoria dei mammiferi, evolve un pollice opponibile e un cervello di grandi dimensioni? (davvero un'idea bizzarra di William Riker)
Umanità rettile. Nessuna grande estinzione ("crisi dell'iridio") a fine Mesozoico. I mammiferi non si sviluppano, alcuni dinosauri saurischi bipedi si evolvono sviluppando stazione eretta, visione frontale, pollice opponibile e grande capacità cranica. L'ipotesi è avvalorata dalla scoperta compiuta recentemente in Texas da alcuni paleontologi, secondo i quali il Bambiraptor, dinosauro simile ad un uccello vissuto oltre 75 milioni di anni fa, aveva il pollice opponibile, ben prima dei nostri antenati: riusciva a tenere in mano la preda, ad usare le braccia per portarsi gli oggetti alla bocca, ed anche a far toccare la punta del pollice con quella del medio. Se non si estingue, questo dinosauro può dare vita ad un'"umanità rettile" che convive a mo' di Flintstones con i grandi dinosauri. Gli "uomosauri" presumibilmente non saranno molto diversi nel raziocinio rispetto agli esseri umani, e probabilmente nemmeno nell'ambizione di voler governare la natura. Esiste anche il rischio che gli "uomosauri" non riescano a modificare il loro metabolismo da carnivori, e siano costretti a nutrirsi esclusivamente di carne. Porteranno quindi a breve all'estinzione buona parte dei vertebrati, a ritmo molto più veloce del nostro. I primi a farne le spese saranno sicuramente gli animali di piccola taglia, quali gli antichi mammiferi, per passare poi ad animali di stazza sempre più grande, agli pterosauri (una volta scoperto l'arco), agli animali marini (dopo aver sviluppato un'adeguata tecnologia marittima), ed infine dei grandi carnivori e dei giganti dal collo lungo, scardinando le catene alimentari e bloccando, con i loro insediamenti agricoli e industriali, le migrazioni dei grandi rettili. A lungo andare i nostri alter ego rettiloidi potrebbero anche estinguersi essi stessi per le modificazioni estreme dell'ambiente di partenza, lasciando spazio ai mammiferi con ben trenta milioni di anni di ritardo... (proposta da Falecius e da Renato Balduzzi)
Ryu per davvero. Nessuna grande estinzione a fine Mesozoico, però i mammiferi si sviluppano lo stesso contemporaneamente ai dinosauri e l'umanità convive con questi ultimi in modo conflittuale come nel cartoon giapponese "Ryu, il ragazzo delle caverne" (proposta da William Riker)
I dinosauri in Antartide. Alcuni scienziati sostengono che in Antartide molti dinosauri siano sopravvissuti all'estinzione di massa, ma si estinsero in seguito a causa dei cambiamenti del clima che resero gelide le regioni polari. Ammettiamo invece che si formi un ponte di terra con la vicina Australia, priva tra l'altro di mammiferi placentati. I dinosauri di vario tipo, avvezzi alle migrazioni, si ridiffondono nel continente australe, soprattutto nella zona settentrionale, impedendo una evoluzione ulteriore dei mammiferi locali.. Se poi si forma un ponte di terra, anche provvisorio, tra l'Antartide e la Patagonia, i dinosauri possono ritornare anche in Sud America, diffondendosi nelle zone tropicali, mentre a causa dell'irrigidimento del clima in Antartide si estinguono. Durante le ere glaciali, con la chiusura dell'Istmo di Panama, possono diffondersi anche nelle regioni più miti del Nordamerica. Presumibilmente sarà abbastanza difficile per gli uomini provenienti dalla Siberia sopravvivere in un continente popolato da tali bestioni. Inoltre, chi può dire che impatto avrà sulla cultura europea la scoperta dell'America, un continente popolato da "mostri"? (ancora Renato Balduzzi)
Biodiversità marziana. Chi non si ricorda del meteorite marziano ALH84001 ritrovato in Antartide, che forse conteneva tracce di vita fossili? Ora, se questo meteorite è riuscito a giungere dal Pianeta Rosso fino alla Terra, un masso terrestre, a seguito di una spaventosa collisione, potrebbe uscire dal nostro campo gravitazionale in un'epoca preistorica e schiantarsi dopo qualche migliaio di anni su Marte con il suo carico di microorganismi. I nuovi arrivati, trovando un mondo completamente privo di vita e nonostante tutto abbastanza appetibile, usciranno dallo stato di spora e inizieranno a diffondersi, mgari dando la possibilità al Pianeta Rosso di trasformarsi in un'oasi di biodiversità ed arrestando la sua progressiva desertificazione. Ma la vita oggi su Marte come sarà? Questo dipende dal momento in cui il meteorite si è schiantato sul pianeta. Se in epoca molto antica, paleozoica, potenzialmente potrebbe essere una seconda Terra; più spostiamo la collisione in avanti, meno ci sarà la possibilità di trovare forme di vita evolute (anche questa è di Renato Balduzzi)
Homo martianus. E se invece accade il contrario? Marte ha sviluppato indipendentemente la vita, e questa giunge sulla Terra (magari proprio con ALH84001!) assommandosi a quella autoctona. Oggi consteremo l'esistenza di due ben differenziate varietà dei viventi. Magari una soppianta l'altra, ma forse l'evoluzione può essere anche parallela, e portare a un Homo terrestris contro un Homo marzianus, simili ma strutturalmente incompatibili... (sempre Renato Balduzzi)
Umanità multitubercolata. I multitubercolati sono un grande gruppo di mammiferi vissuti tra il Giurassico medio e l'Oligocene inferiore, cioè tra 160 e 32 milioni di anni fa. Sono spesso considerati i mammiferi di maggior successo nella storia, dal momento che hanno prosperato per oltre 100 milioni di anni, diffondendosi in Europa, Asia e Nordamerica, per poi passare indenni attraverso l'estinzione di massa di fine Cretaceo, avvenuta 65 milioni di anni fa. Il nome multitubercolati deriva dai loro denti molari, provvisti di molte cuspidi (tubercoli) disposti su più file. Alcuni erano terrestri (Djadochtatherium), altri arboricoli (Ptilodus), altri ancora semiacquatici (Taeniolabis). Con la comparsa di molti altri mammiferi specializzati durante il Terziario inferiore, i multitubercolati si contrassero ed infine si estinsero. Ma che accade se in una regione isolata (ad esempio il Nordamerica isolato dal Sud) continuano ad espandersi e a prosperare? E se addirittura diventassero la forma di mammiferi dominante al giorno d'oggi? (nuova idea di William Riker)
Umanità pennuta. Dopo che una megaestinzione a fine Oligocene ha cancellato i mammiferi dalla faccia della Terra, il mondo rimane in mano agli uccelli che, non avendo competitori, occuperanno tutte le nicchie ecologiche, riutilizzando probabilmente alcune "invenzioni biologiche" proprie dei dinosauri, soprattutto degli adrosauri e dei teropodi, i più affini alla struttura anatomica della classe Aves. Nasceranno uccelli marini, uccelli foca, uccelli scavatori, e dagli anatidi nascerà un'umanità "pennuta". Divenendo terrestri, le anatre umanoidi svilupperanno un piede robusto per poter marciare partendo dalle loro zampe palmate, utili per mantenere la postura eretta. In questo modo le strisce di Paperino e i cartoni animati della serie "Duck Tales" potrebbero realizzarsi per davvero, e ci sarà sul serio una Paperopoli! C'è da scommettere che tra i paperi nascerà anche un fumettista con il genio di Walt Disney, che inventerà "Scimmino", un marinaio con le fattezze... da scimmia! E che dire invece del pennuto Cark Barks? Il suo "Scimmion de Scimmioni" potrebbe ricordare uno dei nostri supermiliardari: invece di aver fatto il minatore nel Klondike, in gioventù questo personaggio potrebbe essere stato un "nerd", sempre attaccato al computer, oppure un animatore sulle navi da crociera... (proposta congiunta di Renato Balduzzi e di William Riker)
Umanità acquatica. Altra estinzione mammifera ma meno grave. I primati sono sterminati o non si evolvono. Dal basilosauro si evolvono delfini intelligenti che creano un'umanità "acquatica" senza il fuoco (proposta ancora da William Riker)
Umanità plantigrada. Che accade se i grandi orsi del Nordamerica danno vita ad una specie intelligente che contrasta i Primati intelligenti dell'Eurasia? Che Re Artù sia re di quegli ipotetici plantigradi? Il suo nome infatti significa proprio "orso"... (sempre William Riker)
Umanità proboscidata. I proboscidati hanno evoluto in milioni di anni una "mano" in corrispondenza del naso, la proboscide. Questo organo è provvisto di appendici che fungono da dita. Inoltre sono animali intelligenti, dalla socialità complessa e hanno articolati sistemi di comunicazione. Ora, in una remota località dell'Eurasia inizia ad evolversi una specie di piccola taglia ma particolarmente intelligente, che ha la proboscide con ben sei estremità prensili. Inizia a fabbricare utensili sempre più complessi e ad espandersi a discapito degli altri proboscidati. Nel giro di qualche migliaio di anni questi elefanti intelligenti costruiranno case, coltiveranno campi e erigeranno monumenti, inventeranno un tipo di scrittura simile al Braille per compensare la loro vista debole. Va anche detto che questi animali saranno molto più pacifici di noi in quanto non riusciranno a raggiungere con la proboscide tutte le parti del corpo, dipendendo strettamente dagli altri per l'igiene e l'ipotetico vestiario (altra idea di Renato Balduzzi)
Umanità felina. Non si può fare a meno di notare il termine "homo" nel nome scientifico dell'antico felino Homotherium. Partendo da un animale simile a questa tigre ancestrale si evolve dunque un essere dotato di raziocinio. Come intelligenza e scaltrezza i felini sono abbastanza ben piazzati rispetto ad altri carnivori. Un'evoluzione degli arti potrebbe permettere la presa. In definitiva, il passaggio successivo sarà la posizione eretta, che però richiederà parecchi milioni di anni di adattamento. Forse però non sarebbero stati sufficienti per lo sviluppo di una civiltà tecnologica. Data la proverbiale aggressività felina, forse questa specie si autodistruggerà prima di giungere ad un modello di civiltà umano... (ancora Renato Balduzzi)
Umanità suina. Un tipo di suini evolve un grugno prensile: le capacità di manipolazione e quelle del cervello si rafforzano a vicenda, dando vita a cinghiali intelligenti che competono con gli uomini primitivi quando questi migrano in Eurasia (ideata da Falecius)
Umanità formichiere. Evoluzione analoga subisce la lingua dei Maldentati o Xenartri (formichieri) o degli Afroteri (oritteropi). Una specie di formichiere, probabilmente il formichiere dalla canottiera, sviluppa in organo di manipolazione la lingua e il muso, evolve l'intelligenza e comincia ad allevare formiche domestiche anziché cacciarle. Si diffonde in tutte le Americhe nel Pleistocene e blocca la diffusione dell'umanità nel Nuovo Mondo. In Nordamerica domestica il lontano cugino megaterio come animale da lavoro e da monta. Oppure la stessa cosa accade agli oritteropi in Africa, dove competono fin dall'inizio con gli ominidi (ancora Falecius)
I primati, che precoci. Tradizionalmente l'uomo è una scimmia che ha adottato la postura bipede in tempi geologici relativamente recenti. E se invece la sua origine fosse molto più antica? Già 30 milioni di anni fa, quando compaiono le prime scimmie, alcune prendono da subito la strada della terra. Nel giro di qualche milione di anni le pianure del Vecchio Mondo si popolano di scimmie bipedi. Forse, agli estremi di questa evoluzione, avremo scimmie-struzzo con gli arti superiori ridotti a moncherini ed arti inferiori estremamente sviluppati (ideata da Renato Balduzzi)
Colossi domestici. E se i mammiferi colossali come il Baluchiterio e lo Uintaterio non si fossero estinti senza lasciare discendenti, ma fossero sopravvissuti fino ai giorni nostri? L'uomo causerà la loro estinzione con la sua caccia indiscriminata, o li addomesticherà come giganteschi animali da soma? (nuovamente William Riker)
Quando si dice la biodiversità! Per ogni continente o grosso blocco terrestre rimane una classe o sottoclasse sola o quasi di mammiferi. In Eurasia e in Africa dominano i mammiferi placentati, in Sudamerica i marsupiali, in Australia i monotremi, in Nordamerica i multitubercolati. Come cambia l'evoluzione della vita sulla Terra? (ancora Renato Balduzzi)
Le Montagne della Follia per davvero. È opinione di alcuni che l'umanità non sia stata l'unica razza intelligente comparsa sulla Terra nel corso della sua storia geologica. I sostenitori di questa tesi portano a sostegno di essa alcuni reperti archeologici "impossibili", come il segno lasciato da una vite dentro un cristallo di quarzo, un cubo di metallo saltato fuori da un pezzo di carbone ed il teschio di un cervo pleistocenico, che porterebbe il foro di una pallottola. Supponiamo che sia così e che un'altra razza intelligente, come gli strani artropodi del romanzo "Le Montagne della Follia" (1936) di Howard Phillips Lovecraft, sia davvero esistita sul nostro pianeta in un'epoca passata. Che reperti avrebbero potuto lasciarci di sé? (come la città tra i ghiacci antartici descritta nel suddetto romanzo). Ma soprattutto, che accadrebbe se quegli esseri non si fossero estinti completamente, ma alcuni di essi fossero rimasti in ibernazione nelle viscere del sottosuolo o nelle profondità marine, proprio come immaginato da Lovecraft? O se essi avessero inventato la macchina del tempo ed avessero deciso di fare un'escursione nel loro futuro, cioè nel nostro presente? Certamente il loro tentativo di riprendere possesso della Terra potrebbe generare una guerra fratricida contro la razza umana, proprio come nel romanzo sopra ricordato. Ma non è da escludere una collaborazione pacifica fra le due razze, o addirittura una loro fusione (ennesima proposta di William Riker)
Niente Europa. Quando l'Oceano Giapeto si chiuse 400 milioni di anni fa, per formare la Pangea, rimase una linea di debolezza lungo la sutura, che poi favorì la riapertura più o meno nello stesso punto dell'Oceano Atlantico. Ma la fossa tettonica che diede vita all'Atlantico non seguì esattamente la vecchia linea di costa: parte delle isole britanniche rimasero "sulla riva sbagliata" dell'Oceano, ed anche una parte di Terranova, che in precedenza si trovava sull'altra riva dell'oceano Giapeto, finì invece in America. Ora, che succede se la Rift Valley si apre molto più ad est, in corrispondenza della sutura fra Baltica e continente di Angara (le attuali Cina e Siberia)? L'intera Europa finirà sulla sponda occidentale dell'Atlantico, e il Mediterraneo non esisterà, essendo parte dell'Atlantico stesso. Come cambia la storia dell'uomo in questo contesto? (sempre William Riker)
Niente Inghilterra/1. Alternativa minimale all'ucronia precedente. La Scozia è notoriamente un "pezzo" di America rimasto dalla parte sbagliata dell'Oceano Atlantico. Ora, che accade se non solo la Scozia, ma tutte le Isole Britanniche restano sull'altra riva dell'oceano? La civiltà anglosassone non nascerà, o nascerà altrove? E come cambierà la storia del mondo, senza la potenza britannica sui mari? (questa è di Lord Wilmore)
La Penisola Britannica. Alla fine dell'ultima glaciazione l'istmo tra Calais e Dover non scompare (pare in seguito ad una colossale inondazione) e la Gran Bretagna rimane una penisola saldata alla Francia da una sottile striscia di terra. Coma cambia la sua storia futura? Sicuramente più invasioni (in tempi più recenti anche Filippo II, Napoleone o Hitler potrebbero invaderla più facilmente): ma anche maggior interessamento degli Inglesi alla politica europea e niente "splendido isolamento" (proposta da Never75; ecco alcune osservazioni in proposito scritte da Bhrg'hros, ed ecco un'altra proposta di Ainelif)
L'Isola Africana. Per qualche motivo, al momento della rottura del continente di Gondwana l'Africa non comincia a muoversi verso nord, in direzione dell'Eurasia, ma si sposta verso oriente, magari restando unita ad India e Madagascar. Di conseguenza il mare Tetide non si chiude (il Mediterraneo oggi ne rappresenta l'ultimo rimasuglio), ma rimane sotto forma di un largo canale che separa l'Africa dall'Eurasia. Non avviene l'Orogenesi Alpina, dunque Alpi e Appennini non si solleveranno: l'Italia resta una cintura di isole sabbiose simili alle Bahamas, disseminate nel vasto mare Tetide. Anche il Vesuvio, l'Etna e lo Stromboli non avranno mai origine, perchè la loro attività vulcanica è proprio dovuta all'attrito dell'Africa contro la placca eurasiatica: se mai Pompei avrà origine, non subirà alcuna distruzione. Ma soprattutto l'Africa resta isolata: quando l'umanità nasce, resta confinata in Africa fino ai tempi storici, quando le navi egizie di papiro inizieranno la colonizzazione delle isole nel mare Tetide. Come cambia la storia dell'uomo? (questa è di William Riker)
Il Continente Indiano. L'India rimane un'isola e forma il più piccolo continente della Terra. Anche in questo caso le differenze con la nostra Timeline sono molte: minore compenetrazione in Europa ed in Africa della cosiddetta civiltà indoeuropea, gli Indiani potrebbero conservare caratteristiche etniche proprie e diverse da quelle degli altri popoli. Allo stesso tempo minori invasioni e contatti con l'esterno: la diffusione dell'Islam e del Cristianesimo avviene con maggior lentezza, il Buddhismo invece rimane in India una delle religioni maggioritarie anziché sparire o quasi come oggigiorno (ancora Never75; cliccate qui per leggere alcune osservazioni in proposito di Bhrg'hros)
Il Mare Mesoamericano. Pare che un mare epicontinentale nel Cretacico riempisse tutte le Grandi Praterie Americane; sulle sue coste si estendevano enormi paludi in cui prosperavano i dinosauri. E se non si prosciuga? I Grandi Laghi formano un mare interno esteso fino al Nevada. Come cambia la storia d'America? (ideata da Iacopo)
Il Continente della Desolazione. Il cosiddetto Plateau delle Kerguelen è una grande struttura vulcanica sottomarina, posta 3000 km a sudovest dell'Australia tra 30° e 60° gradi di latitudine Sud e tra 70° e 100° di longitudine Est; la sua superficie è quasi tre volte quella del Giappone. Essa ha avuto origine, come le Hawaii, da un "punto caldo" della crosta terrestre, cioè dalla risalita di un pennacchio di magma proveniente dal mantello terrestre, iniziato circa 130 milioni di anni fa. I picchi più elevati del plateau si trovano sopra il livello del mare e costituiscono le isole Kerguelen o Isole della Desolazione. La presenza di carbone e conglomerato di gneiss indica che per circa 50 milioni di anni esso emerse sopra il livello del mare, e che presentava flora e fauna tropicale. Ora, che accade se questo minicontinente non affonda e costituisce tuttora una vasta isola al centro dell'Oceano Indiano? Non sarà la Terra Australis Incognita, ma comunque quali guerre si scateneranno per la sua conquista, soprattutto se si rivelerà ricco di importanti materie prime? (made in William Riker)
Il Mediterraneo Tropicale. Cinque milioni e mezzo di anni fa, a causa dell'ostruzione dello stretto di Gibilterra, il Mediterraneo restò isolato dall'Oceano Atlantico, e quindi non fu più in grado di compensare l'evaporazione con le precipitazioni e con l'apporto dei fiumi. Ciò lo portò a ridursi ad un'immensa distesa arida, zeppa di depositi di sale, la cui base in alcuni punti raggiungeva i 4 km al di sotto del livello degli oceani. Questo evento è oggi noto come Crisi di Salinità del Messiniano, dal nome del periodo geologico in cui ebbe luogo. Solo 700.000 anni dopo, all'inizio del Pliocene, l'innalzamento del livello del mare riaprì lo stretto di Gibilterra e il Mare Nostrum rinacque con una spettacolare cascata (Alluvione Zancleana). Ma che accade se la Crisi di Salinità per qualche ragione geologica non ha luogo? Prima di questo evento il bacino aveva un clima nettamente tropicale, per cui è probabile che questa situazione permarrà, ed il famoso "clima mediterraneo", temperato ed adatto al sorgere delle prime civiltà umane, rsterà una chimera. Ma la Crisi di Salinità ebbe anche effetti globali: la quantità d'acqua evaporata dal Mediterraneo dovette essere redistribuita per opera delle precipitazioni negli oceani di tutto il mondo, provocando un innalzamento del livello del mare pari a circa 10 metri; lo stesso Mediterraneo imprigionò nei propri fondali una percentuale significativa (almeno il 5 %) del sale prima disciolto nelle acque oceaniche: questo portò ad una diminuzione della salinità media delle acque marine, innalzandone la temperatura di congelamento. Le acque oceaniche quindi passarono più facilmente allo stato di ghiaccio in presenza di basse temperature, abbassando la temperatura media della Terra e costituendo forse una delle cause concomitanti del successivo innesco delle grandi Glaciazioni Quaternarie. E se tutto questo non ha luogo e le Glaciazioni in Europa avvengono su scala molto più ridotta? L'Uomo di Neanderthal probabilmente non vedrà mai la luce. Inoltre, il disseccamento del Mediterraneo provocò sicuramente drammatiche variazioni climatiche in tutta l'area e nelle regioni adiacenti, condizionando la distribuzione delle specie viventi e la loro migrazione; come cambia la popolazione del mondo in assenza di esso? (sempre William Riker)
Altri Mediterranei. Come cambierebbe la storia se la Siberia fosse occupata da un Mediterraneo glaciale grande cinque volte la baia di Hudson, che unisce Mar Bianco e Mar Caspio? E se un mare del genere esistesse invece nel Sahara, o nel bacino del Congo, o in Amazzonia, o in Cina? (ancora Iacopo)
Il Lago Mediterraneo. Ammettiamo che un mastodontico evento tellurico avvenuto in epoca glaciale sconvolga le coste del Marocco e dell'Andalusia, chiudendo lo stretto di Gibilterra. Il Mediterraneo si troverebbe nella medesima situazione del Mar Caspio, con un grado di salinità dapprima altissimo, poi diluito dallo scioglimento dei ghiacciai, poi di nuovo più alto rispetto a quello degli altri mari. Come cambia la storia dell'umanità? (un'idea di Renato Balduzzi)
Il Bassopiano Mediterraneo. Alternativa all'ipotesi precedente: se il Mediterraneo si fosse completamente prosciugato già milioni di anni fa, lasciando spazio a una vasta distesa di sale, come si sarebbe sviluppata la storia dell'uomo? (ancora Renato Balduzzi, che si è ispirato a "Down in the Bottomlands" di Harry Turtledove)
I Monti Mediterranei. Alcuni milioni di anni fa l'Africa arriva a cozzare contro l'Eurasia; il Mediterraneo si chiude completamente, e lo scontro fra le due placche continentali provoca un imponente fenomeno orogenetico. Ne segue il sollevamento di una grandiosa catena di montagne alte quanto l'Himalaya ed estese dalla penisola iberica fino al Medio Oriente. Non esiste del tutto l'area mediterranea con il suo clima mite; dove si svilupperanno le prime civiltà umane? La culla delle civiltà monumentali si troverà nel Sahara o nelle pianure della Cina? (nuova pensata di William Riker)
Il Secondo Mediterraneo. L'esistenza di un braccio di mare tra il Mar Baltico e il Mar Nero trasforma l'Europa in un'isola ed impedisce agli Indoeuropei di mettervi piede. Di conseguenza al posto della civiltà minoica e poi greca se ne sviluppa una pelasgica, ed al posto dell'Impero Romano nasce un Impero Etrusco (proposta da Perchè no? e sviluppata da Lord Wilmore, ecco la sua versione)
Il Mare Cimmerio. Versione meno "invasiva" dell'ucronia precedente. Sono le nostre Francia e Germania centrali a ritrovarsi sotto un braccio di mare che separa ancor più dal resto d'Europa le isole Britanniche (a questo punto anche la nostra Bretagna francese è un'isola). Come cambia la storia? (proposta e realizzata da Det0)
Niente Italia. Il sogno dei leghisti più estremisti è realtà: l'Italia non esiste. La catena appenninica infatti si innalza fino al Lazio, cadendo a strapiombo in una serie di fiordi in corrispondenza degli Abruzzi e della Campania. Esiste comunque la Sicilia, ma sarà considerata Africa? Come si evolve la storia nella prospettiva di una Roma posta al termine di una penisola in mezzo a un Mediterraneo molto più esteso del nostro? (nuova ipotesi di Renato Balduzzi)
L'Italia più corta. le Alpi sorgono un po' più a sud, in Emilia. Come cambia la storia del Bel Paese Là Dove il Sì Suona? Le Regioni del Nord saranno divise oggi tra Francia, Svizzera, Austria e Germania; l'Italia sarà più piccola di un terzo e un po' più povera (non farà certo parte del G8), ma (forse) più omogenea, come il Portogallo, senza troppi "salti" tra Regioni ricche e Regioni Povere (questa è di Never75)
La Terra di Biscaglia. E se nel golfo di Biscaglia ci fosse stata terra anziché acqua? Immaginiamo una regione la cui linea costiera va dalla punta della Bretagna alla punta nordoccidentale della Spagna, e che la linea costiera francese della nostra Timeline segni in realtà un corso d'acqua che nasce dai Pirenei e si getta nell'Atlantico, segnando il confine orientale della regione stessa. I cambiamenti potrebbero essere sorprendenti con un tale "surplus" di suolo europeo. Ad esempio, se questo territorio verrà occupato dai Franchi, diventerà nella storia una semplice "estensione" della Francia, che però avrà un'estensione quasi doppia rispetto alla nostra Timeline: non un cambiamento da poco. Oppure potrà essere occupata da popoli germanici che nella nostra Timeline si sono diretti altrove, e che invece qui creano un regno forte e con caratteristiche proprie. Ad esempio qui potrebbero stanziarsi i Burgundi o gli Svevi, oppure, con effetti più interessanti, i Vandali. E allora, senza l'invasione vandala, la presenza bizantina nel mediterraneo occidentale e in Nordafrica sarà più duratura e salda, e forse resisterà agli arabi; oggi avremo forse una "Vandalia" facente parte dell'Unione Europea. Oppure i Britanni in fuga si stanziano in questa vasta e fertile regione fondando una "Grande Bretagna", una grande nazione celtica nell'Europa continentale... (pensata da Damiano)
Il Mondo di Sandrone. « Sandrone » è il nome con cui è conosciuto un fossile di ominoide riportato alla luce circa cinquant'anni fa in Sardegna da alcuni minatori: era un parente stretto dell'orango, bipede ma con le zampe corte e l'alluce molto distaccato dal resto del piede, il che rendeva la sua andatura molto incerta; aveva una testa piccola con due grandi occhi e con le mani si procurava il cibo, soprattutto bacche e foglie. « Sandrone » (oreopiteco è il suo nome scientifico) popolava l'Europa otto milioni di anni fa, quando essa godeva ancora di un clima tropicale, ma si estinse inesorabilmente all'inizio delle glaciazioni. Ora, immaginiamo un primate diverso, piccolo, tozzo, miope che si evolve in modo vincente e dominante... è pacifico, in sintonia e non in lotta con la natura, sviluppa una civiltà elevatissima e raffinatamente bucolica, fatta di arte, di letteratura, di musica, di pensiero e di filosofia... date le manine tozze non è un genio tecnico e tecnologico. Abita un mondo arboreo come quello degli Ewoks con abitazioni tra l’elfico e Tarzan aggrappate agli alberi. Magari è vittima di uno sviluppo di massa cerebrale eccezionale (in fondo il Neanderthal aveva un cervello quasi più grosso del nostro), un cervellone da 5 chili, con una potenza elettrica tale da rendere possibile la telepatia e la telecinesi di piccole masse. Non si sviluppano armi perché basta accelerare con il pensiero una pietra e quella diventa un proiettile. Non servono scudi, perché basta un pensiero e la pietra cade a terra. Non si possono colpire i propri simili, perché ognuno possiede sia l’arma che la difesa. Poi scopre come coltivare, indirizzare e potenziare la dote, e il nostro primate inizia a spostarsi con il pensiero… e a questo punto i confini non esistono più… Sandrone parte per popolare l’Universo! (un sogno dedicato a se stesso dal mitico Sandro Degiani)
Australopithecus sapiens. Gli Australopithecus sterminano gli Homo a fine Cenozoico (in realtà è successo il contrario) e si sviluppa una umanità che nell'aspetto è una via di mezzo tra il gorilla e l'uomo, inclusa la cresta cranica per fissare i muscoli della masticazione, con tanto di civiltà tecnologica e di William Riker "robustus" (« come se non fossi già brutto abbastanza... » Nota di William Riker, che ha avanzato questa proposta)
Più razze umanoidi intelligenti. Australopithecus e Homo, e magari altre razze, convivono in modo conflittuale fino al presente, ma senza sterminarsi a vicenda. Si ha così ad es. una Roma Homo e una Cartagine Australopithecus o viceversa, s'il vous plait (proposta ancora da William Riker)
Homo australis. L'Homo erectus riesce a mettere piede in Australia (nella nostra Timeline ci andò molto vicino) e si differenzia in una nuova specie. Quale impatto sulla fauna australiana? E sulla storia dell'Homo sapiens? (è di Renato Balduzzi)
L'Homo florensiensis. Nell'ottobre 2004 nell'isola indonesiana di Flores è stato scoperto un nuovo tipo di Homo, chiamato Homo floresiennsis ed estintosi circa tredicimila anni fa. Esso era alto circa un metro, con braccia molto lunghe e gambe corte, il mento sfuggente ed una peluria superiore al normale. Viveva principalmente in grosse caverne, ed aveva un livello evolutivo identico a quello del suo vicino parente Homo erectus. Le cause dell'estinzione non sono conosciute. Alcuni pensano addirittura che questa specie non sia nemmeno da considerarsi a parte, ma che sia solamente una malformazione genetica di alcuni erectus. E se invece l'Homo floresiensis esiste davvero, riesce a resistere e ad evolversi, creando una serie di villaggetti e magari, con il tempo, anche qualche regno? Quando in Indonesia arriveranno i musulmani e poi gli europei, che ne faranno di questo loro bizzarro cugino? (se lo chiede Basileus TFT)
La Terra di Mezzo per davvero. Alternativa all'ucronia precedente. L'Homo floresiensis si espande in Asia e dà vita ad una razza "Hobbit", mentre i Gigantopithecus danno vita agli Orchetti e dall'Homo sapiens si sviluppa un Homo elfus longilineo, longevo e pacifista. In tal modo l'Eurasia si trasforma davvero nella Terra di Mezzo di Tolkien! (stramba proposta di William Riker e di Eowyn)
L'Homo alaouite. Secondo alcuni uno Hobbit avrebbe potuto evolversi anche nel sudest del Marocco, sulle cui montagne sarebbe comparso un piccolissimo ominide alto solo 40 centimetri, battezzato Homo alaouite. Supponiamo che sia esistito davvero e che sia sopravvissuto fino a tempi storici, diffondendosi anche in Europa quando il Marocco era unito alla Spagna. Quali le conseguenze sul folklore? Come i popoli europei potranno convivere con questa razza di "folletti"? (made in Renato Balduzzi)
Nessuna Umanità. Chi non si è mai chiesto come sarebbe oggi il mondo se l'uomo come specie intelligente non fosse mai esistito? Il Sapiens "stupido", non essendo in grado di vestirsi, rimarrà confinato in Africa e al massimo nelle regioni miti del Mediterraneo, lasciando l'Europa e l'Asia centrale al Neanderthal e l'Asia all'Erectus. Oggi il vecchio mondo sarà popolato da lupi, iene, grandi mammiferi e diversi scimmioni bipedi, di cui magari alcune specie americane, ingigantitesi a causa della mancanza di competizione alimentare (una strizzata d'occhio al Bigfoot). In mezzo a tutto questo proliferare di ominidi, altri animali, come gli orsi o gli elefanti, potranno occupare il posto libero di specie intelligente... nel 2004 viene abbattuto, nei pressi di Monaco, "Bruno", un esemplare di uomo di Neandertal da parte di alcuni orsi cacciatori della Baviera che non tolleravano le incursioni della bestia nelle piantagioni; oppure, nel 1990 l'Organizzazione delle Nazioni Elefantine Africane decide di vietare la caccia degli uomini glabri (gli Homo sapiens) dell'Africa, cacciati... per l'avorio pregiato dei loro denti! (altra pazzesca idea di Renato Balduzzi)
Due Umanità. Un gruppo umano si sviluppa in modo indipendente per migliaia di anni isolato da tutto su un continente nettamente separato dagli altri, per esempio l'Australia; raggiunto un livello di tecnologia abbastanza elevato, entra in contatto con il resto del mondo, scoprendo che... esso è abitato da un'altra specie umana (la nostra) con cui non può più incrociarsi. Come sarà la storia del mondo con due Umanità destinate a non incontrarsi mai? (ideata da Viverefan)
L'Isola Che C'È. Che cosa succede se l'uomo non appare in Africa Orientale ma su un'isola o su un'altra terra isolata? Si diffonderà ugualmente su tutto il pianeta, o ne colonizzerà solo una parte fino a tempi piuttosto recenti? Se l'uomo si sviluppa su un'isola, cosa succede quando diventa abbastanza intelligente da costruire piccole navi e scoprire una natura non solo selvaggia, ma totalmente non adattata a lui? (se lo chiede l'immaginoso Perchè no?)
Il Mondo allo Specchio. L'evoluzione dell'uomo ha inizio non in Africa ma nelle steppe brasiliane, da dove col passare dei millenni si sposterà in tutto il continente americano e durante le glaciazioni passerà attraverso la Beringia verso la Russia. Le prime civiltà si formeranno nella zona brasiliana, boliviana e argentina. Ci sarà una Mesopotamia con assiri, babilonesi e sumeri, solo che si troverà non tra il Tigri e l'Eufrate, ma tra il Rio Paranà e il Rio Paraguay. Al posto dell' Egitto ci sarà uno stato "venezuelano", e il posto dell'Impero Commerciale Fenicio sarà preso dal nuovo Impero Commerciale Panamese, che controllerà gran parte delle isole caraibiche. La Civiltà Haitiana sarà l' equivalenza di quella Minoica, e in corrispondenza del declino di questa ci sarà l'avvento del predominio della nuova Civiltà dello Yucatan e delle Antille che sostituirà la Grecia delle Poleis, in questo caso saranno la Città-Caserma di L'Avana, e la città democratica di Merida prenderanno il posto di Atene e Sparta. Intanto nel Sud America sta avanzando l'Impero Cileno, corrispondente al nostro Impero Persiano, che darà non pochi fastidi alle poleis cubane ed yucatane. La storia Romana di questa Timeline nascerà su uno spicchio di costa interna della Florida, nella zona di Clearwater; e la Florida fungerà da penisola al posto dell'Italia. Il nostro Impero Cartaginese nascerà nella zona texana e verrà presto annesso da "Clearwater". Come nella nostra timeline la Repubblica di "Clearwater" si porterà avanti con le conquiste e arriverà fino all'"Egitto", cioè al Venezuela per poi spingersu in Mesopotamia. Al nord, con un capo simile a Cesare, verrà conquistata la "Gallia" (il nostro New England). Dopo la suddivisione tra nord (fino allo stretto di Panama) e sud, il nord vedrà il suo declino a causa delle popolazioni barbare (il nostro Far West). A quando la scoperta dell'... Europa? (un tentativo di scambiare tra loro Nuovo e Vecchio Mondo ideato dal geniale Ded17)
Ucronia pilifera. Come ha scritto Desmond Morris, zoologo famoso per avere studiato a lungo le scimmie, quella umana è l'unica, tra le centonovantatré conosciute specie di primati, ad essere sprovvista di peli (da cui il titolo del suo libro "La scimmia nuda"), o comunque l'unica ad averli così sottili e trasparenti. Innumerevoli sono le ipotesi formulate per giustificare questa nudità, ed anche la sopravvivenza dei peli sul cranio (capelli), sul viso (barba, baffi, ciglia e sopracciglia), sulle ascelle, sul petto e sul pube. Ora, come cambia la percezione di sé stesso da parte dell'uomo se il suo corpo è completamente ricoperto di peli come ogni altra scimmia, o se al contrario ha perso anche i pochi che gli restano, restando completamente glabro? Forse alcune poesie erotiche conterranno qualcosa di simile a "Com'è bello accarezzare i peli della tua schiena (o della tua mano)..." E Petrarca non scriverà dei "capei d'oro a l'aura sparsi"... (questa è di William Riker)
Homo aquaticus. Secondo una strana ipotesi, i capelli sarebbero serviti agli uomini primitivi grossomodo come i fanoni delle balene, per filtrare il cibo in acqua. Di conseguenza, l'uomo sarebbe stato originariamente un animale acquatico: una creatura bipede e plantigrada che vive stabilmente in acqua e lascia emergere solo la testa, trascinando una distesa di capelli lunga vari metri con cui cattura insetti e pesci. Sarebbe vissuta prevalentemente in coppia, formando attorno a sé un cerchio di indigesti capelli che avrebbe tenuto lontani i predatori. Questi ominidi si sarebbero accoppiati quindi in posizione ventrale, avrebbero avuto un solo piccolo alla volta e le mammelle delle femmine sarebbero state estremamente prosperose per permettere l'allattamento sopra il livello dell'acqua. Di certo oggi creature simili non esistono. E se invece esistessero ancora oggi uomini d'acqua nei laghi dell'Africa tropicale? Una creatura con un'etologia che sembra riflettere il mito del giardino dell'Eden in versione acquatica lascerà sicuramente una traccia profonda nella cultura e nelle arti dell'uomo. Quale? (ideata da Renato Balduzzi)
Il pianeta dei calvi. Molti scienziati si sono interrogati sulla funzione evolutiva della calvizie. Qualcuno ha avanzato l'ipotesi che, in un momento della nostra evoluzione, questo carattere avesse la stessa funzione della schiena grigia dei gorilla maschi, e quindi fosse un segno visibile dello status di adulto leader. E se la calvizie avesse conservato una funzione simile anche nell'uomo moderno? Tutti gli uomini di potere sarebbero calvi, così come i capi famiglia (è probabile che non vivremmo in famiglie nucleari, ma in famiglie patriarcali dove l'uomo calvo detta legge). Infine, i calvi sarebbero stravisti dalle donne che cadrebbero letteralmente ai piedi di chi ha pochi capelli... (ancora Renato Balduzzi)
The PiltUP Man. E se l'Eoanthropus dawsoni, meglio noto come Uomo di Piltdown, fosse esistito davvero, e l'Inghilterra fosse stata davvero popolata, un milione di anni fa, da ominidi con faccia da scimmia e cervello da uomo moderno? Come cambia l'albero genealogico della razza umana? (ancora l'onnipresente William Riker)
Technicolor. Secondo una strana teoria di recente formulazione, l'uomo fino all'anno 1000 a.C. vedeva solo tre colori fondamentali, e il senso della vista multicromatica si è sviluppato solo negli ultimi 2000 anni. Questo spiegherebbe la pittura antica, effettuata con pochissimi colori. Lo stesso Omero non parla quasi mai di colori, ma compie sempre degli accostamenti: per lui il sangue ha il colore del vino, il mare è tutt'al più ceruleo, i capelli colore del grano o della pece... Sublime poesia o mancanza di terminologia per i colori, dato che non erano percepibili? Supponiamo dunque che anche l'uomo, come il cane, possa vedere solo in bianco e nero. Come cambia la storia? (prima ucronia cromatica di Sandro Degiani)
L'uomo dicromatico. La retina dell'uomo e dei primati superiori del Vecchio Mondo (scimpanzé, gorilla, orango, gibbone, bonobo) trasmette l'informazione visiva al cervello grazie a tre pigmenti diversi, ciascuno dei quali assorbe la luce solo di una particolare lunghezza d'onda: le lunghezze d'onda catturate da questi pigmenti sono rispettivamente 430, 530 e 580 nanometri, che corrispondono alla luce blu, verde e rossa. Questa proprietà della visione, detta tricromatismo, è però una caratteristica pressoché unica nel mondo animale. La maggior parte dei mammiferi, infatti, inclusi i primati del Nuovo Mondo, ha nella retina solo due pigmenti, che catturano rispettivamente la luce blu e verde (dicromatismo). La loro visione è perciò decisamente più limitata. Ora, che accade se la mutazione genetica che ha portato al tricromatismo non ha luogo e l'uomo resta dicromatico? Come cambiano la sua interazione con il mondo circostante, la sua arte, la sua letteratura? (seconda ucronia cromatica di William Riker)
L'uomo quadricromatico. E ora, la proposta contraria. Se la maggior parte dei mammiferi ha una visione dicromatica, alcuni pesci, rettili ed uccelli sono dotati di quattro pigmenti nelle loro retine, ed il pigmento aggiuntivo permette loro di vedere nell'ultravioletto. Come cambia la percezione del mondo se anche gli esseri umani sono sensibili all'ultravioletto? (terza ucronia cromatica di William Riker)
Superman per davvero. Portiamo alle estreme conseguenze le proposte precedenti. I fumetti ci hanno spesso mostrato supereroi come Superman dotati di una vista a raggi X, in grado di attraversare qualunque materiale fuorché il piombo (perché poi il piombo?) Questo potrebbe suggerire l'ucronia estrema in cui gli esseri umani sono tutti dotati davvero di una vista del genere. Tuttavia c'è un problema: noi vediamo la luce visibile, e tramite gli appositi visori i raggi infrarossi, perchè questi raggi saturano il mondo circostante, prodotti o riflessi praticamente da tutti gli oggetti esistenti. Tuttavia l'atmosfera terrestre frena quasi tutti i raggi X (grazie a Dio, altrimenti le radiazioni renderebbero la Terra inabitabile), e fuori da uno studio dentistico i raggi X sono semplicemente troppo pochi per vedere qualcosa. Un essere il cui occhio è sensibile ai raggi X rischierebbe perciò di assomigliare ad un cieco (Superman, per vedere attraverso gli oggetti, deve produrre egli stesso raggi X dagli occhi, che poi vengono riflessi verso le sue retine). Tuttavia Superman dispone anche di una supervista calorica, basata cioè sui raggi infrarossi. Ebbene, come cambia la civiltà se tutti gli uomini sono sensibili ai raggi infrarossi, o addirittura alle microonde, e possono vedere anche nel buio più totale? (quarta ucronia cromatica di William Riker)
Sul pianeta dei ciechi. Ed ora, l'ucronia contraria. Nel 1904 il geniale Herbert George Wells pubblicò "Nel paese dei ciechi", una parabola fantabiologica ma anche metafisica ambientata in una vallata delle Ande, isolata dal resto del mondo da un'eruzione vulcanica, i cui abitanti perdono tutti la vista a causa di una malattia misteriosa, tanto che i loro occhi si atrofizzano. Generazione dopo generazione, assieme al ricordo del mondo oltre le montagne, scompare la memoria stessa della vista, sostituita dall'acuirsi degli altri sensi. Ora, che accade se questa malattia colpisce l'intera primitiva comunità umana, e l'umanità deve imparare a fare a meno degli occhi? Forse, la dizione "uomo delle caverne" potrebbe assumere un nuovo significato: vedremo gli inermi esseri umani ritirarsi nelle grotte, e lì vivere durante il giorno, per uscire di notte e svolgere alla luce delle stelle la propria esistenza. Come cambiano la storia, la tecnologia, il costume e l'arte? (quinta ucronia cromatica di William Riker)
L'uomo trasparente. E se l'uomo, al pari di alcuni tipi di pesci e di rane, avesse pelle e muscoli trasparenti, tanto da lasciare intravedere gli organi interni? Come si svilupperebbe nell'uomo la coscienza di se stesso? E la medicina quanto sarebbe avvantaggiata, soprattutto nei secoli passati? (nuova bizzarra ipotesi di Renato Balduzzi, scritta ispirandosi a una novella di Gianni Rodari)
Altro che diluvio. Le ricerche archeologiche rivelano che in Africa, 78.000 anni or sono, il Lago Malawi o Nyassa (attualmente un mare interno lungo 560 km, con una larghezza massima di 75 km e una profondità massima di 700 m) era ridotto ad un gruppo di bacini di non più di 10 km di ampiezza e 200 m di profondità. Idem per il Lago Bosumtwi, nel Ghana. Attualmente ampio 10 km, e di origine meteorica, all'epoca perse tutte le sue acque. Solo una terribile siccità poteva causare tutto questo. Ora, studi genetici suggeriscono che la società dei moderni umani discese da un gruppo di circa 10.000 individui che viveva nell'Est dell'Africa al tempo di questa crisi. Immediatamente dopo la sua fine, la popolazione umana iniziò ad espandersi rapidamente, e molti dei nostri antenati si spostarono fuori dall'Africa, in Medio Oriente, Asia ed Europa. Ammettiamo che tali assunti siano veri. E se la siccità non fosse avvenuta? Impatto di una migrazione più tarda del sapiens sapiens? (proposta da JFB)
Homo antarcticus. L'umanità colonizza anche l'Antartide. Come? E che accade? (proposta e sviluppata da Falecius)
Scaccia...cani. L'umanità non addomestica mai il cane, che resta una temibile bestia selvatica. L'uomo si sentirà solo senza il suo migliore amico, o troverà un altro animale per ovviare alla solitudine? Se sì, quale? (sempre Renato Balduzzi)
Il Golfo Padano. La Pianura Padana non si forma. Il Po è solo uno dei tanti fiumi del versante meridionale delle Alpi che, dopo qualche decina di chilometri, forma un fiordo e si riversa nel mare. Al posto della Pianura padano-veneta c'è un immenso golfo dell'Adriatico. La geografia dell'Italia è totalmente diversa. Gli Indoeuropei faranno più fatica a penetrare nell'Italia appenninica, oppure, se ci riusciranno, saranno molto più isolati dal resto d'Europa di quanto non lo sono stati nella nostra timeline. I Celti occuperanno tutta la regione alpina e si spingeranno più a sud a partire dalla Liguria, battendosi con gli Etruschi direttamente sulla costa toscana. Gli Etruschi, dal canto loro, si trovano fermi nella loro espansione alle coste dell'Emilia e della Romagna. I Galli alpini trarranno giovamento dalla maggiore possibilità di comunicazione con i Greci da una parte, con le culture protogermaniche dall'altra. Roma avrà molta più difficoltà ad espandersi in Europa, ma sicuramente sarà avvantaggiata nell'unificazione dell'Italia appenninica (così pensa il solito Renato Balduzzi)
La Grande Pianura Padana. Ci fu un momento, durante le glaciazioni quaternarie, di forte regressione marina: in altre parole i mari si ritirarono perchè le acque erano intrappolate nei vasti ghiacciai. In quell'epoca la pianura padana giungeva fino all'altezza di Ancona, il Po aveva una lunghezza doppia dell'attuale e tutti i fiumi veneti (Adige, Brenta, Tagliamento, Isonzo, ecc.) confluivano in esso dopo un percorso molto più lungo. Inoltre la Sicilia era unita al continente, e Sicilia e Sardegna formavano un'unica isola. Nel successivo periodo interglaciale, in cui viviamo tuttora, il mare riconquistò posizioni, e le strette valli della Dalmazia divennero isole parallele alla costa croata. Ma che succede se per qualche motivo i mari sono più bassi indipendentemente dalle glaciazioni? L'Italia si trova unita alla penisola balcanica, subendo più da vicino le invasioni illiriche prima, slave e turche poi. Molto probabilmente i Greci colonizzano il delta del Po e l'Italia meridionale, mentre Roma avrà meno possibilità di espandersi, essendo più facilmente raggiungibile da eserciti stranieri. Come i vari popoli succedutisi nella penisola si spartiranno le superfici che nella nostra Timeline sono allagate dal mare? (di nuovo William Riker e Renato Balduzzi)
L'arcipelago italiano. La spinta tettonica dell'Africa è lieve. Gli Appennini non diventano montagne, ma isole. Come cambia la storia del Mediterraneo? (sempre il solito Renato Balduzzi)
L'Isola Iberica. La penisola iberica si stacca dal resto d'Europa, creando una vasta isola al largo delle coste francesi. Il Mediterraneo è quindi un golfo dell'Oceano Atlantico, così come lo è il mar delle Antille. Andorra diverrà un porto importante e rinomato come il principato di Monaco. Sulle coste italiane l'arrivo di onde e maree atlantiche metterà in difficoltà tutta la costa tirrenica, che conoscerà una struttura dei porti e delle strutture balnearie analoga a quelli dell'Hansa. In compenso, la corrente del Golfo giungerà copiosa sulle coste mediterranee occidentali, rendendole più umide, ma causerà un brusco abbassamento di temperatura nelle Isole Britanniche. Come cambia la storia umana? (un'idea venuta al nostro Renato Balduzzi, che si è ispirato al celebre "La zattera di pietra" di Josè Saramago, che narra proprio il distacco della penisola iberica dal continente e la sua deriva nell'Atlantico)
Le Americhe isolate. Da quello che si sa, l’uomo è arrivato nel continente americano in tempi abbastanza “recenti”, tra i 50.000 e i 10.000 anni fa, passando attraverso lo stretto di Bering quando a causa delle glaciazioni si venne a formare un “ponte” di terre emerse. Ora, supponiamo che questo non avvenga e che quindi gli uomini non abbiano modo di colonizzare il continente americano. Come cambia la storia? Anzitutto avrà origine una fauna molto diversa da quella del Vecchio mondo, ma anche nel Vecchio Mondo i cavalli e i cammelli non riusciranno ad espandersi, perchè la loro origine è americana. La civiltà umana saprà evolversi comunque in loro assenza? E l'uomo quando arriverà in America? I primi colonizzatori europei di cui si ha notizia certa (i vichinghi) potrebbero trovarsi in una situazione a dir poco paradisiaca: un immenso e ricchissimo continente completamente privo di presenza umana. Idem dicasi per Colombo. A questo punto la corsa alle terre fertili americane si fa in un territorio deserto: inglesi e francesi si trovano in Nord America a combattere da soli: probabile vittoria inglese ancora più rapida perchè i Francesi non hanno i loro alleati; nessuna guerra indiana; il Messico potrebbe chiamarsi ancora Nuova Spagna anche a ottocento inoltrato, la guerra con gli USA non sarà differente nell'esito se non con un Messico meno popolato, ma più evoluto, come un normalissimo paese europeo. L'america latina di lingua spagnola potrebbe avere anche meno della metà degli abitanti di oggi, ma forse molto meno povera. Sarebbe come un'Australia latina... (proposta da Damiano e da Renato Balduzzi)
Il Sudamerica isolato. Due milioni e mezzo di anni fa non si ricostituisce il collegamento tra Nord e Sud America; quest'ultimo resta isolato all'infinito dal resto del mondo, e così in esso, invece dei placentati, continuano a svilupparsi i marsupiali, i bradipi giganti e i feroci uccelli cacciatori, senza che vi sia popolazione umana. Da un punto di vista biologico, il Sudamerica sarà davvero una seconda Australia, con tutta la sua curiosa fauna cenozoica, fino all'arrivo, sicuramente tardo, dell'uomo. Cosa possono pensare i navigatori del Cinquecento, una volta sbarcati in questo mondo? (ideata da Renato Balduzzi)
L'Africa "corta". L’Africa è un po’ più “corta”, e sulla sua estremità meridionale non si trova una regione dal clima mediterraneo. Questo significa che, quando i primi europei arriveranno qui, non vi troveranno qualche piccola tribù di cacciatori-raccoglitori Khoi-San, ma numerosi e bellicosi agricoltori Bantu. Città del Capo resterà un fortino coloniale come tanti, e nessun colono olandese si stabilirà qua; questo significa anche che la penetrazione coloniale in Sudafrica sarà più lenta, e forse Portoghesi e Tedeschi riusciranno a precedere gli Inglesi nella corsa a unire in unico impero le due coste del continente. Comunque vada la regione sarà meno accogliente per gli Europei rispetto alla nostra Timeline, e i pochi coloni che si stabiliranno qua nell’Otto-Novecento non saranno in proporzione più di quelli che sono andati in Rhodesia o in Kenya; l’apartheid ci sarà lo stesso, ma crollerà al momento dell’indipendenza, negli anni ’60. Dove andranno i "coloni mancati" del Sudafrica? Per i Britannici c’è tutta una serie di possibilità. Per i Boeri invece le opzioni sono due: o ingrossano la popolazione dei "burghers" cingalesi, oppure (e questa è l’opzione più interessante) si impiantano sulla costa nordoccidentale dell’Australia, dove la capacità di resistenza indigena è grossomodo quella del Capo nella nostra Timeline, e si riesce a controllare bene il traffico verso le Indie Olandesi. Dato che non si tratta di un posto così strategico come la punta meridionale dell’Africa, gli Inglesi lasceranno il territorio all’Olanda, accontentandosi della più ricca e fertile costa orientale; oggi quindi l’Australia sarà divisa in due metà, una anglofona e l’altra neerlandofona (una grande proposta di Toxon)
Il secondo Madagascar. Spin off dell'ucronia precedente. Se l'Africa è "più corta", vuol dire che un pezzo si è staccato dal Gondwana al più tardi nel Cretacico, ed allora i casi sono due: o il cratone sudafricano di Kaapvaal, che con il cratone di Pilbara nell'Australia occidentale rappresenta una parte del più antico continente mai esistito sulla faccia della Terra (detto appunto continente di Vaalbara), resta unito all'Antartide, che è semplicemente più estesa di quanto accade nella nostra Timeline, ed allora nulla cambia rispetto all'ucronia di Toxon; oppure esso flotta nell'Indiano meridionale come un secondo Madagascar, per di più ricco di oro, uranio e diamanti, ed allora quali guerre si scateneranno per conquistarlo tra inglesi, francesi, olandesi, portoghesi e americani? (questa è di William Riker)
American Horse. Il cavallo è arrivato nel continente americano con i primi conquistadores, ma se fosse arrivato prima, al seguito dei primi uomini che popolarono quel continente attraverso lo stretto di Bering? O più tardi, a seguito delle spedizioni vichinghe? Oppure, ipotesi altrettanto affascinante, nelle Americhe avviene un caso di evoluzione parallela e nasce una specie di mammifero con caratteristiche simili a quelle del cavallo che viene allevato dagli indigeni. Che succede? Come si attrezzano i Conquistadores? Forse, se anche il cavallo fosse arrivato prima, non avrebbe contribuito molto alla sopravvivenza delle culòture indigene (troppa era la disparità tecnica e culturale per permettere la sopravvivenza delle civiltà amerinde). Tuttavia avrebbe generato la cultura Sioux classica (quella degli Indiani a cavallo contro le diligenze per intendersi) con qualche secolo di anticipo, ed avrebbe permesso alle comunità agricole (Muskoge, Anazasi, Pueblo etc...etc) una resa agricola più alta, forse una salute migliore. Forse se il cavallo fosse arrivato in america oggi i nativi rappresenterebbero una percentuale più alta della popolazione degli USA (un'idea di Damiano)
La Corrente del Golfo. Per qualche motivo avviene l'inversione della corrente oceanica calda del Golfo, la quale ruota in senso antiorario anziché orario: le acque calde del tropico lambiscono le Canarie e le coste marocchine per poi attraversare l'Oceano e spingersi a riscaldare la baia di Baffin. Ne consegue che Groenlandia, baia di Baffin, Labrador e baia di Hudson risultano abitabili e con clima scandinavo; Scandinavia, Islanda, il Baltico, le Isole Britanniche soffrono un clima glaciale e non risultano abitabili; il Sahara atlantico conosce una maggior piovosità, e quindi è fertile ed abitabile; si ha invece la desertificazione della Florida e della costa atlantica americana. In sostanza, il risultato è lo spostamento verso nord delle fasce climatiche nordamericane e verso sud di quelle europee. Come si sviluppa la storia dell'uomo? (proposta da Dans, ecco la sua idea)
L'alfabeto paleolitico. Nel febbraio 2010 Jean Clottes, Genevieve von Petzinger e April Nowell hanno pubblicato su "New Scientist" uno studio in cui sostengono che i dipinti sulle pareti delle grotte preistoriche erano accompagnati da un codice ricorrente di segni, ben 25.000 anni prima delle più antiche testimonianze alfabetiche. I presunti petroglifi avrebbero tra i 13.000 e i 30.000 anni di età e sarebbero simboli astrologici che poi avrebbero dato origine alla moderna scrittura. Ciò implicherebbe l'esistenza di una codificazione astratta nel Paleolitico superiore, tradizionalmente ritenuto privo di testimonianze grafiche diverse dai grandi affreschi a soggetto animale sulle pareti delle grotte. Ciò che appare più sbalorditivo è però la diffusione del medesimo insieme di segni in tutto il mondo, dalla Francia all'Australia, il che ha fatto pensare ad una improvvisa "emersione", circa 40.000 anni fa, di una trasformazione cognitiva strutturale nella razza umana. Ora, che accade se l'umanità inventa davvero una scrittura geroglifica, o addirittura alfabetica, fin dal Paleolitico, permettendo la registrazione degli eventi della Preistoria? 400 secoli di progresso e di scoperte ci verrebbero tramandate in blocco, ammesso che noi riuscissimo ad interpretare quella lingua e quella scrittura, molti misteri della Preistoria sarebbero svelati, e noi conosceremmo un incredibile campionario di miti e leggende, da cui emergerebbe chiara la nascita di leggende comuni a tutti i popoli, come i miti della Creazione o il Diluvio Universale. Ma è anche possibile che l'invenzione della scrittura acceleri il progresso dell'umanità, e le prime civiltà cittadine e monumentali compaiano con grandissimo anticipo, come ipotizzato nel film "10.000 a.C.". In tal caso come cambia la storia dell'uomo? (se lo chiedono William Riker e il Marziano)
L'Atlantide nel Sahara. Incisioni e disegni rupestri recentemente riscoperti nel sud dell'Egitto sono del tutto simili per età e stile alle pitture dell'Età della Pietra di Lascaux, Francia, e Altamira, Spagna. "Non è un'esagerazione parlare di Lascaux sul Nilo", ha dichiarato Dirk Huyge, curatore della Collezione Egiziana al Museo Reale d'Arte e Storia di Bruxelles, Belgio. La forma d'arte è diversa da qualsiasi altro esemplare mai scoperto in Egitto. Le incisioni, che si pensa risalgano a 15.000 anni or sono, sono state cesellate sui fianchi calcarei delle colline presso il villaggio di Qurta, circa 640 km a sud del Cairo. Delle più di 160 figure scoperte fino ad ora, la maggior parte ritrae tori selvatici. La più grande misura circa due metri di ampiezza. Si tratta della "seconda scoperta" dell'arte di Qurta. Alcune delle incisioni erano state trovate nel 1962 da un gruppo di ricercatori dell'Università di Toronto, Canada. Il capo della spedizione, Philip Smith, aveva allora ipotizzato che le figure risalissero al Paleolitico (da 2.5 milioni a 10,000 anni or sono). Gli esperti del Paleolitico risposero allora che si trattava di pura follia, perché "l'Europa era la culla dell'arte". Le scoperte di Huyge attestano invece che Smith aveva ragione. La scoperta ha sollevato una grande questione: come possano i popoli dell'Europa occidentale e del sud dell'Egitto avere prodotto forme d'arte così simili, quasi contemporaneamente? È possibile che l'arte delle grotte di Lascaux sia opera di egiziani, o che gli europei arrivarono in Egitto nella Preistoria? E se fosse esistita una grande civiltà già nel Paleolitico, quando ancora il Sahara era una pianura relativamente umida e simile alla savana del sud dell'Africa? Una "Atlantide nel Sahara" è già stata ipotizzata, qui si tratta di immaginare una civiltà simile a quella mesopotamica ma senza scrittura, estesa dal Marocco fino al Mar Rosso, e giunta nelle sue propaggini più estreme fino in Spagna e Francia, dove ha prodotto i capolavori di Lascaux e di Altamira. Quale potrebbe essere stata la storia di questa civiltà, i cui discendenti, al momento della desertificazione del Sahara. migrarono lungo il Nilo e diedero vita alla civiltà dei Faraoni? (proposta da William Riker)
L'Atlantide nel Pacifico. Ha ragione il cartone animato giapponese "Undersea Super Train: Marine Express" (1979) di Osamu Tezuka: nel centro del Pacifico esiste un vasto continente abitabile, che non viene sommerso da alcun cataclisma, sopravvive fino a oggi e su di esso si insedia una fiorente talassocrazia, contemporanea più o meno di quella cretese. La Cina non esiste come nazione a sé stante, essendo solo una colonia di questo popolo, e la stessa cosa vale per il Giappone e le isole indonesiane; vengono colonizzate anche Australia, Nuova Zelanda e le coste pacifiche dell'America. L'impero sarà in completa decadenza all'arrivo degli europei, o costituirà per loro un formidabile avversario nella colonizzazione del mondo? Come cambia la storia dell'uomo? (sempre William Riker)
L'altro Nilo. Recenti studi hanno mostrato come nell'Olocene il Sahara era attraversato da un fiume che dal massiccio del Tibesti si gettava nel Mediterraneo. Ammettendo che per qualche modifica del regime delle piogge sahariane anche questo fiume possa sopravvivere, assieme con il Nilo, se il suo comportamento è analogo a quello dell'altro grande fiume africano, nulla vieta la possibilità della nascita di uno stato analogo a quello egizio e suo rivale. Se invece, come più probabile, mancando i grandi laghi africani il comportamento è analogo a quello del Tigri e dell'Eufrate, potrebbe svilupparsi una civiltà con un modello di sviluppo simile a quello mesopotamico. Inoltre la presenza di un polmone verde nel Sahara come modifica il clima e la piovosità delle nostre coste? Magari un clima un po' più umido avvantaggia le culture centroeuropee a scapito di ulivo e vite con il sistema di vita celtico, avvantaggiato quindi rispetto a quello greco-romano. Il ruolo dell'agricoltura in Africa nell'epoca classica è ancora più accentuato. Si potrebbe ipotizzare un Mediterraneo diviso a metà: un'Europa totalmente e stabilmente celtizzata contrapposta ad una costa africana ad economia agricola. Di fatto non ci sarà spazio per lo sviluppo di una civiltà classica come noi la conosciamo. In ogni caso, mancando probabilmente un sistema di rapide come quello Nilotico, i contatti tra il mondo mediterraneo ed il bacino del Congo potrebbero essere molto più stretti che nella nostra linea temporale: vi è uno scambio ed un'acclimatazione di piante dei due ecosistemi, mentre al contrario i romani, con i loro giochi circensi, fanno ancora più danni alla fauna (altra idea sahariana di JFB)
L'Africa caucasica. Spin-off dell'ucronia precedente. Se il Sahara è una zona ricca e fertile, L'Europa e l'Africa saranno intimamente unite; l'impero romano temerà non solo le invasioni da nord e da est, ma anche e soprattutto quelle da sud. Con buona probabilità le differenze somatiche tra nordafricani e centrafricani saranno molto minori, e probabilmente numerosi europei avranno lineamenti congoidi. Anzi, forse tutta l'Africa sarà abitata da caucasoidi pigmentati in modo diverso a seconda della latitudine... (Renato Balduzzi prosegue con le sue proposte)
Neri bianchi. Durante il periodo di desertificazione del Sahara, un gruppo di cacciatori-raccoglitori di origine sudanese (e quindi di pelle nera) inizia una lenta migrazione verso nord. Trovando ostilità presso le popolazioni sedentarie incontrate in Medio Oriente, si dirige verso le foreste poco popolate della Siberia. A causa del freddo e dell'alta latitudine, gli individui con la pelle più scura, rachitici a causa della difficoltà a produrre vitamina D, soccombono. Chi produce meno melanina viene premiato dall'ambiente. Nel corso di vari secoli in Siberia si diffonderà un popolo di aspetto negroide, dalla pelle chiara (una proposta davvero strana di Renato Balduzzi)
L'America caucasica. Nell'Ottocento, alcuni dati antropometrici relativi alle popolazioni indigene americane della costa orientale degli Stati Uniti fecero pensare gli antropologi ad un antico meticciamento con popolazioni caucasiche. L'idea di un popolamento delle Americhe a partire dall'Atlantico venne abbandonata fino al 1999, quando l'archeologo Dennis Stanford, dello Smithsonian, suggerì che i primi americani avessero ereditato la loro tecnologia dai Solutreani, che vissero nell'Europa meridionale circa 21.000-17.000 anni fa. Quindi l'america sarebbe stata popolata da due linee direttive, una orientale e l'altra occidentale. Ma cosa succede se la linea di popolamento atlantica è molto massiccia e dà origine a una popolazione caucasica nel Nord America orientale, in contrasto con l'ovest e il Sud America, a prevalenza mongolica? Sicuramente nel corso della storia degli ultimi 500 anni, il razzismo nei confronti degli indigeni sarà molto minore, e forse oggi buona parte della popolazione degli USA orientali vanterà origini amerindie! (nuova incredibile idea di Renato Balduzzi)
L'Età del Fuoco. 13.000 anni fa, l'ecologia del Nord America era assai simile a quella europea: dominavano i grandi mammiferi (mammut, tigri dai denti a sciabola, bradipi giganti) e vi prosperava una cultura di cacciatori e raccoglitori, nota come cultura Clovis. Ora, c'è il sospetto che giusto in quell'epoca un oggetto extraterrestre esplose nell'atmosfera della terra sopra il Canada, proprio quando il clima cominciava a riscaldarsi alla fine dell'ultima era glaciale. L'esplosione provocò immensi incendi, devastò l'ecosistema del Nord America e le civiltà preistoriche, ed innescò un periodo freddo della durata di un millennio. Poiché gli scienziati non hanno scoperto "un ampio cratere fumante" lasciato dall'evento, l'oggetto che attraversò l'atmosfera probabilmente era una cometa. Il calore dall'evento potrebbe avere innescato incendi attraverso il continente. Il calore e lo shock conseguente all'esplosione ruppero porzioni del foglio di ghiaccio soffocando il Canada orientale di quel tempo. Il riversarsi di acque fresche nel Nord Atlantico che ne risultò, interruppe le correnti oceaniche che portarono calore alla regione, e spesse nuvole di fumo e fuliggine nell'aria intensificarono il raffreddamento dell'Emisfero Settentrionale, il che spiegherebbe l'origine di un periodo di freddo della durata di 1.300 anni, che nei suoi primi decenni vide le temperature nell'emisfero settentrionale scendere fino a 10°, causando l'estinzione di massa dei grandi mammiferi ed il collasso della cultura Clovis. L'effetto a lungo termine fu il crearsi di un gap culturale e tecnologico tra le due sponde dell'Atlantico. Basti pensare ai problemi causati dalla scomparsa dei grandi mammiferi, come la caccia intensiva al cavallo che ne provocò l'estinzione, impedendone l'addestramento, o il cannibalismo, più o meno ritualizzato, per compensare la mancanza di proteine. Ammettiamo che ciò non avvenga. Le culture Clovis in America non vengono distrutte dal cataclisma. I coloni provenienti dallo stretto di Bering non trovano il deserto, ricominciando da capo. Senza il freddo, le grandi foreste europee continuano a prosperare, né avviene lo spopolamento della grande selvaggina. I processi che portano ad un'economia di raccolta e poi all'allevamento e all'agricoltura sono più lenti, ed il gap culturale tra vecchio e nuovo mondo più limitato. Le civiltà americane conosceranno uno sviluppo simile a quello delle contemporanee culture euroasiatiche... (è di JFB)
Mammut son tanto felice... Alla fine dell'era glaciale i Mammut sopravvivono numerosi in Siberia. Ne consegue lo sviluppo di grandiose civiltà lungo il corso del Volga, dell'Ob o dello Jenisej che sfruttano l'eccezionale forza di questo animale per arare i campi, costruire città e muovere guerra contro i popoli vicini... (di Renato Balduzzi)
Macaca europaea. Ritrovamenti fossili del Pleistocene indicano che la bertuccia era ben diffusa in tutta l'Europa prima delle glaciazioni: si hanno statuette sarde di epoca nuragica che rappresentano bertucce, ed inoltre Ischia era chiamata dai Greci Pithecusa, che contiene il termine "pithecus", e non è del tutto azzardato affermare che l'isola prendesse il nome dal gruppo relitto di bertucce che la abitava. In seguito esse sopravvissero solo nelle regioni che mantennero un clima temperato, ossia nel sud della Spagna e in Nordafrica, dove rimarrà limitata fino ad oggi. E se invece una volta finite le glaciazioni si ridiffonde sul vecchio continente? La bertuccia, contrariamente a quanto si crede, è un animale che vive bene nelle zone fresche: basti pensare che il suo habitat ideale è la foresta di montagna fino ai 1800 metri di altitudine, è un primate molto versatile che vive bene dovunque non ci sia l'uomo e si trovi da mangiare; clan di bertucce introdotti sono presenti in zone temperate fredde, come a Salem in Germania, quindi la specie potrà potenzialmente abitare tutta l'Europa dal Baltico al Mediterraneo, limitata solo dalla presenza di habitat adatti. Durante l'età romana la sua presenza si farà più rarefatta, ma non si estinguerà, soprattutto nelle regioni meno abitate (Alpi, Pirenei, Germania, Balcani e naturalmente Numidia). Durante il Medioevo vivrà un momento felice, come tutta la fauna d'altra parte, ritornando a colonizzare i vasti spazi boscosi della fertile Pianura Padana, dell'Agro romano e del bassopiano francese. Le popolazioni si ridurranno a partire dal 1300, magari a causa della probabile associazione della scimmia alla stregoneria. Nel Seicento, con la grande crisi e la diminuzione della popolazione, conoscerà ancora un momento di ridiffusione, per poi assestarsi in zone marginali nel corso del Settecento e dell'Ottocento. Al giorno d'oggi le popolazioni europee saranno limitate a zone montagnose o poco popolate ed estinte in molti altri luoghi, ma assisteremo probabilmente a programmi di reintroduzione sulla falsariga di ciò che sta accadendo con il lupo ed il muflone. Certamente le bertucce hanno una prolificità piuttosto alta, non hanno bisogno di grandi spazi e si accontentano di mangiare poco, per cui la possibilità di persistenza in zone isolate dell'Europa fino ai nostri giorni non è da escludere. Certamente il loro carattere curioso e tendenzialmente amichevole con l'uomo giocherà a loro sfavore In ogni caso il loro impatto sul folklore europeo sarà molto più profondo di quanto lo è stato nella nostra Timeline, dove le scimmie sono considerate animali esotici. Inoltre, esisteranno altre "città delle scimmie" sulla falsariga di Gibilterra. Quali potranno essere? Leonardo da Vinci, vivendo a stretto contatto con questi comuni animali selvatici, potrà avere prima del tempo l'intuizione della teoria dell'evoluzione, anticipando Darwin di oltre tre secoli... (sempre Renato Balduzzi)
Elephas domesticus. Gli Indiani tradizionalmente usano addomesticare gli elefanti catturati nella foresta, essendo più conveniente dell'allevamento. Ma se invece l'elefante viene allevato e selezionato in forme più piccole e che hanno bisogno di meno cibo? Nel corso degli anni in India vengono selezionate diverse razze di elefante che iniziano a diffondersi anche in altre località. Giunto in Cina e in Europa in età ellenistica, l'elefante aiuterà l'uomo nei lavori quotidiani e forse compariranno alcuni individui con pelliccia, più adatti all'allevamento in regioni a clima rigido. I Romani combatteranno molto di più con gli elefanti domestici, con carattere più mansueto e maggiore fedeltà al padrone. Nel Medioevo gli elefanti potrebbero essere utilizzati da nobili ed ecclesiastici come mezzo di trasporto privilegiato, mentre oggi, sostituiti dai trattori, finirebbero facilmente in padella accanto ai buoi, ai cavalli e agli asini... (Renato Balduzzi insiste)
Elephas italicus. A causa delle ridotte risorse naturali, in Sicilia si svilupparono particolari razze di elefanti e rinoceronti nani. Lo stesso accadde in Sardegna con i mammut. E se questi fossero sopravvissuti all'estinzione ed addomesticati dall'uomo, sostituendo cavalli e buoi per i trasporti ed i lavori pesanti? Al garrese sono alti massimo 1,20 m, ed in più possono fornire lana ed avorio (ancora JFB)
Elephas americanus. Gli elefanti, fino ad epoche relativamente recenti, vissero anche nelle Americhe, per poi estinguersi circa 10.000 anni fa. Ma che succede se le poche comunità superstiti di proboscidati americani vengono allevate dai nativi? Avremo uno sviluppo della civiltà americana molto anticipato e opere ancor più faraoniche. Inoltre, abituati a tali "mostri", gli Atzechi non avranno timore dei cavalli con cui Cortez sbarcherà in Messico. Piuttosto, saranno gli Spagnoli a stupirsi degli elefanti e a rimandare la loro conquista delle Americhe... (di nuovo Renato Balduzzi)
Alligator europaeus. Come cambia la storia e la cultura dell'Europa se in questo continente sono diffusi in natura i coccodrilli? Il coccodrillo europeo, abituato a climi freddi, sarà certamente un parente degli alligatori americani e cinesi, gli unici tra i coccodrillidi ad abitare in regioni a clima temperato, quindi il suo nome scientifico sarà Alligator europaeus. Presumibilmente si tratterà di un animale piuttosto grosso, così da essere avvantaggiato nel mantenere costante la propria temperatura corporea (come si sa, più il volume è grande minore è il rapporto tra esso e la superficie). Inoltre, avrà sicuramente delle narici molto alte, in modo da poter avanzare fuori dal ghiaccio che si forma sugli specchi d'acqua e così non morire soffocato. Sarà anche un animale molto forte, tanto da riuscire a spaccare croste di ghiaccio spesse anche 20 o 30 cm con una mossa del capo. In compagnia di un rettile del genere, quali conseguenze ci saranno sullo sviluppo della cultura, della scienza e della mitologia? (altra proposta di Viverefan)
Bambusa europaea. Il bambù è una pianta indispensabile per le società asiatiche. Con il bambù viene fatto di tutto, dalle tubature ai vestiti, dalle abitazioni agli strumenti agricoli. In Europa, dove questa pianta non è diffusa, fare le stesse cose è sempre stato molto più complicato. E se invece i nostri antenati hanno la fortuna di trovare il bambù allo stato spontaneo nel Vecchio Continente? Ci si può aspettare di tutto: le società palafitticole saranno molto più diffuse e forse anche più potenti; la stessa Venezia potrebbe essere costruita interamente in bambù. Inoltre, i Romani utilizzeranno armi e attrezzature militari estremamente resistenti e a buon mercato, mentre i Greci, sfruttando l'estrema leggerezza delle canne, proveranno a fare volare i primi alianti... (è di Renato Balduzzi)
L'altro lagomorfo. Il pica sardo era un animale simile al coniglio, ma più grosso, evolutosi in Corsica e in Sardegna durante l'era glaciale, ed estintosi in epoca relativamente recente. Meno prolifico ma più "carnoso" del coniglio, se sopravvive potrebbe sostituire il parente "orecchielunghe" nell'allevamento. Come cambia l'alimentazione umana? (di Renato Balduzzi anche questa)
Megatherium domesticus. Alcuni ritrovamenti indicano che il primo animale di cui si conoscono tentativi di allevamento fu il megaterio, una sorta di enorme bradipo terrestre. L'allevamento di questo animale evidentemente fallì o comunque si perse nei meandri della storia. Ma se invece i popoli precolombiani lo allevano fino all'arrivo degli Spagnoli che lo diffondono nel Vecchio Mondo? Oggi dal salumiere potremmo comprare bistecche di bradipo? (ancora Renato Balduzzi)
Megafauna australiana. Molti paleontologi affermano che la fauna australiana, soprattutto per quanto riguarda animali di grossa taglia, si estinse a partire da 10.000 anni fa, non solo per motivi naturali dovuti ai cambiamenti climatici, ma anche e soprattutto per opera dell'uomo. Gli antenati degli odierni aborigeni infatti avevano un sistema assai originale di caccia: consisteva nel bruciare ettari ed ettari di macchia, per poi limitarsi a raccogliere gli animali affumicati e consumare le piante colonizzatrici. Con questo sistema però buona parte dell'Australia è stata ridotta ad un deserto, con conseguente diminuzione della biodiversità. Ma se ciò non accade? Oggi il Nuovissimo continente è coperto da foreste popolate da canguri alti tre metri, tigri marsupiali, vombati grossi come ippopotami e varani lunghi fino a sei metri. Quali conseguenze sulla colonizzazione di queste terre da parte degli europei? La megafauna australiana avrà un riscontro economico per l'uomo? (Renato Balduzzi è particolarmente ispirato da questo tema)
Formiche domestiche. Cosa succede se l'uomo riesce ad addomesticare una varietà di formica come spazzino dei suoi rifiuti? Le formiche potranno essere usate per eliminare altri e più fastidiosi commensali (scarafaggi, al esempio), e in casi estremi essere allevate perfino come cibo. Come si sviluppa una civiltà in cui le pattumiere ospitano dei formicai? Altri vantaggi potrebbero essere nella possibilità di usare il surplus "agricolo" delle formiche stesse, come i funghi che alcune varietà coltivano, o il miele degli afidi (originale idea di Falecius)
Il Mare Sarmatico. Il Mar Nero, in epoca glaciale, a differenza dei mari collegati all'Oceano costituiva un unico bacino con il Caspio e il Lago d'Aral; d'altra parte il grande golfo tra la Crimea e il Delta del Danubio era ancora emerso e soprattutto non c'era collegamento marittimo col (futuro) Mar di Marmara né tantomeno con il Mediterraneo. Di fatto quindi c'era un Secondo Mediterraneo, era il Mare Ponto-Caspio-Araliano, ma non bastava comunque a isolare l'Europa, neppure allorché il Ghiacciaio Scandinavo debordava ampiamente nell'Istmo Ponto-Baltico. In seguito esso progressivamente si ridusse fino alle attuali dimensioni. Ma se tale processo non avviene? Come cambiano il clima, l'ecologia e la civiltà umana se invece della steppa abbiamo un immenso mar Sarmaticus? (genialissima proposta di Bhrg'hros) (
Il canale d'Egitto/1. L’Africa è separata dall’Asia, al posto della penisola del Sinai c’è un braccio di mare largo come quello che separa Tunisia e Sicilia che mette in collegamento Mediterraneo e Mar Rosso. Che accade? L’uomo lascia in ogni caso il continente africano, ma lo fa molto più tardi rispetto a quanto ha fatto nella nostra Timeline, e probabilmente passa attraverso il ben più agevole stretto di Gibilterra. Le civiltà mesopotamiche e quelle sui fiumi indiani e cinesi nascono con grande ritardo, mentre abbiamo civiltà monumentali nate sulle rive del Guadalquivir, della Loira o, perché no, del Po. Le piramidi padane o le ziggurat piemontesi... (anche questa è di Damiano)
Il canale d'Egitto/2. Ecco una proposta alternativa per l'ucronia precedente, basata su questa constatazione: se hanno passato il mare tra l'Indonesia e l'Australia, prima o poi gli uomini passano anche quello tra l'Africa e l'Eurasia, anche se solo 60.000 anni fa anziché mezzo milione di anni or sono. Le differenze con la nostra storia tuttavia sono notevoli. Certamente l'Egitto non subisce invasioni asiatiche, non può espandersi in Siria e Palestina e sceglie piuttosto la direttrice libica e quella nubiana; oppure diventa una talassocrazia sostituendo Creta. Abramo prima e Giuseppe poi non possono scendere in Egitto, di conseguenza si evita la cattività in quella terra, oppure Giuseppe è condotto dai Madianiti nell'Arabia Felice, l'odierno Yemen, e da lì Mosè li ricondurrà in Canaan dopo una marcia quarantennale attraverso il deserto arabo del Rub'al Khali: « Dall'Arabia ho chiamato mio figlio... » (questa invece è del solito William Riker)
Lo stretto di Suez. A Gibilterra c'è un istmo che separa Atlantico e Mediterraneo. A est invece il golfo di Suez è molto più profondo che nella nostra Timeline, e si congiunge al Mediterraneo. Ipotizzando un'evoluzione storica simile alla nostra, il baricentro delle prime civiltà monumentali sarà spostato a sudest, forse i Fenici edificheranno Cartagine sulla costa Araba del Mar Rosso o nel sito dell'attuale Gibuti. Una considerazione naturalistica: come sarà la fauna del Mar Mediterraneo? (ancora Damiano)
L'Età della Pietra eterna. I cartoni animati dei "Flintstones" sono diventati popolarissimi in Italia con il titolo "Gli Antenati", lasciando intendere che questi cartoon siano ambientati in un'epoca passata molto lontana. In realtà, essi si configurano come un vero e proprio XX secolo alternativo, in cui la tecnologia moderna (automobili, aerei, elettrodomestici, televisori, perfino computer) è realizzata unicamente con il legno, la pietra e la forza muscolare. Che succederebbe dunque in caso di "Neolitico eterno", cioè in un mondo in cui la civiltà tecnologica non è mai decollata, non sono stati scoperti neppure i metalli, e le guerre mondiali, secondo l'intuizione di Albert Einstein, devono combattersi con asce e frecce? (se lo chiede l'immaginifico Marziano)
L'età dell'alluminio. L'alluminio, metallo leggero, resistente e impiegabile per mille usi, fu isolato in forma metallica da Friedrich Wöhler solo nel 1827. Ma che sarebbe successo se l'alluminio fosse stato scoperto fin dall'antichità, come il rame, lo stagno, il ferro e l'oro? Come sarebbe cambiata la tecnologia umana? (made in William Riker)
La stagione degli amori. In un qualsiasi momento della storia umana (o anche della cronaca, fate voi, ma prima la cosa accade e più lo spessore delle conseguenze "pesa") la razza umana subisce una qualche mutazione genetica che ha un forte effetto sui costumi sessuali: in pratica, la "stagione degli amori" non dura più tutto l'anno ma solo per un determinato periodo come accade per la stragrande maggioranza di tutte le altre specie. Quali i mutamenti nella vita sociale? Può restare in essere il matrimonio o il concetto stesso di coppia monogama? E quali le conseguenze sulla storia umana, sullo sviluppo della civiltà? Le conseguenze possono essere diverse anche a seconda del periodo che viene interessato da queste "pulsioni": inverno? primavera? quale altra stagione? (ideata da Enrico Pellerito)
Sogni d'oro. Che succede invece se anche l'uomo adotta la pratica del letargo totale (come i ghiri) o parziale (come orsi e scoiattoli), se cioè trascorre da 4 a 6 mesi all'anno in animazione sospesa per superare i severi periodi glaciali? Uno studio recente afferma che le specie che vanno in letargo sono più resistenti alle estinzioni, dunque si può pensare che un'umanità "letargica" viva da 120 a 150 anni, compensando così i lunghi periodi trascorsi in fase di sonno. Ma l'umanità che vive in zone tropicali potrebbe non aver bisogno di letargo, restando attiva 12 mesi su 12, e gli abitanti dell'emisfero australe dormirebbero mentre quelli dell'emisfero boreale sono svegli. Proposte alternative: a causa di qualche artifizio astronomico, ogni tot anni o mesi la Terra va in glaciazione, per cui tutte le specie (uomo incluso) devono andare in letargo, oppure qualcuno scopre la "pillola del letargo" che induce una specie di "sonno rigenerante", e la gente inizia a farne uso per prolungarsi la vita... Come realizzare una civiltà tecnologica in questa situazione? E come si svolgerebbe la storia umana? (anche questa è di William Riker)
Para più che normale. Nel suo bestseller "Viaggio nel mondo del paranormale" Piero Angela spiega (giustamente) che, viste le deboli correnti elettriche che attraversano i nostri neuroni, per poter trasmettere il pensiero dall'uno all'altro, ognuno di noi dovrebbe avere in testa un'antenna alta 4 chilometri, soluzione invero piuttosto ingombrante e fastidiosa. Oppure dovrebbe avere un cervello superconduttore, ma in questo caso esso cristallizzerebbe, trovandosi a pochi Kelvin dallo zero assoluto, ed allora non ci sarebbe più molto da trasmettere. Supponiamo però che una mutazione genetica faccia sì che il cervello umano sia in grado di scambiare pensieri con gli altri suoi simili, di agire sulla materia tramite telecinesi e addirittura (almeno in alcuni soggetti particolarmente dotati) di influenzare le azioni e le decisioni altrui. In questo caso, come cambia (radicalmente) la storia umana? E se anche gli animali potessero scambiarsi impressioni e sentimenti per via telepatica, e manifestare poteri telecinetici? (un sogno ad occhi aperti di William Riker)
Ci sono i Giganti sulla Terra (il titolo parafrasa Gen 6, 4 sostituendo il passato con il presente). Il diluvio universale non avviene ed Atlantide non è cancellata dalla faccia della Terra, ma instaura una talassocrazia che scopre l'elettricità e la tecnologia nucleare con millenni di anticipo sulla storia reale (proposta da William Riker e da Det0; ecco il grandissimo sviluppo scritto da quest'ultimo)
Nostra Signora dei Mammut. Il titolo volutamente ironico è ripreso da un paragrafo del libro "Le maschere di Dio: mitologia primitiva" di Joseph Campbell. Campbell sostiene l'esistenza di una società primitiva di stampo matriarcale i cui effetti si fecero sentire anche nel panorama religioso dato che la principale (od unica) divinità venerata fu proprio la Grande Madre. Testimonianza in tal senso verrebbe data dalle numerosissime "Veneri preistoriche". Echi dell'esistenza di una società di questo tipo, sempre postulata ma mai identificata veramente, sarebbe la permanenza in molte delle religioni storiche indoeuropee e non di culti riservati a divinità femminili importantissime (Ishtar, Cibele, Iside, Hera, Gea, Bona Dea, Ecate, Freya) anche se ben presto la loro importanza divenne secondaria ed a loro vennero presto affiancate, in epoche più tarde, controparti maschili che ne assunsero molte caratteristiche . Echi di questo passaggio di consegne è presente in alcuni miti (Apollo che si impadronisce dell'oracolo di Delfi uccidendo il serpente simbolo della Madre Terra, Zeus che tradisce Hera impunemente, ecc.). Se però il matriarcato sopravvive? Di conseguenza anche la mitologia sarà più femminilizzata. Hera sarà la regina degli dèi e Zeus solo il suo consorte, subordinato a lei. Pure le altre dee avranno una posizione di spicco rispetto alle controparti maschili. Afrodite, ad esempio, sarà sovrana dei mari in luogo di Poseidone ed Ecate la dea degli inferi in luogo di Hades. Molti miti verranno rivisitati: la stessa guerra di Troia scoppierà per Eleno, affascinante adolescente conteso tra regine achee e principesse troiane! Ma soprattutto, come si evolverà in un contesto siffatto l'Ebraismo? YHWH regnerà comunque incontrastato o dovrà dividere il suo ruolo don la sua compagna segreta, Asherat? Ed il Cristianesimo? (made in Never75)
Le Glaciazioni continuano. Nell'Olocene continuano i cicli di glaciazione - intervallati solo dai fenomeni di Dansgaard e Oeschger di deglaciazione temporanea (anche se pur sempre di un millennio) - e il livello dei mari resta agli attuali -100 o addirittura -200. Dove non ci sono ghiacci, le coste atlantiche lasciano molto più terreno emerso; i fondali del Mare del Nord dove non coperti dal Ghiacciaio Scandinavo, della Manica e al largo della Bretagna sono terreno abitabile; il Golfo di Biscaglia rimane, anche se più stretto, ma nel Mediterraneo i cambiamenti sono rilevanti (Toscana-Elba più vicine al blocco Corsica-Sardegna; Malta unita alla Sicilia; Cicladi e Sporadi fuse in un'unica massa; Mar Nero separato dal Mediterraneo ma forse in comunicazione col Caspio-Aral; Cipro, se non continentale, almeno più vicina). Se è corretta, come dalle ricerche pubblicate nel 2001 da Ornella Semino ed altri, sembra evidente, l'ipotesi che alla fine del Paleolitico l'antropizzazione delle aree libere dai ghiacci fosse già stabilizzata da parte degli antenati diretti delle attuali popolazioni (la ricostruzione linguistica sarebbe pienamente compatibile con questo scenario), possiamo davvero immaginarci non dico le Nazioni - che sarebbe antistorico - ma almeno la maggior parte degli attuali Comuni, che è già moltissimo, protagonisti di una Storia alternativa con le linee di costa più avanzate verso il mare... (una grandissima idea di Bhrg'hros)
Il Giappone in America. Nell'ultima fase glaciale abbiamo tutte le condizioni favorevoli per ottenere la nascita della civiltà giapponese sulle coste pacifiche nordamericane, oppure in Indocina, Indonesia o Filippine, perché i percorsi sono interamente agibili lungo le linee di costa (dal Giappone, allora penisola, alla Beringia e oltre, e all'enorme superficie coperta di foreste che univa l'Indocina all'Indonesia occidentale e rendeva le Filippine un arcipelago molto meno frammentato e più vicino all'Indonesia occidentale), quindi le popolazioni caratterizzate dagli aplogruppi O, D, C e (se se ne ammette una formazione al limite cronologico più alto) N del cromosoma Y che rappresentano il DNA autosomico della grande maggioranza dei Giapponesi possono raggiungere e riservare per sé i territorî suddetti; inoltre è lecito congetturare che le principali componenti che hanno portato alla formazione del giapponese (e del coreano) avessero già raggiunto prima del Mesolitico la stratificazione definitiva necessaria a produrre come risultato le lingue che conosciamo, esclusi evidentemente gli effetti dell'interazione linguistica col cinese dall'epoca T'áng in poi. In questo modo potremo avere in Indocina e Indonesia (eventualmente anche nelle Filippine) e, volendo, anche sulle coste nordorientali del Pacifico, popoli di lingua derivabile dall'antenato comune del giapponese e del coreano, anche se con imprevedibili deviazioni nello sviluppo diacronico dell'ultimo millennio, in mancanza dell'adstrato cinese storico, quindi quanto di più simile a un "nuovo Giappone", con conseguenze imprevedibili sulla storia moderna (ancora il grande Bhrg'hros)
Crollo anticipato delle Mura di Gerico. Nella fase del Neolitico preceramico A (9500-8700 a.C.) le contemporanee culture mureybetiana (sito di Mureybet, sul medio corso dell'Eufrate nell'attuale Siria), aswadiana (sito di Tell Aswad, nel bacino di Damasco) e sultaniana (sito di Tell es-Sultan, il primo strato dell'attuale città di Gerico, 8350-7370 a.C.), tutte eredi della cultura natufiana, introdussero le prime pratiche di coltivazione delle specie selvatiche. In questa fase l'industria litica abbandonò progressivamente la tecnica mesolitica dei microliti; le abitazioni nei villaggi erano a pianta circolare ed erano presenti pratiche funerarie e figurine femminili. A Gerico le case erano costruite con mattoni di fango di forma piano-convessa e venne realizzato uno spesso muro di cinta in pietra con una torre circolare, probabilmente utilizzato a protezione dalle inondazioni del vicino torrente, più che come difesa militare. Ora, che accade se un fenomeno tettonico (terremoto, allagamento della depressione del Mar Morto) o astrale (una cometa, un meteorite tipo Tunguska, eccetera) spazza via proprio Gerico? Il processo di passaggio all'agricoltura nel Medio Oriente si blocca per un migliaio d'anni, e nulla vieta che le popolazioni trovino più conveniente dedicarsi ad un'economia di tipo pastorale. Gli Indoeuropei, riceveranno l'agricoltura più tardi (l'invenzione avverrebbe in Cina) e la loro migrazione verso l'Europa dall'Anatolia assai più lenta... Come cambia la storia del mondo? (se lo chiede JFB)
NeanderTal dei Tali. Dietro questo gioco di parole si cela la proposta di una sopravvivenza dei Neanderthal fino al presente. È tesi abbastanza comune che la razza degli Homo neanderthalensis non si sia estinta a causa di fattori naturali, bensì a causa di una guerra contro la stirpe degli Homo sapiens. Cosa sarebbe accaduto se i nostri progenitori avessero perso tale guerra? Tenendo conto che i neanderthalensis vivevano in una zona relativamente ristretta (abitavano infatti solo nell'Europa centrosettentrionale), e che avevano una cultura per alcuni versi più sviluppata della nostra, non stermineranno la nostra stirpe e fonderanno una civiltà maggiormente sviluppata rispetto a quella dei Sapiens, senza mai uscire dai propri territori e senza venir più a contatto con altri "uomini". Che accadrà se, nella sua continua espansione, Roma si troverà dinnanzi una civiltà di "mostri" più avanzata e potente di lei? E da lì in poi, che piega avrebbe preso la Storia? Oppure i neanderthalensis , invece di essere annientati dalla competizione con l'uomo moderno, migrano verso oriente colonizzando la Siberia e raggiungendo lo stretto di Bering prima dell'Homo sapiens, che non riuscirà a penetrare nel Nuovo Mondo. I neanderthalensis avranno la possibilità di sviluppare una civiltà americana in grado di competere con quella del sapiens? In ogni caso, la civiltà neanderthalensis sarà molto diversa dalla nostra. Il linguaggio sarà basato su suoni improducibili dall'uomo moderno, magari addirittura su elementi vocali totalmente differenti. La particolare struttura della mano si presta poco alla scrittura tramite uno stilo, e quindi sarà preferita una scrittura diversa, magari simile al quipu andino. L'eccezionale forza di questi uomini permetterà l'erezione di grandissimi monumenti. Presso la civiltà neanderthalensis probabilmente i vestiti non avranno la grande importanza che hanno per noi, in quanto probabilmente questa specie di uomo possedeva una pelliccia abbastanza folta. Dato il loro adattamento al freddo, gli insediamenti neanderthalensis occuperanno anche latitudini molto alte, mentre le zone tropicali saranno probabilmente evitate come l'Homo sapiens evita i deserti. (fantastica idea di Matteo Bonalanza e di Renato Balduzzi; ecco un racconto su questo tema di Blade87)