Mille e non più Mille!

di Toxon


POD: La famosa spedizione di Garibaldi semplicemente non avviene.

Potremmo immaginare che, mentre fervono ancora i preparativi, l’intera faccenda (compresi i legami tra Garibaldi e il governo sabaudo) salti alla luce. Austria e Russia dichiarano che riterranno il Regno di Sardegna responsabile per ogni aggressione al Regno delle Due Sicilie, Napoleone III non è intenzionato a rientrare in guerra a solo un anno di distanza e Cavour (che non era entusiasta all’idea di annettere il Meridione) capisce da che parte gira il vento e annulla tutti i piani. Garibaldi, stizzito, emigra in America, dove diverrà generale unionista nella Guerra di Secessione. Torino comunque ottiene nel 1860 un piccolo ingrandimento territoriale: con il pretesto di reprimere una rivolta causata ad hoc da agenti sabaudi, l’esercito piemontese occupa Umbria e Marche e, dopo un plebiscito, le annette. L’opinione pubblica internazionale è ancora scossa dal massacro di Perugia dell’anno precedente e non si muove; inoltre Cavour chiarisce a Napoleone III che, se si vuole che l’indipendenza dello Stato della Chiesa sia rispettata, è meglio che questo si estenda al solo Lazio, senza che il papa aspiri a un ormai irrimediabilmente anacronistico predominio nell’Italia Centrale. Visto inoltre che il nuovo stato corrisponde, grossomodo, alla parte italiana del Sacro Romano Impero, il Regno di Sardegna ritiene di potere ormai dichiararsi Regno d’Italia; Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie protestano, perché anche loro si trovano nella penisola italiana, ma la nuova denominazione viene accettata dalle grandi potenze, che ritengono che ormai Torino aspiri solo all’Italia Settentrionale.

Nel 1866 scoppia la terza Guerra d’Indipendenza; Garibaldi, tornato dietro le preghiere dei suoi vecchi compagni insieme a un manipolo di volontari statunitensi, scende in campo e ottiene la vittoria di Bezzecca. L’esercito regolare perde a Custoza, ma il nuovo Regno d’Italia non ha abbastanza costa adriatica per preoccuparsi di cercare uno scontro in quel mare; la flotta austriaca pattuglia un po’ il Tirreno, fa qualche combattimento isolato contro navi italiane, ma nel complesso non riesce a incrociare la flotta italiana prima della fine della guerra. Una mancata Lissa è un fatto positivo, perché così, nel computo delle battaglie, l’Italia è in pareggio (una vittoria e una sconfitta). Vienna è costretta così a cedere il Veneto direttamente a Torino, senza passaggi intermedi.

Quattro anni più tardi l’Impero Francese crolla sotto i colpi dell’esercito prussiano. L’Italia ne approfitta e occupa Roma. Non trasferisce però là la capitale (la città è troppo vicina al confine e lontana dal baricentro del paese), ma a Firenze.

Nel Regno delle Due Sicilie (che pure ha annesso Benevento e Pontecorvo), esplode la psicosi dell’invasione italiana; anche per ridurre i margini di intervento sabaudo nel 1875 viene alla fine concessa una costituzione, poi emendata in senso liberale più volte. La Sicilia viene elevata a regno autonomo, in un ruolo simile a quello dell’Ungheria nell’Impero Austro-Ungarico. Nel frattempo al governo si alternano conservatori e liberali, i quali riorganizzano e svecchiano le strutture dello stato. I governi dell’uno e dell’altro schieramento mantengono però una politica strettamente protezionistica; solo alla fine del secolo, quando ormai si è formata una piccola ma solida base industriale, si procede a rimuovere i pesanti dazi doganali che la proteggono, dando così avvio a un periodo di crescita sostenuta delle esportazioni dei prodotti agricoli.

Proprio nello stesso periodo anche l’Italia, dopo essere stato a lungo quasi esclusivamente un paese agricolo, comincia una fase di crescita industriale, decisamente più imponente che al Sud, che raggiungerà il suo culmine nel primo quindicennio del Novecento. Anche Firenze inoltre svecchia le sue strutture amministrative e di potere; proprio nello stesso periodo si avrà l’ingresso sulla scena politica di forze socialiste e cattoliche (dopo quarant’anni di inattività forzata a causa del non expedit) e, nel 1912, verrà introdotto il suffragio universale obbligatorio.

Per quanto riguarda la politica estera, l’occupazione francese della Tunisia, su cui entrambi gli stati della penisola avevano delle mire, spingerà sia Napoli che Firenze a tentare un’espansione coloniale. Il Regno d’Italia, aiutato dalla Gran Bretagna in funzione antifrancese, si interesserà al Corno d’Africa, dove però riuscirà a rimediare solo Eritrea e Somalia; l’Etiopia, infatti, le infliggerà una pesante sconfitta ad Adua. In seguito il paese riprenderà i suoi tradizionali buoni rapporti con la Francia, e si unirà fin da subito alla Triplice (anzi, Quadruplice Alleanza). Il Regno delle Due Sicilie dal canto suo, sotto il governo Crispi, occupa la Libia (1893). La sconfitta turca induce la Grecia a tentare una guerra con l’Impero Ottomano, che si risolve però in una cocente sconfitta; la risoluzione del problema dei territori turchi nei Balcani è perciò rimandata a una guerra successiva, condotta dopo la rivoluzione dei Giovani Turchi. Crispi tenta anche un avvicinamento alla Germania, e si unisce per qualche tempo alla Duplice Alleanza austro-tedesca. Presto però Napoli riprenderà la sua politica tradizionale di neutralità e di rapporti preferenziali con l’Impero Britannico.

1914: scoppia la Prima Guerra Mondiale. L’Italia scende subito in campo contro gli Imperi Centrali, ma il conflitto finisce ben presto per ristagnare nelle trincee. La situazione è resa particolarmente difficile dalla forte sproporzione demografica fra Italia e Impero Austro-Ungarico e dal fatto che quest’ultimo ha ancora pieno accesso al Mediterraneo. Proprio per bloccare l’arrivo di rifornimenti agli Imperi Centrali attraverso l’Adriatico, il Regno delle Due Sicilie è sottoposto a pressioni diplomatiche sempre più forti da parte della Gran Bretagna per farlo entrare in guerra; Napoli però, che non ha particolari velleità espansionistiche né vuole attaccare un suo alleato storico, rifiuta sempre. Solo nel 1917, di fronte all’intervento americano, il paese si decide a cedere agli inviti alleati e, pur non distinguendosi per un particolare impegno, riesce fin da subito a rendere molto precaria la situazione austro-ungarica nell’Adriatico. Dopo Caporetto inoltre le truppe borboniche svolgono un ruolo essenziale nel bloccare l’avanzata austro-tedesca sul Piave. Alla fine del 1918 le truppe italiane entrano a Trento e Trieste; nel frattempo quelle duosiciliane, che hanno in precedenza occupato l’Albania, risalgono la Dalmazia fino a Cattaro. La guerra è finita.

Al trattato di pace di Versailles il Regno delle Due Sicilie chiede e ottiene l’Albania; non è un compenso molto sostanzioso, ma del resto il paese è entrato in guerra tardi e quasi controvoglia, e non prova neanche ad ottenere di più. Per contro l’Italia ottiene Trentino, Alto Adige, Trieste, Istria e Zara. Fiume, nonostante l’intervento armato di Gabriele d’Annunzio (di origine duosiciliana ma naturalizzato italiano), resta una “città libera” sotto il controllo della Società delle Nazioni. L’Italia, arrivata al tavolo delle trattative con grandi speranze, si vede quindi costretta a riconoscere di contare, in fin dei conti, poco più di una potenza di medio livello; la sua voce può ancora poco contro la volontà di un Wilson o di un Clemenceau. Nel paese si diffonde l’ideale della “vittoria mutilata”, e si diffonde un certo rancore verso i vecchi alleati e soprattutto verso il Sud, che (si accusa) ha ottenuto molto di più in proporzione del suo scarso impegno. Queste idee vengono presto incanalate da un movimento che si fa forza anche degli ideali violenti e antidemocratici che percorrono una società ancora traumatizzata dallo shock del conflitto. Nel 1922 il Partito Fascista guidato da Benito Mussolini, con la “marcia su Firenze” sale al governo, e in breve tempo l’Italia si trasforma in uno stato totalitario.

Anche dall’altra parte della penisola sorgono movimenti che si ispirano al Fascismo, ma nel complesso il governo liberale (guidato negli anni ’20 da Enrico de Nicola) regge, e anzi Napoli si trasforma in un rifugio sicuro per tutti gli oppositori del regime. Del resto il regime mussoliniano fa presto dell’ “antiborbonismo” una sua bandiera, e non nasconde di voler creare un’Italia che arrivi fino alla Sicilia. Roma, la città legata al passato imperiale antico, diviene lo scenario di molte manifestazioni di regime, il che è inquietante visto che la città è a ridosso del confine col regno borbonico.

Le relazioni tra i due paesi peggiorano ulteriormente quando, negli anni ’30, Mussolini si dà a una politica estera più aggressiva. Nel 1935 l’Italia aggredisce l’Etiopia, che l’anno seguente viene ridotta a colonia. Lo stesso anno il paese si lega alla Germania nazista e comincia a inviare truppe in sostegno ai franchisti in Spagna. Per risposta il Regno delle Due Sicilie stipula un trattato di alleanza con Francia e Gran Bretagna, a fianco delle quali entra in guerra nel 1939. L’Italia (le cui energie sono ancora parzialmente assorbite dalle operazioni in Spagna e in Etiopia) aspetta ancora un anno, poi nel giungo 1940 attacca gli Alleati. Mussolini, nel discorso dell’inizio del conflitto, non nasconderà il suo disprezzo per uno stato che ambisce ad annettersi al più presto:

“La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia e del regnino del Sud!”

Il “regnino del Sud” però si è preparato per anni a questa guerra e riesce ad organizzare un’efficace resistenza. Napoli è ceduta dopo due mesi di combattimento; per il difficoltoso sbarco in Sicilia (in ottobre) il Duce sarà addirittura costretto a chiamare in soccorso truppe tedesche. Il governo duosiciliano si rifugia prima a Palermo e poi a Tripoli, dove, protetto dagli Inglesi, incita la popolazione alla ribellione.

Nel Meridione infatti, nonostante l’integrazione immediata nella struttura amministrativa italiana,si sviluppa presto un movimento di guerriglia armata, che prosciugherà le risorse belliche del regime fascista. Nel frattempo la guerra continua al di fuori della penisola: il 15 maggio 1941 Hitler (che non ha dovuto sprecare tempo e risorse preziose in campagne in Grecia e in Iugoslavia) attacca a tradimento l’U.R.S.S., con cui pure aveva stipulato due anni prima un patto di non aggressione. In breve le truppe naziste occupano gran parte della Russia europea; il gelido inverno russo e la fiera resistenza della popolazione freneranno però la loro avanzata, e nonostante alcuni successi (come la presa di Mosca) l’esercito tedesco sarà alla fine costretto a ritirarsi, lentamente ma decisamente.

Nel 1942, dopo che le flotte anglo-borboniche sono riusciti a bloccare l’avanzata dei nazifascisti nel Mediterraneo, le truppe alleate sbarcano in Sicilia. Il 25 luglio re Ferdinando III rientra trionfalmente a Palermo; due settimane più tardi le prime truppe duosiciliane arrivano in Calabria. La marcia su per la penisola italiana sarà lunga, ma le sorti della guerra hanno cominciato a volgere in favore degli Alleati. Anche a Firenze se ne rendono conto, e l’8 settembre il re e il Gran Consiglio del Fascismo dichiarano decaduto Mussolini, il quale viene recluso sul Falterona. Il nuovo governo Badoglio dichiara che la guerra continuerà a fianco dei Tedeschi, ma questi non si fidano e ammassano truppe sul confine. Il 12 dicembre arriva la dichiarazione dell’armistizio, ma prima che il re o il governo (che fuggono velocemente nella parte già liberata del Regno delle Due Sicilie) comunichino qualcosa all’esercito i Tedeschi occupano tutto il paese, liberano Mussolini e lo rimettono al potere. Dell’esercito, una parte si dichiara fedele al Duce e continuerà a combattere per l’Asse, una parte, catturata dai Nazisti ma fedele al re, finirà nei lager, una parte ancora contribuisce a formare i gruppi di resistenza partigiana che si stanno formando sui monti.

Il 6 giugno 1943 gli Alleati sbarcano in Normandia e aprono un altro fronte: ormai il Terzo Reich sta crollando. Per la primavera seguente gli Anglo-Americani sono alle porte di Berlino, i Sovietici a quelle di Varsavia; i partigiani e i Borbonici, alla fine di aprile, occupano l’intera pianura padana. Mussolini, catturato da un gruppo di partigiani mentre stava fuggendo vestito da soldato tedesco, viene alla fine consegnato all’esercito duosiciliano per il processo ai gerarchi fascisti che si terrà a Roma, processo che lo condannerà a morte. Hitler si uccide nel suo bunker berlinese, l’8 maggio 1944 il suo successore Doenitz si arrende: anche questa guerra è finita.

Anglo-Americani e Sovietici si erano accordati all’inizio per un’amministrazione congiunta di una Germania con un confine che corrispondesse alla linea Oder-Neisse. I primi però, giunti a Berlino con molto anticipo sui Russi, cominciano a desiderare una sistemazione alternativa più favorevole. Inoltre la popolazione tedesca della Pomerania e della Slesia (occupate dagli Americani) non è scappata a ovest, e gli Alleati rinunciano presto a costringerli a farlo. Ma d’altra parte nessuno vuole una Germania unita, in confini di poco minori di quelli prebellici.

La sistemazione della Germania e dell’Europa che segue alla conferenza di Potsdam (estate ’44) è quindi frutto di un compromesso. La Germania verrà divisa in quattro zone d’occupazione, che sono destinati però a evolversi come stati distinti: Baviera, Svevia (corrispondente alla zona del Baden-Württemberg), Renania e Germania (estesa sul resto del territorio). Queste zone saranno amministrate da commissioni interalleate, che lasceranno sul territorio una democrazia e un sistema capitalistico; in cambio l’U.R.S.S. ottiene il via libera alla via libera alla comunistizzazione dei paesi occupati: Polonia, Slovacchia (separata da Praga) e Romania. L’Ungheria, proclamata neutrale, diventa la cerniera tra i due blocchi. Alla Germania si concede infine di conservare, oltre la linea Oder-Neisse, l’intera Pomerania, la parte orientale del Brandeburgo e mezza Slesia (esclusa però Breslavia); la Polonia acquista il resto della regione, l’intera Prussia con Koenigsberg (ribattezzata Królewiec) e si vede restituire Leopoli dall’Unione Sovietica.

Per quanto riguarda la situazione nella penisola, il trauma dell’occupazione e dell’annessione ha profondamente turbato il governo del Regno delle Due Sicilie, tanto che questo comincia a pretendere un trattato di pace gli consenta di modificare radicalmente l’equilibrio di forze col nord e faccia del regno borbonico lo stato egemone. Gli Alleati approvano la decisione di Napoli, che si annette quindi Lazio, Umbria, Marche e Sardegna. A questo punto però il toponimo “Italia” non ha più motivo di essere usato dal vecchio stato, e anzi rischierebbe di sollevare ambizioni revansciste; al nord viene quindi imposto di assumere il nome di “Toscopadania” (modellato su quello di Cecoslovacchia) e di spostare la capitale nella più centrale Milano. I Savoia, scacciati da un referendum popolare, si ritirano in esilio.

A questo punto però è il sud ad avere la maggior parte di terra italiana (compresa la centrale Roma), e del resto il vecchio nome “Regno delle Due Sicilie” non corrisponde più alla nuova realtà geografica del paese. Il governo borbonico decide perciò di prendere per sé il titolo di “Regno d’Italia”, e il 1° gennaio 1945 il re Ferdinando III è incoronato a Napoli con il nuovo titolo.

Certo, assumere all’improvviso il nome di un paese nemico, rivale da decenni e appena sconfitto è uno shock. Molte persone al sud, che hanno combattuto proprio contro gli Italiani fino a pochissimi anni prima, rifiutano di ribattezzarsi con quel nome. Ma è soprattutto al nord che il “furto del nome del nostro paese” suscita indignazione. Per molti anni “toscopadano” sarà considerato alla stregua di un insulto, e non saranno pochi quelli che chiameranno alla vendetta contro il regno borbonico. Solo negli anni ’60, una generazione dopo, la popolazione si abituerà definitivamente ai nuovi nomi.

Il dopoguerra in Italia (quella del sud) è segnato da un forte sviluppo economico, sostenuto dai copiosi finanziamenti del Piano Marshall. Gli Americani infatti vedono il paese, insieme a Grecia e Iugoslavia, come uno dei loro principali alleati nel Mediterraneo. Inoltre, negli anni ’50, il petrolio viene scoperto in Libia, e l’Italia si trasforma in uno dei principali esportatori di greggio al mondo. Il controllo sulla colonia, sebbene inviso a parte della popolazione autoctona, è garantito da una forte immigrazione italiana, e nel 1952 la Tripolitania, la Cirenaica e il Fezzan sono elevate ad altrettante province del regno. Quanto all’Albania, essa era stata trasformata in regione autonoma nel 1943, dopo essere stata occupata per tre anni dai fascio-nazisti. Il paese diviene completamente indipendente nel 1960, dopo la morte di Ferdinando III: mentre suo fratello Ranieri sale al trono di Napoli il nipote Alfonso, secondo in linea di successione, viene infatti incoronato a Tirana.

Anche il nord (ossia la Toscopadania) conosce in quegli anni un sensazionale sviluppo. Gli aiuti americani sono meno abbondanti che al sud (il paese non è molto importante strategicamente), ma ciò è compensato dall’adesione alla Comunità Economica Europea nel 1957, di cui la Toscopadania è socio fondatore insieme alla Francia, al Benelux, alla Svevia, alla Renania, alla Baviera, alla Germania, all’Austria, alla Cechia, allo Stato Libero di Fiume e alla Iugoslavia. Quest’ultimo paese ha conosciuto una rapidissima metamorfosi: gli Americani infatti la aiutano molto, come si è già detto, ma in cambio hanno preteso che la traballante dittatura del re Pietro II fosse sostituita da un sistema democratico autenticamente federale, in cui le diverse etnie hanno un’effettiva autonomia.

Negli anni ’60 tutta l’Europa Occidentale è investita dalla nuova società dei consumi e da una fase di sensazionale crescita economica. Nel 1961, per la prima volta, il PIL pro capite del sud (dell’Italia) supera quello del nord (della Toscopadania); per tutto il resto del decennio gli indici dei rispettivi paesi si inseguiranno reciprocamente verso l’alto. Tuttavia gran parte della prosperità italiana è dovuta agli introiti del petrolio libico, e nella regione l’opposizione al dominio di Napoli cresce, fino a dar vita a un movimento di guerriglia clandestino. Il governo reagisce con la politica della carota e del bastone, da una parte cercando di integrare sempre più gli Arabi nella struttura amministrativa, dall’altra reprimendo duramente gli indipendentisti. Ma le notizie delle sempre più numerose violenze della polizia e dell’esercito (che viene impiegato in misura sempre più massiccia, ricorrendo anche a semplici coscritti) peggiorano la situazione in Libia, scatenano polemiche in patria e fanno il giro del mondo, suscitando proteste non solo nel mondo arabo (dove l’Italia sta diventando una vera e propria bestia nera) ma anche nel resto del mondo occidentale, dove le idee del Sessantotto si stanno diffondendo. In tutta Europa si svolgono manifestazioni contro l’ultima traccia di colonialismo nel Mediterraneo, “il Sudafrica dell’Italia”; nel 1966 Gianni Morandi canta “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, storia di un giovane italiano che viene arruolato e mandato a morire in Libia per combattere i guerriglieri. Nel frattempo l’Egitto comincia a sostenere attivamente i ribelli libici.

Per bloccare l’interferenza del Cairo nei propri affari interni, l’Italia partecipa alla Guerra dei Sei Giorni al fianco di Israele, ma il successo che ne ottiene è solo momentaneo. Il 5 giugno 1970 le forze del colonnello Gheddafi (il leader dei ribelli), con una mossa a sorpresa, occupano Bengasi. Prima che l’esercito intervenga a scacciarli, gran parte degli Italiani residenti nella città sono stati massacrati. Spinto dallo scandalo causato da quest’episodio il governo italiano accetta di parlamentare. Il 15 ottobre viene firmato il cessate il fuoco; due mesi più tardi un referendum decreta l’indipendenza del paese. Il 1° gennaio 1971 le truppe e l’amministrazione italiana abbandonano definitivamente la Libia.

Uno dei primi atti del nuovo governo libico è dichiarare nulli tutti i contratti petroliferi stipulati dal governo italiano e di affidare l’estrazione e l’esportazione del greggio a compagnie di altri paesi (soprattutto toscopadane). L’effetto sull’economia del paese, proprio mentre sta per sorgere la crisi petrolifera, è devastante. Inoltre praticamente tutti i coloni italiani o fuggono o sono espulsi nel giro di pochi mesi, e il governo deve trovare una sistemazione per queste centinaia di migliaia di “piedi neri” (chiamati così per analogia con i coloni francesi in Algeria). Mentre l’Italia entra in recessione, il governo decide però anche di cominciare ad affrontare seriamente il problema della mafia.

Quest’organizzazione era presente da secoli in Sicilia, e nel 1940 era stata usata dagli italo-tedeschi per favorire lo sbarco sull’isola; proprio questo atto di collaborazionismo l’aveva però esposta, a liberazione avvenuta, a una durissima repressione governativa. Negli anni del boom era stata quindi avviata una politica di lassismo, e la criminalità organizzata (mafia in primis, ma anche camorra, ‘ndrangheta e sacra corona unita) aveva prosperato grazie al traffico di droga e a “intrallazzi” sul commercio di petrolio e sull’attività dell’esercito in Libia, estendendosi poi a controllare il resto dell’economia e a legare a sé parte della politica. Ora che però sono arrivati anni di vacche magre il governo riconosce quanto queste attività stiano soffocando l’economia del paese, e comincia a combatterle seriamente. Questo significa far scoppiare una guerra di mafia, e per quasi un decennio atti di violenza scuotono Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, giungendo persino nel cuore della capitale. Il punto più basso di quegli anni bui lo si raggiunge nel ’78, quando l’ex capo del governo Moro viene ucciso dalla camorra per aver epurato dal suo partito alcuni “uomini d’onore”. In seguito però la situazione migliorerà e, anche se il crimine organizzato continuerà a vivere in forma latente in qualche parte del paese, la sua forza verrà irrimediabilmente compromessa.

In quegli anni comincia anche un certo riavvicinamento tra le due metà della penisola. Ormai le ferite della guerra e dei trattati di pace sono acqua passata, e anzi, proprio il fatto che il nome “Italia” sia passato così improvvisamente da una parte all’altra della penisola stimola alcuni a proporre un’unione più stretta. Nel 1979 viene creata un’unica società Dante Alighieri per la diffusione dell’italiano all’estero (in precedenza il sud aveva un’organizzazione propria, l’Istituto Giambattista Marino), nel 1981 vengono aboliti i controlli doganali sulla frontiera italo-toscopadana. Nel 1985 viene creato un ente sopranazionale (“Concilio Italico”) che riunisce Italia, Toscopadania, San Marino e Canton Ticino, e anche se per adesso non ha molti poteri si tratta di un segno tangibile della riconciliazione nella regione.

Anche in Germania qualcuno comincia a parlare di riunificazione, e nel 1982, nonostante qualche mugugno da parte di alcuni paesi ex-nemici, in tutti e quattro gli stati compresi nella frontiera del 1937 si tengono dei referendum in proposito. Il risultato è una soluzione di compromesso: Germania e Renania si riunificano, ma Svevia e Baviera scelgono di rimanere stati separati, anche se mantengono un rapporto speciale con Berlino. Nella penisola però le cose sono molto più complicate che in Germania. La penisola italiana, dopo la caduta dell’Impero Romano, è stata unificata solo una volta per pochi anni, durante la Seconda Guerra Mondiale, e i suoi abitanti sentono molto meno di quelli tedeschi il senso di una storia comune. Per molta gente, soprattutto al sud, unitarismo fa rima con fascismo ed è un concetto ancora troppo legato ai ricordi del regime per essere attuabile. Nel frattempo in Toscopadania nasce un movimento d’opinione che si propone di bloccare l’unificazione col sud; questo movimento fonderà anche un partito (Lega Toscopadana, sotto la guida di un certo Umberto Bossi), il quale però si dividerà presto tra i sostenitori di una Toscopadania unita e chi vorrebbe un paese diviso tra Toscana e Padania.

Anche in tutto il resto dell’Europa le cose stanno cambiando. Nel 1973 Danimarca, Irlanda, Bulgaria, Italia e Gran Bretagna abbandonano l’EFTA (fondata per iniziativa britannica tredici anni prima) e aderiscono alla CEE. Nel 1981 è la volta di Grecia e Albania, cinque anni dopo di Spagna e Portogallo. Inoltre proprio in quegli anni i paesi del blocco comunista cominciano a mostrare sempre più i segni del collasso economico interno. Alla fine degli anni ’80 il leader dell’URSS Gorbaciov inaugura un’era di trasparenza e crescente libertà, e i paesi soggetti ne approfitteranno per rovesciare i rispettivi regimi e instaurare delle democrazie: la stessa URSS si dissolverà nel 1991.

Gli anni ’90 sono l’era della globalizzazione e dello sviluppo dell’Europa Unita. Nel 1992 la CEE si trasforma in UE, nel 1995 vi entrano Svezia, Finlandia e Ungheria. Anche l’integrazione italo-toscopadana prosegue, anche se proprio l’integrazione dell’UE “annulla” alcuni dei passi compiuti in precedenza, come l’accordo sull’abolizione dei controlli doganali o la proposta di creare una moneta unica (entrambi i paesi adotteranno in seguito, insieme al resto dell’Unione, l’euro). Tuttavia, tra alti e bassi, il dialogo tra Napoli e Milano continua ancora oggi.

Toxon

Cannavaro e Gattuso con la maglia della nazionale borbonica

.

Ecco il commento in proposito di Never75:

Di per sé l'ucronia mi piace. Avrei però da chiederti qualche precisazione in merito ai punti che elencherò sotto:

1) Se Garibaldi fallisce in quell'occasione (per qualsivoglia motivo) non vedo perchè non ci possa riprovare più avanti. L'eroe dei Due Mondi era un gran zuccone e non si sarebbe mai dato per vinto. A mio avviso anche da solo e senza aiuti internazionali (leggi Royal Navy) qualche pasticcio al Sud lo avrebbe combinato. Magari sarebbe finito morto fucilato come il povero Pisacane, ma lui ci avrebbe provato lo stesso.

2) Nel caso si costituisca comunque un forte Regno nel Nord Italia io credo che per il Regno delle Due Sicilie la scelta più comoda (e meno suicida) sarebbe quella di (con)federarsi ad esso, senza fondersi del tutto con lui. Più o meno quello che successe una decina d'anni dopo con la Baviera e la Prussia. Ludwig (per quanto paranoico e insano di mente come quasi tutti i Wittlesbach) continuò a regnare su una Baviera semi-indipendente anche dopo il 1871, pur considerandosi quasi-vassallo del Kaiser Guglielmo.
In HL pare che Vittorio Emanuele II abbia proposto (proprio prima della spedizione dei Mille) a Franceschiello (di cui peraltro era primo cugino) un affare del genere. Franceschiello avrebbe potuto regnare comunque nel Sud se però avesse riconosciuto il Savoia come un re a lui superiore: una sorta di duplice monarchia in anticipo. Però Franceschiello non accettò di avere un ruolo subordinato ai Piemontesi ed è andata come è andata.

3) Credo che Bismarck nel 1866 non avrebbe nemmeno stretto un'alleanza con un'Italietta così debole. Al limite avrebbe chiesto aiuto direttamente alla Francia (magari offrendole in cambio la riva sinistra del Reno, Belgio o Lussemburgo?) Già eravamo deboli così... figurarsi con un'Italia a metà e senza sbocco sull'Adriatico! Per me le avremmo prese ancora più di santa ragione!

4) Quando Crispi occupa la Libia sconfiggendo la Turchia come in HL, non capisco perchè la Grecia e gli altri Stati balcanici non riescono a vincere la Prima Guerra Balcanica...

.

E Falecius aggiunge di suo:

Nel 1893 gli stati balcanici erano meno forti (OTL, la Grecia perse una guerra con la Turchia nel 1898) e la Serbia non sarebbe stata della partita (Milan Obrenovic era un satellite dell'Austria che avrebbe impedito ogni iniziativa del genere). Inoltre l'Impero ottomano sarebbe stato più forte (niente Giovani Turchi) e la Russia, concentrata sull'Estremo Oriente e non ancora sconfitta dal Giappone, non aveva interesse a destabilizzare la regione. Tutte condizioni che mancheranno nel 1911-13.

.

Questa è la risposta di Toxon:

In questa ucronia l'Italia appena formata si trova comunque in una situazione di grossa difficoltà, come nella nostra Timeline, a causa dei costi delle guerre d'indipendenza e dell'unificazione delle varie amministrazioni. Per questo io suppongo che la classe dirigente italiana, seguendo l'orientamento di Cavour, non sia affatto propensa ad accollarsi i costi di un'altra unificazione (e del regno più grosso della penisola!) senza prima aver risolto i problemi interni. Si tratta di un POD discutibile, lo ammetto, ma lo scopo di quest'ucronia era analizzare le conseguenze di una sopravvivenza del Regno delle Due Sicilie fino ai giorni nostri, e secondo me lo sviluppo che ho immaginato è la via più breve e diretta per arrivare a questo risultato. Per quanto riguarda le tue obiezioni, rispondo punto su punto.

1) Fino al 1865 Garibaldi è in America, nel 1866 è impegnato in Veneto, dopo si può immaginare che si concentri sullo stato pontificio e tenti un'altra Mentana (Roma è ben più importante e simbolica del Sud). Sicuramente il governo italiano, per le ragioni dette sopra, cercherà in tutti i modi di impedirgli di tentare un'avventura meridionale. Conta inoltre che a Napoli non staranno con le mani in mano: i ministri borbonici sono ben consci di averla scampata per il rotto della cuffia, nel 1860, e anche sotto la spinta della presenza a Nord del nuovo stato cercheranno di organizzare una difesa migliore e di svecchiare la struttura amministrativa (fino a giungere alla costituzione nel 1875).

2) Come hai ricordato tu stesso, la proposta di Vittorio Emanuele II non venne accolta dai Borbone, e nulla ci dice che in questo scenario debba cambiare qualcosa: il Regno delle Due Sicilie, a differenza della Baviera, non è stato sconfitto in guerra. In un'altra ucronia la tua proposta sarebbe validissima, ma ho già detto perchè in questo scenario la classe dirigente settentrionale si disinteressi del Sud; e se Torino non tenta di sottomettere Napoli, perchè Napoli dovrebbe insistere?

3) Meglio un alleato scarso che nessun alleato. Bismarck ci aveva provato in effetti ad allearsi con la Francia, ma Napoleone III (che sembra considerasse più probabile una vittoria austriaca) si limitò a farsi dare vaghe promesse di compensazioni territoriali da entrambi gli schieramenti e a stare a guardare. Per quanto riguarda il fronte italiano il nostro esercito le ha prese anche nella nostra Timeline, e solo Garibaldi (che in questo scenario rimane) ha ottenuto dei successi. Ho già spiegato perchè la battaglia di Lissa non avviene, e nelle sette settimane della guerra gli Austriaci non hanno tempo di sfruttare la vittoria di Custoza. Risultato: per quanto l'Italia sia oggettivamente più debole ottiene un pareggio (Custoza+Bezzecca).

4) Falecius ha già risposto ottimamente al posto mio.

.

Per fornirmi commenti o suggerimenti, scrivetemi a questo indirizzo.


Garibaldi si offende!

di Basileus TFT

POD: Garibaldi, venuto a sapere che Camillo Benso conte di Cavour, ha ceduta la Savoia e soprattutto Nizza, la sua città natale, Francia; comincia a cambiare idea sui Savoia, non considerandoli più come i possibili re d’Italia ma solamente come una dinastia francese (la Savoia è una regione francese) che non si curano minimamente dei poveri italiani oppressi. Decide quindi di scatenare Napoleone III contro i sabaudi; facendo scattare una subdola trappola.

1860: a maggio comincia la spedizione dei Mille, capitanata da Giuseppe Garibaldi, che sbarca in Sicilia e si pone come difensore e liberatore dell’oppressa popolazione locale. L’esercito garibaldino si ingrandisce rapidamente con volontari italiani, ma anche truppe regolari borboniche disertrici. 20 luglio: battaglia di Milazzo, Garibaldi espelle i Borboni dalla Sicilia, liberando l’isola.
L’esercito dei Mille sbarca quindi in calabria, dove batte i borbonici il 20 agosto, proseguendo verso nord. A settembre Garibaldi entra a Napoli senza scorta e viene accolto come liberatore dalla popolazione locale. Giuseppe però non si limita a questo, vuole infatti conquistare Roma, scacciando il Papa. Deve farlo molto rapidamente, perché appena i sabaudi lo scopriranno cercheranno di fermarlo. I sabaudi notano quasi subito la manovra garibaldina e radunano un forte esercito, con il quale scendono per le marche e l’Abruzzo, sconfiggendo ripetutamente le truppe papali, nel tentativo di fermare Garibaldi. 1 ottobre, battaglia di Volturno: vengono sconfitte le ultime resistenze borboniche. 5 ottobre Garibaldi espugna Roma, prendendo come prigioniero il Papa. Il prestigio di Napoleone III subisce un forte tracollo, essendo stato il garante del Papa. Immediatamente l’Imperatore domanda la cattura di Garibaldi e la liberazione di Roma. Giuseppe tuttavia fa innalzare la bandiera sabauda a Roma, informando Napoleone III del fatto che fosse sotto gli ordini diretti del re sabaudo . Ovviamente Vittorio Emanuele II nega. Il 15 Dicembre si incontrano Giuseppe Garibaldi e il delegato dell’Imperatore francese, i due cercano di far luce sulla situazione disastrosa e di risolvere il problema. Garibaldi propone di dichiarare guerra a Vittorio Emanuele II, prendendo come casus belli il mancato adempimento degli accordi. Napoleone III accetta, dividendo l’Italia nel seguente modo: Il meridione, le marche, l’Abruzzo e la costa emiliana sarebbero passate e Garibaldi, che avrebbe instaurato una monarchia costituzionale amica della Francia. Toscana e Emilia sarebbero divenute la Repubblica Centroitaliana, con un governo dipendente dai francesi, il Lazio sarebbe tornato al Papa, il resto sarebbe rimasto come era.

1861: Francia e Garibaldi dichiarano guerra ai Savoia, sconfiggendoli nella battaglia di Genova e nella battaglia di Ravenna. Vittorio Emanuele II chiede immediatamente la pace, accettando le durissime condizioni impostegli. Il 12 Marzo viene proclamato il Regno D’Italia con capitale Napoli. Viene instaurato un governo bicamerale sul modello di quello inglese, con due partiti: la destra storica (conservatori protezionisti) e la sinistra storica (liberisti liberali). Garibaldi accetta il titolo regale, diventando Giuseppe I d’Italia; questo solo per il suo prestigio internazionale, visto che il re non ha un grande potere. Giuseppe è anche nominato capo del Regio Esercito. A Zara, Venezia e Trieste scoppiano pacifiche manifestazioni filo italiane. Viene stilato il primo Statuto Italiano, con elementi dello statuto Inglese, Austriaco e Napoletano; non è una costituzione molto avanzata rispetto alle altre, ma si rivela abbastanza efficiente. La leva militare è resa obbligatoria per un periodo di due anni.

1862: La Lira è la moneta del Regno. Avvengono le prime elezioni, che portano alla vittoria netta della Destra Storica (67%). Il governo della Destra si incentra sul miglioramento delle piccole aziende del Sud, imponendo grossi dazi sui prodotti di importazione. Garibaldi preme perché sia concessa la libertà religiosa, viste le pessime relazioni con il Papa la Destra accetta.

1863: Napoleone III promuove una guerra contro il Messico. Il regno d’Italia non vi partecipa attivamente, ma manda rifornimenti e volontari nell’esercito francese. Garibaldi si dimette dalla carica di Re e ministro delle difesa, preferendo continuare a fare la sua precedente vita attiva, da condottiero e patriota. Il titolo regio passa a Domenico Garibaldi, che sale al trono con il nome di Domenico I d’Italia.

1865: In Toscana e in Emilia si diffondono estese rivolte antifrancesi, che mirano chiedono l’annessione al regno d’Italia. Viene varato il primo codice del commercio. Le nuove elezioni italiane rieleggono la Destra Storica (66%)

1866: è la vigilia della guerra austro-prussiana: l’Austria trova un nuovo alleato nel regno sabaudo, che era rimasto isolato dopo l’attacco a sorpresa dei francesi. D’altro canto la prussia trova un alleato nel Regno d’Italia, interessato sia ai territori austriaci che sabaudi. La Francia vede come palese la vittoria austriaca, cerca di distogliere l’Italia dal suo intento ma alla fine cede. Gli Austriaci fermano l’avanzata italiana nei pressi di Custoza, massacrando l’esercito regio e facendo rapidamente retrocedere il confine. I savoiardi vengono sconfitti presso Salara, retrocedendo rapidamente fino a Milano. La Regia marina sconfigge la flotta austriaca nel mare antistante a Zara. A nord i prussiani battono gli austriaci per ben due volte, scacciandoli dalla Baviera. Garibaldi arriva in soccorso degli italiani con i suoi cacciatori degli Appennini, sconfiggendo gli Austriaci a Bologna e quindi avanzando fino a Venezia. Ad ottobre è siglata la pace, che stabilisce quanto segue. L’Austria esce dalla Confederazione Germanica, lasciando la Prussia come stato sovrano, che poco dopo si proclamerà Impero Tedesco. L’Italia ottiene il Veneto e la Lombardia, nulla di più visto il suo pessimo andamento durante la guerra. La capitale d’Italia è rapidamente spostata a Milano.

Basileus TFT

L'Eutopa nel 1866 (grazie a Basileus TFT)

L'Eutopa nel 1866 (grazie a Basileus TFT)

.

Se volete farmi sapere il vostro parere, scrivetemi a questo indirizzo.


Torna indietro