Niente Colombo!

di Falecius


 

Cristoforo Colombo aveva un bel girare le corti europee con la sua Grande Idea; nessuno gli dava retta. Dopo la caduta di Costantinopoli, i dotti greci avevano portato con sé i testi che dimostravano quali fossero le reali dimensioni della Terra, calcolate da Eratostene, diffondendole tra i geografi occidentali e screditando completamente Toscanelli, il cartografo italiano che aveva indicato la teorica via occidentale alle indie.

Isabella di Spagna aveva altro a cui pensare: caduta Granada, il suo regno era coinvolto nella complicata situazione della successione di Borgogna, dato che sua figlia, l'infanta Giovanna, era promessa al principe Filippo, figlio di Margherita di Borgogna e dell'arciduca Massimiliano d'Austria. Inoltre la morte di Lorenzo de' Medici apriva interessanti sbocchi nella situazione italiana, e suo marito il re d'Aragona intendeva approfittarne. Così come Carlo VIII, il giovane, romantico re di Francia. Alla fine, Colombo accetta di comandare una nave diretta alle Canarie; nel 1496, viene ucciso nella battaglia di Realejos dai Guanci del capo Acentejo, l'ultima vittoria dei Guanci sugli spagnoli. La dura sconfitta induce i castigliani a moltiplicare gli sforzi per domare tenerife. Nel frattempo però Carlo VIII ha invaso l'Italia, Massimiliano è diventato imperatore e tutta la situazione europea è in subbuglio. Varie esplorazioni nell'atlantico condotte di fratelli Caboto sono bloccate dal boicottaggio bretone, e quando Amerigo Vespucci ripropone la Grande Idea a Madrid, i pescatori baschi si uniscono ai geografi di corte per opporglisi, e non se ne fa nulla. Nel frattempo le Spagne sono impegnate militarmente nel Napoletano e hanno ben poco tempo o denaro per sciocchezze atlantiche.

I Portoghesi invece navigano allegramente: verso sud e poi verso est, destinazione India. Dopo il ritorno di Vasco de Gama, nessuno, a parte Vespucci, pensa sul serio a rischiare l'Atlantico, a parte i pescatori nei Banchi di Terranova, interessati più che altro a scoraggiare esplorazioni nell'area di loro monopolio.

All'improvviso, la rotta del Capo inizia a togliere a Venezia, Genova e Alessandria il loro ruolo nel commercio delle spezie: adesso il pepe si compra a Lisbona. Gli Hidalgos castigliani iniziano ad infestare l'Italia meridionale, mostrandosi esosi e rapaci; ma i tentativi francesi di espellerli terminano nel 1501 con una dura sconfitta.

Il viaggiatore portoghese Cabral approda in una terra sconosciuta nell'Atlantico nel 1500; ne deduce cha la mitica isola di Antilia sia molto più a sud di quanto ritenuto, riferisce che non vi si trova nulla di interessante, e riparte per caricare pepe a Kalikut.

I Portoghesi iniziano a giocare duro per controllare le rotte: prima affondano i vascelli musulmani, poi iniziano a costruire fortini, infine ad occupare le città swahili concorrenti e i piccoli sultanati costieri indiani; nel 1511 annientano l'impero di Melaka, distruggono la città e si impegolano in una lunga guerra con i sultani di Aceh e Johor.

Nel 1519, alla morte di Massimiliano d'Austria, Francesco I di Francia si fa eleggere imperatore. Il suo potere sulla Germania è limitato dalla potenza del re delle Spagne, l'Asburgo Carlo I, col quale vi è rivalità in Italia, e dall'esplosione della "protesta" luterana guidata dal Langravio Filippo d'Assa, dal Duca di Cleves e dall'Elettore di Sassonia.

Fino alla sua vittoria a Pavia, nel 1525, gli Asburgo rappresenteranno un problema; ma l'appoggio del Papa, anche in conseguenza dell'atteggiamento moderatamente filo-luterano di Carlo, e di Enrico VIII, re d'Inghilterra, che si è inimicato il re spagnolo divorziando da sua sorella Caterina, gli permetteranno, con la vittoria di Magdeburgo nel 1527 e la presa di Wittenberg, di eliminare i centri principali della nuova eresia e di incorporare i possedimenti dei principali principi luterani nelle terre reali.

Nel 1528 prosegue l'offensiva sconfiggendo l'arciduca Ferdinando e riuscendo a farsi incoronare re di Boemia; le altre terre austriache vengono assegnate al duca di Baviera, che ottiene con la nuova Bolla Aurea il titolo di elettore, mentre la Borgogna ed i Paesi Bassi sono annessi alla Francia. Nel 1529, Solimano, sultano di Anatolia e Rumelia, annienta a Bratislava gli eserciti di Ferdinando; l'intera Ungheria passa agli Ottomani, fino al fiume Leitha. Nonostante gli appelli di papa Clemente VII, Francesco non si sente in grado di lanciare una crociata sul Danubio. Sostiene tuttavia il Pontefice nella guerra contro la repubblica fiorentina, e nel 1530, come imperatore, fa dono della Toscana a Roma; l'Italia è effettivamente divisa in tre parti: le terre dei Valois, che includono Piemonte, Lombardia, Napoli e Sicilia, lo Stato della Chiesa nella regione centrale, e le repubbliche di Genova, Venezia e Lucca.

In America, nel 1523 Motecuhzoma II Xocoyotzin sconfigge definitivamente i Tlaxcaltechi e conquista la città; due anni dopo, però, la sua spedizione contro i taraskaù è duramente sconfitta e i taraska, alleati con gli huaxtechi del nord, arrivano a minacciare Texcoco, una delle tre capitali dell'alleanza azteca.

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La capitale azteca Tenochtitlàn in un grande murale di Diego de Rivera

La capitale azteca Tenochtitlàn in un grande murale di Diego de Rivera

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I Sapa Inka Huayna Capac, intanto, proseguendo le sue campagne verso sud, incontra il forte e bellicoso popolo dei Mapuche, e li sconfigge ripetutamente; introducendo una innovazione dei recentemente sottomessi Chimù del nord, diffonde nel suo impero la moneta metallica, garantita dal tempio delle vergini di Cuzco. Alla sua morte, nel 1536, tutto il territorio Mapuche fa parte dell'impero Quechua, così come il paese dei Chachapoya ad est; le esplorazioni lungo il corso dell'Ucuyali e del Guaporé portano al contatto con numerosi popoli agricoli, assai diversi tra loro ma sostanzialmente affini ai chachapoya benchè più arretrati. Lungo il Guaporé si incontrano alcune cittadelle, con cui sono stabiliti rapporti commerciali. Negli ultimi anni del suo regno, ci sono scontri con l'alleanza chibcha del nord, guidata da Bogotà.

Mentre Francesco consolida il suo potere sull'Europa Centrale, Carlo è impegnato nel Mediterraneo contro i Turchi di Khayruddin Barbarossa, kapudan bey di Algeri; nel 1534 il sultano hafside di Tunisi e Tripoli gli si sottomette, ma la Spagna e quel che gli resta delle Fiandre (dove del resto si sta diffondendo l'eresia) sono una base di potere troppo debole rispetto alla combinazione Francia + Germania + Milano + Napoli controllata da Francesco, specialmente dopo la fine dell'alleanza inglese a causa del divorzio tra Enrico VIII Tudor e Caterina d'Aragona, sorella di Carlo, che viene riconosciuto dal Pontefice anche su pressione di Francesco (fa parte dell'accordo per la cessione della Toscana allo stato ecclesiastico) .

La casa dei Medici si insedia potentemente al cuore della Chiesa, col sostegno dell'Imperatore. Attorno al 1540 John Knox inizia con successo a diffondere il calvinismo in Scozia. Francesco ed Enrico decidono di lanciare una crociata anti-calvinista, l'Imperatore contro la Svizzera, il re inglese contro la Scozia.

Alla morte di Huayna Capac, di ritorno da una razzia schiavistica a Tahiti, gli succede il figlio Huascar; l'altro figlio Atahualpa è vicerè del nord.

Motecuhzoma conquista lo Zapatlan ed il Cholullan: tuttavia, l'egemonia della lega Taraska nel nord si fa sempre più minacciosa. I regni Maya (in particolare Chichen Itzà) entrano in contatto commerciale con i Mexica tramite Guatemala; i barbari Chichimechi apprendono dai Taraska l'uso del ferro e a loro volta lo trasmettono ai Papago del Nord, aglu Huaxtechi dell'Est e tranite questi agli Hohokam e ai Comanche. Per la fine del secolo la metallurgia del ferro arriva fino ai Moundbuilders del Mississippi attraverso una sempre più battuta rotta commerciale.

Nel 1558 le prime tribù Hohokam, spinte dagli Apache, attraversano il Mojave e si stabiliscono nella zona di Pasadena, introducendovi il mais domestico. I cacciatori-raccogli tori locali iniziano ad integrare la propria economia con quella delle tribù agricole.

L'intervento inglese pone fine alla guerra civile danese, con la vittoria del partito cattolico e la concessione di uno statuto alla Norvegia. Tuttavia, la Svezia riesce ad ottenere lo Halland, lo Jamtland-Harjedalen , le isole di Oland e Gotland e l'Estonia, e si afferma come protettrice del luteranesimo negli stati baltici.

Alla morte di Francesco, suo figlio Enrico riesce a farsi eleggere imperatore, dal momento che controlla i voti ecclesiastici e quelli di Boemia, Sassonia e Baviera. Il tentativo di Ivan di moscovia di prendere parte alla spartizione dei territori teutonici è respinto dai polacchi; riesce invece la sua conquista di Astrakhan.
Tira e molla tra Asburgo e Ottomani per Tunisi e Tripoli. Dragut Bey strappa infine la Tripolitania agli Spagnoli nel 1550.

Carlo muore nel 1558, lasciando il regno al figlio Filippo e il ducato di Olanda e Frisia al fratello Ferdinando, che si trova presto ad affrontare un rivolta calvinista spalleggiata dalla Svezia; in cerca di alleati, fa sposare a suo figlio Maria, figlia di Enrico e Caterina, erede presuntiva al trono inglese, ed incline a portare di nuovo il regno su un linea filo-asburgica, ma pur sempre cattolica.

Filippo bandisce invece una crociata nell'Africa del Nord; le cose gli vanno piuttosto male, nonostante l'alleanza, molto difficile, col Portogallo; inoltre la sua decisione di portare la capitale da Saragozza a Madrid crea il malcontento dei catalani, spina dorsale della flotta, ed indebolisce i legami con Sardegna e Sicilia.

Nel 1565, Malta, senza il soccorso della flotta Napoletana, cade agli ottomani; Dragut inizia a pianificare l'invasione della Sicilia, mentre l'Impero franco-tedesco e l'Olanda sono sconvolti da una nuova ondata di ribellioni protestanti. In Inghilterra, guerra civile tra l'olandese Rodolfo, cattolico marito della defunta Maria, ed Elisabetta Tudor, sua sorellastra, sostenuti rispettivamente da Spagna e Francia; tuttavia, impegnata nella difesa della Sicilia e nella sua guerra contro il Marocco e gli Ottomani, la Spagna non ha i mezzi per intervenire nell'arcipelago, mentre i Francesi invadono l'Olanda togliendo a Rodolfo la base del suo potere. Elisabetta è incoronata e gli Asburgo perdono i Paesi Bassi, dove però divampa l'incendio della sollevazione calvinista. Nel 1573, alla morte del re di Francia Francesco II, il re polacco Enrico di Valois arriva con un esercito a Praga, assume le corone boema ed imperiale, e procede poi per Parigi.

Nel 1578 Filippo organizza e riunisce a Tarifa l'Invincible Armada: il più grande, meglio armato ed addestrato esercito della Cristianità, destinato ad invadere l'Africa del Nord, attraversando lo Stretto di Gibilterra su chiatte. I cannoni marocchini ed ottomani faranno a pezzi questa poderosa forza da sbarco ad al-Qasr al-Kabir: Filippo stesso morirà nel combattimento, assieme al suo alleato, il re del Portogallo. Inizia una guerra civile tra Sebastiano, re di Portogallo, e Filippo d'Asburgo, il legittimo erede; nel 1581, gli Ottomani ne approfitteranno per conquistare la Sicilia e assoggettare definitivamente il Marocco; Enrico di Valois arraffa il Rossiglione e la Sardegna. Nel 1582, si arriva alla pace; Filippo rimane re di Castiglia ed Aragona, ma deve cedere la Galizia, e la Navarra ottiene l'indipendenza sotto Enrico di Borbone, che, calvinista, accoglierà il cattolicesimo con la celebre frase "Pamplona val bene una messa".

Enrico nel frattempo viene a capo del suo rivale al trono polacco, Sigismondo Bathory, lasciandogli la Lituania; Impegnato a sbarazzasi degli elettori protestanti di Sassonia, Brandenburgo e Palatinato, lo lascia a logorarsi in una fallimentare crociata contro la Crimea, che ha riassoggettato Mosca a tributo ( OTL, nel 1573 i Russi inflissero una pesante sconfitta ai Tatari; qui la vitalità della rotta carovaniera eurasiatica permette alla Crimea di armare un esercito più grande e la potenza moscovita non decolla). L'ostilità tra russi ortodossi e lituani cattolici è tale che Sigismondo non riesce a convincere Ivan a fare causa comune; un intervento ottomano porta alla conquista di gran parte dell'Ucraina e alla liberazione di Astrakhan, benchè Kazan resta in mani russe. Ivan si convince a puntare verso il baltico, in uno scontro con Svezia e Lituania che durerà decenni.
la posizione portoghese nel commercio con le indie subisce un duro colpo con la sconfitta a Talikota del loro maggior partner locale, Vijayanagar; questo va a vantaggio di Elisabetta, che sguinzaglia nell'Oceano Indiano il suo Capitano Francis Drake, e nel frattempo fa del suo regno un rifugio per i protestanti europei (senza però convertirsi lei stessa). Inoltre, Kongo si ribella alla presenza portoghese, invasiva e schiavistica; Il regno di Sebastiano sarà ricordato come un epoca di declino, nonostante la conquista della Galizia e il fatto che Lisbona resti il principale mercato europeo di spezie, seguita da Venezia Genova e Plymouth, quest'ultima in rapida ascesa.

La partnership commerciale turco-veneta resta essenzialmente invariata, per il timore turco che un'azione contro Venezia porti all'intervento dell'Impero Franco-germanico dei Valois. Anche Filippo è in difficoltà: il timore di un'invasione turca dell'Andalusia da un lato e della secessione dell'Aragona dall'altro è più che fondato. I portoghesi visitano più volte Antilia, ma non vi stabiliscono basi permanenti e si limitano a brevi razzie schiavistiche. In Europa si consolida la contrapposizione tra un grande impero cattolico Valois dai Pirenei alla Vistola, e dalla Schlei alla Calabria, e l'impero mediterraneo ottomano esteso dal Tigri al Sous e da Kiev ad Aden. Spagne, Portogallo, Lituania Svezia ed Inghilterra lottano per il ruolo di terza forza, assieme ad una Moscovia ed una Danimarca emarginate. Entrambi i grandi imperi sono miancciati da crisi finanziarie e rivolte interne di natura localista o religiosa; cerniera tra i due, Venezia prospera.

Alla morte di Motecuhzoma, i taraskan lanciano un offensiva conto lo stato ormai scricchiolante: texcoco e tenochtitlan cadono, i loro sovrani diventano tributari di Keretaro, il cholollan e il tlaxcallan seguono ben presto, mentre le aree costiere creano una lega huaxteca indipendente Il nuovo tlatoani azteco Nezuhalcoatl fugge a Tehuatepec, dove combatte per mantenere il dominio dello Zapatlan e di Xokonusko. Tramite gli Huaxtechi, l'uso del ferro arriva in Yucatan, provocando una rapida espansione dei neo-Maya di Chichen Itzà. I taraskan sconfiggono ed assoggettano i Chichimechi, gli Yopi e gli Zacatechi nel corso delle "guerre barbare" portando i confini del proprio impero al lago Aztlan.

Oltre questi, la lega Papago, di cultura pueblo, inizia ad integrarsi nella rete commerciale messicana, connettendola a quella Hohokam -Hopi -Apache - Comanche - Zuni - Moundbuilders - Natchez - Appalachee - Cherokee. Fondazione della Lega Irochese e serie di vittorie che portano alla creazione di un impero commerciale: i nobili taraska e Maya iniziano ad acquistare costosissime pelli di castori canadesi procurate dagli algonchini agli irochesi, rivendute ai moundbuilders e da questi ai Comanche e agli huaxtechi. prime città in stile messicano nella valle del Mississippi, le piume di Quetzal diventano un ricercato oggetto di lusso tra gli Hohokam. tramite i papago, la California inizia ad integrarsi nella rete commerciale.

A xoconusko arrivano navi provenienti da una sconosciuta terra a sud. Si tratta delle avanguardie della spedizione esplorativa di Atahuallpa; sconfitto e cacciato da Quito dal fratello, geloso della sua grande vittoria e conquista di Bogotà, il principe inka cerca una nuova terra in cui stabilirsi con i suoi seguaci, le sue patate ed i suoi lama. Tre anni dopo, arriverà in forze e con le armi di bronzo e i lama sconfiggerà gli ultimi Aztechi, i Guatemaltechi, i Mixtechi e gli Zapotechi; Solo Copan, l'avamposto Maya, potrà fermarlo grazie alle armi di ferro; sotto suo figlio, ad Oaxaca capitale del nuovo regno di Kechumala, si svilupperà una sintesi di cultura andina e messicana; grazie alla patata e al lama, la popolazione conoscerà un rapido incremento. il ferro si diffonde a kechumala. Scontri con i taraskan si rivelano inconcludenti. Il disgusto dell'elite inka per i frequenti sacrifici umani, specialmente pretaicati dai Neomaya (i taraskan saranno in questo assai meno sanguinari degli aztechi), li porta a bandire queste prediche in tutto il Guatemala e lo zapatlan, le terre centrali del loro stato. Dai messicani, acquisiranno la scrittura (in lingua maya e nahuatl: il quechua resterà la lingua parlata a corte, ma sempre meno e non verrà scritta; ed il quipu diventerà un simbolo sacro) e la ruota: che grazie ai lama, smette di essere solo un giocattolo: ad Oaxaca si vedranno nel 1625 i primi carri trainati da una coppia di lama.

I contatti tra Kechumala ed il Perù restano ridotti: i tentativi di ritornarvi in forze portano alla conquista del paese di Nicaragua e allo scontro con la bellicosa tribù dei Kuna; un piccolo commercio è mediato dai Chibcha della Lega di medellin, una vecchia alleata di Atauhallpa che resiste all'imperialismo Inka. Grande espansione della civiltà Guajira ad est del territorio Chibcha.

Oggetti di ferro tra gli hohokam, i Camaguey (che li ricevono dai loro partner comemrciali, i cozumeliani), i kechumaltechi, gli huaxtechi, gli appalachee i cherokee, i comanche, gli arapaho meridionali, i Papago, Pima, hopi, zuni, ed Ute meridionali. Nel taraskatlan e nel paese maya si diffonde anche il bronzo, portato dai quechua. I chichimechi mettono a punto la tecnica del lama montato, presto imitati dai cohauiltechi e dagli apache. In questo modo, fanno sanguinare i loro dominatori taraskan, che dispongono solo di pochi carri da guerra.

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Tempo dopo, lo stesso Falecius ha aggiunto alcune postille al suo lavoro:

Ho riletto il progetto pubblicato qui sopra, e mi accorgo che, senza il commercio atlantico, difficilmente la Riforma potrà diffondersi nel Nord Europa; inoltre, ho parlato della resistenza maya a Copan, sito che all'epoca era abbandonato da secoli. È più probabile che il Messico sia unificato dalla lega purupecha (quella che nell'ucronia chiamo, con una parola straniera, taraska) con una massima estensione verso la metà del Seicento, che vada dall'Honduras centrale attraverso tutto il Salvador, il Guatemala e il Belize, fino al Messico centrosettentrionale, più o meno all'altezza di Guadalajara, che potrebbe diventare il centro della rete commerciale che connette l'impero purupecha al Nordamerica (moundbuilders, algonkini, irochesi, sioux, comanche, cherokee, hohokam, appalachee, shawnee, cheyenne, e altri gruppi; probabile un'espansione delle culture agricole hohokam verso la California alla fine del Cinquecento, con nascita di regni locali di grandi dimensioni nel secolo seguente; impero californiano esteso nel Sonora e in Arizona entro il 1750, potrebbe dare seri problemi agli europei, disponendo di una tecnologia del ferro appresa dai Purupecha).

Intanto il Vecchio mondo accentua i suoi legami interni, e l'Europa facilmente attraversa una fase di dominio imperiale Valois di oltre un secolo che ne di fatto ne rallenta lo sviluppo, ma che, a causa della pace, provoca un'esplosione demografica; difficile capire dove possa sfogarsi, se non contro un impero ottomano comunque più forte che nella nostra linea, o in una concentrazione sull'agricoltura con effetti parzialmente "cinesi". Senza arrivare a dire Valois = Ming, una concentrazione sull'agricoltura mi sembra una opzione possibile per i paesi Valois (quindi, escluse Scandinavia, isole britanniche e penisola iberica, e forse anche le Fiandre, in qualche misura; queste zone conservano una vocazione mercantile e gestiscono perlopiù le relazioni con l'Asia, assieme a Venezia; tenderanno a lungo termine a diventare filo-ottomane, tranne la Spagna che con la Porta sarebbe in concorrenza).

Falecius

Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.

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Inuyasha Han'yō ha proposto un'ucronia ancora più generale:

A partire dal 1492, anno della scoperta delle Americhe le potenze europee hanno dato vita a una fase di esplorazioni e conquiste che, nel giro di 4 secoli (XV/XIX) ha portato alla colonizzazione (o annessione, se preferite) di vaste regioni (come la Siberia) o di interi continenti (Americhe, Africa, Oceania). Le popolazioni native di quelle regioni (ferme alla preistoria o comunque arretrate dal punto di vista tecnologico) quando non sterminate dagli europei /come i pellerossa, gli Aztechi e gli Incas) o comunque dalle malattie da loro importate sono state comunque sottomesse dai colonialisti, i quali le hanno private delle loro terre, hanno imposto loro la cultura e la religione europee, le hanno deportate in altri continenti (gli Africani, che furono portati nelle Americhe in catene per essere impiegati come schiavi in piantagioni e miniere). Questo fenomeno ha interessato la Siberia, l'India, il sudest asiatico, l'Africa nera, l'Oceania e le Americhe, plasmando le popolazioni locali (Africani,Indiani, Maori, Aborigeni Australiani e altri). Ma che accade se, per una serie di motivi politici/economici/sanitari o altri questa fase di espansione non avviene? La Russia non si espande in Siberia e il suo confine resta attestato sugli Urali; allo stesso tempo le nazioni d'Europa non colonizzano il resto del mondo, così le popolazioni delle zone sopra dette non vengono annientate o comunque private della loro cultura e religione, e continuano ad evolversi in maniera autonoma. Come cambia la storia mondiale in questo contesto?

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Iacopo gli replica:

Senza le rimesse coloniali Spagna e Inghilterra entrano abbastanza rapidamente nell'orbita francese, e al più tardi nel xviii secolo sono annesse. Senza la concorrenza inglese i ducati italiani sono un po' più ricchi, quindi forse ci sarà qualche guerra in più. Genova potrebbe essere più autonoma rispetto alla Spagna, e quindi favorire la Porta a Lepanto. Senza i Russi oltre l'Ural gli Ottomani sarebbero anche in grado di cooptare i turchi dell'Asia Centrale contro la Persia (priva del supporto portoghese) prima e contro l'Impero poi.

La Russia stessa, non potendo contare sulla valvola di sfogo dei Cosacchi, sarebbe molto più instabile, e prima o poi sarebbe inglobata in qualche compagine sovranazionale (Grande Svezia o Grande Austria).

Fuori dall'Europa le cose sarebbero ancora più interessanti. La grande potenza mondiale dei secoli xix e xx sarebbe l'India dei Maratha, estesa, grazie all'alleanza coi Sikh e alla sua Marina, fino all'Afghanistan, al Golfo Persico, al Mar Rosso, all'Africa Orientale e all'Australia. I Maratha sosterrebbero l'elemento sciita e anticonformista dell'Islam in funzione anti ottomana e (nell'Asia centrosettentrionale) anti Qing. La Siberia sarebbe turca (sotto Kazan) e mongola (sotto gli Oirati?), ma alla lunga (con la decadenza cinese e ottomana) anch'essa finirebbe nell'orbita indiana.

L'America del nord sarebbe unificata dagli Irochesi, mentre gli Aztechi potrebbero creare un impero marittimo esteso a tutta la nostra America Latina e forse anche all'Africa Occidentale.

Nel XX secolo emergerebbero due blocchi: Gran Turchia, Cina, Sudamerica, Europa da una parte e Grande India, Giappone e Nordamerica dall'altra.

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E Basileus TFT aggiunge:

Presupponendo che non succeda nessun evento traumatico che cambi gli equilibri del Mediterraneo, e che l'esplorazione avvenga solo per la direttiva africana, magari in modo rallentato, abbiamo questo scenario.

La Spagna sul breve periodo fa sfogare la propria forza espansiva verso il Marocco, occupandone buona parte e, ai tempi di Carlo I (che non diventerà mai V), arriva fino a Tunisi.

Francesco I vince l'elezione a Sacro Romano Imperatore e la successiva guerra, nessuna alleanza con gli ottomani, che non si alleano nemmeno con gli spagnoli per ovvi screzi territoriali. A questo punto, se i francesi se la giocano bene e lasciano una certa autonomia all'Italia, giocoforza nel giro di 1-2 secoli la Francia conquista tutta l'Europa fino alla Polonia e ricrea l'Impero Romano. Probabilmente si allea coi Russi in funzione antiturca e per il periodo di Napoleone gli ottomani sono annientati e tutto il bacino del Mediterraneo è francese, mentre i russi dominano da Varsavia agli Urali. A questo punto o inizia una guerra fra le due potenze, che sarà devastante e, nonostante la vittoria francese, entrambi i contendenti usciranno stremati e pronti ad esplodere per spinte intestine, oppure i due grandi imperi prendono due direzioni diverse: i Russi puntano ad egemonizzare le terre dei Kazaki e poi la Persia, passando da nord oltre il Caspio (e saltando la Siberia), mentre i francesi puntano verso il Sudan, l'Africa occidentale e la Mesopotamia.

In Europa rimane indipendente anche l'unione di Kalmar con Danimarca, Norvegia e Svezia-Finlandia, con però la Karelia, l'Ingria e Kola ai Russi. Questo Stato è un eccellente cuscinetto fra i due imperi maggiori.

Con due blocchi così monolitici, è facile che la rivoluzione industriale tardi di una cinquantina di anni o forse 100, mentre le esplorazioni verso le Americhe inizieranno parallelamente a quelle africane.

Nell'estremo oriente la Cina è l'impero maggiore e si estende fino alla Kamtchaka, mentre il Giappone rimane arroccato nelle sue isole, in perenne posizione difensiva. Nel Subcontinente indiano una dinastia a scelta di stirpe indù unifica tutta la zona e arriva fino all'Afganistan, venendo poi a contatto con i Russi.

Nell'800 gli Irochesi sono la potenza dominante del nord America, hanno scoperto la metallurgia e varie tecniche avanzate, ma sono ancora sprovvisti di armi da fuoco e cavalli. In America Centrale, gli Aztechi sono crollati nel 1600 circa e hanno lasciato spazio a una confederazione guidata da (Taraschi? Zapotechi? A voi la scelta). I Maya sopravvivono ancora nella decadenza, nascosti nella giungla.

A Sud, l'impero incaico si estende da Panama alla Patagonia, prendendo anche il Venezuela e la Cayenna e ha braccia allungate a livello commerciale fino al Brasile. I suoi nemici peggiori sono gli Araucani del sud, che resistono da 200 anni ad ogni tentativo di sottometterli e sono fonte di continue crisi per l'Impero.

Nelle Grandi Pianure e sulla costa Orientale ci sono modeste civiltà stanziali di allevatori, come la Confederazione Lakota, la Repubblica Navajo e il Collettivo Apache.

I primi ad arrivare in America sarebbero, ovviamente, i francesi-europei-romani (chiamateli come volete). Sfruttando il supporto di tribù minori contro le potenze maggiori, avrebbero rapidamente ragione dei rivali locali e estenderebbero in poche decine di anni il loro potere da Terranova fino alla Patagonia, mentre rimarrebbero esclusi i nativi della costa orientale.

Nel '900, non importa quando, dovrà per forza scoppiare una mega-guerra che coinvolgerà tutte le potenze mondiali, scenari possibili per iniziare sono screzi russo-indiani per l'Afganistan, screzi russo-francesi per un qualche territorio di confine, tentativi dei francesi di penetrare nell'estremo oriente che finiscono male.

Comunque vada a finire, i francesi avranno la meglio con i loro alleati, ma questo porterà ad una rapida decolonizzazione e alla creazione di un Commonwealth.

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Ci mette lo zampino anche Federico Sangalli:

Quindi un ipotetico G8 vedrebbe come attori partecipanti Giovanni IV d'Orleans, Cattolicissimo Imperatore Romano Europeo, Muhammad Shahid Sarwar Azam Shah Jahan, Gran Moghul d'India, Hiawata XXIX, Grande Capo della Lega Irochese, Huascar XI, Imperatore-Sole degli Inca, Goodwill Zwelithini kaBhekuzulu, Imperatore degli Zulu, Jin Yuzhang, Celeste Imperatore della Terra di Mezzo (alias Cina), Aquila Gialla, Gran Capo della Confederazione Dakota, e Falco Guerriero, Gran Capo della Nazione Apache e Leader dell'Alleanza del Golfo del Grande Fiume (Misi-ziibi in Algoquino), una lega che riunisce le varie città stato mexica e Maya, le tribù Seminolé e Comanche e le popolazioni Caribe che si affacciano su questo braccio di mare.

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Mentre Iacopo obietta:

Io nel G8 ci vedrei:

Maharajah Ranjitsinh Pratapsinh Gaekwand dell'Hindawi Cakraraj;
Ertugrul Osman V, Sultano dell'Impero Ottomano;
Enrico V, V, e IX Borbone-Orleans, Sacro Re di Francia, Spagna e Inghilterra;
Arciduca Carlo VII d'Asburgo-Lorena, Sacro Romano Imperatore, Re Apostolico d'Ungheria, Re di Polonia, Zar di Russia;
Jin Xing, Figlio del Cielo, Augusto Imperatore del Regno di Mezzo e di Ogni Cosa Sotto al Cielo;
Hiawata XIX, Capo Supremo della Gayanashagowa;
Ahuizotl III, Huey Tlatoani dell'Excan Tlahtoloyan;
Tupac Amaru IV, Qhapac Inca del Tahuantinsuyo.

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Interviene Andrea Villa:

Non so se lo sapevate, ma nella sua grahic novel “Ipotesi 1492” il grande fumettista italiano Sergio Toppi ha mostrato una Storia Parallela (praticamente un’ucronia) nella quale le tre navi di Cristoforo Colombo (la caracca Santa Maria, e le caravelle Pinta e Niña), durante il loro viaggio, vengono colpite da una terribile tempesta che affonda completamente le navi e uccide tutti gli uomini degli equipaggi, compreso Colombo. Unico superstite è un marinaio che, approdato sull’isola di Guanahani, dove viene “accolto” dagli abitanti dell’isola e dallo Zemi-Tawani (un avvoltoio capace di parlare e pensare come un uomo, che funge da memoria ufficiale della piccola isola). Non vi rivelo altro per non spoilerarvi nulla di questa magnifica storia, che vi consiglio assolutamente di leggere per avere una visione nuova sull’incontro tra la civiltà europea e amerindia-caraibica.

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Lord Wilmore obietta:

Adoro Sergio Toppi, ma mi permetto di farti notare che Cristoforo Colombo non era uno stupido, conosceva bene il mare (prima che in America, pare che abbia navigato dall'Islanda al Golfo di Guinea) e perciò è partito in agosto, quando nella fascia tra il Tropico del Cancro e il Tropico del Capricorno non vi sono tempeste. Rischiò grosso al ritorno, perchè per evitare le correnti che portavano dall'Europa al Mar dei Sargassi dovette spostarsi a nord per essere riportato indietro dalla Corrente del Golfo, ma in febbraio in quella zona ci furono forti burrasche e le due navi superstiti (la Santa Maria si era incagliata la notte di Natale) rischiarono di colare a picco. Comunque, immaginiamo che davvero tutti i marinai compreso Colombo fossero annegati in quell'occasione. Più di uno storico pensa che il Brasile fosse già stato scoperto una decina di anni prima da una nave portoghese che aveva sbagliato la via verso il Sudafrica; la scoperta venne resa nota solo nel 1500, dopo l'appeasement tra Spagna e Portogallo che in pratica aveva diviso il mondo tra le due potenze iberiche, e la firma dei trattati che facevano ricadere il Brasile nella sfera d'influenza lusitana. Senza l'impresa di Colombo, prima o poi Re Giovanni II sarebbe stato comunque costretto a rendere nota la scoperta, e se non si fossero mossi Ferdinando e Isabella, certamente sulle nuove terre d'Oltreoceano sarebbero piombati come falchi inglesi e francesi, e per i poveri nativi americani sarebbe cambiato poco. A cambiare invece sarebbe stata la storia della colonizzazione, e di conseguenza gli stati americani moderni, ma mi sembra comunque improbabile che los Reyes Catolicos non vogliano essere della partita, se è vero che a colonizzare un pezzetto di America ci provò persino la Curlandia.

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Il grande Bhrihskwobhloukstroy non può esimersi dal dire la sua:

Mi ricollego al messaggio iniziale; la Divergenza è che «per una serie di motivi politici/economici/sanitari o altri [l]a fase di espansione [...], esplorazioni e conquiste che, a partire dal 1492, anno della scoperta delle Americhe [...], nel giro di 4 secoli (XV/XIX) ha portato alla colonizzazione (o annessione [...]) di vaste regioni (come la Siberia [...], l'India, il sudest asiatico) o di interi continenti (Americhe, Africa nera, Oceania), [...] plasmando le popolazioni locali (Africani, Indiani, Maori, Aborigeni Australiani e altri) [...], non avviene [...], [l]a Russia non si espande in Siberia e il suo confine resta attestato sugli Urali [...], le nazioni d'Europa non colonizzano il resto del mondo, così le popolazioni delle zone sopra dette non vengono annientate o comunque private della loro cultura e religione, e continuano ad evolversi in maniera autonoma». Se l’Ucroniarca non ha voluto specificare i «motivi politici/economici/sanitari o altri», bisogna che qualcuno lo faccia per rispondere alla domanda «Come cambia la storia mondiale in questo contesto?», altrimenti su che base si può discutere se la risposta è coerente (almeno questo) o no?

Come tante volte ripetuto, l’obiettivo di un Mondo senza il Colonialismo dei secoli XVI-XIX (né europeo né eventualmente altrui, se «le popolazioni delle zone sopra dette non vengono annientate o comunque private della loro cultura e religione, e continuano ad evolversi in maniera autonoma») rappresenta uno dei più alti che cerco in un’ucronia e naturalmente ci ho pensato anch’io a lungo. Se accettiamo il luogo quasi comune che la conquista delle Indie Occidentali nascesse dal progetto di raggiungere le Orientali e ciò che spesso ci siamo scritti, che il Colonialismo Europeo è stata l’espansione più facile quando tutte le altre erano bloccate, allora una condizione perché né l’Europa né altre Potenze attuino Colonizzazioni oltreoceano né in Africa Nera o Siberia (e neppure in Indocina) è – mi pare inevitabilmente –che almeno per questi quattro secoli siano costantemente e inaggirabilmente bloccate in quelle direzioni. Dato che la nascita e lo sviluppo di colossali Imperi Ultraoceanici prima di quelli Eurasiatici potrebbe addirittura non essere storicamente concepibile, rimane una sola possibilità: che l’Eurasia, se da un lato non è unita (altrimenti si potrebbe espandere), dall’altro non è neppure paralizzata da scontri reciproci, quindi vede la contrapposizione di due o tre Potenze Egemoniche continuamente impegnate nell’espansione ai danni delle altre e soprattutto senza lasciare alcun margine a Regioni marginali o periferiche per tentare scorciatoie imperialistiche in altri Continenti.

Poiché la prima articolazione geopolitica dell’Eurasia è nei due Spazi Estremo-Orientale e Indomediterraneo, il primo dei quali è stato più volte prossimo all’Unificazione (a opera della Cina e con la nota eccezione del Giappone), il Punto di Divergenza deve passare per forza dall’Unificazione – totale o quasi (e comunque il residuo non deve affacciarsi su un mare) – dello Spazio Indomediterraneo. Gli ovvî candidati sono gli Imperi Persiano, Greco-Macedone, Romano-Bizantino, Unno, Turco Celeste (questi alquanto fuori area), Musulmano (Califfale), Turco Saljūqide o Ottomano, Mongolo/Timūride e, fra gli esclusivamente europei (come base territoriale di partenza), direi soltanto quello Svevo, purché fosse in grado di assorbire tutti gli Stati affacciati sull’Atlantico (ovviamente quello Asburgico da Carlo V in poi è escluso per definizione). In effetti, quest’ultima è la condizione più difficile da realizzare ed è abbastanza chiaro che gli Achemenidi o i Diadochi o i Sāsānidi o i Göktürkler o i Saljūqidi, i Ghaznavidi, i Mongoli, i Timūridi o gli Ottomani avrebbero incontrato evidenti difficoltà a controllare costantemente, fino alla fine del XIX secolo, sia la Penisola Iberica sia l’Arcipelago Britannico sia la Regione fra i Pirenei e il Reno (Gallia Transalpina, Francia); questo restringe la lista dei più verosimili a Romani, Unni Neri, ’Umayyadi e Svevi, fra cui i Romani sono gli unici che effettivamente hanno unito e stabilmente controllato, oltre all’intero Mediterraneo, la massima parte dell’Europa Atlantica.

Propongo allora di cominciare dall’Impero Romano la vera risposta all’interrogativo ucronico. Tutte le sconfitte di Roma verso Oriente sono state militari, tranne una: il ritiro più o meno spontaneo di Adriano da (alcune del)le Conquiste Traianee. Come altre volte, qui si dovrebbe collocare il Punto di Divergenza: una decisione umana non totalmente obbligata dalle circostanze, ma determinata da considerazioni sul futuro che si sono rivelate in parte fallaci e potevano già all’epoca essere riconosciute come tali. Non posso stare a riscrivere tutta la Storia alternativa da allora; le direttrici principali sarebbero le consuete: ricomprensione delle vicende persiane entro l’Impero → niente Conflitto quadrisecolare fra Roma/Bisanzio e la Persia → niente Geopolitica ‘incrociata’ Romano-Persiana nei confronti degli Unni Bianchi e Neri → niente Divisione fra Impero d’Occidente e d’Oriente → l’Espansione di Roma segue quella storica del Cristianesimo (Cattolico e Ortodosso) in Europa e dell’’Islām (specialmente ’Īrānico) in Asia. Diamo pure per verosimile un’ampia Invasione Mongola con Činggis Qāγān (nessuno vorrà sostenere che la frammentazione politica dell’Europa Medioevale sia stata determinante per arrestarla, rispetto a un eventuale Impero Romano ancora unito ed esteso fino all’India; casomai, le stesse coincidenze fortuite avvenute nella Storia reale saranno da tenere in conto anche in questa ucronia, visto che il Punto di Divergenza non comporta la loro alterazione) e poi con Tamerlano: ora del 1492, l’Impero Romano dovrebbe comprendere tutti gli Stati Cristiani quelli Musulmani Arabi e ’Īrānici non Successori dei Mongoli fino al Sulṭānato di Delhi; in India subirebbe l’invasione Moḡūl e fino al 1700 sarebbe impegnato contro gli Imperi di origine Mongola, fino ad arrivare a spartirli con la Cina Qīng, di cui allora diventerebbe rivale diretto per tutto il XVIII e XIX secolo. In questo scenario non c’è posto per alcuna Colonizzazione, se non forse in Siberia (quella in Groenlandia non arriva a essere davvero tale, quella precedente dell’Islanda non ha sopraffatto alcuna popolazione indigena).

Nel XX secolo, le coste delle Americhe, dell’Africa Nera e dell’Oceania sarebbero costellate di basi commerciali e militari romane e cinesi (in prosieguo di tempo anche giapponesi), ma senza alcuna Colonizzazione, se non appunto molto parzialmente in Siberia lungo il Līmĕs Sino-Romano.

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C'è poi questa proposta di GJXIII:

Mi sono sempre chiesto come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo non fosse tornato in Europa dopo aver scoperto le Indie Occidentali. Ho così immaginato questa ucronia.

Anno 1000: i Il Norvegese Gunnbjorn Ulfsson venne spinto sulle coste di quello che oggi si chiama Labrador. Più tardi il capo Vichingo Leif, detto il Fortunato, approdò in una Terra che egli chiamò Vinland (Terra dei vigneti selvatici); esse corrispondono all’attuale regione del fiume San Lorenzo, nel Canada. Intorno agli anni 1250/1280 le colonie dei vichinghi si fusero con le popolazioni locali.

I Maya non scomparirono, e diedero vita a un impero unitario, potente e temuto delle altre popolazioni del Sud. Si scoprirono ottimi navigatori: usando le loro canoe che raggiungevano la lunghezza di 20 metri, scavate nei tronchi di cedro, iniziarono a commerciare con le popolazioni marittime del Sud, e si spinsero fino alle coste della Cina, dove impararono l’uso della polvere da sparo, che scambiarono con le loro conoscenze astronomiche. Il regno Mayapan si estese fino ai confini del Venezuela, controllando di fatto quella parte di Oceano che oggi chiamiamo Atlantico.

Un altro popolo si affermò al nord dell’impero di Mayapam: i Mexica (Aztechi), che occuparono tutto il territorio oggi identificato con il Messico e la California, in guerra perenne con i Maya, e posero la capitale a Tenochtitlàn, oggi Città del Messico.

Le popolazioni dell’attuale Nord america, vistesi schiacciate al sud dagli imperi Maya e Mexica, si riunirono sotto il consiglio delle 550 nazioni, chiamando quella terra Lakota , in ringraziamento del grande Nativo che riuscì dopo 50 anni di trattative a riunire tutte le tribù nomadi e guerriere sotto un’unica bandiera, mantenendo le loro tradizioni, ma consapevoli di difendere la loro identità.

Nel Sud delle Americhe si impose la cultura Chimu, diventando di fatto una grande potenza ed estendendosi su tutto il territorio dell’attuale Perù. Intorno al 1250 cominciò ad affermarsi un altro popolo dalle origini misteriose, forse proveniente dal Nord del continente via mare per approdare in quel territorio che oggi chiamiamo Perù : gli Inca, così detti dal loro sovrano. Negli anni intorno al 1438 rafforzarono la loro potenza assoggettando numerose tribù locali, La loro conoscenza militare ebbe il sopravvento sulle altre tribù , sgominando i Chimu nella battaglia di Anta. Nasce così l'Impero Naymlap con capitale Cuzco. Più a Nord si imposero invece gli Akakor, un popolo rispettato e temuto sia per la sua forza militare che per le fattezze fisiche, diverse da tutti gli altri abitanti del continente, tanto che erano detti anche i “figli degli dei”. Essi erano dediti all’astronomia, e alla cura della Terra in cui vivevano, e non permettevano a nessuno di attraversare il proprio territorio. Più a Sud invece sopravvive il regno dei Michù.

Venerdì 12 ottobre 1492: al grido di "Terra, terra!" tre caravelle giunsero in vista di quelle che credevano essere le Indie Occidentali. L’ammiraglio Colombo sbarcò in quella nuova terra che chiamò San Salvador, osservò quei “selvaggi” che gli venivano incontro e si sentì orgoglioso d’aver donato alla madre Europa nuove terre da esplorare.

Fu allora che vide avanzare, protetto da una moltitudine di guerrieri con i copricapi piumati, colui che pareva un capo. Colombo si diresse verso di lui con la mano in segno di pace. L'uomo estrasse qualcosa che agli occhi dei naviganti parve una spada: la testa dell’ammiraglio Colombo rotolò sulla sabbia, il capo infilò con forza il pugnale di ossidiana nel cuore dell’uomo ucciso, lo estrasse e lo mostrò in segno di vittoria alla sua gente.

I marinai delle tre caravelle che avevano assistito all’uccisione non ebbero miglior sorte, le tre caravelle vennero attaccate e bruciate, molti marinai uccisi e altri fatti prigionieri. Da quel momento la storia cambiò!

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Anche Ded17 ha voluto proporre una sua idea geniale:

Dopo due mesi di navigazione, il morale nelle navi di Cristoforo Colombo era molto basso e per risollevarlo Colombo, nei pressi del Mar dei Sargassi, fece virare bruscamente la flotta verso rotta Sud-Ovest causa degli uccelli che volavano in quella direzione. E' così che alle due di notte del venerdì 12 ottobre 1492 il marinaio Rodrigo de Triana avvistò la terra, che poi verrà chiamata San Salvador, per la prima volta.

E sei quegli uccelli non passavano di li in quel momento? O Colombo fosse stato da un altra parte e non li avrebbe visti? O ancora l' ammutinamento avvenuto dopo la sua brusca decisione non finisce con un accordo tra Colombo e i marinai e la flotta torna sui suoi passi?

Ebbene, Colombo non sbarcherà mai su un'isola (o forse alle Bahamas ma sempre vicino alla regione), ma su una terra fiorita che probabilmente chiamerà Florida. Come cambia la storia americana? Il territorio culturalmente legato alla Spagna dominerà ancora oggi su parte del Sud degli Stati Uniti?

Se si come si svolgerà la guerra se i CSA saranno uniti anche culturalmente oltre che nello stile di vita?

Ucronia che merita di essere approfondita. Ve ne, prego, ditemi cosa ne pensate!

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Subito William Riker lo accontenta:

Gli spagnoli giungono in Florida e da lì esplorano gli Stati Uniti fino alle Montagne Rocciose; probabile collasso demografico dei nativi americani a causa delle epidemie portate dai navigatori (il genocidio pianificato è solo Leyenda Negra). Per sostituirli nelle immense piantagioni del Sud arrivano schiavi neri.

Fondato il Vicereame della Nuova Spagna, corrispondente ai nostri USA, capitale Tampa in Florida che diventa una megalopoli. Da lì Cortès si sposta nel Messico ed abbatte l'impero azteco come nella HL. Il trattato di Tordesillas assegna i territori di qua dalla Rraya al Portogallo (già scoperto prima del 1492 da Enrico il Navigatore, ma la scoperta era stata tenuta segreta), quelli di là alla Spagna. Nella corsa si inseriscono la Francia, che conquista il Venezuela, e l'Inghilterra, che occupa i nostri Panama, Colombia ed Ecuador. L'Impero di Tawantinsuyu (impropriamente noto come Impero Inca) sopravvive, grazie agli scambi con gli inglesi si occidentalizza con l'introduzione di metalli, ruota e polvere da sparo e subisce una lenta evoluzione simile a quella dell'impero Moghul, conoscendo l'apogeo nel seicento. Il Portogallo perde il Brasile a favore dell'Olanda ma poi lo ricupera; l'Olanda conquista invece il Canada. Francis Drake è il primo uomo a circumnavigare il globo terracqueo.

Il nostro Venezuela passa agli inglesi dopo la Guerra dei Sette Anni. Situazione nella seconda metà del '700: Alaska russa, Canada olandese, capitale Nieeuw Amsterdam (la nostra Québec); Stati Uniti /Nuova Spagna con la nuova capitale Buenos Aires (che sorge nella nostra baia di Manhattan), e Messico più Guatemala, Honduras, Nicaragua ed El Salvador alla Spagna; Panama, Colombia, Argentina e Cile con nomi diversi all'Inghilterra; Brasile al Portogallo. L'inarrestabile decadenza dell'Impero di Tawantinsuyu porta il Regno Unito ad impossessarsene così come dell'India, Vittoria è incoronata imperatrice delle Indie Occidentali e Orientali.

Argentina e Cile si ribellano però sotto George Washington e danno vita agli Stati Uniti d'America con capitale Philadelphia (la nostra Buenos Aires), poi Washington (la nostra Montevideo). La Nuova Spagna (i nostri USA) si ribella a sua volta con Simon Bolivar, ma il suo sogno di un'America Latina del Nord unita si spezza e si formano vari stati ispanofoni: California, Nuovo Messico, Texas, Nuova Grenada (la nostra Nuova Inghilterra), Bolivia (il nostro bacino del Mississippi). Il Messico diventa indipendente con Agostino Iturbide che si proclama imperatore, il Brasile diventa a sua volta impero sotto Dom Pedro I come nella HL. Quando viene scoperto l'oro in California nel 1848, possibile che questo stato diventi il leader dell'America Latina del Nord come il Brasile nella HL. E il posto del Far West sarà preso dal Far South con la conquista della Patagonia e delle Pampas. Forse anche la penisola di Weddell in Antartide sarà colonizzata (poveri pinguini!)

Gli USA finanziano la guerriglia anti-inglese nel Tawantinsuyu, ribattezzato Perù dagli inglesi; guerra anglo-britannica ai primi del '900 vinta dagli USA in cui il Perù entra come stato federale; seguono a ruota Colombia, Ecuador e Panama e si forma una grande potenza industriale latinoamericana. Gli USA così nati non intervengono nella Prima Guerra Mondiale, ma l'Intesa la vince lo stesso a causa del dilagare dell'epidemia di spagnola. Probabilmente ci risparmiamo il Fascismo perchè non c'è Woodrow Wilson con i suoi utopici quattordici punti a contrastare le aspirazioni italiane.

I nostri vecchi vanno a lavorare in Sudamerica anzichè in California. Espansione degli USA nel Pacifico e formazione di una talassocrazia estesa fino alle Hawaii e alle Samoa, che fa a pugni con gli interessi giapponesi nel Pacifico; scontro inevitabile tipo Pearl Harbor e guerra nel Pacifico finita come nella HL. Il Canada diventa indipendente dall'Olanda nel 1949, l'URSS conserva l'Alaska come testa di ponte in America. Guerra Fredda come nella HL. Gli stati ispanofoni sono stretti alleati degli USA (l'America agli Americani); il mondo è sull'orlo della catastrofe termonucleare in seguito alla crisi dei missili del Nicaragua (Fidel Castro ha instaurato in Nicaragua un regime comunista ed accetta di ospitare missili nucleari alle porte degli USA, il cui presidente JFK non gradisce). L'inglese resta la prima lingua di interscambio, perchè la superpotenza dominante sono comunque gli USA anglofoni dell'America Meridionale. Forse però lo spagnolo sarà la seconda lingua al posto del francese o del tedesco.

Nel 1991 l'Alaska si proclama indipendente dall'URSS in sfacelo. L'UNANOR (Unión de Naciones Norteamericanas) viene fondata negli anni 2000 sul modello dell'Unione Europea; il caudillo del Texas Hugo Chávez Frías e il presidente californiano Evo Morales propugnano una politica nettamente antistatunitense. La Nueva Granada di Diego Armando Maradona ha vinto il campionato mondiale di calcio nel 1978 e nel 1986 e c'è andata vicina anche nel 1990. Non mi viene in mente altro. Come idee buttate giù prima di cena ti possono bastare? (mai svegliare il Riker che dorme) ^__^

La mappa del mondo realizzata nel 1474 dal geografo Paolo del Pozzo Toscanelli. E se il mondo fosse stato davvero così, e Colombo ce la avesse fatta ad approdare in Giappone e poi in Cina? Come cambierebbe la storia dell'umanità?

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C'è anche la proposta di Federico Pozzi: Colombo come Magellano!

Colombo fu molto fortunato a porre piede su San Salvador anziché su un'isola vicina. Difatti San Salvador era abitata dai miti e pacifici Taino, ma tutto intorno vivevano le tribù guerrafondaie e antropofaghe dei Canibi, da cui deriva il termine "Cannibali" e il nome "Mar dei Caraibi". Così, appena sbarcato, Colombo viene attaccato da un'orda di feroci Cannibali ansiosi di assaggiare la carne di questi strani uomini bianchi. Colombo protetto dal fuoco dei cannoni delle caravelle si ritira, ma mentre sta per salire su una scialuppa una freccia avvelenata con il curaro partita dalla bocca di un cerbottaniere molto abile lo colpisce; tentano di salvarlo ma questi spagnoli del 1492 non hanno idea di cosa sia il curaro. Morto Colombo, i fratelli Pinzòn mostrano il loro vero volto: loro non ci volevano venire nelle Indie, è tutta un'idea del cavolo di quell'italiano matto. Diego figlio di Colombo cerca di insistere, devono trovare il Cataio o almeno il Cipango, ma i marinai spagnoli gli dicono che se ci tiene gli danno una scialuppa e che se lo cerchi un po' da solo, e Diego schiumante di rabbia si cheta (magari i fratelli Pinzòn per andare sul sicuro lo fanno rinchiudere in cambusa). Poi i fratelli Pinzòn fanno acqua e provviste e se ne tornano in Spagna, raccontano che sì effettivamente al di là dell'oceano c'è una terra ma è abitata da cannibali bellicosissimi e loro non hanno visto né oro, né seta, né spezie, Diego cerca di insistere presso la corte spagnola, ma gli ordinano di chiudere il becco e la questione rimane chiusa, nonostante Diego come il padre faccia il giro delle sette chiese per trovare finanziatori di una nuova spedizione. Quindi in questa Timeline l'America non viene colonizzata per molti secoli, al massimo i cartografi si limitano a disegnarne le coste e scrivono come i cartografi spagnoli scrissero sulle cartine geografiche accanto le coste canadesi "Aca Nada" ("Qui Niente", sottinteso niente di interessante come oro o spezie). Di conseguenza l'Italia resta centrale almeno per la Spagna, il Portogallo ha acquistato il monopolio della rotta lungo il capo di Buona Speranza ma è una rotta lunga e pericolosa, gli spagnoli ansiosi di battere il Portogallo nella corsa alle spezie spediscono i Conquistador in Egitto, e magari finanziano il taglio dell'Istmo di Suez con trecento anni di anticipo, si accaniscono a conquistare tutti i regni africani che si affacciano sull'Oceano Indiano e "rieditano" l'idea della crociata dandole una nuova patina più moderna: non è più Dio che la vuole, sono i sacrosanti interessi commerciali della Spagna. In questa Timeline è Venezia, amica dei turchi e nemica della Spagna, a fare una miseranda fine, inglobata dai possedimenti austriaci degli Asburgo di Spagna, mentre Genova diventa per gli Spagnoli una piazza fondamentale e la Superba spicca il volo in un'Italia ancora spagnola, chiave di volta del commercio mondiale. Spiccano il volo anche il Regno di Napoli e il Vicereame di Sicilia. Alla fine è inevitabile che l'America venga esplorata e scoperta ma più tardi, magari come l'Africa nell'800 e il colonialismo Europeo si diffonde anche lì, ma due secoli dopo la nostra Timeline ed è un colonialismo molto diverso. Le società indigene quanto si sarebbero evolute nei due secoli di tregua concessi? Oltre ad Aztechi e Incas era in corso la fioritura della Civiltà del Mississippi, che non sarebbe stata stroncata dalle febbri europee, e forse la Confederazione Irochese e la confederazione rivale degli Uroni sarebbero diventate grandi stati nazionali...

A questa potremmo aggiungere un'altra idea ucronica. La Noche Triste (che nessuno in Messico chiama così) fu la ribellione del popolo azteco, infuriato dalle continue richieste di Monctezuma II di "aspettare" e consegnare l'oro agli stranieri: alla fine gli aztechi si stufano e assalgono gli spagnoli nella notte, ma la (s)fortuna vuole che tra gli spagnoli uccisi o catturati per essere poi sacrificati sfugga l'obiettivo grosso, ovvero lo stesso Cortès. E se invece Cortès viene ucciso nella notte? C'è un altro capo abbastanza carismatico e duro da impedire che gli spagnoli demoralizzati e attaccati da tutte le parti siano massacrati sino all'ultimo uomo? Oppure il contingente si sfalda mentre gli aztechi vittoriosi ebbri di vendetta pervengono a conquistare Tlaxcala e festeggiano la vittoria con un grandioso sacrificio umano al loro dio della guerra Huitzilopochtli? Gli Spagnoli mettono una croce sulla colonizzazione dell'interno del Messico e, come in Florida, si adeguano a controllane solo le coste? Oppure viene mandata una nuova spedizione con intenti vendicativi, magari al comando di Francisco Pizarro? Però questa volta gli aztechi conoscono il loro nemico e si sono fatti furbi...

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Gli replica Basileus TFT:

L'impero azteco era spacciato, poteva solo prolungare la sua agonia per i motivi intrinseci della sua civiltà. Su quello incaico ho delle riserve invece. Se come proponi tu, l'Inca riesce a salvarsi dalla trappola ed ammazza Pizarro, la successiva spedizione spagnola potrebbe comunque non differire tanto nei numeri e arrivare anche 5-10 anni dopo, nel frattempo gli Inca potrebbero, se sono lungimiranti, trovare il modo di pacificare i dissidi interni fra le popolazioni sottomesse. Dopo qualche altra spedizione fallita, se si riesce anche a contenere le varie epidemie di vaiolo, il governo spagnolo dovrebbe impegnarsi seriamente per sconfiggere una potenza primitiva ma su un terreno assolutamente favorevole. Sicuramente perderanno porzioni di terreno e la costa ma potrebbero sopravvivere negli attuali Perù, Bolivia e parte del Cile. La Spagna d'altronde, impegnata in Europa non avrebbe tempo per focalizzarsi seriamente sugli Inca.

Differenze principali in questa timeline sono quindi: sviluppo dell'impero incaico indipendente che si ritrova più unito perchè ha un nemico comune, rimangono le variabili sullo sviluppo tecnologico e sociale. La Spagna ha molto meno oro che nella nostra timeline, e questo può portare a due punti:

1) Meno oro fa capire agli spagnoli che le risorse americane non sono infinite e che è il caso di investirle bene. E da qui i PoD sono infiniti.

2) Più probabile, la Spagna collassa prima per la mancanza di oro, già ai tempi di Carlo V lo Stato è messo malissimo e perde la guerra con molto anticipo, vittoria globale della Francia e del protestantesimo, possibile presa di Vienna da parte dei turchi.

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Cediamo ora la parola a feder:

Ho realizzato questa cartina di un impero Inca alternativo; esso, oltre all'intera cordigliera delle Ande, comprende la nostra Argentina, buona parte della Colombia e metà dell'America centrale. La capitale è ancora Cuzco, con i suoi santuari; questo Stato sarebbe profondamente religioso, non militarista, ma fonderebbe la propria potenza su un'economia forte, figlia di una statalizzazione seria, tipica dello storico Tahuantinsuyo. Come realizzarla? (bonus se mantenete, oltre alle culture precolombiane, la religione Inti; doppio bonus se realizzate un sincretismo Inti-religione maya-varie altre religioni native)

Ovviamente una conditio sine qua non è che Colombo non parta per il suo rivoluzionario viaggio per le Indie. Il caro Cristoforo non ottiene i finanziamenti richiesti alla regina Isabella, e così la Spagna, senza i suoi conquistadores, non decolla come potenza egemone del continente europeo; in più, ed è quello che ci interessa, l'America (che qui ovviamente non si chiamerà così) sperimenta ancora un secolo o due di "splendido isolamento". La civiltà andina può così svilupparsi in pace.

Huayna Càpac, undicesimo sovrano del Cuzco, è stato un ottimo amministratore; al momento della sua ascesa al trono, infatti, il complesso di territori che omaggiavano il dio Sole era sul punto di disgregarsi.

Questo a causa della divorante politica perseguita da suo padre e da suo nonno: i pesanti tributi imposti dagli Inca ai popoli sottomessi erano divenuti eccessivi, e, di conseguenza, le rivolte frequenti.

Càpac le aveva estinte con una sapiente ricetta di spettacolari azioni militari e diplomazia; i capi locali erano stati cooptati nella gestione dei territori conquistati o riconquistati, e i popoli che li abitavano si autogovernavano, al solo prezzo di sostenere la tassazione incaica e di inchinarsi di fronte al disco solare. Viene così portata avanti da Càpac l'ideologia imperiale detta Pachacùtec, già sognata da suo nonno Inca Yupanqui: la fusione di tutti i popoli in uno solo, dei quali gli inca sarebbero stati signori.

Il Sapa Inca Càpac muore sereno; lascia un impero unito, ricco e prospero, pronto per altre conquiste.

I due figli di Huayna Càpac si spartiscono il potere: Atahualpa, più giovane, accetta di riconoscere il fratello maggiore Huàscar come Sapa Inca (=assoluto signore) a Cuzco, ma ottiene in cambio di essere nominato Qhapaq a Quito, sovrano della porzione settentrionale dell'impero (cfr. con i titoli di Augusto e Cesare durante il tardo impero romano).

Atahualpa eredita le doti di conquistatore dei suoi avi, mentre Huàscar è un grande gestore, proprio come il padre; perciò quest'ultimo, mentre regge saggiamente lo Stato, non esita a rifornire il fratello di alimenti e truppe in quantità. Così il Qhapaq può sublimare le sue velleità di potere nel nord. Passa sotto il dominio quitino l'Atahualpia (HL: Colombia), mentre si intessono contatti diplomatici e commerciali con le città stato Maya dello Yucatan, da cui si prendono le tecnologie navali. Tuttavia, se l'impero si è esteso a nord, le regioni conquistate sono di fatto governate dal Qhapaq e non dal Sapa, uniti solo da un flebile legame vassallatico.

Atahualpa muore nel 1533 in battaglia contro la città maya di Copan, messasi a capo di una lega di popoli centro-americani contro l'imperialismo incaico; Il Qhapaqysuyo, nuova suddivisione amministrativa aggiunta alle quattro tradizionale del Tahuantinsuyo da Atahualpa, sembra sul punto di cadere sotto le spinte avverse dall'avanzata maya da nord, delle rivolte dei popoli sottomessi, e della spedizione inviata dal Sapa Huàscar volta a riaffermare il predominio di Cuzco sulle sue province più settentrionali, ma sorge fulgida la stella di Atahualpa II, figlio del suo predecessore, che, sconfitto dalle truppe capitoline, ne ottiene buona parte dietro la promessa di sottomettersi formalmente allo zio. Atahualpa II si dimostra abilità militari superiori addirittura a quelle del padre, e guida la riscossa inca in Atahualpia: prima batte la coalizione centro-americana di Copan, concludendo una pace con i più progrediti militi maya, che tornano in patria. In questo modo egli ottiene di sbandare l'assemblea delle tribù: molte, timorose del ritorno di fiamma incaico, si sottomettono nuovamente a Cuzco (ma più che altro a Quito); le restanti, ostinatamente nemiche, vendono incendiati i villaggi e le foreste dove risiedono. Sono dedotte colonie e nuovi insediamenti incaici sul territorio atahualpino, fra cui, il 15 agosto 1539, la nuova città di Panama sul canale omonimo, destinata a diventare la capitale del dominio dei Qhapaq. La politica burocratica in loco è caratterizzata ad grandi spostamenti di popolazione, in puro stile incaico: i più riottosi sono deportati oltre i confini più meridionali dell'impero, dove Huàscar ha dato inizio, sull'esempio del fratello e del nipote ad una lenta espansione. Quest'altra è invece delineata da una politica di convivenza pacifica con i nativi, che sono pochi e per la maggior parte pacifici; viene così sfogato con successo l'aumento di popolazione della città augusta, Cuzco, e del suo circondario (il nostro Perù, provincia qui da assimilare, in un paragone con l'impero romano, all'Italia).

Le verdeggianti pianure argentine (non mi viene in mente un nome alternativo!) diventano così il granaio di Cuzco e dell'intero impero.

Frattanto a nord il giovane e valente Atahualpa II ha raccolto un'ampia armata con lo scopo di dare il colpo di grazia alla rivale Cupan; il condottiero è sicuro di sé poiché può contare, oltre che sulla temuta cavalleria cavalleria (non si dovrebbe chiamare così, lo so!) di lama e sull'organizzata e disciplinata fanteria incaica, anche sui ferocissimi guerrieri giaguaro della giungla, reclutati dalle tribù governate.

Atahualpa II ha anche il supporto dell'alleato Cuauhtèmoc, sovrano del popolo azteco, con cui gli Inca hanno stretto profondi legami tramite il mare. Perciò egli muove con baldanza a settentrione, sconfigge la Lega della nazione Maya messa in piedi da quest'antico e saggio popolo onde evitare di finire come un'ennesima regione del Tahuantisuyo, e cinge d'assedio Capan, che resiste centottantatré giorni; ma infine la gloriosa città e vinta e rasa al suolo. Atahualpa II continua la sua avanzata: prende Quirigua e Nim Li Punit, sulla costa, da cui può continuare a ricevere, tramite il mare, rifornimenti.

Alle porte della grande Tikal, capitale della Lega, egli incontra il suo amico e alleato, Cuauhtèmoc, che da nord ha mosso le sue forze conquistando e razziando le città maya più settentionali; i due uniscono le forze per prendere la possente città, la seconda più estesa per dimensioni delle Americhe dopo l'augusta Cuzco, presa dopo un lungo assedio. Atahualpa II concede saggiamente il sacco della città ai prodi aztechi, da cui è rimasto impressionato, contro i mugugni del suo stesso esercito; in questo modo essi sono soddisfatti e tornano a nord. Il Cesare nativo americano non si ferma: è presa prima Calakmul, Mayapan, e infine Chitchèn Itzà. La sottomissione di ciò che resta della civiltà yucatena è un fatto compiuto; con i maya (similmente a ciò che avvenne ai romani con i greci), è messo in atto un processo di importante integrazione e sincretismo che li renderà protagonisti dell'impero al pari degli inca. Tutto ciò mentre gli aztechi, ritiratisi nella loro capitale Tenochtitlàn, assumeranno il ruolo geopolitico avuto dai nostri parti nei confronti dei romani.

L'impero incaico, che sopravvivrà fino ad oggi, raggiunge la sua massima espansione a settentrione.

I primi contatti con portoghesi, dal Brasile, e olandesi, dall'oceano, si avranno attorno al 1600, ma i superbi inca non restano molto impressionati dai barbari venuti dal mare; questo sarà causa, similmente agli imperi asiatici di India, Cina e Giappone, di una limitata chiusura alle innovazioni portate dagli occidentali, foriera di un'arretratezza che, prima celata, diventerà palese solo nell'Ottocento, quando a una spedizione statunitense riuscirà il colpo grosso di conquistare la città di Panama, perla dell'impero e capitale dei Qhapaq, con lo scopo di costruire un canale sullo stretto che faciliti il commercio tra Atlantico e Pacifico. Tale sconfitta rappresenterà un'onta all'onore dell'impero, che, sotto l'intelligente guida di una sequela di Sapa Inca capaci, andrà incontro ad una maestosa quanto complessa opera di riforma. La carica di Qhapaq, ad esempio, ormai indicante non solo il controllo di metà del Paese, ma anche del controllo supremo sull'esercito, verrà abolita, per far spazio ad un moderno sistema parlamentare alla britannica. Il Tawantinsuyu (nome modernizzato nell'odierno quechua, lingua ufficiale dell'impero) è oggi una media-grande potenza economica, in via di grande sviluppo, e rivaleggia con il Brasile e i vecchi nemici della Repubblica Nahuatl Azteca (cfr. con la Repubblica Islamica Iraniana!) per il predominio nell'America centro-meridionale. I nostri Cile e Argentina verranno colonizzati nei secoli, fino al giorno presente. Qualche naturalista inca a seguito di una spedizione di Cuzco inviata ad affermare il predominio andino sulle Galàpagos, elaborerà la teoria dell'evoluzione!

Il sole tramonta sulla città imperiale di Cuzco, oggi 26 gennaio 2020, come tutti i giorni che sono stati e che saranno, sorridendo, sempre benevolo nei tempi, con la sua figlia prediletta: la più devota, che ha saputo conquistarsi il suo posto nel mondo con i suoi riti, i suoi santuari, i suoi templi e le sue preghiere. Il Sapa Inca Pachacutec VII, cinquantaseiesimo sovrano del Cuzco, saluta di rimando il dio.

Che ne pensate?

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Altra idea di Federico: l'Impero del Colorado!

Gli Anasazi ("Gli Antichi") Furono una popolazione che abitarono in quello che oggi sono gli Stati del Colorado, del New Mexico, dell'Arizona e dello Utah, come altre popolazioni della zona (Minambres e Mogolion) cercarono di dare vita ad un'agricoltura stanziale e non itinerante, praticata invece da altre popolazioni della zona come gli Hopi. Chaco Canyon, la loro capitale, è un insediamento di circa 2000 case: sfortunatamente gli Anasazi per nutrire la loro "capitale parassitaria" e la sua elite desertificarono la zona e furono costretti a morire oppure ad unirsi ad altre tribù che praticavano l'agricoltura itinerante; ma se invece fossero riusciti a trovare un modo di limitare i danni? Immaginiamo un Impero in stile Azteco nelle zone desertiche del sudovest degli Stati Uniti: la conquista del West diventa assai più dura per i coloni, questo impero che vive in zone essenzialmente aride e poco interessanti è a malapena sfiorato dall'ondata degli spagnoli , edi conseguenza acquisisce cavalli (come li acquisirono gli indiani delle grandi pianure e del sudovest americano) e anche fucili; forse non riesce a mettere in piedi fabbriche sue, però dispone di un'ottima cavalleria e di truppe molto ben addestrate nell'arte della guerriglia, avendo "cooptato" gli Apache tra le sue fila, L'Impero Anasazi sopravvivrà all'ondata sempre maggiore di coloni bianchi che premono ai suoi confini, o come tutti gli stati indigeni cadrà, ma lasciando un chiaro segno nella storia statunitense? Forse Kevin Costner nel suo film non ballerà coi lupi ma coi Coyote della sierra alla corte dell'ultimo imperatore Anasazi, oppure Bernardo Bertolucci ci racconterà la storia dell' "Ultimo Imperatore" Anasazi, se non ci avrà già pensato Hollywood nel frattempo...

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Diamo spazio alle ucronie tradotte per noi da Generalissimus:

Quando i coloni inglesi si stabilirono in Nordamerica, la popolazione nativa era ridotta al 10% di quella che era una volta, il 90% degli Indiani d'America era stato ucciso dalle malattie del Vecchio Mondo.
Sarebbe come se degli alieni esplorassero la Terra solo per trovare una manciata di sopravvissuti, l'ombra di quello che fummo.
Ora, non sto dicendo che i popoli nativi dell'America avessero tutti delle città scintillanti (beh, alcuni ce le avevano), ma spesso non si guarda al ruolo che ebbero le malattie nella conquista europea del Nuovo Mondo.
Usando la storia alternativa possiamo farci una domanda: e se le malattie non spazzassero via i nativi americani? Come sarebbe l'interazione con l'America? Beh, ecco uno scenario: nella nostra TL lo Scambio Colombiano fu il commercio tra il Vecchio Mondo e il Nuovo, piante, animali, schiavi e malattie attraversarono l'Atlantico.
Il vaiolo, la più nota di quelle malattie, infuriò tra i nativi dopo il primo contatto, portandoli quasi all'estinzione.
Distrusse tribù, decimò villaggi, e spianò la strada agli Europei.
Non è facile predire con precisione come sarebbe cambiata la storia senza le epidemie, quasi tutte le interazioni che ebbero gli Europei con i popoli nativi avvennero con i sopravvissuti alle malattie.
La tribù di Squanto, il famoso nativo che salvò i pellegrini dalla fame, era stata sterminata dalle malattie, e lui stesso in seguito morì per lo stesso motivo.
Sì, ci saranno un sacco di morti in questo video.
Se le tribù nordamericane non avessero perso la gran parte delle loro popolazioni è certo che le prime colonie inglesi, come Jamestown, verrebbero distrutte.
La stessa Jamestown quasi collassò nella nostra TL, perciò è certo che non sarebbe sopravvissuta se fosse scoppiata una guerra con i nativi, guerre che ci sarebbero state sicuramente.
Dato che i nativi non avevano il concetto europeo di confini, l'arrivo di aree recintate impedì l'accesso agli ex terreni di caccia tribali.
Questo fatto causava tensioni, che di solito sfociavano in guerra, nella nostra TL finirono sempre con una vittoria inglese, ma in questo scenario alternativo i nativi sarebbero di molto superiori di numero agli Inglesi.
Per via dei numeri molto più grandi, rimuovere le tribù sarebbe un'impresa mortale.
Dato che le guerre sono costose e controproducenti, è molto probabile che le politiche dei coloni sarebbero orientate più verso il commercio che la guerra, per il semplice fatto che non puoi andare in guerra se sei in vasta minoranza.
Perciò per i coloni inglesi sarà necessario mantenere buone relazioni con le più numerose tribù native.
Non è facile dire quali eventi specifici accadranno dopo di ciò, le colonie inglesi e i futuri Stati Uniti furono possibili solo grazie alla grande disponibilità di terra.
Forse Inglesi, Francesi e Spagnoli eserciterebbero influenza sulle tribù, prendendo parte alle guerre tribali e firmando alleanze con o contro altre tribù.
Gli avamposti e le città europee verrebbero fondate sulle coste, e avrebbero un'influenza simile a quelle in India e Cina.
Il commercio di armi, metalli e altra tecnologia occidentale darà un nuovo volto agli Indiani.
Incentivati dai loro alleati europei, gli stati nativi alla fine si evolverebbero per competere contro le altre tribù o i coloni bianchi, comunque, col passare dei secoli, Francia e Inghilterra si stabiliranno saldamente nelle Americhe ed inizieranno ad annettere terre tribali, come fecero in Medio Oriente e Africa.
Nella nostra TL la Spagna usò le epidemie a proprio vantaggio, sia gli Aztechi che gli Inca caddero in disgrazia una volta colpiti dalle epidemie, ma anche se non ci fossero sarebbe comunque capace di conquistare entrambe le civiltà: impopolari tra le civiltà native a causa di quella faccenda dei sacrifici umani, gli Spagnoli condurrebbero una rivolta contro gli Aztechi.
Gli Inca combatterebbero di più, ma sarebbe impossibile per le civiltà del Nuovo Mondo respingere per sempre un'invasione, il Nuovo Mondo verrebbe conquistato semplicemente a causa della differenza tecnologica, a prescindere da tutto.
La differenza in questa TL alternativa sta nella demografia: anche se le nazioni europee conquistassero terre in America, i nativi rimarrebbero una parte dominante della popolazione, come con l'Africa nel 19° secolo.
Otterranno l'indipendenza? Al posto degli Stati Uniti nasceranno nazioni native? Lo lascio immaginare a voi.

Un fatto poco conosciuto è che in realtà i cavalli si evolvettero nelle Americhe, così come i cammelli, e raggiunsero il Vecchio Mondo solo perché attraversarono un ponte di terra un tempo esistente tra l'Alaska e la Siberia.
Nel 10.000 a.C. i proto-nativi americani, o Cultura Clovis, spazzarono via i cavalli e i cammelli nelle Americhe cacciandoli finché non si estinsero e non sopravvissero solo in Eurasia.
Ma cosa accadrebbe se i cavalli e i cammelli non si estinguessero nelle Americhe? Quanto sarebbe diverso il mondo? Quali sarebbero i confini? Questa è la domanda di quest'ucronia.
Perché questa TL si realizzi i nativi americani non devono cacciare i cavalli e i cammelli fino all'estinzione, così che sopravvivano nelle Americhe fino ad oggi.
Similmente a come è successo in Eurasia, i nativi americani probabilmente addomesticheranno i cavalli, li cavalcheranno e li useranno per compiti come il traino dei carri.
Il primo importante cambiamento nella tecnologia americana sarà l'introduzione della ruota fra i nativi americani.
I nativi americani erano a conoscenza della ruota, per esempio i Maya applicavano ruote ai giocattoli, ma non le usarono mai per fabbricare carri, perché questi non sono efficienti se non hai nulla che li traini.
Il secondo cambiamento importante è che ci sarebbero più scambi tecnologici, perché un uomo a cavallo può viaggiare più a lungo e più velocemente di un uomo senza cavallo.
Certe idee provenienti da certe parti dell'America arriveranno in altre parti di essa, per esempio, in Mesomerica venne inventata la scrittura, ma non si diffuse più a nord di quell'area, e nel Nord-ovest Pacifico utilizzavano il ferro, ma questa conoscenza non uscì mai da quella zona, perché queste regioni erano isolate da quelle intorno a loro, perciò sarà probabile vedere ferro e scrittura in gran parte delle Americhe.
Inoltre, poiché ci saranno più viaggi e commerci, questo vuol dire che le persone vedranno altre persone avere idee brillanti, e questo farà pensare loro ad idee brillanti su cose che potrebbero costruire, perciò le idee verranno create più spesso e più velocemente.
Per esempio, internet è un gigantesco hub di idee e concetti, senza di esso non guardereste mai questo video e forse nessuno troverebbe ispirazione nel creare un proprio canale di storia alternativa che diffonderà altre ucronie che forse ispireranno qualcun altro facendo continuare il ciclo.
Perciò, grazie a questo scambio di idee la tecnologia avanzerà molto più rapidamente nelle Americhe di quanto fece nella nostra TL, inoltre gli imperi diventerebbero più grandi, dato che con i cavalli le linee di rifornimento potrebbero essere più estese.
Per esempio, un esercito proveniente dal Messico centrale che cerca di arrivare allo Yucatan non riuscirebbe ad ottenere i rifornimenti adeguati senza i cavalli, ma con essi riuscirebbe ad andare più lontano e potrebbe trasportare più cose grazie ai carri.
Mettendo insieme tutto questo si può supporre che i nativi americani avranno un livello tecnologico simile a quello delle civiltà del Vecchio Mondo e forse questo condurrà ad una scoperta nativa americana dell'Europa, non lo sappiamo.
Questo vuol dire che i nativi americani non verranno mai colonizzati dagli Europei, perché non ci sarà disparità tecnologica tra gli Europei e i nativi americani.
In realtà ho scritto una TL su cosa sarebbe successo se i nativi americani non fossero mai stati colonizzati dagli Europei, ma ci sono alcune differenze tra la nostra TL e questa di cui mi piacerebbe parlare: la prima è che i nativi americani si ammalerebbero comunque di vaiolo, ma poiché ci sarebbe meno disparità tecnologica i nativi probabilmente sopravvivranno.
Per fare un esempio, quando il vaiolo colpì per la prima volta l'Europa nel 6° secolo, gli Arabi non conquistarono tutta l'Europa.
La probabilità che i nativi americani dell'est conquistino quelli dell'ovest forse non si verificherà mai, perché quelli dell'est non otterranno le armi tecnologicamente avanzate degli Europei e quindi a loro volta non avranno un vantaggio tecnologico sui nativi dell'ovest.

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Dopo aver letto queste ucronie, Alessio Mammarella ha domandato:

Mi è sorta una domanda improvvisa: come mai nel continente americano non sono sorte civiltà presso i grandi fiumi? Nel vecchio mondo sappiamo che le prime civiltà sorsero a ridosso di grandi fiumi: Egitto, Mesopotamia, India, Cina. In America ci sono grandi bacini fluviali. Il più grande di tutti, il Rio delle Amazzoni, non possiamo considerarlo (come non consideriamo il fiume Congo) perché la foresta pluviale non è uno scenario adatto, ma per esempio il Mississippi, il Rio Grande, il Rio de la Plata bagnano zone caratterizzate da un clima, una flora e una fauna non dissimili da quelli delle civiltà del vecchio mondo. Ebbene, le civiltà precolombiane più avanzate si sono invece originate lontano da questi fiumi... come mai? Che voi sappiate ci sono stati studi su questi argomenti?

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Gli risponde Never75:

Mi limito a rispondere a seconda delle mie conoscenze, dividendo la discussione in tre macro-argomenti:

FIUMI NAVIGABILI E CIVILTA' EVOLUTE

In effetti il nesso che c'è è innegabile.
Questo è l'argomento che conosco meno di tutti e mi rimetto a chi ne sa qualcosa di più.
Sul fatto che non si siano sviluppate Grandi Civiltà paragonabili a quelle degli Egizi e Mesopotamici anche nelle Americhe
è in effetti un'osservazione interessante.
Mi permetto però di dire che anche in Europa ci furono dei fiumi con estensioni notevoli che però
non permisero sviluppo di civiltà paragonabili.
Mi riferisco a Volga, Reno e Danubio. Passi per il primo, ma gli altri due scorrono in territori che sarebbero stati ideali per
lo sviluppo di civiltà avanzate.
Nel nostro piccolo il Po che, paragonato ad altri è un fiumiciattolo, ma considerando solo la nostra Penisola è un fiume che scorre
per 650 km e attraversa una delle zone più fertili d'Europa. Ma anche qui, al di fuori dei Terramarricoli non si è andati.
Colonie greche, etruschi, popolazioni latine e infine Roma si sono tutte sviluppate ben lontane da questo grande fiume.

MAGGIORE RISPETTO PER I POPOLI NATIVI CONQUISTATI

Sul fatto di avere un maggior rispetto per i Nativi, questa è una bella domanda.
Però se ci basiamo su semplici fatti: questo non è quasi mai avvenuto. Forse c'è davvero qualcosa nel DNA umano che ci porta verso la violenza e la sopraffazione/sottomissione dei più deboli.
Quasi sempre quando c'è stato un incontro/scontro fra due civiltà delle quali una era molto più avanzata dell'altra, l'altra è sparita o
è stata assimilata, più o meno violentemente, più o meno volontariamente.
Questo va di pari passo con l'idea di formare imperi, anche qua comune a quasi tutti i popoli del Pianeta con poche le eccezioni (Maya, Etruschi, in un certo senso Celti e Greci).
Si può dire che questa tendenza imperiale non è passata di moda neppure oggi. La stessa Unione Europea, per quanto
bellissima e nobilissima come idea, non è altro che uno degli ultimi tentativi di ricreare un impero continentale in gradi di tener testa ad altri imperi continentali come USA, Cina, Russia, India ecc.

Già dall'Antica Grecia quando i coloni sbarcarono in Sicilia e in quella che chiamiamo Magna Grecia non ebbero molto
rispetto per i nativi, anzi. Si considerarono padroni assoluti della terra colonizzata, senza considerare i diritti di chi c'era prima
Questo è stato fatto da tutti i popoli successivi.
Diciamo che fin dal passato non si è andati molto leggeri.
Perfino personaggi storici ammirati anche oggi come Giulio Cesare, Marco Aurelio e Carlo Magno utilizzarono dei sistemi che oggi considereremmo come genocidi.
Semmai si può discutere sui sistemi di conquista/colonizzazione.

Alcuni popoli sono letteralmente spariti o quasi (la maggior parte delle popolazioni native del Nordamerica e dell'Australia), altri, essendo più numerosi, sono spariti come civiltà indipendente ma non come popolo, e in alcuni casi sono riusciti a mantenere parte della propria cultura, lingua e tradizioni (è il caso del Sudamerica o dell'Africa subsahariana).
In altri la colonizzazione è stata brutale, con stermini di massa (la maggior parte delle Gallie con Cesare, l'Irlanda con tutti i conquistatori che si sono avvicendati a partire dai vichinghi), in altri il passaggio è stato più soft, quasi indolore. In quel caso si può parlare comunque di colonizzazione culturale, meno sanguinosa, ma altrettanto dannosa.
Per esempio alcune tribù celtiche furono alleare dei Romani, non solo non furono mai attaccate, ma ottennero cittadinanza romana.
Alla lunga iniziarono a vestirsi come Romani, adottarono leggi Romane, abbandonarono lentamente le loro lingue per il latino, chiamarono i loro déi coi nomi Romani ecc.
Si arrivò alla fine che furono più Romani loro dei Romani stessi.

Quando invece il gap tra conquistati/conquistatori non fu così alto e i numeri erano molto più a favore dei secondi piuttosto che dei primi, è avvenuto esattamente il contrario.
Così è successo ad esempio in Europa con le migrazioni/invasioni barbariche. In Francia, Spagna, Portogallo e Italia si parlano lingue derivate dal latino (non dalle lingue germaniche), il diritto è in larga parte ancora quello romano, la religione è il cristianesimo, ecc.
Idem per i Mongoli in Cina.
Ma qui si è trattato forse più di una casualità che una cosa voluta. Se i "barbari" fossero stati molto di più rispetto o avessero avuto una tecnologia superiore rispetto ai coloni italici, ispanici, galli ecc. le cose sarebbero andate molto diversamente, temo.

Semmai si potrebbe pensare se le religioni in generale avrebbero potuto fare da argine alla crudeltà umana e limitare la ferocia dei conquistatori. Purtroppo anche qua la Storia ci dice il contrario.
La maggior parte di conquistadores e di coloni anglosassoni erano comunque cristiani e non è servito granché a placarli, anzi.
Molte volte la stessa religione è stata usata come arma per giustificare omicidi e massacri.
Una notevole eccezione in Sudamerica furono le reducciones dei Gesuiti, quasi degli Stati autonomi nei quali i diritti dei Nativi erano garantiti (beninteso, a patto di essere tutti battezzati).
Solo recentissimamente (e non dappertutto, vedi Bolsonaro) è stato riconosciuto un diritto di esistere ANCHE ai popoli nativi.
L'esempio del Canada è illuminante, basti pensare alla creazione nel 1999 del Territorio nel Nunavut, interamente o quasi assegnato ai Nativi.
Magari qui servirebbe una consapevolezza maggiore, ma è difficile da realizzare.

CAVALLI AMERICANI

Sul discorso invece dei cavalli, in effetti l'ipotesi è interessante.
Sicuramente il vantaggio fornito sarebbe stato importante a livello di trasporti, bellico e commerciale.
Mi permetto però di dire che non sarebbe comunque bastato.
Il problema del Continente Americano, come ha detto Jared Diamond nel suo celebre saggio, era che le specie coltivabili in America erano comunque molto poche rispetto a quelle eurasiatiche. La stessa cosa vale per le specie di animali addomesticabili (non semplicemente addestrabili).
Cavalli (ed eventualmente cammelli) avrebbero fatto molto, ma questi animali non possono essere usati, se non marginalmente, come fonte di cibo.
Assai più decisivi sono i buoi che si possono utilizzare per almeno tre funzioni fondamentali: lavoro, traino, cibo (latte e carne).
Sempre come fonte di cibo (latte, carne o entrambi) in Eurasia abbiamo maiali, ovini, caprini, conigli, purtroppo per molte culture anche cani e gatti.
Nelle Americhe oltre a lama, alpaca abbiamo solo i cani utilizzati per questo scopo.
La stessa cosa si può dire degli uccelli da addomesticare: nelle Americhe abbiamo solo i tacchini, mentre in Eurasia abbiamo polli, anatre, oche, quaglie, piccioni per non parlare di tutti gli animali facilmente cacciabili come faraone, fagiani, allodole ecc.
Per finire pensiamo alla piscicoltura che è stata adottata in Egitto, Sicilia, Roma ecc. ma non, che io sappia, presso civiltà precolombiane.

In assenza quindi di un'agricoltura/pastorizia in grado da innescare una vera rivoluzione tecnologica, il gap con l'Europa ci sarebbe stato comunque.
In primis a livello di popolazione. Innegabile che il surplus alimentare abbia potuto produrre un aumento sensibile della Popolazione medievale, frenata a un certo punto soltanto dalla Peste Nera.
In secondo punto a livello di tecnologia/armamenti.
Per sviluppare una civiltà industriale (o protoindustriale) è necessario sbloccare tante risorse che in un'agricoltura/pastorizia di mera sussistenza è quasi impossibile fare. Nel senso che bastano relativamente poche persone a badare ai campi mentre altre possono dedicarsi ad altro, anche a mere ricerche speculative che però a un certo punto possono rivelarsi di immensa utilità pratica.
La stessa invenzione della scrittura (assente in alcune civiltà come quella Inca) è stata fondamentale.

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E adesso, un'altra proposta del nostro Webmaster:

Oggi la foresta amazzonica rappresenta il più celebre esempio di natura incontaminata, distrutta dall'intrusione dell'uomo moderno. In realtà le recenti ricerche dell'archeologo Michael J. Heckenberger hanno dimostrato che questa regione ha già conosciuto in passato l'intervento umano: egli ha ritrovato tracce di grandi insediamenti precolombiani, circondati da alte palizzate di forma circolare, e collegate tra di loro da una serie ben organizzata di vie e sentieri. All'avvento degli Europei dunque l'Amazzonia era già densamente popolata: il missionario portoghese Gaspar de Carvajal, che condusse una spedizione lungo il fiume Kingu, affluente di destra del Rio delle Amazzoni, il 25 giugno 1542 parlò di isole su cui erano presenti insediamenti così numerosi da spaventare i ben armati conquistadores, ed il pioniere brasiliano Antonio Pires de Campos nel 1720 parlò di un gran numero di villaggi fortificati vicini tra loro e perfettamente organizzati. Ora, che accade se nella foresta brasiliana sorge un grande impero cittadino come quello Inca, governato da un unico capo militare e avvantaggiato da una perfetta conoscenza della giungla amazzonica? Come cambia la colonizzazione europea di quelle terre remote?

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Così gli risponde Basileus TFT:

Per come la vedo io, un Impero Amazzonico avrebbe avuto caratteristiche simili a quello Maya. Dai Maya prendiamo le città stato, semindipendenti e ben fortificate, l'ideale per vivere in zone malsane e a scorrimento lento come la giungla amazzonica appunto. I villaggi sui fiumi naturalmente sarebbero parzialmente più veloci nei commerci e nella vita in generale, possiederebbero addirittura delle flotte, se così si possono chiamare. Escludo che tali civiltà potessero aver scoperto l'uso del ferro, della ruota, dell'alfabeto e della moneta; anche perchè in comunità piccole ed isolate il loro bisogno sarebbe comunque stato minimo. La loro civiltà sarebbe stata alquanto chiusa e retrograda, per via dei pochi scambi di idee con altre popolazioni. Nonostante ciò, per via del territorio locale, i conquistadores non sarebbero riusciti a penetrare agilmente almeno fino al 1700, anche perchè una volta conquistato un villaggio sarebbe comunque risultato estremamente faticoso impiantarci dei coloni spagnoli-portoghesi e creare delle cittadine da usare come teste di ponte e luoghi di rifornimento. La penetrazione si sarebbe fatta sentire a partire dal 1800, grazie alle nuove tecniche industriali e alle necessità di creare nuovi mercati per l'industria siderurgica dei Paesi colonizzatori. Al giorno d'oggi  probabilmente la parte centrale del Brasile sarebbe una regione a statuto speciale, sottomessa al governo di Brasilia solo nominalmente, mentre una civiltà indios si starebbe lentamente sviluppando tecnologicamente, mantenendo le proprie tradizioni e i costumi.

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Perchè No? aggiunge:

Non credo che il modello Maya sia esportabile in Amazzonia, per una semplice ragione. Il suolo della grande foresta non permette un'importante agricoltura, sono terreni acidi e dilavati: l'Amazzonia non potrà mai sopportare un'agricoltura intensiva. E la civiltà Maya coltivava maïs intensivamente ed estensivamente (questa é forse una delle cause del suo crollo, il suolo é stato troppo sfruttato). Dunque, senza grande agricoltura niente grande civiltà con città di pietra.

La società dell'Amazzonia sarebbe rimasta al livello dei villaggi fortificati di legno. Questo non impedisce però la creazione di confederazioni di villaggi e di tribù piuttosto che delle monarchie. Possiamo forse immaginare un contatto maggiore con la cordigliera andina, che avrebbe importato uno modello di civiltà più complesso, permettendo forse la creazione di "Stati" tribali di natura confederale e forse più tardi il contatto con gli Europei avrebbe creato un sentimento xenofobo assai forte per unificare le tribù (forse con l'aiuto di qualche missionario amichevole).

...Forse mi sto sbagliando, ma inizia ad assomigliare al film "Avatar" traslato sulla Terra, no?

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Arriva a stretto giro di posta la replica di Basileus:

Su questo non posso che darti ragione. Va anche considerato un fatto importantissimo: l'oro. Le civiltà mesoamericane sono state sterminate perchè vicine alla costa e quindi infastidivano la colonizzazione e per il possesso del metallo pregiato. In Amazzonia i nativi non penso abbiano mai avuto molto oro e i portoghesi se ne renderanno conto ben presto. La colonizzazione dell'entroterra sarebbe decisamente rallentata da queste tribù organizzate, tanto che il Brasile potrebbe limitarsi alla sola costa, con Rio di Janeiro come capitale e non verrebbe creata nessuna Brasilia. Evitando la colonizzazione dell'interno il Brasile potrebbe diventare una potenza coloniale marittima (grossomodo ai livelli della Spagna o del Portogallo durante la fase africana), oppure cercare di dominare il suo continente, venendo a scontrarsi con le forze della Federazione Argentina.

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E ora, il parere di Never75:

Torniamo all'idea iniziale, Cristoforo Colombo che non ottiene finanziamenti o muore in un naufragio durante il suo viaggio. Le Americhe rimangono totalmente sconosciute per quanto tempo ancora?

A mio avviso al massimo fino a metà '500. Ormai la tecnologia navale era pronta per viaggi di quel genere (le stesse caravelle di Colombo erano obsolete e dopo qualche anno soltanto verranno sostituite con mezzi più moderni). Era comunque dalla conquista turca di Costantinopoli che gli europei stavano elaborando una soluzione alternativa per bypassare i territori ottomani, e il Portogallo era in prima linea su quel fronte. la Spagna anche e presto comunque anche Inghilterra e Francia si sarebbero allineate.

Purtroppo ho scarsissime speranze per i popoli precolombiani. I Maya erano già in piena decadenza ancora prima dell'arrivo degli europei, gli Aztechi più che un impero unitario erano una confederazione instabile di popoli che mal si sopportavano (e peraltro erano spesso in guerra coi vicini), forse quelli messi un po' meglio erano gli Inca, un po' perché più lontani, un po' perché le Ande potevano fornire una sorta di barriera naturale in caso di resistenza.

In ogni caso siamo ben lontani da un livello anche paragonabile a quello degli Stati europei di quel periodo. Intanto non conoscevano o quasi la metallurgia (non parliamo delle armi da fuoco), gli animali addomesticati non si potevano usare in battaglia come i cavalli. Non credo che in un secolo soltanto questo GAP sarebbe stato colmato: parliamo alla fine di società (benché articolate) all'età della Pietra con altre di un'Età dell'Acciaio. Inoltre non va dimenticato il contributo devastante avuto dai virus e batteri portati dagli europei che provocarono molte più vittime rispetto alle guerre stesse. Quando si resero conto di questo gli europei seppero trarlo a loro vantaggio utilizzando coperte infettate di vaiolo come una vera e propria arma batteriologica.

Al limite i popoli precolombiani, se si fossero organizzati un po' meglio, avrebbero potuto opporre una resistenza più dura alla colonizzazione/conquista (come effettivamente è avvenuto in alcune aree, anche del Nordamerica), ma nulla di più di quella degli Zulu contro gli inglesi.

La prima mappa del mondo che riporta la parola "America", disegnata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, e oggi conservata nella Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti a Washington

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E ora, la questione aperta da MorteBianca:

Questa mia domanda richiede un grosso sforzo mentale, perchè si tratta di spingere un'enorme leva tutta a sinistra, oppure spingere poco, ma sin dall'inizio: quali sono le modifiche ucroniche necessarie perchè sia il continente americano a sviluppare una civiltà che "egemonizzerà" il globo terrestre, al posto di quella europeo-medio orientale?

Partiamo dal presupposto che l'America è un continente completo, ha tutti i tipi di climi e di ambienti, pure il deserto negli USA, la tundra in Canada, le montagne andine, le terre dei fuochi in Messico, un Mediterraneo vero e proprio nel golfo, pieno di isole e penisole, zone fertili, zone costiere, e poi le giungle. Quale civiltà può iniziare a fare da "sumero-babilonesi"? Un parallelismo protomaya-civiltà delle ziqqurat sarebbe interessante. Può svilupparsi una civiltà di dinastie secolari, alla Egitto, un impero multietnico alla Persia, un'assesto di città stato alla greca (magari nel Golfo), e un Impero Romano ante litteram che non avrà dei barbari di cui preoccuparsi.....fino al giorno in cui i Mongoli, spinti a Est, attraversano lo Stretto e giungono in america, trovando un continente sconosciuto?

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Gli risponde Bhrihskwobhloukstroy:

Jared Diamond aveva proposto che la ragione stesse nel maggiore sviluppo longitudinale del Continente Euroafroasiatico, ma intervenire su questo significherebbe un'ucronia geologica che rischia di modificare l'Uomo stesso...

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Anche Paolo Maltagliati dice la sua:

Per rispondere alla tua domanda, sarei, come ho detto tempo fa in altra occasione, per la sopravvivenza al pleistocene del cavallo. Magari anche di altre due bestie in Sudamerica come l'Hippidion (dopotutto gli ultimi esemplari risalgono a 4000 anni fa o anche meno) o la Macrauchenia (questa si è estinta un po' prima, ventimila anni fa).

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Interviene pure MattoMatteo:

Le tre cose necessarie allo sviluppo di una civiltà sono: un sistema di scrittura (presente solo nelle civiltà centro-americane), un animale da sella e da soma (i lama non vanno bene, quindi come dici tu il cavallo deve sopravvivere), e animali da allevamento (i bisonti non vanno bene. per sostituire i normali bovini, perchè troppo selvatici). Poi dovrebbero sviluppare la ruota e la lavorazione del metallo, altre due cose che nessuna civiltà amerindia ha mai fatto.

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Ma MorteBianca gli obietta:

Il metallo, però, c'era. Si tratta alla fine di qualcuno che lo scopre, e tutti che lo copiano. Basta che una qualche popolazione di montagna, possibilmente proto-incaica, scopra come lavorare il metallo. La ruota me la aspetto allo stesso modo dai proto-inca, che hanno un ambiente montanaro. Se supponiamo, oltre alla sopravvivenza del cavallo, che la civiltà centro-americana sviluppi una scrittura che rimanga conservata e che si diffonda, è possibile ipotizzare la nascita della civiltà proprio lì, in Centro america. Le prime scuole filosofiche, ovviamente, nelle isole... solo che il parallelismo Mileto/Haiti è possibile solo ipotizzando il confine insulare fra un mondo (greco) e l'altro (persiano), qui il confronto è fra centro-americani e... chi? forse gli abitanti della Florida? O i lontani cartaginesi?

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Paolo allora corregge il tiro:

Beh, se aggiungiamo davvero qualche bestia pleistocenica per “completare l’equivalenza” vecchio mondo-nuovo mondo dal punto di vista di animali da sfruttare... Almeno le società Andine e Patagoniche partono alla pari da questo aspetto.

Lama, Guanaco: Asino, Mulo, Capra
Ippidione: Cavallo
Macrauchenia: Dromedario

Manca giusto l’elefante, ma andare a pescare il Piroterio mi sembra un tantino esagerato... e manca anche il pollame.

Andando più su, in Nordamerica: se non si estingue il cavallo va tutto molto meglio. Magari non diventa nemmeno così impossibile addomesticare il bisonte...

Con il “rapido” mezzo di comunicazione fornito dal cavallo, cambia non solo il modo di combattere le guerre, ma si accresce anche la comunicazione. Non è nemmeno così impossibile che i glifi arrivino, come innovazione, fin nelle Ande. Magari ispirandosi a quelli, il Quipu diventa una scrittura vera e propria.

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Generalissimus aggiunge:

Oltre al bisonte potrebbe sopravvivere anche l'Euceratherium. Al posto del pollame potrebbe esserci il Tacchino della California...

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Restituiamo la parola a Bhrihskwobhloukstroy:

Un altro punto, molto geopolitico, è come possa il Continente Americano egemonizzare l'Euroafroasia.

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Paolo azzarda:

Magari vi annoio, con la mia passione per la paleontologia connessa alle ucronie, ma la risposta più semplice alla domanda sarebbe che l’estinzione pleistocenica avvenga in Eurasia, e sia da noi che la bestia da soma più grande sia la capra.

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Ed ecco l'articolata risposta di Renato:

Ho ipotizzato due possibilità di espansione amerindia in Europa:

Primo caso: tribù Irochesi inventano i loro drakkar come evoluzione delle canoe fatte con i tronchi di palissandro, si danno al commercio con le tribù costiere dalla Terranova ai Caraibi. La familiarità con l'ambiente atlantico li avrebbe portati in seguito ad avventurarsi non solo verso il Sudamerica, saccheggiando i potentati Maya e Aztechi e colonizzando i Caraibi, ma mettendo piede in Europa, verosimilmente partendo dall'Islanda, e poi in Scandinavia o nelle isole britanniche. Questa è l'idea. Andrebbe collocata cronologicamente in un periodo strategico, quando in Gran Bretagna non esiste ancora uno stato unitario ma contemporaneamente gli Scandinavi non sono più una minaccia (entrerebbero per forza di cose in competizione con gli irochesi e questi ultimi perderebbero perché i vichinghi "giocano in casa"). Oppure potremmo postulare l'arrivo degli Irochesi durante il regno di Edoardo Plantageneto (intorno alla fine del 1100) per dare manforte agli Scozzesi e magari agli Irlandesi, ricevendo in cambio concessioni territoriali o vantaggi commerciali. La scozia e l'Irlanda sarebbero diventate ricchissime in brevissimo tempo se gli Irochesi avessero mantenuto la loro via preferenziale nell'atlantico del nord. E' anche vero che gli Irochesi avrebbero potuto stabilirsi prima in empori, e poi dare origine a vere e proprie colonie col benestare della corona scozzese. Però, sinceramente, con questo POD non posso realisticamente
andare più in là di una Scozia con una potente minoranza irochese o, al limite, ad una espansione di un regno irochese-scozzese nell'Europa nordoccidentale.

Secondo scenario: gli Aztechi, intorno al 1300, varcano l'Atlantico (magari grazie alle scoperte irochesi del primo POD) e scoprono la civiltà europea invece di essere scoperti da essa. Stregoni, sacerdoti e scienziati rimangono estremamente colpiti da tale civiltà, di livello nettamente superiore, sia culturalmente che tecnologicamente, alla propria. In poco tempo l'impero azteco effettua una trasformazione, un processo di occidentalizzazione alla giapponese, repentino e profondo ma che non mina le fondamenta della civiltà tradizionale. In breve tempo gli Aztechi, che ormai posseggono i cavalli, le armature e la scrittura latina, possono espandersi in tutte le Americhe, dando origine a un impero vastissimo e potentissimo, una sorta di Cina americana che va dalle Montagne Rocciose all'Amazzonia. Questo impero può dotarsi di marina e tentare una colonizzazione dell'Africa, la preda più semplice e vicina, e poi forse anche dell'Europa. Ritengo
probabile uno scenario di colonizzazione azteca dell'Europa nel corso del '600. Le precarie condizioni sociali ed economiche, unite alla litigiosità tra nazioni che caratterizza questo periodo potrebbero agevolare l'espansione, prima commerciale e poi politica, di un ricco impero praticamente inattaccabile che a fare guerra in Europa ha solo da guadagnare.

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Chiudiamo per ora con l'idea di Dario Carcano:

Nel 1532, dopo la cattura di Atahualpa a Cajamarca, Pizarro decide di prendere il suo posto e proclamarsi imperatore dell’Impero Inca: Atahualpa è persuaso ad abdicare in suo favore, e poco dopo morirà in prigionia (forse ucciso, forse a causa del vaiolo) dopo essere stato battezzato in punto di morte; per legittimare questa successione, Pizarro sposa una sorella di Atahualpa.
Immediatamente, Pizarro e i suoi uomini, consapevoli che un nuovo esercito arriverà dalla Spagna attirato dalle ricchezze del Perù, iniziano ad organizzare l’esercito Inca secondo criteri europei: a Cuzco nascono fonderie e fornaci che producono armi, corazze, e tutto il necessario per equipaggiare un esercito. Quando poi gli spagnoli arrivano, gli Inca sono in grado di resistere all’invasione e ricacciarli fuori dall’Impero.
Oggi l’Impero Inca esiste ancora, governato dai discendenti di Francisco Pizarro. Vi si parla una lingua creola che unisce spagnolo e lingua quechua.

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