La penisola britannica...


Ad aprire le danze è stato l'immaginifico Never75 con questa sua proposta di ucronia:

Alla fine dell'ultima glaciazione la Gran Bretagna diventa una penisola saldata alla Francia da una sottile striscia di terra. Coma cambia la sua storia futura? Sicuramente più invasioni (in tempi più recenti anche Filippo II, Napoleone o Hitler potrebbero invaderla più facilmente): ma anche maggior interessamento degli Inglesi alla politica europea e niente "splendido isolamento"...

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Ed ecco come *Bhrg'howidhHô(n-) la commenta dal par suo:

I punti più bassi del fondale sono nel Mare del Nord. Per ottenere un collegamento emerso col Continente occorrerebbe una diminuzione di 15 m del livello marino attuale, con conseguenze macroscopiche in molte regioni del mondo (soprattutto in Indonesia); in ogni caso l'istmo si formerebbe tra l'East Anglia a Ovest e la Zelanda a Est, a Nord delle foci del Tamigi da un lato e del Reno dall'altro.

In alternativa all'abbassamento del livello marino, si può ricorrere all'eventualità di un deposito morenico del grande Ghiacciaio Scandinavo sufficientemente più alto di quello reale per non essere definitivamente sommerso durante la deglaciazione (per risultare emerso in epoca storica non è obbligatorio che non sia mai stato sommerso; molte zone del bacino del Baltico sono rimaste temporaneamente sommerse nella fase dell'Optimum Climatico, nel VI-V Millennio a.C.

È molto verosimile che sorga un insediamento tra le foci (molto più vicine) del Tamigi e del Reno. Dato che si troverebbe nel punto di minima altitudine sul livello del mare e che prima o poi sarebbe stato formato un canale tra il Mare del Nord e il Golfo della Manica, l'insediamento si troverebbe su un guado, sarebbe abitato da Celti (Menapî) e verosimilmente si chiamerebbe *Magetoritus "Grande Guado" (nome identico a Madrid).

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Tra i possibili sviluppi storici vedo bene:

1) Conquista romana leggermente anticipata, ma senza conseguenze di rilievo per il prosieguo della Storia.

2) Germanizzazione più tempestiva, a opera dei Batavi poi confluiti nei Franchi.

3) Diversa distribuzione delle grandi 'Nazioni' germaniche nella Penisola: Franchi lungo le coste meridionali, Sassoni lungo le coste orientali, Angli e Juti molto più estesi verso Nord (a scapito dei Pitti). È possibile che la Penisola (in precedenza chiamata Britannica) non prenda il nome di Anglia o Inghilterra (in latino sarebbe quasi sicuramente Francobritannia, parallelamente al reale Francogallia "Francia").

4) Maggiore arretramento del confine celto-germanico; in compenso, più disponibilità di coste in Gallia per i Bretoni (almeno fino alla Penisola del Cotentin).

5) Costruzione di argini a protezione di inondazioni.

6) Inclusione di almeno parte della Penisola nell'Impero Franco. La 'Nazione' Franca accentua la propria divisione tra Nord Salico e Sud Ripuario.

7) A causa dell'ostacolo dell'Istmo, le incursioni vichinghe sono in un primo tempo dirottate in maggior numero verso la Scozia e l'Irlanda. Le Orcadi e anche più probabilmente le Ebridi diventano linguisticamente norvegesi come le Shetland. Maggiore durata dell'insediamento scandinavo a Dublino.

8) Parziale unificazione politica della Penisola Francobritannica e fine del Danelaw a opera dei Franchi anziché dei Sassoni Occidentali.

9) Massima concentrazione delle incursioni normanne nella zona dell'Istmo, dove si forma una colonia di insediamento (Noordman(n)land in bassotedesco), al posto che nella Normandia gallica romanizzata. Più debole o addirittura mancato attacco a Parigi. Il ruolo dei Normanni in Italia Meridionale e Sicilia viene svolto da altri (candidati più probabili: Bretoni; in secondo luogo: Variaghi).

10) La politica espansionistica normanna sulle coste del Golfo della Manica si svolge dapprima verso Sud, poi, una volta raggiunto il limite, ripiega verso Nord contro i Franchi della Penisola. Dato che questi Normanni non sono romanizzati come quelli storici (se non la parte di loro che colonizza l'attuale Normandia, ma con ritardo e non integralmente e soprattutto senza costituire la componente principale del Ducato), non si instaura la diglossia anglonormanno-medioinglese nella Penisola, anzi prosegue il contatto con varietà germaniche settentrionali già iniziato nel Danelaw. Precoce assorbimento della Cornovaglia.

11) Molto minori probabilità di una separazione tra Normandia e Inghilterra (XIII sec.): la Penisola Francobritannica resta dominata dal Noordman(n)land e dalle sue estensioni in Franc(ogall)ia. Il Nord della Penisola vede invece una prevalenza dell'elemento anglico e sassone rispetto ai Pitti e Scoti.

12) Possibile formazione di tre Regni: Anglosassone (soprattutto anglico) dal Centro al Nord-Est ("Anglia"), Gaelico-Vichingo a Nord-Ovest ("Scozia") e Normanno a Sud. Sviluppo di una Nazione Franconormanna. Persistenza dei Principati Gallesi, forse su un territorio più ristretto di quello storico. Il maggiore coinvolgimento nella politica europea rende più difficile l'espansione in Irlanda; quest'ultima mantiene invece collegamenti più intensi con la Scozia (si può discutere con quale prevalenza).

13) Crescita urbana della presumibile capitale franconormanna *Magetoritus (in tardobritannico *Maedoridu > *Maedryd, germanizzato in *Maedridwîc o *Maedridbur(g)h o *Maedridford).

14) In luogo dell'alleanza anglo-borgognona durante la Guerra dei Cent'Anni per la supremazia in Francia, si ha direttamente l'unione della Penisola Francobritannica e dei Paesi Bassi sotto la Dinastia Normanna.

 

La penisola britannica nel Medioevo

 

Con le politiche matrimoniali tardomedioevali e della Prima Età Moderna diventa impossibile seguire uno sviluppo relativamente più probabile degli eventi. Se per ipotesi aggiuntiva decidiamo di mantenere la massima vicinanza possibile alla Storia reale, possiamo pensare a una progressiva unificazione della Penisola Francobritannica (con o senza Anglia?) e dell'Irlanda(-Scozia), ma resta apertissima la questione del destino, sicuramente esposto a modifiche, dei Paesi Bassi. È concepibile una confluenza della Franconormannia nei Possedimenti Asburgici (eventualmente controbilanciata da un'unione personale tra Francia e Anglia?).

Un'ulteriore grande incognita è costituita dagli sviluppi religiosi e dalle loro conseguenze politiche. Ovviamente si sarebbero formate Chiese Riformate, con possibili secessioni dalla Franconormannia asburgica. Le regioni storicamente più ricche sarebbero forse rimaste alla fine sotto controllo della Monarchia, quelle con maggiori possibilità di sviluppo avrebbero potuto formare Confederazioni Repubblicane.

In un quadro del genere, è concepibile che eventuali Colonie di popolamento in America sarebbero partite non tanto dalle Repubbliche Riformate, ma dalla Franconormannia della c.d. Controriforma. Sarebbe logico che tali Colonie si considerassero indipendenti dalla Monarchia, da cui sarebbero perseguitate. Ciò anticiperebbe di fatto l'indipendenza delle Repubbliche Nordamericane.

Le Rivoluzioni del Seicento potrebbero portare a un distacco della Franconormannia dalla compagine Asburgica e forse a compromessi confessionali.

Data l'ipotesi di massima vicinanza alla Storia reale, dobbiamo ammettere che la Franconormannia indipendente avrebbe conquistato l'India, il Sudafrica, l'Australia, la Nuova Zelanda, forse anche il Canada (eventualmente anche Francese)

Come ha detto Blade87, in tempi più recenti anche Filippo II potrebbe invadere la penisola britannica, direttamente dai Paesi Bassi Asburgici (comunque, nell'ucronia proposta la Franconormannia sarebbe già asburgica); se la Penisola fosse collegata al territorio francese, sarebbe invece quasi altrettanto improbabile che nella Storia reale.

Per quanto riguarda Napoleone e Hitler, invece, in ogni caso la sconfitta di Napoleone ha tre cause non dipendenti dall'Inghilterra:

1) il fallimento del colossale piano di conquista dall'Egitto all'India (anche senza le precedenti guerre e senza Abu Qîr);

2) la mancata conquista della Colonie Spagnole e Portoghesi (nonostante la clamorosa conquista delle rispettiva Madripatrie);

3) il totale fallimento della politica verso la Russia.

Anche la sconfitta della Germania Hitleriana ha una ragione decisiva non dipendente dalla Gran Bretagna in quanto tale: le mire statunitensi sull'Impero Britannico e il conseguente sostegno fornito alla resistenza dell'Unione Sovietica.

Infine, riguardo al possibile maggior interessamento degli "Inglesi" nella Politica Europea, bisogna riflettere più ampiamente sulle conseguenze che un maggiore coinvolgimento nella politica continentale comporterebbe sulle possibilità di una grande espansione coloniale.

*Bhrg'howidhHô(n-)

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Ancora Never75 ha proposto un'altra ucronia "fantageografica" di questo tipo:

L'India rimane un'isola e forma il più piccolo continente della Terra, viste le dimensioni notevoli. Anche qui le differenze con la nostra Timeline sono molte: minore compenetrazione in Europa ed in Africa della cosiddetta civiltà indoeuropea, gli Indiani potrebbero conservare caratteristiche etniche proprie e diverse da quelle degli altri popoli. Allo stesso tempo minori invasioni e contatti con l'esterno: la diffusione dell'Islam e del Cristianesimo avviene con maggior lentezza, il Buddhismo invece rimane in India una delle religioni maggioritarie anziché sparire o quasi come oggigiorno...

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*Bhrg'howidhHô(n-) gli risponde:

È possibile la persistenza di un gigantesco fiordo realmente ipotizzato nel bacino del fiume preistorico identificato col Sarasvati vedico (a Est dell'Indo). È invece un po' sconcertante l'innalzamento marino richiesto per sommergere la Piana Gangetica almeno fino ad Agra (onde collegarsi col Fjordo del Sarasvati): 200 m, altrettanto del massimo ipotizzato per la deglaciazione. Il Polo Nord sarebbe quasi interamente disciolto (in teoria; di fatto l'Oceano Indiano riflette le oscillazioni climatiche dell'Emisfero Australe, che sono complementari a quelle dell'Emisfero Boreale).

Per quanto riguarda invece l'asserita « minore compenetrazione in Europa ed in Africa della cosiddetta civiltà indo-europea », non capisco alcuni particolari:

a) "compenetrazione" (di qualcosa in qualcos'altro e viceversa) o semplice "penetrazione"?

b) la seconda ipotesi sarebbe giustificata solo ammettendo che la diffusione indoeuropea abbia avuto origine dall'India A EST DEL SARASVATI, ma un'ammissione del genere comporterebbe notevoli problemi: dato che l'indoeuropeo risulta connesso a varie altre famiglie linguistiche che, tutte insieme, coincidono con la direttrice di popolamento extra-africano passata attraverso il Vicino Oriente, nella presente ucronia otterremmo il risultato opposto a quello proposto, ossia dovremmo avere un'espansione indoeuropea tale e quale quella reale esclusa proprio l'India a Est del Sarasvati e a Sud del Bacino del Gange!

È vero, gli Indiani potrebbero conservare caratteristiche etniche proprie e diverse da quelle degli altri popoli, ossia avremmo un'India in gran parte abitata da discendenti del popolamento extra-africano partito dal Corno d'Africa e giunto in Australia (in epoca glaciale, il livello degli Oceani sarebbe stato di 200 metri più basso e quindi l'India sarebbe stata collegata come oggi con l'Asia), come sono attualmente i Vedda delle foreste dell'interno dello S'rî Lankâ.

Certamente la diffusione dell'Islam e del Cristianesimo avviene con maggior lentezza per quanto riguarda il 'Continente Indiano'; risulta più rapida invece lungo la 'Costa Subhimâlayana' fino all'attuale Birmania. Infine, visto l'isolamento geografico del Continente, il Buddhismo avrebbe maggiori difficoltà a espandersi all'esterno, ma ciò lo aiuterebbe nella competizione con l'Induismo?

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Questo è l'idea in proposito che è venuta in testa ad Ainelif:

63 milioni di anni fa: L'immensa isola staccatasi da Laurasia e Gondwana non si dirige verso l'Asia ma rimane al centro dell'Oceano Tetide; durante la totale estinzione dei dinosauri sul pianeta tra le foreste equatoriali e pluviali del continente-isola permangono comunità di grandi rettili che resistono grazie alle condizioni di eterna umidità e frequenti piogge torrenziali.
Sarà l'unico territorio privo di presenza umana, anche perchè irraggiungibile via mare e per la presenza degli ultimi dinosauri, e allora non avverranno ritrovamenti dell'Uomo di Cro Magnon.

3500 a.C.: La rivoluzione neolitica investe prima tutto il Medio Oriente e successivamente l'Europa.

3200 - 2800 a.C.: I Sumeri fondano le prime città-stato organizzate ed indipendenti in Mesopotamia tra i fiumi Tigri ed Eufrate; viene fondata Uruk che raggiunge i cinquantamila abitanti; il popolo mesopotamico darà ai popoli dopo di loro il segreto della scrittura.

334 - 323 a.C.: Alessandro Magno, figlio di Filippo di Macedonia, crea un impero sotto la sua monarchia universale dalla penisola ellenica fino ai porti del Golfo dell'Himalaya dove non incontra grosse resistenze e può consolidare il proprio impero multietnico sposando la bella Roxane da cui avrà un figlio che sarà suo erede al trono; dopo essere scampato ad un attentato ed eliminando circa quattrocento persone che complottavano per la sua deposizione inizierà l'urbanizzazione del territorio imperiale spostando la capitale a Babilonia.
Intanto l'ultimo re persiano Dario III in fuga in Battriana viene ucciso da un suo satrapo traditore.
Alessandria di Makarene diviene il principale polo commerciale portuale dell'Oceano Indiano e del Sudest asiatico, in molte capitali delle province alessandrine vengono erette statue e monumenti in suo onore; nasce la koinè, ovvero lingua comune cosmopolita dell'impero.

319 a.C.: I generali di Alessandro scoprono lo scandalo del primo imperatore gay della storia; il sovrano caccia gli alti gradi militari istituendo in tutto l'impero l'obbligo di un padre di famiglia di sposarsi con un uomo e tre donne (moglie, etera e pornè).

300 a.C.: Alessandro attraversa il deserto arabico sbarcando dal Golfo Persico in Arabia dove le fiere resistenze arabe costringono l'impero universale alessandrino a conquistare solo le zone settentrionali.

298 a.C.: Muore Alessandro, gli succede il figlio Alessandro II che inizia a prendere i contatti con la civiltà cinese e romana e ammaliato dai racconti fantastici di alcuni stregoni vorrebbe solcare le acque dell'oceano.

280 a.C.: La prima grande nave da carico della storia parte dal porto di Alessandria di Characene viaggiando costa a cosa fino al Golfo dell'Himalaya ed infine attraversando l'Oceano Indiano settentrionale raggiunge incredibilmente le coste del super continente ancora vergine... venendo a contatto con i dinosauri, che reazione avrà l'opinione pubblica dell'impero di Alessandro? Partirà alla conquista del nuovo mondo appena scoperto?

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Pedro Felipe tuttavia insiste:

A partire dall'ucronia di Never75 mi sono sorti numerosi interrogativi. A causa del mancato impatto tra placche l'Himalaya non si forma e la costa asiatica va direttamente dal Gujarat al Bengala. Ma allpra:

- Senza le nevi eterne che li riforniscono, l'Indo e il Gange si formeranno lo stesso?
- Che clima avranno il Tibet e tutta la Cina occidentale, senza le montagne a bloccare i monsoni?
- Gli Ari conquisteranno il Tibet o addirittura l'intera Cina?
- I cinesi avranno uno sbocco sull'Oceano Indiano e avranno rapporti più stretti con il Medio Oriente e l'Europa?
- Che ne sarà dell'isola indiana, in epoca antica e poi in quella coloniale?

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Gli replica *Bhrg'howidhHô(n-) in forma interlineare:

P.F.: Senza le nevi eterne che li riforniscono l' Indo e il Gange si formeranno lo stesso?

Bhr.: Nell'Isola Indiana sembrerebbe proprio di no, perlomeno non con lo stesso corso (bensì piuttosto perpendicolare) né con la stessa portata.

P.F.: Che clima avranno il Tibet e tutta la Cina occidentale, senza le montagne a bloccare i monsoni?

Bhr.: Lapalissianamente verrebbe da dire comunque un po' monsonico (più freddo per la Latitudine).

P.F.: Gli Ari conquisteranno il Tibet o addirittura l'intera Cina?

Bhr.: Almeno il Tibet sì, forse gran parte della Cina (ma sarebbe una conquista costantemente combattuta).

P.F.: I cinesi avranno uno sbocco sull'Oceano Indiano e avranno rapporti più stretti con il Medio Oriente e l'Europa?

Bhr.: La Cina come Impero sì - ammesso che non sia completamente assorbita dall'Arianizzazione - ma non i Cinesi come Classe Linguistica, perché si potrebbero formare ugualmente le altre trentanove Classi del Sino-Tibeto-Birmano: Bodico (= tibetano), Tshangla [tsʰaŋla] (Tsangla / Sangla / Shachopka / Cangluo Monpa / Motuo Monpa / Monba), Himālayano occidentale (Kanauri-Almora), Tamang, Newar (Newāh), Kiranti (Bahing–Vayu), Lepcha / Róng, Magar, Chepang, Raji–Raute, Dura, ’Ole (’Olekha), Gongdu(k) (Dgong-’dus), Lhokpu (Lhobikha / Taba-Damey-Bikha), Siang, Kho-Bwa (Bugun / Kameng), Hruso, Digaro, Midzu [mi˧˩tɕu˥] (Midu / Miju / Mijhu), Tani (Mir / Adi–Galo–Mishing–Nishi / Abor–Miri–Dafla), Dhimal, Bodo-Garo / Bodo–Koch + Konyak (Bodo-Konyak-Jingpho), Ao, Angami–Pochuri, Tangk(h)ul (Tangkul-Naga / Luhupa), Zeme, Meit(h)ei, Karbi (Mikir / Arleng), Bái (Baip/Bairt‧ngvr‧zix [pɛ42ˀ‧ŋv̩42ˀ‧tsi33] / Min-kia / Min-chia), Tujia (Tǔjiā) / pi˧˥ tsi˥ sa˨˩, Lôlô-Birmano (Yi / Ngwi / Niso), Qiang (Ch’iang, Kyang, Tsiang), rGyalrong (Gyalrong / Gyarong / Jiarong / Gyarung / Chiarong / Jarong), Kachin–Lu (Jingpho-Sak), Nung (Dulong / Drung / Trung / Rawang), Karen (Kareang / Kariang / Kayin), †Pyu ([pjù]), Mru, Kuki-Chin (hkyang [tɕɪ́ɴ])

P.F.: Che ne sarà dell'isola indiana, in epoca antica e poi in quella coloniale?

Bhr.: Se posticipiamo l'espansione oceanica del singhalese-maldiviano (a causa della maggiore distanza) e anticipiamo quella del malgascio (per la minore distanza) potremmo avere come minimo una doppia Colonizzazione, "aria" (corrispondente all'indoaria) e maleopolinesiana.

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Passiamo alla proposta di MattoMatteo: Ailati!

No, non è un refuso... "Ailati" è semplicemente "Italia" letta al contrario.

Tutti sappiamo che l'Italia, le Alpi e i Pirenei, sono nati perchè la Zolla Africana, avvicinandosi a quella Europea, si è infilata sotto quest'ultima; ecco anche perchè vulcani e terremoti sono più frequenti al sud che al nord.

Ma che succederebbe se fosse stata la Zolla Europea, ad infilarsi sotto quella Africana?

L'Italia sarebbe capovolta, facendo parte del Nord-Africa, con Genova al posto di Tripoli, e Venezia al posto di Bengasi; le Alpi sarebbero il proseguimento dell'Atlante, e il Po sfocerebbe ad appena 900 km ad ovest del Nilo; Cartagine sorgerebbe probabilmente a Bengasi (Venezia) invece che a Tunisi (Monaco); Roma sarebbe sicuramente una colonia Cartaginese.

L'Impero puno-romanico si espanderebbe in modo diverso: prima l'Italia, poi il Nord-Africa, poi la Grecia e la Turchia, solo alla fine la Spagna e il resto d'Europa; con il medio-oriente così vicino, la Palestina verrebbe conquistata molto prima e in modo molto più duraturo (diaspora ebraica e/o nascita del cristianesimo molto anticipati); le invasioni barbariche distruggerebbero solo la parte nord-orientale dell'impero (ritorno al paganesimo?), mentre quella sud-occidentale (comprendente la capitale) rimarrebbe probabilmente intatta; con la capitale così vicina all'Arabia, i musulmani verrebbero schiacciati prima che diventino un problema (oppure l'islam potrebbe diventare religione dell'impero, oppure potrebbe nascere una religione sincretica cristiano-musulmana); col centro del potere spostato così a sud, potrebbero diventare gli africani la "razza dominante" (ve li immaginate gli africani che scoprono l'America e vi importano schiavi bianchi? Oppure un Hitler nero?!).

Una nota geografica, anzi due, riguardo alla mappa sottostante (cliccare per ingrandirla). Se è la Zolla Europea ad infilarsi sotto quella Africana, è possibile che la penisola Iberica diventi parte dell'Africa, con lo Stretto di Gibilterra situato dove, nella nostra TL, sono i Pirenei; questi ultimi, in tal caso, sorgerebbero nel sud della Spagna, invece che a nord, aumentando l'ampiezza e l'altezza dell'Atlante.

Inoltre è possibile che anche i Balcani siano molto meno montuosi; questo, unito alla maggior larghezza dell'Adriatico, potrebbe portare ad una flora più sviluppata. Anche il passaggio verso il Mar Nero potrebbe essere più largo.

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Ed ora, un'idea di Renato Balduzzi:

In questa timeline la penisola iberica è un'isola, e si trova al largo della Francia. Rispetto all'ubicazione della nostra timeline, è inclinata di circa 90°. Le coste della Galizia si trovano vicino alla Bretagna, mentre i Paesi Baschi si avvicinano alle propaggini occidentali di quella che è la penisola di Aquitania. Viene a formarsi così un mare interno. L'impatto con la piattaforma continentale fa sì che la cordigliera cantabrica si elevi molto. Il suo aspetto è quindi simile a quello delle Alpi, ma a strapiombo sul mare. 
In questo luogo fiorisce la civiltà. Ecco una breve cronologia di ciò che cambia rispetto alla nostra timeline dagli albori al 1525.

30.000 a.C. inizio della penetrazione di Homo sapiens in Spagna, che riduce man mano la presenza di Homo neanderthalensis.

3000 a.C. l'isola iberica è popolata da popoli vasconici che, sotto l'influsso del popolo dei menhir bretoni, edifica sontuosi monumenti megalitici. Il mare iberico è solcato dalle prime navi commerciali.

1000 a.C. secondo l'Odissea, Ulisse visita l'Adriatico e non il Tirreno, considerato dagli antichi un mare difficilmente navigabile. Le colonne d'Ercole sono Scilla e Cariddi, Polifemo è in Istria, Circe sull'isola di Rab nella costa dalmata. Naviganti fenici intrattengono proficui scambi commerciali con gli Iberici.

500 a.C. I Celti provenienti dalla Gallia tentano i primi insediamenti in Iberia orientale, ma non riescono a superare l'imponente cordigliera cantabrica.

150 a.C. l'Iberia si compone di quattro regni, uno a maggioranza gallica e tre retti da sovrani vasconici. Avendo come alternativa il superare un ampio tratto di mare aperto, Annibale è costretto a giungere a Roma partendo dal sud dell'Italia, essendo così facilmente sconfitto dai Romani.

55 a.C. Cesare mette piede per la prima volta in Iberia. Inizia la presa dell'isola che sarà completata all'età di Augusto, che divide l'isola in Lusitania, Iberia Celtica e Hispania.

500: le invasioni barbariche coinvolgono anche l'Iberia, che viene invasa dai Visigoti, che riescono ad unificare l'isola.

750: gli Arabi hanno conquistato tutte le coste del Nordafrica, e iniziano la penetrazione nelle Baleari e in Sardegna.

800: mentre Carlomagno sottomette con fatica il regno dei Visigoti, gli Arabi si sono già stabilmente insediati in Italia fino all'Appennino tosco-emiliano. A nord resiste il regno dei Longobardi, che entra presto nell'orbita carolingia. Il Papa intanto si rifugia a Treviri, dove viene trasferita la Santa Sede. In Iberia avvengono incursioni saracene ma gli Arabi non riescono ad insediarsi.

850: con la morte di Carlomagno l'Iberia viene affidata in toto al figlio Lotario. Gli Arabi hanno instaurato una fiorente civiltà in Italia. L'emirato di Sardegna controlla Sardegna, Corsica, Baleari e la costa mediterranea dalla Toscana alla Provenza. L'emirato di Napoli invece possiede tutto il resto dell'Italia fino alla Romagna. A periodi alterni entrambi i domini si spingono fino alle Alpi e ai Balcani. Nella Renania alcuni territori vengono lasciati al controllo diretto della Chiesa.

1000: dopo anni di indipendenza, la feudalizzata Iberia viene presa di mira dai Normanni, che instaurano un principato in Cantabria. I porti della Cantabria sono fiorenti perché di lì passano le navi provenienti dal Nord Europa che vanno verso la Terrasanta.

1100: inizio della penetrazione inglese in Lusitania, preludio della conquista britannica di buona parte dell'isola.

1300: gli iberici appoggiano la rivolta scozzese. Inizio del riscatto dal giogo inglese e proclamazione dell'indipendenza. Iniziano una serie di esplorazioni volute dal re Enrico il Navigatore lungo le coste africane.

1400: la debolezza degli emirati italiani permette l'inizio della riconquista. Sulla costa adriatica il regno d'Ungheria riscuote numerosi successi e nel 1420 libera Roma e Firenze. Intanto il regno di Francia conquista dall'emirato sardo la Valle d'Aosta, il Delfinato, la Provenza e Liguria e tenta un'invasione della Corsica.

1450: Mattia Corvino, preoccupato dall'avanzata ottomana nei Balcani, decide di trasferire la sede del regno d'Ungheria a Roma. La reconquista si accanisce sulla popolazione italiana di religione musulmana. Gli ampi terreni confiscati sono attribuiti ai cristiani provenienti dai Balcani e dall'Ungheria. L'italia si trasforma in breve in un meltin'pot formato da italiani, ungheresi, morlacchi e slavi che utilizzano l'ungherese come lingua franca. L'Iberia è la più grande potenza navale dell'epoca e controlla i traffici nell'Oceano atlantico.

1492: gli Ungheresi espugnano Girgenti, ultimo bastione islamico in Italia, unificando il paese dall'Appennino emiliano alle estremità meridionali. La Sardegna si trova in una situazione di isolamento, circondata com'è dalle potenze europee. Alì Colombo, figlio di un moro ligure, ottiene dall'emirato di Sardegna di poter disporre di navi per tentare una traversata dell'Atlantico. Giunge così nell'isola di Hispaniola, che battezza Nuova Sardegna.

1500: iniziano le spedizioni verso Occidente da parte del regno di Iberia, dell'Ungheria e dell'Inghilterra.

1520: Abdullah Cortessu conquista il regno degli Atzechi per conto dell'emiro di Sardegna. L'italo-ungarico Amerigo Vespucci si rende conto che la nuova terra occidentale è un nuovo continente, che successivamente sarà chiamato America.

1525: l'ungherese Franzis Pitzar conquista il regno degli Incas in Sudamerica.

Come continuarla? Per fornirmi suggerimenti, scrivetemi a questo indirizzo.

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Damiano avanza un'altra proposta:

Trovo molto interessante e rilassante guardare le mappe, leggere gli atlanti e pensare a come si sono formate le terre che conosciamo e come la loro forma abbia influenzato la storia. Oggi, mentre stavo guardando una mappa dell'Europa, ho pensato: "E se nel golfo di Biscaglia ci fosse stata terra anziché acqua?"

Immaginate una regione la cui linea costiera va dalla punta della Bretagna alla punta nord occidentale della Spagna e che la linea costiera francese della nostra Timeline segni in realtà un corso d'acqua che nasce dai Pirenei e si getta nell'atlantico segnando il confine orientale della regione stessa. Detta così sembra niente, ma poi ho cominciato a ragionarci sopra, e i cambiamenti potrebbero essere sorprendenti.

Come sarebbe cambiata la storia con un tale "surplus" di suolo europeo? A me sono venuti in mente sviluppi veramente diversi a partire dalla disgregazione dell'Impero Romano, con l'arrivo delle popolazioni barbare e la nascita dei regni romano barbarici. Ad esempio, se questo territorio venisse occupato dai Franchi diventerebbe nella storia una semplice "estensione" della Francia, che però avrebbe una estensione quasi doppia rispetto alla nostra Timeline (non un cambiamento da poco comunque).

Oppure potrebbe essere occupata da popoli germanici che nella nostra Timeline si sono diretti altrove e che invece qui creano un regno forte e con caratteristiche proprie. Ad esempio qui potrebbero stanziarsi i Burgundi o gli Svevi, oppure con effetti più interessanti i Vandali. E allora, senza l'invasione vandala, la presenza bizantina nel Mediterraneo occidentale e in Nord Africa sarebbe stata più duratura e salda (avrebbe forse resistito agli arabi?) e avremmo forse oggi una "Vandalia" facente parte dell'Unione Europea.

Oppure i Britanni in fuga si stanziano in questa vasta e fertile regione fondando una "Grande Bretagna", una grande nazione celtica nell'Europa continentale...

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Ecco però la sensata obiezione di *Bhrg'howidhHô(n-):

Adoro immaginare linee di costa differenti. Il guaio di immaginarsele in una Timeline ucronica è però quello di doverne dare una giustificazione paleoidrografica: ricorrere semplicemente alla paleoclimatologia sarebbe sufficiente solo se la variazione costiera seguisse le isobate (nel caso di ritiro del mare) o le isoipse (nel caso di innalzamento delle acque), altrimenti bisognerebbe lanciarsi in calcoli sovrumani di 'ingegneria' tettonica (esistono programmi di simulazione all'uopo?) nella speranza di imbroccare il 'dosaggio' giusto per ottenere la geografia desiderata.

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Anche Lord Wilmore fa sentire la sua voce:

Non ho notizia di programmi di simulazione perchè non sono un geofisico, ma il problema può essere facilmente risolto, perchè si ha notizia del fatto che l'Atlantico si aprì e si richiuse almeno due volte. L'ultima fu nel tardo Ordoviciano, quando Laurenzia e Baltica (due cratoni Precambriani) si fusero in un solo continente per la chiusura dell'oceano Giapeto (nome del padre di Atlante, NdR). In seguito la riapertura sfruttò la linea di debolezza esistente, come una ferita che si riapre dove c'era la crosta, e nel Giurassico l'Atlantico cominciò a riaprirsi, ma non esattamente nello stesso punto: Terranova orientale presenta le stesse rocce dell'Inghilterra meridionale, facendo parte del microcontinente di Avalonia (un arco insulare come il Giappone, schiacciato come un sandwich fra i due scudi maggiori al momento dell'introversione di Giapeto), e la Scozia del nord presenta le stesse rocce del Labrador. Insomma, Terranova orientale è un pezzo di Europa, e le Highlands un pezzo di America, rimaste sul lato "sbagliato" dell'oceano.

Orbene, basta immaginare che la linea di faglia si apra di alcune centinaia di chilometri più ad ovest per avere il golfo di Biscaglia emerso. In questo caso vedremo l'antica linea di sutura Laurenzia-Baltica attraverso la "Vandalia", come la si vede in Scozia, e non è impossibile la presenza di un grande fiume o di una cintura di laghi lungo la nostra linea di costa. Però al New England mancherà il pezzo corrispondente: forse Long Island e New York non ci saranno, o meglio saranno sul lato "errato" dell'Oceano. Damiano deve dunque anche chiedersi: dove sorgerà invece la capitale economica degli States?

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*Bhrg'howidhHô(n-) non si fa certo pregare a rispondere:

Sì, ma si tratta comunque di "Long Island" e "New York" nel senso di "specifica area della Crosta Terrestre, composizione del terreno ecc., che oggi risulta emersa col nome di Long Island" e di "specifica area della Crosta Terrestre, composizione del terreno ecc., su cui è stata edificata New York". Dati i cambiamenti introdotti, si può immaginare che una (sempre eventuale, ma in questo caso forse abbastanza prevedibile) città omologa a New York sorgerebbe su un terreno dalle caratteristiche geologiche e soprattutto geomorfologiche paragonabili a quelle storiche (quindi sulla costa più o meno a quella latitudine presso la foce di un grande fiume e, se caso, di fronte a una relativamente lunga isola), a prescindere dal fatto che la formazione preistorica delle rocce locali sia diversa da quella che osserviamo noi.

È anche del tutto lecito immaginare che, sul posto (a Est dell'Atlantico) in cui si sono ritrovate 'proiettate' le rocce che nella Storia reale costituiscono il suolo cui sorge New York, venga pure costruita una città (non importa se sul mare o no) e, prima ancora, può darsi (?) che le rocce che per noi costituiscono Long Island si trovino per combinazione a formare un'area emergente nel mare a poca distanza dalla linea di costa. Chiamarle però, per esempio, *Sîr(o)-inissî ("Lunga Isola") e *Nowj(o)-eburâkon ("Nuova York") - tanto per usare la versione gallica dei due toponimi - o soprattutto far svolgere loro in Europa il ruolo che hanno avuto in America, sarebbe una nuova e distinta (bella, interessante, un pochino surreale) ucronia, per il sovrappiù di simmetrizzazione che rende superfluo partire dall'emersione del Golfo di Biscaglia, visto che l'obiettivo diventa il 'trasferimento' delle due città (anzi, basterebbe porlo come POD: viene fondato *Nowj(o)-eburâkon - o comunque lo vogliamo chiamare - in Europa; non sarebbe indispensabile volere anche materialmente il suo suolo che per noi è a Ovest dell'Atlantico, a meno che sia un'ucronia edilizia, che vuole proprio il terreno newyorchese, in qualsiasi parte del mondo ci poniamo).

Mi resta ancora un problema; lo faccio presente perché, ribadisco, sono molto attratto (perché avrebbero conseguenze spettacolari sulla Storia) - ma contemporaneamente scoraggiato, per questa difficoltà - dalle ucronie con linee di costa modificate: immaginare che la linea di faglia si apra di alcune centinaia di chilometri più a Ovest non determinerebbe solo l'emersione del golfo di Biscaglia (inoltre non basta che sia emerso, ma deve pure avere l'inclinazione giusta per far scorrere un fiume dove per noi c'è la costa!), ma una quantità pressoché incalcolabile di altre modificazioni in almeno mezzo pianeta, per cui, tra tutti gli sviluppi che ne potrebbero conseguire, quelli in cui si formano le Nazioni europee che noi conosciamo sono in quantità irrisoria. Non che non si possano indagare proprio quei pochissimi sviluppi, ma allora conviene partire all'incontrario: voglio raggiungere il tale obiettivo, quindi mi chiedo come modificare tutta la Storia - anche geologica precedente.

Dal canto mio, propongo un'ucronia simile per conseguenze: nell'Olocene continuano i cicli di glaciazione - intervallati solo dai fenomeni di Dansgaard e Oeschger di deglaciazione 'temporanea' (anche se pur sempre di un millennio) - e il livello dei mari resta agli attuali -100 o addirittura -200. Dove non ci sono ghiacci, le coste atlantiche lasciano molto più terreno emerso; i fondali del Mare del Nord (dove non coperti dal Ghiacciaio Scandinavo), della Manica e al largo della Bretagna sono terreno abitabile; il Golfo di Biscaglia purtroppo rimane, anche se più stretto, ma nel Mediterraneo i cambiamenti sono rilevanti (Toscana-Elba più vicine al blocco Corsica-Sardegna; Malta unita alla Sicilia; Cicladi e Sporadi fuse in un'unica massa; Mar Nero separato dal Mediterraneo ma forse in comunicazione col Caspio-Aral; Cipro, se non continentale, almeno più vicina). Se è corretta, come dalle ricerche pubblicate nel 2001 (Ornella Semino et alii) sembra evidente, l'ipotesi che alla fine del Paleolitico l'antropizzazione delle aree libere dai ghiacci fosse già stabilizzata da parte degli antenati diretti delle attuali popolazioni (la ricostruzione linguistica sarebbe pienamente compatibile con questo scenario), possiamo davvero immaginarci non dico le Nazioni - che sarebbe antistorico - ma almeno la maggior parte degli attuali Comuni (che è già moltissimo!) protagonisti di una Storia alternativa con le linee di costa più avanzate verso il mare...

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C'è anche la proposta avanzata da dDuck:

Sarebbe possibile che, in pieno Paleolitico, popolazioni umani siano saltate dall'Europa glaciale al Nord America?  Questa teoria, chiamata solutreana, si basa sulla similitudini tecnologiche tra la cultura europea suddetta e la contemporanea nordamericana cultura di Clovis.

Ma a mio giudizio i dati genetici sull'HG nucleare sono incongruenti. L'Europa è popolata da R e da I, in maniera quasi totale, e probabilmente sono stati i soli HG tipicamente europei che hanno popolato il continente. In nord America non c'è traccia, e la popolazione nativa è divisa tra i Q e i C entrambi di origine siberiana.

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Naturalmente l'espertissimo *Bhrg'howidhHô(n-) non può esimersi dal rispondere:

A proposito del percorso della migrazione, mi viene da osservare (magari un po' ingenuamente) che l'itinerario di terra sarebbe stato piuttosto lungo e accidentato, perché anche nel Pleniglaciale, col massimo di superfici emerse, l'andamento costiero avrebbe descritto numerose profondissime insenature: dal Banco dell'Istrice (al largo dell'Irlanda) sarebbe risalito fino alle Faer Øer per poi girare intorno al lunghissimo Banco di Rockall, tornare a Nord (ancora di più) fino all'Islanda, superare la Dorsale Reykjanes, spingersi di nuovo a Nord ulteriormente fino alla latitudine del Monte Forel per raggiungere la Groenlandia, seguire la massa di quest'ultima, quindi spingersi ancora una volta all'estremo Nord fino alla Terra di Baffin per aggirare il Canyon Centrale tra Groenlandia e Labrador, infine colmare la distanza più grande lungo le coste nordamericane.

Ciononostante, con migliaia di anni a disposizione, non sarebbe stato più praticabile che una navigazione tra gli Iceberg (che, almeno a prima vista, sembrerebbe proibitiva)?

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Scatenando la fantasia di Lord Wilmore:

Mi hai fatto venire in mente un'altra ucronia. Durante le varie fasi glaciali Eurasia e Nord America erano un unico continente, collegate dal ponte di terra della Beringia. E se invece per qualche motivo la penisola di Kamchatka e il Circondario autonomo di Čukotka non esistono, mentre invece esiste una connessione con il NordEuropa, ad esempio perchè Scandinavia, Islanda, Groenlandia ed isola di Baffin fanno parte di un'unica massa continentale analoga alla penisola di Labrador? Chiameremo questa terra Solutreania. Il popolamento delle Americhe sarà europoide e il Nuovo Mondo sarà nota fin dall'antichità romana... come cambia la storia dell'uomo?

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Val la pena di citare qui anche l'idea di Paolo Maltagliati:

E se invece della grande pianura ungherese rimanesse in realtà un grande bacino d'acqua salmastra tipo mare d'Aral? Niente stanziamenti di popoli della steppa, che non troverebbero così facile la via per l'Italia...

Rilancio ed esagero: e se questo bacino rimanesse collegato al mar Nero? Una specie di secondo Mediterraneo interno. Come si svilupperebbero le civiltà e la storia europee? Occorre meditare sul livello di questo mare (Belgrado è a 117 metri s.l.m., però il punto più basso di Vienna è a 151 m s.l.m.), ma anche sul livello del Mediterraneo, e bisogna capire le interazioni tra il mezzo liquido ed i vari tipi di roccia della zona, che reagiscono in modo diverso.

Allego una cartina per darvi l'idea:

Alternativa ancor più invasiva è la seguente: il Mar Pannonico, il Mar Nero, il Caspio, l'Aral e forse il mar di Turgaj (all'altezza del bassopiano siberiano occidentale) fanno parte di un unico bacino. Tale bacino, la Paratetide, è collegato al Mar Glaciale Artico ma non al Mediterraneo. Un bel dilemma...

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*Bhrg'howidhHô(n-) subito interviene:

Approfitterei per porre un paio di domande sulle ucronie geografiche.

1) Per le ucronie storiche si pone che una determinata azione (generalmente umana, al massimo meteorologica se non umana) abbia o non abbia luogo; la successione universale delle cause è così complicata che postularne una divergenza non inficia l'intero edificio agli effetti della nostra comprensione. Invece, cambiare la geografia o la geologia implica una divergenza previa di enorme portata, in conseguenza della quale c'è il rischio concreto che l'Uomo non venga neanche all'esistenza. In un'ucronia storica, per comodità, ha senso ammettere che "tutto il resto" (non interessato direttamente dalla divergenza) sia uguale, nell'ucronia geografica no...

2) A onta di quanto precede, anche a me interessano moltissimo le ucronie geografiche, specialmente idrografiche, ma mi chiedo quali cambiamenti possono apportare in sé (ossia non in conseguenza delle loro cause, ma in conseguenza di sé stesse): un Mare Pannonico non avrebbe 'semplicemente' indotto lo stanziamento lungo le sue irve di tutte le popolazioni che storicamente si sono insediate sulla sua area?

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Così gli risponde Iacopo:

Sulla Causalità in Storia. Personalmente trovo utile applicare i principi della Teoria dei Sistemi enunciati da Watzlavick: equifinalità e multifinalità. Il primo prevede che da stati diversi possa conseguire il medesimo esito, il secondo che da un identico stato possano conseguire esisti diversi. Questo perchè un sistema chiuso e autoregolante non segue una causalità lineare, ed è sensibile a variazioni quanto si vuole piccole.

Ciò da un canto significa che possiamo immaginare l'ucronia della mosca di Napoleone (una mosca si posa sul libro di Napoleone quando questi ha dieci anni e la Storia cambia completamente), ma anche un'ucronia come il Mare Pannonico senza dover (per forza) immaginare enormi variazioni. Da due stati molto diversi (mare sì, mare no) possono discendere identiche condizioni. O non identiche. Ad essere precisi dovremmo dire: identiche quanto l'autore desidera. Se puntiamo la lente sulla nascita dell'uomo possiamo creare un'ucronia affascinante. Se la puntiamo sull'antropizzazione, anche. O su altre cose. Potremmo immaginare un'ucronia nella quale tutto va come nella nostra Timeline, e il Mare Pannonico è lì, ma nessuno lo sa. Surrealista, ma comunque interessante.

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Anche Paolo dice la sua:

Sulla mancata nascita dell’uomo, per quanto riguarda una cosa così “piccola” come il mare Pannonico (passatemi quel piccola) e per giunta esistente in un periodo in cui gli Erectus già c’erano (parliamo di un milione di anni fa, mica 350), non sarei così “pessimista”...

Poi, se volete parlare della sopravvivenza della Paratetide (Mar Pannonico + Mar Nero + Mar Caspio + Mar d’Aral) che ha cominciato a “perdere” in occasione della crisi di salinità del Messiniano (6 milioni di anni fa) sono più possibilista. Anche questo mare e le conseguenze della sua sopravvivenza sull’antropizzazione sarebbero affascinanti da trattare.

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E *Bhrg'howidhHô(n-) precisa:

No, naturalmente il Mar Pannonico è compatibilissimo, figuriamoci; è la sua sopravvivenza fino all'epoca storica che richiede modifiche geologiche così a monte, da rischiare di compromettere tutto...

Sulla cvausalità in storia, questo punto ci troviamo a dover fare un passo avanti: tra tutte le possibilità teoriche contemplabili, possiamo ambire a stabilire una pur sommaria gerarchia di probabilità? Nell'ucronia infatti è spesso possibile un insieme di innumerevoli alternative, ma anzitutto queste si possono ben raggruppare secondo caratteristiche distintive e poi è perlomeno intuitivo che la divergenza rispetto alla Storia reale tende a crescere in funzione dei Punti di Divergenza postulati (per cui resta verissimo che da un identico stato possono conseguire esiti diversi, ma tale diversità consegue a snodi causali che possono essere più o meno omologhi a fatti storici); per la mosca di Napoleone, l'«Effetto Farfalla» e simili scenarî citerei il lucido proverbio: «per un chiodo si può perdere un intera guerra, paragone e metafora, devo dire, possibile ma probabile molto poco e rilevante ancor meno. Questi eventi improbabili che, per ancor più improbabile effetto farfalla, dovrebbero modificare il corso della storia quindi debbo dire che sono importanti nel corso della storia quanto un granello rosso lo è nella colorazione di una spiaggia gialla. La storia è fatta di leggi, corsi, eventi giganteschi, flussi, non è fatta di atomi indipendenti, e questo, fortunatamente, non lo dico io ma è opinione della maggioranza degli esperti di Storia ormai da tre secoli (non che, comunque, prima si pensasse che eventi tanto piccoli fossero fondamentali) debbo dunque ammettere che, benchè importanti pochissime volte, non possono essere discriminanti se un Ucronia è "buona" fra mille virgolette, o no. La storia non si costruisce sui chiodi, ma sui popoli e sulle economie».

Quali conseguenze ne possiamo trarre? Direi due a seconda dell'accezione di "ucronia":

1) nell'Ucronia narrativa (definibile "Letteraria", non perché debba per forza - anzi in realtà solo raramente - riguardare opere letterarie, quanto piuttosto perché essa stessa si configura come prodotto artistico coerente anzitutto alla propria struttura) privilegeremo volentieri le idee che stupiscono o per particolare divergenza a partire da variazioni minime oppure per particolare simmetria ad onta di una o più divergenze cospicue o comunque perché si distinguono nell'oceano delle innumerevoli alternative più per una peculiare combinazione di tratti che per forza della verisimiglianza *rispetto alla Storia* - che è diversa dalla verisimiglianza in generale);

2) nell'Ucronia teoretica o filosofica (definibile "Storica", non perché lo sia più di quella Letteraria - che può esserlo alla stessa stregua - ma perché ha concretamente avuto un'esistenza nel pensiero diretto al loro futuro da parte dei Protagonisti delle scelte storiche) tenderemo a focalizzare preferibilmente anzitutto le eventalità la cui realizzazione o almeno la cui causa più vistosamente necessaria è stata davvero imminente in qualche momento storico.

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Passiamo alla proposta di Generalissimus:

L'Africa è saldata alla Penisola Arabica, quindi non esistono né l'Istmo di Suez né il Mar Rosso. Perciò costruire il Canale di Suez è impossibile e per raggiungere l'oriente è obbligatorio circumnavigare l'Africa, doppiare Capo Horn o usare i percorsi terrestri. Quali le altre conseguenze?

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Gli replica Basileus TFT:

Immaginando che la zona sia un bel deserto, direi che fin dall'inizio gli egizi la trascurano tenendosi solamente la costa mediterranea e presumibilmente spingendosi più duramente in Palestina, oltretutto senza la possibilità di pesca e navigazione del mar rosso la civiltà egizia sarebbe ancora di più incentrata sul Nilo, in particolare sul fertile delta. Non ricordo se è da quell'area che prendevano l'arenaria, il marmo rosso e il sale, nel caso fosse così e ovviamente queste risorse non fossero disponibili dovrebbero spingersi più a nord nella Nubia per cercarle, consolidando il dominio sulla foce del Nilo. Magari una civiltà egizia in Sudan sopravvive e si mantiene staccata dall'ellenismo. Cesarione non tenta la fuga in Africa, ma in Sudan. Priva di qualsiasi utilità l'area viene lasciata a se stessa dai romani, durante il medioevo e via dicendo. I Mamelucchi e gli ottomani saranno una potenza a loro volta maggiormente incentrata sul mediterraneo, spingendosi alla conquista del nord africa occidentale. L'Inghilterra prima e l'Italia poi non colonizzano il corno e le zone circostanti, la seconda forse può prendersi il sultanato di Aceh, l'Inghilterra occupa la costa somala.

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Ecco l'autorevole parere di Perchè No?:

Sarebbe la fine del ruolo strategico del Sinai e della Palestina nella storia. L'Egitto sarebbe più vulnerabile alle incursioni beduine da Est, e lo sforzo militare per proteggere il paese farebbe sì che la zona palestinese non sarebbe stata un obiettivo particolarmente importante come è accaduto nella nostra Timeline. Ho i miei dubbi sulla nascita della cultura ebraica, nata dagli incontri e dalla prossimità dell'Egitto. E Napoleone non avrà motivi per m in acciare L'Egitto...

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E Iacopo aggiunge:

Probabilmente la lingua e la civiltà egizie in senso stretto non sopravvivono alle invasioni aramee del 2500-2350 a.C., e tutta la Mezzaluna da Cartagine a Babilonia è semitizzata.

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Non è finita. Rovistando nel sito Strangemaps, Iacopo ha trovato la seguente cartina, tratta da questo link:

ed ha proposto di costruirci su un'altra ucronia fantageografica. Ma Lord Wilmore ha così commentato:

Credo che una situazione del genere si sarebbe potuta ottenere solo in caso di mancata saldatura tra la Siberia e la Cina nell'era Paleozoica a formare la Sinorussia, che poi si fonde con la Laurenzia per dare vita alla Laurasia. In pratica, l'antico oceano che separava Siberia e Cina non si è mai chiuso. Ma allora come si è formata la catena dell'Himalaya? Essa è dovuta allo scontro tra Asia e India, ma se al posto dell'Asia si ha un oceano, la catena dell'Himalaya non si solleva, si solleverà quando l'India si scontrerà con la Siberia tra milioni e milioni di anni. Purtroppo la cartina in questione è assurda dal punto di vista geologico...

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Pedro Felipe ha un'altra freccia al suo arco:

Ecco un'altra ucronia geografica ancora più impegnativa: cosa succede se per qualche motivo l' "allargamento" della Rift Valley è più rapido e questa si spacca prima? Avremo un'enorme fiordo che va dal Mar Rosso alla regione dei Grandi Laghi e che separa gran parte dell'Africa Orientale dal resto del continente, col quale comunica con un istmo a sud. Un simile sconvolgimento geologico potrà davvero mettere a rischio la nascita della specie umana, visto che renderebbe il clima della culla dell'umanità molto diverso da quello che ha favorito l' evoluzione umana. E se invece l' uomo nasce lo stesso? Quali sarebbero le conseguenze in epoca storica? La più importante che mi viene in mente è questa: niente grandi laghi=niente Nilo, dunque addio alla civiltà egizia, e le altre civiltà della zona si sviluppano in modi diverso senza l' ingombrante presenza degli egizi. Inoltre possiamo anche ipotizzare che la frattura proseguirà anche a nord del Mar Rosso, inondando la valle del Giordano, quindi la Palestina sarà leggermente più isolata: gli Ebrei vanno da un' altra parte? Altra conseguenza importante: un Mar Rosso cosi grande e relativamente calmo in quanto isolato dall' Oceano, sarà una naturale via di comunicazione tra il Mediterraneo e l'Africa orientale e meridionale: possibile nascita di colonie fenicie, minoiche e successivamente greche? I Romani si lanceranno alla conquista delle savane? Quali altre conseguenze vi vengono in mente?

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*Bhrg'howidhHô(n-) non manca certo di rispondergli:

Senza approfondire le cause geologiche e prendendo per buono lo scenario con l'Uomo Moderno ma senza Egitto, non ci sarebbero né Ebrei né Semiti e gli Indoeuropei rimarrebbero uniti, non ci sarebbe un particolare ruolo del sinecismo di *Hrohmahₐ (> *Rōmā), tutta l'Indoeuropa si manterrebbe come una sorta di Grande India.

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Al che Pedro Felipe gli replica:

Addirittura conseguenza di tali proporzioni? Se hai tempo, puoi brevemente spiegarmi perchè gli indoeuropei rimarrebbero uniti e in che senso tutto sembrerebbe una grande India? Grazie!

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*Bhrg'howidhHô(n-) non si fa certo pregare:

Molto schematicamente: dal punto di vista linguistico, le lingue semitiche e camitiche (incluso l'egizio) sono strettamente apparentate, mentre l'ulteriore affiliazione genalogica con il cuscitico, l'omotico e il ciadico (complessivamente chiamati tutti e cinque "famiglia afroasiatica") è più controversa e ultimamente revocata in dubbio in modo perentorio; le lingue indoeuropee sono più o meno imparentate con tutte le famiglie dell'Eurasia (che, nella Geografia dell'Età Glaciale, comprende anche le Americhe), incluso abbastanza chiaramente il (camito-)semitico. Dal punto di vista genetico, le popolazioni dell'Eurasia (Americhe comprese), incluse quelle storicamente di lingua semitica, sono sicuramente apparentate in modo più stretto che con qualsiasi popolazione africana, senza eccezione per quelle di lingua afroasiatica diversa dal semitico se non nel caso del camitico. Per conciliare tutti questi dati, il modello esplicativo relativamente più economico sembra, allo stato attuale della questione, quello che interpreta le lingue camito-semitiche come il risultato dell'«africanizzazione» linguistica di popolazioni eurasiatiche altrimenti imparentate con le altre famiglie del proprio Macrocontinente e in particolare con la più vicina, l'indoeuropeo: di questo processo si può addirittura riconoscere un'ultima fase nell'assimilazione del Basso Egitto (indoeuropeo) da parte dell'Alto Egitto (camitico) nel Periodo immediatamente Predinastico e in generale il meccanismo sarebbe stata la periodica alternanza di 'fioritura' e desertificazione del Sahāra con la conseguente pressione demografica in direzione Sud-Ovest - Nord-Est nel Bacino del Nilo, concretamente appunto l'africanizzazione delle popolazioni di lingua e stirpe eurasiatica, di cui le prime sarebbero divenute camitiche, responsabili a loro volta della 'camitizzazione' degli Eurasiatici del Basso Egitto e contemporaneamente del Vicino Oriente, i Semiti.

Nel frattempo, una vasta area - più conservativa - dell'Eurasia Occidentale, in conseguenza delle individuazioni etniche e linguistiche ai suoi margini, finiva per caratterizzarsi ('in negativo') come Indoeuropa, una sorta di grande Subcontinente (appunto come l'India) dell'Eurasia, contraddistinto da una generale povertà di innovazioni e perciò accomunato da una relativa vicinanza all'unico elemento che univa tutti, la comune origine. In prosieguo di tempo, con la Rivoluzione Agricola e poi Urbana nel Vicino Oriente (come in Egitto e nel Bacino Indo-Gangetico), le tribù sudoccidentali di questo Subcontinente indoeuropeo e quelle semitiche nordorientali si sono trovate più strettamente a contatto tra loro e col sumerico (a sua volta una delle ultime etnie distaccatesi dall'area conservatrice indoeuropea) e hanno dato origine, come noto, alle Civiltà Mesopotamiche, nonché - meno risaputamente - alle potentissime 'onde' innovative linguistiche e culturali che hanno trasformato - al contempo spezzando - l'unità indoeuropea da un lato e quella semitica dall'altro (il fondo storico del Mito di Babele, che non si riferisce all'Origine delle Lingue, ma alla frammentazione della più diffusa lingua preurbana).

Se il Punto di Divergenza elimina uno dei passaggi cruciali, il ruolo di mediazione linguistica dell'Egitto, ne consegue che - a parità di tutto il resto - il centro di innovazione linguistica e culturale rappresentato dalle Civiltà Urbane Mesopotamiche non avrebbe incluso l'elemento 'africanizzato' costituito dagli Eurasiatici camitizzati - i Semiti - e quindi avrebbe agito in senso esclusivamente centripeto, senza diffondere innovazioni dirompenti (perché nate da una doppia stratificazione interlinguistica) nel resto del proprio territorio omoglotto (l'Indoeuropa), bensì portando a una situazione di tipo romano (ecco perché il ruolo di Roma sarebbe stato, a suo tempo, molto meno gravido di conseguenze) o meglio ancora cinese, dove un intero Subcontinente (se si può definire così) ha continuato a essere un'unica Nazione.

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Passiamo alla proposta di William Riker:

Cinque milioni e mezzo di anni fa, a causa dell'ostruzione dello stretto di Gibilterra, il Mediterraneo restò isolato dall'Oceano Atlantico, e quindi non fu più in grado di compensare l'evaporazione con le precipitazioni e con l'apporto dei fiumi. Ciò lo portò a ridursi ad un'immensa distesa arida, zeppa di depositi di sale, la cui base in alcuni punti raggiungeva i 4 km al di sotto del livello degli oceani. Questo evento è oggi noto come Crisi di Salinità del Messiniano, dal nome del periodo geologico in cui ebbe luogo. Solo 700.000 anni dopo, all'inizio del Pliocene, l' innalzamento del livello del mare riaprì lo stretto di Gibilterra e il Mare Nostrum rinacque con una spettacolare cascata (Alluvione Zancleana).

Che accade se la Crisi di Salinità per qualche ragione geologica non ha luogo? Prima di questo evento il bacino aveva un clima nettamente tropicale, per cui è probabile che questa situazione permarrà, ed il famoso "clima mediterraneo", temperato ed adatto al sorgere delle prime civiltà umane, rsterà una chimera.

Ma la Crisi di Salinità ebbe anche effetti globali: la quantità d'acqua evaporata dal Mediterraneo dovette essere redistribuita per opera delle precipitazioni negli oceani di tutto il mondo, provocando un innalzamento del livello del mare pari a circa 10 metri; lo stesso Mediterraneo imprigionò ne i propri fondali una percentuale significativa (almeno il 5 %) del sale prima disciolto nelle acque oceaniche: questo portò ad una diminuzione della salinità media delle acque marine, innalzandone la temperatura di congelamento. Le acque oceaniche quindi passarono più facilmente allo stato di ghiaccio in presenza di basse temperature, abbassando la temperatura media della Terra e costituendo forse una delle cause concomitanti del successivo innesco delle grandi Glaciazioni Quaternarie.

E se tutto questo non ha luogo e le Glaciazioni in Europa avvengono su scala molto più ridotta? L'Uomo di Neanderthal probabilmente non vedrà mai la luce. Inoltre, il disseccamento del Mediterraneo provocò sicuramente drammatiche variazioni climatiche in tutta l'area e nelle regioni adiacenti, condizionando la distribuzione delle specie viventi e la loro migrazione; come cambia la popolazione del mondo in assenza di esso?

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Cui risponde Lord Wilmore:

Penso che un Mediterraneo tropicale avrebbe impedito l'evolversi sulle sue coste di culture cittadine monumentali come noi le conosciamo. Probabilmente la culla delle prime civiltà sarebbero state la Cina e le isole giapponesi, forse anche gli altopiani del Messico e della California. Gli Indoeuropei dal centro dell'Asia sarebbero discesi in Estremo Oriente, scacciando i popoli mongolici a sud, verso l'Indocina e l'Indonesia, mentre India e Cina sarebbero state popolate da genti arie. Al posto dell'Impero Romano avremo un impero cinese esteso dal Mar Giallo al Tibet e forse all'alta valle del Mekong. Possibili stati nazionali bantù anche nell'Africa Nera. L'equivalente di Cristoforo Colombo (o di Cheng He) attraverserà il Pacifico e scoprirà l'America sbarcando in California; indoarianizzazione del mondo a partire da ovest verso est, non da est verso ovest. L'Europa sarà divisa in colonie degli stati estremorientali come le nostre Africa ed Indocina, il Giappone prende il posto dell'Inghilterra e da lì sono fondati gli Stati Uniti, con il New England (o il suo corrispondente), Washington inclusa, sulla costa pacifica anziché atlantica. Oggigiorno l'Europa sta ascendendo (con che popolazione?) come la Cina della HL. Che ne dite?

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C'è spazio anche per l'idea di MattoMatteo:

A causa della spinta della placca Africana, Corsica e Sardegna sono saldate in un'unica isola. Cosa accade?

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Cui risponde il nostro *Bhrg'howidhHô(n-):

Nelle «Ucronie (o qui Utopie) Geografiche», per quelli di noi che aderiscono all'Ipotesi del Multiverso, si tratta di descrivere Ergocronotopi nei quali oscillazioni subatomiche iniziali hanno innescato una catena di eventi tale che tutto si è svolto come nel nostro Ergocronotopo, ma con la differenza di quei soli movimenti convettivi responsabili direttamente (per la Tettonica) o indirettamente (per l'Idrografia) della differenza geografica fra quell'Ergocronotopo e il nostro.

Un'Ucronia Storica, al contrario, rappresenta una variazione che parte dal nostro stesso Ergocronotopo (e in particolare ne diverge sul piano di una scelta di comportamento umana; le Ucronie che partono da una Divergenza Meteorologica, per esempio, o anche una diversa Natura Umana, più pacifica o più aggressiva, ricadono invece nella precedente categoria).

 Data la pluralità di Ergocronotopi, l'Ucronia o Utopia Geografica deve in pratica individuare quello (o il gruppo di quelli) che presenta(no) le caratteristiche volute (e nessun'altra divergenza, quindi a esclusione di quelli che hanno bensì tali caratteristiche, ma anche altri cambiamenti, per esempio la mancata Evoluzione dei Primati - questa espressione non offende nessuno, vero? - oppure la mancata trasformazione delle lingue quando non dovuta direttamente o indirettamente al Punto di Divergenza).

È quindi molto difficile escludere qualche conseguenza; tanto per fare un esempio, se (a causa della spinta della placca africana) Corsica e Sardegna sono saldate in un'unica isola, nascerà lo stesso l'Uomo? Immagino di sì, se l'Ergocronotopo differisce dal nostro esclusivamente per l'emersione - fino ai nostri giorni - del collegamento terrestre fra le due Isole e non per altri possibili effetti della causa prima che ha indirettamente determinato tale emersione. Ci saranno lo stesso Roma, il latino, l'Impero Romano? A tali condizioni, immagino ugualmente di sì (e perciò l'Isola si potrebbe chiamare *Corsiserdegna - più probabilmente che †Corserdegna, perché la sincope della terzultima silaba di *Corsisardī > *Cors[i]serdī sarebbe inibita dal fatto che la precedente termina per consonante - o *Sardicorsica; Corsegna designerebbe invece il territorio di un popolo di nome *Corsinī).

Probabilmente potrebbero cambiare i rapporti di Napoglione Buonaparte con Pasquale Paoli, ammesso che la famiglia Buonaparte arrivi in *Corsiserdegna/*Sardicorsica e questa pervenga infine alla Francia dopo essere stata probabilmente tutta spagnola.

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MattoMatteo annuisce:

In effetti la storia della Corsegna... anzi, Corsisedegna, come fai notare tu... probabilmente divergerebbe (sensibilmente) da quella della HL solo a partire dalla disgregazione dell'impero romano d'occidente, con l'isola contesa da francesi e spagnoli.

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Così *Bhrg'howidhHô(n-) ha sviluppato questa ucronia:

Se passiamo in rassegna i rispettivi periodi storici, forse possiamo sintetizzare così (scelgo tutte date di fatti storici reali della Sardegna o della Corsica, tranne quando lo segnalo esplicitamente):

456: conquista da parte dei Vandali
534: conquista bizantina (Belisario)
594: conversione del principe Ospitone di Barbagia (quindi inizio del completamento della latinizzazione)
704, 713: prime incursioni saracene
725: conquista longobarda (Liutprando)
774: conquista franca (Carlomagno)
806, 807, 810: Saraceni
828: Bonifacio II di Tuscia
830, 846: incursioni di Saraceni di Corsiserdegna a Roma
859-930: Saraceni
930: Berengario II (Re d’Italia 950-961)
962: Adalberto II
965: Ottone, Marca di Toscana
973-983 (Ottone II): Obertenghi Adalbertini Marchesi di Massa e Parodi
1015-16: Mujāhid ibn ‘Abd Allāh al-‘Āmirī di Dénia e delle Baleari (fino al 1044)
1077: Papato
1090: amministrazione civile a Pisa
1164: costituzione del Regno di Corsiserdegna nel Sacro Romano Impero
1165: Investitura all'Arcidiocesi di Pisa
1217: annessione allo Stato Pontificio
1239-1249: Re Enzo
1297: Regnum Corsiserdiniæ [nome ucronico rispetto a «Regnum Sardiniæ et Corsicæ»]
1323: annesso al Regno d'Aragona
1347-1447: Guerra dei Cent'Anni [termine ucronico] fra Aragona e Genova
1350-1355: Prima Signoria Viscontea
1396-1409: Prima Signoria Francese
1421-1436: Seconda Signoria Viscontea
1447: Di nuovo allo Stato Pontificio con Infeudazione a Genova
1453: Primo Governo del Banco di San Giorgio
1453-1462: Rivolte antigenovesi
1464-1466(-1478): Primo Periodo Sforzesco
1477-1494: Guerra di Successione di Oristano
1484-1487(-1499): Secondo Periodo Sforzesco
1492-1511: Secondo Governo del Banco di San Giorgio
1499-1505: Seconda Signoria Francese
1507-1512(-1514): Terza Signoria Francese
1514-1553: Terzo Governo del Banco di San Giorgio
1515-1522: Quarta Signoria Francese
1527-1528: Quinta Signoria Francese
1553-1559: Annessione diretta alla Francia
1559-1562: Quarto Governo del Banco di San Giorgio
1563-1569: Rivolta di Sampiero di Bastelica e del figlio Alfonso
1569: Pio V investe Cosimo de' Medici Granduca di Toscana [aggiunta ucronica: e Re di Corsiserdegna]
1570: Conquista turca [ucronica]
1571: Battaglia di Lepanto e conseguente Unione Personale della Corsiserdegna col Regno di Spagna [in realtà della sola Sardegna dal 1475/1516]
1637: Invasione francese di Oristano
1700: Filippo V di Borbone
1708: Carlo d'Asburgo-Austria
1713 (aprile-luglio): Massimiliano II Emanuele di Baviera
1713-1717: Carlo VI
1717-1720: Filippo V
1720: Carlo VI riottiene la Corsiserdegna senza scambiarla con la Sicilia Sabauda [ucronico]
1730-1732, 1733-1735: Rivolte antiimperiali
1736 (marzo-novembre): Re Teodoro di Neuhoff
1745-1748: Rivolte e spedizione austro-anglo-sabauda [ucronica la contrapposizione delle due]
1755-1569: Stato della Nazione Corsiserda di Pasquale Paoli [ucronico l'etnico]
1792 [in realtà 1790, impossibile in questa ucronia]: Dichiarazione di Guerra della Francia all'Austria e ritorno di Pasquale Paoli in Corsiserdegna, d'intesa coi Buonaparte locali
1793: Rottura fra Pasquale Paoli (Girondino) e i Buonaparte e i Saliceti (Giacobini), mandato d'arresto per Paoli (aprile) e proclamazione da parte di quest'ultimo della Secessione dalla Francia (luglio)
1793-1796: Regno di Corsiserdegna [ucronico il nome] sotto Protettorato Britannico
1796: Riconquista francese (Napoleone Bonaparte e Giovanni Maria Angioy)
1798: Rivolta della crocetta
1800: Fallito sbarco nel Fiumorbo di Fuoriusciti
1814: Proclamazione di Bastia del Governo Provvisorio di Salvatore Viale
1814-1815: Il Congresso di Vienna riassegna la Corsiserdegna all'Austria [ucronico]
1815-1818: Guerra del Fiumorbo
1859: Napoleone III conquista e annette la Corsiserdegna [ucronico]
1942: Occupazione Italo-Tedesca
1943 (13. settembre): Anschluß al Reich [ucronico], (5. ottobre) Annessione alla «Francia Libera».

Nel 1718-1720 non viene deciso lo scambio asburgo-sabaudo dei due Regni perché la vicinanza alla Toscana (in previsione della successione di Gian Gastone de' Medici a Cosimo III) rende la Corsiserdegna più importante della Sicilia per Carlo VI.
Ovviamente è il ritorno di Pasquale Paoli, non la Dichiarazione di Guerra della Francia all'Austria (1792), a essere in realtà del 1790 e impossibile così presto in questa ucronia.

Le «Utopie Geografiche» in cui la Divergenza è minima come questa permettono Ucronie allegoricamente leggibili, nelle quali il piccolo tratto di Terra Emersa in più (o in meno, se caso) svolge la stessa funzione che in un'Ucronia Storica avrebbe una diversa decisione umana (per esempio, nel nostro caso la stessa Cronologia si potrebbe applicare a un'Ucronia in cui il Regno di Sardegna e Corsica è una realtà più difficilmente spartibile che nella Storia effettiva).

Inoltre un secondo aspetto rende le due Isole particolarmente adatte alle Ucronie. Entrambe hanno conosciuto, dopo l'Età Romana, le Fasi Vandalica, Bizantina, Saracena, del Sacro Romano Impero e Sveva, Pontificia, Toscana (Pisana), Genovese, Viscontea (sia pure in due forme diverse) e, con differente durata, Sabauda, infine il Regime o l'Occupazione Fascista e Nazista; peculiari della Sardegna sono il lungo e trilingue Periodo Aragonese/Spagnolo (fino al primo Borbone), l'assegnazione ai Wittelsbach e il Decennio Austriaco (in Corsica limitato a pochi mesi di Intervento Imperiale), della Corsica invece le Tappe Sforzesche, del Banco di San Giorgio, Britanniche e soprattutto Francesi (oltre al fatto di essere stata Obiettivo Ottomano e Mediceo). Come si può osservare, l'Insieme dei Territorî controllati da ciascuna Potenza Egemone nel Periodo in cui dominava l'una o l'altra delle due Isole coincide con l'intera Europa Occidentale e Centrale.

La stessa caratteristica accomuna la Sicilia e Malta e fenomeni analoghi si verificano per le Baleari e le Isole Ionie; con altre Potenze, per Creta e Cipro. Di solito se ne trae la conclusione che le Isole (Maggiori), essendo contese da tutti, non devono essere di nessuno.

A me sembra che una tale conclusione sia come mandare in Orfanotrofio la Prole contesa (o in Convento una Nubile con due o più Pretendenti) e, siccome non so cosa pensino di queste situazioni i varî Ucronisti, non proseguo il ragionamento.

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Tommaso Mazzoni sorride:

Le isole sono sempre divertenti da sviluppare come stati sovrani.

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Ma *Bhrg'howidhHô(n-) lo prende sul serio:

Beh, allora propongo di considerare l'Euroafroasia come Isola, come fa Mackinder. Per la precisione è un Arcipelago; fino a pochi millenni fa comprendeva in continuità territoriale anche la grande Penisola Orientale chiamata Grande Irlanda.

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Tommaso scuote la testa:

Grossina come isola. Troppi chilometri, troppe religioni, troppi popoli e troppe culture per farne uno stato solo, in maniera armonica, secondo me; io credo che in Eurasiafrica Continentale almeno una Dozzina di stati ci vogliano. Sacro Romano Impero (Tutta l'Europa Cattolica), Impero Scandinavo (Tutta l'Europa Protestante) Impero Bizantino (Tutta l'Europpa Ortodossa, inclusa la Russia fino agli Urali, ma senza Cecenia e Daghestan, l'Anatolia , il Libano, e la Palestina. L'Impero Timuride (Cecenia Daghestan, Anatolia, e tutti gli stati delle Steppe fino alla nostra Russia Orientale e la Mongolia.) L'Impero Cinese, esteso anche su tutta l'Indocina e la Corea. L'impero Persiano, esteso su Siria, Iraq, Iran, Azerbaijan, Afghanistan, Pakistan Kashmire e Bangladesh. L'Impero Indiano, l'impero Mamelucco (esteso su tutta l'Africa bianca, e sulla costa occidentale dell'Africa.) L'Impero Abissino esteso su tutta l'Africa Orientale, il Mutapa esteso su tutta l'Africa Centro-orientale, e l'Impero Zulu esteso su tutta l'Africa Meridionale.

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Federico Sangalli obietta:

Io mi accontenterei di: Federazione-Confederazione-Stati Uniti d'Europa (Francia, Spagna, Portogallo, Italia, Austria Germania, Slovenia, Croazia, Serbia, Montenegro, Grecia, Albania, Romania, Bulgaria, Cipro, Malta, Ungheria, Moldavia, Slovacchia, Cechia, Polonia, Danimarca, Norvegia, Islanda, Groenlandia, Svezia, Finlandia, Lettonia, Estonia, Lituania, Scozia e Irlanda; con eventuale aggiunta di Bosnia, Macedonia e Svizzera, forse pure di Georgia, Ucraina occidentale e Armenia e il ritorno inglese), Unione Euroasiatica (Federazione Russa, Bielorussia, Ucraina orientale, forse anche Azerbaijan, Transinistria e Ossezia), Federazione CentroAsiatica-Turcomanna (Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tajikistan, Kirghizistan, Uyguristan e parte dell'Afghanistan), Grande Mongolia (Interna ed Esterna), Tibet, Repubblica Federale Cinese (comprendente Taiwan e nel caso, visto la sostituzione etnica in corso, il Tibet), Repubblica Unita di Corea, Giappone (con le Isole Kurili), Unione Indocinese (Viet Nam, Cambogia, Laos, Thailandia, Myammar, Malesia, Singapore, Brunei), Unione Indiana (magari con Nepal, Bhutan, Bangladesh e Sri Lanka) e una Repubblica Federale Pakistana (con anche buona parte dell'Afghanistan, Jammu e Kashmir), uno stato Sikh, una Comunità del Pacifico ( con Australia, Nuova Zelanda, Indonesia, Timor, Papua Nuova Guinea, Filippine, Isole varie), in Africa una Federazione dell'Africa Occidentale a guida senegalese, costa ivoriana e ghanese, una Nigeria del Nord è una Nigeria del Sud, Gran Camerun (con Biafra, Repubblica Centroafricana e Guinea Equatoriale), Grande Congo Unito, Federazione del Sahara (Mali, Chad, Niger, forse Mauritania), Darfur, Sud e Nord Sudan, Egitto, Tripolitania e Cirenaica, Tunisia, Algeria, Marocco, Sahara Occidentale, Unione del Corno d'Africa (Etiopia, Somalia del Sud e del Nord, Eritrea, Gibuti, forse Kenya), Gran Tanzania (con Ruanda, Burundi ed Uganda), Mozambico, Madagascar, Angola (con la Namibia), Repubblica Federale Sudafricana (con Botswana, Lesotho, Swaziland, Zambia e Zimbabwe);in Medio Oriente Turchia, Kurdistan, Grande Armenia (con Nagorno e pezzo di Turchia), Israele, Palestina, Emirati Arabi Uniti (con anche Bahrein, Qatar, Kuwait, Oman, Arabia Saudita), Grande Iran (con Belucistan, parte dell'Afghanistan e dell'Iraq Sciita), Regno Unito di Giordania, Iraq e Siria (con l'Iraq e la Siria sunnite), Repubblica di Laodicea (Siria Sciita+ città libanese di Tripoli), Libano, Yemen; in America Quebec, Stati Uniti d'America (estesi al Canada, Portorico, un bel po' di isole dei Caraibi, Messico, Haiti, Repubblica Domenicana, Belize), Confederazione Bolivariana (Colombia, Panama, Venezuela, Perù, Bolivia, Cile, Paraguay), Repubblica Federale Centroamericana (Nicaragua, Costarica, Guatemala, El Salvador, Honduras), Grabde Argentina (con le Faklands e forse l'Uruguay), Gran Brasile (con le Guyane e forse l'Uruguay). Poi è possibile unire due o più di queste nazioni ma è un passo successivo.

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Per concludere, ecco il pensiero in proposito di *Bhrg'howidhHô(n-):

Segnalo il seguente schema comparativo-contrastivo sul piano linguistico:

1) nella parte occidentale dell'Eurasia la Macrofamiglia Linguistica di riferimento è il nostratico o euroafroasiatico (costituito da afroasiatico o camito-semitico, , drāviḍico, caucasico meridionale ed eurasiatico, a sua volta composto da indoeuropeo, uralico, altaico, paleosiberiano, eskimo-aleutino e forse amerindio; l'indoeuropeo è anche strettamente apparentato col caucasico settentrionale attraverso il nodo protopontico), nella parte orientale lo è l'austrico, ossia l'insieme di sino-tibeto-birmano, hmong-mien (miao yao), daico (kam-thai), austroasiatico (munḍā-mon-khmer) e austronesiano;

2) entro queste due macrofamiglie risaltano nel primo caso la famiglia indoeuropea, nel secondo quella sino-tibeto-birmano, l'una articolato in una cinquantina di classi, la seconda in quaranta;

3) le maggiori classi indoeuropee per popolazione ed estensione sono l'ario o indoīrānico (īrānico e indoario), il baltoslavo (baltico e slavo), il germanico e il neolatino; le maggiori sinotibetobirmane sono appunto il sinitico, il tibetano (bodico) e il lôlô-birmano (yo / ngwi / niso);

4) la lingua indoeuropea con maggior numero di parlanti (monoglotti o bilingui) è l'inglese, della classe germanica, ma fortissimamente influenzata dalla classe (neo)latina (dove a loro volta spiccano per numero di parlanti ed estensione geografica il castigliano, il portoghese e il francese, tutte lingue romanze occidentali); il maggior numero di parlanti entro la famiglia linguistica sino-tibeto-birmana è notoriamente quello dei Cinesi Hàn, all'interno della classe sinitica (gli altri cosiddetti «dialetti» cinesi differiscono fra loro come le lingue romanze).

Fatte queste proporzioni dialettometriche, ci possiamo chiedere chi siano precisamente gli Omologhi Occidentali («Occidente» si riferisce all'Occidente dell'Eurasia) dei Cinesi, sia in senso stretto come Hàn sia in senso lato come Classe Linguistica. Notiamo anzitutto che i Cinesi in senso lato rappresentano una Classe Linguistica formata da lingue parlate da persone le quali, man mano che si procede da Nord a Sud, geneticamente discendono da Etnie di lingua non cinese; inoltre, come ben noto, in Tibet, Xīnjiāng, Mongolia Interna e soprattutto Manciuria i Cinesi Hàn sono per la maggior parte Immigrati relativamente recenti.

Anche i Parlanti di inglese, francese, castigliano e portoghese sono da un lato in gran parte discendenti di Locutori di lingue di sostrato (fra l'altro, in questo caso, complessivamente molto simili fra loro, in quanto quasi tutte celtiche) e, dall'altro, nelle Neoeurope (Americhe, Sudafrica, Oceania), sono in notevole maggioranza Immigrati (volontarî o forzati) di questi ultimi Secoli (negli Stati Uniti, il 70% dei Cittadini si dichiara di ascendenza [anche] tedesca).

Se dunque consideriamo - come è d'abitudine - gli Anglofoni quali Omologhi Occidentali degli Hàn, è necessario estendere l'Omologia dei Cinesi in senso lato (Locutori di «cinese» = lingue sinitiche), dentro o al di fuori della Cina, a tutti gli Ispanofoni, Lusofoni e Francofoni oltre che Anglofoni.

Sulla base della forse sorprendente ma incontestabile dichiarazione genealogica del 70% degli Statunitensi e della constatazione linguistica obiettiva che l'anglosassone è parte integrante del germanico occidentale (e che i Frisoni sono sempre stati annoverati fra i Tedeschi, oltre al fatto che gli stessi Angli e Sassoni si definivano «Þeódiscas»; <Þ> = <Th>), dobbiamo includere l'Anglosfera nella Germania (come esposto nell'ucronia su/senza Carlo Alberto).

Bisogna concluderne che gli Omologhi Occidentali dei Cinesi sono tutti i Celto-Romano-Germanici (= Portoghesi, Spagnoli, Francesi &c., Svizzeri, Austriaci, Tedeschi, Lussemburghesi, Belgi, Olandesi, Inglesi, Gallesi, Scozzesi, Irlandesi e loro Discendenti nelle Neoeurope; in «&c.» rientrano anche le Regioni vicine) e in effetti tutte queste Popolazioni presentano una nettissima affinità genetica (predominanza assoluta dell'Aplogruppo R1b nel Cromosoma Y). È curioso constatare che i Celtoromanogermanici sono complessivamente circa 1˙700˙000, come i Cinesi. Queste sono le proporzioni oggettive ai (e fra i) due Estremi Longitudinali dell'Eurasia.

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