La Seconda Repubblica di Genova


Questa è la proposta di Hurmar:

Nell'Aprile 1849 si svolge il cosiddetto "Sacco di Genova". I bersaglieri di La Marmora, nella loro prima uscita ufficiale, fanno il bello e il brutto a Genova. A questo punto però Genova si solleva con una rivolta in grande stile e respinge i bersaglieri. Il caso non può essere più minimizzato, i corrispondenti da Genova sui giornali fanno una campagna in cui si denunciano le efferatezze dei bersaglieri. L'indignazione popolare rischia di minare il successo dei successivi plebisciti. Che succede dunque? Si può immaginare una Repubblica di Genova che fa un accordo con i Savoia mantenendo l'indipendenza, le potenti banche genovesi restano ai genovesi e la gestione dell'economia anche, Genova potrebbe diventare una specie di Svizzera del Sud. Sviluppi?

 

Ed ecco il parere del grande *Bhrg'howidhHó(n-):

1) Atteggiamento delle Potenze:

Austria: temutissima dagli Insorti, in realtà ha buon gioco a proporre a Vittorio Emanuele II una spedizione repressiva, respinta dal Re, che teme di più una presenza asburgica in una Genova sabauda rispetto a una Genova indipendente ma neutrale (anche se ovviamente non benevola nei confronti del Piemonte). Lo stesso interesse austriaco, con Venezia ancora rivoltosa, è di evitare una dispersione eccessiva delle proprie truppe; inoltre Francesco Giuseppe I vede di buon occhio una diminuzione della potenza sabauda e comunque è in grado di controllare, grazie all'occupazione di Alessandria (oltre che della Lomellina), la diffusione di eventuali derive rivoluzionarie genovesi.

Inghilterra: dopo la cattura di La Marmora da parte dei Genovesi (!), il Commodoro Britannico è svincolato dagli obblighi di appoggio ai Bersaglieri e lascia via libera al Console perché prenda col nuovo Governo municipale gli accordi più opportuni per la tutela degli interessi della propria parte. Principale obiettivo inglese è il consolidamento dell'indipendenza siciliana, il cui conseguente indebolimento del partito austriacante (ivi borbonico) in Italia - potenziale fattore di sbilanciamento delle forze nella Penisola - verrebbe compensato appunto da un corrispettivo indebolimento sabaudo col distacco di Genova.

Francia: il Presidente Bonaparte ha appena deciso l'invio della spedizione contro la Repubblica Romana per garantirsi l'appoggio dello schieramento cattolico conservatore e per prevenire un nuovo intervento austriaco nel centro della Penisola; il distacco di Genova dal Piemonte eliminerebbe (quasi due decenni dopo l'indipendenza del Belgio) un ulteriore tassello dell'accerchiamento di Potenze regionali intorno alla Francia deciso al Congresso di Vienna e nel contempo, data la chiara lontananza genovese dall'Austria, sarebbe l'unica variazione di equilibrio a Sud delle Alpi che non si risolverebbe in un aumento della potenza asburgica.

Russia: unica Potenza ostile (anche se non particolarmente) non semplicemente a parole (come invece le tre precedenti), potrebbe eventualmente essere disponibile ad appoggiare la spedizione repressiva austriaca (come pochi mesi dopo in Ungheria e come cinquant'anni prima in Cisalpina con Suvorov).

 

2) Rapporti con il Regno di Sardegna:

Distacco: dopo la pubblicazione dell'epistolario sequestrato a La Marmora, la diffusione delle espressioni di Vittorio Emanuele contro i Genovesi segna la definitiva rottura dei legami di fedeltà a Casa Savoia. Tuttavia il nuovo Governo, smentendo un tradizionale luogo comune, promette segretamente a Torino la copertura di una cospicua parte dei 75 milioni di indennità di guerra dovuti all'Austria in cambio del ritiro dalla Lomellina e Alessandria: con ciò Genova intende soprattutto assicurarsi l'allontanamento della più temibile minaccia militare e del rischio di una ripetizione dell'esperienza del 1746.

Confini: formalmente, da Genova dipende il territorio del Ducato, che non coincide con i confini del 1797 in quanto da una parte comprende molti ex-Feudi Imperiali (particolarmente nelle Province di Bobbio e Novi), dall'altra è privo delle Province di Sanremo (allora S. Remo) e ovviamente Oneglia, entrambe incluse nella Divisione VI (Nizza). Dopo estenuanti trattative, si conviene col Parlamento di Torino lo svolgimento di plebisciti in tutti i territorî nominati.

Carloforte e Calasetta: si prevede la stipula di particolari accordi doganali che permettano il mantenimento dei rapporti con Genova.

 

3) Schieramenti politici:

Mazziniani: prevalenti nei primi mesi, perdono seguito dopo la fine della Repubblica Toscana (pochi giorni più tardi), della Repubblica Romana (tre mesi dopo) e la caduta di Venezia (24. agosto).

Indipendentisti: subentrano ai Mazziniani come partito di Governo e si mostrano decisivi nel 1860-1861.

Bonapartisti: sempre favorevoli alla vicinanza alla Francia (dall'alleanza al Protettorato all'annessione), raccolgono i politici che durante la fase napoleonica hanno conosciuto le maggiori fortune; dapprima violentemente contrastati dai Mazziniani a motivo della repressione della Repubblica Romana, finiscono poi per diventarne i più sicuri alleati, per interesse politico, dopo il 1861.

Sabaudi: in origine sostenitori di un accordo con la Monarchia e favorevoli a uno Statuo autonomo per Genova sotto sovranità sabauda, conoscono il massimo momento di attività in occasione delle vicende del 1859-1861.

 

4) Vicende storiche:

1849-1859: definizione dei confini con il Piemonte; progetto di Porto Militare alla Spezia

1859-1861: neutralità durante l'espansione sabauda e la spedizione garibaldina (da Sanremo)

1861: su insistenza dei Sabudi e con l'appoggio di parte dei Mazziniani (tranne i Repubblicani più intransigenti), viene organizzato il Plebiscito per l'unione di Genova col Regno d'Italia; vincono gli Indipendentisti con un margine ridotto. Accuse reciproche di brogli, seguite da proteste e disordini.

Solo dopo la definizione del tracciato dei confini della Repubblica e il controverso plebiscito che - per ipotesi ucronica e anche secondo la logica della situazione che si è creata in conseguenza del POD - sancisce il rifiuto genovese di confluire nel Regno d'Italia, è immaginabile che si arrivi ai postulabili mini-plebisciti delle Province di Sanremo, Oneglia, Novi e Bobbio. Come è da attendersi in plebisciti ottocenteschi, il 99,9% approva la permanenza nello Stato che organizza la consultazione (quindi Regno d'Italia nelle prime due e Repubblica di Genova nelle ultime due). Dato che i rapporti tra i due Stati sono meno cordiali di quelli intercorrenti, per esempio, tra Francia e Italia (caso reale contemporaneo di plebisciti paralleli), è verosimile che si creino tensioni nelle aree in cui il numero degli scontenti per la soluzione politica era maggiore (presumibilmente soprattutto Ventimiglia, massimamente sacrificata per la nuova perdita del retroterra rojasco e perché viene di fatto ribadita la superiorità di Sanremo e Oneglia, ancor più favorite dai Savoia dopo la rinuncia a Genova e la cessione di Nizza).

In conseguenza delle tensioni è possibile una mobilitazione militare, dall'esito scontatamente vittorioso per la Monarchia Sabauda se non fosse per l'inevitabile veto del potente alleato francese a tutela dell'indipendenza genovese, in vista di futuri progetti di espansione imperiale neobonapartista. In tale prospettiva si può anche pensare a una proposta francese di unione doganale e di fatto protettorato su Genova attraverso la mediazione di una Federazione Ligure tra Genova e Monaco, con formale mantenimento delle rispettive sovranità ("Piano Grimaldi"). Il prevedibile rifiuto genovese influisce negativamente sui rapporti con la Francia, benché senza dirette conseguenze negative a medio termine in quanto nel 1870 la costruzione neoimperiale napoleonica crolla.

D'altra parte, questo stesso fatto (fine di Napoleone III) dà via libera ai Savoia non solo a Roma, ma anche nei confronti di Genova, che tuttavia nel frattempo si è riavvicinata all'Inghilterra dopo che questa ha visto sfumare le ultime possibilità di controllo sulla Sicilia. Londra garantisce quindi l'indipendenza di Genova in maniera simile a quella del Portogallo (anch'esso interamente circondato per terra da un'unica Monarchia potenzialmente ostile), ricevendo in cambio ampie concessioni commerciali ed economiche.

L'espressione "Svizzera del Sud" usata da Hurmar potrebbe essere intesa letteralmente come (progetto di) unione doganale o persino politica con la Confederazione Elvetica, certo discutibile (soprattutto, ma non solo, per quanto riguarda l'assenso svizzero) ma pur sempre più facile nell'Ottocento (epoca delle ultime associazioni alla Confederazione - Neuchâtel - e senza più i veti austriaci che avevano proibito, per esempio, il pur desiderato ritorno di Bormio e dell'alta Val Chiavenna ai Grigioni) che nel Novecento (in cui le due Guerre Mondiali hanno reso praticamente impossibile qualsiasi spostamento dei confini elvetici: cfr. il caso della Valle d'Aosta). Il periodo ideale potrebbe collocarsi negli ultimi decenni del XIX. secolo, quando da un lato la Triplice Alleanza tra gli Imperi Centrali e l'Italia e dall'altro la rivalità coloniale dell'Impero Britannico con la Francia in Africa e con la Russia in Asia avrebbero indotto Londra a vedere di buon occhio un consolidamento della neutralità genovese e la creazione di un'area di equilibrio tra le Alpi e il Mediterraneo.

Dal punto di vista genovese, inoltre, l'associazione al sistema bancario svizzero avrebbe ridato fiato a una situazione finanziaria seriamente in pericolo a causa del blocco economico stabilito di fatto dal Regno d'Italia nei confronti del porto di Genova. Indubbiamente un'unione elvetico-genovese, pur con le prevedibili sofferenze dovute al "dazio italiano" sui collegamenti di attraversamento della Pianura Padana, rappresenterebbe la migliore garanzia dell'indipendenza della Repubblica nel Ventennio Fascista e durante il Secondo Conflitto Mondiale, anche se non bisogna minimizzare la possibilità di contrasti interni anche violenti tra i due maggiori schieramenti ideologici, gli Indipendentisti Repubblicani (governativi) e gli Unionisti Italiani (all'opposizione, ma chiaramente sostenuti dal potente Regno vicino).

*Bhrg'howidhHó(n-)


La guerra del Sonderbund distrugge la Svizzera

 

Ed ecco ora un'altra idea di Homer:

La guerra del Sonderbund, che fu una guerra di carattere politico e religioso (conservatori/cattolici contro radicali/protestanti) dilania la Svizzera e la porta a sciogliersi, quali sono le conseguenze? ecco una possibile linea di sviluppo:

1845: Nasce il Sonderbund tra i cantoni Cattolici e Conservatori contro le ingerenze del governo federale Radicale (Lucerna,Friburgo,Vallese,Uri,Schwyz,Unterwalden,Zug ai quali si aggiungono in questa LT Ticino e Soletta).

1847: Il Governo Federale decide di annientare il Sonderbund, ma questo si rifiuta e così abbiamo i primi scontri a Lucerna e a Friburgo, mentre le forze Confederali si raccolgono nel Cantone di Berna sotto la guida del Generale Dufour, le forze del Sonderbund si organizzano nella zona di Lucerna e di Uri, a sud le forze del Ticino forzano i Grigioni ad aderire alla Lega, mentre Dufour in Novembre conquista Friburgo dopo una dura battaglia costata 5000 vittime, a sud, nel Vallese arriva il supporto nascosto dei Piemontesi.
Da Zurigo le forze Confederali calano su Zug e Lucerna e a Gisikon sconfiggono le forze del Sonderbund, conquistando Lucerna a metà Dicembre. Dai Grigioni le forze Ticinesi risalgono unendosi alle forze della Lega nell'Unterwalden.

1848: In Febbraio la Rivoluzione Parigina si diffonde in tutta Europa e in Marzo dilaga anche in Italia e la lotta tra Piemonte e Austria, Frattanto in Svizzera le forze del Sonderbund contrattaccarono a Brunnen, nello Schwyz e sconfiggono le forze Confederali nella battaglia più sanguinosa del conflitto, nella quale rimangono sul terreno più di 15000 persone. Il Ticino e la parte del Grigioni Italiana e Ladina prende l'occasione di liberarsi dal Sonderbund e dalla Confederazione in un solo colpo, si solleva e si proclama Repubblica Indipendente Ticinese e il suo presidente firma con Carlo Cattaneo l'atto d'unione nel Giugno 1848. Il Sonderbund, senza le forze Ticinesi venne sconfitto nella sanguinosissima battaglia di Altdorf e la Confederazione prese il sopravvento. In Agosto i volontari Ticinesi e Lombardi combattono a Milano, dopo la ritirata Sarda, resistendo, a nord, nel cantone Secessionista Ticinese e nel Grigioni, entrano forze austriache con il pretesto di ristabilire l'ordine. A Nord i Confederali eliminano le ultime sacche di resistenza del Sonderbund. Occupazione militare Austriaca di Ticino,Grigioni e di San Gallo e dei due Appenzell per impedire possibili nuove rivolte. Al Piemonte è chiesta l'occupazione del Vallese di lingua francese come clausola di armistizio.

1849: La Confederazione chiede la restituzione dei territori occupati, l'Austria rifiuta ed è guerra. Forze Austriache entrano dal Vorarlberg e dal Ticino nella Svizzera Centrale, già aderente al Sonderbund e sua nuova adesione contro la Confederazione, dal Nord scendono forze della Baviera a Zurigo, Sciaffusa e Thurgau, mentre truppe Savoiarde entrano a Ginevra e nel Vaud. Nella Battaglia di Berna le forze Confederali sono sconfitte e la Confederazione è sciolta. Gli Asburgo hanno vinto la Svizzera dopo 400 anni: All'Austria vanno Ticino, San Gallo, Grigioni, Glarus, Appenzell Inf. e Sup., Uri, Schwyz, Unterwalden, Lucerna, Zug e Berna. Alla Baviera Thurgau, Sciaffusa e Zurigo. Ginevra e Vallese al Piemonte. Friburgo, Neuchatel, Vaud e Giura si confederano nella Lega di Friburgo. Al Baden vanno Basilea, Argovia e Soletta.

1859: Seconda Guerra d'Indipendenza Italiana, previa la cessione di Ginevra,Vallese e del beneplacito dell'Annessione alla Francia della Lega di Friburgo e lo scambio tra Savoia e Corsica, la Francia entra in guerra a fianco del Piemonte, che vince il conflitto e nell'armistizio di Villafranca, al Regno Sabaudo sono ceduti la Lombardia,il Ticino e i Grigioni più Trento.

Come continuare?

Homer


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