di Perché No?
La rivoluzione francese, che sia definita in modo stretto (1789-1815), largo (1789-1875) o internazionale (la rivoluzione atlantica 1770-1850) é stato l'evento maggiore degli ultimi 500 anni. Vorrei che la nostra discussione producesse una linea immaginaria dove la rivoluzione (o se vi piace tutta l'era rivoluzionaria) non avviene o viene troncata dall'inizio. Ovviamente questa eventualità ci permetterà di renderci conto dell'immensità dell'eredità della Rivoluzione.
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Lancio qualche proposta a mo' di invito alla discussione. In Francia nel 1789 la rivoluzione francese non avviene, perchè ? Ecco qualche possibilità:
1) Luigi XVI sa essere più deciso, il governo francese sarebbe stato dunque meno instabile (niente balletto degli ministri) con un conseguente potere meno paralizzato. Ovviamente questa decisione del re permette la definizione di una vera politica, che sia riformatrice o conservatrice. Gia solo questo avrebbe impedito la rivoluzione politica. Sempre se Luigi XVI diventa più deciso, potrà anche controllare la sua corte e le spese di Maria Antonietta.
2) Altra possibilità: la produzione agricola nel 1788 e 1789 non crolla per colpa del clima, ciò toglie il motivo economico di ribellarsi da parte dei contadini.
3) Ulteriore possibilità: la repressione militare è più feroce sin dall'inizio della contestazione, con la possibilità di una ribellione parigina presto repressa nel sangue.
4) Oppure, Luigi XVI non convoca gli Stati Generali del regno e preferisce prendere decisioni meno radicali, ciò impedisce di avviare un dibattito politico attraverso il regno e di riunire in un solo posto un vasto gruppo influente di persone educate nelle idee dei filosofi illuministi.
Conseguenze possibili sul lungo termine:
a) Le idee filosofiche di Voltaire e Rousseau rimangono ristrette a un piccolo gruppo di intellettuali (la loro diffusione nel popolo viene dopo la rivoluzione) e dunque non influenza lo sviluppo politico o solo in maniera molto superficiale. La possibilità di nascita della democrazia diventa dunque improbabile o più tardiva.
L'Europa avrebbe come unico esempio di repubblica e democrazia l'America indipendente e, in un'altro modo, la Gran Bretagna parlamentare. Questi esempi sarebbero bastati a fare nascere la speranza e la ricerca di un sistema rivale e migliore alla monarchia e l'autoritarismo? Quali sono le possibilità di vedere una rivoluzione simile scoppiare in un altro paese con lo stesso successo?
b) Senza la rivoluzione, niente guerre rivoluzionarie e niente guerre napoleoniche. Senza l'invasione e il crollo degli antichi poteri in Europa sarebbe stata possibile la nascita dei movimenti nazionali? Senza la rivoluzione é possibile che lo Stato-Nazione rimanga un fenomeno ristretto all'Europa occidentale, sopratutto Francia e Gran Bretagna, Germania e Italia non avrebbero sviluppato questa rivendicazione di unità.
c) Senza la rivoluzione la società europea potrebbe rimanere basata sulla divisione in tre gruppi, nobiltà, clero e terzo stato? La Chiesa avrebbe conservato lo stesso suo peso nella vita europea (ho dei dubbi in proposito, vedendo le riforme contro il peso della Chiesa già sotto Giuseppe II nella cattolica Austria).
d) Senza la rivoluzione é possibile lo stesso per Bolivar conquistare l'indipendenza delle colonie spagnole americane?
e) Senza la rivoluzione la Francia non avrebbe accumulato il suo ritardo in materia economica rispetto alla Gran Bretagna, sopratutto in materia di macchine a vapore. senza la rivoluzione l'economia europea avrebbe conosciuto uno sviluppo economico maggiore e uni sviluppo più rapido dell'era industriale, e forse di conseguenze anche una fase di espansione coloniale più precoce, nella prima parte del XIX secolo.
f) Quale sarebbero state le conseguenze per la letteratura senza lo sviluppo della libertà di espressione e l'esplosione delle idee? e per la pittura senza lo stile classico sviluppato da artisti come David?
g) Quali le conseguenze politiche per l'Europa, senza rivoluzione? Niente sviluppo verso le idee socialiste ma neanche sviluppo delle idee di destra in reazione. Niente polarizzazione della vita politica, che rimane soprattutto legata alla fedeltà al sovrano, a storie dinastiche e a problemi agricoli. La rivoluzione ha visto anche nascere il dirigismo economico, conseguenza interessante sul punto di vista economico (una crisi come la nostra del 2008 avrebbe potuto avvenire prima nel XX secolo ed essere più devastante?)
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Infine, Ecco una bozza di ucronia a proposito di un uomo per chi ho una grande simpatia (sto preparando un'ucronia diversa e più sviluppata su lui). Spero che vi piacerà, si intitola:
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Dopo l’assalto contro il palazzo delle Tuileries il 10 agosto 1792, Luigi XVI era prigioniero della Convenzione e della comune rivoluzionaria di Parigi, diretta essa stessa dalle sezioni parigine del club dei Giacobini, cioé dall’umore della popolazione. Subito dopo la proclamazione della Repubblica il 21 settembre fu deciso che il « ci-devant » re di Francia doveva essere condannato da un tribunale. Dico condannato perchè non era veramente un processo, e Luigi XVI era stato proclamato colpevole sin dall’inizio. Giudicato dalla Convenzione sotto pressione popolare, in dicembre era stato condannato a morte con una maggioranza di 6 voci e giustiziato il 21 gennaio 1793. Difficile salvarlo in queste condizioni, però c’é una possibilità con grandi conseguenze. Una gran parte dei deputati pensava che il caso era troppo grave per essere deciso da loro soli (e poi c’era una parte di loro pagati dalla Spagna per pensare così), e volevano trasmettere questo al parere delle assemblee locali francesi. Questo iter sarebbe stato ben più lungo e ben più incerto, perchè se alla Convenzione Robespierre poteva teorizzare sul bisogno di giustiziare Luigi XVI come simbolo della monarchia, questa maniera di pensare era minoritaria nelle assemblee dove molte persone avevano rispetto per la persona del re (un resto di rispetto almeno), e molti vedevano le cose in maniera più pragmatica: se la testa del re fosse caduta, tutta l’Europa sarebbe entrata in guerra contro la Francia, senza speranza di pace negoziata. Luigi XVI, consapevole di questo, lottava per vedere il suo caso trasferito.
Questo sarebbe stato possibile secondo me a due condizioni: se l’Inghilterra avesse deciso di seguire la Spagna e corrompere in massa i deputati (cosa che Giorgio III e il suo Consiglio hanno rifiutato di fare), e se la pressione del popolo presente nella stessa Convenzione come pubblico fosse stata meno violenta. Se questo avviene possiamo pensare che a fine dicembre 1792 la Convenzione si dichiari illegittima a trattare questo caso e chieda alle assemblee il loro giudizio. Il processo dura due mesi in più, lasciando a Luigi XVI e suoi avvocati la possibilità di costruire meglio la loro difesa e pubblicarla. All’inizio di marzo le assemblee dichiarano Luigi XVI colpevole di crimini contro la Nazione, però rifiutano di condannarlo a morte. È invece preferita la soluzione di Thomas Paine: l’esilio negli USA con l’intera famiglia! Consultati, gli Stati Uniti si dichiarano favorevoli a questo gesto a condizione che la Francia paghi una pensione per il re e la sua famiglia (non volevano mantenerlo a loro spese). Nel maggio 1793 Luigi XVI, Maria Antonietta, il Delfino, Madame Elizabeth e Madame Royale sono imbarcati su una nave americana protetta dalla flotta francese per impedire un’azione britannica (però Londra non era interessata a liberarlo). L’ex famiglia reale é al colmo della felicità, loro che erano convinti di fare la fine del topo. Luigi Capeto, ex re di Francia, aveva già dichiarato di rinunciare con suo figlio a tutte rivendicazioni sulla corona francese e approfittava di questo viaggio, era appassionato di navigazione da sempre ma non ne aveva mai avuto l’occasione. Fisicamente tutta la famiglia riprende le forze durante questo viaggio.
Appena arrivati sono accolti da membri del Congresso USA, ma non dal presidente per non scandalizzare i Francesi. L'e re è ricevuto solo come un personaggio importante che ha contribuito all’indipendenza, e riceve la cittadinanza onoraria americana come La Fayette a suo tempo. Lui con la decina di agenti francesi che devono servirlo e spiarlo sono insediati in una bella casa in Carolina del Sud, dove Luigi si appassiona allo studio della natura e geografia locale (avrà un’interessante corrispondenza con Thomas Jefferson su questi temi), Maria Antonietta, che aveva sempre amato la natura, si diverte a gestire la piantagione, i suoi schiavi e i suoi animali. I due proseguono l’educazione dei loro figli iniziata in prigione. La coppia si costruisce una vita tranquilla e non si interressa più alla vita politica francese, ne hanno avuto decisamente abbastanza. Anzi, quando il direttore Barras invia degli agenti per chiedere se Luigi sarebbe pronto a risalire sul trono, rifiuta. Nel 1806 l'ex delfino Luigi Carlo entra a far parte dell’esercito americano dove guadagnerà il rango di luogotenente di cavalleria, si é perfettamente integrato e ha giurato di non parlare più francese. Nel 1813 Luigi, che ha preso il nome di Lewis Capet, muore a 59 anni di aneurisma, mentre sua moglie che deciderà nel 1816 di tornare a trascorrere gli ultimi anni a Vienna, dove morirà nel 1828. La famiglia Capet proseguirà poi la sua integrazione nell'alta società americana (per esempio il segretario di Stato del presidente Grant sarà Charles L. Capet), uno di questi sbarcherà e morirà a Omaha Beach nel 1944 e si dice che l'ex presidente Bill Clinton sia legato a questa famiglia (il sangue di Enrico IV e Luigi XIV sarebbe dietro il Monicagate?).
Quali sono le conseguenze in Francia? La Francia ha evitato di creare un martire, certo, ma c’é molto di più. La morte del re aveva fatto uno gran danno alla causa della Repubblica, il regime si era mostrato partigiano, crudele e totalmente fuori delle sue stesse leggi, il processo a Luigi XVI era stato il primo dei processi popolari instaurati poi di regola con il tribunale rivoluzionario. Si può pensare che senza questo sopruso la Repubblica avrebbe esitato molto di più ad instaurare il Terrore, o almeno l’avrebbe ritardato o limitato. La morte del re ha anche spaccato la nazione, contribuendo alla nascita della ribellione realista, anche se non ne é la causa principale. Sopratutto rovina l’idea della repubblica presso l’ala destra e borghese del paese. La rivoluzione diventa popolare e sinonimo di massacri e di estremismo, un regime costruito su un cadavere. Se questo non avviene, si può pensare che l’idea repubblicana non sarebbe stata combattuta così duramente durante il XIX secolo dalla destra francese (ci ha messo un secolo, cioè fino al 1875, per riuscire a far dimenticare gli eccessi del 1793). La destra non avrebbe escluso se stessa da questo regime e avrebbe provato a guidarlo in modo moderato, facilitando una normalizzazione e una stabilizzazione più precoce, forse già nel 1848. E quali sarebbero state le conseguenze di una Francia democratica e stabile con trent’anni di anticipo?
All’estero un comportamento moderato nei confronti di Luigi XVI avrebbe potuto convincere Vienna e Berlino che la negoziazione era ancora possibile con la repubblica, anche se la pace non era in quel momento possibile. La Spagna non sarebbe entrata in guerra (anche se non ha avuto importanza a questo punto). Le vicende della repubblica sarebbero le stesse, però con una differenza. Robespierre aveva ragione quando diceva che giustiziare Luigi XVI era giustiziare l’idea monarchica in Francia. Un’esecuzione regolare non é un assassinio, é un atto politico ufficiale che ha distrutto per sempre la mistica reale in Francia. Spesso da parte dei Francesi é considerato come un parricidio che ha impedito di ritornare indietro, facendo di Luigi XVIII e poi di Carlo X dei fantasmi del passato, anche se legittimi. Si può pensare che se Luigi XVI salva la testa, l’idea di una vera restaurazione non sarebbe totalmente cancellata. Napoleone forse non si sarebbe sentito in diritto di proclamarsi imperatore (ancora meno riprendere il rito del sacro capetingio), e sarebbe rimasto console a vita fino alla sua caduta. Luigi XVIII, che si sarebbe proclamato re nel 1793, sarebbe tornato un re tradizionale in Francia, con una legittimità ben più forte che nella nostra storia, ancora di più se decide di restaurare la cerimonia del sacro. Lui e Carlo X avrebbero allora avuto un partito reale ben più stabile e forte in un’atmosfera politica meno violenta. Di fronte al loro assolutismo si sarebbe potuta sviluppare l’idea di monarchia costituzionale più fortemente che durante la nostra storia.
In breve, senza la morte di Luigi XVI la repubblica sarebbe stata più forte, la Francia del XIX secolo più stabile e democratica, l’idea rivoluzionaria meno screditata e senza dubbio con un’idea monarchica ancora viva. Altra conseguenza: non ci sarebbe questa sfida del potere legislativo francese nei confronti del potere esecutivo che ha trovato soluzione (forse) solo con la Quinta Repubblica, permettendo una presa di decisioni e un modo di governare più facile.
Per il momento sono queste le idee che mi vengono in mente. Spero che qualcuno sarà interessato a continuare o criticare...
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JFB apre il relativo dibattito:
Affinchè fallisca la Rivoluzione, basta che fallisca il suo prototipo: la rivoluzione di Cromwell. Di fatto la Rivoluzione Inglese non è che la replica in grande di quanto è avvenuto in Inghilterra, con le dinamiche tra rivoluzionari e conservatori ed il cesarismo di un generale dell'esercito come sintesi di contrasti e l'idea che il Popolo possa giudicare ed uccidere il proprio re.
1) Senza le idee di Rousseau più che la democrazia, figlia di Burke e degli empiristi inglesi come Locke e Hume, si evita la nascita del Fascismo e del Leninismo.
2) Non è detto che la nascita del nazionalismo sia un bene, probabilmente un'Europa costruita su stati multinazionali sarebbe più vicina all'unità dell'attuale.
3) Sulla Chiesa il discorso è complesso, dato che svolgeva anche un ruolo di welfare e di piccola burocrazia nella nostra linea temporale affidato allo Stato. Probabilmente a breve la condizione dei poveri sarebbe stata migliore, a lungo termine, senza welfare moderno... Probabilmente l'idea di stato "leggero" sarebbe considerata norma di comune buonsenso.
4) Data la crisi spagnola e gli interessi inglesi o le colonie dell'America Latina sarebbero state incorporate sotto la Union Jack (con i problemi dell'Irlanda decuplicati), oppure magari con un poco di ritardo si sarebbe verificata una situazione analoga all'attuale.
5) Per l'arte non cambierebbe nulla. Sia il Neoclassicismo, sia il preromanticismo erano già vivi e vegeti. Sono figli di Winckelmann e della letteratura inglese e tedesca, non certo della Francia.
6) Riguardo all'economia, diversi studiosi di area anglosassone invece sottolineano il contrario. Che la rivoluzione francese, con il rallentamento dell'accumulazione di capitale, le distruzioni causate, la crisi inflazionistica e la mancata industrializzazione sia stata causa del ritardo francese rispetto a quello inglese.
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Perchè No? tuttavia ribatte:
Non sono d'accordo, le rivoluzioni inglesi del XVII secolo non sono del tutto simili alla rivoluzione francese. Non si ritrova l'importanza dell'argomento religioso, Cromwell considerava se stesso e i suoi soldati come dei santi e in Francia solo la guerra di Vandea ha avuto un aspetto religioso importante, ma é rimasta marginale.
Poi la rivoluzione inglese non porta alla formazione di un nuovo gruppo politico come quello che si forma in Francia con grandi leader come Robespierre o Danton. Non vede il popolo imparare l'azione politica, votare, esprimersi, criticare le opinioni, rovesciare i vecchi idoli della nobiltà, della ricchezza e della Chiesa come hanno fatto i Sans-culottes. La rivoluzione francese come dice il termine ("rivoluzione") porta alla nascita di qualcosa di radicalmente nuovo, mentre la rivoluzione inglese si situa piuttosto nell'evoluzione verso il parlamentarismo. E la Gran Bretagna l'ha ben capito, nel 1789 gli Inglesi facevano il confronto con il loro 1689, però l'illusione sparisce sin dal 1790 e Londra denuncia sempre da questo momento in poi l'identificazione tra le due rivoluzioni.
Inoltre:
1) Che la democrazia sia figlia di Locke non ho dubbi, ma ciò non impedisce che le opere di Voltaire, Condorcet e Montesquieu (piuttosto che Rousseau) hanno permesso di fare un passo di gigante verso la democrazia. E non penso che Edmund Burke sia cosi importante. Poi Rousseau secondo me non é all'origine del fascismo o del leninismo, sono i dittatori del XX secolo ad avere preso come origine « nobile » le idee di Jean-Jacques per darsi una facciata più culturale, così come hanno presentato Robespierre come il prototipo del dittatore, cosa totalmente falsa. Le idee di Rousseau sono state prese in ostaggio da ideologie diverse basate principalmente sull'ambizione degli loro capi.
2) Secondo me il nazionalismo ha fatto tanto male con le due guerre mondiali, ma non si deve negare tutto ciò che ha portato all'Europa. L'esistenza del Stato-nazione é una condizione alla competizione tra gli Europei, condizione del loro sviluppo politico e tecnico. Poi la definizione di un gruppo ben delimitato ha permesso di sviluppare la democrazia che non può essere universale, deve per ragioni materiali essere il fatto di un gruppo che sa definirsi. Era già vero in Grecia antica, a Roma, poi in Europa e negli Stati Uniti. Ed é ancora una delle ragioni dei problemi dell'UE a definire sé stessa.
3) Per la Chiesa come ho detto il suo potere era già in fase di declino, in numerosi regni dell'epoca, in Francia e Austria per citare i più importanti il suo potere era discusso. Sopratutto in materia di educazione la vita monastica era sempre più malvista perché faceva perdere una forza di lavoro importante, degli uomini per la guerra e delle terre fertili. Secondo me questo movimento é stato solo accelerato e radicalizzato dalla rivoluzione. Non si sarebbero viste le distruzioni e la scristianizzazione ma la Chiesa avrebbe dovuto lo stesso abbandonare sempre più poteri nella vita civile sul lungo termine.
4) La tua idea per l'America latina mi piace, potresti svilupparla?
5) Per la letteratura non intendevo solo romanzi e opere di finzione, ma anche tutto il lavoro filosofico e politico prodotto durante la rivoluzione da partigiani e nemici della rivoluzione, che hanno permesso veramente di pensare la cosa pubblica come mai visto prima. La pittura con la rivoluzione lascia i temi religiosi o mitologici al profitto per la prima volta dell'epoca contemporanea, ponendo la politica al centro del mondo: parlo delle opere con temi politici o militari d'attualità. Più tardi questa evoluzione si é sviluppata verso temi sempre più legati alla vita quotidiana e di conseguenza con una liberalizzazione delle tecniche e dello stile. Van Gogh sarebbe stato possibile senza questa evoluzione? Ho i miei dubbi.
6) Forse mi sono mal espresso per l'economia, dicevo esattamente la stessa cosa di te, senza la rivoluzione la Francia avrebbe conosciuto uno sviluppo economico al pari della Gran Bretagna, con la conseguenza di accelerare il processo di industrializzazione.
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JFB aggiunge:
A proposito della Rivoluzione Inglese conosci la storia dei diggers e dei livellatori, della critica totale alla società privata che avrebbe spaventato i sanculotti?
Ed anche nella rivoluzione francese vi è una componente religiosa (gli inglesi la definiscono "superstiziosa") alquanto importante dal culto delle reliquie, al tentativo di creare una chiesa di stato, alla cerimonie religiose statali (federazione, albero della libertà), alla pagliacciata dell'Ente supremo. E nella Rivoluzione Francese non ci sono stati leader all'altezza di un Milton, di un John Pym, Hartlib (al confronto i Danton e i Robespierre sono nani del pensiero e della politica), né la produzione libellista, vista la minore alfabetizzazione francese.
Secondo me, senza l'esempio e le idee inglesi, i francesi non avrebbero fatto nulla. Anzi, la Rivoluzione che ricordiamo nacque dai moti nobiliari e dei "parlamenti" contro i tentavi di modernizzazione dello Stato e della giustizia di Luigi XVI , sarebbe rimasto l'ennesimo tentativo settecentesco dei privilegiati di ricostruire i loro antichi privilegi. Tra Cromwell e Robespierre c'è lo stesso rapporto che esiste tra Lenin e Mao: senza il primo, il secondo non avrebbe avuto senso. O meglio, la sua ideologia sarebbe stata differente.
L'esercito di massa francese, e lo stesso Carnot lo ammise, non era la riedizione del New Army Model, con "La religione della Libertà al posto di quella di Cristo" (tanto per citarlo).
Insomma, la Francia non fa che aggiornare con un secolo di ritardo discussioni e problemi che erano già stati affrontati al di là della Manica. Anzi, molti problemi si sarebbero potuti evitare se i leader rivoluzionari del 1789 avessero conosciuto di più la Storia.
1) Non sono per nulla convinto che Voltaire, Condorcet e Montesquieu (spesso semplici divulgatori di idee altrui) abbiano contribuito alla teoria della democrazia, nata in ambito anglosassone... Al contrario, c'è un filo rosso che unisce Rousseau con Sorel, Lenin e Mussolini, dalla teoria della Volontà Generale a quella dello stato di Natura. Lo stesso vale per Marx e per l'ambiente culturale da cui nacque il nazismo, tutti permeati del pensiero del francese.
2) La competizione tra entità statali è un concetto geopolitico indipendente dal mito della Nazione. E che questo sia connesso con la democrazia, è discutibile... L'Austria-Ungheria era molto "più" democratica come ordinamenti, della Francia e dell'Italia dell'epoca!
3) In Austria senza rivoluzione francese le riforme illuministiche erano in fase di riflusso, proprio per la questione del welfare... Il problema come dicevi sono i tempi...
5) Per la pittura, veramente il primato del genere sulla storia è di un secolo in anticipo sulla rivoluzione. Anzi, proprio la "politicizzazione" e la "propaganda" introdotta da lei e da Napoleone ha rallentato il processo...
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Ed ecco il parere di Never75:
Secondo me avete ragione un po' tutti e due. In un certo senso la Rivoluzione Inglese ha fatto un po' da apripista anche per quella francese.
Questo lo vediamo anche a livello filosofico. Non voglio abbattere del tutto gli illuministi francesi, ma si può tranquillamente dire che nel loro pensiero in sé non c'è nulla di originale. Tutto quello che dissero (e scrissero) i vari Montesquieu, Voltaire, Rousseau, ecc. non erano altro che gli stessi pensieri ripresi e corretti maturati Oltremanica nel secolo precedente da autori come Locke, Hobbes, ecc.
Il fatto è che (i francesi) furono grandissimi ed abilissimi divulgatori, in grado di diffondere le loro (supposte) tesi a tutto il Continente. Lo stesso si può dire della Rivoluzione Francese. Quella Inglese, vuoi per via del relativo isolamento (anche geografico) della "perfida" Albione, vuoi perchè a quel tempo in Europa si pensava ad altro (la guerra dei 30 anni), in pratica non ebbe (quasi) alcuna conseguenza politica sul resto d'Europa.
Quella francese, invece, anche grazie alle campagne napoleoniche, sì. Secondo me la Rivoluzione Francese va vista (o andrebbe vista) oggi nel suo reale contesto, senza demolirla del tutto (come Chaunu) ma senza esaltarla oltre misura. Oltretutto bisognerebbe distinguere le conseguenze anche positive che ebbe la Rivoluzione sulla Francia e sul resto d'Europa, dagli eccessi (come il Terrore, le continue guerre continentali, la morte di Lavoisier e di molti altri intellettuali, ecc.) peraltro già condannati ai loro tempi.
Per quanto riguarda il discorso-Chiesa è vero ciò che dice Perchè No? Agli inizi del '700 la Chiesa Cattolica (ma per converso anche quelle Protestanti ed Ortodosse) aveva già i suoi problemi con gli Stati Nazionali. Non dimentichiamo che furono proprio i cattolicissimi Maria Teresa (madre di Maria Antonietta) ed il figlio Giuseppe II a ridimensionare alquanto i privilegi della Chiesa Cattolica nei loro domini, a sopprimere Ordini religiosi centenari ed ad espropriarne i beni, ad eliminare il diritto d'Asilo nelle Chiese, a concedere libertà religiose anche ad Ebrei e Protestanti, eccetera.. Addirittura Leopoldo di Toscana andò oltre, volle riformare addirittura la liturgia, con tanto di Messa in italiano! (avrebbe anticipato di più di 2 secoli il Concilio Vaticano II).
Per quanto riguarda le statistiche pre e dopo Rivoluzione è difficile fare paragoni tra le due situazioni che non tengano conto (al di là dei miglioramenti impliciti che comunque ci furono) dell'ecatombe provocata prima dal Terrore e poi dalle guerre napoleoniche.
Teniamo presente che dal 1793 al 1815 la Francia fu in stato quasi costante di guerra coi propri vicini, con tanto di "Alleati" che ne invadono il territorio (con tutte le devastazioni che si possono ben immaginare). Si calcola che i soldati ed i civili morti ( solo francesi)durante le campagne napoleoniche vanno (stime) dai 600.000 ai 2.000.000. Anche se fosse vera la prima, sarebbe comunque un dato impressionante: equivale ai morti italiani nella Prima Guerra Mondiale...
A proposito invece delle Arti figurative, Perchè No? ha citato Van Gogh. Ma a mio avviso Van Gogh ha poco o nulla a che spartire con la Rivoluzione Francese! Casomai deve molto (anzi moltissimo) alle Arti figurative di quattro secoli precedenti a lui, pure esse maturate nella sua stessa area geografica (Olanda e Belgio, prima unite e chiamate "Fiandre"). In quella particolare area geografica era quasi da mezzo millennio che si prediligevano come soggetti dei temi "popolari" piuttosto che mitologici e religiosi.
Pensiamo ai "Coniugi Arnolfini" di Van Eyck, ai paesaggi brulicanti di vita dei Bruegel, per sfociare infine con Rembrandt e Jan Veermer. Poche le eccezioni (come il barocco Rubens). Vero è che furono invece la Rivoluzione prima e Napoleone poi a far ritornare di moda in tutta Europa temi e tematiche mitologiche. Pensiamo allo "Stile Impero" ed agli infiniti soggetti rappresentanti leggende e miti sulla Roma Repubblicana ed Imperiale. Pensiamo a Canova che scolpì Paolina come Venere, ed abbiamo capito già tutto.
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Dice la sua anche Lord Wilmore:
Non sono d'accordo sulle colonie spagnole che passano in blocco alla Gran Bretagna; per me resistono spagnole fino alla guerra ispano-americana del 1898, poi il Messico, Cuba e Portorico sono annessi agli USA, gli altri stati sudamericani diventano indipendenti "a sovranità limitata" come Cuba e Haiti nella nostra Timeline. Tu che ne dici?
Quanto al dibattuto sulla Rivoluzione, io non intervengo perchè, anche se la cosa probabilmente non piacerà a Perchè No?, io sono un ultratifoso dei Vandeani... ma questo già tu lo sai, no?

Questo è il parere di Francesco Dessolis:
Concordo con Never75 sul fatto che i francesi sono sempre stati bravi a convincere il resto del modo della bontà dei loro prodotti, dal formaggio alla Rivoluzione.
Certamente è vero che oggi a riferirsi alla Vandea in Francia sono rimasti solamente i militanti del Fronte Nazionale di Le Pen, ma nei confronti dei Vandeani nutro personalmente qualche simpatia, se non altro per naturale solidarietà nei confronti di chi ha combattuto per le proprie idee, e ha perso. Cito dal mio libro « Guerre Sante », che vi consiglio di leggere:
« Nel 1793 gli ideali della Rivoluzione si trasformarono nel "Terrore", e la nuova macchina delle esecuzioni, la ghigliottina, funzionò a tutto regime. Non furono colpiti solo il re e i nobili ma molta gente comune, spesso colpevole solo di non avere rinnegato la loro fede religiosa.
Vennero ghigliottinate anche statue della Madonna, e ci furono moltissime processioni blasfeme, contro la fede cattolica, e in onore della "Dea Ragione"
La reazione popolare si fece sentire soprattutto nelle campagne, e sfociò in rivolta nella Vandea (dal 1793 al 1796).
La rivolta fallì. Gli storici danno sempre ragione ai vincitori…
(...) Ma i contadini della Vandea non erano solo degli zotici ignoranti!
La Rivoluzione non aveva dato loro nessun vantaggio. I terreni sequestrati alla Chiesa erano stati acquistati (ad un prezzo irrisorio) da privati, che si erano rivelati padroni ancora più esosi.
Le continue guerre della Francia (rivoluzionaria) contro i vicini (reazionari) avevano costretto il governo francese ad introdurre la leva obbligatoria: ma allora chi avrebbe coltivato i campi?
Infine la rivoluzione voleva togliere ai diseredati anche il conforto della religione: come si permettevano quei cittadini di mettere in ridicolo tutto quello in cui avevano sempre creduto, liquidandolo come sciocche superstizioni?
Per i contadini di Vandea, la rivolta contro il regime ateo di Parigi fu senza dubbio una "guerra santa".
I contadini si facevano benedire dai sacerdoti "refrattari" prima di lanciarsi contro i soldati "azzurri" della Rivoluzione.
Certo agli "zotici" non faceva certo piacere lottare accanto ai nobili che li avevano oppressi per secoli, ma sapere che quegli aristocratici (con la puzza sotto il naso) adesso erano costretti ad appoggiarsi a loro…forse dava loro qualche piccola soddisfazione in più!
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Ed ecco le postille del Marziano:
Bastino alcuni dati. La Francia prerivoluzionaria era un paese di 28 milioni di abitanti, il più sviluppato, creativo, evoluto, con un andamento da primato: la rivoluzione francese, insieme alle devastazioni sull'apparato produttivo, ha scavato un abisso di due milioni di morti, un crollo generazionale che ha accompagnato il crollo sociale ed economico. Nella produzione media pro capite, Francia e Inghilterra, i due paesi più sviluppati del mondo, avevano rispettivamente, nel 1780, un indice 110 e 100. Ebbene nel 1815 la Francia era precipitata a 60, contro 100 dell'Inghilterra, che da allora non ha avuto più concorrenti. Attorno al '93 - e per un decennio - la Francia ha cominciato a vivere al 78 per cento del prelievo sul capitale e per il 22 per cento sulle tasse e le rendite, che non venivano reinvestite, ma consumate...
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Per ora il discorso finisce qui. Se avete altre idee in proposito, scriveteci a questo indirizzo!