Gli sfigati meno sfigati!


Ecco ora alcune idee di dDuck per far sopravvivere fino al presente dei gruppi linguistici ed etnici che invece si trovano sull'orlo dell'estinzione:

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Etruschi

La lingua etrusca non muore ma resiste nell'Appennino tosco-emiliano e umbro, oltre a varie località della Toscana e del nord del Lazio, un po' come l'Arumeno nei Balcani, ridotto a piccole isole nelle zone isolate, mentre la maggioranza della popolazione adotta il latino volgare. All'epoca di Dante, di Lorenzo il Magnifico e del granduca Leopoldo di Toscana la lingua etrusca è ancora parlata, e tutti e tre questi personaggi si cimentano nella parlata etrusca. Con quali conseguenze? Il fascismo vieterà l'uso dell'etrusco, anzi Mussolini farà deportare italofoni da altre regioni per colonizzare le zone etrusche? Se sì, nel dopoguerra l'Etrusco sarà riconosciuto come lingua ufficiale della Toscana, che sarà annoverata tra le regioni a statuto speciale: nelle scuole toscane verrà reintrodotto lo studio dell'etrusco, come dell'albanese nelle zone in cui vive questa minoranza. Però negli anni sessanta potrebbe nasce una ETA etrusca che solidarizzerà con l'ETA e l'IRA, oltre che con le BR. Scontri di piazza tra esponenti del MSI ed i separatisti etruschi? (prima ucronia dedicata da dDuck ai "popoli sfigati meno sfigati")

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Punici

Anche il punico non si estingue e resiste nelle province africane durante tutta la storia dell'Impero Romano. Con le conquiste arabe i discendenti dei cartaginesi si islamizzano, e all'avvento del colonialismo francese i punici resteranno a fianco degli arabi e dei berberi nella lotta contro Parigi, ma in contrasto con loro per la creazione di un'area autonoma. Con l'indipendenza dell'Algeria e della Tunisia la nutrita minoranza cartaginese si troverà in conflitto con i due nuovi stati. Nascerà il Partito dei Lavoratori Cartaginesi di ispirazione marxista, messo fuorilegge in tutti i paesi arabi ma protetto dall'URSS prima e della Cina poi?

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Ainu

Gli Ainu sono un popolo di origine affatto ignota, secondo alcuni paleosiberiana, giunto già diecimila anni fa nell'arcipelago giapponese, dove diede vita alla cultura Jomon. Tra l'altro il nome del Monte Fuji, simbolo stesso del Giappone, è probabilmente di origine Ainu, derivando da Fuchi o Huchi, il nome della dea Ainu del fuoco, e quindi più che appropriato per un vulcano.

Orbene, gli Ainu sull'isola di Hokkaido resistono allo sterminio da parte dei nipponici, e così, anziché essere sull'orlo dell'estinzione, raggiungono già a fine ottocento i tre milioni di individui. Essi tenteranno a più riprese la rivolta contro l'impero del Sol Levante per ottenere l'autodeterminazione della loro terra.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'America imporrà all'impero Giapponese l'indipendenza di Hokkaido, e ad Yalta ci si accorderà per un Hokkaido neutrale. Nel dopoguerra i coloni nipponici vengono cacciati dall'isola o ainuizzati (che brutto termine!). La repubblica di Hokkaido o Ainuland conosce un impetuoso sviluppo economico, tanto da fare concorrenza al vicino Giappone, i prodotti elettronici Ainu invadono i mercati europei e americani.

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Giliaki

Vicini di casa degli Ainu sono i Giliaki. Anch'essi raggiungono nel '900 i due milioni di abitanti nell'isola di Sakhalin, per metà in territorio russo e per metà in terra giapponese.

Dopo la Seconda Guerra mondiale l'isola di Sakhalin riunificata è annessa all'Unione sovietica come sedicesima repubblica, la più piccola dopo l'Estonia, con il nome di Giliakistan. Dopo lo scioglimento dell'URSS il Giliakistan dichiara l'indipendenza e diviene un paese sovrano, il vicino Ainuland è il primo paese a riconoscerlo. Negli anni duemila una rivoluzione arancione spazza via il regime filo-russo...

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Ket

Anche questo popolo, presentante un mix di caratteri europoidi ed asiatici-orientali, sopravvive assai più numeroso in Siberia; anzichè 500 individui al presente se ne contano più di due milioni.

Un numero così alto di Ket assai guerriti ne fanno un Caucaso interno per la Russia sul fiume Yenisey: negli anni novanta la Russia di Eltsin dovrà affrontare il terrorismo Ket oltre a quello Ceceno. Come andrà a finire?

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Na Dene

Il gruppo Na Dene è uno dei tre gruppi principali di lingue native americane parlati nelle Americhe, e secondo alcuni rappresenta un'ondata migratoria distinta dall'Asia alle Americhe. Di tale famiglia fanno parte vari popoli amerindi in Arizona, Nuovo Messico, Oregon, California settentrionale, Canada ed Alaska; tra i rappresentanti più famosi vi sono Navajo e Apache.

Supponiamo che essi, a dispetto del tentativo di chiuderli in riserve, raggiungano in tutto i cinque milioni di individui. Molti di loro si addenseranno nelle grandi metropoli californiane in cerca di occupazione. Essendo cittadini americani a tutti gli affetti, il governo americano non può impedire la migrazione all'interno della federazione.

Nascerà un rap Na Dene, cattivo più che mai, ed i poliziotti americani dovranno avere a che fare anche con bande di Apache e Navajo oltre che di neri e ispanici. Riusciranno ad ottenere da Obama la creazione di stati tutti per loro all'interno dell'Unione? E il Canada reggerà alla pressione demografica dei popoli Na Dene, o si sfascerà?

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Inuit

Pure gli Inuit si moltiplicano a dismisura sul territorio canadese, approfittando della fine della "Piccola Glaciazione", ed alla metà del '900 raggiungono un milione di anime; allora cominceranno a far pressione su Ottawa affinché conceda loro l'autonomia prima e l'indipendenza poi. Nascerà un'ETA Inuit? Negli anni duemila l'Inuit sarà ufficiale nella confederazione Canadese al pari di Inglese e Francese? O Nunavut (in lingua Inuit "Nostra Terra") diventerà uno stato indipendente e ricchissimo di risorse naturali? I poveri cuccioli di foca faranno comunque una fine spaventosa?

dDuck

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Questa è la lesta risposta di Renato Balduzzi:

Anch'io avevo pensato a un'ucronia simile riguardo l'Europa, ribaltando il rapporto minoranze-maggioranze, facendo in modo che le nazioni senza stato diventino stati e nessun popolo con stato sovrano della nostra Timeline ne abbia uno. Ne è uscita una prospettiva politica di questo tipo:

La cosa più interessante è questa: in questa linea temporale non esisterebbero nazioni germaniche, e la Russia-calmucchia sarebbe buddhista! L'Islanda è unita all'Irlanda, visto che storicamente è stato un gruppo di monaci irlandesi a mettervi piede per primo, mentre Creta potrebbe dare vita ad una rinnovata Comunità Minoica.

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Questa è la cartina, realizzata da Ded17, che illustra l'ucronia di Renato:

Le minoranze... divenute maggioranze!

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Quanti e quali POD sono necessari per arrivarci?

Se volete dire la vostra, scrivete a Renato a questo indirizzo.

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E adesso, sempre sullo stesso tema, un'altra idea dello stesso autore:

Le antiche civiltà megalitiche della Gran Bretagna parlavano certamente una lingua non indoeuropea, probabilmente vicina all'odierno basco. Essa si estinse dopo la penetrazione celtica a partire dal 750 a.C. Ma se i Celti non mettono mai piede in Britannia? Oggi potrebbero esistere più popoli vasconici, e la linguistica sarebbe decisamente avvantaggiata nello studio di questo misterioso ceppo linguistico. I Britanni di oggi forse parlerebbero ancora queste lingue (sempre che non vengano prima del tempo soppiantate dal latino o dal germanico). Se nel corso dei secoli sarebbero state considerate lingue come le altre, con la nascita della linguistica comparata e la loro attribuzione al gruppo vasconico, al contrario delle altre lingue del continente, quasi tutte indoeuropee, porterebbe i Britanni a vedersi con occhi molto diversi e ad accentuare maggiormente il loro distacco rispetto all'Europa.

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Immediatamente *Bhrg'howidhHô(n-) gli risponde:

In ogni caso non "certamente": è una delle due ipotesi in lotta mortale tra loro Guarda caso aderisco all'altra ipotesi... la quale sostiene che non ci sono mai stati Vasconici in Britannia, bensì sempre e solo Indoeuropei diventati in prosieguo di tempo Celti e - novità di queste ultime settimane - gli stessi Vasconici erano Indoeuropei Occidentali!

Comunque so che non influisce sull'ucronia, perché per ucronia si può ammettere che, vero o falso che sia, i Vasconici abitassero la Britanniaprima o invece dei Celti; più complicato sarebbe però ritrasformare i Vasconici in non Indoeuropei proprio adesso che sono stati dimostrati Indoeuropei: sarebbe come dire "poniamo che i Vasconici non fossero Vasconici"... ^__^

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Renato dunque domanda:

Quindi i Baschi odierni sarebbero indoeuropei occidentali? Interessante!

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E *Bhrg'howidhHô(n-) replica:

Questa è una novità recentissima. In teoria le possibilità sarebbero due: o i Baschi hanno mutuato un gran numero di parole del lessico di base da lingue indoeuropee (incluse lingue indoeuropee non altrimenti sopravvissute, perché tra le parole indoeuropee del basco ce ne sono parecchie costituite da radice indoeuropea e suffisso indoeuropeo non attestati insieme in nessuna parola di nessun'altra lingua indoeuropea conosciuta) oppure il basco è una lingua indoeuropea; evidentemente, tra le due possibilità la seconda è di gran lunga la più economica.

La novità si inserisce in un dibattito pluridecennale che vede contrapposti chi ricostruisce una perduta Europa preistorica preindoeuropea e chi ricostruisce un'Europa preistorica pressoché integralmente indoeuropea. Tra i primi (che possiamo chiamare i 'Preindoeuropeisti'), i più numerosi sono sempre stati coloro che vedono nel basco l'ultimo superstite di tale Europa preindoeuropea (il secondo gruppo più numeroso pensa invece a sostrati (camito-)semitici o affini) e di conseguenza tutti i materiali linguistici attribuibili alla preistoria hanno ricevuto interpretazioni basche (spesso anche (camito-)semitiche) contrapposte alle interpretazioni indoeuropee dell'altro grande 'partito' (dico "contrapposte" perché normalmente i primi a fare ipotesi etimologiche sono gli 'Indoeuropeisti', in quanto facilitati dalla innegabile maggiore ricchezza di materiali di confronto *esterno* a disposizione, cioè altre lingue con i relativi lessici, rispetto al relativamente ristretto lessico basco a disposizione dei 'Preindoeuropeisti' vasconisti). Prevedibilmente, l'indoeuropeità del basco sovverte gli equilibrî; è immaginabile che il campo dei Preindoeuropeisti vasconisti si dividerà tra coloro che diventeranno, per così dire, 'Indoeuropeisti' vasconisti (cioè continueranno a sostenere l'antichità dell'insediamento basco, pur entro una cornice indoeuropea) e coloro che rifiuteranno le etimologie su cui si basa la dimostrazione e quindi rimarranno su posizioni integralmente immutate.

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Anche Camillo Cantarano ha una sua idea in proposito:

Sono rimasto colpito dall'ucronia sugli Ainu. E se essi riescono a controllare il flusso migratorio giapponese e rimangono il gruppo etnico più numeroso del paese? Come saranno tutti gli imperatori del Giappone che si succederanno (ammesso che gli Ainu avessero deciso di eleggere un imperatore)? Riusciranno a bloccare le invasioni che provengono dall'Asia continentale? Si diffonderà fra queste genti il buddhismo o rimarrà lo sciamanesimo? E i nostri giapponesi? Come sarà la lingua e quali saranno i rapporti con la Russia?

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Al che Basileus TFT gli risponde:

Purtroppo questo popolo era terribilmente arretrato rispetto ai giapponesi. Niente ferro, niente ruota, niente moneta, niente scrittura. Tuttavia poteva contare su un vantaggio non da poco, cioè il numero. Il problema principale degli Ainu è che non si sono mai uniti in una lega di clan o in un regno, ma avevano una struttura primitiva e disorganizzata, insomma non avevano un'unità nazionale. Supponiamo invece che un capo, o un gruppo di capi, riescano ad unire un numero sufficiente di clan da fermare l'invasione giapponese. I Giapponesi rimangono confinati in corea. Il popolo Ainu potrebbe mantenere la sua unità o sprofondare di nuovo in un periodo di divisioni (come il nostro Giappone). Alla fine comunque la situazione sarebbe analoga alla nostra. Gli Ainu sono isolati sul loro arcipelago, hanno una mentalità chiusa ed una religione sciamanica, vivono nelle loro case lunghe e fino alla fine dell'800 non interessano a nessuno. Successivamente potrebbero essere colonizzati o sviluppare l'industria rapidamente (come il Giappone). Cosa cambia dal nostro Giappone alla Nazione Ainu? Semplicemente che l'identità Ainu lo porta a rivendicare non solo le terre russe che già rivendicavano i giapponesi ma anche le isole Kurili. i rapporti con la Russia non li vedo buoni, a meno che negli anni trenta o giù di li gli Ainu si comunistizzino, cosa decisamente improbabile. La religione sciamanica è possibile che rimanga fino ai giorni nostri. Probabili anche rivendicazioni sulla Corea durante il periodo del colonialismo, come casus belli metterei le invasioni dei giapponesi di secoli e secoli prima. E i Giapponesi che fine fanno? se non riescono a trovare un loro pezzo di terra, costruendosi un regno in Corea, è probabile che vengano inglobati dalle popolazioni dominanti oppure che migrino verso sud, verso le isole Okinawa e più avanti verso Taiwan.

Bandiera della Nazione Ainu

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Anche Falecius dice la sua:

Secondo me i POD sono le mancate invasioni Yayoi nell'Arcipelago giapponese. Queste isole rimarranno quindi divise: Honshu, Shikoku ed Hokkaido aghi Ainu, Kyushu ad un popolo maleo-polinesiano. I "nostri" giapponesi non esisterebbero: sarebbero semplicemente Coreani.

Uno stato Ainu unificato prima delle invasioni Yayoi continuerebbe la cultura Jomon, ma resterebbero tutte le influenze cinesi mediate dalla Corea. Altrettanto accadrebbe ai gruppi meridionali. Emergerebbe uno Stato di lingua maleo-polinesiana comprendente Kyushu, le Ryukyu e probabilmente Taiwan, che potrebbe imporsi come talassocrazia locale con una seconda ondata malese nelle Filippine e occupando la Micronesia prima o in concorrenza con la civiltà Lapita.

Questo stato, o più probabilmente serie di Stati, sarebbe una specie di prolungamento settentrionale dell'Indonesia, ma assai più aperto ad influssi cinesi oltre che indiani (questi ultimi mediati da Giava). Se resta stabile, potrebbe arrivare nel corso del nostro Medioevo a dominare il Pacifico sovrapponendosi o anticipando l'espansione polinesiana. Sarebbe interessante se le sue navi arrivassero in Perù o Messico (come potrebbe essere avvenuto anche nella nostra linea, ma senza grandi conseguenze) introducendovi il pollo ed il maiale.

Lo stato del nord, quello Ainu insomma, sarebbe meno patriarcale (si pensa che la cultura Jomon avesse tratti di matriarcato) e la lingua sarebbe diversa, anche l'afflusso di parole cinesi e coreane sarebbe probabilmente anche maggiore che nel giapponese vero.

La sua direttrice espansiva sarebbe senza dubbio settentrionale, e già nel Medioevo avrebbe assunto il controllo di Sahalin e delle Kurili.

Possibile ma non probabile una ulteriore espansione in Kamchatka e nelle Aleutine, probabili però contatti sporadici con gli Aleuti per mare. Nel complesso graviterebbe nell'orbita culturale cinese più o meno come il nostro Giappone, ed una diffusione del buddhismo almeno tra le elites e' assolutamente realistica.

Tuttavia potrebbe non esserci lo sviluppo feudale e militaristico che conosciamo. Questo renderebbe il paese una facile preda se non per precedenti invasioni coreane (ma non si avrebbe il contrario: nessuna Himiko Ainu invaderebbe Mimana) senza dubbio per quella mongola. Come risultato il paese diventerebbe una provincia cinese (assumo che la popolazione Ainu sia meno numerosa e tecnologicamente avanzata di quella del Giappone storico nell'epoca di Kamakura) e almeno le pianure del Kansai e del Kanto sarebbero oggi sinofone. Gli Ainu resterebbero in una condizione analoga a quella dei popoli minoritari della Cina come i Bai e gli Zhuang. Tuttavia il loro stato potrebbe sopravvivere nel nord, comprendendo Hokkaido, Kurili e Sahalin. Probabile una conquista russa di questo arcipelago, ma non senza ricadute. Si tratterebbe infatti di un centro di trasmissione di tratti culturali cinesi nella regione nord-pacifica. Gli esploratori europei potrebbero incontrare popoli che conoscono l'agricoltura e scrivono con ideogrammi sulle coste pacifiche del Canada e dell'Alaska. Popoli come i Tlingit, gli Haida e gli Tsmishian potrebbero ottenere dal Canada, con largo anticipo, condizioni di autonomia analoghe a quelle del Nunavut.

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dDuck torna alla carica:

La storia è buffa:, fino a un tempo recentissimo, il 1492 della nostra era, più di metà del territorio abitabile del pianeta era in mano a cacciatori e raccoglitori. Fu il nostro Colombo che per puro caso scoprì un bel pezzo di mondo nascosto, e fu un genocidio etnico. Ma se questo genocidio lo anticipassero a secoli prima? Vediamo un po'...

Nel III secolo a.C.i cartaginesi dopo le isole britanniche arrivano fino all'Islanda e parlano di una fumosa isola nel mare aperto.

Nel II secolo d.C. è cristiana, l'impero romano organizza spedizioni esplorative anche con equipaggio cartaginese, e i punico-romani arrivano fino alle coste di Canada, Terranova e i Labrador.

Nel Medioevo anche Carlo Magno decide di imbastire delle spedizioni nelle lontane terre, con l'obiettivo di cristianizzare i popoli nativi, oltre ai Sassoni della nostra storia. La frotta carolingia saccheggia e devasta i siti totemici delle tribù Irochesi, Micmac e Lenape.

Nel X secolo sono i Vichinghi di Harald Hardrada che si insediano nel Nuovo Mondo, dando vita alle prime comunità norrene e fondando un regno norreno nel Canada occidentale.

In Giappone, fin dal medioevo i Giapponesi esplorano l'isola di Hokkaido, Karaguto e le Kurili.

I Malesi e i Giavanesi fondano dei sultanati nell'Australia settentrionale.

Nel XIV secolo, l'ammiraglio cinese Zheng He esplora e sottomette i sultanati australiani. E poi?

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