Possis nihil Urbe Roma visere maius!

di MAS


Nel 402 Onorio porta la capitale dell'Impero Romano d'Occidente a Ravenna.

Nel 407 Costantino III (proclamato Imperatore dalle legioni in Britannia) sbarca in Gallia e, dopo alterne vicende, viene riconosciuto co-imperatore da Onorio nel 409, gestendo la Gallia, la Britannia (dove il secondogenito Ambrosio Aureliano è nominato Cesare), la Spagna (dove il primogenito Costante è a sua volta Cesare) e le province Pannoniche (compresi Norico e Rezia).

Nel 411, dopo che ha a più riprese sconfitto i barbari e dopo che li ha respinti oltre il Reno e il Danubio, viene ucciso per ordine di Onorio.

Mentre Ambrosio Aureliano (385-476) sconfigge a più riprese Britanni, Pitti e Sassoni, rinsaldando con truppe romano-britanniche il potere imperiale in Britannia, Costante II batte le truppe di Onorio nei pressi di Vienne e ottiene anche il governo dell'Italia del Nord, ponendo la sua capitale a Ravenna, mentre Onorio riporta la capitale a Roma.

Dopo aver sconfitto più volte i barbari ed avere frustrato i loro tentativi di forzare Reno e Danubio nel 416, Costante II rompe gli indugi e sconfigge nei pressi di Tivoli Onorio che deve fuggire a Costantinopoli; entro il 417 tutta la parte Occidentale dell'Impero Romano (Impero Romano d'Occidente) è pacificata, la capitale resta Roma.

Nel 418 sconfigge nei pressi di Sirmio le truppe dell'Imperatore d'Oriente Teodosio II, che, malgrado fosse impegnato a respingere una imponente invasione da parte dei Sassanidi di Yazdgard I, voleva riportare sul trono di Roma Onorio; firmata nella stessa località una pace con Teodosio II, lo accompagna in una campagna contro i Sassanidi ma muore nel dicembre dello stesso anno in Mesopotamia.

Vista la giovanissima età del figlio di Costante II, Costanzo (415-444), Ambrosio Aureliano lascia il governo della Britannia al giovane figlio Lucio (405-433) e al fratello Draco (391-460), detto dai Britanni Uther Pendragon, e si proclama imperatore.

Tra il 419 e il 420 combatte una dura guerra contro Teodosio II e lo sconfigge ripetutamente entrando a Costantinopoli nell'aprile del 420 e proclamando la riunificazione dell'Impero Romano (Capitale della "Diocesi d'Occidente" è Ravenna, di quella d'Oriente è Costantinopoli, capitale dell'Impero è Roma); nel 421 sconfigge duramente Bahram V e oltre a strappare vasti territori ai Sassanidi, li obbliga a redigere un editto di tolleranza per i cristiani.

Durante la prima parte del suo regno (418-433) Ambrosio Aureliano inizia una serie di riforme politiche (abolendo, tra l'altro, almeno "de jure", lo schiavismo), militari ed amministrative che ridanno nuova linfa al claudicante impero e con una serie di grandi campagne riconquista vasti territori:

Nel 422 viene redatto l'Atto di Tolleranza per i cittadini romani che pur ribadendo il cristianesimo religione di stato, tollera appunto altri riti se non in contrasto con lo stato (per assurdo questo atto assicura una certa libertà al panteismo romano, mentre sovente non viene applicato per le eresie cristiane e per il giudaismo).

Attorno a questi anni vengono migliorate le tecniche della metallurgia e vengono riprese e sviluppate le scoperte di Erone sull'uso industriale del vapore; il tutto porterà in breve ad una piccola rivoluzione industriale.

Nel 433 la corona passa a Costanzo III che ha raggiunto la maggiore età (già nel 430 era stato nominato Cesare) mentre Ambrosio Aureliano viene nominato Cesare; Costanzo III prosegue le riforme di Ambrosio Aureliano e nuovi territori vengono aggiunti all'impero:

da www.euratlas.com (grazie a MAS!)

Alla morte di Costanzo III, data la minore età del figlio Valentiniano (439-458), la corona viene riassunta da Ambrosio Aureliano per il suo 2° periodo di regno (444-457), l'impero deve affrontare due pericoli che rischiano di portarlo al collasso: le invasioni degli Unni e la presenza di un usurpatore in oriente (Basilisco 451-459).

Quest'ultimo era un generale di Costanzo e alla morte di questo era divenuto proconsole delle Prefettura di Persia, nel 447 aveva ottenuto il titolo di Cesare e l'amministrazione di tutta la parte orientale dell'impero, nel 451, alleandosi con Attila, si era proclamato Imperatore.

La lotta contro Unni vede alterne vicende. Nel 451 una prima campagna di Attila attraverso Germania e Gallia, viene fermata presso i Campi Catalaunici dal generale romano Ezio, gran parte dei Germani (Sassoni esclusi) al di qua dell'Elba si assoggettano conseguentemente all'impero.

Nel 452 una seconda campagna punta direttamente al cuore dell'impero ma viene fermata nei pressi dell'Isonzo dall'esercito romano ai comandi dello stesso imperatore.

Attila muore nel 453 mentre stava dando inizio ad una nuova campagna nei Balcani ed in Illiria, assieme alle truppe di Basilisco.

Basilisco deve dapprima difendersi dalla rivolta delle popolazioni iraniche e perde gran parte delle terre conquistate da Costanzo III (l'altipiano iranico viene controllato in buona parte dal regno neo-persiano di Ciro III, mentre il nord viene in parte rioccupato dai Sassanidi: dopo aver siglato un accordo coi primi, nel 453 Basilisco si lancia contro Roma e le sue forze occupano l'Illiria e la Sirtica.

Nel 455, scemato il pericolo Unno, Ambrosio Aureliano, combatte su due fronti principali: la Sassonia (che verrà completamente assoggettata solo nel 470) e contro Basilisco (nel 457 si giungerà ad un temporaneo accordo: l'usurpatore sarà riconosciuto come coimperatore mantenendo il controllo di tutti i possedimenti asiatici).

Nel 457 la corona passa a Valentiniano III (già Cesare dal 454) che viene osteggiato da Basilisco: il giovane imperatore muore (senza prole) nel 458 durante la battaglia vittoriosa nei pressi di Nicea.

Ambrosio Aureliano riassume per la terza volta la corona (458-473) in attesa della maggiore età del figlio del fratello Draco, Artosio (455-549, chiamato Artù dai Britanni); sconfigge definitivamente Basilisco (che nel frattempo aveva occupato quasi tutta la penisola arabica con l'esclusione dello Yemen rimasto fedele all'impero) e i neo-persiani (battaglia del Ponte nel 461) e stipula un accordo coi Sassanidi che mantengono un piccolo stato (formalmente indipendente) a sud e ad est del Mar Caspio.

Nel 462 Roma viene raggiunta da una delegazione di punici (cartaginesi) del Regno di Opet, uno stato che occupava l'attuale Zimbabwe, Botswana, Namibia, e la parte settentrionale del Sudafrica; questo stato era sottoposto ad una forte invasione da parte di popolazioni Bantu e aveva deciso di appellarsi a Roma malgrado da oltre 600 anni questi sopravvissuti cartaginesi, avessero interrotto ogni rapporto col Mediterraneo (almeno a livello ufficiale, anche se i commerci con l'Impero Romano erano stati floridi ma sempre attraverso intermediari, in modo che Roma ignorasse la presenza di uno stato cartaginese in Africa).

In cambio di un protettorato formale, Roma invia due legioni (seguite l'anno successivo da altre due) che riescono in extremis a salvare questo impero.

Nel 461 il Concilio di Ravenna proclama il primato morale e d'onore del vescovo di Roma.

Nel 463-466 ha luogo una campagna che porta all'assoggettamento definitivo della Nubia e all'occupazione di parte dell'impero di Axum.

Profittando del caos provocato dagli Unni e del relativo vuoto di potere generatosi alla morte di Attila, Ambrosio Aureliano dà inizio ad una serie di campagne oltre il Danubio e l'Elba per assoggettare le popolazioni barbare e creare una zona cuscinetto di protezione delle aree storicamente facenti parte dell'impero; queste campagne saranno proseguite e le conquiste perfezionate da Artosio.

Nel 473 Ambrosio Aureliano, quasi novantenne, cede la corona ad Artosio che trai primi atti crea una consulta col compito di ammodernare e standardizzare la lingua latina (unica lingua imperiale: ogni singola provincia può utilizzare accanto al latino, uno o più lingue diverse, per esempio in Egitto il copto e il greco, in Asia il greco ecc.) con l'introduzione ufficiale di quei termini, sia d'origine greca che di altre lingue, che sono entrati nel lessico comune (bucca, blancus, guerra, focus, cattus, caballus ecc.).

[continua]

MAS

da www.euratlas.com (grazie a MAS!)

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Ecco l'entusiastica risposta di *Bhrg'howidhHô(n-):

Splendido! Solo una minima proposta di modifica: Artorio, lat. *Artorîus*, dal britannico *Artorîjos*, a sua volta trasformazione di *Artorîgios *"figlio, discendente di *Arto-rîxs*" (*Arto-rîxs *"re degli Orsi (= guerrieri)" o "re (protetto) dal (Dio-)Orso (totem)").

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Questo invece è quanto replica Renato Balduzzi:

Ho trovato molto interessante l'"espediente" di standardizzare la lingua ufficiale. Il concetto di standard è piuttosto antico, anche se ovviamente ai tempi si rifletteva soprattutto sulla parola scritta, non molto su quella parlata, per ovvi motivi legati all'impossibilità di diffondere la parlata standard mediante registrazioni sonore. Lo standard romano però già c'era (era la lingua di Virgilio e Cicerone, presa come modello). Mancava una alfabetizzazione nel senso moderno: di massa ed approfondito in diversi anni di studio. Ai tempi infatti non più del 10% della popolazione sapeva leggere (ancor di meno chi sapeva scrivere), e quei pochi che sapevano farlo spesso non erano in grado di produrre testi in forma corretta. In poche parole, spesso mancava una istruzione mirata alla produzione scritta. Per di più, l'informazione scritta non era presa quasi mai per se stessa, ma esisteva l'uso di declamare ad alta voce ciò che si leggeva. Leggere a mente è una scoperta della civiltà monastica pressoché sconosciuta nel mondo antico. Di conseguenza, la mediazione vocale rendeva "barbaro" anche il più formalmente corretto dei testi di Cicerone.

Per questo POD dobbiamo quindi trovare qualche deus ex machina che scopre l'importanza della lettura silenziosa e un imperatore che, a monte di un dibattito intellettuale, propone una alfabetizzazione di massa (coinvolgente almeno il 50% della popolazione imperiale) ma soprattutto un corso di studi alfabetici molto approfondito che permetta di acquisire anche le basilari competenze scritte in lingua latina.

Un appunto sull'Irlanda. Secondo me è molto verosimile la conquista totale delle Isole Britanniche entro il 100 d.C. (tranne le Highlands, i cui abitanti diedero parecchio filo da torcere a Giulio Agricola). Infatti, Agricola, pur essendosi concentrato sulla conquista della Scozia, mise certamente piede in Hibernia e ponderò l'invasione dell'isola alla fine del I secolo d.C. coinvolgendo un regnante locale. Se fosse stato un po' più fortunato, perché no, avrebbe potuto conquistare l'Hibernia, come Cesare conquistò la Gallia transalpina, nel corso del I secolo. Questo potrebbe significare la conquista totale delle Isole britanniche entro la fine del II secolo (prima o dopo anche gli Highlanders si sarebbero arresi) e una romanizzazione profonda anche dell'Hibernia, dove si sarebbe potuta sviluppare una lingua ibernoromanza. Altre informazioni (a mio avviso interessantissime) sono riportate a questo link.

Ipotizzerei, dopo la conquista della Persia, l'inizio di una espansione in India, frequentata spesso dai mercanti romani anche nella nostra Timeline. Secondo me potrebbe partire verosimilmente dalla fondazione di colonie sulla costa sudorientale, protetta dalle alture del Deccan e dai monti Ghati. Tra l'altro, se i Romani scendono un po', possono anche colonizzare senza problemi le isole Maldive, che sicuramente si riempiranno di domus sontuose e diverranno meta di un turismo d'élite che potrebbe giovare all'espansione di Roma nell'Oceano Indiano (l'Oceanum Nostrum!).

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L'autore dell'ucronia gli risponde:

Per l'Irlanda il mio POD avviene attorno al 406/7 d.C. per cui (pur concordando con te) dovrò occuparla dopo questa data e senza una particolare celerità a causa degli altri problemi incombenti sul rinnovando impero.

Calma, all'India ci arriverò con una occupazione lenta e contrastata, cominciando ovviamente dall'apertura di empori e di "colonie" sulla costa occidentale della penisola), cno uno strano stato Romano-Indigeno alle Andamane.

Quanto alla scolarizzazione di massa, è figlia della piccola rivoluzione industriale, a partire dal 420: "Attorno a questi anni vengono migliorate le tecniche della metallurgia e vengono riprese e sviluppate le scoperte di Erone sull'uso industriale del vapore; il tutto porterà in breve ad una piccola rivoluzione industriale."

In pratica avvengono 5 fatti che portano appunto a questa piccola ed anticipata rivoluzione industriale:

- la scomparsa della schiavitù o comunque l'attenuazione della stessa costringe mercanti e imprenditori a "meccanizzare" il lavoro e a sviluppare le ricerche in quella direzione (le riforme scolastiche introdotto a partire dal 420 al 480, fanno in pratica nascere un sistema scolastico imperiale e le proto-università);

- riprendendo gli studi di Erone il Vecchio viene sviluppata a partire dal 425 ca. la macchina a vapore che porterà alla motorizzazione di magli, telai e alla nascita di navi e treni a vapore nell'arco di un 50ennio;

- viene migliorata l'efficienza dei forni (raggiungendo temperature molto più alte grazie allo sfruttamento sempre più intensivo del carbone le cui miniere iniziano ad essere sfruttate a partire dal 415 ca. e grazie al miglioramento dei forni a tino), giungendo alla realizzazione dell'acciaio (la ghisa era già conosciuta);

- viene introdotto l'uso della carta che permette di decuplicare la capacità di supporti per la scrittura, che giunge dalla Cina attorno al 435-440 e viene prodotta (industrialmente per la prima volta tra Piceno e Umbria a Fabrius, l'attuale Fabriano);

- grazie all'aumentata disponibilità di supporto per la scrittura, viene dapprima introdotta la stampa con tasselli di legno (forse anche questa tecnica è giunta dalla Cina sempre attorno al 440-450), attorno al 455 nella città di Mogontium (Magonza in volgare) Johannes Bonomontis (quasi certamente un orafo) crea la stampa a caratteri mobili: la diffusione della lettura e della scrittura (anche grazie alle leggi imperiali per la scolarizzazione) è esponenziale e in due generazioni almeno il 50% della popolazione sa leggere e scrivere (non sempre in modo corretto, Sic.).

La scolarizzazione avviene essenzialmente in latino (nelle scuole l'insegnamento avviene sia in latino che nella/e lingua/e della provincia, mentre nelle università è in latino e in alcune regioni in latino e greco) e questo favorisce l'imporsi di questa lingua (sia pur assai lentamente) sulle altre parlate nell'Impero.

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Per farmi avere il vostro parere in proposito, scrivetemi a questo indirizzo.


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