Gli Stati Regionali


E ora, una geniale proposta di Damiano Lanzoni avanzata il 18 marzo 2011:

Salve a tutti, l'occorrenza dei 150 anni dell'unità d'Italia (17 marzo 2011) mi ha fatto venire in mente una piccola "sfida ucronica" che vi vorrei sottoporre.

Immaginiamo che l'Italia non si sia mai unificata e che le venti regioni che oggi la compongono siano invece venti staterelli in cui è divisa quella che è rimasta una semplice "espressione geografica".

La sfida è questa: immaginate come si sia giunti a questa situazione e come sono oggi questi stati.

Ad esempio immagino che il Lazio sarebbe ciò che rimane dello Stato Pontificio, la Liguria e il Veneto delle repubbliche di Genova e Venezia sopravvissute fino ad oggi.

E poi?

Esisterebbe un regno di Sicilia indipendente? La Sardegna è una federazione dei quattro Giudicati? Il Friuli sarebbe un mai decaduto patriarcato di Aquileia? E il Trentino Alto Adige? Sarebbe forse completamente germanofono? O magari è uno stato in cui ha preso il sopravvento la lingua Ladina?

Sbizzarritevi...

.

Così gli risponde Bhrihskwobhloukstroy:

Può essere un'ucronia molto facile o molto difficile (= improbabile) a seconda che vogliamo arrivare fiscalmente agli esatti confini delle attuali Regioni o no; queste sono infatti il prodotto necessario non solo di ciò che ha portato all'esistenza dello Stato italiano, ma in certi casi (Molise, Valle d'Aosta, Trentino - Alto Adige, Friuli - Venezia Giulia) addirittura implicano lo Stato stesso e sono abbastanza remote le possibilità che si creassero proprio così anche senza l'Italia.

Le domande nella seconda parte mettono in dubbio appunto la possibilità che ci fossero quelle Regioni e soltanto loro. Naturalmente, le Isole hanno maggiori probabilità rispetto agli altri, perché sono evidenziate dalla geografia. Il massimo di difficoltà si concentra dove i confini non sono né naturali né storici (tradizionali), per esempio tra Lombardia e Piemonte, tra Emilia e Toscana, tra Lazio e Abruzzo e Campania.

Alcune Regioni, invece, possono anche avere confini verosimili, ma hanno meno probabilità di altre di essere sopravvissute come Stati: quelle dell'ex-Stato della Chiesa e del Regno di Napoli.

In totale, tra confini assurdi e Regioni storicamente meno indipendenti, il quadro della attuali Regioni è poco probabile; a seconda di quanto collochiamo il punto di divergenza definitivo, potremo avere un Principato di Piemonte, una Repubblica di Genova, un Ducato di Milano, una Repubblica di Venezia, un Vescovato di Trento, uno di Bressanone, una Contea del Tirolo, un Patriarcato del Friuli, un Granducato di Toscana, un Regno di Sardegna e un Regno di Sicilia, ma tutto il resto sarà o più piccolo (Ducati Padani) o più grande (Stato della Chiesa, Regno di Napoli) delle Regioni. In particolare, per il Regno di Napoli dovremmo tornare all'XI. secolo per avere un Ducato di Puglia e Calabria, i Principati di Salerno, Capua e Benevento e i Ducati di Amalfi, Sorrento, Napoli e Gaeta (lasciando gran parte degli Abruzzi al Ducato di Spoleto...), dunque un quadro considerevolmente diverso dalle attuali Regioni...

.

Invece Enrica S. vuole sbizzarrirsi:

OK, Damiano, io ci provo a raccogliere la sfida. Spero di non dimenticare nulla e nessuno.

La Repubblica di Genova sopravvive fino al presente entro i confini pressappoco dell'odierna Liguria, pur essendo costretta a cedere la Corsica alla Francia.

Anche la Repubblica di Venezia, essendosi schierata contro Napoleone fin dalla I Coalizione, è ricostituita dopo il Congresso di Vienna per iniziativa di Russia e Inghilterra. Però deve cedere Bergamo e Brescia (con tutti i territori lombardi) allo Stato di Milano, unito all'Austria, e la provincia di Udine (il Friuli) al territorio metropolitano austriaco.

Dopo le Cinque Giornate di Milano lo stato milanese si separa dall'Austria e diventa indipendente, coincidendo con la Lombardia attuale tranne Lomellina e Oltrepò Pavese, che restano ai Savoia. Il Friuli resta all'Austria.

Il Ducato di Parma e Piacenza viene lasciato in eredità dal suo ultimo duca al Ducato di Modena e Reggio. Nel 1866, approfittando della sconfitta austriaca a Sadowa, Bologna e le Legazioni si separano dallo Stato Pontificio, Modena caccia il Duca e si unisce a Bologna e Romagna a formare la Repubblica di Emilia-Romagna con capitale Bologna. Il Granducato di Toscana concede una costituzione liberale e un parlamento e sopravvive fino ai giorni nostri entro i confini della nostra Toscana, gli Asburgo-Lorena sono ancora in sella.

Lo Stato Pontificio (senza Bologna e Legazioni) e il regno delle Due Sicilie sopravvivono al secolo XIX.

Dopo la Prima Guerra Mondiale il Friuli e la Provincia di Trento si separano dall'Austria, ridotta entro i confini attuali. Invece la Provincia di Bolzano resta austriaca.

Durante la Seconda Guerra Mondiale il Regno di Sardegna e il Regno delle Due Sicilie si schierano con Hitler, lo Stato di Milano e il Trentino con gli Alleati, le Repubbliche di Genova e di Venezia, lo Stato Pontificio e gli stati italiani minori restano neutrali. Dopo la sconfitta dell'Asse, i Savoia vanno in esilio. Il Piemonte deve cedere Savoia e Nizza alla Francia, la Lomellina e l'Oltrepò Pavese allo Stato di Milano (che così viene a coincidere pressappoco con la nostra Lombardia), la Sardegna e la Valle d'Aosta diventano indipendenti sotto protettorato francese. L'Austria deve cedere Bolzano alla Repubblica di Trento, si forma così uno stato analogo al nostro Trentino-Alto Adige. La Jugoslavia di Tito occupa l'Istria fin qui appartenuta al Friuli, ma Stalin lo costringe a restituire Gorizia e Trieste. Destino peggiore tocca al Regno delle Due Sicilie, che cessa di esistere, spartito in zone di occupazione. La Sicilia diventa indipendente sotto protettorato inglese. Gli Stati Uniti occupano la Campania e la Calabria. La Francia occupa Abruzzi e Molise. L'URSS occupa la Basilicata e la Puglia. Nel 1949 si tenta la costituzione al Sud di uno stato federale sul modello della Germania Ovest nelle zone occupate da americani, francesi e britannici, ma l'Italia non è la Germania: Campania, Calabria e Abruzzi-Molise dichiarano l'indipendenza. L'URSS crea la Repubblica Popolare dello Ionio formata da Puglia e Basilicata.

Piemonte, Valle d'Aosta, Repubblica di Genova, Stato di Milano, Granducato di Toscana, Campania, Calabria e Sicilia entrano a far parte della NATO. Repubblica di Emilia-Romagna, Friuli e Repubblica Popolare dello Ionio entrano nel Patto di Varsavia. Repubblica di Venezia, Trentino-Alto Adige, Sardegna, Stato Pontificio e Abruzzi-Molise restano non allineati.

Nel 1957 Piemonte, Valle d'Aosta, Repubblica di Genova, Stato di Milano, Granducato di Toscana, Sicilia e Sardegna sono tra i fondatori della Comunità Economica Europea con Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo.

Nel 1968 in conseguenza del Concilio Vaticano II si scatena la tempesta del "Sessantotto". A farne le spese sono lo Stato Pontificio, da cui si separano Umbria e Marche, e gli Abruzzi, da cui si separa il Molise. Invece la cosiddetta "Primavera di Bari" è stroncata nel sangue dalle armate sovietiche e la Repubblica Popolare dello Ionio resta nell'orbita di Mosca. Lo Stato Pontificio sopravvive limitato al solo Lazio, inclusa la provincia di Rieti.

Nel 1973 Repubblica di Venezia, Trentino-Alto Adige, Campania, Calabria, Abruzzi e Molise aderiscono alla CEE insieme a Regno Unito, Irlanda e Danimarca.

Nel 1982 Marche e Umbria aderiscono alla CEE insieme alla Grecia.

Nel 1985 arriva Gorbachev. Il 1989 vede la fine delle repubbliche popolari in Friuli, Emilia-Romagna e nella Repubblica dello Ionio. Quest'ultima si rompe in due pacificamente come la Cecoslovacchia, separandosi in Repubblica di Puglia e Repubblica di Basilicata. Giovanni Paolo II rinuncia al titolo di Capo di Stato e anche il Lazio diventa Repubblica. Fine del protettorato francese su Sardegna e Valle d'Aosta.

Nel 1995 il Friuli, l'Emilia-Romagna e il Lazio entrano nell'Unione Europea insieme ad Austria, Svezia e Finlandia.

Nel 2002 Piemonte, Valle d'Aosta, Repubblica di Genova, Stato di Milano, Trentino-Alto Adige, Repubblica di Venezia, Granducato di Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Abruzzi, Molise e Sardegna adottano come moneta l'Euro. 

Nel 2004 Puglia e Basilicata entrano nell'Unione Europea insieme ai paesi dell'Est.

Nel 2007 Campania, Calabria e Sicilia adottano l'Euro.

Nel 2011 anche Friuli, Emilia-Romagna, Basilicata e Puglia adottano l'Euro.

Che ne pensate?

.

Renato Balduzzi propone una realtà alternativa:

C'è solo da sbizzarrirsi con la fantasia per arrivare a una situazione italiana "alla jugoslava" con grossomodo una etnia per regione. Ci provo.

Valle d'Aosta: qui si parla francese e franco-provenzale e la religione è calvinista.

Piemonte: gli abitanti sono per la maggior parte cattolici e parlano piemontese e francese.

Liguria: gli abitanti sono orgogliosi della loro etnia ligure e sono calvinisti.

Lombardia: gli abitanti della Lombardia sono molto legati alle regioni di lingua tedesca, hanno una situazione bilingue lombardo-tedesco (un po' come i Romanci dei Grigioni) e sono per metà cattolici e per metà protestanti.

Trentino Alto Adige: paese interamente di lingua tedesca, cultura bavarese e religione cattolica.

Veneto: si parla esclusivamente la lingua veneta, retaggio dell'antica indipendenza.

Friuli Venezia Giulia: qui si parla una lingua slava affine allo sloveno.

Emilia Romagna: in questa zona, oltre all'emiliano e al romagnolo, gli abitanti utilizzano la lingua italiana, derivata dal toscano.

Toscana: interamente monolingue, di religione cattolica, è il centro da cui è partita la conquista dell'Italia.

Marche: nel corso del Quattrocento, per scampare ai Turchi, molti slavi della costa dalmata trovarono rifugio nella regione. Gli slavi riuscirono ad imporre la propria lingua ai marchigiani. Per questo le Marche sono una regione slavofona di religione cattolica.

Umbria: l'avanzata ortodossa da Sud fu contrastata dai vescovi di Perugia, Assisi e Gubbio nonché dai Francescani. In Umbria si parla italiano e si pratica la religione cattolica.

Lazio: qui non venne mai meno l'importanza dello Stato della Chiesa. La religione è dunque cattolica e si parla in lingua italiana. Tuttavia esistono alcune regioni al confine con la Campania in cui si segue il cristianesimo ortodosso.

Campania: a causa dell'influenza bizantina nella regione, si segue il cristianesimo ortodosso. L'antico ducato bizantino di Napoli strappò con la forza le terre cattoliche longobarde ricacciando gli abitanti verso l'Abruzzo. Esistono tuttavia ai confini notevoli minoranze cattoliche. In questa zona gli abitanti parlano in napoletano.

Abruzzo: il paese è di religione cattolica e, nonostante il dialetto sia simile al napoletano, la lingua ufficiale è l'italiano.

Molise: il Molise è prevalentemente ortodosso, e si parla in napoletano.

Puglia: in questa regione l'Impero Bizantino ha fatto sentire maggiormente la sua influenza. E' quindi quasi interamente grecofona e ortodossa, tranne le zone di confine con la Basilicata e la Campania, cattoliche.

Basilicata: qui si segue la religione cattolica, ma si parla la lingua greca, con forti minoranze napoletane.

Calabria: qui si parla calabrese e si segue la religione ortodossa, ma nelle regioni meridionali i musulmani di lingua araba sono maggioritari.

Sicilia: l'invasione ottomana ha riaperto le frontiere col Nordafrica cancellando l'identità romanza della regione. Sostanzialmente la Sicilia è un'appendice della Tunisia.

Sardegna: da sempre legata alla corona spagnola, qui è ufficiale lo spagnolo ma è parlato anche il sardo. Forte l'identità cattolica per contrastare gli attacchi musulmani da sud.

Che ne dite? Troppo audace?

.

Ma Falecius gli fa notare:

Interessante, ma in Jugoslavia non c'era neanche vagamente, se non per la Slovenia, e anche là solo in parte, una etnia per regione. In effetti non credo che una cosa come una regione con dei confini amministrativi delineati da una linea chiusa continua, in nessuna parte della terra, quale che sia la linea, possa mai definire esattamente tutto e solo il territorio di una qualsivoglia etnia.

Comunque, per stare al gioco, in una situazione così "balcanizzata" basterebbe un mancato accordo sul rispetto di qualche minoranza per vedere saltare la polveriera. Io prevedo: guerra tra Marche ed Emilia per il contenzioso territoriale (reale) dell'Alta Marecchia. L'Emilia Lunense, se non tutta l'Emilia, disinteressata al conflitto secede, lasciando la grana ai romagnoli. Guerra emiliano-romagnola, presto conclusa dopo l'annessione marchigiana di Rimini. Comunque le Marche non ridono. Il Sud, poco interessato ad avventure nel Montefeltro, protesta per i costi della guerra, e comincia a formarsi un movimento secessionista piceno particolarmente forte nell'Ascolano e nel Fermano. L'Abruzzo, preoccupato, cerca di frenare le velleità picene di Teramo. Intanto esplode il conflitto campano-laziale su Gaeta, interrotto dalla Guerra di Secessione della Silenia. Puglia e Molise ne approfittano per occupare parte del Beneventano. Mentre la Puglia è obbligata a ritirarsi dal crescere delle proteste salentine, il Molise avanza e proclama il Molisannio, inducendo la Basilicata ad invadere immediatamente la zona di Eboli. A questo punto la Campania capitola, ma il Lazio non riesce a profittare della situazione a causa dell'invasione Umbro-Toscana. Ci sarebbero altre storie interessanti, come le feroci guerre etniche tra Trentino ed Alto Adige e la Guerra d'Indipendenza Friulana (che sarebbe probabilmente vinta, grazie all'alleanza stategica con l'indipendentismo bellunese, contro la coalizione di Veneto e Venezia Giulia, ovviamente cedendo i comuni sloveni alla Slovenia in cambio di assistenza contro i giuliani: un Grande veneto indipendente che controlli Trieste sarebbe l'incubo di sloveni e croati, se seguisse tentazioni revansciste). Inoltre, la Valle d'Aosta avrebbe il sostegno francese e lombardo contro le eventuali mire del Piemonte, che invece si alleerebbe con la Svizzera, preoccupata dalle ambizioni di Milano sul Canton Ticino e ansiosa invece di riprendere finalmente la Valtellina (che dal canto suo non vede l'ora). A questo punto c'è la guerra europea e la faccenda non riguarda più le sole regioni italiane...

.

Anche Tiziano dice la sua in proposito:

==IL MERIDIONE==
La CAMPANIA FELIX diventerà presto una federazione. Terra di Lavoro, Sannio, Princ.Citra e Napoli. 
Infatti, subito dopo la divisione dell'Italia, come la Campania dichiara guerra al Lazio, nel Principato Citra (Salerno) nascono moti secessionistici, appoggiati dalla Basilicata. Trattandosi in gran parte di terre povere, il governo cedette il sud della provincia (Cilento), ma mantenne la pianura del Sele con forte occupazioni e repressioni, precise e coincise, senza spargere sangue più del necessario.

Impegnata sul fronte interno, la Campania decide di sospendere temporaneamente il conflitto col Lazio, per riorganizzarsi; per via del troppo accentramento passato, riprende le province borboniche con molta autonomia: Terra di Lavoro (Caserta), Irpinia (Avellino), Princ. Citra (Salerno) con una speciale autonomia e molta occupazione napoletana. Istituita anche la Provincia di Amalfi, con i territori dell'antica Repubblica.
Inoltre, seguendo le spinte neoborboniche, viene fatto tornare al trono il re. Si tiene così un referendum per scegliere tra i Borbone ed i Murat, vinto probabilmente dai primi: così Carlo I viene incoronato re di Campania, seppur le province hanno altri governi. Infatti egli è duca di Napoli e Terra di Lavoro, ma non di Amalfi, dove regna la repubblica. Infatti vi si è imposto un che saprà essere una valida spalla per il re, ma saprà anche sviluppare, con idee innovative, la sua repubblica, stretta tra monti e mare.

Lo stato riprende così la guerra per prendere Gaeta; per sconfiggere il Lazio decide di allearsi con l'Abruzzo. Al che, al Lazio si allea il Molise, ma le loro forze sono poche: in un baleno, la fertile valle del Liri, la costa di Gaeta e la punta (come si chiama?) del Molise vengono annessi alla Campania, mentre metà della provincia di Rieti ed il resto del Molise tornano negli Abruzzi, ora chiamati Sabio, che anche riprendono l'organizzazione borbonica.

Inoltre il Lazio torna sotto podestà pontificia, ma con molto influenza e protezione da parte dei Borbone.

Anche le Puglie hanno la loro bella grana, però: le rivolte nel Salento. Seguendo l'esempio della Campania, anche queste riprendono l'organizzazione borbonica in chiave federalistica: nascono le province autonome di Capitanata (Foggia), Terra d'Otranto (Lecce) e Terra di Bari.

La Basilicata invece non ha rivolte, anzi, ne vorrebbe approfittare per espandersi, anche dopo che, con un colpo di stato, vi è stata istaurata la monarchia. Purtroppo però essa non ha abbastanza forze, e, volendosi allargare in Calabria, propone un'unificazione tra i due stati, subito respinta. Così un'azione congiunta di Sicilia e Basilicata invade l'estremo della penisola; così esso viene annesso alla Sicilia, eccezion fatta dei distretti di Castrovillari e Rossano, settentrionali, che entrano a far parte della Basilicata, ora Regno di Lucania.
Nonostante le guerre inter-regionali, possiamo notare una cosa abbastanza importante: molte regioni (tutte, nel Meridione) riprendono la suddivisione amministrativa pre-unitaria.

==IL SETTENTRIONE==
Inizialmente organizzato come "Confederazione Padana", ben presto sorsero i primi problemi. Da subito i "Terroni" (in quanto superiori) vennero perseguitati, ma dopo i primi tempi alcune regioni incominciarono a distaccarsene.

Prima, l'Emilia-Romagna, entrata in guerra con le Marche per il contenzioso territoriale dell'Alta Marecchia. Infatti, l'Emilia Lunense ne approfitta per distaccarsi dalla Romagna, ed alleandosi con le Marche caccia le forze sovrane addirittura oltre Ravenna! Qui poi l'esercito marchigiano finirà l'opera, acquisendo la Romagna.
Sin da subito l'Emilia si presenta come una federazione: gli stati che la compongono sono infatti i ducati di Parma (e Piacenza) , Modena (e Reggio), la Legazione di Bologna e quella di Ferrara. Ma deve ancora espandersi… Manca ancora Lucca e Mantova, infatti.

==La Grande Guerra Italiana==
Intanto nella Lega il Veneto e l'Est della federazione vengono incominciati ad esser visti un po' come prima era visto il Sud; perciò il Piemonte preme molto per la secessione dello stesso. I veneti, indignati, escono tramite referendum dalla federazione, e subito vi dichiarano guerra. Dalla loro si schierano, oltre l'Emilia, anche l' "asse" Napoli-Aquila, e con loro anche il Lazio pontificio, e le Puglie.

Con la Padania (ora ristretta al solo Triangolo industriale Sabaudo, ovvero Piemonte, Lombardia e Liguria, oltre Aosta) si schierano invece la Croazia e la Slovenia, impaurite dalla Repubblica Veneta, l'Umbria, e la Sicilia, che vi è stranamente legata (tanto da non essere considerata Terronia).

Importanti anche i movimenti indipendentisti dell'Alto Adige e del Friuli; al primo viene concessa l'annessione all'Austria, ed al secondo una certa autonomia.

Questa lunga guerra dura 3 anni, causando l'uscita dall'Unione Europea degli stati ex-Iugoslavi (Slovenia, Croazia) e la sospensione a tempo indeterminato della Francia: questo perché anche in Europa si sono creati schieramenti contrapposti (Francia, Slovenia, Croazia, Inghilterra, Belgio e Lussemburgo con la Padania; Spagna, Germania, Grecia, Austria e Turchia con Venezia), che entrano in tal contrasto da sembrare in guerra. E, quando Francia, Slovenia e Croazia schierano i loro eserciti, vengono sospese. Subito la Francia li ritira, non imitata dalle forze ex-Iugoslave.

Alla fine di questa lunga guerra, vi sono cambiamenti territoriali non trascurabili. Vince Venezia ed alleati, a discapito degli alleati padani.

Viene sciolta la Federazione Padana, viene creata la Repubblica Federale di Venezia, comprendente: il Veneto e le provincie autonome di Friuli e Dolomiti(Venezia Euganea), Istria, Goriziano e Triestino (Venezia Giulia), Trentino (Venezia Tridentina), Lombardia orientale (Venezia Orobia \ lombarda) e Dalmazia (Venezia Dalmata).

L'Emilia annette Mantova (Ducato di Mantova) e Spezia.

L'Umbria entra a far parte dello Stato Pontificio, che vende Gubbio e dintorni alle Marche.

Forti indennizzi agli altri.

Dalla secessione della Padania, nascono delle guerriglie simili a quelle post-Iugoslave: in breve la Lombardia annette la Val d'Ossola ed altre zone, mentre la Liguria, divenuta Repubblica di Genova, annette le varie zone dell'Appennino dipendenti da Torino, la quale acquisisce solo, con un colpo di mano, la Val d'Aosta.

Piccoli cambiamenti di confine e migliaia di morti, soprattutto piemontesi. Alla fine in Piemonte restano più "terroni" che piemontesi (i primi si erano nascosti in villaggi sperduti tra i monti, evitando la leva militare); con un abile colpo di mano (e l'ausilio di poche truppe napoletane) finisce la persecuzione e incomincia una nuova età per lo stato, seppur non vi è immigrazione dai tempi dell'Italia unita (10 anni).

.

Per partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


Torna indietro