Ucronie siciliane

di Enrico Pellerito


In base alla progressione epocale cui si riferiscono, elenco le ucronie che ho ipotizzato circa la mia terra natale:

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Gli eredi di Federico II

Un progresso economico e sociale del Mezzogiorno sarebbe potuto avvenire con il perdurare del regno svevo. Io ho pensato ad una vittoria di Corradino a Tagliacozzo, POD tutt’altro che impossibile a verificarsi. Gli effetti sono che il partito ghibellino si rafforza in tutta Italia ed il Papa o è costretto al compromesso con la “stirpe delle vipere” o ha difficoltà a trovare qualcuno disposto ad abbattere il Regno di Sicilia; lo stesso fratello di Carlo d’Angiò, re Luigi IX il Santo, nonostante fosse probabilmente il monarca più forte in quel periodo in Europa, aveva già rifiutato di prendere posizione riguardo il Regno di Sicilia, ed era poco propenso alle avventure militari (tranne che le crociate).

Nel frattempo, se non è proprio un inetto, Corradino cercherebbe di aumentare la propria forza in terra e in mare, onde evitare future brutte sorprese; non penso che sottrarrebbe al Papa territori per avere continuità con il Sacro Romano Impero, ma un robusto esercito verrebbe utile per contenere (perlomeno al Sud) ingerenze francesi, spagnole o addirittura turche. Inoltre, per gli eredi di Federico, in quanto pur sempre legati al sacro Romano Impero, sarebbe logico stringere intese con le nazioni di lingua tedesca e, successivamente, la cattolica Austria potrebbe essere la naturale alleata del Regno di Sicilia. Il che significa un ulteriore prolungamento temporale di ben più di cinque secoli di dominazione a matrice sveva.

Considerando il percorso storico riguardante la Penisola, possiamo ipotizzare che dopo la parentesi delle invasioni francesi (1799 e 1806-1815), il Congresso di Vienna avrebbe rimesso sul trono gli eredi di Federico II, contro i quali il Regno di Sardegna dovrebbe poi lottare per giungere all’unificazione dell’Italia sotto un’unica corona. Ma a questo punto non è detto che questa dovesse essere quella dei Savoia; perché non quella degli Hohenstaufen?

Tutto questo periodo sotto un governo di mentalità tedesca (cioè con elementi formati ad un certo rigore), mi fa sorgere qualche timida speranza che nel tempo ci sarebbe potuto essere un progressivo incremento e miglioramento di infrastrutture e industrie nel Meridione e nella Sicilia, con un conseguente più ampio benessere economico; a questo si può aggiungere un positivo atteggiamento popolare verso l’autorità, da cui si sviluppi un maggior senso civico e quindi una meno forte criminalità. Non sarebbe stato come ai tempi di Federico Stupor Mundi, ma sempre meglio di niente.

Di contro, dubito fortemente che un prolungarsi di una dominazione angioina avrebbe risollevato le sorti economiche di quelle regioni, stante la politica che nel passato i Francesi hanno adottato nei territori occupati.

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L’Austria e il Mezzogiorno d’Italia

Come nella precedente ucronia, penso, o m’illudo, che una prolungata dominazione straniera (lo so che questo mi attira gli strali dei miei conterranei) improntata ad un’efficiente organizzazione amministrativa, avrebbe potuto portare una benefica evoluzione economica nel Mezzogiorno e una riduzione della criminalità.

Per ottenere ciò è necessaria una deviazione allostorica tale da consentire, se non una netta vittoria austriaca nella Guerra di successione polacca, perlomeno un positivo andamento della campagna nell’Italia meridionale e, nella fattispecie, un diverso esito della battaglia di Bitonto del 25 maggio 1734, dove 14.000 Spagnoli, comandati dal generale Montemar, riuscirono a mettere in rotta 10.000 Austriaci guidati dal principe Belmonte, sancendo così il predominio militare di Madrid nel Mezzogiorno.

In effetti la battaglia avrebbe potuto avere un diverso finale.

La notte del 24 maggio, le forze imperiali austriache, schierate fuori le mura di Bitonto, ebbero un primo scontro poi interrotto a causa di un violento temporale.

Il giorno successivo gli Spagnoli attaccarono, ma gli Austriaci assorbirono bene l’urto e il generale Montemar temette il peggio; fu però provvidenziale l’intervento della cavalleria spagnola che spinse verso il mare gli Austriaci, i quali, dopo nove ore di combattimenti furono costretti a ritirarsi, parte verso Bitonto, parte verso Bari.

Sia la prima che la seconda città vennero presto conquistate senza ulteriori spargimenti di sangue, ottenendo la resa delle ultime guarnigioni austriache.

Non essendoci altre truppe imperiali (in Puglia erano già sbarcate quelle di stanza in Sicilia), Vienna ritenne che la partita nel Mezzogiorno fosse ormai persa, e non inviò ulteriori rinforzi. Ormai stanche della politica fiscale vessatoria degli Asburgo d’Austria, tutte le altre città del Meridione si arresero agli imperiali spagnoli senza colpo ferire.

Se la cavalleria spagnola fosse stata in un qualche modo impedita nella sua azione (ad esempio un intenso fuoco dei cannoni austriaci) o fosse giunta in ritardo, è abbastanza probabile che Montemar ordinasse, nella migliore delle ipotesi, di ripiegare per rinsaldare le fila e tentare un nuovo attacco, ma avrebbe anche potuto essere costretto ad abbandonare il campo sotto la minaccia di un contrattacco austriaco. Comunque la ritirata non significava affatto la fine della campagna; oltre al contingente al suo comando, c’erano altri 15.000 uomini nel Sud sui quali Montemar avrebbe potuto contare per tornare a minacciare gli Austriaci.

Ma una vittoria di Belmonte avrebbe potuto significare un diverso orientamento di Vienna verso quel fronte, con il conseguente invio di consistenti rinforzi per riprendere Napoli e consacrare l’occupazione di ciò che era austriaco in base a quanto stabilito negli anni passati a Utrecht, Rastadt e L’Aja.

Mantenendo questi territori anche dopo la Guerra di successione austriaca, direi che il dominio di Vienna nel Meridione poteva durare fin quando l’Europa non fosse stata scossa dalle guerre napoleoniche.

Sufficiente questo periodo di tempo per consentire uno sviluppo di tipo “lombardo” a Bari, Napoli e Palermo?

Guardando ai fatti, i pochi anni di effettivo dominio storico degli Asburgo al Sud furono improntati a tosare quei territori, soprattutto la Sicilia, senza spendervi neanche un soldo, nonostante alcuni storiografi austriaci a tutt’oggi ritengono che un ulteriore periodo del loro buon governo avrebbe giovato al Meridione.

Ma potremmo anche pensare che col tempo Vienna trovasse utile migliorare il territorio delle regioni meridionali, costruendo rotabili, ferrovie ed edifici di pubblica utilità, e adeguando la ricettività dei porti; né sarebbe mancata una politica accorta, sebbene interessata, per incentivare la creazione di industrie di qualsivoglia tipo (aumento del benessere economico = aumento della tassazione).

Aggiungiamo che dal 1815 Vienna sarebbe rientrata in possesso di queste regioni (è pensabile che Metternich non le reclamasse?) e quindi il periodo del buon governo si sarebbe ulteriormente prolungato.

Ritengo ciò sufficiente ad avvicinare un poco di più il Meridione al progresso morale, sociale ed economico del Lombardo-Veneto, anche se in quest’ultime aree i miglioramenti erano dovuti più alla mentalità degli autoctoni, che al rigore dei bilanci ed alla correttezza della paternalistica amministrazione pubblica degli Austriaci.

Per quanto poi riguarda il Risorgimento, resta da vedere cosa sarebbe stato in grado di fare il Regno di Sardegna contro tutti i domini austriaci, presenti al Nord e al Sud d’Italia, senza l’aiuto di una potenza straniera (diciamo la Francia o, più probabilmente, la Gran Bretagna).

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L’occupazione britannica della Sicilia

Durante le guerre napoleoniche, il Regno Unito utilizzò la Sicilia come base strategica per contrastare la Francia nel Mediterraneo; di fatto l’isola divenne un protettorato di Sua Maestà Britannica, anche se formalmente restava sotto re Ferdinando.

Dal 1811 al 1814 il comandante in capo delle forze britanniche (e ministro plenipotenziario alla corte borbonica) fu il generale Lord William Bentinck, il quale, non solo impose a Ferdinando di emanare una costituzione per la Sicilia, ma in virtù del fatto che fosse molto ben visto dai Siciliani,  pensò perfino di far ufficialmente diventare l’isola un protettorato britannico, con lui stesso in una sorte di veste proconsolare.

Il governo di Londra, che per controllare il Mediterraneo centrale in tempo di pace aveva già pensato ad incorporare Malta e che per presidiare la Sicilia doveva mantenervi ben 17.000 uomini,  lo disilluse; sia perché aveva già esperienza di un’isola cattolica (l’Irlanda), sia perché, una volta eliminato Napoleone, sarebbe stato inutile e costoso proseguire ad occupare ed occuparsi della Sicilia.

In ogni caso, legare l’isola all’Impero Britannico non avrebbe portato benefici se non quelli dell’instaurarsi, col tempo, di un senso civico tipicamente anglosassone (che è già tanto) così come accaduto ai Greci di Cipro.

Tanto per comprendere meglio questo mio atteggiamento di “sudditanza” nei confronti delle dominazioni straniere, dalle quali (presumo) si possa imparare qualcosa di buono in termini di organizzazione e di atteggiamento sociale, cito ciò che il diplomatico A’ Court, inviato in Sicilia al posto di Bentinck, scriveva a proposito dei miei conterranei di quasi duecento anni fa:

“Abituati all’obbedienza passiva, i siciliani si aspettano che a far per loro siano gli altri”.

Analisi che ritengo molto obbiettiva e, purtroppo, in parte ancora attuale.

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Garibaldi fu… ferito?

Durante lo scontro di Calatafimi, Garibaldi viene ferito e preso prigioniero o, addirittura nella peggiore ipotesi, ucciso. Cosa fanno i garibaldini (o garibaldeschi) nel frangente? Reagiscono e proseguono il combattimento, ottenendo gli stessi esiti della nostra TL fino al Volturno? oppure si ritirano ma si mantengono compatti e finisce come sopra? o si sbandano e finiscono vittime delle stesse bande di “picciotti” che pensano bene di schierarsi con il vincitore?

Non possiamo certo ignorare il potere trascinatore di Garibaldi, che ebbe un peso notevole nel convincere molti a scendere in campo con lui (compresi alcuni, non molti, soldati borbonici) e il fatto che l’eroe dei due mondi sia in qualche maniera messo fuori gioco potrebbe favorire parecchio Re Francesco II; ma sappiamo che gli interessi convergenti di Torino, Parigi e Londra vogliono la caduta del Regno delle Due Sicilie.

Si era in presenza di una combine politico-massonica che contava, per di più, sulla corruzione dei vertici militari e della classe dirigente borbonica oltre che dell’appoggio delle varie mafie locali. Se una prima spedizione è fallita, nulla toglie che i Savoia ci riprovino, magari fomentando rivolte nelle Marche, in Umbria e nello stesso Regno delle Due Sicilie, come già precedentemente verificatosi nell’Italia centrale, secondo la politica annessionistica (ed espansionistica) di Cavour.

Ottenuto il controllo dei territori adriatici dello Stato Pontificio, l’esercito sabaudo raggiunge il confine con gli Abruzzi e da qui, sempre con l’intendimento di pacificare, penetra nelle Due Sicilie. Grazie ad una superiorità di mezzi e all’esperienza bellica delle guerre precedenti, gli Italiani sconfiggono le forze duosiciliane, costringendo, per la terza volta nella storia, un sovrano borbonico a fuggire a Palermo.

Quanto durerebbe, comunque, un Regno delle Due Sicilie limitato alla sola Sicilia? Senza un appoggio navale subirebbe, prima o poi, un’invasione anfibia sabauda, e solo l’appoggio determinato di nazioni straniere potrebbe impedire questo. Ma è immaginabile che la Spagna e/o l’Austria siano disposte a usare le proprie flotte contro quella italiana e magari quelle francesi e britanniche? Se la Russia, unica potenza straniera che appoggiava i Borboni, avesse avuto la possibilità di mantenere una presenza navale militare nel Mediterraneo le cose sarebbero state diverse, ma la Russia era lontana sotto tutti i punti di vista. E a Palermo Francesco II sarebbe stato costretto a promulgare la costituzione e a garantire chissà cos’altro se voleva contare su una Sicilia almeno parzialmente tranquilla.

A volte un POD non basta a far si che l’esito degli eventi ipotizzabili sia tanto dissimile da come sono poi effettivamente avvenuti. A meno che cominciamo a far intervenire più divergenze, e qui io non mi sento in sintonia.

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American Sicily

L'idea è quella proposta da Giuseppe. È ovvio che da siciliano anch’io ho pensato a qualcosa del genere, solo che non trovo alcuna giustificazione di carattere politico-giuridico, secondo il diritto internazionale, per far si che la cosa avvenga.

L’unica cosa che ho ipotizzato è che la Sicilia è stata occupata mentre l’Italia era ancora in guerra contro gli alleati e che l’armistizio è stato firmato il 3 settembre 1943; da quella data l’ingresso degli anglo-americani nei territori facenti parte del Regno d’Italia non è più quello di eserciti invasori, mentre lo è stato proprio per l’isola.

In base a questa diversità, si potrebbe dare consistenza al POD, con l’affermazione del principio che la Sicilia viene considerata quale riparazione di guerra a favore degli USA e perciò da questi mantenuta in possesso.

Concordo, comunque, con il pensiero di Giuseppe sulle probabili conseguenze da lui previste; aggiungerei che la Sicilia diventerebbe una sorta di Porto Rico mediterranea, con tutti gli aspetti positivi e negativi che l’isola caraibica ha subito fino ad oggi.

Enrico Pellerito


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