Ucronie Vaticane


Diverse Ucronie hanno avuto come argomento il Papato. Alcuni critici, per tale branca della Fantastoria hanno coniato il neologismo, molto improprio, "Fantateologia". Diamo alcuni cenni su alcune di tali Ucronie:

1) Leone XIII "desaparecido". Papa Pecci rapito dai massoni e sostituito da un sosia. Su tale spunto si fonda il romanzo "Les Caves du Vaticane" d'André Gide  (traduzione italiana "I sotterranei del Vaticano", a cura d'E. Spagnol Edizioni Feltrinelli). Il protagonista, l'immorale (a dir poco, butta giù dal treno un vecchietto, mai visto prima, per il gusto di compiere una trasgressione) Lafcadio si reca a Roma, per scoprire le cose come stanno e, in tal caso, passare alla Storia come il liberatore del Papa.

2) Pietro II regnante tra il 1955 ed il 1960. Dal 1590 girano delle profezie attribuite a San Malachia. Si tratta di un monaco irlandese del XII secolo, divenuto dapprima vescovo ausiliare di Ceallach, quindi Primate d'Irlanda, morto tra le braccia del suo grande amico, San Bernardo di Chiaravalle, ed infine canonizzato da Clemente III. L'ultimo dei Profeti dell'Antico Testamento portava lo stesso nome. Forse anche tale coincidenza lo "destina" ad un ruolo di Profeta. Secondo una tradizione, infatti, è l'ultimo dei Profeti dell'era del Nuovo Testamento. Ultimo, non come numero, né come importanza,  ma con riferimento tanto alla lontananza dai suoi giorni degli eventi profetizzati, quanto all'argomento escatologico di tali profezie. In concreto gli sarebbe apparso San Pietro che gli avrebbe dato l'elenco dei suoi successori dal Papa allora regnante, Celestino II, all'ultimo Pontefice Pietro II. In tutto sarebbero 112, ciascuno indicato da un motto, tranne l'ultimo, indicato con il nome. In tale lista, Benedetto XVI figura al 111° (CXI) posto, ovvero sarebbe il penultimo Vicario di Cristo. Il motto che lo indica è "De Gloria olivae", la gloria dell'olivo (forse si riferisce ad un'eventuale vittoria elettorale di Romano Prodi?). Tutta la diatriba circa tali profezie, ci porterebbe lontano. Per ora mi limito a segnalare, sul sito www.salpan.org, una possibile lettura "alternativa" di tale lista, che ne da, lo stesso, per scontata (e scontata non è) l'autenticità. Fatta questa premessa, torniamo al regno di Pietro II quattro decenni fa. Negli anni '40, lo scrittore americano Harold Frysne scrive il romanzo "Petrus Secundus" (trad. It. A cura di Luigi Cripta, Genova, 1953, per i tipi delle Edizioni "All'insegna della Rovere").  Si tratta di una tipica opera da "Guerra fredda". III Guerra mondiale, Togliatti feroce dittatore comunista in Italia, fuga del Pontefice a New York, feroce caccia al cattolico per le vie di Torino (città di cui Frysne dimostra una non comune conoscenza topografica), che si conclude con la crocifissione di un giornalista che, da una radio cercava di narrare al mondo tali eventi. Persino i dirigenti comunisti (e finanche i Russi) non riescono a fermare i più facinorosi. Costoro devastano chiese, cimiteri e monumenti. Nel mese d'ottobre del 1960, Roma è distrutta da un bombardamento atomico. Colpisce il particolare che, tra i successori di Pio XII, Frysne, curiosamente, indica due papi chiamati Giovanni XXIII e Paolo VI, ma invertiti di posto (Giovanni successore di  Paolo), rispetto a com'è andato nella nostra "realtà".

3) "Nei panni di Pietro". Il romanziere Morris West è l'autore del famoso romanzo, con questo titolo, da cui fu tratto un pregevole film, interpretato da Anthony Quinn e Lawrence Olivier, in Italia tradotto come "L'uomo venuto dal Cremlino". Si parla di Kyril Lakota, un prelato, originario dell'Europa dell'Est e reduce dai Gulag sovietici, che diviene pontefice con il nome di Cirillo I in un momento difficilissimo per l'umanità, visto che sta per scoppiare una guerra mondiale tra URSS e Cina. Più sotto narreremo di come la realtà ci andò vicina. 

4) Ucronie del Post-Vaticano II. C'è poco da fare. De facto, il Vaticano II (come scrive il Professor Arturo Saldini in una sua poesia: "Il Concilio è bello, perché è vario. Ci trovi dentro tutto, e pure il suo CONTRARIO"), non solo e non tanto per ciò che ha detto, quanto per ciò su cui ha taciuto, è stato avvertito come un evento dirompente. Il compianto Professor Romano Amerio, è autore di un testo di 656 pagine, davvero illuminante al riguardo: "JOTA UNUM, Studio delle variazioni della Chiesa Cattolica nel XX Secolo", (Ricciardi Editore Napoli/Milano 1986). Si tratta di un testo realizzato mettendo a confronto documenti ufficiali di prima del Concilio, con documenti ufficiali di dopo. Il quadro che n'esce è impressionante. Non c'è un tema in cui si dica la stessa cosa. L'atteggiamento generale di fondo, Amerio lo indicava, con il termine "Desistenza". Si tratta di un vocabolo preso dal linguaggio giuridico, dove indica la rinuncia dei creditori a far valere i propri diritti. Non pochi tra gli scrittori hanno percepito tale "dirompenza"  e/o "desistenza", e, nelle loro opere ne hanno tenuto conto. Analizziamole, raggruppandole per decennio. Cominciamo dalle Ucronie degli anni '60:

a) Guareschi e Joseph I. Questa non è un'Ucronia propriamente detta, ma è stata una seria possibilità storica e fornisce lo spunto per altre interessanti Ucronie. Se ne prenda nota. Il Cardinal Primate d'Ungheria, Joseph Mindszenty, dopo i tragici fatti di Budapest del 1956 (circa i quali ricordo solo una strofa dell'inno che fu composto in onore delle vittime: Sull'orlo della nostra fossa il mondo è rimasto seduto … / finita è la nostra vacanza, sepolto è l'onore del mondo"), era bloccato nell'ambasciata americana a Budapest. Lì è rimasto, fino alla fine degli anni '60, quando il Vaticano ottenne che fosse lasciato partire, dopo avergli tolto ogni incarico. Alla morte di Giovanni XXIII, Giovannino Guareschi, l'indimenticabile autore di Peppone e Don Camillo, lancia una modesta proposta al Sacro Collegio. C'è un solo modo onorevole per liberare Mindszenty, farlo Papa. A quel punto i Sovietici lo avrebbero dovuto liberare per forza, oppure dovevano gettare la maschera ed assumersi la responsabilità di passare alla Storia come i carcerieri del Pontefice. Sarebbe stato, in entrambi i casi, un colpo gravissimo per tutti i "cattosinistrismi". Ecco il possibile realizzarsi dell'Ucronia di Morris West. Sappiamo, invece, come sono andate le cose. Ci rincresce che quella gran penna che è stato Guareschi, non abbia approfondito più di tanto tali spunti. Ne sarebbero uscite delle stupende Ucronie, ovviamente in entrambe le varianti. Lui, però, se n'augurava la realizzazione.

b) Roma senza Papa. Con questo capolavoro del povero Guido Morselli (Edizioni Bompiani), entriamo nel pieno della crisi Post-Conciliare. È stato eletto papa un turco di rito Maronita, che ha preso il nome di Libero I. Con l'enciclica "Maria, Mater Christi", inaugura una mariologia rinunciataria. Abolisce il celibato ecclesiastico, mantenendo la proibizione per gli anticoncezionali, (quindi il prete fedele si riconosce dalla famiglia numerosa). Ciò è solo l'inizio di una stagione di demolizione della Chiesa. Il papa, tra l'altro, lascia Roma e si trasferisce a Zagarolo. Per la cronaca, Guido Morselli era un ottimo romanziere, apprezzato solo dopo la tragica morte (suicidio), ma ignorava praticamente tutto dei Maroniti, tranne forse l'antichissima origine "latu senso", monofisita (anzi monotelita), abbondantemente rinnegata, altrimenti non avrebbe mai attribuito ad uno di loro tali iniziative. Sono trascorsi alcuni anni. Il romanzo (appunto "Roma senza Papa") è presentato sotto forma di diario. È il diario di un giovane sacerdote svizzero, coniugato (con una psichiatra), ma attaccato alla talare ed alla Messa celebrata tutta in latino ed iniziando con "L'Introibo". Lui e la moglie sono molto devoti alla Madonna e, infatti, è venuto in Italia per consegnare al papa Giovanni XXVI, un saggio scritto da lui e dalla sua gentile signora, in difesa dell'Iperdulia (la devozione mariana). Intanto, in Italia, l'abolizione delle gare sportive, in specie delle partite di calcio, ha provocato lo scoppio della sua prima vera rivoluzione. Amintore Fanfani (personaggio che incontreremo di nuovo, ed in ben altre "vesti"), divenuto capo del PSU (Partito Socialista Unificando) è il dittatore comunista al potere. Il prete svizzero, assiste a spettacoli a dir poco "curiosi". Dal vecchio parroco trasteverino, che, alla notizia che, ben presto, per essere prete bisognerà sposarsi, pensa di lasciare il sacerdozio, ai seminaristi che sfilano con la fascia di lutto al braccio per la "morte" di Dio [sic! Come al solito, la "realtà", qualunque senso abbia tale vocabolo, supera sempre la fantasia. Eventi simili, e, se possibile, anche peggiori nei giorni convulsi dell'immediato Post-Concilio, si verificarono sul serio]. Circa il papa, poi, proprio durante il soggiorno italiano del prete svizzero, le agenzie di stampa battono la notizia che la presidentessa degli USA, ed una celebre maestra di yoga, sono divenute rivali, avendo entrambe chiesto pubblicamente la sua mano. Allorché finalmente riesce ad incontrare il pontefice, ne ricava l'impressione che era il più tradizionalista di tutti, seriamente addolorato per la situazione di sfascio della Chiesa, ma che, giuntovi alla guida, aveva concluso che solo toccando il fondo si poteva risalire, e, pertanto, aveva deciso, semplicemente di non far nulla.

c) Il Papa negro. Non c'è nessun riferimento ad una celebre canzone di qualche anno fa. Si tratta di un romanzo, anch'esso degli anni '60, opera del vaticanista di destra Emilio Cavaterra (Edizioni del Borghese). Siamo negli ultimi giorni del XX secolo (e forse negli ultimi giorni "tout court"). Tutto il mondo è scosso da guerre e disordini sociali e razziali. Dagli USA alla Cina è tutto un continuo. In Cina, poi, dopo che un pronipote di Mao si è convertito allo pseudo-cattolicesimo orientalizzato  dei Tai P'ing del XIX secolo e si è proclamato imperatore, si è accesa la guerra civile (prendete nota). Il peggior genocidio, è però in corso da quasi mezzo secolo in Sudan (ohibò). Tanto sangue muove l'indignazione delle altre genti nere. Numerosi predicatori gridano che è ora di smetterla. Eserciti e governi di mezza Africa, ormai non esistono praticamente più. Un'orda di trenta milioni di negri è diretta in Sudan, per regolare una volta per sempre i conti con gli Arabi, che, dal canto loro, li aspettano al varco, con le armi nucleari. In tale contesto, muore il papa ed è eletto un giovane cardinale senegalese. Vorrebbe prendere nome Pietro II, ma gli fanno notare subito, non solo quanto sia "iettatoria" una tale scelta, ma anche quanto sia poco o punto ecumenica. Presta il fianco ad accuse d'orgoglio romano. Preso atto sceglie di chiamarsi Gelasio III, come l'ultimo papa africano. Nessuno si aspettava, da un negro che, immediatamente rendesse obbligatorio il tornare a celebrare in latino, spalle al popolo ed iniziando dall'Introibo (nessuno di tali autori era giunto a pensare che, nella realtà, era creato ed imposto, un rito del tutto nuovo). Visto che tutti i suoi sforzi per fermare la guerra in Africa sono vani, si dimette e, tornato semplice vescovo, si fa paracadutare sulla linea del fuoco. Assisterà spiritualmente i negri prossimi alla strage e vedrà se gli Arabi avranno la determinazione di uccidere il papa "emerito".

Adesso, prima di passare alle Ucronie degli anni '70, (quindi successive alla riforma liturgica vera e propria) notiamo alcuni particolari comuni alle narrazioni che abbiamo appena elencato. L'atmosfera di fondo, nonostante le apparenze, è di speranza. Paradossalmente, il non far nulla di Papa Giovanni XXVI, pur essendo una grave colpa (non far nulla, per un capo, figuriamoci per il Pontefice, è la peggior scelta possibile), è legato comunque all'idea che la Provvidenza interverrà. Provvidenza che si manifesta nei provvedimenti di Gelasio III, come se volesse dire. "Avete voluto fare l'esperimento di aprirvi alla modernità. Avete visto, quindi, che la gente del mondo ne fin sopra i capelli". 

d) L'ultima Messa di Paolo VI. A Tito Casini, grande amico di Giovanni XXIII, nonché insigne latinista, grandissimo poeta dialettale (dal latino al latino, passando per il dialetto), e autore di tanti tra saggi e novelle di argomento storico – religioso (tra cui una pregevole biografia del Cardinale Elia Dalla Costa), fu chiesto di collaborare alla riforma liturgica. Si rifiutò, ricordando che gli era stato insegnato che nella liturgia si vede ancora il sangue dei martiri. Fu, anzi, da subito una delle colonne dell'associazione "Una Voce", per la salvaguardia della liturgia latina. In tale veste scrisse le prime grandi requisitorie contro le riforme liturgiche: "La Tunica stracciata" (Libreria Editrice Fiorentina), "Dicebamus heri" e "Super flumina babylonis" (Edizioni il Carro di San Giovanni). Nel 1975, diede forma romanzata a tali saggi, scrivendo il racconto lungo "L'ultima Messa di Paolo VI" (Edizioni il Carro di San Giovanni). L'Ost-Politik del Vaticano ha superato Mosca ed ha preso contatti direttamente con Pechino. È organizzato un viaggio del pontefice in Cina. Sull'aereo è l'unico in talare, tutta la corte vaticana è in borghese. L'aereo precipita in una zona impervia del Tibet. I passeggeri sono condotti in salvo da alcuni indigeni cattolici, che vedendo un prete, li portano dal loro vecchio missionario che è scampato alle persecuzioni prima dei lama e dopo dei maoisti. Causa ed effetto di tale salvezza, è stato l'isolamento totale in cui si trova, tanto che ignora la morte di Pio XII. Ricevuto dal missionario, il papa chiede di celebrare, ovviamente la Messa Tridentina. Il missionario gli fa da chierichetto e, quindi, ha modo di ascoltare una variante del Canone che non credeva avrebbe mai sentito "Una cum me, indigne". Alla fine della celebrazione, Paolo VI redige una Costituzione apostolica, con la quale abolisce tutte le riforme liturgiche da lui precedentemente approvate e di li a poco muore.

e) Paolo VII. Sorvoliamo sul Paolo VII tedesco, pessimo conoscitore dell'italiano, non ultimo responsabile della crisi della DC cui si accenna nel best-seller fanta-politico-comico "Berlinguer e il Professore" (Rizzoli Editore, di Anonimo, che in seguito si seppe essere l'editorialista del "Giornale" Gianfranco Piazzesi), e che in qualche modo ha "profetizzato" l'elezione del tedesco Joseph Ratzinger. Invece, dopo tante atmosfere cupe, passiamo ad un intermezzo comico: 

f) Leone XIV. L'autore borbonico Bruno Broccoli, sull'onda del successo del testo precedente, scrive un romanzo dichiaratamente comico: "Leone XIV, successore di Paolo VI" (Trevi Editore). Paolo VI, compiuti gli ottanta, si dimette. Un giovane vescovo giapponese, ne spezza l'anello Piscatorio, con un colpo di Karatè, quindi, tornato don Montini, in elegante clergyman, prende la valigia e se ne va in Val Gardena. Inizia un estenuante Conclave che si trascina per un paio d'anni, ormai nel disinteresse generale. Fin quando qualcuno, non si saprà mai esattamente chi, ispirato dallo Spirito Santo, o forse dal diavolo, ha l'idea di chiedere in prestito il computer (mai andato in funzione) dell'anagrafe tributaria. Ci si mettono dentro i nomi di tutti i papabili, da incrociarsi con l'elenco degli attributi che sono richiesti per occupare il Soglio. Però, forse non sono prima cancellati i nomi degli evasori fiscali e la macchina fa un po' di confusione. Il nome del Papa Perfetto, che è indicato dal cervellone è AMINTORE FANFANI (rieccolo). Al che non manca chi commenta che per l'Aretino, essere fatto Pontefice è degradante: lui si era sempre creduto un Padreterno! Fanfani accetta e sale al Soglio, prendendo il nome di Leone XIV. Ben presto si fa vivo Pasquino, con sonetti del tipo: "Cento anni fa, dal Soglio, scendeva un Pio Nono; oggi nulla di strano, che vi salga un Pio NANO". Sonetti accolti da Sua Santità, con preci per le anime degli avi dell'Autore. Dopo tutta una serie di schermaglie con il vecchio rivale di partito Giovanni Leone, a base di chi arruola tra le guardie le reclute più alte (dopo che Papa Fanfani ha ripristinato le Guardie Nobili, arruolandole tra i giocatori di basket, per superare l'altezza dei Corazzieri, il Presidente arruola nuovi Corazzieri tra i Watussi) ed aver creato cardinali alcuni vecchi amici, come il capo comunista Enrico Berlinguer, si passa a cose serie. Il Vaticano denuncia unilateralmente il Concordato ed esige i territori promessi all'epoca delle Guarentigie. In pratica il territorio vaticano si moltiplica per sette. Grazie all'appoggio sovietico, garantito dal Cardinale Berlinguer, è subito accontentato. Ma è solo il primo passo. Il meteorologo Colonnello Bernacca è promosso "motu proprio" generale, non appena, nel suo programma televisivo inquadra il cartello "TEMPORALE". Ormai tutto è pronto per la gran mossa. Lo stato Vaticano lancia l'ultimatum: rivendica il diritto all'autodeterminazione per tutti i territori dell'ex Stato Pontificio. Il rifiuto italiano porta alla dichiarazione di guerra. Sampietrini e comunisti si sollevano ovunque. In breve l'Italia è conquistata. Giovanni Leone chiede asilo politico in Svizzera. È buttato giù il monumento al Bersagliere a Porta Pia, sostituito da un monumento al novello Giulio II, il Papa Guerriero. Il solito Pasquino commenta: "Dove prima c'era un bronzo, adesso c'è uno…". :-)) Il campo spirituale pure riceve la sua orma. Apre in pompa magna il Concilio Aretino I, che sancisce il "Compromesso Biblico" con gli Ebrei e, quindi, proclama Leone XIV santo, mentre è ancora in vita.

g) Pio XIV e Pio XV.  Mons. Giuseppe Pace Salesiano (13-XII-1911 / 02-XI-2000), con lo pseudonimo di Walter Martin, è stato l'autore di un bellissimo romanzo: "PIO XIV" (Edizioni Sancti Michaelis, 1979). Con questa Ucronia assistiamo ad un salto di qualità rispetto alle precedenti. Tale romanzo (che nel 1983 ebbe una nuova edizione riveduta ed ampliata, al punto che comprende due volumi, con il nuovo titolo "Dopo Paolo VI") conferma l'immensa erudizione, le capacità divulgative, e l'arguta "verve" umoristica, dell'Autore.

Il Marziano


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