Cari amici, sono rimasto colpito dallo speciale di "SuperQuark" recentemente dedicato alla vita di Giuseppe Garibaldi, e mi è dispiaciuto che gli ideali mazziniani siano tutti falliti, che Pio IX sia passato alla storia come il nemico della modernità, e che Anita Garibaldi sia morta prematuramente. Ho così deciso di dare un finale diverso alla storia.
Dopo la morte di Gregorio XVI, di idee
reazionarie, il 2 giugno 1846 (esattamente 100 anni prima della nascita della
nostra repubblica!) viene innalzato al soglio di Pietro Giovanni Maria Mastai
Ferretti, che prende il nome di Pio IX. é figlio di un nobile marchigiano
convertitosi alle nuove idee liberali, ed egli stesso è esponente di spicco del
cattolicesimo liberale. Per prima cosa promulga un'amnistia per tutti i
prigionieri politici, quindi abolisce la pena di morte e la tortura, nomina un
governo di laici presieduto da un primo ministro anch'esso laico, ed istruisce
una commissione mista di laici e di ecclesiastici per studiare riforme
istituzionali che modernizzino lo Stato della Chiesa. Le riforme non piacciono
all'imperatore d'Austria, al re di Spagna, al re di Napoli e al re di Sardegna,
mentre sono accolte con favore da Luigi Filippo d'Orleans, in Inghilterra e
negli Stati Uniti.
Questa politica raggiunge il suo culmine
allorché Pio IX accoglie nel suo stato Giuseppe Mazzini, ritornato dall'esilio
londinese, e lo nomina membro della suddetta commissione, dietro promessa che la
Giovine Italia non organizzi più attentati e guerriglia. La leggenda racconta
che Mazzini, per saggiare le intenzioni del Papa, abbia consegnato una lettera
scritta di suo pugno ad un suo uomo, che poi la lancia nella carrozza del Papa
al suo passaggio davanti a San Giovanni in Laterano. Il pontefice la legge e
decide di spedire una missiva a Mazzini perché si stabilisca a Roma. Nel
gennaio 1848 egli è nominato addirittura ministro della difesa del governo
presieduto da Vincenzo Gioberti, anch'egli chiamato a Roma da Sua Santità.
Tutto questo produce una coalizione delle
forze reazionario che organizzano un complotto per uccidere il Papa. Mazzini
sventa la congiura e fa arrestare i responsabili, che il Papa rinuncia a punire,
espellendoli verso l'impero d'Austria. Nel frattempo Luigi Filippo è scacciato
da un moto rivoluzionario che proclama la Repubblica, e le rivolte dilagano in
tutta Europa. A Vienna il popolo si solleva e proclama a gran voce la
costituzione. In Germania l'assise dei popoli tedeschi offre la corona imperiale
al re di Prussia Guglielmo IV, che però rifiuta. Milano e Venezia si sollevano a
loro volta e proclamano la repubblica. Il re di Sardegna Carlo Alberto, timoroso
e reazionario, detto il "re tentenna" per il suo comportamento
irresoluto di fronte ad ogni pericolo, si coalizza con l'Impero d'Austria, con
la Toscana e con il Re delle Due Sicilie per soffocare i moti milanesi e
veneziani, ma Pio IX rifiuta alle truppe borboniche il passaggio sul suo stato.
Ferdinando invade allora lo stato pontificio, deciso a conquistare Roma e ad
abbattere il governo dei liberali, ma Mazzini chiama in soccorso i patrioti di
tutto il mondo. Giuseppe Garibaldi rientra dall'Uruguay, è nominato dal Papa
generale in capo delle truppe pontificie e, con l'aiuto dei suoi volontari in
camicia rossa, sconfigge l'esercito borbonico a Castelfidardo. L'insurrezione a
Napoli scaccia re Ferdinando II che ripara a Vienna, e rinasce la Repubblica
Partenopea di napoleonica memoria, mentre la Sicilia si erige a sua volta a
repubblica indipendente sotto protezione inglese.
Mazzini e Garibaldi convincono Gioberti ad
intervenire a favore delle popolazioni del Nord, perché Carlo Alberto ha
stretto d'assedio Milano che rischia di capitolare. Il Papa dà l'assenso e le
truppe pontificie, cui si sono aggiunti i garibaldini e volontari provenienti
dal mezzogiorno. invadono la pianura padana. Milano è liberata dall'assedio e
le truppe sabaude respinte al di là del Ticino; Garibaldi infligge all'Austria
due pesantissime sconfitte a San Martino e Solferino, costringendo gli austriaci
a ripiegare al di là delle Alpi, mentre il vecchio Radetzky si asserraglia
nelle fortezze del Quadrilatero. L'imperatore Ferdinando d'Asburgo abdica a
favore del nipote Francesco Giuseppe, appena diciottenne. Il duca di Toscana
abdica a sua volta e lascia il paese. Si forma così una confederazione di
stati: repubblica cisalpina con capitale Milano, repubblica di Venezia,
repubblica cispadana (resuscitata) con capitale Reggio Emilia, Toscana, Stato
Pontificio e Repubblica Partenopea. Mazzini subentra a Gioberti nella carica di
primo ministro e promulga la costituzione della Federazione Italiana, come lui
la battezza, che riconosce al Papa il titolo di capo di stato dell'intera
federazione, ma che la organizza in pratica come una Repubblica, con a capo lo
stesso Mazzini. Garibaldi è il capo di stato maggiore dell'esercito. A metà
1849 si tengono elezioni a suffragio universale, maschile e femminile, e si
riunisce nel palazzo di Montecitorio il primo parlamento dell'unità italiana,
che però esclude Piemonte, Liguria, Trentino, Trieste, Sicilia e Sardegna. Per
ringraziare il Signore del successo ottenuto, Pio IX promulga il Giubileo del
1850. Londra, Parigi (Luigi Napoleone), Berlino e Washington riconoscono la
Federazione, ma Spagna, Austria e Russia si rifiutano di farlo, riconoscendo al
Papa il solo titolo di capo spirituale della cattolicità.
Ma non è finita. Nel settembre 1849 Carlo
Alberto attacca a sorpresa la Lombardia, e Garibaldi accorre a difenderla. Gli
Asburgo ne approfittano, sbarcano negli Abruzzi e ben presto riconquistano
Napoli ed il meridione, minacciando la stessa Roma. Pio IX ed il governo fuggono
nella piazzaforte di Orbetello. E qui si rivela un'altra volta il genio militare
di Garibaldi: sfondata la resistenza sabauda, varca il Ticino e distrugge
l'esercito piemontese a Novara (la "fatal Novara"), ma rinuncia a
marciare su Torino; costringe il Piemonte alla pace separata, poi nel marzo 1850
si imbarca e raggiunge la Sicilia, dove Nino Bixio sta tentando di tenere testa
ai borbonici che cercano di riconquistare Palermo. Vince a Marsala, Milazzo e
Calatafimi, ricaccia i realisti oltre lo stretto, lo supera, ottiene la
sollevazione delle popolazioni borboniche ed infine riconquista Napoli. Il 16
ottobre 1850 Pio IX, Mazzini e Garibaldi si incontrano a Teano e proclamano la
morte definitiva della monarchia delle Due Sicilie; Ferdinando va in esilio in
Inghilterra. Si ristabilisce la repubblica partenopea e la Sicilia entra a far
parte della Federazione.
L'Austria tuttavia istiga ancora Carlo
Alberto ad attaccare il nuovo stato; nel dicembre 1850, mentre la marina
austriaca bombarda a sorpresa Venezia e Ravenna, Radetzky ed il re tentenna
marciano da parti opposte su Milano. Ed a questo punto si rivela invece il genio
diplomatico di Mazzini.
Questi stringe alleanza con il re di
Prussia, che vuole sì la corona di Kaiser, ma vuole conquistarsela con la forza
delle armi, espellendo l'Austria dalla confederazione germanica. La Prussia del
giovane Bismarck ottiene l'adesione all'alleanza anche di Franconia, Sassonia e
Meclemburgo e la neutralità della Baviera, e soprattutto della Repubblica
Francese, garantendole che non avanzerà pretese su Alsazia e Lorena. E così
l'Austria si trova presa in una morsa: da nord subisce la terribile sconfitta di
Sadowa (aprile 1851), mentre a sud Garibaldi vince a Custoza e poi a Bezzecca.
Intanto la flotta italiana riporta a Lissa una vittoria decisiva. Le truppe
italiane e prussiane si ricongiungono a Vienna, da cui Francesco Giuseppe fugge,
riparando a Budapest. La Russia, che aveva promesso aiuti all'Austria, è tenuta
impegnata dalle ribellioni in Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania e Finlandia
che sono state fomentate dalla Prussia, e dalla minaccia di una rivoluzione
interna di stampo socialista. La Santa Alleanza così crolla definitivamente.
Alla fine, nel maggio 1852 si svolge la
conferenza di pace di Versailles. La Prussia ottiene la trasformazione della
confederazione germanica in un impero federale, e Bismarck può proclamare la
nascita dell'Impero Tedesco con capitale Berlino. Ad essa sono aggregate anche
la Baviera, l'Austria, la Boemia e la Moravia, sancendo così la nascita di uno
stato gigantesco nel cuore dell'Europa. Francesco Giuseppe d'Asburgo perde
Vienna e lo sbocco al mare, ma resta sovrano d'Ungheria, Slovacchia e
Transilvania; regnerà addirittura fino al 1916. Carniola, Slovenia, Croazia e
la Bosnia che si è ribellata all'impero Ottomano ormai in piena disgregazione
danno vita al regno di Croazia, sotto l'influenza italiana. Polonia, Lituania,
Lettonia, Estonia e Finlandia ottengono l'indipendenza dalla Russia zarista, in
piena crisi politica, economica e sociale, ed entrano nella sfera d'influenza
tedesca. Lo Zar deve concedere la costituzione e convocare la Duma, dominata dai
partiti di sinistra. La Norvegia si separa consensualmente dalla Svezia dei
Bernadotte. L'Irlanda ottiene l'autogoverno nell'ambito dell'Impero
Britannico, che concederà anche autonomia ai dominions di Canada, Sudafrica,
Australia, nuova Zelanda e India. La Spagna, in piena decadenza, vede
drasticamente ridimensionato il suo prestigio politico. Il Portogallo si erige a
sua volta a repubblica. L'Impero Ottomano si sfascia sotto il peso
delle ribellioni dei popoli grecoslavi, che sotto l'esempio del '48 italiano e
tedesco esigono l'emancipazione da Costantinopoli. Ottengono l'indipendenza
Serbia, Montenegro, Albania, Romania e Bulgaria, mentre la Grecia annette la
Tessaglia, la Macedonia meridionale, Rodi e l'isola di Creta. Anche l'Egitto si
libera dalla soggezione turca e si erige a regno. La Francia occupa Algeria e
Tunisia, l'Inghilterra occupa Cipro e la Libia ma restituisce Malta, che entra nella
Repubblica Italiana, e le isole Jonie alla Grecia. La Turchia è ridotta al
Vicino Oriente e deve pure accettare il protettorato italo-francese sui Luoghi
Santi. Teodor Herzl fonda il Sionismo.
All'Italia invece vanno il Trentino escluso Bolzano, che rimane parte dell'Impero Tedesco con la promessa di autonomia per gli italofoni, Gorizia, Trieste, l'Istria e gran parte della costa dalmata. Carlo Alberto è costretto all'esilio in Portogallo, dove muore poco dopo di crepacuore, e così Piemonte, Liguria e Sardegna entrano a far parte della Federazione italiana. La Savoia è ceduta alla Francia come contropartita per la sua neutralità, ma Garibaldi ottiene di conservare Nizza; Luigi Napoleone concede anche l'autogoverno ai corsi italofoni. Mazzini proclama la Repubblica Italiana con capitale Roma e Pio IX presidente, mentre Saffi è il primo capo del governo, ed egli regge il Ministero degli Esteri. Alessandro Manzoni regge il Ministero della Cultura, Massimo d'Azeglio quello dell'Economia, il principe Fabrizio Salina (meglio noto come il Gattopardo) quello per lo sviluppo del Mezzogiorno. Pio IX celebra il "recupero" del Giubileo nel 1853, ed in quella data indice il Concilio Vaticano I con lo scopo di modernizzare la Chiesa Cattolica e di dare slancio alla collaborazione con le altre confessioni cristiane; egli "regnerà" sino al 1878, tanto che il suo risulta il più lungo pontificato della storia della Chiesa. Mazzini si spegnerà invece nel 1872. Garibaldi lascia la carica di comandante in capo dell'esercito e si ritira a Caprera con l'amata moglie Anita de Jesùs, anche se di lì ad un anno lascia l'isola per vivere nuove, fantastiche avventure. Eccole in sintesi:
1857: combatte accanto al mitico generale
inglese Gordon per difendere l'Oman dall'invasione egiziana (vedi sopra)
1858: tenta di difendere anche i Kenyoti , ma riesce solo a ritardare la loro sconfitta
1861: accetta l'offerta di Lincoln di
comandare una brigata nordista durante la Guerra di Secessione Americana
1865: assieme ad Ulysses Grant ottiene la
resa del generale Lee ad Appomatox
1868: proclama l'indipendenza di Cuba
dalla Spagna, rifiuta però di esserne il primo Presidente
1870: difende la repubblica francese da
una guerra civile scatenata dai partiti di ultrasinistra che vorrebbero
instaurare la dittatura del proletariato (la Comune). Diventa inoltre deputato
del parlamento di Parigi e viene esaltato da Victor Hugo
1871: difende anche lo Zar da un analogo
colpo di stato tentato da tale Vladimir Ilic' Ulianov detto Lenin per abbattere
i Menscevichi ed instaurare una dittatura del proletariato (cioè la sua). Lenin finirà
i suoi giorni nell'isola di Sakhalin

In Europa, la cui carta geografica è stata completamente ridisegnata rispetto allo sciagurato congresso di Vienna, si instaura un'era di pace che dura tuttora da oltre centocinquant'anni, innescando un notevole progresso scientifico e tecnologico. "Ma questa è un'altra storia, e andrà narrata un'altra volta" (Michael Ende)...