Sul principio dell'XI millennio a.C. ha
fine l'ultima grande glaciazione, detta di Würm, ed inizia il periodo
interglaciale in cui viviamo tuttora. Finisce anche il Paleolitico ed inizia
il Mesolitico, con le importanti innovazioni tecniche della scure, delle prime
forme di trasporto su barche e su slitte, dell'allevamento degli animali
domestici, a partire dal cane, e soprattutto dell'agricoltura. Quest'ultima in
Europa ha inizio verso il
6000 a
.C. nella valle del Danubio e sulle coste del mar Nero, che a quei tempi è un
grande lago d'acqua dolce posto circa a
70 metri
sotto il livello del mare, è circondato da vallate fertilissime, ed è
chiamato Lago Bianco da quei primi, remoti abitatori d'Europa, discendenti
degli ultimi cacciatori-raccoglitori che hanno visto la fine delle glaciazioni
e si sono abituati ad un clima più mite.
Questa regione viene chiamata dai suoi abitanti Adäna, « il Giardino », per la sua
ubertosità; da tale parola discende poi il biblico Eden (Gen 2, 8), posto
effettivamente « ad oriente » delle regioni europee interessate dalle
glaciazioni.
A quei tempi è ritenuto vivere Kaäna
("Colui che possiede"), il biblico Caino, mitologico inventore
dell'artigianato e dell'agricoltura, poi adorato come divinità in Grecia con
il nome di Crono e a Roma con il nome di Saturno (da sata, i campi seminati).
Nel
5788 a
.C. questi fonda sulla costa sudoccidentale del Lago Bianco la città
megalitica di Tärwisa (la "forte"), primissima stratificazione
della futura Troia omerica nonché prima grande città della storia, e se ne
proclama primo re. Nella Bibbia questa città è chiamata Enoc che in ebraico
significa "sacrificio", perché dopo averne tracciato il perimetro
delle mura egli vi avrebbe sacrificato sopra suo figlio.
Dlamakhä I, discendente e quinto
successore di Kaanä che nella Bibbia verrà ricordato con
lo spaventoso nome di Lamec, prende il potere nel
5651 a
.C. ed instaura una feroce dittatura personale basata sulla legge del taglione
e sulla faida privata. Egli verrà ricordato come "il re orso" per
la sua ferocia, e diverrà proverbiale il suo bestiale canto di guerra: « Ho
ucciso un uomo per una scalfittura e un ragazzo per un livido: Caino sarà
vendicato sette volte, ma Lamec settantasette! » (Genesi 4, 24 -25).
Tärwisa diventa capitale di un vasto
regno che con Makaäla III (il biblico Mecuiael) arriva al Mar Egeo, e con
Mataäla II (il biblico Matusael, "l'uomo che è come Dio"), il più
grande dei suoi sovrani, giunge ad inglobare quasi tutta la vallata del
Danubio. La società di questo primo impero della storia umana è decisamente
moderna, caratterizzata da differenziazioni sociali e un certo grado di
specializzazione del lavoro con capi e guerrieri, artigiani, contadini e
pastori. Viene praticata un'agricoltura già piuttosto evoluta: è noto
l'aratro trainato dai buoi, vengono coltivati frumento, farro, orzo e
leguminose. Bovini, maiali e pecore sono allevati in grande quantità, mentre
i cavalli vengono utilizzati per il trasporto o la guerra. Queste attività
permettono un buon livello di vita, tanto che nell'impero di Adäna
possono svilupparsi forme di artigianato specializzato, che ci hanno lasciato
prodotti artigianali di altissimo livello: vasi ceramici decorati, ornamenti e
utensili in osso e in corno di cervo, strumenti per filare e tessere, e
persino manufatti in oro nativo, lavorati per martellatura in assenza di
tecniche di fusione, che saranno scoperte solo molto più tardi.
Questo affresco ci descrive il popolo
danubiano e del Lago Bianco come già altamente civilizzato. Molto primitiva
è però la religione, di tipo sciamanico, ed incentrata intorno al culto del
« dio serpente », in onore del quale sono praticati sacrifici umani. Dal
ricordo di questo satanico dio pare derivino sia il mito della serpe che tradì
Eva nel giardino di Eden, sia quello del Mus-Hus, il leggendario dragone
custode delle porte di Babilonia (e, secondo
la Bibbia
, ucciso dal profeta Daniele senza far uso di spada né di bastone), ed anche
tutte le paure ancestrali legate all'esistenza di draghi e serpenti di mare,
che si sono ripercosse fin nel XX secolo ne "Lo Hobbit" di Tolkien.
Le cerimonie religiose prevedono anche il cannibalismo rituale (divorare il
cervello del nemico ucciso per impossessarsi della sua forza), l'usanza della
prostituzione sacra (giacendo con la pizia "invasata", il fedele
entra in diretto contatto sessuale con la dea della fertilità), nonché il
sacrificio di una vittima (di solito un bambino) al momento della fondazione
di una nuova cittadella, proprio come aveva fatto Kaäna con la prima Tärwisa,
affinché il suo spettro furioso tenga alla larga i nemici e i
malintenzionati. Secondo le tradizioni successive ("postdiluviane"),
i sacrifici umani, il cannibalismo e la prostituzione sacra portano la civiltà
di Adäna
a tale livello di abiezione da meritarsi un'esemplare punizione
divina.
Questa ha luogo il 6 giugno del
5221 a
.C., data del cosiddetto "diluvio universale", come lo ricorderanno
gli uomini di ogni tempo. Un terremoto causato dallo strusciare della
microplacca balcanica contro la microplacca anatolica distrugge il muro di
roccia che isola il Lago Bianco dal Mar Mediterraneo, e le acque salse si
riversano in quelle dolci del lago con una terribile cascata, facendone salire
il livello di circa
20 centimetri
al giorno. La cascata spazza via immediatamente Tärwisa, che nella lingua del
luogo diventa Atalantë (la
"sparita"): questo nome darà poi vita alla leggenda della perduta Atlantide.
Intanto le altre cittadelle protostoriche nel bacino dell'Eusino
vengono progressivamente inghiottite dalle acque che salgono, tramutandosi da
dolci in salse. Gli abitanti fuggono terrorizzati e si spostano nella pianura
del Danubio, nelle foreste germaniche, nell'Italia del Nord, nell'attuale
Grecia, nell'altopiano anatolico, in Mesopotamia e in Iran, dando vita ad
altrettante nuove civiltà. Tutte portano testimonianza di una catastrofe
voluta dagli dei per punire gli uomini peccatori, ingigantita fino a
comprendere l'intera crosta terrestre. Il vasto mare salato che ha preso il
posto del Lago Bianco, con una rotazione di 180 gradi, viene battezzato Mar
Nero, per ricordare le migliaia e migliaia di esseri umani dei quali
costituisce la tomba.
Tutte le civiltà storiche successive in
Europa derivano da quella catastrofe. In particolare verso il
4400 a
.C. nelle foreste germaniche fiorisce la civiltà delle cosiddette « piramidi
centroeuropee ». Le tracce di oltre 150 templi sono state localizzate nella
primavera 2005 lungo una fascia di oltre
640 chilometri
, attraverso le attuali Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria. La
scoperta più notevole è stata compiuta nel sottosuolo della città di
Dresda, dove gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un tempio di
150 metri
di diametro, circondato da ben quattro fossati. Sono stati anche trovati
utensili in legno, oltre a statuine rappresentanti personaggi o animali, che
ci parlano di un popolo profondamente religioso e dedito all'agricoltura e
all'allevamento del bestiame, sicuramente fuggito da oriente dopo la
catastrofe del mar Nero. La civiltà delle piramidi centroeuropee scompare
improvvisamente verso il
4200 a
.C., a causa dell'invasione di popoli provenienti dalle steppe, che
successivamente si insediano nel bacino del Mediterraneo, divengono stanziali
e danno vita alle civiltà preindoeuropee dei Baschi, dei Sardi, dei Liguri,
degli Etruschi e dei Pelasgi: per gli abitatori del nevoso centro dell'Asia,
il mediterraneo doveva apparire infatti come un vero e proprio Eden.
Intanto, contemporaneamente al fiorire
della civiltà centroeuropea, avviene la faticosa ricostruzione di Tärwisa,
effettuata dai superstiti della prima in posizione più sicura, in modo da
controllare gli stretti dei Dardanelli ed il commercio di grano ed oro tra
Egeo e mar Nero; questo commercio genererà poi la leggenda degli Argonauti.
Altri superstiti del "diluvio" migrati in Asia Minore danno vita
invece alle grandi civiltà mesopotamiche, in coincidenza con l'inizio dell'Età
dei Metalli, verso il
3500 a
.C. in Medio Oriente e nella valle del Danubio, più tardi nel resto d'Europa.
È questa l'epoca in cui nascono, in tutto
il mondo, le prime "civiltà monumentali", cosiddette per le
notevoli costruzioni in pietra che ci hanno lasciato. Tutte sorgono sulle rive
dei grandi fiumi: in Egitto sul Nilo, in Mesopotamia sul Tigri e sull'Eufrate,
in India sull'Indo e in Cina sul Fiume Giallo (Hwang-ho). Per il loro nascere
è determinante il mutamento di clima successivo alle glaciazioni che ha avuto
inizio al termine del Paleolitico e che ha portato all'inaridimento di grandi
territori: con il crescere della popolazione, mentre il suolo si inaridisce
progressivamente, gli abitanti delle zone colpite dalla siccità emigrano in
prossimità dei fiumi: è quanto è accaduto in Egitto. Gli antenati neolitici
degli egiziani vivevano nel Sahara, come dimostrano le incisioni rupestri ed i
complessi megalitici scoperti nel suo cuore, in zone oggi assolutamente
inabitabili; ma, quando esso si desertifica, essi prima si spostano sul Nilo
Giallo, un ramo sudanese del Nilo oggi disseccato, ed infine nel Delta e nella
vallata alle sue spalle. Non a caso, il trucco degli occhi tipico degli Egizi
deriva da un linimento per proteggere gli occhi dalla sabbia del deserto.
Venendo
alle civiltà mesopotamiche, esse sono dovute al mitico condottiero Naäpa (l'Ut-Napyshti
del poema di Gilgamesh, ed il Noè della Bibbia), « il Prolungatore », il
quale, scampato al sommergimento di Adäna, guida la sua tribù nella valle
del Tigri e dell'Eufrate. Qui, sulle coste del Golfo Persico, nel
3360 a
.C. avviene la fondazione di Ur e nel
3280 a
.C. quella di Uruk, ad opera dei Sumeri, popolo nato dalla fusione tra gli
uomini sfuggiti alla catastrofe di Tärwisa ed altri migrati dall'altopiano
iranico; questi ultimi si dividono in due rami, dei quali quello orientale dà
vita alla civiltà di Harappa e di Moenjo-Daro sull'Indo, e quello
occidentale, per l'appunto, al popolo dei Sumeri. Questi per primi ideano la
scrittura, di tipo cuneiforme (poco dopo una scrittura pittografica verrà
messa a punto anche in Egitto), allo scopo di effettuare le registrazioni
commerciali della nuova borghesia che abita le primitive città. Ben presto
però ad essa viene associato anche un significato magico e religioso, la
corporazione degli scribi diventa una vera e propria casta di tipo
sacerdotale, ed avviene la prima messa per iscritto delle leggende
tradizionali, tra cui quelle cosmogoniche e quella del diluvio.
Nel XXX secolo a.C. regnano due importanti
figure: in Egitto quella di Narmer o Menes, il leggendario "re
scorpione" fondatore della Prima Dinastia ed artefice della
riunificazione del paese del Nilo; nella bassa Mesopotamia quella di Gilgamesh,
patesi (cioè re-sacerdote) e costruttore delle mura di Uruk, che regna dal
2945 al
2909 a
.C. Spietato in guerra, egli fa alleanza con i semiti dei monti Zagros, in
precedenza fieri nemici dei Sumeri, capitanati dal mitico capotribù Enkidu,
ed insieme ad essi respinge gli invasori di ceppo mediterraneo provenienti
dalle foreste della Siria, uccidendone il re Humbaba. Quest'episodio resterà
nella leggenda e verrà trasfigurato nell'uccisione di un terribile mostro da
parte dei soli due amici Gilgamesh ed Enkidu. Per consolidare il proprio
potere Gilgamesh mette in giro la voce di avere ascendenze divine, e di aver
goduto delle grazie di Ishtar, dea della fertilità. La sua figura rimane
leggendaria e si salda con il mito del diluvio: nel sumerico « poema di
Gilgamesh », pervenutoci nella sua versione assira, egli è immaginato
cercare l'antenato Ut-Napyshti, unico sopravvissuto al diluvio ed assunto tra
gli dei, per farsi rivelare il segreto dell'immortalità. Probabilmente il
passo del poema in cui la serpe ruba a Gilgamesh la pianta magica è un
ricordo del culto del dio serpente che sottrae agli uomini la speranza di
vivere in eterno e li condanna all'ineluttabilità della morte.
Nel
2347 a
.C. Sargon di Accad, invasore di etnia incerta proveniente dai monti Zagros,
sconfigge Lugal-Zaggisi, patesi di Lagash che si era proclamato discendente di
Gilgamesh ed aveva conquistato la preminenza tra le città-stato sumeriche, ed
instaura il primo impero di cui ci siano rimasti documenti scritti, esteso
"da mare a mare", cioè dal golfo Persico al Mediterraneo. Egli
fonda Accad e vi fa costruire una grande torre a gradoni, superiore anche a
quella di Ur; mentre però questa è parzialmente giunta sino a noi, quella di
Accad è andata definitivamente perduta. In questa città per la prima volta
si sentono parlare tutte le lingue conosciute. Sargon riceve l'epiteto di
"re cacciatore" per le sue frequenti battute di caccia nel deserto.
Il nipote di Sargon, Naram-Sin, non riesce
a mantenere le conquiste del nonno e l'impero va in pezzi. Sulle rovine di
esso rinasce per breve tempo la grandezza sumerica con l'ultima dinastia di
Ur, dove nascerà la tribù di Abramo, ma successivamente si innesta
l'elemento semitico ed Accad, caduta in rovina, viene ricostruita dai nuovi
padroni con il nome semitico di Bab-El, "porta del dio", da cui
prende il nome la regione di Babilonia. Sargon entra a far parte del pantheon
semitico con il nome di Nimrud. Così dice di lui
la Bibbia
: « costui cominciò a essere potente sulla terra. Egli era valente nella
caccia davanti al Signore, perciò si dice: Come Nimrod, valente cacciatore
davanti al Signore. L'inizio del suo regno fu Babele, Uruk, Accad e Calne, nel
paese di Sennaar » (Gen 10, 8-10) In lui vengono dunque fatte confluire sia
le imprese di Gilgamesh che quelle di Sargon. Più tardi gli Ebrei, che per un
cinquantennio saranno deportati a Babilonia, per spiegare la molteplicità
delle lingue che vi si parlano e la corruzione che a detta loro vi dilagava,
costruiranno la saga eziologica della famosa Torre ed interpreteranno Bab-El
con una parola analoga che significa "confusione"; e così
nell'immaginario collettivo essa resterà sinonimo di confusione e di
disordine, fino all'Apocalisse.
Ma la saga ha uno sfondo storico:
Sargon-Nimrud ha effettivamente diviso il suo impero in province, affidandole
a governatori di sua fiducia. Il governatore dell'oltre Eufrate (odierna
Siria) è un semita che prende il nome di Eber ("al di là"
dell'Eufrate stesso), e che chiama suo figlio Peleg ("suddivisione")
proprio perché « ai suoi tempi fu divisa la terra » (Gen 10, 25). Dopo la
fine dell'impero accadico Peleg si rifugia ad Ur e suo figlio Reu
("ecco!", sottinteso "un figlio") fonda una tribù di
industriosi mercanti semiti. Nel XX secolo a.C. tale tribù è capitanata da
Terach, il quale decide di trasferire armi e bagagli e tutto il suo clan nella
città settentrionale di Harran, la romana Carre dove Crasso trovò la morte
contro i Parti, oggi Urfa in Turchia, per gestire meglio i traffici tra
l'Egitto e
la Mesopotamia
lungo le carovaniera della mezzaluna Fertile. Da qui partirà Abramo
("padre eccelso"), figlio di Terach, alla volta della terra
promessagli dall'Onnipotente.