UN RACCONTO DEL DILUVIO, ANZI DUE

8. Il diluvio nel Mar Nero

Grazie per avermi seguito fin qui nella mia inchiesta: ma non è ancora finita. Infatti sul "Corriere della Sera" è comparso nella primavera 2005 un articolo  a firma di Matteo Merzagora che mi ha convinto ad aggiungere un capitolo a questo mio ipertesto. Si tratta di una notizia così sensazionale che, se venisse confermata, ci costringerebbe a riscrivere tutto quanto abbiamo fin qui elucubrato circa la fine della misteriosa Atlantide e la vicenda del diluvio universale. Una storia che, come scrive Merzagora, rappresenta « la storia di un fenomeno naturale su cui popolazioni anche lontanissime fra loro (dalla Mesopotamia all’America centrale) hanno costruito leggende, miti di fondazione, testi sacri, e che di recente è stata restituita all’altra grande lente con cui l’uomo ama leggere il mondo: la scienza. Fra le tante grandi inondazioni che hanno costellato la storia della Terra, una è diventata universale. Ma ci fu davvero un diluvio che possa essere messo in relazione al racconto biblico? Quando? In quali regioni? »

 

8.1  Quando il Mar Nero venne allagato dal Mediterraneo

Tutto si deve alle scoperte di Walter Pitman, geofisico del Lamont-Doherty Earth Observatory, a Pasadena. "In quel periodo io e Bill Ryan stavamo collaborando con un gruppo di ricercatori: John Dewey, Maria Cita, Ken Shu, e altri" racconta Pitman in un'intervista. "Alcuni di loro avevano da poco scoperto che cinque milioni di anni fa il Mediterraneo si era completamente seccato, e si inondò successivamente in modo catastrofico. Durante una conversazione, Dewey ci domandò se questo evento potesse essere all’origine della leggenda sul diluvio universale. Naturalmente ci mettemmo a ridere, perché cinque milioni di anni fa non c’erano uomini che avrebbero potuto raccontarlo! Ma cominciammo ha discutere se un evento simile, cioè l’allagamento di un bacino prosciugato a causa di un incremento del livello del mare, fosse potuto accadere alla fine dell’ultima glaciazione, fra 20.000 e 4.000 anni fa. In questo periodo il livello del mare crebbe di circa 120 metri , ed è possibile che ci fosse qualche bacino marginale che si era prosciugato, e che il mare avesse potuto superare qualche passaggio e inondarlo".

Ed ecco l'ipotesi avanzata da Pitman e collaboratori. Proprio all'inizio di quest'epoca sarebbe avvenuta infatti una catastrofe epocale: il sommergimento delle coste del mar Nero. Pare che, attorno al 5000 a.C., il mar Nero fosse isolato dal resto del Mediterraneo, che fosse riempito di acqua dolce e che il suo livello fosse anche 100 metri al di sotto di quello dei mari salati del pianeta. Logico pensare che sulle sponde di un lago d'acqua dolce così vasto siano fiorite diverse comunità protostoriche. Ma, appunto circa 7000 anni fa, sarebbe ceduta la diga naturale in corrispondenza dell'attuale Bosforo, che isolava il Mar Nero dal Mediterraneo salato: un'immensa cascata durata un anno si sarebbe riversata nel lago, il cui livello si sarebbe sollevato con estrema rapidità, sommergendo tutti gli abitati umani. Pitman ha calcolato addirittura un flusso di 50 chilometri cubici d’acqua al giorno, capaci di innalzare la superficie del Mar Nero di 15 centimetri al giorno. I loro occupanti sarebbero fuggiti disperatamente di fronte al ruggire delle acque, per disperdersi poi nella valle del Danubio ed in quella del Tigri e dell'Eufrate, portando con sé il ricordo delle acque distruttrici, da loro interpretate tramite una tremenda punizione divina, che poi andò a confluire nel poema di Gilgamesh e nella Bibbia.

Come si vede da questa cartina, realizzata dall'autore di questo ipertesto, effettivamente fino a circa 66 metri di profondità il Mar Nero appare come un "lago" chiuso di dimensioni più piccole, e solo da lì in poi sprofonda improvvisamente fino alle profondità di un normale bacino marino:

Il fondale del Mar Nero, disegno dell'autore

"Innanzitutto abbiamo trovato che la struttura rocciosa del fondale del Bosforo, oggi coperta da sedimenti fino a 20 metri sotto il livello del mare, ha proprio una profondità di circa 100 metri , e risulta tagliata da profonde gole che sembrano prodotte da un rapido scorrimento d’acqua" spiega lo stesso Pitman; inoltre, "abbiamo individuato una superficie alluvionale a una profondità di circa 150 metri, ne abbiamo raccolto alcuni campioni sedimentari ed abbiamo potuto dimostrare che i sedimenti al di sotto della superficie erano tipicamente d’acqua dolce, e quelli al di sopra erano di acqua salata. Tutto sembrava portare alla conclusione che a quell’epoca il Mar Nero fosse stato inondato dal Mediterraneo. Abbiamo analizzato anche conchiglie e fossili per datare l’inondazione: 5.600 anni prima di Cristo".

 

8.2  Tutto può essere partito da lì

Nonostante queste evidenze geologiche, l'ipotesi di Pitman apparirebbe stravagante quanto le altre che abbiamo analizzato in precedenza, se non fosse per la scoperta sotto le acque del Mar Nero, avvenuta nel settembre 2000, dei resti di un edificio che sembrerebbe essere stato sommerso proprio 70 secoli fa dall’innalzamento repentino delle acque. L'eccezionale scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori statunitensi del National Geographic, tra cui quel Robert Ballard che nel 1985 individuò i resti del Titanic, impiegando la sonda Argo munita di telecamera. Essa ha ripreso a 90 metri di profondità e a circa 12 km dalla coste turche una serie di manufatti in pietra ed un edificio rettangolare di quattro metri per quindici, con mura costruite mediante un impasto di fango e canne, e grandi tavole lavorate che forse coprivano l’edificio, perfettamente conservato date le particolari condizioni prive d’ossigeno di tale mare. Se venisse confermata, si tratterebbe davvero di una scoperta di rilevanza eccezionale!!

"Prima della nostra", conclude Pitman, "la spiegazione più razionale per la leggenda del diluvio universale era quella di un’inondazione dovuta allo straripamento del Tigri e dell’Eufrate. Ma le inondazioni di fiumi non avvisano, arrivano improvvisamente. Il Mar Nero invece avrebbe mandato alcuni segnali: prima che il Mediterraneo coprisse completamente il Bosforo e le popolazioni avrebbero avuto uno o due mesi buoni per prepararsi a partire, esattamente come fece Noè che ebbe tutto il tempo per preparare l'arca. Inoltre nei miti il patriarca parte per sempre e non fa ritorno mai più nella sua terra: invece, nel caso di un’inondazione fluviale le popolazioni avrebbero potuto tornare una volta che l’acqua si fosse ritirata. Lo scenario del Mar Nero corrisponde meglio di ogni altro alle leggende che ci sono state tramandate."

A ciò si devono aggiungere le testimonianze archeologiche, le quali indicano l’insediamento di nuove popolazioni in Anatolia, in Egitto, in Mesopotamia, in Ucraina e negli Urali proprio attorno a 7.400 anni fa, come se fossero precipitosamente fuggite da un'altra regione. Che l'origine di tutte le civiltà monumentali e di tutte le tradizioni leggendarie di cui oggi si sostanzia la nostra civiltà fosse proprio sulle rive di quello che i Greci e i Romani chiamavano Ponto Eusino? Per ora è solo un'ipotesi, ma ulteriore acqua al suo mulino è stata certamente portata dalla rivoluzionaria scoperta, di cui ha dato notizia il 10 giugno 2005 il quotidiano inglese "The Independent", delle vestigia della più antica civiltà europea, sviluppatasi circa 7000 anni fa nell'Europa centrale. Le tracce di oltre 150 templi, edificati tra il 4800 e il 4600 avanti Cristo, sono state localizzate lungo una fascia lunga oltre 640 chilometri, attraverso le attuali Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia ed Austria. E' possibile che tale scoperta ci costringa letteralmente a riscrivere la preistoria dell'Europa Neolitica, dal momento che finora si riteneva che l’architettura monumentale si fosse sviluppata più tardi e solo nella fascia temperata: Egitto, Mesopotamia, India, Cina. I primi rilievi parlano di una serie di complessi templi in legno e in terra; la scoperta più notevole è stata compiuta nel sottosuolo della città di Dresda, dove gli archeologi hanno portato alla luce i resti di un tempio di 150 metri di diametro, circondato da ben quattro fossati. Sono stati anche trovati utensili in legno, oltre a statuine rappresentanti personaggi o animali, che ci parlano di un popolo profondamente religioso e dedito all'agricoltura e all'allevamento del bestiame. E' possibile che il « tempio di Dresda » e le altre costruzioni monumentali appena scoperte siano state realizzate dai discendenti dei nomadi giunti proprio dalle rive del Mar Nero, e che, dopo essere state utilizzate per due o tre secoli, siano state abbandonate improvvisamente insieme ai loro costruttori. Il perchè è ancora un mistero tutto da risolvere.

Nessuno oggi, e tantomeno il sottoscritto, si spinge ad affermare che la mitica Atlantide di Platone si trovasse proprio sulle rive del mar Nero, e che Noè o Ut-Napyshti che sia abbia iniziato da lì la sua avventura navale della preistoria. Tuttavia la straordinaria coincidenza fra l'archeologia e la leggenda, fra le narrazioni mitologiche e le rilevazioni geofisiche, sembra proprio dare ragione a Pitman e colleghi. Per chi vuol saperne di più consiglio vivamente di leggere il suo volume "Diluvio", scritto insieme al collega William Ryan (Edizioni Piemme, 1999).

Così gli abitanti delle coste del mar Nero videro le acque impetuose che salivano?

Bene, credo di avervi dipinto un affresco abbastanza completo delle leggende che gli uomini hanno conservato circa una catarsi subita dall'orbe terracqueo prima dell'inizio della storia propriamente detta. Potrei continuare, ma é meglio finirla qui, perché i discorsi portati avanti troppo a lungo finiscono per scocciare chi scrive e chi ascolta. Se tuttavia avete voglia di far lavorare la fantasia, dopo aver fatto funzionare il cervello tanto a lungo, cliccate qui e leggete alcuni racconti che io ho ambientato nell'universo fantasy di Atlantide, tanto per dimostrare come, anche agli occhi di uno scettico come me, la leggenda dell'isola perduta resti comunque un ottimo spunto per racconti ameni che divertono chi li scrive e chi li legge. O almeno spero... Buon divertimento. FMB