di Tommaso Mazzoni

Capitolo 1

"E queste, ragazzi, a grandi linee erano le vicende della Rivoluzione Francese, almeno dal punto di vista degli umani; infatti ora Askaragon ci dirà come l'hanno percepita i Demoni."

Il ragazzo aprì gli occhi rosso rubino, improvvisamente sveglio, e sulla pelle nero fumo del suo viso si disegnarono molte rughe di preoccupazione, tuttavia, lungi dal concedermi la soddisfazione d'averlo colto in castagna, l'adolescente sulfureo sorrise mostrando i denti, perlacei e appuntiti, si alzò, e venne alla lavagna; per quanto fosse impreparato, Askaragon aveva una naturale propensione per il teatro, tratto comune della sua specie; Afferrò un gesso con la lunga coda che terminava con tre piccoli uncini ossei.

Ebbi un piccolissimo sussulto interiore pensando a quei tre uncini, avendo avuto un dolorosissimo incontro ravvicinato con i loro fratelli maggiori, presenti sulla coda di uno Staffilatore Soldato;

Quella piccola manifestazione interiore di sgomento fu percepita da molti dei miei studenti appartenenti a specie diverse dalla mia, come Phillip, giovane licantropo sovrappeso, Lee, timida vampira o Terakasiel, colui che stava osservando il giovane Demone come se si aspettasse di venire attaccato da un momento all'altro;

Augurai lunghe notti insonni nel bagno a chi aveva pensato di mettere tra gli altri, un Demone Staffilatore e un Angelo Grigori nella stessa classe al primo anno, in una classe che già includeva Nani, Elfi, Draghi,Giganti, Vampiri, Mannari assortiti, Mutaforma, Gnomi, Immortali, Sirene, Abitatori del Profondo, Sidhe, Pixie, Orchi, Goblin, Arpie, Minotauri, Coboldi Migo e Progenie Stellari oltre a un paio di umani ed altre specie assortite; 49 alunni, una follia.

Assistetti all'esibizione di Askaragon, il quale fu abbastanza bravo nel delineare l'impatto che l'evento ebbe sulla sua specie, a parte attribuirsi il dubbio merito delllo scoppio della rivoluzione e del tertore, che provocò il giusto intervento di Alberto, il primo della classe, il quale disse "Scusa Ask, ma tu hai 416 anni, significa che nel 1789 avevi 186 anni, quindi eri fisicamente e mentalmente un bambino di sei anni, quindi non potevi certo essere un Diavolo Tentatore; al massimo, rovesciavi i secchi di latte alle massaie."

L'osservazione provocò le risate della classe, ma quello che fece arrabbiare il giovane Demone fu l'untervento sarcastico di Terakasiel, il quale, con la voce riverberante tipica degli Angeli, fece notare "si, quando non veniva preso a vergate sul sedere da qualche Angelo Guardiano per la chiara violazione commessa"

A quel punto quando notai la pericolosa e crepitante alta tensione attorno alla coda di Askaragon, e il fatto che Terakasiel aveva aperto le grandi ali azzurrine, e c'era del fuoco nel suo palmo destro, decisi di intervenire.

"Es-kai ter Liakarr!" Il tempo nella stanza si arrestò immediatamente, mentre io mi frapponevo fra i due adolescnti soprannaturali "Basta così!"

Alzavo la voce così raramente che quando lo facevo la sorpresa era di solito sufficiente ad attrarre l'attenzione dei miei alunni, e quella volta non fu diverso; entrambi cessarono di incanalare la parte più pericolosa del proprio potere, e mi guardarono.

Il giovane Demone aprì bocca per primo "Magister, se pensa che permetta a questo pennuto bigotto e presuntuoso di mettermi in cattiva luce allora è più illuso dell'Astro del Mattino." disse con acrimonia.

"E se tu pensi che io ti permetta di avvelenare i nostri compagni con le tue bugie, allora sei ancora più illuso di lui, blasfema progenie del Caduto!" rispose l'angelo , più freddo, ma non meno arrabbiato.

Io afferrai le penne di una delle ali dell'Angelo e la coda del Demone, tirai leggermente e dissi "Ora ascoltatemi bene, Terakasiel ibn Azariel al-Muraquib e Askaragon Linguasvelta Codalunga, esiliato della LXI legione; non posso obbligarvi ad essere amici ma quello che posso fare è obbligarvi a seguire le regole della classe e del Trattato di Gerusalemme; siete entrambi minorenni e siete sotto la mia autorità di Magister e garante per l'Integrazione; non ci saranno zuffe, tantomeno scontri con fulmini e fuoco che mettano a repentaglio la salute degli altri studenti; Askaragon, hai giustamente definito l'ex sovrano della tua razza un illuso, quindi evita di cadere ancora nelle sue trappole; Terakasiel, da un membro, seppur novizio, del coro degli osservatori, mi aspetto maggiore autodisciplina!"

Le mie parole , e il leggero fastidio che il mio gesto aveva provocato loro, sembrarono sortire l'effetto sperato, vidi un po' di vergogna dipingersi sul volto dell'Angelo, e la coda del giovane Demone abbassarsi notevolmente.

Lasciai la presa "Ora, tornate alle vostre posizioni, quando il tempo ricomincerà a scorrere, mi aspetto che entrambi siate composti; Terakasiel, il prossimo sei tu, sono curioso di conoscere il punto di vista dei Cori Angelici."

"Ras-kai ter Liakarr" Il tempo riprese a scorrere, e dopo che Terakasiel ebbe fatto il suo intervento, molto dettagliato seppure un tantino troppo distaccato, il che rese controversa l'analisi finale; la campanella di fine lezioni ci venne in soccorso.

"Pegan-kai ter mar Gailan" pronunciai la formula di moltiplicazione, e subito di me ci furono altri sei esemplari, e tutti e sette ringraziammo il Signore per i magici poteri che ci consentivano di svolgere l'arduo compito.

Io personalmente mi preoccupai di tenere d'occhio i sette più problematici dei miei, relativamente giovani, pupilli; Askaragon, la Llilin Aliya, Marta, un esuberante sedicenne con la passione per i cattivi ragazzi, Narya, un Elfa sorprendentemente diretta, il cui miglior amico era Snorg, un Orco di oltre due metri educato e sensibile, Ludo, un Drago Verde, la cui forma umana era quella di un ragazzo pallido sui quattordici anni, occhi e capelli verdi a cresta smeraldo, con abiti di cuoio nero che sembravano usciti da un film degli anni 'sessanta e poi c'era Carlo; Carlo non era il suo vero nome, impronunciabile da lingua mortale, anche se noi Magister ci arrangiavamo con Bhakragglllogjhakw, e certamente il suo vero aspetto non era quello di un sorridente quindicenne caucasico dagli occhi azzurri, e dai capelli ricci e neri; Carlo era una Progenie Stellare, l'ultima specie senziente a firmare il trattato di Gerusalemme, il suo vero aspetto farebbe perdere il senno a molti umani, ma noi Magister siamo già folli di nostro, e la benedizione del Signore ci permette di apprezzare ogni aspetto della creazione.

Decisi di farmi una chiacchierata proprio con il nativo di R'lyeh dopo aver recitato un rapido "Gal-kai" formula che mi avrebbe avvisato di qualsiasi comportamento preoccupante da parte degli altri sei.

"Bhakragglllogjhakw" dissi, rischiando di mordermi la lingua "grazie per lo sforzo Magister" mi rispose allegramente lui, "ma Carlo va benissimo" .

Io gli sorrisi e dissi "andiamo a vedere cosa ha preparato il cuoco" lui annuì, sorridendo a sua volta "oggi credo che ci sia cucina Relyehana, nel menù"

Aveva ragione, non ho idea di come avesse fatto ma il nostro Aristide aveva incluso la cucina della città sommersa, che emerge solo quando le stelle si allineano, nel menù; I miei sensi arcani da Magister mi confermarono che non c'erano anime incluse nei piatti, e io mi insultai mentalmente per essere stato vittima degli stessi pregiudizi contro cui combatto; a mia discolpa mi si deve riconoscere che la dieta psicofaga era davvero diffusa fino a tempi recenti nella città degli Antichi, fino a quando l'ambasciatore Mhhogrtrjebwjanwkha, colloquialmente Valerian, non ha siglato il Trattato di Gerusalemme.

Carlo mi guardò un po' dubitabondo e mi spiegò: "Sa, Magister, apprezzo la cucina di Aristide, ma questo corpo non mi permette di godermela al cento per cento."

Gli sorrisi e dissi "Sevar-kai!" Carlo sparì alla vista di tutti, meno che a quella dei Magister e di coloro che non avevano problemi a venire a patti con le "linee sbagliate" Così Carlo potè assumere il suo vero aspetto, con il corpo bulboso grande come un elefante indiano con almeno una mezza dozzina di tentacoli lunghi come pitoni e con ali membranose lunghe trei metri. Presi un paio di porzioni da Giganti e occupai uno dei tavoli riservati a questi ultimi, dove Carlo poté accomodarsi, seppure con un po' di fatica; Carlo era ancora piccolo e in via di sviluppo; avrebbe raggiunto la sua taglia definitiva solo fra un paio di secoli, e infatti aveva un robusto appetito consumando rapidamente le gigantesche scodelle di bizzarro, ma saporito, devo riconoscerlo, nutrimento.

Quando ebbe mangiato, Carlo riprese aspetto umano, e io lo resi nuovamente visibile; oggi, aveva voglia di parlare il mio tentacoluto allievo, delle tradizioni del suo popolo, estremamente affascinanti; se solo fosse così loquace anche con gli altri ragazzi; tuttavia, con mia grande gioia notai che Marta si era avvicinata a noi ed iniziò a bombardare di domande Carlo, il quale, piacevolmente colpito, iniziò a parlare con lei.

Stava andando tutto bene quando, dalle finestre esterne della sala da pranzo si iniziarono a sentire grida e proteste; appena le parole furono intellegibili, Io e gli altri Magister chiudemmo le finestre e insonorizzammo la sala; ma il danno era fatto e il malumore era palpabile.

In quanto Magister Senior di Firenze ero io a capo dell'Istituto per l'Integrazione, ed era mio dovere difendere i miei ragazzi; Quindi uscii in piazza per affrontare la manifestazione; erano sempre loro; un branco di bigotti, xenofobi ed ipocriti, nascosti sotto innocui nomi come Associazione Genitori Preoccupati, in realtà organici ai partiti estremisti; lui, sempre lui, Alvaro degli Albizzi, segretario Regionale della Lega Umana, accompagnato dallo scomunicatissimo don Ignazio Bartucci, il capo dei Figli di Eva, una congregazione eretica che considera tutte le razze non umane progenie del diavolo e noi Magister servi dell'anticristo.

"Non permetterai che uno che pratica la magia viva fra voi" esordì appena mi vide "Non chi mi chiama Signore ma chi fa la volontà del Padre mio" gli risposi a muso duro "Signori, vi ho chiesto molte volte di evitare questo orario, dove i ragazzi mangaiano e socializzano e possono sentire i vostri insulti. Adesso non ve lo chiedo più, esigo che lasciate questa piazza, e non vi facciate più ritorno in questo orario!"

"Egregio Magister" mi si rivolse degli Albizzi con la sua solita falsa cordialità, imitazione perfetta del comportamento del suo maestro, il Seminatore d'Odio in felpa a capo della Lega Umana Italiana; "Io capisco la sua preoccupazione ma lei deve consentire a querste persone il diritto costituzionale di esprimere il loro dissenso per la violenza che subiscono, a causa della legge che obbliga i loro figli a frequentare il suo istituto".

Mi sforzai di sorridere a quella Vipera "Onorevole degli Albizzi, non mi risulta che la costituzione preveda il diritto all'insulto e anzi stabilisca l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge"

"Quelli che difende la dentro sono abomini e demoni, che corrompono la nostra gioventù" mi sbraitò addosso il falso prete." Io gli sorrisi, probabilmente slogandomi la mandibola per lo sforzo "Abomini e demoni? E i 10 angeli a quale delle due categorie appartengono?" Il falso prete ragliò di nuovo " Falsi o caduti, comunque collusi con il maligno!" Potevo sentire i Tentatori sghignazzare senza bisogno di settare i miei sensi arcani su di loro; "qui quelli collusi con il maligno siete voi; chi sento ragliare di nuovo, non farà altro, per le prossime 24 ore!" li avvisai, ma la saggezza non era la sua dote principale, e così attaccò un terribile pistolotto tentando di esorcizzarmi, per altro massacrando il latino. "Danacus-kai!" mi limitai a dire e sotto gli occhi terrorizzati della folla , si trasformò in un asino. Quando se ne rese conto ragliò e scalciò furiosamente. "Qualcuno vuole aggiungere altro?" dissi, guardando degli Albizzi negli occhi; mi guardò con odio e livore impotente, e poi strozzando in gola un "non finisce qui" se ne andò seguita dalla masnada intollerante.

Tornai dentro la scuola, e nel refettorio, l'applauso unanime che ricevetti mi fece capire che, casualmente l'isolamento acustico doveva essersi interrotto, e uno dei miei colleghi, magari Guglielmo da Baskerville che mi guardava con un sorriso sornione, doveva aver trasmesso tutta la scena su un grande schermo improvvisato.

Probabilmente il Gran Consiglio mi avrebbe fraternamente ammonito di non dare troppo spettacolo in futuro, ma tutti loro sapevano che se c'era qualcosa che non dovevano tocarmi erano i miei ragazzi.

Capitolo 2

Qualcuno potrebbe legittimamente pensare che da quando, sei anni fa, il mondo è diventato il set di un film Fantasy, e io ne sono diventato un protagonista, i giochi di ruolo Fantasy abbiano perso l'attrattiva; quel qualcuno , però, si sbaglierebbe; anzi il fatto che la magia esistesse davvero e soprattutto il fatto di esserne ora provvisti in tre, in un gruppo di otto, aveva reso se possibile il gioco ancora più affascinante; due dei miei migliori amici erano diventati Magister, poche settimane dopo di me; fra noi usavamo ancora i nostri nomi di battesimo, e non il soprannome che ogni Magister sceglie il giorno dell'ordinazione; quindi per me Prometeo era sempre Tommaso e Isaac Newton era sempre Luca. Ma loro due, con la scusa che io ero Senior, mi chiamavano sempre Prospero;

Dopo una lunga settimana di lotta e di vita quotidiana, più o meno soprannaturale ritrovarsi fra amici a giocare intorno ad un tavolo, bevendo e mangiando cose poco salutari, e ringraziando il metabolismo arcano che consuma una quantità di zuccheri e grassi spaventosa, era una vera benedizione.

Certo alcune brutte abitudini erano dure a morire, come quella della bestemmia, ma a differenza di sei anni prima, non ero più quasi da solo a censurare quel comportamento sbagliato, irrazionale ed inelegante; non esistono Magister Atei, o Agnostici, e i miei due amici avevano avuto un bello shock quando erano stati chiamati nell'ordine.

Quindi non potei fare a meno di sorridere, quando Luca rimproverò Fede, che nonostante i cambiamenti di questi sei anni aveva mantenuto intatto il proprio incorreggibile cinismo;

La magia era una grande responsabilità, ma sarebbe ipocrita negare il fatto che essa abbia una grande quantità di lati positivi.
Uno di questi lati positivi era l'abilità di fermare e rallentare il tempo, così da poter condensare in poche ore sessioni lunghissime, e poi dormire altrettanto, cosa che ci aveva permesso di recuperare alla causa uno degli amici; altro innegabile vantaggio era il teletrasporto, che mi consentiva di andare a recuperarne un altro addirittura in Svizzera.

Bloccare il tempo troppo a lungo era sconsigliato e poco salutare, ma rallentarlo era abbastanza facile anche da solo, e noi eravamo in tre; il contrappasso era che, quando il tempo era solo rallentato l'imprevisto poteva accadere, e si sa, un Magister è in servizio permanente; quindi, quando il mio telefonino squillò, capii che c'era qualcosa di serio, anche perché, Lee, la mia allieva Vampiro, non era tipo da usare il numero arcano d'emergenza per futili motivi.

"Dimmi pure" chiesi frenando la preoccupazione "M-magister, che Nyx sia lodata, per favore mi aiuti..... vogliono farci del m-male". La voce della ragazza era carica di paura ed angoscia, e mi fece entrare in modalità babbo lupo. "Arrivo subito! Sevar-kai" e divenni invisibile, per poi gridare Teri-kai sel!"

L'istante dopo, mi teletrasportai alla sorgente della telefonata, quello che vidi, prima mi fece gelare il sangue, poi me lo fece ribollire.

I genitori di Lee, i lineamenti distorti dal dolore, erano legati con catene d'argento, mentre i loro aggressori, omoni con cappucci verdi, si preparavano a piantare dei paletti nel loro cuore; a rendere la cosa più atroce avevano catturato un altro ragazzo vampiro, Ty, il fratello maggiore di Lee, e lo avrebbero decapitato di fronte ai suoi genitori; Lee, mi informarono i miei sensi, tremava di paura nascosta sotto il letto, da dove mi aveva chiamato.

"Gioite fratelli, perché oggi facciamo un passo in più sulla strada della purezza!" disse un'altro dei mascherati, più magro; conoscevo quella voce, l'avevo sentita giusto due giorni prima, quando avevo adattato l'aspetto del suo proprietario alla sua personalità"

"Dunque non hai imparato la lezione, falso prete!" dissi, uscendo dall'occultamento.

"L'anticristo!" gridò istericamente il miserabile bigotto, tremando come una foglia. "Uccidetelo!"

Una parte di me compatì quei tre energumeni senza-cervello, che si erano fatti irretire da quel ciarlatano, eretico e scomunicato; l'altra parte, però, si ricordò di cosa stavano per fare a quella famiglia innocente e non esitò "Raggra-kai!" Il primo si irrigidì, completamente paralizzato, e prima che il secondo mi si avvicinasse, avevo già invocato "Sarra-kai!" e quello era caduto a terra comeun sacco di patate, addormentato. Il terzo però era un po' troppo vicino con quel pesante mazzuolo, dunque ricevette un trattamento um po' meno elegante degli altri due, i miei occhi brillarono di verde, e un diretto alla mascella potenziato dal potere magico lo mandò a raggiungere il suo complice.

Il falso prete tremava come una foglia e i miei sensi arcani mi informarono che si era pure urinato addosso; ma, prima che potessi stordirlo, gli stessi sensi mi informarono di una grave interferenza spirituale; una massa vorticante di tenebra e fuoco si insinuò nel petto di Ignazio Bartucci, e linee nere iniziarono a formare una ragnatela che deformò il viso dell'ex parroco cattolico;

Sospirai "ci mancava pure un demone Possessore, stasera!" dissi, ma nel frattempo, avevo mandato un segnale d'allarme ai Magister fiorentini. Era in questi momenti che rimpiangevo di non essere un sacerdote. Mormorai una preghiera a San Teofilo e ai Santi Re Magi, protettori speciali dell'Ordo Magistri, e innalzai una barriera arcana a difesa della mia anima.

"Sentiamo, con chi ho il dispiacere di avere a che fare, stavolta? Capitano della III Legione o della CLVIII ? Che era almeno un capitano, lo avevo capito dall'aumento della massa muscolare del possessore; la III e la CLVIII legione Infernale erano quelle operative in toscana. "III legione!" rispose con preoccupante calma e ancora più preoccupante sincerità il Demone, la cui voce era molto più musicale di colui che stava possedendo.

"Ma il grado è sbagliato" aggiunse con un sorriso, dopodichè mi sbatté dolorosamente contro il muro, non persi conoscenza solo grazie alla magia che assorbì il grosso del danno.

"Fammi indovinare, Colonnello ? Tir-kai" Lui si irrigidì un momento, dopodichè si scrollò di dosso la formula esorcizzante, dimostrandomi di appartenere all'aristocrazia infernale "Duca" Mi disse, scoccandomi una violenta scarica di fulmini.

Ma con una prontezza di riflessi che senza magia mi sarei sognato, invocai uno scudo di luce "Sal-kai Lal!" che bloccò la scarica, risparmiandomi la fine di Fetonte.

Un Duca infernale sarebbe stato abbastanza impegnativo se fossi stato preparato e fresco, ma quella sera avevo già consumato energia magica e non ero affatto pronto.

Ringraziai il signore per aver avuto l'umiltà di chiedere aiuto, perché mentre il Demone si lanciava contro di lui il tempo si fermò; i Duchi Infernali potevano liberarsi dal blocco temporale, ma non gli diedi il tempo e lo teletrasportai insieme a me stesso e ai quattro Magister che mi avevano soccorso nella cappella dell'Istituto dell'Integrazione.

Il nervosismo nel Duca nel trovarsi in terra consacrata era palese, ma bisogna riconoscere che mantenne un certo aplomb, mentre provvide a stendere il povero Prometeo con un violento assalto psicocinetico; Ma Isaac aveva conoscenze di Judo, il che combinato con un "Ton-kai!" incantesimo di inversione della gravità mandò il corpo posseduto a sbattere contro il soffitto, per essere bloccato a mezzaria da un "Vil-kai!" sospensivo della gravità da parte di Magistra Marie Curie, una giovane donna bionda.

A quel punto intervenne Magister Aquinates Juniore, che era un sacerdote ed iniziò ad esorcizzare il Duca che fu separato dal corpo dell'ex sacerdote; assunse la sua vera forma, era un umanoide alto oltre due metri, con lunghi capelli neri, scaglie blu e due lunghe e nere corna da caprone; vestiva in abiti eleganti neri, come un gentiluomo del 1700, dove spiccava un simbolo, quello di una vipera avvolta attorno ad un calice ricolmo di vino.

"Davorath, Duca della Decadenza!"Pronunciò padre Aquinates, ottenendo un espressione di stizza dal Duca; una volta che il suo nome è pronunciato, un demone Infernale perde buona parte dei suoi poteri per un po'.

" A te la scelta! Il ritorno negli Inferi o il giudizio del Tribunale degli Esiliati!" Il Padre lo disse con voce ferma; e il Duca, sorprendentemente scelse la seconda; mentre i gradi inferiori farebbero qualsiasi cosa per non tornare nel regno dell'etterno dolore, per citare il sommo poeta, di solito i membri della più alta gerarchia vi facevano ritorno senza problemi, ma a quanto pare, Davorath era di tutt'altro avviso. "Così sia!" In cinque, Prometeo si era rialzato, vincolammo facilmente Davorath in un vecchio calice. Troppo facilmente.

"OK" chiesi ai miei colleghi "Perché un Duca Infernale dovrebbe praticamente consegnarsi nelle nostre mani?"
Prometeo mi guardò " non ne ho idea, ma se fossi in voi darei un'occhiata alla testa di questo disgraziato!" disse indicando l'ex reverendo Bartucci.

Lo analizzammo con i nostri sensi arcani e scoprimmo con nostra enorme sorpresa che Davorath, un Duca Infernale, demone plurimillenario, aveva violato uno dei tre principali tabù dei Demoni possessori.

"Ha lasciato dei ricordi dell'Inferno nella sua testa?" La rivelazione ci agitò tutti alquanto. "D'accordo, Padre Aquinates, indaga!" dissi io al mio collega sacerdote "Marie, contatta il Consiglio, questa faccenda è complicata" Entrambi annuirono.

"Voi due tornate a casa mia, torno a finire la sessione fra poco" Isaac e Prometeo annuirono, e tutti ci teletrasportammo via, dopo aver messo a posto.

Io mi fermai a casa di Lee, dove Guglielmo da Baskerville aveva liberato e curato la famiglia vampirica, e aveva portato i tre energumeni alla polizia.

Lee mi chiese"Magister torneranno?" Io sospirai " Non posso garantirti di no, Lee, ma una cosa posso dirla con certezza: se torneranno tornerò anch'io."

Offrii a Lee una pinta di sangue fresco evocato dal nulla e mi assicurai che si fosse tranquillizzata, prima di tornare a casa mia; lei mi ricompensò con un sorriso con i canini di fuori che mi riempì di gioia, seppure una piccola parte molto sepolta di me ne fu un po' inquietata.

Tornato a casa mia finii la sessione di gioco e congedai i miei amici; prima di andare a dormire decisi di pregare e meditare un po'. Speravo che questa fosse una di quelle sere e infatti non mi sbagliavo. Sentii la presenza celestaile nella stanza e aprii gli occhi; La bellissima donna con le sei grandi ali dorate, mi sorrise "Magister!" io le sorrisi, e nella lingua Primeva dei Cieli mi azzardai in un saluto "Lujean lonual Nikeliel-mila" Lei sorrise: "gli accenti non saranno mai il tuo forte Prospero, ma "Falajan tenual, Menilas Prospero!" Poi si fece seria: "Noi dobbiamo parlare!"

Capitolo 3

Se un Angelo del Primo Coro decide di visitarti di persona, senza nemmeno aspettare che tu sia addormentato, puoi essere certo che la cosa sia importante; la mia tutrice nelle vie del Magister, Nikeliel, non faceva eccezione.

Il suono della sua voce mi metteva, come sempre, a mio agio. Esistono ben pochi suoni piacevoli come la voce di un angelo, anche se quello che mi diceva non era tranquillizzante per niente "Qualcosa sta cambiando, e non in meglio; recenti eventi ci spingono a supporre che, a soli sei anni dalla rimozione del Velo, siamo vicini ad un nuovo sconvolgimento; qualcosa di inimmaginabile."

Se nemmeno gli Angeli avevano un'idea certa di quello che stava per accadere, era certamente preoccupante.
"C'è stata una brusca accelerazione negli esilii, nella Città Dolente; in particolare prima e seconda generazione."

Il mio cellulare ricevette un messaggio, e la mia mentore mi fece cenni di guardarlo; lo feci e trasalii; era del Consiglio degli Anziani dell'Ordine, e confermava i miei sospetti; c'erano stati casi simili in tutto il mondo decine di migliaia.

Nikeliel mi guardò: "Magister, ho avuto l'ordine specifico di dirti questo: Estote Parati!" Ciò detto, aggiunse con un sorriso: "mentre i tuoi nonni ti augurano buona fortuna e ti raccomandano di trovarti una brava ragazza!"

Arrossii. Quell'Angelo riusciva a farmi sentire un ragazzino tutte le volte. Si sollevò in aria di una decina di centimetri e poi mi disse: "Sinias alosi vaj, Menilas Prospero."

Io le risposi "Eli sala vaj, Nikeliel-mila!", e lei scomparve lasciando dietro di sé odore di lavanda e incenso, un suono fievole di campane a festa.

Mi massaggiai le tempie, cercando di venire a patti con la situazione. Non ci ruiscii e andai a letto, dove i miei sogni furono un'infinita conferenza con vari membri dell'Ordine;

Mi svegliai riposato ma estremamente sconfortato, poiché non avevo fatto alcun progresso; tecnicamente era il mio giorno libero , ma solo all'istituto; mi recai alla sede Fiorentina del Tribunale degli Esiliati.

Avevo tenuto una lezione su quell'istituzione giusto la settimana scorsa e quindi avevo ricordi molto freschi su di essa; così avevo ben presente chi era il Giudice in carica a Firenze; Tansarx, un Demone Staffilatore capitano, che appariva spesso come un uomo anziano dai lunghi baffi bianchi, stile imperatore cinese, vestito con gusto, e che portava i baffi anche nella sua vera forma, nella quale però era molto più alto, torreggiando su di me con corna d'ariete e, soprattutto la lunga e temibile coda uncinata, che in questo momento stava usando per mettere a posto uno schedario.

"Magister!" mi disse con la sua voce ferma e asciutta non appena entrai nel suo ufficio, un luogo molto ordinario per essere la sede di un potente Demone. "immagino tu sia qui per il giudizio di Davorath", disse puntando verso un calice circondato da croci.

"Si!" gli risposi. "Presumo tu sia stato informato del "piccolo errore" commesso dal qui presente Duca.

"Errore la mia coda", rispose sbuffando il vecchio demonio. "Un Possessore del suo rango, semplicemente non lo fa, un errore del genere!" disse, "come si guarda bene da possedere un mortale di fronte ad un Magister pronto alla lotta."

"Quindi sei d'accordo con me, voleva farsi catturare" gli dissi mentre si versava con la coda un bicchiere di un liquido denso rossastro che i miei sensi arcani riconobbero come Vino Stigeo. " Ne vuoi un sorso, Magister?"

Io rifiutai con un sorriso "Magia e super-alcolici sono un pessimo mix, Tansarx. Il Giudice annuì e tornò al punto:

"Si, Magister, si è fatto catturare, e, evidentemente voleva essere processato dal Tribunale."

Lo guardai: "mi chiedo perché!"

Il vecchio Esiliato mi guardò in tralice: "Isola la tua mente, Magister, io sono un telepate di terz'ordine e tu sei più trasparente di Jaraggan."

Arrossii, e creai una barriera magica attorno ai miei pensieri. "A proposito, come sta il tuo nipotino?"

Lo sguardo del demone divenne impercettibilmente più dolce. "Si chiede quando lo zio piccolo con gli occhiali, e la pelle rosa tornerà a cena; se lo chiede anche Jarmaya", sorrisi. "Non penso che Askaragon ne sarebbe altrettanto entusiasta."

Il Giudice sbuffò: "Se il ragazzo ti dà problemi, non esitare ad informarmi, se pensa di essere troppo grande per una sculacciata, beh, si sbaglia di grosso."

"Non esagerare dai, tieni la coda a posto" lo ammonii. "Comunque, tornando al nostro Duca, vorrei interrogarlo prima del Processo."

Lui mi guardò " Sarebbe altamente irregolare Magister; ma tanto so che se ti dico di no, bloccheresti il tempo e lo faresti lo stesso, quindi per evitare di creare un incidente fra l'Ordine e l'Autorità Demoniaca in Esilio, ti dico di si."

"Akazak karrraggaz tarrbat!!" L'infernale era una lingua orribile, gutturale e gracchiante, e mi fece rizzare i pochi capelli sulla cima della testa; a quelle parole un cerchio di rune rosse si accese attorno al calice.

Vi entrammo dentro entrambi e io rimossi le croci e il sigillo. Il fatto che il Duca infernale uscendo dal calice che lo imprigionava non tentò né la fuga né di invadere il mio corpo, ma assunse la sua forma corporea, depose subito a suo favore.

"Kezza'tagga'revvak Drakka Davorath!" Lo salutò Tansarx con una certa cortesia. Il mio "Zeggah Drakka" era decisamente piu secco, più che altro, perché parlare l'infernale mi lasciava sempre un gusto amaro in bocca.

"Kezza' tagga'revvak Minnosk Tansarx, Kezza' tagga'revvak Shattan Prospero!" ci salutò entrambi il Duca infernale, ricambiando inaspettatamente la cortesia del Giudice ed estendendomela: "abbiamo molte cose di cui parlare!"

Capitolo 4

"Come ormai avrete capito, mi sono fatto catturare apposta." Ancora una volta, la sincerità del Duca Infernale mi sorprese e acuì in me la sensazione che la faccenda fosse davvero grave.

"E riguardo ai ricordi lasciati nella testa del bigotto, ovviamente anche quella è stata una mossa voluta; ora come ora, non è nel mio interesse che simili, triviali seminatori di discordia prosperino. "

"E questo ci porta alla domanda fondamentale", disse il Giudice, guardando il Duca negli occhi. "Qual è questo interesse?"

"La sopravvivenza, ovviamente", rispose il Duca. "La mia, primariamente, e del resto dell'universo, incidentalmente."

"Spiegati!" dissi io, ansioso di sapere, ma a quel punto successe qualcosa di davvero strano; il volto del demone si contorse dal dolore e sul suo petto comparve, come incisa a fuoco una stella a cinque punte rovesciata. Con un urlo belluino, il Duca Davorath svenne.

"Lucifero, pazzo maledetto!" Imprecò il Giudice "Ha usato un Sigillo del Tiranno, per mandarlo in coma", mi spiegò. "Ma il Sigillo del Tiranno richiede..." A quel punto tutti e quattro i nostri occhi si spostarono sul soffitto al di sopra del cerchio di rune: "...un attivamento a distanza ravvicinata!" lo dicemmo insieme, dopodichè io focalizzai la mia vista, per permettere ai sensi arcani di superare l'occultamento soprannaturale e lo vidi, grande quanto un grosso gatto, il classico diavoletto rosso con le ali, piccole corna e la coda a punta triangolare, appeso come un ragno al soffitto; Un Demone Sabotatore;

Tansarx fece appello alle sue prerogative demoniache per individuarlo e con uno scatto della sua lunga coda lo staccò dal soffitto e lo immobilizzò al suolo "Sei in arresto, figliolo!" disse il giudice, facendogli apparire un paio di manette ornate con rune rosse ai polsi sottili; poi lo prese per la coda facendolo strillare con voce acuta: "lasciami andare, brutto traditore codardo!"

"L'unico posto in cui andrai sarà una cella runica, a meno che tu non voglia dirci come spezzare quel sigillo!" gli disse.

"Nessuno può spezzare quel sigillo" replicò, ma io risposi: "stai mentendo, Oghillak." il demonietto si irrigidì ma mentì di nuovo: " non mi chiamo Oghillak!"

Io gli sorrisi "ti chiami Oghillak Manosvelta della DXLIV legione; sono un Magister, non puoi mentirmi", gli spiegai con calma.

"Su, Oghillak, risparmiati un bagno in un fonte battesimale e rispondi alla domanda: come si spezza quel Sigillo?" Oghillak si contorse nello sforzo di trovare una risposta evasiva, ma poi cedette. "Solo un Principe Infernale può rimuoverlo."Feci cenno a Tanserx di lasciargli la coda e poi gli chiesi: "Chi ti ha ordinato di metterglielo, Oghillak?"

Lui cercò di nuovo di svicolare, ma quando usavo il nome proprio gli rendevo le cose difficili. "Una voce dagli inferi, non l'ho riconosciuta, ma sicuramente qualche pezzo grosso", e a quel punto lasciò andare una bestemmia particolarmente brutta, tanto da fare alzare le sopracciglia anche al Demone Esiliato che mi stava accanto; io risposi semplicemente "Camra-kai" e lui perse la voce. "Così va meglio."

Tanserx chiamò un paio di guardie che portarono il Sabotatore in una cella. Poi imprecò: "Ma porco Lucifero e tutti i suoi fedeli, e adesso?"

Io avevo rapidamente contattato l'Ordine e avevo avuto conferma che in tutto il mondo i Demoni catturati la scorsa notte erano stati messi in condizione di non poter parlare.

"Adesso, cerchiamo di venire a capo di questa faccenda", gli dissi. "Per ora, tu consultati con gli alti papaveri dell'ADiE, magari esiste una soluzione! Io adesso, ho bisogno di mangiare qualcosa!"

Mi teletrasportai in un ristorante la vicino che frequentavo spesso da quando ero un Magister.
Notai due dei miei allievi ad un tavolo, oggi erano liberi anche loro, e notai con piacere che Carlo e Marta continuavano a socializzare; seduti ai tavoli c'erano svariati non umani, soprattutto Mannari, nella loro classica forma ibrida, metà animale e metà umana; conoscevo il proprietario ma oggi lui non c'era, c'era un ragazzo più giovane, il quale si avvicinò al tavolo e, mentendo spudoratamente disse: "mi dispiace, ma tutti i tavoli sono riservati."

A quel punto, seguendo la regola non scritta di noi Magister, che era di non farci mai gli affari nostri in pubblico, mi alzai e dissi: " Non ci sono tavoli riservati."

Lui mi guardò malissimo: "E lei di cosa si impiccia?" Io gli sorrisi: "Sono un Magister, figliolo, e quindi, se sento una menzogna, per altro pronunciata per motivi piuttosto futili, è mio dovere farlo notare."

Lui parve scosso dalle mie parole. "Inoltre ti faccio notare che la discriminazione razziale, oltre ad essere illegale, va contro la politica del locale; se non ci credi, faccio una telefonata al signor Mario e te lo faccio dire da lui."

Al pensiero di poter perdere il lavoro fece buon viso a cattivo gioco, finse di controllare sull'I-pad e disse, falsamente mortificato: "signori sono davvero spiacente, ho confuso la tabella delle prenotazioni di oggi con quella di domani, per farmi perdonare, acqua e birra le offre la casa."

Tornai al mio posto soddisfatto e ripresi a mangiare il mio terzo piatto di spaghetti alla carbonara.

Intanto ripresi a meditare sulla situazione corrente; era evidente che in pentola bolliva qualcosa di grosso.

"E non sai quanto, Magister", disse una voce burbera, accompagnata da un odore pungente di formaggio stagionato. Io sospirai.

"Hork, se ti azzardi ancora a leggere i miei pensieri ti alluviono la caverna di acqua calda saponata" L'umanoide verdognolo e peloso, dal lungo naso bitorzoluto, poco più basso della media umana e con grandi orecchie da pipistrello, sogghignò, mostrando i denti storti e giallastri. "Allora smettila di pensare con le finestre aperte!"

Rialzai le barriere intorno alla mia mente, quella era gia la seconda volta quel giorno che mi veniva fatto notare quanto fossi trasparente. Per fortuna non giocavo a poker.

"Una birra?" gli chiesi. "Una sola?" mi ripose sedendosi.

"Stavi dicendo?" gli domandai. Fece il finto tonto ma bastò un accenno all'incantesimo per lavare rapidamente le persone per farlo ricordare: "Oh certo, la faccenda corrente; beh, come ben sai qua sotto", mi disse picchiettando i piedoni al suolo, è un porto di mare, tutti coloro che non si sentono i benvenuti quassù sono i benvenuti a Firenze-di-Sotto."

Annuii. "Altra cosa che sai, è che il sottoscritto, in quanto Gran Portavoce del Popolo delle Caverne a Firenze-di-Sopra, è una persona piena di ottimi conoscenti." annuii di nuovo.

"Uno di questi buoni conoscenti mi ha confermato un aumento dell'attività straordinaria dei Demoni Infernali; Sabotatori, Possessori, Staffilatori, Cacciatori e perfino Assassini, hanno di molto superato Distrattori, Tentatori e Corruttori."

Io riflettei un attimo su quelle informazioni. "Mmm, sembrano i preparativi per un'invasione in grande stile, ma come pensa di vincere? L'80 % delle razze senzienti, comprese quelle magicamente più avanzate, sono alleate."

"La stessa domanda che mi sono posto io" mi rispose lui. "Ma sono sicuro che tu saprai dare una risposta." Un rumoroso rutto segnalò la sua soddisfazione per la birra e riempì di raccapriccio una giovane Donna-Cigno che stava soavemente degustando il proprio pranzo.

La ragazza si voltò indignata e apostrofò Hork: "Cerca di dominarti, lurido Troll!"

Io mi misi la mano sul volto, giacché Troll era una parola considerata molto offensiva dai Grangra, il Popolo delle Caverne, e perchè fra loro e le Donne-Cigno non correva affatto buon sangue.

Hork si voltò verso di lei, la pelliccia improvvisamente ispida come le spine di un porcospino. "Un Troll, piumino da strapazzo, è una bestia simile ad un gorilla scaglioso con gli artigli alto quasi tre metri, che caccia qualsiasi cosa sia in grado di uccidere; mio nonno è stato ucciso da un fottuto Troll! Quindi, no, io non sono un Troll, e se ti azzardi ancora una volta a chiamarmi Troll, mi assicurerò che tu impari cosa significa davvero la parola lurido!" e per enfasi lanciò sulla ragazza qualche goccia dell'olio puzzolente che veniva secreto dalle sue mani,

La Ragazza-Cigno, bella ed efebica con i suoi capelli argentei e le bianche ali sulla schiena, non era certo una stupida, ma le difettava il buon senso, e quindi iniziò a cantare e, con quelle magiche note generò un secchio pieno di essenze profumate che cadde in testa ad Hork.

Il Grangra strabuzzò gli occhi e si preparò a rispondere al sanguinoso insulto in maniera appropriata, ma a quel punto intervenni io. "Sha-mi-kai!" Entrambi furono all'istante colmi di una profonda serenità d'animo, e quindi si limitarono a ripulirsi, secondo i propri standard, e addirittura accettarono di sedersi entrambi al mio tavolo. "Signorina, normalmente le Donne-Cigno non lasciano i propri laghi, quindi deduco che lei abbia una ragione migliore che litigare con un Grangra"

La Ragazza -Cigno annuì. "Il mio nome è Shanti e sto cercando un Magister di nome Prospero"

Io sorrisi. "Bene, è il suo giorno fortunato" dissi baciandole una mano: "felice di conoscerla." Lei mi sorrise a sua volta e mi diede una lettera, era una carta delicata e decorata elegantemente, sigillata con un cigno bianco incoronato; aprii, lessi e sospirai. "Sarò felice di averla in classe, signorina." le dissi.

"Grazie Magister". La ragazza se ne andò e non un minuto troppo presto, dato che l'incantesimo pacificatore ha durata limitata, e Holk mi guardò con livore, ma poi si calmò sorridendo sardonico cosa che mi fece sbiancare. "Oh si, ora che mi ricordo, ho un compito ufficiale anche io", disse, prendendo dalla folta barba una sporchissima sacca di pelle che conteneva una pergamena unta e spiegazzata con un sigillo di una sostanza maleodorante vagamente simile ad un pugno.

Lo aprii, lo lessi e prima che potessi dire o fare qualcosa, con una scurrile pernacchia, Holk si era già reso invisibile e dileguato.

"Maremma lilla!" imprecai a modo mio, "non è possibile!!! Dalla caduta del velo, Donne-Cigno e Grangra non hanno mai voluto partecipare ai programmi d'integrazione, e dopo sei anni, lo stesso giorno, i pezzi grossi di ambo le razze decidono di iscrivere entrambi uno dei loro ragazzi alla mia classe, una delle più affollate e complicate del mondo?" Il mio piccolo sfogo attrasse un po' di attenzione, e io cercai di calmarmi; da un punto di vista teorico, quella era un'ottima notizia, ma dal lato pratico... Grangra e Donnne-Cigno sono razze semi-isolazioniste e fiere di esserlo con un bagaglio culturale estremamente pesante, e nessuna voglia di adattarsi; mentre una Progenie Stellare, alieno come poteva essere, capiva la necessità di passare per un umano per evitare isterismi, Grangra e Donne-Cigno, pur vicini agli umani in molte cose, assolutamente no.

Tornai a casa e preparai la lezione di domani, dopodichè telefonai ai miei genitori, e ripromettendo a mia madre di andare a casa loro domenica, e mettendo a tacere ancora una volta la fortissima nostalgia che sentivo per la mia famiglia, mi misi davanti al computer, a scrivere un po'. Scrivere mi aiutava a chiarirmi le idee.

Il giorno dopo sarebbe stato molto complicato. Ma nessuno mi aveva detto che quel giorno non era ancora finito.

Capitolo 5

Ero appena riuscito a prendere sonno, quando il mio telefono squillò; era il numero arcano d'emergenza e dall'altra parte c'era Carlo.

"Pnakn khyta! Taphugh h'htar Ophnagn Prospero!" Ora, i Magister conoscono tutte le lingue, ma il Releyano è una delle lingue più difficili del creato, e figuriamoci capirla al telefono con un adolescente in preda al panico, quindi optai per una soluzione pratica. "Railka-kai!"

L'incantesimo di comprensione dei linguaggi funzionò perfettamente e capii: "Aiuto Magister Prospero; La stanno portando via!" stavo per fare esattamente quanto avevo fatto due notti prima ma stavolta mi fermai; Carlo era si un Adolescente, ma una Progenie Stellare, anche molto immatura, sulla carta poteva tener testa ad una pattuglia di forze speciali addestrate;

Quindi stavolta avvertii subito l'Ordine e feci una cosa che di solito non facevo mai, vestii la tunica verde e azzurra dell'Ordine, che aveva svariate rune magiche tessute sopra; nel frattempo cercai di approfondire con Carlo la situazione. "Mi hanno messo in una specie di gabbia fatta d'acqua, dalla quale non riesco ad uscire"

"Che aspetto hanno?" gli chiesi. "sembrano umani, con tuniche bianche e rosse." A quelle parole ringraziai il Signore per non essermi precipitato là alla ceca. Coordinai l'intervento con l'Ordine, tuttavia decisi di coinvolgere anche qualcun altro, visto che secondo me era una trappola per noi Magister.

Apparimmo in otto, ma non perdemmo tempo a renderci invisibili. "Confratelli!" ci diede il benvenuto una donna dai lunghi capelli neri, la figura femminile evidenziata dalla tunica bianco-rossa. "Il Quarto Circolo non appartiene più al nostro Ordine." le dissi "I nostri scopi restano uguali" disse " opinabile, sicuramente i vostri mezzi violano lo spirito, se non la lettera dei nostri voti!" le risposi: "minacciare due ragazzini innocenti, per esempio come contribuisce a mantenere la pace?"

"Sei un po' ingenuo se consideri un servo dei Grandi Antichi un ragazzino innocente", lei mi rispose. "E tu un po' arrogante se pensi di giudicare qualcuno che non conosci!"

"Non è possibile salvare tutti, Magister", mi disse, mentre continuavo a studiarla, facendo lo stesso. "Demoni, Orchi, Progenie Stellari, fra gli altri, sono intrinsecamente corrotti, e dovrebbero essere contenuti, e non integrati."

Io non potei trattenere un moto di stizza "Questa è una bestemmia! Il nostro Ordine ha il dovere di dare una chance ad ogni essere senziente; noi siamo i servitori della conoscenza, noi siamo la voce della ragione, noi siamo i tedofori della speranza!" sapevo di stare facendo il suo gioco, ma quella donna stava calpestando i miei ideali più sacri.

"E quando il male è volontariamente ignorante, sordo alla ragione e cieco alla speranza? Io dico che allora noi dobbiamo diventare la spada della verità, lo scudo dei deboli, e lo strumento della vendetta delle vittime innocenti!"

"E chi ti ha eretto a giudice, giuria e carnefice? Chi ti ha proclamato divina vendicatrice? Noi siamo Magister! Siamo maghi, maestri e mastri; noi insegniamo, indaghiamo, mediamo, proteggiamo, creiamo e scopriamo, noi educhiamo, conserviamo, consigliamo ed aiutiamo, non giudichiamo, non aggrediamo e non vendichiamo!"

"Vedo che la tua stessa benevolenza ti acceca; beato te che mai hai conosciuto il dolore delle vittime eil rimorso del fallimento, ti auguro di non conoscere mai né l'uno nell'altro. Oggi però, al fine di salvare questa fanciulla" e idicò Marta, "dovrai rinunciare a quest'essere" ed indicò Carlo. Cominciarono a salmodiare in Sumerico, ed io e gli altri Magister cademmo in ginocchio.

Carlo iniziò a gridare, in maniera sempre meno umana mentre veniva costretto a riprendere la sua forma naturale, mentre Marta portava la sua mano alle tempie.

Proprio mentre il rituale stava per concludersi, proiettili studiati per superare le difese magiche colpirono alle gambe un paio di membri del Quarto Cerchio. Un gruppo di uomini e donne in divisa dei carabinieri con la sigla N.O.A.M.S. irruppe nel piazzale dell'Isolotto dove il rituale era in corso. La donna e gli altri Magister rinnegati, esclusi i feriti cercarono di dileguarsi ma a loro volta furono bloccati dai Magister, ma la donna ed alcuni altri riuscirono a fuggire.

Mi rialzai, ignorando il dolore e prestai soccorso a Carlo e Marta; la giovane Progenie Stellare aveva ripreso il suo terrificante aspetto naturale ma a nessuno dei presenti interessava; I Carabinieri dei Nuclei Operativi Anti-Minacce Soprannaturali presero in consegna i rinnegati mentre io mi occupai di Carlo; i danni fisici che aveva subito erano nulla di fronte ai danni psichici, ma si sarebbe ripreso; chiamai il console releyano, N'jagamkahattthnp, detta Nadia, che provvide a portare l'adolescente al sicuro. Marta era spaventatissima, preoccupata a morte per il suo amico e traumatizzata, ma la compagnia dei suoi genitori la tranquillizzò.

Quando riuscii a tornare a casa, mancava poco all'alba e dovetti rallentare il tempo per dormire un po'.
No, decisamente la giornata non sarebbe stata facile, proprio per niente.

Capitolo 6

Il giorno dopo, in classe, la tensione era palpabile: nel giro di una settimana c'erano state ben due aggressioni ai danni di loro compagni. Paradossalmente però i due grandi rivali della classe Askaragon e Terakasiel una volta tanto sembravano d'accordo.

"Se mi capitano a portata di coda li faccio a pezzi!" dichiarò il giovane Demone mentre la classe discuteva degli eventi della sera prima e a sorpresa Terakasiel, con un trasporto che raramente gli avevo sentito usare, aggiunse: "E faresti bene; io non esiterei ad arrostirli!"

Il Signore scrive diritto anche sulle righe storte, pensai, e forse qualcosa di buono poteva scaturire dalla follia dei miei ex-confratelli.
"Va bene, ragazzi, oggi parliamo di..." invocai un'illusione e comparvero delle mappe del mondo: "geografia", sorrisi "Ora, ragazzi, questo è come noi umani vediamo il mondo." era la mappa ufficiale del 2012.

 

"Ora, il nostro mondo, con la Caduta del Velo, si è dimostrato un po' diverso:

 

"E questa, ragazzi, è soltanto la superficie", dissi loro. "Ci siamo anche accorti che il nostro mondo oltre a molte terre emerse in più conteneva numerosi reami nascosti. Uno per tutti, i Regni-di Sotto del Popolo delle Caverne. E chi potrebbe parlare di queste terre se non il Tark Kalk Kronk Boccanera?" Invitai il mio nuovo allievo Grangra a raggiungermi alla cattedra. Tark era un Gangra sorprendentemente timido e piuttosto pulito, per gli standard del popolo sotterraneo.

Quando esordì con un peto la classe, con solo qualche eccezione, sghignazzò e lui sorrise: "La tradizione Grangra l'abbiamo rispettata", poi riprese: "Ora, i Regni di Sotto. Sono una confederazione che riunisce tutti i 634 regni Grangra." Estrasse dalla folta peluria una grande mappa, meno unta dello standard Grangra, e me la fece appendere alla parete.

Nonostante la cartapecora puzzolente su cui era disegnata, la cartina mostrava nel dettaglio la rete di cunicoli che attraversava il mondo e faceva dei Grangra i padroni del sottosuolo. Indicò un sistema di caverne: "Qui sotto vivono i miei, questa è l'Italia di Sotto."

Aveva preso un'altra cartina che mostrava Firenze-di-Sotto; dopo un altro rutto, ormai assodato, tipico intercalare Grangra, proseguì: "Firenze-di-Sotto si trova a cinque chilometri dalla superficie, ed è una delle città-stato Grangra più grandi del mondo; oltre 60.000 Grangra vivono tra le sue solide murai" Askaragon, da buon demone, non riuscì a trattenersi: "Un po' pochini", commentò.

Tark gli schioccò un sorriso a sessantaquattro denti, rigorosamente storti e gialli, e spiegò: "Per un popolo che genera un figlio ogni 50 anni, siamo anche troppi. E tu dovresti saperlo bene." I demoni avevano un grosso problema di fertilità, anche se ampiamente compensato dalla semi-immortalità.

Askaragon annuì ,ma prima che Tark potesse riprendere sentii un suono simile ad un'esplosione nella palestra dell'istituto. Congelai i ragazzi nel tempo, e uscii dall'aula, dopo averla circondata da un campo di interdizione che avrebbe mantenuto i ragazzi al sicuro fino al mio ritorno.

Raggiunsi la palestra, la cui porta era aperta; l'odore era un misto di zolfo e metano, e questo significava una cosa sola..... Draghi!

Si, Draghi Rossi, per essere precisi, quattro, in forma draconica ovvero lucertole alate grandi come cavalli che di fronte al resto della loro classe si stavano esibendo nel loro sport preferito, Pallafiamma; una specie di pallavolo, che però si gioca con una palla di fuoco di drago concentrato, altamente esplosivo; la palestra è attrezzata per essere insonorizzata ed ignifuga, ma una palla di fuoco che colpisce il soffitto reiterate volte un po'di rumore lo fa, specialmente se mi lasciano la porta a aperta; dopo aver resistito alla tentazione di trasformare il collega responsabile di quella classe in un tappeto e sbatterlo, tornai in classe.

Feci ripartire la lezione, come se nulla fosse, anche se gli alunni più percettivi si accorsero di quello che avevo fatto, ma non indagarono, e gliene fui grato.
Gli eventi dell'altra notte erano ancora vividi dentro di me; anche se non era morto nessuno, mi sentivo in colpa, e sapevo che avrei dovuto fare qualcosa.
Già, ma che cosa?

Capitolo 7

La lezione proseguì senza altri incidenti, e dopo pranzo mi riunii ai miei colleghi Magister dell'Istituto; eravamo sette uomini e otto donne e discutemmo lo stato delle varie classi. Maria Montessori, una delle nostre Magistre piu brave, ci informò allora di un problema occorso: un giovane Elfo di nome Allwyn non veniva più a lezione da alcune settimane; "l'anno scorso" ci spiegò " Allwyn non era mancato nemmeno un giorno; quest'anno, invece, è venuto solo il primo giorno, e i miei sensi arcani mi hanno avvisato che c'era qualcosa che non andava ma non ha voluto parlarne; ma sono sicuro di aver intravisto dei lividi.

"D'accordo, dobbiamo indagare, ma tu, Prometeo, verrai con me! Hai una testa più fredda della mia, e, che Dio non voglia, se dovessimo scoprire che qualcuno picchia il ragazzo, mi impedirai di violare il Primo Voto in maniera grossolana; sono abbastanza stanco di vedere ragazzi minacciati e maltrattati!"

I miei colleghi annuirono, e Prometeo mi assicurò: "Vai tranquillo, Prospero; male che vada, la scomunica dall'ordine la si prende insieme!"

L'altro argomento della discussione era l'organizzazione dell'annuale Cena Inter-specie dell'Istituto, un'occasione di convivialità e di incontro culturale.

"Bisognerebbe trovare un modo per includere anche chi ha necessità alimentari particolari, quest'anno", propose Prometeo; io annuii.

Al termine della riunione, io e Prometeo ci recammo all'Ospedale di Careggi, sezione Pazienti con Anatomia non Umana; La camerata in questione era quella per le taglie Enormi, dai 4,5 ai 6 metri di altezza. Qui, il nostro Carlo, nella sua forma naturale, si stava riprendendo; il padre di Carlo, nome umano Franco, era una persona piuttosto amichevole per essere un colosso di 5 metri con una selva di tentacoli davanti alla bocca ed ali immense da pipistrello e una possibile dieta psicofaga, almeno nel passato.

"Ci sono novità?" chiese a noi due.

"Non ancora!" risposi. "L'unica informazione riguarda il rito usato su suo figlio." Spiegai: "se non fosse stato interrotto, avrebbe causato in lui una catatonia permanente." I tentacoli di Franco fremettero dalla rabbia. "E la ragazza avrebbe sviluppato un'intolleranza arcana per la vostra specie." I fremiti aumentarono.
"Quindi lo scopo di quei pazzi era impedire che quella Marta potesse sviluppare un'amicizia con la mia specie?"
Annuii. "Per i sogni di Azathot, ma bisogna essere crudeli per fare una cosa del genere!" sbottò.
"Sono d'accordo!" risposi.
" Beh, non ci sono riusciti", mormorò Carlo dal letto, si era appena svegliato.
Io e Prometeo gli sorridemmo. "Marta è gia venuta a trovarmi", disse Carlo, e i suoi tentacoli assunsero una strana posizione arricciata, probabilmente l'equivalente di un sorriso."Ne sono lieto", gli dissi: "presto tornerete entrambi in classe. Inoltre ti informo che l'incanto di protezione che scherma le menti non abituate dagli effetti collaterali del vostro vero aspetto è stato esteso al nostro istituto, quindi quando tornerai non avrai bisogno di camuffarti da umano." L'arricciamento si fece più intenso.

Una creatura insettoide grande quanto un umano vestito da infermiere entrò nella stanza. "L'orario delle visite è finito, signori, chi non è parente di un paziente è pregato di accomodarsi in sala d'attesa." Io e Prometeo annuimmo al Migo-infermiere e lasciammo l'ospedale, per recarci in Piazzale Michelangelo dove si trovava la Villa dei Caelwaynn, la famiglia di Allwyn. Un cameriere umano ci aprì e ci annunciò al padrone di casa con evidente titubanza.

L'aristocratico Elfo sembrava uscito direttamente dai film di Peter Jackson, non fosse stato per gli abiti moderni e per lo sguardo; nemmeno lo sguardo dei Demoni mi aveva mai inquietato come quello di Lowayn Caelwaynn. Ci sorrise, ma il suo sorriso non arrivava agli occhi e ci disse: "Buongiorno Magister. come posso aiutarvi?"
"Vorremmo parlare con suo figlio Allwyn." Lui scosse il capo: "Mi dispiace, ma non sarà possibile, Allwyn è ad Avalon, perché ha contratto una malattia rara curabile solo sull'Isola dell'Eterna Primavera!"
L'aristocratico Elfo mentiva molto bene, tanto da ingannare anche i sensi arcani, almeno in superficie; ma essendo già in sospetto, sia io che Prometeo avevamo lanciato un incantesimo per non essere ingannati, e quindi fummo consapevoli della sua menzogna. "Beh, me ne dispiaccio" gli dissi. "Se mi permettesse di usare il bagno ne sarei felice. "Certo, usate pure il bagno di servizio al primo piano!" assentì con sussiego. Mentre il servitore mi scortava in bagno, Prometeo iniziò ad adulare l'Elfo distraendolo con uno sperticato elogio del superiore gusto artistico del suo popolo.

Io intanto percepii un conflitto nell'animo del cameriere e quindi dissi "Lain-kai!" subito l'incantesimo calmante ebbe effetto, e la paura fu messa a tacere. "Magister, io... io devo dirle di non fidarsi di Lord Lowayn! Non so dove sia, ma il signorino Allwyn non è mai uscito da questa casa, e non è mai stato malato!" Annuii, e entrai nel bagno, mi chiusi dentro e dissi "Olwar-kai" il mio corpo restò seduto sul water mentre la mia mente, il mio spirito e la mia magia assunsero forma argentea; in forma Astrale, potei facilmente esplorare la villa, e, elusi i sistemi di sorveglianza, individuai una cella sotterranea; qui, incatenato al muro in condizioni a dir poco pietose, trovai il giovane Elfo.

Tornai rapidamente nel mio corpo materiale, uscii dal bagno e scesi le scale.
Potevo sentire Lowayn vantarsi delle conquiste del suo popolo; sentii forti difese magiche provenire dalla porta dello studio privato del Lord; "Zaki-kai!" un gessetto comparve dal nulla ed iniziò a tracciare rune sulla porta con una calligrafia infinitamente migliore della mia; attivai le rune con la mia magia, e le difese magiche furono soppresse; aprii la porta e in pochi istanti individuai un meccanismo che fece aprire una libreria; quello che non avevo messo in conto era che ci fosse un sistema d'allarme mondano, collegato alla porta segreta. Maledii la mia stupidità, bloccai magicamente la porta ed entrai nella sala sotterranea percorrendo una scala a chiocciola, dove trovai la cella di Allwyn.

Disattivate le difese magiche aprii la porta della cella del ragazzino, che solo per gli orecchi a punta si distingueva esteriormente da un ragazzino di undici anni umano; il suo corpo era ricoperto di lividi e ferite, ebbe appena la forza di alzare la testa e di chiedermi "Chi siete?" con una voce flebile e impaurita.
"Sono un Magister, piccolo, e tra poco sarai fuori di quì", gli dissi aprendo i ceppi che lo incatenavano.

Mi cadde riverso fra le braccia, mormorai un "Sai-kai" per lenire il dolore che provava, e lo portai fuori; non potevo teletrasportarmi da là dentro, quelle difese magiche erano legate alle fondamenta della casa e fuori dalla mia portata.

Arrivai nello studio giusto in tempo mentre la porta veniva sfondata e Lord Lowayn entrò nella stanza, una spada di pregevolissima fattura nella mano destra e uno scettro ligneo ornato di rune, altrettanto pregevole e crepitante di magia nell'altro: "Lasci andare mio figlio, Magister!"

"Non ero io a tenerlo prigioniero!" puntualizzai, mentre mettevo a sedere il bambino su una sedai, dopo averlo protetto magicamente.

"Quello che ha fatto è contrario a tutte le leggi", sbuffò.
"Le leggi umane non hanno valore per me." Io lo guardai: "non mi risulta che le leggi degli Elfi consentano il sequestro di persona e la tortura dei bambini." Ancora una volta sbuffò: "stavo solo disciplinando mio figlio! Del resto non potevo tollerare tutte quelle nozioni di uguaglianza con le quali gli avete riempito la testa al vostro istituto l'anno scorso, e lui si rifiutava di obbedirmi!"

"Shàllias vanara!" lo insultai in Elfico, il che, effettivamente ebbe l'effetto voluto. "Ti vanti di appartenere ad una civiltà plurimillenaria, già antica quando noi umani abitavamo nelle caverne, eppure ti accanisci con la ferocia di una belva idrofoba sul tuo stesso figlio; nemmeno gli Orchi sono mai arrivati a simili bassezze!" A quelle parole mi lanciò un raggio infuocato che si infranse sulle mie difese, e poi mi mi si lanciò addosso, usando la spada.

Le lame elfiche potevano facilmente attraversare le difese magiche, ma io trasformai la mia pelle rendendola simile al diamante; Poi colpii con violenza l'elfo schiantandolo contro la parete. Gli calciai via lo scettro magico dalle mani, e provai ad immobilizzarlo magicamente, ma non me ne diede il tempo, mi fece cadere a terra, attivò la piena potenza magica della sua lama e mi sferrò un fendente che sarebbe stato fatale se mi avesse colpito. Ma così non fu, perchè prima che potesse farlo venne colpito in piena testa da un pesante vaso lanciato dal suo maggiordomo.
"Lord Lowayn, io mi licenzio!" disse l'uomo contemplando il suo ormai ex datore di lavoro steso sul pavimento."E il mio nome è Gianpaolo, non Servo, né Umano!"

Dopo aver neutralizzato l'ignobile aristocratico, affidai a Gianpaolo il giovane Allwyn, e mi presi cura del povero Prometeo che era stato messo fuori combattimento dall'Elfo appena era scattato l'allarme.

Chiamammo i Carabinieri del NOAMS e due Magister affiancati ai servizi sociali e tornammo, esausti e soddisfatti alle nostre case. Questa vicenda peraltro mi aveva dato un'idea per la lezione del giorno dopo.

Capitolo 8

Il giorno seguente sorpresi i miei ragazzi portando in classe tre testimoni di integrazione più o meno riuscita. "Permettetemi di presentarvi Marco, mio vecchio amico", che avevo scoperto da poco essere un Pipistrello Mannaro, "oggi chef di successo; Gianpaolo, il cameriere, che ha accettato di diventare genitore affidatario di Allwyn, giovane Elfo", e che era stato assunto due anni prima dalla madre di Allwyn, "vivendo per oltre due anni fra Firenze ed Avalon", prima che la donna si ammalasse e morisse, e Lorwayn prendesse il controllo di tutte le attività di famiglia e decidesse di imporre al figlio un educazione xenofoba, che il ragazzino aveva rifiutato; "e Mukatar," il Migo, anzi Mi-go, come era corretto dire, infermiere che lavora nel reparto anatomia non umana e malattie sovrannaturali di Careggi."

I ragazzi iniziarono subito a fare molte domande, alle quali i miei ospiti risposero volentieri; l'esperimento fu indubbiamente un successo, dopodichè congedai i miei ospiti e chiesi ai ragazzi di scegliere per la prossima volta un amico di specie umana, e di parlare di lui.

All'ora di pranzo, Padre Aquinates venne a chiamarmi e mi portò nella cappella: "Guarda se riesci a convincerlo, deve mangiare e riposarsi."
Ignazio Bartucci stava recitando il rosario in ginocchio, ma quando mi vide smise all'improvviso, si gettò ai miei piedi mormorando scuse.

Lo feci rialzare, potevo percepire chiaramente il suo dolore; percepivo chiaramente anche che, pur non avendo accesso conscio ai ricordi che il Duca Infernale gli aveva lasciato nella mente, era perfettamente al corrente della verità sull'inferno, e sul fatto che le sue azioni lo stavano conducendo direttamente là.

"Padre Ignazio", scosse il capo. "No, non sono più un padre, sono un eretico, un assassino e uno scandalizzatore; meglio sarebbe per me che mi si legasse una macina al collo e mi si buttasse nel fiume!"

"Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva!" Gli risposi io. "Apra il suo cuore a Dio, e vedrà che lui non esiterà ad entrarvi."
Lo lasciai con Padre Aquinates per la confessione.

"Sarebbe più facile così, non trovi?" Mi fece notare Isaac mentre uscivo.
"Sarebbe anche una violenza inimmaginabile al libero arbitrio di ciascuno!" Gli feci notare io.

Lui annuì e andammo a pranzo insieme. "Ecco cosa avrei in mente per la gita di dopodomani....." approvai la sua idea, ma, qualcosa, nel profondo del mio spirito, mi rendeva inquieto. Cosa fosse, l'avrei scoperto ahimé solo troppo tardi.

Capitolo 9

Quello precedente era stato, finalmente un giorno tranquillo, che avevo trascorso in famiglia, nella casa dei miei nonni in campagna, mangiando in allegra compagnia; a vederli tutti riuniti e in salute, ringraziai il signore una volta di più per i suoi molti doni, inclusa quella magia che tanto bene aveva fatto alla mia famiglia; i miei nonni materni erano vivi ed in buona salute, stesso dicasi per la sorella di mio padre e suo marito; mio zio materno era libero da quel disturbo bipolare che tanto lo aveva fatto soffrire, e mio cugino era libero da quella malattia rara e terribile che è la Sindrome di Dravet, e aveva fatto progressi rapidissimi nel recupero di quanto aveva perduto negli anni a causa di tale male.

La mia famiglia era riunita, di fronte ad abbondanti porzioni di tortelli mugellani, i migliori di tutti e ancora una volta non potei fare a meno di pensare che la caduta del Velo avesse sì causato molti problemi, ma ne avesse anche risolti molti altri, permettendo all'umanità grandissimi progressi nella qualità della vita.

"Zio, zio!" mi chiamò il figlio di mia cugina: " zio ci fai vedere una magia?" Io sorrisi, e con una parola lo feci levitare, con sua grande gioia.

Sì, quella era stata una bella giornata che mi sarei ricordato a lungo; tornato a casa la sera, dopo aver riportato a casa i parenti che vivevano più lontano, dormii con soddisfazione.

Il giorno dopo, io ed Isaac Newton portammo le nostre classi in gita alla nuova Specola, un museo nato di recente con il preciso scopo di aumentare la reciproca conoscenza fra umani e non umani.

Era un edificio molto bello, costruito mescolando alta tecnologia e magia, ed era diretto da un membro del Consiglio degli Anziani dell'Ordine dei Magister, autonominatosi Linneo; costui era un insigne antropologo prima della caduta del Velo, e oggi come allora era in prima linea per diffondere la conoscenza reciproca fra i popoli.

L'edificio della Nuova Specola sorgeva al posto di un'area industriale dismessa su quattro piani e quattro ali, che circondavano uno splendido giardino botanico.

Il direttore Linneo in persona ci accolse nell'atrio sorridendo "Benvenuti a tutti!" Io e le mie dieci copie salutammo il direttore, così fecero Isaac e le sue.

Il direttore ci contò, dopodiché a sua volta si moltiplicò e ci divise in quattro gruppi, mandando ciascuno in un ala; l'ala est era la prima per il mio gruppo, ed era l'ala riservata alle specie senzienti non umanoidi.

Tuttavia, mentre mi avviavo dietro al direttore non potevo fare a meno di pensare alla sensazione di due giorni prima; ahimé, non mi stavo preoccupando invano.

Capitolo 10

"Magister, le dispiace....?" Mi chinai verso il pavimento dove sorrisi a Jamal, uno dei miei studenti, un Naga, ovvero un serpente dal volto umano, molto interessato a come noi umani vedevano la sua specie; ma per un serpente di circa due metri, era complicato stare al passo di bipedi e quadrupedi, specie su e giù per le scale e quindi, dopo aver aumentato magicamente la mia forza lo feci arrotolare attorno al mio busto; contrariamente alla vulgata il corpo verde-oro del Naga non era né viscido né ruvido come la carta vetrata, sembrava piuttosto del cuoio ben lavorato.

I Naga avevano una notevole forza nelle loro spire, ma il ragazzo, per fortuna, non aveva intenzione di strangolarmi, e potei tranquillamente trasportarlo al secondo piano tramite la scalinata panoramica; c'erano gli ascensori ma oggettivamente l'uso delle scale era molto più suggestivo, inoltre alcuni pezzi della collezione erano disposti sulle scale.

Jamal guardava rapito e il suo entusiasmo era contagioso. "Sembra quasi che tu non abbia mai visto nulla del genere, Jamal." Lui emise un leggero sibilo di imbarazzo. "In effetti, Magister, è così." Non avrei insistito, ma lui, spontaneamente, mi rivelò:
"I miei hanno lasciato l'India per una faida prima che io nascessi e, al di fuori della mia famiglia non so quasi nulla delle tradizioni e della cultura Nagaji. Si, alcune cose le conosco, ma non ho mai visto una delle nostre città, per esempio, e conosco poco della nostra arte, i miei non avevano molti Nasha."

Io annuii, e lo sguardo mi cadde su uno dei sunnominati cristalli, che i Naga usavano come noi usiamo i libri; erano a forma di spirale, e, come segnalavano le didascalie, il colore codificava il tipo di informazioni raccolte nel cristallo, che poteva essere letto dai Naga attraverso la lingua.

Marta, che era nel gruppo con noi, sembrava invece interessatissima alla sezione dedicata alle Progenie Stellari; guardai Isaac che prendeva ampi respiri come una persona in preda al mal d'auto, le intelligenze spiccatamente matematiche come la sua facevano difficoltà ad adattarsi al design Releyano; il fatto che le sale fossero incantate in modo da essere più grandi all'interno che fuori, sicuramente non aiutava.

Fu quando arrivammo alla sezione Unicorni che tutti i miei sensi Arcani impazzirono.

Sia Isaac che Linneo erano nella stessa situazione, percependo quanto me l'imminente distorsione nello Spazio-Tempo.

L'anziano mi guardò: "Portate i ragazzi al sicuro!" Subito ci accorgemmo che l'intero edificio era stato interdetto al teletrasporto, e allora blindammo magicamente i ragazzi nelle sale sicure, e ci preparammo a combattere.

Prima di vederli, ne percepimmo la malevolenza. Erano tanti; forse un'intera colonna, 666 Demoni, la gran parte Staffilatori ed Assassini, ma anche Cacciatori e Torturatori; il Colonnello in persona era schierato in prima linea, e sudai freddo, perché ahimé lo conoscevo dai tempi dell'addestramento.

E ovviamente Shaggat si ricordava bene di me; ora, avere davanti a me, ritto fra due file di tizzoni d'inferno di varie dimensioni, anche un umanoide di quasi tre metri, dalla pelle color cenere, con una coda uncinata lunga quasi sette metri, enormi corna da ariete bitorzolute, e una spada mostruosamente grande e seghettata, crepitante di fulmini, con il seguente bestione, che ringhiando mi puntala spada contro e mi dice: "Divorerò la tua carcassa e defecherò la tua anima fra le fiamme dell'Inferno!", devo ammetterlo, mi turbò alquanto; ma devo dire che nulla mi poteva rincuorare di più che vedere il suddetto bestione beccarsi, insieme a tutta la sua banda, l'equivalente sonoro dell'eruzione del Krakatoa nella forma di un possente impulso sonico esploso da Isaac nelle loro orecchie.

Sono abbastanza sicuro che il Demone non sentì Linneo mentre dichiarava: "Spiacente, il ristorante è chiuso! Dar-mar-kai" e distruggeva brutalmente la forma corporea di quasi tutti i soldati semplici facendoli implodere.

Ora, i Magister non sono soldati, ne tantomeno guerrieri; detto questo, non è mai una buona idea farci girare i corbelli, e in quel momento, al pensiero di quello che quel macellaio sulfureo avrebbe potuto fare ai miei alunni mi aveva fatto decisamente perdere le staffe.

"Dar-zerok-itar-kai!" L'aria intorno a Shaggat esplose violentemente, mandando il Colonnello della IV Legione a sbattere su una parete.
Evitai le fauci di un Cacciatore e gli Artigli di un Torturatore, e mandai un paio di linee demoniache a sbattere sulla ricostruzione di una radura-rifugio degli Unicorni Azzurri himalayani, il che mi valse un mezzo rimprovero bonario da parte di Linneo.

Ce la stavamo cavando abbastanza bene, poi mi resi conto di una cosa allarmante; stavamo combattendo con poco più di cento demoni nella vasta sezione dedicata agli Unicorni, anche sottraendo i soldati semplici annientati all'inizio; dove diavolo erano gli gli altri?

Capitolo 11

I ragazzi sarebbero dovuti essere al sicuro, in linea teorica; il problema è che i Demoni Sabotatori erano molto bravi a mettere in crisi le teorie nella pratica.
Lavorando di concerto, un gruppo numeroso di quelle piccole vipere stava sfondando le difese.

Queste erano le informazioni succintamente comunicatami dalle mie copie lasciate a difesa delle classi. "Maremma lilla!" esclamai; "Linneo, Isaac, dobbiamo uscire dallo stallo, o riusciranno a prendere i ragazzi."

Sul volto di Linneo si dipinse una cupa determinazione, e io capii immediatamente le sue intenzioni. "Troviamo un altro modo!" Ma i Demoni attaccarono in una nuova ondata costringendoci alla difensiva.

"Isaac, Prospero, spezzate quella barriera", Linneo ci ordinò, dopodichè tracciò una runa circolare sulla sua fronte; una luce verde brillò negli occhi del magister-antropologo.

Un'improvvisa ondata di forza mandò gran parte dell'armata demoniaca a sbattere contro il muro. L'energia magica proruppe dal corpo di Linneo il cui abito si lacerò mentre lui si trasfigurava.

"Quindi è questa la forza dei Magister anziani!" notò Shaggat, con una sobrietà rara per il Demone. "Bene Magister, accetto la sfida!" disse caricando Linneo con la sua spada in pugno, mentre Linneo evocava dal nulla una spada di luce, bloccando il primo affondo.

Io ed Isaac iniziammo ad attaccare l'interdizione demoniaca dall'esterno; il problema è che trovammo qualcuno che ci stava ostacolando, direttamente dal piano astrale.
A quel punto entrai nel piano Astrale e li vidi, i quattro Demoni Corruttori, gli stregoni delle armate infernali, e attirai la loro attenzione. "Dar-tevar-kai!"

L'esplosione ebbe l'effetto desiderato e ora avevo la loro attenzione: tutta la loro attenzione. Alti quasi due metri, i Demoni Corruttori hanno l'aspetto di umanoidi fatti di ombre con quattro occhi rossi sul loro volto; erano decisamente inquietanti, mentre fluttuavano verso di me, salmodiando in Infernale.

Concentrai la mia attenzione su quello più vicino "Ka-azgral-kai!" Subito sparì, costretto alla forma corporea e prontamente incenerito da Isaac. I Demoni Corruttori sono molto deboli nel piano materiale.

Gli altri tre alzarono le difese, e ripetere il trucco era impossibile, ma ne avevo un altro.

"Zin-tav-kai" Un disco di luce argentea dal diametro di un metro decollò dalla mia mano e saettò tranciando il cavo argenteo che partiva dalla nuca del demone tranciandolo. Immediatamente il Demone con un urlo belluino fu inghiottito da una spirale di fiamme ed oscurità.

Era un gioco che si poteva fare in due, e i due demoni mi lanciarono contro simili attacchi, costringendomi alla difensiva; perdere il Filo d'Argento avrebbe significato la mia morte, e quindi dovevo difendermi.

Poi, all'improvviso, ci fu una risonanza astrale, un fenomeno simile ad un terremoto, o ad un maremoto.
Avevo vinto, e tornai subito al piano materiale; l'interdizione era caduta e immediatamente provvidi a portare al sicuro i miei studenti.

Linneo e Shaggat nel frattempo erano al culmine della loro battaglia, nero icore e sangue rosso si mescolavano mentre colpi violenti degni di un duello medievale erano intervallati da scariche d elettricità e potenti incantesimi offensivi;

"Hai perso Shaggat, i ragazzi sono salvi!" Linneo esclamò, e Shaggat ringhiò: "forse, ma le vostre vite saranno un eccellente premio di consolazione. Rimuovere i limiti ha un prezzo, Magister, e tu, probabilmente morirai lo stesso. Permettimi di aiutarti nel processo!" All'improvviso, fintando l'assalto, lo avvolse nella coda e lo immobilizzò. I Demoni iniziarono a sparire tutti e questo mi mise in allarme " A questa distanza, e con tutte le energie che avete investito, siete spacciati tutti e tre! " Il suo corpo iniziò a crepitare e io sapevo ciò che stava per fare.

Resi l'anima al Signore, solo Linneo aveva abbastanza energia per teletrasportarci via tutti e lui era bloccato, ma io potevo fare qualcosa per Isaac: "tua moglie non ti perdonerebbe mai se ti facessi uccidere, amico mio!" con le ultime forze lo teletrasportai via, quindi chiusi gli occhi e mi preparai a morire, quando la forma corporea di Shaggat esplose violentemente, con la forza di una tonnellata di tritolo. Ma prima dell'esplosione udii con chiarezza le parole "Barmet-kai!"

Quando riaprii gli occhi, non ero morto, e capii perchè vedendo il corpo del demone completamente congelato, come se la violenta esplosione fosse stata ricacciata indietro e soffocata; il corpo del Magister Linneo sembrava intatto, ma io sapevo che non lo era; i miei sensi arcani confermarono tale certezza, vidi un giovane dai capelli rossi, dal volto carico di misericordia, e compassione, con grandi ali bianche che toccava il corpo di Linneo, e vidi Linneo trasfigurarsi e ringiovanire.

"Arrivederci, Magister!" mormorai, mentre le lacrime solcavano il mio volto. "Lui mi sorrise, ed entrambi sparirono in una luce accecante. Mi inginocchiai, e piangendo, pregai il Signore, lodandolo per l'altruismo del Magister che aveva dato la sua vita per salvarci tutti, e in particolare me.

La Guerra Luciferina era iniziata, e questa non era che la prima vittima, purtroppo.

Capitolo 12

"No!" Lo dissi con tutta la fermezza che potevo manifestare, nonostante fossi ancora scosso per la morte di Linneo.

Il Consiglio dei Magister si era riunito nel piano astrale in sessione straordinaria, e aveva preso atto dell'aggressione diretta scatenata dall'Inferno. Gli angeli del Paradiso erano intervenuti ma avevano scoperto, con grande costernazione, che l'Inferno era riuscito ad aggirare i piani di transizione, il piano astrale, il regno delle ombre e il mondo dei sogni.

In pratica aveva aperto portali direttamente nella dimensione materiale. Come ci erano riusciti, gli Angeli non avevano potuto dircelo.

Il consiglio propose l'interruzione delle lezioni, ed era a quello che io avevo opposto il mio più fermo rifiuto. "C'è un motivo per cui il primo obiettivo di Satana siamo stati noi!" esclamai: "interrompere le lezioni vorrebbe dire fare il suo gioco!"

"Questo però", intervenne Magister Paracelso, il Presidente del Consiglio degli Anziani, "esporrebbe ad alti rischi i ragazzi!"

Fissai quell'uomo anziano e dallo sguardo gentile. " Magister, sa meglio di me che nessuno meglio di noi può difenderli." Lui annuì. " dici il vero!" Poi aggiunse: "avremmo bisogno però di più alleati!"

"Il Trattato di Gerusalemme non prevede un'eventualità del genere" puntualizzò un Magister: "abbiamo bisogno di creare un'alleanza militare!" disse un'altra.

"Ogni Nazione, umana o no, ha iniziato a prendere delle contromisure per la magia e le minacce sovrannaturali", fece notare un Anziano, "ma nessuno di loro collabora volentieri con l'Ordine, almeno a livello generale! Collaborano con i Magister locali, con un po' di fatica, ma qui parliamo di un'alleanza militare generale."

"Questo è un buon inizio ma non basterà!", replicai io con decisione: "se vogliamo vincere, ci servono anche i non umani!"

"Magister, inserire gli scambi culturali obbligatori e le collaborazioni intellettuali nel Trattato di Gerusalemme è stato gia abbastanza difficile" mi chiese Paracelso. "Come potremo far combattere fianco a fianco popoli che si odiano da millenni, anche ammesso che riusciamo a riunire le nazioni umane, cosa che non è scontato affatto?"

"Faremo quello che facciamo meglio, Magister" gli ribattei io: "li faremo ragionare, e se non ci riusciremo..... bareremo!"

Il consiglio e gli altri colleghi approvarono con una risata il mio riferimento al motto non scritto dell'Ordine.

"D'accordo, Magister" si arrese Paracelso: "mi pare chiaro che a contattare i Grangra ci devi pensare tu!" Io sospirai ma me lo aspettavo, ero in buoni rapporti con molti esponenti d'alto rango del governo di Firenze-di-Sotto che era una delle città più importanti della Confederazione.

"L'alleanza dovrà essere la più ampia possibile", riprese Paracelso, "chiunque non sia alleato dell'Inferno deve stare dalla nostra parte."

Il mio istinto iniziò a martellare come un allarme anti-incendio. "Magister, non puoi intendere quello che temo!" gli replicai. "Non dopo quello che è successo tre giorni fa!"

Paracelso sospirò: "Mi dispiace, Prospero, ma non c'è scelta; dobbiamo parlare anche con loro!" molti Magister si unirono alla mia indignazione, ma alla fine la linea di Paracelso fu approvata. "Tratteremo anche con il Quarto Circolo!"

Fossi stato uno con il vizio della bestemmia, avrei tirato giù il Paradiso intero; per mia fortuna, mi limitai a tornare nel mio corpo e a fare esplodere un paio di soprammobili, perchè non ero affatto contento. No, per niente.

Capitolo 13

I funerali di Linneo si svolsero in contemporanea a quelli di tutte le vittime dell'assalto satanico in una diretta mondiale e furono prese imponenti misure di sicurezza; ammirai la compostezza della moglie del defunto, una donna minuta, capelli d'argento e occhi cerulei.

Padre Aquinates celebrò il rito, e tenne un'omelia molto bella, in cui mise in risalto i valori per cui Linneo aveva dato la propria vita, quei valori minacciati dall'intolleranza e dal desiderio di potere; mentre pregavo, non potevo fare a meno di notare l'ipocrita presenza di numerosi esponenti della Lega Umana.
Pregai il Signore di darmi la pazienza, e non la forza, se mi dava la forza facevo una strage, e non sarebbe stato per nulla appropriato.

Nonostante ciò, fu una splendida cerimonia, dopo la quale decisi di approfittare della presenza del mio vecchio amico Holk.
"Magister!" mi salutò con un gran sorriso dai denti gialli appena usciti dal cimitero. "Nonostante le circostanze, rivederti è sempre un piacere."

"Kamza Tei, Karakka-Taiku Holk" Lo salutai io in maniera formale nella sua lingua, per esplicitare subito le mie intenzioni. Holk comprese "Kamza Tei Maggara Prospero." Aggiunse un pernacchione e poi disse "bando alle formalità, Magister, cosa ti serve dal popolo delle caverne?"

Lo guardai e risposi: " il vostro coraggio, amico mio! Siamo in guerra, e per quanto io sappia che la Confederazione preferisce la neutralità, temo che stavolta non sia un'opzione. Inoltre, c'era il figlio del vostro Re con noi, probabilmente uno dei bersagli principali."

Holk mi guardò e rispose con un tono preoccupantemente serio. "Magister, non chiedi poco! Noi Grangra siamo tutt'altro che un popolo di pacifisti ma sfoghiamo la nostra propensione all'uso della forza fisica con lo sport, la caccia e altre attività più piacevoli della guerra; Sono secoli che il nostro esercito non combatte una guerra vera."

"E questo fa di voi una delle specie senzienti più sagge e illuminate del mondo, amico mio, nonostante le vostre discutibili abitudini igieniche", gli risposi, "ma le circostanze sono cambiate", aggiunsi. "Se l'Inferno non si accontenta più di tentare di corrompere le anime dei mortali, ma ora punta a conquistare direttamente il mondo fisico, non lascerà liberi i Grangra."

Lui mi guardò in tralice, forse per capire se credevo a quello che stavo dicendo o meno.

"Non ti garantisco nulla, Magister!" disse poi, "ma farò il possibile." Io annuii: "è tutto quello che ti chiedo."

Decisi di passare la giornata in famiglia, e non mi lamentai nemmeno per un secondo, conscio del rischio corso appena due giorni prima.

La paura di divenire un orfano mi aveva sempre accompagnato, sia da piccolo che da grande; da grande sapevo che era nell'ordine delle cose, ma la paura era sempre lì ad accompagnarmi.

La giornata successiva tornai in classe deciso a non permettere al Male di sconfiggermi attraverso la subdola arma della paura.

"Ragazzi!" esordii quando tutti furono seduti, "affrontiamo l'elefante nella stanza!" Aggiunsi, guardandoli negli occhi uno per uno: "siamo in guerra!"
Ci furono dei mormorii, ai quali posi fine continuando. "Satana ha deciso di provare a prendere con la forza ciò che di solito prende con l'inganno, ma vi ripeterò ciò che un grandissimo essere umano disse prima che io nascessi. Non abbiate paura! E come un'altro grande uomo disse molto tempo prima, l'unica cosa di cui dovete avere paura, è la paura stessa!" Feci una piccola pausa, poi proseguii:

"Non posso farvi promesse, per quanto riguarda le vostre famiglie e i vostri amici; non posso nemmeno promettervi che a voi non succederà mai niente; ma una cosa posso promettervela, e ve la prometto a nome dell'intero Ordine dei Magister: quando sarete in questa scuola, sotto la nostra responsabilità, che Dio abbia pietà di coloro che vi minacceranno, perchè certamente noi non ne avremo alcuna!"

Quello stesso discorso, più o meno, risuonò in ogni aula della scuola e in ogni aula di ogni scuola gestita dai Magister in tutto il mondo, lo sentii chiaramente nella mia mente dato che noi Magister avevamo aperto una rete di comunicazione fra di noi come ulteriore misura di sicurezza; in quel particolare momento eravamo in perfetta sintonia, e quella determinazione i miei ragazzi poterono leggerla sul mio volto.

Iniziai la lezione, non immaginando, ma intuendo ad un certo livello, che avrei avuto modo di mantenere la mia promessa anche troppo presto.

Capitolo 14

"Probabilmente Magister Isaac Newton potrebbe spiegarvelo meglio di me, ma la Magia non è altro che una delle forze fondamentali, come la gravità o l'elettromagnetismo; la forza magica mette in connessione la volontà, la materia, lo spirito e l'energia; ogni essere vivente è di per se una sorgente di magia." Vidi le mani alzate e mi fermai: "Sì, Alberto?"

"Allora perchè la maggior parte degli esseri umani e degli animali non può usarla?" mi chiese lo studente più intelligente della classe.

"Per lo stesso motivo per cui avere un'arma non significa essere in grado di usarla, mentre se nasci con gli artigli, sai usarli per istinto", spiegai io. "Gli esseri umani non sono in grado di attingere alla loro magia, di solito." Altre mani si alzarono. "Di solito?" mi chiese Lee, timidamente.

"Ci sono persone che ci riescono inconsciamente: episodi di precognizione, chiaroveggenza, psicocinesi le manifestazioni più comuni", spiegai: "questo in genere succede a causa di qualche tipo di trauma o di esposizione al magico", aggiunsi; "a volte, alcuni possono attingere a tali poteri consciamente, e fino a 6 anni e 2 mesi fa il Velo, la barriera posta a protezione del mondo degli uomini circa 4000 anni or sono dall'Onnipotente, interferiva, impedendo a tali capacità di essere usate in maniera sistematica."

"Prima del Velo le cose erano diverse; La Magia era studiata e praticata come le altre scienze, e quelle che per oggi sono pseudoscienze, come l'Alchimia e l'Astrologia, erano altrettanto serie; dalla caduta del Velo l'incidenza della magia spontanea fra gli umani è molto aumentata", aggiunsi, e come a darmi ragione, Marta mosse una mano e sollevò in aria il suo diario.

"Mi chiedevo quando ce l'avresti detto, Marta", le dissi sorridendo." Lei arrossì: "lo sapeva Magister?" Le risposi annuendo: "Che avevi aggiunto un altro talento alla già impressionante lista di quelli che già possiedi? Si, lo sapevo; i Sensi Arcani di noi Magister sono sensibili a questo tipo di variazioni; cosa esattamente tu sapessi fare , l'ho scoperto adesso."

A quel punto però percepii qualcosa che stava cercando di penetrare le difese della scuola. Fermai il tempo e radunai gli altri Magister. Ci riunimmo all'ingresso della scuola dopo aver rafforzato le difese negli altri punti d'accesso. Lasciammo quindi che il misterioso intruso entrasse. Quando lo vidi non riuscii a trattenere un'imprecazione.

"Dammi una buona ragione per non incenerirti sul posto", le dissi non appena ne riconobbi le forme sensuali e i capelli corvini.

"Magister, dovresti sapere che io e te non siamo nemici" mi rispose, con quella voce da sirena che ricordavo fin troppo bene.

"Ecate, « dea » Olimpica della Magia, delle notti senza luna, dei cani..." Lei mi interruppe: "e protettrice dei bambini."

Io sbuffai, e diversi altri Magister con me: "Ha parlato quella che faceva mordere i ragazzini disobbedienti dai cani feroci!"

Lei sorrise in quella maniera che trovavo insopportabile: "Ognuno sceglie il metodo educativo che trova migliore; detto ciò mi concederai che non ho mai permesso che si uccidessero ragazzini quando ho potuto impedirlo."

Glielo concessi, era la verità. "Questi ragazzi comunque non hanno bisogno della tua protezione", le feci notare.

"Al contrario, ne hanno eccome; pensi di poterli proteggere dalla guerra? l'unico modo per non farne delle vittime è farne dei guerrieri; io posso addestrarli!"

A quelle parole la pazienza mi venne meno, e la forza decisamente no. "Dran-kai!" Un fulmine investi l'Immortale che mi stava di fronte illuminandola come un albero di natale; ma gli Immortali non sono immortali per modo di dire, quindi Ecate era ancora in piedi, con un acconciatura decisamente più originale, e decisamente irritata, come intuii dal fatto che passò dall'italiano al greco antico:

"Magister, ho provato ad usare le buone, adesso ho perso la pazienza"; con un solo gesto generò un onda d'urto che mise due magister fuori combattimento, ma io la conoscevo bene e non fui fra quelli.

"Ecate, quel fulmine era solo un avvertimento! Non ti permetterò di togliere a questi ragazzi quel che resta della loro infanzia ed adolescenza; non mi importa delle tue buone intenzioni; ho visto i frutti avvelenati delle tue azioni, non ti permetterò di farlo di nuovo" Nazan-kai!"

Evocai un sigillo di fuoco e luce che ebbe l'effetto sperato di rallentarla, e alla fine, insieme, la bandimmo nell'Ade, dove abitualmente aveva dimora; almeno per un mese di Ecate non mi sarei dovuto preoccupare, pensavo, ma avevo di nuovo quella spiacevole sensazione alla base del collo che, di solito, era un pessimo auspicio.

Capitolo 15

Tornai in classe dopo la "discussione" con Ecate, sbloccai il tempo e ripresi la lezione: "Parlando di magia, è impossibile non parlare di una delle sorgenti più pure della magia, la fede; la fede permette alla volontà umana di relazionarsi con l'eternità, e questo accade indipendentemente dall'oggetto della fede stessa; tuttavia, la fede come l'amore è più potente se è un rapporto reciproco; quindi la fede in qualcuno è più potente della fede in qualcosa, specialmente quando quel qualcuno ricambia la fede con un sentimento sincero, di lealtà, di amore o d'amicizia; la fede smuove le montagne, ed è attraverso la fede che un Immortale diventa una divinità".

"Quindi se io cominciassi ad adorare Anna, qui, lei diventerebbe una dea?" Chiese Harak, un intelligente piccolo coboldo, lineamenti canini rivestiti da scaglie di lucertola, con una lunga coda.

" Si, esatto" gli risposi.

"Non ti azzardare", lo fulminò subito Anna, gli occhi azzurri accesi di luce; "è un lavoraccio, quello della divinità, se vuoi farlo con coscienza; e quel tipo di potere finisce per dare alla testa".

Io annuii sorridendo: "contrariamente a quanto si crede, essere una divinità non vuol dire affatto poter fare tutto quello che si vuole; non vorrei abusare della celebre frase di Benjamin Parker, ma è vero che grandi responsabilità arrivano da grandi poteri." Poi proseguii: "essere una divinità consente ad un Immortale di attingere al grande potere della fede dei suoi seguaci, ma così facendo si assume dei precisi doveri; ascoltare le preghiere, provvedere una guida morale e assistenza materiale, in qualche forma e garantire ai fedeli una soddisfacente eternità dopo la morte." Aggiunsi: "inoltre, il modo in cui i seguaci ti percepiscono condiziona l'essenza stessa dell'Immortale venerato."

"Magister, e se una divinità restasse senza seguaci?" chiese allora Carlo, che in classe preferiva la forma umana.

"In tal caso, a seconda di come si è preoccupata per l'eternità dei suoi seguaci, questo potrebbe essere o non essere un problema per il potere dell'Immortale; anche se, l'improvvisa astinenza da venerazione sicuramente avrebbe contraccolpi psicologici", gli spiegai io.

"E se una divinità manca ai propri doveri?" mi chiese allora Snorg.

"Ebbene, pagherà un prezzo; come Askaragon potrebbe spiegarvi meglio di me, svariati membri dell'alta aristocrazia infernale sono divinità decadute."

Askaragon, sorprendentemente attento, annuì e disse: "è vero; e sono alcuni dei peggiori elementi dell'Inferno, mostri del calibro di Pazuzu, Camazotl, Mammon, Belzebub, Orco e....." fece una pausa teatrale da buon demone, e poi pronunciò quel nome "Moloch!"

Quel nome mi fece ribollire il sangue nelle vene; Moloch era abominevole perfino per gli standard infernali.

"Mi pare che sia citato anche nella Bibbia", disse Alberto.

"Infatti", gli risposi io.

"Moloch era il dio del Fuoco dei Cananei; e aveva gusti ben precisi in termini di sacrifici", aggiunse Askaragon prima che potessi fermarlo: "Bambini".

Parecchi studenti impallidirono. "Il sacrificio dei bambini non è ahimé un unicum, nella storia degli immortali, ma ciò che differisce, ad esempio, il dio delle Acque Azteco Tloteotl da Moloch è il destino delle anime di questi ultimi," spiegai.

"Il primo riserva loro un giardino fiorito dove stilla latte dai fiori, il secondo..." continuò Askaragon. "Senza eccessivi particolari grafici, grazie", intervenni.

"Li usa come combustibile", spiegò. "Ora, anime innocenti non possono essere torturate per l'eternità, perciò le piccole vittime di Moloch alla lunga si scaricano delle energie che a lui interessano, quindi perdono interesse per lui obbligandolo a liberarle; ma ciò non rende meno disgustoso il suo comportamento"

Moloch era da sempre l'oggetto del mio risentimento personale, fin dai tempi dell'addestramento, ed era per me impossibile nascondere il disgusto; per fortuna Askaragon tenne per se un dettaglio, ovvero quello che veniva fatto ai bambini prima del sacrificio, per distruggere la loro innocenza. Trattenni a stento la rabbia per quella particolare categoria di peccati, e decisi di portare la lezione in un'altra direzione.

Tuttavia il volto di Moloch, ghignante ed eruttante fuoco, non abbandonò i miei pensieri; credo che fosse il mio istinto da Magister che mi avvertiva di qualcosa; per questo finite le lezioni decisi di recarmi al Tribunale degli Esiliati per parlare con Tansarx, al quale confidai i miei dubbi.

"Mmmm, Magister, penso che il tuo istinto non sbagli", disse il vecchio demone, dopo avermi ascoltato. "E se così fosse, forse abbiamo un modo per sbrogliare il mistero di Davorath!"

Io gli sorrisi: quella era la prima buona notizia che ricevevo in parecchi giorni, e sperai con forza che fosse anche vera.

Capitolo 16

Tansarx mi offrì l'usuale bicchiere di vino stigeo che rifiutai, dopodichè mi disse "Se effettivamente è Moloch il responsabile del Marchio del Tiranno sul duca Davorath, allora possiamo farlo spezzare dal suo diretto superiore; e no, Magister, sono vecchio, ma non, come dite a Firenze, rincitrullito, per ora; non mi sto riferendo all'attuale superiore"

Dopo aver di nuovo posto una barriera magica intorno ai miei pensieri, ci riflettei su; effettivamente, la gerarchia degli immortali non veniva meno, neanche in caso di decadenza. "Allora, Moloch era una divinità Canaanea; apparteneva quindi alla discendenza di El; Ora, El si era da tempo ritirato dal mondo, lasciando il nome a Qualcun Altro; ma tecnicamente, il capo del pantheon Canaaneo sarebbe Hadad."

"Già" mi disse il giudice annuendo. Io lo guardai: "Te la senti di fare un viaggetto in Israele?"

Lui sbuffò: "Si, ma che non ti venga in mente di spingermi nel Giordano." Io annuii divertito: il Giordano era un fiume sacro, e come tale leggermente caustico per gli Esiliati.

"Va bene, prepara il nostro ospite. Io contatto l'Ordine, avremo bisogno di tutto il supporto che potremo ottenere" annuii allora io concentrandomi.

Magister Paracelso concordò sulla bontà del mio piano: "Delle intuizioni di un Magister bisogna fidarsi" mi disse. "Magister Shelomon, Anziano Capo dei Magister in Israele, vi aspetterà li con un paio di rinforzi."

Io annuii: "Grazie, magister", mentre interrompevo il contatto e mormoravo la preghiera classica agli angeli custodi, la quale, in bocca ad un Magister, permette all'angelo custode, di solito invisibile e immateriale, di materializzarsi; il mio si chiamava Kazuel ed era un Serafino, alto due metri, sei ali verdi, lunghi capelli neri e occhi dorati, senza pupilla.

"Mi sono sempre chiesto perchè noi Magister abbiamo dei Serafini per angeli custodi" gli dissi sorridendo.

"Perchè vi cacciate in tanti di quei guai che nessun coro inferiore potrebbe supportarvi", mi rispose lui divertito, con quella voce allo stesso tempo possente e dolce.

"Si, immaginavo qualcosa del genere " gli risposi io. "Lujean lonual Kazuel-milo", aggiunsi in celestiale, e lui mi rispose: "Falajan tenual, Menilas Prospero!" Poi aggiunse: "allora cosa ti serve?" con quel suo senso pratico tipico degli Angeli Custodi esperti.

"Devi portarmi qui Alaktariel", gli dissi.

"Alaktariel? D'accordo, Magister" Scomparve e nel giro di pochi secondi era di ritorno con la giovane Grigori bionda che gli avevo chiesto.

"Alajel nei, Menilas Prospero?" mi chiese lei con un inchino.

"Mesijan, Alaktariel-meal" le replicai io sorridendo. "Bando alle formalità, sei stata una delle mie prime allieve e tuo fratello è in classe con me adesso; ho bisogno del tuo aiuto, Alaktariel."

Lei annuì, una spada le comparve al fianco, intanto Tansarx tornò con un contenitore a forma di calice sigillato con un tappo su cui erano incise numerose rune; aveva anche indossato un'armatura, e Alktariel, con mio grande orgoglio, gli sorrise con reale gentilezza. Egli ricambiò il sorriso e mi fece un cenno con la testa.

"Bene, possiamo andare!" dissi allora, lanciando su me stesso tutta una serie di incantesimi a lunga durata; poi misi una mano sulla spalla di Alaktariel e toccai il fianco di Tansarx. "Mil-nax-Kai!" promunciai, e in un istante, tutti e tre sparimmo da Firenze e ci ritrovammo al Magisterium Centrale di Gerusalemme.

Ci accolse un uomo alto, prossimo all'ottantina, ma pieno di vitalità, con corti capelli bianchi e lunghi baffi dello stesso colore.

"Shalom, Magister Prospero, Mesijan, Alaktariel-Meal, Kezza' tagga'revvak Minnosk Tansarx!" ci salutò.

"Shalom, Magister Shelomon!" ricambiai io; Tansarx e Alaktriel ricambiarono il saluto, dopodichè Magister Shelomon chiamò a se una giovane Magistra e quello che ad occhi non esperti sembrava un giovane uomo dai tratti arabi, alto ben oltre due metri.

"Loro sono Magistra Myrian e Joseph" disse Shelomon; "vi accompagneranno nella vostra impresa."

Io sorrisi: "avremo bisogno di tutto l'aiuto possibile.".

Capitolo 17

"Spiegamelo di nuovo, Magister, perchè non possiamo viaggiare con la magia?" mi chiese Tansarx, che persino nella sua forma umana doveva stare parecchio rattrappito, dopo che il fuoristrada sul quale viaggiavamo prese l'ennesima buca. "Perchè prima di tutto, innescherebbe eventuali contromisure poste in essere dal nostro avversario" risposi detergendomi il sudore dalla fronte "seconda di poi, non si può accedere ad un reame Immortale con la magia" almeno non con la magia che potevamo utilizzare noi..

Il giudice sbuffò ma annuì; al volante Joseph non aveva ancora spiccicato una parola, mentre Miryam era estremamente loquace, ma anche estremamente piacevole da ascoltare.

"Quindi sono due anni che fai parte dell'ordine, Magistra?" le chiesi a conferma di quanto aveva accennato e lei annuì ma subito cambiò argomento "In seguito alla caduta del Velo queste terre sono quelle che hanno subito più cambiamenti"; io sorrisi "già, diciamo che quando i messaggeri del tuo Dio si presentano in piume e ossa e ti informano senza mezzi termini che Lui non gradisce che nei Suoi luoghi santi si versi sangue, tendi a dar loro ascolto." Tutti i presenti annuirono sorridendo.

Arrivammo al confine con il reame a cui volevamo accedere e ci fermammo; poi io recitai la formula passpartout "Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole!" e l'aria vibrò, mentre un portale di pietra compariva e si spalancava; subito due grossi tori alati con benevoli volti umani ci diedero il benvenuto. "Il Regno Immortale del Monte Hermon da il benvenuto ai visitatori." Disse lo Shedu di sinistra con un sorriso.

"Noi siamo Shaz ed Egramot", disse lo Shedu di Destra, "i guardiani della Porta dell'Hermon; vi condurremo al Trono delle Saette, ove il sommo Hadad risiede." aggiunse lo Shedu di sinistra.

Ma prima che avanzassimo ci fu un tremito nell'aria e tutti noi andammo in posizione difensiva. Avevamo fatto benissimo, perchè, in quel momento due figure femminile alate comparvero e riuscimmo a stento a evocare scudi per bloccare le fiamme che ci scaricarono addosso; Tansarx assorbì senza difficoltà il colpo.

"Tsk, ragazzine ci vuole benaltro che questo fuocherello per fare del male a me!" esclamò il vecchio demone che aveva ripreso la sua forma naturale e ora torreggiava sulle nuove arrivate, che erano due donne piuttosto sensuali, con pelle rossa e larghe ali da pipistrello; indossavano vestiti piuttosto succinti, avevano lunghi capelli neri, grandi occhi verdi e piccole corna nere sulla fronte.

I due Shedim si rifugiarono sotto le proprie ali, cercando di sottrarsi allo scontro, essendo per natura creature pacifiche e non violente.

Con uno scatto, la lunga coda di Tansarx, rapida come un serpente guizzò in aria, avvolgendo entrambe le Succubi, che furono immobilizzate in una morsa d'acciaio, e gemettero di dolore. Ma Io mi girai, perchè dubitavo che le due Succubi fossero l'unica minaccia; infatti alle mie spalle comparve un umanoide peloso, alto oltre 4 metri, con la testa di capra, armato di una gigantesca ascia, che si sarebbe abbattuta su di me se una mano non l'avesse fermata; era la mano di Joseph, il quale sotto i nostri occhi era cresciuto di dimensioni, trasformandosi in un umanoide d'argilla, poco più basso del mostruoso aggressore, al quale sferrò con l'altra mano un pugno violentissimo diretto al mento, facendolo volare a terra, lungo disteso, qualche metro più indietro.

Avevo gia qualche dubbio sul nostro accompagnatore, che non era un magister, e adesso sapevo. "Beh, in effetti, Magister Shelomon è rabbino e ha antenati praghesi" dissi, prima, di scagliare un fulmine sul Sa'ir che si stava rialzando; grazie alla distrazione fornita dal loro compagno caprino, le due Succubi si erano liberate dalal coda di Terrax erora svolazzavano fuori dalal loro portata.

"Fate attenzione, dubito siano solo tre", dissi, ed infatti altre due forme scure si materializzarono; erano demoni soldato, come Tansarx, grossi e dalla coda uncinata, ma evidentemente appartenevano alla guardia personale di Moloch, perchè erano avvolti da fiamme e soprattutto, avevano piccoli teschi a decorar loro il petto.

Mi sentii ribollire il sangue. "Adrak-Kai!" gridai, e dalle mia mano destra emanai un raggio verde smeraldo che colpì la forma corporea di uno dei demoni e la ridusse in polvere; dopodichè appoggiai un ginocchio a terra ed ansimai, spossato, quello era un incantesimo estremamente dispendioso in termini di energia. Ovviamente l'altro demone mi sferrò una violenta codata; istintivamente, usai la magia per attutire il danno, ma almeno 4 costole si incrinarono. Ormai ero in ginocchio ma prima che il demone potesse vibrarmi un altro colpo la voce di Myriam gridò "Saal-Kai!!!" e uno scudo di luce mi avvolse fermando l'impatto della coda.

Intanto, in cielo, Alaktriel stava agilmente tenendo testa alle due succubi, menando fendenti con la sua spada di fuoco argentato. Usando il potere delle rune sulla mia veste del Magister ripristinai un poco le mie energie; includendo quello gia sconfitto erano cinque, quindi se l'esperienza non mi ingannava..."Es-kai ter Liakarr."

Bloccai il tempo, ma mi resi subito conto che non sarebbe durato; la creatura che si stava manifestando era un umanoide poco più basso del Sa'ir, con testa di uccello rapace e quattro grandi ali piumate nere.

"Pazuriel!!!" esclamai.

Tommaso Mazzoni

Continua...

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Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.

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