Colòn

di Paolo Maltagliati


L'esperimento di Nikola Tesla sulla corazzata americana USS Eldridge va in modo leggermente diverso... La nave della marina degli Stati Uniti appare per trenta secondi a prua della Pinta. Cambiando tutto...

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I: Il gigante grigio e l'ammutinamento

La nave cavalcava veloce i venti, Colombo se lo sentiva, le indie erano vicine. A convalidare i suoi sospetti vi erano delle prove inequivocabili! Cominciavano a comparire alghe nel mare e gabbiani nel cielo. Se quella non era la prova che tra uno, al massimo due giorni avrebbero toccato terra, si sarebbe mangiato il cappello. Ma Martin Alonso era ancora di pessimo umore. L'esperto marinaio! Lui e i suoi fratelli erano così pieni della loro scienza marittima da quattro soldi... a Roccapietra si potevano trovare ragazzini che ne sapevano di più sul governare un barca. No, forse stava esagerando, Martin era stato un aiuto prezioso e visto l'ascendente che aveva sugli uomini gli era servito a domare l'impazienza di quei pendagli da forca che gli avevano messo a disposizione come ciurma. Ma ora qualcosa era cambiato in lui, in quello spagnolo dal sangue caldo. Aveva sempre appoggiato Colombo, e ora...Era come se una vocina fosse entrata nella testa di Martin e gli avesse detto: “vuoi morire in mezzo al mare per colpa di quel matto di un italiano?” Forse c'era sempre stata, ma era cambiato il fatto che da qualche giorno anche lui gli prestava ascolto. Dalla notte in cui, tra le nebbie, un mostro marino, grigio ed enorme, aveva tagliato la strada alla Pinta e l'aveva spaccata in due come se fosse stato un ramoscello in mano ad un bambino. Era buio, e non avevano visto bene Il mostro mugghiava, e sembrava una creatura uscita dagli inferi. E qualcuno tra i superstiti giurava che vi era impressa la parola “Satanael” a lettere cubitali. Una creatura del demonio dunque? No, non poteva essere. Proprio non avevano visto bene...Ma avevano sentito, eccome. Un violento fragore, come di crepitio di un incendio, e poi le urla dei marinai. Erano riusciti a recuperarne una buona metà, ma neanche loro sembrava avessero compreso bene cosa gli era capitato, nella bocca di quale gigante del mare fossero finiti per poi essere risputati indietro. Questo era troppo per tutti. L'unico a voler andare avanti era Colombo. Ma anche se era il capitano era un uomo solo contro un'intera ciurma. Fu così che la Santa Maria fu abbordata dall'equipaggio della Nina. Il pazzo genovese decise di usare il piccolo cannone(Dio benedicesse Ferdinando d'Aragona! Quel penoso succube l'aveva più o meno spuntata sulla moglie, almeno per una volta! L'aveva fatto montare sulla caravella all'insaputa di quella tirchia, diabolica, megera di donna Isabella. Aveva sperato di non doverlo usare mai. Ma Dom Ferràn aveva avuto ragione: era sempre meglio essere prudenti) di cui disponeva per fare fuoco sulla seconda nave. Fu capace di abbattere l'uomo di guardia, che non ne voleva sapere di far fuoco sui suoi fratelli. Il colpo andò a segno una volta. E poi un'altra. Il suo bersaglio venne gravemente danneggiato, anche se per miracolo l'albero maestro rimase intatto. Intanto però Martin aveva catturato Cristoforo e Sebastiano Colombo. 
L'ex capitano genovese era ai ceppi, con l'occhio tumefatto. Anche se la ciurma era impaziente, Pinzon non voleva ucciderlo. Non ancora. Un suono uscì dalla bocca di Cristoforo. Voleva essere una risata, ma sembrava di più un rantolo, viste le condizioni della sua mascella. Poi cercò di parlare:
“Martin, lo sai bene anche tu perché ho fatto quel che ho fatto, vero? Lo sai bene che non puoi promettergli di voltare la prua e tornare in Spagna. Non con la Nina in questo stato. La sua ciurma non ci starà mai tutta sulla Santa Maria, che già porta anche metà dell'equipaggio della Pinta...dovete toccare terra per riparare la nave...”
Pinzon lo sapeva, maledizione! Non lo voleva dire ai suoi ma la verità sarebbe venuta a galla...
“Due giorni, Pinzon. Fammi questa promessa: se entro due giorni non toccherai terra sarai libero di tagliarmi la testa. Ma se la toccherai...beh, cerca di immaginare una ricompensa adeguata al bel visino che mi hai regalato!”
La ciurma rumoreggiò alla notizia che dovevano, nonostante tutto, andare ancora avanti, anche solo per un po'. Ma tutti convennero che non era possibile fare altrimenti, anche perché un viaggio in cambusa faceva notare a tutti che cibo e acqua, anche tirando la cinghia, non sarebbero bastati per il viaggio di ritorno. E due di meno non avrebbero fatto gran differenza...
Al pomeriggio del secondo giorno dall'ammutinamento Martin Alonso si avvicinò a passi lenti ai ceppi che tenevano incatenato il suo prigioniero. Sguainò la sua spada. “Due giorni sono passati, Don Colòn. E di terre non se ne vedono.”
Il genovese cercò a fatica di replicare. La bocca era secca, la voce impastata:
“Sei un po' in anticipo. Manca ancora del tempo al tramonto. Sei sicuro di non voler dare un'altra misera ora di vita ad un povero pazzo?”
“No, don Colòn, la tua follia finisce qui”, fu la risposta dell'altro.
“Terraaa!”: il mozzo fermò la spada di Pinzon a mezz'aria. E “Don Cristobal Colòn” sorrise, per quanto gli era possibile farlo.

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II: Terra

“...e dunque io prendo possesso di questa terra in nome delle cattoliche maestà di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona. In nomine patri et filii et spiritui sancti.”
La piccola cerimonia si concluse presto. Ora si trattava di capire in che dannato posto erano finiti, dove trovare del cibo e della legna per rattoppare la Nina, e, soprattutto, dov'è che c'era l'oro. Colombo aveva detto che ne avrebbero trovato, e anche parecchio. Ma di città, in giro non se ne vedevano..
A Cristoforo, Pinzon aveva risparmiato la vita, ma da qui a reintegrarlo come capitano ce ne passava. Forse era meglio così: il pestaggio, due giorni senza cibo né acqua..il suo cervello non funzionava più a dovere. Ora era diventato “don Colòn el cabeza”, una sorta di santo, o profeta, o saggio, a seconda delle circostanze. Tutto l'equipaggio lo trattava con gran rispetto, quasi riverenza. Non era più il rispetto dovuto al capitano, che, forse, lui non si era mai guadagnato. Era il rispetto del nipote verso il nonno, o qualcosa di simile. In realtà Pinzon non aveva la minima intenzione di lasciarlo in vita. Al momento del ritorno a casa la regina Isabella poteva far tagliare la testa a tutti, per ammutinamento, se avesse parlato...Ma avrebbe parlato davvero? Tutto lasciava sembrare che fosse diventato un povero pazzo.
Colombo, naturalmente, riusciva ad interpretare perfettamente i pensieri del suo vice. Lui, se si fosse ammutinato, non avrebbe aspettato un minuto, avrebbe eliminato il comandante senza alcuna esitazione. Un ex comandante senza potere ma vivo era sempre un pericolo per il nuovo re della ciurma. Pinzon l'aveva finalmente capito e quella finta pazzia era uno spettacolo apposta per lui. Per convincerlo che ormai era inoffensivo. Effetto non previsto, che univa due piccioni con una fava, era che, da quando aveva azzeccato esattamente il giorno e, praticamente, anche il momento in cui avrebbero avvistato terra, i marinai lo vedevano come una specie di profeta. Il folle benedetto da Dio piaceva sempre. Il vantaggio di rastrellare i quartieri più poveri dell'Andalusia per formare un equipaggio era quello di trovare, in genere, gente molto superstiziosa. Certo, se fossero stati italiani non si sarebbero comportati così.. Ma, d'altro canto, con dei genovesi come marinai lui non sarebbe stato neanche vivo, ora. Con calma e pazienza avrebbe ripreso il controllo, era solo questione di tempo. 
Ma arrivò un evento che sconvolse sia i piani di Pinzon che quelli di Colombo. Non avevano nemmeno avuto il tempo di finire di farsi il segno di croce che si trovarono davanti un piccolo gruppetto che li fissava incuriositi. Erano un uomo, tre donne e due ragazzini. Bassi, pelle olivastra, un naso leggermente adunco. Ma la cosa che più colpì gli spagnoli è che erano completamente nudi. Ovviamente una buona metà dell'equipaggio si mise a fissare lascivamente le donne. Ma la situazione era talmente surreale che presto smisero di farlo. Avevano visto qualcos'altro che attirava il loro interesse più del sesso. I loro gioielli. Quello era oro, non c'erano dubbi. Pinzon a questo punto non sapeva cosa fare, e fece l'errore più grande della propria vita: chiese a Colombo di dargli una mano per comunicare con questi primitivi abitanti delle indie. Povero pazzo! Aveva offerto a Cristoforo un modo inaspettato per aumentare il suo potere. Ci volle del tempo per capirsi a gesti, dato che quelli non parlavano, e, del resto, sarebbe stato ingenuo aspettarselo, né spagnolo, né portoghese, né catalano, né francese, né alcuna variante di italiano, che più o meno erano tutte le lingue che Colombo sapeva e che Pinzon fingeva vagamente di capire. Alla fine quelli, che sorridevano come degli idioti, forse perché pensavano di averli davanti, degli idioti, condussero tutto l'equipaggio al loro villaggio. Era iniziata una nuova avventura per loro. E certamente più piacevole di passare un intero mese avendo intorno solo acqua.

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III: indios

Cristoforo e Martin vennero invitati nella tenda del capo villaggio, mentre gli altri se ne rimasero buoni buoni a curiosare. Erano troppo sorpresi dalla nuova situazione per tentare qualche mossa sbagliata. Poi erano così gentili! Avevano scambiato vetri colorati e chincaglieria di poco conto con i loro monili. Il che li rendeva, perlomeno dal punto di vista spagnolo, talmente stupidi da provare tenerezza per loro. Il problema fondamentale per Pinzon era non essere mangiati o avere la testa mozzata per quel poco tempo bastante per fare rifornimento e fare subito rotta per le Canarie. Colombo invece aveva visto qualcosa di differente. Quei popoli erano vicini al Cipango o al Catai di Marco Polo. Era da lì che venivano i monili. Sottomettere quei popoli sarebbe stato uno scherzo anche per la sua povera patria, figurarsi per dei soldati veri come i castigliani o i catalani. Si potevano fondare delle colonie permanenti, e poi...e poi, forse, un regno. Aveva già fatto capire a Isabella che di tutto quello che avrebbe scoperto lui ne avrebbe avuta una fetta. Ma non era una fetta che lui desiderava. Lui voleva tutto. Impaziente, superò di slancio i maldestri tentativi di approccio di Pinzon e, indicando il grande monile sul petto del capo chiese: “dove?” naturalmente non poteva capire. Ma tentare non nuoce. Il capo aveva capito che quei poveri pezzenti cercavano dei monili d'oro. Per andare ad offrirli ai grandi dei dell'ovest? Forse erano stati scacciati dalle loro terre e cercavano di fuggire e chiedere riparo a loro, ai grandi dei dell'ovest. Gli stavano simpatici, anche se erano strani e portavano tutti quegli assurdi strati di sottili pellicce. Doveva ammonirli che gli spiriti a cui volevano chiedere protezione erano piuttosto capricciosi e se erano di pessimo umore li avrebbero sacrificati per assorbire la loro energia vitale. Così narravano le leggende che sentiva, anche se lui, di persona, non aveva mai visto questi potenti. Colombo era acuto e perspicace, ma anche dotato di tutta la buona volontà del mondo, non poteva capire perfettamente una lingua mai sentita in due ore. Comprese però quanto gli bastava, cioè che a ovest, oltre il mare, nella direzione opposta da cui erano giunti, c'era qualcosa di grosso e potente. Era la conferma dei suoi sospetti, c'era il gran Khan dall'altra parte! A questo punto doveva forzare i tempi. Doveva riprendere il controllo sugli uomini per spingerli avanti, a cercare il Catai. 
Gli uomini erano tutti molto stanchi e Pinzon concesse un po' di riposo. Gli uomini obbedirono con gioia al nuovo ordine. Obbedirono talmente bene che iniziarono ad interagire con i locali e, soprattutto, le locali.“Bene! Buon Cristoforo, hai una settimana per convincerli...” pensò tra sé Colombo. Sempre interpretando il ruolo del pazzo, andava profetando di una terra, ancora a ovest, più ricca e florida di quella di cento, mille volte. E non pochi iniziarono a credergli. Una settimana dopo, Pinzon diede finalmente l'ordine: si tornava a casa. Al che Colombo stramazzò a terra, iniziò a rantolare e altre scenate del genere. Poi si mise a urlare: ci vuole cercare con me la terra benedetta, chi vuole proseguire per trovare ori e ricchezze senza fine? Alcuni degli uomini mormorarono: “in fondo non ha tutti i torti, qui si sta bene. Cosa mi aspetta di là? Pochi reales e una vita da delinquente? No, io sto col matto”.
Torres, con il suo fedele archibugio, fece un passo. Poi urlò: “Chi non ha famiglia? Chi sta col matto?” 
Molti “Io!” più o meno entusiastici si diffusero sulla bocca della ciurma. Molti altri si unirono a lui e al matto. Metà dell'equipaggio, più o meno. Torres riprese a parlare, questa volta levandosi il cappello e piegando il capo, in modo umile:
“Don Pinzon, siete stato un gran capitano, ma io non voglio tornare. Non adesso perlomeno. Tornerò quando avrò tanto oro da far aprire le gambe persino a dona Isabela!”
Gli altri che l'avevano seguito si misero a ridere.
Pinzon sudava freddo. Non sapeva minimamente cosa fare. Come aveva fatto quel pazzo italiano bastardo a convincerne così tanti? E se forse non era pazzo, ma solo molto, molto furbo? No, non poteva essere! Però la realtà che aveva davanti era comunque desolante. Alla fine, con un forte sospiro, rispose: “Sta bene. Allora io prenderò coloro che vogliono tornare e con la Santa Maria...”
A questo punto Colombo, che era rimasto in silenzio fino da quando Torres si era messo a sproloquiare, intervenne, con una voce quasi lugubre: “La Santa Maria è MIA. Voi prenderete la Nina. E' stata ampiamente riparata e c'è spazio per tutti voi.”
Quello che seguì fu un battibecco che si estese, e si estese, e si estese ancora, fino a quando uno sparo dell'archibugio di Torres risuonò per la tutta la foresta. Martin Alonso Pinzon venne accompagnato, ferito, sulla Nina e i marinai a lui fedeli salparono senza guardarsi indietro. Gli altri guardarono la nave rattoppata alla meglio diventare un piccolo punto in mezzo al mare e poi sparire completamente dall'orizzonte. Tutti coloro che erano rimasti sulla spiaggia guardarono Torres. E Torres guardò Colombo e sussurò: “bien, cabeza, adesso?”

Paolo Maltagliati

Per farmi sapere che ne pensate, scrivetemi a questo indirizzo.

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Anche Basileus TFT vuole dire la sua:

Ecco la mia idea: le leggende europee sulla scoperta dell'America sono vere e tali popoli non solo sono esistiti veramente, ma vengono ritrovati dai primi esploratori europei nel 1500. Riusciranno a sopravvivere fino ai giorni nostri? E come sarebbero arrivati fino a quel momento? Fra le varie opzioni abbiamo:

Meglio che niente: una colonia atlantidea sopravvissuta nei Caraibi, dopo l'affondamento della madrepatria al centro dell'Atlantico.

Facciamo come papà: Telemaco e Telegono, ispirati dai racconti del padre Odisseo, salpano alla ricerca di Ogigia, ma approdano vicino alla foce del fiume Delaware, dove fondano Philadelphia, la Città dell'amore Fraterno.

L'ultima tribù: un gruppo di israeliti perseguitati, dopo lunghe peregrinazioni, si stabilisce in America passando dall'Asia, e qui costruisce una nuova Sion, guerreggiando con i nativi.

Le brillanti idee del Faraone Necao: un gruppo di antichi egizi non solo circumnaviga l'Africa, ma in un secondo viaggio riesce addirittura ad approdare in Brasile.

La seconda chance: Annibale, dopo la sconfitta di Zama, onde evitare di essere consegnato ai Romani parte con una piccola flotta verso occidente, supera le Colonne d'Ercole e fonda una seconda Cartagine in Nicaragua.

Sol Invictus: i Romani, all'epoca di Traiano, raggiungono l'attuale Messico e vi si stabiliscono.

Volkwanderung transoceanico: i Vandali di Genserico non passano in Africa, ma cercano fortuna oltreoceano e raggiungono la Florida.

Altro che leggenda: gravemente ferito nella Battaglia di Camlann, Re Artù viene portato dalla Signora ad Avalon, la Terra delle Mele che noi chiamiamo Massachusetts.

Nuova Irlanda: San Brendano di Clonfert sbarca in Pennsylvania, la battezza Isola dei Beati e vi costruisce dei monasteri.

Insciallah: Tariq ibn Ziyad non sbarca in Spagna, ma costruisce una flotta e guida le sue truppe berbere fino in Brasile.

Vinland: un regno vichingo di religione norrena, esteso in Terranova e la terraferma immediatamente adiacente.

Alla faccia di Filippo il Bello: i Templari non vengono tutti epurati, alcuni riescono a fuggire nel New England (ricordate Oak Island?) e creano un proprio dominio in loco.

Occhi a mandorla: la flotta di esplorazione cinese giunge in Perù e crea un avamposto nella sua regione settentrionale.

Fin dalla fine del mondo: i conquistatori Maori saccheggiano la costa pacifica e giungono nei Caraibi attraverso il Lago Nicaragua.

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E Never75 aggiunge:

Mi unisco pure io al gioco. Nel 1066 Guglielmo il Bastardo perde la battaglia di Hastings.
Demoralizzato, non si rassegna alla sconfitta. Raggruppa i normanni sopravvissuti e varca l'Oceano, assegnando la Normandia al primogenito Roberto.
Approda dopo mesi di navigazione e con una flotta quasi decimata sulle coste canadesi dell'attuale Nuova Scozia.
Lì arrivati vengono accolti prima con ostilità sia dai vichinghi superstiti, arrivati prima di lui, che dai nativi Mi'kmaq. In seguito Guglielmo dimostra le sue capacità belliche e sconfigge entrambi in una scaramuccia a seguito della quale si autoproclama re della nuova nazione, prontamente ribattezzata Nuova Inghilterra, governando con pugno di ferro su normanni, vichinghi e nativi. Dopo qualche generazione i tre popoli si fonderanno in uno solo, parlando una lingua germanica innestata su elementi Mi'kmaq.

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Bhrghowidhon non può fare a meno di intervenire:

Aggiungerei ancora che i Takelma, Costanos, Miwok e Ts'msyan (Tsimshian), tutti della classe linguistica Pen-Uti e seriamente confrontati con la famiglia indoeuropea, fossero davvero Indoeuropei.

Da notare che, se tutto quanto quel che abbiamo elencato fosse stato vero, l'America Precolombiana risulterebbe pressoché indistinguibile da quella della nostra Storia...

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Passiamo a un'altra "utopiaucroniaggine", che nasce da un'osservazione di Enrico Pizzo:

Ho un'informazione da condividere con voi. "Seco Incandio" non è una parolaccia, ma un'espressione tipica del Veneto che indica una sete intollerabile. Lo scrivente tanto tempo fa, eoni prima che gli eoni esistessero quando il tempo stesso era solo un moccioso che frignava ed io ero il signore della Creazione, non si interessava ancora di Storia e credeva che l'espressione significasse "secco come un candito", dove il "candito" è una preparazione alimentare a base di scorza d'arancia privata dell'acqua sostituita da zucchero. Molti anni dopo lo scrivente, divenuto nel frattempo uomo maturo, ^__^ aveva iniziato ad interessarsi alla Storia, almeno quella locale, e grazie alla lettura dei primi libri acquistati scoprì un'origine del " seco incandio " molto diversa...

L'origine del detto è collegata al disastroso stato delle finanze della Veneta Serenissima Repubblica al termine della Guerra di Candia. La guerra era infatti costata alla Repubblica 120 milioni di Ducati, valuta corrente da L6S4. Ora dato che la Lira Veneta corrispondeva nel 1665 a 3,354 g di Argento a titolo 948/1000, se non ho commesso errori con la calcolatrice quei 120 milioni equivalgono a 2365,6 tonnellate di metallo prezioso... Praticamente 100 tonnellate all'anno!! Da notare che all'epoca il fisco Veneziano incassava circa 75 tonnellate di argento all'anno...

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Ed ecco i commenti che ne sono scaturiti fuori, con i rispettivi autori:

Iacopo: Un deficit del 33%? Decisamente fuori dal patto di stabilità...

Tommaso: Il Ministro del Tesoro della Serenissima convocato d'urgenza ad Aquisgrana per discutere la situazione economica!

Federico: Effettivamente Padoan non suona veneto? Inoltre bisogna assolutamente considerare il titolo del Corriere del Ducato meneghino di stamane che titolava « La Superba Repubblica di Genova e il Principato di Seborga pongono il veto alla concessione di ulteriori aiuti alla Serenissima: possibile Venexit. Il Presidente di turno della Commissione, lo scozzese Sean Connery, chiede alle nazioni di collaborare per "salvare l'Unione" »

Tommaso: Il Primo Ministro del Granducato di Toscana, Matteo Renzi, tenta la mediazione.

Iacopo: L'Arcivescovo di Magonza Wolfgang Schäuble dichiara: « Il problema non sono i Turchi ma gli Stati del Regno dei Longobardi. »

Federico: La Presidente della Lega Anseatica Angela Merkel minaccia di abbandonare i negoziati se saranno spremuti ulteriori soldi agli interessi commerciali della Lega. Al che il Cancelliere del Granducato di Polonia-Lituania, Donald Tusk, chiede l'unione dell'Europa contro le mire espansionistiche dello Zar di Moscovia Vladimir I Putin-Romanov.

Tommaso: Il Primo Ministro del Regno di Napoli, Vincenzo de Luca, intanto dichiara: « Merkel, detta Angela, la massaia Anseatica; personaggetto. »

Federico: Il Presidente della Repubblica Inglese (Commowealth anglo-gallese) Jeremy Corbyn chiede a De Luca di fare un passo indietro per salvare la collaborazione comunitaria. Il Ministro degli Esteri napoletano (indovinate un po' chi è?) rifiuta "anche pecché l'Europa é bella ma non ci vivrei". Naturalmente a questo punto viene giú il tetto del Parlamento, a Strasburgo, per le polemiche: il governo napoletano é accusato di corruzione, ignoranza, falsitá, contatti con la Mafia, crimini contro i migranti, incompetenza ed ambigui rapporti con le dittature del Gran Khan Kim III, il Monarca Apostolico di Magiaria Viktor van Orban-Doom e della sanguinaria dinastia incas dei Fujimori. Anche le Repubbliche di New York(Andrew Cuomo, appena rieletto contro Donald Trump) e Atzechia(Felipe Castro), il Segretario dell'UA Barack Obama e il Cancelliere Austriaco Arnold von Schwarzenegger presentano proteste formali. Celebre la battuta del neoinsediato Doge di Genova Maurizio Crozza che, battuto il Doge uscente Beppe Grillo, dirá: "Beh no, dai, tacciare De Luca addirittura di falsitá mi sembra un'esagerazione!"

Tommaso: In difesa del collega Napoletano, insorge il Primo Ministro del Regno di Sicilia, Salvatore Cuffaro. "La Mafia non esiste!"

Michele: Intervistato riguardo alle dichiarazioni del collega siciliano, il Primo Ministro del Lombardo-Veneto, Roberto Maroni, afferma: "L'è 'n Terun!"

Federico: Il Legato di Bologna Pierluigi Bersani chiede un passo indietro "perché non siam mica qui a smacchiare il giaguaro!" Il Presidente della Federazione di Palestina Bernard Sanders invece si appella alla pace.

Michele: Il Supremo Leader della Repubblica Reale di Boemia e Slovacchia, Miloš Zeman-Poděbrady, dichiara, assieme al Sovrano Apostolico di Ungheria, che "I muri sono belli, tutti dovrebbero averne uno personale."

Iacopo: Intanto il Palatino d'Ungheria Victor Orban ha ancora buone possibilità di essere eletto Re di Polonia e Lituania. Ma Miloš Zeman-Poděbrady non era stato implicato in uno scandalo con donnine facili e nudismo ancor più facile mentre era ospite del chiacchierato Marchese di Martesana e Brianza? Lo stesso Marchese che si faceva chianre Re di Lombardia 2, e che era detto vicino all'ancora più chiacchierato Abate della Gobba?

Michele: Il giornale "Předcetsniva Pravda" ("Verità del Presidente") mette tutto a tacere con un inchiesta sui diffusori di quella che viene definita « Pura menzogna propagandistica della Repubblica di Venezia, messa in atto contro il nostro Presidente, il Grande Miloš Zeman-Poděbrady, e la Regina Kateřina Zemanová-Poděbradiová. » Nella Principalità di Novgorod, il Principe Dimitrij Anatol'evič Medvedev festeggia il matrimonio matrilineare con la figlia dello Zar di Moscovia, la Zarina Ekaterina Putina. Nel mentre, Donald Tusk perde le elezioni della Confederazione Polacco-Lituana, e viene soppiantato da Beata Szydło, filorussa, prima donna a ricoprire l'incarico. Si aprono le elezioni per il Trono di Re di Polonia-Lituania. I candidati sono la Regina della Repubblica Reale di Boemia e Slovacchia Kateřina Zemanová-Poděbradiová I, lo Zar di Moscovia Vladimir Vladimirovič Putin-Romanov I, il Principe di Kiev Viktor Feodorovič Janukovič I, il Re della Russia Bianca Aljaksandr Ryhoravič Lukašėnka II, ed il Sovrano Apostolico d'Ungheria Viktor van Orban-Doom II.

Iacopo: Nel mentre la Spagna affronta una gravissima crisi dinastica e il Sultano Mamelucco al Sisi il Guerriero si vuole annettere il beilicato di Tripolitania. Mentre lo Shah Khamenei il Vecchio agonizza a Qom, il suo generale Seleimani assedia Aleppo.

Federico: Ma la Sublime Porta non sta a guardare e per "proteggere le coste siriane" il Sultano Rayyip I Erdogan minaccia di invadere Cipro, causando la pronta reazione del Presidente della Lega Delio-Attica Alexis Tsipras...

Michele: ...Il quale minaccia a sua volta di cannoneggiare le coste dell'Impero Ottomano, supportato dalle forze del Principe di Kyev Viktor I Janukovič e del regnante di Moscovia (estesa sino al Caucaso). Lo Shogun Hirohito II di Giappone dichiara che, se il Presidente della Manciuria Xi Jinping non permetterà il passaggio alle truppe nipponiche sul suo territorio per la guerra contro il Regno di Canton, allora sarà la Repubblica Popolare di Manciuria a perire per prima nella Grande Guerra Asiatica. Lo Zar di Moscovia, che si trova a Pechino in visita ufficiale, auspica la mediazione. La canzone cinese "Xiao Pingguo'er" (= piccola melina), nel frattempo, risulta la più ascoltata in Giappone, nonostante i tentativi di censura da parte del governo in quanto "antipatrottica". Nel mentre, Xiao Pingguo'er diventa virale a che in Occidente, diffusa dai liceali studenti di cinese.

Federico: Infine scoppia la Guerra per il Trono di Kyev dopo che una congiura di nobili (Congiura di Maidan) porta alla cacciata di Viktor I Janukovic ed elegge Re il Principe Poroshenko col nome di Petro II. Vladimr I di Moscovia non resta a guardare ed invade il Regno confinante per riportare l'alleato sul trono. La sorte del piccolo stato, della Polonia-Lituania, dell'Europa Orientale e dell'Europa intera sembra segnata, ma la Principessa Julia Leila Tymoshenko-Organa con una rocambolesca fuga riesce a raggiungere Parigi giusto in tempo per arrivare a Notre Dame ove offre la propria mano al Re di Francia Francesco IV d'Olanda (Hollande in francese) in cambio della salvezza del proprio popolo. Alexander Boris Johnson (il cui bis-bis-bis-bis-bis-bis-bis-bis-bisnonno era il Re d'Inghilterra Giorgio II), appena incoronato Re di Londra col nome di Alessandro I, sebbene sia uno dei piú accesi oppositori dell'Unione, cinicamente decide che sia meglio essere "oppressi" dal Gran Reggente Giovanni Claudio Juncker di Lussenburgo che dall' "amico" Vladimir I,secondo l'idea: meglio piccoli nemici vicini che grossi amici vicini, e annuncia l'invio della flotta nel Baltico per frenare gli appetiti moscoviti. La flotta é guidata dalla Regina Ammiraglia Teresa I May.

Michele: La neo-eletta regina di Polonia-Lituania, Kateřina I di Boemia e Slovacchia, preme affinché si medi sulla questione Ucraina. Il Principato della Rus' Ucraina viene dunque diviso in tre parti, la Novorussia, la Rutenia e l'Ucraina. La prima entra nei territori della Moscovia, la seconda è incamerata dalla Polonia-Lituania, l'Ucraina diventa invece una Diarchia retta sia da Viktor I che da Petro II.

Tommaso: Papa Francesco, a questo punto, riesce a riunire una Dieta straordinaria della Sacra Unione Europea ad Aquisgrana; L'unico modo per salvare l'Unione è riempire il trono che da troppo tempo è vacante. Ma ovviamente nessuno vuole un Imperatore che rompa le scatole; La dieta decide di dare al papa una risposta chiaramente negativa, ma allo stesso tempo non presentata come tale: « Sarà imperatore chi potrà estrarre la Spada di san Galgano! » Ovviamente, l'impresa sembra impossibile, la lama arrugginita fa ormai blocco unico con la roccia. Ma il Papa sembra avere un asso nella manica, e la Mattina di Natale del 2016 di fronte allo scetticismo dei capi di stato della dieta, un ragazzo della periferia povera di Buenos Aires, Arturo Cabeza del Dragon, ad appena 15 anni, estrae la spada; sotto, l'elsa si rivela completamente intatta, con la scritta Pax et ustitia inscritta sopra. Mentre Piergiorgio Odifreddi dichiara che « è un trucco, la spada è fasulla! », ormai in Europa è scattata l'Arturo-mania! Renzi è il primo a twittare « Viva l'Imperatore, #la volta buona. » Il giorno stesso Arturo I è incoronato Imperatore della Sacra Unione Europea, e come primo atto, pone fine ala costruzione di muri sui confini. Inizia una nuova era per il mondo?

La Spada di San Galgano

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Chiudiamo con il commento finale di Enrico Pellerito:

Ecco come una, apparentemente semplice, "informazione da condividere", è fonte di piacevoli e sagaci interventi!

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Se vi è piaciuta, e se volete partecipare alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


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