Il Canto di Gaia


Medieval Mars: una storia fantasy sul lontano pianeta Marte di Filobeche.

 

Antefatto: cronologia

20 XX:
Prima colonia stabile su Marte, nei pressi del vulcano Olympus,  la colonia si chiama Hope.

1-25 Era Marziana:
La terra super popolata ed inquinata viene  abbandonata da grandi masse di popolazione che si riversano su Marte  alla ricerca della terra promessa. Moltissimi indiani ed Africani si stanziano nelle zone dei poli.

25-55 EM:
Si sviluppano delle vere e proprie nazioni e dopo una  cinquantina d'anni il pianeta diventa definitivamente abitabile. La popolazione marziana è stabile attorno ai tre miliardi di individui  con un preponderanza di elementi nativi(2 miliardi su tre sono nati su  marte e non sono coloni) Il pineta rimane generalmente arido ma importa cereali dalla Terra e  riesce ad acclimatare bisonti e vacche al clima ed al suolo del  pianeta Rosso. Nel 49 EM viene firmata la carta di Marte che crea una sorta di  organizzazione internazionale di Marte.

56-62 EM:
Nonostante la carta marziana però una grande guerra esplode  ugualmente quando le due maggiori potenze planetarie, la Lega  Hellenica (una potente federazione di città stato attorno al mare di  Hellas) si scontra con il Califfato di Arabia. La guerra coinvolgerà per sei lunghi anni il pianeta e lo vedrà  sprofondare nell'anarchia e nel caos. Dopo una guerra di posizione, al cui confronto la Ia guerra mondiale è  una passeggiata, l'Arabia crolla e segna una pace che trasforma la  lega Hellenica nella più grande potenza marziana

70 EM:
Sulla Terra scoppia la cosid detta ultima guerra. Le potenze terrestri si affrontano in una guerra mondiale di  proporzioni epiche, l'uso di armi nucleari e chimiche distrugge nel  solo primo anno di guerra metà della popolazione mondiale, poi una  nazione(ma non si sa quale) sviluppa l'arma definitiva capace di  sciogliere le calotte polari e spaccare le zolle tettoniche; quando si  vede messa a mal partito durante la guerra ne fa largo impiego, con  esiti disastrosi.

81 EM:
Ultima comunicazione dalla Terra, si tratta di un programma  radio/video che trasmette scene del disastro (Una città che viene  sommersa da onde alte anche 200m ed un continente ignoto che si spacca  come una mela matura con fiumi di lava esplosioni che oscurano il  cielo) con sottofondo musicale composto dalle seguenti canzoni: Te  Deum; L'inno alla Gioia, Smoke on the water, Sweet Home Alabama, la  primavera di Vivaldi, Blowing in the wind, la marcia imperiale di Star  Wars ed altri tre brani sconosciuti. Il filmato dura un' ora e quaranta cinque e finisce con la faccia di un  ragazzino cinese (o indocinese) che viene vaporizzata da un'esplosione  nucleare sulle note dell'Ave maria di Schubert.

Filobeche

Sommario di storia Marziana

L'impero di Dao e il polemarcato dei tre regni Harmakis

Posizione Geografica:
La duplice monarchia di Dao ed Harmakis si trova sulle sponde nord del mare di Hellas in una delle regioni più fertili del pianeta, dovuto alla posizione equatoriale ed alla presenza di numerosi fiumi.

Storia:
La storia dell'impero di Dao, anche se i Dao non lo sanno, inizia durante la colonizzazione marziana a parte della gente della Terra.
I Dao discendono da pacifiche comunità agricole di origine Orientale che s'installarono nella zona di Dao, forse, favoriti dal nome più facile da pronunciare nelle loro lingue.
Durante i due secoli di buio, che vanno dalla data dell'ultima trasmissione dalla Terra all'apparire della voce di Dio(ne parleremo più avanti), le comunità a agricole invece di scindersi come accadde in Thyrrenia o Iapigia si riunirono sotto l'autorità di un unico organismo centrale chiamato semplicemente il consiglio.
Per un cinquantennio riuscirono a mantenere in piedi una stabile economia ed anche un forte apparato difensivo ma man mano che ad est e nord gli stati si disfacevano la pressione divenne insostenibile ed all'incirca nel -100 lo stato unito si disciolse in tre stati combattenti.
Fu in quel periodo di caos e guerra che nella valle di Dao apparvero per la prima volta Urop.
Gli Urop venivano dal vasto deserto di Noachia ed erano imparentati con i coloni dell'Europa occidentale che si erano stabiliti nelle regioni meridionali delle steppe Meridiane o ad est della valle di Marineris.
Gli Urop, guidati dal loro signore, il Miles invasero i tre regni di Dao e gli sottomisero non senza fatica, nel giro di un cinquantennio; circa nell'anno -50 I primi sette sovrani di Urop non sono stati tramandati e si ricorda quel periodo perché dall'est apparve la voce a predicare, tuttavia nel -5 assunse la corona di sovrano della nazione Urop un ben noto Miles, Argail.
Argail era stato comandante delle milizie della città di Porta nel nord di quello che ancora si chiamava regno degli Urop.ed aveva contribuito a respingere le offensive del regno di Vulcano sul fiume Mitridate che dall'altipiano di Thyrrenia scendeva verso il mare di Hellas.
Non è noto come arrivò al potere ma è noto come fece a mantenerlo: combattendo le guerre di frontiera.
Argail I° riportò una serie impressionante di vittorie contro gli Iapigi che già mezzo secolo prima avevano affrontato gli Urop e poi si annesse il regno di Vulcano occupando Dol Amorth la capitale.
Si dice che fu qui che incontrò il profeta e che discussero per un anno intero sulla fede e la vita prima che Argail diventasse fervente credente.
Argail fondò anche Ness la capitale dell'impero di Dao ornandola di mote spoglie di guerra e rendendola una città bellissima.
Alla morte di Argail, circa nel 13, gli successe il figlio Argail II° che portò avanti la politica espansionista e poi, nei quindici anni di regno, un tentativo di fusione tra Dao ed Urop.
Per circa due secoli la situazione dell'impero si mantenne stabile e solamente nel 135 ci fu qualche turbamento quando Atti I° mori senza eredi e la corona dell'impero passò alla sorella Atena I°.
Atena fu la prima sovrana ad abbandonare il nome di Urop nelle designazioni ufficiali e prendere quello di Dao e fu anche la prima a lasciare che il titolo di Miles si scindesse da quello d'imperatore, cedendolo a figlio Atti che divenne cosi il primo maresciallo dell'impero.
Atti III° fu l'ultimo esponente degli Argail e mori nel 201 combattendo contro gli Harmakisiani che premevano da est sospinti dai popoli Cimmeri.
Il trono dunque passò nelle mani della dinastia Tyrion con Peter I°.
In meno di trenta anni i Dao presero possesso di Harmakis e respinsero le orde Cimmere oltre le fertili pianure conquistando i tre regni di Harmakis e creando un impero che occupava quasi per intero la costa nord del mare di Hellas.
Tuttavia nel 250 la morte senza eredi di Dan II° scatenò la prima guerra civile; la quale fu vinta da Sun-Tzu che divenne Sun-Tzu I° la cui dinastia è tuttora sul trono.
Per prima cosa Sun-Tzu dovette riportare alla ragione gli harmakisiani che si erano ribellati e estese l'impero fino alle sorgenti dei fiumi Egitto e Nubia fino alle pendici dell'Esperia e scontrandosi contro i Thyrreni fino alle catene montuose dell'hadriatica sconfiggendo molte città nemiche.
Per consentire la pace sociale e ripristinare il tesoro egli invece di sottoporre Harmakis ad una dura repressione invitò le elites dei tre regni ad entrare alla sua corte(inclusi moltissimi ribelli) e poi divise(In modo semi-feudale) i territori tra questi nobili detti Logoteti; il piano funzionò e questa sistemazione venne estesa anche alla parte Dao dell'impero dal Figlio di Sun-Tzu, Chiang e nel 255 l'impero di Dao divenne una duplice monarchia dove l'imperatore di Dao era anche Polemarco di Harmakis.
Gli anni del IV° secolo furono piuttosto cruenti con le migrazioni degli Iapigim che minacciarono il fiume Mitridate e con una nuova invasione Cimmera che mise a sacco importanti città di Harmakis come Attinia e Memphis sul fiume Egitto.
Toccò a Sun-Tzu II° e a Atena III (unica donna a tenere per se la carica di Miles) respingere gli invasori Iapigi ed estendere le conquiste dell'impero lungo la costa toccando nel 333 il fiume Italia dove abitavano gli Iapigi.
Il più grave rovescio toccò a Ming I° nel 350 quando i Cimmeri sconfissero le forze imperiali ad Attinia (IIa battaglia di Attinia) e conquistando per alcuni anni la Logotetato tra i fiumi Egitto e Nubia, regioni che furono recuperate da Ming II° solo trenta anni più tardi e da figli Sun-Tzu III° che finalmente ottenne per l'Impero di Dao la Iapigia orientale, cioè ad est del fiume Italia.
Alla mote di Sun-Tzu III° nel 385 è succeduto il giovane, e brillante politico, Ming III° che regna da Ness su tutto l'impero di Dao ed il Polemarcato dei tre regni di Harmakis.

Cultura e società:
A chi venisse dalla Terra, la cultura di Dao sembrerebbe curiosa, si tratta infatti di una cultura occidentale (Russa, Europea ed in parte americana) impiantata su modelli Orientali(Cinesi e Coreani ma anche cinesi) abbastanza simile al nostro tardo impero Romano.
Il Dao è una lingua mista tra Uropo (a sua vola un dialetto Pd-gin del Russo e dell'Inglese) con una grammatica cinese mentre l'alfabeto (sebbene leggermente diverso da quello romano) ricorda le capitali latine dell'Europa occidentale.
La parte orientale della civiltà Dao ha passato, non modelli artistici, ma culturali come la fedeltà, il culto degli antenati ed una forte attenzione ai valori sociali (Famiglia, nazione, Popolo) mentre quella occidentale ha dato alla nazione uno spiccato individualismo ed una forte attenzione alle tematiche economiche.
Sebbene i ruoli delle classi sociali e dei sessi siano tendenzialmente già riconosciuti e stabiliti non esistono stretti preconcetti e nessuna limitazione a nessuna carriera per nessuno; neppure le classi alte sono immobili e alle donne è aperta anche la carriera militare, anche se generalmente quelle che scelgono questa via non sono particolarmente approvate.
La società, come dicevamo, è stratigrafica ma non immobile ed i militari hanno spesso molte possibilità di ascendere verso l'alto.

Struttura amministrativa:
A capo dell'impero siede un imperatore, che però non ha poteri sacrali ma è una carica puramente civile benché coperta di vastissimi poteri.
In genere l'imperatore è colui che decide tutte le questioni sia di politica estera che interna, ma è appoggiato da un consiglio di persone di fiducia chiamato "Camera alta" che possono suggerire il da farsi, resta il fatto che la decisione finale spetta all'imperatore.
Sotto l'imperatore ci sono una categoria di personaggi con ampi poteri tra questi ricorderemo i più importanti e cioè:
1) Il Miles: il maresciallo supremo dell'esercito, che quando non è l'imperatore(sempre più spesso nell'ultimo secolo) guida tutte le armate dell'esercito in battaglia e ne decide i piani strategici; raramente i marescialli hanno tradito la fiducia degli imperatori ma non è mai detto che non possa accadere…
2) Il Saccellario di corte: Praticamente il primo ministro dell'impero, è colui che deve eseguire le volontà dell'imperatore
3) Altri saccellari: Sono alti funzionari dell'impero, come ministri o altre personalità dell'impero che insignite di questo titolo possono entrare a fare parte della camera alta
4) Altre cariche militari: Come il Logoteta del Dromos che comanda la marina da guerra o i centurioni imperiali che governano le forze di polizia dei Logoi
5) I mandarini: una casta di funzionari pubblici che raccolgono le tasse ed amministrano i beni demaniali.
6) I Notabiles Homines: Sono a conti fatto i nobili dell'impero, molti di loro diventano Logoteti e dunque governatori delle province.
L'impero è dunque governato dall'imperatore che dispensa il suo potere a governatori regionali detti Logoteti i quali hanno piena responsabilità per le loro terre.
Essi hanno anche pieni poteri ma devono garantire all'impero un numero di soldati e soldi senza i quali il loro diritto decade ed essi vengono deposti.
Non è accaduto di rado che Logoteti ambiziosi abbiano tentato di rovesciare un imperatore o abbiano tentato di governare le loro province (dette Logoi) da soli ma raramente hanno avuto successo ed inoltre il grado d'indipendenza interna che viene lasciato loro è generalmente abbastanza alto da impedire il sorgere di ribellioni. Inoltre i Logoteti sono sorvegliati discretamente dai Mandarini e dai centurioni che curano, rispettivamente, la raccolta delle tasse e le funzioni di polizia.
Il corpo di polizia imperiale(che più o meno ha la funzione dell'FBI negli Usa, fatte le debite distinzioni di mentalità) è noto come centurie, perché divisi in gruppi di 100 uomini, ognuna delle quali controlla un Logos.

Religione e spiritualità:
L'impero è tollerante in materia di fede e molte religioni convivono, spesso in maniera sincretistica, nei suoi confini.
La più diffusa di tutte le fedi religiose è nota solamente come la "fede" ed è praticata da circa il 65% degli abitanti dell'impero e soprattutto dall'imperatore della famiglia reale.
La Fede non ha un vero clero e ricorda in maniera impressionante gli antichi culti romani degli antenati e della fortuna.
Essa insegna a vivere una vita morigerata nel nome degli antenati e di Dio che essi chiamano solamente cosi.
Si tratta in sostanza di una religione animistica istituzionalizzata.
L'altra grande religione è tipica di Harmakis ed è una versione di Cristianesimo simile a quello praticato attualmente dalle chiese evangeliche con pastori eletti dalla loro parrocchia ed in cui le credenze sono rimaste molto simili a quelle della Terra.
Infine rappresentata per circa un 10% è la cosi detta religione Olimpica che venera il Dio Ares come epitome del signore della guerra e supremo dio di Marte.
Può sembrare strano ma per adesso l'impero non ha collegato la religione alla politica e le due viaggiano su binari completamente diversi; salvo feste religiose (che però sono anche civili) della Fede collegate all'imperatore ed all'impero.

Forze militari:
L'impero è ancora la potenza più grande e forte di tutto marte orientale e senza dubbio è assolutamente invincibile per le nazioni attorno al mare di Hellas.
L'esercito è per lo più composto da fanteria pesante e leggera che si muove sulle ali e da una cavalleria catafratta che apre l'offensiva.
Il grosso delle truppe è reclutato dall'imperatore con il tesoro reale ma egli però può chiedere ai Logoteti d'inviare contingenti fino ad un quarto delle tasse che il logos raccoglie.
Il soldati indossano pesanti corazze di maglia o di scaglie di colore nero ed oro.

Araldica:
I colori dell'impero sono il nero e l'oro e l'animale nazionale la tigre.
Il trono imperiale è costituito dalla testa di una tigre in oro massiccio a fauci spalancate e questo potente felino accompagna sempre le legioni dell'impero nelle campagne militari; appare poi sulle porte di tutte le città (spesso anche i villaggi hanno una riproduzione della Tigre da qualche parte, magari sulla casa del sindaco o del logoteta che la governa)

Un Munch... alieno! (grazie a Filobeche)

 

Ed ecco l'inizio del racconto da cui ho tratto la mia distopia su Marte Medievale.

 

Il Canto di Gaia

 

Capitolo I

Il deserto di sabbia rossa si estendeva a perdita d'occhio oltre la  linea di fortificazioni, ogni tanto una nuvola passava sul sole  morente e il deserto assumeva una tonalità rossa scuro come se fosse  un oceano di sangue, un tetro presagio secondo Han, che fissava la  vasta distesa di terra arida.
Una volta, si raccontava, il deserto era stato una pianura abitabile e  ricca di grano e altre buone cose che crescevano grazie ad imponenti  canali scavati nella sabbia.
Ogni tanto, quando i soldati andavano in ricognizione trovavano i  resti di grandi macchinari e le fosse dei canali impressionanti nella  loro maestosità, vasti e profondi come fiumi, ormai secchi e muti  testimoni di un era passata.
Han aveva passato molti giorni a guardare la vastità, cosi gli  abitanti dei regni civili chiamavano il deserto, in attesa di una  pattuglia o una banda di razziatori Cimmeri.
"I Cimmeri" disse rivolto ad una delle altre guardi, Kaunas "oggi non  si sono fatti vedere…incominciano ad avere paura?", c'era ironia nella  sua voce, tutti sapevano che i Cimmeri erano guerrieri coraggiosi e  feroci.
Kaunas, da contadino sveglio quale era rispose grugnendo "Che  l'imperatore possa fulminarmi se quella gente ha rinunciato, è  dall'età delle meraviglie che i Cimmeri mirano a penetrare nelle  nostre pianure.
Han si guardò alle spalle, la dove stava tramontando il sole, e pensò  alla sua casa, posta nella ricca valle di Dao, pensava al suo  villaggio che sorgeva a pochi viaggi dalla capitale dell'impero la  sacra città di Kang; pensò alla famiglia che lo aspettava, quando la  ferma fosse finita sarebbe tornato a casa e si sarebbe sposato ed  avrebbe messo su famiglia, per la gloria degli imperatori e degli  spiriti della sacra Terra.
"Non vuoi ritornare a casa Kaunas?" chiese  "Certo che si" l'accento di Kaunas era leggermente dolce perché viene  dalle terre della valle di Harmakis, un regno che venne conquistato da  Dao circa un secolo fa, a causa della scarsa coesione interna non fu  difficile occuparlo ma non fu possibile assimilarlo del tutto; gli  Harmakiani rimanevano governati dai loro capi tradizionali e parlavano  ancora la loro lingua, Kaunas non faceva eccezione.
"Han quando tornerai ti sposerai?" chiesa Kaunas.
"Si, dovevamo sposarci prima ma l'inverno scorso i campi non hanno  reso quanto dovevano e le nostre famiglie hanno rimandato a quando  finirò il mio compito qui sulla frontiera", fece una pausa "e tu?" Kaunas scosse la testa e rispose "No…non sono fatto per avere una  famiglia…rimarrò nell'esercito, spero di poter combattere contro i  Thyrreni" "Saccheggio e marce forzate eh?" scherzò Han.
Prima che la discussione potesse procedere un giovane porta ordini,  che ad occhio sembrava Harmarkiano, si fermò davanti a loro scattando  in un saluto militare perfetto; era giovane, probabilmente ancora  imberbe, il tipico porta ordine dell'esercito imperiale della valle di  Dao.
"Signori" disse il ragazzo "Cambio della guardia su tutta la frontiera  e voi due a rapporto dal colonnello Chun" I due soldati salutarono il porta ordini e senza aspettare si misero  in cammino verso la torre principale di questo tratto della linea di  difesa, sede e residenza dell'alto comando.
Nella notte che stava arrivando i due soldati udirono le grida delle  guardie che si lanciavano l'avvertimento del cambio della guardia ed  iniziavano ad accendere i fuochi lungo il grande sistema difensivo.
La torre era affollata, le divise nere ed oro degli ufficiali si  mescolavano con le corazze brunite dei soldati, c'erano lance e fucili  in ogni dove, Kaunas iniziò a gridare "Abbiamo un appuntamento con il  colonnello…spostatevi abbiamo un appuntamento con il colonnello…" ci  vollero alcuni minuti prima che un tenente, con la sua armatura  rifinita in oro, gli si facesse in contro e gli dicesse "Soldati  scelti Han e Kaunas?" "Si" gli rispose Han "Bene" fece un sospiro "Avete un appuntamento con il Colonnello", i  due soldati si guardarono divertiti ma non dissero quello che  pensavano ma Han chiese "Come mai tutta questa gente?" "Mi spiace soldato non sono autorizzato a parlarvi" e, in silenzio,  gli portò alla porta del colonnello, dove bussando domandò "Signor  colonnello?" La voce del colonnello risuonò forte e chiara da dietro la porta  "Tenente faccia entrare i soldati scelti" I due soldati entrarono nell'ufficio del comandante della piazzaforte,  una sobria ed elegante stanza ornata solamente di alcuni mobili di  legno di palma e belle tappezzerie.
Nella stanza c'erano alcuni ufficiali ed i due soldati rimasero di  stucco nel vedere un maresciallo che stava spiegando alcuni movimenti  tattici agli ufficiali assiepati attorno a lui.
Il maresciallo, giovane per il grado che portava, alzò gli occhi dalla  mappa e disse "Sono i soldati che mi diceva colonnello?" "Si signore" rispose l'altro che gli sedeva alla destra  "Riposo soldati", il maresciallo abbandonò il suo posto attorno al  tavolo "Permettete di presentarmi, sono il maresciallo imperiale  Mavros" "Il maresciallo Mavros?" si disse Han "Il famosissimo maresciallo  Mavros?" istintivamente fece un inchino seguito da Kaunas.
"No, no soldati, riposo" sorrise amabilmente "Il colonnello mi ha  parlato bene di voi, mi ha detto che siete esploratori esperti" fece  una pausa per vedere come i soldati reagivano e poi riprese "Ho un  compito da affidarvi" "Qualunque ordine che ci darà maresciallo, sarà eseguito" rispose Han  e Kaunas assentì con la testa.
"Bene…bene…si tratta di accompagnare un geografo e storico all'interno  del deserto con una missione di ricerca e studio delle comunità  Cimmere che abitano nei pressi delle nostre difese" Il colonnello Mavros fece loro un cenno ad i due e gli invitò a  controllare la mappa "Vede?" disse loro indicando con un dito la mappa  "Si tratta di contare e visitare le tribù che abitano più vicine a noi  e cercare di capire se possono essere ammansite oppure se devono  essere tenute sotto controllo con la forza" "Possiamo sapere che come si chiama il geografo che dobbiamo  accompagnare? signore" domandò Kaunas.
"Certo soldato" disse il Maresciallo "Zengh vieni qua per favore" e  chiamò a se un signore anziano con la stessa divisa nera ed oro dei  colonnelli.
"Zengh sarà con voi, mi raccomando non deve succedergli nulla."


Capitolo II

Le cupole del palazzo imperiale svettavano sulla città come una montagna fatta di marmo, avorio ed oro su una pianura di cemento e mattoni.
Nella soleggiata mattina d'estate marziana le cupole risplendevano catturando la luce e riflettendola come se fossero fatte di fuoco.
"Non sono belle?" chiese il vecchio imperatore Ming al suo giovane assistente.
"Si maestà imperiale" disse il giovane "davvero belle" "Chi devo vedere oggi?" la voce dell'imperatore era svogliata e stanca, avrebbe preferito visitare le grotte formate dal fiume imperiale o andare a pescare i merlin blu alla foce dello stesso fiume, era stanco di governare un impero che sembrava assediato dai problemi ogni giorno che passava.
Il segretario consultò alcuni rotoli di carta che aveva tra le mani e disse "Il maresciallo Mavros, vostra altezza" Il volto di Ming si rasserenò immediatamente, Mavros, da lui stesso nominato maresciallo dell'impero, era un uomo d'azione e certamente gli avrebbe parlato di avventure, guerre e conquiste.
Ming gettò uno sguardo al busto del padre Sun-Tzu III° detto il conquistatore, il quale aveva guidato le armate di Dao alla volta della Iapigya e aveva conquistato settanta città e tre nazioni; come avrebbe desiderato anche lui salire su un cavallo e guidare i soldati alla volta di Thirrenia o Adriatica e sottomettere quelle città stato.
Ma Ming sapeva di non esserne capace, era stato allevato per essere un burocrate non pere guidare eserciti.
Fortunatamente per l'impero di Dao, Ming si rendeva perfettamente conto di non essere capace e non si era mai provato a mettersi alla testa di un esercito.
Per questo nei suoi anni di regno aveva promosso diversi ufficiali affinché supplissero a quella che lui riteneva essere una sua carenza.
Molti avevano perso la testa quando avevano cercato di diventare a loro volta imperatori, ma Mavros era sempre rimasto fedele, sempre.
Evidentemente rasserenato Ming sounò un cordone di cotone rosso per richiamare l'attenzione delle sei guardie che l'aspettavano fuori dalla porta del suo studio.
"Signori" disse agli impettiti soldati armati di lancia "Scortatemi alla sala del trono volete?" La sala del trono era immensa e possente costruita più di due secoli prima per rendere il postulante o l'ambasciatore terrorizzato al cospetto del trono della Tigre.
L'enorme trono, a forma di testa di tigre ruggente, scolpito nel marmo ed ornato d'oro, avorio e rubini, troneggiava, posto su sette gradini, sopra una sala lunga cinquanta metri e larga venticinque.
Quando Ming si mise a sedere sul trono accarezzò le due tigri che vi erano legate per le udienze ufficiali: Potenteartiglio e Lungazampa, le quali emisero dei ringhi di apprezzamento sbattendo leggermente le orecchie.
Non ci volle molto prima che il ciambellano entrasse nella sala gridando "Sue eccellenza il maresciallo dell'impero Mavros" Vestito nella imponente armatura nera ed oro degli ufficiali dell'impero di Dao, con il mantello orlato di pelo che svolazzava mentre camminava uno degli uomini più potenti dell'impero entrò nella stanza del trono.
Inchinandosi le tre volte rituali fu abbastanza vicino da poter baciare la mano del sovrano, sotto gli occhi vigili delle guardie imperiali.
"Mio imperatore" disse poi inchinandosi la quarta volta.
"Alzati Maresciallo, alzati" l'imperatore fece cenno ad un servo perché portassero una sedia per il maresciallo, mentre alcune schiave dalla pelle ambrata tipica degli Hellespontiani vennero loro incontro servendogli del tè.
"Dimmi maresciallo Mavros da dove vieni adesso?" l'imperatore era un avido ascoltatore di storie e soprattutto di storie di guerra e Mavros, sorridendo iniziò a raccontare al suo signore "Vengo dalla Thyrrenia maestà imperiale" disse "Ci sono state operazioni contro Thera" "Thera?" domandò incuriosito l'imperatore "Ma Thera non ha un trattato con noi?" "Si maestà" rispose Mavros "Ma è stato necessario intervenire perché lo rispettassero" Ming fece un cenno d'assenso con la testa e poi domandò "E la guerra in Iapigia?" "Molto bene maestà, il generale Ryu ed il generale Hob hanno concluso due meravigliosi assedi, presto il fiume Italia sarà nelle nostre mani ed i Tirreni circondati" Dopo aver bevuto ancora una tazza di tè Ming domandò "Ma Mavros non sei venuto a raccontarmi delle campagne Iapigiane vero?" Mavros sorrise di nuovo "No maestà sono venuto a proporle un progetto" L'imperatore Ming lo guardò per alcuni secondi e poi disse "Un progetto?, ma non hai carta bianca?" "Si Maestà imperiale però questa volta si tratta di una cosa importante, molto importante e non volevo preparare nulla senza aver prima parlato con voi" Il maresciallo si alzò dalla sedia ed riprese a parlare "Si tratta, mio imperatore del più grande progetto che la nostra nazione abbia mai tentato di fare" Ming lo guardò perplesso "Che anche a Mavros il potere abbia dato alla testa?" si chiese "Che debba ornare con il suo teschio la porta del palazzo imperiale?" Intanto il maresciallo a lunghi passi stava percorrendo il gradino più basso del trono, dove di solito stavano gli ospiti dell'imperatore.
"Mio imperatore quali sono i nostri più grande nemici?" domandò Ming fu colto di sorpresa dalla domanda,immerso come era nei suoi pensieri, "I nostri più grandi nemici?" rispose a sua volta Ming.
"Si…pensate a chi sono i nostri più grandi nemici" "I Cimmeri che vivono nel deserto" rispose l'imperatore "Esatto maestà" rispose Mavros "I nomadi a cavallo di dromedari che abitano il deserto di Cimmeria, gente dura e feroce che attacca le nostre posizioni e ci costringono a tenere sempre in tensione le difese sulla vastità" mentre parlava il maresciallo, faceva grandi gesti con le mani e camminava sempre più svelto "Essi sono senza dubbio guerrieri formidabili e feroci, fortissimi sulle solo cavalcature e nelle loro corazze d'ottone; però possono essere sconfitti e suo padre e nostro imperatore ce ne dette la prova" Ming adesso ascoltava attento mangiucchiando, ogni tanto un dattero, quando Mavros ebbe finito l'imperatore incalzò "Che possono essere sconfitti non ne dubito…ma tu maresciallo che idea hai? Non saresti venuto alla mia presenza senza un'idea" Mavros chinò il capo e fece un cenno con la testa "Mio signore, noi non possiamo sconfiggergli sul campo, perché il deserto è la loro casa e combattere nelle sabbie significa rischiare la sconfitta ad ogni duna, ad ogni oasi, ma possono essere vinti…comprandogli" Ming inarcò un sopracciglio "Comprargli? Non è mai esistito che l'impero di Dao versi tributi ai barbari di oltre frontiera, vuoi forse dire che io debba essere il primo imperatore a farlo" ,dopo una pausa di riflessione, nella quale Mavros rimase in silenzio l'imperatore riprese a parlare "Ma non è cosi ovviamente…perché tu mio maresciallo sei uno che cerca l'immortale gloria dei posteri ed il denaro compra tante cose ma non la gloria,non è cosi?" Mavros fece un gentile inchino con la testa e poi disse "Mio signore come sempre siete perspicace, ora le dirò il mio piano ma permettete prima di chiamare in questa augusta sala un noto scienziato, egli spiegherà meglio di me la prima parte del mio progetto" Mavros attese che l'imperatore, con un piccolo gesto della mano destra, assentisse e poi a sua volta fece un cenno al ciambellano che, senza pompa magna, fece entrare un ometto basso e curvo, forse vecchio.
Agli occhi dell'anziano, ma atletico Ming, quell'uomo sembrava una caricatura.
"Questo" disse maresciallo "è il capo geografo Zheng, famoso per aver completato la mappatura del fiume Prometeo occidentale" Ming lo guardò compiaciuto "Maestro Zheng ho letto con piacere il suo lavoro…" Zheng si inchinò ancora una volta e poi guardò Mavros che fece un gesto affermativo con la testa.
"Mio signore ed imperatore, immagino il potente maresciallo le avrà accennato alla sua idea…" "Si ma non mi ha detto come ha intenzione di realizzarla" "La prima cosa da sapere sui Cimieri, mi perdoni maestà ma occorre partire da un po' lontano, è che non sono un unico popolo come credevano i primi storici o geografi. Ma sono invece una serie di popoli legati tra di se da vincoli di sangue e fedeltà, vincoli molto tenui" Il geografo fece una pausa poi disse "L'idea del Maresciallo, che dovrebbe svilupparsi tramite me, è di vagare per le tribù che abitano presso le nostre fortificazioni e cercare di apprendere sulla loro cultura quanto di più possiamo per poi cercare di cooptarle nell'impero come abbiamo fatto con altri popoli" "Interessante" disse Ming massaggiandosi il mento "Ma cosa vi fa credere che quella gente cosi fiera voglie essere cooptata nell'impero?" "La fede" fece allora Mavros "Spargeremo una sorta di religione creata per mimare la nostra santa fede e cosi li cattureremo alla nostra causa" L'imperatore si adombrò "La fede e la religione non dovrebbero essere usate per compiere queste azioni Mavros" "Vi fidate di me mio sire?" "Si eppure…" "Lasciate allora che si faccia come dico" "Ma…" "Se il risultato non sarà all'altezza delle vostre aspettative allora mi farete degradare ed arrestare" "Non vorrei arrivare a questo…ma stai attento mio fedele maresciallo, con Dio non si gioca".

Capitolo III

Gli alberi di liuto, bassi con le loro capigliature verde scuro ed i fiori rossi, giacevano immobili nella calura del giorno.
Un laghetto di acqua cristallina si trovava al centro del boschetto di liuti e al suo interno nuotavano carpe dai mille colori e uccelli dalle piume cangianti.
Qualche bambino aveva gettato delle lenze ed immerso i piedi nell'acqua ridendo di gioia.
"Mastro Zheng" disse una giovane contadina dalla faccia arrossata dal sole e Zheng si girò.
"Quell'omone alto è muscoloso" pensò la giovane "tutto può sembrare meno che un medico" Zheng le rivolse un inchino cerimonioso, ma i suoi occhi lampeggiarono di felicità nel vederla "Ben trovata signorina Kiri" La giovane sorrise con dolcezza e Zheng si trovò a pensare che fosse molto bella.
"Nessuno" disse lei "mi chiama signorina" "Dovrebbero invece Kiri" rispose con un sorriso Zheng "Siete troppo bella per non lo fare" La ragazza sorrise ed arrossì, ma Zheng credeva davvero in quello che aveva detto, aveva visto ragazze più brutte alla corte dei Despoti occidentali e pensava che Kiri non avrebbe sfigurato neppure alla corte dell'imperatore.
"Siete venuta qui per farvi adulare o volete qualcosa da me?" domandò malizioso Zheng.
"Sono…" Kiri era arrossita di nuovo e stavolta in maniera più evidente "sono venuta a dirvi che ci sono tre uomini che vi cercano mastro Zheng, hanno la livrea della tigre, inviati del Conte" "Ah"un'espressione stupita si disegnò nella faccia di Zheng "Bene…mi recherò subito da loro; mi accompagnerete? " Invece la faccia della ragazza si colorò d'imbarazzo "Non posso mastro Zheng devo mungere le mucche del deserto" "Capisco" commentò laconico il medico e si avviò lungo la strada che conduceva al paese, lasciando dietro di se la fresca ombra dei liuti dalle foglie verde scuro e le risa dei bambini.
Intorno a se cresceva il grano, bello e robusto prometteva di dare una bel raccolto, ci sarebbe stato cibo e, almeno Zheng sperava, la fine delle operazioni militari in Iapigia.
"Potrò lasciare questo paese e continuare la mia missione ad ovest" si disse tra se mentre camminava lungo la strada sassosa che formava l'unica via tra ilo laghetto ed il villaggio; in molti lo salutarono e molti di più lo fecero nel villaggio di capanne di paglie e fango.
"L'unica vera struttura degna di tale nome è il tempio di Dio" Zheng amava però la quiete che aveva trovato nel villaggio anche se desiderava ardentemente ricominciare le sue peregrinazioni, "fare il dottore è bello, ma io sono un geografo" Nella piazza centrale del paese, sotto un baldacchino nero e oro; i colori dell'impero, sedeva un ufficiale dell'impero nella sua tunica di maglia tinta di nero ed ornata d'oro e gioelli.
Uno dei contadini del villaggio indicò Zheng all'ufficiale, che con un gesto imperioso fece scattare in avanti le guardie.
"Siete mastro Zheng?"chiese uno dei due.
"Per servirvi" disse Zheng inchinandosi "Seguiteci"disse il secondo.
Fu portato senza tante cerimonie sotto il baldacchino dove fece un inchino a busto retto come si usava per gli ufficiali.
"Mi hanno parlato bene di voi mastro Zheng" disse l'ufficiale, "Siete mastro Zhengo non è cosi?" "Si signor ufficiale" disse Zheng "Il titolo giusto" lo interruppe una delle guardie "è eccellentissimo Miles maresciallo dell'impero" Forse notando la bocca spalancata del geografo o forse perché abituato a fare un effetto simile il maresciallo si limitò a dire "Lasciate stare, lasciate…le formalità non hanno molta importanza in questo paesino; dico bene signor geografo?" Zheng studiò l'uomo che aveva davanti, due profondi occhi verdi, la faccia scura tipica della gente di Harmakis, incorniciata da capelli neri corti e curati e da una barba nerissima molto corta e anch'essa ben curata.
"Ha più l'aspetto di un damerino che non di un condottiero" decise alla fine dell'ispezione ma si trovò a pensare che il maresciallo possedesse un certo magnetismo anche se aveva scambiato con lui che poche frasi.
"Allora mastro geografo, o posso chiamarvi mastro Zhen?" non attese che il geografo rispondesse per riprendere "Come saprete mastro Zhen le nostre operazioni militari in Iapigia non stanno andando come avevamo previsto in un primo momento" sorrise e riprese "Lo sapete per certo visto che siete bloccato in questo posto da…quanto…tre mesi?" "Cinque" lo corresse freddamente Zheng "Cinque…si giusto…Agusto" disse poi ad una delle guardie "perché non procuri che si possa parlare all'ombra e con della birra di malto?" La guardia interpellata chinò la testa e rispose "Certo mio maresciallo" e si allontanò verso una casetta di paglia che Zheng sapeva essere la locanda locale, misero alberghetto pino di pulci e poco altro.
"Torniamo a noi" riprese Mavros "Cinque mesi in questo…hmm…buco… non devono essere stati piacevoli per lei mastro Zheng" "Più piacevoli di quanto avrei immaginato" si trovò a dire il geografo "e poi ho potuto aiutare la gente con le mie arti mediche" "Certo, certo" fece distrattamente il maresciallo "ma se le dessi la possibilità di andarsene lei che farebbe?" La guardia tornò velocemente "Mio signore, come avete ordinato" "Bene" il Maresciallo sembrava contento "Andiamo a bere qualcosa" e scortati dalle due guardie entrarono nella locanda che di girono non era affollata e, languiva, in uno stato tipico dei poveri locali di contadini.
Ma se il maresciallo era abituato a posti ben più eleganti non lo dette a vedere e si sedette con disinvoltura ad un tavolo già apparecchiato con due brocche di birra e due bicchieri.
Mavros si rivolse alle guardie "Andate pure in cucina a bere e pranzare" disse loro "A pagare ci penso io", forse era una battuta tipica tra loro perché i soldati risero che Zheng non riuscì a capire.
Prima di rimettersi a parlare il maresciallo tracannò due bicchieri di birra e ne degustò con calma il terzo mentre Zheng era ancora al primo.
"Mi scusi…" tentò allora il geografo "siete venuto fin dalla capitale…fin da Mahya?", non riusciva a capire perché un uomo potente avesse lasciato la splendida città capitale per venire a trovare un geografo della classe media in un luogo tanto sperduto e tanto lontano.
"No" rispose l'ufficiale "Vengo da Arx in Iapigia, la città che le impedisce di proseguire il suo viaggio" Zheng sapeva abbastanza di Arx, roccaforte dei bellicosi Iapigi, costruita su un monte unico accesso, e quindi fortezza impenetrabile, all'alto corso del fiume Italia e, di conseguenza della Iapigia stessa.
"Però sono venuto per vedere voi" un quarto bicchiere di birra sparì nella gole del soldato "voglio che mi accompagnate a Mahya e vi imbarchiate in un viaggio nella vastità" "La vastità?" Zheng era stupito, viaggiare nella vastità "sarebbe il sogno di ogni geografo che si rispetti" "Cosa cercate mastro Zheng?, cosa, secondo voi, fa si che un uomo meriti di vivere?" domandò però all'improvviso il maresciallo.
"Come? Eccellenza non capisco…" "Intendo cos'è secondo voi il vero potere? Per cosa vive l'uomo?" fece una pausa per riempire un bicchiere di birra poi riprese "Mi direte che vive per Dio? Per la famiglia? Per il potere?" bevve un lungo sorso mentre Zheng lo guadava sbigottito, Mavros fece cenno di no con la testa "Nessuna di queste cose amico mio" scosse ancora la testa "l'uomo anche se non lo sa, vive per la gloria, sua o di altri" finì il bicchiere di bere e concluse "Ora mastro Zheng io vi do la possibilità di decidere se vuoi stare tra quegli che rifulgono di gloria propria come il sole o quegli che brillano di luce riflesse come i satelliti Deimos e Phobos; scegli" Il geografo, non più giovane, si trovò immerso nei suoi pensieri, che scegliere? Era una scelta non facile, poteva fare finta di nulla e continuare il suo lavoro sulla Iapigia e la vastità era cosi…vasta; una distesa di sabbia rossa punteggiata da oasi perse nel deserto e nella notte fredda… E poi…e poi c'era…il canto…da quanto tempo aveva sperato…no solo sognato… "Avete, avete letto il mio libro sul canto?" domandò tremante.
Il maresciallo fece cenno di si con la testa "Ho l'originale, comprato a peso d'oro dalla biblioteca di Herkules" "Davvero?" "Si" "Perché siete cosi interessato a quel lavoro?" chiese Zheng "Molti lo ritengono fantasia" "Io" gli rispose perentorio il maresciallo "Non discuto della giustezza o no delle sue ricerche mastro geografo, solo esse mi servono ed io le uso, e adesso usandole ti offro di servirmi e risplendere d'imperitura gloria insieme a me nella storia di Dao" Zheng non riuscì neppure a ricordare quello che aveva detto mentre accettava la proposta.

Capitolo IV

Un cielo cupo e tetro sovrastava l'immensa distesa di sabbia, in quel mare rosso, che gli uomini chiamavano vastità una carovana piccola come quella poteva sembrare minuscola.
"Muoversi, muoversi" Han non aveva fretta ma voleva arrivare alla prima oasi prima di sera; i Cimmeri non erano noti per essere predoni ma meglio non correre rischi.
Kaunas spingeva il suo cavallo accanto alla carovana e guardò l'amico con l'aria di aver inteso bene ma non disse una parola.
Invece Zheng emerse dal carro ed iniziò a brontolare "Rallentate non riesco a scrivere se fate questo macello" Kaunas si limitò a ridere mentre Han neppure rispose.
Zheng però insistette "Ascolta soldato scelto, capisco che voi fate il vostro lavoro ma io devo fare il mio e se tu sbraiti contro tutto quello che si muove…beh semplicemente non ci riesco" Han stava per rispondere ma fu interrotto da una staffetta che correva trafelata.
"Che c'è?" intervenne Kaunas quando si accolse che l'amico era stato colto di sorpresa.
Viaggiavano in pochi, non più di una decina di uomini più il geografo, cosi aveva deciso il maresciallo dunque la carovana non era molto grande per cui l'eccitazione della staffetta veniva, non dalla distanza percorsa, ma da qualcosa che doveva essere urgente da dire.
"Cimmeri signore" disse il soldato semplice.
"Dove?" intervenne Zheng Sarebbero stati i primi cimmeri che incontravano da quando avevano lasciato le fortificazioni e si erano inoltrati nella vastità; tre giorni e non avevano incontrato che resti di bivacchi ed oasi vuote; quando Han si era spettato di trovare almeno cinque villaggio stabili.
La staffetta indicò verso oriente, dove nel cielo rossastro si stagliava, più scura, un immensa colonna di polvere.
"Truppe a cammello" fece Han e Kaunas scosse la testa in segno d'assenso.
"Quante sono secondo voi?" chiese Zheng con la voce che gli tremava leggermente Nel rispondere anche la voce di Han s'incrinò leggermente "Trenta, forse quaranta" "Se hanno intenzioni ostili" notò ancora, con una vena di sarcasmo nella voce.
"Per noi sarà finita" concluse tristemente Kaunas.
La colonna di polvere si fece sempre più vicina ed in breve tutti gli uomini della carovana si resero conto di quello che stava succedendo; se c'era da combattere avrebbero dato le loro vite ma, Han lo sapeva tre ad uno era più che schiacciante come superiorità per i guerrieri cimmeri.
"Che facciamo?" disse alla fine Zheng, con la voce che tremava quasi incontrollatamente per la paura.
"Gli aspettiamo" disse Han.
Zheng osservò la nuvola farsi sempre più vicina; "Non ho sempre sognato d'incontrare i Cimmeri?" si chiese "bene adesso sono qui e forse potrò mettere in pratica il piano del maresciallo" Passarono alcuni minuti dove i soldati che scortavano la carovana del geografo si lanciarono delle occhiatacce e girarono attorno al carro che conteneva lo studio mobile di Zheng e le loro provviste, infine la nube di polvere si fermò a diverse centinaia di metri e davanti agli occhi stupefatti dei soldati si fermarono non più di una decina di nomadi su cammelli.
"Ingegnoso" mormorò allora, scribacchiando appunti su una tavoletta cerata Zheng "avevano attaccato alle code delle loro cavalcature per aumentare la sabbia alzata" "Già" Kaunas sputò la parola assieme alla saliva "ingegnoso da vero" Han si limitò a scuotere la testa ma non si capiva se in segno d'assenso oppure ironicamente.
Intanto uno dei cavallerizzi Cimmeri si staccò dal gruppo ed avanzò verso la carovana, indossava una giacca di cotone ornata di spille d'oro ed un elmo di metallo brunito che ricordava una chiocciola di mare da cui, a protezione della faccia, si dipartiva un velo di maglia metallica che proteggeva il volto; il cavaliere teneva una lunga lancia che terminava in una punta d'acciaio larga e piatta che ricordava la lama di una spada mentre lo scudo che aveva dietro la schiena era sbalzato con figure solari e lunari, ma da dove si trovava ne Han, ne Kaunas, ne tanto meno Zheng potevano vedere esattamente cosa ci fosse inciso sopra.
"Me Halo nui ta la kuk" esordì il cavaliere quando fu a portata d'orecchio.
"Che cosa dice?" chiese Zheng che sembrava adesso aver dimenticato la paura e preda dell'eccitazione tipica di chi scopre una cosa nuova ed appassionante.
Han senza dare peso al cambiamento d'umore del geografo, per contro lui rimaneva estremamente dubbioso, rispose "Dice che si chiama Halo e ci invita a dirgli chi siamo e che facciamo qui…più o meno" "Rispondigli" disse Zheng "Che veniamo per conto della…grande madre e che siamo qui per portare a la loro gente…un messaggio" "Gli deve dire questo?" intervenne Kaunas "ma cosa?..." "Silenzio!" disse Zheng, che però non sembrava troppo convinto, sono gli ordini del maresciallo Mavros.
Han gettò uno sguardo verso il compagno ma poi si limitò ad eseguire "Ut spark zei tu mat e…kios" I suoni aspri del cimmero non erano facili da parlare per un abitante di Dao e ancor più difficili da capire ma Han potè ritenersi soddisfatto quando il Cimmero sembrò aver capito, ma rimase di stucco, come gli altri quando udì la risposta.
"Telle Ulla, nai ka…firas…kilauma" disse in tono solenne.
"Allora ci ammazzerà?" chiese Zheng.
Ma né Han né Kaunas risposero; si gettarono uno sguardo l'un l'altro, intimoriti e poi, solo con una notevole forza di volontà, Han tradusse "Dice che lo sapeva e che la loro signora ti aveva visto in sogno."

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