La giallista assassinata

di Andrea Marcobelli


Era da molto tempo che non vedevo più il mio amico, Hercule Poirot. precisamente da quando mi ero trasferito in Argentina, felicemente sposato e in procinto di avviare una fiorente impresa per l'inscatolamento della carne (che avevo rilevato da un vecchio e irascibile tedesco, un tale Barone von Simmenthal, o qualcosa del genere).

La sua lettera perciò mi sorprese notevolmente: mi richiamava in Inghilterra per "un caso della massima importanza." Riporto qui le sue esatte parole:

« Mon chère Hastings, mi spiace distruggere il suo idillio argentino ma richiederei molto volentieri la sua presenza qui a Londra.
Mi è stata affidato dalla polizia un caso della massima importanza: la morte misteriosa della famosa scrittrice di gialli Agatha Christie. La prego di venire con la massima urgenza.
Hercule Poirot. »

Il nome della scrittrice non mi disse nulla, ma personalmente non leggo mai i gialli: li trovo un genere lontano dalla concreta realtà e ricco di personaggi male abbozzati: specialmente le ridicole e poco intelligenti "spalle" dell'investigatore di turno.

Comunque presi il primo piroscafo in partenza e mi recai difilato a Londra, dopo aver frettolosamente salutato mia moglie.

Quando arrivai da Poirot, mi sorpresi nel trovarlo molto più magro ed emaciato di come me lo ricordavo: era davvero esangue, e l'impressione che ne ebbi non fu per niente buona.

"Hastings! Come sono felice di averla qui!" esclamò, in ogni caso con grande vivacità, il mio piccolo amico belga.

"Altrettanto, Poirot, ma dovrebbe mantenersi:ha un aspetto francamente orribile, se mi è permesso dirlo, quasi da fantasma..."

"L'aspetto può essere messo in secondo piano, Hastings!" mi zittì, con un brusco cenno della mano. "Ciò che conta sono le piccole celluline grigie, che lavorano qui" aggiunse, dandosi un colpetto in testa. "Ed è proprio per questo che l'ho richiamata: pur avendo un suo metodo di giudizio alquanto abbagliato, lei mi aiuta a ragionare al meglio."

Leggermente offeso da quest'ultima affermazione del mio amico, preferii cambiare argomento.

"Riguardo alla scrittrice morta assassinata, vi siete già fato un 'idea, Poirot?"

"Più d'una, Hastings, più d'una. Deve sapere i fatti, dapprima: cinque giorni fa la famosa scrittrice di gialli Agatha Christie è morta nella sua villa di campagna; aveva chiuso la porta della sua stanza a chiave dall'interno, quindi si era sdraiata sul letto, ma non si è più alzata. Tuttavia sono convinto che si tratti di omicidio."

"Aspetti!" lo interruppi, galvanizzato da un attacco di "febbre del poliziotto". "Ho capito: lei parla di una stanza con uno scomparto segreto!" soggiunsi, soddisfatto di me stesso.

"Acqua, Hastings, acqua... ma provi ancora" replicò il mio caro amico, sorridendo sotto ai baffi ben curati.

"Allora... l'assassino è passato dalla finestra! Oppure non è mai uscito dalla stanza , e si è nascosto in una cassapanca!"

"No, Hastings, può stare sicuro che l'assassino è entrato ed uscito dalla porta della stanza"

"Ma.. non è possibile.. dovrebbe essere un fantasma..." obiettai, stupito.

"Prècisement, Hastings, un fantasma. Cioè io. Fantasma dal natale scorso, quando la mia autrice -della quale oggi mi sono vendicato  -ha deciso di farmi morire in "Sipario". Che fine ingenerosa per un personaggio grandioso come me!" sospirò.

"Ma... un momento... Fantasma? Natale? Sipario? Autrice?" fu tutto quello che riuscii a borbottare.

"Ma certo, Hastings, non si è mai accorto che il nostro mondo era sempre lo stesso, artefatto, letterario, con assassini dai moventi improbabili, la mia infallibilità e la sua - mi perdoni - colossale dabbenaggine? Con la polizia sempre capeggiata dallo stesso ispettore per anni e le vittime tutti illustri nobili sconosciuti? Con il mio accento francese, la mia origine belga , mai giustificate che da qualche parolina di francese che tutti conoscono? Non le è mai venuto il sospetto che questo mondo fosse fittizio, artificiale? So che non è così: ma lei - mi perdoni ancora - non è Hercule Poirot. Io ho sempre avuto questo dubbio, che è diventato realtà nel momento in cui la Christie mi ha "ucciso". Sì, perchè io ho continuato a vivere nella mia dimensione letteraria, perchè tutti avevano letto e continuano a leggere i miei libri! Ma lei non ha letto « Sipario », il resoconto della mia morte! Ecco perchè non ne sapeva nulla! a mi sono ben vendicato. come fantasma letterario, mi è stato facile entrare ed uscire dalla porta della signora Christie, e far giustizia della mia fine ingloriosa!" Detto questo, Poirot mi rivolse un sorriso spettrale e scomparve.

Mentre scrivo queste parole, so di non essere altro che un misero lembo di pensiero nel cervello di uno scrittore, che dato che la Christie è morta, mi ha rivitalizzato per questo racconto finale.

Ma non ridete, signori che mi state leggendo: infatti come potete essere VOI certi di non fare parte di un Libro con uno Scrittore che di lassù vi dia la vostra illusione di fisicità? Che la proviate sulla vostra pelle, non significa nulla: anche io la provavo, e non ero che puro pensiero... Non ridete più? Vi dà fastidio l'idea? Non pensateci troppo allora.

Per conto mio non so cosa farò, visto che ho scoperto che tutto, Argentina, fabbrica di carne in scatola e matrimonio, erano solo l'illusione ideata da una narratrice. Ma , in fin dei conti, che differenza fa?

Il vostro Capitano Hastings.

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[Storico: Agatha Christie diede alle stampe « Sipario », l'ultima avventura di Poirot, in cui il celebre investigatore muore, nel Natale del 1975. Il 12 gennaio 1976 la grande giallista si spegneva a Willingford, nell'Oxfordshire. Di morte naturale, ovviamente, ma... siamo sicuri che in una parallela dimensione "letteraria" le cose non siano andate diversamente?] :)

Andrea Marcobelli

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La seguente idea invece la dobbiamo a William Riker: The Royal Conspiracy!

Certamente uno dei più grandi enigmi della storia moderna è rappresentato da Jack lo Squartatore (in inglese Jack the Ripper), misterioso serial killer londinese che nell'autunno 1888 si attribuì la responsabilità del brutale assassinio di cinque prostitute, tutte sgozzate fin quasi alla decapitazione e sventrate. Jack si portava sempre via anche qualche organo della vittima come macabro trofeo, e rivendicò i cinque omicidi con alcune lettere deliranti spedite a vari giornali di Londra, nei quali si firmava appunto Jack the Ripper, ma di solito gli si attribuiscono altri sei delitti avvenuti più o meno nella stessa epoca, e tutti riguardanti giovani donne. Come era apparso dal nulla, così dal nulla l'assassino venne inghiottito. Scotland Yard tentò per anni di dargli la caccia, arrestando tra l'altro vari sospetti i quali però riuscirono sempre a trovare un valido alibi, ed il caso venne studiato da generazioni di psicologi, psicanalisti e criminologi, cui viene oggi dato il nome di "ripperologi". Nel tempo non sono mancate ipotesi stravaganti riguardo al serial killer di fine ottocento. In anni recenti, analizzando i resti del DNA della saliva con cui furono incollati i francobolli delle lettere spedite da Jack ai giornali, qualcuno ha ipotizzato che si trattasse di una donna e non di un uomo, mentre lo storico e ripperologo Andrew Cook ha recentemente proposto che Jack in realtà non è mai esistito: Scotland Yard avrebbe collegato tra loro omicidi senza alcun nesso, i giornali avrebbero enfatizzato i macabri particolari degli organi estratti dal corpo per solleticare il desiderio morboso dei lettori dell'austera età vittoriana e vendere più copie, e le lettere sarebbero opera di mitomani.

Ma una delle tesi che ha avuto più fortuna è quella avanzata da Alan Moore nel libro "From Hell", da cui nel 2001 è stato tratto il film "La vera storia di Jack lo Squartatore" con Johnny Depp. Secondo Moore i mostruosi delitti sarebbero stati commessi per coprire il matrimonio cattolico di Alberto Vittorio di Sassonia-Coburgo-Gotha, nipote della regina Vittoria, con una prostituta, da cui sarebbe nata una figlia. La regina avrebbe quindi affidato ad uno dei suoi più fidati collaboratori, affiliato alla massoneria inglese, l'incarico di porvi rimedio, assassinando tutte le testimoni della relazione tra il rampollo della famiglia regnante e l'ex prostituta, e risolvendo così il potenziale scandalo. Proprio perchè frammassone, Jack avrebbe deciso di confondere le acque compiendo cinque delitti rituali sul modello degli antichi sacrifici umani centrati sul cannibalismo. La tesi è oggi controversa; ma che accade se le cose sono andate proprio così e un abile giornalista scopre l'intrigo, sfugge al tentativo di Jack di eliminarlo e pubblica tutto sul proprio giornale, con tanto di foto e di prove? Che conseguenze ha lo scandalo che ne segue sulla storia dell'Impero Britannico?

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A proposito di investigatori del passato, anche Lord Wilmore ha voluto dire la sua:

L'ucronia di Guglielmo da Baskerville

"Basil l'investigatopo", uscito nel 1986, è un cartone animato della Disney che ha avuto poca fortuna al botteghino, e costituisce una rivisitazione della saga di Sherlock Holmes con animali parlanti. A me ha fatto venire in mente un altro celeberrimo investigatore della finzione, e così ho provato a scriverlo in salsa medioevale. Alla fine ne è venuto fuori un vero e proprio sequel del "Nome della Rosa" di Umberto Eco: spero che il risultato sia di vostro gradimento.

Siamo a Parigi nel 1329, due anni dopo i fatti del "Nome della Rosa". Il filosofo e scienziato Giovanni Buridano (Jean Buridan) sta lavorando nel suo studio all'Università quando alcuni sgherri fanno irruzione in esso e lo rapiscono. Il suo giovane discepolo Nicola Orseme riesce a nascondersi, quindi si reca nell'Aula Magna dell'Università dove Guglielmo da Baskerville, accompagnato dall'inseparabile allievo Adso da Melk, sta tenendo una lezione sulla filosofia nominalistica.

Nel frattempo, gli uomini armati portano Giovanni Buridano a Praga, in Boemia, al cospetto del loro padrone, il nobile Federico il Bello d'Asburgo, il quale pretende che egli realizzi per lui un automa che abbia l'aspetto di Ludovico il Bavaro, legittimo Sacro Romano Imperatore, che lo ha sconfitto nelle preferenze dei Grandi Elettori, soffiandogli il titolo imperiale.

Intanto Nicola Oresme incontra Guglielmo e Adso, pregandoli di aiutarlo a ritrovare il suo maestro Giovanni; egli infatti ha sentito parlare di come Guglielmo è riuscito a risolvere il mistero degli omicidi nell'Abbazia in Italia la cui biblioteca è andata in fumo, e pensa sia l'unico che potrebbe salvare Buridano. Guglielmo all'inizio è riluttante ad accettare l'incarico, ma quando Nicola gli descrive gli armati che hanno sequestrato Giovanni, si rende conto che si trattava di soldati boemi e capisce che dietro di loro opera sicuramente Federico il Bello d'Asburgo, un avido nobilastro che potrebbe precipitare tutto il mondo cristiano in una guerra devastante. Grazie al fiuto di Ugo, il cane di Adso da Melk, Guglielmo capisce che un elmo di uno degli sgherri che hanno rapito Giovanni, perso accidentalmente per strada, viene proprio dall'ambasciata boema, e così lui, Adso e Nicola partono subito per Praga, la Città dalle Cento Torri, dove Giovanni Buridano è stato sicuramente trasferito.

A Praga i tre sono ospitati da un rabbino amico di Guglielmo da Baskerville, il quale spiega loro l'abilità dei rabbini nel costruire dei golem, che non sono certo mostri di argilla come credono i cristiani, bensì veri e propri robot meccanici, messi assieme con la pazienza di un orologiaio. Di lì a poco, proprio nella bottega di un orologiaio dove è entrato per raccogliere informazioni, anche Nicola Oresme è rapito dagli uomini di Federico il Bello, che ha scoperto l'arrivo a Praga di Guglielmo da Baskerville, e vuole usare Oresme come mezzo di persuasione per indurre Buridano ad eseguire i suoi ordini, sfruttando la perizia dei rabbini nel costruire automi.

Nonostante la rabbia di Guglielmo, Adso osserva con attenzione la terra che c'era sotto i piedi dei rapitori di Oresme, e scopre che il laboratorio segreto di Federico si trova in una zona isolata sulla riva destra della Morava. Travestiti da marinai, Guglielmo e Adso entrano in incognito all'interno della locanda "Trappola del Topo"; qui localizzano alcuni degli sgherri di Federico e li seguono fino al laboratorio segreto. Tuttavia il diabolico pretendente al trono, fidandosi delle grandi doti investigative di Guglielmo, li attira in un'imboscata: entrambi vengono catturati e legati a una trappola mortale, che scatterà al termine della canzone di un carillon. Sistemati i due monaci, Federico e i suoi scagnozzi raggiungono il palazzo reale, dove rapiscono l'imperatore Ludovico di Wittelsbach, giunto in città quel giorno stesso per impegni istituzionali, e lo sostituiscono con un automa costruito dal genio di Buridano. L'automa chede a tutti i nobili cechi e austriaci di riconoscere Federico come nuovo Sacro Romano Imperatore, scavalcando di fatto i Grandi Elettori.

Intanto, Guglielmo riesce a scoprire il punto debole della trappola mortale, e così riesce a liberarsi con Adso e Nicola Oresme. I tre entrano nel palazzo reale grazie ad un passaggio segreto, in tempo per evitare che l'imperatore legittimo Ludovico di Wittelsbach sia dato in pasto ai lupi. I soldati della guardia personale di Ludovico mettono fuori gioco gli scagnozzi di Federico, mentre Guglielmo di Baskerville smaschera il complotto di quest'ultimo e libera Giovanni Buridano. Tuttavia Federico d'Asburgo riesce a sfuggire alla folla inferocita su di un battello che risale la Morava, portando con sé Nicola Oresme, da lui sequestrata nella confusione. Il battello di Federico è veloce, ma i rabbini amici di Guglielmo gli mettono a disposizione un prototipo di battello a vapore, frutto del genio ingegneristico ebraico, e con esso Guglielmo, Adso e Giovanni inseguono l'usurpatore attraverso le limacciose acque del fiume. Alla fine del rocambolesco inseguimento Guglielmo riesce a saltare sul battello di Federico, e questi, distratto, non si accorge che esso si va a schiantare contro la Torre di Staré Město. Una volta al suo interno, Guglielmo riesce a salvare Nicola dalle grinfie di Federico, il quale ingaggia un duro corpo a corpo con l'investigatore francescano. Una lucerna si rovescia e la torre va a fuoco, cosicchè, come già il "Nome della Rosa", anche questa avventura si conclude con un furioso incendio. Alla fine Federico d'Asburgo ha la peggio e muore precipitando tra le fiamme, mentre Guglielmo viene salvato dal fido Adso.

Alla fine, Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk vengono ringraziati pubblicamente dal Sacro Romano Imperatore in persona, mentre Giovanni Buridano e Nicola Oresme partono per far ritorno a Parigi.

"Ora basta con le indagini e con le disavventure, ormai sono troppo vecchio", annuncia Guglielmo: "d'ora in poi mi dedicherò solo all'insegnamento in una tranquilla aula universitaria." Tuttavia, proprio all'uscita dalle mura di Praga si fa loro incontro un uomo trafelato che gli domanda: "Sei tu Guglielmo di Baskerville, il grande investigatore? Il mio signore, il Re di Scozia David II Bruce, mi ha incaricato di implorarti di venire al più presto alla sua corte. Infatti in un lago del nostro regno, il Loch Ness, pare abiti un terribile mostro che fa strage di cristiani, e solo tu puoi appurare se esiste davvero. Accetti?"

Guglielmo e Adso si scambiano un'occhiata di intesa. "Ma chi se ne importa di una cattedra di filosofia all'Università di Bologna? Dopotutto è più bella l'avventura!" E così i due eroi partono insieme verso un nuovo caso e verso nuove peripezie.

Lord Wilmore

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E ora, l'idea di Ainelif:

Fantastica Battaglia a Brescello

ovvero: Jessica Fletcher iraconda e il carrista "russo"

La vicenda è ambientata nella campagna reggiana della Bassa Padana: non c'è data, si potrebbe dire che sono negli anni '60 ma anche negli anni '80 ;-)

« Oh, autista, è sicuro della strada che abbiamo appena preso? »

« Certo che sì, signora Fletcher! » rispose prontamente l'autista. « Spero che il suo soggiorno in Italia è e sarà altrettanto piacevole, certo qua non siamo in America » concluse ironicamente l'autista.

« Beh, lo trovo piacevole come posto... signor? »

« Giselli »

« Oh certo, signor Giselli, trovo questo paese davvero piacevole, quasi divertente sotto certi aspetti... » rispose simpaticamente la Fletcher seduta nel posteriore di un'Alfa Romeo in corsa tra le campagne padane nella provincia di Reggio Emilia.

« Però mi chiedo, signor Giselli, se sia la strada giusta per raggiungere Reggio il più in fretta possibile; eppure la cartina che mi hanno dato all'aeroporto non credo sia "inventata"! »

Jessica scoppiò in una risata di gusto ma non spinta né esagerata: ovviamente a tali battute rideva solo lei, ma l'autista la rassicurò:

« Sorbole, le ho già detto di sì, signora Fletcher, non si preoccupi, costeggeremo il fiume Po e Brescello prima di giungerci. »

Ma fu interrotto da un'esclamazione della signora in giallo:

« Brescello mi dice? Forse intende il famoso paesino dove erano ambientate le avventure strampalate di un prete e di un sindaco bontempone di sinistra? »

« Oh, signora Fletcher, vedo che la memoria non le manca, Don Camillo e Peppone non sbagliano mai! » sospirò quasi come se fosse soddisfatto l'autista Giselli.

L'auto si addentrò in una boscaglia sulle rive del Po che scorreva proprio di fianco a Brescello, ma sulla stradina comparve un contadino, bagnato fradicio con stracci e valigie, disperato; Giselli si fermò abbassando il finestrino e chiese:

« Cosa succede? »

« Ahiahi, signore, mi sono fatto una nuotata nel Po! »

« E perchè diamine l'ha fatto? » domandò incredulo Giselli.

« Ah, signore mio, son scappato dal paese tuffandomi nel fiume gelido con le poche cose a me rimaste, ah signore mio, lasciamo stare... »

« No, la prego, mi dica cos'è successo: vede, sappiamo che il ponte è chiuso e quindi per andare a Reggio dovremo passare per il centro di Brescello, non vorrei ci succedesse qualcosa... »

« Andatevene! » gridò seccamente l'altro. « Trovate un'altra strada, per il paese non passateci! C'è un pazzo con un vecchio carro armato russo che ha già demolito parecchie case costringendo tutti gli abitanti ad evacuare la stessa Brescello! Iammè iammè... » sospirava l'uomo guardando il cielo. « Andatevene! »

E se ne andò lui stesso sparendo tra le boscaglie sulle rive del Po.

« Ci crede lei signora Fletcher? »

« Oh, beh, signor Giselli, credo sia opportuno stare all'erta, sicuramente in paese dobbiamo passarci, in un modo o nell'altro. »

E così ripartirono; l'Alfa costeggiò l'ultimo tratto sul fiume e attraversando un ponticello si fermò alle porte di Brescello.

« Sa, signora Fletcher, ora non so come spiegarmelo ma ho paura, e se è vero? E se succede qualcosa? Se capita qualcosa a LEI?? Non potrei mai permetterlo! »

« Su, su, si tranquillizzi signor Giselli, percorra il corso principale che se non erro ci porterà dall'altra parte incolumi, lasciamo perdere chiunque sia il pazzo, se ne occuperanno le forze di polizia o l'esercito. »

« Bah, se lo dice lei, signora Fletcher... »

In realtà anche Jessica era intimorita, ma lo nascondeva davvero bene.

L'auto entrò in paese, a passo lento ma senza pause: le strade erano deserte e pure le abitazioni, nella piazza della chiesa principale Giselli si girò e rigirò timoroso per vedere se ci fossero pericoli, ma Jessica gli pose una mano sulla spalla tranquillizzandolo, trovando sciocco spaventarsi; avevano oramai superato la piazza quando una cannonata colpì una casa che crollò su se stessa.

Immediatamente, buttando giù anche quelle antistanti e tutto ciò che era sotto i portici; le macerie colpirono le ruote posteriori dell'Alfa che sbandò a destra e poi a sinistra scontrandosi contro una pompa idrica che saltò per aria spruzzando getti turbolenti di acqua fognaria; Giselli e la Fletcher uscirono subito dal veicolo spaventati, ma finito il "bombardamento" esaminarono dove fosse il carro armato, da dove sparasse, non riuscivano ad intravederlo, com'era possibile? Giselli corse verso la piazza tra le macerie della via.

« Ma no! Dove va Giselli?!? Dobbiamo avvertire le autorità! » intimò la Fletcher,quando una cannonata travolse senza preavviso l'autista che con un rantolo e stralunando gli occhi cadde a terra morto stecchito.

La Fletcher non perse tempo a piangere tenendosi dentro la propria commozione negativa per la morte dell'uomo, così veloce e insensata; il carro armato sparò alcuni colpi dopo averla mirata sul corso principale, mancandola, cosicché la Signora in Giallo dichiarò guerra al carrista pazzoide che aveva ridotto in briciole Brescello, difendendosi nella chiesa del paese.

« Maledizione! » urlò irata la Fletcher, armata di bazooka in piena sacrestia: si voltò verso Cristo Crocifisso e sussurrò « Dio mio, lo devo fare! »

Le fondamenta della chiesa tremarono e alcune vetrate scoppiarono per il fragore degli spari dal carro armato.

La signora in giallo uscì dalla chiesa in piazza, lei, sola, con il carro armato sovietico: cosa poteva fare un'anziana investigatrice contro un'arma mobile? Niente, eppure evitò gli spari colpendo il serbatoio e il portello del carro armato con cinque missili che devastarono la piazza.....

Un omino comparve dietro ad una maceria e gridò « Bravissima Angela! »

« Stupenda scena, l'Award non te lo toglierà nessuno! »

« Okay, pausa, ragazzi! Il ciak a dopo! »

...

Pochi mesi dopo nei cinema sarebbe comparso il film "Jessica Fletcher e Brescello"...

Ainelif

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Sempre ad Ainelif dobbiamo quest'altro crossover:

Assassinio sull'Orient Express: Per qualche strambo motivo sul celebre Orient Express vi è riunita una quantità industriale di personaggi importanti e famosi nella storia, da Sofia Loren ad Elvis Presley, da Kurt Cobain ad Hannibal Lecter, da Lorena Bobbit a Crudelia De Mon, da Mister Bean ad Angelina Jolie, da Ace Ventura ad Elena Ceausescu, da Karla Homolka a Massimo Troisi, e chissà quante altre celebrità, tutte quante sul treno più famoso d'Europa, partito da Parigi con grandi festeggiamenti e diretto a Nuova Delhi.

Cosa potrà mai accadere se ad indagare su un presunto omicidio vi saranno il tenente Colombo, Jessica Fletcher, Montalbano, Don Matteo, Hercule Poirot e Miss Marple che uniscono le loro forze investigative per stanare gli assassini?

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E ora, una proposta di Enrica S.:

La Sicilia di Montalbano

Ho provato a pensare come "storicizzare" nella nostra Timeline il Commissario Montalbano di Andrea Camilleri, che com'è noto si muove in una Sicilia fantastica (potremmo dire "alternativa") e che in gran parte non esiste più. Ecco dunque cosa mi è venuto in mente. Vigàta, la città in cui abita e lavora il Commissario, è una delle più antiche città siciliane, tanto che i primi insediamenti risalgono al V millennio a.C. Sul sito attuale della città è stata fondata nel VII secolo a.C. la potentissima colonia dorica di Gela. Decaduta dopo la sua distruzione da parte dei Vandali, nel 1233 Federico Il di Svevia la fece ricostruire, chiamandola Heraclea Vulgata, nome poi trasformatosi in quello odierno di Vigata, attestato a partire dal 1448. Tra XVII e XIX secolo la città attraversò vicende alterne sempre lontana dai fasti di un tempo. Nel 1715 la città riprese la sua antica denominazione di Gela, ma  subito dopo l'Unità d'Italia assunse di nuovo il nome attuale. La scoperta di giacimenti petroliferi nel 1956 permise una nuova fase di espansione economica e demografica, non scevra tuttavia di drammatici problemi.

Vigata si trova in provincia di Montelusa, istituita nel 1927 da Mussolini con targa ML. Montelusa è il nome che il Duce diede (e che fu conservato anche nel dopoguerra) all'abitato di Niscemi, fondato da coloni di Gela molti secoli prima di Cristo. Gli Arabi lo fortificarono, facendone la grande città che è oggi, molto maggiore dell'abitato di Niscemi nella nostra Timeline. Distrutta da un terremoto nel 1790, risorse più bella di prima. Il 12 gennaio 1848 la città prese parte all'insurrezione popolare contro il governatore borbonico, e il 24 maggio 1860 aderì alla rivoluzione garibaldina. Nel 1891 un gruppo di giovani intellettuali di Montelusa fondò il Fascio dei Lavoratori, secondo in tutta la Sicilia dopo quello di Catania. Di ispirazione socialista, consentì ai contadini di ottenere, nel 1897, la lottizzazione e l'assegnamento delle terre demaniali ex feudali. Nel 1922, subito dopo l'instaurazione del regime fascista, il militante socialista Salvatore Noto fu assassinato nella piazza principale del paese da squadristi fascisti. l 12 ottobre 1997 si verificò una frana che non causò vittime ma provocò il danneggiamento di decine di edifici e lo sfollamento di 117 famiglie. Tra gli anni ottanta e novanta, la città è stata soggetta ad una escalation di problemi di legalità, che hanno causato, nel 1992 e nel 2003, il commissariamento della giunta comunale per infiltrazioni mafiose. Qui a Montelusa oggi è insediato il Questore Bonetti Alderighi, noto antagonista di Montalbano.

La cittadina di Fiacca invece nella nostra Timeline si chiama Butera; in quella di Montalbano è più grande e popolosa, perchè la Contea di Fiacca fu uno dei maggiori stati normanni in Sicilia per importanza. Passata quindi agli aleramici del Vasto, che la mantennero fino al XII secolo, nel suo territorio migrarono consistenti gruppi di coloni provenienti dall'Italia settentrionale, che fecero del territorio una delle maggiori terre lombarde di Sicilia. Molto importante dal punto di vista storico è il suo castello arabo-normanno; interessante è anche la Necropoli di Piano della Fiera: in uso fino all'epoca paleocristiana, le sue origini risalgono alla preistoria.

Infine, c'è da individuare la Provincia di Fela, confinante con quella di Montelusa. Fela (in antico greco Phelas) è l'antico nome della città cui gli Arabi diedero il nome di Caltagirone, dall'arabo Qal' at al Gharùn, "rocca delle giare". Il 25 luglio 1091, dopo aver sconfitto i saraceni nei pressi di Caltagirone, nella piana che da allora fu detta del "Conte", il conte normanno Ruggero entrò trionfalmente in città: è il giorno in cui la Chiesa celebra il martirio di San Giacomo Maggiore, al cui intervento soprannaturale il conte attribuì la vittoria per averne invocato l'aiuto. Per questa ragione Caltagirone scelse l'apostolo a proprio patrono, e riprese l'antico nome greco di Fela. Fu il nobile Gualtiero di Fela a sollecitare l'avvento di re Pietro d'Aragona nel corso dell'assedio di Messina. Deluso nelle sue aspettative dal nuovo monarca, Gualtiero cospirò contro di lui e fu per questo decapitato in Piazza San Giuliano nel 1283. I secoli XV-XVII furono l'epoca aurea dell'artigianato della ceramica, per cui la città è ancor oggi famosa: essa si arricchì di chiese, istituti, collegi e conventi. Nacque pure l'università nella quale si insegnavano giurisprudenza, filosofia e medicina, nonché un ospedale che era tra i migliori della Sicilia. Fela fu città simbolo del popolarismo italiano di Don Luigi Sturzo, che in essa è nato il 26 novembre 1871. Nel 1968 fu scorporata dalla Provincia di Catania e fu creata la Provincia di Fela (targa FL).

Nota Bene: so che in realtà, quando parla di Vigata, Andrea Camilleri ha in mente Porto Empedocle, e quando parla di Montelusa ha in mente Agrigento, come si inferisce ad esempio da questo link. Ma la mia vuole essere, appunto, una proposta alternativa, "ucronica", in linea con lo spirito di questo sito. Lo dimostra il fatto che nella cartina soprastante è visibile pure l'Isola Ferdinandea!

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William Riker ha preso spunto da questo per la sua nuova proposta:

L'architetto Livia Burlando, compagna di Salvo Montalbano, si reca da sola in vacanza in Valle d'Aosta perchè il commissario siculo è impegnato in qualche indagine, e qui viene sequestrata per ordine della famiglia mafiosa dei Cuffaro, i cui affari malavitosi sono stati più volte mandati a monte da Montalbano, con la complicità della malavita del Nord. Montalbano si precipita ad Aosta, dove scopre che le indagini sono state affidate al Vicequestore Rocco Schiavone, "esiliato" da Roma in Valle d'Aosta per i suoi metodi poco ortodossi. L'alleanza tra i due super-investigatori si rivelerà fin da subito conflittuale, e Schiavone scoprirà che a rapire Livia è stato lo stesso manigoldo che ha ucciso la sua amica Adele Talamonti. Riusciranno i due a sgominare i Cuffaro e a liberare Livia?

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Al che Enrico Pellerito, siciliano come Montalbano, ha risposto:

Presumo che la conflittualità derivi dal fatto che, per rispetto della pura competenza territoriale giudiziaria, le indagini vengano affidate a Schiavone, mentre Montalbano sarà presente in zona solo a titolo personale, non potendo "ufficialmente" compiere alcuna attività investigativa senza formale disposizione delle autorità superiori (Questura di Montelusa e Questura di Aosta).

Certamente Montalbano sarà in angoscia per la sorte di Livia e pretenderà, perlomeno, di essere messo al corrente della situazione, dei dati e degli indizi in possesso dei suoi colleghi, ma poi, forse, vorrà dire la sua e rendere più spedita possibile la ricerca.

In un primo tempo Schiavone sarà accondiscendente verso il collega giunto dalla Sicilia, ma quasi subito dovrà far valere le sue prerogative nel momento che Montalbano mostrerà di "tracimare". Sarà una storia certo interessante.

Mi permetto consigliarti di restare quanto più vicino a quella che è la realtà italiana in merito alle trame poliziesche. In effetti, per come sono stati sempre soliti dire i poliziotti inglesi in merito ai racconti sui grandi detective della narrativa, "...brillanti le idee di questi autori, eppure [...] non funzionerebbero altrettanto bene nella vita reale".

Conosco personalmente alcuni rappresentanti nelle forze dell'ordine e che occupano posizioni in vari livelli, dalla base ai quadri e tutti concordano nel dire che gli autori italiani, sia nella carta stampata che nella cinematografia e nelle fiction, masticano molto poco di attività investigativa, comportamentale e strutturale dei vari organismi investigativi.
Se solo si sospettasse che Schiavone faccia uso di sostanze stupefacenti anche leggere, verrebbero presi immediati provvedimenti disciplinari nei suoi confronti, a partire dalla sospensione del servizio, mentre è del tutto fuori della realtà la permanenza di Montalbano e di Augello, così come l'eterna posizione gerarchica di vice-commissario del secondo, sempre nella stessa sede.

Ma è chiaro che la visione romanzesca è tutta un'altra cosa, compresa la versione giovanile dei due anzidetti funzionari di Polizia. Le esigenze dei romanzi polizieschi e ancora più dei filoni interessanti i medesimi personaggi sono per definizione romanzate e quindi obbediscono ad altre regole.

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Tommaso Mazzoni ha obiettato:

Se solo si sospettasse, ma A) non si sospetta, B) se si sospetta, in onore ai risultati ottenuti, si chiudono gli occhi, nel caso di Schiavone. Non ci vedo particolari forzature. Nel caso di Montalbano, non sussistendo i motivi per un trasferimento di tipo punitivo, rimarrebbero i trasferimenti premiali con aumento di grado, che, però possono essere rifiutati; idem per Mimì.

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Ma subito Enrico Pellerito ha replicato:

Schiavone parte handicappato da ciò che ha causato il suo trasferimento ad Aosta, comunque le amministrazioni chiudono gli occhi su alcune "difformità" in ordini ai metodi investigativi, a volte negli interrogatori, ma l'uso di sostanze stupefacenti tra le forze dell'ordine (fenomeno che esiste) è fortemente punito anche con la radiazione (come d'altronde molte altri reati, una volta appurati e quando si è giunti a giudizio finale) prescindendo dai risultati ottenuti nel lavoro.

Per i ruoli rientranti tra le qualifiche a partire dai funzionari nei corpi civili, come per i gradi gerarchici relativi agli ufficiali nei corpi di polizia ad ordinamento militare, i trasferimenti ciclici sono obbligatori e questo in maniera indipendente dai meriti eventuali, onde evitare quello che viene definito prolungato contatto con la realtà locale e le possibili conseguenze in ordine allo stesso.

Tali disposizioni, basate sulla preminente esigenza di servizio che supera quelle individuali, sono state, nel tempo, attenuate per quanto riguarda la Polizia di Stato (così come precedentemente avvenuto per i magistrati che, invece, possono svolgere molto più a lungo il servizio nella medesima sede) in ragione di particolari situazioni riguardanti il territorio, ma si tratta di eccezioni che, comunque, vengono decise dalle preposte autorità sentito il parere dell'interessato.

Per cui se tizio svolge bene il proprio lavoro in una determinata sede e si ritiene che il suo spostamento potrebbe nuocere all'attività fin li svolta dalla struttura da lui diretta, si può disporre la posposizione della prevista rotazione, ribadisco sentito anche l'interessato, senza che questo comporti annotazioni negative sullo stato di servizio e precluda eventuale promozione.

Rifiutare, invece, trasferimenti, compresi quelli legati a seguito di avanzamento, è tutta un'altra faccenda. Ci vogliono solide motivazioni, come particolari condizioni famigliari o personali, per proporre un diniego e, in genere, se non si tratta di problemi riservati, la Direzione centrale per le risorse umane provvede alla predisposizione degli elenchi del personale delle qualifiche funzionari commissari e funzionari dirigenti che devono venire ciclicamente trasferiti, con un certo grado di conoscenza della singola situazione dei soggetti e delle esigenze strutturali.

Fra l'altro, prestigio personale e trattamento economico sono direttamente legati alla qualifica; per esempio un vice-commissario, anche se con più anni di servizio rispetto ad un commissario che si ritrova nella qualifica avendo meno anzianità (ma è già una situazione anomala), guadagnerà sempre qualcosa di meno; si tratta di contratti con caratteristiche diverse rispetto a quelli dell'amministrazione pubblica in genere, figuriamoci del resto del mondo del lavoro.

Diversa è la posizione per quanto riguarda gli ispettori, i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti, dato che non sono tenuti a rotazione fuori sede obbligatoria, ma solo su disposizione superiore per esigenze di servizio o a richiesta dell'interessato.

Più rigida la regolamentazione nei Carabinieri e nella Guardia di Finanza, dove anche per le rispettive corrispondenti posizioni di marescialli e brigadieri i trasferimenti ciclici sono previsti, potendo, però, rimanere nell'ambito grosso modo regionale e solo i graduati (considerati tali anche quelli che possiamo definire carabinieri e finanzieri semplici) possono restare nello stesso posto per un tempo indefinibile, dopo essere stati soggetti ad almeno un primo trasferimento rispetto alla prima sede loro assegnata.

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Degno di nota inoltre è quanto ha realizzato per noi Lord Wilmore:

Avete notato che le fiction italiane sono ambientate ognuna in una città diversa della Penisola? Ho provato a localizzare su una cartina le fiction che ho avuto modo di vedere in TV negli anni 2010-2017: voi che ne dite?

Secondo voi, sarebbe possibile creare dei crossover tra queste fiction? Qualcuno ci ha già provato: alla fine dell'ultima puntata dell'Ottava Stagione di "Don Matteo", Suor Angela (interpretata da Elena Sofia Ricci) fa una breve comparsata per promuovere la fiction "Che Dio ci aiuti", e al termine della Decima Stagione di "Don Matteo" ecco spuntare Lisa Marcelli, interpretata da Vanessa Incontrada, ed Enrico Vinci, impersonato da Lino Guanciale, per promuovere la fiction "Non dirlo al mio capo". Ma se intere puntate vedessero recitare insieme i protagonisti di fiction diverse? Chissà cosa potrebbe venirne fuori...

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Chiudiamo per ora con questo breve ma interessante contributo di Agatha Christie:

I veleni nei libri gialli

"Entrò nel bagno e prese il nebulizzatore che usava di solito. Inserì il beccuccio in una narice e premette. L'allarme le giunse un attimo troppo tardi... Il suo cervello avverti l'odore insolito di mandorle amare... Ma non in tempo per arrestare le dita che premevano..."

Agatha Christie, Assassinio allo specchio

Per bocca, attraverso il naso, con una piccola puntura... Gli scrittori di gialli trovano tutti i modi possibili per avvelenare la vittima di turno. Perché proprio il veleno? Perché, al contrario di un colpo alla testa o di una pallottola, i veleni sono molto più subdoli e affascinanti. Avvelenamenti scambiati per malori, casualità... I veleni offrono molte più possibilità di creare una trama coinvolgente e misteri non facili da svelare per il detective protagonista. Agatha Christie, al contrario di altri suoi illustri colleghi (Conan Doyle, Stout), è particolarmente affezionata all'arte dell'avvelenamento e non disdegna di sfoderare un vero e proprio arsenale di sostanze tutt'altro che igieniche.

Quali sono i veleni più comuni tra i giallisti? Come funzionano effettivamente? Ecco un piccolo elenco che uno scrittore di gialli (e un lettore) dovrebbe conoscere a menadito.

1) Arsenico (As)Il simbolo alchemico dell'arsenico

La parola arsenico è un prestito dal persiano "Zarnik", che vuol dire "ornamento giallo"; zarnik venne adottato nel greco antico nella forma "arsenikon". L'arsenico uccide danneggiando in modo gravissimo il sistema digestivo, portando l'intossicato alla morte per shock.
A destra, il simbolo alchemico dell'arsenico.

2) Stricnina (C21H22N202)

La stricnina e un alcaloide molto tossico: la dose mortale media e di 1 mg/ kg. Agisce come potente eccitante del sistema nervoso centrale e causa il blocco di particolari terminazioni nervose. Questo fa sì che ogni stimolo causi convulsioni. La morte sopravviene per blocco respiratorio o per esaurimento fisico.

3) Cianuro di Potassio (KCN)

Il cianuro di potassio è il sale di potassio dell'acido cianidrico ed esala il tipico odore di mandorle amare, se umido o a contatto con l'aria. II cianuro di potassio, se ingerito in piccole dosi, ha sapore acre e causa rapidamente irritazione e intorpidimento della gola, ansia e confusione, vertigini, sensazione di soffocamento e respirazione convulsa. La vittima perde velocemente conoscenza, ha convulsioni ed infine muore per arresto respiratorio e cardiocircolatorio. La dose letale del cianuro di potassio varia da 150 a 300 mg; una dose massiccia provoca la morte in 8 - 10 secondi.

A queste colonne portanti bisogna aggiungere le dosi letali di sonnifero e i derivati di piante tossiche come la belladonna (atropina), l'aconito (aconitina) e l'intramontabile cicuta (coniina, conidrina, pseudoconidrina, metilconicina, coniceina). E chi più ne ha, più ne metta.

Agatha Christie

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Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


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