È scoppiato un Sessantotto!

di Lord Wilmore


Il Sessantotto italiano degenera in una vera e propria guerra civile con scontri armati, barricate e sparatorie nelle principali città. Il Partito Comunista Italiano proclama l'insurrezione generale e insedia a Firenze un governo presieduto da un triumvirato formato da Luciano Lama, Armando Cossutta e Sergio Garavini; esso proclama la nascita della Repubblica Popolare Italiana. I Soviet del Popolo immediatamente creatisi prendono il controllo di città come Bologna, Ravenna, Napoli, L'Aquila, Bari e Reggio Calabria. Vengono invece violentemente respinti dalla Città di Roma, che proclama la rinascita dopo 119 anni della gloriosa Repubblica Romana con a capo Giulio Andreotti; questi riporta in vigore sia la bandiera che la Costituzione del 1849. Intanto il governo legittimo guidato da Aldo Moro ripara a Genova e da qui a Milano, dove invoca l'aiuto degli altri paesi NATO. A sua volta però la Repubblica Popolare Italiana chiede l'aiuto dell'URSS e l'ammissione nel Patto di Varsavia; Leonid Breznev mette in guardia Lyndon Johnson dall'attaccare il governo di Firenze, o sarà la guerra nucleare. Intanto, con l'aiuto francese e britannico i Soviet sono espulsi dal Nord d'Italia, i comunisti fuggono a sud del Po mentre un forte esodo di anticomunisti ha luogo nella direzione opposta. Alla fine la situazione si stabilizza ed il nuovo confine tra i due blocchi è fissato sul Po. A sud di esso però Piacenza scaccia i Soviet e forma un governo provvisorio, mentre la Royal Navy occupa le isole dell'Arcipelago Toscano. Aldo Moro proclama a Torino la nascita della Repubblica Federale Italiana, formata da sei stati: Repubblica di Genova (che così finalmente risorge), Repubblica di Piemonte, Repubblica di Valle d'Aosta, Stato di Milano (la nostra Lombardia), Repubblica di Piacenza (poco più dell'omonima provincia) e Repubblica dell'Arcipelago Toscano. A Venezia invece è solennemente proclamata dopo 171 anni la rinascita della Repubblica di Venezia, che comprende i territori dei nostri Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia sino a Trieste. La Provincia di Bolzano rifiuta di aderire e dopo un plebiscito si unisce all'Austria, ricostituendo il Grande Tirolo; esodo di italofoni verso la Repubblica Federale Italiana e verso la Repubblica di Venezia. In Sicilia, che ha anch'essa respinto gli attacchi comunisti, viene restaurato il Regno di Sicilia con capitale Palermo, la corona è offerta a Carlo Maria di Borbone-Due Sicilie (nato il 16 gennaio 1938) che accetta e prende il nome di Carlo I di Borbone-Sicilia. Anche la Sardegna proclama la sua indipendenza; nasce una repubblica con capitale Cagliari, divisa in sei Giudicati (Arborea, Campidano, Sulcis, Cagliari, Gallura, Sassari), che persegue una politica di neutralità e di forte isolazionismo.

Repubblica Federale Italiana

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Repubblica di Venezia

Repubblica Popolare Italiana

Repubblica Romana

   

Repubblica Federale Italiana, Repubblica di Venezia, Repubblica Romana e Regno di Sicilia sono immediatamente ammesse nella NATO e nella CEE (che sale così a 9 stati membri), mentre la Repubblica Popolare Italiana aderisce al Patto di Varsavia e al Comecon, e come detto la Sardegna sceglie la neutralità di tipo svizzero. Il governo di Firenze instaura la dittatura del partito unico, chiamato ora Partito Comunista d'Italia, e diventa uno dei più fedeli satelliti dell'URSS (tanto che Nixon la definirà "la sedicesima delle quindici repubbliche federali dell'URSS"). A Mosca sono concesse molte basi militari nella penisola, e nel 1970 il governo di Firenze, ora presieduto da Armando Cossutta in qualità di Presidente del Soviet Supremo d'Italia, cede formalmente le Isole Tremiti all'URSS, che le annette alla RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa) e vi insedia non solo un'imponente base navale, ma anche lussuosissimi resort per i caporioni sovietici che vi verranno in vacanza. Anche su Ponza è insediata una base sovietica, anche se formalmente l'isola resta sotto sovranità della Rep. Pop. It. Tito si sente minacciato dall'imponente base militare sovietica delle isole Tremiti, così come dalle navi sovietiche di stanza nei porti di Ancona e Bari, e si riavvicina all'Occidente, adottando alcune misure economiche tipiche dei paesi ad economia capitalista.

Dal canto suo la Rep. Fed. It. Si trasforma in uno dei bastioni dell'Occidente contro l'avanzata sovietica. Il governo di Torino (la capitale risorgimentale assurta di nuovo al rango che le compete) dichiara tutti i cittadini della Rep. Pop. It. automaticamente anche cittadini della Rep. Fed. It., incentivandoli a fuggire "nella terra delle libertà". Comincia un'emorragia dalla Repubblica Popolare verso la Repubblica Federale, la Repubblica di Venezia e la Repubblica Romana: in vent'anni un milione di persone abbandonerà il territorio controllato da Firenze, nonostante la ferrea sorveglianza alle frontiere da parte della neocostituita Armata Rossa d'Italia. Ne consegue che la Rep. Pop. It. si spopola e si impoverisce, mentre la Rep. Fed. It. si arricchisce e diventa in breve tempo una potenza economica, puntando sul nuovo settore dell'elettronica, dei computer e del software. La moneta della Repubblica Federale, che ha ancora il nome di Lira, vale 2000 delle vecchie lire unitarie ed è una delle monete più forti del continente europeo; Milano, Torino, Genova, Alessandria, Bergamo, Brescia, Piacenza diventano grandi metropoli pulsanti di attività industriali e soprattutto di servizi, e la Borsa di Milano conosce guadagni fortissimi. Mentre la Repubblica Popolare Italiana chiude le centrali nucleari civili e ne tiene in funzione solo due militari per cercare di dotarsi dell'arma atomica, nella Repubblica Federale Italiana funzionano a pieno regime otto centrali nucleari (6 PWR e 2 BWR) che producono l'85 % del fabbisogno energetico dello stato, svincolandolo dalla dipendenza dal petrolio. Insomma, la Rep. Fed. It. si trasforma ben presto nella terza potenza economica mondiale dopo Stati Uniti d'America e Giappone, doppiando Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Canada ed Unione Sovietica, nonostante l'esiguità del suo territorio. Le Alpi offrono scenari da sogno per i turisti della neve provenienti da tutto il mondo, così come le coste Liguri e l'arcipelago toscano vedono un grande afflusso di amanti del mare.

Le prime elezioni politiche del 1969 nella Rep. Fed. It. vedono la Democrazia Cristiana di Aldo Moro prevalere sul Partito Socialista Unificato di Sandro Pertini, mentre fuori dal Parlamento Subalpino di Torino (unicamerale e formato da 300 deputati) restano l'estrema destra e l'estrema sinistra. Moro rivince cinque anni dopo nel 1974, mentre nel 1979 vincerà il Partito Socialista, ora guidato da Bettino Craxi, che governerà sino al 1984, anno in cui vincerà la Democrazia Cristiana, guidata da Benigno Zaccagnini. Si stabilisce così una vera Democrazia dell'Alternanza. Invece la Repubblica di Venezia è governata stabilmente dall'alleanza tra Democrazia Cristiana e Liga Veneta; nella Repubblica Romana Giulio Andreotti governa praticamente a vita, mentre in Sicilia si susseguono governi di centrodestra relativamente deboli.

Nel 1975 il governo di Torino acquista dalla Francia l'isolotto di Clipperton, nel Pacifico orientale, ritenuto da Parigi per lo più improduttivo. Ignorando le accuse di "colonialismo" da parte del governo sovietico di Firenze, la Rep. Fed. It. gli restituisce l'antico nome di Isola della Passione e, oltre ad acquisire diritti di pesca nel Pacifico, vi insedia un grande centro di studi oceanografici e soprattutto un poligono spaziale, battezzato San Giovanni dell'Ariosto, da dove la neocostituita Agenzia Spaziale Italiana, finanziata oltre che dalla Rep. Fed. It. anche dalla Rep. Di Venezia, dalla Rep. Romana e dal Regno di Sicilia, lancia in orbita i suoi satelliti. Nel 1984 la Rep. Fed. It. diventa il terzo paese del mondo dopo URSS ed USA a spedire nello spazio un proprio astronauta con un proprio vettore appositamente progettato. Ormai la Rep. Fed. It. è assurta al rango di potenza mondiale, e con Stati Uniti dì America, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia e Germania Ovest siede a buon diritto al tavolo del G7.

Nel 1971 iniziano la loro attività terroristica le Brigate Rosse, anche note come Partito Comunista Combattente, che porta avanti una vera e propria attività di guerriglia nella Rep. Fed. It., nella Rep. Di Venezia, nella Rep. Romana e nel Regno di Sicilia. Il movimento, guidato da Renato Curcio, è finanziato sottobanco dalla Rep. Pop. It. La loro vittima più illustre è Vittorio Bachelet, assassinato a Roma il 12 febbraio 1980. Il governo di Torino risponde a sua volta finanziando sottobanco movimenti guerriglieri di destra che agiscono contro il governo filosovietico; opera sua è ad esempio la strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Dopo la morte di Josip Broz detto Tito, avvenuta il 4 maggio 1980, la presenza minacciosa della Rep. Pop. It., ostilissima alla Jugoslavia "deviazionista", fa sì che quest'ultima si avvicini sempre di più all'Occidente, evitando la deriva nazionalista che nella nostra Timeline portò alla sua disintegrazione. Nel 1987 il Presidente della Federazione, il croato Stipe Mesic, introduce le prime timide aperture alla libertà di stampa e di associazione. Nel 1990 viene abbandonato il monopartitismo; i comunisti guidati dal serbo Slobodan Milosevic sono nettamente sconfitti dai centristi di Stipe Mesic, il Kosovo è elevato a settima repubblica federale e la Jugoslavia si avvicina sempre di più all'Europa. Il 1 gennaio 1999 la Jugoslavia sarà il primo paese ex comunista ad essere ammesso nell'Unione Europea.

Dal punto di vista sportivo, ognuno dei nuovi stati italiani ha una sua Nazionale di Calcio, ma sono tutte di secondo piano, tranne la Nazionale della Rep. Fed. It., che ha ereditato l'azzurro dell'antica Nazionale italiana, la quale si rivela una vera e propria superpotenza calcistica. Essa arriva:

In totale: in dieci edizioni abbiamo cinque vittorie, un secondo posto, due terzi posti e due quarti posti: un record difficilmente uguagliabile!

Invidiabile anche il tabellino di marcia degli Azzurri di Torino nei Campionati Europei di Calcio, vinti nel 1972, nel 1980 (edizione casalinga, boicottata dalla Rep. Pop. It.), nel 1988 e nel 2000, oltre a un secondo posto nel 1996 dietro alla Germania e a cinque terzi posti.

Non sono da meno le squadre di club della Rep. Fed. It., sempre ai primi posti nel calcio europeo. Il Campionato 1969-1970 vede la partecipazione di 16 squadre: Juventus, Torino, Alessandria, Pro Vercelli, Novara, Genoa, Sampdoria, Milan, Inter, Atalanta, Brescia, Mantova, Varese, Pro Patria, Piacenza e Como. Il primo titolo della Rep. Fed. It. va al Milan che supera di 8 punti la Juventus. Invece quest'anno il Campionato Veneto è vinto dall'Udinese, quello della Rep. Romana dalla Lazio, quello Siculo dal Catania e quello Sardo dal Cagliari. Nel Campionato 1970-1971 al primo turno della Coppa dei Campioni il Milan è opposto proprio alla Stella Rossa di Firenze, campione della Rep. Pop. It. I dirigenti sovietici fanno di tutto per impedire ai tifosi del Milan di raggiungere Firenze ma, nonostante i tifosi allo stadio siano tutti fiorentini e il regime abbia trasformato la partita in una battaglia ideologica contro il capitalismo torinese, il Milan si impone a Firenze per 8-0. Il regime impedisce allora alla squadra di recarsi a Milano per giocare il ritorno, il che fa sì che la Stella Rossa di Firenze si becchi un 3-0 a tavolino e una squalifica di due anni nelle competizioni europee. Al posto del match di ritorno allo stadio San Siro è giocata un'amichevole con il Peñarol, vinta 4-2 dal Milan, il cui incasso va interamente in beneficenza. Il Trofeo continentale in quest'edizione sarai poi vinto proprio dal Milan, battendo per 2-0 il Panathinaikos di Atene allo Stadio di Wembley.

Da notare che, quando nel 1989 crolla il Muro di Berlino, l'unico regime comunista a sopravvivere in Europa è proprio quello della Rep. Pop. It., che sopravvive fino ai nostri giorni come la Cuba dei fratelli Castro, benché messa in ginocchio economicamente dalla crisi del 2008 e scossa da continui moti di piazza che chiedono democrazia, regolarmente repressi dal governo di Firenze.

E poi?

Lord Wilmore

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C'è anche una versione francese del Fanta-Sessantotto, ce la propone il solito Perchè No?:

Nella serie di fumetti ucronici francesi "Jour J" c'è qualcosa di molto simile all'idea del nostro Milord: si intitola "Parigi brucia ancora". L'idea di base é sempre quella di una rivoluzione riuscita nel 1968, però stavolta le cose girano nel verso sbagliato, e la rivoluzione provoca una guerra civile. De Gaulle muore in circostanze poco chiare nel 1968, l'esercito tenta di riprendere il controllo di Parigi con la forza, ma viene respinto. Inizia allora il cosiddetto « Secondo Assedio della Comune di Parigi ».

A questo punto l'ucronia si da distopia, al posto di riuscire. Un gruppo di terroristi maoisti riesce a penetrare nella base di missili atomici dell'Albion (nel sud della Francia) e, con l'aiuto di scienziati alleati, lancia due missili contro lo Stato Maggiore dell'esercito che aveva preso posizione a Versailles, distruggendo il palazzo e la maggior parte dell'Ovest parigino. Il paese piomba allora nell'anarchia, non c'é più governo, il comune di Parigi non controlla neanche la città dove i combattimenti si svolgono tra milizie di destra e di sinistra. Il paese é messo a ferro e fuoco tra « les bleus » (Gollisti) e « les Noirs » (Anarchici e comunisti). Gli alleati euro-americani provano allora a sbarcare nel paese, ma vengono respinti a Calais dall'esercito socialista e preferiscono lasciare la Francia al suo destino. A Caen i due partiti francesi si scontrano in una terribile battaglia di carri armati che distrugge il 90 % della città. Una buona parte del paese muore di fame perché la produzione agricola é contaminata dalle radiazioni.

La storia inizia nel 1976 con lo sbarco delle truppe dell'ONU in Normandia (ancora!), al quale partecipano Americani e Sovietici insieme, d'accordo per una volta sul fatto di non lasciare che le cazzate dei Francesi provochino una guerra mondiale. Il personaggio centrale é un giornalista che visita Parigi e cerca informazioni sulla sparizione delle opere del Louvre. La capitale é divisa in campi fortificati principalmente tra la Milizia del Cristo-Re, gruppo neo-Vandeano e cattolico tradizionalista legato a Monsignor Lefevbre, che ha il suo quartier generale nella basilica del Sacro Cuore, l'altro campo é composto da anarchici punk che hanno come religione solo le loro armi e i prodotti psicotropi.

Non racconto tutta la storia, eccezione fatta per la distruzione a colpi di martello della Venere di Milo da parte dei neo-Vandeani che bruciano anche la Gioconda: un'opera pagana e un idolo satanico. Vediamo anche il massacro dei due gruppi nella Battaglia di Montmartre, che vede la collina ridotta in polvere (anche le truppe ONU prendono molti colpi e perdono un'unità intera di carri, che cade nelle catacombe della città trasformate in trappola).

Alla fine lo scandalo dopo il massacro senza motivo é tale, che l'ONU decide di sospendere il seggio francese nel Consiglio di Sicurezza e la sua sovranità, USA e URSS di comune accordo disarmano tutti i gruppi mentre Papa Paolo VI scomunica i gruppi cattolici tradizionalisti, che a questo punto lasciano le armi. A poco a poco la situazione migliora (senza entrare nel dettaglio di quali uomini politici siano mostrati e di quali colpi di Stato siano sventati), e Parigi viene ricostruita; la conclusione del racconto coincide con la riscoperta delle opere rubate al Louvre.

Il prossimo volume racconterà la vita negli USA dopo la guerra nucleare « vittoriosa » nel 1962, e la resistenza americana contro la minaccia messicana.


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