È scoppiato un Sessantotto!

di Lord Wilmore


Il Sessantotto italiano degenera in una vera e propria guerra civile con scontri armati, barricate e sparatorie nelle principali città. Il Partito Comunista Italiano proclama l'insurrezione generale e insedia a Firenze un governo presieduto da un triumvirato formato da Luciano Lama, Armando Cossutta e Sergio Garavini; esso proclama la nascita della Repubblica Popolare Italiana. I Soviet del Popolo immediatamente creatisi prendono il controllo di città come Bologna, Ravenna, Napoli, L'Aquila, Bari e Reggio Calabria. Vengono invece violentemente respinti dalla Città di Roma, che proclama la rinascita dopo 119 anni della gloriosa Repubblica Romana con a capo Giulio Andreotti; questi riporta in vigore sia la bandiera che la Costituzione del 1849. Intanto il governo legittimo guidato da Aldo Moro ripara a Genova e da qui a Milano, dove invoca l'aiuto degli altri paesi NATO. A sua volta però la Repubblica Popolare Italiana chiede l'aiuto dell'URSS e l'ammissione nel Patto di Varsavia; Leonid Breznev mette in guardia Lyndon Johnson dall'attaccare il governo di Firenze, o sarà la guerra nucleare. Intanto, con l'aiuto francese e britannico i Soviet sono espulsi dal Nord d'Italia, i comunisti fuggono a sud del Po mentre un forte esodo di anticomunisti ha luogo nella direzione opposta. Alla fine la situazione si stabilizza ed il nuovo confine tra i due blocchi è fissato sul Po. A sud di esso però Piacenza scaccia i Soviet e forma un governo provvisorio, mentre la Royal Navy occupa le isole dell'Arcipelago Toscano. Aldo Moro proclama a Torino la nascita della Repubblica Federale Italiana, formata da sei stati: Serenissima Repubblica di Genova (che così finalmente risorge), Repubblica di Piemonte, Repubblica di Valle d'Aosta, Stato di Milano (la nostra Lombardia), Repubblica di Piacenza (poco più dell'omonima provincia) e Repubblica dell'Arcipelago Toscano. A Venezia invece è solennemente proclamata dopo 171 anni la rinascita della Serenissima Repubblica di Venezia, che comprende i territori dei nostri Veneto, Trentino e Friuli-Venezia Giulia sino a Trieste. La Provincia di Bolzano rifiuta di aderire e dopo un plebiscito si unisce all'Austria, ricostituendo il Grande Tirolo; esodo di italofoni verso la Repubblica Federale Italiana e verso la Repubblica di Venezia. In Sicilia, che ha anch'essa respinto gli attacchi comunisti, viene restaurato il Regno di Sicilia con capitale Palermo, la corona è offerta a Carlo Maria di Borbone-Due Sicilie (nato il 16 gennaio 1938) che accetta e prende il nome di Carlo I di Borbone-Sicilia. Anche la Sardegna proclama la sua indipendenza; nasce una repubblica con capitale Cagliari, divisa in sei Giudicati (Arborea, Campidano, Sulcis, Cagliari, Gallura, Sassari), che persegue una politica di neutralità e di forte isolazionismo.

Repubblica Federale Italiana

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Repubblica di Venezia

Repubblica Popolare Italiana

Repubblica Romana

   

Repubblica Federale Italiana, Repubblica di Venezia, Repubblica Romana e Regno di Sicilia sono immediatamente ammesse nella NATO e nella CEE (che sale così a 9 stati membri), mentre la Repubblica Popolare Italiana aderisce al Patto di Varsavia e al Comecon, e come detto la Sardegna sceglie la neutralità di tipo svizzero. Il governo di Firenze instaura la dittatura del partito unico, chiamato ora Partito Comunista d'Italia, e diventa uno dei più fedeli satelliti dell'URSS (tanto che Nixon la definirà "la sedicesima delle quindici repubbliche federali dell'URSS"). A Mosca sono concesse molte basi militari nella penisola, e nel 1970 il governo di Firenze, ora presieduto da Armando Cossutta in qualità di Presidente del Soviet Supremo d'Italia, cede formalmente le Isole Tremiti all'URSS, che le annette alla RSFSR (Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa) e vi insedia non solo un'imponente base navale, ma anche lussuosissimi resort per i caporioni sovietici che vi verranno in vacanza. Anche su Ponza è insediata una base sovietica, anche se formalmente l'isola resta sotto sovranità della Rep. Pop. It. Tito si sente minacciato dall'imponente base militare sovietica delle isole Tremiti, così come dalle navi sovietiche di stanza nei porti di Ancona e Bari, e si riavvicina all'Occidente, adottando alcune misure economiche tipiche dei paesi ad economia capitalista.

Dal canto suo la Rep. Fed. It. Si trasforma in uno dei bastioni dell'Occidente contro l'avanzata sovietica. Il governo di Torino (la capitale risorgimentale assurta di nuovo al rango che le compete) dichiara tutti i cittadini della Rep. Pop. It. automaticamente anche cittadini della Rep. Fed. It., incentivandoli a fuggire "nella terra delle libertà". Comincia un'emorragia dalla Repubblica Popolare verso la Repubblica Federale, la Repubblica di Venezia e la Repubblica Romana: in vent'anni un milione di persone abbandonerà il territorio controllato da Firenze, nonostante la ferrea sorveglianza alle frontiere da parte della neocostituita Armata Rossa d'Italia. Ne consegue che la Rep. Pop. It. si spopola e si impoverisce, mentre la Rep. Fed. It. si arricchisce e diventa in breve tempo una potenza economica, puntando sul nuovo settore dell'elettronica, dei computer e del software. La moneta della Repubblica Federale, che ha ancora il nome di Lira, vale 2000 delle vecchie lire unitarie ed è una delle monete più forti del continente europeo; Milano, Torino, Genova, Alessandria, Bergamo, Brescia, Piacenza diventano grandi metropoli pulsanti di attività industriali e soprattutto di servizi, e la Borsa di Milano conosce guadagni fortissimi. Mentre la Repubblica Popolare Italiana chiude le centrali nucleari civili e ne tiene in funzione solo due militari per cercare di dotarsi dell'arma atomica, nella Repubblica Federale Italiana funzionano a pieno regime otto centrali nucleari (6 PWR e 2 BWR) che producono l'85 % del fabbisogno energetico dello stato, svincolandolo dalla dipendenza dal petrolio. Insomma, la Rep. Fed. It. si trasforma ben presto nella terza potenza economica mondiale dopo Stati Uniti d'America e Giappone, doppiando Regno Unito, Francia, Germania Ovest, Canada ed Unione Sovietica, nonostante l'esiguità del suo territorio. Le Alpi offrono scenari da sogno per i turisti della neve provenienti da tutto il mondo, così come le coste Liguri e l'arcipelago toscano vedono un grande afflusso di amanti del mare.

Le prime elezioni politiche del 1969 nella Rep. Fed. It. vedono la Democrazia Cristiana di Aldo Moro prevalere sul Partito Socialista Unificato di Sandro Pertini, mentre fuori dal Parlamento Subalpino di Torino (unicamerale e formato da 300 deputati) restano l'estrema destra e l'estrema sinistra. Moro rivince cinque anni dopo nel 1974, mentre nel 1979 vincerà il Partito Socialista, ora guidato da Bettino Craxi, che governerà sino al 1984, anno in cui vincerà la Democrazia Cristiana, guidata da Benigno Zaccagnini. Si stabilisce così una vera Democrazia dell'Alternanza. Invece la Repubblica di Venezia è governata stabilmente dall'alleanza tra Democrazia Cristiana e Liga Veneta; nella Repubblica Romana Giulio Andreotti governa praticamente a vita, mentre in Sicilia si susseguono governi di centrodestra relativamente deboli.

Nel 1975 il governo di Torino acquista dalla Francia l'isolotto di Clipperton, nel Pacifico orientale, ritenuto da Parigi per lo più improduttivo. Ignorando le accuse di "colonialismo" da parte del governo sovietico di Firenze, la Rep. Fed. It. gli restituisce l'antico nome di Isola della Passione e, oltre ad acquisire diritti di pesca nel Pacifico, vi insedia un grande centro di studi oceanografici e soprattutto un poligono spaziale, battezzato San Giovanni dell'Ariosto, da dove la neocostituita Agenzia Spaziale Italiana, finanziata oltre che dalla Rep. Fed. It. anche dalla Rep. Di Venezia, dalla Rep. Romana e dal Regno di Sicilia, lancia in orbita i suoi satelliti. Nel 1984 la Rep. Fed. It. diventa il terzo paese del mondo dopo URSS ed USA a spedire nello spazio un proprio astronauta con un proprio vettore appositamente progettato. Ormai la Rep. Fed. It. è assurta al rango di potenza mondiale, e con Stati Uniti dì America, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia e Germania Ovest siede a buon diritto al tavolo del G7.

Nel 1971 iniziano la loro attività terroristica le Brigate Rosse, anche note come Partito Comunista Combattente, che porta avanti una vera e propria attività di guerriglia nella Rep. Fed. It., nella Rep. Di Venezia, nella Rep. Romana e nel Regno di Sicilia. Il movimento, guidato da Renato Curcio, è finanziato sottobanco dalla Rep. Pop. It. La loro vittima più illustre è Vittorio Bachelet, assassinato a Roma il 12 febbraio 1980. Il governo di Torino risponde a sua volta finanziando sottobanco movimenti guerriglieri di destra che agiscono contro il governo filosovietico; opera sua è ad esempio la strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Dopo la morte di Josip Broz detto Tito, avvenuta il 4 maggio 1980, la presenza minacciosa della Rep. Pop. It., ostilissima alla Jugoslavia "deviazionista", fa sì che quest'ultima si avvicini sempre di più all'Occidente, evitando la deriva nazionalista che nella nostra Timeline portò alla sua disintegrazione. Nel 1987 il Presidente della Federazione, il croato Stipe Mesic, introduce le prime timide aperture alla libertà di stampa e di associazione. Nel 1990 viene abbandonato il monopartitismo; i comunisti guidati dal serbo Slobodan Milosevic sono nettamente sconfitti dai centristi di Stipe Mesic, il Kosovo è elevato a settima repubblica federale e la Jugoslavia si avvicina sempre di più all'Europa. Il 1 gennaio 1999 la Jugoslavia sarà il primo paese ex comunista ad essere ammesso nell'Unione Europea.

Dal punto di vista sportivo, ognuno dei nuovi stati italiani ha una sua Nazionale di Calcio, ma sono tutte di secondo piano, tranne la Nazionale della Rep. Fed. It., che ha ereditato l'azzurro dell'antica Nazionale italiana, la quale si rivela una vera e propria superpotenza calcistica. Essa arriva:

In totale: in dieci edizioni abbiamo cinque vittorie, un secondo posto, due terzi posti e due quarti posti: un record difficilmente uguagliabile!

Invidiabile anche il tabellino di marcia degli Azzurri di Torino nei Campionati Europei di Calcio, vinti nel 1972, nel 1980 (edizione casalinga, boicottata dalla Rep. Pop. It.), nel 1988 e nel 2000, oltre a un secondo posto nel 1996 dietro alla Germania e a cinque terzi posti.

Non sono da meno le squadre di club della Rep. Fed. It., sempre ai primi posti nel calcio europeo. Il Campionato 1969-1970 vede la partecipazione di 16 squadre: Juventus, Torino, Alessandria, Pro Vercelli, Novara, Genoa, Sampdoria, Milan, Inter, Atalanta, Brescia, Mantova, Varese, Pro Patria, Piacenza e Como. Il primo titolo della Rep. Fed. It. va al Milan che supera di 8 punti la Juventus. Invece quest'anno il Campionato Veneto è vinto dall'Udinese, quello della Rep. Romana dalla Lazio, quello Siculo dal Catania e quello Sardo dal Cagliari. Nel Campionato 1970-1971 al primo turno della Coppa dei Campioni il Milan è opposto proprio alla Stella Rossa di Firenze, campione della Rep. Pop. It. I dirigenti sovietici fanno di tutto per impedire ai tifosi del Milan di raggiungere Firenze ma, nonostante i tifosi allo stadio siano tutti fiorentini e il regime abbia trasformato la partita in una battaglia ideologica contro il capitalismo torinese, il Milan si impone a Firenze per 8-0. Il regime impedisce allora alla squadra di recarsi a Milano per giocare il ritorno, il che fa sì che la Stella Rossa di Firenze si becchi un 3-0 a tavolino e una squalifica di due anni nelle competizioni europee. Al posto del match di ritorno allo stadio San Siro è giocata un'amichevole con il Peñarol, vinta 4-2 dal Milan, il cui incasso va interamente in beneficenza. Il Trofeo continentale in quest'edizione sarai poi vinto proprio dal Milan, battendo per 2-0 il Panathinaikos di Atene allo Stadio di Wembley.

Da notare che, quando nel 1989 crolla il Muro di Berlino, l'unico regime comunista a sopravvivere in Europa è proprio quello della Rep. Pop. It., che sopravvive fino ai nostri giorni come la Cuba dei fratelli Castro, benché messa in ginocchio economicamente dalla crisi del 2008 e scossa da continui moti di piazza che chiedono democrazia, regolarmente repressi dal governo di Firenze.

E poi?

Lord Wilmore

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C'è anche una versione francese del Fanta-Sessantotto, ce la propone il solito Perchè No?:

Nella serie di fumetti ucronici francesi "Jour J" c'è qualcosa di molto simile all'idea del nostro Milord: si intitola "Parigi brucia ancora". L'idea di base é sempre quella di una rivoluzione riuscita nel 1968, però stavolta le cose girano nel verso sbagliato, e la rivoluzione provoca una guerra civile. De Gaulle muore in circostanze poco chiare nel 1968, l'esercito tenta di riprendere il controllo di Parigi con la forza, ma viene respinto. Inizia allora il cosiddetto « Secondo Assedio della Comune di Parigi ».

A questo punto l'ucronia si da distopia, al posto di riuscire. Un gruppo di terroristi maoisti riesce a penetrare nella base di missili atomici dell'Albion (nel sud della Francia) e, con l'aiuto di scienziati alleati, lancia due missili contro lo Stato Maggiore dell'esercito che aveva preso posizione a Versailles, distruggendo il palazzo e la maggior parte dell'Ovest parigino. Il paese piomba allora nell'anarchia, non c'é più governo, il comune di Parigi non controlla neanche la città dove i combattimenti si svolgono tra milizie di destra e di sinistra. Il paese é messo a ferro e fuoco tra « les bleus » (Gollisti) e « les Noirs » (Anarchici e comunisti). Gli alleati euro-americani provano allora a sbarcare nel paese, ma vengono respinti a Calais dall'esercito socialista e preferiscono lasciare la Francia al suo destino. A Caen i due partiti francesi si scontrano in una terribile battaglia di carri armati che distrugge il 90 % della città. Una buona parte del paese muore di fame perché la produzione agricola é contaminata dalle radiazioni.

La storia inizia nel 1976 con lo sbarco delle truppe dell'ONU in Normandia (ancora!), al quale partecipano Americani e Sovietici insieme, d'accordo per una volta sul fatto di non lasciare che le cazzate dei Francesi provochino una guerra mondiale. Il personaggio centrale é un giornalista che visita Parigi e cerca informazioni sulla sparizione delle opere del Louvre. La capitale é divisa in campi fortificati principalmente tra la Milizia del Cristo-Re, gruppo neo-Vandeano e cattolico tradizionalista legato a Monsignor Lefevbre, che ha il suo quartier generale nella basilica del Sacro Cuore, l'altro campo é composto da anarchici punk che hanno come religione solo le loro armi e i prodotti psicotropi.

Non racconto tutta la storia, eccezione fatta per la distruzione a colpi di martello della Venere di Milo da parte dei neo-Vandeani che bruciano anche la Gioconda: un'opera pagana e un idolo satanico. Vediamo anche il massacro dei due gruppi nella Battaglia di Montmartre, che vede la collina ridotta in polvere (anche le truppe ONU prendono molti colpi e perdono un'unità intera di carri, che cade nelle catacombe della città trasformate in trappola).

Alla fine lo scandalo dopo il massacro senza motivo é tale, che l'ONU decide di sospendere il seggio francese nel Consiglio di Sicurezza e la sua sovranità, USA e URSS di comune accordo disarmano tutti i gruppi mentre Papa Paolo VI scomunica i gruppi cattolici tradizionalisti, che a questo punto lasciano le armi. A poco a poco la situazione migliora (senza entrare nel dettaglio di quali uomini politici siano mostrati e di quali colpi di Stato siano sventati), e Parigi viene ricostruita; la conclusione del racconto coincide con la riscoperta delle opere rubate al Louvre.

Il prossimo volume racconterà la vita negli USA dopo la guerra nucleare « vittoriosa » nel 1962, e la resistenza americana contro la minaccia messicana.

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Diamo ora la parola a Generalissimus, che ha tradotto per noi questa ucronia:

Tre Timeline alternative: mondi che non ce l'hanno fatta

Chiunque sia minimamente interessato alla storia o al passato ad un certo punto ha pensato a come sarebbe il mondo oggi se un dato evento fosse andato diversamente.
La storia alternativa ha una formula semplice: cambi un certo evento in un certo momento e lei, signore, otterrà uno scenario e/o un video potenzialmente divertente, la varietà degli argomenti è senza limiti.
No, davvero, è così, l'unico problema è a quante persone importeranno.
Alcuni argomenti storici saranno sempre più popolari di altri, tutti sanno cos'è una Seconda Guerra Mondiale o una Guerra di Secessione americana… Persino Becky.
Ecco perché ad inizio anni 2000 History Channel mandava in onda così tanti programmi su Hitler: tutti sapevano chi era Hitler, così otteneva grandi ascolti, ma a volte a me non va solo di parlare di Hitler, voglio fare teorie sulle parti meno note della storia.
Nel 2017 avevo tante idee che volevo sviluppare, ma o erano troppo specifiche per il pubblico generale o lo scenario era piuttosto insipido, però, un po' come quella pizza vecchia di una settimana nel vostro frigo, non volevo neanche che andassero sprecate.
Questo video è in pratica una raccolta di argomenti coi quali non avevo idea di cosa fare… Perché sappiamo entrambi che altrimenti non ci avresti cliccato sopra, Becky! E quindi li condividerò tutti con voi ora.
Ogni scenario sarà diverso dal precedente, perciò considerateli dei piccoli video.
Partiamo:

1) E se il progetto Atlantropa venisse realizzato?
L'uomo ha sempre avuto il coraggio di navigare i mari e scoprire nuove terre da poter sfruttare, ma nel 20° secolo divenne difficile trovare nuove terre.
Ma col miracolo dell'ingegneria moderna possiamo ottenere nuove terre e per dieci anni questo è stato il sogno del progetto Atlantropa, una moderna meraviglia tecnologica per il futuro dell'Europa: piazzando alcune dighe, l'uomo può prosciugare il mare, facendo emergere centinaia di chilometri quadrati di coste.
Progetto Atlantropa: prendiamoci il nostro futuro! C'era una volta il sogno di un singolo uomo, un architetto di nome Herman Sörgel.
Negli anni '20 immaginò un progetto gigantesco che se avesse avuto successo avrebbe trasformato il volto dell'Europa.
Aveva escogitato un piano audace ma allo stesso tempo ridicolo che pensava avrebbe portato pace e stabilità ad un continente che di recente aveva perso milioni di vite a causa della guerra, e lo avrebbe fatto costruendo le dighe più grandi mai progettate alle estremità del suo mare, controllando il flusso d'acqua nel Mediterraneo.
Da qui, con un processo che sarebbe durato 150 anni, il mare sarebbe lentamente evaporato e sostituito dalla terraferma.
Sarebbe nato un nuovo continente: Atlantropa, una nuova terra composta da migliaia di chilometri quadrati di territorio un tempo sommerso, che sarebbe dovuta essere abitata e coltivata dagli Europei.
Le dighe che avrebbero dovuto tenere lontane l'oceano sarebbero state centrali idroelettriche che avrebbero generato abbastanza energia da alimentare l'intero continente con energia rinnovabile gratuita.
Ovviamente niente di tutto questo accadde davvero, era semplicemente un progetto troppo grande con troppe incognite, comunque è un'idea troppo affascinante e strana, perciò immaginiamo una TL dove Atlantropa viene creata davvero: Atlantropa era un'idea adatta ad un mondo utopistico che esisteva solo nella mente di Sörgel e non rifletteva la realtà.
Sörgel pensava in termini di grande architettura e grossi progetti, Atlantropa nella realtà non sarebbe mai potuta esistere.
Le utopie non sono mondi reali, sono fantasie impossibili, perciò sarebbe stato un progetto impossibile.
Se Atlantropa esistesse, dobbiamo immaginare un mondo alternativo utopico ma impossibile nato dalla visione di Sörgel, ignorando le politiche e i difetti della sua epoca storica.
Tutti i problemi ingegneristici e scientifici che Atlantropa affronterebbe vengono risolti magicamente.
Tutto quello che conta è la realtà dopo la creazione del suo progetto: che mondo esisterebbe dopo? Sono degli anni '30 alternativi, la Grande Depressione è al suo massimo, la disoccupazione è alle stelle e per qualche inspiegabile motivo l'interesse pubblico è tutto innaturalmente catturato dall'idea di Sörgel.
Atlantropa cattura l'immaginazione occidentale: energia gratis, milioni di posti di lavoro, e nuove terre da colonizzare! È la luce in fondo al tunnel in un'epoca oscura, ed è... Stranamente pacifica.
Dopo dieci anni di costruzione, non c'è un'altra guerra globale, se ci fosse la cooperazione europea finirebbe e Atlantropa non verrebbe mai costruita.
Perché il piano funzioni, le ambizioni della Germania devono spostarsi altrove e non ci deve essere alcuna guerra, non sto dicendo che è possibile, sto solo dicendo che è... Utopistico.
Quello dell'utopia è uno strano concetto, la definizione di mondo perfetto è soggettiva, può cambiare da persona a persona, e Atlantropa era l'utopia di Herman Sörgel.
Era una società fatta di cultura, tecnologia e politica, e la sua esistenza richiedeva la pace in Europa ed energia gratuita per tutti, ma richiedeva anche un mondo di imperialismo continuo.
Intere popolazioni sarebbero dovute essere distrutte, in Africa centrale vengono creati tre nuovi mari usando le acque del Mediterraneo.
Il clima dell'Africa avrebbe dovuto essere cambiato per permettere future colonizzazioni.
Perché Atlantropa sopravviva deve sopravvivere anche la mentalità che l'ha creata, l'imperialismo del 19° secolo, ma questa è l'utopia di Herman Sörgel, il suo mondo perfetto.
Verso la fine del 20° secolo le dighe vengono completate e l'acqua inizia a ritirarsi mentre il mare evapora, ma c'è un problema importante: la nuova terra non è sfruttabile come si sperava, non è fertile ed è completamente inutile.
Invece di una terra da colonizzare e fertilizzare il mare ha lasciato un'enorme pianura alcalina.
Spiegato in parole povere è tutto arido, l'Atlantropa di Sörgel non ha salvato l'Europa come egli sperava, bensì l'ha condannata.
Il clima sta diventando sempre più caldo senza l'acqua a regolarlo e qualsiasi colonizzazione del nordafrica non si verifica mai.
Tutto quello che ha fatto Atlantropa è portare il Sahara più vicino all'Europa, mentre i popoli tribali cercano di rimanere vicino alla costa sempre più esigua.
Alla fine il mare scompare del tutto e non viene sostituito da un continente fertile, ma da un deserto coperto di sale completamente inospitale.
Nel 21° secolo posti come l'Italia, i Balcani, la Grecia e la Spagna cominciano a collassare, il clima secco cambia i territori fino a farli diventare irriconoscibili e secoli dopo la fine del progetto Atlantropa la maggior parte della regione viene abbandonata, milioni di persone sono fuggiti con un esodo di massa a nord o verso le Americhe.
Sarebbe un disastro umanitario e se la situazione fosse abbastanza disperata molti fuggirebbero addirittura in Africa.
Se il progetto dei laghi avesse successo allora con un'Europa meridionale diventata inospitale molti Europei inizierebbero a chiamare casa l'Africa centrale.
Negli anni '20 Venezia veniva considerata un faro culturale, ma aveva bisogno del mare per esistere, perciò Sörgel avrebbe costruito una gigantesca diga a 50 Km da essa per far sì che il mare non abbandonasse Venezia.
Sarebbe l'unica acqua rimasta nel bacino e sarebbe un'idea interessante, visto che la città si troverebbe nel mezzo di un deserto.
Sarebbe la fine del mondo? No, ma è comunque la fine dell'Europa, almeno come la conosciamo noi.
Se l'Europa sopravvivrà, sarà piccola, arida e affronterà enormi conflitti continui, i gruppi che prima lavoravano insieme ora sono in competizione per quello che è rimasto.
Non ho mai sviluppato questo video perché ci sono troppe presupposizioni da fare, non è affatto un normale scenario, perché ci si deve affidare a troppi cambiamenti, è più una cosa da romanzo.
Non è basato al 100% sulla realtà, perché Atlantropa non è basata sulla realtà, ed è per questo che non l'ho mai sviluppato.
Penso che sia un buon esempio di società che proprio come Icaro è volata troppo vicino al Sole.

2) E se esistesse il Deseret Mormone?
Mormoni! Esistono! E oggi l'opinione generale sui Mormoni è... Che esistono! Ed è OK! Ma negli anni '50 dell'800 l'opinione su di loro era molto diversa, i Mormoni venivano disprezzati per le loro opinioni e il sentimento era reciproco.
Essi pensarono che la soluzione migliore era spostarsi verso ovest, lontano dalla gente che non era affatto contenta di quella cosa della poligamia.
Quel viaggio venne guidato dal cosiddetto "Mosè americano", Brigham Young, verso quello che oggi è lo Utah.
Fu lì che egli immaginò il Deseret, un enorme stato che egli pensava avrebbe compreso gran parte del West, ma questo ovviamente non avvenne mai.
Gli Stati Uniti non volevano che i Mormoni fossero in possesso di così tanta terra preziosa, ma l'idea di un superstato Mormone è rimasta un concetto popolare nei circoli di storia alternativa.
Ci si immagina spesso questa teocrazia Mormone nel deserto dove i Mormoni impongono la loro religione su un vasto territorio e operano in maniera completamente indipendente dagli Stati Uniti, perciò, e se lo Stato di Deseret esistesse davvero in una TL alternativa? Diciamo che sono degli anni '50 dell'800 alternativi e che la proposta per uno Stato di Deseret indipendente ottiene il sì del Congresso.
Come? Non chiedetelo a me! Tutto quello che conta è che il Deseret esiste, ed è così grande che San Diego e Denver sono nello stesso stato.
Dato che leggo un sacco di ucronie, vengo spesso influenzato da questi concetti, e quando ho immaginato per la prima volta questo scenario ho pensato ad un enorme stato religioso dominato dalla Chiesa dei Santi degli Ultimi Giorni.
Sarebbe una teocrazia, con leggi create per imporre la dottrina Mormone, e la sua stessa natura sarebbe in contrasto con gli Stati Uniti, ma dopo aver letto la proposta per uno stato americano di Deseret (esatto, il Deseret voleva essere uno stato degli USA, non indipendente), posso dire che lo scenario alternativo è molto, molto diverso.
Proprio nel testo, la costituzione del Deseret dichiara che deve esserci una separazione fra stato e Chiesa e che la gente avrebbe dovuto avere libertà di culto.
Ah... Beh, questa non sembra affatto una teocrazia Mormone... Infatti, nella realtà il Deseret non poteva essere affatto un grande stato teocratico se voleva essere un vero stato.
In alcune ucronie è semplicemente un grosso stato dell'unione leggermente influenzato dal Mormonismo, ma noi abbiamo già qualcosa del genere, si chiama Utah! Se questo scenario alternativo si realizzasse, il Deseret non sarebbe altro che un enorme Utah.
Questo ovviamente non significa che non cambi nulla, se uno stato possedesse tutto quello che c'è tra San Diego e Denver sarebbe molto influente.
Il Deseret sarebbe uno degli stati più ricchi dell'Unione, grazie all'accesso ai minerali del Nevada, dello Utah e del Colorado, alla sua estensione territoriale e al gran numero di sentieri e ferrovie diretti verso ovest.
Non ci sarebbe Las Vegas, dato che nello Utah il gioco d'azzardo è illegale, e potete tranquillamente immaginare che il Deseret avrà tutte le leggi strane che sono in vigore nello Utah.
Penso che possiate capire perché questo non è diventato un video completo: per me questa realtà alternativa è troppo banale, sarebbe un grosso stato, ma dato che dovrebbe rispettare le leggi della Costituzione non sarebbe nient'altro! E sarebbe piuttosto noioso.
Il Deseret avrebbe qualche caratteristica Mormone, ma, come i loro tagli di capelli, sarebbe piuttosto insulso.

3) E se l'Etiopia fosse un grande impero?
Alcuni anni fa dissi per caso "Dovrei fare uno scenario sull'Impero d'Etiopia, e se si industrializzasse nel 19° secolo più o meno come il Giappone?" Voi non me lo avete mai fatto dimenticare e io da allora me ne sono pentito... Ma cosa significa industrializzato? Significa che nell'800 l'Etiopia dovrebbe modernizzare la sua società e dovrebbe avere cose come treni e fognature, elettricità, e creare delle forze armate moderne con armi che rivaleggerebbero con quelle europee.
Ma che cos'era l'Impero d'Etiopia? L'Etiopia visse per migliaia di anni sul Corno d'Africa come regno solitario, adottò il Cristianesimo molto prima di Roma e fu unico per le sue interazioni col Medio Oriente e l'Africa subsahariana.
Fu una delle sole due nazioni africane che rimase indipendente dall'imperialismo europeo e fu l'unico regno a respingere l'invasione di un paese europeo.
Se qualcuno in Africa aveva la possibilità di diventare una potenza industriale, questa era l'Etiopia.
Il motivo del perché non ho parlato di questa idea per anni... È che non ho idea di come approcciarmi allo scenario.
Un'Etiopia industrializzata è come un leone in gabbia: non importa quanto sia forte, le potenze che la circondano la terranno sempre a bada.
Se l'Etiopia avrà un grande esercito, gli imperi che la circondano riusciranno sempre a radunarne uno più grande; se l'Etiopia avrà un'aeronautica gli Inglesi o gli Italiani riusciranno sempre a schierarne una più grande.
Il Giappone è l'esempio migliore per lo scenario: il Giappone passò dall'essere uno stato isolazionista a una moderna potenza navale nell'arco di un secolo, una cosa davvero impressionante, ma in un conflitto con gli Stati Uniti perse immediatamente quella marina e si risolse a tattiche di guerriglia suicide senza ricavarne niente.
Alla fine della fiera il partire in vantaggio, un'economia più forte e una migliore tecnologia riescono sempre a farti vincere.
Perciò far crescere l'impero con la forza non sarebbe un'opzione, un'Etiopia industrializzata dovrebbe essere una nazione sulla difensiva.
Le uniche guerre che combatterebbe mai sarebbero per difendersi, e se ciò accadesse l'Etiopia perderebbe comunque.
Ora, il motivo per cui non ho mai voluto sviluppare questo scenario... È che è semplicemente deprimente! Nessuno vuole sentire dell'Etiopia che perde! E quindi, che dire della società etiope una volta industrializzata? Una rivoluzione industriale in un paese lo cambia dalle fondamenta.
Possiamo vedere il cambiamento societario quando vengono introdotte le macchine, perché queste cambiano tutto, dai lavori, ai trasporti, all'educazione e agli standard di vita.
Capire come l'Etiopia come società cambierà quando si industrializzerà porta a molte domande e ipotesi: come sarà un cambiamento societario di tale portata? Porterà al conflitto o alla pace? Quali nuovi lavori avranno gli Etiopi? Un'Etiopia industrializzata cambierà come il Giappone o ci saranno conseguenze non volute? Nel complesso quest'argomento genera molta confusione.
L'Etiopia stessa è un paese eterogeneo e complicato, se in qualche modo si industrializzasse sarebbe circondata da vicini altrettanto industrializzati e la sua società cambierebbe così drasticamente che questo farebbe sorgere più domande che risposte, ma ehi! Almeno ne ho parlato!

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Gli risponde Alessio Mammarella:

Una delle ragioni per cui il progetto Atlantropa non fu realmente preso sul serio è che il Mediterraneo è attraversato dalle rotte commerciali e che ci sono numerose città importanti che hanno la loro storia e la loro economie legate indissolubilmente al commercio navale. Che ne sarebbe stato di Genova o Marsiglia?
Il cambiamento climatico in atto potrebbe spostare determinate variabili, e rendere meno utopistico un progetto del genere (non per una applicazione integrale chiaramente, non per prosciugare interamente il Mediterraneo)? Due sono gli elementi che potremmo prendere in considerazione:
- l'innalzamento del livello del mare, che minaccia le città costiere e concorre a determinare disagi insieme a un aggravamento dei fenomeni meteorologici;
- lo scioglimento dei ghiacci artici, che apre nuove rotte commerciali vantaggiose rispetto a quelle che attraversano il Mediterraneo medesimo.
Un progetto Atlantropa in versione "light" potrebbe essere riconsiderato qualora, fra un certo numero di anni, si verificasse un radicale spostamento dei commerci verso il nord (come quello che, dopo la scoperta dell'America, segnò il declino delle città marinare italiane) e fosse molto sentita l'esigenza di interrompere la crescita di livello del Mediterraneo?
Per progetto in versione light intendo ad esempio chiudere il Mediterraneo, favorire una lieve riduzione del bacino per guadagnare qualche metro di linea di costa nelle aree che erano state maggiormente erose, ma lasciando comunque che resti un mare abbastanza ampio da non risultare "avvelenato" a causa della salinità e delle sostanze inquinanti...

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Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


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