La Germania non dichiara guerra agli USA...

Stavolta la discussione parte da un sasso lanciato nello stagno da Dorian Gray:

Io ho letto il romanzo di Philip Dick, "La svastica sul sole", il romanzo che meglio di ogni altro descrive una vittoria nazista nella Seconda Guerra Mondiale. Ho letto anche "Fatherland". Secondo voi qual è il migliore dei due? Durante le feste ho letto anche il ciclo dell'ucronia di Farneti, che pur essendo interessante nella trama, è troppo apologetico del fascismo per i miei gusti. Mentre "Romanitas" di Sophia McDougall è un'ucronia basata sull'ipotesi che l'impero romano non sia mai caduto, in cui il punto di diversione sta nella sopravvivenza dell'imperatore Pertinace. Come vedete è un periodo in cui mi sento molto coinvolto nel genere storico-letterario delle ucronie!

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Così risponde Never75:

Francamente a me non hanno fatto impazzire né l'uno né l'altro. Fondamentalmente "Fatherland" è un giallo come un altro, tra l'altro pure pieno di errori abbastanza vistosi, a partire dalla stessa cartina ucronica che c'è nelle primissime pagine (mostra i confini dell'Italia già amputata dell'Istria, mentre invece dovrebbe averla ancora tutta oltre alla Dalmazia). Mentre "La Svastica sul sole" non è male. Ha solo la trama un po' troppo complicata per i miei gusti. Tra i due  comunque scelgo quest'ultimo, anche se l'ucronia lì è assai più improbabile...

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Ecco invece il parere di aNoNimo:

"The Man in The High Castle" ("La Svastica sul Sole") è decisamente irrealistico: la Germania vince la guerra e invade gli USA? Come? Con i Gundam? Con l'alleanza dell'Imperatore Ming? I nazisti su Marte nel 1962? Ma va là. L'Italia poi ricostruisce l'Impero Romano, ma in che modo? In HL il 10 giugno 1940 i fascisti in piazza Venezia innalzavano cartelli con le scritte "Vogliamo Nizza, la Savoia, Corsica, la Tunisia, Malta!" La Francia fu sconfitta rovinosamente dai tedeschi, ma noi eravamo messi così male che i cugini ci ricacciarono indietro, e avemmo solo Mentone. E nessuno di buon senso avrebbe prosciugato il Mediterraneo: a parte il fatto che ci vogliono almeno 100 anni, realizzare tale piano non trasformerebbe il Mediterraneo in un'immensa pianura coltivata, ma in uno spaventoso deserto salato (vedi Crisi di Salinità del Messiniano), oltre a causare una catastrofe ecologica e la desertificazione dell'Europa a sud del displuviale mediterraneo-atlantico. Suggerisco di non cercare di scrivere un "Man in the High Castle per davvero", perchè il romanzo di P.K. Dick, oltre che troppo cerebrale per i miei gusti, è anche decisamente irrealistico.

"Fatherland" è meno psicologico e più ricco d'azione, ma anch'esso ben poco accurato dal punto di vista ucronico. "Romanitas" presenta un quadro ucronico credibile, ma l'autrice decisamente non sa scrivere. I migliori romanzi ucronici in assoluto secondo me sono quelli di Harry Turtledove. Passando ai film, "L'Ultima Legione" tratto dal romanzo di V.M. Manfredi è uno dei peggiori film di avventura che abbia mai visto, non mi aspettavo così tante incongruenze storiche in una volta sola (la protagonista veneziana è diventata indiana perchè l'attrice che la impersona viene da Bollywood). Invece mi è piaciuto tantissimo "Sky Captain and the World of Tomorrow", che si può considerare ucronico con quegli aeroporti volanti e quei robottoni che invadono Manhattan. Ma i film ucronici veri e propri sono pochissimi, la gente non li apprezza perchè per lo più non conosce nemmeno la storia della nostra Timeline!!!

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E Dorian Gray aggiunge:

Condivido in pieno: "La svastica sul sole" (Dick) è troppo cerebrale; "Fatherland" è meno curato storiograficamente; il ciclo di Farneti: illeggibile per via dell'esaltazione continua del fascismo; la McDougal ha uno stile pesante e a tratti noioso; Turtledove è un grande, il suo "Ciclo dell'Invasione" è una delle migliori saghe di ucronia fantascientifica in circolazione; "L'Ultima legione" è un'accozzaglia di strafalcioni storici e di banalità da polpettone americano. Hai ragione anche sul fatto che la gente non conosce nemmeno la timeline vera, ed è per questo che l'umanità ripete sempre gli stessi errori.

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Anche Paolo Maltagliati dice la sua:

Diciamo che "The Man in the High Castle" non va preso come una ucronia in sé e per sé, anche se l'ucronia effettivamente è la miccia narrativa per delineare un mondo distopico in cui dipanare una personale filosofia mistico-sapienzale dal sapore orientaleggiante.

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Non può mancare il parere di Perchè No?:

E chiaro che a Dick non interessava avere uno sviluppo storico coerente, ma solo la situazione storica finale utile per lui.

Francamente, ci pensate: la metà degli USA occupati dal Giappone? Non solo non è realistico ma non è neanche ciò che i Giapponesi prevedevano. Gli obiettivi di guerra per il Giappone erano: cacciare i colonizzatori europei dall'Asia, prendere il loro posto e assicurarsi il controllo marittimo del Pacifico (almeno la loro metà, cioè mettere fine a ogni limitazione prevista dal trattato di Londra). La guerra contro gli USA non doveva essere una guerra totale, ma una guerra con un finale negoziato. L'ammiraglio Yamamoto sapeva che era solo uno sogno e lo aveva detto, se volevano sconfiggere gli USA avrebbero dovuto arrivare fino a Washington perché gli Americani non avrebbero mai concesso la vittoria (in maniera ridicola la sua affermazione è stata ripresa dalla propaganda nel senso che, sì, il Giappone era in grado di arrivare fino a Washington. Si è visto con che esiti).

Un Giappone vittorioso nel dopoguerra in questo contesto vorrebbe dire un'occupazione militare delle ex-colonie e mani libere in Cina. Però il Giappone, per cacciare gli Europei, si era alleato con i nazionalisti locali, e presto questi si sarebbero resi conto di aver solo scambiato un padrone con un altro. Sarebbe prevedibile che il Giappone si troverebbe negli anni '40-'50 e forse fino agli anni '60 a fronteggiare feroci guerriglie, senza dimenticare i movimenti di resistenza di stampo comunista). Non solo avrebbero dovuto combattere il loro Vietnam, ma anche in Indonesia, Filippine, Malesia ecc.
In parallelo dovrebbero ancora finire di conquistare la Cina contro i nazionalisti e i comunisti.
Il Giappone finirebbe economicamente e militarmente allo stremo, senza parlare neanche dei costi umani. Non dimenticate anche che non era uno Stato totalitario nello stesso senso della Germania. Presto all'interno del partito unico si sarebbero formate fazioni meno imperialistiche che avrebbero potuto spingere a delle soluzioni negoziali. Ci sarebbe anche uno scontro Esercito/Marina, quest'ultima aureolata dalla sua vittoria contro gli Americani mentre il primo sarebbe considerato colpevole della guerra sporca e fallimentare sul continente. Forse il cambio di politica non necessiterebbe di un vero colpo di Stato (niente contro l'imperatore e il suo governo), ma da un momento all'altro i vertici dell'esercito di terra dovrebbero essere fatti fuori per permettere una riforma politica.
E tutto ciò con gli USA sempre alla finestra con ambizioni di rivincita...

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Così ci scrive allora Lord Wilmore:

Avete proprio ragione, quella di Dick è proprio l'ipotesi ucronica più improbabile. In realtà la sconfitta dell'Asse nella II Guerra Mondiale era inevitabile, per le seguenti ragioni:

1) Hitler colorò la sua ideologia di razzismo, con il risultato di far fuggire dalla Germania tutti gli scienziati (all'80 % ebrei) che avrebbero potuto costruirgli la bomba atomica. L'unico che riuscì a trattenere, il danese Niels Bohr, fu liberato dagli Alleati; e l'unico grande fisico "ariano" (absit iniuria verbis), Werner Heisenberg, secondo alcuni sabotò volontariamente il programma nucleare, secondo altri invece ci lavorò con impegno, ma i partigiani norvegesi fecero saltare per aria la centrale di Telemark per la produzione di acqua pesante, e addio sogni di gloria.

2) Hitler mise in cantiere l'operazione Seelöwe (Leone Marino) per invadere le isole britanniche, e per questa la Luftwaffe bombardò a tappeto l'Inghilterra, ma non sapeva che gli inglesi possedevano un'arma strategica che li rendeva superiori: il Radar. Così l'operazione Seelöwe dovette essere annullata. Ma Mussolini era già stolidamente sceso in guerra, perciò perse in breve tempo l'AOI per impossibilità di rifornirla (Gibilterra e Suez erano saldamente in mani inglesi). e la sua marina dimostrò di non essere in grado neppure di occupare Malta, a un tiro di fucile dalle coste sicule.

3) Hitler attaccò Stalin prima di aver chiuso i conti con Churchill. Errore che costerà la sconfitta.

4) Hitler voleva attaccare l'URSS nella primavera 1941, ma dovette rimandare per due motivi. Primo: la Grecia stava ributtando a mare gli italiani, alla faccia della "Guerra Parallela", e Hitler dovette correre in aiuto dell'Alleato attraverso la Jugoslavia, impelagandosi così nel ginepraio balcanico. Secondo: gli Italiani stavano perdendo anche la Libia, cosicché Hitler dovette mandare Erwin Rommel con i suoi Afrika Korps. Sembrava un'idea geniale: Rommel avrebbe conquistato l'Egitto e il Medio Oriente e si sarebbe ricongiunto con le forze di Von Paulus provenienti da Stalingrado, distruggendo così la Russia Europea e l'Impero Coloniale Britannico. Ma gli inglesi avevano forze fresche a disposizione, provenienti anche da Africa, Canada, India, Australia e Nuova Zelanda, mentre i Tedeschi non ne avevano più, e l'attacco nazifascista fu bloccato ad El Alamein. Inoltre, la diversione delle forze in campo impedì ai tedeschi di realizzare il loro obiettivo entro l'inverno 1941: prendere Mosca (Rommel ci sarebbe certamente riuscito) ed attestarsi a tempo indeterminato sugli Urali, rendendo imprendibile la Festung Europa (Fortezza Europa). Invece, i Russi riuscirono a fermare i carri armati tedeschi quando già i carristi avevano nei loro binocoli le cupole dorate del Cremlino.

5) Hitler credeva che la macchina industriale sovietica fosse tutta nella Russia Europea, e per questo mirava agli Urali. Non sapeva (nessuno lo sapeva in Europa) che Stalin avesse creato un impianto industriale incredibile nella Siberia occidentale: fu questo che gli garantì la vittoria.

6) Quando si avvicinò l'inverno 1942, nonostante Stalingrado fosse accerchiata e i pozzi petroliferi del Caucaso ad un passo, i feldmarescialli tedeschi proposero ad Hitler la ritirata strategica, per poi tornare ad avanzare in primavera, ma il Führer urlò isterico: "Mai un soldato del Reich arretrerà di un passo!" Ci pensò così il generale Morizov ( il generale Inverno), che aveva già sconfitto gli svedesi e Napoleone: con l'Operazione Urano i sovietici, muniti di stivaloni di feltro, liberarono Stalingrado, e tedeschi ed italiani furono costretti ad una ritirata che si trasformò in una rotta, con stivali di cartone ai piedi. Mio zio infatti era un reduce ed aveva dieci dita dei piedi tutte amputate a causa del gelo artico.

7) Il Giappone in sei mesi aveva conquistato un'area gigantesca con 500 milioni di abitanti, il 95 % della produzione mondiale di caucciù, il 75 % di quella di riso, e tutto il fabbisogno di petrolio e minerali per la sua industria, ma commise l'errore di sottovalutare la marina USA, ed attaccò a Pearl Harbour. Per la prima volta gli USA si sentirono attaccati nel cortile di casa loro, e Roosevelt reagì come sappiamo, mobilitando addirittura 12 milioni di uomini. Per il Sol Levante fu l'inizio della fine.

8) Infine, tedeschi e giapponesi tentarono di sollevare i popoli soggetti al dominio coloniale contro francesi, inglesi e olandesi, ma i nipponici sostituirono a quello europeo il proprio, producendo la reazione di Ho Chi Minh che ben conosciamo, e i tentativi tedeschi di far sollevare gli arabi e i persiani fallirono (vedi i fatti di Baghdad, il Cairo, Teheran)

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Never75 aggiunge di suo:

Sono d'accordo con voi, Milord. È chiaro come il sole che, dopo l'intervento USA in seguito a Pearl Harbour, né Hitler né i Giapponesi avrebbero potuto vincere in alcun modo la guerra. E questo lo sapevano pure loro. Infatti più che a cercare una vittoria, puntavano ad una pace di compromesso e magari se avessero trovato interlocutori più "molli" (al posto di gente come Churchill ad esempio) l'avrebbero anche ottenuta.

La sproporzione di forze, mezzi e uomini era troppa perchè nipponici e tedeschi (noi meglio non considerarci neppure, che la guerra, in qualsiasi modo sarebbe finita, l'avevamo già persa!) potessero avere anche la più pallida speranza di vittoria. Ormai, dopo l'intervento USA, era solo questione di anni (anche se molti tra gli Alleati si auspicavano potessero essere mesi) e Germania e Giappone sarebbero capitolati.

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Così obietta Francesco Dessolis:

Nel romanzo italiano "Asse Pigliatutto" si ipotizzava che un generale italiano convinceva all'ultimo momento Mussolini, che nessuno lo obbligava a dichiarare la guerra all'America dopo Pearl Harbour. Mussolini all'ultimo momento convince Hitler...

In questa Timeline Roosevelt non riesce a convincere il Congresso a dichiarare guerra al la Germania. così gli americani vincono la loro guerra contro il Giappone, e l'Asse vince contro Russia e Inghilterra...

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A questo punto non può non farsi sentire la voce di MAS:

Nella nostra Timeline le speranze dell'Asse di vincere la II GM cessarono l'11/12/1941; da quel giorno, l'unica cosa ancora da stabilire era quando e come sarebbero cadute le tre potenze dell'Asse (se potenza si poteva definire l'Italietta fascista).

In ogni caso, al di là di quanto previsto dal patto Tripartito, di casus belli gli italo-tedeschi ne avevano parecchi da rimproverare agli USA (scorta in acque internazionali di navi di belligeranti, forniture univoche di materiali bellici, presenza di militari USA sui territori del Commonwealth, ecc. ecc.); ciò non toglie che, per reciprocità, al rifiuto nipponico di attaccare l'URSS, Italia e Germania avrebbero potuto evitare di dichiarare guerra agli USA.

Probabilmente Roosevelt non sarebbe riuscito a convincere il congresso a dichiarare guerra a Germania ed Italia (fondamentalmente non gli fornivano il benché minimo appiglio, da un punto di vista diplomatico).

Ipotizziamo che per tutto la durata della II Guerra Mondiale gli USA non entrino in guerra con Hitler (e Mussolini). Le pantagrueliche forniture a URSS e Commonwealth sarebbero state ancor più pantagrueliche (per far fuori i nipponici gli USA non abbisognavano di quanto hanno storicamente prodotto, per cui avrebbero potuto fornire ai loro alleati europei ogni ben d'Iddio e in quantità industriali); per assurdo, gli U-boot e i nostri RSm avrebbero avuto più remore nella guerra sottomarina nell'Atlantico onde evitare di affondare navi USA.

Nel '44 o al più tardi nel '45 gli USA con, una minor partecipazione britannica rispetto alla nostra Timeline, avrebbero costretto alla resa i nipponici (immaginatevi tutto il potenziale USA utilizzato solo contro il Sol Levante!)

La guerra in Europa sarebbe stata vinta da Commonwealth e URSS solo alla fine degli anni '40 e, forse, solo grazie alla fornitura al Commonwealth di un paio d'atomiche.

L'operazione Torch (occupazione del Nord Africa francese) difficilmente avrebbe potuto aver luogo nel novembre '42 e se anche fosse stata tentata dai soli britannici, si sarebbe trasformata in un fiasco e avrebbe condotto all'entrata in guerra di Vichy contro i britannici (ricordiamoci che in Siria, nel Madagascar e a Dakar i francesi avevano opposto una fiera resistenza ai britannici); per farvi un esempio in tutti gli Wargames strategici sulla II Guerra Mondiale se un'unità di Vichy viene attaccata dai britannici, reagisce a tutta potenza, se attaccata da unità USA al 50% si arrende senza combattere.

Fallita "Torch", i franco-italo-tedeschi dal Marocco e dalla Francia avrebbero occupato Gibilterra (con o senza la complicità di Franco) e Rommel avrebbe occupato Suez; l'offensiva Sovietica su Stalingrado avrebbe comunque avuto successo (non pretendiamo che Hitler rinsavisca del tutto) ma con esiti meno devastanti.

Senza Hitler e Mussolini, probabilmente Italia e Germania avrebbero potuto strappare a quel punto una vantaggiosa pace di compromesso, altrimenti alla lunga avrebbero perso comunque la guerra, specialmente se gli USA avessero comunque sviluppato l'atomica (prestandola a fine anni '40 ai loro amici britannici); il rischio è che per il 46-47 anche i tedeschi ci sarebbero arrivati e non avrebbero avuto remore ad usarle contro i sovietici e forse anche contro i britannici.

In ogni caso, anche in questo caso la sopravvivenza postbellica del nazifascismo appare improbabile.

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Ed Enrico Pellerito aggiunge:

La tua analisi non fa una grinza. Per fortuna, i Giapponesi non fecero la mossa di attaccare l'URSS (sarebbe stata politicamente definita un'ennesima pugnalata alle spalle) e di non irritare gli USA espandendosi ulteriormente nel sud est asiatico e in Cina.

In questo caso, per come è già stato ipotizzato durante le nostre discussioni, le probabilità per l'Asse di sconfiggere l'URSS sarebbero state molte di più. A quel punto era probabile il raggiungimento di un compromesso tra Londra e l'Asse, nel senso di un armistizio? E poi era altrettanto probabile un lungo periodo di "guerra fredda" tra l'Asse da una parte e gli USA e il Commonwealth dall'altra? O prima o poi si sarebbe nuovamente passati alle vie di fatto?

Domande, domande, domande....

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MAS vuole allora precisare:

Mettiamola così. Durante i Consigli di guerra della seconda metà del '41 in cui i nipponici decisero di attaccare gli USA (e il Commonwealth coi suoi alleati), a seguito dello strangolamento economico da parte USA a fronte della guerra sino-giapponese, prevale la linea che prevede di accedere alle richieste tedesche, puntando sull'Area di approvvigionamento NORD (Siberia e Mongolia) e non su quella SUD (N.E.I., Indocina francese, ecc.); consideriamo che a novembre '41, le scorte di petrolio e materiali strategici stavano avvicinandosi alla riserva (6-8 mesi max.).

Vengono quindi fatte alcune concessioni agli USA (essenzialmente promesse di intavolare trattative coi cinesi e di sgombero dell'Indocina francese), nel tentativo di attenuare le sanzioni USA e Commonwealth, mentre si sposta il grosso dell'esercito in Manciuria e nella Mongolia Interna.

A fine novembre e nei primi gg. di dicembre '41 vengono inscenati scontri di frontiera in Manciuria e Mongolia, il 7/11/41 il Giappone dichiara unilateralmente nullo il Patto di non aggressione con l'URSS e invia un ultimatum a breve scadenza con la richiesta di occupare alcune aree di confine e la creazione di una zona smilitarizzata (tutta dalla parte sovietica); allo scadere dell'ultimatum le forze nipponiche penetrano nell'URSS e in Mongolia incontrando una scarsa resistenza (le truppe "Siberiane" erano state trasferite sul fronte occidentale da almeno un mese e sul fronte mancese-mongolo erano state lasciati battaglioni della "Guardia di frontiera", male armati e poco preparati).

Entro fine anno cadono in mano nipponica: 
- la parte nord dell'isola di Sahalin
- Petropavlovsk dove avviene uno sbarco
- Magadan dove avviene uno sbarco
- Vladivostok e tutti i territori a sud dell'Amur
- Vaste aree in Mongolia
- Varie teste di ponte oltre l'Amur con la principale direttrice che raggiunge Cita e isola le forze sovietiche ad oriente di tale città.

I sovietici sono costretti ad arrestare la controffensiva sul fronte occidentale (che si limita quindi ad arrestare l'avanzata tedesca) e a rinviare parecchie unità in Siberia.

A metà gennaio avviene un grande scontro nei pressi di Cita con esiti favorevoli ai sovietici che rioccupano la città; durante l'inverno e la primavera i sovietici riescono a ricacciare dietro l'Amur tutte le forze nipponiche e rioccupano tutta la Mongolia.

La soddisfazione per questi successi viene offuscata quando i tedeschi passano all'attacco a metà maggio; l'attacco verso il Don è assai veloce e a metà giugno porta all'occupazione di Stalingrado, solo a questo punto le forze tedesche puntano sul Caucaso (nella nostra Timeline una volta giunti nei sobborghi di Stalingrado, il grosso delle forze tedesche aveva puntato a Sud), entro ottobre le forze tedesche raggiungono la frontiera turca e occupano Baku, predisponendosi sulla difensiva.

Durante l'estate del '42 i nipponici, oramai a corto di petrolio, subiscono alcune pesanti sconfitte e cedono ai sovietici tutta la Mongolia interna e il Nord della Manciuria pur mantenendo Vladivostock e tutti i porti sovietici sul Pacifico.

Il mancato intervento americano (malgrado la grande messe di aiuti forniti a Commonwealth e URSS) impedisce agli inglesi di effettuare sbarchi in Nord Africa e permette anzi a Rommel di vincere ad El-Alamein nel mese di luglio e di occupare Suez ad agosto; tra settembre e ottobre cadono in mano tedesca Palestina, Siria (restituita al governo di Vichy), Transgiordania e Iraq, nonché parte dell'Iran (congiungendosi con le forze tedesche del Caucaso), portando Turchia, Francia di Vichy e Spagna a schierarsi con l'Asse (occupazione di Gibilterra il 14/12/1942) con la conseguente occupazione di Malta e Cipro durante l'inverno (gli italiani non riescono a superare la Nubia, per cui la liberazione dell'Impero viene "programmata" per la seconda metà del '43).

A fine ottobre i tedeschi, per impedire forniture occidentali all'URSS, lancia una grande offensiva in Lapponia che entro novembre porta all'occupazione di Murmansk (unico porto "ognitempo" in mano sovietica); l'URSS è virtualmente (anche praticamente) circondata e non può più ottenere alcun aiuto da parte USA; per questo motivo Stalin rinuncia a qualsiasi offensiva in occidente e concentra durante l'inverno tutti gli sforzi invernali in estremo oriente, nel tentativo di rioccupare Vladivostock e l'isola di Sahalin (che se restasse in mano nipponica renderebbe inutile la liberazione di quel porto).

L'assenza di offensive invernali e di impegni seri in Nord Africa, nonché il controllo di quasi metà delle scorte petrolifere mondiali, permette alla Germania di lanciare una grande offensiva primaverile in Russia e di intensificare la lotta ai convogli diretti nel Regno Unito (grazie alle basi in Spagna e a Gibilterra e Dakar e alla presenza in Atlantico delle flotte italiana e francese), creando nel contempo convogli per approvvigionarsi in America Latina (neutrale e tutto sommato filotedesca in questa Timeline); i sovietici iniziano a mostrare forti segni di cedimento mentre i britannici devono far fronte ad una carestia senza precedenti; da parte loro i nipponici si oppongono strenuamente alle offensive sovietiche e Vladivostok resta nelle loro mani (pur perdendo vaste aree della Manchuria e nella Cina settentrionale), Sahalin non viene occupata dai sovietici stante l'assoluto predominio nipponico sui mari.

In primavera (1943) Rommel finisce d'occupare l'Iran e raggiunge le frontiere dell'attuale Pakistan, mentre l'intervento saudita a fianco dell'asse porta all'occupazione dei vari protettorati britannici in Arabia (Aden compresa) agevolando di molto la "Reconquista" italiana in AOI; con un'operazione a tenaglia i tedeschi isolano Mosca entro giugno e puntano verso gli Urali, Stalin viene ucciso dal NKVD (a quei tempi il KGB non c'era ancora) e l'URSS chiede la resa, seguita a ruota dal Regno Unito sconvolto da rivolte del "pane".

L'URSS sparisce dalle cartine e viene sostituitao da staterelli vassalli di Berlino, la Siberia centro-orientale viene ceduta al Giappone che, nel contempo ottiene una pace di compromesso con la Cina che risulta suddivisa in tre stati: Repubblica Cinese (filoamericana), Repubblica Comunista Cinese e Repubblica Nazionalista Cinese (sotto controllo nipponico); il Regno Unito se la cava un poco più a buon mercato restituendo le colonie alla Germania e vari possedimenti a Italia, Francia e Spagna, incaponendosi negli anni a seguire nel mantenere il controllo sull'India.

In seguito vedrò di definire meglio i trattati di pace e gli sviluppi di questa situazione...

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Ecco la risposta di Enrico Pellerito:

Complimenti, ben fatto. Io avevo preparato qualcosa su un'eventuale azione nipponica contro l'URSS, ma è rimasto un lavoro tronco e non ne ho fatto più niente. Quale azione simmetrizzante prevedevo pure un attacco aereo alla modesta flotta sovietica del Pacifico, ovviamente a Vladivostok; non mi sono spinto così avanti come hai brillantemente fatto tu, però, a mio avviso, Stalin avrebbe preferito contenere l'avanzata tedesca e tentare pur sempre una controffensiva ad ovest, piuttosto che cercare di bloccare e ricacciare i Giapponesi ad est. Avrebbe potuto scambiare spazio fino a far si che le linee logistiche nipponiche si sarebbero talmente allungate, da far fatalmente rallentare l'avanzata nemica ad oriente; ovviamente, una determinata linea di difesa si sarebbe pur sempre dovuta costruire, onde non rischiare che i Giapponesi raggiungessero le industrie che erano state trasferite presso gli Urali.

Come te, ritenevo che l'unico modo per isolare definitivamente l'URSS fosse l'occupazione di Murmansk, solo che, rispetto alla tua ipotesi, vedo più probabile il tentativo sovietico di "liberare" questo porto, piuttosto che Vladivostok. Infine, presumevo che il rischio di un intervento USA a fianco degli alleati avrebbe potuto verificarsi, qualora, per "errore", navi da trasporto statunitensi fossero state oggetto di attacco da parte nipponica nel Pacifico settentrionale. Onde evitare ciò, lo Stato maggiore della marina imperiale avrebbe dovuto, nel modo più assoluto, evitare il ripetersi di possibili incidenti.

Il finale, sebbene non l'abbia messo nero su bianco, era molto simile al tuo, con il crollo dell'URSS e il raggiungimento di una sorta di pace in armi con il Regno Unito.

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Segue la replica di MAS:

Effettivamente Stalin arresta l'avanzata tedesca del '41 e lancia la controffensiva il 5 dicembre, visti i successi iniziali nipponici, che entro 15 giorni occupano tutta Sahalin e Vladivostok e occupano tutti i porti sovietici sul Pacifico (Petropavlosk, Magadan, Ochotsk, Nikolayevsk e Alexandrovsk) e puntano con la principale direttrice d'attacco su Cita (in direzione di Irkutsk, che, se occupata avrebbe visto il controllo totale dei nipponici sulla Siberia orientale), verso Natale decide di sospendere l'attacco ad Ovest e di rinviare le divisioni siberiane sul fronte orientale.

In effetti, una volta respinti i nipponici da Cita, per giustificare la prosecuzione dell'offensiva in Mongolia, Cina e Manciuria, bisognerebbe anticipare la presa di Murmansk all'estate del '42; nell'autunno, visto il fallimento dei tentativi di rioccupare questo porto, l'unica alternativa per Stalin è quella di insistere nell'offensiva sui deboli giapponesi (oramai con scorte di petrolio ridotte al lumicino e non dotati di un'armata di terra paragonabile, quanto meno come mezzi, a quella sovietica) per liberare i porti sul pacifico.

La tua preoccupazione riguardo all'attacco da parte di navi nipponiche a convogli USA (che avrebbe giustificato l'intervento statunitense) è ingiustificata; non riuscendo a liberare Vladivostok e l'isola di Sahalin, nessun convoglio verrà mai inviato nel Pacifico da parte americana.

Inoltre, solo il 2,5% degli aiuti sono giunti attraverso la via artica (un nonnulla); persi i porti sul Pacifico (oltre il 45% delle merci destinate all'URSS, passarono per questa via) sin dai primi giorni di guerra col Giappone, stante il totale controllo marittimo (il rapporto tra la flotta nipponica e quella sovietica in Estremo Oriente era di 25 a 1) e viste le capacità di effettuare sbarchi da parte nipponica, i primi aiuti attraverso la via artica sarebbero giunti solo nell'estate del '42, al momento della presa di Murmansk da parte tedesca (20% di aiuti addio!), ed entro fine anno anche quelli attraverso il Mediterraneo (5%) e l'Iran (25%); in pratica, considerando che da fine ottobre '42 l'URSS non avrebbe più potuto ricevere aiuti sino al giugno '43, ti lascio immaginare che fine avrebbe fatto il "povero" Stalin, che non fu spazzato via nel '42-43 quasi solo grazie agli aiuti americani che in quell'epoca ammontavano al 50% della sua capacità industriale!

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Willism Riker obietta:

Per tenere in piedi questa ucronia non basta la Neutralità armata degli USA, bisogna anche ammettere che Edoardo VIII non abbia abdicato al trono, che Moseley sia giunto al potere nel Regno Unito, che questo si sia unito al Reich nella sua crociata antibolscevica, che la Polonia sia stata fagocitata dalla Germania senza che in Occidente nessuno muovesse un dito, che il Giappone abbia partecipato all'operazione Barbarossa e insomma che la WWII come la conosciamo non sia scoppiata nel settembre 1939, ma che l'Occidente (per dirla con Farneti) compatto abbia attaccato l'URSS nella primavera del 1941; ed anche così dubito che la spartizione dell'URSS sarebbe avvenuta con tanta facilità, vista l'immensità del territorio che era difeso da un nemico pressoché invincibile, il Generale Inverno.

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Anche Bhrihskwobhloukstroy dice la sua:

A questo punto ci provo io, con quattro Punti di Divergenza invece della sola mancata Dichiarazione di Guerra agli Stati Uniti l’11. dicembre 1941: gli altri tre sarebbero due precedenti – una maggiore Resistenza della Francia e però una sua conseguente resa incondizionata, con occupazione e annessione totale del territorio, compreso l’Impero, e una vittoria tedesca della Battaglia d’Inghilterra dovuta al successo della proposta avanzata dal Gen. Hans Jeschonnek (e storicamente respinta dal Führer), nel vertice della Wehrmacht del 14. settembre 1940, di attaccare le aree residenziali per creare il panico nella popolazione – e uno successivo, la resa incondizionata dell’Unione Sovietica al fine di evitare la morte di più di 26 milioni e mezzo di Cittadini (fra Militari e Civili). Ammetto di non riuscire (almeno finora) a pensare a divergenze più ‘semplici’; oserei però ritenere che questi quattro punti, nel complesso, rientrino nell’àmbito delle possibilità realistiche (meno ragionevolezza da parte francese, meno ostinazione da parte britannica, più prudenza da parte tedesca, più umanità da parte sovietica) e rendano ragione delle difficoltà individuate dal Comandante. In ogni caso, credo che se questi non vanno ancora bene sarà difficile (almeno per me) trovarne altri.

Eventualmente, per ottenere un contesto più adeguato, potremmo approfittare dello spunto iniziale di questa discussione per immaginare che Hitler (sempre senza dichiarare guerra agli Stati Uniti) riservi un ulteriore anno alla Guerra in Occidente e che Stalin, perseguendo l’ipotizzata strategia del “rompighiaccio”, si astenga da qualsiasi attacco o sabotaggio ai danni dell’Asse, contando per un anno in più sulla fedeltà del Führer ai Patti.

A questo punto avremmo il pieno controllo dell’Eurafrica (e addirittura del Canada, dell’Australia e della Nuova Zelanda) da parte dell’Asse; una differenza rispetto allo scenario previsto dai Piani tedeschi di Conquista sarebbe il mancato conseguimento dell’Indocina, Malesia e Indonesia, tuttavia ampiamente compensate da Australia e Nuova Zelanda e perfino dall’India (eccettuata la Birmania). L’Operazione Barbarossa scatterebbe adesso (1942?), col vantaggio di partire anche da una seconda Fronte estesa dal(l’)’Irāq al Pakistan, in notevole parte al riparo dal Generale Inverno e soprattutto col petrolio britannico a disposizione, in grado di controbilanciare i pressoché certi aiuti da parte dei “neutrali” Stati Uniti (comunque impegnati nella Guerra del Pacifico).

Per colmo di ucronia, aggiungerei un fattore che di per sé non costituisce un ulteriore Punto di Divergenza (giacché è logicamente causato dagli effetti congiunti prodotti da quattro precedenti già citati), ma è in grado da solo di innescare a sua volta una catena dirompente di conseguenze: il Generalplan Ost (‘Piano Generale dell’Est’), anziché riservare tre distinti destini agli Slavi (eliminazione fisica, riduzione in schiavitù, assimilazione ai Tedeschi), ne cancella la progettata eliminazione fisica, commutandola nella riduzione in schiavitù, mentre coloro che erano destinati a quest’ultima vengono trasferiti nella categoria degli Assimilandi. In tal modo il contributo di Forza Lavoro rimane inalterato, ma si moltiplicano le risorse umane impiegabili in combattimento e soprattutto si evita una parte di ostilità (già diminuita dal risparmio di 26 milioni e mezzo di vite umane), che talvolta si potrebbe perfino mutare in consenso (magari nel quadro di una mobilitazione “antimongolica”) e comunque porta all’annessione dell’intera Unione Sovietica fino al Pacifico (come nei Piani più ottimistici), senza intromissioni giapponesi.

Siamo così arrivati alle questioni focali. La prima è uscita di scena: se infatti questo è l’unico scenario realistico pensabile (invito volentieri a contraddirmi), Indocina Malesia e Indonesia sfuggono al Reich, che però così ne evita i conseguenti problemi, oltre a guadagnarne in cambio nientemeno che l’India, l’Australia e l’Oceania. Se completiamo il quadro del Pacifico con la concepibile Vittoria Statunitense, le tre (ex-)Colonie e la Birmania potrebbero perfino tornare agli Imperi Coloniali Britannico e Francese, ma anche se escludiamo questo scenario a preferenza di uno in cui si perviene a una situazione analoga a quella postcoloniale odierna (e con la prevalenza della Cina Nazionalista) evitiamo comunque la Guerra Finale fra Germania e Giappone. Siamo in una situazione in cui la Germania ha vinto la Seconda Guerra Mondiale contro Francia, Regno Unito e Unione Sovietica (poi anche contro l’Italia) e, separatamente, gli Stati Uniti hanno vinto la Guerra del Pacifico contro il Giappone. Se si arriva all’Equilibrio Nucleare, la conseguente condizione di Guerra Fredda può congelare il rischio di scontro diretto fra le due Superpotenze e favorire, come in quella che abbiamo vissuto, i conflitti per procura, soprattutto appunto in Africa e nel Dār ’al-’Islām; in India, l’appoggio americano ai Musulmani compatterebbe gli Induisti nell’appoggio al Nazionalsocialismo già diffuso fra gli Arî (con l’aggiunta che l’escamotage dell’annessione dell’Inghilterra Meridionale al Reich permette, se applicato con la dovuta elasticità, di riciclare come Tedeschi tutti i Britannici in India) e la persecuzione dei Rohingya in Birmania farebbe prevalere fra i Bengalesi il sentimento di solidarietà aria sulle – remote – tentazioni di unirsi all’insorgenza musulmana.

Per riassumere: Großgermanisches Reich = Euroafroaustralasia + Groenlandia e America Franco-Britannica (e Suriname); “Mondo Libero” = Americhe (tranne Groenlandia e America Franco-Britannica + Suriname) + Pacifico (tranne Australia e Nuova Zelanda) ed Estremo Oriente (a parte la Siberia). Forse è questo l’unico esito possibile di una Vittoria Tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Messa così, non è affatto detto che intorno al 1989-1991 il Blocco Americano vinca la Guerra Fredda. Come ucronia realistica l’unica che riesco a pensare è questa.

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C'è anche l'idea contraria di Inuyasha Han'yō:

Girovagando in rete mi sono imbattuto in questa castroneria storica, secondo la quale l'attacco a Pearl Harbor sarebbe avvenuto il 7 gennaio 1941 (11 mesi prima di quanto realmente avvenuto):

E se i giapponesi attaccano davvero nel gennaio del '41, quando Hitler non aveva ancora iniziato l'operazione Barbarossa? Quanto ciò influirebbe sulle vicende successive?

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Gli risponde Alessio Mammarella:

Hitler avrebbe potuto decidere, di fronte alla scelta nipponica di attaccare gli USA (e quindi non l'URSS) di seguire una strategia diversa e non aprire il fronte ad est? Mi sembra difficile perché il tiranno aveva una volontà molto forte e se aveva individuato quello ad est della Polonia come "spazio vitale" per la Germania, avrebbe voluto comunque conquistarlo. Credo quindi che, secondo una interpretazione più "realista" dovremmo considerare da parte tedesca una strategia identica.

Gli 11 mesi di anticipo avrebbero certamente impatto sulla dinamica della Guerra del Pacifico ma difficile da prevedere nei dettagli. Sarebbe iniziata prima la riscossa americana, con previsione di un anticipo rispetto alla fine del conflitto (chiusura di quel fronte prima di quello europeo?) ma dobbiamo tener conto anche del fattore tecnologico. L'esito della guerra dipese anche da tanti micro-fattori (messa a punto da parte americana di nuovi aerei sempre più performanti; situazioni climatiche che hanno favorito determinate operazioni invece di certe altre) quindi non è detto che basterebbe spostare il conflitto esattamente di 11 mesi all'indietro. Magari sarebbe stato ancora più breve o leggermente più lungo.

Per quanto riguarda il fronte europeo/mediterraneo, è possibile che gli americani sarebbero sbarcati prima in Marocco e Algeria e a quel punto l'Asse avrebbe dovuto decidere come impostare la guerra in Africa, se continuare a puntare verso Alessandria e Suez oppure cercare di allontanare gli americani. In HL non ci fu scelta, visto che la marcia verso la Tunisia fu il risultato della sconfitta di El Alamein. In questo caso, con la mossa americana anticipata di un anno e con le truppe britanniche che non avevano ancora raggiunto la massima concentrazione in Egitto, ci sarebbe stato un bel dilemma strategico. Forse Hitler avrebbe considerato quella mossa americana come un diversivo per distogliere le sue forze, ed avrebbe ordinato con ancora più convinzione di sbrigarsi a raggiungere Suez. Oppure, sarebbe prevalsa l'idea che gli americani, certamente più inesperti e disorganizzati dei britannici, potessero essere affrontati e ributtati a mare cogliendo un grande successo d'immagine e tirando giù il morale del nemico. In ogni caso, il fronte africano si sarebbe chiuso come in HL con il successo degli angloamericani, perché fu decisiva in questo senso la sproporzione di risorse in campo.

Se lo sbarco in Sicilia fosse avvenuto con 9/12 mesi d'anticipo è possibile che la guerra in Italia sarebbe finita entro il 1944 e che il fronte si sarebbe spostato su quello che l'Asse chiamava "ridotto alpino". Visto che la ritirata tedesca sarebbe stata ordinata e che e la Germania sarebbe stata ancora in grado di lottare, è possibile che Mussolini sarebbe riuscito a rifugiarsi in Germania e avrebbe magari concluso la sua esistenza insieme a Hitler nel bunker di Berlino. Oppure, Mussolini avrebbe tradito all'ultimo momento i nazisti per fuggire in Svizzera. O ancora, avrebbe tradito i nazisti con la conseguenza di essere catturato e giustiziato da un plotone d'esecuzione nazista.

Anche lo sbarco in Normandia sarebbe potuto avvenire prima? Forse si e in tal caso, con una avanzata anticipata verso la Germania, gli angloamericani sarebbero arrivati per primi a Berlino, mentre i sovietici erano ancora in lotta per la Bielorussia. Non è detto però che la guerra sarebbe finita, perché alla caduta di Berlino i tedeschi avrebbero avuto sotto il loro controllo ancora la Polonia, i paesi baltici, la Cecoslovacchia, l'Austria e l'Ungheria, in aggiunta al "ridotto alpino". Hitler si sarebbe suicidato a Berlino o si sarebbe spostato in un'altra città? In ogni caso, dove si sarebbe spostata la capitale del Reich? In Prussia? in Austria? Che direzione avrebbe preso l'avanzata americana? Avrebbe continuato verso est, incontro ai russi per togliere spazio alla loro avanzata? Oppure avrebbero attaccato verso sud, disinteressandosi della Polonia? Sono questioni che avrebbero poi avuto influenza sulla politica del dopoguerra.

L'Italia ne sarebbe uscita forse un po' meglio. Nel 1942 le forze armate italiane erano meno usurate, forse avrebbero retto meglio alla dura prova dell'armistizio e avrebbero potuto offrire un maggiore contributo in termini di cobelligeranza, anche approfittando dell'utilità dell'esperienza italiana nella guerra sulle Alpi, dove si sarebbe avuta l'ultima resa dei conti con i nazisti.

Le bombe atomiche forse non ci sarebbe stato modo di usarle.

Se invece ci sforziamo di immaginare un Hitler che cambia idea sull'attacco all'URSS dopo aver capito che il Giappone non gli offrirà collaborazione, allora dobbiamo immaginare dove avrebbe schierato i soldati che in HL hanno attaccato l'URSS, e cosa avrebbe fatto per vincere la guerra. In Nordafrica le truppe potevano essere aumentate, ma non all'infinito, visto che c'era poi necessità di fornire a tutti quei soldati viveri, munizioni e carburante. Come avevano dimostrato i britannici con l'operazione Compass del 1940-41 (che quasi scacciò gli italiani dalla Libia, poco prima dell'arrivo di Rommel) la capacità di movimento era molto più importante del numero di soldati e dei mezzi. Una possibilità poteva essere quella di tentare l'invasione dell'Inghilterra. Tuttavia per far questo Hitler aveva bisogno di una flotta. Dovremmo immaginare che, archiviata l'idea di una guerra all'URSS, l'industria tedesca sarebbe stata orientata in gran parte verso la costruzione di mezzi navali, trascurando gli armamenti terrestri. Non sappiamo però se i tedeschi lo avrebbero fatto a cuor leggero, visto che ci sarebbe stato sempre il rischio teorico di subire un attacco sovietico. Certo, Stalin aveva ceduto al patto Molotov-Ribbentrop perché sapeva che il suo esercito non sarebbe stato pronto a fronteggiare un'invasione e che gli sarebbe servito tempo per riorganizzarlo. Possiamo quindi immaginare che i tedeschi riescano a prolungare l'accordo con l'URSS, assicurandosi di avere almeno 12/18 mesi di pace assicurata per procedere nel tentativo di invadere la Gran Bretagna. In ogni caso, non penso che un piano del genere sarebbe potuto riuscire...

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Diamo ora la parola a Inuyasha Han'yō:

Le Idi di Marzo del III Reich

Adolf Hitler rimane vittima di un attentato ordino da suoi oppositori il 15 marzo 1941, tre mesi prima dell'avvio dell'operazione Barbarossa. Chi prenderà il suo posto alla guida del Terzo Reich? E quanto ciò influirà sulle vicende successive?

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Gli replica Dario Carcano:

Gli succede Göring, e non cambia niente.

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Ma Tommaso Mazzoni non è d'accordo:

Dici? Göring non scatenerebbe l'Operazione Barbarossa.

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Dario gli ribatte:

Perchè? Göring era sempre un nazista convinto della superiorità razziale dei tedeschi, e che l'URSS di fronte alla Wehrmacht sarebbe collassata come l'Impero zarista durante la prima guerra mondiale. Inoltre, come ho detto altrove, la Germania non poteva fare a meno delle risorse dell'Unione Sovietica, in particolare il petrolio, che i tedeschi potevano procurarsi in quantità consistenti solo invadendo il Caucaso e i suoi pozzi petroliferi.

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Tommaso non è da meno:

Perchè Göring ascoltava i consiglieri, e i consiglieri lo avrebbero avvertito, come avvertirono Hitler di finire la Gran Bretagna prima di pensare all'URSS, il che significa che la priorità sarebbe andata al Medio-Oriente, mentre il Petrolio della Romania avrebbe sostenuto lo sforzo bellico Nazista. Senza il coinvolgimento dell'Urss significa che la Gran Bretagna in Iran deve fare da sola, e questo rende tutto più complicato per Londra. Comunque cambia poco per la Germania, perchè il Giappone farà comunque la cappellata di Dicembre, e l'URSS attacca nel 1942 (come da piani). Goring aveva un fratello Cattolico che sicuramente gli avrebbe sconsigliato la "Soluzione Finale", e almeno quella ce la siamo risparmiata. Forse la natura proditoria del coinvolgimento dell'URSS nella guerra renderebbe gli alleati occidentali meno bendisposti nei confronti di Stalin.

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Sentiamo il parere in proposito di Alessio Mammarella:

Io penso che l'Operazione Barbarossa avrebbe potuto essere rinviata ma per un motivo di ordine più pratico: dopo la morte di Hitler in un attentato, immagino che si sarebbe scatenata una lotta di potere. Sebbene Goering fosse stato designato da Hitler come successore, certamente qualcuno avrebbe potuto approfittare dello smarrimento generale seguito alla morte del leader (Himmler, con le sue SS spietate e organizzatissime che già "in fasce" avevano saputo stroncare le SA?) oppure cercare di accusare lo stesso Goering di complicità con gli assassini, così da annullare la sua "primogenitura" (Goebbels, signore della propaganda?). Anche nell'ipotesi più benevola per Goering, quella in cui riuscisse a far fuori tutti gli avvoltoi e diventare il nuovo fuhrer, ci sarebbe comunque bisogno di un periodo di assestamento e di purghe nelle alte gerarchie.

Inevitabilmente le attività di pianificazione delle strategie di guerra si sarebbero fermate di fronte ai sospetti, ai tradimenti, alle esecuzioni. Si sarebbe perso tempo prezioso e arrivati ad essere pronti "fuori tempo massimo" per un attacco all'URSS. Pur tenendo conto dell'ottimismo tedesco, infatti, era noto a tutti che sarebbe stato necessario concludere la campagna di Russia entro l'autunno, e che ci sarebbe stato bisogno di almeno 3-4 mesi per sconfiggere l'Armata Rossa ed occupare un territorio così ampio. La data in cui cominciò l'attacco in HL era probabilmente già "al limite" e sarebbe bastata qualche settimana di ulteriore ritardo per la morte di Hitler e la sua successione per rendere il piano d'attacco palesemente troppo rischioso da attuare.

In ogni caso io condivido con Dario che la conquista dell'URSS, o perlomeno la sua disaggregazione fosse centrale nella strategia tedesca quindi penso che l'operazione sarebbe stata rinviata ma non cancellata.

Ciò avrebbe avuto conseguenze sugli altri fronti di guerra. E' facile pensare, infatti, che senza l'Operazione Barbarossa le attenzioni della Germania si sarebbero spostate sul fronte libico, ma bisogna vedere come.

Prima di tutto Rommel, il grande mattatore su quel fronte, riuscì a imporre molte volte le sue idee, anche su generali di rango superiore, grazie alla fiducia che Hitler riponeva in lui. Ad esempio, la prima offensiva di Rommel in Africa avvenne il 24 marzo, ma solo perché il 19 aveva incontrato e convinto personalmente Hitler: altrimenti l'offensiva italo-tedesca era preventivata per il mese di maggio. Se Hitler fosse morto il 15 marzo, Rommel non lo avrebbe incontrato, avrebbe dovuto probabilmente attendere l'insediamento del nuovo fuhrer e non è detto che quest'ultimo lo avrebbe assecondato.

Certo, non è che posticipare l'offensiva di qualche settimana avrebbe cambiato granché: più importante sarebbe stata la questione delle forze. L'idea che abbiamo tutti è che, senza l'Operazione Barbarossa, molti combattenti e mezzi ad essa destinati sarebbero stati inviati in Africa: non sarebbe stato così facile. Wikipedia riporta che:

« A partire dal mese di agosto 1941 la situazione del Panzergruppe Afrika era divenuta più difficile; di fronte all'impressionante rafforzamento dell'esercito britannico, le truppe italo-tedesche si stavano indebolendo a causa soprattutto delle crescenti difficoltà di rifornimento provocate dalla sempre più efficace azione delle forze aeronavali nemiche stanziate a Malta. Le perdite di navi mercantili e di petroliere erano costantemente aumentate; in novembre il 62% dei bastimenti da trasporto andò perso in alto mare; il rifornimento e il rafforzamento delle truppe dell'Asse venne fortemente intralciato
Il problema del fronte africano non era soltanto di disporre di veicoli e mezzi corazzati efficienti (tutte cose che i tedeschi potevano mettere in campo) ma anche rifornirli: maggiore sarebbe stato il loro numero, più difficile sarebbe stato far arrivare carburante, munizioni e pezzi di ricambio nelle quantità giuste e attenzione anche nei tempi giusti: già l'arrivo di un convoglio in ritardo può fare la differenza tra vincere o perdere una battaglia. Alla cosa si poteva porre rimedio e lo si fece a un certo punto:
Di fronte all'aggravarsi della situazione dell'Asse nel teatro mediterraneo e in Nordafrica, Adolf Hitler prese infatti dal novembre 1941 alcune importanti decisioni strategiche; in primo luogo vennero trasferiti nel Mediterraneo alcuni U-Boot che ottennero brillanti successi indebolendo in modo sostanziale la capacità della flotta dell'ammiraglio Andrew Cunningham di controllare le rotte navali. Inoltre Hitler costituì il 2 dicembre 1941 un "Comando supremo Sud" (Oberbefehlshaber Süd), affidato al feldmaresciallo Albert Kesselring per coordinare, in collaborazione con il Comando Supremo a Roma di Mussolini e del generale Cavallero, le operazioni aeree, terrestri e navali dell'Asse. Il feldmaresciallo Kesselring raggiunse subito importanti risultati grazie alle numerose squadre aeree tedesche assegnategli di rinforzo; l'isola di Malta subì duri attacchi aerei e non fu più in grado di minacciare i convogli italo-tedeschi destinati alla Libia; di conseguenza i trasporti poterono effettuarsi a dicembre 1941 e gennaio 1942 con regolarità ed importanti rinforzi di uomini e mezzi furono consegnati al generale Rommel. »

Ora, noi possiamo ben pensare che se non ci fosse stata l'Operazione Barbarossa si sarebbe deciso prima (diciamo un paio di mesi prima) di fare qualcosa per risolvere quel problema. "Cosa" però non è così scontato: ciò che abbiamo letto fu un provvedimento straordinario, il classico colpo di testa di Hitler, e qualcun altro avrebbe avuto magari idee diverse. Goering, patron della Luftwaffe, certamente avrebbe cercato di continuare, in parallelo con la guerra terrestre in Libia e navale nel Mediterraneo, il confronto con la RAF sui cieli della Gran Bretagna. Potremmo quindi pensare che non avrebbe dedicato poi così tanti aerei allo scenario Mediterraneo, forse avrebbe deciso di inviare più sommergibili, distogliendoli però dalla altrettanto fondamentale Battaglia dell'Atlantico. Probabilmente la soluzione sarebbe stata la presa di Malta ma mi risulta che il piano per conquistarla, il cosiddetto "Esigenza C3" sarebbe stato approntato solo nel 1942 e invece sarebbe servito l'anno prima.

Io credo, infatti che la finestra di opportunità che avrebbe avuto l'Asse per non perdere la guerra (non per vincerla, ma per non essere senza speranza) sarebbe stata proprio quella tra il rinvio dell'Operazione Barbarossa e la sua attuazione (o il parallelo attacco sovietico) un anno dopo. 12 mesi nei quali sarebbe stato necessario:

- occupare Malta (fattibile, se Goering ci si fosse incapricciato, ma bisogna valutare rispetto a Creta... senza l'attacco a Creta quello a Malta potrebbe essere addirittura nell'estate 1941, altrimenti sarebbe inevitabilmente slittato di mesi... e poi saltato causa clima invernale);

- sconfiggere la Mediterranean Fleet o debilitarla in modo significativo (sarebbe stato necessario convincere la Regia Marina a combattere una grande battaglia navale, proprio dopo aver constatato, nello scontro notturno di Capo Matapan, la sua inferiorità a livello di radar, artiglierie e tattiche);

- condurre un'offensiva in grande stile travolgendo i britannici fino a Suez (ma in HL, con tutta l'intraprendenza di Rommel, si era arrivati solo a Tobruk... ed è anche possibile che Rommel, sistematicamente opposto ai superiori perché protetto da Hitler, in questo scenario venga magari destituito e trasferito altrove).

Insomma, alla fine di tutto questo ragionamento penso che la morte di Hitler il 15 marzo 1941 non avrebbe cambiato l'esito del conflitto ma solo magari le vicende personali di qualche personaggio della Germania nazista. Però vorrei rendere merito a Inuyasha perché ha trovato uno spunto veramente interessante.

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Tommaso insiste:

Cambia ad esempio che per difendere l'Egitto da un attacco più massiccio Londra debba abbandonare Iran ed Irak all'alleanza con l'Asse; e quello è petrolio per il Reich. E comunque Stalin nel 1942 attacca.

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Ed anche Alessio:

In teoria sì, Tommaso, ma la breve guerra tra i generali iracheni filotedeschi e le truppe britanniche durò tra aprile e maggio 1941. In quel momento il fronte africano passava fra Tripolitania e Cirenaica, gli italo-tedeschi avevano appena cominciato la controffensiva. Forse per questo Hitler consentì a Rommel di forzare i tempi, ma come dicevo in questo scenario Hitler sarebbe morto e Rommel sarebbe rimasto ad attendere l'eventuale sostegno di un nuovo fuhrer mentre gli iracheni venivano fatalmente sconfitti.

L'invasione dell'Iran avvenne più tardi, tra agosto e settembre, ma teniamo conto che avvenne mentre l'Armata Rossa stava subendo delle batoste terribili dai tedeschi. Senza l'Operazione Barbarossa, così come i tedeschi sarebbero stati liberi di dedicarsi ad altri fronti, anche i sovietici avrebbero potuto pensare all'Iran anticipando le operazioni di 1-2 mesi (giusto il tempo di assicurarsi di non subire l'attacco tedesco).

Secondo me lo scenario migliore possibile per l'Asse sarebbe stato:

- Goering si trova ben pochi oppositori, e riesce nel giro di pochi giorni a prendere il paese nelle sue mani; qualche traditore viene scovato e giustiziato in modo veloce e discreto;

- la Jugoslavia, che si era magari illusa di scamparla in seguito alla scomparsa di Hitler, viene attaccata e occupata ugualmente;

- la Grecia viene sconfitta e occupata, ma mentre ha luogo quella campagna Goering si rende conto che non c'è più abbastanza tempo per lanciare un attacco all'URSS e portarlo a compimento entro l'autunno;

- una volta deciso il rinvio dell'Operazione Barbarossa, Goering decide di dedicarsi al fronte Mediterraneo/Africano; ritenendo quindi importante occupare Malta, decide di attaccare quella invece di Creta;

- la conquista di Malta consente ai tedeschi di spostare maggiori risorse in Libia; anche se Iraq e Iran nel frattempo sono sotto controllo nemico, ci sono ancora 8-9 mesi per riconquistare la piazzaforte di Tobruk, portare la guerra in Egitto, raggiungere Alessandria, raggiungere Suez.

Il riferimento della storia effettiva è che nello stesso lasso di tempo gli italo-tedeschi riuscirono a ottenere solo il primo di questi obiettivi, Tobruk. Sapere se sarebbe stato possibile fare di meglio, avendo più soldati, carri armati e veicoli richiederebbe conoscenze specialistiche, bisognerebbe proprio scendere nel dettaglio delle forze in campo.

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Ma Tommaso non è pago:

E perchè mai i Sovietici dovrebbero invadere l'Iran?

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Al che Alessio Mammarella chiarisce:

Touché. In effetti l'URSS non si era ancora alleata con la Gran Bretagna (l'alleanza si prospettò dopo l'attacco da parte della Germania) e quindi non avrebbe avuto alcun interesse a collaborare con i britannici. Questi ultimi, da soli, non sarebbero stati in grado di imporre il loro volere all'Iran, perlomeno, non subito. Fino a Pearl Harbor, il serbatoio di risorse indiano era comunque considerato al servizio del teatro strategico che comprendeva il Vicino Oriente e l'Africa. Quindi i britannici avrebbero avuto a disposizione alcuni mesi per mettere in sicurezza l'Iran e impedire che potesse fornire il suo petrolio all'Asse... poi l'ingresso in guerra del Giappone li avrebbe costretti a pensare ad altro. Allora sarebbero due le "finestre":

- finestra italo-tedesca, 12 mesi per guadagnare il Canale di Suez prima dell'apertura del fronte orientale;

- finestra britannica, 5 mesi per evitare l'Iran si allinei politicamente all'Asse e ne diventi fornitore.

Tra l'altro, mettiamo che l'Iran avesse stipulato un'alleanza con l'Asse e deciso di fornirgli il suo petrolio: come avrebbe fatto, concretamente? Via mare? Il Golfo Persico ed il Mare Arabico erano completamente sotto controllo britannico. Magari l'Italia avrebbe potuto avere, in Somalia, un grande porto/arsenale dove tenere una flotta coloniale: come Dakar per i francesi e Singapore per i britannici stessi. Peccato che, dagli anni '80 del XIX secolo fino ad allora, nessuno aveva mai pensato all'utilità di una base del genere. Oppure, il petrolio poteva passare via terra? L'Iraq era comunque sotto controllo britannico. Sarebbe dovuto passare, caricato su autocarri (sarebbe stato possibile ottenerne quantità significative), magari nella Turchia neutrale per poi raggiungere i paesi dell'Asse. Mi sembra una cosa esagerata.

Più che fornire petrolio all'Asse, lo Scià avrebbe potuto pensare di non fornirlo ai britannici. I britannici però controllavano gli altri paesi del Golfo ed erano alleati degli Stati Uniti: da qualche parte il petrolio lo avrebbero ottenuto comunque.

Forse è ovvio che tutti i ragionamenti approdino qui. I britannici hanno lavorato per secoli alla costruzione di un impero coloniale che non significasse solo piantare bandierine, ma procurarsi risorse e punti d'appoggio che sarebbero stati concretamente utili nel caso di un conflitto generale. Nessun altro paese era così ben preparato.

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La nave da battaglia Vittorio Veneto in uno straordinario dipinto di Sandro Degiani (cliccare per ingrandire)

Qui sopra: la nave da battaglia Vittorio Veneto in uno straordinario dipinto di Sandro Degiani. Varata il 25 luglio 1937, essa rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale (cliccare per ingrandire)

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Passiamo al prezioso contributo di Angelo Doveri:

Ho letto con vero interesse molte delle vostre idee. È da molto che l'argomento mi interessa. Sono un tecnico aeronautico, e mi picco di essere un esperto della tecnica e della storia delle guerre del XX secolo. Una delle cose che ho sempre considerato è che la Seconda Guerra Mondiale, a livello geopolitico, è in effetti terminata la mattina di Domenica 7 dicembre 1941. Dopo "Il giorno dell'infamia", il peso dell' industria USA ha di fatto posto termine a qualsiasi velleità e possibilità di una vittoria delle forze dell'Asse. Era esclusivamente questione di tempo.

Ma cosa sarebbe successo se PRIMA di quella data qualcosa fosse andato diversamente? Io credo di avere individuato tre punti critici di svolta:

1) La negazione da parte di Hitler dei 300 U-boot richiesti da Doenitz.
2) La mancata eliminazione delle truppe anglo-francesi concentrate a Dunquerque.
3) Il cambiamento di obbiettivo da parte delle Luftwaffe, durante la Battaglia d'Inghilterra, dalle basi radar e dai campi di volo della RAF alla città di Londra.

Con poco più di un sesto degli U-boote richiesti, la Kriegsmarine riuscì quasi nell'intento di attuare un ferreo blocco navale attorno alle isole britanniche. Con la auspicata dotazione di U-boot, richiesta da Doenitz parecchi anni prima, ci sarebbero riusciti, strozzando a morte le isole: senza i rifornimenti di carburante avio a 100 ottani, ad esempio, sarebbe stato impossibile portare la potenza del Merlin di Hurricane e Spitfire dagli originali 1.030 HP, erogati con la benzina a 87 ottani disponibile in UK, ai molto piu' prestanti 1.300 e passa HP, con cui hanno effettivamente volato e combattuto nella nostra TL: quell'oltre 25% di potenza in più fu decisivo almeno quanto la Home Chain.

I 350.000 soldati che riuscirono a rifugiarsi in Inghilterra dopo l'evacuazione di Dunquerque con l'Operazione Dynamo, furono la base delle future vittorie britanniche. Erano, a tutti gli effetti, 350.000 veterani, i futuri istruttori dell'armata alleata. Con loro fuori gioco (cosa possibilissima se l'OBK avesse semplicemente ignorato le vanagloriose sparate di Goering, dando incarico a... Rommel? di prendere, e in fretta, la zona), in Gran Bretagna non sarebbe rimasto un gran che con cui combattere. Teniamo presente che la Home Guard stava iniziando a distribuire le alabarde prelevate dai musei, per armare quei contingenti! Un po' poco per fermare i "Gruene Teufel" di Student!

In ultimo, ma non certo per ultimo, quando Churchill provocò i tedeschi col miserando bombardamento di Berlino ( ...effettuato in risposta per un altrettanto misero raid, subito per errore dalla City) barattò, scientemente e deliberatamente, la città di Londra contro i campi della RAF e la rete radar, vincendo di conseguenza la Battaglia d' Inghilterra, anche se a un prezzo raccapricciante. Ma se il comando tedesco mantiene i nervi saldi, e insiste a martellare aeroporti, Home Chain e le fabbriche della Supermarine, della Hawker e le scuole di volo caccia, entro Settembre Churchill non avrà la sua "ora più bella" e non potrà affatto ringraziare per la vittoria "i pochi". Dovrà, giocoforza e nonostante il "combatteremo sulle spiagge, nelle città e sulle montagne", arrendersi quando i Panzer di Guderian sferraglieranno in Piccadilly Circus.

La guerra non sarà affatto Mondiale, ma solo europea, e terminerà per Natale 1940 o al massimo nei primi mesi del '41. Cosa cambierà in futuro?

Gli USA non avranno ancora subito il devastante attacco aereo a Pearl Harbour, e senza la provocazione nipponica il partito isolazionista, all'epoca molto forte, avrà buon gioco nel tenere la nazione al di fuori di quella che sarebbe stata giudicata solo un'altra guerricciola interna fra "quei pazzi europei". Una accorta politica estera tedesca, poi, potrebbe portare ià Giappone a decidere di evitare l'attacco contro gli USA, andando invece a rafforzare e completare l'aggressione all' URSS.

Con la Gran Bretagna fuori gioco, tutte le altri nazioni correlate alla Corona, colonie ed ex-colonie, quali Canada, Australia, Nuova Zelanda, India, Sud Africa, Kenya, Egitto e così via, non saranno impegnate, e, anzi, penso potrebbero cogliere la palla al balzo e tentare di sganciarsi dal controllo di Londra: Ghandi potrebbe ottenere l'indipendenza dell'India con almeno 10 o 15 anni d'anticipo sulla nostra TL, e, forse, riuscire ad evitare la sanguinosissima divisione col Pakistan e le "Guerre dei poveri". Anche il Kenya eviterebbe i "mau mau" e le stragi che portarono alla sua indipendenza, ottenendola senza colpo ferire molto prima.

Mussolini avrebbe ricevuto qualche lembo africano ex britannico in compenso, magari l'Egitto da congiungere alla Libia e tutta la Somalia britannica e, decisamente soddisfatto, eviterebbe di andare ad impelagarsi in Grecia, non facendo così ritardare di quei pochi ma cruciali mesi, l'Operazione Barbasossa.

L'URSS, a questo punto, sarebbe isolata e soverchiata, senza aiuti americani e britannici, attaccata sia da est che da ovest, cadrebbe in tempi anche relativamente brevi, specialmente se i tedeschi, giocando sul risentimento ucraino per l'Holomord, invece di farseli nemici li trasformassero in alleati. Nel 1942 o al massimo nel '43, la guerra terminerebbe.

L'Europa sarebbe stata forzatamente unita dall'Atlantico a ben oltre gli Urali, il Giappone avrebbe esteso a mezza Siberia e alla Cina la sua rete di stati fantoccio, in stile Mancukuo, gli USA si potrebbero godere di uno splendido isolamento, magari indirizzando l'espansionismo verso sud, e le ricerche atomiche sarebbero state condotte con bassa priorità. Senza dubbio la popolazione israelita sarebbe stata sottoposta a terribili trattamenti, ma forse la Soluzione Finale avrebbe potuto prevedere l'esilio in Palestina invece che le camere a gas di Auschwitz.

Qualche anno dopo sarebbe inevitabilmente iniziata la Guerra Fredda, stavolta fra USA e i suoi protettorati latinoamericani contro l'Asse, ma poi chi ne sarebbe uscito vincente?

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Questo è il commento in proposito di Enrico Pellerito:

Trovo davvero ucronicamente interessante l'ampliamento della flotta sottomarina germanica con le nefaste conseguenze per i rifornimenti diretti verso il Regno Unito.
Se Hitler avesse mostrato una visione strategica più ampia, avrebbe certamente dovuto accogliere le richieste della Kriegsmarine (ma se per questo, avrebbe anche dovuto considerare quelle della Luftwaffe, alcune di queste puntualmente "inevase").
Il problema stava nella disponibilità di risorse da dover indirizzare: se Hitler era piuttosto miope in termini di guerra navale, ammettendo un miglioramento della sua "vista", i numeri richiesti dai vertici della marina non avrebbero potuto essere soddisfatti, a meno di non sacrificare una più che buona fetta delle disponibilità previste per le forze di terra e per l'aviazione.
Il fatto è che nella sua "testa bacata" il Führer riteneva che i britannici avrebbero dovuto essere suoi alleati; al più intendeva espellerli politicamente dall'Europa continentale, non prevedeva, sempre per la sua miopia, che avrebbe dovuto lottare contro di loro riproponendo il conflitto navale che si era già concretizzato durante la Grande Guerra.
Ma ammettendo che invece la situazione sia diversa, la realizzazione di una quantità di u-boot ben più numerosa rispetta a quella (appena 50) con la quale la Germania è entrata in guerra avrebbe, senza dubbio, inciso molto di più nell'impedire un costante rifornimento al Regno Unito di tutto ciò che gli abbisognava per sostenere il conflitto (nella fattispecie quello aereo) con un alta probabilità che si concretizzasse quanto ipotizzato da Angelo Doveri.
Ironico pensare che, complessivamente, gli u-boot tedeschi varati superarono di gran lunga il migliaio, ma dovevano, ormai, affrontare le ben organizzate scorte ai convogli, oltre alla decrittazione dei messaggi trasmessi tramite Enigma.
Se però gli u-boot riescono a sfiancare i rifornimenti, quale forza terrestre e quale aerea saranno presenti in Europa?
La Polonia verrà lo stesso travolta nel giro di un mese?
Ci saranno forze sufficienti per invadere la Norvegia (la Danimarca fu quasi un gioco da ragazzi)?
Consideriamo che in HL la campagna di Norvegia stava già risultando un fallimento per i tedeschi, nonostante la Luftwaffe dominasse i cieli e le forze di terra fossero particolarmente "robuste".
E se non impegnato in Norvegia, l'esercito tedesco avrebbe avuto la stessa capacità d'impatto nella primavera del 1940 contro Paesi Bassi, Belgio, Francia e il BEF di Lord Gort?
Più u-boot significano meno carri e meno aerei, è un problema di "coperta troppo corta".
E questo vale anche in una "battaglia d'Inghilterra" che vede la Luftwaffe opposta ad una RAF con meno rifornimenti proprio causati dalla stretta morsa da parte dei sottomarini tedeschi.
Riguardo, invece, la mancata avanzata verso Dunkerque pare che ormai sia assodata la condizione di carenza nei rifornimenti delle colonne corazzate tedesche, oltre alla umana necessità di "riprendere il fiato" dopo la spettacolare avanzata che aveva travolto, fino a quel momento, il fronte alleato.
Per cui il POD, già espresso anche in altri ambiti ucronici, si può individuare in un più celere ed efficiente treno logistico da parte dell'esercito tedesco e in un maggiore sforzo, ottenibile se non da parte di tutti i corpi corazzati in quel momento impegnati, perlomeno da reparti di fanteria pesantemente supportati dall'artiglieria e dalla Luftwaffe.
Anche qui le conseguenze prospettate da Doveri diventano plausibili, così come nella "terza mossa".
Riguardo gli ebrei, credo che "se" ci fosse stata l'intenzione di esiliarli e non di eliminarli, al posto della Palestina sarebbero stati inviati in Madagascar per come previsto già dal 1938.
Mi ricollego però a quanto scritto da
Angelo Doveri per chiarire un episodio relativo alla seconda guerra mondiale che è stato troppe volte travisato. L'opinione comune, avvalorata da molti testi, compresi alcuni che trattano specificatamente aspetti militari, è che a causa delle campagne di conquista dei Balcani, la Germania sia stata costretta a dover ritardare l'invasione dell'Unione sovietica rispetto alla data stabilita.
Questo è vero solo in parte; l'attacco contro la Jugoslavia (Operazione Punitiva) fu certamente un imprevisto, ma quello alla Grecia (Operazione Marita) era stato programmato già verso la fine del novembre 1940 per la successiva primavera, prescindendo dall'invasione dell'Urss, su cui Hitler elucubrava dal mese di luglio di quell'anno.
Alcune fonti ritengono che la data di inizio dell'Operazione Barbarossa fosse il 15 maggio 1941, ma questo giorno era stato indicato orientativamente dal Comando supremo tedesco, stante che si preveda di completare l'afflusso del quarto e ultimo scaglione delle truppe destinate all'Operazione Barbarossa (quelle corazzate nella fattispecie), in un periodo tra il 25 aprile e, appunto, il 15 maggio.
Hitler si trovava costretto ad aiutare gli Italiani che rischiavano di venire buttati fuori dall'Albania dall'esercito ellenico e all'uopo aveva dato disposizioni per invadere la Grecia attraverso la Bulgaria; non si escludeva che una Jugoslavia alleata al Tripartito avrebbe potuto partecipare all'invasione direttamente o anche solo limitarsi a far transitare truppe dell'Asse verso la Grecia.
L'obbiettivo era di aiutare, come detto, l'Italia ed eliminare qualsiasi influenza britannica nei Balcani.
Le forze preventivate non avrebbero inciso molto sul dispositivo che, nel frattempo, si stava approntando contro l'Unione Sovietica e vennero ritenute bastevoli anche se, ai primi di marzo 1941, a seguito di accordi tra Atene e Londra, in Grecia erano stati inviati rinforzi britannici, australiani, neozelandesi e polacchi.
Quando, però, avvenne il colpo di stato a Belgrado e la denuncia dell'adesione al patto Tripartito, Hitler decise di invadere la Jugoslavia, destinando ulteriori contingenti nell'area e questo, considerando che non si poteva prevedere quanto sarebbe durato l'impegno accresciutosi, comportò la forzata rimodulazione di "Barbarossa" con un rinvio tra le quattro e le sei settimane successive alla data del 15 maggio; sebbene Hitler avesse parlato di un rinvio di massimo quattro settimane vedremo che esse sarebbero potute essere soltanto tre, "tempo" (è il caso di dire) permettendo.
La campagna contro la Jugoslavia durò appena 12 giorni (6 - 17 aprile 1941) mentre per conquistare la Grecia occorsero tre settimane.
Oltre al 1° Gruppo Corazzato di von Kleist, solo una parte delle divisioni di fanteria impiegate nei Balcani erano destinate a partecipare all'Operazione Barbarossa e, nei fatti, la gran parte delle truppe corazzate e motorizzate furono trasferite verso i confini con l'Urss già all'indomani della resa greca; esse, però, non avrebbero mai potuto essere pronte per coadiuvare le altre forze nell'attacco contro l'Urss, se la data d'inizio di questo fosse stata il 15 maggio.
I carri armati dovettero affrontare strade quasi impraticabili anche a causa delle forti piogge, poche ferrovie rudimentali poterono essere utilizzate per il trasporto degli equipaggiamenti, mentre le fanterie che non restarono di presidio nei Balcani, si trasferirono nella aree di raccolta prossime all'Unione Sovietica dopo marce per un totale di circa 500 chilometri.
Tempi di trasferimento a parte, vanno considerate la necessità di far riposare il personale, reintegrare le scorte e la manutenzione dei mezzi; ma a parte che stiamo parlando solo di una parte del dispositivo destinato all'operazione Barbarossa, prima della fine di maggio queste truppe potevano considerarsi disponibili.
Eppure "Barbarossa" scatto dopo quasi un mese.
Va sottolineato che, sin dall'inizio della programmazione dell'invasione dell'Urss, Hitler aveva insistito sul fatto che le condizioni atmosferiche e climatiche dovevano essere le più favorevoli possibili.
Alcune fonti riportano che il 30 aprile, Hitler abbia stabilito quale giorno "X" per l'inizio dell'attacco all'Urss il 22 giugno, ma, in effetti, tale data venne prospettata dalla ristretta cerchia di strateghi tedeschi ai primi di giugno. Hitler avrebbe dato il suo assenso alla data fatidica solamente il 17 di quel mese, appena cinque giorni prima dell'inizio delle operazioni! 
Il motivo era dovuto al tardo disgelo che manteneva in piena i fiumi, rendendo il loro guado piuttosto difficoltoso, così come anche ad incidere sullo stato della viabilità extraurbana (solo una rotabile principale era, all'epoca, asfaltata all'interno dell'Urss) e sul terreno in genere.
Il clima, poi, non si mostrava affatto favorevole durante quella primavera, rendendo difficoltose le ricognizioni aeree e solo dopo la metà di giugno le piogge furono meno intense (in buona parte del continente europeo, gli inverni a partire dal 1939 furono particolarmente gelidi e nevosi, così come le primavere e gli autunni molto piovosi).
Non va dimenticata l'esigenza di spostare i mezzi pesanti e quelli cingolati in prossimità della linea di partenza il più tardi possibile, onde rendere meno problematico il loro mascheramento (altro esempio: artiglieria e materiale da ponte furono scaricati a Biała Podlaska, località polacca a meno di 50 kilometri da Brest-Litovsk, solo il 19 giugno).
Si può, pertanto, ritenere che se il clima fosse stato più favorevole, permettendo lo schieramento finale nell'ultima settimana prima dell'attacco, questo sarebbe potuto avvenire già a partire dal 5 giugno, mentre in Hl, fino ai primi di quel mese venivano ancora trasferite truppe per un complesso di 51 divisioni di vario tipo dall'Europa occidentale e dalla Germania e il Comando supremo tedesco discuteva di misure e preparativi relativamente agli aspetti tattici, nell'attesa che il tempo migliorasse.
Un'Operazione Barbarossa che fosse, invece, iniziata con sole due settimane d'anticipo rispetto alla nostra realtà, avrebbe comportato alcune differenze sostanziali: parte delle truppe sovietiche che erano in fase di trasferimento verso occidente per creare una seconda linea di difesa, sarebbero giunte a contatto col nemico in un momento successivo a quanto effettivamente accaduto e in zone molto più ad est, mentre l'avanzata tedesca avrebbe raggiunto obbiettivi come Leningrado e Mosca prima che avessero inizio le piogge autunnali, le quali trasformarono strade e terreni in acquitrini e pantani dove il fango la faceva da padrone.
Questo non avrebbe significato la caduta delle suddette città, ma avrebbe comportato maggiori difficoltà per lo Stavka nel cercare di porre rimedio alla situazione, mettendo in opera la propria controffensiva invernale contro un dispositivo nemico più rafforzato, rendendo maggiormente critica la situazione dell'Armata Rossa.
Le concause climatiche aiutarono non poco l'Urss nella lotta contro la Germania nazista, senza mettere in secondo piano coraggio, abnegazione e sacrifici sopportati dal suo popolo, oltre ai notevoli rifornimenti ricevuti dagli alleati occidentali.

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Così prova a tirare le somme Bhrihskwobhloukstroy:

Vi lancio una provocazione: il Quarto Reich esiste tuttora!! Riassumiamo cos'è concretamente:

1) L'Europa unita sotto la Germania;
2) a sua volta sottoposta all'Impero Americano;
3) usata in funzione antirussa.

1) L'Europa unita sotto la Germania sarebbe composta da Regioni, a loro volta non coincidenti con le attuali, ma con quelle storiche, per cui sì Baviera e Sassonia (ancora oggi Länder della Bundesrepublik), ma anche Düsseldorf (ossia l'antico Ducato di Berg) e non l'intera Renania Settentrionale - Westfalia; inoltre Boemia e Moravia (distinte) invece della Cechia, Tirolo ecc. invece dell'Austria, Brabante ecc. invece del Belgio, d'altra parte la Catalogna intera e "Venezia" (quindi la Repubblica), che implica quindi una "Lombardia", una "Toscana", ma anche Due... Sicilie. In qualsiasi progetto tedesco di Europa, gli Stati Pseudonazionali non esistono più: c'è una Repubblica di Regioni.

2) Socioeconomicamente, il Quarto Reich sarebbe, per consenso dei Critici, Ordoliberista (Mercato ‘meritocratico’ con intervento progressista dello Stato nel Sociale). Dal punto di vista religioso, il Primo Reich era Cattolico (casomai con tendenze a un *Germanicanesimo simile al Gallicanesimo), il Secondo Reich Evangelico-Riformato (insieme, con inclusione di un Cattolicesimo los von Rom, simile all'Anglicanesimo), il Terzo Reich esplicitamente Pagano; il Quarto Reich sarebbe Ecumenico non solo Cristiano, ma con tutte le Grandi Religioni dell'Asia, a cominciare dall’’Islām. Lo stesso Presidente del Quarto Reich sarebbe Rosso-Verde con quest'ultimo colore in duplice accezione, Ecologista (come Van der Bellen) e Musulmana.

3) Il supremo Valore di Russia Sovrana è appunto la Sovranità e l'Unità della Russia. Il Quarto Reich ‘americano’ si distinguerebbe dal ‘Quarto Reich’ eurasiatico per non avere un confine orientale con la Russia, bensì per inglobarla tutta, anch'essa divisa in Regioni come la Repubblica Europea.

Al diretto dominio statunitense sarebbe riservata, come da tradizione (da Brzeziński in poi), la grande fascia dal Marocco al Xīnjiāng (compresi l'Azərbaican e l'Asia Centrale), mentre al Quarto Reich sarebbero riservate la Turchia, la Georgia e probabilmente anche l'Armenia.

Credo che questo Quarto Reich piacerebbe a molti Partecipanti a questo sito. Devo però rilevare che le regole basilari della Pragmatica Linguistica impongono di riconoscere, in ogni testo, prima ancora del presupposto di verità ecc., le tre Forze Locutoria (il significato puramente semantico, per esempio «mi passeresti il sale?»), Illocutoria (ciò che si vuol far capire all'Interlocutore: «passami il sale!») e soprattutto Perlocutoria (ciò che si vuole che l'Interlocutore faccia; per esempio, girarsi per prendere il sale mentre magari io gli metto il veleno nel bicchiere).

Se un Tizio dice a un amico «hai visto Tua moglie com'è gentile con Caio?», la Forza Perlocutoria è di far ingelosire l'amico, magari per renderlo odioso alla moglie, di modo che poi Tizio si intrufoli fra i due presentandosi alla moglie dell'amico come una persona più ragionevole, più affascinante e quindi preferibile.

Così pure, un messaggio contro il Quarto Reich (e la Lobby Finanziaria) come Nemico della Russia può:

1) in un pubblico grosso modo destrorso, scatenare una reazione più o meno docile di Antigermanesimo;
2) in un pubblico grosso modo sinistrorso, una reazione più o meno composta di attacco a Putin e al messaggio stesso.

Che sia vero o no diventa secondario, l'importante è l'effetto, uguale - nelle conseguenze - in entrambi gli Schieramenti: portare allo scontro fra Russia e Germania.

Naturalmente, anche un messaggio più insidiosamente dedicato ad aspetti magari perfino allettanti del Quarto Reich ha una sua Forza Perlocutoria, che nel pubblico grosso modo sinistrorso dovrebbe produrre l'effetto opposto al precedente e al Mittente del primo messaggio dovrebbe suonare come una sfida...

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Enrico Pellerito gli replica:

Tutto interessante, ma mi chiedo una cosa: un individuo di ideologia marxista (non tanto per definirsi tale, quanto convinto delle teorie per raggiungere determinati obbiettivi sociali) come potrebbe mai parteggiare per uno o l'altro dei due schieramenti?

Di fatto, mi si permetta la presuntuosità nella generalizzare e "superficializzare" l'argomento, in questo caso siamo in presenza di due polarizzazioni nazionaliste e imperialiste, accomunate nelle loro economie secondo i principi del capitalismo e del liberismo (quest'ultimo aggettivo nell'eccezione socialmente più negativa per le classi deboli e poco, o per niente, abbienti).

Si può discutere se ci sia una "parvenza" di capitalismo di stato più presente in una delle due parti, rispetto a quello in mano ai privati, nell'altra, ma le conseguenze per il proletariato e le classi lavoratrici non mi sembrano affatto differenti.

E il bello è che ambedue i poli si accusano reciprocamente di fascismo e qui, sono d'accordo, perché di lotta tra odierne e moderne coincidenti concezioni di fascismo, a mio giudizio, si tratta.

Riguardo il ricorso alle strumentalizzazioni religiose in senso nazionalista, in maniera più palese in uno dei due suddetti poli, non mi sorprende, ma evito di approfondire l'argomento proprio perché, voglio restare "superficiale".

L'unica cosa che una persona di "sinistra" può augurarsi è che lo scontro fra i due schieramenti non avvenga, essendo la pace un obiettivo da perseguire, ma che il fatto che tale scontro sia in fieri, la speranza è che si produca una forte crisi endogena, contemporanea alle due parti, in modo tale da crearsi i presupposti per una rinascita della società in senso ben diverso dall'attuale.

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Passiamo la parola a Pietro Bosi:

L'importanza militare di Mosca nel secondo conflitto mondiale derivava non soltanto dal fatto di essere la capitale nemica, obiettivo quindi morale e politico, ma ancora, e soprattutto, perché la sua posizione geografica faceva di essa il centro delle grandi comunicazioni del paese; inoltre le sue numerose officine le davano forse il primo posto fra i complessi industriali sovietici a occidente degli Urali. Non può meravigliare, quindi, che lo stato maggiore germanico ponesse Mosca come obiettivo principale della sua grande offensiva iniziale.

Come sono andate le cose nella HL lo sappiamo: dopo un'avanzata apparentemente inarrestabile, già il 30 novembre 1941, all'improvviso, la temperatura si abbassò a 20 gradi sotto zero; uno degli inverni russi più duri stava per cominciare. In quello stesso giorno l'alto comando tedesco, contro l'opinione di von Brauchitsch, di von Bock e di Guderian, decideva, per volontà di Hitler, di concludere la campagna d' "autunno" con un'avanzata finale per portarsi su Mosca e quindi sul Volga nella regione di Gor′kij. I Tedeschi volevano esercitare con le 29 divisioni di fanteria, 2 blindate e 1 motorizzata di von Bock una pressione continua al centro, mentre le due armate d'ala, con aliquote molto più forti di unità corazzate e motorizzate, dovevano operare la congiunzione a Orechov, cioè a 80 km. a oriente di Mosca, sulla via di Gor′kij. Ma proprio il giorno della ripresa dell'offensiva, la temperatura precipitò da 20 a 40 gradi sotto zero, procurando sofferenze inaudite e la morte fra le truppe, l'inceppamento delle armi automatiche per il congelamento dell'olio. Sulla neve caduta di fresco s'arrestarono i carri tedeschi, mentre quelli russi, meglio adattati, funzionavano. Nel pomeriggio del 5 le varie armate tedesche, come scrisse Guderian, sospesero, senza ordine, i loro movimenti.  In venti giorni i Tedeschi furono costretti a ritirarsi, in media, per una profondità di 100 km. circa.

Il grandioso complesso corazzato che aveva annientato la Polonia in 18 giorni e la Francia in un mese, era stato provato duramente nel materiale e irreparabilmente negli uomini, reclutati con rigorosa selezione tra i combattenti più agguerriti del Reich. Sotto questo punto di vista la battaglia di Mosca ha una portata paragonabile alle future battaglie risolutive della Seconda Guerra Mondiale: Stalingrado, el Alamein, Guadalcanal. Ma come cambia la storia se le condizioni atmosferiche avessero permesso la ripresa dell'offensiva tedesca?

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Gli risponde Federico Sangalli:

Bisogna supporre che i tedeschi riescano a giungere alla periferia di Mosca ma francamente non credo che avrebbero potuto conquistarla: voglio dire, l'inverno comunque stava arrivando e sappiamo quanto presto e con quale freddo l'inverno russo arrivi. Stalingrado (e anche Leningrado) ha dimostrato anche cosa possono fare i russi se si mettono in testa di difendere una città d'inverno fino all'ultima pallottola. Certo, il governo sovietico dovrà giocoforza traslocare a Kujbysev ma la Difesa di Mosca diventerà imperativa per la macchina bellica russa e per il morale sovietico. Se Hitler si intestardisce nella conquista della capitale così vicina alla caduta eppure così imprendibile è possibile che nell'inverno del 1942 Zhukov compia un grande Accerchiamento di Mosca invece che un Accerchiamento di Stalingrado. Più complicata è l'opzione in cui Hitler decide di mettere in standby l'avanzata su Mosca come fece in HL per lanciare la sua offensiva sul fronte meridionale nel Caucaso: a questo punto i sovietici potrebbero decidere di dare la precedenza alla liberazione della capitale e Zhukov annienterebbe le scarne forze della Wehrmacht (rispetto a Stalingrado) lasciate ad assediare Mosca, ma a sud i sovietici potrebbero doversi ritirare oltre il Volga, lasciando Stalingrado, almeno in parte, e il Caucaso ai tedeschi, cosa che farebbe scattare un'operazione inglese dalla Persia per prevenire la caduta dei pozzi petroliferi di Baku in mano naziste, volta almeno a ridurre all'impotenza i pozzi con estesi sabotaggi. Prima di delineare le successive operazioni, bisognerebbe ragionare su quale di queste due opzioni abbia più possibilità di realizzarsi.

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E ora, l'idea di Enrica S.:

Il 1 marzo 1932 Charles Lindbergh Junior, di venti mesi, figlio del grande trasvolatore che per primo volò senza scalo da New York a Parigi, viene rapito in circostanze misteriose dall'abitazione di campagna dei genitori a Hopewell, nel New Jersey. Anche se la famiglia pagò il riscatto, il corpicino del bambino fu ritrovato 12 maggio a poche miglia di distanza da casa sua. Del rapimento di Baby Lindbergh viene accusato Bruno Hauptmann, un immigrato tedesco che, pur essendosi sempre proclamato innocente, viene condannato a morte e giustiziato sulla sedia elettrica il 3 aprile 1936. Stanchi di essere costantemente sotto i riflettori, nel dicembre 1935 i Lindbergh si trasferiscono in Europa con gli altri due figli; in Europa il trasvolatore dell'oceano diverrà un fanatico ammiratore di Adolf Hitler, e per questo sarà emarginato in patria quanto prima è stato idolatrato.

Ma se il rapimento non avviene, o se Charles Junior è ritrovato in vita? Suo padre resta in America, viene candidato dal Partito Repubblicano contro Roosevelt nel 1940 e, forte della sua grande popolarità, vince, diventando Presidente. Com'è noto, anche nella nostra Timeline egli voleva tenere gli USA fuori dal conflitto mondiale. Se trova un accordo con il Giappone, evitando Pearl Harbour, e mantiene l'America neutrale, probabilmente Gran Bretagna e URSS riusciranno comunque a vincere contro Hitler, ma gli USA potrebbero rimanere isolazionisti anche nel Dopoguerra, ed allora chi si contrapporrà all'URSS? Come cambia la storia del Secondo Dopoguerra senza gli Stati Uniti come protagonisti?

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Perchè No? le fa notare:

Questo é più o meno l'argomento del romanzo dell'Americano Philip Roth "La congiura contro l'America"...

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Ma Enrica corregge il tiro:

Non esattamente, amico. In esso Lindbergh ha avuto il figlio rapito e ucciso, è fuggito in Europa, ha incontrato Hitler, si è infatuato di lui, è ritornato negli USA, ha sconfitto Roosevelt e ha fiancheggiato Hitler. Nella mia ucronia invece non fiancheggia nessuno, né Londra né Berlino, e gli USA restano chiusi nel loro splendido isolamento. Vedo tre possibilità:

a) Gran Bretagna e Francia restano potenze mondiali e tengono le colonie, dove l'URSS finanzia invece i movimenti indipendentisti; sopravvive la Società delle Nazioni;
b) l'Unione Europea nasce prima ed è essa ad opporsi all'URSS;
c) la Guerra Fredda avviene tra URSS e la superpotenza Giappone, che ha conquistato la Cina (Mao è fuggito a Mosca) ed ha come alleati l'Australia, la Nuova Zelanda, i paesi europei ed africani. Questa è la possibilità che mi intriga di più, te lo confesso.

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Perchè No? torna alla carica:

Secondo me il Giappone non sarebbe mai diventato una potenza mondiale e non avrebbe potuto conquistare la Cina, il suo settore industriale militare era ridicolo e non avrebbe potuto sostenere lo sforzo necessario. Però avrebbe potuto far nascere una Cina vassalla sotto la guida di Wang Jiwei e sviluppare il suo progetto di "Area di Coprosperità del Pacifico", ma le ambizioni del Giappone erano lontane delle loro capacità. In questo caso immagino una Cina divisa in tre (o quattro): Cina "comunista" ad Est, Cina "nippofila" nella Cina storica e sulle coste, il Mancukuo vassallo del Giappone e forse una Cina nazionalista nel Sud. Senza parlare del Tibet rimasto indipendente.

Inoltre un'amministrazione Lindbergh mi ispira un'altro dettaglio. Lindbergh era ovviamente appassionato di aeronautica e di progresso tecnico in generale: con lui gli USA conoscono un progresso industriale e tecnico rapidissimo, con la costruzione di aerei a reazione durante gli anni '40 e chissà, forse un inizio di programma spaziale. gli USA sarebbero comunque ancora oggi i leader nel campo aerospaziale.

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Anche Inuyasha Han'yō dice la sua:

Il 21 novembre 1941 l'ambasciatore giapponese Kichisaburō Nomura e il diplomatico Saburō Kurusu consegnarono una nota al governo statunitense, nella quale dichiaravano che il Giappone avrebbe lasciato l'Indocina se gli Stati Uniti avessero annullato l'embargo e sospeso ogni aiuto al leader cinese Chiang Kai-shek. Il 26 novembre il Segretario di Stato Cordell Hull consegnò una controproposta che concedeva molti privilegi economici all'Impero giapponese ma solo se rinunciava all'Indocina, a ulteriori conquiste sul continente e all'alleanza con l'Asse. Il generale Tōjō respinse la nota e dette ordine che la flotta preparata per l'attacco a Pearl Harbor partisse, con le conseguenze che tutti conosciamo. Ma se una delle due proposte fosse stata accettata? Il conflitto nippo-americano sarebbe stato evitato o almeno posticipato. Con quali conseguenze?

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Naturalmente gli risponde Perchè No?:

Il conflitto secondo me sarebbe posticipato perché l'equilibrio navale non sarebbe per niente risolutivo. Gli USA consideravano la potenza navale giapponese nel Pacifico come il loro principale problema e in quel momento i Giapponesi sembravano essere in superiorità con le loro otto portaerei e le loro corazzate più grandi del mondo (Yamato e Musashi dovevano essere solo le prime di una nuova classe).

L'accordo poi risulterebbe odioso agli occhi dell'esercito giapponese perché, anche se presentato come una vittoria diplomatica ai nostri occhi, molti militari fanatici vedrebbero solo i limiti posti all'espansione, soprattutto in Cina. Ancora più semplicemente vedrebbero l'accordo come un atto di codardia, ci vorrebbe un accettazione chiara da parte dell'imperatore, se no Tôjô perderebbe il posto a vantaggio di qualcuno più aggressivo (già lui non era mica una colomba...)

Il ritiro dall'Indocina sarebbe una concessione senza domani. Anche se l'esercito giapponese lascia l'Indocina il colonizzatore francese sarebbe così indebolito e umiliato che le indipendenze seguirebbero assai presto. I paesi dell'Indocina indipendente cercherebbero allora la protezione del Giappone come alleato contro gli Europei e sarebbe una vittoria di propaganda dell'ideologia giapponese di liberazione dell'Asia. Il Giappone creerebbe così una sfera di influenza con nuove risorse a sua disposizione, e potrebbe anche fare un rapido ritorno militare se richiesto contro il pericolo dei comunisti locali.

Poi Hull non era sulla stessa linea del presidente Roosevelt sul conflitto mondiale, e probabilmente quest'ultimo non lascerebbe passare quest'accordo. Senza parlare del fatto che l'accordo con gli USA non includerebbe le potenze europee come la Gran Bretagna o l'Olanda e queste diventerebbero allora le prede del Giappone imperialista senza speranza di un aiuto americano. Si può pensare che un'operazione tipo Pearl Harbor sarebbe lanciata contro la Gran Bretagna, forse direttamente contro la roccaforte di Singapore (con l'aiuto dei loro nuovi amici in Indocina, anche se quest'ultima rimane ufficialmente francese potrebbe funzionare). La Gran Bretagna perderebbe molte navi senza parlare delle truppe a Hong Kong, Singapore e altrove. Il suo prestigio in Asia sarebbe talmente distrutto e la sua capacità di contrattaccare sarebbe talmente ridotta che non é impossibile pensare all'indipendenza dell'India in anticipo, forse sotto la guida di Chandra Bose che ne farebbe un alleato del Giappone e della Germania.

Sarebbe dunque un pessimo accordo per gli USA, e Roosevelt non ci sarebbe cascato. Egli è l'uomo che ha messo fine al mercato nero degli alcolici, salvato l'economia americana e tolto un mercato da miliardi ai gangster con una sola azione. Si sarebbe reso conto del pericolo, e non avrebbe accettato, a meno che il Giappone non desse una sincera prova di voler cambiare rotta. E la più sincera prova di cambiamento sarebbe stato negoziare veramente un accordo per mantenere un equilibrio con le forze navali americane e rinunciare alla politica aggressiva in Cina. Rinunciare all'alleanza con la Germania sarebbe stato secondario, e il Giappone non avrebbe insistito molto su questo punto, tanto quest'alleanza era priva di benefici.

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Per partecipare alle discussioni in corso, scriveteci a questo indirizzo.


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