Il Nuovo Attila

di Enrica S.

La "Prima" della Scala del 7 dicembre 2018 ha visto la rappresentazione dell'"Attila" di Giuseppe Verdi. Ho apprezzato molto la bravura dei cantanti, ma non mi ha convinto la trasposizione dell'opera al periodo tra le due Guerre Mondiali. Tuttavia mi è venuto in mente: è possibile giustificare ucronicamente tale trasposizione? Io ci ho provato, leggerete il risultato qui sotto. Lo so che non è credibile perché Ungern Khan non poteva diventare Zar, ma si sa, nella Lirica tutto è possibile! Buona lettura.

Antefatto

« La vittoria o la sconfitta sono due puttane bugiarde. Solo la guerra mi interessa. » Questa frase è attribuita al barone Román Fiodórovic von Ungern-Sternberg, leggendario condottiero baltico anticomunista immortalato da Hugo Pratt in un episodio di Corto Maltese e passato alla storia con il nome di Ungern Khan, come venne ribattezzato in quanto "liberatore" della Mongolia. « I rossi vogliono la lotta di classe. Sto preparando loro l'unica risposta possibile: la lotta di razza », era uno dei suoi motti. La razza che volle opporre ai "rossi" fu quella dei combattenti a cavallo delle steppe, i cosacchi, i buriati, i baschiri ed i mongoli, da lui organizzati nella "Cavalleria Selvaggia". Questo ex ufficiale irregolare zarista si autoproclama generale e combatté contro i "rossi" e i cinesi dopo che i "bianchi" sembravano essere stati annientati dall'Armata Rossa. Nel marzo 1921 egli sconfigge sugli Urali le armate bolsceviche, Iosif Stalin e Lev Trockij cadono in bttaglia. Ungern Khan occupa Mosca, si autoproclama Zar di tutte le Russie con il nome di Romano I, oltre che Khan di tutti i Mongoli e decide di vendicare l'onta di Brest-Litovsk e della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. Dopo aver eliminato tutti gli oppositori interni ed instaurato un regime di terrore, attacca la neonata Polonia con un'armata di 150.000 uomini tra russi ed asiatici. Ovunque arriva, semina morte e distruzione, la sua spietatezza diventa proverbiale, al punto da essere chiamato "Nuovo Attila". Il saccheggio e la violenza sistematica sono il credo della Cavalleria Selvaggia da lui guidata, e gli ufficiali nemici catturati finiscono fra le mani dello "strangolatore", il capo della polizia del barone, il boia Sipailov. Impiccagioni, fucilazioni, torture sono all'ordine del giorno nell'impero russo-mongolo. che si impregna anche di misticismo ortodosso e di sciamanesimo asiatico. Ungern occupa facilmente Varsavia, commettendo una vera e propria strage, poi invade la Germania. A questo punto Francia, Regno Unito, Italia e la Repubblica di Weimar si coalizzano contro il Khan venuto dall'Estremo Oriente, ma le armate alleate sono sbaragliate alle porte di Berlino. Sotto l'onda dell'entusiasmo von Ungern ordina ai suoi cavalieri mongoli di invadere la Francia, ma a questo punto la coalizione, guidata dal francese Ferdinand Foch, il 20 giugno 1923 gli infligge una terribile sconfitta a Châlons-en-Champagne. Siccome i suoi avversari in patria stanno rialzando la testa, Romano I torna rapidamente sui suoi passi sgomberando Francia e Germania e, continuando a occupare la sola Polonia, rientra rapidamente in Russia. Egli però medita vendetta e, nel 1924, decide di prendersi la rivincita invadendo stavolta l'Europa meridionale, ritenuta più facile da sconfiggere. Con le sue armate attacca perciò prima la Romania e poi l'Ungheria, che gli si sottomettono per evitare un massacro, quindi il Regno dei Serbo-Croati e Sloveni; Sloveni e Croati ne approfittano per rendersi indipendenti da Belgrado, sottomettendosi a Romano I. A questo punto Ungern Khan invade l'Italia, sconfiggendo facilmente a Caporetto (e due!) il Regio Esercito, piomba su Venezia e la sua soldataglia commette il solito eccidio dei difensori della città. Il ricco veneziano Giuseppe Volpi si schiera con Romano I ed è nominato da questi capo di un governo collaborazionista nell'Italia del Nord-Est.

Prologo

Unger Khan entra da trionfatore a cavallo in Piazza San Marco, ma si infuria quando vede uno stuolo di fiere donne veneziane condotte a lui, perché aveva ordinato di non risparmiare nessuno tra i difensori. Giuseppe Volpi gli spiega che è un omaggio a lui, dato che quelle donne si erano dimostrate abili guerriere quanto gli uomini. Il "Nuovo Attila" è ammirato, ed è colpito soprattutto da Margherita Sarfatti, il cui marito Cesare Sarfatti e il cui figlio Roberto sono morti durante la difesa di Venezia, uccisi dai Mongoli; per questo Margherita medita vendetta e guarda Ungern Khan con occhi di fuoco (« Santo di patria indefinito amor »). Lo Zar chiede a Margherita cosa voglia; lei rivuole la sua pistola, e Romano I le porge la sua; la donna pensa di vendicare il padre e la famiglia uccidendolo con essa. A questo punto però Ungern Khan riceve una telefonata da Benito Mussolini, un tempo ammiratore del condottiero russo, che gli propone un accordo: Italia e Russia uniranno le loro forze, Mussolini ricostruirà l'Impero Romano, Ungern Khan avrà il dominio di tutto il resto d'Europa e dell'Asia (« Avrai tu l'universo, resti l'Italia a me »). Romano I rifiuta sdegnato, senza sapere che Margherita Sarfatti è l'amante proprio di Mussolini, e interrompe la comunicazione. A Roma, Mussolini compiange l'amata Margherita e giura di salvarla e riconquistare Venezia (« Ella in poter del barbaro! »).

Atto I

Margherita Sarfatti, in una caserma di Venezia, si sfoga e sogna il marito che la rimprovera (« Oh, nel fuggente nuvolo »). Arriva a un tratto Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma inviato da Mussolini ed infiltratosi tra i russi in uniforme mongola, che rimprovera a sua volta la Sarfatti, accusandola di tradirlo con Ungern Khan. Margherita gli risponde a muso duro che l'unico motivo per cui segue l'invasore è ucciderlo con la sua stessa pistola, e così Mussolini rincuorato dalla donna che ama. Nel frattempo lo Zar Romano I nel suo quartier generale in Palazzo Ducale racconta al collaborazionista Giuseppe Volpi che anni prima uno sciamano degli Uighuri gli aveva profetizzato di guardarsi da colui che ha il nome di un animale (« Mentre gonfiarsi l'anima »), ma Volpi lo rassicura circa la sua fedeltà e lo invita a scacciare queste superstizioni. Ungern Khan allora comincia a studiare i piani per invadere il resto d'Italia. Al mattino tuttavia arriva nella laguna una nave battente bandiera bianca che porta un vecchio prete interamente vestito di bianco. Quando lo Zar gli chiede chi è, lui risponde: "Leone!" Si tratta di Papa Leone XIV, al secolo lo spagnolo Rafael Merry del Val y Zulueta, succeduto nel 1914 a Pio X del quale era Segretario di Stato. Ungern Khan capisce subito che la profezia si è avverata. Leone XIV avvisa lo Zar che si sta preparando una nuova coalizione per sconfiggerlo, del quale faranno parte stavolta anche gli Stati Uniti d'America, e lo convince a desistere dal marciare verso Roma.

Atto II

A Palazzo Venezia Mussolini, con ira, viene a sapere che il primo ministro britannico Stanley Baldwin e il Presidente USA Calvin Coolidge hanno proposto una tregua ad Ungern Khan, e ricorda i tempi antichi dell'onore romano (« Dagli immortali vertici »). Giunge Balbo che gli comunica l'intenzione di uccidere lo Zar, e Mussolini accetta.
Nel corso di un banchetto a Venezia, i sacerdoti buddisti Tibetani che Romano I ha portato con sé lo avvertono che i presagi sono nefasti, ma lui non li ascolta. A turbare la festa giunge un vento che spegne tutti i fuochi, e provoca terrore tra gli astanti. I fuochi si riaccendono, e Balbo, sempre travestito da ufficiale zarista, avvisa Margherita che Ungern sta per bere un calice di pinot misto a cianuro da lui preparata. Ma Margherita vuole solo sua la vendetta ed avverte il Khan. Tuttavia gli chiede di graziare Balbo, evitandogli di finire tra le mani del boia Sipailov. Romano I esaudisce i suoi desideri e le impone di sposarlo con rito sciamanico.

Atto III

Mussolini è deluso dal comportamento di Margherita (« Che non avrebbe il misero ») e viene a sapere da Italo Balbo che alcune spie fasciste sono a Venezia, pronte ad uccidere lo Zar. Allora anche Mussolini si infiltra a Venezia usando un sommergibile. Ungern Khan, ubriaco, sta festeggiando con alcune prostitute quando nella sala del banchetto in Palazzo Ducale fanno irruzione Mussolini, Balbo e Margherita, intenzionati ad eliminarlo. Ungern Khan, tornato lucido, ricorda loro tutti i favori fatti: a Mussolini la salvezza di Roma, a Balbo la grazia, a Margherita il trono. Quest'ultima tuttavia non lo lascia finire e gli spara con la pistola che gli ha regalato, mentre i soldati italiani dilagano a Venezia uccidendo i soldati russi e tartari.

Epilogo

Morto Ungern Khan, la sua armata si sfascia, i popoli sottomessi tornano indipendenti, la Polonia recupera la sovranità nazionale e in Russia si forma un governo liberale guidato dall'ex generale Aleksandr Vasil'evič Kolčak. Mussolini e Balbo restano vittime dei mongoli durante la liberazione di Venezia, il Partito Nazionale Fascista senza di loro perde consensi, non essendo riuscito a scacciare gli invasori dal suolo nazionale (ha dovuto pensarci un Papa!) e la dittatura muore sul nascere; nuovo Primo Ministro è Alcide de Gasperi, alleato con i Liberali di Bonomi e Giolitti. Quanto a Margherita Sarfatti, diverrà famosa nel mondo per aver scritto "Dux", romanzo ucronico in cui Mussolini è sopravvissuto, è diventato dittatore in Italia e ha risolto brillantemente i problemi del Bel Paese, conquistando pure un Impero Coloniale: « Appien sono vendicati, Dio, popoli e re! »

Sipario.

Enrica S.

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Anche MorteBianca ha voluto dire la sua in proposito:

Il Kaiser Attila

Ispirato dall'ucronia pubblicata qui sopra, propongo questo nuovo spunto.

Hitler nella sua occupazione dell''Unione Sovietica si ritrova in una situazione precaria: la resistenza fa Terra bruciata, l'Inverno è implacabile, la popolazione è ostile, le risorse scarseggiano e le linee di rifornimento sono vitali per mantenere il fluire di carburante, tutto l'esercito è inviato sul fronte orientale dove lo sforzo bellico è ai massimi livelli. E' necessaria una forza amichevole per mantenere buona la popolazione.

Il Partito (in particolare gli elementi aristocratici post-Kaiseristi ed i borghesi) propone di sfruttare i residui nostalgici dei Russi Bianchi (possibilmente in risalita dall'avvento di Stalin) e la ex nobiltà e borghesie represse come nuova classe dirigente filo tedesca, facente capo ovviamente ad uno Tzar. Hitler intravede la possibilità e accetta subito. Poco tempo dopo è Goebbels stesso a proporre il trono a Vladimir Kirillovic Romanov (come l'ultimo imperatore per la Manciuria), in cambio di assoluta collaborazione. Vladimir accetta.

Già dalle prime zone occupate lo Tzar viene portato. Inizialmente viene istituita una Zona d'Occupazione Ucraina, cercando di sfruttare l'odio degli Ucraini sia per i Sovietici, sia per i Russi in generale (auspicando che sospengano l'incredulità dato che il loro Tzar sarà russo). Vladimir viene piazzato prima in Crimea (come semplice Granduca). Questo è il centro nevralgico di quella che Mussolini chiamerà "Re-Tzarizzazione". Qui arrivano tutti i nobili russi esiliati, numerosi nobili di altre nazioni in cerca di terre, volontari russi esuli, borghesi (russi e non) e si forma una piccola corte. La Crimea diventa ironicamente un luogo molto tranquillo, centro di attività culturale, commerciale e soprattutto artistica. Il Duca lancia messaggi che vengono trasmessi in tutte le zone d'occupazione: condanna Stalin, incita il popolo "Meraviglioso" a resistere e collaborare con i "fratelli tedeschi" ed "Amici nazionalsocialisti". Questa prima fase (la fase Aristocratica) è priva di reale competenza politica: la Crimea è piena di Russi ed è in piena zona occupata dai nazisti.

Successivamente si estende a tutta la Novorussia il controllo dello Tzar (che ora diventa davvero tale). La ratio dietro questa scelta è che si tratta di territorio Russo, ma con popolazione ucraina (non troppo numerosa), potendo sfruttare quindi entrambe le popolazioni (I russi come fedeltà, gli ucraini in funzione anti-sovietica). In sostanza: non funzionò in entrambi i casi. Vi furono senza dubbio molti russi che inneggiarono all'idea di un Impero Russo, vi furono senza dubbi molti ucraini che inneggiarono allo Tzar come "adottato", ma furono sempre minoranze: la maggioranza della popolazione o era insofferente o detestava lo Tzar. Per quanto il Terzo Reich provasse ad abbellirlo come "Uomo del popolo", mostrandolo mentre coltiva in mezzo ai plebei (tagliando le parti in cui si lava le mani con espressione schifata), mentre pranza in mezzo alle truppe (salvo poi fare un banchetto pieno e completo per i fatti suoi) e baci ai bambini. E ovviamente svastiche e soldati nazisti ovunque. Si forma sin da subito una forte fazione Comunista anti-monarchica ostile al nuovo regime, così come una fazione ucraina che richiede l'indipendenza. I nazisti non si arrendono subito però.

Si cerca di creare (in tutti i territori occupati) l'idea di un monarca popolare: si pone l'accento sulla politica fascista di Vladimir come alternativa a capitalismo e socialismo, alle proposte di wellfare, all'autonomia locale, alla decentralizzazione, alle pensioni. Viene mostrato come un Re del Popolo, perennemente intento a fare riforme ed aumentare le razioni (la realtà dei fatti, invece, è orwelliana). Nella propaganda si cerca addirittura di risvegliare un istinto rossobruno: viene mostrata spesso l'icona dei "Due Vladimir", Lenin e Romanov. Lo Tzar viene mostrato come vero erede morale di Lenin, uomo del popolo e simpatizzante per le idee socialiste delle origini, critico di Stalin. Si cerca persino di strizzare l'occhiolino a Marchon e Trockij. La cosa, inutile dirlo, non fa abboccare nessuno, al massimo fa indispettire i nobili ed i borghesi ucraini. Quando i nazisti si rompono le scatole, decidono di virare profondamente a destra.

Lo Tzar ora amministra l'intera Ucraina, non solo la Novorussia, e sempre più terreni gli vengono lasciati in amministrazione man mano che la campagna prosegue. Lo Tzar deve ora cambiare la sua politica: assoluta vicinanza al popolo ucraino (assume anche un nome differente), separazione delle due corone, promessa di Autonomia e di regalare ad un erede diverso l'Ucraina. Il Re parla solo in Ucraino. L'Impero Russo riconosce l'Holodomor come olocausto e Stalin come responsabile unico. Si avvia la rikulakizzazione: numerosi reduci Kulaki riottengono le terre che erano state collettivizzate, le aziende restituite ai legittimi proprietari. Inizia la parte oscura di questa storia (ahimè, la sua maggioranza): Padroni o figli di tali che ritornano dopo anni alle terre, fanno fucilare o impiccare i lavoratori che si erano ribellati. Un'impostazione rigorosamente liberista (se non per eventuali linee guida di pianificazione nazista) viene emendata su tutto il territorio, la parola d'ordine è: La Terra ai proprietari (non ai proletari). Il popolo ucraino e russo inizia a sentire nostalgia del sentore rivoluzionario. I pochi "entusiasti" che avevano esultato al ritorno dei "gentili padroni" e all'idea di tornare a lavorare si ritrovano ben presto in condizioni peggiori di prima, a cedere parte del raccolto ai nazisti e parte del raccolto a padroni che poi lo rivendono arricchendosi mentre loro fanno la fame. La carestia colpisce la zona. Il popolo inizia a diventare ostile. Ma tutte le manifestazioni e gli scioperi sono considerati un atto filo-boscevico: repressioni nel sangue, fucilazioni, deportazioni e prigione sono ciò che attende chi si azzarda a rivoltarsi contro l'autorità costituita.

Il Governo nonostante le critiche mantiene un atteggiamenti ultra-conservatore: lo stato è confessionale (la Chiesa Ortodossa esulta nel riprendersi i privilegi e santificare diversi generali), tutto il potere (e tutti i poteri) sono nelle mani dello Tzar (che è solo un pupazzo nelle mani di Hitler). La Duma è costituita solo da generali ed aristocratici, quasi tutti di sangue (ve ne sono alcuni che si sono comprati il titolo, solo dieci sono per merito, tutti generali). La Duma ha pochissimo potere e viene dissolta in varie occasioni. Lo stato è fortemente classista e cerca di imporre un'economia di tipo agrario (principalmente per sostenere le truppe e per ridare vigore al latifondo). La cosa è disastrosa: la popolazione è obbligata a rimanere nelle campagne, l'industria ne soffre e l'economia regredisce, diventando influenzata dai cambiamenti climatici. La borghesia e l'aristocrazia hanno potere di vita e di morte, ogni forma di riforma sociale viene trattata come atto di alto tradimento. Ai nazisti tutto viene concesso e perdonato.

Più lo Tzar si dimostra fedele, più il Reich lo ricompensa cedendogli terreni: la cosa ebbe un forte impatto psicologico su di lui (poiché Hitler era stato chiarissimo sul fatto di volere uno Spazio Vitale in Russia, dunque ogni cessione era vista come manna dal cielo e non garantita). Lo Stato organizza un sistema di leva parziale: una parte dei soldati sono lasciati ai nazisti (ma l'esercito regolare comunque manda diversi plotoni al Fronte). Tutto il resto viene mantenuto nell'Impero sempre più grosso con l'obiettivo di combattere i cittadini in rivolta: e così i russi e gli ucraini devono ora combattere non il nemico (che sarebbe comunque composto da comapesani), bensì i loro stessi concittadini imperiali. L'Imperatore si avvale di tattiche che hanno del neo-colonalista: mettere generali Russi in zone ucraine e generali ucraini in zone russe, per assicurarsi che non vi fosse fraternizzazione. Gli eccidi, i soprusi, le vendette si moltiplicano magnitudinalmente man mano che passa il tempo. Ogni signorotto locale, ogni generale è trattato come dominatore assoluto in quanto rappresenta l'Imperatore. Il popolo è visto, fondamentalmente, come un nemico latente che prima o poi si ribella, e che bisogna sfruttare. Corruzione, repressione, furti legalizzati, sfruttamento, violenze sessuali. L'Anarchia Totalitaria è all'ordine del giorno.

L'Imperatore "si dissangua per il Führer", fa sapere quasi svenendo ai giornalisti di regime. In realtà dissangua il suo popolo: i razionamenti sono più scarni, i rifornimenti per i nazisti aumentano, così come le generose "donazioni" di titoli nobiliari a baroni nazisti e nobili tedeschi, donazioni di milioni (anche per ripagare il debito economico-morale verso la Germania). L'Impero Russo, che si proclama il restauratore dell'orgoglio nazionale, è praticamente la cagnetta del Terzo Reich: sfruttato all'osso nelle risorse, nel popolo e maltrattato con richieste sempre più pesanti e pressanti, in cambio semplicemente di altre zone da sfruttare. Gli stupri dei soldati tedeschi sono perdonati (e i parenti delle vittime che protestano impiccati sulla pubblica piazza), vengono deportati i parenti dei partigiani, perseguitati gli intellettuali (Anche quelli che fecero parte del periodo ducale). Fucilazioni di massa, massacri, inquisizioni, imboscate. Interi villaggi dati alle fiamme per una rivolta, intere regioni fatte affamare con metodi Holomodoriani per aver rifiutato di cedere le risorse. Più l'Impero si ingrandisce, più diventa crudele e conservatore. Lo Tzar elimina tutti coloro che lo criticano o che falliscono sostituendoli con individui che, in questo ambiente, per prosperare sono obbligatoriamente psicotici e ossessionati dal potere.

In tutto questo si consuma la più grande delle tragedie: GeneralPlan Ost. Il piano dei tedeschi di creare lo Spazio Vitale per i tedeschi, eliminando fisicamente (con le cattive o, eventualmente e solo di Lunedì, con le buone) gli Slavi.

Con scuse varie dal 50% al 100% di certi gruppi etnici deve venire o sterminata o deportata o rilocalizzata altrove. Con questa situazione che ha analoghi solo nella strage dei nativi americani milioni di persone, lentamente, vengono rilocalizzate di continuo (in un sistema burocratico senza anima), imprigionate con poche scuse per periodi estesi (e con un sistema carcerario che rende impossibile non estendere la sentenza o non riprecipitare con pena doppia subito dopo la scarcerazione). Per il popolo non cambia molto: la neo-servitù della gleba era quasi pari alla schiavitù. La prigionia non è che una ufficializzazione con più cibo e meno chiacchiere. Il processo è lungo e complesso: forze dell'ordine e leadership di ogni settore private da nativi e sostituite da tedeschi (se non in caso di nativi ultra-nobili o ultra-fedeli), milioni deportati nei campi di concentramento. Nella nostra timeline morirono 8.2 milioni di cittadini sovietici. In questa timeline ne morirono quasi 13 milioni (diversi tra questi sono però inclusi nei campi di concentramento). Città e città completamente spopolate, mentre nuovi quartieri di tedeschi vengono allocati insieme alle truppe. La nobiltà viene "Invitata" a creare legami con i tedeschi (con diversi divorzi invocati dallo stato stesso) per legare politicamente le due potenze. L'Impero Tzarista, che aveva raccolto benissimo l'eredità dell'Impero Russo (autoritario, autocratico e reazionario) si era ormai fuso con l'ideologia nazista alla perfezione, servendola.

In questo contesto la tensione è alle stelle: comunisti, nazionalisti ucraini, repubblicani: tutti ostili al regime, tutti comprendono che i nazisti sono otto volte peggio di Stalin, persino gli ex kulaki (che perdono le loro terre in favore di ariani o aristocratici dai nomi strani) borbottano frasi a mezza bocca su Lenin. A Kiev la resistenza clandestina è fortissima, in numerosi circoli la popolazione si riunisce per discutere e mostrare che non sono sottomessi. tra questi circoli ve n'è uno di natura calcistica che raccoglie i campioni della capitale. I nazisti, che intendono colpire duramente queste formazioni locali, organizzano un torneo di calcio in cui parteciperanno due unità slave e due unità ariane. Una di queste era la squadra ufficiale del Terzo Reich, composta dai migliori dell'Impero Nazista e che rappresentavano la perfezione della razza ariana. Gli ucraini si iscrissero con la squadra "FC Start". La partita sarebbe stata sponsorizzata dallo Tzar stesso, che ufficialmente doveva essere super partes, ma anche le pietre sapevano che avrebbe dovuto tifare per i suoi. Nelle prime due partite gli FC start non vincono, stravincono contro le squadre avversarie, con elogio reale dello Tzar che li incontra complimentandosi con loro. Ma quando si classificano per scontrarsi con i nazisti, lo Tzar cessa ogni supporto. La FC Start sconfigge la squadra minore, e arriva il momento dello scontro finale, che si sarebbe deciso in due partite, una di andata e una di ritorno. A quella di andata tutti erano emozionati, i nazisti erano increduli e furiosi, il popolo ucraino festeggiava speranzoso. I cori divennero ben presto molto forti ed impetuosi. Gli aristocratici (che sedevano nella curva nazista) si scandalizzarono. L'Imperatore non esultò neanche per uno dei Goal. La partita si concluse con una vittoria della FC Start. Il Fuhrer fece chiamare tutti i giocatori migliori dall'Impero (anche dal fronte orientale) per rinforzare la squadra per il secondo scontro. Il nuovo stadio stavolta era popolato da soli ufficiali tedeschi, con i fucili ben in vista. Lo Tzar andò negli spogliatoi e, con tono severo, impose ai giocatori di portare rispetto ai nazisti e di salutare il Fuhrer facendo "Heil Hitler" con saluto romano e poi un Inchino alla Corte Reale. Era chiaro che erano soli, con un arbitro delle SS, minacciati ed il loro stesso Imperatore aveva voltato loro le spalle (lui stesso fece il saluto nazista).

All'inizio della partita i giocatori si disposero per il saluto, ma invece di salutare il Fuhrer e lo Tzar alzarono il Pugno Chiuso e urlarono a crepacuore "Fitzcult Hurà!! Fitzcult Hurà!!!" Una frase sportiva di stampo sovietico. L'Imperatore e tutta la corte rimasero scandalizzati, i nazisti erano furiosi. I nazisti giocarono sporco, l'arbitro era completamente cieco ai loro sgherri, vi furono punizioni continue, la folla tifava contro di loro, l'Imperatore esultava per ogni volta che i nazisti prendevano la palla ed applaudiva. Ma gli Ucraini riuscirono a difendersi e contrattaccare, rimanendo in vantaggio fino alla fine del primo tempo. Negli spogliatoi questa volta venne un gerarca, che si complimentò con tono pacato con loro, mostrando quanto gli Ucraini fossero un popolo fiero. Al tempo stesso chiedeva loro di riflettere sulle conseguenze delle loro azioni. Era chiaro che quella era una partita di non ritorno, a meno che non avessero perso.

Ma i giocatori non si arresero a queste vili oppressioni, e con coraggio lottarono con il sudore, con le lacrime e con il sangue in campo, segnando la loro decisiva vittoria. Si arrivò al momento di massima umiliazione quando, arrivato di fronte alla porta senza difese, l'attaccante si fermò, guardò fisso i tedeschi con sguardo fiero, e poi lanciò la palla in direzione assurdamente laterale, mancando di proposito. Un'umiliazione bruciante. Lo Tzar quel giorno tremava per la furia. Tutti i giocatori (meno uno) vennero deportati, arrestati, torturati o fucilati nei prossimi giorni e le rappresaglie si intensificarono. Inoltre, in questo periodo, lo Tzar prese ispirazione dall'armata rossa: chi si ritira, venga fucilato all'istante.

Quando il Terzo Reich arrivò ad occupare Mosca lo Tzar insistette giorno e notte per poter stabilire subito la sua corte nella capitale Russa. Hitler era contrario per varie ragioni (l'incompetente pupazzo si stava espandendo troppo e aveva ormai un esercito non di poco conto, il più grosso tra gli alleati dopo quello Giapponese. Inoltre Mosca era troppo vicina al Fronte, era stata misteriosamente abbandonata da Stalin e l'Armata Rossa priva di rifornimenti e quasi deserta, inoltre non voleva che assumesse troppo prestigio). L'Imperatore promise allora di passare una versione estesa delle leggi razziali, ed in cambio ottenne "Al prezzo del sangue dei bambini russi" il suo trono, uno scranno di legno di scarsa qualità. Questa è la fase di climax di Vladimir Romanov: tutta la corte ritorna nei palazzi (privi però di tutti i gioielli ed i preziosi, trafugati dai nazisti), viene incoronato dalla Chiesa Ortodossa. Il popolo però, stremato dalla guerra e sotto crudele occupazione, non esulta e non applaude sulla piazza Rossa, dove anzi c'è un silenzio tombale. A questo punto inizia secondo alcuni la sua pazzia (varie sono state le diagnosi: Paranoia, Schizofrenia, disturbo bipolare, addirittura DID). Sta di fatto che lo Tzar inizia a reprimere tutto e tutti: qualsiasi manifestazione (anche spontanea e non ostile) viene chiusa, repressa, gli arresti schizzano alle stelle, sempre più cittadini sono obbligati a venire coscritti nell'esercito (lasciando poca manovalanza per le industrie e per le campagne), coca che causa una grave carestia, proprio nell'apice dell'Inverno. Fucilazioni, impiccagioni. Vladimir fa profanare il mausoleo di Lenin, distrugge i monumenti sovietici di fronte ad un popolo minaccioso. Ha spesso accessi di rabbia quando non riceve applausi, iniziando ad urlare contro la folla. Quando gli viene spento il microfono, ordina la fucilazione del responsabile tecnico (ossia suo Zio...). La classe politica viene continuamente sostituita da fedelissimi, ma di fatto sono proprio i suoi fedelissimi, amici e compagni di una vita, a venire fucilati in quanto traditori e sostituiti da semplici approfittatoti ed adulatori incapaci. Le squadracce dell'Imperatore girano per le strade di Mosca rubando, distruggendo, facendo roghi e violentando, e l'Imperatore protegge qualsiasi forma di autorità con furia quasi ossessiva, a questo punto sembra identificare la sua Piramide Sociale e l'ordine come la sua stessa persona. Arriva a teorizzare nella sua paranoia di spiare i cittadini per assicurarsi che pregassero per lui e che fossero tutti fedeli. La sua paranoia, di "Infedeltà" quando non poteva guardare è vista da molti come anticipo ad Orwell.

Parallelismi vengono fatti con Ivan il Terribile, ma Vladimir si autoproclama (cosa che, per una volta, i suoi oppositori trovano condivisibile) Nuovo Attila, anche per i suoi tentativi di uscire con l'esercito e fare escursioni per "fare fuoco e sangue". Tentativi in cui invece finisce per stormare sui suoi stessi sudditi e cittadini, ben lontano dal fronte. Hitler ironizza "Il bambino che gioca con i soldatini". I soldatini però sono uomini e donne che fanno una fine terribile.

L'Impero Russo (che ora raggiunge il suo apogeo) inizia a venire dilaniato da rivolte, occupazioni e partigiani sempre più numerosi uniti nell'odio contro lo Tzar, che risponde con violenza inaudita (per ogni nazista ucciso, dieci russi innocenti vengono presi. Considerando che i partigiani sono nascosti questo "polarizza" decisamente contro di lui). L'Armata Rossa a questo punto riprende la sua avanzata, inerosabile come l'Inverno, e l'Impero Russo dimostra la sua fragilità (con tutti i quadri dirigenti epurati a quel modo e i rimanenti corrotti ed autocratici). Il campo di concentramento personale dello Tzar viene liberato da una sommossa provocata e tutti i prigionieri evadono. Le prigioni di tutto l'Impero vengono liberate, città occupate, l'Armata Russa avanza. E il terzo Reich si ritira, lasciando gran parte dell'Impero scoperto. Lo Tzar esige dall'alleato che i soldati nazisti tornino a difenderlo, ma Hitler urla a pieni polmoni che lui è ancora il "ducotto" della Crimea, un pupazzo creato da lui, e che ora se non vuole essere deposto farà meglio a rallentare la marcia dei sovietici. Gli storici sono divisi sull'interpretazione psicologica dello Tzar, tra chi lo vede come un sincero ammiratore, chi come un sottomesso, chi come un passivo-aggressivo che lo odiava, chi addirittura (questa è la storiografia filo-tzarista, supportata da 8 persone in tutto il pianeta compresi gli autori e le loro famiglie....) lo vede come un partigiano che avrebbe all'ultimo momento invertito tutto per ribellarsi ad Hitler. Secondo molti comunque l'ipoteso più accreditata è che Attila fosse terrorizzato da Hitler e obbedisse per paura e paranoia, vedendo in lui l'unica garanzia di potere (e con uno schiocco di Hitler tutto questo sarebbe cambiato). Quindi Attila obbedì: bruciò campi, incendiò città, fece avvelenare pozzi e causò carestie, facendo ritirare l'esercito arroccandolo sulle fortezze, prendendo persino ostaggi presso la popolazione, ormai considerata nemica: era ormai chiaro che l'Impero era il "cattivo" della situazione.

A questo punto gli storici si dividono davvero. C'è chi crede che non sia stato Attila. C'è chi crede che invece sia stato lui e abbia dato la colpa agli ebrei per giustificare le sopracitate leggi razziali. C'è chi dice che sia stato Stalin dando la colpa a lui. C'è chi dice che i nazisti volessero liberarsene. C'è addirittura chi invoca la provvidenza o il fantasma di Lenin. Nessuno sa chi lo abbia causato. Ma quando il gigantesco incendio di Mosca imperversò, la città non era preparata: tantissimi morirono, i soldati cercarono come potevano di spegnere l'incendio, i palazzi ed edifici storici vennero danneggiati per sempre. Nessuno, lo si ripete, può affermare con sicurezza se Attila lo abbia davvero appiccato o meno. Tuttavia, e su questo tutti i testimoni sono concordi, era Attila che rideva istericamente guardando le fiamme, mentre suonava con un'arpa versi incomprensibili e bestemmie antichissime, per poi prendere il suo mastino (Ivan), accoltellarlo e gettarlo dal balcone, con le mani insanguinate. Uno scenario che ha ispirato registi in ogni epoca.

Da questo momento tutto è storia: l'Armata Rossa guidata da Krushev arrivò a Mosca. Lo Tzar disse "Preferisco vederla cadere che consegnarla", ma una sommossa popolare iniziò a spaccare ogni immobile dirigendosi a preoccupante velocità verso il palazzo reale. Lo Tzar, con l'Armata Rossa a poche ore verso la capitale, abbandonò la città portandosi una carovana piena d'oro e cibo, promettendo "Tornerò". Paolo Villaggio ha rappresentato questa scena iconica nel suo film "Fantozzi nell'URSS", dove si vede che appena l'Imperatore si gira ed esce dalla città il popolo lo spernacchia, alza il dito medio e lo deride in ogni modo. Inizia una lunghissima ritirata, Attila cerca di fare terra bruciata, ma sono i nazisti ad avergliela lasciata così. Mosca, Leningrado e così via, tutta la Russia viene rioccupata. C'è aria di crollo, le partigianerie di tutta Europa sono più forti che mai, l'Impero Nazista è in crisi e ritira le truppe per conservarle e riparare ciò che può. Alla fine (Donbass) lo Tzar si ritrova la strada sbarrata... proprio dai nazisti. Egli esige di passare, gli viene detto che quelle terre ora ritornano al Terzo Reich. Lui esige allora si passare comunque (in quanto terre di un alleato), loro rispondono che la ritirata non è concessa, poiché il loro compito è (parafrasiamo, ovviamente) fare da carne da cannone mentre loro si rinforzano. E se rifiutano, verranno fucilati. Lo Tzar, per ironia della sorte, si ritrova nella stessa situazione in cui ha messo i suoi soldati: se avanza, c'è Stalin. Se si ritira, c'è il Terzo Reich. Non è ammessa la ritirata. Alla fine, morso tra i due fuochi, l'Impero si sgretola e viene completamente devastato dall'Armata Rossa, che non è per nulla generosa. Alla fine comunque i nazisti partecipano, le truppe imperiali residue vengono integrate, lo Tzar prosegue la sua ritirata.

Con i suoi fedelissimi l'Imperatore tenta una fuga verso il Baltico, nella speranza poi di fuggire verso i paesi nordici. La fuga in una nave piena di preziosi abbandonando la sua patria viene inaugurata dalla frase "Dio è con noi!"

La sorte invece aveva decisamente giocato un brutto scherzo ad Attila: la nave infatti era una corazzata, la Potemkin. I marinai, ispirati dalla storia e disgustati dall'altezzosità dell'Imperatore, si ribellano, eliminano rapidamente i pochi fedelissimi e l'Imperatore viene quindi catturato, spogliato, pestato quasi a morte ed incarcerato, per poi venire condotto in Unione Sovietica. Oggi gli uomini della corazzata sono considerati eroi. L'Imperatore però non arriverà mai a sbarcare: quando la nave approda, la folla festante esulta nel vederne il cadavere appeso. Il cadavere viene portato in giro, Stalin stesso lo farà esporre in città.

Segue quindi il processo di Stalingrado, in cui tutti i nobili, gli alti gerarchi, i soldati e i parenti vengono processati e condannati. La storiografia accusa qui Stalin di aver aumentato le pene per eliminare in un sol colpo ogni residuo "Bianco", ma fattualmente c'era poco da salvare o da cambiare. Le loro crudeltà (esagerate o meno) vengono denunciate a tutto il pianeta, sono tutti processati, condannati a morte e fucilati nella piazza rossa come nemici del popolo (che esulta). La famiglia reale viene completamente sembrata: membri fucilati, membri che vengono fatti abiurare, matrimoni ricombinati per confondere l'albero genealogico e membri tenuti per sempre in prigioni nascoste, senza che nessun possa dir nulla sul loro destino. Ogni associazione reale, prima di venire dissolta, ha l'obbligo di disconoscere tutti i rami Romanov. E' la fine di ogni vessillo reale nell'URSS.

Ad oggi nessun russo proclama di essere monarchico (o, se lo fa, lo fa a bassa voce e si riferisce ad una monarchia Windsoriana o Svedese, la parola Romanov oggi è una parolaccia associata ad un peculiare mestiere femminile). Il sentimento repubblicano è fortissimo ed indiscusso. I crimini di guerra di Attila Romanov sono considerati "L'ultimo tentativo e occasione dei Romanov di mostrare la loro pasta", quello definitivo. Monumenti, poesie, temi scolastici, parchi, film e mille altre cose sono state ispirate da questi eventi, che hanno consolidato la memoria collettiva di queste crudeltà, del regime collaborazionista ed autocratico che ha governato, per diversi anni, parte della Russia. Putin stesso, interrogato da un giornalista sulla possibilità di un referendum monarchia-repubblica, ha detto: "Se io fossi in lei, non uscirei più di casa". Il giornalista ha riso. La faccia di Putin però era serissima.

MorteBianca

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Diamo adesso la parola a Dario Carcano:

1921

Entrato nella chiesa, Umberto Ottolenghi si inginocchiò e iniziò a pregare. Mentre stava recitando per la terza volta il Salve Regina, gli si avvicinò padre Francesco, parroco e amico di Umberto.

“Buonasera, finalmente hai trovato il tempo per venire a pregare.”

“Sì padre, ma non mi fermo molto. Mia sorella mi aspetta a casa.”

“Da quanto non ti confessi?”

“Dallo scorso Natale.”

“Allora devi confessarti di nuovo.”

“Va bene, padre.”

Umberto si alzò, e seguì padre Francesco al confessionale.

Attraverso la grata padre Francesco disse:

“Ho sentito che stai prendendo provvedimenti contro gli squadristi.”

“Sì è vero. Tra un mese ci sono le elezioni e Giolitti ha avuto la bella idea di presentarsi assieme ai fascisti; ora sentono di poter agire impuniti, per questo ho deciso di istituire un processo contro i vertici fascisti di C. Del resto lo sa anche lei, un mese fa hanno assaltato la camera del lavoro; “casualmente” i socialisti erano appena stati disarmati dai carabinieri.”

“È vero, è stato passato il limite. Hanno minacciato anche me perché in una mia predica li ho attaccati, dicendo che chi manganella il prossimo non è un bravo cristiano. Stai facendo la cosa giusta.”

“Grazie, padre. Ma sto ricevendo pressioni perché rinunci ai miei propositi. Il prefetto in particolare non vede la mia azione di buon occhio, e mi ha scritto che è bene tollerare la violenza fascista, in quanto opposta a quella socialista.”

“Invece gli altri magistrati?”

“Alcuni sono d’accordo con me, altri, per paura o per convinzione, non vogliono che agisca contro i fascisti.”

“Invece, passando ad altro, hai seguito il mio consiglio?”

“No padre, non l’ho fatto perché le donne non mi interessano e non mi interessa sposarmi.”

“Ma è l’unico modo per tenere sotto controllo quei pensieri peccaminosi che ti vengono sugli altri uomini.”

“Padre, non posso andare contro la mia natura. E se a Dio questo non piace, ne risponderò quando sarà il momento.”

“Ma non ti interessa nemmeno delle voci che sento sul tuo conto?”

“Me ne frego di cosa pensano gli altri… oh, mi scusi padre.”

“Fa niente… quindi io cosa devo fare con te?”

“Padre, se veramente sto peccando, lo deciderà Dio quando sarà il momento.”

“E va bene. Ego te absolvo a peccatis tuis in nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen. Dì dieci Confiteor e venti Ave Maria.”

“Va bene, padre.”

Terminata la penitenza, Umberto si avviò per tornare a casa, a piedi. Non era molto distante, dopo dieci minuti era già nell’androne del palazzo.

Risalì le scale, arrivò davanti alla porta di casa, bussò e venne ad aprirgli la sorella, con in braccio il più piccolo dei bambini.

Ma dalla sua espressione capì che c’era qualcosa di diverso dal solito. Guardò l’attaccapanni e capì:

“C’è tuo marito?”

E Margherita rispose di sì.

“Ma guarda un po’ chi si vede!” disse una voce dal soggiorno. Umberto entrò e vide seduto sul divano il marito di sua sorella.

“Che ci fai qui?” chiese Umberto.

“Come cosa ci faccio qui? Non ho forse il diritto di vedere i miei figli?”

“Non se ti fai vedere una volta ogni sei mesi!”

“Esagerato! È vero, sto via spesso, ma perché ho i miei affari da portare avanti”

Umberto con uno sguardo fece capire alla sorella di portare i bambini in un altra stanza, ed ella eseguì la volontà del fratello.

“Mia sorella è troppo buona con te. Io nemmeno ti avrei fatto entrare, e i bambini dal balcone te li avrei fatti vedere.”

“Beh, ma ora sono qui…”

“…per il mio dispiacere. Senti Antonio, ne abbiamo già parlato. Se proprio vuoi vedere i bambini devi avvisarci prima; cos’è questa storia che non ti fai vedere per mesi e poi piombi all’improvviso, pretendendo di fare il padrone di casa?”

“Primo, sono il padre quindi i bambini hanno bisogno di me. Secondo, sono il marito di tua sorella.”

“Tu non sei un padre per loro, perché io gli sto facendo da padre…”

“…tu?”

“Sì! Io!”

“Poveri bambini!”

“Ridi pure, ma a Vittorio l’ho insegnato io come andare in bicicletta.”

“Vittorio… quanti anni ha adesso? Quattro?”

“Ne ha sei!”

“Accidenti… crescono in fretta.”

“E per quanto riguarda il secondo punto, cioè il matrimonio, presto avremo ottenuto l’annullamento, e non avremo più nessun obbligo nei tuoi confronti.”

“Già, grazie ai preti a cui vai a succhiare i...!”

Prima di rispondere Umberto contò fino dieci per controllare l’ira e non saltargli addosso per strangolarlo a mani nude.

“Come ti permetti?”

“Mi permetto eccome! Questa è casa mia!”

“Questa non è più casa tua, e non puoi permetterti di parlare così!”

“Questa è casa mia e parlo come mi pare!”

A quel punto, Umberto non riuscì più a trattenere l’ira e urlò:

“Vattene! Vai fuori!”

Mentre lo prese per il colletto della camicia e lo buttò letteralmente fuori di casa. Poi si ricordò che Antonio aveva lasciato dentro il suo cappotto, e riaprì la porta per buttarglielo fuori. Poi richiuse.

Margherita nel frattempo aveva riportato i bambini nel soggiorno; la vista di suo marito aveva fatto sì che le cicatrici ricominciassero a farle male, ed era felice che il fratello lo avesse mandato via, anche se in malo modo.

Cenarono, e una volta finito di sparecchiare Umberto si ritirò nel suo studio, dove iniziò a studiare alcune carte che si era proposto di visionare a casa, in quanto al lavoro non ne aveva avuto il tempo.

Erano le testimonianze di un aggressione fascista alla sezione locale del PSI; nei fatti non c’era nulla di diverso dalle altre aggressioni fasciste che aveva già studiato. I carabinieri avevano appena disarmato i socialisti e si palesano i fascisti, armati fino ai denti, che attaccano la sezione e al termine dell’assalto le danno fuoco. Due morti e undici feriti; lo stesso copione di quando tre mesi prima era stata assaltata la sede del locale quotidiano socialista.

Continuava a leggere le carte quando Margherita entrò nello studio e disse che c’era una persona che voleva vederlo.

“Chi è?”

“Non me lo ha detto, ha detto che voleva parlarti.”

Umberto aprì il cassetto della scrivania, dove c’era la sua vecchia pistola d’ordinanza, una Beretta Brevetto 1915. La tirò fuori e la caricò, poi la rimise nel cassetto. Fatto questo disse alla sorella di far entrare il visitatore.

Il visitatore entrò e Umberto lo riconobbe. Era Giovanni Cerutti, anche lui come Umberto ufficiale durante la Grande Guerra. Si conoscevano dagli anni del conflitto, ma terminato il conflitto avevano preso strade diverse.

“Allora è vero che ti sei unito ai fascisti!” disse Umberto.

“Cosa avrei dovuto fare! I maledetti rossi insultavano noi veterani un giorno sì e l’altro pure, e allora mi sono detto che non potevo stare a guardare mentre i socialisti distruggevano ciò per cui io e te abbiamo combattuto.”

“E per cosa abbiamo combattuto?”

“Abbiamo combattuto per la Patria, per…”

“Non dire stronzate! Quando mi sono arruolato pensavo alla Patria, alla libertà; ma poi quando sei in prima linea e la guerra la fai sul serio, rischiando la morte ogni secondo, non pensi a nessuna di queste cose. Pensi soltanto a salvarti la vita e, se possibile, a salvarla ai tuoi compagni.”

“Difendi i socialisti adesso? Quelli che ti hanno costretto a nascondere la divisa?”

“No, non difendo i socialisti. La loro violenza era ingiustificata e illegale quanto la vostra lo è adesso. Io difendo lo Stato e la legalità, quella legalità che voi adesso state calpestando.”

“Guarda che lo Stato è con noi.”

“Chiunque vi aiuti, dandovi le armi o disarmando le vostre vittime, non rappresenta lo Stato.”

“E allora cos’è lo Stato?”

“Lo Stato sono i cittadini, la legge e la legalità; voi potrete arrivare al Governo e fare le vostre leggi, ma siccome nella vostra azione andrete contro i cittadini e contro la legalità, perché i vostri principi e ciò che dice Mussolini vanno contro la legge e la legalità, anche allora non sarete lo Stato, ma sarete un Anti-Stato. E tutti coloro che hanno sinceramente a cuore il rispetto della legalità e la sorte degli italiani saranno giustificati nell’opporsi a voi.”

“Non credo di dover stare a dirti perché sono venuto qui oggi…”

“…infatti, non devi. Fai sapere a chi ti ha mandato che non ho intenzione di fermarmi, e che le vostre minacce non mi fanno paura.”

“Senti, hanno mandato me perché speravano di fermarti con le buone. Se tu non ti fermi allora…”

“Allora cosa? Mi ammazzerete?”

“Potrebbe succedere.”

“Ho visto la guerra, la morte non mi fa paura.”

“Addio, Umberto.” disse Cerutti mentre usciva dallo studio del magistrato.

Il processo contro i capi fascisti di C. iniziò circa un mese dopo, ma tra ritardi e rinvii di udienza si protrasse fino al novembre 1922 quando, per “ordini superiori”, fu sospeso.
Umberto Ottolenghi nel 1923 fu trasferito ad un'altra procura, ma pochi mesi dopo fu costretto ad abbandonare la magistratura a causa della sua omosessualità.
Sarà ucciso dai fascisti il 31 marzo 1924.

Dario Carcano

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Sempre Dario Carcano poi ha voluto aggiungere queste sue considerazioni:

Ripensando a quanto detto da Barbero in alcune conferenze e trasmissioni televisive, mi sono posto una domanda: l'Impero Romano, in particolare l'Impero dal IV secolo in poi, può essere considerato uno Stato Totalitario?

Ragioniamoci su, partendo dalle caratteristiche del totalitarismo elencate su Wikipedia:

1. Concentrazione del potere in capo ad un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile [Nel senso di "non responsabile" dinanzi ad un elettorato].
Nell'Impero Romano c'era ed è sempre rimasta una certa mobilità sociale, tuttavia le riforme del IV secolo come il servizio militare ereditario, l'ereditarietà delle carriere e il colonato, limitarono fortemente questo meccanismo, facendolo quasi sparire. L'"aristocrazia militare" ha fatto parte della storia romana fin dalla repubblica, tuttavia nel IV e V secolo assume un importanza ancora maggiore che in precedenza, scalzando completamente il ceto senatoriale nel ruolo di classe dominante dell'Impero.

2. Imposizione di una ideologia ufficiale.
Per gran parte della sua Storia, l'Impero non ha avuto un ideologia ufficiale (a parte forse le varie forme di culto dell'Imperatore divinizzato se le consideriamo come un ideologia organica), ma con Costantino, e soprattutto Teodosio, le cose cambiano, perché il Cristianesimo Niceno-calcedoniano diventa religione ufficiale dell'Impero. De facto il cristianesimo diventa anche l'ideologia ufficiale, l'ideologia che gli imperatori si impegnano a diffondere e proteggere, perseguitando gli eretici (anche se con diversi gradi di durezza a seconda dell'Imperatore in carica) e organizzando un Chiesa di Stato al servizio dell'Imperatore per propagare la dottrina religiosa ufficiale.

3. Presenza di un partito unico di massa.
4. Controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore.
5. Completo controllo della comunicazione e dell'informazione.
Nell'antichità non esistevano partiti politici nel senso moderno del termine, tuttavia i punti 4 e 5, nonostante questo, sono rispettati. L'Imperatore aveva il totale controllo delle risorse e delle forze dello Stato; era il comandante in capo dell'esercito e poteva arrestare, mandare in esilio, far uccidere e sterminare a sua discrezione.
L'Imperatore Costantino I ha potuto far stanziare in Emilia 10.000 sarmati catturati in guerra senza curarsi di cosa ne pensassero gli abitanti della regione, e far ammazzare il suo figlio Crispo e la sua seconda moglie Fausta (per ragioni non chiare né ai contemporanei né agli storici), condannandoli anche alla damnatio memoriae.
Inoltre la propaganda imperiale era estremamente pervasiva, e penetrava ogni angolo della società: dagli oratori che decantavano come l'Imperatore in carica fosse il migliore nella Storia di Roma, alle epigrafi e agli archi di trionfo, fino alle monete, usate come veicolo per gli slogan della propaganda imperiale. Inoltre il fatto che non esistesse la stampa contribuiva a ridurre quasi a zero il numero di opere letterarie e libelli che si opponevano al governo Imperiale.

Quindi, l'Impero Romano era uno Stato Totalitario? Io direi di sì, seppur con tutte le limitazioni tecnologiche dell'epoca. E se dovessi indicare quale Stato contemporaneo è più simile all'Impero Romano, io indicherei la Corea del Nord.

Nota Bene: io non volevo giudicare una realtà del IV secolo coi parametri moderni; volevo piuttosto evidenziare le similitudini tra l'Impero Romano e i moderni totalitarismi, cercando di far notare come cose che riteniamo esclusive del '900 e dell'epoca moderna, come appunto lo Stato Totalitario, non sono molto esclusive. Semmai la democrazia liberale è esclusiva dell'epoca contemporanea.

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L'amico Bhrihskwobhloukstroy ha poi voluto presentarci quest'altra sua idea:

Il Nazismo Irenista

Ai primi di giugno 1933 Magda Goebbels (nata Behrend) informa l'amica di lunga data Liza Arlozorov di aver sentito Heinrich Himmler informare il marito, Joseph Goebbels, di aver appreso da Reinhard Heydrich, a capo dei Servizi Segreti delle SS (Sicherheitsdienst des Reichsführers SS) che Esponenti del Revisionismo Sionista Filofascista e Antinazista (Bĕrīt haBiryônīm) di Vladimir Evgen’evič (Ze’ev) Žabotinskij, come Aḇrāhām Stavsky, Ze’ev Rosenblatt, ’Abba’ ’Aḥimeyr, ’Ūrī Ṣĕḇī Grinberg e Yĕhōšūa‘ Yeyḇīn, starebbero preparando un attentato contro il fratello Ḥayyīm Arlozorov al suo ritorno a Tel ’Āḇīḇ (previsto per il 14. giugno). Avvertito dalla sorella, Ḥayyīm Arlozorov informa a sua volta l'amico Ḥayyīm Weizmann, che media una riconciliazione con l'ex-alleato di Partito Dāwīḏ Bēn-Gūryôn, in modo che Arlozorov abbia una scorta di Guardie del Corpo (Volontarî del Partito Laburista MaPā’Yi, Miplĕḡĕṯ Pô‘ălēy ’Ĕrĕṣ Yiśrā’ēl).

La sera del 16. giugno Arlozorov e la moglie vengono effettivamente aggrediti da due attentatori (rimasti sconosciuti), che vengono però messi in fuga dalle Guardie del Corpo. Nelle settimane successive, il progetto dell'Accordo di Trasferimento (Heskem ha‘abarah) in Palestina negoziato da Arlozorov con alti Ufficiali del Reich va in porto e inizia il trasferimento di tutti gli Ebrei Tedeschi in Palestina. Nonostante le critiche di Himmler e il malcelato imbarazzo di Goebbels, le informazioni che giungono a Hitler sulle difficoltà in cui si trova la Gran Bretagna e soprattutto delle reazioni furibonde di Stalin convincono il Führer della bontà dell'operazione; nel frattempo, la clausola che comporta l'acquisto di merci tedesche con i beni degli Emigrati depositati nelle Banche contribuiscono in maniera significativa al rilancio delle Esportazioni del Reich.

Ze’ev Žabotinskij inizia nel 1936 dal Sudafrica un progetto, pur alquanto diverso, di trasferimento di tutti gli Ebrei Polacchi, Ungheresi e Romeni in Palestina, bloccato due anni dopo dal Veto dell'Amministrazione Britannica del Mandato, ma divenuto operativo dieci anni più tardi.

Nel 1939 Arlozorov ricambia il favore, facendo sapere a Goebbels attraverso le rispettive sorella e moglie che il Governo Britannico è impegnato a non cedere sulla Questione di Danzica. Hitler autorizza von Ribbentrop ad accettare l'arrivo e la disponibilità alle Trattative di Józef Lipski nonostante alcune ore di ritardo sull'ultimatum della mezzanotte fra il 30. e il 31. agosto e l'attacco alla Polonia è rimandato; continua così a oltranza per tutto il mese di settembre e poi per tutto l'autunno, Danzica diventa di fatto unita al Reich ma formalmente rimane indipendente. Nel 1940 riprendono le Relazioni Diplomatiche fra Germania e Polonia e nel 1941 viene firmato un nuovo Patto di Non Aggressione. Le Repubbliche Baltiche hanno aderito al Patto di Mutua Assistenza con l'Unione Sovietica, ma l'assenza di un vero conflitto evita l'occupazione militare. Solo la Guerra fra Unione Sovietica e Finlandia si svolge più o meno come nella Storia che conosciamo.

La Seconda Guerra Mondiale non divampa in Europa; la Romania subisce l'Ultimatum Sovietico del 28. giugno 1940 e l'Arbitrato di Vienna il 30. agosto. In Jugoslavia avviene tutto come da Storia nota fino al 5. aprile, ma Hitler accetta la permanenza della Jugoslavia di Dušan Simović nell'Asse. Nei mesi successivi, la Jugoslavia si dissolve ugualmente e le sue varie parti si pongono sotto il Protettorato Tedesco, Italiano o congiunto, ma senza alcuna annessione ai Paesi vicini. Naturalmente, Hitler non dichiara guerra agli Stati Uniti d'America né l'11. dicembre 1941 né mai. La Guerra nel Pacifico e la Guerra Civile in Cina si svolgono come sappiamo.

Senza Guerra in Europa, entro il 1949 la situazione politica internazionale vede tre Blocchi Politico-Militari nel Vecchio (Sub)continente:

- l'Asse comprende (in ordine di adesione) Germania (+ Boemia-Moravia), Italia-Albania, Slovacchia, Finlandia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovenia, Croazia, Montenegro, Serbia, Spagna, Polonia, Turchia;
- l'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord comprende: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Portogallo; 
- il Sistema Sovietico di Alleanze comprende, da un lato, le Repubbliche Baltiche, dall'altro la Repubblica Popolare di Mongolia;
- sono neutrali Svezia, Norvegia, Danimarca, Irlanda, Svizzera e Israele (nel frattempo indipendente, come nella Storia vera).

In Italia, il Fascismo è diviso fra due orientamenti culturali Tradizionalisti, uno vicino al Cristianesimo e rappresentato da Antonino Pagliaro (di Mistretta, Glottologo all'Università “La Sapienza”), l'altro Imperialista Pagano e raccolto intorno a Giulio Cesare Andrea (Julius) Evola.

Dagli Anni Cinquanta comincia a svilupparsi la Comunità Economica Europea a cavallo fra NATO e Asse, ma nel frattempo tutti i Paesi dell'Asse si sono confederati nell'Unione Europea. L'Unione Europea tiene una politica molto ambigua in àmbito mediterraneo, in quanto da un lato rivaleggia con l'Unione Sovietica per le posizioni ’islāmofile e panarabe, dall'altro tuttavia appoggia (insieme alla stessa URSS) il MaPā’Yi contro il Līkkūḏ, erede del Revisionismo Sionista (e fortemente atlantista nonché antiarabo). In Unione Sovietica, anche dopo la morte di Stalin permane una politica fortemente antisemitica. Gli Imperi Coloniali si mantengono, trasformandosi secondo il modello del Commonwealth of Nations. Asse e URSS si fronteggiano soprattutto in America Latina, dove comunque gli Stati Uniti mantengono una posizione di preminenza. Tutti e tre i Blocchi sono dotati di armi nucleari.

Durante il clima di Distensione degli Anni Sessanta, nei Paesi della NATO ampliano la propria base elettorale sia i Partiti Socialcomunisti sia quelli Nazionalsocialisti. È il momento del massimo avvicinamento fra NATO e Asse. Nell'Unione Europea, all'inizio degli Anni Ottanta la Slovacchia chiede e ottiene di diventare un Commissariato del Reich. A Hitler succede, come previsto, Hermann Goering e, poco dopo, Rudolf Heß, dal 1987 Kurt Waldheim, poi Jörg Haider.

Nel 1985 diventa Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica Michail Sergeevič Gorbačëv; dal 1988 propone la creazione di una “Lega delle Nazioni Ariane” insieme all'Asse e alla NATO, sùbito appoggiato in ciò da Waldheim, ma solo nel 2001 e soltanto fra Unione Europea e Unione Sovietica (con i Paesi Baltici e la Mongolia) è nata una vera Alleanza.

Alla morte di Umberto II entra in crisi il Regno d'Italia; il Paese si scontra fra sostenitori di Vittorio Emanuele IV e di Amedeo d'Aosta, poi fra Monarchici e Repubblicani, infine fra Assisti (sīc) – della Corrente di Farinacci (morto nel 1982) e Atlantisti (Monarchici, soprattutto sostenitori di Vittorio Emanuele IV). Dopo un decennio di instabilità istituzionale, fra il 1992 e il 1994 matura il Commissariamento del Regno (formalmente dichiarato vacante) e la sua annessione al Reich. Dopo una prima proposta nel 1991, la Slovenia avanza nel 2004 una seconda richiesta di annessione alla Germania, ma la ritira nel 2007 all'ascesa di Haider, che tuttavia muore l'anno dopo in un misterioso incidente.

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Nota dell'Autore. Inserisco qui alcuni chiarimenti circa quello che intendevo dire con questa ucronia:

- il Patto Ribbentrop-Molotov (Molotov-Ribbentrop) viene siglato ugualmente, non fa in tempo a essere modificato dalle conseguenze del Punto di Divergenza, qui Hitler può pubblicamente protestare, ma non va oltre (a parte appunto arrivare a comprendere la Finlandia e la Romania nell'Asse);

- l'annessione dell'Italia al Reich è dovuta alla stessa ragione di quella della Slovacchia e, in prospettiva, della Slovenia (per forza rimandata a causa di Haider, che mi sembrava il più probabile Candidato dopo Waldheim, a sua volta l'unico Capo di Stato storico dell'epoca con un passato nazionalsocialista acclarato): si tratta dei Paesi dell'Eurozona (gli unici nell'Europa Unita ucronica, compreso per ovvie ragioni il Protettorato di Boemia e Moravia nonostante l'attuale posizione della Cechia) e infatti la prospettiva sarebbe di includervi anche la Finlandia, tuttavia inattuabile in presenza di una forte Unione Sovietica.
In pratica, il processo di convergenza politica in Europa si realizza secondo quattro anelli concentrici:

1) il Reich corrispondente all'Eurozona (fin dove è possibile, quindi molto meno che oggi),

2) quindi l'Unione Europea (fin dove è possibile entro l'Asse: III Reich + Slovacchia e Italia-Albania-Etiopia; Slovenia, Croazia, Serbia-Montenegro come Protettorati del Reich, per cui paradossalmente la dissoluzione della Jugoslavia tende a ricomporsi proprio dal 1992; Finlandia, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Turchia e Spagna),

3) la Comunità Economica Europea (corrispondente all'odierna Unione Europea: l'Unione Europea ucronica da un lato, Svezia Danimarca-Islanda Irlanda dai Neutrali, BeNeLux Francia Portogallo dalla NATO; sempre per mantenere la massima vicinanza plausibile alla Storia vera, ne escludo – almeno per ora – Norvegia, Regno Unito e Svizzera),

4) infine la Lega delle Nazioni Ariane vorrebbe proporsi come qualcosa di simile all'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), ma di fatto scivola verso l'Unione Economica Eurasiatica

Bhrihskwobhloukstroy

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Per farci sapere che ne pensate, scriveteci a questo indirizzo.


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