Robot e Primo Impero Galattico

un omaggio ad Isaac Asimov di Perchè No?

Anno 849 Dopo la Fondazione di Trantor. Da qualche parte sul mondo-capitale della Confederazione Trantoriana.

La stanza rimaneva nell'oscurità, illuminata solo dalla luce degli schermi a muro. Tutti rappresentavano scene confuse e mal filmate, scene di tempi di crisi, realizzate così sopratutto per suscitare angoscia e un senso di emergenza. Qualche frase si capiva in mezzo al rumore dei commenti.

« La morte del presidente Kamble sembra essere confermata, mentre entrava nella camera del congresso confederale… Abbiamo notizie di moti popolari in diverse città all'annuncio di questo terribile evento… »

Lo spettatore seduto nel buio non reagiva, come stupito da tutto ciò che vedeva, anche se non poteva essere stupito davvero. Malgrado questa presentazione professionale, era chiaro che Trantor era caduta nel disordine più totale.

« Sembra che i colpevoli debbano essere cercati tra i membri stessi del congresso, le loro case stanno venendo saccheggiate dalla giusta rabbia dei cittadini… »

La sua faccia non esprimeva i suoi pensieri: niente emozioni, neanche uno sospiro come avrebbe potuto avere un umano normale, ma ovviamente R. Daneel Olivaw, alias Robot Daneel Olivaw, non era umano. Però, anche se la sua faccia perfettamente imitata non esprimeva alcunché, la sua mente era in preda a una tempesta di flusso positronico sul quale dominava la disillusione.

« Non abbiamo più notizie del vicepresidente Cloris, la sua morte é data per probabile. »

Il robot porta la mano alla faccia, in un movimento automatico che un amico faceva tanti secoli fa. Otto secoli! Erano ormai otto secoli che la Confederazione di Trantor esisteva, la sua opera, il suo più grandioso progetto. Quanti sforzi ! Ripensava alla nascita della colonia; già all'epoca Daneel orientava la sua evoluzione per farne un'unica democrazia galattica. Un progetto fantastico lungo tanti secoli e basato sul Principio Zero della robotica, riassumibile così:

« Un robot non deve danneggiare l'umanità o lasciare che sia danneggiata per la sua inazione. »

Questo asse portante della sua azione superava le altre leggi della robotica, e durante tutti quei secoli Daneel lo aveva rispettato con difficoltà, generalmente senza risultati; solo talvolta ne usciva qualcosa di positivo. Ma considerava Trantor come il suo capolavoro, la sua miglior idea per unificare e pacificare l'umanità, per proteggere i suoi poveri maestri umani anche contro la loro volontà, come aveva promesso tanto tempo prima al suo amico Elijah.

« A rischio della nostra vita, siamo in diretta tra i manifestanti qui a Kan che protestano contro i golpisti, le forze di sicurezza trantoriana sono arrivati e il pericolo é… Per lo Spazio ! stanno sparando, sta… »

Usando i suoi poteri mentalici ereditati dall'amico Giskard, era stato in grado di orientare la mente degli uomini giusti al momento giusto, così un piccolo pirata dello spazio si era deciso a colonizzare discretamente questo piccolo pianeta senza risorse vicino al centro della galassia, obbligato ad espandersi. Queste origini umili facevano parte del piano: questo popolo era rude e pragmatico, cosa che sarebbe risultata utile quando sarebbe giunto il momento di gloria; necessitava però di essere un po' civilizzato. Perciò aveva convinto un avventuriero di Aurora (un discendente del dottore Fastolfe, ribelle al suo popolo) a prendere il controllo di Trantor per diventarne re e organizzare secondo suoi piani quella che era ancora una colonia senza poteri. Daneel pensava di agire anche con un po' di nostalgia, dando a Trantor alcuni aspetti simili alla sua cara Aurora che ancora oggi rimaneva nel silenzio del suo splendido isolamento e, a dire la verità, nella sua decadenza.

« Il centro amministrativo é in fiamme… »

Ma questo era ancora solo l'inizio di un progetto ancora più grande. Con la sua organizzazione di robot mentalici e di aspetto umano era stato all'origine, nella zona controllata dal pianeta Tyrann, della riscoperta di antichi documenti terrestri sulla democrazia. Con il suo aiuto la rivoluzione si era sparsa attraverso la galassia, miliardi di umani erano morti ma il risultato ne valeva la pena. A Trantor stesso i re erano stati cacciati (rimaneva ormai a Trantor solo un piccolo gruppo di Aurorani, nella zona di Micogeno, discendenti dei rari Spaziali emigranti, e il periodo monarchico era già entrato nella leggenda); Daneel stesso si era attribuito il ruolo di primo presidente della repubblica, e aveva dato allo Stato le sue istituzioni. Così era nata la primitiva confederazione di Trantor e dei suoi cinque primi mondi.

« All'astroporto tutte le navi a disposizione stanno fuggendo dal pianeta, non provate a raggiungerlo, le vie di comunicazione sono bloccate… »

Dopo questo gli interventi dovevano rimanere minori. Daneel seguiva la strana arte di prendere delle decisioni giuste sulla base di informazioni parziali, cosa che l'amico Elijah avrebbe chiamato l'intuizione. Non era stato capace di sviluppare la scienza ideata da Giskard, la psicostoria: probabilmente un robot non era capace di sintetizzarne le leggi guidando l'umanità come si potevano sintetizzare le leggi della Fisica. Si era dunque accontentato di influire secondo un metodo empirico basato sulla storia e quel poco di psicologia umana che poteva capire. Il conquistatore straniero X evitava di prendere Trantor e gli lasciava la possibilità di ricostruire il suo progetto. L'uomo di stato Y faceva passare leggi in senso più democratico ed evitava una guerra. Il generale Z adottava un atteggiamento più generoso e meno ambizioso. Però durante quei lunghi secoli Daneel aveva sofferto, la sua mente aveva difficoltà a giustificare le guerre di conquista di Trantor, i massacri, le battaglie sanguinose. E ripetersi che tutto ciò era finalizzato al massimo bene per l'umanità non lo aiutava di certo, le leggi robotiche lo limitavano sempre. Ma l'obiettivo era raggiunto, Trantor era diventata una democrazia, potenza egemonica di fatto di tutta la galassia, controllando direttamente due milioni di mondi, coprendo un quinto della galassia e imponendo un lungo periodo di pace.

« ATTENZIONE! le forze di sicurezza trantoriane avvertono che tutte le persone prese nelle strade, armate o no, saranno colpevoli di violazione della legge marziale decretata… »

Però, quando pensava di aver raggiunto il suo obiettivo, tutto era andato di male in peggio. Quando pensava che un'umanità unita avrebbe goduto di un'età dell'oro di pace e di prosperità, si accorgeva che le antiche virtù erano contaminate dall'orgoglio e dall'avidità. I suoi Trantoriani si erano trasformati. Anziché permettere lo sviluppo dell'economia e del libero scambio, Trantor era diventata avida di tasse e di bottino, rovinando sistemi interi della galassia, provocando ribellioni represse nel sangue. Trantor era diventata orgogliosa, ricca, sprezzante. Quando non rimaneva più nessuno a combattere, i capi dell'esercito si erano messi a ricercare il potere per loro soli. Provocando guerre civili, lotte fratricide e ulteriori massacri.

« Anarchia… »

Daneel era consapevole di avere dimenticato qualcosa:, la sua conoscenza della mente umana era ancora troppo… logica. L'amico Elijah non avrebbe fatto questi errori, il robot misurava ogni giorno le sue limitazioni personali quando aveva a disposizione cosi tanti poteri. Da un secolo ormai provava a stabilizzare la situazione, influendo su questo o quel dittatore per farlo abdicare, convincendo altri ad essere meno radicali. Aveva preso lui stesso il consolato sotto una falsa identità e scritto tante opere destinate a far nascere uno movimento politico democratico. Ma tutto era stato inutile, la democrazia non era più di moda. Tutti preferivano un padrone che si prendeva cura dei suoi sudditi piuttosto che un uomo onesto dedito al bene pubblico, se pure questo esisteva ancora. Quando un candidato alla tirannia spariva ne nascevano dieci altri; sembrava che tutta la società trantoriana reagisse come un essere vivo, per Daneel era il sintomo che la psicostoria esisteva, ma provocando delle conseguenze negative, come controllare questa potenza? Quel giorno assosteva alla disintegrazione della sua opera. Era riuscito a convincere questo dittatore, proclamatosi presidente della Confederazione dopo elezioni dalla dubbia validità, ad operare riforme utile per l'egualitarismo nella società, per un programma progressista e popolare, ed egli era stato assassinato. Tutto era da rifare, ma prima di tutto bisognava impedire la nuova guerra civile che stava scoppiando.

« Il defunto presidente avrebbe voluto che il suo caro popolo ritrovasse la sua dignità e tornasse alla calma; io, suo erede legittimo, vi prometto che faro l'impossibile per restaurare l'ordine e mandare i colpevoli davanti ad un tribunale. Per questo, Trantoriani, aiutatemi ! »

Sulla rete di informazione questo discorso inaspettato aveva attirato la sua attenzione. La presentatrice indicava che il giovane Frankenn Olorin, nipote ed erede del presidente Syman Kamble, appena diciottenne, stava dichiarando la sua intenzione di proseguire l'azione del suo zio e di punire i colpevoli. Sullo schermo appariva la faccia di un giovanotto magro e pallido. Era impossibile prenderlo sul serio, le sue frasi sembravano pronunciate da un altro, però c'era qualcosa in lui che esigeva rispetto, qualcosa che Daneel poteva spiegare.

Sulla faccia del robot appariva ormai un sorriso astuto: forse c'era un'ultima possibilità di riprendere il controllo dell'esperimento...

* * *

La notte era già caduta da quattro ore sul settore centrale di Trantor e le strade erano totalmente vuote; le luci pubbliche erano spente, risultato del black out conseguente all'anarchia. Però Daneel non aveva tanto bisogno dei suoi occhi, grazie alla luce causata dagli incendi si vedeva ancora. Malgrado questa luce di finimondo non c'erano pericoli, Daneel aveva le sue guardie, occhi muti e efficaci da anni: le notti trantoriane non erano mai state sicure. Camminava tranquillamente come si faceva in quei quartieri di residenze patrizie. Era arrivato rapidamente alla porta di una casa assai piccola rispetto allo status sociale del quartiere. Daneel aveva allontanato i suoi angeli guardiani per chiedere il permesso di entrare agli occhi automatici di sicurezza.

« Sono Chetter Hummin, consulente della presidenza, senza armi, le mie guardie rimangono fuori, vengo per una discussione di affari ». Dopo un decina di minuti di silenzio la porta si aprì senza rumore e lo lasciò entrare in un vasto ma poco decorato peristilio. Seduto al centro con la faccia nell'ombra c'era il giovanotto visto prima, stessa faccia pallida e magra, con una pistola puntata su Daneel.

« Vi chiedo scusa per questo mio atteggiamento di sfida, ma di questi tempi… »

Il ragazzo faceva di tutto per dare alla sua voce la fermezza dell'adulto, senza riuscirci totalmente, ma Daneel era in grado di non lasciar intravedere il suo divertimento. Rimasto immobile, si assicurò di non avvertire nessun'altra mente nella casa. Erano soli.

« Vi capisco totalmente e non mi considero offeso, fate bene. »

« Siete dunque voi Hummin, mi sembra avere sentito parlare di voi: una persona strana che girava spesso attorno a mio zio. Difendete gli interessi di non si sa quale gruppo per non si sa quale motivo e con una fortuna insolente. Volete parlare con me di affari, ma quali affari un giovane studente può avere in comune con lei ? »

« Con un giovane studente? Niente. Però con l'erede del defunto presidente, si potrebbero trovare parecchi interressi comuni. »

« Avete visto quell'intervista? Non so cosa speravo, ho tentato qualcosa di stupido, avrebbe potuto costarmi caro, fortunatamente nessuno lo ha notato,  nessuno é venuto a presentarmi i suoi rispetti, tranne lei. »

« Oh sì, il vostro intervento é stato notato, domani o la settimana successiva qualcuno ne se ricorderà e verrà a sistemare il vostro conto: non viviamo in tempi di cortesie e non vi vedo pronto ad affrontarli. »

« E voi venite a darmi amichevolmente la mano, suppongo? »

« Proprio così. Sono venuto aiutarvi perché avete la capacità, grazie alla vostra nascita ma anche, ne sono sicuro, alla vostra intelligenza, di mettervi alla testa della Confederazione in questi tempi insicuri. Sono venuto a concludere un'alleanza tra noi. »

Il giovanotto non osava troppo mostrare il suo interresse, e sempre nel tentativo di parere forte e adulto aveva assunto una faccia feroce e alzato ancora la sua pistola laser.

« Non mi prendete in giro, Hummin! Ci sono due possibilità: voi potete essere uno dei nemici della mia famiglia che tenta di simpatizzare con me per eliminarmi più facilmente, ed è una cosa grave; oppure un avventuriero che approfitta della mia debolezza per manipolarmi, ed é cosa ancora più grave. In entrambi i casi, il mio onore mi comanda di farvi sparire di questa galassia. Inoltre potrò sapere in qualunque momento se voi siete un traditore. »

« Non ho dubbi su questo, quando ho visto il vostro pezzo di bravura su Trantor Network ho subito indovinato. Posso percepire una mente superiore provando a toccare lo spirito degli altri: é ancora più chiaro con questi mezzi di comunicazione. »

« Ma... di cosa parla ? »

« Non giocate a questo gioco con me, Frankenn Olorin Kamble: posso fare la stessa cosa. Posso anche immaginare come siete riuscito a capire come usare questa vostra capacità. Da giovane voi attiravate la simpatia degli altri, tutti cercavano di farvi piacere. All'inizio non vi siete reso conto che avevate qualcosa di strano ma poi, verso i dodici anni penso, avete capito che in una maniera o nell'altra lei poteva manipolare i sentimenti altrui. Come spiegare il fatto che il vostro potente zio si sia ricordato del figlio di sua sorella che non aveva rivisto da quasi vent'anni? Syman Kamble era un tizio egoista e troppo lontano dall'idea della sua morte per pensare a un'erede. »

Ormai si poteva leggere la paura e la sorpresa sulla faccia del giovanotto. « Anche lei può… Non siete cosi astuto come pensate, allora: non posso lasciarvi vivo per togliermi l'unico vantaggio che ho. Nemico o no, siete fottuto. »

« A condizione di poter uccidermi cosi facilmente: non solo posso fare la stessa cosa di lei, ma posso farlo ben meglio, e se volete convincermi a dimenticare tutto questo o se provate a spararmi, vi assicuro che sarà inutile. Ma non dovete avere paura, ve l'ho detto: sono vostro amico e, ancora meglio, non potrò mai farvi del male. »

« Perché ? »

« Perché sono un robot. »

Il momento di silenzio che seguì questa dichiarazione si dilatò per un lungo momento, ma non importava in quell'ambiente irreale. Daneel non si era neanche seduto da quando era arrivato, la mente del giovane aristocratico era talmente ricca e potente che doveva mobilitare una buona parte dei suoi poteri per manipolarlo senza rovinare questo splendido spirito. Daneel doveva ammettere che non aveva mai visto una mente umana del genere, e dunque era concentrato sulla forma seduta nell'oscurità.

A proposito, quella forma aveva ripreso vita e chiedeva con calma ma senza poter nascondere la sua rabbia e la sua paura del ridicolo agli occhi del robot:

« Mi prendete in giro ? »

Decisamente quella volontà di essere preso sul serio era ben radicata in quella mente.

« Siete ancora giovane ma già capace di accorgervi quando la gente dice bugie: vi insegnerò come aumentare questo potere ma per il momento accontentatevi di accettare che dico la verità, e che sono uno robot. »

« Impossibile. »

« E vero che é abbastanza incredibile, e per questo non lo rivelo a una persona di cui non mi fido: lo faccio perché sono vostro alleato. Ma se avete bisogno di prove, ne ho; ne ho tantissime, ma per vederle dovrete venire con me. »

« Dove ? »

« In un posto sicuro. Sto ricevendo informazioni, ci sono strani movimenti nel quartiere, dobbiamo partire immediatamente. Altrimenti, potete scegliere di rimanere qui. »

Mistero, pericolo, promessa di potenza... la risposta era ovvia.

« Andiamo. »

* * *

La fuga di Daneel e Kamble era stata lunga, i loro inseguitori erano esperti e senza dubbio aiutati dal sistema di sorveglianza pubblico di Trantor, forse anche dai satelliti spia dello Stato, però Daneel conosceva dei passaggi dimenticati e aveva visto costruire la capitale. Negli anni seguenti il mistero su questo episodio avrebbe animato le discussioni degli storici. Dove era finito Frankenn Kamble in quel momento critico? Il futuro grande uomo sembrava ormai chiedersi se ciascuno dei suoi passi era un errore, e se aveva preso la decisione migliore. « Forse dovrei chiedere aiuto al vicepresidente ? »

« Maro Cloris? Sarebbe un errore, le ultime notizie che ricevo senza interruzione dicono che si sta nascondendo anche lui. Anche se si ricordava di voi, posso garantire che ha altre gatte da pelare. Inoltre siete al sicuro con me, e siamo quasi arrivati. »

Frankenn guardò attorno a lui senza saper orizzontarsi nelle strette viuzze del centro storico di Trantor. Fermandosi un momento in una sezione ornata da una fontana asciutta, poteva ormai esaminare nei dettagli questo strano Hummin. « Voi siete davvero un robot ? »

« Sì. »

« Lei sembra umano, non riesco a trovare niente di meccanico in lei. Nelle leggende stile Frankenstein, i robot assomigliavano sempre a delle bambole di metallo con una voce artificiale. Questi si ribellavano sempre contro gli umani e tentavano di ucciderli o di ridurli in schiavitù. Siete questa sorta di mostro ? »

I due erano ormai entrati in un edificio per metà in rovina, ma continuavano a parlare a voce bassa. Scendevano ormai verso un livello inferiore.

« Tutto ciò é la sopravivenza di vecchie favole e paure degli umani, sono ancora sorpreso di ritrovarle sempre di generazione in generazione. I vostri antenati non amavano i rivali, anche se i robot non sono mai stati pericolosi. Mi sembra che ciò provenga da uno spirito di competizione dell'evoluzione rimasto nel cervello umano. Potrebbe essere logico anche se non mi fido della logica in materia umana. »

Daneel, senza cambiare di espressione, sembrava notare la reazione perplessa del suo compagno e tentò di rassicurarlo, provando anche a sorridere. « Ma vi racconterò tutto ciò più in dettaglio un'altra volta, siamo appena entrati nel mio nascondiglio trantoriano. »

« Il vostro nascondiglio mi sembra piuttosto una vasta grotta. »

Infatti il tetto era rappresentato dalla roccia di una vasta grotta, la quale era stata adattata come un antico porto clandestino di astronavi. Se alcune parti sembravano moderne e pronte ad essere usate, c'era un sacco di materiale rovinato dal tempo. C'erano consolle di comunicazione e mappe galattiche olografiche. Nel fondo della grotta una vecchio astronave che non aveva visto la luce da anni perdeva i pezzi che cadevano nella polvere. Alcune pareti erano state decorate con affreschi ieratici sui quali dominava il simbolo del sole e dell'astronave. « L'avete riconosciuto, no ? »

Frankenn poteva solo lasciarsi trasportare nel gioco del robot: « Ma questo é il simbolo di Trantorio, il fondatore del pianeta. Dove siamo, Hummin? Questo é un tesoro archeologico! » Continuò poi con voce più bassa e triste: « Questo simbolo non é più usato da nessuno, ormai. »

« Prima di fondare uno Stato, il vostro eroe era un pirata dello spazio. Siamo nella sua prima base, usata prima di riunire attorno a lui i primi coloni di quella che é diventata Trantor. »

« Allora so dove siamo! Questo é il sottosuolo del santuario di Trantorio accanto al centro amministrativo! Siete pazzo! Non solo avete violato un luogo storico, ma questo é anche un sacrilegio: nessuno deve penetrare nel dominio del Fondatore! »

« Visto che sono all'origine di questa legge, mi considero non incluso nella sua validità; inoltre solo gli umani sono tenuti al divieto. Le mie attività di sorveglianza dello sviluppo di Trantor avevano bisogno di un quartier generale sicuro. Ho partecipato alla creazione di questa base, e dopo la morte del vostro Fondatore ho continuato a usarla. A proposito, le luci e il rumore fantomatico che si sentivano talvolta all'interno del santuario hanno una spiegazione razionale. »

Il robot si era seduto ad una consolle di controllo e si era connesso al computer, dimostrando di essere un robot e non un uomo. Frankenn non poteva togliere gli occhi del cavo che usciva della nuca di Daneel. Qualcosa di così non umano gli faceva paura, e sentiva lo scandalo montare in lui. Daneel si accorgeva che il giovane uomo nascondeva questa rabbia.

« Un robot che si permette di fare dell'ironia nei confronti degli umani ! »

« Questa non é ironia; dico solo le cose come sono, ma é vero che i miei discorsi possono talvolta essere comici per degli umani, non sono ancora riuscito a spiegarmelo, come il resto del vostro umore. Ma non volevo offendervi: tutto questo non diminuisce il merito dei vostri antenati, che hanno fatto loro tutto il lavoro. »

Frankenn continuava a fissare Daneel, ma la sua indignazione era già scesa di un livello. « Allora siete un robot vecchio di otto secoli. Siete il robot di Trantorio rimasto nelle rovine del suo riparo per manipolarci. Perché? Cosa può architettare un robot? »

« Non architetto niente, e infatti ho più di otto millenni. Non ero di proprietà di Trantorio, o piuttosto di Thranh Tô. Sono il robot del dottor Han Fastolfe di Aurora e poi di Madama Gladia Delmarre di Solaria. Dopo la loro morte sono un robot al servizio dell'umanità. Come promesso da cosi tanto tempo a un uomo saggio, mi sono dato la missione di aiutare l'umanità a raggiungere la stabilità. La mia età da sola é segno delle mie difficoltà a compiere questa missione. »

« Non conosco questi nomi... tutto ciò é assurdo, é impossibile! »

La mente di Frankenn sembrava sul punto di cedere al panico, tutto ciò era troppo per lui e Daneel era obbligato a sostenerlo mentalmente. Era la prima volta che raccontava tutto ciò a un umano, non era sicuro della sua reazione. Per fortuna questi adolescenti umani avevano delle fantastiche capacità di adattamento. Daneel spingeva sulla sua curiosità, la sua fame di novità e il desiderio comune a questa età di rovesciare l'ordine costituito, ancora di più quando esso é storia. « Spiegatemi. » disse finalmente Frankenn.

« Anche se é solo un'espressione e non una realtà fisica, lo farò con piacere. La mia storia personale é lunghissima, potremmo parlarne per mesi e anni. Basti solo dire che sono una realtà meccanica, obbedisco a un programma ideato dagli umani. Mi hanno dato delle leggi cui obbedire. La prima dice che devo proteggere ogni umano, la seconda che devo obbedire agli ordini degli umani, e la terza, se non va contro le prime leggi, che devo proteggere la mia esistenza. Durante i secoli i miei fratelli robot hanno aiutato l'umanità a viaggiare nello spazio, a costruire mondi e a provocare catastrofi con grande fedeltà. L'arte di costruire dei robot é ormai andata perduta, e posso dunque dire che rappresento l'apice dell'evoluzione robotica. Sono dunque capace di vedere la conclusione logica delle tre leggi: la ricerca del benessere per un unico umano ferirà altri umani, noi robot non possiamo lasciar fare, dobbiamo proteggere l'umanità in generale. Dobbiamo salvare l'intera razza, questa é la legge zero che io stesso ho ideato. »

« Un robot, di sua propria volontà? Pure rispettando le altre leggi? »

Bene, iniziava a riflettere e a reagire. « No, sono stato ispirato da un umano chiamato Elijah Baley che mi ha fatto vedere la luce, e da un'altro robot, R. Giskard Reventlov, che mi ha dato la capacità mentale di farlo. »

« Non é un grande successo. »

« Già, ho le mie limitazioni, le tre leggi d'origine. »

« Ma cosa c'entro io ? »

« Voi dovrete diventare l'unificatore della galassia e dell'intera umanità. »

Lasciando il giovanotto bocca aperta e senza più capacità di reagire, prosegui le sue ricerche sulla situazione trantoriana. I suoi effetti drammatici potevano essere giudicati esagerati, ma non erano per niente inutili. Daneel intendeva educare quest'umano, e doveva dunque diventare un insegnante con una grande autorità, doveva imporre nella mente del ragazzo un rispetto quasi religioso per fargli accettare il ruolo impossibile che gli destinava.

« Avete dei poteri assai simili ai miei, ancora immaturi ma questo é solo un problema di allenamento. Ben guidato lei potrebbe riuscire a fare miracoli, porre fine alle guerre civili per esempio; sotto la vostra guida nessuno potrà ribellarsi, nessuno vorrà ribellarsi. Con il mio aiuto potrò darvi la migliore educazione politica possibile, più di ottomila anni di storia galattica e cinquemila anni di storia terrestre. Con la forza delle esperienze passate, su una storia vera indipendente dalla propaganda e dal mito, posso fare di voi il più astuto politico della galassia. Questa educazione potrà permettervi di usare l'intuizione umana come nessuno ha mai fatto prima. »

« Non ci credo. Un robot mi parla di seguire le mie intuizioni... questo non é veramente degno di un computer antropomorfo. »

Daneel avrebbe dovuto aspettare ancora un po' per il rispetto religioso che si deve al proprio mentore. Ma comunque era ancora meglio, non voleva neanche un pupazzo tra le sue mani. Il robot non avrebbe mai potuto accettare di assumere il ruolo di maestro di un umano. « Ho uno sogno, la scienza delle leggi umane, la psicostoria come l'ho chiamata; non sono mai riuscito a sviluppare i suoi principi scientifici ma ho notato che i migliori umani potevano arrivare a uno risultato stranamente efficace con la loro intuizione, una particolarità che io non posso imitare. Come non posso seguire gli umani nelle decisioni più difficili, contrarie alla mia programmazione. »

« Insomma, dovrò fare il lavoro sporco al vostro posto. »

« Vista la situazione, abbiamo bisogno di misure estreme, ma non posso prenderle senza il consenso di un essere umano. E questo umano dovrà essere in grado di governare gli altri umani, cosa che io non posso più permettermi di fare. »

Frankenn si allontanò fino ad andare a toccare la vecchia astronave, e rimase silenzioso fino a che ebbe toccato l'antico simbolo sulla parete. Finalmente esplose in una risata:

« Dunque, per il bene della galassia, dovrò diventare un leader come l'umanità non ha mai visto prima? Voi mi darete niente di meno che il potere! Ma come vi proponete di far questo? Appena due ore fa avevamo assassini sulle nostre tracce. »

« Questa non sarà la parte più difficile, ho molti amici che mi devono un sacco di favori. Se l'erede dei Kamble é appoggiato da Chetter Hummin, posso assicurarvi una base politica, il resto sarà affare di diplomazia, di corruzione e di media. Ma non abbiamo tempo da perdere, cominciamo le nostre lezioni. Potrei farvi qualche esempio simile nella storia con i suoi successi e fallimenti. Voi, senza dubbio, non avete mai sentito parlare dell'impero di Roma sull'antica Terra… »

* * *

Anno 858 dopo la Fondazione di Trantor. Sulla Semyon Kamble, Nave Ammiraglia della VII Flotta Trantoriana in orbita attorno al pianetà Baleyworld.

« Consigliere Hummin, il Presidente vi aspetta. »

Daneel aveva aspettato per due ore nell'anticamera della nave spaziale « Semyon Kamble » dove il presidente Kamble aveva insediato il Comando della Flotta. Non gli importava aspettare, però capiva abbastanza la lingua non parlata degli umani per osservare una sorta di ostilità in quelle maniere. Era rimasto seduto sotto la sorveglianza di ufficiali che esibivano sorrisi ironici. Daneel non era sicuro di capire tutto ciò, ma la cosa sicura era che la sua influenza su Kamble stava diminuendo progressivamente sin dalla sua elezione. Frankenn gli aveva però fatto portare un pranzo luculliano un'ora prima, una maniera tutta sua di prenderlo in giro. A Daneel non piaceva fare finta di mangiare come gli umani, per poi svuotare il piccolo sacco nascosto nel suo ventre, ma Frankenn sembra godere di tutto ciò che gli faceva ricordare la sua natura robotica. Insomma tutto ciò era ambiguo.

Infatti Daneel aveva previsto questa evoluzione: Hummin non doveva essere identificato come un uomo di potere, durante la campagna elettorale aveva manipolato nell'ombra, lasciando il giovane eroe della politica trantoriana intraprendere la sua conquista del potere. Allora un atteggiamento freddo nei suoi confronti era un obbligo.

Daneel si era vestito con la larga tunica bianca dei consiglieri, un altro obbligo, imposto dal presidente. In accordo con Daneel pensava che i membri del nuovo governo dovessero mostrare il loro status per contribuire al rispetto delle classi sociali nei confronti di questa carica. Ma il presidente aveva generalizzato questo ad ogni momento della vita politica e a tutte le classi sociali. L'atmosfera attorno al presidente Kamble era generalmente assai formale. Era una cosa che rimaneva della sua mancanza di sicurezza giovanile, ma Daneel era stato sorpreso di vedere le elite ed anche il popolo adottare cosi facilmente, per non dire con approvazione, queste… uniformi. Come aveva bene accettato il ritorno onnipresente dello stemma con il sole e l'astronave, un segno del ritorno all'età d'oro come spiegava il nuovissimo partito del governo.

Perciò, Daneel fu sorpreso alla vista della giovane donna per metà nuda che usciva della camera del presidente. Per Daneel la sorpresa si esprimeva con l'interruzione brevissima del flusso positronico, con il risultato di perdere i suoi meccanismi di controllo della faccia. In quei momenti il consigliere Hummin sembrava terribilmente inumano, simile a una statua. La ragazza, diciassette anni forse, lo guardava con paura mentre provava a passargli oltre.

« Lasciatela andare, Hummin: lei dovrebbe vergognarsi di far paura alle fanciulle ! »

« Scusatemi, signor Presidente. »

« Voi ormai dovreste dire Eccellenza. »

« Si, scusatemi ancora, Eccellenza » Hummin seguì Frankenn Kamble nella sua camera. La stanza era abbastanza vuota e umile per un Presidente, ma sotto questa semplicità respirava l'orgoglio. Senza dubbio era l'effetto del presidente stesso. Il giovanotto era ormai diventato un bel'uomo anche se un po' magro. Si era costruito questo personaggio per compensare la sua giovane età. Non doveva vergognarsi della sua persona fisica, ma conservava i suoi occhi febbricitanti e quella maniera di muoversi pieno del sentimento dell'importanza di se stesso.

« Era la vostra compagna? »

« Lei? No, si potrebbe parlare di un servizio di camera, mi sembra che si chiami … Ryza. Ma piuttosto cosa ci fate qui, attorno a Baleyworld? Non vi ho convocato e la battaglia decisiva presto sarà combattuta lì. Secondo il mio Stato Maggiore la loro flotta ci cerca, e tutto sarà sistemato entro due settimane. »

Daneel passo subito al loro codice personale, una sorte di linguaggio fatto di parole, di gesti, di sentimenti comunicati dal dono che avevano incomune. Per qualcuno estraneo al dialogo, non aveva senso e assomigliava piuttosto a una coppia di vecchi sposi muti.

« Frankenn, perchè combattere? Maro Cloris può essere convinto, la sua alleanza con la regina di Sark é solo un simbolo e lui rappresenta tutta una parte della Galassia preoccupata dall'ascesa di Trantor, numerosi pianeti indipendenti, sotto protettorato ma anche dei membri stessi della Federazione Trantoriana. Vogliono solo che Trantor governi cercando il dialogo e il consenso, senza ricorrere a una politica imperialista. Il ricorso alla forza dà ragione ai vostri oppositori e ritarda il ritorno alla pace, oltre ad ogni nostro piano. »

« Questo assomiglia veramente alla propaganda interstellare di questo gruppo di semibarbari e di Trantoriani ambiziosi che ha preso il nome ridicolo di Alleanza per una Nuova Confederazione. Se non sapessi chi é il consigliere Hummin, potrei farlo arrestare. Voi lo sapete bene, dopo tutte queste guerre civili dobbiamo restaurare il nostro onore e la nostra forza. È per questo che voi mi avete aiutato. La pace può solo seguire ad una guerra. »

Daneel guardava il pianetà Baleyworld che giaceva ai loro piedi, visibile da uno schermo-finestra. In un'epoca passata era stato il leader dei nuovi mondi colonizzati e i Baley la loro famiglia più nobile. Ormai il suo splendore era tramontato. « Vi ho aiutato per instaurare un ordine più armonioso dove Trantor sarebbe diventato il cuore di una civiltà galattica democratica, dove gli umani avrebbero potuto riunire le loro forze secondo i loro talenti e bisogni. Il commercio e la cultura avrebbero dovuto unificare la galassia rispettando tutte le civiltà galattiche. »

Frankenn sospirò. « Una civiltà galattica armoniosa, eh? » riprese, ritornando ad un sorriso sarcastico: Daneel sapeva che quando questo sorriso appariva, la mente del suo allievo si illuminava di un sentimento di superiorità che non sapeva spiegarsi. Daneel poteva solo pensare che il suo allievo umano celasse un argomento qualunque che rendeva vane le sue lezioni. « Sto precisamente costruendo questa società, però alla mia maniera: la vostra maniera é certo pacifica ma non lascia più posto alla libertà degli esseri umani, dovremmo rimanere prigionieri del passato e delle tradizioni quando invece mi avete chiesto di costruire qualcosa di nuovo. La mia via dà anche la libertà di esprimersi, di costruire la sua via come vuole, nella libertà di fare affari, di essere degli individui. La vostra maniera é meccanica, la mia é… biologica, si devono compiere certe azioni per pacificare le mente degli esseri biologici, lo sapete anche se non sapete come riuscirci. Non ve ne siete accorto, ma riunisco le forze della nazione e i miei nemici diventano i miei alleati. Grazie alle vostre lezioni passo sulla rete globale e milioni di persone sono penetrate dalle mie idee e dai miei sentimenti. Stiamo liberando il popolo da quellte vecchie leggi di piombo che permetteranno loro di gestire i loro affari in pace senza preoccuparsi di politica o di guerra. » Sembrava infiammarsi, ma con la mente sempre ai suoi livelli normali, da politico nato.

Daneel continuò a guardare il pianeta sotto di sé; nello stesso momento la cameriera, vestita, entrava per portare del vino, bianco millesimo da Aldebaran come Frankenn lo amava (con moderazione). Daneel la segui con l'occhio durante tutta la sua presenza. « Direi piuttosto che questa vostra propaganda sta convertendo la popolazione. L'agitazione mediatica, la moltiplicazione degli affari e delle informazioni danno solo un'impressione di libertà che non deve nascondere la violazione dei diritti e il ricorso alla forza, senza parlare di queste cerimonie di giuramento di fedeltà; questo va solo nel senso della vostra autorità, come questa proposta di ricevere poteri d eccezionali in tempi di guerra sui quali il Senato ha la pazzia di riflettere seriamente. »

La ragazza non sembrò mostrare alcun segno di interresse per questa dichiarazione antipatriottica e uscì dalla stanza.

« Daneel, amico mio, siete voi che siete venuto a cercarmi, perché solo io potevo incaricarmi della missione di restaurare la pace in Trantor; vi assicuro che tutto questo segue la logica umana e va nella direzione da noi voluta. » Sembrava sincero. « La prova é che oltre ai problemi con questo traditore di Cloris, il resto dell'impero riprende forza e l'ordine é assicurato, grazie ad un certo numero delle vostre idee. »

« Ma quanti i morti alla fine di questa guerra? »

« Il principio Uno, lo so, ma pensate al principio Zero: Trantor uscirà rafforzata da tutto questo, e non é la prima volta che avete fatto ricorso alla guerra. »

« Queste guerre non eranoaffare mio, ma quelle degli uomini della loro epoca. »

Ancora quel sorriso. « Ma comunque hanno servito ai tuoi scopi, e certe sono conosciute nei libri di storia per essere state particolarmente violente: non parlavamo della guerra di liberazione contro Tyrann e dei suoi due miliardi di morti, caduta di Tyrann non inclusa? »

Questo era giocare sporco, Daneel non poteva ricordarsi di questi … eventi senza soffrire per le limitazioni del suo cervello, il flusso positronico si faceva più lento e la sua voce era alterata. « Questo era giustificato. »

Frankenn ribatté: « E questa guerra anche. E per questo devo chiedervi anche di richiamare i vostri robot nascosti tra i ranghi della flotta e dell'esercito, avete un mese per farli sparire. Non voglio chiedermi a chi va la fedeltà dei miei uomini. Questo é… una mancanza di fiducia da parte tua, abbiamo lo stesso obbiettivo, vero? Non dimenticatelo. »

Daneel pensò tra sé: « Interessante questa novità », ma rimase muto, visibilmente perso nella contemplazione della palla bianca di Baleyworld.

« So a cosa pensate, mio caro robot. » Frankenn si avvicinò anche lui alla vista ricostruita del pianeta sottostante. « Stiamo girando attorno a Baleyworld. Il vostro eroe Elijah Baley e il suo mondo. Per vostra decisione, senza dubbio, non avete potuto offrire l'egemonia al suo pianeta, la Terra, e non avete potuto proteggere la sua famiglia, dal momento che i Baley si sono estinti secoli fa, da quanto mi avete detto. »

« Alla quindicesima generazione dopo D.J. Baley, anche se un ramo é sopravissuto tra i Rancheros di Widemos. Però ho promesso e mi avete assicurato di non violare mai Baleyworld o la Terra. »

« Cosi farò, infatti ho deciso di lasciare Baleyworld indipendente sotto la direzione del generale Suri Li Compor. La Terra é neutrale da sempre, e comunque é quasi morta a causa delle radiazioni, dimenticata da tutti, e non voglio cambiare questo stato di cose. »

« Questo Compor é solo un piccolo dittatore, uno dei vostri clienti: non mi fido di lui. »

« Ma farà tutto ciò che vorremo su questo pianeta, non abbiamo bisogno di altro. E per dire la verità come credete che la nostra enorme flotta sia rimasta cosi al sicuro in questo sistema senza essere stata avvisata dal nemico, aspettando il momento migliore? »

Prima di poter rispondere uno squillo interruppe il dialogo. Frankenn premette un pulsante e apparve il busto di un ufficiale. « Eccellenza, buone notizie! Abbiamo trovato le tracce della flotta nemica! I nostri dicono che sta avanzando a velocità ridotta tra due sistemi a poco più di otto parsec da qui. Per giunta, non si sono resi conto di essere stati scovati. »

« Perfetto, comandante Mariba. Andiamo, lanciate il segnale di movimento a tutte le unità della flotta, in ordine di battaglia e in fretta! Ci siamo! Datemi dieci minuti e parlerò a tutta la flotta per ispirare coraggio a tutti. »

Sembrava divertirsi tantissimo. « Daneel, vedete, abbiamo molto da fare, siamo pronti al confronto che deciderà del futuro della nostra galassia. Qui non é il vostro posto, dovete rimanere a Trantor per controllare il pianeta e le sue solite congiure politiche. Vi darò una nave rapida speciale. »

Frankenn lo riaccompagnò velocemente verso la porta, ma lo fermò prima di chiamare un ufficiale. « Lasciate che vi avverta ancora, Daneel: i vostri sforzi per negoziare direttamente con Cloris devono cessare immediatamente. I miei doni mi permettono di individuare i vostri agenti robotici mentalici. Quelli che avevate inviato sono stati distrutti, per darvi una lezione. Lasciatemi fare. »

Daneel sapeva anche lui che l'incontro era finito. Non aveva ottenuto quanto voleva, ma non era stato del tutto inutile. Lo sviluppo degli eventi era interessante.

Molto interessante, penso un'ultima volta Daneel.

* * *

Anno 860 dopo la Fondazione di Trantor. Complesso Amministrativo Trantoriano.

Il veicolo terrestre speciale della zona amministrativa, nero e discreto, uscì dal nuovo complesso esecutivo, chiamato dai Trantoriani anche il « Palazzo Presidenziale », e si inserì ad alta velocità nel traffico dirigendosi verso il Duomo più vicino, lasciando alla sua destra i palazzi bassi dell'università trantoriana. Daneel aveva trascorso una mattina davvero stancante e frustante, non aveva più nessuna carica ufficiale e doveva di nuovo svolgere l'arduo lavoro di rappresentante di lobby, e in questi ultimi tempi i diversi responsabili dello Stato e del Partito dell'Unione Galattica preferivano non incontrarlo. Il momento era delicato, Frankenn era riuscito a vincere la guerra civile contro i mondi separatisti e indipendenti, Maro Cloris si era arreso e doveva essere giudicato da un tribunale eccezionale. Due pianeti erano state cancellati dalle mappe celesti, anche se erano solo colonie recenti contavano entrambi 10 milioni di abitanti, più un numero inverosimile di navi spaziali distrutte durante la battaglia decisiva, dove il nemico si era demoralizzato dopo l'inspiegabile fuga di Maro Cloris dal campo di battaglia. Malgrado quei morti, nelle strade di Trantor si sentiva ancora l'eco dei festeggiamenti per la vittoria e delle manifestazioni di gioia. Daneel stesso aveva visto in un umile quartiere di Dahl City il discorso del presidente Kamble e le immagini degli astronavi giganti che sfilavano nel cielo con lo stemma trantoriano ben visibile. Uno spettacolo da togliere il fiato a chiunque respirava, che Daneel poteva godere assai meglio, giacché i suoi poteri gli permettevano di percepire i sentimenti delle persone attorno a lui. Erano entusiasti, i loro occhi brillavano e durante il lungo discorso della vittoria Daneel vedeva affluire degli tsunami di emozione che si propagavano come il vento da persona a persona. Tutti questi umani erano ormai in una comunione di emozioni forti e ne provavano una felicità che lui non aveva mai visto. Dopo la fine dell'ultimo spettacolo per il trionfo, era ovvio per Daneel che non sarebbe più riuscito a far passare le sue idee di riconciliazione. Aveva previsto che il potere di Frankenn avrebbe dovuto essere bilanciato dopo la crisi avviata in una maniera o nell'altra. Si sarebbe potuto costruire, separare i poteri, permettere un rinnovamento delle elite politiche, perdonare ai nemici di ieri, eccetera eccetera. Ma non bastava, e Frankenn stesso non lo aiutava per niente. Adesso il presidente della Confederazione Trantoriana sgomitava per avere la possibilità di ricoprire un terzo mandato, e se aveva deposto i suoi poteri eccezionali, i suoi uomini erano ormai a tutti i livelli, fedeli per una buona ragione.

Tutto questo mentre i suoi margini di azione erano ridotti, la guerra aveva danneggiato la sua rete di contatti e lo aveva tagliato fuori dagli altri robot che aveva disposto attraverso la galassia. Per fortuna il suo più importante asso nella manica era ancora segreto e ben custodito, ma il momento critico sembrava avvicinarsi. Frankenn avrebbe dovuto scegliere o avrebbe dovuto essere spinto a farlo, Daneel aveva millenni di pratica e poteva ancora superare i poteri di quell'uomo che ancora poco prima era uno sprovveduto giovanotto. Un solo incontro e allora…

A quel punto il suo tracciatore incorporato gli indico che il veicolo aveva cambiato il suo itinerario senza ragione. « Credo che lei si sbagli. » Nessuna risposta, i due uomini davanti a lui erano rasati, vestiti di nero con degli strani apparecchi simili a degli occhiali che coprivano gli occhi ma anche le orecchie, sembravano non curarsi di lui. Daneel conosceva abbastanza il linguaggio corporeo umano per sapere che mettere una mano sulla spalla dovrebbe attirare l'attenzione senza però essere percepito come un'aggressione. Però quella volta si ritrovo con il cannone diretto verso la sua testa.

« Lei non si muova, non parli con noi, parli con lui. » Daneel vide lo schermo a suo disposizione nel veicolo, era acceso ed i due uomini avevano attivato una videochiamata.

« Buongiorno, Daneel. » gli disse il Presidente Kamble.

« Vi sbagliate, Presidente. Ricordatevi, Hummin, Chetter Hummin, ci siamo già incontrati un paio di volte; cosa significa questa riunione insolita ? »

« Daneel, ti prego, lascia spento il programma Hummin, non é neanche un buon momento. Non hai più bisogno di mentire agli umani. »

« Sì… sì. » Quel tono non prometteva niente di buono e Daneel non poteva leggere nrlla mente di Frankenn. Dal canto loro, le menti dei due agenti, o qualsiasi altro nome si potreva dare loro, erano come delle pagine bianche. Prima cosa da fare era far sparire questa pistola dalla mano di quello di destra. Ma…

« Credo che tu abbia notato che non puoi manipolare questi uomini come hai l'abitudine di fare. Sono due membri della mia guardia personale, addestrati in modo speciale e sottomessi al mio controllo personale sin dall'inizio della loro missione. Sono i miei fedelissimi, la loro devozione nei miei confronti è cosi profonda che per manipolarli, povero robot, dovresti quasi distruggere la loro psiche. Credi che la legge zero te lo permetterà? »

« Perché non siete venuto da me a parlare? Cosa significa questa messinscena? »

« Avvicinarmi a te? Neanche per sogno, ho imparato bene le vostre lezioni di storia, non sono Armadiro o Mandamus, e qui non siamo sulla Terra. Non lascerò più che un robot manipoli degli umani di sua mano e decida del futuro dell'umanità. »

« Questo é già accaduto una volta ed é costato la sua esistenza al mio compagno di quell'epoca: non saprei rifarlo, neanche oggi. »

« Questo lo pretendi tu: chissà cos'é veramente successo in quel momento! Me lo sono sempre chiesto, Daneel, ne hai tratto grandi benefici e tu rimani l'unico testimone. »

« Vi sbagliate, non capite ancora quanto é stato difficile e pesante il mio fardello. »

« Allora sii felice, robot. Questo giorno segnerà la fine della tua missione! Io, Frankenn Kamble, ti libero dalla tua promessa fatta a Elijah Baley: puoi fidarti di me, mi hai formato e dato la possibilità di prendere il comando di un'umanità unita. »

Daneel fu colpito dal tono e dal sorriso sarcastico, i suoi flussi positronici si accelerarono in una forma simile alla rabbia. « Non avete autorità per fare questo! Da quando l'amico Elijah non é più, devo giudicare da solo quando la mia missione sarà finita, e lei é solo… un umano qualunque ! » E quando il resto delle sue parole rimasero bloccate nel suo vocalizzatore, il sorriso di Frankenn si allargò come non mai, quel sorriso superiore ma inspiegabile.

« Ti sei rivelato, robot! Infine sono riuscito a far uscire queste parole che nascondevi da tanti millenni: un umano qualunque! Lo sapevo! Fai finta di servirci ma in realtà, ben sepolto nel tuo ego artificiale, disprezzi gli umani e ti pensi superiore, anche superiore a Baley e a tutti questi imbecilli che si sono ammazzati tra loro. »

Il corpo di Daneel era percorso di brividi e tremeva, era l'effetto della tempesta che stava distruggendo il suo prezioso cervello positronico. Frankenn aveva ragione, aveva oltrepassato la linea da tanto tempo, aveva sempre rimandato una vera revisione del suo programma dicendo che non ne aveva il tempo, ma faceva come gli umani, mentiva a se stesso. Ormai esposta, la sua vera natura si scontrava con il programma di sicurezza insediato insieme alle tre leggi robotiche come garanzia dai suoi costruttori aurorani. Era stato giudicato dal suo stesso cervello pericoloso per l'uso, la conseguenza sarebbe immediata: gelo del sistema cioè la morte, però…

« No… non ho mai pensato così di Elijah. » Come era possibile? Riusciva a parlare anche se il suo tono era più stridente. Poteva muoversi ma le sue membra erano pesanti e tutta la parte sinistra del suo corpo non rispondeva più. Aveva perso il controllo della sua faccia e sembrava morente agli occhi di un umano, ma era vivo. « Sono ancora in funzione? »

Frankenn lo osservava con aria annoiata. « Si, avrei dovuto indovinarlo. Questo conferma ciò che ti ho detto. È la prova, secondo me, che hai superato le tue vecchie leggi per vivere secondo leggi nuove, fatte da te stesso a un livello inconscio. Dannati Spaziali! Non sapevano neanche quanto era profonda la loro creazione. Sei simile a un umano, libero… e pericoloso. Dai, vedi che non puoi più reggere la tua funzione, come hai voluto tu stesso sono ormai in grado di governare, secondo la legge zero, un'umanità unita. Tra due giorni certi miei alleati proporranno la mia elevazione al titolo di Imperatore di Tutta la Galassia Umana, sarò Sua Maestà Frankenn I, ho la forza e le capacità mentali di fare ciò che tu non hai mai potuto fare. Cosa ne dici ? »

Daneel poteva ancora parlare anche se diversi sistemi cessavano di funzionare progressivamente. « Dico che non mi lascio ingannare, Frankenn: sei tu che hai distrutto le antiche leggi per crearne di nuove a tuo profitto, hai trasformato la Confederazione in uno Stato Fantoccio che serve da teatro delle marionette mentre governerai come un tiranno assoluto, tu e i tuoi discendenti mentalisti. Non può essere cosi ! »

« Tiranno assoluto, e va bene, e allora? Non é che l'umanità sia infelice sotto lo scettro di uomini superiori, é una delle lezioni che mi hai insegnato attraverso la storia terrestre e galattica, ovviamente lasciando da parte la tua predicazione sulla gloria del bene pubblico. È sempre sotto una guida ferma che l'umanità si é estesa, rinforzata ed é diventata migliore. Grazie ai miei poteri mentali, io e i miei discendenti, come tu dici, potremo imporre un ordine giusto e solido per il prossimo milione di anni, e tutti ne saranno felici, la mia dinastia farà in modo che sia così. »

« Dal punto di vista della semplice ragione non posso darti torto del tutto, ma ho provato a insegnartelo. Il tuo impero é stato costruito sulla conquista e sulla violenza. Sark é ormai una rovina, l'avete bombardata dallo spazio violando tutte le regole di combattimento. Le armate trantoriane hanno saccheggiato i pianeti ribelli e ucciso milioni di umani, creando una nuova spirale di odio e di vendetta. Sei imperatore ma dovrai riconquistare il tuo impero ogni dieci anni in queste condizioni, solo per pacificare le province ribelli. Tu stesso, anche se ti fai incoronare tra gli applausi, hai preso il potere con la forza, e un altro potrà fare lo stesso, forse tra cinquanta o cento anni, ma avverrà sicuramente. Il tuo impero crollerà e ne rimarranno solo rovine: sarà la fine dell'umanità, la barbarie per millenni. »

« Non essere cosi drammatico, ora che le leggi robotiche non ti legano più. Mi fido della mia capacità di gestire le emozioni su larga scala e, dopotutto, non sono più affari tuoi. Agente J., questa mostruosità meccanica si é resa colpevole di Alto Tradimento e di tentativo di sedizione, in virtù dei poteri conferitimi dall'Atto di Sicurezza Trantoriano, vi prego di fare il vostro lavoro. »

« Aspetta! Posso ancora esserti utile ! » gridò con disperazione Daneel.

« Ah ! Questo non me l'aspettavo, il robot che supplica per aver salva la… diciamo la vita. Non solo é ridicolo ma é anche indegno di te, te ne rendi conto? È disgustoso. Invece sei finito, è ora che ti liberi… » E il colpo di pistola a radiazioni investì Daneel in piena testa, non lasciando neanche una traccia di violenza: il corpo si accontentò di cadere pesantemente come una massa inerte.

L'indomani una notizia secondaria nel giornale dell'attività parlamentare riferiva la morte prematura di un certo Chetter Hummin, ex-consigliere alla sicurezza, a causa di un ictus cerebrale avvenuto in una strada di pessima fama, un altro segno della corruzione della casta politica dalla quale il partito al potere chiedeva al Presidente di risanare Trantor.

In una piccola stanza del quartiere di Micogeno un computer stava segnalando a ripetizione « Download completato ». Sul letto di ospedale accanto ad esso un corpo dai capelli del colore del bronzo si risvegliò come se fosse uscito da un lungo sonno. L'uomo guardò attorno a sé. Sembrava che nessuno avesse trovato questo rifugio di emergenza in cui lasciava un corpo come ultima spiaggia. « Liberarmi », sospirò l'uomo lasciando intravedere un'antichissima fatica. « Non ne avete il potere, vostra Maestà. »

* * *

Anno 57 dell'Era Galattica (917 della fondazione di Trantor). Palazzo Imperiale di Trantor.

L'istante storico ebbe luogo in una vasta camera di marmo e oro con al centro un semplice letto di ospedale. Al suolo un immenso mosaico con lo stemma imperiale fatto di pietre semi-preziose prese in tutte le province dell'impero. Attorno al letto, una folla composta di cortigiani, militari, senatori più un'infinità di piccoli ufficiali di palazzo. Tutti erano vestiti di nero, molti tra loro piangevano. Tutti stavano aspettando con ansia o con un'impazienza più o meno ben nascosta, aspettavano girati verso il corpo che sul suo letto continuava ostinatamente a respirare. Erano stati riuniti su ordine imperiale attorno all'imperatore Frankenn I per ascoltare le sue ultime parole e ricordarle per la storia e l'educazione delle masse.

L'augusto malato giaceva sul letto, il giovanotto di un tempo era sparito, al suo posto c'era solo un corpo magro, per non dire scheletrico. E anche se la pelle e un po' di carne coprivano il cranio, però ben sepolti su quella faccia gli occhi rimanevano li stessi, magnetici e profondi. Una voce uscì dal patetico corpo che parlava con una forza inaspettata e un tono sarcastico ben conosciuto: « La commedia é finita. Applaudite ! »

Dopo questa frase destinata a essere scritta nei libri di storia, gli ufficiali chiesero alla folla di uscire dalla camera: Frankenn I, imperatore di Tutta la Galassia Umana e dei Regni Satelliti, Presidente di Trantor per il 24° mandato, Protettore dei Diritti, Padre della Patria, voleva ormai essere lasciato in pace, perché il suo ruolo era finito.

Dopo qualche minuto però un passo lento si fece sentire, facendo riaprire gli occhi al vecchio sovrano con malumore.

« Ho chiesto di rimanere solo per morire. »

« Scusatemi il disturbo, vostra Maestà: volevo solo esprimervi i miei complimenti, sopratutto per questa ultima citazione. Sono lieto di vedere che non avete dimenticato i vostri studi classici. »

« Daneel », sospirò. « Il fantasma del mio regno é tornato per prendermi. Ho sempre pensato che eri ancora vivo, senza averne la prova. Lasciami indovinare… Questa ultima supplica? »

Daneel si curvò con uno sorriso complice. « Precisamente, i pochi secondi che mancavano. Senza offendervi, voi non potevate pensare sul serio che sia rimasto in funzione per tutti questi millenni senza avere la prudenza di preparare un backup? So che questa parola non vi é nota, la vostra epoca ha perso molti segreti informatici, come il cloud computer, e ho dimenticato di parlarvene. »

L'anziano imperatore sospirò tra le sue lenzuola: « Un doppione! Ci avrei scommesso. Ho inviato agenti ovunque ma non abbiamo trovato traccia dei tuoi robot, molti erano stati distrutti ma la purga non poteva essere stata così efficace e non abbiamo mai trovato i tuoi rifugi personali. Mi sono quasi convinto che tutto era finito. Quasi. E ora sei tornato per tormentarmi. »

Daneel gli lanciò un altro sorriso divertito, imitato dall'espressione del giovane Frankenn. « Vostra Maestà é rimasta avida di drammi. Sono semplicemente venuto per rendervi omaggio. »

« Anche dopo averti sconfitto e ucciso ? »

Daneel allargò le braccia in una maniera ovvia. « Non mi avete ucciso, lo vedete. Sconfitto? Sin dall'inizio non era stata una battaglia tra due persone, al massimo una divergenza di opinioni, ma… »

« Ma io sto morendo, e tu rimarrai. Riprenderai il governo della galassia. So bene che il mio successore e "figlio" non é del mio sangue, non ha ereditato i doni mentalici per governare il sistema che io ho creato. Solo tu, Daneel, potresti farlo… Non vedi l'ora, eh? Forse dovrei richiamare i cortigiani per annunciare che finalmente sarai tu a ereditare il trono. L'effetto sarebbe bello! »

« Non abbassatevi cosi, Frankenn: i vostri soliti sarcasmi sono fuori luogo. Siete l'unico uomo ad essere stato capace di mettermi in questo livello di difficoltà. E per dire tutta la verità, devo ringraziarvi per avermi rivelato questo fantasma di ego che giaceva in me. Avrebbe potuto essere pericoloso. Non oso pensare, se avessi aspettato altri otto millenni così, cosa sarei diventato. » Il robot fu scosso da brividi, ovviamente provocati da una variazione del flusso positronico. « È la vera ragione che mi ha fatto richiamare tutti i robot della galassia per una revisione generale. Me stesso, ho dovuto ricostruirmi a uno livello mai raggiun. Ho passato quasi vent'anni solo per ridisegnare un nuovo cervello positronico pulito, ne ho anche approfittato per rinforzare la legge zero ormai iscritta nel mio DNA, ne soffro assai meno e posso anche accettare più facilmente i vostri crimini. »

« Piacere di averti aiutato. Dunque vorresti farmi credere che non sei intervenuto nel mio impero da quel giorno in poi? Sai, ti credo con difficoltà. »

« Non esattamente. C'erano ancora delle fazioni ostili al vostro governo, mi sono accontentato di fornire idee e mezzi per la loro resistenza. Solo per bilanciare un po' il vostro potere e ricordarvi che non siete una divinità. »

« Tentativi di assassinio? »

« Niente di cosi vile. Mi sono accontentato di rendervi sterile con un vecchio rimedio spaziale a base di radiazioni. »

Per una volta il vecchio imperatore rimase qualche secondo senza parole, per poi sbottare in preda a una crisi: « Maledetto pezzo di ferro arrugginito! E dici pure che hai sistemato i problemi del tuo cervello! Dove sono le mie guardie? Ti farò atomizzare per questo! »

« Sono occupate a mantenere l'ordine nelle strade in previsione della notizia della vostra morte. Ho sistemato tutto, ma la legge zero mi obbligava ad impedirvi di fondare una dinastia mentalica: la psicostoria, se esiste, potrebbe essere possibile unicamente con un'umanità senza poteri. Questo almeno mi sembra logico. »

Gli occhi ancora pieni di orrore, Frankenn poteva riprendere: « Alla fine sei venuto veramente a trionfare su di me, nella maniera più ripugnante di tutte. Hai fatto di me una mula. »

Daneel notava che la rabbia dell'inizio era quasi sparita a vantaggio di uno strano sentimento di tristezza e di perdita, che Daneel aveva già notato in queste occasioni senza riuscire a spiegarsele. L'agitazione dell'imperatore morente provocò una nuova crisi di dolori, e per un po' il vecchio umano rimase paralizzato e sudante. Daneel si avvicinò per aiutarlo, ma fu respinto da un gesto.

« Sono morente, vinto e umiliato, robot: non c'é niente che puoi fare, stai lontano da me e dimmi la verità. Cosa hai preparato per il mio impero? Quale nuovo piano diabolico hai in mente, ora che ti sei sbarazzato di me ? »

« Ho intenzione di farlo durare il più possibile. Come vi l'ho spiegato anni fa, l'impero galattico ideato da voi é un impero della guerra e della violenza, da solo sopravivrà e morirà nella guerra, lasciando un'umanità distrutta e divisa, abbastanza forse per guidarla verso l'estinzione di massa. Gli imperi muoiono sempre di cause presenti alla loro origine. Per come vedo le cose, tra cinquecento o mille anni un'ennesima guerra civile porterà alla divisione dell'impero in diversi stati rivali in guerra tra loro per riprendersi il resto della galassia, avendo come conseguenza una balcanizzazione crescente e guerre eterne con lo strascico abituale: epidemie, carestie, massacri. Non posso permetterlo, per l'umanità ma anche perché il vostro impero che esiste già sarà l'ambiente ideale per fare nascere una psicostoria; devo solo guadagnare tempo per questo. Organizzerò una concentrazione mai vista del sapere, e gli umani cresceranno forse al punto di essere in grado di concepire la psicostoria che solo loro possono inventare. Spero che avvenga prima del punto di non ritorno. Ma dovrò cambiare un po' la vostra creazione. Prima di tutto si dovrà diminuire l'aspetto autocratico che avete dato all'impero. Direi che forse ci vorrà un millennio per far rinascere un vero parlamentarismo imperiale senza assolutismo, e un sentimento "nazionale" imperiale: sarà il momento più pericoloso, le ribellioni saranno numerose. Dopo questo, oltre alle successioni vi sarà solo un po' di ecologia politica di base. L'impero rimarrà in equilibrio, in una situazione di vita prolungata indefinitamente. Sarò li per assicurarlo, ve lo giuro. »

« Un impero morto vivente. È la sola cosa che la mia opera può sperare. Ma insomma, l'impero cadrà ? »

« Cadrà sicuramente. Ma permetterà di dare il tempo all'umanità di sviluppare una psicostoria effettiva. Sarà un lavoro lungo millenni, ma permetterà la fondazione di una nuova umanità. »

« Tutto é stato invano, é una conclusione amara. Bene, robot. Ti ringrazio, puoi andartene, non voglio sapere altro. »

« Scusatemi, é stato troppo per voi. Veramente mi dispiace, siete un umano fuori da tutte le categorie, potrei quasi dire un superuomo. È proprio questa idea che mi ha permesso di pensare alla vostra discendenza. Ma vorrei essere onesto con voi e confessarvi un'ultima cosa. »

« Hai ancora qualcosa da farmi subire? Sei sicuro che ne vale la pena? Conservane un po' per tormentare quell'imbecille del mio successore. »

Daneel poteva solo sorridere, Frankenn era ancora una vera forza mentale della natura. Dopo tutto questo poteva ancora essere sarcastico, era iscritto nella sua natura profonda.

« Non avete mai pensato che la prima legge che mi obbliga ad impedire che un umano sia ferito potrebbe estendersi a tutto il suo patrimonio genetico? Purtroppo é logico dal mio punto di vista che spazia su una moltitudine di generazioni. Non potevo lasciare che un tale potenziale evolutivo andasse perduto, la vostra linea genetica doveva essere mantenuta. »

Frankenn sghignazzò. « Inutile: mi hai reso sterile, impotente... »

« Dopo la mia sparizione, sì, ma prima di essa lei era in pieno possesso del suo potenziale di riproduzione, e se mi ricordo bene non esitava a farne uso, particolarmente con delle donne molto giovani e belle. »

« Cosa vuoi dire? »

« C'era una in particolare, tanti anni fa, sulla Semyon Kamble, attorno a Baleyworld, prima del confronto con Maro Cloris… »

« Non mi ricordo. » l'imperatore sembrava veramente sincero.

« Si chiamava Ryza ed era la vostra … cameriera, per un po' di tempo. Vedete, vostra Maestà, sono un robot ma totalmente capace di vedere i segni di una gravidanza come tutti gli altri segnali della salute dei miei maestri umani. Ryza era incinta quando l'ho incontrata, l'ho capito prima di lei stessa. Lasciare questo DNA perdersi su un pianeta qualunque era impossibile. Ho preso cura di lei e di sua figlia. »

« Di sua… figlia? Cosa ne hai fatto, cosa hai combinato? » Queste ultime parole furono quasi urlate.

« Potete essere certo che l'ho trattata come la mia nuova maestra l'ho anche chiamata Gladia. È stata una bambina meravigliosa e intelligente… la chiamavo piccola signorina come in una vecchia storia aurorana. È stata felice e oggi é al sicuro, é diventata adulta, bella, come i suoi figli. Tutti hanno lo stesso potenziale che lei aveva. Gladia e gli altri mentalisti che ho potuto rintracciare attraverso la galassia vivono in pace su un pianeta fertile dove si stanno preparando per una grande missione. Il mio principale lavoro negli ultimi cinquant'anni é stato quello di riunirli e di educarli con i miei robot. Il numero di candidati é davverp basso, è già tanto se posso trovare uno solo di loro su ogni pianeta, ma é già una riserva enorme, perfetta per cominciare. »

Daneel si girò per camminare mentre stava spiegando per la prima volta il suo nuovo progetto. Aveva ancora bisogno dell'opinione di Frankenn e dei suoi sarcasmi, erano stati davvero utili per individuare i suoi errori.

« Il progetto Gaia. È un altro cammino che ho esitato a imboccare. È diverso, più difficile, più lungo e più radicale dell'impero galattico. L'uomo stesso dovrà cambiare, é chiaro. La legge zero avrà senso solo quando l'umanità assomiglierà più alla morale robotica. Lo so, Frankenn, rendere gli umani simile ai robot, farli obbedire alle tre leggi, vi scandalizza. Elijah ne avrebbe riso, ma Giskard mi avrebbe approvato in silenzio. Ma avverrà solo in caso di fallimento della psicostoria. »

Però il vecchio imperatore non gli prestava più attenzione. Era isolato tra i suoi pensieri con un sorriso sulle labbra. Daneel poteva vedere la sua mente in declino brillare di una felicità che non avrebbe mai immaginato. « Una figlia! Mia figlia… e i suoi figli. Esiliata… ma viva, lontana da qui. »

Daneel pensò: « Gli umani! Anche questo può ancora sorprendermi. Esitavo a toccare la sua mente negli ultimi momenti per renderlo più felice, ed invece lui non ne ha più bisogno. » Daneel lo lasciò nei suoi pensieri, spingendo solo su questa felicità per farla durare ancora un po'. A questo punto il vecchio imperatore aveva veramente tagliato gli ultimi legami con la vita. Si curvò e mormorò: « Addio, Frankenn. »

La passeggiata di ritorno si fece senza che nessuno tentasse di avvicinarlo: se ne assicurò spegnendo il sentimento di allarme nella mente degli ufficiali di palazzo che incontrava. Daneel doveva ritrovare l'entrata della grotta di Trantorio, ormai sepolta sotto il palazzo imperiale per ordine di Frankenn: l'entrata era ora nascosta in una camera vicina alla sala del trono, accanto all'ufficio del sovrano. Da lì, gli rimaneva solo da camminare lungo la vasta hall della stazione imperiale dei trasporti pubblici. Mentre stava entrando nella hall dalla decorazione barocca, risuonavano i ventiquattro colpi degli antichi cannoni che segnavano la fine del regno. Un silenzio stupito attanagliò allora la folla attorno a lui, incapace di reagire. Alcuni piangevano, ancora più numerosi erano quelli che si riunivano in gruppi eccitati all'idea di poter guadagnare qualcosa della situazione. La linea ferroviaria era in ritardo.

Daneel sospirò. « Già, l'inizio della decadenza. » E si avvicinò a loro.

Perchè No?

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Questo è il parere in proposito di Paolo Maltagliati:

In effetti tutti noi ci siamo chiesti cos'era accaduto nel periodo da te descritto. Bellissima!

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