La Sardaigne française

di Never75


Una delle nostre ucronie affida, già dopo il Congresso di Vienna, Nizza e Savoia alla Francia e costringe Cavour a donare la Sardegna per ingraziarsi Napoleone III. A Never75 è venuto in mente un possibile effetto collaterale: ossia il "nostro" Garibaldi che nasce francese (nel 1807 Nizza era già francese) e francese rimane per tutta la vita senza soluzione di continuità; in pratica, per forza di cose sarà più attivo in Francia (sua patria naturale) che non in Italia e, conoscendo il personaggio, non è difficile immaginarselo come protagonista di tutti gli avvenimenti accaduti in Francia in quel periodo.
Del resto anche la Sardegna in mano ai francesi avrebbe creato non pochi problemi nei due dopoguerra (immaginiamo un Partito Sardo d'Azione che fa attentati a Parigi per l'indipendenza nazionale), oppure qualche sardo potrebbe strizzare anche l'occhio a Mussolini, salvo poi pentirsene amaramente.
Così Never75 ha pensato di sviluppare quest'ucronia...

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1814: Il Congresso di Vienna decide l'assetto europeo post Napoleone.
Si decide di restaurare tutti i sovrani precedenti con poche eccezioni . Nonostante la Francia sia teoricamente la nazione sconfitta e da punire, in realtà l'arguto Talleyrand cerca di farla passare come vittima essa stessa di Napoleone e della rivoluzione ed è così abile nella sua retorica da far si che la Francia esca pure avvantaggiata territorialmente dal Congresso, contando molto anche sulle divisioni degli alleati.
Infatti uno dei punti di contrasto tra gli Alleati era di che farne delle antiche Repubbliche di Lucca, San Marino, Venezia e Genova.
Per quanto riguarda le prime due: la situazione è abbastanza chiara: la prima viene annessa al Granducato di Toscana, mentre la seconda, per ricompensarla di non aver accettato le avances di Napoleone che voleva ingrandirla fino all'Adriatico, rimane indipendente.
Più incerta sembra la sorte delle già gloriose Repubbliche Marinare: Genova e Venezia.
La seconda viene pretesa dall'Austria mentre la prima all'inizio verrebbe affidata alla Francia. Poi un secondo accordo invece tra Francia e Piemonte decide altrimenti: dato che la popolazione della Liguria è prevalentemente di lingua italiana (o parla comunque un dialetto italiano) è preferibile che venga annessa da uno Stato geograficamente italiano mentre (seppur a malincuore) in cambio lo Stato Sabaudo decide di donare spontaneamente la città di Nizza e la Savoia.
Una tale risoluzione però fatica molto ad essere accettata dalle altre potenze, se non che nel….

Gennaio 1815: mentre perdura il Congresso di Vienna, l'astuto Talleyrand rivela ai colleghi un piano segreto (scoperto dalle sue spie) per far fuggire Napoleone Bonaparte dall'Elba.
Immediatamente vengono prese misure d'emergenza: alcune navi battenti bandiera britannica sbarcano in gran segreto sulla piccola isola toscana e sventano il piano proprio mentre si sta attuando. Subito Napoleone ed i suoi attendenti vengono reimbarcati ma stavolta con una destinazione ben più lontana ed amena della verdeggiante Elba: l'isoletta di Sant'Elena, un possedimento britannico semisperduto nell'Oceano Atlantico. Stavolta per Napoleone è finita davvero…in quest'isola morirà 5 anni dopo per un tumore al fegato anche se voci lo danno per avvelenato.
Per ricompensare Talleyrand per l'azione di intelligence, viene approvato il suo piano di spartizione: così la Liguria va al Regno di Sardegna mentre Savoia e Contea di Nizza vanno alla Francia: ovviamente tutto questo viene deciso alla faccia delle popolazioni coinvolte e del principio di legittimità! Tali avvenimenti non eviteranno così il levarsi di numerose proteste, tutte represse nel sangue.
Come suo solito sia il Regno di Francia che quello di Sardegna non tarderanno certo a colonizzare subito a forza le terre appena conquistate, anzi.
Soprattutto il nuovo Re di Francia, Luigi XVIII fratello dello sfortunato Luigi XVI, imporrà nella Savoia e nel Nizzardo una francesizzazione forzata (c'è da dire però al riguardo che la Savoia era già abbastanza francesizzata di suo, al contrario invece di Nizza e del suo circondario).
Così verranno francesizzati i nomi delle località ex-italiane, dei cognomi, delle strade nelle due regioni. A scuola verrà imposto il francese come lingua unica e punito con multe salatissime (fino alla reclusione) l'uso della lingua italiana o del dialetto piemontese.
Un piccolo fatto di cronaca locale, destinato a restare tale se non fosse per la particolarità delle persone coinvolte: la famiglia di origine ligure Garibaldi sarà costretta d'ora in avanti a farsi chiamare Garibaldì (alla francese) ed il figlio settenne Giuseppe a cambiare nome in Joseph: un avvenimento non privo d'importanza per gli anni successivi.

1821: Primi moti insurrezionali in Italia: i primi moti insurrezionali scoppiano nel Regno delle due Sicilie ed in Piemonte dove i rispettivi sovrani sono costretti a concedere delle Costituzioni scritte che però vengono quasi subito poi revocate, con feroci repressioni.

1830: Tutta l'Europa viene scossa da un'ondata rivoluzionaria.
La prima nazione a dare l'esempio è la Francia: qui le "tre gloriose" (27-29 luglio) di Parigi costringono alla fuga il sovrano, Carlo X, che tentava di imporre un colpo di Stato assolutista , ed al suo posto viene messo Luigi Filippo d'Orléans (appartenente ad un ramo cadetto della famiglia reale) che giura fedeltà alla Costituzione. Tra gli artefici dell'insurrezione fa il suo capolino il giovane ventitreenne Joseph Garibaldì il quale però (da fervente massone e repubblicano) rimane deluso dall'esito della lotta ed amareggiato espatria e si dedica ad altre imprese nel Continente Americano.
Nel frattempo insorgono anche la Polonia ed il piccolo Belgio: a quest'ultimo andrà bene: si vedrà riconoscere l'indipendenza dall'Olanda l'anno successivo.

1831: Come per rimbalzo anche in Italia si diffondono le idee rivoluzionarie maturate oltralpe. Il primo ad insorgere è il piccolo Ducato di Modena, segue a catena una resurrezione a Roma, in Toscana e negli Stati Sardi: tutte però vengono represse nel sangue.

1848: L'anno delle rivoluzioni per antonomasia: anche qui a fare da battistrada è la Francia.
Qui una nuova insurrezione fa fuggire il 24 febbraio il re Luigi Filippo dalla nazione: viene ri-proclamata una Repubblica. Una parte dei rivoluzionari (tra i quali Garibaldì all'occasione rientrato in patria) vorrebbe una bandiera rossa anziché il tricolore: ma la proposta viene bocciata dall'Assemblea Costituente. Tra le difficoltà che la neonata repubblica deve affrontare c'è la disoccupazione, che ormai ha raggiunto cifre da capogiro, e la povertà delle classi meno abbienti che sfiora addirittura la miseria. Serpeggiano inoltre ovunque teorie e concetti socialisteggianti, altrettanto pericolosi (per i borghesi e moderati) che quelli assolutisteggianti dei monarchici. Si assiste quindi a giugno ad una rivolta spontanea, una vera e propria lotta di classe: 50.000 lavoratori parigini (tra le cui fila c'era l'ormai famoso Garibaldì) si impadroniscono in armi dei quartieri popolari di Parigi al grido di "Diritto al lavoro" e "Viva la Repubblica Sociale!".
La repressione è durissima: il generale Cavaignac che viene mandato a combattere gli insorti lascia sul campo un migliaio di vittime a cui vanno sommati i circa 15.000 incarcerati e deportati. Garibaldì riesce fortunosamente a fuggire prima di essere catturato, ma nella fuga muore l'amata moglie, Ana Maria de Jesus Ribeiro, meglio conosciuta come Annette.
Nel frattempo altre rivoluzioni scoppiano in tutta Europa: in Austria, in Ungheria, in Polonia, in Germania ed in Italia. Qui in particolar modo le rivoluzioni prendono due strade parallele: da una parte c'è la richiesta di una Costituzione scritta (sul modello francese) e dall'altra ci sono movimenti indipendentisti che brigano per cacciare gli Austriaci dalla Penisola e costituire in qualche modo una Confederazione tra gli Stati Italiani rimasti indipendenti.
Protagonista in assoluto è il Piemonte in cui il nuovo re Carlo Alberto, non solo è il primo a concedere una costituzione, ma ben presto si mette a capo dei moti insurrezionali , varcando il Ticino e dichiarando guerra all'Austria.
Dopo l'iniziale successo, l'esercito piemontese viene sonoramente sconfitto e nel...

1849: Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Negli stessi anni capitolavano le effimere Repubbliche di Roma e Venezia, nonostante gli sforzi dei patrioti.
A guerra finita in Piemonte c'è però un astro destinato a salire sempre di più ed a splendere di luce propria: il primo ministro Camillo Benso Conte di Cavour.

1851: Con un colpo di Stato il 2 dicembre il neo-presidente Luigi Bonaparte si proclama "Imperatore dei Francesi" dando così inizio al secondo Impero Francese.
Garibaldì, disgustato, ripara in Svizzera.

1856: Guerra di Crimea. Il piccolo Piemonte vi partecipa con un corpo di spedizione, a fianco di Inghilterra, Francia ed Impero Ottomano, contro la Russia zarista. È la premessa necessaria per introdurre il "caso" Italia agli occhi delle Grandi Potenze.

1858: Trattato segreto di Plombiéres tra Regno di Sardegna ed Impero Francese. In esso vengono precisati i modi e le finalità dell'accordo. L'imperatore Napoleone III si impegna ad intervenire a fianco del Re di Sardegna, Vittorio Emanale II, solo in caso di attacco da parte dell'Austria.
Lo scopo è quello di costituire una Confederazione Italiana attraverso tre obiettivi: 1) Cacciare gli austriaci dalla Penisola e donare i territori da loro posseduti al Re di Sardegna, il quale assumerà automaticamente il titolo di Re d'Italia.
2) Sostituire i Borboni del Regno delle Due Sicilie con un discendente di Murat, cugino primo di Napoleone.
3) Lasciare al Papa l'Italia Centrale e nominandolo presidente onorario della Confederazione.
In compenso la Francia otterrebbe l'isola di Sardegna e "le rispettive dipendenze".
Cavour accetta, visto che (una volta assunto il titolo di Re d'Italia) la Sardegna non ha più importanza essendo una terra quasi disabitata ed abitata da popolazioni ostili.

1859: Seconda Guerra d'Indipendenza Italiana: dopo le sanguinose battaglie di San Martino e Solforino, Napoleone III firma con gli Austriaci l'armistizio di Villafranca. In esso solo la Lombardia viene ceduta ai Savoia ma in seguito ai moti rivoluzionari che serpeggiano in tutta l'Italia Centrale si è di nuovo costretti a trovare un'altra soluzione. Così nel…

1860: Il re Vittorio Emanuele II si può annettere (previo plebiscito) anche i territori degli ex ducati di Modena e Reggio, Parma, di Toscana e delle Legazioni Pontificie, in cambio la Sardegna viene ceduta all'Impero Francese, diventandone a tutti gli effetti un suo dipartimento.
Tutto questo provoca un generico malcontento, soprattutto ad opera dei Sardi che molto si erano prodigati per una riunificazione della Penisola (seppur in forma federalista e repubblicana) tra i quali restano più famosi i nomi di Giorgio Asproni e Giovan Battista Tuveri.
Quasi parallelamente, da Quarto parte la famosa spedizione dei Mille con a capo Nino Bixio che permette ai Savoia di annettere al proprio Regno anche l'Italia Meridionale.
Una curiosità: tra i famosi mille ci sono anche una sessantina di "francesi" tutti in realtà provenienti da terre italiane (Corsica, Sardegna e Nizzardo). Ovviamente il più famoso tra di essi è Garibaldì che è riuscito a passare di nascosto il confine ed ad imbarcarsi sotto falso nome, diventando in pratica l'insostituibile braccio destro di Bixio. (Molti storici affermano che in realtà fu lui la vera "testa" dell'impresa, ma che poi Bixio se ne accollò il merito dato che Garibaldì ufficialmente sparì improvvisamente dagli elenchi dei partecipanti dopo l'annessione).

17 marzo 1861: Vittorio Emanuele II viene proclamato Re d'Italia.

1866: Terza Guerra d'Indipendenza. L'Italia, seppur pesantemente sconfitta a Lissa e Custoza, acquista anche il Veneto: un tassello in più in vista della completa riunificazione.

1870-1: Guerra Franco-prussiana. L'imperatore Napoleone III viene sconfitto a Sèdan il 2 ottobre del '70.
A Parigi viene proclamata la terza Repubblica che decide di continuare la guerra ad oltranza.
Garibaldì (approfittando di una amnistia generale) partecipa di buon grado alle ultime operazioni belliche istituendo una "armata del Vosgi" ed il...

23 gennaio 1871: ottiene un grande successo contro i Prussiani a Digione, conquistando anche il loro vessillo. Ma la situazione ormai è insostenibile per i francesi ed il 28 gennaio il Governo è costretto a firmare una pace umiliante.
Garibaldì (che nel frattempo è rientrato nella capitale) è tra i capifila della Comune Parigina.
Nonostante i suoi sforzi però, la Comune fallisce miseramente. Considerando i suoi meriti trascorsi, una volta catturato, gli viene risparmiata la condanna ai lavori forzati o la deportazione. Viene però messo agli "arresti domiciliari" nella piccola isola di Caprera (vicino alla Sardegna) dove muore undici anni dopo, completamente dimenticato da tutti.
Sempre nel 1871 Roma diviene capitale del Regno d'Italia.

1861 - 1872: Visti i fatti importantissimi accaduti in Francia (e  per riflesso in tutta Europa) negli anni dal 1861 al 1871 non ci fu  il tempo né la voglia da parte dei politici (imperiali prima,  repubblicani poi) per impegnarsi concretamente nell'analizzare e  risolvere al meglio il "caso" Sardegna.
L'isola infatti, che conservava e conserva caratteristiche peculiari  e proprie diversissime tanto dall'Italia che dalla Francia, era  stata annessa da quest'ultima in virtù di un trattato politico. Del  resto al momento i Sardi, che mal tolleravano i Savoia e si erano già  più volte ribellati a loro fin dai tempi di Napoleone I, furono  quasi contenti dell'annessione alla Francia salvo poi (come del  resto accadde ai fratelli còrsi un secolo prima) pentirsene  amaramente.
Sotto Napoleone III infatti la grande isola mediterranea fu  sfruttata né più né meno che come una colonia: i suoi porti (seppur  piccoli) servirono benissimo allo scopo di far arrivare le navi  francesi dirette alla colonizzazione del Nord Africa.
Non tenendo in nessun conto la lingua, le tradizioni locali, le  peculiarità stesse dell'isola, essa viene (né più né meno che il  resto della Francia "Continentale") francesizzata a tutti i costi:  l'uso della lingua (o lingue) sarde è proibito severamente, così  come il battezzare figli con nomi non francesi ed anche l'uso della  bandiera "dei quattro mori", emblema tradizionale sardo, viene  considerato passibile del reato di lesa maestà sia chi lo esibisce o  sia anche chi solo lo possiede.
A tutto questo è da aggiungere la povertà intrinseca dell'isola  stessa, la sua scarsa popolazione, l'assenza di industrie, la  povertà diffusa ed il brigantaggio, cose che fecero dell'isola la  seconda regione più povera dell'Impero (la prima era ovviamente la  gemella Corsica).
A nulla valsero richieste esplicite di limitata autonomia avanzate  da illustri esponenti politici ed economici della Sardegna. Alla  mancata risposta delle autorità molti risposero con la forza. Si  venne così a creare una risposta armata alla penetrazione francese,  simile per molti versi all'analogo movimento del brigantaggio nel  Sud Italia. La differenza più palese con questo era che il movimento  si caratterizzò subito con evidenti intenti indipendentisti e non  invece (come accadeva nel Sud d'Italia) con un anacronistico quanto  auspicabile ritorno allo status quo con il ritorno dei Borboni e del  Regno delle 2 Sicilie. Già nel 1867, il seme del malcontento portò alla rivolta a Nuoro con i moti de "Su Connotu", in opposizione alle  vendite di terreni demaniali sottraendoli alla pastorizia. Tale  prima rivolta fu domata nel sangue.

Nel 1869 ci fu però l'istituzione di una commissione imperiale  sull'isola per indagare sul suo stato economico e sugli eventuali  rimedi per risolverlo, ma l'imminenza della guerra franco-prussiana  e poi della Comune, resero nullo ogni intervento.
Col nascere della terza repubblica francese dopo il definitivo  crollo della Comune nel 1872, molti Sardi si illusero che le cose  sarebbero cambiate.
Pertanto al neo-parlamento Francese ben 11 deputati vennero eletti  nelle rispettive circoscrizioni.
Nonostante la loro presenza però non riuscirono a far pendere la  bilancia dalla parte giusta: come se non fosse cambiato nulla, la  Sardegna continuò ad essere destinata all'afflusso costante di  marinai e fanti francesi diretti alle colonie.
A parte le già esistenti miniere del Sulcis (che erano tra l'altro  le uniche industrie presenti che non trasformavano la materia prima  e non fornivano quindi valore aggiunto remunerativo) non ci furono  altri interventi degni di sorta, se non con la creazione ed  ampliamenti di reti ferroviarie già vecchie al momento della nascita  e la costruzione di porti e basi militari ad uso e consumo esclusivo  dello Stato Francese. Solo i piccoli commerci consentivano di  sbarcare il lunario nelle città, mentre l'agricoltura antiquata e la  pastorizia nomade fornivano solo di che mangiare. Alla fine dell'800  una febbre di rinnovamento contagiò anche le città sarde, con  distruzione di mura, bastioni e opere architettoniche di valore  storico; ciò solo per dare spazio a civili abitazioni e fu distrutto  così un patrimonio che oggi sarebbe stato motivo di turismo  culturale e quindi di benessere.  Con una situazione critica di questo tipo, non c'è da stupirsi per  il proliferare di numerosissimi partiti indipendentistici sardi (il  più delle volte rivali tra di loro) che proponevano la lotta armata  o "resistenza" come l'unico modo per liberarsi dal dominio francese  e costituirsi come nazione autonoma.

1884: Creazione del "Partitu Sardu" ad opera di indipendentisti  sardi. Tale partito segreto ha come scopo la piena indipendenza (non  semplice autonomia) da Parigi. Curiosamente il partito è finanziato  sottobanco dal governo italiano ed ha lo scopo preminente di  destabilizzare la Repubblica Francese dato che i rapporti tra Italia  e Francia sono pessimi in quegli anni.
Il partito viene dichiarato fuorilegge e man mano che vengono  scoperti covi degli attivisti, si procede ad incarcerazioni sommarie.

1884 - 1900: La Sardegna è sempre più trascurata dal governo di  Parigi che al momento ha altre priorità come il potenziamento della  propria flotta e la massima espansione coloniale.
La grande isola mediterranea viene vista solo come un'immensa  piattaforma da cui far partire le navi dirette al Nordafrica, nulla  di più. Comincia il triste esodo dei Sardi: si calcola che  dall'annessione alla Francia (1861) agli inizi del `900 quasi 500.000 Sardi abbiano lasciato la loro isola per altri lidi. La  maggior parte diretta a Parigi o sobborgho (quasi 200.000) il resto  divisi tra USA, Sud America ed altre nazioni europee.

1914: Scoppio della I guerra Mondiale. Molti giovani corsi e sardi  vengono arruolati nelle fila dell'esercito francese. La maggior  parte di loro spera comunque in una situazione migliore al termine  del conflitto. L'Italia non è ancora scesa in campo e viene  corteggiata da entrambi gli schieramenti. Pare che Germania ed  Austria le propongano (in caso di vittoria) la Sardegna, la Corsica,  Nizza e Tunisi. L'Italia è incerta: la proposta è allettante ma alla  fine l'anno prossimo decide comunque di aderire allo schieramento  opposto.

1917: In piena guerra, David Cova fonda a Cagliari con alcuni suoi  amici (Egide Pilia, Philbert Farci) il giornale "Il Popolo Sardo".  In esso cerca di tener viva l'aspirazione indipendentista isolana  della sua terra.

1918: Francia, Italia, USA e Regno Unito sono tra i vincitori del  conflitto anche se le perdite sono comunque pesantissime per  entrambi gli schieramenti.
In Francia e nel Regno Unito poi cominciano anche ad agitarsi le  rispettive colonie: in quest'ottica anche Corsica e Sardegna (che si  considerano nulla più che colonie francesi) reclamano sempre  maggiore indipendenza.

1919: Cessata la pubblicazione de "Il Popolo Sardo", David Cova  fondava il periodico "Il Solco", dove venivano espressi i motivi  della necessità di un regionalismo per l'Isola e l'esortazione dei  sardi all'azione, nei vari campi della cultura, del lavoro,  dell'arte. Presentava ai sardi, la necessità di un partito di  sostegno ai parlamentari della Sardegna. Tali opere sono apertamente  osteggiate da Parigi che però si limita a stare per il momento a  guardare.

1920 – 1921: Fondazione del Partito Sardo D'azione, che vede tra i  suoi principali aderenti, David Cova, Émile Lussu e Camille  Bellién. L'amicizia di Cova con Lussu risale agli anni tra il 1919,  1920 quando Lussu andò ad abitare a Cagliari,con Pierre Mastino,  nella Place Costitution, a poca distanza dal suo studio d'ingegnere  che aveva sede nella Place des Martyrs. Le nuove idee diffuse dai  giornali" Il Popolo Sardo" e" Il Solco" che promuovevano un nuovo  modo di affrontare i problemi atavici dell'Isola attirarono  l'attenzione degli intellettuali sardi nella Cagliari,da sempre,  luogo d'afflusso di studenti e professionisti isolani, divenuta in  questo periodo punto d'incontro dei sardi ispirati dalle idee del  nuovo Partito. Alle elezioni del 1920 il successo fu grande con  quattro parlamentari sardi in Parlamento e dovunque nell'Isola si  osservò una rinata fiducia. Nei congressi di quegli anni David Cova  definiva la Sardegna: "Cuore del Mediterraneo" per la sua centralità  geografica nel mare e sosteneva la necessità di creare  infrastrutture e porti per rendere più facili la comunicazione e gli  scambi. Ad Oristano nel 1920 definì la città "Cuore dell'Isola", per  la sua posizione di quasi equidistanza dagli altri centri, e per la  sua funzione simbolica in quanto patria della Giudicessa Eleonora  D'Arborea, la promulgatrice del primo codice di leggi sardo.  L'anno dopo, ad Oristano,nel congresso del 17, 18 Aprile del 1921 il  Partito Sardo D'azione nacque ufficialmente. Quindi sulle linee  fondamentali del programma tracciate in precedenza,continuando  l'opera pedagogica e divulgativa dell'idea autonomista, il Partito  andava ad organizzarsi con diverse sezioni nell'Isola, registrando  tra gli iscritti la maggior parte degli ex combattenti sardi.

1922 – 1939: L'avvento in Italia del Partito Fascista pone però  grandi problemi ai Sardi (ed alla Sardegna). Mussolini rivendica  infatti Sardegna e Corsica parlando di "Italia Irredenta".
Alcuni Sardi e Corsi appoggiano le idee mussoliniane auspicando  quasi un'occupazione italiana delle due isole che possa portare  minori disuguaglianze sociali e maggior ricchezza. Altri invece  (come gli stessi Lussu e Cova) disapprovano comunque l'intervento  armato italiano, pensando che le rispettive isole si debbano  liberare da sole e sperano inoltre in una secessione pacifica da  Parigi. Per di più non credono che una sudditanza italiana sia  preferibile a quella francese.
Nonostante tutto, alcuni aderenti al P.S.d.A. simpatizzano per la  causa fascista e ciò costringe le autorità francesi a dichiarare il  partito fuorilegge, accusandolo di agire come quinta colonna del  Partito Fascista Italiano, ed ad arrestarne alcuni membri.

1940: L'Italia (puntando sulla resa di Parigi al Fuhrer) dichiara  essa stessa guerra alla Francia che, già inginocchiata da Hitler, si  arrende. Subito Mussolini fa occupare militarmente Sardegna e  Corsica puntando molto sulla "italianità intrinseca" delle due  isole. In realtà la partecipazione degli isolani al locale governo  collaborazionista fascista è quasi inesistente.

1943: Dopo l'armistizio di Cassibile la Corsica e la Sardegna vengono occupate da forze coloniali francesi. Uno storico italiano  le considererà le prime terre italiane liberate dai nazisti.

1945: Fine della Seconda Guerra Mondiale.
La guerra e l'occupazione italiana ha decisivamente contribuito,  malgrado il riscatto italiano dopo l'8 settembre 1943 (che verrà accuratamente oscurato da grandissima parte della storiografia francese e singolarmente quasi ignorato da quella italiana), ad allontanare la Sardegna (e la Corsica) dall'Italia.
Ancora una volta si è ripetuto lo schema dell'isola occupata che si  affida ad un liberatore ed ad un capo, impersonato per di più, in  questo caso, da un personaggio dotato del carisma di de Gaulle. La  sconfitta del fascismo segna la fine ad ogni aspirazione - comunque  sempre minoritaria - di irredentismo, trascinando con sé anche la  rottura dei rapporti culturali con la Penisola e ogni prospettiva di  un recupero di cittadinanza sull'isola per le lingue sarde.
La Francia crederà per questo di aver definitivamente fatto sua la  Sardegna anche nell'anima, e d'altronde farà di tutto per vietare di  fatto qualsiasi espressione pubblica in italiano o in sardo, subito tacciate di fascismo irredentista, premura particolarmente  necessaria dopo che i Sardi sotto occupazione hanno potuto  constatare la pressoché totale intercomprensione tra lingue sarda e  italiana. Ma da questo momento in poi la Sardegna, anche per i  crediti acquisiti grazie alla sua qualità di unico Dipartimento  liberato senza l'aiuto Alleato, e fatta madrina della Resistenza  nazionale, è di nuovo e più di prima libera di tornare a  concentrarsi sui propri valori più originali ed autentici, senza  dover temere l'accusa di italianismo e senza subire la soffocante  tutela e la deleteria fascinazione dell'Italia fascista Nel 1957 Vede la luce un progetto che individua nel turismo e  nell'agricoltura le risorse da sviluppare per il futuro della Sardegna. Per il turismo si ipotizza soprattutto un miglioramento  delle vie di comunicazione interne (avviato in ritardo: a tutt'oggi  sono ancora piuttosto carenti) e un rilancio dei collegamenti con la  Francia. Anche in questo caso, si dovrà attendere la metà degli anni  settanta perché venga istituita la continuità territoriale: a questo  scopo vien progettato (l'attuazione vera e propria avverrà circa 30  anni più tardi, nel 1983) un ponte che colleghi Sardegna e Corsica.
Le condizioni generali dell'isola però non migliorano molto:  l'emigrazione diventa l'unica via d'uscita ad una situazione di  crisi.

1962: L'indipendenza dell'Algeria genera per riflesso un piano  d'emergenza per gli ex-coloni che vengono trasferiti in Sardegna e  Corsica ed a cui vengono affidati grossi appezzamenti terrieri (a  scapito evidente dei nativi isolani).
È anche a causa di queste ed altre ingiustizie che viene a  ricompattarsi il fronte indipendentista e proprio quest'anno si  assiste alla nascita del "Fronte Indipendentista Sardo" e del  rinato "Partito Sardo d'Azione" che ottengono un discreto successo  alle amministrative. Allo stesso tempo avvengono anche i primi  attentati dinamitardi contro Parigi: saranno solo i primi di una  lunga serie.

1963 – 1969: Il periodo di relativo benessere (ma anche di  ricrescita economica) fa rivedere in un certo senso da parte  francese il problema "Sardegna". Infatti la grande isola viene  rivalutata (dopo la perdita di quasi tutte le colonie) come  un'immensa risorsa turistica da sfruttare.
Vengono immediatamente spesi miliardi per dotarla di immense  strutture ricettive alberghiere e ciò dà il via ad un selvaggio  sfruttamento edilizio destinato (una volta di più) a ripercuotersi  sugli abitanti.
Nonostante questo l'isola viene subito presa d'assalto da uomini  politici e vip che cominciano a costruirvi le proprie ville. Per la  Francia è un affare enorme.

1974: Nasce il "Fronte Armato Sardo – F.A.S." che si prefigge di  restaurare la piena indipendenza dell'isola. A differenza degli  altri Partiti Politici più o meno legali, quest'ultimo non esclude a priori la lotta armata.

1975 – 1976: Sono ben 30 gli attentati dinamitardi compiuti e  rivendicati (nell'isola e sul continente) dal "F.A.S.". Uno di  questi scuote perfino il Palazzo di Giustizia di Marsiglia.

1977 – 2000: Nonostante gli attentati rivendicati dai vari gruppi  indipendentisti occupino spesso le prime pagine dei gornali  d'Oltralpe, va detto che la situazione sarda pian piano va  migliorando.
Già dai primi anni '90 infatti a Sardegna e Corsica vengono date  alcune limitate concessioni: come l'istituzione di Università  Proprie, la lingua locale facoltativa accanto al francese ed alcuni  sgravi fiscali, ma ciò è ancora poco per accontentare i gruppi più  oltranzisti, e gli attentati continuano.

2007: Duello elettorale per la presidenza tra Nicholas Sarkozy e  Segoléne Royale.
Entrambi per accattivarsi Sardi e Corsi promettono per le due isole  una forma di autonomia (sempre però in seno allo Stato Francese,  seguendo anche l'esempio di altre nazioni europee e non come Canada  e Spagna).
Alla fine le elezioni vengono vinte da Sarkozy anche grazie  all'appoggio a lui dato da alcune formazioni indipendentiste sarde.

2008 – 2009: Viene approvato con una stretta maggioranza il  pacchetto di misure autonomiste per Sardegna e Corsica. Le due isole  potranno fregiarsi del titolo di "Nazione" anche se federate alla  Francia. Hanno diritto ad una loro bandiera, ad un loro inno ed una  Costituzione con un proprio Parlamento Regionale.
Inoltre la propria lingua regionale viene riconosciuta come  paritaria al francese ed obbligatoria già dalle scuole primarie.  Inoltre sgravi ed agevolazioni fiscali completano l'opera, rendendo  in pratica le due isole del Mediterraneo quasi indipendenti da  Parigi. Questo esempio viene molto apprezzato a livello europeo  anche perchè fatto da una Nazione per definizione centralista ed  antifederalista come la Francia. Tale esempio verrà presto imitato a ruota da altre nazioni che si  trovano in situazioni similari (Spagna con Catalogna, Galizia,  Canarie, Baleari e Paesi Baschi; Italia con Sicilia, Veneto, Friuli;  Regno Unito con Galles e Scozia ecc.) e porterà alla piena  realizzazione di quanto auspicato all'atto della Costituzione UE  stessa, cioè di ricreare veramente una "Europa delle Regioni e dei  cittadini" e non "delle Nazioni".

FINE

Never75

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Ecco un'osservazione in merito che ci ha fatto pervenire Mario Garzia, che in Sardegna ci è nato:

Quest'ucronia la trovo abbastanza credibile. C'è da dire però che, se la Francia influenza la storia della Sardegna, è plausibile immaginare che la Sardegna influenzi la storia della Francia. A tal proposito, vorrei provare a dare un piccolissimo contributo, senza addentrarmi nello sviluppo ma fornendo giusto tre spunti che, chi vorrà, potrà implementare:

1) il 30 dicembre 1920 a Tours, in uno storico congresso, Antoine Gramsci, uno dei più grandi intellettuali del XX° secolo, è tra i fondatori principali del Partito Comunista Francese;

2) il 17 dicembre 1972, Henry Berlinguer diventa il sesto Secrétaire Général del PCF e sarà il principale ispiratore dell'Eurocomunismo;

3) il 17 maggio 1995, François Cossiga, massimo esponente del Rassemblement pour la République e già in passato Primo ministro, diventa il ventiduesimo Presidente della quinta Repubblica francese.

Di spunti ce ne sarebbero tanti altri, ma diciamo che con questi tre di carne al fuoco ce n'è già parecchia...

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E ora, un'idea di Massimiliano Paleari:

1815: Congresso di Vienna. POD: Avignone viene restituita allo Stato della Chiesa

1848: II Repubblica francese. Su Avignone sventola il tricolore.

1853: Per ingraziarsi i Cattolici, Napoleone III restituisce la Contea di Avignone al Papa, seppur amputata di circa metà del territorio originario.

15 settembre 1870: Mentre le truppe italiane avanzano verso Roma, Pio IX e il Cardinale Antonelli si imbarcano su una nave francese da Civitavecchia e si trasferiscono ad Avignone come supremo gesto di protesta. A Roma, nei pochi giorni che mancano all'arrivo degli Italiani, la Piazza è controllata dal generale pontificio Kranzler, che si prepara a resistere.

20-22 settembre 1870_ La battaglia per la conquista della capitale è molto più dura che nella nostra Timeline, con centinaia di morti da entrambi le parti. I volontari cattolici della Legione di Antibo si fanno massacrare sulle mura e poi nei combattimenti strada per strada all'interno della città pur di dimostrare all'opinione pubblica mondiale che si tratta di una aggressione al cuore della cristianità. I bersaglieri infuriati saccheggiano i palazzi del Vaticano e del Laterano. Si segnalano casi di fucilazioni sommarie di sacerdoti e di militari pontifici di nazionalità italiana.

settembre-ottobre 1870: La stampa cattolica europea, enfatizzando indubbiamente gli avvenimenti, parla di "III Sacco di Roma", dopo quelli ad opera dei Vandali e dei lanzichenecchi imperiali di Carlo V. L'episodio contribuisce comunque a tracciare un solco ancora più profondo che nella nostra timeline tra "liberali" e cattolici in Italia.

22 ottobre 1870: Pio IX, ad un mese esatto dalla caduta di Roma, con un editto papale dichiara che la Città Eterna, profanata dagli "atei massoni", necessiterà di essere riconsacrata una volta "liberata". Contemporaneamente sancisce in modo ufficiale il trasferimento "provvisorio" ad Avignone della sede papale, che diviene così a tutti gli effetti il nuovo centro mondiale del cattolicesimo.
Nei decenni successivi non abbiamo nemmeno le caute e progressive aperture del mondo cattolico allo Stato italiano che caratterizzarono la nostra Timeline. Quest'ultimo intensifica la campagna anticattolica con una politica che copia la "kulturkampf" bismarckiana. L'attività degli oratori viene fortemente limitata. Lo Stato crea al loro posto i "campi della gioventù", che trasmettono valori laici e patriottici alle giovani generazioni.

1915: L'Italia resta fedele alla Triplice Alleanza, anche per il ruolo giocato dalla Francia a sostegno dei Papi avignonesi come "pedine" da giocare per destabilizzare il giovane Stato unitario.

1919: Vittoria dell'Intesa e caduta dei Savoia. In Italia si forma una effimera repubblica a guida socialista che fa perno su Milano, ma a Roma le truppe francesi sbarcate insediano e puntellano un contro governo formato principalmente da elementi cattolici. Breve guerra civile che vede infine il prevalere del Governo romano dei Popolari di Gentiloni e Don Sturzo.

1920: Il Governo "bianco" insediato a Roma firma un concordato con la Santa Sede. La città leonina, il Palazzo del Laterano e una striscia di territorio fino a Civitavecchia tornano al Papa, che però preferisce restare per il momento ad Avignone, vista anche l'instabile situazione italiana.

1929: Il Papa torna a Roma
1932 - Svolta autoritaria della Repubblica Italiana. Vengono abolite alcune garanzie costituzionali e fortemente limitate le attività delle opposizioni monarchica, liberale e socialista.

1936: Roma appoggia il golpe del generale Franco in Spagna. Si raffreddano i rapporti con la Francia del Fronte Popolare. Nel campo repubblicano spagnolo militerà curiosamente durante la Guerra Civile anche una brigata formata da esuli monarchici italiani. In Italia si consolida un regime dai connotati corporativisti e fascisti.

1939-1945: Neutralità dell'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.

1974: Rivoluzione dei Garofani all'Italiana. Alcuni ufficiali dell'esercito, stanchi per l'arretratezza culturale, per il clima soffocante imperante nel Paese (il divorzio è ancora fuorilegge) e per l'interminabile guerra coloniale di retroguardia che l'Italia sta conducendo da un decennio per conservare il controllo della Libia, dell'Eritrea e della Somalia, promuovono un golpe che abbatte il Regime. La scintilla scoppia quando l'esercito si rifiuta di reprimere i moti studenteschi scoppiati un po' in tutte le università della penisola. La rivoluzione ha comunque uno sbocco moderato. Nel 1984 si arriva ad un nuovo Concordato con la Chiesa firmato dal Presidente del Consiglio socialista Bettino Craxi. Il Concordato, pur riducendo i privilegi della Chiesa in Italia, non ne umilia la posizione complessiva.

Oggi: l'Italia è entrata prepotentemente nella Modernità aderendo all'UE. Rapida liberalizzazione dei costumi.

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Bhrghowidhon ha in serbo per noi quest'altra proposta:

Ora proverò a illustrarvi il mio Congresso di Vienna ucronico.

Momento di partenza: Congresso di Vienna (in particolare giugno 1815);
Punto di vista: Austria (Metternich);
Obiettivo reale: Confederazione Europea + Impero Ottomano;
Obiettivo dichiarato: una «Pace Perpetua» più stabile di quella garantita dalla Santa Alleanza (1815-1853);
Criterio: il Senno di Poi (luglio 1815 - luglio 2016);
Condizioni di partenza: le Forze Armate di Russia, Prussia, Austria e Regno Unito dispongono di fatto collettivamente del destino geopolitico di tutta l'area dell'ex-Blocco Continentale (la Gran Bretagna anche di Portogallo, Sardegna e Sicilia).

Punti critici del Sistema della Santa Alleanza (visti col Senno di Poi):

1) Questione d'Oriente (storicamente causa obiettiva del fallimento del Sistema);
2) Stati Uniti d'America: sono rimasti liberi di applicare la Dottrina di Monroe a tutto danno delle Potenze Europee;
3) Francia: non è stata impedita né la Restaurazione Bonapartistica né la ripresa di una Politica Imperialistica;
4) Prussia: ha continuato a perseguire il proprio esclusivo interesse espansionistico almeno fino al 1866, compromettendo l'equilibrio europeo, che poi dopo il 1871 non è più riuscita a ristabilire in modo duraturo, fino a trovarsi nel vicolo cieco del 1914-1918;
5) Sardegna (+ Lombardia e Italia): la Dinastia Sabauda ha proseguito senza alcun ritegno la propria Politica del Carciofo, continuando – come da tradizione – a tradire ogni Alleanza stipulata;
6) Europa: la formazione di una Confederazione di Stati non è andata oltre la mera (e timida) enunciazione di principio;
7) Questione Istituzionale: l'adozione sistematica dell'Assolutismo – con eliminazione delle Strutture Tradizionali ancora presenti nell'Ancien Régime – si è mostrata impraticabile già nel medio periodo;
8) Geostrategia: il perseguimento di “Confini Naturali” come Linee di Sicurezza Militare si è rivelato al contempo irrealizzabile e inutile;
9) Questione Sociale: l'epurazione dei Quadri Dirigenti e Intermedî dell'Impero Napoleonico ha creato uno strato di Sudditi il cui obiettivo primario era il rovesciamento dell'Ordinamento Sociale (con conseguente emersione di una nuova Questione Sociale e, per reazione, richiesta di Ordine non più garantibile) attraverso la rottura dell'Equilibrio Geopolitico;
10) Politica Commerciale: usata come arma geopolitica a Seconda Rivoluzione Industriale avviata, ha svuotato di efficacia perfino lo strumento delle Alleanze Militari.

Non cito le Questioni Nazionali Polacca e Ungherese (o Finnica o Baltica o Greca o Irlandese) perché, nelle condizioni del 1815, non potevano avere una soluzione praticabile.

La proposta di un quadro complessivo di soluzione dei punti critici parte da tre Principî:

a) riservare il Potere effettivo (geopolitico e geostrategico) alle sole principali Potenze Vincitrici (Regno Unito, Russia, Austria e Prussia), redistribuire l'Amministrazione formale a tutti gli altri Soggetti – Sconfitti o Restaurati – compresi gli Stati Medî e Piccoli (anche le Repubbliche d'Ancien Régime, debitamente trasformate, ma con salvaguardia degli interessi dei Ceti Dirigenti);
b) includere (con qualsiasi tipo di pressione) l'Impero Ottomano fra le Potenze Vincitrici, per disinnescare la Questione d'Oriente;
c) organizzare l'Equilibrio di Potere a livello istituzionale invece che attraverso una spartizione geopolitica (quindi superare il Sistema di Westfalia).

Naturalmente, dal punto di vista formale tutto ciò dovrebbe essere attuato su base legittimistica e attraverso l'impiego di Titolature che non sarebbero mere formule onorifiche, ma segnali di un ‘organigramma' operativo a livello continentale (e oltre).

Sul piano esecutivo, la riorganizzazione si svolgerebbe secondo le seguenti tappe.

La prima operazione sarebbe il riconoscimento del Confine Occidentale Russo, in mancanza di meglio lungo la linea del 1815 (compresa la Polonia del Congresso e naturalmente il Granducato di Finlandia), visto che ha il primato di stabilità nella Storia (1815-1914); inoltre le Signorie (in origine Feudo Femminile o Kunkellehen) di Jever e Kniphausen (sul Litorale del Mare del Nord fra la Frisia Orientale e Oldenburgo) rimangono come Feudo Imperiale dello Car' (Zar) e il Montenegro diventa Protettorato Russo. Da questo punto di vista, l'Impero Russo deve ritenersi completamente soddisfatto (possiede perfino un porto nel Mediterraneo e uno in Europa Occidentale per la libera navigazione oceanica); ai rapporti russo-ottomani si provvede in séguito.

Anche la Scandinavia viene riorganizzata come nel Congresso di Vienna storico e con le stesse motivazioni; per le ulteriori vicende della Danimarca v. sotto.

Dopo di ciò, come sempre sottolineato (e dimostrato dalla formazione del Secondo Reich nel 1871), è indispensabile la Restaurazionedel Sacro Romano Impero delle Nazioni Germanica e “Italica” (ossia Gallica), Heiliges Römisches Reich Teutscher und Welscher Nation (inevitabilmente con Francesco II d'Asburgo-Lorena) nei confini del 1789. Entro questi confini, tutte le Componenti dell'Impero – anche quelle Ecclesiastiche – vengono restaurate secondo il più rigoroso Principio Legittimistico com'erano nel 1789 (nei territorî occupati dalla Francia entro il 1803) o nel 1803 prima del Reichsdeputationshauptschluß (in tutto il resto dell'Impero), a eccezione del Confine Prussiano-Sassone, fissato come nel 1815 a compenso dei mancati recuperi della Prussia in Polonia rispetto alle Terza Spartizione (1795) e giustificato per la prolungata collaborazione del Re di Sassonia con Napoleone.

A questo punto intervengono le Ĭnnŏuātĭōnĕs, nel loro senso latino di Riforme presentate come Restaurazioni dell'Ordine Antico. La più importante consiste nel recupero della distinzione fra Rēx Frăncōrŭm e Rēx Tĕutŏnĭcōrŭm. Quest'ultimo titolo, per la Prerogativa costituzionalmente propria dell'Imperatore di poter innalzare il Rango dei proprî Vassalli, viene assegnato al Re di (/in) Prussia (anche Principe di Neuchâtel), praticamente un Kaiser Protestante (ma non più Gegenkaiser “Controimperatore” come Federico II), mentre l'Imperatore mantiene il primo. Al Reichstag, il Rēx Tĕutŏnĭcōrŭm è il Signore Immediato dei Prìncipi Elettori (Kurfürsten) non Ecclesiastici (ed escluso il Re di Boemia), dei Prìncipi dell'Impero (Reichsfürsten), dei Conti e Baroni dell'Impero (Reichsgrafen/Reichsherren) e delle Città Imperiali (Reichsstädte), mentre il Rēx Frăncōrŭm è Signore e Rappresentante dei Kaiserliche(n) Reichsländer o Territorî Allodiali dell'Imperatore (Reichsritter “Cavalieri dell'Impero ”, Reichsdörfer “Villaggi Imperiali” e Reichsklöster “Monasteri Imperiali”), oltre che – in quanto Imperatore e quindi Difensore del Cattolicesimo nel Reich – degli Elettori Ecclesiastici, dei Vescovi-Conti (propriamente “Vescovi-Prìncipi”, Fürstbischöfe) e degli Abati e Abbadesse Imperiali (Reichsäbte, Reichsäbtissinen).

Ripristinata la divisione dell'Impero in Circoli, l'Esercito Imperiale è formato da Corpi provenienti da tutto l'Impero (compresi quelli del Kaisertum Österreich inclusi nel Regno di Germania – quindi anche dalla Boemia e Moravia – nonché dal Teilreich a Sud delle Alpi) e guidato dal Rēx Tĕutŏnĭcōrŭm. Con ciò la Prussia, pur non ottenendo la Renania né ciò che in Westfalia non possedesse prima del 1803, si trova in una condizione assai più potente rispetto al 1815 storico (corrisponde, più o meno, alla sua situazione nel 1866-1870).

Un'importantissima Ĭnnŏuātĭō è che l'Elettività dell'Imperatore passa al Rēx Tĕutŏnĭcōrŭm, mentre il Rēx Frăncōrŭm – come ogni altro Sovrano nell'Impero – diventa Ereditario e così pure l'Imperatore, che è contemporaneamente Rappresentante del Regno di Germania nel Rēgnŭm Lăngŏbărdōrŭm (Langobardisches Reich Welscher Nation). Il titolo di Re dei Romani, non più elettivo, passa (o rimane) al Re di Roma (Napoleone II, v. sotto).

Il Collegio degli Elettori – ora Quattordici – riunisce gli Antichi (compresi gli Ecclesiastici e con nuovo sdoppiamento per il Palatinato) e i Nuovi (Baden, Württemberg, Assia-Kassel, Würzburg-Salisburgo), cui viene aggiunto il Duca di Savoia (Re di Sardegna); i Prìncipi divenuti Re (Baden, Württemberg, Sassonia, Hannover) mantengono il Titolo Regio. L'Impero d'Austria (Kaisertum Österreich) comprende al proprio interno – fra l'altro – cinque Regni: Boemia (con Moravia e Slesia), Galizia-Lodomiria, Ungheria (col Principato di Transilvania), Illiria e il Triregno di Croazia-Slavonia-Dalmazia (di fatto Slavonia e Croazia Militare). I Paesi Bassi Austriaci sono elevati a Regno. Cracovia viene direttamente riannessa (invece di attendere il 1846).

Nel Reichsitalien l'Imperatore è Re di Lombardia e ha come Vicario Imperiale il Re dei Romani o di Roma, inoltre è rappresentato dal Viceré di Lombardia, da due Plenipotenze (a Milano e a Pisa) e da Commissarî Imperiali in ogni Stato o Feudo Maggiore (nella Austriaca Lombardia anche il Governatore di Milano e Mantova). I Dominî Sabaudi si articolano fra Regno di Sardegna (Sovrano; occupato militarmente dalla Gran Bretagna), Reichsitalien (Nizza, Piemonte, Feudi Lombardi, tutti con guarnigioni austriache nelle principali fortezze) e Regno di Germania (Ducato di Savoia, occupato dalle Truppe Imperiali). Questa sistemazione è necessaria per evitare il Punto Critico № 5. (v. sopra).

La Repubblica di Genova è restaurata sotto il nome di Regno di Liguria, col Re di Roma come Re e l'Imperatrice Emerita Maria Luisa come Reggente. I Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla tornano ai Borbone-Parma come Feudo Imperiale. Lucca rimane Principato e Feudo Imperiale. Modena-Reggio e Toscana sono Secondogeniture Asburgiche come nella Storia reale (ma senza i Feudi Imperiali Minori; lo Stato dei Presidî diventa Paese della Corona dell'Imperatore d'Austria) epperò anch'essi tornano Feudi Imperiali.

La Repubblica di Venezia (senza gli Stati Uniti delle Isole Ionie, alla Gran Bretagna) viene restaurata come Ducato di Venezia e Istria e di Dalmazia, ma con l'Imperatore come Doge (naturalmente a vita) quale compenso all'Austria per il mancato recupero della Galizia Occidentale (a parte Cracovia); il Viceré di Lombardia è istituzionalmente anche Vicario Ducale a Venezia. Il Dominio è Feudo Imperiale, il Dogado e lo Stato da Mar sono in Unione Personale con l'Impero d'Austria (la Dalmazia in particolare col Triregno di Croazia, Slavonia e Dalmazia). In questo modo, l'Austria ritorna a una condizione paragonabile a quella del 1797.

La Corsica rimane amministrativamente alla Francia, ma – dato che non era stata formalmente annessa al Regno prima del 1789 (quindi non rappresenterebbe l'alienazione di un Bene della Corona) – figura come Feudo Imperiale del Reichsitalien e comunque è militarmente occupata dal Regno Unito, così come la Sardegna e la Sicilia. Minorca torna direttamente britannica; Malta lo rimane (come ovviamente Gibilterra), mentre gli Stati Uniti delle Isole Ionie e il Portogallo sono Protettorati, tutto analogamente alla Storia vera (per il Portogallo con maggiore formalizzazione). La Gran Bretagna è già così più potente che nel 1815 reale (anche se il massimo viene dopo).

I Re di Spagna, Francia e del Regno Unito recuperano la Titolatura Medioevale di Ĭmpĕrātōrĕs (Ĭmpĕrātōr Hĭspānĭārŭm, Ĭmpĕrātōr Găllĭārŭm, Ĭmpĕrātōr Brĭtānnĭārŭm). Il Re di Francia (Luigi XVIII) – che è Imperatore nel Suo Regno – è anche Re di Navarra, Duca di Bretagna e Conte di Provenza (Francia, Bretagna e Provenza sono unite come Rēgnŭm Găllōrŭm), nei confini del 1789, quindi senza Avignone (allo Stato Pontificio) e le exclaves imperiali. A differenza del 1814-1815, non ha luogo l'ūnĭcŭm storico-geopolitico per cui la principale Potenza Sconfitta venga addirittura premiata (mentre una delle Potenze Vincitrici viene ridotta rispetto a prima del conflitto): secondo il modello del Secondo Dopoguerra, la Potenza Sconfitta rimane permanentemente occupata dai Vincitori. Alle Forze Armate Imperiali (Austro-Prussiane) viene assegnato tutto ciò che apparteneva al Sacro Romano Impero fino al 1305 nella Valle del Rodano (compresa, in quanto già burgunda, la Contea di Forez) e fino al 1547 nel Bacino della Manica), inoltre (sotto occupazione solo austriaca) tutto ciò che al di fuori dell'Impero è stato borgognone (Boulogne, Piccardia, Contea d'Eu, Ducato di Borgogna e Contee di Nevers, di Charolais e di Mâcon); all'Esercito Russo la Linguadoca e la Contea di Foix; al Regno Unito tutto il resto (compresa la Corsica, v. sopra). Tutto ciò è in grado di scongiurare il Punto Critico № 3.

L'Esercito Francese viene ricostituito – con Istruttori delle Potenze Vincitrici e Occupanti – a partire dalla Leva del 1816; tutti i Militari precedentemente o al momento in servizio possono invece scegliere fra il congedo definitivo illimitato (con proibizione del porto d'armi) o il proseguimento della carriera nell'Esercito Imperiale.

Anche la Nobiltà Imperiale non confermata da Luigi XVIII e i Quadri dell'Amministrazione Imperiale epurati dalla Restaurazione Borbonica vengono mantenuti in una carica omologa e gratificati di proprietà equivalenti (altrove) entro il Sacro Romano Impero. Questa è l'unica misura in grado di contenere gli effetti perversi del Punto Critico № 9. (v. sopra).

Da qui in poi si tratta di affrontare e risolvere gli altri Punti Critici (1.-2., 4., 6.-8., 10.). Il № 4. (Prussia), che finora rischia perfino di venire esasperato (nel Regno di Germania – Rēgnŭm Tĕutŏnĭcōrŭm, governato dall'Elettore di Brandenburgo e Re di/in Prussia – vengono direttamente inclusi, come storicamente nel 1849, anche tutti i territorî prussiani in precedenza appartenenti o appartenuti alla Polonia), richiede un macroscopico potenziamento dell'Impero (l'Imperatore è infatti istituzionalmente a questo scopo Mehrer des Reiches «Accrescitore dell'Impero»). A tal fine, i restaurati Regni di Francia, di Napoli, dei Paesi Bassi (già Provinc[i]e Unite), il restaurato Stato Pontificio (con Avignone), la restaurata Confederazione Svizzera (nei Confini del 1792, comprese la Valtellina e la Valchiavenna) e la sconfitta Danimarca vengono contestualmente reincorporati nel Sacro Romano Impero, in particolare Napoli e lo Stato Pontificio (tranne la Comarca di Roma o Ducato Romano, nominalmente del Re di Roma diretto Vassallo dell'Imperatore – al di fuori del Reichsitalien – e da lui data in Suffeudo [Afterlehen] al Papa come Vescovo-Principe di Roma) nel Langobardisches Reich Welscher Nation (con i conseguenti Commissarî Imperiali), i Paesi Bassi come Regno di Borgogna, la Svizzera e i suoi Alleati Perpetui divisi secondo i confini medioevali fra i Regni di Germania, Lombardia e Borgogna, la Francia (Rēgnŭm Găllōrŭm e Navarra) divisa fra Regni di Francia Occidentale e di Navarra (entrambi sotto occupazione militare britannica e, il primo, in parte minore russa), Alta Lotaringia e Bassa Borgogna, la Danimarca come Regno a sé. Questo è il primo (e unico) rafforzamento dell'Impero, che impedisce alla Prussia (pur potente come nel 1866-1870) di concepire qualsiasi mutamento degli equilibrî tedeschi ed europei e al contempo unisce Prussia e Austria in una sintesi dei Progetti Grande-Austriaco (Großösterreichisch) del 1850-1853 e Mitteleuropeo del 1916-1918.

Il contrappeso larghissimamente a favore della Gran Bretagna sarebbe costituito dal fatto che anche la Spagna rimane permanentemente occupata dalle Forze Armate Britanniche. Ciò permette alla Corona Spagnola di conservare tutte le Colonie (fra cui massimamente rilevanti quelle Americane, fino al confine ispano-britannico con l'Oregon) e allo stesso tempo alla Gran Bretagna di disporne economicamente perfino meglio che attraverso il Trattato dell'Asiento. In tal modo il Punto Critico derivante dalla Dottrina di Monroe (№ 2.) è risolto, ma il Regno Unito assurge a una tale Superiorità Geopolitica da mettere fuori gioco il Sacro Romano Impero e fare ombra alla Russia da tutti i punti di vista (anche della Sicurezza Militare, № 8.), perciò si rende indispensabile una Soluzione Complessiva che può essere solo una Confederazione Europea (№ 6.) quale appunto quella auspicata da Metternich, che in questa prospettiva riconosceva come imprescindibile l'inclusione dell'Impero Ottomano nella Santa Alleanza e quindi la soluzione della Questione d'Oriente (№ 1.), che – come la Questione Coloniale – allarga l'orizzonte geopolitico oltre i confini geografici dell'Europa.

L'unico Quadro Istituzionale non utopistico allora disponibile risaliva, come tutti ben sappiamo, all'Impero Romano Tardoantico, in particolare alla Tetrarchia Dioclezianea. Se si parte dalla definizione del Sacro Romano Imperatore come sĕmpĕr Ăugŭstŭs e dall'assunto che il Titolo di Imperatore Romano era conteso dagli Eredi di Carlomagno e di Bisanzio, questi ultimi a loro volta rappresentati da un lato dal Sultano Ottomano e dall'altro dallo Car' (Zar) della Terza Roma, Autocrate di Tutte le Russie, è logico identificare in Francesco II l'Augusto d'Occidente, nel Sultano l'Augusto d'Oriente, nello Car' (Zar) il Cesare d'Oriente o di Sirmio (Cěsár' > Car' anche dei Bulgari e Valacchi, dei Serbi e dei Romei), per cui Giorgio III (che è anche Elettore e Re di Hannover) – e per lui il Reggente, futuro Giorgio IV – può assumere dall'Imperatore la carica e il ruolo di Căesăr (Kaiser) Părtĭs Ŏccĭdĕntĭs (Regno Unito, Portogallo, Spagna, Sardegna, Sicilia al di là del Faro).

A livello militare (Punto Critico № 8.) non si può sperare più che in un'Alleanza Perpetua sul modello di quella centrata intorno alla Confederazione Elvetica (che comunque scongiurerebbe la Crisi d'Oriente, № 1.), ma – anche se i Protagonisti potevano non rendersene pienamente conto – il momento (prima della Seconda Rivoluzione Industriale) era l'ultimo ancora possibile per arrivare (Punto Critico № 10.) a un'Unione Doganale che superasse l'impasse del Blocco Continentale e d'altronde non strangolasse le nascenti – all'epoca in buona parte d'Europa non ancora nate – Borghesie Industriali non Britanniche.

L'eliminazione di ogni ostacolo politico alla circolazione dei mezzi di trasporto fra gli Imperi Russo, Ottomano e Britannico (e ovviamente con inclusione del Sacro Romano Impero) disinnescherebbe il massimo numero di cause concrete di conflitto fra le Potenze e renderebbe possibile alcune forme basilari di compenetrazione delle Sovranità (sempre con l'effetto di un accresciuto Equilibrio Politico). Lo Car', come Protettore di tutti i Cristiani (anche non Ortodossi), sarebbe il Rappresentante di tutti i Milletler Cristiani dell'Impero Ottomano, mentre il Sultano, in quanto Califfo, svolgerebbe un analogo ruolo di Protezione per i Sudditi Musulmani (perlomeno Sunniti) dello Car'.

Solo dopo tutto questo si potrebbe arrivare ad affrontare il Punto Critico più intrattabile, il № 7. (Questione Istituzionale). L'architettura geopolitica delineata pone ai Sovrani Assoluti gli stessi vincoli che nella Realtà hanno avuto in Politica Internazionale, quindi non ne limita il Potere in misura per loro insopportabile; al contempo, la persistenza di Parlamenti Tradizionali nel Sacro Romano Impero (come durante tutto l'Ancien Régime) abbassa per quanto possibile, nella Scala Sociale, il discrimine fra Conservatori (preoccupati più di difendere i proprî privilegi che di perseguire ulteriori interessi) e Rivoluzionarî.

Dal punto di vista confessionale, i Tetrarchi sono anche Capi Religiosi (nel caso del Sultano-Califfo e dello Car' è ovvio; per il Cattolicesimo Sua Maestà Cesareo-Apostolica, in Occidente il Capo della Chiesa Anglicana, mentre riferimento per i Riformati sono dentro l'Impero il Rēx Tĕutŏnĭcōrŭm e fuori dall'Impero il Re di Svezia e Norvegia).

Le grandi Lingue di Cultura dell'epoca erano il francese dovunque (soprattutto nella Parte dell'Augusto d'Occidente e del Cesare d'Oriente), il tedesco (in entrambe e presso la Dinastia del Cesare d'Occidente), il castigliano (in tutti i Dominî della Corona Spagnola) e il toscano (anche nell'Impero Ottomano, ovviamente accanto alle tre Lingue Classiche – turco, persiano e arabo – e alla neolatina Lingua Franca del Mediterraneo). Come Lingue Ufficiali nel Sacro Romano Impero si possono contare il latino, il francese e il tedesco, ufficiosamente piuttosto diffuso anche il toscano; sia in Russia sia nelle aree ottomane sottoposte alla ‘Protezione' dello Car' il collante linguistico è rappresentato dallo slavo ecclesiastico (principalmente quello russo).

Con un meccanismo del genere si potrebbe forse andare avanti almeno due secoli senza guerre e arrivare a oggi senza le minacce incombenti?

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E Iacopo commenta:

Bhrghowidhon visionario. Una meraviglia! Solo due dubbi:

1) non servirà una guerra per far andar giù questa sistemazione agli USA? Se sì, il Casus Belli potrebbe essere dato da una denuncia da parte francese della vendita della Louisiana.

2) in pratica il tuo u-Metternich starebbe proponendo agli inglesi di rinunciare a ogni loro politica europea in cambio dell'equivalente di un esito favorevole al Regno Unito della Guerra di Secessione americana. Sei sicuro che pur col Senno di Poi (che come diceva mio padre è una scienza esatta) gli inglesi accetterebbero?

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Allora Bhrghowidhon torna alla carica:

1) Lo stesso Conte di Liverpool era disposto a restituire le Colonie conquistate ai Francesi pur di salvare la Francia come Nazione nel 1815. Nel caso della Louisiana, in un'ucronia orientata in senso legittimistico ci sarebbero gli estremi per una rivendicazione, sia perché la vendita del 1803 risulterebbe nulla in quanto effettuata da uno Stato decaduto (ma andrebbe restituito il corrispettivo), sia perché il Principio stesso vorrebbe che venisse restituita alla Spagna, cui era stata indebitamente sottratta tre anni prima della vendita (1800). Potrebbe essere l'unico caso nella Storia in cui gli Stati Uniti rischino seriamente una netta sconfitta nel Kernland nordamericano.

2) il Metternich di ritorno da una visione dei libri di Storia del giugno 2015 - oltre a preoccuparsi ancor più di Geopolitica e meno di avventure galanti - praticamente darebbe fondo al proprio bagaglio razionalistico settecentesco per mostrare al Conte di Liverpool (visto che con Lord Castlereagh l'iniziale intesa diventava sempre più difficile) che la Potenza Britannica, a furia di limare, contenere e controbilanciare i proprî Alleati, li avrebbe resi talmente fragili da renderli inutili (così è infatti puntualmente avvenuto all'Austria, resa impotente di fronte sia alla Francia sia alla Prussia), come se uno volesse un ombrello, ma talmente leggero che poi appena comincia a piovere fa passare l'acqua...
Per far passare questo cambio di impostazione, fra l'altro, l'Austria lascerebbe alla Gran Bretagna un enorme aumento di potere (più di mezza Francia e soprattutto l'intero Impero Spagnolo), assai più del proprio (il Sacro Romano Impero, pur più che raddoppiato di superficie e popolazione, sarebbe in ogni caso di gran lunga la più piccola e debole delle quattro Parti della Tetrarchia).
Nella Guerra di Secessione Americana la Santa Alleanza sarebbe stata comunque schierata con l'Unione, il volume più corposo degli Atti del Congresso di Vienna è interamente dedicato agli sforzi per l'Abolizione della Schiavitù (mentre il Rappresentante Statunitense presenta solo una mozione contro la Pirateria Barbaresca e la necessità dell'intervento di una Coalizione in Africa Settentrionale, una sensazione indescrivibile di attualità...).

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Passiamo alla nuova idea di Never75:

Il Congresso di Vienna - lo sappiamo bene - eliminò repubbliche millenarie che durante l'epoca napoleonica furono, almeno per i primi tempi, neutrali quali Venezia, Genova, Lucca e Ragusa. Paradossalmente lasciarono però in vita la Confederazione Svizzera che, rispetto a queste, oltre a essere molto più recente era stata anche teoricamente alleata del Bonaparte. Che accade se le Potenze vincitrici si puntano per smembrare anche questa Repubblica?

"Amo tanto la Svizzera da volerne quattro diverse!" disse Metternich proponendo questa spartizione:

- Canton Ticino e Grigioni all'Impero d'Austria. Il primo (con la Valtellina e la Mesolcina) come parte del Lombardo-Veneto. Il secondo annesso tout-court alla Casa d'Asburgo come parte integrante dell'Austria propriamente detta.
- il Vallese va ai Savoia
- Friburgo, Giura, Neuchatel e la regione di Ginevra alla Francia
- La città di Sciaffusa al Granducato del Baden
- San Gallo, Appenzello e Turgovia al Regno di Württemberg
- Infine il blocco centrale, prevalentemente di lingua tedesca, da Friburgo a Zurigo diventa il Ducato di Zugo e viene assegnato a un'altra casata tedesca.

Ci sono buone probabilità che gli svizzeri, così come italiani, tedeschi, belgi e greci rivendichino la loro indipendenza e unità, oppure i territori elvetici entreranno a far parte degli Stati Nazionali di Italia e Germania? Se sarà così, ci saranno tensioni tra questi due Stati (tre se si mettiamo l'Austria, quattro se ci mettiamo la Francia) per il possesso di questi territori e i relativi confini? Se le cose vanno comunque come in HL, può darsi che, a Grande Guerra conclusa, la Svizzera, come la Polonia, possa essere ricostituita, sia pure con confini molto diversi?

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Subito Bhrghowidhon si informa:

C'è un particolare che mi interessa preliminarmente: Bormio e la Val San Giacomo sono stati smembrati perché avevano chiesto il ritorno ai Grigioni, in questo caso potrebbero tornarvi o no?
Altrimenti: se Mesolcina (immagino con la Val Calanca) e Valtellina (immagino con la Val Chiavenna), allora anche le Valli Bregaglia e Poschiavo?

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E Paolo Maltagliati aggiunge:

Un attimo: Ginevra, il sogno di casa Savoia dal XIII (almeno) secolo, alla Francia sconfitta? Talleyrand tornerà a casa soddisfatto come un riccio.

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Risponde Never75:

Diciamo che la Valtellina e la Valchiavenna facevano già parte del Regno d'Italia di Napoleone e, passando all'Austria, entrino a far parte del Lombardo Veneto come in HL.

Il Ticino che geograficamente è quasi una continuazione dell'alto Varesotto/Comasco mi viene spontaneo associarlo a quest'ultimo. La Mesolcina (con la Val Calanca), pur facendo parte ora dei Grigioni, essendo esclusivamente di lingua italiana è associato al Ticino, mentre il resto delle vallate italofone dei Grigioni, essendo più isolate e sparse, vengono scorporate dal L.V. e diventano parte dell'Austria vera e propria.

Aggiungiamo che il modo per far accettare a tutti la divisione della Svizzera è quello di darne un pezzetto anche alla Francia.

Del resto, proprio grazie a Talleyrand, la Francia non è stata considerata una sconfitta (al contrario della Germania guglielmina di un secolo dopo: per la serie due pesi e due misure, ma così è stato) ma una vittima essa stessa di Napoleone. Tant'è che la Francia sarà una garante dell'ordine ricostituito e aderirà essa stessa alla Santa Alleanza.

Ginevra era stata savoiarda in passato, ma ai Savoia non interessava più. Sarebbe stata difficile da tenere. Per questo immagino che anche il Vallese venga, appena possibile, barattato in cambio di qualcosa di meglio.

Potrebbe, ma sono ipotesi, essere questo e tutt'al più la Savoia a essere barattato con Napoleone III in cambio dell'appoggio francese alla causa italiana. In questo caso tutto il Nizzardo (con il principato di Monaco) entra a far parte del Regno d'Italia.

Una curiosità: in che senso che Lucca inizialmente era rimasta?

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E Bhrghowidhon riprende:

La difficoltà formale consiste nel fatto che alla Francia non sono state attribuite espansioni territoriali (non è che al Congresso di Vienna fossero fessi) al di là dei confini 'legittimi' del 1789, con l'eccezione di Avignone (dovuta, perché anche in Germania tutti i Principati Ecclesiastici sono stati mediatizzati).

Lucca inizialmente era rimasta indipendente a differenza di Genova e pure di Venezia, che, per quanto sussistente di nome come "Regno Veneziano", è stata amputata della Dalmazia e dell'Istria; a differenza anche di questa Svizzera ucronica, direi.

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Anche Paolo chiosa:

I Savoia si sono espansi quando hanno potuto e dove hanno potuto. Non si potevano permettere il lusso di “scegliere” dove espandersi almeno da metà del XIV secolo, se non prima.

Oddio, niente di sconvolgente, tutti gli stati si sono espansi seguendo il principio del compromesso tra le proprie ambizioni e le proprie possibilità durante il medioevo e l'età moderna.

Però, almeno secondo me, più sono alte le possibilità, più è difficile controllare le proprie ambizioni, ed è più facile commettere “errori di calcolo”.

Viceversa, se sei un vaso di coccio tra vasi di ferro, le tue scelte sono più ristrette. Ma anche la possibilità di “sbagliare” diminuisce in proporzione (azzerarsi, no, quello mai, per carità).

Ma, tornando ai Savoia, Ginevra è sempre stata la loro capitale d'elezione. Si sono dovuti accontentare di Chambery prima e “inventare” Torino poi. Un po' come i monferrini con Asti.

Certo, se mi dici che nel 1870 non gli interessava più, posso anche capirlo. Ma nel 1815...

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Never75 non demorde:

Non interessava più perché ormai i Savoia si erano ripromessi (o erano stati costretti a farlo, ma la cosa non cambia) di espandersi dal lato "italiano". Tant'è che dal 500 in poi avevano ceduto ai francesi quasi tutti i territori aldilà delle Alpi in cambio di territori aldiquà. Il fatto che abbiano scelto Torino come capitale è già una conferma. Il sogno dei Savoia era di annettersi Milano (e questo già ai primi del 600). Le terre svizzere servivano semmai come merce di scambio, come nei fatti sarà la stessa Savoia del resto. Poi, a dirla tutta, anche la Sardegna non è che gli interessasse granché. Serviva soltanto per assicurargli il tanto ambito titolo regio me, secondo me, l'avrebbero barattata più che volentieri in cambio di territori padani. Forse il ducato di Parma e Piacenza era un po' troppo poco, ma se a esso si aggiungeva la Toscana, credo che i Savoia non ci avrebbero pensato due volte.

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E neanche Bhrghowidhon:

Di Milano Capitale è verissimo, dell'opzione cinquecentesca pure, nel 1815 però (e questo giustifica anche il destino della Savoia in omaggio al principio dei confini del 1789) il ruolo assegnato dall'Austria ai Savoia era proprio quello di riorientarli se non proprio transalpinamente almeno su entrambi i lati (possibilmente riequilibrando quello occidentale), altrimenti il loro ruolo - volenti o nolenti (ma penso più volenti che no) sarebbe stato quello che da dopo la Guerra di Successione Spagnola era emerso: cacciare i Borboni da dovunque fosse possibile e sostituirli coi Savoia (altrimenti non sarebbe stata prodotta quella curiosissima clausola che ha permesso di chiamare un Savoia in Spagna nel 1868 all''estinzione' della linea borbonica riconosciuta).

Storicamente la Svizzera è stata una sorta di enorme Repubblica di Cospaia fra gli Asburgo e i Savoia, che infatti ne reclamavano la totalità del territorio (a parziale eccezione di Neuchatel alla Prussia), la Francia non aveva assolutamente nessun titolo (contrariamente alla Savoia, che se non altro, come tutti i domini sabaudi, era stata francese nel fatidico XVI. secolo) se non per il Ticino (e, fra gli ex-possedimenti grigioni, la Valtellina) ufficialmente francese con Luigi XII. Solo Napoleone aveva osato annettere il Vallese (quello che qui paradossalmente non resta alla Francia)...

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Interviene Tommaso Mazzoni:

Su Neuchatel, è curioso come, pur essendo l'unica parte che ai Savoia non interessava, in teoria apparteneva, dinasticamente, al ramo di Carignano; fu chiamato l'Hoenzollern perché meno rompiscatole e più forte militarmente.

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Allora Bhrghowidhon precisa:

Una conseguenza è facile: con Carlo Alberto, Neuchâtel si aggrega agli Stati Sardi il 27. aprile del 1831 e il 29. novembre del 1847, con la Fusione Perfetta, diventa parte integrante del Regno di Sardegna, salvo con ogni probabilità uscirne esattamente tre mesi dopo con la Rivoluzione Neocastellana del 29. febbraio 1848 (bisestile).

Comunque, prima di provare a rispondere alle domande iniziali vorrei proporre una diversa spartizione della Svizzera nel 1815. Tenuto conto che i Dominî dei Kyburg e dei Visconti (attraverso gli Sforza) sono andati agli Asburgo e che il principale Erede degli Zähringer è il Baden, al Congresso di Vienna l'Austria avrebbe potuto rivendicare (e facilmente attribuirsi, vista l'assenza di possibili rivali), in termini di Cantoni attuali, Argovia Sciaffusa Zurigo Turgovia Lucerna Zugo Svitto (Schwyz) Glarona Unterwalden (con Engelberg per mediatizzazione) Ticino e Friborgo (la maggior parte), circa metà del Canton Berna (a destra della Aare e il settore centrale del Oberland), tre quinti dei Grigioni (Sopraselva Sottoselva e Bassa Engadina) - e il resto per mediatizzazione - nonché, per i soli Kyburg, gran parte di San Gallo e Appenzello, lasciando al Baden Basilea Giura Soletta resto del Bernese e Uri, ai Savoia il Basso Vallese (l'Alto per mediatizzazione), il Vaud e Ginevra (alla Prussia Neuchâtel).

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Riprende la parola Never75:

Solo tre domande, che vengono come conseguenza:

1) Il Ticino e parte dei Grigioni entrano a far parte dei domini diretti di Casa d'Austria, oppure - in quanto territori ex appartenenti ai Visconti/Sforza - sono assegnati al Lombardo-Veneto?

2) I nuovi territori assegnati agli Asburgo, alla Prussia, al Baden e ai Savoia entrano a far parte anche della Confederazione Germanica? Più che altro se i Savoia entrano anche lì, le cose si potrebbero complicare alquanto...

3) I Savoia che acquistano Ginevra, Vaud e Vallese devono rinunciare a qualcos'altro? Per esempio: la Savoia rimane a loro o va, come era stato prospettato in origine, alla Francia? Oppure Genova viene anch'essa annessa dagli Asburgo (che la rivendicano come parte dell'ex S.R.I.)?

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Rispunta fuori anche Paolo Maltagliati:

Dal mio punto di vista, se ai Savoia va Ginevra, gli austriaci prendono Genova. Ma mi rimetto all'ideatore. Francamente, però, se posso, vorrei chiedere cosa si intende per “complicazione” quando si parla dei Savoia nella Confederazione Germanica. E “complicazione” per chi? Per i Savoia stessi, per i progetti di unificazione germanica prussiana, per gli Asburgo, per la Francia?

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Restituiamo la parola a Bhrghowidhon:

1) Il Ticino, se non ci sono nuove reazioni militari, diventa almeno all'inizio parte integrante del Lombardo-Veneto, tanto quanto la Valtellina (unico punto su cui possiamo basarci storicamente), da cui però in questo contesto le richieste di distacco di bormio e della Val San Giacomo possono trovare soddisfazione, visto che qui i Grigioni diventano austriaci; il parallelo del Trentino suggerisce che il Lombardo-Veneto non verrebbe compreso nemmeno in parte entro i confini della Confederazione Germanica e il parallelo dell'Istria mostra che invece i dominî diretti austriaci potrebbero estendersi al di là di questi ultimi (così infatti avverrebbe qui per Bormio): poiché la Confederazione Germanica continua il Regno di Germania e il Regno di Lombardia quello (antico) d'Italia e il confine fra i due poneva Mesolcina, Calanca e Poschiavo in Lombardia, Valchiavenna e Bregaglia in Svevia, allora è probabile che queste ultime due siano direttamente Austria e non ci sarebbero ostacoli a includere invece Mesolcina Calanca e Poschiavo in Lombardia (ad abbondante 'compenso' - non che ce ne fosse bisogno, in un contesto del genere! - di Chiavenna e Bormio).

2) Il confine fra Svevia e Burgundia coincide grosso modo con quello fra Zurigo, Zugo, Unterwalden e Uri da un lato e rispettivamente Argovia Lucerna Berna e Vallese dall'altro, quindi il massimo di Restaurazione potrebbe riproporlo come limite occidentale della Confederazione Germanica, ma per tutta l'Epoca Moderna gli antichi territorî burgundi (compresa la Savoia, fino all'ultimo) erano già stati inclusi tout court nel Regno di Germania, quindi è più probabile che tutta quanta la "Svizzera" (esclusi Ticino, Mesolcina, Calanca e Poschiavo, ma incluse Chiavenna e Bregaglia) sia nella Confederazione Germanica, anche perché altrimenti si alimenterebbero idee di secessione...

3) Il rafforzamento dei Savoia è stato voluto in funzione antifrancese e, all'interno di tale Restaurazione, la Savoia serviva a riportare la Dinastia fuori dalla Lombardia (proprio a controbilanciamento dell'annessione di Genova): se quindi ottengono Genova (che per loro era obiettivo primario, come Milano), a maggior ragione avranno anche la Savoia. Non siamo nelle Guerre Prammatiche, dove un'annessione viene controbilanciata da una rinuncia; è la cosiddetta Restaurazione (in realtà proprio il contrario di una restaurazione), dove gli Stati vengono ingranditi il più possibile. D'altra parte, è anche vero che Genova interessava all'Austria più ancora che ai Savoia e gli Asburgo vi hanno rinunciato appunto per rinforzare questi; in questo nuovo contesto, in cui i Savoia sono effettivamente rafforzati, diventerebbe concepibile la riassegnazione a Milano almeno dei Feudi ex-Imperiali assegnati ai Savoia nel Settecento, quindi Alessandria Tortona Voghera Lomellina Vigevano Novara Ossola e Valsesia (il resto - Monferrato, Masserano e Crevacuore - resterebbe al Piemonte) onde creare un collegamento con Genova, anche attraverso gli ex-Feudi Imperiali diretti (nell'Appennino); naturalmente, in tal caso l'ex-exclave genovese fra Mentone e Oneglia potrebbe comunque andare ai Savoia.

Discusso tutto questo, ci sono le domande iniziali: « Ci sono probabilità che gli svizzeri, così come italiani, tedeschi, belgi e greci rivendichino la loro indipendenza e unità, oppure i territori elvetici entreranno a far parte degli Stati Nazionali di Italia e Germania? Se sarà così, ci saranno tensioni tra questi due Stati (tre se si mettiamo l'Austria, quattro se ci mettiamo la Francia) per il possesso di questi territori e i relativi confini? Se le cose vanno comunque come in HL, può darsi che, a Gramde Guerra conclusa, la Svizzera, come la Polonia, possa essere ricostituita, sia pure con confini molto diversi? »

1) « Ci sono probabilità che gli svizzeri, così come italiani, tedeschi, belgi e greci rivendichino la loro indipendenza e unità, oppure i territori elvetici entreranno a far parte degli Stati Nazionali di Italia e Germania? » Le Città Imperiali mediatizzate nel Reichsdeputationshauptschluß non sono mai più tornate indipendenti; Venezia, dopo Campoformio, come massimo grado di autonomia ha avuto quello di essere un Regno in unione personale con l'Impero d'Austria (e comunque unito come Regno anche a quello di Lombardia, almeno fino al 1859); Valtellina e Valchiavenna non sono mai più tornate ai Grigioni e al momento delle annessioni al Regno di Sardegna (1848 e 1859) non hanno nemmeno più proposto, neppure in parte (come invece nel 1815), un distacco. Quindi, se da un lato le possibilità di una Restaurazione della Svizzera ci sono sempre, i paralleli storici mostrano che le maggiori probabilità sono per la fine della Confederazione, che fra l'altro nel 1815 come momento veramente unitario aveva avuto solo quello napoleonico della Repubblica Elvetica.
La ragione di questo non sta tanto in una questione nazionale (la Svizzera, che notoriamente non è omogenea dal punto di vista linguistico, ha ciononostante molte più caratteristiche nazionali che la Germania, per tacere dell'Italia), quanto geopolitica: la formula politica della Svizzera è il mantenimento delle residue Strutture Territoriali pre-tardofeudali (pre-signorili) e potenzialmente si poteva estendere a Sud delle Alpi fino a includere non solo Milano e Genova come dominio diretto, ma soprattutto Venezia come Alleato Perpetuo, a Nord delle Alpi inglobando tutte le Città Imperiali, la Hansa e le Province Unite: chiusa questa strada con le Riforme Imperiali Asburgiche del XVI. secolo, è sopravvissuta quasi indenne (a parte i Grigioni) alla Guerra dei Trent'Anni e, incredibilmente, sia a Napoleone sia al Congresso di Vienna, ma in tutti e quattro i casi una condizione necessaria perché ciò si verificasse è stata la totale rinuncia all'espansione territoriale. In qualsiasi momento l'esperimento (purtroppo) fallito avrebbe potuto subire una fine drastica, se non fosse stato per l'utilità militare dei Mercenarî e la comodità di una condizione neutrale di alcuni dei principali Passi Alpini.

2) « Se sarà così, ci saranno tensioni tra questi due Stati (tre se si mettiamo l'Austria, quattro se ci mettiamo la Francia) per il possesso di questi territori e i relativi confini? » Certamente, soprattutto con una divisione dei confini secondo i criterî dinastici esposti, che non tenevano ovviamente in alcun conto le pertinenze linguistiche (a loro volta derivanti dalle precedenti condizioni di affiliazione politico-territoriale). In particolare, nel corso dell'Ottocento la Francia avrebbe mirato anzitutto ai Dominî Sabaudi ed è possibile che alla fine li ottenesse (o come minimo tutti quelli transalpini - che qui includono Ginevra, il Vaud e l'intero Vallese, oltre alla Savoia - e forse, anche se meno probabilmente, la Valle d'Aosta, che comunque sarebbe rimasta contesa); nel caso di soluzione kleindeutsch, il Secondo Reich avrebbe incluso Neuchâtel come parte della Prussia, il Giura, Bienne e Friborgo come parte del Baden e quindi avrebbe avuto una situazione linguisticamente ben più controversa che le pur sempre in larga maggioranza tedesche Alsazia e Lorena; infine, già nell'Ottocento nel caso di espansione del Regno di Sardegna oppure solo nel Novecento dopo un comunque verosimile scioglimento dell'Impero Asburgico (e conseguente indipendenza del Lombardo-Veneto), Milano (in qualunque Regno si trovasse) avrebbe rivendicato di sicuro Valchiavenna, Bregaglia e Bormio, forse perfino i Comuni romanci dei Grigioni (come la Ladinia Dolomitica) se non addirittura anche tutto ciò che li includeva - compresa la Maggioranza Tedesca - fino allo storico confine settentrionale del Cantone (in assenza di un vero spartiacque).

3) « Se le cose vanno comunque come in HL, può darsi che, a Grande Guerra conclusa, la Svizzera, come la Polonia, possa essere ricostituita, sia pure con confini molto diversi? » Gli ingredienti della Svizzera sono: le metà meridionali di due Vescovati alemannici (Costanza nell'Arcidiocesi di Magonza, Basilea in quella di Besançon), una delle quali (Costanza) annette politicamente il Vescovato di Losanna (nell'Arcidiocesi di Besançon, come Basilea), si alleano ai Vescovati di Sion (Arcidiocesi di Tarantasia) e di Coira (nell'Arcidiocesi di Magonza, come Costanza); ad alcune Pievi della Diocesi di Costanza vengono annesse e al Vescovato di Coira si aggregano o vengono annesse anche quasi tutte le Pievi alpine delle Diocesi di Milano e di Como (quest'ultima nell'Arcidiocesi di Aquileia). Dopo una Guerra Europea in grado di frantumare quattro Imperi in notevole parte sovranazionali (Turchia, Russia, Austria-Ungheria e in parte Germania), questa situazione avrebbe avuto poche possibilità di ripetersi in modo anche solo lontanamente paragonabile. La Francia non avrebbe ceduto alcuna conquista ottenuta a spese dei Savoia (incluso l'Alto Vallese, che avrebbe ricevuto il trattamento dell'Alsazia) e anzi avrebbe avuto anche i Comuni francesi del Canton Friborgo e il Giura (anche bernese); un Regno d'Italia, non importa se sabaudo o nato dall'indipendenza del Lombardo-Veneto, avrebbe sicuramente ottenuto il confine sullo spartiacque alpino e forse addirittura i Comuni romanci dei Grigioni (come anticipato al punto precedente); se Germania e Austria fossero state mantenute divise, anche il confine fra Austria Anteriore e Cantoni 'burgundi' del Baden sarebbe rimasto, a meno che - unica possibilità alternativa con qualche discreta probabilità - per odio ai due ex-Imperi Centrali non venisse restaurata una Repubblica (magari proprio Confederazione o almeno Federazione) Elvetica limitatamente ai Cantoni tedeschi, escluso l'Alto Vallese, inclusa Coira e la Partenza (Prättigau) e in generale i Comuni alemannici dei Grigioni.

Particolarmente controverso sarebbe stato il confine fra il Regno d'Italia e l'Austria o la restaurata Svizzera. Il primo avrebbe sicuramente rivendicato anche Orsera (Urseren, nel Canton Uri), verosimilmente senza successo (soprattutto nel caso di restaurazione della Svizzera). Nei Grigioni, una soluzione 'wilsoniana' poteva essere: Sopraselva ed Engadina (oltre a quel che era già Lombardia Austriaca, quindi l'attuale Ticino con le Valli Mesolcina e Calanca e la Valtellina con Poschiavo) e naturalmente Valchiavenna, Bregaglia e Bormio all'Italia, tutto il resto alla Svizzera (o conservato all'Austria), con veementi proteste milanesi soprattutto per la mancata annessione della Sottoselva (che in effetti potrebbe davvero andare al Regno d'Italia) e del Surmeir; Coira sarebbe comunque svizzera (o austriaca). Almeno in un primo tempo, la divisione provinciale del Regno d'Italia avrebbe visto le Province di Milano e Como (senza le modifiche intervenute nel 1814-1815) estese come le rispettive antiche Diocesi e, in mancanza di una Provincia di Coira, la Mesolcina e la Calanca e perfino Sopraselva e Sottoselva (in quanto tutta ex-Lega Grigia) a Milano, la Bregaglia e l'Engadina a Como, dopodiché il Sopraceneri con Mesolcina e Calanca avrebbero costituito la nuova Provincia di Bellinzona, Sopra- e Sottoselva quella di Damede (Domat/Ems), l'Engadina quella di San Maurizio nell'Engadina (San Murezzan / Sankt Moritz), la Val Monastero (Müstair) sarebbe stata annessa alla neocostituita Provincia di Bolzano (la nuova Provincia di Varese avrebbe compreso, nel Sottoceneri, anche Agno - con tutto il Malcantone - e Indemini).

Ulteriore alternativa è la restaurazione (pensabile, in assenza della Restaurazione al Congresso di Vienna) della Repubblica delle Tre Leghe col nome di Rezia e corrispondente all'antico territorio, quindi non solo gli attuali Grigioni ma anche Valtellina e Valchiavenna (con reazioni violentissime a Milano e Como). Soprattutto in quest'ultimo caso, la Neutralità della Svizzera e ancor più della Rezia verrebbe verosimilmente violata in un'eventuale successiva Guerra Mondiale da un possibile o perfino probabile Regime Nazionalistico-Fascista nel Regno d'Italia; di conseguenza, dopo la prevedibile sconfitta di quest'ultimo diventerebbe realistica l'eventualità di un 'ritorno' dei Baliaggi Lombardi (Ticino) - meno dell'Ossola e della Valtravaglia - alla Svizzera e più che mai delle Tre Pievi alla Rezia (se questa comprendeva già Valtellina e Valchiavenna) nonché una Confederazione fra Svizzera e Rezia.

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E ora, la domanda di Andrea Mascitti:

Inizialmente ai Borboni fu assegnato solo il Regno di Sicilia, mentre a Murat fu concesso di rimane a capo del Regno di Napoli, tuttavia, in seguito al sostegno da lui fornito all'Imperatore durante i "Cento Giorni", venne deposto e la corona fu riconsegnata a Ferdinando IV di Borbone. Cosa sarebbe accaduto invece se le potenze europee avessero deciso di assegnare il Regno di Napoli a qualcun altro ( e se si chi) lasciando divisi i due regni divisi? Come sarebbe cambiato il Risorgimento?

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Gli risponde il solito Bhrghowidhon:

il Regno di Napoli e quello di Sardegna erano stati assegnati a Carlo VI dopo la Guerra di Successione Spagnola, dopodiché la Sardegna era stata commutata con la Sicilia (con la Guerra della Quadruplice Coalizione) e dopo la Guerra di Successione Polacca le Due Sicilie erano state tolte a Carlo VI, ‘indennizzato' con Parma e Piacenza, che però poi Maria Teresa ha ceduto (insieme a Guastalla) dopo la Guerra di Successione Austriaca (è vero che a Vienna Parma è stata assegnata a Maria-Luisa, ma solo a vita e comunque con ‘indennizzo' di Lucca per i Borboni; è anche vero che poi Lucca è andata alla Toscana, ma alla fine direi che fra Lucca e le Due Sicilie corre una bella differenza...); a Campoformio l'Austria ha ricevuto Venezia (senza le Isole Ionie) a compenso dei Paesi Bassi e al Congresso di Vienna è rimasto così, inoltre ha recuperato la Lombardia, ma i Suffeudi del Piemonte sono stati incamerati dai Savoia (mentre nelle Mediatizzazioni in Germania erano i Feudi Imperiali a essere diventati Suffeudi dei Prìncipi adiacenti!) e nel 1814-1815 Vienna non ha riottenuto né i Feudi Imperiali mediatizzati in Germania né i Suffeudi Lombardi in Piemonte (che avrebbero dovuto, per coerenza, rimanere mediatizzati). Nel complesso, l'Imperatore Francesco I avrebbe avuto diritto (secondo gli stessi Princìpî applicati al Congresso, non solo quelli teorici, ma anche proprio quelli serviti per giustificare le varie annessioni) a riottenere tutto il Regno delle Due Sicilie e in più tutto il Piemonte Orientale. Dato che non si potevano indennizzare i Borboni, la soluzione sarebbe stata di dividere il Regno delle Due Sicilie: Napoli Austriaca, Sicilia (Al di Là del Faro) Borbonica. Oltre a ciò, la Liguria è stata data ai Savoia come indennizzo della Savoia e Nizza (in origine lasciate alla Francia), che però poi hanno riottenuto, quindi Genova – fosse anche solo come Secondogenitura – sarebbe stata un indennizzo per i Suffeudi Lombardi in Piemonte (‘mediatizzati' da chi invece doveva essere mediatizzato).

Per questi motivi, ritengo che se Napoli non fosse tornata ai Borboni, l'unica alternativa sarebbe stata l'Austria, ma in tal caso oltre a Napoli le sarebbe stata assegnata anche Genova. Il Risorgimento sarebbe cambiato perché a questo punto la maggior parte dell'Espressione Geografica sarebbe già stata unito (dopo il 1848 la stessa Secondogenitura Genovese sarebbe automaticamente andata in Unione Personale con l'Austria) e comunque nelle Guerre Austro-Sarde (in tal caso continuate fino al 1860) l'Austria – senza la Prussia contro (come invece nel 1866) – avrebbe alla fine sconfitto Vittorio Emanuele (rimasto solo dopo Villafranca). Anche nel 1866 non ci sarebbe stato il colpo di fortuna per Vittorio Emanuele, per cui c'è solo da chiedersi che cosa sarebbe successo con la Prima Guerra Mondiale (che va anche revocata in dubbio, perché senza la perdita del Lombardo-Veneto non è affatto sicuro che Francesco Giuseppe annettesse la Bosnia-Hercegovina nel 1908).

Se scoppiasse lo stesso e Vittorio Emanuele III dichiarasse guerra agli Imperi Centrali, il Piemonte sarebbe sùbito invaso; con Intervento Statunitense è però improbabile che questa Divergenza bastasse a cambiare l'esito del conflitto. Potrebbe tuttavia modificare i tempi della conclusione: grazie al passaggio dalla Puglia all'Albania sarebbe molto meno arduo tenere la Fronte Balcanica (anche perché non ci sarebbe pressione sul Piave, ma tutt'al più sulle Alpi Occidentali, un caso molto diverso) il tempo necessario per riformare l'Impero prima della caduta. In queste condizioni, Vittorio Emanuele III riotterrebbe il Piemonte, ma non di più.

Non si può infatti invocare il parallelo della Jugoslavia (di fatto un'espansione della Serbia), perché nella Duplice Monarchia i Croati erano linguisticamente del tutto oppressi dall'Ungheria, che fino al penultimo giorno (letteralmente) ha posto il veto al Trialismo, mentre con Regno di Napoli insieme al Lombardo-Veneto l'aspirazione sarebbe stata invece a unirsi e questo sarebbe avvenuto in concomitanza col Compromesso del 1867 (per cui l'Impero d'Austria si sarebbe diviso in Cisleithania e Transleithania, mentre il Lombardo-Veneto e il Regno di Napoli si sarebbero fusi – forse con rimostranze dei Veneti, che un cinquantennio prima avevano ottenuto la Duplice Monarchia per il Lombardo-Veneto stesso – in un unico Stato – inevitabilmente chiamato “Regno d'Italia” – di conseguenza ritenuto corresponsabile della guerra). Certamente a Vittorio Emanuele III sarebbe stato promesso come minimo il Lombardo-Veneto – con Genova, fondamentale per i Savoia – se non anche Napoli (soprattutto nel caso che l'omonimo nonno avesse annesso la Sicilia), ma sarebbe stato come se la Serbia avesse annesso non (solo) la Croazia, bensì (anche) tutta l'Ungheria: sarebbe scoppiata una Guerra Civile (a Genova garantita al 100%) peggiore che in Russia.

Che gli Asburgo abdicassero anche in Italia (oltre che in Austria) è improbabile; che si installasse un Reggente come Horthy in Ungheria è tutto da discutere e tanto meno verosimile quanti più territorî perde Carlo (anche nel caso che vi dovesse rinunciare a favore di una Confederazione unita solo dinasticamente ed estesa alla Polonia e all'Ucraina). Dunque lo scenario più sfavorevole agli Asburgo vede comunque Carlo che rimane Re d'Italia e la Consorte Zita, di (Borbone-)Parma, considerata in tutto e per tutto italiana; è quasi sicuro che anche lo stesso Ducato di Parma, quello di Modena e il Granducato di Toscana formerebbero (se non l'avessero ancora fatto) una Confederazione Italiana, estendibile ai Dominî Sabaudi solo nel caso che il Presidente ne fosse il Papa.

Questa Confederazione, una volta superati i periodi critici dopo il 1919 e dopo il 1929, non avrebbe certo appoggiato lo Anschluß dell'Austria da parte di Hitler, ma nemmeno avrebbe preso parte contro di lui nella Seconda Guerra Mondiale; sarebbe rimasta neutrale (i Savoia, soprattutto se impadronitisi della Sicilia, avrebbero avuto le stesse Colonie del Regno d'Italia tranne l'Abissinia, che non sarebbe stata attaccata neanche negli Anni Trenta) e poi sarebbe restata tale per tutta la Guerra Fredda, aderendo all'Unione Europea verso la fine degli Anni Ottanta.

Non solo: la sopravvivenza ai Conati Rivoluzionarî del 1919 senza ricorso al Fascismo e l'assenza di ‘intemperanze' coloniali avrebbero fatto considerare la Confederazione Italica particolarmente affidabile e così dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Alleanza Atlantica avrebbe avuto buon gioco a proporre a Stalin una grande area neutrale non proprio in Germania, ma almeno in Austria e Ungheria, sotto Carlo I o il figlio Ottone; Stalin avrebbe potuto accettare e comunque nel 1955 l'Austria sarebbe probabilmente tornata, come Paese Neutrale (tanto più in considerazione del ricordo dell'Austrofascismo, per evitare che si ripetesse un caso del genere a causa di un'eccessiva intransigenza nei confronti delle Restaurazioni Asburgiche), in Unione Personale col Regno d'Italia. L'Ungheria era fondamentale per l'Unione Sovietica come completamento della cintura di Repubbliche Popolari ai confini diretti dello Stato; è quindi poco probabile che a Jalta Stalin rinunciasse a rivendicarla, ma di certo nel 1956 le aspirazioni si sarebbero dirette verso (ormai) Ottone e forse dopo il 1989 la Riunificazione sarebbe avvenuta (come in Germania), tantopiù se a quel punto nel contesto dell'Unione Europea (non dell'Alleanza Atlantica, dato il vincolo austriaco alla Neutralità).

Il colpo grosso sarebbe però nel 1961, allorché il Generalísimo Franco ha proposto a Ottone d'Asburgo di subentrargli come Re di Spagna (nei modi che poi, anche su consiglio di Ottone, si sono verificati per Juan Carlos); nella Storia reale Ottone ha reiteratamente rifiutato, a motivo della lunga assenza degli Asburgo dalla Spagna (per questo è stato apprezzato in Catalogna e ha rafforzato il buon ricordo della Dinastia, già inscindibilmente legato alla ricorrenza dell'11. settembre 1713), ma in questa ucronia la situazione sarebbe completamente diversa e gli stessi Catalani – come oggi si è visto – avrebbe riposto tutte le loro speranze in un ritorno della Dinastia a loro favorevole (ancora il 12. agosto 2015 suo figlio Carlo, in una celebrazione a Merano, ha paragonato i Diritti dei Tirolesi a quelli della Catalogna e della Scozia).

Vedrei dunque intorno al 1990, contestualmente alla c.d. ‘Riunificazione' Tedesca, una grande Unione Personale fra Spagna, Italia, Austria e Ungheria, il tutto nella Confederazione a questo punto non più “Italica“, ma per esempio “Cattolica”) presieduta da(l futuro San) Giovanni Paolo II, cui con ogni verosimiglianza molti Polacchi avrebbero fatto un pensierino di adesione... È chiaro che l'Unione Europea apparirebbe non solo a Guida Franco-Tedesca, ma perlomeno a Guida Franco-Tedesco-Cattolica.

Infine, la Croazia perlomeno dopo la morte di Tuđman e, a quel punto, anche la Slovenia (che sarebbe diventata un'Enclave) avrebbero seriamente pensato di votare per il ritorno degli Asburgo nella persona di Ottone; col Pontificato di Benedetto XVI la Confederazione Cattolica (Regno di Spagna, Italia, Austria, Ungheria, Slovenia e Croazia; Regno di Sardegna e Sicilia con relativo Commonwealth; Granducato di Toscana; Ducato di Modena e Reggio; Ducato di Parma e Piacenza; Repubblica di Polonia) avrebbe mantenuto la stessa coesione che col Santo Predecessore e, come loro, anche Papa Francesco si sarebbe potuto esprimere nella lingua nativa a (una parte de)i proprî Sudditi. Oggi, la Crisi Catalana sarebbe stata risolta come nel Compromesso del 1867 in Austria-Ungheria.

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Chiudiamo per ora con la proposta di Dario Carcano:

The Augustan Era

2 maggio 1816: Carlotta Augusta, figlia del principe di Galles Giorgio di Hannover (futuro Giorgio IV), sposa il principe d’Orange Guglielmo d’Orange-Nassau, che tre anni prima durante il loro primo incontro, alla festa di compleanno del principe di Galles, non le aveva fatto una brutta impressione ammalandosi.

5 novembre 1817: Nascita del primogenito di Carlotta Augusta e Guglielmo, chiamato Giorgio in onore del nonno e del bisnonno; Carlotta Augusta sopravvive al parto.

29 gennaio 1820: morte di Giorgio III e ascesa al trono di Giorgio IV, che a causa delle condizioni di salute del padre già dal 1811 era principe reggente. Come primo atto il sovrano modifica la legge di successione del Regno di Hannover, uniformandola a quella del Regno Unito, permettendo così alla figlia di succedergli anche sul trono dello stato tedesco.

2 maggio 1820: nascita di Guglielmo Alessandro, secondogenito di Carlotta Augusta e Guglielmo.

13 marzo 1822: nascita del terzogenito Enrico.

21 febbraio 1824: nascita del quartogenito Federico, che sarebbe morto prematuramente pochi mesi dopo.

8 gennaio 1826: nascita dell’ultimogenita Sofia.

26 giugno 1830: morte di Giorgio IV all’età di sessantasette anni, dopo appena dieci anni di regno. A succedergli sono Carlotta Augusta e il marito Guglielmo, che in virtù del suo status di principe ereditario del regno dei Paesi Bassi chiede e ottiene di essere Re e non Principe consorte. Inizio del regno congiunto di Carlotta Augusta e Guglielmo IV su Gran Bretagna, Irlanda e Hannover (come Guglielmo I).

25 agosto 1830: inizio della rivoluzione fiamminga. La Gran Bretagna, grazie all’azione del sovrano Guglielmo IV, si schiera col re dei Paesi Bassi Guglielmo I, cui sono mandati aiuti militari. Tuttavia la pressione dell’opinione pubblica britannica spinge Guglielmo IV a chiedere al padre, come contropartita per l’aiuto militare britannico, una nuova costituzione liberale che tutelasse i diritti dei cattolici che abitavano il Regno, in particolare le Fiandre e la Vallonia. Guglielmo I, capendo che senza l’aiuto inglese avrebbe perso le Fiandre, accetta, e nell’agosto 1831 viene promulgata una nuova costituzione, ancora più liberale della Carta del 1815, che stabilisce l’elezione diretta della Tweede Kamer (ma comunque su base censitaria) e che i ministri del Governo dovessero essere metà cattolici e metà protestanti, riconosce il bilinguismo ai Paesi Bassi del Sud e pone ulteriori tutele alla libertà di stampa e di associazione.

12 settembre 1831: con l’entrata in vigore della nuova costituzione Guglielmo I decide di abdicare e lasciare il trono al figlio, che diventa Re dei Paesi Bassi come Guglielmo II.

E poi? L’unione tra Gran Bretagna, Paesi Bassi (col Belgio) e Hannover quali conseguenze ha sulle vicende europee? Ci sarà lo stesso l’unificazione della Germania? Bismarck, spaventato dalla presenza dell’Hannover, preferirà desistere? O piuttosto l’Impero Tedesco nascerà senza l’Hannover, che manterrà la sua indipendenza fino ai giorni nostri (similmente all’Austria)?

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