Le bombe piovono sulla città

una folle ucronia di Homer


Le bombe piovono sulla città, incendi divampano ovunque, grida e strazi arrivano da ogni parte dell’urbe ferita, e si sente un continuo tonfo delle macerie che colpiscono il terreno. Rintanati sottoterra stanno i militari mentre i civili tentano di cavarsela nei parcheggi sotterranei e nelle cantine. La battaglia aerea prosegue, i dannati Nazisti non hanno ancora smesso di martellare il suolo Britannico. James Weaver, pilota di caccia Sting, attende che la sirena richiami i piloti alle piste, per tentare di fermare lo zio Fritz in aria. Ad un certo istante si sente uno scoppio secco, una bomba è caduta molto vicino, forse addirittura nella rampa di lancio… Ma prima di poter capire dove la bomba fosse caduta, la sirena risuonò e James indossò il suo casco, avviandosi al proprio posto… 

Jens Von Riegeleburg sorvolava la città di Londra, e vedeva sotto di sé le rovine del Big Ben e del Parlamento Inglese, intanto si guardava intorno per appurare se vi fossero caccia britannici nelle vicinanze e se i bombardieri stessero colpendo i bersagli prefissati, compiendo il proprio dovere. Ed ecco un sibilo nell’aria, i Britannici erano usciti dai loro nascondigli e ora iniziava il bello, pensò Jens. Mentre i Bombardieri tentavano di terminare la missione, Jens e il suo Caccia Adler dovevano fare il lavoro sporco, cioè tenere lontani gli Inglesi dai Bombardieri. Ma d’improvviso Jens si trovò davanti un caccia Nemico, e non fece in tempo a cabrare, e dunque avvenne quello che non doveva succedere… 

James vide il Caccia Tedesco tentare di alzarsi e solo dopo qualche frazione di secondo si rese conto di essere in rotta di collisione con il velivolo nazista, non fece in tempo nemmeno ad elaborare una sorta di pensiero razionale…

CRASH !!!

James Weaver si risvegliò nel bunker sotterraneo di Piccadilly Circus. Non era più nella Capsula di teleguida, e non aveva il casco. Gli venne raccontato di essere stato abbattuto da un tedesco incauto, che non aveva evitato la collisione con lui e soprattutto di rimettersi in forze entro una decina di giorni.

Jens Von Riegeleburg  invece si trovò immediatamente in un’altra cella di comando, a guidare il medesimo tipo di caccia in volo in quel momento sul fronte orientale...

Come continuarlo?

Questo era l'inizio di un racconto che parla di una seconda guerra mondiale prolungata fino ad un futuro prossimo, in cui combattono caccia teleguidati, missili interplanetari, soldati dotati di esoscheletri e largo uso di testate nucleari… Decisamente una delle ucronie più folli mai pensate in questo sito! In quel che segue parlerò della folle situazione nel 2048, cioè il 115° del Terzo Reich e il 109° anno di guerra…

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Fazioni in Lotta:

ALLEANZA ATLANTICA:

Impero Britannico: Controlla ancora la Gran Bretagna, ha sottomesso l’Irlanda e l’Islanda, controlla Sudafrica e numerose isole caraibiche, senza contare le province Orientali del Canada e una parte delle ex colonie francesi e inglesi nella porzione meridionale dell’Africa.

Stati Uniti d’America: Controlla gli Ex-USA orientali e gran parte dei Caraibi.

Repubblica del Centroamerica: Ex - Messico e tutti gli stati centroamericani fino a Panama.

Brasile: Il nostro Brasile

Federazione Bolivariana: Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia.

Francia Libera: Gruppi di azione repubblicana in Nord Africa e Medio Oriente.

Alleanza Italiana: Gruppi di azione monarchica in Libia e Nord Africa.

(In grassetto gli stati indipendenti, in normale le organizzazioni ribelli alleate)

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INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI:

Unione Sovietica: Ex- URSS, con la previa estensione fino alla zona di Minsk e della moderna Volgograd, ha annesso la Finlandia e ha perso in favore dei Giapponesi la Kamcatka e parte della zona orientale dell’Amur, cioè Vladivostok. Annesso il Sinkiang Uighur.

Cina Popolare: Erede delle lotte di Mao controlla Mongolia Esterna, Interna, Tibet e la Cina Interna.

Unione Socialista Caraibica: Controlla Cuba e Santo Domingo

Resistenza: Gruppi di azione comunista in Nord Africa e Italia.

Maquis: Gruppi di azione comunista in Nord Africa.

Coordinamento Socialista d’Europa: Gruppi d’azione comunista in Europa.

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TERZO REICH:

Terzo Reich: Germania del 1939, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Polonia Occidentale, Norvegia, Svezia, Svizzera, Alsazia, Lorena, Moravia, Boemia, parti di Slovenia e Slovacchia.

Ostgeneral Kommissariat: Regione amministrata dai Tedeschi, dalla Vistola al Fronte (Polonia Orientale, Bielorussia,Lituania, Ucraina,Russia Occupata)

Italien Kommissariat: Italia, Corsica, Savoia, Provenza, Istria, Dalmazia, parte della Slovenia.

Balkan Kommissariat: Ungheria, Croazia Interna, Serbia, Romania, Bosnia, Montenegro, Albania, Macedonia, Grecia, Bulgaria.

Frankreich Kommissariat: Francia non occupata.

Spanien Kommissariat: Spagna, Portogallo.

Afrika Kommissariat: Maghreb, Libia, Egitto, Zona Sub sahariana.

Naher Osten Kommissariat: Turchia, Siria, Libano, Palestina, Iraq, Armenia, Georgia, Azerbaigian.

Impero Giapponese: Giappone, Coree, Kamcatka, Sakhalin, Taiwan, Amur, Manciuria, Cina Costiera, Indocina, Birmania, Bengala, Malesia, Indonesia, Filippine, Nuova Guinea, Australia, Nuova Caledonia, Nuova Zelanda, Polinesia, Melanesia, Micronesia, Hawaii, Isola di Pasqua, Isole Curili, Isole Aleutine, Alaska, Ex-USA occidentali, Ex - Canada occidentale.

India: Ex- India Britannica, più Nepal e Afghanistan.

Iran: Iran

Repubblica Sudamericana: Argentina, Uruguay, Paraguay, Cile, Falkland.

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FRONTI:

Sahariano:  Terzo Reich – Impero Britannico/Alleanza Italiana/Francia Libera – Resistenza/Maquis

Fronte piuttosto esteso che va da Dakar in Senegal, alla regione di Tigrè, nell’Etiopia, dove si è rifugiato il Re Italiano dal 1946, ora Regina Vittoria, figlia del Re Emanuele Filiberto I e di una creola francese.

Le forze in campo sono le seguenti:

Terzo Reich: > 1200000 soldati, >350 Carri Armati, >600 Caccia, >200 Bombardieri, 12 Silos Missilistici

Impero Britannico: > 2100000 soldati, >210 Carri Armati, >400 Caccia, 120< Bombardieri, 4 Silos Missilistici

Alleanza Italiana: >300000 uomini dietro le linee nemiche, <120000 soldati regolari in Etiopia

Francia Libera: >160000 uomini dietro le linee nemiche, <200000 soldati regolari sul Fronte

Resistenza: >160000 uomini dietro le linee Tedesche, <40000 dietro le linee alleate

Maquis: > 400000 uomini dietro le linee tedesche

BILANCIAMENTO: REICH (3,25) /ALLEANZA (3,42) / INTERNAZIONALE (0,3)

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Norvegese: Terzo Reich – Impero Britannico/Regno di Norvegia – Coordinamento Socialista Europeo

Lotte di forze regolari tedesche contro truppe della resistenza norvegese e svedese comunista e pochi nazionalisti norvegesi alleati agli Inglesi, presenti diverse decine di migliaia di uomini.

Le forze in campo sono le seguenti:

Terzo Reich: <200000 soldati, <120 Carri Armati, <340 Caccia, 2 Silos Missilistici

Impero Britannico: <75000 soldati, <30 Carri Armati

Regno di Norvegia: <40000 soldati

Coordinamento Socialista Europeo: <160000 uomini

BILANCIAMENTO: REICH (0,69) /ALLEANZA (0,125) / INTERNAZIONALE (0,08)

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Finnico: Terzo Reich -  Unione Sovietica

Primo teatro Russo-Tedesco descritto finora, e di sicuro il meno importante dal punto di vista strategico. Il freddo non permette un combattimento di tipo regolare nelle foreste Finniche e nelle distese gelide della Lapponia.

Terzo Reich: >800000 soldati, <120 Carri Armati, >220 Caccia, <50 Bombardieri, 1 Silo Missilistico

Unione Sovietica: >1400000 soldati, >90 Carri Armati, <110 Caccia, <20 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: REICH (1,28) / INTERNAZIONALE (1,765)

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Bielorusso: Terzo Reich -  Unione Sovietica

Forze Tedesche resistono al numero soverchiante dei Sovietici grazie all’uso indiscriminato di Missili a testate varie, da convenzionali, a virali, a chimici ed anche a testata nucleare.

Terzo Reich: >2100000  soldati, >420 Carri Armati, >510 Caccia, >160 Bombardieri, 8 Silos Missilistici

Unione Sovietica: >3700000 soldati, >290 Carri Armati, <300 Caccia, <90 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: REICH (3,735) / INTERNAZIONALE (4,43)

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Don: Terzo Reich -  Unione Sovietica

Settore saliente dell’Offensiva Tedesca del ’41, tiene ancora grazie all’afflusso di migliaia di soldati e mezzi dal Reich. I Russi tengono le posizioni conquistate con il sangue di milioni di uomini e si preparano alla Controffensiva.

Terzo Reich: >2300000  soldati, >340 Carri Armati, >430 Caccia, >130 Bombardieri, 12 Silos Missilistici

Unione Sovietica: >6300000  soldati, >510 Carri Armati, <210 Caccia, <95 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: REICH (4,38) / INTERNAZIONALE (7,255)

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Caucaso: Terzo Reich/Iran – Unione Sovietica

Altro teatro importantissimo, che si svolge sulle alte montagne caucasiche, nella zona Cecena e del Dagestan, ma anche nell’Inguscezia e nell’Ossezia.  Forze Russe resistono grazie all’impiego di milioni di soldati.

Terzo Reich: >1600000  soldati, >490 Carri Armati, >230 Caccia, >170 Bombardieri, 5 Silos Missilistici

Unione Sovietica: >2800000  soldati, >230 Carri Armati, <110 Caccia, <75 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: REICH (2,875) / INTERNAZIONALE (3,36)

Asia Centrale: Iran/India/Naher Osten Kommissariat – Unione Sovietica/Cina Popolare

Combattimenti nelle zone Kirghise e del Pamir, tra Cina, Afghanistan e Tagikistan. Le forze del Reich sono composte dagli Stati Satelliti e dal Commissariato del Medio Oriente, i Comunisti sono invece Regolari e Cinesi Popolari.

Iran: <300000 soldati, <140 Carri Armati, <150 Caccia

India: >6300000 soldati

Naher Osten: <250000 soldati, <180 Carri Armati, <150 Caccia, <160 Bombardieri, 6 Silos Missilistici.

Unione Sovietica: <3000000 soldati, <370 Carri Armati, <170 Caccia, <140 Bombardieri, 3 Silos Missilistici

Cina Popolare: <5600000 miliziani

BILANCIAMENTO: REICH (7,88) / INTERNAZIONALE (6,665)

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Cina Interna e Mongolia: Impero Giapponese – Unione Sovietica/Cina Popolare

Combattimenti di lieve entità nell’Area Sovietica, grandi massacri e carneficine tra Giapponesi e Cinesi. Il fronte è stabile ormai da tempo sulla linea che va da Vladivostok a Xian.

Impero Giapponese: <5700000 soldati, <440 Carri Armati,<390 Caccia, <330 Bombardieri, 1 Silo Missilistico

Unione Sovietica: <1800000 soldati, <180 Carri Armati, <180 Caccia, <190 Bombardieri, 1 Silo Missilistico

Cina Popolare: <7500000 miliziani

BILANCIAMENTO: REICH (6,755) / INTERNAZIONALE (5,925)

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America Occidentale: Impero Giapponese – USA/Impero Britannico

L’Invasione giapponese del 1998 ha spiazzato gli Americani, che avevano allentato le difese per rinforzare le truppe in Africa ed Europa. Il fronte va da Edmonton a Corpus Christi e a sud è sul Rio Grande. A Nord l’Alaska è giapponese.

Impero Giapponese: <5700000 soldati, <430 Carri Armati, <470 Caccia, <280 Bombardieri, 16 Silos Missilistici

Impero Britannico: <1600000 soldati, >210 Carri Armati, >250 Caccia, 120< Bombardieri

USA: <5400000 soldati, <650 Carri Armati, <390 Caccia, <270 Bombardieri, 1 Silo Missilistico

BILANCIAMENTO: REICH (8,265) / ALLEANZA (8,67)

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Caraibi: USA/ Repubblica del Centroamerica – Unione Socialista Caraibica

Gli Americani hanno fatto uso di diverse migliaia di unità per ricondurre i Caraibi sotto la loro leadership. I numerosi sbarchi non sono mai riusciti a riconquistare Cuba e Santo Domingo, mentre sia Haiti che la Giamaica sono cadute.

USA: <1800000 soldati, <190 Carri Armati, <370 Caccia, <520 Bombardieri, 1 Silo Missilistico

RDC: <1600000 miliziani

USC: <1600000 soldati,<120 Carri Armati,<40 Caccia,<20 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: ALLEANZA (3,595) / INTERNAZIONALE (1,96)

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Sudamericano/Andino: USA/Federazione Bolivariana/Brasile – Repubblica Sudamericana

Il recente supporto USA (2041) ha permesso di riconquistare la Bolivia, il Perù meridionale e il Rio Grande do Sul all’Alleanza, ora il fronte  sta subendo un lentissimo assestamento.

USA: <900000 soldati, <160 Carri Armati, <340 Caccia, <340 Bombardieri, 2 Silos Missilistici

Federazione Bolivariana: <1900000 miliziani

Brasile: <3500000 miliziani

Rep. Sudamericana: <3900000 soldati, <340 Carri Armati, <260 Caccia, <140 Bombardieri, 4 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: ALLEANZA (4,57) / REICH (4,91)

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Battaglia d’Inghilterra: Impero Britannico – Terzo Reich

Dall’inizio del conflitto va avanti il tentativo del Reich di impadronirsi delle Isole Britanniche. I 109 anni di guerra hanno portato a tremendi paesaggi, Londra rasa al suolo e rovine in tutta l’area del Mare del Nord.

Terzo Reich: > 300000 soldati, >3800 Caccia, >1700 Bombardieri, 12 Silos Missilistici

Impero Britannico: > 700000 soldati,  >2400 Caccia, 1600< Bombardieri, 9 Silos Missilistici

BILANCIAMENTO: REICH (5,1) / ALLEANZA (4,4)

Homer

Per fornire suggerimenti all'autore, contattatelo a questo indirizzo.

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E ora, il plot twist di Dario Carcano:

L'ultimo bastione

La guerra! La guerra non cambia mai! Ricordo ancora quei giorni in cui anch’io ho combattuto nell’ultima guerra, nonostante allora avessi solo diciassette anni. Mi strapparono dai banchi di scuola per buttarmi al fronte a difendere “l’ultimo bastione” dall’avanzata nemica, inarrestabile, spietata, che ormai era arrivata nel cuore della nostra patria, nonostante gli iniziali successi che avevamo ottenuto in quella guerra.

Ma andiamo con ordine; era un giorno di primavera, e assieme ai miei compagni pattugliavo una strada della città. Intorno a noi solo gli scheletri degli edifici distrutti dal nemico nei bombardamenti. Ma quello era il passato, i bombardamenti erano finiti perché ora il nemico aveva raggiunto l’ultimo bastione; la propaganda aveva battuto molto su questo tasto, e ancora oggi ricordo frasi del tipo “Ogni casa è una fortezza, ogni strada un campo di battaglia!” oppure “Meglio morire liberi che morire come schiavi!”. Oggi mi viene la pelle d’oca a pensarci. Il nostro comandante era un veterano della Grande Guerra, che aveva combattuto nelle trincee in Francia ed era stato richiamato quando avevano iniziato ad arruolare anche i vecchi; lo chiamavamo “il sergente” nonostante fosse solo caporale, ma non importava. Per noi era molto di più di un comandante, era quasi un padre, e in effetti poteva anche esserlo vista la differenza d’età. Ci aveva insegnato a sopravvivere in guerra, si prendeva cura di noi quando venivamo feriti, ci aveva presi ragazzini e resi soldati. Se non fosse stato per lui, saremmo morti al primo scontro col nemico.

Il sergente guardava col binocolo il fondo di quella lunghissima strada, per controllare che non ci fossero pattuglie nemiche di fronte a noi; ma non gli serviva il binocolo, perché capiva subito quando il nemico era nei dintorni. E infatti, all’improvviso, si buttò a terra e ci urlò:

“Un carro armato! Viene verso di noi!”

Sapevo cosa fare. Ero io l’addetto all’uso del lanciagranate; lo presi e strisciando andai verso il sergente. Dal carro non ci avevano visto, e per nostra fortuna i soldati erano dietro al carro, perciò anche loro non ci videro, avendo la visuale ostruita. Presi la mira e aspettai; era troppo lontano, sparando da lì non gli avrei fatto nulla; dovevo aspettare che arrivasse a duecento piedi (sessanta metri), sperando che non vedessero né me né il sergente. Attimi terribili, in cui rimasi immobile col dito sul grilletto, osservando il carro che veniva verso di noi. Ricordo il sergente che mi disse “ora!”, io che premetti il grilletto del lanciagranate, ma poi… tutto diventa confuso, un misto indistinguibile di urla, spari e imprecazioni dei nostri nemici. Ma ricordo che alla fine del combattimento il carro nemico era distrutto, e i cadaveri di due soldati giacevano accanto ad esso. Ma anche noi avevamo avuto perdite.

Non avevo mai visto il nemico così da vicino, e volli avvicinarmi per osservarlo; mi soffermai ad osservare l’uniforme grigia, l’elmetto d’acciaio, e presi il suo fucile d’assalto, un ottimo Sturmgewehr, lasciando lì quello che fino a quel momento era stato il mio fucile, un vecchissimo Springfield residuato della Grande Guerra.

“Gordon!” mi urlò il sergente.

“Che c’è?”

“Dick e Louis sono morti! Lascia stare quel crucco e andiamo via prima che ne arrivino altri!”

Andò verso un palazzo su cui campeggiava un enorme manifesto della propaganda, e scomparve lì dentro. Io e gli altri lo seguimmo; prima di entrare riuscì a leggere il testo di quel manifesto:

“New York: ultimo bastione e tomba dei tedeschi.”

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Postille:

Molti sostengono che se Franklin Delano Roosevelt non fosse morto a Miami il 15 febbraio 1933, ucciso da Giuseppe Zangara, l’invasione nazista degli USA non ci sarebbe stata. È probabile, ma siamo nel campo dell’ucronia, ed essendo uno storico guardo ai fatti e non ai “Se” della Storia. […] Le forze armate statunitensi erano impreparate, per i numerosi tagli alle spese militari effettuati per contrastare la crisi economica, e peggio ancora lo sbarco tedesco le colse del tutto di sorpresa. […] I rapporti dell’intelligence alla Casa Bianca furono ignorati, in pochi credevano che Hitler avrebbe attaccato gli Stati Uniti dopo soli due anni dalla resa di Francia e Gran Bretagna, e dalla cattura delle rispettive flotte da guerra.

(Brian G. Alexander, Cornell University, The scars of WWII)

Amo la libertà. E la mia è stata una libera scelta, che ho deciso di fare per il bene del mio amato paese, gli Stati Uniti d’America, il paese in cui sono fiero di essere nato e cresciuto. Mi chiamo John Davis, ed ero tenente dei marines quando i nazisti invasero la nostra patria; il mio reparto fu uno dei primi ad essere inviato contro il nemico. Partecipai alla grande battaglia di Baldwin, dove fui catturato. Io fui messo in campo di prigionia, e intanto i tedeschi proseguivano la loro avanzata; in pochi mesi arrivarono al Mississippi a Ovest e al Potomac a Nord, e nacque il Gabinetto di Salvezza nazionale, sostenuto dai tedeschi e guidato da Albert H. Graves, senatore ed esponente del partito Democratico.
In tutto questo, io mi chiedevo “Perché i tedeschi ci hanno battuto? Non è che avevano ragione loro?” E alla fine giunsi alla conclusione che sì, i nazisti avevano ragione, la purezza della razza americana era stata contaminata. Ed erano gli unici che potevano far tornare grande l’America.
Per questo fui uno dei prigionieri di guerra che scelsero di arruolarsi nella divisione SS George Washington.
Amo la libertà, e insieme alle SS avrei contribuito a rendere nuovamente libera la mia amata patria.

(Dal memoriale di John Davis)

L’invasione degli Stati Uniti da parte dei tedeschi fu un trauma per gli americani; per la prima volta dal 1815 gli Stati Uniti combattevano in casa per difendersi da una potenza straniera. Inevitabile che questo, sul lungo termine, lasciasse delle cicatrici: la più grave di queste fu che gli americani iniziarono a mettere in dubbio i valori di libertà e democrazia su cui era fondata l’Unione. Molti iniziarono a chiedersi “E se i nazisti avessero ragione? Se la nostra sconfitta fosse dovuta alla contaminazione dell’Arianità americana?”
Questo contribuì all’ampio seguito che ebbe il governo filo-nazista di Albert H. Graves, e all’arruolamento volontario di molti americani nella 44. SS-Freiwilligen-Panzergrenadier-Division "George Washington".

(Brian G. Alexander, Cornell University, The scars of WWII)

Quasi ci avevamo fatto l’abitudine. Ogni volta che la ABC dava la notizia dell’ennesimo rovescio militare subito a causa dei tedeschi, spontaneamente i bianchi si organizzavano quelli che loro chiamavano Patriotic Raids, che consistevano nell’andare nei quartieri abitati da neri e massacrare chiunque capitasse a tiro; di solito erano poche decine di fanatici, ma quel giorno, quando fu annunciata la resa della Terza Armata di Patton a Refuge vennero in centinaia. Erano almeno trecento e non solo malmenarono, perché uccisero e bruciarono case. A volte con gli abitanti chiusi dentro per il terrore, costretti in quegli ultimi drammatici istanti a scegliere se uscire, e essere linciati, o restare, e morire carbonizzati. La mia famiglia fu tra queste, e mi salvai perché quando scoppiò l’incendio saltai da una finestra e corsi finché mi ressero le gambe; avevo dodici anni. Quando mi fermai ero uscito dalla città, e solo lì mi accorsi che ero solo. Avevo creduto che mia sorella e i miei genitori fossero scappati, ma solo in quel momento mi accorsi che no, loro erano rimasti dentro. Raccolsi tutte le energie che mi restavano e corsi nella direzione opposta, solo per vedere i resti fumanti di quella che un tempo era la nostra casa e riconoscere tra le rovine il profilo della salma carbonizzata di mia sorella. A quella vista non ressi, e svenni sul marciapiede. Avevo solo dodici anni.

(Intervista a Charles “Charlie” Washington)

Poi i nazisti furono costretti alla ritirata. Ma non fu per merito degli americani: in Europa Trotsky aveva violato il Patto di non aggressione con Hitler e lanciato l’operazione Urano contro la Germania nazista. I tedeschi furono costretti ad abbandonare le conquiste americane per difendere la madrepatria, ora minacciata dal rullo compressore russo.

(Brian G. Alexander, Cornell University, The scars of WWII)

A sinistra: manifesto elettorale del ticket presidenziale Graves-Sparks

È commovente che da questa culla dell’Unione, cuore della grande terra degli Stati Uniti d’America, oggi noi suoniamo il tamburo della libertà, diritto sovrano di ogni americano, come i nostri padri prima di noi, ancora e ancora attraverso la Storia. Eleviamo la preghiera del sangue amante della libertà che è in noi e mandiamo la nostra risposta alla tirannia che incatena l’America. La ribellione contro i dittatori è obbedienza a Dio, perciò nel nome delle più grandi persone che hanno mai camminato su questa terra, lancio il guanto di sfida a questa tirannia e dico: razzismo ora, razzismo domani e razzismo per sempre.

(Dal discorso d’insediamento del presidente Albert A. Graves)

Democracy is truth.
Communism is death.
                         (Slogan dell’USNP)

Le elezioni presidenziali del 1952 furono il risultato delle umiliazioni subite durante la guerra, e soprattutto dell’Umiliazione suprema: essere stati salvati dall’invasione dal nemico ideologico, l’Unione Sovietica. […] Graves riuscì abilmente a cavalcare il sentimento revanscista dell’opinione pubblica, facendo passare la sua collaborazione coi nazisti come “un mezzo necessario per ridurre le atrocità dell’occupazione”, quando in realtà molti dei raid contro ebrei, ispanici e afroamericani verificatisi nella zona occupata, avevano il tacito consenso delle forze di polizia al suo comando, e fu lui a sollecitare la costruzione di campi di concentramento in cui rinchiudere i comunisti e altri oppositori politici. Nonostante questi atti, che lo ricordo, sono provati “oltre ogni ragionevole dubbio” la propaganda destrorsa a lui favorevole riuscì a farlo passare per un patriota, ottenendo a furor di popolo la sua scarcerazione e la sua completa assoluzione da ogni accusa di collaborazionismo e tradimento. […]
Per sostenere la sua candidatura nacque, da una scissione del Partito Democratico, il Partito Nazionale (USNP), a cui aderirono molti ultraconservatori segregazionisti (se non apertamente razzisti) e ferocemente anticomunisti fuoriusciti dal Partito Democratico. Il Partito Nazionale si caratterizzò da subito per l’acceso militarismo, il forte nazionalismo e il viscerale anticomunismo. […] Chi più di tutti guadagnò dalla presidenza Graves fu la grande borghesia capitalista, che sul riarmo degli Stati Uniti fece affari d’oro e godette di “legislazioni d’emergenza” che proibivano lo sciopero in ogni sua forma e mettevano al bando i sindacati. […] I veli del patriottismo e dell’interesse nazionale coprivano i più abbietti interessi economici privati.

(Brian G. Alexander, Cornell University, The scars of WWII)

Dario Carcano

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Non basta: Dario Carcano ha scritto per noi un altro folle racconto fantapolitico...

Milano-Vienna

Il signor De Benedetti era seduto nello scompartimento del treno transfrontaliero diretto a Vienna, intento a leggere un libro giallo. Il viaggio era ancora lungo, il treno aveva da poco passato la frontiera; nello scompartimento entrò un uomo che De Benedetti identificò subito come tedesco. Aveva un abito a righe e un cappello che appoggiò accanto a sé sul divano dello scompartimento.

“Voi dove siete diretto?” chiese il tedesco parlando in un perfetto italiano.

“A Vienna. E voi?”

“A Vienna anch’io, poi da lì dovrò ripartire per Praga e poi per Berlino. Posso chiedervi per quale motivo andate a Vienna?”

“Lavoro. Sono giornalista sportivo e devo scrivere della partita dell’Italia contro la Germania. Devo sostituire un mio collega che ha dovuto tornare in Italia.”

“Naturalmente, immagino che lavoriate per un quotidiano importante come la Gazzetta o il Corriere.”

“Sì, scrivo per la Gazzetta.”

“Sa, a Milano ho letto spesso quel quotidiano. Magari ho letto qualche vostro articolo. Come vi chiamate?”

“Enrico De Benedetti. E voi?”

“Adolf Müller.”

Si strinsero la mano, poi ripresero a conversare:

“Quindi immagino che poi andrete a Parigi.”

“Sì, per seguire la partita contro la Francia.”

“Siete fortunato, lì conosco una delle donne più belle del mondo. Voi siete già stato a Parigi?”

“Sì, alcuni anni fa. Ma devo confessarvi che mi fece l’impressione di un parco divertimenti per tedeschi annoiati.”

“È una vostra impressione, Parigi è sempre splendida. La torre Eiffel, Notre Dame, il Moulin Rouge, il Divan du Monde, Pigalle...”

“Però non mi avete detto di cosa vi occupate voi?”

“Sono consulente di una importante banca d’investimento.”

“Quale?”

“La Bayerische Bank.”

“Perdonatemi ma non l’ho mai sentita.”

Rimasero in silenzio per un po’, poi il tedesco chiese:

“Voi avete fatto la guerra?”

“Sì, negli alpini. Grecia, Albania, Russia… Voi?”

“Ho combattuto in Francia, poi anch’io in Russia. Avete avuto l’opportunità di vedere le nuove città che stiamo costruendo a Est?”

“No, ma ne ho sentito parlare.”

“Non basta averne sentito parlare. Dovete vedere per rendervi conto dell’entità di ciò che la Germania sta realizzando in quelle terre.”

“Certo, non metto in dubbio che quelle terre siano state liberate dal germe bolscevico. Ma semplicemente è una cosa che non mi interessa granché.”

“Come fa a non interessarvi? Allora la guerra per cosa il Führer l’ha voluta combattere?”

Rimasero in silenzio finché il treno non fu in prossimità di una stazione. A quel punto Herr Müller chiese a De Benedetti:

“Come si chiama il giornalista che andate a sostituire?”

“Come prego?”

Herr Müller ripeté la domanda con voce tra l’arrabbiato e l’irritato:

“Come si chiama il giornalista che andate a sostituire?”

“Vincenzo Giraldi.”

“Vincenzo Giraldi?!”

“Esattamente!”

Herr Müller si alzò, andò nel corridoio e chiamò:

“Sturmscharführer!”

Arrivò un uomo vestito con l’uniforme delle SS, cui Herr Müller ordinò in tedesco di arrestare De Benedetti.

“Ja, Herr Kriminaldirektor!”

“Perché sono in arresto? Deve esserci un malinteso.”

“Silenzio! Avete detto di essere un giornalista, ma non avete con voi la macchina da scrivere; sostenete di lavorare per la Gazzetta dello Sport, ma pur avendo letto spesso quel giornale non ho mai visto un vostro articolo; ma vi siete tradito quando avete detto di andare a sostituire un giornalista morto un mese fa in un incidente stradale. Voi siete una spia!”

“Non è assolutamente vero! È solo un malinteso.”

“Silenzio! Ne ho già prese molte di spie italiane, che cercano di rubare i segreti del Reich. Adesso seguiteci, sarete interrogato” sbraitò, mentre faceva per uscire.

“So bene cosa intendete voi della Gestapo per interrogatorio!” commentò cupo De Benedetti.

* * *

Mentre la famiglia Ranelli mangiava, il televisore acceso elencava le notizie della giornata.

“Oggi il Capo del governo primo ministro segretario di Stato, Sua Eccellenza il conte Galeazzo Ciano, ha incontrato a Roma il segretario di Stato degli Stati Uniti d’America Nelson Rockefeller. Dopo aver reso omaggio al mausoleo del Duce, l’incontro diplomatico avvenuto a Palazzo Chigi è stato cordiale e si è concluso con la promessa di un nuovo incontro che avverrà il prossimo ottobre a New York, per preparare il rinnovo dei trattati commerciali e di amicizia firmati cinque anni fa.
Passiamo ora alle altre notizie.
A Streckerau, in Russia, si è risolta la crisi generatasi quando un commando di terroristi del Partito Comunista Panrusso è penetrato in un teatro prendendo duecentoundici ostaggi; secondo i nostri corrispondenti, le forze di sicurezza tedesche avrebbero pompato Zyklon B o gas nervino nelle tubature dell’aria condizionata, provocando la morte per asfissia dei terroristi e di alcuni ostaggi. Ciò sarebbe confermato dal fatto che tutti i superstiti sono stati ricoverati in gravi condizioni. Ad ogni modo, la tesi secondo cui la crisi sarebbe stata risolta gasando i terroristi è smentita dal governo tedesco.
In Gran Bretagna, nel carcere di Wakefield, è stato giustiziato Sean Mallory, militante dell’IRA che l’11 giugno 1966 sparò a re Edoardo VIII durante il tradizionale Trooping the Colour; condannato a morte, la sentenza è stata eseguita oggi tramite impiccagione.
Tornando alla notizia di apertura, i fatti di Alessandria d’Egitto, un militare italiano è rimasto ferito in uno scontro a fuoco contro un gruppo di ribelli, non è grave, e risulta che nell’azione siano stati arrestati sei terroristi e ne siano morti due; c’è un aggiornamento anche sul conteggio delle vittime della bomba all’esterno del consolato italiano, in quanto risulta che c’è una terza vittima, cioè il poliziotto egiziano che era stato ferito nell’esplosione, che sarebbe morto poco fa in ospedale. Ribadiamo che l’azione è stata rivendicata dal Fronte Socialista Arabo, guidato dal terrorista Gamal Abd el-Nasser…”

“Finché i tedeschi continuano a sostenere Nasser, non riusciremo a sconfiggere i terroristi.” sentenziò il capofamiglia Alberto Ranelli, dirigente del MinCulPop. Poi guardò il figlio, Benito, diciannovenne arrivato a casa in licenza proprio quel giorno. Tra pochi giorni sarebbe dovuto tornare lì, nel caos di quel paese in subbuglio.

Per cambiare argomento, ordinò alla donna di servizio di spegnere il televisore e iniziò a dire:

“L’altro giorno al ministero mi è capitato di incontrare Ciano, cui dovevo riferire sulle misure prese dal MinCulPop per contrastare la diffusione della musica americana. Prima di farmi andare via mi dice ‘Dottor Ranelli, ricordatevi: un solo vinile di musica americana che sfugge ai controlli della censura, è più pericoloso di tutte le bombe che ci hanno lanciato durante la guerra!”

“Tu cosa gli hai risposto?” chiese Benito.

“Che ha ragione. La musica americana contagia i nostri giovani e propaga idee sovversive. Ma tu sei diverso! Sei un vero patriota e un vero fascista. Non ti farai rovinare da quella roba, Elvis, Jimmy Hendrics…”

“Papà, si dice Hendrix, Jimy Hendrix!” lo corresse Benito.

“Quello che è!” Dopo un po’ chiese al figlio: “Stasera resti a vedere la partita dell’Italia? Secondo te ai crucchi quante reti gli facciamo?”

“No, mi piacerebbe, ma vado al circolo degli avanguardisti.”

“Saluti i camerati?”

“Esatto!”

“Tutto Casa e Partito il nostro Benito! Quando vai?”

“Appena finito di mangiare mi cambio ed esco.”

Silenziosa, la signora Franca aveva ascoltato la conversazione tra il marito e il figlio. Quando quest’ultimo si alzò per andare a cambiarsi, lo seguì nella sua camera e gli disse:

“Quindi stasera vai a ballare.”

“Come lo sai?”

“Non sono come tuo padre, so che quando gli dici di andare al Partito in realtà vai a ballare. Non fare tardi, altrimenti ci arriva.”

“Non ci è mai arrivato quando ero a casa tutti i giorni, figurati se ci arriva perché faccio tardi una notte.”

“Non fare tardi lo stesso.”

“Certo mamma.”

Mentre era in strada e andava verso la discoteca, il Copyright (che si chiamava così perché il proprietario di quella discoteca clandestina nello scantinato di una casa privata, non sapendo l’inglese pensò che quella scritta Copyright sui vinili di contrabbando fosse un bel nome americano), Benito rivedendo il suo quartiere si accorse che, nonostante la guerra, la vita andava avanti come sempre.

I suoi genitori gli avevano raccontato di quando durante l’ultima guerra al suono delle sirene si precipitavano al primo rifugio antiaereo, pregando che la prossima bomba non lo colpisse. Certo, non si aspettava questo, ma nemmeno si aspettava che tornando a Roma la vita scorresse come se la guerra non esistesse. Invece, la guerra era presente solo nei notiziari, e quelli che non avevano parenti a combattere sembravano non preoccuparsene. Mentre pensava a queste cose, si accorse di essere arrivato.

Quell’uscita, e più in generale quella licenza, erano motivati dalla speranza di rivedere Emma, la sua ragazza che lo aveva lasciato il giorno prima di partire per il campo di addestramento. Benito ancora sperava di potersi rimettere con lei. Ma per fare ciò doveva vederla.

Entrò, e andò verso il bancone del bar costeggiando la pista da ballo, controllando con lo sguardo se ci fosse. Ma non la vide. Si sedette e ordinò da bere; nel frattempo gli si sedette accanto un altro ragazzo che gli disse:

“Non starai mica cercando Emma!”

“Ciao Marco! Anche tu qui? Non hai ricevuto la cartolina?”

“Lo sai che sono figlio di madre vedova!”

“Oddio, scusa, mi era scappato di mente!”

“Allora avevo indovinato, stai pensando a lei! Tu piuttosto, non dovresti essere in Egitto a rastrellare terroristi?”

“Sono in licenza, sono tornato oggi.”

“E quanto stai a Roma?”

“Dopodomani torno al fronte.”

“Brutto affare, ho sentito quello che sta succedendo.”

“A chi lo dici. Tutti i giorni sento di italiani morti o feriti, e ho visto gli aerei che tornano carichi di bare.”

“Già.”

“Tu cosa fai?”

“Lavoro nella ditta di mio zio.”

“E di cosa si occupa?”

“Edilizia, io do una mano con la contabilità. Sai, l’altro giorno c’era in ditta un diplomatico, a cui stiamo facendo dei lavori, ed era nello studio di mio zio. Io ero fuori ma c’era la porta aperta, quindi li sentivo. E stavano parlando proprio dell’Egitto. Mio zio gli aveva chiesto se fosse davvero necessario l’intervento italiano, e il diplomatico gli aveva risposto ‘Beh, sapete, oggi è l’Egitto, domani sarà l’Abissinia, dopodomani la Libia, e un bel giorno l’Italia si ritroverà i tedeschi in casa’ mio zio gli aveva detto ‘Ma quando ci avevano provato nel ’52 li abbiamo fermati sul lago di Fortezza’ ‘La prossima volta potrebbe andare diversamente’ aveva detto il diplomatico.”

“Le so anch’io queste cose, anche mio padre fa spesso discorsi simili. Però non mi è d’aiuto per sopportare la guerra.”

“Cosa intendi con ‘sopportare la guerra’?”

“Sai, è difficile. È un insieme di cose… innanzitutto la sensazione di frustrazione che si prova quando si rastrella dieci volte lo stesso villaggio, rischiando ogni volta la vita, e ogni volta in quel villaggio ci trovi armi, munizioni, vettovaglie… poi la sensazione di impotenza di quando vedi i tuoi commilitoni morire senza poter far niente per aiutarli… non puoi capire, se non hai visto e sentito quello che ho provato io non puoi capire.”

Per il resto della serata parlarono del più e del meno, ricordando le marce nei Balilla, le estati ai campi Dux, gli anni al liceo… ma non più della guerra. Nessuno dei due voleva più affrontare l’argomento. Ad ogni modo, Benito tornò a casa deluso perché Emma non si era vista.

* * *

Nel suo studio di Palazzo Chigi, il conte Ciano osservava nervosamente l’orologio. Aspettava che il ministro della Difesa Almirante e il capo del SIM ammiraglio Henke gli portassero un importante dossier. Guardò nuovamente l’orologio, erano in ritardo, e iniziò a camminare avanti e indietro per lo studio. Poi, finalmente, l’usciere aprì la porta e annunciò al capo del Governo che i due aspettati erano arrivati.

“Falli entrare.”

Entrò per primo l’ammiraglio Henke:

“Eccellenza, scusateci per il ritardo. Ma abbiamo trovato traffico e non siamo riusciti a giungere in tempo…”

“Non importa. Avete il dossier?”

“Certo!”

Entrò quindi il ministro Almirante, con in mano un faldone gonfio di documenti.

“E’ stato più difficile del previsto!” disse il ministro: “una settimana fa abbiamo fatto partire una spia che doveva andare a Vienna a incontrare un nostro informatore. Doveva raccogliere le ultime informazioni sui campi di addestramento palestinesi, in cui, sospettiamo, i tedeschi addestrano i terroristi arabi che operano in Egitto. Purtroppo la nostra spia a Vienna non ci è mai arrivata, è stata catturata dalla Gestapo.”

“Ha parlato?” chiese il conte Ciano.

“Sembra di no”, gli rispose l’ammiraglio Henke. “Comunque, stiamo trattando per uno scambio di spie al confine del Brennero.”

“Invece sui campi di addestramento?”

“È tutto nel dossier. Li abbiamo individuati un mese fa con una ricognizione di un aereo spia; i terroristi che operano in Egitto si addestrano lì, e poi passano il confine attraverso dei passaggi sotterranei. Ipotizziamo che attraverso gli stessi passaggi ricevano armi dai tedeschi.”

“Questo spiega come i terroristi riescano ad eludere i controlli al confine. Dove si trovano questi passaggi?”

“Nella zona di Rafah, vicino a Gaza.”

“Giorgio”, disse il conte Ciano a ad Almirante, “convoca i capi di stato maggiore, entro oggi dobbiamo pianificare un'azione contro i passaggi.”

“Certo, Galeazzo.”

* * *

Il rumore delle pale dell’elicottero quasi impediva ai soldati di ascoltare il comandante che stava spiegando gli obiettivi della missione. Dentro la fioca luce delle pile elettriche, fuori il buio della notte. A quanto sembrava, quella missione era importante; avrebbero sconfinato per colpire i campi di addestramento dei terroristi in Palestina. Si diceva che se la missione avrebbe avuto successo sarebbero tornati tutti a casa. Forse, ma Benito Ranelli, seduto su un sedile a metà della fusoliera, ci credeva poco. Era un veterano ormai, di missioni simili ne aveva viste molte, e sapeva che i terroristi avrebbero continuato a combattere.

Benito pensava. Pensava a Emma; l’unico modo che aveva per vendicarsi era morire, essere ucciso in azione. Immaginò i notiziari che lo avrebbero definito “un virgulto della migliore gioventù italiana”, il funerale di stato con i genitori in lacrime, e lei, immaginò Emma che appresa la notizia sarebbe esplosa in lacrime, urlando per il dolore. Poi l’elicottero atterrò.

Prese il fucile e seguì i suoi compagni. Era buio, ma la luce della luna illuminava degli edifici circondati da filo spinato, verso cui lui e i suoi compagni si stavano dirigendo. Dovevano cercare di fare meno rumore possibile, altrimenti, addio effetto sorpresa, e li avrebbero avuti addosso.

Camminavano nell’oscurità, ormai erano quasi arrivati; vide una sentinella.

Il plotone si fermò, il comandante, armato di pugnale, prese la sentinella alle spalle e gli tagliò la gola. La sentinella si accasciò e morì poco dopo.

Andarono avanti, erano arrivati al filo spinato. Tirarono fuori le tenaglie e tagliarono; entrarono nel campo, e si diressero verso una delle camerate. Anche gli altri gruppi erano dentro.

Entrati nella camerata, con uno sparo svegliarono gli occupanti. Qualcuno di loro, realizzata la situazione, tentò di reagire prendendo il fucile che avevano accanto, ma furono subito freddati dai soldati; la maggior parte di loro si arrese senza opporre resistenza, e fu catturato. Sarebbero stati consegnati agli egiziani. Intanto altre squadre catturavano gli altri combattenti, e completato questo compito, furono trovati i depositi di armi e soprattutto i passaggi sotterranei. Sia i depositi che i passaggi furono fatti saltare.

Ciò che non fu trovato furono gli istruttori tedeschi.

* * *

“Come è possibile? Mi avevate assicurato che gli istruttori c’erano!” esclamò Ciano nel suo studio. Con lui, a riferirgli l’esito della missione, c’erano di nuovo Henke e Almirante.

“Eccellenza, le nostre fonti ci hanno assicurato che in quel campo gli istruttori tedeschi c’erano!”

“Le stesse fonti che nel ’40 fecero fallire l’invasione della Grecia?” commentò agro Ciano.

“Galeazzo, evidentemente a Berlino sono riusciti a sapere che sapevamo dei campi in Palestina, e hanno ritirato gli istruttori.”

“Ciò vorrebbe dire che la nostra spia ha parlato.” concluse Ciano.

“Eccellenza, è solo un’ipotesi, non è certo!”

“Però attualmente i tedeschi non hanno altre nostre spie. L’agente De Benedetti è il solo che può aver parlato.”

“È vero, eccellenza.”

“Poveraccio, sicuramente lo hanno torturato, i tedeschi con le spie non scherzano.”

“Galeazzo, ho parlato col comando delle nostre truppe in Egitto. Si aspettano azioni di rappresaglia per il nostro blitz in Palestina, e il ministro degli Esteri, Benini, mi ha fatto sapere che vuole vederti il prima possibile. La Federazione Araba ha minacciato di ritirare il loro ambasciatore.”

“E da Berlino? Che notizie ci sono da Berlino?”

“Il nostro ambasciatore non ha fatto sapere nulla. La Germania non sembra aver reagito alla nostra azione di ieri.”

“Giorgio, è proprio questo che mi preoccupa.”

Poi, il conte Ciano si alzò, andò alla finestra e osservando il cielo sopra Roma commentò:

“Sarà un’estate torrida…”

* * *

Luglio. Era una torrida giornata assolata mentre un uomo entrava nel cimitero monumentale di Bergamo; è quasi mezzogiorno, per il caldo il cimitero è praticamente deserto. Girò per diversi minuti cercando di orientarsi in quel posto che gli era sconosciuto. Poi, finalmente, trova ciò che stava cercando. Una tomba che recitava:

Anita Cainelli

15 luglio 1941 – 13 febbraio 1963

Morta in tragiche circostanze

Si guardò intorno, ma non c’era nessuno. ‘Lo sapevo, è in ritardo!’ si disse tra sé, e nell’attesa guardò la tomba, mettendosi a riflettere sul significato di quella frase ‘Morta in tragiche circostanze’. Mentre era assorto in questi pensieri, dietro di lui un uomo vestito con un completo bianco che teneva sotto braccio un libro giallo lo avvicinò, e gli disse:

“Bello il tempo oggi. Peccato però che non piova.”

“Sì, ma ho letto che sta piovendo in Svizzera.”

“De Benedetti.”

“Croce.”

Si strinsero la mano e proseguirono:

“Riflettevo sul significato di quella frase ‘Morta in tragiche circostanze.”

“È l’ipocrita eufemismo che scrivono sulle tombe delle ragazze che sono state violentate e si sono tolte la vita per la vergogna.”

“Però passiamo alle cose più importanti. Perché mi hai fatto venire qui? Non potevi venire tu a Roma?”

“No, quello che devo dirti è troppo urgente, e poi Roma e Milano sono piene di spie tedesche.”

“Cosa c’è di così urgente allora?”

Da una tasca interna della giacca De Benedetti tirò fuori una busta marrone, e la consegnò a Croce, il quale la aprì e ne tirò fuori delle foto.

“Sono foto di militari tedeschi… non capisco cosa ci sia di così importante, potrebbero essere state scattate in una qualsiasi caserma tedesca.”

“Certo, ma non le ho scattate in una qualsiasi caserma tedesca. Le ho scattate al Brennero, dal treno che mi stava riportando in Italia. E oltre a quelli, ne ho visti molti altri.”

“Come hai facevi ad avere una macchina fotografica… e soprattutto come hai fatto a scappare dai tedeschi?”

“Questo non ha importanza, ma mentre tornavo in Italia, ho visto molti militari tedeschi al Brennero, molti più di quanti non ce ne siano normalmente. Stanno preparando qualcosa.”

“Hai solo queste per provarlo?”

“Purtroppo sì, ma queste foto parlano da sole. Spero di sbagliarmi, ma succederà qualcosa.”

* * *

Roma, alcuni giorni dopo. Alberto Ranelli, seduto a tavola assieme alla moglie, stava cenando. La donna di servizio aveva appena acceso il televisore e, con sorpresa del dottor Ranelli, anziché il telequiz che di solito andava in onda a quell’ora, c’era in onda il telegiornale.

“Attenzione! Comunicato dell’ultima ora! Come conseguenza agli eventi delle ultime ore, il Re e il conte Ciano hanno deciso precauzionalmente di abbandonare Roma e dirigersi verso Tripoli. La Regia Marina, aiutata dalla Sesta Flotta americana, ha sconfitto uno squadra navale anglo-tedesca che si dirigeva verso...”

Il segnale era disturbato, confuso; il dottor Ranelli cambiò canale, ma anche lì, solo notiziari che davano notizie catastrofiche:

“[…] nell’Italia occupata dalle truppe tedesche, Giorgio Pini e altri gerarchi hanno tradito l’Italia accettando di collaborare con gli invasori. Essi si sono giustificati dicendo ‘Ciano ha tradito il fascismo e Mussolini … noi restaureremo la purezza del fascismo’ […] è stato perso il Nord Italia, a Ravenna si combatte ancora […] il Presidente degli Stati Uniti, in un discorso televisivo, ha annunciato che l’alleato italiano non sarà lasciato solo …”

Alberto, confuso, si alzò e spense il televisore. Guardò la moglie e le disse:

“Portami da bere.”

La signora Franca si alzò, e verso per il marito un bicchiere di amaro. Glielo portò e lui, dopo averlo bevuto, disse una sola frase:

“È la fine!” poi aggiunse “Entro pochi giorni saranno a Roma, se non addirittura domani.”

Si alzò, si versò un altro bicchiere, e andò nel suo studio. Era un fascista convinto, estremamente devoto al regime fin da ragazzino, quando aveva combattuto in guerra contro i comunisti. E ora, ciò in cui aveva creduto si stava sgretolando sotto ai suoi occhi.

Chiuse la porta dello studio, e poco dopo si sentì uno sparo. Era finita davvero.

Dario Carcano

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Così ha commentato Bhrihskwobhloukstroy:

Il comportamento di Ciano è molto razionale; quello dei Dirigenti di Berlino resta un po’ nel mistero. Alcuni dati però si possono ricavare lo stesso. Anzitutto, il Reich ha vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma gli Stati Uniti sono ancora una Potenza, addirittura in grado di attrarre nella propria orbita geopolitica l’Impero Italiano: di conseguenza, fra la Germania e gli Stati Uniti non ci dev’essere stato alcun conflitto né nella Seconda Guerra Mondiale né in séguito. Il Giappone non ha dichiarato guerra agli Stati Uniti oppure ne è stato sconfitto; in ogni caso non ha coinvolto l’Asse nella Guerra del Pacifico. Ciò si ripercuote anche sulla Cina, dove, anche in conseguenza della sconfitta dell’Unione Sovietica, è improbabile che si sia instaurata la Repubblica Popolare. Dalla cartina si vede che i Paesi Arabi del Vicino Oriente fanno parte del Blocco Tedesco; dal prosieguo del racconto che capisce che le principali Alleanze Politico-Militari sono da un lato quella fra Stati Uniti e Impero Italiano, dall’altro quella imperniata sul Reich e che coinvolge anche il Regno Unito e la Francia, presumibilmente coi rispettivi Imperi Coloniali. Le attività panarabiste in Egitto devono essere solo una parte della tensione fra i due Blocchi (è intuibile che anche i Curdi in Turchia saranno sostenuti da Berlino e da Tehrān). Inoltre, dalla discussione abbiano concluso, mi pare, che la Germania mira all’annessione di Italia, Croazia e Ungheria (aggiungerei, in base a banali considerazioni sulla base della cartina, anche la Spagna).

È chiaro che tutto ciò ha importanti riflessi anche in Italia. Siamo alla vigilia del 1968 e nella Storia reale due importanti settori della Popolazione si potevano definire “di Opposizione”: i “Comunisti”, comunque relativamente più vicini all’Unione Sovietica che qualunque altra parte dell Popolazione e comprendenti al proprio interno una notevole percentuale di ex-Partigiani o Combattenti nella Resistenza nonché una percentuale molto vistosa, se non addirittura maggioritaria, dell’Intelligencija; distinti da loro, i “Maoisti”, soprattutto giovani e che nello stesso anno hanno alimentato le manifestazioni del Maggio Francese.

Non ho ideato questa ucronia e non sto affatto cercando di influenzarla; mi limito a osservare qualche coincidenza e a svilupparne le conseguenze che ritengo razionali. Se c’è il Fascismo e, apparentemente, non c’è stata la Repubblica Sociale, ne inferisco che sussista tuttora anche la Monarchia e perciò che anche i rapporti col Vaticano siano tutto sommato positivi. Per contrasto, l’omologo dei “Comunisti” storici (‘tradizionali’) dovrebbero essere i Veterani della Campagna di Russa (al posto dei Partigiani) e nel complesso i Germanofili, in parte alquanto anticlericali (i Gottgläubigen) e che sottolineano l’elemento “Socialismo” nella nozione di Nazionalsocialismo, cui si sentono più legati che al Fascismo; nei Geramnofili rientrano ovviamente anche i varî Nostalgici Asburgici e, col tempo, anche i “Sostratisti”, oppositori culturali del Mito di Roma e che valorizzano dapprima gli Etruschi e gli Italici, poi i Veneti, i Messapici, i Paleosardi, addirittura i Celti e infine gli Indoeuropei, con ciò confluendo nel ‘Nazionalismo Indoeuropeo’ del Nazismo. Tutti rigetteranno il Periodo Hitleriano tanto quanto la massima parte degli Elettori Comunisti faceva nei confronti dello Stalinismo, distinguendo l’errore del Culto della Personalità dal valore dell’Ideologia (Nazional-)Socialista. Rispetto a questa Intelligencija, esteriormente caratterizzata per esempio anche nei gusti musicali (Bach, Musica d’Organo, nei periodi di massima censura mimetizzati come Vivaldiani), i giovani contestatori – in mancanza della Cina Maoista – si coaguleranno intorno al variegato panorama culturale distribuito fra l’Est del Reich (Slavi), i Paesi del Blocco Tedesco (Arabi, Persiani, in Asia Centrale Turchi) e degli Imperi Coloniali, specialmente della Perla dell’Impero Britannico (Indiani), la Cina e il Giappone: questi saranno in generale gli “Orientalisti”, fortemente Eurasisti e alternativi ai Germanofili anche se ugualmente sostenuti da Berlino. Immagino che si atteggeranno a insopportabili dogmatici e nutriranno un profondo disprezzo per l’ignoranza dell’“Italietta” (motivo di prestigio sociale presso di loro sarà la competenza in lingue o semplicemente ortografie orientali, condita da citazioni di opere arabe, persiane, indiane, cinesi &c., naturalmente anche russe).

Se non Benito Ranelli, almeno la maggior parte dei suoi coetanei aderirà all’Orientalismo, condannando l’Intelligencija Germanofila per debolezza e ipocrisia, la quale tuttavia rimarrà saldamente egemone del Mondo della Cultura. Negli Anni Settanta, al posto della convinzione dell’imminenza della Rivoluzione (che quelli di noi che ricordano quegli anni hanno sicuramente conosciuto) avremo la Fede nella Vittoria delle “Nazioni Socialiste”, geopoliticamente funzionale agli obiettivi del Reich.

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Aggiungiamo la proposta, altrettanto folle, di William Riker:

Quella che vedete qui sotto è la cartina relativa al folle universo ucronico nel quale si trovano sbalzati i miei personaggi in uno dei romanzi da me scritti (correva l'anno 2002):

In questo universo, Franklin Delano Roosevelt è stato assassinato nel 1933 e i suoi successori hanno rifiutato di coinvolgere gli USA nelle beghe europee. Hitler e Stalin si sono alleati ed hanno costretto alla resa prima la Francia e poi il Regno Unito; Edoardo VIII è stato rimesso sul trono con Oswald Moseley Primo Ministro, suo fratello Giorgio VI e il Primo Ministro Winston Churchill sono fuggiti in Canada che è diventato un regno indipendente. Il Giappone ha pensato bene che è inutile muovere guerra a Washington, e che è meglio mettersi d'accordo con gli yankees come hanno fatto Hitler e Stalin, così i giap si sono accordati con lo Zio Sam e si sono divisi il Pacifico: a Tokyo la metà occidentale, dove ha creato la sua sfera di coprosperità, e a Washington la metà orientale fino alle isole Midway (scambio tra le Filippine americane, al Giappone, e la Polinesia inglese e francese, conquistata dai giapponesi, agli USA).

Subito però comincia la Guerra Fredda tra III Reich ed URSS, con USA e Giappone alla finestra. Nel 1958, alla morte di Pio XII, praticamente tenuto recluso in Vaticano, i cardinali hanno eletto Papa il cardinale Primo Mazzolari con il nome di Giovanni Paolo I, ostilissimo ai nazifascisti, ma Hitler lo ha fatto deportare in Germania dove è morto in un lager dopo soli 33 giorni di pontificato, e lo ha sostituito con l'antipapa Karl, un suo fantoccio. Tuttavia alcuni cardinali riuniti a New York gli hanno opposto come Papa legittimo il mistico francescano Francesco Forgione (meglio noto come Padre Pio da Pietrelcina), che ha preso il nome di Pio XIII. Mussolini, che da buon doppiogiochista si è riavvicinato all'URSS, trovando soffocante l'abbraccio con Hitler, è trovato morto (il referto ufficiale parla di colite ulcerosa) e sostituito con Alessandro Pavolini, fedelissimo del Führer. Quest'ultimo è morto nel 1960 e, dopo una guerra di sterminio tra gerarchi, gli è succeduto Richard Himmler, figlio ucronico di Heinrich Himmler.

Il nuovo Reichskanzler ha permesso il rientro a Roma di Pio XIII, dopo l'assassinio dell'antipapa Karl, ma si è lasciato trascinare nella Guerra del Camerun, equivalente ucronico della Guerra del Vietnam, in cui i guerriglieri locali filosovietici hanno sconfitto la potente macchina da guerra del III Reich, costringendola al ritiro. Nel 1968, alla morte di Pio XIII, gli succede il cardinale Karol Wojtyla, che ha solo 48 anni e regnerà fino al 2010 con il nome di Giovanni Paolo II. Da un momento all'altro sembra in procinto di scoppiare la guerra termonucleare totale tra III Reich e URSS, ma a questo punto... Meglio non svelare altro.  ;)

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Gli replica Enrico Pellerito:

Ecco un nuovo interessante "parto" prodotto dalla brillante mente del nostro Comandante. Mi permetto di far notare che l'espansione sovietica sembra non rispettare del tutto quelle che erano le "momentanee" intenzioni di Hitler riguardo la suddivisione del mondo con quelli che, fino alla tarda serata del 21 giugno 1941, erano nominalmente suoi alleati.

Vero è che Stalin aveva idee ben differenti, tipo ottenere il controllo sui Dardanelli, (dapprima solo in maniera larvata e in condominio con la Bulgaria) e l'espansione oltre il Caucaso in direzione di Irak e Iran, ma le dinamiche geostrategiche possono qui essere state influenzate da accordi diversi e da successivi cambiamenti a seguito di conflitti limitati e colpi di stato nell'ottica di una guerra fredda per come rappresentato.

Si può supporre che nel tempo, tramite infiltrazioni, appoggi a partiti/movimenti/fronti di liberazione/guerriglieri vari, si concretizzano le aree distinte per come riportate nella cartina, compresa una sorta di "isola" nazista come il Pakistan o un'omologa isola sovietica nell'ex Sahara spagnolo.

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Al che il nostro Webmaster risponde:

In effetti io sono stato molto sintetico nella descrizione della cartina, ma in quarantacinque anni di cose ne sono successe parecchie. L'idea è che, al momento della resa britannica, Subhas Chandra Bose abbia proclamato a Calcutta l'indipendenza dell'India autoproclamandosi Imperatore, ma era chiaro che il suo Impero sarebbe stato un satellite dell'Impero Giapponese. Sia gli Indù che i Musulmani si oppongono a questa prospettiva e, foraggiati sottobanco sia dall'URSS che dal III Reich (interessati a limitare la sfera d'influenza nipponica), Mohandas Karamchand Gandhi e Mohammad Ali Jinnah sconfiggono Bose che muore il 18 agosto 1943 in circostanze misteriose mentre sta fuggendo in aereo verso il Giappone. Subito dopo sorgono divergenze tra Gandhi, che vorrebbe tenere unita l'India, e Ali Jinnah, che è sostenuto dalla Germania e chiede l'indipendenza del Pakistan. Gandhi offre ad Ali Jinnah di formare un governo di soli musulmani, pur di non infrangere l'ex impero, ma gli indù non gradiscono e Gandhi viene assassinato. Si ha così la spartizione con tutti i massacri e le migrazioni di popoli avvenuti nella HL; Jawaharlal Nehru chiede e ottiene l'amicizia dell'URSS, mentre il neonato Pakistan, che comprende anche il Golfo del Bengala, resta alleato di Hitler. Le tre Guerre Indo-Pakistane si inquadrano così nel clima generale di guerra fredda tra Mosca e Berlino; nel 1971 il Bangla Desh si proclama indipendente con l'aiuto indiano e sovietico.

Logicamente Stalin puntava agli Stretti, ma Mustafa İsmet İnönü, successore di Atatürk alla guida della Turchia, ha pensato bene di allearsi con Hitler contro le pretese sovietiche, e questa è stata una delle cause occasionali della Guerra Fredda. I sovietici perciò hanno ripiegato sull'alleanza con la Siria e con l'India per garantirsi uno sbocco sul Mediterraneo e sull'Indiano. La Palestina è diventata indipendente (nell'orbita sovietica) ma è stata assegnata agli arabi; Hitler comunque non ha bisogno di sterminare gli Ebrei, gli basta espellerli: in gran parte emigrano negli Stati Uniti e in Canada, una parte va nel Madagascar secondo il progetto iniziale hitleriano, un'altra parte nella Manciuria giapponese dove il Sol Levante ne sfrutta il genio imprenditoriale e finanziario, sono pochi quelli che vanno in Palestina, malvisti dagli Arabi e dai Sovietici. Inizialmente la Persia dei Pahlavi è alleata di Hitler, ma dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 passa nell'orbita sovietica, e Ruhollah Khomeini tuona contro il "Satana germanico".

Quanto all'Africa, Hitler (cui le colonie non interessano) propugna l'indipendenza degli stati che erano rimasti soggetti a Francia, Regno Unito e Belgio, anche se per lui "indipendenza" vuol dire "essere satelliti del Grande Reich". Sorprendentemente il suo razzismo, così acceso contro Ebrei e Rom, non è altrettanto violento contro la popolazione di colore, della quale anzi il Führer sembra ammirare la prestanza fisica e la ferocia in battaglia. Suoi stretti alleati sono ovviamente i Boeri del Sudafrica, ma anche le popolazioni arabe dell'Africa del Nord. A poco a poco però alcuni stati sfuggono dall'orbita del Reich e vengono attratti nella zona d'influenza sovietica. In particolare le ex colonie portoghesi e spagnole, dopo lunghe guerre di decolonizzazione, diventano alleate strategiche di Mosca. Tra queste c'è anche il Sahara ex Spagnolo. Mussolini ha ottenuto il protettorato sull'Egitto e il condominio sul Sudan, ma dopo la liquidazione del Duce di Predappio anche le colonie italiane diventano indipendenti nell'ambito del sistema di alleanze del III Reich. Nasser invece traghetta l'Egitto nell'orbita sovietica. I tedeschi, con i loro alleati francesi ed italiani, tentano nel 1956 di riprendere il controllo del Canale di Suez, ma tutto si risolve con un disastro di immagine: Mosca minaccia la Terza Guerra Mondiale, Washington si offre come mediatore e il Reich è costretto al ritiro. Castro prende il potere a Cuba, ma non essendoci guerra fredda tra USA e URSS, resta in buoni rapporti anche con gli americani; manda invece i suoi guerriglieri comunisti a combattere in varie zone dell'Africa contro la Wehrmacht. Ernesto Che Guevara morirà nello Zaire il 9 ottobre 1967, ucciso per ordine del dittatore filonazista Mobutu Sese Seko. Ah, quasi dimenticavo: nel 1968 la repressione della "Primavera di Praga" da parte di un invecchiato ma sempre sanguinario Reinhard Heydrich rischia di precipitare il mondo nella Terza Guerra Mondiale perchè molti degli insorti erano filocomunisti, ma il disperato appello alla pace lanciato dall'anziano Papa Pio XIII, che morirà di lì a pochi mesi lasciando il campo al giovane Karol Wojtyla, induce il leader sovietico Nikita Chruščёv a ritirare le sue truppe dal confine con il III Reich (per questo sarà silurato e sostituito con Leonid Brèžnev). Che ne dite?

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Questo è il commento in proposito di Federico Sangalli:

Io penso che, anche con le atomiche, Hitler e Stalin si sarebbero azzannati alla gola, anche solo per una considerazione psicologica su quelle loro menti malate: Hitler era un folle ed un esaltato e, insieme ai vari Himmler e Goebbels a consigliarlo, non avrebbe resistito molto alla tentazione di spazzare via l'ingombrante e poco adattabile alleato e proclamarsi supremo capo della razza ariana eccetera eccetera... E anche Stalin aveva abbastanza paranoia per sospettare pure dei sassi: prima o poi avrebbe iniziato a pensare che i baffi dell'alleato germanico fossero più lunghi dei suoi e si sarebbe mosso per imporre il dominio "del glorioso proletariato amante della pace". Cambiano i pretesti, ma la bieca mentalità totalitaristica e genocida era pressoché la stessa, e francamente penso che un Mondo prodotto da una Guerra Fredda tra III Reich Nazista e Impero Sovietico, comunque si concluda e chiunque vinca, sarebbe uno dei peggiori immaginabili!

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Enrico Pellerito poi aggiunge:

Specifico che l'accordo stipulato nell'agosto del 1939 tra la Germania e l'Urss era, di fatto, un'alleanza, anche se dal punto di vista diplomatico era un patto di non aggressione e un'intesa di politica estera comune. E come effettiva alleanza era percepita dal resto del mondo. Il successivo progetto di Quadripartito, cioè la discesa in campo dell'Urss contro il Regno Unito e il Commonwealth, era una mossa a tempo, avente lo scopo di far desistere i Britannici dal proseguire nel conflitto, a fronte del notevole ampliamento delle capacità avversarie con le quali, a quel punto, si sarebbero dovuti misurare.

Il progetto di Hitler prevedeva poi di avvicinarsi diplomaticamente a Londra, per raggiungere un clima quanto più amichevole possibile e quindi passare a vie di fatto contro l'Urss, onde eliminare definitivamente il Marxismo e conquistare ad Est della Germania lo spazio vitale a favore di questa. Furono le richieste di Molotov nell'autunno del 1940 che fecero comprendere a Hitler e a Ribbentrop che il loro piano non avrebbe potuto funzionare. Infatti, oltre al riconoscimento dei preminenti interessi sovietici nell'area a Sud del Caucaso (giro di parole per indicare l'Iran), cosa che rientrava nel, momentaneo e strumentale, disegno geopolitico nazista, Molotov chiese anche:

- partecipazione al controllo degli Stretti turchi;
- influenza sovietica sulla Bulgaria;
- ritiro delle truppe tedesche dalla Finlandia;
- impegno tedesco nel far rinunciare al Giappone ai diritti di concessione di carbone e petrolio nella parte settentrionale dell'isola di Sakalin.

Tutto ciò era inaccettabile per Hitler (non tanto per l'entità e la qualità delle richieste, per qualsiasi spregiudicata cancelleria trattabili e "addomesticabili", ma per la percezione di esse come un ricatto a sangue freddo da parte di Stalin); da qui la sua decisione di attaccare quanto prima possibile l'Urss e sconfiggerla, rinviando a dopo la risoluzione del problema britannico. Sulla qualità delle elucubrazioni geopolitiche partorite dalla mente malata di Hitler, credo si possa calare il classico velo pietoso.

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Questo invece è il parere controcorrente di Bhrihskwobhloukstroy:

Come molti sanno, faccio parte di quelli che pensano che con una Vittoria della Germania nella Seconda Guerra Mondiale il Mondo ci apparirebbe più o meno come oggi. Può darsi che qualcuno non sia preparato ad accettarlo, ma per chi come me ha creduto nell’Unione Sovietica e pensato che le denunzie dei Crimini Staliniani fossero Propaganda elaborata dal Nazifascismo è inevitabile sospettare che anche l’altra parte degli Alleati avesse i proprî scheletri nell’armadio, così come tutti siamo convinti che, se avesse vinto l’Asse, chi avesse creduto all’esistenza dei Campi di Sterminio sarebbe stato considerato un Complottista, Disfattista, Traditore ecc.

I Vincitori della Seconda Guerra Mondiale differivano geopoliticamente dal Terzo Reich per il fatto che avevano già l’estensione che il Führer avrebbe voluto per la Germania e, nella propria Storia, avevano già superato la fase dell’Etnocidio (quello perpetrato dal Colonialismo Europeo e che in varie zone del Continente Americano è stato peggiore dopo le Indipendenze e in notevole misura A CAUSA LORO); per il resto, all’epoca erano ancora una Società alquanto razzista, il livello di “Arianità” era del tutto rispettabile e come Propaganda non avevano niente da invidiare a chicchessia. Non mi nascondo che, se avesse vinto Hitler, io non esisterei, ma questo non può falsare a tal punto la prospettiva storiografica – anche mia – al punto da credere che il Mondo sarebbe apparso peggiore di adesso. Gli Etnocidî, le stragi, le guerre, il Terrorismo (a cominciare dall’Equilibrio del Terrore) sono tutti fatti realmente avvenuti anche dopo la Seconda Guerra Mondiale; certo, probabilmente non ci sarebbero stati più Ebrei, ma appunto perciò se ne sarebbero accorti in pochi e, poiché la maggior parte dei Sopravvissuti sarebbero stati convertiti, si sarebbe generalizzata la convinzione che gli Ebrei si fossero tutti convertiti (con la stessa naturalezza con cui pensiamo alla Conversione dell’Impero Romano) e gli Zingari sedentarizzati.

Il Punto di Non Ritorno l’Umanità l’ha superato con le Guerre Mondiali, ma l’Innocenza – se mai l’ha avuta – gliel’ha fatta perdere l’Europa col Colonialismo (che a sua volta affonda le radici nelle Persecuzioni in Irlanda e nella Penisola Iberica, anche loro naturalmente cresciute su modelli precedenti; potenzialmente anche nell’azione dell’Ordine Teutonico, che però fattualmente non ha contribuito in modo concreto al Colonialismo Oltreoceano, mentre più in generale le Crociate sì); eppure oggi molti ritengono di vivere in un’epoca di grande Libertà e Giustizia. Non sto a sostenere che non sia così, semplicemente affermo che altrettanto si sarebbe pensato nel Mondo dominato dal Nazionalsocialismo. ...E il corollario è che quelli che si sarebbero opposti al Nazismo sarebbero stati quelli che oggi sono Neonazisti: come questi non credono alla Šô’ā́h, così gli Antinazisti ucronici non avrebbero creduto che gli Americani avessero compiuto Crimini contro l’Umanità del tipo degli Attentati dell’11. settembre (ovviamente non quelli del 2001, ma analoghi che sarebbero stati attribuiti con altrettanta certezza agli Sconfitti) e per contro avrebbero ritenuto vere le Teorie del Complotto che affermassero che il primo colpo della Seconda Guerra Mondiale fosse stato sparato da Infiltrati Tedeschi in Polonia, che l’Incendio del Reichstag fosse stato organizzato dai Nazisti stessi ecc. (e magari, perché no, che i Campi di Sterminio – qualora scoperti – non fossero tutti Sovietici, bensì costruiti proprio dal Reich...).

Insomma, gli Eroi Positivi dei Romanzi come "Fatherland" sono in realtà omologhi dei Complottisti Negazionisti di oggi (o viceversa)

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Questo è quanto aggiunge Riccardo Conte:

Mi permetto di trascrivere qui sotto un brano di "Lo Zahir" di Paulo Coelho:

« Alcuni anni fa, ho letto un libro che raccontava una storia interessante. Supponiamo che Hitler abbia vinto la guerra, liquidato tutti gli ebrei del mondo e convinto il suo popolo che esiste veramente una razza superiore. I libri di storia cominciano a essere cambiati e, cent'anni dopo, i suoi successori riescono ad annientare anche gli indios. Altri trecento anni, e i neri sono completamente decimati. Occorrono cinquecento anni ma, alla fine, la potente macchina da guerra tedesca riesce a cancellare dalla faccia della terra le razze orientali. I libri di storia parlano di remote battaglie contro i barbari: nessuno li legge con attenzione, però, visto che tutto ciò non ha alcuna importanza.
Così, duemila anni dopo la nascita del nazismo, in un bar di Tokyo - da quasi cinque secoli abitata da gente alta e con gli occhi azzurri - ci sono Hans e Fritz che stanno bevendo una birra. A un certo momento, Hans guarda Fritz e gli domanda:
"'Fritz, pensi che tutto sia sempre stato così?"
"'Così come?" vuole sapere Fritz.
"Il mondo."
"Certo che il mondo è stato sempre così: non è questo che abbiamo imparato?'
"Sicuro. Non so perché ho fatto questa domanda idiota," dice Hans.
Finiscono le loro birre, parlano di altre cose, dimenticano quell'argomento.
Non c'è bisogno di spingersi così avanti nel futuro: basta riandare nel passato, tornare indietro di duemila anni. Saresti capace di adorare una ghigliottina, una forca, una sedia elettrica? »

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Anche Andrea Li Castri ha pensato a un folle racconto ambientato in uno scenario nel quale Hitler ha vinto la guerra:

Anno 1964. Aleksander, 33 anni, polacco, vive nel Grande Reich Germanico. Tuttavia, Aleksander non è soltanto polacco, ma anche... ebreo. Il Grande Reich germanico si estende fino ai monti Urali ed è uno Stato totalitario controllato dal NSDAP. Il Führer è l'anziano Adolf Hitler. Nella grande Germania le critiche non sono ammesse: la Gestapo e le SS arrestano chiunque sia sospettato di essere contro il Partito o contro il Führer. La Germania è a capo del Patto di Berlino, alleanza che comprende lo Stato francese, che controlla l'Africa del nord, l'Unione Britannica, comprende la Gran Bretagna e l'Irlanda, l'Impero italiano, che controlla la Jugoslavia, l'Albania, la Grecia , la Libia e l'Africa orientale italiana (Eritrea, Etiopia e Somalia), ed è governato da Umberto II, ma sopratutto dall'ormai anziano Mussolini, e molti altri. La Germania è impegnata in una guerra fredda contro gli Stati uniti, mentre la Grande Siria (Palestina, Libano, Siria e Iraq) è un altro alleato del Reich, e il Giappone ha creato la Sfera di Coprosperità dell'Asia Orientale ed è ora alleato degli USA. Tutti gli Ebrei in europa sono stati sterminati o deportati in Madagascar... o almeno questo è quanto sostiene il governo di Berlino. Aleksander e la sua famiglia nascondono la loro identità, temendo di essere deportati dalle autorità tedesche. Ce la faranno? E il Reich di Hitler durerà davvero mille anni, o imploderà alla morte del suo creatore?

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A questo punto, Generalissimus suggerisce:

Avete presente il film "Lui è tornato", in cui Hitler si risveglia nel nostro mondo moderno? E se dovesse succedere, secondo voi cosa accadrebbe?

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Bhrihskwobhloukstroy però fa notare:

Traduzione del titolo veramente discutibile. «Er ist wieder da» significa semplicemente "È tornato", non “Lui è tornato" (e lei no?), che si direbbe «Wieder da ist er»; ma, siccome chi non sa bene l'inglese (= gli operatori dei mezzi di comunicazione sociale) glossa parola per parola invece di tradurre e quindi ha l'abitudine di premettere il pronome soggetto ai verbi con soggetto sottinteso, ormai non sente più che "lui è tornato" ha un altro significato rispetto a "è tornato".

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Tommaso invece torna all'idea originale:

A me interesserebbe piuttosto un "Lui è tornato" made in Italy, ovvero un film con il ritorno di un certo insegnante delle elementari romagnolo dalla "fronte alta"!

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Gli replica Generalissimus:

Ve lo immaginate? File di neofascisti che vanno a vedere il film perché pensano di andare a vedere un prodotto che loda l'attività del Duce, file di antifascisti che NON vanno a vedere il film perché rimangono fuori il cinema a protestare perché il lungometraggio è colpevole di apologia del fascismo, la maggioranza di quelli che lo vanno a vedere e non sono schierati ideologicamente non colgono l'ironia, Studio Aperto fa un servizio di altissimo livello giornalistico, e alla fine la pellicola non riesce a portare a casa neanche 800.000 Euro...

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E Yoccio Liberanome aggiunge:

Sarebbe più interessante un film con Augusto che si risveglia nell'Ara Pacis, e poi si trova di fronte il degrado dell'Urbe sotto il malgoverno degli ultimi anni... Vi immaginate? Magari forma legioni con gli attori travestiti da centurioni, e quando viene a sapere del potere della Germania in Europa urla: « Varo! Ridammi le mie legioni! »  ^__^

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Invece Tommaso propone:

A me invece piacerebbe vedere Lincoln risvegliarsi e assistere allo sfacelo del suo partito.

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Non possiamo non riportare qui il folle contributo ucronico di Federico Sangalli:

Bunker della Cancelleria, Berlino, Germania, Notte di Capodanno, 31 dicembre 1941-1 gennaio 1942.

Adolf Hitler: "Generale Rommel, arguisco che Stalin sia stato distrutto. Siete arrivati prima di quanto mi aspettassi..."
Erwin Rommel: "In nome della Giustizia e della Democrazia del Popolo Tedesco, la dichiaro in arresto, Herr Führer"
Adolf Hitler: "Osate minacciarmi, Generale?"
Erwin Rommel: "La giustizia militare di Norimberga deciderà la vostra sorte"
Adolf Hitler: "Io sono la Giustizia!"
Erwin Rommel: "Non ancora"
Adolf Hitler: "É un traditore del Reich allora..."
Erwin Rommel: " La mia fedeltà va unicamente alla Germania e al suo Popolo, non certo al folle assassino che pretende di guidarla. Qui è lei il traditore, Herr Führer."

(I soldati di Von Stauffenberg circondato e disarmano lo staff di Hitler)

Adolf Hitler (schiumante di rabbia): "Generale Rommel! Solo lei poteva osare tanto! Non la passerà liscia con l'Alto Comando delle SS: quando sapranno che ha occupato la Cancelleria..."
Erwin Rommel: "Non siate così sorpreso, Herr Furher! Il vostro non è un governo legittimo, parecchi crimini sono stati commessi da questo partito, crimini vergognosi ed orribili, che macchieranno per sempre la coscienza tedesca!"
Adolf Hitler: "Viscido ebreo, stai tradendo il destino del Reich! Io sono il Supremo Führer del Reich Ariano NazionalSocialista!"
Erwin Rommel: "Voi avete ordito crimini immondi, siete un traditore, portatelo via!"

(La scena termina con i soldati della Wehrmacht che disarmano le SS e arrestano i principali gerarchi del Partito Nazista e con il proclama del nuovo Presidente tedesco, che rivela i crimini nazisti al Mondo intero e offre una pace onorevole agli Alleati occidentali)

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Ecco a voi una nuova follia di Dario Carcano:

Sorvegliato speciale

"Lei mi ha detto che la cosa è iniziata all'improvviso, mi parli di quando è successo."

"Sì dottore. Circa tre mesi fa stavo chiamando un mio amico che alcuni anni fa è emigrato a New York, dove ha aperto un locale, che si chiama 'Al contadino non far saper...' dove fanno panini pere e formaggio. Mi disse che le cose gli stanno andando bene, che sta avendo successo, quando finita la chiamata mi accorsi di una cosa."

"Di cosa si è accorto?"

"Che la pianta nella mia stanza era stata spostata. Ma chi poteva averla spostata? Io vivo da solo, in casa entra soltanto la mia vicina due volte a settimana per farmi le pulizie. Ed è stato allora che ho capito. Ho subito controllato tutti i mobili, ogni centimetro di casa, e mi sono accorto che la pianta non era l'unica cosa fuori posto. Il televisore era stato spostato, anche la credenza, il divano e la scrivania erano fuori posto. Ho controllato gli interruttori della luce, i caloriferi, i quadri, e non ho trovato nulla..."

"Cosa cercava?"

"Dove hanno nascosto i microfoni no? Ma come dicevo non ho trovato niente, si vede che hanno affinato le loro tecniche."

"E chi la sorveglierebbe?

"La CIA ovviamente, mi controllano chissà da quanto. Hanno assoldato la mia vicina per piazzarmi delle cimici in casa, ma io non sono stupido. Li ho fregati! Quando viene qualcuno a casa mia gli chiedo 'A te piace la musica?' facendogli cenno di rispondere di sì, e metto a tutto a volume un disco di Beethoven. Ci parliamo scrivendo con dei biglietti, che poi brucio. La cenere la butto nei vasi sul terrazzo.

Quando cammino per strada ho sempre l'impressione di essere pedinato, perché loro mi controllano anche fuori casa! Quando mi volto a controllare ci sono sempre dei figuri sospetti che mi seguono; provano a farmi credere di non c'entrare nulla, sono furbi. Girano l'angolo o entrano in un portone. Credono di fregarmi ma io non sono stupido, non sono nato ieri. Lo so che mi seguono. Li vedo quando si scambiano sguardi d'intesa pensando che io non guardi."

"E perché la tengono d'occhio?"

"Questo non posso dirglielo."

"Io non posso aiutarla se lei non collabora con me."

"Lo so, ma questo non posso dirlo nemmeno a lei. Non vale solo della mia incolumità ma anche della sua, dunque non me lo chieda più, sono stato chiaro?"

"Sì certo. Direi che per oggi può bastare, ci vediamo tra una settimana."

Il paziente si alzò e, una volta uscito dalla stanza, il dottore aprì un cassetto della sua scrivania da cui tirò fuori un telefono. Fece un numero, disse la parola d'ordine "Yellow" ricevendo in risposta la controparola "Juno".

"Agente 9856, il soggetto sospetta qualcosa?"

"Sì, ha notato i mobili spostati e i pedinamenti, sospetta della vicina e sa delle cimici."

"Allora dobbiamo chiudere l'operazione il più in fretta possibile, prima che diventi troppo rischioso."

"Ricevuto, passo e chiudo."

Dario Carcano

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Dario è così prolifico che ha partorito pure una "follia onirica":

Un sogno difficile

“Siamo in un teatro; dalla platea, piena di gente, Silvio ed Elena (non si chiamavano così nel sogno, sono i primi nomi che mi sono venuti in mente) iniziano a urlare verso una persona seduta nel palco reale. Gli urlano di andarsene, e dopo un po’ lui se ne va, con soddisfazione di entrambi. Però, quando Silvio ed Elena si siedono ai loro posti nella platea, gli altri presenti iniziano a insultarli. ‘Buffoni!’ ‘Andatevene!’ ‘Pagliacci!’ Urla e insulti, a cui Silvio e Elena, senza alzarsi dai loro posti, ricambiano ringraziando la folla.

‘Buffoni! – Grazie, molto gentile.’ ‘Vergona! – Senz’altro.’ ‘Non vi vogliamo qui! – Grazie del pensiero.’ ‘Dovete andarvene! – Grazie, anche a lei.’

La situazione degenera, iniziano a volare oggetti contro Silvio ed Elena, alcuni iniziano a sputargli addosso. Loro resistono ai loro posti, nonostante gli insulti, gli sputi e la sassaiola.

Uno dopo l’altro tutti i presenti vengono lì da loro, urlandogli contro tutto il loro odio e il loro disprezzo nei loro confronti. E per tutti quanti Silvio ed Elena dispensano ringraziamenti.”

“E poi?”

“E poi basta, è finito il sogno.”

“Secondo te cosa vuol dire? Cosa rappresentava la persona nel palco che Silvio ed Elena cacciano via?”

“È una metafora, come tutti i sogni del resto. Silvio ed Elena lottano e per questo sono odiati dal resto della platea; la persona che cacciano via secondo me rappresenta i prepotenti, i ricconi, i ‘magnaschei’, e in generale, tutte quelle persone che usano il loro potere per opprimere gli altri, dimenticando che chi esercita un potere non deve considerarsi un re, ma il primo degli schiavi.”

“Ma allora, se Silvio ed Elena lottano contro i prepotenti, perché il resto della platea li odia?”

“È un meccanismo perverso questo, che porta le masse a identificarsi con gli oppressori e a disprezzare coloro che lottano per rompere le loro catene, fatte salve rare eccezioni.”

“E allora qual è il significato del sogno?”

“Che se si sceglie di lottare per gli altri, non bisogna aspettarsi ringraziamenti ma odio, insulti e sputi.”

“Non ti sembra troppo pessimistico?”

“Mah, secondo me neanche tanto...”

Dario Carcano

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C'è anche la folle idea di Perchè No?:

Vi ricordate di "Jericho"? Questa serie americana trattava di un’America colpita da attacchi nucleari e degli sforzi degli abitanti di Jericho (Kansas) per sopravvivere. Ebbene, ho trovato il blog di un fan che ha provato a scrivere una cronaca ambientata in questo universo: ha il sapore dell'ucronia, ormai! L'autore si presenta come un Americano che vive in Belgio, a vede la situazione dall'estero. Per visitarlo, cliccate qui.

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Lord Wilmore interloquisce:

Aspettate! Io ho l'ucronia americana più folle di tutte! L'ho concepita la sera del 4 aprile 2018, 50° anniversario dell'assassinio del carismatico Martin Luther King:

Richard Nixon ha insabbiato lo scandalo Watergate, silurato Leon Jaworski, rinchiuso Bob Woodward e Carl Bernstein a Guantanamo, ha abrogato il XXII Emendamento e ha tentato di instaurare negli USA un governo a vita, ma la democrazia USA ha prevalso e ha trovato in King l'uomo giusto per fermare il corrotto Nixon, che di lì a poco verrà arrestato per malversazione, falsa testimonianza e attentato alla Costituzione. Intanto cosa farà il primo Presidente Nero d'America?

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Ma William Riker replica:

In effetti sono d'accordo che si tratti di un'ucronia folle: negli anni '70 King non sarebbe mai diventato presidente, visto che era stato persino accusato di comunismo. Ma che nel 2000, in un mondo profondamente mutato e in una società del tutto diversa, un 71enne King fosse eletto presidente al posto di George W. Bush, soprattutto dopo otto anni (1980-1988) di presidenza Reagan, otto (1988-1996) di presidenza Bush senior e quattro (1996-2000) sotto un impreparato Dan Quayle, non era poi così fantascientifico, non trovi?

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Parlando di ucronie folli, in tempi di Coronavirus, ecco cosa ha scritto Dario Carcano il 29 marzo 2020:

Quarantena

La famiglia Colli era nel soggiorno, e siccome erano quasi le quattro nell’altra stanza la governante stava preparando per il pranzo. Il capofamiglia, Carlo Francesco, stava leggendo il giornale e commentava con disappunto le notizie che leggeva:

“In Città sono matti, come si può scendere a protestare con quello che sta succedendo? Bene han fatto i soldati a sparare contro quelle teste calde, che certa gente solo il piombo può riportarla alla ragione.”

“Che dovevano fare? Non avevano pane.” si inserì nel discorso Teresa, la moglie.

“Tutte scuse… se non hanno pane perché non mangiano riso?”

“Cosa fa l’imperatore?” chiese il figlio più grande, Ferdinando, di undici anni.

“L’Imperatore cosa può fare? Non sta nel Ducato lo sai…”

La conversazione fu interrotta quando Carlo Francesco vide fuori dalla finestra un individuo familiare, che si avvicinò e salutò cordialmente la famiglia Colli:

“Alberto!” disse Teresa riconoscendo suo fratello.

“Buongiorno cara sorella, posso entrare?”

“Certo, entra.”

Alberto entrò, era stanco per il lungo viaggio e voleva sedersi e riposare. Sedette su una poltrona e la sorella gli chiese:

“Come vanno le cose a Laurate? Immagino che arrivi da lì…”

“Non lo so, a Laurate ci sono stato l’ultima volta un mese fa.”

“E da dove arrivi allora?” chiese Teresa con preoccupazione.

“Da Corsago.”

Le facce di Teresa del marito sbiancarono come se avessero appena visto un fantasma.

“Ma c’è il morbo laggiù…”

“Lo so, ho visto coi miei occhi i morti, i roghi dei cadaveri, le esecuzioni degli infetti. C’è l’inferno laggiù, potrei stare qua fino a domani a raccontarvi tutto quello che ho visto.”

“Ma è stata isolata Corsago, il Governatore e il Commissario di Sanità hanno dichiarato che chi esce da Corsago senza sottoporsi alla quarantena sarà punito con la morte… tu hai fatto la quarantena vero?”

“Io sto bene, non serve la quarantena per me…”

Carlo Francesco, allarmato, andò dalla governante e le ordinò di chiamare il Capitano di Giustizia.

“Però, fratello caro, non hai risposto, l’hai fatta la quarantena?”

“Sì, mi avevano messo in quarantena. Ma poi sono riuscito a scappare; non è stato difficile, i soldati che ci sorvegliavano erano malati. Ma io sto bene ve lo assicuro, sto bene!” Ma sembrava dirlo più a sé stesso che ai suoi familiari.

Il piccolo Ferdinando chiese allo zio “Come sei scappato?”, ma quando Alberto tese la mano per accarezzarlo, Teresa tirò il figlio verso di sé:

“Non toccarlo, Alberto! Stai lontano da mio figlio!”

“Ma come, Teresa, io sto bene! Perché ti comporti così?”

E quando Alberto si avvicinò alla sorella lei si allontanò da lui.

“Stammi lontano! E stai lontano dalla mia famiglia!”

“Ma io sto bene!”

Bussarono alla porta:

“Polizia! Aprite la porta!”

Carlo Francesco corse ad aprire, ed entrarono il Capitano di Giustizia e due soldati, assieme alla governante. Indicarono dove stava Alberto, l’infetto, che resosi conto della situazione stava cercando di scappare da una finestra, ma era troppo tardi. Lo presero e lo portarono via.

Fuori dalla casa c’erano altri soldati, e Carlo Francesco chiese al Capitano di Giustizia:

“E noi?”

“Le disposizioni del Commissario di Sanità non fanno sconti. Sarete sigillati in casa per i prossimi due mesi; chiuderemo tutti gli ingressi dall’esterno e li controlleremo affinché non siano forzati. Una volta al giorno vi passeremo del cibo. Se fra due mesi sarete ancora vivi riapriremo la casa e potrete uscire. Buona fortuna.”

E quando ebbe finito e Carlo Francesco fu rientrato in casa, due soldati dall’esterno sprangarono la porta della loro casa, mentre dalla finestra la famiglia Colli assisteva impotente alla scena.

Dario Carcano

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Passiamo a questo punto alla trovata di Tommaso Mazzoni:

Follie mai avvenute

Questo è un piccolo divertissement semiserio. La parte non seria sono le premesse, che sono decisamente fiabesche (non fantasy, possibili ma molto improbabili, esagerazioni di aspetti reali del carattere degli individui coinvolti) la parte seria sarebbero gli sviluppi possibili.

1) Regali d'addio
La Zarina Caterina, sembra, amava congedare gli amanti con regali preziosi; e se una volta, magari avendo alzato il gomito, decide di cedere ad uno di loro addirittura un pezzo di Impero Russo? un egno, completamente indipendente, ovviamente con tutti i soldati necessari per mantenerlo; Cosa potrebbe cedere? Possedimenti di fresca annessione, o territori di più vecchia data? E chi potrebbe essere il fortunato? Poniatowsky? Orlov? O qualche semi-sconosciuto? Le Imperatrici hanno una parola sola, ma dopo la sua morte, Paolo proverebbe a riprendersi il maltolto (ho specificato apposta che i soldati fanno parte del regalo.) Potrebbe essere questa guerra, magari sfortunata, un motivo per accelerare la sorte di Paolo, o al contrario, distraendo generali e nobili fino alle vicende napoleoniche, potrebbero tenere Paolo in vita. Dipende da dove il regno donato si trova, che venga o meno coinvolto dalle vicende Napoleoniche. Se succede, l'Inghilterra potrebbe volerlo restaurato, per non rafforzare troppo la Russia; Se questi territori fossero nella Polonia annessa dalla Russia, potrebbe costituire, ad esempio un nucleo di stato polacco Indipendente; Fosse Poniatowsky, avrebbe uno stato suo, dal quale rafforzare la presa sulla Polonia, quindi, niente Spartizioni, almeno, non da parte Russa; Prima di morire, farebbe testamento (il suo stato è frutto di una donazione liberale nulla gli vieta di lasciarlo ad altri) e lo lascerebbe al suo vecchio alleato Czartorisky. Ad Orlov o ad altri amanti Caterina regalerebbe invece uno stato oltre gli Urali, pieno di sfide da superare; Magari questo reame indipendente Transuralico potrebbe interessarsi delle vicende Cinesi.

2) Il Braccio del Re d'Irlanda
Re Enrico VIII sfidava spesso i suoi amici e cortigiani a braccio di ferro, vincendo regolarmente; e se, mezzo ubriaco, e convinto della propria invincibilità mettesse in palio, in un pubblico torneo, la Signoria d'Irlanda? Inutile dire che dall'Irlanda arriverebbero fior di sfidanti, ma non solo; Troppo orgoglioso per ritirarsi, il re impone allora una tassa d'iscrizione molto alta per avere il privilegio di cimentarsi; chi riuscirà a sconfiggere il Re? Siamo nel 1515, Enrico è nel pieno delle forze, ma, si, sa, c'é sempre qualcuno piu forte; Chi vincerà? Fra i partecipanti, Francesco Sforza, il quale disperando di rivedere Milano, vuole provare a farsi un'eredità per conto suo, ed è riuscito a scucire a Massimiliano d'Asburgo la quota per l'iscrizione; un focoso ragazzino Forlivese, Ludovico di Giovanni de Medici, al quale Jacopo Salviati ha pagato l'iscrizione, Manus o'Donnel, Erede di Tyrconnell, e Conn o'Neill, Re di Tír Eoghain; Selim I il Crudele, Imperatore Ottomano, considerato fra gli uomini più forti del suo tempo, nonostante l'età, Luigi di Baviera, mandato dal fratello Guglielmo, con l'accordo che, se vince, rinuncia alle sue pretese sul Ducato, Pedro de Alvarado, che ha ottenutoi denari per l'scrizione grazie ad un estorsione ai danni di un prelato. Ciascuno di questi, vincendo determina cambiamenti per la storia d'Irlanda, anche se poi il suo premio se lo dovrà conquistare; ma per gli Irlandesi chiunque sarebbe meglio di un Inglese specialmente se si sposa una ragazza irlandese. Io ovviamente punto su Giovanni delle Bande Nere, alla cui linea di sangue, magari, l'Irlanda fa bene; Il Clan Meduich regna tuttora sull'Irlanda, ributtando a mare ogni tentativo Inglese di riconquista. Chiaramente, se vince Selim è caos terribile, almeno che quest'ultimo non la usi solo come mece di scambio. Pedro de Alvarado la cattiveriia per conquistarsi l'Irlanda ce l'ha, poveri Irlandesi. Luigi di Baviera è capacissimo di non rispettare l'accordo anche se vince, e di pretendere mezzo ducato comunque, e potrebbe pure avere eredi ai quali lasciare Irlanda e mezza Baviera. Un po' lontanucce, direi, non trovate? Manus e Conn se vince uno, l'altro gli fa la guerra, chi sa, se se la risolvono prima della morte di Enrico (che ha dato lasua regale parola di lasciare l'Irlanda in pace) potebbero creare una dinastia autoctona che resti al potere fino ad oggi. Anche allo Sforza l'Irlanda potrebbe fare bene, e poi, li, guardano meno alla legittimità.

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L'idea è proseguita da William Riker:

3) Caligola in Palestina
E se Erode Antipa, dopo il sensuale balletto di Salome narrato nel capitolo 14 del Vangelo di Matteo, regalasse alla ragazza la Galilea? Questa poi si reca a Roma e sposa il giovane Caio Germanico (pronipote di Tiberio), che viene mandato dal prozio a governare il piccolo regno nella Palestina del Nord. Caio Germanico è soprannominato sprezzantemente "Caligola" dai Romani, ben lieti di esserselo risparmiato come Augusto, e Tiberio Gemello succede a suo zio Tiberio, governando saggiamente l'Urbe per molti anni. Caligola ottiene dallo zio Claudio di riunificare sotto le sue mani tutto quello che era stato il Regno di Erode il Grande, fa tagliare la testa a San Giacomo il Maggiore appena tornato dalla Spagna, fa buttare in carcere San Pietro (poi liberato da un angelo) e si distingue per le sue stravaganze, come nominare membro del Sinedrio il suo cavallo. Come andrà a finire?

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Il testimone passa a MorteBianca:

4) La scommessa di Adolf
E se Adolf Hitler, notoriamente preda del vizio delle donne, scommettesse con il Duce su chi per primo riuscisse a conquistare una dama e, un po' alticcio, puntasse un territorio di comune contesta, l'Austria (o almeno un pezzetto), contro l'Alto Adige, e Mussolini vincesse? Gli Alleati glielo lasciano come contropartita per l'Istria, oppure lasciano l'Istria in cambio dell'Altissimo Adige?

5) Risiko per davero
E se, per estensione, si tornasse a risolvere i conflitti come nell'Iliade, ossia un eroe (o una squadra di eroi, soldati di alto lignaggio e grandi abilità) contro un eroe, ed il vincitore prende tutto senza rancore e senza ulteriori spargimenti di sangue? La Geopolitica si evolverebbe in una sorta di Scacchiera, con cui le varie nazioni schierano un solo soldato per interi conflitti regionali, chi ha più soldati speciali da dispiegare in regioni chiave preconcordate (che sono come i quadrati degli Scacchi) vince, praticamente è un mondo in cui il Risiko e Civilization sono fedeli rappresentazioni della tattica militare. E se l'arte della guerra, dopo secoli di questa tradizione, continuasse a venire contenuta, glorificata e ritualizzata, fino a rendere il conflitto fra due nazioni un evento sportivo, in cui in un grande Colosseo tutti i grandi nobili si riuniscono a guardare i campioni affrontarsi, e magari in un torneo a decidere la prossima superpotenza, e dove magari maggiori vittorie equivalgono a maggiori privilegi in risorse, come negli Hunger Games? In un futuro non molto lontano le guerre sarebbero eventi annuali in cui ogni nazione manda i propri campioni a scannarsi in un grande torneo. L'evento, trattato come sport e come addestramento comune (tipo Torneo Chuunin) è in realtà una forma contenuta e burocraticizzata di guerra. Tra l'altro soccorrere in solo perdente alla volta è molto più semplice.

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Tommaso riprende la parola:

6) Il Mio regno per una torta al cioccolato
A Carlo II di Spagna, piaceva tantissimo il cioccolato; ora, e se ignorando ogni cosiglio, decide di nominare erede al trono di Spagna chi, fra i vari aventi diritto, gli porterà il miglior dolce al Cioccolato? Chi disponeva dei migliori Pasticcieri? Flippo d'Anjou, Carlo d'Austria, Carlo Emanuele di Savoia o altri eredi più remoti?

7) La Scommessa di Barletta
Dopo la vittoria del 1502, durante un abboccamento fra i Re Ferdinando e Luigi a Barletta, nel 1503, Ettore Fieramosca dichiara chei suoi Italiani possono battere non solo i Francesi e gli spagnoli separati, ma anche in superiorità numerica; Re Ferdinando e Re Luigi, convinti che Fieramosca parli con la voce dell'alcol, scommettono contro un anno di servizio gratuito del capitano di ventura, l'intero Regno di Napoli; Nella sfida impossibile di Barletta 13 Cavalieri Italiani sconfiggono 26 avversari, 13 francesi e e 13 Spagnoli, ed Ettore I Fieramosca è incoronato Re di Napoli. Re popolare e battagliero, saprà mantenere i suoi domini liberi dagli stranieri, e porrà le basi per un'unità italiana che parta dal Sud.

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Non poteva mancare il contributo di Iacopo:

8) Come i Sindhi di Ypres
C'è una leggenda sulla Battaglia di Ypres. Si dice che alcuni soldati Sindhi (altri parlano di kanauji mussulmani), rimasti privi di ufficiali e disposti a tutto pur di tornare a casa, lontani finalmente dal freddo e dal fango d'Europa, avessero stabilito di mutilarsi del pollice e dell'indice, rendendosi inabili all'uso del fucile. Pare che un intero plotone abbia compiuto questo sacrificio... e che sia stato congedato senza troppo clamore.
E se la voce si diffonde e la pratica diventa endemica? Durante i mesi più duri del 1916 a centinaia di migliaia, se non a milioni, si mutilano pur di non rendersi più complici né vittime del massacro. La notizia si diffonde tra le popolazioni civili... l'atto è considerato diserzione, ma presto le proporzioni della cosa sfuggono alle possibilità di controllo di ogni polizia militare.

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Anche il grande Bhrihskwobhloukstroy dice la sua:

9) Il Sacro Romano Impero degli Stati Uniti d'America
Il 4. febbraio 1789 viene eletto, a risicata maggioranza, Presidente degli Stati Uniti d'America il Sacro Romano Imperatore Giuseppe II (ormai prossimo al proprio ultimo anno di vita). In quanto alleato di Luigi XVI, fratello di Maria Antonietta e Sovrano Feudale di Giorgio III di Hannover, nonché convinto sostenitore di Idee Illuministiche, rappresenta un fattore di ravvicinamento fra Stati Uniti e Francia da una lato e Gran Bretagna dall'altro.
Entro il 1793 si succedono come Vicepresidenti i Re dei Romani eletti Sacri Romani Imperatori, Leopoldo II (I) e Francesco II (I), che diventa Presidente per tre Mandati e nel 1804 diventa Imperatore; altrimenti si può introdurre in anticipo un Emendamento simile al Ventiduesimo, ma contemporaneamente una sorta di Seniorato Ereditario, per cui sono Presidenti per due Mandati ciascuno Ferdinando (I) dal 1801 al 1809, l'Arciduca Carlo (I) d'Austria-Teschen nel 1809-1817, l'Arciduca Giuseppe (II) Antonio Giovanni 1817-1825, l'Arciduca Giovanni (I) d'Austria 1825-1833, l'Arciduca Ranieri (I) Giuseppe d'Austria (nonno materno di Umberto I) 1833-1841, Ludovico (I) 1841-1849, poi i figli di Francesco I: Ferdinando (II) 1849-1857 (che non abdica da questa carica) e Francesco II Carlo 1857-1865 (che pure non abdica), dopodiché suo figlio Francesco Giuseppe I 1865-1873, giusto in tempo per salvare la vita al fratello Massimiliano, con cui avviene l'Unione Personale col Messico 1873-1881, quindi Carlo (II) Ludovico 1881-1889, appena in tempo per evitare l'assassinio (mascherato da suicidio) di Rodolfo (I), Presidente appunto dal 1889 al 1897, dopo di cui Francesco Ferdinando 1897-1905 e il fratello Ottone, morto al primo anno di carica (1906) e al quale succede il giovane figlio Carlo (III) dapprima come Vicepresidente e poi come Presidente fino al 1917 (dal 1916 in Unione Personale con l'Austria, per la seconda volta dal il 1801 dopo gli otto anni di Francesco Giuseppe, 1865-1873, a meno che Francesco Ferdinando non venga ucciso o addirittura Rodolfo viva fino al 1940 circa).
A questo punto, essendo Massimiliano di Hohenberg ancora minorenne e l'Arciduca Ottone infante, subentrano gli Asburgo-Lorena di Toscana, Leopoldo (I) Wölfling 1917-1925, Giuseppe III Ferdinando 1925-1933, Pietro Ferdinando 1933-1941, Enrico Ferdinando 1941-1949, Goffredo 1949-1957, Leopoldo II († 1958) e il suo Vicepresidente nonché fratello Antonio fino al 1969, Francesco Giuseppe II (morto nel 1975 durante il secondo Mandato) e il cugino di terzo grado Ulrico fino al 1985, Federico Salvatore 1985-1993, Andrea Salvatore 1993-2001, Marco Emanuele 2001-2009, Giovanni II Massimiliano 2009-2017 e da quest'anno presumibilmente Michele Salvatore d'Asburgo-Lorena-Toscana.
Se Massimiliano vive fino al 1900 circa, l'Impero del Messico passa a Rodolfo fino al 1940 oppure a Francesco Ferdinando e dal 1914 a Carlo I (fino al 1957? Poi a Ottone I e dal 2011 a Carlo II), altrimenti – se Francesco Ferdinando vive fino al 1933 circa – a Massimiliano di Hohenberg († 1962), quindi ai figli Francesco († 1977) e Giorgio (attualmente ottantottenne) d'Asburgo-Lorena-Este.
Mi pare evidente che con gli Stati Uniti e il Messico verosimilmente Alleati degli Imperi Centrali (non è come per gli Hohenzollern in Romania; in questo caso il Presidente degli Stati Uniti nel 1914 è l’Erede al Trono Austro-Ungarico!) la Prima Guerra Mondiale, se scoppia, viene vinta da questi ultimi e non ve ne segue una Seconda (perlomeno non fra Imperi Centrali e Francia o Gran Bretagna; la Polonia rimane Reggenza), anche perché gli Stati Uniti di sicuro e probabilmente anche il Messico fanno parte dell’Unione Mitteleuropea dal 1916. Per inciso, la campagna di snazionalizzazione antitedesca storicamente iniziata nel 1917 non ha luogo e quindi il 70% dei Cittadini Statunitensi che dichiara di essere di origine tedesca mantiene il proprio cognome (compreso Donald Trumpf). Mi piace rilevare che l’idea di un Seniorato Ereditario a scadenza è ancora più folle di un’Unione Personale di Imperi a vita Ereditarî, per cui una volta tanto la mia preferenza per l’Unione Imperiale non è la meno probabile...
Comunque mi diverte l’idea che a Solferino e sicuramente a Custoza nel 1866 gli Italiani si trovino di fronte l’Esercito Statunitense (Francesco Giuseppe I – sicuramente convinto antischiavista – viene eletto Presidente proprio al termine della Guerra di Secessione) e altrettanto i Prussiani a Sadowa / Sadová, mentre durante la Guerra Civile le Truppe dell’Unione si sarebbero ritorvate contro anche la Brigata Confederata di circa 2000 (o solo 880?) ‘Volontarî’ ex-Prigionieri Borbonici di Garibaldi.
È facile intuire a chi è dedicata questa ucronia toscano-lorenese paradossalmente repubblicana, anche se l’Unione Personale con Firenze si verifica solo fra il 1917 e il 1925 con Leopoldo (I) Wölfling, fra il 1949 e il 1957 con Goffredo e nel 1984-1985 con Ulrico; ritengo di poter dare per probabile la Restaurazione, nel 1866, degli Stati di prima del 1859-1861, con la creazione della Duplice Confederazione Tedesca e Italica, che dei Territorî Asburgici europei avrebbe incluso, come ipotesi minimalistica, nella prima solo la Cisleithania (compresi il Trentino, Gorizia, Trieste, tutta l’Istria e la Dalmazia fino a Cattaro) e nella seconda solo il Lombardo-Veneto (nonché ovviamente Modena-Reggio e la Toscana), come ipotesi massimalistica in entrambe le Confederazioni l’intera Quadruplice Monarchia (Austria-Ungheria + Lombardo-Veneto) e sempre naturalmente Modena-Reggio e Toscana (in qualsiasi caso il Regno di Sardegna almeno dal 1882, se non già dall’accessione di Umberto I al Trono; Re di Spagna il Conte di Montizón o Leopoldo di Hohenzollern o Amedeo di Savoia).
Sotto Giuseppe II non avverrebbe la rettifica di confine col Canada del 1818; sotto Ludovico I avrebbero luogo le grandi espansioni del Texas (1845), Oregon (1846) e Nuovo Messico (1848). In seguito:

1867: Francesco Giuseppe I acquista l’Alaska dalla Russia; Dottrina dei Due Imperatori (Massimiliano e Francesco Giuseppe) a favore della Restaurazione dell’Unità Ispanoamericana sotto la Casa d’Asburgo.

1867-1870: guerra civile in Venezuela; riannessione dello Stato alla Nuova Spagna.

1867-1880: guerra civile in Colombia; Restaurazione del Regno di Nuova Granada, in Unione Personale con la Nuova Spagna.

1870-1872: lotta intestina fra Blancos e Colorados in Uruguay; Unione Personale con la Nuova Spagna.

1872-1912: periodo di instabilità politica in Paraguay; Unione Personale con la Nuova Spagna.

1875-1895: periodo di instabilità politica e lotta fra Liberali e Conservatori in Ecuador; riannessione dello Stato alla Nuova Granada.

1890-1895: periodo di instabilità politica in Perù; Restaurazione del Regno del Perú, in Unione Personale con la Nuova Spagna.

1891: guerra civile in Cile; riannessione dello Stato al Perú.

1895: Unione fra Nicaragua, El Salvador e Honduras.

1898: rivolta de La Paz in Bolivia; riannessione dello Stato al Perú.

1900-1910: il confine brasiliano con la Nuova Spagna, la Nuova Granada e il Perú rimane immutato.

1903: mancata Secessione di Panamá dalla Nuova Granada.

1907: riannessione dell’America Centrale alla Nuova Spagna.

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MorteBianca gli tiene dietro:

Un Regno Napoleonico d'America? Questa sì che è una follia! Ecco le due premesse per l'ucronia:

1) La Rivoluzione Americana non fallisce e neanche comincia proprio. I leader della rivoluzione semplicemene non si organizzano, le condizioni della rivolta restano tali e quali ma la necessità rivoluzionaria ci sarà solo dopo.

2) La Rivoluzione Francese avviene lo stesso nonostante la mancanza della sua sorella maggiore americana. Lafayette non sarà così influente per i rivoluzionari e sarà meno modellata attorno all'esempio americano.

Il fervore rivoluzionario, seguendo l'esempio francese, si diffonde in tutto il mondo, ed anche nel Nuovo Mondo.
Nelle 13 colonie numerosi filosofi e membri dell'alta borghesia e la piccola aristocrazia locale iniziano a venire ispirati da ciò che i loro confratelli francesi stanno facendo. Numerosi leader rivoltosi iniziano a parlare francese e citare filosofi e politici francesi, in generale si diffonde il detto "Nessuna tassazione senza rappresentazione". Il sentimento anti-monarchico ed anti-colonialista diventa presto anti-inglese, e quindi pro-francese e pro-rivoluzionario. La Francia rivoluzionaria ovviamente non ha le forze per mandare truppe in america, la Nuova Francia è semplicemente fedele al nuovo governo repubblicano e si difende dalle ingerenze inglesi, ostacolate dalle rivolte nelle tredici colonie e dagli indiani.
Con l'arrivo di Napoleone però le cose cambiano. Le sue vittorie una dopo l'altra conquistano diverse nazioni prima indipendenti e le portano sotto un regime repubblicano e filo-francese, diffondendo gli ideali liberali e democratici.
In particolare Napoleone intendeva proclamarsi il conquistatore dei due mondi, tanto che organizzò una spedizione navale fino al Nord America per rompere il dominio coloniale britannico. Tuttavia la flotta britannica riuscì a distruggere quella francese dopo il suo arrivo, lasciando Napoleone bloccato sul nuovo continente, da cui però diede filo da torcere agli inglesi in terra: firmò accordi commerciali e militari con le tribù indiane, sedendo addirittura nelle tende dei loro massimi capi e convincendoli ad unirsi alla sua causa promettendo loro autodeterminazione ed emancipazione dal crescente dominio coloniale. Napoleone supportò inoltre i rivoltosi americani fino a marciare su New York, e poi giù per tutte le tredici colonie. Nacque così la Repubblica Federale Americana, repubblica sorella con importanti rapporti alla colonia americana. Thomas Jefferson divenne Presidente, dichiarandosi ferreo alleato della francia rivoluzionaria.
Quando Napoleone si autoproclamò imperatore e ripianificò il suo impero geopolitico, anche l'America subì un profondo cambiamento: la Federazione e la Nuova Francia vennero accorpate in una sola nazione, il Regno Americano, in mano a Luigi Bonaparte. Gran parte della costituzione della Federazione venne integrata in quella del nuovo regno per accontentare gli americani. Quando Napoleone invase la Russia aveva inizialmente pensato ad una ipotetica risalita dell'esercito americano fino all'Alaska, cosa poi rifiutata. Durante la breve occupazione di Mosca, quando Napoleone si proclamò nuovo Tzar di tutte le russie, assegnò l'Alaska a Luigi (occupazione totalmente nominale). Quando l'impero napoleonico in europa iniziò a collassare Luigi non potè fare a meno di notare che invece il suo di impero se la passava molto bene, relativamente chiuso nel suo dominio territoriale, era in vantaggio sul Canada inglese e l'unico vero problema erano gli indigeni ora ostili verso il nuovo ed ennesimo dominio menefreghista. Luigi, sotto pressione di numerosi consiglieri e politici americani filo-inglesi e neutralisti, decide per la neutralità, pur supportando Napoleone fino alla fine.
Come per Napoli e la Svezia la nuova monarchia venne riconosciuta e mantenuta senza sostanziali cambiamenti, anche perché con la colonizzazione del West si stava lentamente espandendo e civilizzando in una nuova superpotenza.
Luigi mantenne fino alla fine dei suoi giorni una relazione ottima con i suoi sudditi. Fece inglesizzare il suo nome in Lewis I Napoleon, obbligò i suoi consiglieri a prendere cittadinanza americana ed impose l'inglese come lingua. Nonostante ciò in questo periodo il Regno Americano subì una francesizzazione non indifferente, dalle scuole ai nomi delle città. Luigi governò con autonomia rispetto alla Francia anche prima del suo tradimento, e fu sempre vicino al suo popolo durante catastrofi e momenti di disagio, tanto da venire soprannominato Luigi il Buono. Luigi si informò molto sulla sua nuova patria ed istituì numerose riforme civili ed agrarie che aiutarono l'economia a fiorire. Temeva più di ogni altra cosa di venire considerato un tiranno stranieri, tanto che al suo discorso iniziale disse "Anche se sono nato in Francia, ho promesso di proteggere gli interessi dei miei sudditi", rispecchiando l'idea rivoluzionaria di consenso popolare alla base di qualsiasi capo di stato (Anche monarchico).
Egli era inoltre membro della Massoneria, visto di buon grado da numerosi rivoluzionari che volevano però mantenere i propri domini terrieri ed i propri interessi, inoltre non sembrava interessato ad estendere il dominio reale e della sua corte, lasciando un parlamento molto liberale ad auto-gestire la nazione. Alla sua morte si aprì il problema della successione. Taluni favorivano Luigi Napoleone (attivo membro dei Carbonari con esperienze rivoluzionarie), altri Carlo Luigi. Per la legge salica era Luigi ad avere il diritto al trono, ma il parlamento pieno di Democratici-Repubblicani (che si proclamavano discendenti dalla linea di Thomas Jefferson stesso) proclamarono che, sebbene fosse impensabile una nazione senza un monarca, gli Stati Uniti garantivano l'uguaglianza di tutti i cittadini ed il primato della democrazia. Il Re dunque andava confermato dal parlamento. Alla fine Carlo e Luigi si scontrarono attivamente in politica, scendendo anche nelle piazze per raccogliere consensi. Fondamentale per la decisione del futuro monarca fu però la spaccatura nel partito dei democratici-repubblicani, che si divise appunto fra Democratici (sostenitori della volontà popolare, pro-schiavismo, liberali) e dei Repubblicani (Dirigisti, anti-schiavisti, elitaristi).
Luigi era un uomo educato ed altolocato, amato dai nobili e dalla classe alta, ma le classi emergenti avevano tutt'altro gusto e finirono per portare in trionfo il giovane Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, con il nome di Charles I Napoleon of America, che fu il principale sostenitore dei Moti del 48 in Europa, l'America divenne la principale fonte di liberalismo ed il principale endorser di questa ideologia. Per non scontentare i Repubblicani tuttavia, Carlo scelse il suo fratello maggiore ed ex avversario come Vicerè, tradizione che permase a lungo e permise alla monarchia Bonaparte di detenere numerose cariche politiche sotto controllo comune, caso unico e furbesco nella storia delle monarchie, ma che avrà il difetto di causare faide e profonde divisioni, come vedremo fra poco.
Carlo fu fortemente patriottista ed espansionista, sotto di lui la dottrina del Destino Manifesto lo portò ad espandere il Regno ad Ovest a discapito degli Indiani, ma anche a sottrarre sempre più colonie caraibiche alla spagna ed a supportare i moti indipendentistici e liberali nel Sud America. 
Arrivò al punto da supportare attivamente le mire americane verso il Messico, prima supportando il Texas (dove insediò una monarchia filo-americana sotto il controllo del figlio Eugenio I del Texas, poi annessa ufficialmente (ma da quel momento permane l'abitudine dinastica di lasciare i principi governare il Texas fino a quando non arrivano al trono. Se in quel momento il principe non ha un figlio, sarà lo zio più vicino ad ottenerlo), e poi supportando Massimiliano I d'Asburgo (con cui aveva legami geopolitici e matrimoniali) da vicino nella sua dittatura. Ora l'America aveva la sua prima nazione vassalla.
La causa della caduta di Carlo fu però la Guerra di Successione Americana. Le mire espansionistiche di carlo si attirarono le furie delle nazioni europee, in particolare della nascente Prussia. Carlo non nascondeva di avere una grande attrazione per il perduto trono francese, su cui mettere uno dei suoi figli e ricreare l'impero dell'antenato Napoleone. L'emergente Prussia però contrastò attivamente i suoi piani insieme all'Inghilterra, ed i suoi tentativi di supporto geopolitico negli equilibri europei si risolsero in svariati fallimenti. Il suo intervento in Italia in particolare fu disastroso nonostante il supporto di Garibaldi.
A questo punto l'opposizione in patria era in perenne crescita, ed alcuni si domandarono se non fosse possibile mandare in "Pensione" il monarca prima della sua morte e sostituirlo con l'erede (da scegliere tramite elezione). In particolare i sostenitori di tale tesi erano i Repubblicani nel Nord, che in questo lungo dominio Democratico stavano ascendendo sotto la figura carismatica di Lincoln e sull'onda dell'antischiavismo, molto popolare al Nord. Lincoln (come capo del Partito Republicano) fece numerose leggi (con la maggioranza repubblicana) che frustravano l'economia schiavista, estremamente impopolari al Sud. Il Re non nascondeva la sua aperta ostilità al suo rivale ed alle sue idee palesemente (appunto) repubblicane. Lincoln spesso parlava apertamente di come una Repubblica potesse essere migliore e di come, in ogni caso, dovesse esserci almeno un Vicerè che non è membro della famiglia reale, pur continuando a supportare Luigi come suo pupazzo. Alla fine si arrivò al punto di rottura quando il Congresso entrò nell'enpasse più comico e drammatico al tempo stesso della storia: Lincoln ottenne tanti di quei consensi da essere a tutti gli effetti capace di imporre la fine della schiavitù, ed arrivò a proporla in Congresso. Una discussione tesa, dibattiti, litigi, discorsi epici, ed infine la votazione. La mozione ottenne la maggioranza decisiva, e venne spedita al Re per firmarla. Il Re rifiutò rimandandola indietro. Di nuovo discussioni, di nuovo litigi, i Democratici erano ancora più furenti. Alla fine la mozione passò di nuovo con una maggioranza risicata, venne presentata al Re, questi la rifiutò. Era già successo un paio di volte che il Re rifiutasse per due volte. Solitamente la mozione a questo punto o decadeva per impopolarità o veniva ridisegnata in modo radicalmente diverso, oppure il Re la accettava per benevolenza. Non questa volta. Il Re rifiutò per la terza volta. La Costituzione non diceva nulla in proposito, il Re poteva rifiutare tutte le volte che voleva, ed aveva dominio assoluto in tale decisione. Il Congresso d'altronde poteva continuare a proporgliela, all'infinito, in un loop legale in cui, di sostanza, fino al "Sì" del Re la legge non sarebbe passata. Di fatto, per la Costituzione, il Re aveva un potere sovra-costituzionale di rifiutare una legge. Ciò fece infuriare i Repubblicani che gridarono alla tirannia, proclamarono il Re decaduto ed imposero come successore non Eugenio (risaputamente pro-schiavista essendo principe del Texas), bensì suo figlio Giuseppe, dichiarando Eugenio non adatto a governare.
Scoppiò così la guerra di Successione Americana, fra l'Unione Reale del Nord (governata da Giuseppe, giovanissimo). L'Inghilterra supportò attivamente il Nord per convenienza.
Alla fine il Sud venne sconfitto e Joseph I Napoleon of America ascese al trono. La schiavitù venne abolita, per ricucire la piaga però Joseph sposò la cugina (in modo da riunire i Napoleone del Nord ed i Napoleone del Sud) e prese Eugenio come suo primo ministro. Questi si vendicò però sulla popolazione di colore supportando attivamente il segregazionismo e le leggi che impedivano alle persone di colore ogni accesso al voto.
Joseph fu tuttosommato un conservatore, e sotto di lui si verificò quella bislacca epoca che fu la Ricostruzione, in cui i Democratici frustrarono l'emancipazione rendendo i neri praticamente dei neo-schiavi in condizioni quasi peggiori di prima, mentre i Repubblicani impotenti lasciavano numerosi afroamericani privi di lavoro in una società che li aveva abituati a vivere come servi, fu inoltre il primo monarca ad essere nato nel Regno Americano ed educato completamente alla cultura americana, parlando l'inglese come prima lingua. Proseguì l'espansionismo americano ai danni delle isole nel pacifico, del Canada, dell'Alaska, dei caraibi e rafforzando la stretta economica sul Sud America. Per via dei suoi modi altolocati, nobiliari, conservatori e le sue smanie di grandezza sull'Europa si autodefiniva Imperatore, con un suo vero e proprio impero e sfere di influenza. Il re venne succeduto da Victor I Napoleon of America, il quale rinunciò per sempre ad ogni titolo europeo giusto per evidenziare quanto fosse invece americano ed amico degli americani. Definito l'Ultimo Monarca Democratico, vide comunque importanti lotte per i diritti civili degli afroamericani e delle donne, a cui si oppose con moderazione. La sua visione della società era ancora quella di una monarchia tradizionale cattolica con un ruolo importante della nobiltà, una visione che strideva però con le aspettative moderne dei sudditi.
Pian piano sotto il suo regno iniziò però ad avvenire un lento shifting di posizioni politiche: i Repubblicani, al potere a lungo, erano ormai nobili e potenti borghesi, e finirono per diventare il nuovo partito dell'elites. Pensavano di aver già fatto abbastanza per gli afroamericani, ed iniziarono a supportare attivamente il liberismo. I Democratici invece smisero la propria lotta contro l'emancipazione, arrivando anzi a chiedere un ruolo maggiore del governo nel lottare contro la povertà anche degli afroamericani, diventando il partito del popolo ancora una volta e dell'uomo comune. I due partiti comunque sui diritti civili avevano posizioni che variavano regionalmente. Victor inoltre cambiò numerose volte il suo Vicerè per accomodare le maggioranze. Sotto di lui la famiglia reale ebbe una tendenza sempre maggiore a cercare di attirare il consenso, a fare campagna elettorale e "guadagnarsi" i posti, arrivando a sposare importanti membri della politica e dell'economia per ottenere numerosi appoggi. Di contro questa politica matrimoniale con cui i Bonaparte volevano ottenere le posizioni chiave allargò il concetto di "Bonapartismo", ormai molto politici potevano vantare legami con la famiglia reale e quindi ottenere di diventare Vicerè, cosa che Victor supportò sapientemente in uno spirito meritocratico e democratico, ottenendo validi Vicerè che gestirono la nazione con saggezza.
Alla morte di Victor salì al trono Luigi II, il Re Nero.
Luigi ebbe la sventura di essere sul trono dopo un re longevo come Victor e di governare al momento della tragica crisi del 29, data dall'eccessivo ottimismo nel capitalismo e nel modello liberista, che trovò la nazione del tutto impreparata e priva di strutture sociali adatte ad aiutare i disoccupati ed i poveri. La situazione fu così drammatica che Luigi venne costretto ad abdicare (anche per la sua incompetenza nello scegliere uomini di partito, parenti stretti ed amici pur di ritardare la sua decaduta, quelli che vengono definiti "piccoli eredi", ossia lontani parenti, amici e cugini messi come ministri o anche Vicerè pur di non dover passare il trono a proprio figlio) in favore Carlo II Napoleone-Asburgo (del Messico), ma non prima di averlo mantenuto come Vicerè per moltissimo tempo, facendo perdere alla figura del monarca gran parte delle proprie prerogative e del proprio prestigio, ma rimaneva comunque il simbolo di unità nazionale, così come lo fu nei suoi discorsi per la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, per poi venire succeduto in anticipo da Carlo che ormai da tempo dominava il regno. Questi era un democratico (come dice anche il nome), ed intendeva riportare in auge il controllo monarchico ad ogni costo e l'intervento del governo in economia. Sotto di lui i democratici costruirono il primo vero Wellfare per l'America e con il New Deal riuscirono, lentamente, a riportare gli Stati Uniti alla loro gloria originale. Carlo mantenne il controllo ancora a lungo e favorì (direttamente ed indirettamente) i diritti civili americani, concedendo loro il voto e lottando contro il segregazionismo. I Democratici divennero definitivamente la Sinistra americana. Il suo dominio proseguì a lungo nel corso della Guerra Fredda, man mano però che i repubblicani iniziavano ad ottenere sempre più potere al Sud, cambiando la propria piattaforma in senso contrario a quello democratico ed intercettando i bianchi razzisti. In particolare furono fautori di tale politica il figlio di Carlo, Giorgio I Bush-Napoleone del Texas ed il suo mentore, Richard Nixon. Iniziò un dominio repubblicano sempre più affermato, che portò infine all'abdicazione di Carlo II e al dominio di Giorgio, che si contraddistingueva per essere non solo il primo non-Napoleone a salire al trono (non era il primo a ricoprire una carica istituzionale), ma anche per non essere un nobile di sangue propriamente detto, bensì un Nobile di Toga (la sua famiglia era nel campo del petrolio). Fu con Giorgio che gli Stati Uniti conobbero un'ondata di conservatorismo e nazionalismo nella loro influenza anti-comunista nel mondo.
A Succedere a Giorgio I fu Giorgio II, suo figlio. Inizialmente poco carismatico, ottenne molto supporto popolare con la caduta delle Torri Reali di New York, che usò come scusante per le sue attività in Medio Oriente, che si scoprirono però essere basate su accuse false e su interessi reali della famiglia Bush sul petrolio arabo. Bush perse di credibilità, dovendo cedere il Vicereame ad Al Gore, primo non nobile (di nessun tipo) ad ottenere la carica in America, che aveva in precedenza sconfitto nella corsa alla carica nonostante questi avesse vinto il voto popolare/democratico.
Con Al Gore inizia un lungo dominio democratico e risorgono, ironicamente, i pensieri repubblicani, c'è chi pensa che sia ora di finirla con questa monarchia (ormai inutile, blanda e di scarsa definizione dinastica). Al Gore ha una stretta collaborazione con Hilary Clinton, Principessa del Texas (non è la prima volta che una donna ottiene questo titolo), e c'è chi ritiene maturo il tempo per una prima Regina d'America. Il Congresso in teoria più eleggere chiunque sia maschio, tuttavia la Clinton vanta una vicinanza di successione alla dinastia originaria molto più forte di Jeb I Bush-Napoleone della Florida. Dato che in questa monarchia i vari rami delle varie famiglie si affrontano fra di loro per competere per il trono, nessuna famiglia ha una importanza maggiore delle altre, sebbene la Continuità sia tenuta sotto considerazione (ma di recente anche disprezzo). Il Ramo Bush è ora in disgrazia, quello Clinton in ascesa. Hilary porta inoltre come Vicerè Barack Washington, primo afroamericano (nobile di nascita) che potrebbe ottenere la carica. I due stravincono le elezioni insieme, ma a fronteggiarli ora si prepara Donald Trump-Asburgo I di New York ed il suo Vicepresidente Mike Pence, e Donald è intenzionato a rendere l'America di nuovo grande, il Vicereame (ed i ministeri ed il congresso in generale) di nuovo nobiliare, e la monarchia di nuovo assoluta.

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E ora, spazio a questa follia di William Riker, scritta di getto il 1° aprile 2021:

Dall'archivo di "Repubblica":

A giugno aveva festeggiato i 133 anni
È morto nella notte nella sua casa di Valdicastello

Addio a Dante Carducci,
il decano dell'umanità

Dante Carducci nel 1919

LUCCA - Dante Carducci aveva festeggiato i suoi 133 anni pubblicando una nuova poesia, come suo solito. Era diventata ormai una tradizione per colui che non solo era il decano dei poeti italiani, ma anzi quello dell'umanità intera, quella di spegnere le candeline con una nuova poesia: ben pochi possono vantare una carriera letteraria come la sua. Fino all'ultimo non ha mai smesso di scrivere: malgrado l'età straordinaria, non ha mai perso colpi: "Nonno è rimasto lucido fino all'ultimo" ha dichiarato il pronipote prediletto Giosuè, "tanto che l'altra sera ha accettato volentieri di farsi intervistare alla radio". Poi ieri, nella serata del 9 novembre 2000, ha accusato un improvviso malore, che ha reso necessario il ricovero all'Ospedale San Luca, dove si è spento serenamente nella notte.

La salma è stata portata nella camera mortuaria dell'ospedale, in attesa della decisione della famiglia sull'allestimento della camera ardente e sui funerali, che dovrebbero svolgersi tra due giorni. Dante Carducci è stato assistito fino all'ultimo dalla terza moglie, Alda Merini, insieme ai suoi nipoti e pronipoti, tra cui per l'appunto il prediletto Giosuè, regista di grande successo.

Ma ciò che più stupisce di Dante Carducci è la sua straordinaria longevità: essendo nato il 21 giugno 1867, è vissuto la bellezza di 48.719 giorni, ossia 133 anni, 4 mesi e 19 giorni! Si tratta senz'altro dell'essere umano più longevo mai vissuto sulla Terra; alcuni cittadini indiani asseriscono di aver superato l'età di 140 anni, ma le notizie su di loro non sono sicure, a differenza di quelle del figlio di Giosuè Carducci. Per questo Dante, sopravvissuto oltre 93 anni al suo illustre padre. è stato oggetto di studi da parte di biologi e gerontologi di tutto il mondo.

Eppure Dante rischiò di morire di tifo all'età di soli tre anni. Superata la grave malattia, con gran sollievo del padre che aveva già subito la perdita del fratello (a quest'ultimo Giosuè Carducci dedicò la poesia "Pianto antico"), Dante divenne un grande intellettuale come suo padre, militò nelle file della Sinistra di Agostino Depretis e, dal 28 marzo 1905 al l'8 febbraio 1906, fu Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia. Intanto, pubblicava importanti raccolte poetiche tra cui un vasto poema epico dedicato al Risorgimento italiano. Acceso interventista nella Grande Guerra, fu Ministro della Guerra con il Presidente del Consiglio Antonio Salandra e partecipò al Congresso di Pace di Parigi, dove riuscì a far assegnare la città di Fiume all'Italia. Fu invece assai avverso al regime di Mussolini, durante il quale si ritirò dalla vita politica. Fu amico di Benedetto Croce e dei Fratelli Rosselli, e attorno a lui e alla sua celebre rivista "La Critica" si strinse l'opposizione politica interna al Fascismo, che non osò mai perseguitarlo. Inoltre si oppose alle Leggi Razziali e all'alleanza con Adolf Hitler. Durante l'occupazione nazista si rifugiò in Svizzera, per poi rientrare in patria dopo la Liberazione. Esponente di punta del Partito Liberale, venne eletto all'Assemblea Costituente e fu Ministro della Cultura del IV e V Governo de Gasperi. Benché si professasse agnostico, è passata alla storia la sua amicizia con Papa Giovanni XXIII. Insegnò all'Università di Studi di Milano dal 1904 al 1964, e moltissimi intellettuali ancor oggi si considerano suoi allievi, fra cui Norberto Bobbio e Carlo Bo. Tra gli altri, poté vantare l'amicizia con Pablo Neruda e Jorge Luis Borges. Il suo centesimo compleanno, il 21 giugno 1967, fu festeggiato in tutta Italia e in buona parte del mondo, tanto che in quell'anno, come il padre, gli fu assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. In molti nel 1987 hanno salutato e invidiato i suoi centoventi anni, e tra un omaggio e l'altro ha raccontato, in un'intervista a Repubblica, la sua lunga, intensa e brillante carriera. Per lui il governo italiano ha decretato tre giorni di lutto nazionale.

Buon viaggio, Dante, decano dell'umanità e della sua cultura.

(10 novembre 2000)

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Scusate, dimenticavo... pesce d'aprile!!!  :-)

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In seguito Bhrihskwobhloukstroy ha aggiunto:

So che non è follia ma visionarietà, tuttavia io propongo anche quanto segue. Intorno al 150 d.C. il diciottenne Liú Zhì, in quanto Sua Maestà Imperiale Altezza Serenissima e Figlio del Cielo, l'Imperatore (Huángdì) Wēizōng (poi Xiàohuán, più noto come Hàn Huán Dì, 132-168), invita i proprî tributarî, l'Imperatore dei Kuśānāh Vāsiška (se regnante dal 140 al 160 ca.) e il Re dei Re, Re dei Parti e Re delle Quattro Parti del Mondo Arsace XLV ossia Vologese IV (o V, 147-193 ca.) a formare con Cesare Tito Elio Adriano Antonino Augusto Pio (138-161) una Triarchia che governi Tutto ciò che è Sotto il Cielo (Tiānxià) in armonia col Regno Centrale (Zhōngguó)!

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E William Riker aggiunge:

L'idea di Bhrihskwobhloukstroy mi riporta alla mente che, quando ancora frequentavo il Liceo, avevo immaginato un'ipotetica Conferenza di Gerusalemme, tenutasi nella primavera dell'802 d.C. e alla quale parteciperebbero ambasciatori di:

1) Carlo Magno, in qualità di Sacro Romano Imperatore (ovviamente l'ambasciatore sarebbe il fedelissimo Helmgaud, oppure il saggio e poliglotta Alcuino di York);
2) Papa Leone III (manderebbe il fido Arcivescovo Arno);
3) Irene Atenaria, in qualità di sovrana dell'Impero Romano d'Oriente (l'ambasciatore sarebbe Niceforo il Logoteta, che così non si farebbe venire ambizioni da Basileus);
4) Giovanni Galbaio, Doge di Venezia (manderebbe il figlio Maurizio II);
5) Alfonso II, Re delle Asturie (verrebbe rappresentato da Bernardo del Carpio);
6) Beorhtric, Re del Wessex (suo inviato sarebbe il principe Lulla);
7) Anblothae, Re di Danimarca (l'Amleto di Shakespeare), che ha appena ucciso lo zio Feng (il Claudio di Shakespeare) per vendicare il padre Horwendill, succedendogli sul trono di Helsingør (Elsinore) come sovrano legittimo (egli invierebbe Wiglek, il Polonio di Shakespeare);
8) Krum, Khan dei Bulgari (potrebbe benissimo presentarsi di persona!);
9) ’al-Ḥakam ’ibn Hišām, emiro di Cordova della dinastia Omayyade (l'inviato sarebbe ʿAmrūs ibn Yūsuf, l'Amorroz delle cronache franche);
10) Hārūn al-Rashīd, quinto Califfo della dinastia Abbaside, noto come protagonista delle Mille e Una Notte (ambasciatore sarebbe il suo Gran Visir e precettore Yaḥyā ’ibn Ḫālid);
11) Idrīs II bin Idrīs bin ʿAbd Allāh bin al-Ḥasan, Sultano del Marocco (naturalmente invierebbe a Gerusalemme il suo ex tutore Abū Khalīl al-ʿAbdī):
12) Mayan Dyabe Cissa, Re del Ghana (manderebbe un suo fidato alto dignitario);
13) Ged'a Djan, re di Axum in Etiopia (come suo ambasciatore manderebbe il figlio Dil Na'od);
14) Obadiah, Khan dei Cazari (mi sa che anche lui andrebbe di persona);
15) Qutlugh, Khan degli Uighuri (non ho la più pallida idea di chi potrebbe inviare);
16) Govinda III, sovrano dell'impero Rashtrakuta, esteso a buona parte dell'India (anche qui l'ambasciatore è da decidersi);
17) Dharmapala, sovrano dell'Impero Pala, esteso alla regione del Bengala (pure in questo caso è ignoto il nome dell'emissario);
18) Jayavarman II, appena incoronato Devaraja (monarca divino) dell'Impero Khmer (probabilmente manderebbe a Gerusalemme il Sommo Sacerdote Sivakaivalya che lo ha incoronato);
19) Saratatungga, sovrano buddista di Srivijaya sull'isola di Sumatra (manderebbe suo figlio Balaputra);
20) Dezong (
唐德宗), sovrano della Cina appartenente alla Dinastia Tang (egli manderebbe l'Erede al Trono Lǐ Sòng, futuro Imperatore Shùnzōng);
21) Aejang (
애장왕), re di Silla e sovrano di Corea (l'inviato a Gerusalemme sarebbe suo zio Kim Eon-seung);
22) Kammu Tennō (
桓武天皇), 50° imperatore del Giappone (manderebbe i due monaci viaggiatori Saicho e Kukai).

Chissà cosa potrebbe uscire fuori, da una conferenza come questa...

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A questo punto, anche Enrica S. ha voluto dire la sua:

Davvero una grandissima idea la tua, William! Non voglio essere da meno della tua "ONU ante litteram", e così ho pensato a un'analoga conferenza da tenersi nell'anno 1 d.C. (l'anno zero nel Calendario Giuliano non esiste), con emissari da parte di quasi tutto il mondo conosciuto. La riunione degli ambasciatori potrebbe tenersi a Taxila, in India, in posizione centrale rispetto all'Eurasia. Ed ecco i sovrani che manderebbero i loro rappresentanti:

1) Ottaviano Augusto, Princeps dell'Impero Romano. Questi manderà come proprio ambasciatore l'erede designato Gaio Giulio Cesare Vipsaniano, 21 anni, figlio di Giulia, a sua volta figlia del Princeps, e dell'amico fraterno Marco Vipsanio Agrippa. Lontano da Roma per lungo tempo, Gaio Cesare eviterà di essere tolto di mezzo da Livia Drusilla, succederà a Ottaviano Augusto e l'Impero si risparmierà la tirannide di Tiberio. Quest'ultimo resterà a presidiare le nuove conquiste in Germania, Arminio si troverà di fronte lui a Teutoburgo anziché l'inetto Varo, e la provincia di Germania non andrà perduta; confine romano sull'Elba ed invio di spedizioni commerciali verso lo Jutland e la Scandinavia.
2) Cunobelino, figlio di Tasciovano, Re dei Catuvellauni e di gran parte della Britannia meridionale, alleato di Augusto (sarà reso famoso da Shakespeare nella sua opera "Cymbeline"). Il suo nome significa "segugio del dio Belenos". Come ambasciatore egli manderà il genero Postumo Leonato, lui pure reso famoso da Shakespeare. Tornato dalla conferenza, Postumo Leonato convincerà Cunobelino a rompere gli indugi e ad unificare tutta la Britannia sotto il suo scettro, così da creare un forte regno che possa resistere a futuri tentativi di invasione romana.
3) Comosico, Re e Sacerdote della Dacia (di lui ci parla lo storico goto Giordane), che potrebbe mandare il giovane Scorilo, destinato a succedergli al trono. Anche in questo caso dopo la conferenza i due daranno alla Dacia una struttura burocratica sul modello dello stato romano, cosicché essa non verrà mai conquistata da Roma e invece costituirà un baluardo contro le scorrerie dei Sarmati.
4) Archelao IV, Re di Cappadocia e Sofene, che manderà il suo amico mitografo Conone (gli ha dedicato un'operetta aneddottica). Dopo la conferenza userà maggior prudenza nei confronti dei suoi sudditi e non verrà convocato a Roma per rispondere dei tumulti da lui suscitati. In tal modo anche la Cappadocia continuerà a sussistere come regno cliente di Roma, come un argine contro i Parti.
5) Pitodoride, Regina del Ponto e del Bosforo Cimmerio, che manderà il geografo Strabone di Amasea, suo amico e consigliere (chi meglio di lui conoscerà la strada per giungere a Taxila?) Dopo il ritorno di Strabone, questi la consiglierà di non sposare Archelao IV del Ponto, così da non mettere in sospetto il Senato di Roma con un'alleanza strategica tra due regni clienti. Alla morte di Pitodoride nel 38 d.C. il Ponto diverrà provincia romana, mentre suo figlio Polemone II erediterà invece il Bosforo Cimmerio, instaurandovi la dinastia Polemonide e facendo di esso un altre saldo cliente di Roma e bastione contro i popoli delle steppe.
6) Ariobarzane, Re di Armenia, appena insediato sul trono dall'imperatore Augusto dopo la cacciata di Tigrane IV a seguito di una sommossa promossa dai nobili armeni. Probabilmente manderà il suo figlio e successore Artavaside IV. Questi, al ritorno da Taxila, riuscirà a farsi amare dal popolo armeno e ad evitare il ritorno sul trono della dinastia artasside; in tal modo anche l'Armenia entrerà nell'orbita romana come stato cliente e non verrà spartita tra Parti e Romani.
7) Erode Archelao, figlio di Erode il Grande ed Etnarca di Giudea, Samaria e Idumea, citato nel Vangelo di Matteo (2, 22). Probabilmente invierà l'amico Nicola di Damasco, filosofo greco che lo ha accompagnato a Roma quando si è recato da Augusto per farsi riconoscere come erede di suo padre. Dopo la conferenza, Nicola di Damasco lo convincerà a maggior prudenza nei confronti dei Giudei, che non denunceranno a Roma il suo malgoverno, ed egli resterà sul trono. Il fratello Erode Antipa, Tetrarca di Galilea e Perea, che rivendica l'intera eredità di Erode il Grande, probabilmente per ripicca non manderà nessuno alla Conferenza, e sarà lui ad essere esiliato dai Romani a Vienne, nelle Gallie, sparendo dalla storia. Perea e Galilea saranno aggiunte al regno di Archelao, che non verrà ridotto a provincia romana, e così nel 31 d.C. sarà lui ad addossarsi la colpa storica della condanna a morte di Gesù. La continuazione della dinastia Erodiana farà sì che gli Zeloti non si sollevino nel 70 d.C. e lascerà in piedi il Tempio di Gerusalemme.
8) Areta IV, Re dei Nabatei, citato anche da San Paolo (in 2 Corinzi 11, 32 l'Apostolo afferma di essere stato costretto a farsi calare giù dalle mura di Damasco in una cesta per sfuggire al governatore di Re Areta). Potrebbe mandare come suo delegato il giovane Filone di Alessandria. Conversione dei Nabatei all'ebraismo e, poco dopo, al nascente Cristianesimo: il Regno Nabateo, anch'esso cliente di Roma, sarà il primo stato del mondo ad adottare il Cristianesimo come religione ufficiale.
9)  Watar Yuha'min, Re di Saba nello Yemen. Potrebbe mandare suo fratello Nasha Karab Yuha'min Yuharhib, che è stato a Betlemme a rendere omaggio a Gesù Bambino (egli per questo riceverà negli anni successivi l'epiteto di "Re della Luce", latinizzato in Melchiorre, uno dei Magi, dalle radici semitiche "melekh", "re", e "or", "luce"!) I due fratelli unificheranno la penisola arabica sotto il loro scettro, facendone una potenza con diversi secoli di anticipo.
10) Amanishakheto, Candace ("Regina Madre") di Nubia che ha avuto contatti diplomatici con Ottaviano Augusto. Lei manderà il saggio etiope Basanater, lui pure negli anni precedenti recatosi a Betlemme a conoscere il Re dei Giudei che è nato (infatti il suo nome verrà latinizzato in Baldassarre, uno dei Magi!) Meroe raggiungerà in anticipo il proprio apogeo ed estenderà la propria influenza sull'Etiopia, conquistando Axum e diventando a sua volta una potenza regionale.
11) Fraate V, Re dei Parti, che regna insieme a sua madre Musa dopo l'assassinio del padre Fraate IV. Come ambasciatore a Taxila egli manderà il giovane sacerdote Gondofare, suo lontano parente, anche lui tornato da non molto dal viaggio a Betlemme dove ha incontrato Gesù Bambino (in latino infatti il suo nome verrà traslitterato in Gaspare!) Dopo la conferenza lo stesso riuscirà ad ereditare l'intero impero dei Parti, anziché fondare proprio a Taxila il regno indo-partico, ed avvierà una politica di convivenza pacifica con l'Impero Romano e non ostacolerà la diffusione del Cristianesimo nei suoi domini.
12) Zeionises, sovrano degli Indo-Sciti (una tribù dei Saci iranici) nella regione indiana del Gandhara. Egli manderà il suo satrapo Kharahostes, il quale gli succederà e riuscirà a resistere ai Tocari, costruendo un forte impero esteso a tutta l'India centrosettentrionale.
13) Heraios, capotribù degli Yuèzhī o Tocari. Probabilmente egli manderà il suo ministro ed erede designato Kujula Kadphises. Respinto dagli Indo-Sciti, quest'ultimo fonderà l'Impero Kushano non in India ma nel Turkestan e nell'Afghanistan, facendone una grande potenza lungo la Via della Seta.
14) Sandhimati, Re del Kashmir della Dinastia Gonanditya. Potrebbe mandare il poeta Hāla, autore della Sattasaī, la prima raccolta poetica della letteratura indiana antica a noi pervenuta. Dopo di lui il Kashmir resterà indipendente sia dagli Indo-Sciti che dagli Yuèzhī, divenendo un ricettacolo di artisti e poeti.
15) Vedasri e Sakti-Sri, giovani figli di Sātakarnī I, sovrano dell'Impero Sātavāhana nell'India centromeridionale, che si trovano sotto la reggenza della madre Nayanika. Questa potrebbe inviare il suo amante e futuro sovrano Sivasvati. Gli eredi di quest'ultimo si uniranno agli Yuèzhī con un matrimonio dinastico e riunificheranno gran parte dell'India sotto un unico impero Indo-Scita.
16) Nalankilli, Re Tamil della Dinastia Chola nell'India meridionale, noto attraverso la letteratura Sangam. Manderà suo figlio ed erede Killivalavan. Chiuso dagli Indo-Kushani a nord e da Sri Lanka a sud, il Regno Tamil si espanderà verso il sudest asiatico con secoli di anticipo, diffondendovi l'Induismo.
17) Bhatikabhaya Abhaya, Re di Anuradhapura sull'isola di Sri Lanka. Potrebbe mandare suo fratello Mahadathika Mahanaga. Il Regno di Anuradhapura unificherà l'isola di Sri Lanka con grande anticipo, resistendo con successo alla penetrazione dei Tamil.
18) ​Uchjulu, Chanyu (Khan) della Confederazione Hsiung-Nu​. Manderà suo genero Ulei Hyan. Quest'ultimo avvierà la migrazione degli Hsiung-Nu non verso occidente, dove nella HL finiranno per distruggere l'Impero Romano, ma verso oriente, conquistando la Manciuria e la costa del Pacifico.
19) Ping Di (
漢平帝), imperatore cinese della dinastia degli Han Occidentali, di soli dieci anni. Egli si trova sotto la reggenza dell'imperatrice madre Wang, la quale presumibilmente alla Conferenza di Taxila manderà il bibliotecario imperiale Liu Xin, altissimo dignitario del suo regno e seguace di Confucio. Di ritorno da Taxila, quest'ultimo cambierà idea, non sosterrà l'imperatrice madre che non potrà detronizzare il giovane figlio, sarà quest'ultimo ad eliminare la madre e regnerà sostenuto da Liu Xin fino alla maggiore età. Nessuna ascesa della Dinastia Xin e continuazione degli Han Occidentali.
20) Hyeokgeose Geoseogan (
박혁거세 거서간), fondatore del Regno di Silla in Corea, ormai molto anziano e sul trono da 58 anni, che manderà il suo Primo Ministro Hogong, anch'egli già anziano, oppure suo figlio ed erede Namhae (남해 차차웅), unificatore della Corea con grande anticipo.
21) Onjo (
온조왕), fondatore del Regno di Baekje in Corea, non si esimerà dal mandare anch'egli un delegato a Taxila, se lo ha mandato il suo rivale Hyeokgeose Geoseogan. Chi manderà a Taxila? Forse suo fratello Biryu, Re del piccolo regno coreano di Michuhol. Quest'ultimo convincerà Onjo a dare in sposa la propria figlia a Yuri (유리 이사금), figlio di Namhae, unificando così tutta la Corea con notevole anticipo.
22) Suinin Tennō (
垂仁天皇), undicesimo imperatore del Giappone, il quale manderà sua figlia, la principessa Yamatohime-no-mikoto. Di sicuro infatti ella è abituata ai lunghi viaggi, dato che il padre la ha già incaricata di partire alla ricerca di un luogo dove tenere le cerimonie in onore di Amaterasu Omikami, la dea del Sole, luogo da lei individuato nel Tempio di Ise. Ascesa con anticipo del Giappone come potenza navale, e colonizzazione nipponica delle isole del Pacifico.

Ah, dimenticavo: cosa si saranno detti, i legati a Taxila? Presumibilmente Gaio Giulio Cesare Vipsaniano avrà espresso il suo semplice punto di vista: un solo imperatore sotto il Sole sarebbe più che sufficiente, e il più adatto a ricoprire questo ruolo sarebbe naturalmente Ottaviano Augusto. Altrettanto naturalmente Liu Xin non sarà stato d'accordo, affermando che il Regno di Mezzo, per la sua posizione centrale nell'universo, avrebbe molti più titoli per governare tutta l'umanità. Anche Gondofare avrà espresso i suoi dubbi in proposito, affermando che la Mesopotamia è la culla delle più antiche civiltà del mondo. Alla fine, tutto si sarà concluso con un pantagruelico banchetto in puro stile René Goscinny, alla fine del quale tutti si saranno detti satolli da scoppiare e saranno rimasti sulle loro posizioni. Come del resto è sempre successo in tutte le conferenze internazionali; o sbaglio?

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Bhrihskwobhloukstroy si mostra entusiasta:

Che colpo da Maestro! Proporrei di metterla sùbito fra le Ucronie in Vetrina, perché merita di essere conosciuta da tutti. Non solo; attraverso di Te ci facciamo belli tutti, è un capolavoro che ci onora! Vorrei averlo letto da bambino; è una di quelle opere che non si dimenticano più e forgiano il pensiero di una vita intera.

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Per ora conclude le danze Tommaso:

A questo punto, io rispondo con l'ONU di UtopiaUcronia, l'Organizzazione delle Nazioni Ucroniche.
Ne sono membri l'Eurasia Cantonale di
Bhrihskwobhloukstroy, l'Impero Romano di William Riker, l'URSS di MorteBianca, il Giappone di Perché No?, il Messico del Sottoscritto, la Grande Colombia di Enrica S., gli Stati Uniti del Nordamerica di William Riker, l'Impero Mongolo di Iacopo e l'Impero Brasiliano del Sottoscritto (non importa se si sovrappongono!)

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Per partecipare alle discussioni in corso, scriveteci a questo indirizzo.


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