Ce la giochiamo 50 a 50!


« È un bene che la guerra sia così orribile,
 altrimenti non faremmo altro! »
(Generale Robert Edward Lee)

Vi presento il nuovo gioco ucronico proposto dal nostro Webmaster William Riker:

Qualcuno di voi vuole proporre delle battaglie ucroniche in cui due eserciti immensi, guidati da condottieri rinomati e valorosissimi, si siano scontrati per decidere i destini del mondo?

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Ed ecco le risposte che ha ricevuto:

La Grande Battaglia Protostorica
del Marziano

All'alba della storia, nella Valle dell'Indo avviene un epico scontro tra le armate dell'Alto Egitto guidate dal leggendario Re Scorpione e le orde tartare comandate dall'imperatore Huang Vong, mitico conquistatore mongolo dell'Indocina nonché ritenuto da molti inventore delle arti marziali (il Caodaismo lo venera come una delle sue epifanie del divino). Ancor oggi, secondo la leggenda, nelle notti flagellate dalle piogge monsoniche è possibile sentire il cozzare delle armi e le urla lanciate dalle ombre delle migliaia di soldati periti in quella carneficina protostorica. Vince la civiltà organizzatissima del Nilo, o l'entusiasmo esuberante dei popoli delle steppe?

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La Battaglia di Cunassa
di Enrica S.

È il mezzogiorno del 15 luglio del 401 a.C. Il generale ateniese Alcibiade, discepolo di Socrate, che dopo la trionfale Spedizione in Sicilia ha vinto la Guerra del Peloponneso sconfiggendo il generale spartano Lisandro nella Battaglia di Egospotami, scruta sulle rive dell'Eufrate l'armata persiana comandata dal Re dei Re Ciro II il Giovane, che da poco ha liquidato il fratello Artaserse II Mnemone, e gli muove contro con tutte le forze disponibili. Alcibiade osserva i suoi luogotenenti, prima l'ateniese Senofonte alla sua sinistra e poi, alla sua destra, l'ex nemico Lisandro: grazie al loro valore, dopo essere sbarcato sulle coste egee dell'Asia Minore, ha superato ogni ostacolo ed ha quasi raggiunto il cuore dell'Impero rivale. Ora ha l'occasione per vendicare definitivamente l'onta delle Guerre Persiane. La Battaglia di Cunassa deciderà se sarà Ciro a conquistare la Grecia, riuscendo nell'impresa in cui ha fallito il suo antenato Serse I, o se Alcibiade al titolo di Stratego della Lega Delio-Attico-Peloponnesiaca potrà aggiungere quello, ben più prestigioso, di Re dei Re. Come andrà a finire?

A quest'ultima proposta, Iacopo ha replicato con una sua "Fanta-versione di greco":

Iacopo Maffi 3^A 13 Maggio 2004
Versione di Greco

Risposte di Democrito ai Satrapi persiani, dall'Anabasi di Alcibiade di Senofonte

Ai Satrapi di Ciro che prima della battaglia gli chiedevano che condotta avrebbe tenuto ora che non solo con le parole ma anche con le armi era chiamato dal Re a opporsi ai suoi compatrioti, e anche quale fosse il motivo che avesse spinto un greco come lui a far parte della corte del Re, e anche cosa avesse Alcibiade da opporre alla forza dei diecimila uomini persiani immortali, e infine chi sarebbe divenuto vincitore avendo combattuto la battaglia l'indomani, Democrito rispondeva che sarebbe salito in cima a una collina e non avrebbe preso armi, perché, come il divino Pitagora aveva detto riguardo le olimpiadi e coloro che ad esse partecipano, i migliori addivengono con intento teoretico; e che ciò che lo aveva spinto tra gli schiavi del re era l'amore per la libertà dacchè è più santo partecipare alle imprese degli schiavi, pur barbari, essendo un uomo greco libero che essere un uomo greco schiavo di un tiranno greco; e che Alcibiade agli uomini persiani immortali avrebbe opposto i greci, e che uno spiedo in mano a uno schiavo non conosce la morte se non dandola ma non ricevendola, ma lo schiavo è migliore dello spiedo di cui fa uso, e così i diecimila uomini persiani anche fossero immortali sarebbero peggiori degli uomini greci, e avendo io tanto viaggiato nel mondo nessun popolo dico miglior dei greci pur obbedienti al tiranno; e che per tutti questi motivi l'indomani gli uomini persiani sarebbero stati difatti e Alcibiade sarebbe diventato Re.

Come disse la mia prof di greco: "Eh, Maffi, sarebbe il solito 3/4 ma io ti metto 6... anche perché alla maturità disgraziatamente è uscito greco..."  ^__^

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La Battaglia di Ctesifonte
di aNoNimo

Il sole sorge dietro le balze aguzze delle montagne all'orizzonte, proveniente dalle remote regioni dell'India, là da dove vengono le spezie e la cannella, e rischiara il campo di battaglia nella pianura tra i due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate. Alle mie spalle, i nostri settantacinquemila uomini schierati in ordine di battaglia, centurioni e tribuni, velites e hastati, principes e triarii, equites e veterani, provenienti da ogni provincia dell'Impero, cui si aggiungono gli ausiliari della Germania e della Nubia e i nostri alleati Armeni e Arabi. Alla mia destra, verso mezzogiorno, si alzano le torri di Ctesifonte, la ex capitale dei Parti che abbiamo espugnato un anno fa, quando l'imperatore Massimo ha contrattaccato dopo il primo tentativo del nuovo Shah di Persia, Sasan di Ishtakr mi pare si chiami, di impossessarsi della Siria per aprirsi uno sbocco sul Mare Nostrum. Già i Parti erano avversari ostici per noi Romani, e Crasso, Corbulone e Traiano ne sanno qualcosa; ma gli Iranici lo sono ancora di più, e posso garantirvelo io, che ho toccato con mano la loro ferocia in combattimento. Appena questo persiano, signore di una piccola città senza importanza tra le montagne, ha sconfitto l'arsacide Vologase V e ha preso il potere, si è affrettato a dirsi discendente ed erede di Ciro e Dario e dei grandi sovrani Achemenidi, lui che probabilmente è nipote solo di qualche pastore delle montagne iraniche, e a rivendicare tutti i possedimenti degli antichi Persiani fino all'Egitto e all'Egeo. Gli è bastato poco per passare dalle parole ai fatti: subito ha attaccato e conquistato la nostra fortezza di frontiera di Nisibis, e comprando a peso d'oro l'appoggio dei capitribù del deserto ha potuto avanzare fin quasi al Mediterraneo, il cuore pulsante del nostro Impero. Nessuna trattativa è stata possibile: tutti coloro che gli resistevano venivano passati a fil di spada senza pietà, perché Sasan chiedeva agli abitanti delle città da lui conquistate di sottomettersi a lui o di perire.

Grazie agli déi, però, da dieci anni siede sul trono imperiale Massimo Decimo Meridio Augusto, uno dei più grandi sovrani che abbiano mai vestito la porpora e della cui amicizia io mi posso gloriare fin da quando combattevamo insieme nelle Guerre Marcomanniche. Il suo padre adottivo, Marco Aurelio, è stato davvero assistito dal dio Quirino quando ha scelto come proprio successore quel veterano di origini ispaniche, grazie al quale aveva potuto aver ragione della resistenza dei Quadi e degli Iazigi, il cui "barritus" lanciato per terrorizzarci mi risuona ancora nelle orecchie. Quando Commodo, figlio carnale di Marco Aurelio e di Faustina (ma secondo molti figlio di un gladiatore), assassinò suo padre per succedergli, tentò di far uccidere Massimo, ma questi, messo sull'avviso da Lucilla, sorella dello stesso Commodo ma a lui avversa, eliminò prima i sicari e poi lo stesso usurpatore, venendo acclamato imperatore dalle truppe del Danubio. Massimo, una volta assurto al potere assoluto, anziché utilizzarlo per divenire un tiranno, come avrebbe fatto l'indegno e psicopatico Commodo, decise di condividere la sua autorità con il Senato, guidato dal nobile Gracco, restaurando parte delle libertà repubblicane. Egli sposò Lucilla e ne adottò il figlio Pompeiano, portò a termine le guerre germaniche ed annesse all'Impero le province di Marcomannia e Sarmazia, accorciando il confine e rendendo più semplice difendere le province di Mesia e di Dacia. Inoltre varò una riforma agraria, liberò molti che erano finiti in schiavitù per debiti, rifiutò di essere onorato come un dio, sospese le persecuzioni contro i seguaci di Gesù Cristo e inviò spedizioni commerciali a sud, verso le regioni dell'Etiopia. Stava dando inizio a una vigorosa opera di ristrutturazione del diritto romano, quando da oriente giunsero notizie funeste, e il grande condottiero che aveva trionfato sui Sarmati e sui Germani dovette vestire di nuovo i panni del guerriero per respingere una delle più gravi minacce che avessero mai minacciato il mondo romano. Ancora una volta Massimo, precipitatosi in Siria, ha trionfato su ogni nemico e non solo ha riconquistato i territori perduti, ma ha sfondato le difese persiane ed espugnato Ctesifonte, sedendosi sul trono degli Arsacidi, e si è aperto la strada fino al Golfo Persico.

A quel punto, però, quando la vittoria sembrava a portata di mano, Sasan di Ishtakr, che si era rifugiato nel suo feudo tra le montagne dell'Iran, ha ricevuto rinforzi dai suoi alleati Tocari, che abitano al di là dei Monti Rifei, presso il confine con la terra degli Arimaspi e degli Issedoni; e così, il nostro nemico ha radunato tutte le forze del suo vasto impero, chiamando a raccolta guerrieri dall'Elimaide e dalla Drangiana, dalla Carmania e dalla remota Battriana, dalla Sogdiana e perfino dalle terre dell'India, ed ora marcia su di noi con centomila uomini e duecento elefanti, ben deciso a riconquistare la sua capitale, ad annientare l'Imperatore rivale e ad avanzare fino a ricostruire l'Impero degli Achemenidi. C'è addirittura chi, tra i nostri legionari, sussurra che nelle file persiane si predispongono a combattere persino giganti monocoli e bizzarri esseri con la testa nel petto, discesi dalle remote terre degli Iperborei, là dove regna l'eterna notte e il mare diventa come pietra per il gran gelo. Io a queste fole mi sforzo di non credere, nonostante quanto raccontano Aulo Gellio e Sulpicio Apollinare nelle loro opere enciclopediche, ma purtroppo molti dei nostri veterani sono disposti a prestarvi fede, perchè di fronte a un nemico preponderante sulla ragione ha sempre il sopravvento la paura, madre dei mostri più spaventevoli, e nonostante abbiamo messo in campo tutte le forze a noi disponibili, non si combatte più per una fortezza o per una provincia, ma soltanto per sopravvivere. Stavolta proprio non so se ce la faremo a...

"Quinto, cosa ti arrovella? Non dirmi che ti lasci spaventare da quei quattro cialtroni che ci marciano contro con i loro ridicoli costumi persiani e i loro berretti frigi."

La voce di Massimo Decimo Meridio, calma come se stesse avviandosi verso le Terme Surane anziché verso un possibile disastro che metterebbe fine all'Impero di Roma, mi riscuote dai miei foschi pensieri. Strusciando nervosamente i piedi per terra, io decido di mentire:

"No, mio signore, quando mai? Solo, mi chiedevo se le nostre forze sono disposte nel modo ottimale per fronteggiare quei barbari." Come per dare sostanza a questa bugia, grido ad un attendente, sfogando su di lui la rabbia che mi ha assalito scoprendomi colto a tradimento dalla paura:

"Soldato, ti ho ordinato di spostare in avanti quelle catapulte! Sono troppo distanti!"

L'imperatore sorride sardonico: "La distanza è buona." Al contrario mio, pare che non sappia cosa sia il terrore, neppure davanti ad avversari così potenti e determinati. Io provo ad insistere, come se trovassi incosciente la sua candida sicumera:

"Sì, ma il rischio per la cavalleria..."

"È accettabile. Intesi?" mi zittisce immediatamente il figlio adottivo di Marco Aurelio, fingendosi seccato. Io mi tergo con il dorso della mano il sudore che mi cola fin negli occhi, e mi ritrovo ad annuire, convinto che egli abbia ragione. Le catapulte sono schierate in buon ordine, il rischio per la cavalleria è accettabile. La personalità magnetica di Massimo Decimo Meridio Augusto non lascia ombre di dubbi nell'animo di chi se lo ritrova davanti. C'è qualcosa, non nel fisico, non è più alto o robusto di me, ma nel portamento e nello sguardo che risuona di grande e nobile. Non è possibile che non abbia ragione. Dovrei essere terrorizzato da quel fiume straripante di nemici... e invece mi trovo stranamente calmo. Come un eroe di Omero, il figlio adottivo di Marco Aurelio si prepara ad andare incontro ai nemici come se dovesse affrontarli tutti da solo. Un vento caldo soffia dai deserti dell'Arabia, sollevando il mantello di porpora che pende dalle spalle dell'Imperatore e facendolo somigliare allo spirito alato della Vittoria. Sono felice. Ho realizzato il sogno di una vita, combattere accanto all'uomo più valoroso del mondo, e non mi importa che oggi tutto potrebbe finire.

È quasi l'ora della battaglia: già si possono udire i barriti degli elefanti e gli urli terrificanti di guerra dei nomadi Sciti alleati dei Persiani, e le armature di bronzo dorato dei Tocari brillano sotto il sole mattutino come zanne pronte a dilaniare. Massimo monta a cavallo e mi si rivolge con lo stesso sorriso che esibiva quando venne incoronato imperatore: "Forza e onore!" è il suo ultimo incitamento, prima che egli sproni il cavallo ed avanzi verso le schiere avversarie come sfidandole a colpirlo con i loro dardi. "Forza e onore!" gli rispondo io, eccitato come un gladiatore al suo primo duello nell'arena. Passando accanto alla sua guardia d'onore, Massimo la osserva di sottecchi e ordina con fare perentorio:

"Al mio segnale, scatenate l'inferno."

Ci muoviamo lentamente. Sembra davvero di vivere in una pagina dell'Iliade, de "Le Troiane" di Euripide. Sguaino il mio gladio e, eccitato all'idea di spargere sangue nemico, pronuncio quasi senza pensare qualche verso di una tragedia di chissà quale autore greco che ho sentito rappresentare alla corte di Massimo:

"Onore a quanti in vita si ergono a difesa di Termopili..."

L'attendente di campo dell'imperatore sorride alla mia sinistra:

"E un onore più grande gli è dovuto se prevedono (e molti lo prevedono)..."

Il mio scudiero non gli dà il tempo di finire:

"...che spunterà da ultimo un Efialte,
e che i Medi finiranno per passare."

Li guardo, incredulo. Possibile che anche loro siano stati colpiti, come me, da quel dramma storico? Forse sono io che, erroneamente, li credevo solo dei rozzi militari ignoranti. Oppure sono i numi del cielo che ispirano loro queste parole antiche, nel momento più solenne della loro vita.

E, come me, usano tali parole per ringraziare gli déi andando a combattere. O a morire.

[P.S. ogni riferimento a Costantino Kavafis o al film "Il Gladiatore" è puramente voluto]

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La Battaglia di Milano
di Basileus TFT

Dopo aver faticosamente riconquistato l'Italia ai goti, Narsete venne lasciato a governare la provincia. Il suo governo fu molto parsimonioso e equilibrato. Ricostruì diversi villaggi e città distrutte (fra le quali Milano), riformò l'esercito imperiale, fu generoso nei confronti del popolino minuto che aveva sofferto oltre alla guerra delle forti carestie. Alla morte di Giustiniano, suo figlio Giustino II mal vedeva Narsete e la sua popolarità, e gli abitanti della città di Roma manifestarono risentimento verso la sua politica fiscale nella città e chiesero che fosse sostituito. Ma le città del Nord Italia pretesero che Narsete restasse al suo posto, e così Giustino, che si era già preparato ad inviare al suo posto il prefetto Longino, uomo fedele ma senza particolari doti, dovette rimandare di alcuni anni l'avvicendamento.

Poco dopo però i Longobardi di Re Alboino invasero l'Italia. Narsete capì subito che non si trattava di un attacco per fare razzia e poi tornare verso nord, ma che i Longobardi erano venuti per restare. Narsete aveva decenni di esperienza nella guerra, era amato dall'esercito, aveva un'intelligenza e una abilità tattica superiore a qualunque generale in quel momento, conosceva l'Italia e i suoi abitanti. Non a caso aveva posto i quattro forti principali del suo esercito in val d'Ossola (in previsione di un attacco franco) e gli altri a Cividale del Friuli, Castelseprio e nella pianura veneta. Davanti a Milano, difesa dal grosso dell'esercito imperiale, il 3 settembre del 568 d.C. avvenne lo scontro decisivo con gli invasori germanici, scontro che avrebbe deciso il destino dell'Italia in tutti i secoli a venire...

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La Battaglia di Horseman
di Federico Sangalli

Un freddo sabato di ottobre del 782: le verdi piane britanniche vicino ad Horseman assistono impotenti al dispiegamento dei 52.000 arabi guidati dall'Emiro di Andalusia e Gallia Abd al-Rahman ibn Mu'awiya, sbarcati tre giorni prima a Worthing, a est di Southampton, deciso a saccheggiare e sottomettere la Britannia. Ad opporsi all'invasore un eterogeneo e scalcinato esercito di circa 50.000 uomini guidato da Cinevulfo di Wessex e Offa di Mercia, nemici fino a poco tempo prima. Mentre il vento gelido che ha accompagnato gli acquazzoni notturni disperde i fumi degli accampamenti avversari e la nebbia mattutina, i due eserciti si raccolgono in preghiera prima di combattere. Tra i cristiani i soldati pregano in silenzio mentre Egheberto, Arcivescovo di Lichfield, e il Cardinale ed inviato papale Teodolfo d'Orleans celebrano la Santa Messa. Papa Adriano I, che ha bandito una Crociata, è assediato a Costantinopoli dagli Arabi ma é comunque riuscito a mandare una lettera aperta ai soldati britanni per esortarli a combattere per la salvezza dell'Occidente. Teodolfo ha ricevuto anche una lettera privata chiusa con il timbro in ceralacca personale del Pontefice. Ci sono pochi dubbi su cosa contenga: l'investitura ufficiale ad ascendere alla Cattedra di San Pietro per quando anche l'ultimo bastione delle Mura di Costantinopoli si sarà sgretolato sotto l'assalto degli infedeli. L'Inghilterra é l'ultima roccaforte cristiana davanti all'invasione, quella dalla quale partirà un giorno la Reconquista. Ammesso che sopravviva. La Messa termina e in silenzio i soldati cristiani si dispongono nella pianura. Anche nel campo musulmano la tensione é palpabile. Ricorre infatti il 150° dall'Anniversario della morte di Maometto e questa data aleggia sopra tutti come un'ombra, un cattivo presagio, che si confonde con la foschia autunnale. I guerrieri pregano inchinandosi verso Sud-Est, in direzione de La Mecca, e intonando canti in onore di Allah. I lunghi "Allah Akbar!" riecheggiano tra le colline della brughiera inglese. Terminata la preghiera, gli Imam passano tra le truppe promettendo un posto in Paradiso e le Vergini per i martiri e per i caduti. Poi i soldati si dispongono di fronte ai cristiani. Lentamente le due schiere avanzano, i passi incerti sull'erba bagnata resa scivolosa dalla pioggia notturna. L'aria é impregnata dal rumore metallico delle armature in movimento, dal fruscio dei passi, dai nitriti dei cavalli nervosi. Poi le trombe suonano, gli arcieri scoccano la prima raffica, i soldati caricano urlando. Come andrà a finire?

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La Battaglia davanti a Damasco
di Tommaso Mazzoni

Damasco, 25 dicembre 1191.
Le Truppe Crociate erano innumerevoli, a poche leghe da Damasco; la città non aveva cibo a sufficienza e Salah al-Din lo sapeva; non aveva scelta, doveva tentare una sortita e colpire gli infedeli prima che mettessero la città sotto assedio. La guerriglia non sarebbe servita a nulla, Filippo di Francia aveva già fatto razziare tutti i villaggi dintorno, prima ancora che i Crociati, guidati da Riccardo d'Inghilterra, prendessero Gerusalemme, l'anno prima. No, avrebbe ingaggiato il nemico in battaglia, e lo avrebbe sconfitto. Quando la tromba suonò, le tre schiere cristiane, l'Aquila, il Giglio e il Leone, al comando di un uomo più vecchio del Saladino stesso, si mossero all'unisono. La barba dell'uomo era ancora fulva nonostante l'età avanzata; Yusuf al-Ayyub, detto Salah al-Din sapeva che il fato a lui assegnato da Allah sarebbe stato rappresentato da quest'uomo, l'Imperatore dei Cristiani Federico I Barbarossa.

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La Battaglia del Fiume Nidda
di Enrica S.

5 agosto 1242: l'armata dell'Orda d'Oro, forte di 120.000 guerrieri mongoli addestratissimi e fedeli fino alla morte al loro condottiero Batu Khan, nipote di Gengis Khan, si scontra nella Battaglia del fiume Nidda, poco a ovest di Francoforte sul Meno, con l'armata condotta dall'Imperatore Federico II di Hohenstaufen, che conta 100.000 uomini. In essa alle truppe germaniche si aggiungono quelle delle città ghibelline dell'Italia settentrionale, guidate da Ezzelino III da Romano, le forze del Regno di Sicilia guidate da Corrado e quelle del Regno di Sardegna al comando di Enzo, entrambi figli di Federico II, un contingente francese inviato da Re Luigi IX, le truppe polacche di Boleslao V il Casto e quelle boeme di Venceslao I, oltre alle schiere dei Cavalieri Templari, dei Cavalieri Ospedalieri e dei Cavalieri Teutonici. È in gioco il destino dell'Europa: Papa Innocenzo IV, eletto in fretta e furia in un clima di emergenza, ha persino revocato la scomunica contro l'imperatore Federico, pur di coalizzare tutte le forze cristiane sotto le sue insegne. Come andrà a finire?
(vedi in questa pagina un possibile sviluppo di tale battaglia)

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Il primo assedio di Vienna
di
Paolo Maltagliati

Nell'autunno 1404 Timur Leng ("Timur lo Zoppo"), discendente di Gengis Khan meglio noto in Occidente come Tamerlano, decide che la conquista della Cina è un'impresa da lasciare al suo nipote preferito e successore designato Ulug Beg, e che lui invece si impegnerà nella conquista di una preda ancora più ambita: l'Europa. Gengis Khan e i suoi discendenti non erano riusciti, per una serie di cause concomitanti, a fare propria quella preda, ma Tamerlano ritiene di avere Allah dalla sua parte, ed è certo di non poter fallire. Per questo comincia con il passare i Dardanelli, conquistare Gallipoli ed assediare Costantinopoli. Il Basileus Manuele II Paleologo chiede aiuto alle potenze occidentali, le quali però, ad eccezione di Venezia, fanno orecchio da mercante. Solo quando la città cade e Manuele II muore nella vana difesa della Seconda Roma, gli europei cominciano ad allarmarsi, e riconoscono come nuovo Basileus il figlio primogenito di Manuele II, Giovanni VIII, che ha 12 anni ed è stato messo in salvo a Mistra. Il fatto è che, in pochi mesi, Timur lo Zoppo conquista anche la capitale ottomana Adrianopoli, distruggendo quanto resta dei domini turchi, ottiene la sottomissione dei Bulgari e conquista la Macedonia, la Serbia e la Bosnia. A questo punto il Re d'Ungheria Sigismondo di Lussemburgo tenta di sbarrargli il passo con il suo esercito, ma il 29 agosto 1405 è sconfitto e ucciso nella Battaglia di Mohács. Solo la caduta del bastione ungherese, ritenuto inespugnabile, spinge i regni cristiani a muoversi per evitare il disastro. Il Papa romano Innocenzo VII ed il Papa avignonese Benedetto XIII litigano fra di loro su chi di loro due deve indire la Crociata contro Tamerlano, ed allora i sovrani decidono di fare da soli. Il Re dei Romani Roberto di Wittelsbach (il titolo di Sacro Romano Imperatore è formalmente vacante), il Re di Boemia Venceslao IV di Lussemburgo, il Re di Polonia Ladislao II Jagellone, la Regina di Danimarca Margherita I Estridsen, il Re di Aragona Martino I l'Umano, il Re d'Inghilterra Enrico IV di Lancaster e il Conte di Savoia Amedeo VIII il Pacifico inviano truppe che si concentrano a Passau, nella valle del Danubio, e marciano su Vienna, che è stata cinta d'assedio da Timur lo Zoppo, il diavolo venuto dall'Asia centrale. Onde evitare litigi tra i diversi battaglioni, comandante delle truppe crociate è eletto il condottiero perugino Braccio da Montone, che guida le armate cristiane verso una delle battaglie più epiche della storia dell'uomo. Chi la spunterà?

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Anche in questo caso Iacopo ha voluto dire la sua in proposito:

Dopo uno scontro epico durato diversi giorni, al quale hanno partecipato forse cinquecentomila uomini, l'Austria intera è un unico campo di battaglia. Vienna è un cumulo di rovine fumanti, come tutte le città dalla Drava alla Moldava. Due intere generazioni di nobili europei sono scomparse, i loro corpi e i loro cavalli si gonfiano al sole. Un immenso patrimonio bellico e materiale è andato perduto, le pestilenze si diffondono, i campi d'Ungheria e Italia non saranno arati questa primavera. Nessuna delle monarchie dell'Europa continentale ha più un sovrano, dopo questo scontro cataclismatico. Mentre il sole tramonta tra i colli di cadaveri in armatura, i cavalleggeri turchi entrano nell'accampamento dell'Emiro, scostano i lembi della sua tenda e smontati avanzano fronte a terra verso il trono di colui che solo, ormai, può dirsi Sovrano di ciò che sta sotto il cielo.
L'Emiro non da risposta, nemmeno un ghigno. Angosciati, i generali osano alzare lo sguardo... e vedono il loro signore terreo, impietrito, gelido, morto.
Nell'ora del trionfo, l'Angelo ha compiuto la vendetta d'Asia e d'Europa, e ha pietosamente tolto al mondo l'anima dell'uomo più temuto della sua epoca.
Nello stesso istante, a diecimila miglia di distanza, Ulug Beg arranca nel gelo alla testa dei suoi uomini, verso la morte tra i ghiacci...

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La Battaglia di Grottaminarda
di Federico Sangalli

Luogo: Grottaminarda, piccolo paese campano sulla strada tra Bari e Napoli
Data: 23 agosto 1481
Schieramenti:
Esercito Turco
circa 80.000 uomini, per lo più contadini attratti dalla possibilità di un buon saccheggio, di cui circa 30.000 tra soldati esperti e Giannizzeri, al comando di Maometto II il Vittorioso Conquistatore, Imperatore dei Turchi, il quale è ancora in buona salute a 49 anni d'età, assistito da Gedik Amhed Pasha, detto Giacchetto, un rinnegato greco o albanese. L'esercito è dotato anche di una flotta di circa 200 navi ormeggiata a Bari e di un seguito comprendente macchine d'assedio e 15 cannoni.
Esercito Cristiano
eterogeneo insieme di 60.000 uomini sotto il comando supremo di Alfonso II di Napoli composto da:
5.000 genovesi e guardie svizzere sotto la guida del Cardinale e Doge di Genova Paolo Fregoso
3.000 fanti pesanti ungheresi al comando di Balàzs Magyar
20.000 tra spagnoli e napoletani sotto Alfonso II
15.000 milanesi sotto la guida di Francesco Sforza
2.000 fiorentini di un anziano Gattamelata
10.000 veneziani guidati da Bartolomeo Colleoni, che spera cosí di compiere la tanto agognata "meravigliosa impresa"
5.000 soldati capitanati da Federico di Montefeltro
a cui si aggiungono un migliaio circa di mercenari europei guidati da Giovanni Acuto, alias John Hawkwood, 100 navi inviate da Portogallo e Spagna e un piccolo contingente di imperiali e francesi.
Papa Sisto IV, della bellicosa famiglia dei Della Rovere, ha indetto una grande Crociata per difendere Roma, obiettivo dichiarato del Sultano, e per riprendersi Costantinopoli, e già progetta di sbarcare a Valona per poi avanzare rapidamente verso il Santo Sepolcro. Ma nel poco tempo a disposizione soltanto gli stati italiani sono riusciti a radunare un esercito in tempo utile. E soltanto questo si frapponeva tra la Città Eterna e le armate di infedeli che avevano già preso Gerusalemme e Costantinopoli e ora si apprestavano ad assestare il colpo di grazia all'Europa...

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La Battaglia del Ponte di Loudon
di Federico Sangalli

Il 21 luglio 1798 l'Armata francese del generale Napoleone Bonaparte, forte di 45.000 soldati ben addestrati e con alto morale e affiancati da circa 5.000 indiani Creek desiderosi di vendicarsi contro gli americani, si scontrano sul ponte di Loudon, piccola cittadina alla periferia di Knoxville, nel Tennessee nord-orientale, con i 40.000 soldati americani guidati personalmente da George Washington, tornato in campo nonostante l'età avanzata su esplicita richiesta del Presidente John Adams dopo il fallimento delle trattative seguite all'Incidente ***, nel tentativo di sbarrare la strada al conquistatore corso che stava marciando per la via più breve verso Philadelphia, capitale della Federazione. Sebbene vietato dal Codice Militare a Washington si sono uniti i quasi 10.000 Minute-Men guidati dall'ex giudice Andrew Jackson ed alcune migliaia di cacciatori e trappers di frontiera dell'Unauthorized Military Regiment di David Crockett. Sono circa le 8 di mattina, il sole splende già caldo nel cielo, un leggero venticello spira tra le cime degli alberi da settentrione, il silenzio domina il campo di battaglia. Ai due margini del ponte Washington e Napoleone dispongono i loro eserciti, i tamburi che rullano, gli stendardi al vento, il ritmico suono degli zoccoli dei cavalli e del cigolio dei cannoni. I trombettieri stanno pronti a suonare la carica o la ritirata. Tutto è pronto. Come andrà a finire?

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La Battaglia del Rock Creek
di Lord Wilmore

21 agosto 1942. Mentre il feldmaresciallo Friedrich Paulus assedia ancora inutilmente Boston, difesa strenuamente dal generale Dwight David Eisenhower detto "Ike", e ancora rifornita grazie ad un sottile corridoio che collega la città alle forze di resistenza statunitensi e anglo-canadesi nel Maine e nel New Hampshire, il feldmaresciallo Erwin Rommel, governatore militare del New England, che ha già occupato Hartford, New York, Philadelphia e Baltimora, concentra tutte le sue forze sulla capitale degli Stati Uniti d'America, abbandonata dal Presidente Franklin Delano Roosevelt e dal suo governo, entrambi insediatisi a Kansas City. Rommel ha già costretto alla resa il Regno Unito, insediandovi come suoi fantocci Re Edoardo VIII e il Primo Ministro Oswald Mosley, mentre Re Giorgio V e il Primo Ministro Winston Churchill si sono trasferiti a Ottawa, in Canada; il trionfatore della Battaglia di New York ha a sua disposizione un milione e mezzo di uomini tra tedeschi, italiani, ungheresi, slovacchi e britannici del governo collaborazionista di Mosley, e circa 1.500 mezzi corazzati, ma in difesa della città di Washington, lungo il Rock Creek, si è schierato George Smith Patton, detto "il Generale d'Acciaio", forte di 1.800.000 uomini e 3.512 carri armati. Intanto i giapponesi, che hanno tirato dalla loro parte l'India dopo la capitolazione di Londra, hanno attaccato la Siberia orientale e conquistato la regione dell'Amur, per estendere la loro zona di coprosperità, e Stalin, finora rimasto alla finestra ad osservare il suo alleato Hitler che sgominava le potenze occidentali, ha dovuto rovesciare verso oriente tutte le sue armate, indebolite dalle purghe; a sorpresa in suo aiuto è giunto dal Canada un contingente anglo-canadese guidato da Bernard Law Montgomery. Sia Patton che Rommel sanno bene che la Battaglia di Washington sarà decisiva, anche perchè Adolf Hitler, suggestionato come tutti i folli dalla città che porta il nome del primo Presidente USA, ha bocciato il piano di Rommel di spingersi piuttosto nell'entroterra verso la regione dei Grandi Laghi, e gli ha ordinato di occupare la capitale federale ad ogni costo, issando la Bandiera del Terzo Reich sulla Casa Bianca e sul Memoriale di Lincoln. Come andrà a finire?
[Irresistibile tentazione: "Sulla sua strada gelata, la croce uncinata troverà d'ora in poi Washington in ogni città!" (parodia di "Stalingrado/la Fabbrica" degli Stormy Six) ^__^ ]

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Altre proposte di Perchè No?:

Cyrano di Bergerac contro Miyamoto Musashi (vivono più o meno alla stessa epoca).
O se vogliamo la battaglia gigantesca che cambia la faccia del mondo, facciamo un anziano Alessandro Magno contro un giovane Qin Shi Huangdi!

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Altre proposte di Iacopo Maffi:

Alessandro Magno contro Sun Tzu?
Eugenio di Savoia contro Kangxi?
Lee contro Von Moltke?
Patton contro Giap?

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MorteBianca ha voluto aggiungere:

Queste proposte mi hanno fatto venire in mente un'altra idee: quali conflitti del passato potrebbero venire riproposti in un prossimo futuro? A me sono saltati in testa i seguenti esempi:

1) Rivolta scozzese: Referendum ignorato, governo conservatore che si fascistizza lentamente.

2) I cinque regni: la Cina si spacca in diverse nazioni: Tibet libero, Manciuria monarchica, cina Han liberale, Cina interna comunista, Federazione del Mar Cinese che include Hong Kong. Alla morte dell'Ultimo Presidente scoppia infatti una guerra di successione, fra l'erede da lui designato, l'erede designato dal partito, quello che i capitalisti cinesi vorrebbero imporre ed infine un leader sostenuto dal popolo.

3) Guerra franco-inglese: Dopo il Brexit si verificano disordini in Francia, dove numerosi cittadini inglesi sono vittime di persecuzioni, soprattutti immigrati fuggiti dalla crisi economica ed il caos politico. Il nuovo governo conservatore critica aspramente la Francia e, forte del supporto Americano che garantisce la totale neutralità NATO in caso di conflitto fra le due, chiede un'indagine estensiva su tutti i casi di violenza, con l'arrivo dei servizi segreti e la totale collaborazione della polizia. La Francia risponde picche, le violenze si intensificano, l'Embargo aumenta, numerosi inglesi restano "intrappolati" in Francia dalle carte burocratiche, e per questo arrestati. L'Inghilterra conservatrice inizia ad armarsi, minaccia e chiede questa volta la creazione di quartieri protetti dove i cittadini inglesi possano venire tutelati da milizie da loro formate (e sostenute economicamente dall'Inghilterra). I movimento filo-inglesi in Francia accrescono la propria rumorosità, in particolare la Bretagna chiede maggiori autonomie.
Il caso autonomista si svolge in maniera Catalana: il popolo lo vuole, il governo risponde a manganellate sulle vecchiette, l'Inghilterra adesso chiede che la Bretagna diventi una regione con larghissime autonomie (indipendente in tutto meno che il nome) e che i cittadini "Inglesi" (Ossia figli di inglesi, inglesi veri e propri, chi parla inglese come prima lingua e i parenti dei francesi residenti in Inghilterra) siano trattati come una minoranza tutelata. La Francia risponde a ghettizzazione. L'Inghilterra a questo punto inizia un duro embargo e un'attività marittima a danno della flotta Francese. Segue uno sbargo in Bretagna, dove le proteste anti-Governo sono ormai fortissime. La Bretagna viene annessa senza colpo ferire. L'Inghilterra propone la resa pacifica, se la Francia cederà la Bretagna a loro e le due Normandie diventeranno regioni autonome. La Francia risponde rievocando Giovanna d'Arco. L'Inghilterra avanza occupando, lentamente, il Nord della Francia. Con un'operazione a sorpresa inoltre si scopre che nel Sud-Ovest della Francia, con il supporto della Spagna sovranista grata per l'assist durante la crisi catalana, l'intelligence inglese ha coordinato una grande resistenza con i partiti d'opposizione, gli autonomisti, le mafie e persino formazioni terroristiche formate da ex immigrati, allo scopo di rendere quelle zone altamente instabili, e quando il governo prende l'amo togliendo ogni libertà a quelle regioni, l'Inghilterra si offre per liberarle.
Dopo tre anni la situazione è analoga al culmine della Guerra dei Cent'anni: Francia totalmente occupata a Nord e ad Ovest. Ad Orlean è instaurato un governo fantoccio, in mano al pretendente francese sposato ai Winsdor. A Vichy c'è il governo in esilio e la resistenza.

4) Una terribile guerra civile con almeno sei fazioni stravolge gli Stati Uniti. Le fazioni includono: Ispanofoni filo-Messicani, Texani ed altri Southerners autonomisti, Californiani socialisti, stati a maggioranza afro-americana che intendono formare una repubblica Islamica ed infine razzisti WASP nelle tredici colonie originali, i quali incolpano di tutte queste disgrazie l'Europa e la modernità e si chiudono in una mentalità peculiare: forte razzismo verso tutti i non bianchi di cultura anglo-sassone e religione protestante, odio verso il globalismo (compreso il Sistema Metrico, la numerazione standard e qualsiasi cosa faccia il resto del pianeta che gli USA non vogliono proprio fare). In questi territori l'Alt-Right regna, e così anche il conservatorismo religioso e politico, che vede un grande ritorno dell'anti-democraticismo e della monarchia. Le Repubbliche Americane Unite, così separate, si alleano con la nazione più simile a loro sul pianeta, ossia il Regno Unito: razzialmente e culturalmente omogeneo, protestante, che usa le stesse unità di misura e le stesse caratteristiche. Alla fine viene firmato un concordato fra Londra e New York, con cui la Regina sancisce il rientro delle americhe nel Commonwealth, a patto che questi ripaghino non solo le riparazioni di guerra, ma anche tutte le tasse arretrate. Le americhe rispondono con i lavori forzati da parte dei criminali, quasi tutti afro-americani, appaltati ad istituti privati. E così rinasce la schiavitù nelle colonie americane...

5) L'Egitto si sposta sempre più a destra, sorge una nuova dinastia con espliciti richiami a Gheddafi (non a Nasser) e ai Faraoni così come Mussolini si richiamava all'Impero Romano. Il nuovo Egitto dimostra aperte mire verso la striscia di Gaza e alcuni appezzamenti di terra al confine con il Sinai, e fa propria la causa palestinese. Il governo Israeliano, messo di fronte alle tensioni, risponde al suo solito modo: mobilitazione preventiva. Purtroppo Donald Trump fa sapere da Washington che, con l'aumento dell'anti-semitismo, deve mostrarsi più distante possibile, e quindi ritira il supporto ad Israele facendo cari saluti. Iran, Arabia Saudita, Siria, Giordania, Uzbekistan e Groenlandia, un po' tutte le nazioni vicine e non saltano sulla torta, e stavolta Israele crolla. La zona viene occupata e spartita. Quanto agli ebrei, vengono forzosamente de-localizzati con l'accusa di fomentare una ghettificazione degli arabi. Per tal motivo vengono distribuiti in tutto il territorio del nuovo Impero. Israele deve ripagare le riparazioni di tutte le sue guerre passate, ma dato che il neo-governo è inesistente (e le occupazioni territoriali non contano), si stabilisce che ogni ebreo (dicasi ebreo in questo caso chi professa la fede o chi discende da un cittadino di Israele o da un membro di una delle popolazioni riconosciute dall'ONU come ebraiche) dovrà ripagare con i lavori forzati quanto gli spetta. E così, mentre vengono erette tre nuove piramidi (a Mubarak, a Morsi, a Sisi), gli ebrei ancora una volta si ritrovano schiavi e lontani dalla terra promessa, nonché discriminati per le colpe del loro governo. A peggiorare la situazione, dato che l'Egitto ha volutamente reso molto grande la definizione di Ebreo per avere più persone possibili schiavizzabili, e ha creato (proprio come è accaduto nella storia) un mix di popoli eterogenei che si uniscono nella schiavitù, si viene a creare una crisi demografica, con un numero di schiavi troppo numerosi. Il governo dunque impone aborto di massa e vasectomia per controllare il popolo di schiavi. Ma è il fratello di Sisi, Mo-sisi, che scopre di essere stato adottato e di rientrare per errore nella definizione di Ebreo, a fraternizzare con il popolo oppresso, e che sarà una figura chiave per la più grande operazione terroristica in termini di teatralità: l'Operazione Exodus.

6) Con il cambiamento climatico la situazione nel Mediterraneo diventa disastrosa, numerose città vengono sommerse e gli abitanti sono costretti a vivacchiare nelle cime dei grattacieli, costruendo delle vere e proprie città insulari, ad arcipelaghi, mescolando piattaforme, ponti, edifici alti e barche. E' il caso di Venezia, Genova, Catania, Cagliari, Atene. Queste città e queste regioni sono particolarmente colpite dalle inondazioni e si ritrovano a vivere in condizioni miserevoli. I governi non hanno abbastanza risorse per rispondere alla gravissima crisi:
Sardegna, Sicilia, Libia, Turchia occidentale, Veneto, Genova, Toscana, Grecia, tutte sono state pesantemente colpite e ora sono inondate, piene di fiumi e laghi. La popolazione locale, abbandonata e priva di protezione, si ritrova a vandalizzare le città dell'entroterra per sopravvivere. Ben presto si organizzano delle bande armate, e delle autorità di mediazione fra le stesse bande armate. Un ruolo fondamentale lo ricoprono i contrabandieri e gli scafisti che trasportano beni, tenendo in vita queste popolazioni, che si riciclano in senso nautico: pesca, contrabbando, smercio di immigrati e commercio marittimo sono ora il pane quotidiano per questi popoli, che da soli non possono sopravvivere. Ma i loro commerci sono in gran parte illegali (essendo quelli la migliore fonte di profitto), fra cui alcol e droghe, così come illegali sono spesso i contratti stessi, totalmente in nero e all'oscuro dei governi, che però vogliono avere conto di ogni cosa. Infine è la pirateria ciò in cui questi popoli si riciclano. La Sicilia diventa impraticabile, covo di pirati in cui l'ultima armata dei carabinieri viene sconfitta e ributtata in mare. La Sardegna vandalizza le coste di Roma. La Toscana riesce a respingere persino navi NATO, in Turchia le città marittime si fortificano con enormi mura.
Alla fine, a Catania, si riuniscono i rappresentanti dei Siciliani, dei Sardi, dei Libici, dei Turchi, dei Greci, dei Veneti, dei Liguri e dei Toscani. E' il Trattato dei Popoli del Mare. La loro flotta unita devasta il mediterraneo: la Tunisia ritorna annessa alla Sicilia, l'Algeria e il Marocco sono devastati, la Corsica viene depredata, la Francia è obbligata a trattare con i predoni, l'Italia è una barzelletta: il popolo vive dei commerci dei Popoli del Mare, il governo è impotente nel fermarli ed è la loro vittima preferita. I balcani prosperano, l'Arcipelago Greco riesce a ripagare parte dei propri debiti. L'Impero Egiziano si ritrova depredato in profondità nel Nilo proprio dalla Flotta comandata dall'Ammiraglio Evarco Valerio detto "Siffredi". La Federazione dei Sette Mari, così ribattezzata, con capitale la nuova catania, si staglia come nuova Atlantide, vivendo di commerci marittimi in una talassocrazia indiscussa (i loro commerci arrivano fino in Svezia, la Spagna è indebitatissima con loro) e di pirateria. I popoli del mare iniziano anche a chiedere un tributo annuale.

7) Nonostante il supporto del Regno Unito d'Inghilterra, Francia, Galles e Stati Uniti, la Russia collassa in una serie di staterelli. Tutti i grandi signori del petrolio, i generalissimi, i capi della mafia russa e i politici posti da Putin si tengono il loro piccolo regno. Le maggiori superpotenze sono la Moscovia (preda di continue lotte politiche interne), Novgorod (ossia la Russia del Nord, contrapposta alla Russia del Sud, come venne divisa dai due successori di Putin che si spartirono l'Impero) vive invece un rinascimento e anzi riesce a colonizzare diversi territori oltremare. E' in questo contesto che, però, l'Alleanza Turca (formata da Sultanato Turco (ex Turchia orientale), I 5 Stan, la Mongolia e l'Ucraina) inizia a fare pressioni politiche su Mosca, per ottenere petrolio a prezzi più bassi. Alla morte del Presidente, sale al potere il suo delfino, Dzugasvili, il quale è un pupazzo nelle mani dei politici moscoviti, che vogliono diminuire il suo potere (vestigia dell'assolutismo putiniano) e degli occupanti turcomanni. Il presidente per un periodo viene addirittura esiliato nella sua villa, protetto dai fedelissimi, mentre i boiardi e i grandi oligarchi russi cercano di organizzare una neo-repubblica e di venire a patti con i turcomanni, che invece si fanno ancora più violenti e chiedono di più. Alla fine devono supplicare il ritorno di Dzugasvili, che però è cambiato.
Quando gli Oligarchi lo umiliarono, sottoponendolo a prove di sottomissione, lo hanno in qualche modo ferito e trasformato. Ha passato i giorni nella sua villa a torturare animali, ad aggirarsi con i suoi servitori nelle città vicine violentando e assassinando, e soprattutto ha istituito un servizio di Spie a lui fedeli con cui si è liberato del controllo nemico. Il presidente assume come nome completo Ivan Stalin Dsugasvili, e mentre passa a fil di sangue i Boiardi rimettendoli in riga chiama una delegazione dei Turcomanni. Lui infatti ha dalla sua un matrimonio politico con una figli dell'Ammiraglio Greco dei Popoli del Mare...

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A questo punto, la sera del 31 dicembre 2015 Tommaso Mazzoni ci dice:

Mamma mia, quante guerre erano e sono possibili! E anche il 2015 che sta finendo, ce ne ha portate un sacco e una sporta. Io di quest'anno cambierei molte cose...

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Al che aNoNimo gli replica:

Anch'io. Beh, io ci provo.

Il 2015 ucronico
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Da Wikipedia, l'Enciclopedia Libera.

Il 2015 ucronico (MMXV in numeri romani) è un anno del XXI secolo ucronico.

Eventi [modifica | modifica wikitesto]
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Gennaio [modifica | modifica wikitesto]
1º gennaio:
Russia, Bielorussia, Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan aderiscono all'Unione Europea, che sale così a 48 stati membri.
la Serbia adotta l'Euro come moneta corrente.
la Catalogna assume la presidenza di turno dell'Unione Europea.
3-7 gennaio:
nei pressi del Lago Ciad, nel Borno, in Nigeria, 200 guerriglieri di Boko Haram decidono di deporre le armi, nauseati dalla lotta armata.
7 gennaio:
la Banca Nazionale Svizzera mantiene il coperchio sul valore del franco relativo all'euro, evitando gravi turbolenze sui mercati finanziari internazionali.
a San'a', in Yemen, viene firmato un importante accordo di pace tra Sciiti e Sunniti, che spalanca le porte alla normalizzazione della regione.
a Parigi, in Francia, viene sventato un attentato alla sede di Charlie Hebdo, un settimanale satirico, ad opera di guerriglieri del Daesh.
8 gennaio:
elezioni presidenziali in Sri Lanka, confermato il Presidente uscente Mahinda Rajapaksa dell'Alleanza della Libertà del Popolo Unito.
9 gennaio:
a Parigi il terrorista Amedy Coulibaly prende in ostaggio 20 persone all'interno di un negozio di alimentari kosher nel quartiere di Porte de Vincennes. A seguito dell'intervento delle forze speciali Coulibaly viene catturato vivo e non si registrano vittime.
10 gennaio:
una bambina di 10 anni viene imbottita di esplosivo dai fondamentalisti di Boko Haram per essere fatta esplodere nel mercato di Maiduguri, in Nigeria, ma la bomba non esplode per un guasto. Cresce l'odio verso la vigliaccheria di quel gruppo guerrigliero.
12 gennaio:
in Serbia viene eletta la prima presidente donna, Maja Gojković.
Mario Balotelli, protagonista  della vittoria dell'Italia nel Mondiale brasiliano del 2014, vince la quinta edizione del Pallone d'oro FIFA; secondo l'argentino Lionel Messi, terzo il tedesco Manuel Neuer.
14 gennaio:
Romano Prodi si dimette dalla carica di Presidente della Repubblica Italiana dopo due mandati per complessivi 8 anni, 7 mesi e 29 giorni.
18 gennaio:
Papa Francesco celebra una storica messa a Pechino davanti a oltre cinquecentomila fedeli durante il viaggio apostolico nella ex Repubblica Popolare Cinese.
23 gennaio:
Salmān bin Abd al-Azīz Āl Saūd assume la carica di Re Costituzionale dell'Arabia Saudita dopo la morte del fratellastro Abd Allāh, giurando fedeltà al Parlamento di Riyad.
25 gennaio:
in Grecia si svolgono le elezioni parlamentari che vedono vincitore George Papandreou del PASOK.
31 gennaio:
Rita Borsellino viene eletta Presidente della Repubblica Italiana: è la prima donna a ricoprire tale carica.

Febbraio [modifica | modifica wikitesto]
12 febbraio:
I leader di Russia, Ucraina, USA e UE raggiungono un accordo su un referendum da tenersi nel 2018 per decidere se la Crimea vorrà restare con l'Ucraina, passerà alla Russia o diverrà indipendente.
14 febbraio:
la città libica di Sirte viene definitivamente liberata dai militanti dello Stato Islamico.
14-15 febbraio:
a Copenaghen, sventati due attentati terroristici contro un centro culturale ebraico e una sinagoga.
23 febbraio:
la sonda spaziale Dawn della NASA si inserisce in orbita attorno al pianeta Nettuno, primo oggetto costruito dall'uomo a riuscirci.

Marzo [modifica | modifica wikitesto]
5-8 marzo:
i siti archeologici iracheni di Nimrud, Hatra e Dur Šarrukin vengono liberati da truppe di terra italiane, scongiurando la loro demolizione da parte del Daesh.
13 marzo:
Papa Francesco annuncia il Concilio Ecumenico Vaticano III che avrà inizio l'8 dicembre 2015, a 50 anni esatti dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II.
18 marzo:
al Museo Nazionale del Bardo di Tunisi viene sventato un attentato terroristico progettato dal Daesh.
20 marzo:
durante l'eclissi solare totale visibile dai paesi dell'Europa Settentrionale e del Nordafrica viene scoperto Vulcano, pianetino che ruota intorno al Sole all'interno dell'orbita di Mercurio, fin qui sfuggito alle osservazioni essendo nascosto dal fulgore solare
24 marzo:
il volo Germanwings 9525, partito da Barcellona e diretto a Düsseldorf, è dirottato da Andreas Lubitz, il copilota del velivolo, che vuole suicidarsi con tutti i passeggeri schiantandosi sulle Alpi dell'Alta Provenza, ma il pilota e due passeggeri riescono con uno stratagemma ad aprire la porta della cabina di pilotaggio, mettono Lubitz fuori combattimento e salvano la vita di 150 persone.
25 marzo:
una coalizione di nazioni arabe guidata dall'Arabia Saudita interviene militarmente in Siria per rovesciare il regime e porre fine alla guerra civile.

Aprile [modifica | modifica wikitesto]
2 aprile:
Kenya, 150 guerriglieri del gruppo terrorista di Al-Shabaab sono catturati dall'esercito regolare prima di compiere una strage.
18 aprile:
viene salvata nel canale di Sicilia una imbarcazione carica di 887 migranti al largo delle coste libiche.
25 aprile:
un terremoto di magnitudo 7,9 devasta il Nepal, ma i morti sono in numero contenuto grazie all'allerta lanciato dalle stazioni sismografiche.
29 aprile:
l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiara che l'AIDS sta per essere debellato in tutto il mondo.

Maggio [modifica | modifica wikitesto]
1º maggio:
inizio dell'Expo 2015 a Roma, alla presenza di Papa Francesco e del Presidente del Consiglio Pierluigi Bersani. L'esposizione si protrarrà fino al 31 ottobre.
19-23 maggio:
60ª edizione dell'Eurovision Song Contest, in Austria, vinta dal gruppo italiano "Il Volo".
21 maggio:
la città di Palmira viene liberata dalle truppe dello Stato Islamico, scongiurandone così la distruzione.
23 maggio:
l'Italia legalizza il matrimonio omosessuale attraverso un referendum.
27 maggio:
il Torino F.C. si aggiudica l'Europa League 2015-16 battendo in finale a Varsavia il Siviglia per 3-2.
31 maggio:
il Torino F.C. vince anche il Campionato Italiano di Serie A e si aggiudica il decimo Scudetto della sua storia, cucendosi la Stella sulle maglie.

Giugno [modifica | modifica wikitesto]
7 giugno:
elezioni parlamentari in Turchia, storica sconfitta di Recep Tayyip Erdogan: nuovo Primo Ministro è Kemal Kılıçdaroğlu del Partito Popolare Repubblicano.
11 giugno:
l'astronauta italiana Samantha Cristoforetti torna sulla Terra dopo 200 giorni nella Base Lunare Internazionale Alpha. Diventa così la donna al mondo che ha trascorso più giorni sulla Luna.
26 giugno:
sventato un attentato terroristico a Susa, in Tunisia.

Luglio [modifica | modifica wikitesto]
1º luglio:
la Turchia del dopo Erdogan assume la presidenza di turno dell'Unione Europea.
5 luglio:
si tiene nella Repubblica di Moldavia il referendum popolare sulle misure di risanamento dell'economia imposte dall'Unione Europea: prevalgono i "sì" con il 60 % dei voti.
14 luglio:
la sonda spaziale statunitense "New Horizons" sbarca sul pianeta Plutone.
18 luglio:
viene firmato un accordo di pace tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione di Papa Francesco, e sono ristabilite relazioni diplomatiche tra i due paesi con la riapertura delle proprie ambasciate nelle rispettive capitali.
24 luglio:
la Turchia inizia attacchi aerei contro il Daesh in Iraq e in Siria.

Agosto [modifica | modifica wikitesto]
6 agosto:
viene inaugurato il Canale di Songkhla che taglia in due la penisola di Malacca, accorciando il percorso tra Oceano Pacifico ed Oceano Indiano.
13 agosto:
un camion bomba avrebbe dovuto esplodere in un mercato di Baghdad, ma viene disinnescato in tempo.
17 agosto:
neutralizzata anche una bomba in pieno centro a Bangkok.

Settembre [modifica | modifica wikitesto]
9 settembre:
decimo anniversario dell'incoronazione di Re Giorgio VII del Regno Unito, al secolo Carlo di Windsor-Mountbatten.
10 settembre:
in Sudafrica vengono scoperti i fossili di Eoanthropus naledi, ritenuto l'anello di ricongiunzione tra il genere Australopithecus e il genere Homo.
20 settembre:
in Russia, a seguito delle dimissioni anticipate di Dmitrij Medvedev, si svolgono le elezioni anticipate che vengono vinte da Garri Kasparov con il 55,5 % dei consensi.
28 settembre:
la Nasa dichiara al mondo di aver individuato il sito per lo sbarco di un equipaggio umano su Marte, previsto per il 4 luglio 2018.

Ottobre [modifica | modifica wikitesto]
9 ottobre:
Papa Francesco è insignito del Premio Nobel per la Pace.
10 ottobre:
sventato un attacco terrorista suicida durante una marcia per la pace ad Ankara, la capitale della Turchia.
25 ottobre:
elezioni presidenziali in Argentina vinte dal candidato peronista Daniel Scioli, di origini italiane.
31 ottobre:
disinnescata una bomba a bordo del volo 9268 della compagnia aerea russa Metrojet, partito da Sharm el-Sheikh e diretto da San Pietroburgo. Kasparov annuncia l'intensificazione della lotta contro il Daesh.
si chiude l'Expo 2015 a Roma. L'esposizione era iniziata il 1º maggio.

Novembre [modifica | modifica wikitesto]
7 novembre:
storica riunificazione della ex Repubblica Popolare Cinese con Taiwan.
8 novembre:
elezioni parlamentari in Croazia, vinte dal socialdemocratico Zoran Milanović.
Valentino Rossi su Yamaha vince il Gran Premio di Valencia Classe MotoGP sul Circuito Ricardo Tormo davanti a Marc Márquez e a Dani Pedrosa, e si aggiudica il decimo titolo mondiale della sua carriera
13 novembre:
sventata una serie di attacchi terroristici nel centro di Parigi, organizzati dal Daesh.
18 novembre: le forze di polizia francesi, nel corso di un blitz in un covo di terroristi a Saint-Denis, uccidono Abdelhamid Abaaoud, organizzatore dei falliti attentati di Parigi.
20 novembre:
quasi completamente smantellato il gruppo terroristico africano Boko Haram.
24 novembre:
In Siria viene proclamata la fine della guerra civile, le fazioni ribelli si accordano per un governo di transizione e per dare la spallata finale al Daesh
30 novembre:
si apre a Calcutta la XXI Conferenza sui cambiamenti climatici (COP21) delle Nazioni Unite, a cui partecipano esponenti dei governi di 196 nazioni.

Dicembre [modifica | modifica wikitesto]
8 dicembre:
solenne apertura del Concilio Vaticano III indetto da Papa Francesco.
12 dicembre:
l'Accordo di Calcutta, un patto globale sui cambiamenti climatici, impegna tutti i paesi ad abbandonare entro trent'anni le centrali a combustibili fossili, per sostituirle con le nuove centrali a fusione nucleare. Si dicono soddisfatti Papa Francesco e il Presidente USA Bernard Sanders.
16 dicembre:
Esce nelle sale cinematografiche italiane "Il Silmarillion", film diretto da J. J. Abrams e tratto dall'omonimo capolavoro di J.R.R. Tolkien, con Ben Affleck nei panni dell'eroe Beren e Scarlett Johansson in quelli della bellissima elfa Lúthien.
20 dicembre:
elezioni politiche in Spagna, vinte nettamente dall'alleanza tra Socialisti e Podemos.
31 dicembre:
Mossul è presa dalle truppe regolari irachene, supportate da truppe di terra della coalizione internazionale. I guerriglieri del Daesh sono in fuga: Sanders, Kasparov e il presidente iracheno Fu'ad Ma'sum dichiarano la fine della guerra contro il Califfato.

Buon 2016 a tutti!

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Tommaso approva:

Ecco, direi che questo sì sarebbe stato un anno più che discreto!

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E Generalissimus aggiunge:

Papa Francesco non è l'unico uomo di pace che manca all'appello, tra i vincitori del Nobel.
Fino ad ora i Nobel per la Pace che hanno scatenato più polemiche sono stati quelli dati a Mikhail Gorbacev, Yitzhak Rabin, Shimon Peres, Menachem Begin, Yasser Arafat, Le Duc Tho, Henry Kissinger, Jimmy Carter, Al Gore e l'IPCC.
Quelli che non hanno ricevuto il Nobel ma che a detta di molti l'avrebbero meritato sono Gandhi, Eleanor Roosevelt, U Thant, Vaclav Havel, Ken Saro-Wiwa, Fazle Hasan Abed, Sari Nusseibeh, Corazon Aquino, Giovanni Paolo II, Helder Camara e Dorothy Day.

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A questo punto, Iacopo riprende la parola:

Si potrebbe iniziare un altro gioco ucronico, immaginando che in tutti i periodi in cui si percepiva l'imminenza di un cambiamento epocale abbiano effettivamente portato a tale cambiamento.

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E Bhrihskwobhloukstroy gli dà corda:

Uh, io ne ho vissuti quattro: la Purezza della Razza, la Società senza Classi, il Benessere per Tutti e la Singolarità del Progresso Tecnologico...

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MorteBianca non è da meno:

Quinto: la Riforma della Chiesa (Ritenuto imminente sia durante il picco delle eresie sia durante la stessa Riforma). Sesto: la guerra nucleare (Non devo nemmeno specificare).

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Bhrihskwobhloukstroy sorride:

Heheh, il mio esordio in Politica era stato la proclamazione della futura restaurazione del Califfato ’Islāmico; poi sono passato alla ricostituzione dell'Impero Achemenide (ai tempi dello Šāh), ancora dopo alla ricostruzione dell'Impero Ottomano...

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E Iacopo aggiunge:

La Riforma della Chiesa è stata sentita imminente sia durante lo Scisma d'Occidente, sia durante la Riforma Protestante, sia alla fine del XVI secolo, sia subito dopo il Concilio Vaticano II, e si sta realizzando solo ora, con l'accoppiata Ratzinger-Bergoglio. Per quanto riguarda la restaurazione del Califfato... non mi pare che ci sia mai stato un momento in cui sia stata percepita come imminente, almeno non dopo Hulegu.

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Enrico Pellerito fa notare:

Di fatto, ciclicamente, questo nostro mondo ha percepito la possibile/probabile realizzazione di cambiamenti dai livelli molto variabili, relativamente all'impatto sulle varie componenti della società umana. 
La fluttuazione si è avuta sia dal punto di vista territoriale (aspettative e/o eventi locali, oppure coinvolgimenti di macro aree internazionali, fino a interessare tutti e tutto, a volte in modo graduale e discontinuo nei tempi, altre volte in modo più totalizzante), sia da quello dell'importanza, a secondo dello scopo volutamente perseguito o delle conseguenze (non desiderate ed eventualmente "subibili") di eventi, fattori, movimenti e aspirazioni umane.
A quelli da Voi citati, fra i cambiamenti epocali percepiti come concretizzabili ma non, perlomeno non ancora, verificatisi, aggiungerei la convinzione che la caduta del Comunismo (considerando con questo termine l'URSS e i regimi cosiddetti fratelli, il Patto di Varsavia, il Comecon, e le organizzazioni di sinistra occidentali) avrebbe comportato l'inizio di un mondo nuovo dove avrebbero regnato pace e benessere economico grazie alla globalizzazione del capitalismo, della democrazia liberale e del costume di vita occidentale.
Che poi gli effetti economici e sociali del capitalismo si stiano facendo sentire, adesso, in tutto il pianeta, è un elemento che non può essere ignorato, ma credo che le aspettative (e le delusioni) a seguito degli eventi politici successivi al 1989, siano, in parte, venute meno.
La "fine della Storia", per come manifestata dal pensiero del professore Francis Fukuyama, non si è verificata in tutti le sfaccettature politiche e sociali, d'altra parte, era veramente troppo fiducioso ritenere che, d'un colpo, sarebbero sparite rivalità e aspirazioni geostrategiche, proponendosi un'unica omologata dinamica umana.
Se invece del crollo del muro di Berlino si fosse verificato un cambiamento, altrettanto deflagrante, negli Stati Uniti, con l'instaurazione di una dittatura del proletariato, l'antagonismo con qualsiasi altra grande potenza sarebbe mai potuto scomparire?

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Bhrihskwobhloukstroy precisa:

Con « benessere per tutti » alludevo proprio a quegli anni, mi ricordo che era considerata imminente la trasformazione della stessa Federazione Russa in una ottantina di Stati che sarebbero confluiti nella Comunità Europea, come anche si riteneva probabile che gli Stati Uniti, il Canada e il Messico si riorganizzassero secondo i proprî Stati Federali e si unissero (in prospettiva anche gli altri Stati Americani, quelli Federali in modo analogo) formando poi tutti la Grande Europa, compresi il Tibet, il Xīnjiāng e le Mongolie (la recente repressione delle manifestazioni in Piazza Tiān'ānmén faceva escludere la Cina vera e propria); addirittura veniva recuperata l'idea di Bēn Gūryôn di Gerusalemme Capitale della Federazione dei Continenti...
Non ricordo che si pensasse ancora alla 'XVIII. Dinastia' (= l'Impero Americano, diciottesima Potenza in grado di perseguire l'unione dell'Eurasia), ma si è poi capito che il progetto era in cantiere da decenni e viene da pensare che sarebbe stato così con qualsiasi Regime...

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Enrico annuisce:

Sì, l'aspirazione ad un "modello imperiale" è certamente stimolante, io credo, però, che c'era chi voleva ottenere ciò progettando un sistema gerarchico, dove ci sarebbe stato la prevalenza da parte di una sponda dell'Atlantico nei confronti dell'altra e del retroterra di questa, prescindendo se questa seconda grande area fosse una componente solida e compatta nel suo insieme.
Tale sistema gerarchico, con al suo interno vari livelli di sudditanza, avrebbe coinvolto anche le entità europee da poco affacciatesi sul panorama del libero mercato, a prescindere dalla loro originaria importanza, venuta meno, a maggior ragione, data la parcellizzazione della Russia, e se proprio questa fosse stata trasformata nel senso demoltiplicatore ipotizzato, l'arena della rivalità geostrategica avrebbe perso uno dei giocatori (ancorché ridotto nella sua capacità rispetto a ciò che prima rappresentava), così come non sarebbe stata presente una Unione Europea (molto più vasta di quella attuale) del tutto indipendente dal neoconservatorismo americano.
Un tale impero avrebbe potuto raggiungere l'obiettivo dell'effettivo dominio economico del pianeta e delle sue risorse, ovviamente cerando di impedire che qualcuno potesse scardinare tale sistema; con opportune pressioni si sarebbe disattivata qualsiasi, eventuale, velleità nipponica e delle cosiddette "tigri asiatiche", cercando, parimenti, di contenere la Cina o qualche altra nascente realtà di ciò che veniva considerato, dal punto di vista politico, "Terzo Mondo".
Penso pure che personaggi come Milosevic e Saddam Hussein abbiano costituito un ostacolo a questa manovra, in maniera inconsapevole, dato che entrambi cercavano solo di garantirsi un proprio dominio territoriale, e probabilmente, se fossero stati accontentati, avrebbero accettato di buon grado di partecipare al consolidamento del sistema gerarchico suddetto.

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Prende allora la parola Paolo Maltagliati:

Quello che però ora vedo è, quantomeno sottotraccia, una lotta tra gli imperi classici e l'impero postmoderno. Che è sin troppo fluido, non ha necessariamente etnia, nazione, bandiera, territorio... è di difficile interpretazione. Anzi, paradossalmente, lo sguardo dello storico fa una fatica ancora maggiore a riconoscerne forme, obiettivi e contenuti (e trovo confortante conferma di non essere solo in questa difficoltà, a leggere certi vostri interventi).
Dovesse "vincere" il post-moderno in questa ipotetica lotta (liberi di non percepirla, o di negarne l'esistenza, è una mia personale interpretazione) sarebbe, nell'esegesi geopolitica, l'equivalente della singolarità per lo sviluppo umano-tecnologico, se mi permettete il paragone.

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Enrico Pellerito è d'accordo:

Trovo il paragone pertinente. Aggiungo che l'impero postmoderno "non ha necessariamente etnia, nazione, bandiera, territorio", utilizzando trasversalmente tutte queste componenti in un'ottica sovranazionale ed internazionale. Qualcuno anni fa delirava di Stato Imperialista delle Multinazionali...

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E Iacopo commenta:

Un modo rigoroso di esprimere questo concetto sarebbe dire che l'Impero ha la Geopolitica e i suoi prodotti entro di sé come momento superato. Qualcosa di molto hegeliano, certo... per quanto il mio sogno sarebbe il riuscire a esprimere questi (e altri) concetti con un linguaggio pierceiano. Ad esempio, parafrasando Einstein, mi sa che se Hegel avesse conosciuto Peirce, avrebbe detto: "l'assoluto non gioca a dadi!"

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Bhrihskwobhloukstroy riprende il filo del discorso:

Qualche pertinenza territoriale comunque si riconosce anche oggi: Stati Uniti e dipendenze dirette (Germania, Italia) come nucleo, altri Paesi NATO, resto del Continente Americano (con rare eccezioni), Alleati degli Stati Uniti nel resto del Mondo (Israele, Giappone e così via con un lungo e noto elenco). Nel nucleo, si può individuare anche una catena istituzionale: Vertici Politico-Militari → Giganti finanziarî → Centri di Studî Strategici → Cordate Politico-Economiche → Oclo-Porno-Cleptocrazia → Operatori dei Mezzi di Comunicazione Sociale → Sudditi → Aree di Emarginazione → Rifiuti riciclabili → Residui non riciclabili → Intelligencija.

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A proposito di ucronie bellicose, ecco la domanda che ci ha posto Enrico Pizzo:

All'inizio della seconda parte del romanzo di Clarke « 2001 odissea nello spazio », il Dr. Floyd deve recarsi sulla Luna per esaminare TMA1 e a Cape Canaveral ripensa alla situazione della terra in cui « le 38 potenze nucleari si sorvegliavano a vicenda con ansia bellicosa » (brrrr!)
Attualmente le potenze nucleari sono 9, ma quale potrebbe essere il PoD che porta ad una simile proliferazione nucleare e quali potrebbero essere le 38 potenze? Sapendo che nell'universo di « 2001 » l'Unione Sovietica esiste ancora?

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Il primo a replicargli è Generalissimus:

Secondo me sono le seguenti: Albania, Algeria, Arabia Saudita, Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Egitto, Filippine, Francia, Germania Est, Germania Ovest, Giappone, India, Iran, Iraq, Israele, Italia, Libia, Messico, Myanmar, Olanda, Pakistan, Polonia, Regno Unito, Romania, Siria, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Taiwan, Unione Sovietica.

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E Paolo Maltagliati commenta stupito:

Il Giappone?? Capisco che le leggi possano cambiare, ma per arrivare all’idea di sviluppare l’atomica i giapponesi, mi immagino quale caos politico debba essere accaduto...

Io comunque propongo: Italia, Francia, Spagna, DDR, RFT, UK, Svezia, URSS, Polonia, Jugoslavia, Turchia, Siria, Iran, Iraq, Arabia Saudita, Israele, Egitto, Libia, India, Pakistan, Cina, Vietnam, Thailandia, Malaysia, Indonesia, RPDK, Corea del Sud, Cina Taipei, Australia, Brasile, Cile, Sud Africa, Messico, Usa, Canada, Cuba, Grecia e Argentina.

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Federico Sangalli invece propone:

Io dico Francia, USA, UK, Cina, URSS, Corea del Nord, Israele, India, Pakistan, Iran, Giappone, Sudafrica, Arabia Saudita, Taiwan, Brasile, Argentina, Svizzera, Svezia, Algeria, Australia, Canada, Corea del Sud, Egitto, Germania (Ovest in caso di divisione perdurante) Iraq, Libia, Birmania, Siria, Spagna, Messico, Romania, Indonesia, Repubblica Democratica del Congo, Turchia, Etiopia, Marocco, Italia, Cile, Venezuela. Potrei aggiungerci anche Cuba, Colombia, Nigeria, Thailandia e Iugoslavia.

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Generalissimus poi constata:

Certo, sarebbe un mondo con la miccia cortissima.
Per quanto riguarda il Giappone, può sembrare strano, nonostante la costituzione pacifista e i Tre Principi Antinucleari, l'idea di un Giappone potenza nucleare non è mai tramontata.
Già nel 1965 il Primo Ministro Eisaku Sato chiese a Lyndon Johnson di poter dotare il paese di armi nucleari per contrastare la potenza atomica cinese, affermando di poter "educare" le generazioni future all'abbandono dell'anti-nuclearismo. Ovviamente Johnson rimase scioccato.
Per tutto il periodo in cui fu Primo Ministro Sato cercò di aggirare la costituzione affermando che le armi nucleari tattiche erano armi difensive e non offensive come gli ICBM, e lo stesso fece Yasuhiro Nakasone.

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Anche Perchè No? dice la sua:

Secondo me il Giappone può benissimo dotarsi della Bomba. Nel 2015 Abe ha autorizzato con una nuova legge gli interventi militari all'estero (se sono richiesti per la sicurezza del paese o di un alleato). La maggior parte dell'opinione pubblica non voleva, ma l'hanno fatto lo stesso.

Due condizioni però: il Giappone può dotarsi della bomba solo se si sente abbastanza in pericolo di fronte a un nemico nucleare (in questa distopia di proliferazione ha totalmente senso), sopratutto contro la Cina RPC, la Corea del Nord e la Corea del Sud se si dota anche lei della bomba. Lo farebbe allora nella stessa dottrina che vedeva in Francia la bomba come garanzia dell'indipendenza nazionale e puramente difensiva. Non c'é neanche bisogno di cambiare la costituzione, solo di girare un po' attorno alla legge. L'altra condizione sarebbe che gli USA siano d'accordo, questo mi sembra più difficile ma non impossibile in un contesto di proliferazione. Gli USA potrebbero vedere di buon occhio un'atomica giapponese che renderebbe la massiccia presenza militare americana un po' meno necessaria e dunque pronta a essere spedita altrove.

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Iacopo Maffi suggerisce:

Programma di condivisione nucleare dell'Unione Europea: 34 Paesi.
Programma di condivisione nucleare del Commonwealth delle Nazioni: 4 Paesi.
Potenze nucleari classiche: 3 (Usa, Urss, Cina).
Potenze nucleari secondarie: 4 (Sudafrica.
Israele, Pakistan, India).
Paesi che hanno ottenuto la Bomba a partire da quella pakistana: 5 (Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto, Libia).
Paesi che hanno ottenuto la Bomba a partire da quella indiana: 3 (Iran, Siria, Etiopia).
Paesi che hanno ottenuto la Bomba dalla Cina: 4 (Corea del Nord, Vietnam, Myanmar, Venezuela).
Paesi che hanno ottenuto la Bomba dagli Usa: 7 (Panama, Colombia, Argentina, Cile, Giappone, Corea del Sud Taiwan)
Paesi che hanno ottenuto la Bomba dall'urss: 2 (Cuba, Angola)
Paesi che hanno ottenuto la Bomba in modi sconosciuti: 3 (Svizzera, Chad, Nigeria).
Fa 68, giusto?

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Restituiamo la parola a Perchè No?:

Ecco la mia lista.

Le potenze "canoniche":
USA
URSS
Francia
UK
Pakistan
India
Cina RPC

Le potenze "apocrife":
Israele
Nord Corea

Le potenze "che-volevano-ma-non-hanno-potuto":
Irak
Iran
Libia
Africa del Sud
Brasile
Argentina
Cina ROC (Taiwan)
Arabia Saudita
Svizzera
Svezia
Siria

Le potenze che potrebbero riceverla "in eredità":
Algeria (dalla Francia)
Australia (dall'UK)

Le potenze che possono riceverla/svilupparla nella sfera americana per x ragioni:
Giappone
Turchia
Corea del Sud
Italia

Le potenze che possono riceverla/svilupparla nella sfera sovietica per x ragioni:
Jugoslavia
Ungheria
Romania
Vietnam
Cuba

Altri:
Egitto
Indonesia
Congo-Kinshasa
Messico
Emirati Arabi Uniti
Marocco
Venezuela

Fanno 38 e sono stato ragionevole. In piena proliferazione atomica, mentre la tecnologia diventa sempre più accessibile, chi impedirebbe all'Islanda di dotarsi della bomba per risparmiare sul costo di un esercito?

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Degna di nota è l'informazione dataci da Generalissimus:

La Osprey Publishing, nota casa inglese con un'esperienza pluridecennale nel campo della storia militare, ha avviato una serie di pubblicazioni che parlano di argomenti "fuori dal comune" trattandoli con la massi serietà possibile.
Si va da "Distruggeremo il Vostro Pianeta: Una Guida per gli Alieni alla Conquista della Terra" a "L'Occulto Nazista", passando per "Le Guerre di Cthulhu: Le Battaglie degli Stati Uniti contro i Grandi Antichi", di prossima pubblicazione.
Una delle aggiunte più recenti è "Le Guerre di Atlantide", che descrive in modo dettagliato la storia militare atlantidea.
Ormai relegata ai bordi della storia comunemente accettata, la favolosa isola di Atlantide era al centro di un vasto e potente impero.
Da qui i signori dell'oceano occidentale, di discendenza divina, mossero guerra al resto del mondo, fino a quando una coraggiosa resistenza non li ricacciò da dove erano venuti e gli dei non li punirono per la loro hybris.
In quell'ultima devastante lotta tra dei e mortali, l'intera isola sprofondò nel mare.
Il libro ricostruisce la realtà e la fantasia di quell'era perduta di dei ed eroi, inclusa l'organizzazione politica dell'Impero Atlantideo, l'equipaggiamento e le tattiche degli eserciti di Atlantide e dei suoi nemici e la storia delle grandi guerre, dai primi scontri tra le colonie atlantidee e le Amazzoni del Nord Africa fino all'ultima e catastrofica contro-invasione di Atlantide da parte dei popoli coalizzati di Europa e Asia.

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A questo punto, MorteBianca ha avanzato la proposta contraria:

A Ginevra sono state firmate le cinque storiche convenzioni sull'utilizzo delle armi, sostanzialmente furono le prime regolazioni fra nazioni su "cosa non usare" anche in caso di aperta ostilità dai tempi della Società delle Nazioni che condannava l'uso di armi chimiche.

Nonostante le convenzioni siano cinque, la quinta è ridondante e sono sostanzialmente quattro:

1) Sono vietati tutti gli esplosivi a frammentazione i cui frammenti non siano visibili con dispositivi a raggi X (perché, se la vittima sopravvive, non può essere curata ed è condannata a morte)

2) Limitazioni all'uso di mine da campo, mine anti-uomo, trappole esplosive eccetera, per via del fatto che rimangono sui campi da battaglia dopo la morte, sono incontrollabili e fanno vittime spesso innocenti.

3) Limitazioni alle armi incendiarie (perché i loro effetti sono imprevedibili e sono pericolose)

4) Limitazioni sulle armi laser accecanti (quando il danno alla vista è permanente)

Quanti ulteriori accordi (e quanto più restrittivi) si possono ottenere per rendere la Guerra più umana possibile?

Anzitutto le quattro limitazioni di cui sopra diventano assolute, e ne vengono aggiunte molte altre. Da notare che queste leggi sono state aggiunte una dopo l'altra nel corso dei decenni, quindi alcune potrebbero sembrare delle "Esagerazioni" delle precedenti.

1) Vietati gli esplosivi a frammentazione che rilasciano frammenti troppo piccoli per essere curati.

2) Vietate le trappole in generale (Non sono considerate trappole i sistemi di protezione tipo filo spinato o i sistemi di allarme che attivano armi automatiche sotto controllo e molte altre cose).

3) Vietare le armi incendiarie in toto.

4) Vietare le armi accecanti che causino danni permanenti.

5) Vietate le armi nucleari (all'inizio, tramite una serie di concordati, il numero viene abbassato sempre di più tramite disarmi progressivi di Russia e USA. Tutte le altre nazioni devono adeguarsi al tetto. Alla fine le poche testate nucleari rimaste subiscono una dura selezione: eliminate le bombe sporche (si predilige il potere distruttivo a quello permanente delle radiazioni), da sganciarsi poi a diversi chilometri di quota dalla superficie, avvisando la popolazione civile, da utilizzare SOLO verso nazioni non armate di armi nucleari (per ovvi motivi) e solo in caso "Giapponese", ossia in cui l'alternativa sia una guerra di logoramento continua in cui civili e migliaia di ostaggi vadano di mezzo. Possono inoltre essere colpiti solo bersagli militari molto importanti, non centri civili). Le armi nucleari saranno successivamente cedute ad una stazione spaziale controllata dall'ONU, così che non siano nelle mani di governi nazionali ma solo come "ultima risorsa" che, dall'alto, minaccia bersagli importanti).

6) Vietate le armi chimiche, batteriologiche e virologiche, le bombe sporche e i materiali tossici in ogni loro forma.

7) Vietati gli esplosivi non a frammentazione, i lanciamissili sono considerati armi non convenzionali e punibili con sanzioni.

8) Vietate le munizioni che si frammentano al colpo (dato che quando si frammentano sono più difficili da recuperare dal medico). Si predilige invece il proiettile che rimane integro e fa un danno preciso e limitato.

9) Vietate le munizioni di grosso calibro (già poche, per via della # 8, infatti tendono a frammentarsi), prediligendo quelle di piccolo calibro che fanno meno danni e non attraversano il corpo, conficcandosi senza trapassare (questo rende le emorragie meno gravi e più lente). Il massimo è 10mm. Si diffondono i micro-proiettili (comunque abbastanza grossi da essere fattibilmente estratti).

10) Convenzione sulla protezione dei militari: questo trattato obbliga un soldato, per poter effettivamente partecipare a qualsiasi operazione militare, ad avere almeno una protezione in Kevlar davanti e dietro nel busto, un elmetto che copre la testa e una maschera davanti in Ceramiche. Questo trattato protegge le zone vitali del soldato, lasciando più scoperte arti e zone non vitali con lo scopo di tutelarne la salute. Da questo trattato in poi la morte dei soldati in battaglia, prima considerata una ovvietà che si cerca di evitare con precauzioni e pronto soccorso, diventa qualcosa che bisogna evitare attivamente ad ogni costo, una eccezione negativa.

11) Convenzione sul trattamento dei soldati in guerra: Sostanzialmente gli ultimissimi aggiornamenti delle convenzioni di Ginevra vengono aggiunti e riconvalidati: un soldato ferito, un soldato che si arrende, un soldato catturato sono equiparabili a dei civili, e come tali hanno numerosi diritti inalienabili. E' proibita la tortura (sono permessi interrogatori con misure molto restrittive per l'estrazione di informazione, gli Stati Uniti non hanno infatti firmato questo trattato per ben cinque anni, e poi hanno dovuto riformare Guantanamo), la pena di morte per legge marziale è reato contro l'umanità (Ma pena di morte in generale sarà dichiarata simile qualche anno dopo). Per la prima volta si introduce un codice etico in guerra. Ogni soldato, quando ha la possibilità di discernere, deve sempre cercare di ferire e non uccidere, di immobilizzare o attaccare zone non vitali. Questo si applica in modo particolare ai cecchini (che in numerose occasioni hanno il totale controllo su come e dove sparare) a cui non è più concessa libera scelta e sono sempre obbligati a colpire per ferire, non per uccidere salvo casi eccezionali. Per la prima volta, in guerra, uccidere il nemico non è più un comandamento ma una eccezione da evitarsi ad ogni costo (L'esecuzione di queste norme sarà molto lenta e graduale, in alcuni conflitti iniziali vennero bellamente ignorate)

12) Convenzione sull'utilizzo di armi non letali, armi automatiche e forze speciali: Introdotta diversi decenni dopo, il primo paese del mondo ad introdurla fu l'Irlanda del Nord, stabilendo che la polizia in nessun caso (Salvo terrorismo) è autorizzata ad utilizzare armi letali. Vengono dunque autorizzate armi con proiettili a legno, gomma, spugna, granate di spugna, armi ad aria compressa, fucili paralizzanti, sonniferi o urticanti, o armi dalla letalità ridotta. La loro efficienza è garantita dall'alta precisione, la capacità di tramortire (nel caso di sonniferi, paralizzanti o urticanti) o di fare danni anche gravi (negli altri casi) senza fallo alcuno.
Sempre più forze di polizia adotteranno le armi non letali, anche le Forze ONU avranno in dotazione esclusivamente armi non letali un decennio dopo circa.
Con un decreto tutte le forze armate membro dell'ONU hanno dovuto introdurre una squadra con armi non letali, una automatica (Droni e armi telecomandate o sotto il controllo di intelligente artificiali) e una specialistica (che ha solo armi silenziate, progettata per una guerra rapida, silenziosa che mira ad ottenere dati di intelligence e colpire obiettivi strategici, sabotaggio, cyber-guerra, spionaggio e assassinio di personalità chiave nella guerra.
Con una legge successiva, l'esercito viene equamente redistribuito fra queste 4 componenti, ossia le forze armate non letali, quelle automatiche/robotiche, quelle speciali e quelle classiche, ognuna può avere non più di un quarto dell'esercito. Molte nazioni hanno già rinunciato al proprio esercito (in favore di altre nazioni o dell'Esercito della Pace, ossia l'ONU), altre hanno firmato per la neutralità assoluta (Canada, Svizzera), altre ancora hanno pesantissime restrizioni sulla modalità per entrare in guerra (Giappone, Italia).

13) Trattato per l'Etica della Guerra: La naturale evoluzione della 12, vieta ogni forma di arma letale (Salvo rarissimi casi ben regolamentati) in favore di armi non letali, l'esercito per legge è in gran parte automatizzato, con scarsa (e, quando c'è, a distanza) presenza umana in favore di droni, e mira ad una guerra rapida, silenziosa ed efficace piuttosto che all'assalto di massa. Il concetto stesso di guerra è molto cambiato nel corso dei decenni, ora l'intervento delle forze armate, più che fra nazioni, è contro le milizie criminali e terroristiche internazionali. Nei rari casi di conflitto si tratta, più che altro, di nazioni "Convenzionali" contro nazioni "Non convenzionali" (Che hanno violato le convenzioni o i diritti umani o sono correlate al terrorismo). Nei rarissimi casi di conflitto aperto le perdite sono limitatissime (e in gran parte incidentali) e in ogni caso avviene quasi subito la mediazione ONU, che da tempo spinge per limitare l'azione degli eserciti nazionali in favore di un unico esercito mondiale internazionale...

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Ed ora, un'altra invenzione del prolifico Perchè No?:

Oggi ho risentito una frase, forse esagerata, secondo la quale Enrico IV era stato l’unico re di Francia che avrebbe potuto essere eletto Presidente della Repubblica a suffragio universale. E se lo diventa davvero (non chiedermi come)? Ecco il mio piccolo gioco, il governo storico ideale della Francia (due versioni).

Presidente: Enrico IV
Primo ministro: Victor Hugo
Presidente dell’assemblea: Jean Jaurès
Ministro dell’interno: George Clémenceau
Ministro degli esteri: Charles de Gaulle
Ministro della difesa: Napoleone Bonaparte (lo so, é pericoloso...)
Ministro della giustizia: Emile Zola
Ministro dell’economia: Jean-Baptiste Colbert
Ministro dell’agricoltura: Jacques Chirac
Ministro dell’industria: Louis XVI
Ministro dell’educazione: Jules Ferry
Ministro della cultura: Voltaire
Ministro dell’urbanismo: Louis XIV
Ministro della condizione femminile (sì, sì, è incredibile, ma esiste in Francia): Simone de Beauvoir

Seconda versione:

Presidente: Charles de Gaulle
Primo ministro: Victor Hugo
Presidente dell’assemblea: Georges Clémenceau
Ministro dell’interno: George Danton
Ministro degli esteri: Charles Maurice de Talleyrand
Ministro della difesa: Napoleone Bonaparte
Ministro della giustizia: Maximilien Robespierre
Ministro dell’economia: Jean Jaurès
Ministro dell’industria: Sant’Eloi
Ministro dell’agricoltura: Maximilien de Sully
Ministro dell’educazione: Jean-Jacques Rousseau
Ministro della cultura: François Mitterrand
Ministro dell’urbanismo: barone Haussmann
Ministro della condizione femminile: Olympe de Gouges

Piccolo gioco senza pensarci troppo, quale sarebbe la versione italiana?

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Così gli risponde William Riker:

Mmm... non è facile, senza pensarci troppo, perchè la storia italiana è lunga e ingarbugliata. Bè, io ci provo.

Presidente del Consiglio dei Ministri: Alcide de Gasperi (1881-1954)
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri: Giovanni Giolitti (1842-1928)

Ministro dell'Interno: Camillo Benso, Conte di Cavour (1810-1861)
Viceministri: Nicolò Machiavelli (1469-1527), Francesco Guicciardini (1483-1540)

Ministro degli Esteri: Marco Polo (1254-1324)
Viceministri: Giulio Mazzarino (1602-1661), Giulio Alberoni (1664–1752)

Ministro degli Affari Regionali e della Coesione Territoriale: Giuseppe Mazzini (1805-1872)
Viceministri: Vincenzo Gioberti (1801-1852), Carlo Cattaneo (1801-1869)

Ministro della Giustizia: Cesare Beccaria (1738-1794)
Viceministri: Giovanni Falcone (1939-1992), Rosario Angelo Livatino (1952-1990)

Ministro della Difesa: Giuseppe Garibaldi (1807-1882)
Viceministri: Bartolomeo Colleoni (1395-1475), Raffaele Cadorna (1815-1897)

Ministro della Marina: Cristoforo Colombo (1451-1506)
Viceministri: Amerigo Vespucci (1454-1512), Antonio Pigafetta (1492-1531)

Ministro dell'Economia e delle Finanze: Luigi Einaudi (1874-1961)
Viceministri: Marco Minghetti (1818-1886), Carlo Azeglio Ciampi (1920-vivente)

Ministro dell'Industria e dello Sviluppo Economico: Giovanni Agnelli (1866-1945)
Viceministri: Enrico Mattei (1906-1962), Adriano Olivetti (1901-1960)

Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali: San Giovanni Bosco (1815-1888)
Viceministri: Filippo Turati (1857-1932), Vincenzo Cuoco (1770-1823)

Ministro dell'Istruzione: Maria Montessori (1870-1952)
Viceministri: Lorenzo Milani (1923-1967), Gianni Rodari (1920-1980)

Ministro dell'Università e della Ricerca Scientifica: Enrico Fermi (1901-1955)
Viceministri: Galileo Galilei (1564-1642), Antonio Meucci (1808-1889)

Ministro dei Beni e Attività Culturali: Lorenzo de' Medici (1449-1492)
Viceministri: Dante Alighieri (1265-1321), Alessandro Manzoni (1785-1873)

Ministro delle Infrastrutture e Trasporti: Leonardo da Vinci (1452-1519)
Viceministri: Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Luigi Negrelli (1799-1858)

Ministro della Salute: Lazzaro Spallanzani (1729-1779)
Viceministri: Camillo Golgi (1843-1926), San Giuseppe Moscati (1880-1927)

Ministro per i Rapporti con il Parlamento: Giacomo Matteotti (1885-1924)
Ministro delle Pari Opportunità: Contessa Matilde di Canossa (1046-1115)
Ministro degli Affari Europei: Caio Giulio Cesare (100-44 a.C.)
Ministro della Cooperazione Internazionale e Integrazione: Santa Francesca Cabrini (1850-1917)
Ministro dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare: Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi (1873-1933)
Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: Contessa Giulia Falletti di Barolo (1785-1864)
Ministro dello Sport: Vittorio Pozzo (1886-1968)

Chi vuole presentare proposte alternative ci scriva a questo indirizzo!


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