La storia disneificata!

di Tommaso Mazzoni

RamsesSansoneAtalantaL'IliadeL'OdisseaL'EneideRomolo e RemoJudithAlexanderAnnibale e ScipioneCesareSpartacusCleopatraCenerentola in Belgio Biancaneve in UngheriaLa Bella Addormentata in PoloniaLa Sirenetta in PortogalloFrozen in DanimarcaMerida in Germania

Disclaimer: questo è solo un divertissement pensato per strapparvi un sorriso, e non intende violare alcun copyright. I diritti delle opere qui citate sono detenuti dalla Walt Disney Company.

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Ramses

Prologo (Canzone: "Ra ha sconfitto Apophis", sulle note di "Spiriti degli Antichi Eroi" da "Koda, Fratello Orso", Disney 2003. Cantano in coro gli Dei dell'Egitto)

In uno scenario onirico, Ra si erge vittorioso sulle spoglie di un immenso serpente; cantando, Ra ringrazia e assegna un ruolo a tutti gli dei che l'hanno aiutato; Seth, dio del Deserto, dei Venti e della Guerra, è nominato custode della prigione di Apophis. Seth protesta quando Osiris è nominato custode dei Re d'Egitto al suo posto, ma la parola di Ra è definitiva. Seth lascia il gruppo schiumante di rabbia.

Cambio di scenario, un gruppo di ragazzi ventenni gioca presso il recinto di un toro, sfidandosi ad avvicinarsi il più possibile al Toro; solo uno rifiuta il gioco, venendo preso in giro. Ma quando uno dei giovani scivola e sta per essere travolto, proprio il ragazzo prudente riesce a salvarlo. Gli altri ragazziiniziano ad acclamarlo (Canzone Viva il Principe Ramses, sulle note di "Seguendo il Capo", da "Le Avventure di Peter Pan" Disney 1953), portandolo in trionfo per le vie di Karnak, la capitale d'Egitto.

A quel punto Ramses lascia il gruppo per incontrare il padre ilo Faraone Seti I, il quale gli racconta le origini del cosmo, il duello di Ra e Apophis, il tentativo di Seth di assassinare Osiris, la sua sconfitta e l'esilio nelle terre d'Oriente, in mezzo agli Ittiti.

Seti spiega a Ramses qual è il compito del Faraone, che grazie alla Corona di Osiride, può controllare le aque del Nilo, parlare con gli animali, e controllare le forze della natura. Ma, soprattutto, il compito del Faraone e custodire la chiave Nera, che apre la prigione di Apophis. Ramses affascinato dai poteri della Corona presta poca attenzione alla lezione del padre, che lo richiama alla realtà ribadendo quanto si fondamentale per un Faraone pensare prima di tutto al bene dell'Egitto.

Cambio di Scena, ed dalla splendente Karnak, si passa alla lugubre Hattusa, dove un sacerdote gobbo e sdentato, di nome Mursili prega la statua dalla testa di Onagro, che lui chiama Teshub; La divinità risponde animando la statua, che inizia a fare il conto dei torti subiti, e di come avrà la sua vendetta cantando. (Canzone: Gloria a Me, sulle note di "Sarò Re" da il Re Leone del 1994). fuori dal tempio, gli Ittiti rispondono in coro, brandendo le armi del metallo proibito che Seth/Teshub ha donato loro.

Mentre Ramses riflette sulle parole del padre, incontra Nefertari, la sua migliore amica (forse qualcosa di più) che lo sfida in una cavalcata mozzafiato fino ad una piccola oasi, dove fanno la conoscenza con un giovane medico e ingegnere di nome Imothep, che chiede a Ramses di presentargli il padre, per il quale ha in mente una serie di progetti rivoluzionari che illustra con la canzone "Gia nel Futur" (sulle note di in Fondo al Mar, da "La Sirenetta " Disney 1992).

Vengono però bruscamente interrotti da un messaggero che informa loro che il Faraone Seti è stato morso da un Aspide.

Accorso al capezzale di Seti, Ramses scopre che il serpente gli ha rubato la Chiave Nera, e se n'è andato sotto forma di umano; era un sacerdote Ittita, gobbo e brutto.

Morto il padre, con l'aiuto di Imothep e Nefertari partono all'inseguimento; il carro costruito da Imothep è velocissimo, e presto raggiungono l'infido Mursili.

Nonostante un gran numero di trasformazioni, alla fine Seth in persona deve intervenire a favore di Mursili; il dio intende usare la chiave per ricattare gli dei, mentre gli Ittiti conquistano l'Egitto.

Allora Ramses torna a Karnak, dove chiede consiglio ad Isis, la grande madre che gli consegna lo Scettro di Ra, l'Amuleto di Anubis, e la Spada di Horus.

Con l'aiuto di Imothep, che ha ricevuto l'Anello di Thot, e di Nefertari, che indossa il Diadema di Isis, e il guanto di Bast, Ramses raduna un esercito, e marcia contro Muwatalli, il figlio di Seth, e re degli Ittiti.

Nonostante il valore di Ramses e Nefertari, e le brillanti trovate di Imothep, la forza dell'esercito Ittita sembra superiore, quando, all'improvviso, sul campo di Qadesh , Mursili usa la Chiave Nera senza l'autorizzazione di Seth; Cantando una ripresa sinistra di "Ra ha sconfitto Apophis" Mursili rivela di aver "sempre servito Apophis!" Il Grande Serpente torna libero, ed è pronto a distruggere nel fuocco il mondo intero, ma mettendo insieme il potere degli dei, e la potenza degli eserciti Ittita ed Egizio, riescono a contenerlo; quando Ramses è sul punto di essere ucciso da Apophis Seth ritrova la ragione; sacrificando la mano destra riesce ad imprigionare nuovamente Apophis; Ra, per bocca di Ramses perdona Seth, che decide di usare il suo potere per proteggere il popolo Ittita.

Mentre uomini e dei cantano "Abbiamo sconfitto Apophis" Mursili, che ha cercato di fuggire trasformandosi in un topo viene mangiato dalla gatta di Nefertari, Bubastis.

Il film si conclude con il matrimonio fra Ramses e Nefertari, e la nomina di Imothep a Capo scienziato we Architetto di Corte; Mentre le immagini sfumano in nero, lo si può sentire dire: "E costruirò delle piramidi senza usare nemmeno uno schiavo!"

(P.S. Gli anacronismi sono voluti)

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Sansone

Prologo. I Filistei, comandati dal loro Re Handagon, imperversano nella terra di Canaan, trattando gli Ebrei come schiavi.

Manoach e sua mogli Rebecca, due pastori Ebrei, non hanno figli; Compare loro una creatura demoniaca, il terribile Dagon, mezzo pesce, mezzo uomo, il dio dei Filistei, che offre loro un figlio, in cambio della loro conversione al suo culto.

Ma Manoach e Rebecca rifiutano; allora, l'Arcangelo Michele appare e respinge l'assalto di Dagon, che furioso, vorrebbe uccidere la coppia; per ricompensare Manoach della sua fedeltà al Dio dei suoi padri, Michele gli annuncia la nascita di un figlio maschio, al quale non dovranno essere mai tagliati i capelli.

Stacco temporale; la canzone "Figlio della Promessa" (Sulle note di "Noi siamo la tua famiglia!" da "Koda-Fratello Orso" Disney 2003) ci introduce Sansone, giovane uomo dalle sette lunghe trecce, e dalla forza straordinaria, che aiuta tutti nel suo villaggio, sollevando macine, spostando cavalli, sradicando alberi, ecc, ecc. Aiuta anche gli animali, libera le volpi dalle trappole dei cacciatori Filistei, salva i cavalli dai crepacci, libera gli uccelli dalle reti.

Mentre sta portando un carro di fieno sulla sua schiena, vede passare una pattuglia di soldati filistei, che scortano la bellissima figlia di Handagon, la principessa Dalila. Il suo sguardo si incrocia con quello della ragazza e fra i due scatta la scintilla.

Tornato a casa, Sansone, completamente cotto di Dalila, decide di andare ad Ascalon, capitale dei Filistei, e chiedere in sposa la principessa.

Quando le guardie gli negano udienza con il Re, lui le fa volare sugli alberi del giardino, sfonda il portone, e entra nella sala del trono, sorprendendo molto Handagon.

Il Re decide di mettere alla prova questo giovane e possente ebreo, dicendogli che un grosso leone terrorizza la sua gente, cacciando nelle sue vigne; se gli porta la pelle, prenderà in considerazione la sua proposta.

Dagon allora rende il leone ancora più grosso, feroce e aggressivo, ma Sansone, a mani nude, riesce ad eliminarlo, e a portarne le spoglie a Handagon; Handagon plaude il suo coraggio e la sua forza, ma gli dice, lo sposo di sua figlia deve essere anche abile; C'é un vecchio bosco inaridito, non lontano da Ascalon; lo rada al suolo entro il tramonto e dimostrerà la sua abilità.

Allora Dagon rende gli alberi morti duri come metallo; resosi conto che non riuscirà mai ad abbatterli tutti in un giorno, Sansone chiede aiuto alle volpi; lega torce accese alle loro code, e le volpi danno fuoco al bosco morto, radendolo facilmente al suolo; Sansone si assicura che nessuna volpe venga bruciata nell'impresa.

Re Handagon ha pronto per lui una terza impresa, un indovinello impossibile "Dal divoratore è uscito il cibo, e dal forte è uscito il dolce!" Nessuno ci potrebbe arrivare, senza conoscere l'antefatto, ovvero che le api hanno fatto un nido nella testa del leone ucciso da Sansone, e vi producono del miele; Handagon ha dato una settimana a Sansone per rispondere all'enigma, e si compiace, cantando con Dagon la canzone "Umiliato egli sarà" (Sulle note di "Stai cercando solo guai!" da "Il Principe d'Egitto" Dreamworks 1994), tuttavia, Dalila che ha sentito tutto, fa avere a Sansone la risposta giusta.

A quel punto, Hadagon acconsente al matrimonio, ma tenta di far uccidere Sansone in un agguato, da un esercito di mille uomini; Sansone è disarmato, ma trova la mascella di un asino in un mucchio di rifiuti e sconfigge tutti gli assalitori.

Al matrimonio, Handagon omaggia la figlia con un diadema con un motivo di pesci, che brilla di una luce sinistra; infatti, serve al Re per spiare Sansone e capire quale fosse il segreto della sua forza.

Una volta scopertolo, Handagon, con la scusa di un banchetto, lo fa addormentare con un vino drogato, e poi gli fa tagliare i capelli a zero; Sansone si risveglia legato, impotente alle colonne del tempio di Dagon dove Handagon, cantando di nuovo "Umiliato egli sarà!" gli fa credere che Dalila lo abbia tradito.

Ma l'Arcangelo Michele veglia su Sansone, e libera Dalila dalle sue stanze consegnandole un piatto di capretto arrosto da fargli mangiare; Dalila entra di nascosto nel tempio, (sotto il naso di Dagon, fatto ubriacare con le offerte di vino) dove convince Sansone della sua innocenza e gli fa mangiare il capretto, che gli fa ricrescere i capelli.

La mattina, quando Dagon si trasforma nel mostruoso Leviatano, simile ad un gigantesco coccodrillo, per divorare Sansone, quest'ultimo si libera, e nel crollo del tempio, Handagon rimane ucciso, e Dagon se ne va, lamentando il mostruoso mal di testa che gli è venuto.

Dalila e Sansone costruiscono insieme un nuovo regno, in cui Ebrei e Filistei vivano in pace, mente l'Arcangelo Michele intona la ripresa di "Figlio della Promessa" e se ne ritorna serenamente in cielo, cavalcando i fuochi dei sacrifici offerti al Signore.

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Atalanta e le Mele d'Oro

Prologo. Al Re Iaso di Arcadia nasce una bella figlia femmina; ma siccome il vicino Re Scoeno di Beozia pretende di averla in sposa, per non fare la guerra ad arcadia, Re Iaso chiede aiuto alla dea Artemide, la quale manda Callisto, la donna-Orso, sua sacerdotessa, a prendere la bambina e a crescerla sulle montagne.

Atalanta cresce libera e felice sulle montagne, in compagnia di Callisto, del Cervo alato Atteone, e della Driade Mirra. La canzone "Figlia della libertà" (sulle note di "In tuo Figlio" da "Tarzan" Disney 1999) ci illustra la vita spensierata di Atalanta. Abilissima nella corsa e con l'arco, la bella fanciulla percorre le vallate, sfidando in appassionanti gare di corsa tutti i maschietti che le fanno la corte, e che lei puntualmente batte; fra questi c'é anche il baldanzoso Meleagro, principe di Argo.

Nel frattempo però, il Re Scoeno non ha affatto rinunciato all'idea di conquistare tutta la regione, perciò, dopo alcuni rovesci militari, inflittigli proprio dal Principe di Argo, chiede aiuto ad Ares, il crudele dio della Guerra; Costui, inquietante e sarcastico, offre al Re un'arma distruttiva, un mostruoso Cinghiale; il Cinghiale Calidonio consente a Re Scoeno di seminare il panico e distruggere le campagne dei regni suoi rivali.

Atalanta, anche grazie all'esempio della dea Artemide, assume un approccio sempre più ostile nei confronti dei maschietti, come dimostra la canzone "Chi si vuole sposare?" (Sulle note di "Farò di te un uomo", da Mulan, Disney 1998) in cui dichiara che sposerà solo un uomo in grado di batterla nella corsa.

Atalanta parte con i suoi amici per combattere il mostro, ma inizialmente sia lei che il Principe Meleagro falliscono nel tentativo di ucciderlo. Scoeno canta la sua soddisfazione "L'ora degli eroi, no non é!" (Sulle note di Mr Simpatia, qui non c'é" da "L'Incantesimo del Lago" Disney 1994)

Artemide rivela allora ai due giovani che, per riuscire a fermare il Cinghiale, avranno bisogno di tre pomi d'oro del giardino delle Esperidi. I due, che pure si sopportano molto poco, intraprendono allora il viaggio ad Occidente.

La loro prima tappa è Atlante, il gigante che regge il cielo; Atlante rifiuta tassativamente di aiutarli, a meno che prima uno di loro non si carichi il cielo sulle spalle al suo posto. Meleagro sta per accettare, ma Atalanta ha una soluzione migliore; pianta un seme a terra, e subito un immensa quercia cresce, più alta di Atlante; il Titano, finalmente libero, prima di mettersi a riposare rivela ai giovani dove si trova il giardino delle Esperidi. Con riluttanza Meleagro ringrazia la ragazza. La canzone "Un cambio d'umore" (Sulle note de "Uno Sguardo d'Amore", da "La Bella e La Bestia", Disney 1991) ci mostra il cambiamento nel rapporto fra Meleagro e Atalanta.

Al giardino delle Esperidi, questa volta l'intelligenza di Atalanta non basta a trarla d'impaccio. Infatti il Drago Ladone, un mostruoso serpentone, si prende una cotta per lei e decide di tenerla prigioniera; Meleagro riesce a ingannare il serpente, facendolo annodare su se stesso; a questo punto, possono cogliere tre pomi; tuttavia, i giovani prendono in simpatia il povero drago, sempre solo e desideroso di compagnia, così se lo portano dietro; Ladone infatti, può rendersi piccolo come un lombrico, se lo desidera.

Finalmente Atalanta, Meleagro e i loro amici possono tornare ad Arcadia, invasa dal Cinghiale Calidonio e dell'esercito Boeta; Il Cinghiale, cavalcato dal perfido Scoeno in persona, appena annusa il profumo delle mele inizia ad inseguire Atalanta, in groppa al cervo Atteone, il quale arrivato alla scogliera spicca il volo, mentre il cinghiale precipita con il su bellicoso cavaliere.

Ma Ares prende personalmente la guida dell'esercito Beota, che è ancora superiore agli altri; a questo punto, Ladone riprende le sue dimensioni naturali, mettendo suo malgrado in fuga quegli uomini con i quali voleva solo fare amicizia.

Ares, ora furioso, si prepara a fare una stage, ferendo mortalmente Meleagro, Iaso e Callisto, ma viene fermato a suon di frecce da Artemide; usando le mele d'Oro Atalanta può salvare la vita a Meleagro, al padre e a Callisto.

Finalmente Atalanta si riunisce al padre, che è molto fiero di lei; Meleagro ed Atalanta si sposano, dopo che il giovane ha ottenuto la riluttante approvazione di Artemide, battendo Atalanta in un'ultima gara di corsa, a causa di una caduta finale alquanto sospetta. La canzone "Diverse realtà" (sulle note di "questa è la lezione" da Mulan II, Disney 2004) celebra l'unione fra i due, per la felicità di tutti, soprattutto del Drago Ladone, che ad Arcadia ha trovato tanti amici.

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L'Iliade

Prologo. Eris, Dea della Discordia si invaghisce di Priamo Re di Troia, che, tuttavia, resta fedele alla moglie Ecuba; Eris giura vendetta. "Dal tuo grande amore nascerà una fiamma che divorerà la tua città!" Ecuba si mette una mano sul ventre, perché è incinta.

Stacco temporale, cambio di scenario. Città di Eubea, Matrimonio fra Teti, ninfa delle acque, e Peleo, Re dei Mirmidoni; Vi è presente anche Priamo con la moglie e i figli, fra i quali il piccolo Paride, neonato di meno di un anno; tutti i presenti cantano "Felice Union fra Cielo e Terra" (sulle note di "Questa è la Realtà" Hercules, Disney 1997). Ma la festa è guastata dalla sgradita presenza di Eris, che non è stata invitata, la quale lancia una terribile maledizione "Dall'amore nascerà la rovina, per le case di Priamo e di Peleo; I vostri figli si combatteranno, e moriranno, e il loro sangue diverrà un fiume, e Troia intera sarà la loro pira!"

Peleo e Priamo, impalliditi , si gettano davanti a Zeus chiedendo al Re degli Dei di annullare quella maledizione; Zeus, costernato, spiega che nemmeno lui può annullare il potere di Eris, ma Afrodite si alza in piedi, e spiega che Eris ha commesso un errore, ad usare l'amore come fulcro del suo maleficio. "Se l'amore sarà fiamma che divampa, sarà anche l'acqua che spenge l'incendio; Se un fiume di sangue sarà versato, un fiume di lacrime lo laverà via; Se per amore combatteranno, per amore faranno la pace!"

Tuttavia, le parole della dea dell'amore non bastano a dare la pace ai sovrani; Priamo decide di affidare il piccolo Paride, giacché ricorda la prima maledizione di Eris, ad alcuni pastori sulle montagne; lo terrà li fino a quando i figli di Peleo saranno cresciuti e si saranno sposati.

Teti, alla nascita del suo primogenito, lo sottopone ad un rituale (Cantando nel frattempo "Preghiera di una madre" (sulle note di Bimbo Mio, da "Dumbo, l'Elefante Volante" Disney, 1941). Eris, in forma di cornacchia, tuttavia interviene lanciando una piuma sul tallone del piccolo Achille.

Stacco temporale, passano gli anni, Paride ed Achille sono cresciuti, forti e sani; Achille è invulnerabile, velocissimo, costantemente superando i compagni, Patroclo, Agamennone, Aiace e Odisseo. Agamennone è chiaramente invidioso di Achille.

Paride, lassù sui monti, è cresciuto egualmente forte e coraggioso, ed ogni tanto si gode la compagnia del fratello, Ettore e della sorella Cassandra.

Un giorno, i due vengono inviati per un anno a vivere con il celebre Centauro Chirone, il più celebre precettore del mondo.

I due, pur diversi nel carattere, si piacciono subito, e diventano grandi amici; Pur privo deella sovraumana resistenza di Achille, Paride lo supera in astuzia, in agilità, e nel tiro con l'arco.

I due cantano insieme la canzone "Tu sei mio fratello!" (Sulle note di "Questa è la mia vita" da "Il Principe d'Egitto, Dreamworks, 1998).

Chirone li guarda con affetto, ma anche con preoccupazione, giacché conosce il futuro.

Stacco temporale: i due amici si recano a Sparta, dove Re Tindaro ha invitato tutti i Principi scapoli del mondo al compleanno di sua figlia, la bellissima Elena.

Afrodite invia Eros con l'ordine di formare le coppie; Achille con Elena, Paride con Enone, dama di compagnia di Elena, Odisseo con Penelope, anche lei dama di compagnia di Elena, Agamennone con Clintennestra, sorella di Elena, Patroclo con Glauce, dama di compagnia di Clintennestra, e Aiace con Lydia, anche lei dama di compagnia di Clintennestra.

L'alato latore di innamoramenti, tuttavia viene ostacolato da Eris in forma di cornacchia; riesce ad abbinare quasi tutte le coppie, ma al momento fatidico, sia Paride che Achile stanno guardando Elena quando sono colpiti dalla freccia.

Elena invece ama il solo Achille.

Achille sta per sposare Elena, ma Paride, spinto da Eris, nottetempo la rapisce e la porta a Troia. Il Padre Priamo e il fratello Ettore sono costernati, ma Eris garantisce il loro appoggio a Paride.

Scoperto l'accaduto, Achille riunisce un esercito, per andare a riprendersi Elena; Mentre Odisseo consiglia una via meno violenta, l'intervento di Agamennone, ispirato da Eris fomenta le ire dei suoi compagni. Sia a Troia che a Sparta si canta la canzone "Io non la lascerò!" (Sulle note di lascia partire il mio Popolo, da "Il Principe d'Egitto, Dreamworks.) La canzone si conclude con gli eserciti greci schierati sotto le mura di Troia.

Enone, che ha raggiunto Troia, tenta inutilmente di far ragionare Paride, ma la presa di Eris sul ragazzo è troppo forte.

Eris, osservando compiaciuta gli scontri fra Greci e Troiani canta la sua soddisfazione "Dolce Vendetta" (Sulle note di "Resta con Me!" da "Rapunzel, l'Intreccio della Torre" Disney 2010).

Viene deciso di risolvere il conflitto con un duello fra Paride e Achille; ma Agamennone, su consiglio di Eris, progetta di continuare lo scontro dopo aver fatto morire Achille, di cui conosce il punto debole; prepara una freccia avvelenata, fa vestire uno dei suoi soldati, con l'equipaggiamento dei Troiani, e gli ordina di colpire a morte Achille. Ma Patroclo nota l'atteggiamento sospetto di Agamennone, vede l'assassino e si prende la freccia al posto di Achille; con Patroclo agonizzante, Agamennone ha buon gioca a rinfocolare nei greci il fuoco dell'odio, e la guerra prosegue.

Esiste un unico antidoto per il veleno che minaccia la vita di Patroclo, un fungo che cresce in una caverna sotto Troia; Enone lo rivela a Paride, che pensa all'angoscia del suo ex migliore amico, e quindi decide di ignorare i consigli di Eris, per una volta, e di mandare Enone fra i greci con l'antidoto; Agamennone a quel punto decide di affrettare i tempi, e Odisseo, desideroso di risparmiare altre sofferenze ai suoi amici propone una soluzione ingegnosa.

I greci apparentemente si ritirano, lasciando un enorme cavallo di legno sulla spiaggia; Eris, sotto mentite spoglie induce i Troiani a portare il cavallo nella città contro l'opinione di Cassandra mentre la popolazione in festa canta il canto "La guerra è finita" ( sulle note de "La festa dei Folli" da " Il Gobbo di Notre Dame" Disney 1996).

La notte Achille, Odisseo, Agamennone e altri soldati escono dal ventre di legno del cavallo.

Achille libera Elena e combatte contro Paride; solo l'intervento di Patroclo, emaciato ma vivo impedisce ad Achille di uccidere Paride. Piangendo, Patroclo racconta all'amico tutto quello che sa, svelando la doppiezza di Agamennone che, all'improvviso, ferisce achille nel punto debole e si prepara a bruciare vivi i suoi ex amici con l'intera Troia; Ma Paride lo affronta in duello e alla fine Agamennone è schiacciato da una trave infuocata. Achille, con uno sforzo immane apre le chiuse di una cisterna, spegnendo il rogo e salvando Troia.

Alla fine, un Achille prossimo alla morte affida Elena a Paride, ma Paride, che ora ama Enone, dà ad Achille l'antidoto, e lo salva.

Con la ripresa di "Felice Union" greci e toiani celebrano la fine della guerra con un doppio matrimonio. Eris, regolarmente invitata, piange di rabbia, non di commozione.

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L'Odissea

Un giovane uomo seminudo viene sbattuto sulla spiaggia, e soccorso dalla principessa Nausicaa, che lo porta alla corte di suo padre, il Re dei Feaci.

Qui l'uomo si rivela come Odisseo, Re di Itaca; inizia quindi a raccontare la sua storia.

La canzone "La in mezzo al mare " (Sulle note del Cerchio della Vita, da Il Re Leone, Disney 1993) ci mostra la pacifica Itaca e la vita e semplice e laboriosa che Odisseo, pur essendo il re, vi conduce con la moglie e il figlioletto Telemaco.

Poi, ci viene mostrato come Odisseo riceva la richiesta di aiuto del suo caro amico Re Nestore, in guerra contro i crudeli Giganti Lestrigoni, che Odisseo va a soccorrere, seguito da quel pasticcione di Euriloco, suo cognato, sempre nei guai.

Alla fine Odisseo, con l'astuzia sconfigge il Re dei Lestrigoni, e può tornare a casa, ma per riuscirci, su consiglio della dea della Terra e della Saggezza, Athena, danneggia gravemente il tempio di Poseidone; Il permaloso dio del Mare non la prende affatto bene, e spiega perché cantando, mentre riunisce i suoi figli, Polifemo, Antinoo, Scilla, Cariddi, le tre Sirene, Calypso e Circe, che ci vengono presentati nella stessa canzone "Nessuno la fa franca" (sulle note de "La mia ninna-nanna) da il re Leone Due-Il Regno di Simba, Disney 1998).

Dei figli del dio del Mare, solo Calypso ci viene mostrata poco propensa alla crudeltà e alla ferocia.

Per cominciare, Poseidone devia la nave di Odisseo sull'Isola dei mangiatori del Loto; qui, non solo Odisseo deve evitare la trappola, e soccorrere i suoi compagni, ma deve anche liberare un buffo ometto anche lui perso nei suoi pensieri a causa del Loto.

Non appena si riprende, prodigio, il buffo ometto si rivela essere niente di meno che Eolo, dio dei Venti, ingannato da Poseidone e lasciato sull'isola dei lotofagi più di cent'anni or sono, per impedirgli di far concorrenza a quest'ultimo.

Per ringraziare Odisseo, mette tutti i venti ostili in un otre, raccomandandogli di aprirlo solo una volta sbarcato ad Itaca.

Furibondo, Poseidone ancora una volta devia la rotta della nave di Odisseo, facendolo finire su un isola abitata da pacifici Ciclopi Pastori; Costoro danno il benvenuto ad Odisseo e la sua ciurma e organizzano un banchetto in cui li intrattengono con un canto "Ciclopica Ospitalità" (Sulle note della canzone dei Pellerossa da "Peter Pan" Disney 1953".

Ma il banchetto viene interrotto dall'arrivo di Polifemo, che terrorizza gli altri ciclopi essendo alto il doppio, e molto più aggressivo, che tutta via cade nell'inganno di Odisseo, e assaggia un pezzo di Loto, il che permette ai marinai e agli altri Ciclopi di renderlo inoffensivo.

Grazie al blaterare di Polifemo ora Odisseo ha la certezza che la causa dei suoi problemi è Poseidone.

Per avere una risposta decide di recarsi nell'Oltretomba, che dietro l'apparenza cupa, nasconde invece un luogo alquanto ospitale e dove può riabbracciare i genitori morti , con le anime che cantano "La morte non è come voi la pensate", (sulle note di "Dovremo un giorno morir tutti quanti" da "La Sposa Cadavere" Tim Burton's Production 2005), il cui Re è il solenne ma gentile Hades, dio dei Morti e del Sottosuolo, il quale rivela a Odisseo che per tornare a casa avrà bisogno di un magico pendaglio, custodita da Circe, la crudele Strega, figlia di Poseidone; Hades regala ad Odisseo un'erba magica, che gli consentirà di sconfiggere la strega, ed una gabbia, nella quale potrà rinchiuderla. . Hades spiega anche che lui, Athena, Eolo e Apollo, dio del Sole e del Fuoco non approvano il comportamento del loro fratello Poseidone, e faranno di tutto per permettere a Odisseo di tornare ad Itaca.

A questo punto, il racconto di Odisseo si interrompe per la notte, mentre noi vediamo che ad Itaca, un gruppo di principi chiamati Proci, a cui fa capo proprio Antinoo, la fanno da padroni, maltrattano Telemaco, e pretendono che Penelope sposi il loro capo. La "Canzone dei proci" riprende in maniera sinistra "La in Mezzo al Mare".

Penelope promette, che, se si comporteranno bene, sceglierà uno di loro quando avra finito di tessere il corredo; in realtà Penelope di giorno fa e di notte disfa quanto ha fatto.

Antinoo, che può sentire ciò che viene detto vicino alle acque, usa la ciotola dell'acqua del vecchio cane Argo per scoprire il trucco, e minaccia Telemaco.

Penelope non ha più scelta, e mentre tesse canta "Possan gli dei aver pietà" (Sulle note di "Non a Nottingham" da "Robin Hood" Disney 1973).

Odisseo riprende il suo racconto, si dirige con la nave verso l'Isola di Circe protetto da Eolo, e riesce a sfuggire sia a Scilla e Cariddi, che al Canto delle Sirene., e ad arrivare sull'Isola di Circe; La perfida strega non perde tempo, mutando in animali tutti i compagni di Odisseo; Ma Odisseo stesso, protetto dall'erba datagli da Hades sconfigge Circe, che è trasformata in una gatta e imprigionata nella gabbia magica; Solo che Euriloco, al quale la gattina fa tenerezza, decide di portarla a bordo.

Al momento opportuno, Poseidone fa aprire la gabbietta con una mareggiata, e Circe riesce ad aprire l'Otre di Eolo, scatenando una Tempesta dal quale solo l'intervento di Calypso salva Odisseo e i suoi; Calypso si porta Euriloco e gli altri sulla sua isola, mentre lascia Odisseo sull'Isola dei Feaci. Grazie al pendaglio rubato a Circe, e all'aiuto dei Feaci, che gli danno una nave veloce, Odisseo fa ritorno ad Itaca, dove Athena lo aiuta a camuffarsi, per poter arrivare indisturbato presso la sua reggia, dove lui, Telemaco, e alcuni servi fedeli, mettono fuori combattimento i Proci.

Antinoo e Odisseo si affrontano allora su una roccia a picco sul mare dove Antinoo chiama il padre che emerge dalle acque, pronto a sommergere l'intera Itaca, ma viene affrontato dagli altri quattro dei maggiori; Poseidone, accusato di abuso di potere dagli altri dei, che gli cantano la loro versione di "Nessuno la fa franca" viene spedito sull'Isola dei Lotofagi con quasi tutti i suoi figli, tranne Calypso, che diventa la nuova Dea delle Acque, e Antinoo, che Calypso trasforma in un delfino.

Odisseo, Penelope, Telemaco, e tutti gli abitanti di Itaca festeggiano la ritrovata pace, sotto gli auspici degli dei.

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L'Eneide

Prologo. Un giovane uomo fugge, con un uomo anziano sulle spalle, e un bambino in braccio; una città brucia dietro di lui; Un feroce comandante ordina di uccidere tutti i membri della famiglia reale; quando si rende conto che Enea e la sua famiglia sono scappati, Re Neottolemo grida il suo furore, e giura in nome del padre Achille che non avrà pace finché anche l'ultimo dei Principi non sarà morto.

Salto temporale, ci ritroviamo su una nave dove Enea , insieme al padre e al figlio e a tutto il popolo, cantano la loro speranza di trovare una casa. "La possiam trovare!" (Sulle note di "Posso Farcela", da "Hercules" Disney 1997).

Sbarcano a Creta, dove Re Idomeneo sembra molto ospitale; tuttavia all'orizzonte compare un grande flotta; è la flotta di Neottolemo, che minaccia di dar fuoco all'intera isola per riuscire a sterminare gli ultimi Troiani.

Il vecchio Anchise non se la sente di affrontare un nuovo viaggio, attende placido al porto, e si lascia uccidere da Neottolemo, dopo aver avuto la garanzia che Creta sarà risparmiata. Ligio alla sua parola, Neottolemo procede l'inseguimento.

Cupido, dio dell'Innamoramento, mandato dalla madre Venere, decide di aiutare Enea; quando quest'ultimo arriva sulle coste di Cartagine, fa in modo che la Regina Didone si innamori di lui. Didone racconta ad Enea le origini della sua città con la canzone "Fondata da una donna!" (Sulle note di "Riflesso" da "Mulan" Disney 1998).

Al netto della freccia dell'amore, che, Cupido ci spiega, ha effetti temporanei, fra Didone ed Enea sembra nasca qualcosa; Tuttavia, Neottolemo è implacabile e la sua flotta sbarca a Cartagine.

Didone fa in modo che Enea e i suoi possano scappare, mentre Neottolemo, invaghitosi di lei, la prende prigioniera.

Nella cella della sua nave Neottolemo spiega a Didone con la canzone "La Fiamma dell'Odio" il motivo della sua spietata persecuzione di Enea. (Sulle note di "Fuoco d'Inferno" da " il Gobbo di Notredame" Disney 1996) Neottolemo accusa i Troiani per la morte del padre, il Re Achille.

Sulla strada i Troiani si imbattono nelle Arpie, donne-uccello dal temperamento burlone, ma tutto sommato piacevoli, che si esibiscono in un canto-vaticinio "i piatti dovrete mangiar!" ( sulle note di "Giammai gli elefanti volar!" da Dumbo, Disney 1941).

Per cercare di avere qualche risposta si rivolge alla bizzarra Sibilla Cumana, vecchietta arzilla, pluri-centenaria, che l'accompagna nei Campi Elisi, nel corso di una lunga canzone "Viaggio dello Spirito e del Cuor!" (Sulle note de "I colori del Vento!" da Pocahontas, Disney 1995).

Qui Anchise gli raccomanda di continuare a viaggiare finché il vaticinio delle Arpie non si sarà avverato.

Allora, sempre inseguito da Neottolemo, Enea raggiunge il Regno dei Latini, dove il vaticinio si avvera; I troiani si mangiano anche la schiacciate basse che usano come piatti.

Accolto con tutti gli onori dal Re esoprattutto dalla giovane Lavinia, sua figlia, entra però in urto con Turno, giovanottone facile all'ira, Re dei Rutuli, e innamorato perso di Lavinia.

Fra lui ed Enea si finisce per arrivare alle mani, ma quando Enea lo sconfigge e poi lo salva dall'annegamento, la sorella Camilla lo convince a mettersi il cuore in pace.

Chi non si mette il cuore in pace, purtroppo per Enea, è Neottolemo, che arriva nel Lazio con tutto il suo esercito.

Ma stavolta Enea è stanco di scappare, lo affronta con l'aiuto dei Latini, e a sorpresa, anche dei Rutuli; proprio Turno libera Didone dalla nave di Neottolemo, e Cupido lo ricompensa per l'intervento.

Finalmente Enea sconfigge Neottolemo, che precipita nelle acque del Tevere.

Enea sposa Lavinia, mentre Turno sposa Didone, e i Rutuli si trasferiscono a Cartagine.

Camilla, sorella di Turno, sposa Astianatte, figlio di Enea.

I Troiani e i Latini cantano la ripresa di "La possiam trovare, " ovvero "qui possiam restare!"

Cupido, voce narrante, ci ricorda che i discendenti di Enea faranno grandi cose; ma questa è un altra storia.

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Romolo e Remo

Prologo: Re Numitore d'Alba Longa parla con il fratello Amulio; il Re ha deciso di dare una festa, per festeggiare il compleanno della Figlia Rea Silvia, il Re spera che la festa possa consolarla per la recente scomparsa del marito; Amulio è d'accordo; si dice sicuro che Numitore saprà trovare un degno marito, per ereditare il trono insieme a sua figlia; Numitore gli ricorda, che in caso contrario, lui dovrà prendere il trono, e forse è il caso che si trovi una moglie; Nauplio si schernisce asserendo che il trono è l'ultima cosa che vuole. Si nota il sorriso che non raggiunge gli occhi.

Stacco temporale, e una settimana dopo siamo alla festa di compleanno per Rea Silvia, Sia Amulio che Numitore si compiacciono del fatto che la principessa sembra più serena, e la motivazione è semplice, come conferma la stessa Rea Silvia, ha scoperto di aspettare un figlio, dal suo defunto marito; Sia Numitore che Nauplio si congratulano con lei, ma ancora una volta il sorriso di Nauplio non raggiunge i suoi occhi.
La festa prosegue, ma al culmine dei festeggiamenti un manipolo di uomini armati entra nella sala, e cattura tutti i presenti, tranne uno;Amulio, che rivela al fratello di essere il capo della cospirazione e anche il responsabile della morte del marito di Rea Silvia; il tutto con la canzone "Adesso tocca a me!" (Sulle note di "Io penso solo a me" da "Il Ritorno di Jafar" Disney 1994). Fa imprigionare il fratello e la nipote, poi...

Stacco temporale, due gemelli sono messi in una cesta e consegnati alle acque, mentre dalla sua cella Rea Silvia prega cantando "Aiutali!" (Sulle note di "Ascoltaci" da "Il Principe d'Egitto" Dreamworks 1998). I pargoli vengono soccorsi da una lupa, di nome Ruma, che gli allatta e li cresce con i suoi figli, Caius e Titus; Ben visibili, sul collo dei bambini, due pendagli d'oro dalla forma di un aquila.

Stacco temporale, Ruma porta i due bambini, ormai cresciuti, da un contadino di nome Faustolo, con la moglie Larentia, i quali adottano l'intera famigliola; Ruma spiega ai piccoli Romolo e Remo che devono imparare anche ad essere umani, con la canzone "Questo è solo l'inizio, sai" (Sulle note di "Se vuoi!" da Tarzan, Disney 1999).

Romolo e Remo crescono felici, forti e sani, simili d'aspetto, entrambi molto carismatici, ma Remo è più astuto e posato, ed è un abile arciere e grande cacciatore, mentre Romolo è eccezionale nel corpo a corpo e con la lancia; 
Titus e Caius, ormai cresciuti e molto grossi, sono i loro fedeli compagni.

Un giorno, recatosi al mercato ad Alba Longa, Remo inontra Amalia, la figlia di Re Amulio, di carattere molto dolce, al contrario del tirannico padre.

Fra i due, è amore a prima vista e la ragazza è presentata anche al gemello Romolo; poi però le guardie rintracciano la principessa e loa riportano a palazzo.

Amulio ha gia promesso la figlia a Tazio, Re dei Sabini, un uomo ambizioso e potente che sta piano piano conquistando tutta la regione; Perciò ordina alle sue guardie di andare alla fattoria dei giovani, ed assicurarsi che quel Remo non ronzi più attorno alla figlia.

Alla fattoria, le guardie di Amulio vengono facilmente messe in fuga dai gemelli e dai loro grossi lupi, e anche dall'intervento di un'ardimentosa ragazza di nome Quirina, che colpisce molto Romolo. Quirina non è Albana, bensì Sabina.

A palazzo, la malinconica canzone "Perché a me!" (Sulle note di "Ti vada o no!" da "Hercules" Disney 1997) attira l'attenzione di una schiava, di nome Giulia, costretta a portare una maschera di ceramica incatenata al volto. Lei, dalla sua descrizione riconosce i due giovani, e svela la sua storia ad Amalia; lei in realtà è sua cugina, Re Silvia, da anni schiavizzata da Amulio, che tiene prigioniero anche il fratello Numitore. Amalia allora decide di scappare, anche per non sposare Tazio, e raggiunge i gemelli.

A questo punto, i gemelli radunano i loro amici e i lupi del bosco, e danno l'assalto al palazzo reale, sconfiggono le guardie e liberano la madre e il nonno; ma Amulio fugge presso Tazio, il quale crede al futuro suocero, che dice di essere stato deposto da degli impostori, e decide di invadere Alba Longa.

Quando la battaglia sembra essere inevitabile, però, Quirina si rivela come la figlia di Tazio, che le vuole molto bene, e convince il padre ad unire Alba Longa ai Sabini con il matrimonio fra lei e Romolo; Amulio, tenta allora di assassinare Romolo ma viene fermato da Tazio con un colpo di scudo che lo fa precipitare da una rupe.

Numitore nomina Remo suo erede, e Amalia lo sposa, mentre Rea Silvia sposa Tazio, e Romolo Quirina; Tazio e Numitore cedono a Romolo sette colline su cui costruire una città propria, che in onore della propria madre adottiva, la lupa Ruma, Romolo chiamerà Roma.

Mentre Romolo e Quirina tracciano il solco delle future mura di Roma, Ruma canta la ripresa della canzone "Questo è solo l'Inizio, sai".

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Judith

(N.B.: i protagonisti sono tutti mammiferi antropomorfi)

Prologo. Judith è una giovane Leoparda, bella, intelligente e anticonvenzionale che vive a Betulia, ridente cittadina del Regno di Giuda, nel VI secolo avanti Cristo; Judith ci viene presentata dalla canzone "Shalom Judith" (Sulle note di "Bonjour" da "La Bella e la Bestia" Disney 1991).

Ha ereditato un vasto patrimonio dal padre, è molto generosa ed ha molti spasimanti, ma il suo cuore batte solo per il valoroso Manasse, Leopardo nero, capitano delle guardie cittadine.

Purtroppo, mentre Judith e Manasse pensano al matrimonio, Oloferne, un violento Leone, signore della guerra assetato di potere, invade il pacifico regno di Giuda.

Oloferne ci viene presentato con la canzone "Oloferne il conquistatore!" (Sulle note de " La canzone di Ruber" da "La Spada Magica-Alla ricerca di Camelot!" Warner Bros Animation 1998). Il crudele e sadico generale cinge d'assedio Betulia.

Il primo tentativo di prendere la città è però respinto da Manasse, grazie ad un idea di Judith, che propone di usare le api allevate da lei per mettere in fuga gli invasori.

Oloferne è furioso, ma il suo consiglere, un bieco ratto di nome Modecai gli suggerisce di far portare i prigionieri torturati davanti alle mura, per indurre alla disperazione i Betuliani.

Alla fine Manasse cade nel tranello, e accetta la sfida di Oloferne, che vince barando, con l'aiuto di Mordecai e lo prende prigioniero.

La cattura di Manasse è un colpo durissimo non solo per Judith ma per tutta Betulia.

La notte, Judith prega, cantando la canzone "Proteggilo, Signore" (Sulle note di "Dio fa Qualcosa", da il Gobbo di Notredame.

Poi, dopo aver rincuorato i capi della città, che stavano per arrendersi, con la canzone "Noi siamo nel giusto!" (Sulle note di "Noi siamo la tua famiglia," da "Koda-Fratello Orso" Disney 2003), Judith mette in atto un coraggioso piano; si finge affascinata da Oloferne, e riesce ad abbindolarlo; Un volta da sola nella sua tenda, Judith versa un potente sonnifero nel bicchiere del Leone, il quale cade addormentato; allora, libera i prigionieri e tutti insieme incatenano i capi dell'armata di Oloferne, e li conducono a Betulia.

Il giorno dopo l'armata nemica si ritira; Oloferne e i suoi dovranno lavorare con le api per risarcire le loro vittime, mentre Judith e Manasse si possono finalmente sposare, mentre si ode la ripresa di "noi siamo nel giusto".

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Alexander

Dario, Imperatore di Persia, vanaglorioso e crudele si vanta ad un banchetto di essere il sovrano più potente del mondo, e di non temere né uomini né dei; Un vecchio indovino cieco, Zaraster, lo rimprovera, e gli vaticina che un giorno, il Principe di un piccolo regno, prenderà il suo posto come Re dei Re.

Dario ordina che il vecchio sia ucciso, ma egli sparisce con una risata. Terrorizzato Dario manda le sue legioni in tutti i piccoli regni confinanti, per far uccidere tutti i figli maschi di tutti i Re, e condurre i loro padri prigionieri a Babilonia; Allora, Filippo, Re della piccola Macedonia, affida suo figlio Alessandro al saggio Aristotele, che lo porta in salvo fuori dalla Macedonia, in compagnia del generale Clito, esuberante, ma abile, fedele e coraggioso.

Filippo è condotto prigioniero a Babilonia; Aristotele porta il piccolo Alessandro a Tebe, e lo cresce come se fosse suo nipote; lui e Clito insegnano ad Alessandro tutto quello che serve ad un Re, mentre cantano la canzone "Fulgido Futuro!" (Sulle note de "L'ultima Speranza" da "Hercules, Disney 1997).

Stacco temporale, e a Tebe giunge notizia che Re Filippo è morto; Alessandro, intanto doma Bucefalo, un cavallo selvaggio scoprendo che ha paura della sua Ombra, e tornato a casa con l'amico Efestione, sente gli zii Aristotele e Clito discutere dell'accaduto.

Scoperta in modo traumatico la verità, il ragazzo accompagnato da Efestione cerca di fuggire in Macedonia, ma Clito e Aristotele li raggiungono, e dopo un acceso confronto, e molte spiegazioni, tutti insieme decidono di dirigersi verso Pella, capitale della Macedonia.

Qui, la Regina Olimpiade lamenta la morte dell'amato marito, e nella struggente canzone "Se solo fossi qui!" (sulle note di "Dio fa qualcosa" da "Il Gobbo di Notredame" Disney 1996) desidera fortemente il ritorno del figlio che non vede da quasi venti anni; le sue preghiere sono esaudite; Alessandro è incoronato, nonostante le proteste dell'infido consigliere Antipatro e su consiglio di Aristotele, manda messaggi a tutti i piccoli regni sotto la tirannia di Dario.

Dario, allora, saputo che Alessandro è vivo, va comicamente nel panico, ma i suoi consiglieri, meschini sicofanti, stuzzicano il suo ego, con la canzone "Gloria a vostra maestà!" (Sulle note di "Gaston" da "La Bella e la Bestia" Disney 1993), e Dario organizza una grande armata per distruggere Alessandro. Fra i Re che hanno accettato l'alleanza con Alessandro c'é quello di Battriana, che ha mandato la sua unca figlia, la combattiva Roxane, a rappresentarlo.

Alessandro e Roxane inizialmente sono ai ferri corti, arrivando anche ad incrociare le armi, in modo non propriamente amichevole. Ma dopo ,l'ennesimo litigio, le parole della canzone "Così non si può lottar" (sulle note di "Cosi non si può giocare!" da "l'Incantesimo del Lago" Crest Animation Production 1994) cambiano di tono, e i due si scoprono innamorati.

Questo porta a qualche litigio con Efestione, che ha paura di perdere il suo migliore amico, sentimento che Antipatro tenta di esacerbare.

Ma alla fine, Clito lo convince a ragionare e tutti insieme si preparano ad affrontare le armate di Dario, che a Gaugamela, è sconfitto dal superiore coraggio di Alessandro; Dario, terrorizzato, fugge, ma trovandosi Roxane sulla sua strada, riesce a rapirla e a prenderla in ostaggio, grazie al tradimento di Antipatro, che viene a sua volta tradito da Dario, e ucciso a Babilonia ; Clito ed Efestione allora, si infiltrano nella reggia di Dario e liberano Roxane, anche se il povero Clito deve sacrificare la gamba per riuscire a salvare i ragazzi più giovani. Completamente in preda alle sue paure, Dario tenta un'altra volta la fuga, ma finisce per essere scambiato per un soldato greco, ed è ucciso dai suoi stessi soldati.

Alessandro è incoronato Re dei Re a Babilonia, e sposa Roxane, mentre risuona la canzone "Re dei Re" (Sulle note di Lui vive in te" da "Il Re Leone II - il Regno di Simba, Disney 1998) il vecchio Zarastos, gia visto negli incubi di Dario, ricompare un ultima volta, trasfigurato, con occhi non più cechi, e poi in forma d'Aquila che vola via.

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Annibale e Scipione

Prologo. A Roma i fratelli Publio e Lucio Scipione crescono nell'agio sotto lo sguardo severo ma benevolo del padre, il Governatore di Roma Cornelio Scipione, Insieme a loro crescono altri tre giovani, il Principe Numida Massinissa, e i figli del Governatore Cartaginese, Annibale e Asdrubale Barca.

Roma e Cartagine sono finalmente in pace dopo anni di guerra, proprio grazie all'accordo fra Cornelio e Amilcare Barca; Ma, mentre a Roma e a Cartagine si gioisce della ritrovata pace, con la canzone Pace per Sempre (Sulle note di "Insieme per Sempre" da "La Spada Magica-Alla ricerca di Camelot" WarnerAnimation 1998),sull'isola di Rodi due loschi personaggi tramano per turbarla: sono Hannone, ricchissimo mercante Cartaginese, nemico di Amilcare e Marco Porcio Catone, detto il Censore, notabile Romano; i due si detestano cordialmente, ma odiano ancora di più la pace che ritengono deleteria.

Nella canzone "Accordo fra gentiluomini" (Sulle note di "Ho amici nell'aldilà" da la Principessa e il Ranocchio" Disney 2009) i due spiegano le diverse motivazioni, Catone vuole deporre la famiglia Scipione che ritiene deleteria per Roma, mentre Hannone vuole sbarazzarsi dei Barca, ma per motivi dichiaratamente egoistici. Entrambi vogliono la guerra.

Catone organizza quindi l'assassinio di Amilcare, mentre Hannone organizza quello di Cornelio, ma Mercurio, il messaggero degli Dei avverte Giove, il quale appare in sogno ad Annibale facendolo intervenire, e il figlio di Amilcare salva la vita a Cornelio.

Ma la morte di Amilcare spinge Annibale a tornare a Cartagine, dove Hannone lo convince della responsabilità dei Romani nella morte di suo padre.

L'Invasione di Sagunto, città spagnola alleata di Roma è il pretesto che serve per Catone che induce Roma a dichiarare guerra a Cartagine.

Annibale e Asdrubale, pur con riluttanza prendono il comando delle armate Cartaginesi; attraverso un epico attraversamento delle Alpi, al ritmo della canzone "Giustizia io avro!" (sulle note di "Per lei mi batterò", ripresa pari pari da Mulan, Disney 1998) Annibale arriva a Canne, in Italia, dove si confronta con l'esercito Romano guidato da Cornelio Scipione, che su consiglio di Giove, prima della battaglia parlamenta con Cornelio, ma il Romano è avvelenato per ordine di Hannone, e nella battaglia successiva i Romani sono sconfitti.

Alla morte del padre, Publio, nuovo governatore di Roma, è furente, ma piuttosto che ingaggiare il superiore esercito di Annibale in campo aperto, sceglie la via della guerriglia.

Catone prova in ogni modo a screditare il nuovo Governatore, ma il suo atteggiamento non passa inosservato; Su consiglio del saggio Giove, Lucio ed Emilia, l'avveduta fidanzata di Publio, lo pedinano, e scoprono le prove della sua complicità con Magone.

Sul Metauro, dove Publio sta per annientare i Cartaginesi in una trappola, Lucio rivela la verità al fratello; Hannone, avvertito in tempo da Catone riesce a scappare, e rientra in patria dove convince i Sufeti a nominarlo nuovo governatore.

Per costringere i Numidi ad allearsi con lui, Hannone, su consiglio di Catone, prende in ostaggio Sofonisba, fidanzata del Principe Massinissa, amico di Annibale.

Ma Asdrubale, con astuzia, e la guida di Mercurio, riesce a liberare Sofonisba; i Numidi si schierano contro Hannone, e lui e Catone sono schiacciati dai loro stessi elefanti durante la fuga.

Annibale diventa Governatore di Cartagine, e stipula un nuovo trattato di pace con Publio Scipione, e con i Numidi e risuona la ripresa di Pace per Sempre.

Alle Sorgenti del Tevere, Giove si congratula con Mercurio per l'ottimo lavoro, e i due dei brindano alla pace.

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Cesare

In una Roma sconvolta dalla guerra civile, il crudele Silla fa uccidere Mario, il suo unico rivale e diventa dominatore assoluto; davanti a lui viene portato un bambino, nipote di Mario, Caio Giulio Cesare; Silla ordina di ucciderlo, ma il nipote ed erede Gneo Pompeo, di carattere meno crudele di Silla, gli suggerisce di risparmiarlo; Silla avverte Pompeo, pur accontentandolo, che "Vi sono mille Marii in lui!" (Sulle note di "un amico in me", "Toy Story", Disney-Pixar, 1995, ma con toni più cupi).

Anni dopo Silla viene informato che il giovane Cesare, esiliato sull'isola di Milo, è diventato un capo rispettato fra i ragazzi i pescatori e perfino i legionari dell'Isola; pentitosi della sua clemenza, Silla paga una ciurma di pirati perché uccidano il ragazzo. Su Milo, Cesare e la madre hanno un lungo dialogo nella canzone "Destino"( sulle note di "Riflesso", "Mulan", Disney 1998), in cui lei esprime la sua preoccupazione per il figlio.

La ciurma dei pirati viene sgominata da Cesare, il quale usa la nave per fuggire da Milo e dirigersi a Roma, dove consegna i pirati a Silla, durante una pubblica udienza; Silla non può certo ammettere pubblicamente di aver assoldato noti pirati nemici di Roma, per cui fa buon viso a cattivo gioco, e nomina Cesare Decurione, affidandolo a Pompeo; Pompeo inizia presto ad affezionarsi a quel ragazzo tanto in gamba.

Nella canzone "Soldato Romano" (sulle note di "Schiavo Egiziano" da "Giuseppe Re dei Sogni", Dreamworks 2000) Pompeo, con un misto di durezza ed affetto, insegna a Cesare tutto quello che il ragazzo deve sapere sul combattimento e sul comando.

Silla, tuttavia, continua a vedere il ragazzo come una minaccia, specialmente visto che fra Cesare e la figlia di Pompeo, Pompea, c'é del tenero. Intanto a nord, Crasso, comandante romano spaccone e alleato di Silla, osa troppo, occupando il territorio degli Arverni.

Il giovane re degli Arverni, Vercingetorix lo sconfigge ed occupa dei territori gia romani; Crasso, fuggito a Roma, chiede aiuto a Silla, che ordina a Cesare di accompagnare Crasso a Nord e dare una lezione ai Galli Arverni; in segreto, Silla ordina a Crasso di assassinare Cesare, e di farlo con la spada di Pompeo.

In Gallia, il Druido Panoramix, di origini Armoricane, vaticina a Vercingetorix gravi sventure se non si farà amico il "Romano giovane, con il fuoco negli occhi"

Segue la canzone parallela "Giovani cuori" (sulle note di Molto onore ci darai, Mulan, 1998)

Contro il parere di Crasso, Cesare accetta di incontrare Vercingetorix.

Il Re dei Galli racconta a Cesare tutti i soprusi inferti agli Arverni da Crasso.

Cesare affronta Crasso, che, vistosi smascherato tenta di uccidere Cesare.

Cesare é piu abile e riesce quasi a sconfiggerlo, ma i luogotenenti di Crasso intervengono.

Crasso accusa Cesare di tradimento , e Cesare deve fuggire con i suoi pochi fedelissimi ad Alesia presso Vercingetorix.

Crasso si prepara a prendere la città, ma Cesare e Vercingetorix organizzano una geniale difesa, catturano Crasso e ne smascherano le menzogne.

Cesare e Vercingetorix rimandano Crasso a Roma, con un messaggio per Silla. "La tua ora é giunta."

Silla fa uccidere Crasso e convince Pompeo che Cesare sia un traditore.

Con la morte nel cuore, Pompeo marcia contro Cesare.

La canzone "il dado é tratto" (sulle note di "All'alba sorgerò", Frozen, Disney 2012) mette in luce la determinazione di Cesare e Pompeo.

La battaglia sembra inevitabile, ma Silla, paranoico e crudele, guida un terzo esercito con lo scopo di annientare chiunque sopravviva allo scontro.

Ma il saggio druido Panoramix svela la verità a Pompeo e a Cesare, e i due uniscono le forze contro Silla. Il tiranno, catturato, finge di arrendersi, ma poi cerca di pugnalare al cuore Cesare. Pompeo si sacrifica al suo posto e Silla finisce per essere ucciso dal proprio cavallo.

Pompeo muore fra le braccia di Cesare e gli affida Roma. Alla fine, Cesare sposa Pompea, e diventa Signore di Roma, fra il tripudio del popolo e degli alleati, che cantano la ripresa di "Giovani Cuori", mentre la statua di Pompeo osserva, sorridendo.

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Spartacus

(Nota: Tutti i protagonisti sono animali antropomorfi)

Sulle coste della Tracia, l'ambizioso Governatore di Capua, Crasso, un Cinghiale, inganna Re Cotys III, un Leone, e prende in ostaggio suo figlio Spartacus, anch'egli un Leone; visto che costui esorta il padre a non arrendersi, Crasso lo condanna ad un destino peggiore della morte, e lo vende al mercato degli schiavi a Capua, dove Crasso governa incontrastato.

Qui, Spartacus si dimostra indomabile, tentando più volte la fuga; Crasso non lo fa mai giustiziare, e l'impresario dei gladiatori, l'avido ma bonaccione Lentulo Batiato, un maiale, fa a Crasso una proposta "che nessuno sano di mente rifiuterebbe" e convince il governatore ad affidarglielo; anche come gladiatore Spartacus non cambia carattere (Risuona la canzone Figlio della libertà, sulle note di Figlio di un Uomo, Tarzan Disney 1999), anche se si dimostra presto fortissimo in combattimento, avendo la meglio sul Gallo Crisso (un ferocissimo gallo da combattimento), sul Puma Enomao, e sul Cinghiale Varro, che combatte per pagare i debiti, finché non sente, chiuso in cella di rigore, una splendida voce cantare "Un giorno libera io sarò" (Sulle note di "Il mio principe arriverà" da Come d'Incanto, Disney 2007).

Dalla finestra della cella, Spartacus comprende che la voce appartiene ad una bella schiava leonessa, Sura; da Crisso apprende che è possibile guadagnarsi la libertà vincendo un certo numero di incontri di fila (cento per l'esattezza) e decide di fare un patto con Batiato; accetta di diventare il campione della sua squadra, ma in cambio, il lanista deve versargli un compenso, che potrà usare per riscattare Sura e tornare con lei in Tracia; Batiato acconsente, il suo fiuto non lo inganna, e Spartaco inizia a infilare vittoria su vittoria; Crasso, scopre che Spartacus è sempre pià vicino alla libertà, e obbliga Batiato a drogargli il cibo, facendogli una proposta "che nessuno sano di mente rifiuterebbe". Ma Sura, che nel frattempo è stata comprata da Batiato scopre il tranello e da a Spartacus l'antidoto; fremente di rabbia, Crasso incarica Gannicus, uno spietato Gorilla, noto come l'assassino dell'arena, di uccidere Spartacus nel suo penultimo incontro; durante lo scontro risuona la Canzone Morirai (Sulle note di Non mi avrai, da Spirit, Cavallo Selvaggio, Dreamworks 2002). Ma Spartacus ha la meglio su Gannicus, e lo risparmia.

Per il suo ultimo incontro, Spartacus ha però una brutta sorpresa, il suo amico Varro, che è costretto a combattere contro di lui all'ultimo sangue "Se nessuno di voi due muore, faccio uccidere la moglie di Varro, e Sura!" Con questa minaccia, Crasso pensa di aver vinto, ma Batiato, che ha una coscienza, libera i gladiatori, compreso Gannicus, che sconfiggono gli uomini di Crasso e lo costringono alla fuga; Spartacus libera tutti gli schiavi di Capua e cerca di organizzare il trasporto sicuro in Tracia; lo aiuta Batiato, che ha avuto notizia che in Tracia è stato scoperto l'oro, e non vede l'ora di investire in quel regno.

Ma Crasso si riorganizza, e mette insieme un grosso esercito, che afftonta Spartacus. Il principe trace attira Crasso in una trappola sulle montagne, e Gannicus salva la vita a Spartacus, morendo poi per far seppellire sotto una frana Crasso e il suo esercito.

Risuona la ripresa di Figlio della Libertà mentre Spartacus e Sura fanno il loro ritorno in Tracia, accolti dal padre di Spartacus. Al banchetto, mentre la scena sfuma, sentiamo Batiato fare a Re Corlys III una proposta che "nessuno sano di mente rifiuterebbe, vostra maestà!"

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Cleopatra, Regina delle Regine

Alessandria, splendida città, è in fermento, il Re Tolomeo XIII accoglie, insieme alla sorella, la bellissima Cleopatra, l'Imperatore Romano Cesare, e i suoi due figli, Antonio e Ottaviano; Antonio si innamora a prima vista di Cleopatra, e i due cantano insieme Luce dell'Anima Mia (sulle note de l'Amore troverà la via, Il Re leone II, il Regno di Simba, Disney 1998). Sullo sfondo Ottaviano osserva gelosissimo.

Cesare a cena informa i figli dealla sua intenzione di dividere l'Impero; L'Oriente e l'Africa ad Antonio "la parte migliore" come mugugna il sempre più geloso Ottaviano, e il resto ad Ottaviano stesso; inoltre è annunciato il fidanzamento di Antonio e Cleopatra; Cleopatra e Antonio si sposano, ed hanno un figlio, Cesare, come il nonno, e una figlia, Selene. Vediamo la loro felice vita coniugale in cui Cleopatra mostra tutta la sua intelligenza, rendendosi molto utile alla corte del suocero, che ne ammira l'abilità politica e strategica.

Ottaviano sposa LIvia, una donna fredda e calcolatrice che asseconda l'ambizione del marito, e i due cantano di come otterranno ciò che vogliono in un vivace scambio d'opinioni," il mio canto d'amore" (sulle note de La mia Ninna Nanna, da Il Re Leone 2, il Regno di Simba, Disney 1998.)

Cesare è avvelenato da un aspide durante un banchetto, e subito Livia e Ottaviano accusano Antonio e Cleopatra del delitto. Tolomeo (che viene ucciso) ed Antonio si sacrificano per salvare la vita di Cleopatra che fugge in Egitto dove il suo popolo l'acclama Regina.

Ottaviano fa un discorso molto convincente al Senato Romano, in cui li convince che il fratello è colpevole, portando un falso testamento in cui il padre avrebbe lasciato lui solo erede dell'impero unito; Nella successiva canzone "Vincerem" (Sulle note della Canzone della Folla, la Bella e la Bestia, Disney 1991) invita i Romani a muovere guerra all'Egitto.

Ma Cleopatra visita i generali amici di Antonio in Asia e in Africa, e li convince ad aiutarla. Il suo principale interesse è liberare il marito che riesce a liberarsi da solo, perché il fratello vuole sadicamente tenerlo vivo, mentre Livia vorrebbe ucciderlo, per spezzare il morale a Cleopatra; approfittando della buffa lite fra il sicario di Livia e la guardia di Ottaviano, (per altro, a loro volta, due fratelli litigiosi, Tiberio, l'assassino, e Marco, il carceriere), Antonio scappa, e Livia scrive a Cleopatra informandola della morte del Marito.

Solo l'amore per i figli consente a Cleopatra di continuare a vivere e a lottare; canzone parallela cantata da Antonio, che cerca di tornare in Egitto, e Cleopatra, che piange il marito defunto, dal titolo C'è un dolore nel mio cuore ( sulle note di Le mie radici sono il nulla, da Aladdin e il Re dei Ladri, Disney 1996) Alla fine le armate di Cleopatra e quelle di Ottaviano e Livia si scontrano nella battaglia finale di Azio.

I due malvagi sposi sono sconfitti, grazie all'intelligenza e all'abilità di Cleopatra, e mentre si ritirano, Antonio fa il suo ritorno in scena, e riesce a catturare Ottaviano e Livia, che si tradiscono a vicenda per riuscire a fuggire ma vengono catturati entrambi; Sono esiliati sull'isola di Gata dove dovranno sopportarsi per tutta la vita.

Ad Alessandria, Antonio, Imperatore, e Cleopatra, Regina delle Regine sono acclamati dal popolo in festa.

(Questa la dedico a Perchè No? che me l'ha suggerita)

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Ed ecco il commento di Generalissimus:

Oh cavolo, si fa per ridere dici? Ma tu devi inviare assolutamente la sceneggiatura! Beh in effetti sto ridendo così tanto che sto facendo fatica a fermare l'ernia addominale! Voglio dire, ma lo sai quanti milioni ci fa la Disney con idee del genere? Altro che Gods of Egypt!

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Tommaso Mazzoni risponde:

Beh, magari un tentativo di una sceneggiatura potrei mandarla! Per curiosità, ci sono eventi o personaggi che vi piacerebbe vedere disneificati? Si accettano proposte.

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Anche Iacopo dice la sua:

Visto l'alto tasso di canzoni, il tuo Ramses è un classico della Disney Renaissance degli anni Novanta. Propongo di intitolare questa discussione "Disney Renaissance Eterna" (sottofilone degli Anni Novanta Eterni).

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E Never75 gli fa notare:

Anche se non si tratta di storia in senso stretto, penso che la maggior parte di poemi epici si possa disneyficare senza problemi.

Sarebbero perfetti, ad esempio, l'Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata. Strano che non ci abbiano mai pensato!

Nel primo caso, bisognerebbe sfoltire parecchio perché di carne al fuoco ce ne è fin troppa.

Nell'altro lato, basta togliere i riferimenti religiosi (troppo poco p.c.) e il gioco è fatto. Al limite si sostituisce il nome della città con una di fantasia e si lascia il resto immutato.

Perfino la Bibbia ne offrirebbe a josa di spunti. Anche se sono della rivale Dreamworks, "Giuseppe principe dei sogni" ma soprattutto "Il principe d'Egitto" basati su parti di Genesi ed Esodo hanno avuto un grandissimo successo.

Non sarebbe difficile proseguire con altre storie altrettanto epiche come le gesta di Giosuè, di Sansone, dei Maccabei, di Esther, di Giuditta ecc.

Rut e Tobia possono essere più assimilabili a una fiaba classica, della Disney degli inizi.

Parlando di teatro e lirica credo che Tristano e Isotta o Giulietta e Romeo potrebbero essere altre fonti d'ispirazioni, come il Flauto Magico di Mozart o i Maestri Cantori di Norimberga.

Altri grandi personaggi storici (oltre ai già citati Cesare, Napoleone, Cromwell, Giovanna d'Arco) che potrebbero fornire interessanti spunti senza neanche romanzarli troppo sono Alessandro Magno, Scipione Africano, Carlo Magno, Garibaldi, ma la lista sarebbe infinita...

Forse un percorso poco esplorato è quello dei miti orientali. La mitologia indiana, cinese e giapponese potrebbe fornire infiniti spunti.

Pensiamo, solo per citare qualche esempio, alla storia di Rama, oppure a quella di Khrishna (opportunamente trattata) oppure alle parti più eroiche e sceneggiabili dei Veda o al Mahābhārata. Per non parlare del Libro dei Re (Shāh-Nāmeh) persiano.

Strano che invece che le mitologie più vicine a noi siano state saccheggiate così poco. In quella greca, solo Hercules che io sappia, mentre pure le vicende di Teseo e Giasone (oltre al già menzionato Ulisse) meriterebbero dei film.

Dei miti celti solo Taron e la Pentola Magica e la Spda nella Roccia sono stati adattati a film. Altri racconti del Mabinogion e la storia di Cù-Chulainn si presterebbero ancora meglio a una versione animata.

Ah, scusate, un ultimo suggerimento. E del Canto dei Nibelunghi che ne pensate? Ovviamente con happy end finale :-D

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E MorteBianca aggiunge:

Io avrei una proposta differente. La Pixar Theory è una teoria che riunisce tutti i film Pixar in una sola timeline.

Senza andare nel dettaglio e per le lunghe, sostiene che sin dall'inizio della storia è esistita la Magia, un potere quintessenziale in grado di animare ciò che non è solitamente animato (oggetti) oppure di "amplificare" ciò che è poco animato (animali).

Nel corso dei secoli (i vari film Pixar nella storia dal passato al presente "realistico") questa forza si è manifestata molte volte.

Questa forza nasce dall'Uomo, dai suoi sentimenti che la alimentano, e si dirige verso gli oggetti verso cui prova sentimenti, motivo per cui i giocattoli iniziano ad animarsi (Toy Story). In parallelo anche gli animali iniziano ad animarsi, a parlare e ragionare (Ratatoille).

Quindi fra gli animali senzienti e i giocattoli senzienti si unisce una terza fazione, le intelligenze artificiali, e una quarta fazione: I Super, persone dotate di poteri.

Alla fine però scoppia una grande guerra fra Macchine e Uomini, gli uomini scappano dalla terra devastata e fuggono nello spazio (Wall-E) mentre le macchine restano e prendono il dominio, evolvendosi darwinianamente (Cars). Gli uomini poi tornano e riprendono il controllo della Terra.

Nel futuro l'umanità a causa di mutazioni e differenziazioni si divide in molteplici razze diverse, oppure sono gli animali a prendere il posto degli uomini ed evolversi nei famosi Mostri.

La teoria non manca di problemi e buchi, ed io stesso cambio molte cose nella mia testa.

E' stata fatta analogamente una Disney Theory che connette tutti i film d'animazione Disney. E' strutturata in tre modi:

1) Teoria lineare, la mainstream in cui ogni cartone è messo nell'epoca che gli appartiene dal più antico al più futuristico.
In questa timeline, sin dagli albori, è sempre esistita la Magia.

2) Teoria del Multiverso. Canonica in Kingdom Hearts, ogni film Disney ha il suo piccolo mondo (c'è quello di Aladin, che è separato da quello di Topolino, da quello di Jack Sparrow), i vari mondi sono connessi da una forza metafisica chimata "Luce" e minacciati dal Buio e la divisione.

3) Teoria della Simulazione. Wreck It Ralph si svolge in un videogioco, e Wreck it ralph include numerosi prodotti e personaggi Disney, eppure WIT è un videogioco in un cartone disney (Big Hero 6), ergo alcuni dei mondi DIsney sono virtuali, mondi "dentro" altri mondi, e ci si chiede fin dove si estenda tale limite.

Poi bisogna considerare gli universi che si incrociano con quello Disney: in primis tutte le categorie che appartengono alla Disney (Pixar, Marvel, LucasArts), e poi tutte quelle con cui si sono incrociati (DC, Final Fantasy, Nintendo).

Un simile universo Disney dunque comprenderebbe innumerevoli storie (forse in universi separati, forse in tempi separati, forse in pianeti separati come per Nintendo), personaggi e magie.

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Fa irruzione nella discussione anche Pavel Tonkov:

Tutto può essere disneificato: guardate quest'immagine che ho trovato nel Web!

 

Ed ecco il parere di Perchè No?:

Ma dove sono le principesse? Manca il film con la principessa al centro dell'azione, no? E delle donne che potrebbero fare delle "principesse" Disney con la solita storia d'amore e il (ormai) solito carattere di indipendenza non mancano:

- Nefertiti (già fatto nel film francese la Regina Sole)
- Cleopatra (contro il malvagio Ottaviano)
- Zenobia (per l'apertura alle culture non europee)
- Giovanna d'Arco
- Mary Stuart
- La regina Margot (Marguerite de Valois, vedi Alessandro Dumas)
- Caterina II
- Marie Curie (per la donna moderna)
e ....
Hillary Clinton?

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E ora, l'esercizio contrario: alcuni classici della Disney storicizzati!

Cenerentola in Belgio

di Enrica S.

La sera del 26 dicembre 2018, Santo Stefano, la Rai ha mandato in onda il superclassico di Walt Disney "Cenerentola". Dopo averlo visto (in realtà, rivisto per l'ennesima volta), mi sono domandata se fosse possibile storicizzare anche Cenerentola, dopo tanti altri personaggi fantastici. Pur avendo origini antichissime (la sua prima versione risale addirittura all'antico Egitto), la favola così come noi la conosciamo fu raccontata per la prima volta in Italia da Giambattista Basile (1566-1632) e in Francia da Charles Perrault (1628-1703). Dovremmo dunque aspettarci un'ambientazione seicentesca; invece, nel lungometraggio di Walt Disney l'ambientazione è tipicamente ottocentesca; anzi, strizza l'occhio alla corte di Francesco Giuseppe, al quale il Re somiglia notevolmente. Infatti, pur essendo i castelli turriti un retaggio del Medioevo (ma si sa che Disney adorava particolarmente i castelli), gli abiti dei protagonisti sono quelli tipici del XIX secolo, e al Granduca Monocolao viene fatto fumare un sigaro Avana, certamente molto poco seicentesco.

I nomi delle nobili fanciulle invitate al ballo a corte sono però tipicamente francesi, così come lo è quello della perfida matrigna, Madame Tremaine. E siccome all'inizio si dice che il film è ambientato in un « piccolo, prospero regno », l'idea che mi è venuta è di ambientarlo in Belgio, un regno sicuramente piccolo ma prospero. Il bilioso Re che vuole vedere i propri nipotini è Leopoldo I di Sassonia-Coburgo-Gotha (1790-1865), primo re dei Belgi in carica dal 21 luglio 1831. Sua moglie Luisa d'Orléans (1812-1850) si è spenta prematuramente di tubercolosi l'11 ottobre 1850, ad appena 38 anni, e ciò spiega perchè nel film non compare. Il Granduca Monocolao può essere identificato con Charles Rogier (1800-1885), leader liberale della Rivoluzione belga e due volte Primo Ministro del Belgio, dal 12 agosto 1847 al 31 ottobre 1852 e dal 9 novembre 1857 al 3 gennaio 1868. Noi faremo riferimento a questo secondo mandato, anche se il Granduca nel cartone appare più giovane di Rogier a quell'epoca. Ma chi sarà il giovane principe? Non sicuramente Leopoldo II, figlio di Leopoldo I che gli succedette al trono, ricordato praticamente solo per la sua crudeltà nella gestione della colonia del Congo, tale da farne il prototipo del "colonizzatore cattivo". Meglio supporre che il primogenito di Leopoldo I, Luigi Filippo Leopoldo, nato il 24 luglio 1833 e morto il 16 maggio 1834, sia sopravvissuto all'infanzia e sia destinato ad ascendere al trono con i nomi di Leopoldo II oppure di Luigi Filippo. Nel 1858 egli ha 25 anni, proprio come il bel principe del classico disneyano, per cui tutto combacia a perfezione. Possiamo anche pensare a uno sviluppo ucronico di tipo "politico" della fiaba che stiamo prendendo in considerazione: Madame Tremaine scopre che la fanciulla misteriosa del ballo è la sua odiata figliastra, trova anche la scarpetta di cristallo rimasta a Cenerentola, e pensa di utilizzare il matrimonio tra questa e il principe Leopoldo per poter ottenere un posto di rilievo nell'amministrazione del regno. Di fronte al rifiuto di Cenerentola di lasciarsi manovrare da lei, la matrigna rompe la scarpetta e la rinchiude a chiave nella torre, quindi si mette d'accordo con Henri Ghislain de Brouckère (1801-1891), avversario politico di Charles Rogier, pretendendo matrimoni vantaggiosi per le figlie in cambio delle sue rivelazioni. Nel frattempo Charles Rogier arriva a casa di Cenerentola dove viene fatta provare la scarpetta alle sorellastre, che ovviamente non riescono a indossarla. Mentre i soldati stanno per ripartire si ode in lontananza il canto di Cenerentola, che la matrigna e Henri Ghislain de Brouckère invano cercano di tenere relegata nella torre. Il Principe Leopoldo, che si è unito in incognito al drappello, si rivela e fa liberare dalla torre la ragazza; quest'ultima finalmente può indossare la scarpetta ed andarsene abbracciata al suo innamorato.

Cenerentola danza con Leopoldo II del Belgio

Un momento, voi mi direte: e la matrigna? E le sorellastre? Che fine fanno? Nella fiaba di Perrault Cenerentola le perdona e le fa vivere a palazzo con lei, mentre nella fiaba dei Fratelli Grimm ciò non avviene, e nel film di animazione della Disney delle tre cattive non si sa più nulla. Non è difficile però immaginare come le cose potrebbero andare nella realtà. Il Granduca Monocolao, alias il Primo Ministro Charles Rogier, porta con sé Cenerentola a palazzo reale. Re Leopoldo I e suo figlio la accolgono a braccia aperte, ma si fanno anche dire perchè la ragazza è scappata dal ballo e perchè si cercava di impedirle di provare la scarpetta. Naturalmente Cenerentola vuota il sacco, e sentendo come Madame Tremaine e le sue figlie brutte fuori e brutte dentro hanno perseguitato in tutti i modi la futura Regina dei Belgi, i due reali vanno su tutte le furie, ordinando al Ministro della Polizia di andare a casa loro ed arrestarle tutte per violenze e riduzione in schiavitù. Nel frattempo Madame Tremaine non è una stupida, ha capito che la sua figliastra spiffererà tutto al futuro suocero e si affretta a fare i bagagli insieme alle due stupide figlie, portando via anche tutti i gioielli che appartengono in effetti a Cenerentola; la polizia perciò a casa non trova più nessuno. La carrozza delle tre però viene fermata al confine con l'Olanda, le cattive sono riconosciute, arrestate e riportate a Bruxelles per essere processate. A questo punto però Cenerentola, buona quanto bella, chiede al Re e al Principe di perdonare la crudele matrigna e le sue sorellastre. Leopoldo I accondiscende, colpito dalla generosità della nuora, ma le bandisce per sempre dal suo regno. Madame Tremaine se ne andrà esule in Francia con le due figlie brutte e malvagie, e chissà se alla fine troverà degli anziani e ricchi vedovi cui appiccicarle come mogli. Anche Henri Ghislain de Brouckère viene bandito dal Belgio, ma lui emigrerà negli Stati Uniti d'America in cerca di maggior fortuna.

Il nome della fanciulla soprannominata Cenerentola in italiano, Cendrillon in francese, Assepoester in olandese, Aschenputtel in tedesco e Cinderella in inglese, non lo preciseremo, così come non è mai precisato nella favola, anche se ci piace pensare che sia la figlia di un barone di Bruxelles di nobiltà non troppo elevata, di modo che il matrimonio con l'erede al trono belga appaia quasi "borghese". Il matrimonio viene celebrato dall'Arcivescovo di Malines-Bruxelles Cardinale Engelbert Sterckx (1792-1867). La nostra Cenerentola sarà la madre del futuro erede al trono, che chiameremo Leopoldo III, e convincerà suo marito ad evitare qualunque avventura coloniale, peraltro vista senza troppo favore dal governo e dal popolo belga; il Congo sarà colonizzato presumibilmente dalla Prussia di Bismarck, ma potrebbe entrare anche a far parte dell'impero coloniale britannico oppure francese. Sono possibili anche altre soluzioni ucroniche, come un Congo Italiano (esplorato da Pietro Savorgnan di Brazzà), un Congo greco (la Grecia pensò effettivamente a possibili avventure coloniali) o addirittura ad un Congo austroungarico; in ogni caso, i Congolesi se la passeranno certamente meglio, senza l'incubo delle mani mozzate, e ciò è sufficiente per rassicurare la nostra coscienza sporca di ex colonizzatori. Il nostro Leopoldo II ucronico e la bella Cenerentola saranno il re e la regina più amati dai Belgi per la loro bontà e onestà nel governare, tanto da rimpiangere ancora oggi l'età d'oro rappresentata dal loro regno, coincidente in pratica con quella che noi chiamiamo Belle Époque.

Ma c'è un ultimo argomento spinoso di cui parlare. Infatti noi stiamo parlando di personaggi che si muovono in un universo in cui esiste anche la magia, come negli universi fantastici immaginati da Hayao Miyazaki, altrimenti la Fata Smemorina non potrebbe aiutare Cenerentola a partecipare al gran ballo di corte a Bruxelles (qui a fianco, la proverbiale scarpetta di cristallo). Troppo difficile sembra spostare la fiaba nel nostro universo, dove la magia non esiste. A questo non si può rimediare sostituendo alla Fata che canta "Bibbiti, Bobbiti, Bù" una madrina umana, ad esempio una nobildonna già in età avanzata che abita lontano (in Francia, presumibilmente), ha sentito parlare del modo in cui Cendrillon/Assepoester è trattata da matrigna e sorellastre, e si presenta in casa della ragazza proprio la sera del ballo di corte, quando le tre arpie se ne sono già andate, donandole abito, scarpette di cristallo, carrozza e valletti. In questo caso infatti resterebbe da spiegare perchè la futura principessa ha dovuto scappare in anticipo, dopo aver ballato tutta la sera con il principe, dato che la carrozza non si ritrasformerà in una zucca all'ultimo rintocco della mezzanotte. Tuttavia, a questo si può ovviare trasformando la favola in un... racconto di fantascienza. Basta infatti che, nelle vicinanze della residenza di Cenerentola, si materializzi un viaggiatore nel tempo proveniente da un imprecisato futuro (nel franchise di Star Trek si dice che nel XXIX secolo la Federazione si darà all'esplorazione degli abissi del tempo) e venga a sapere delle tristi condizioni in cui la fanciulla è costretta a vivere. In questo caso, materializzerà con il suo replicatore tutto il necessario (carrozza, cavalli, valletti, abito da cerimonia), avvisando però che le interferenze quantistiche del viaggio nel tempo faranno dissolvere il tutto al più tardi a mezzanotte, il che puntualmente avviene, e Cinderella è costretta ad una fuga precipitosa. Dite che è molto diverso da quanto avevano immaginato Basile e Perrault? Ma dopotutto, come diceva Arthur C. Clarke, l'autore di "2001 Odissea nello Spazio", ogni tecnologia abbastanza avanzata è indistinguibile dalla magia...

Enrica S.

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Subito Bhrihskwobhloukstroy commenta:

Splendida ricostruzione, tanto di cappello! Precisissima e illuminante, è davvero esemplare. Complimenti, con tantissima ammirazione! Brava (come sempre, del resto).

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E Generalissimus aggiunge:

Un'alternativa potrebbero essere alcuni stati della Germania (Baviera in primis) o dell'Italia preunitaria. Ad esempio il Piemonte andrebbe bene: il principe azzurro sarebbe un rappresentante della Casa Savoia, che come colore dinastico aveva scelto l'azzurro per devozione alla Madonna!

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Biancaneve in Ungheria

di Lord Wilmore

Dopo aver assistito alla storicizzazione di Cenerentola, questa pagina mi parrebbe incompleta se non cercassi di storicizzare anche Biancaneve (tra l'altro, secondo me il cartone "Biancaneve e i Sette Nani" è molto migliore di "Cenerentola": basti pensare alle innovative trovate che esso presenta). E siccome Cenerentola è stata storicizzata in Belgio, cioè nell'Europa Occidentale, io cercherò di storicizzare Biancaneve in Ungheria, cioè nell'Europa Orientale. Ora vi spiegherò il perchè di questa mia scelta.

A differenza di "Cenerentola", l'ambientazione del lungometraggio su Biancaneve è manifestamente medioevale o rinascimentale. Dobbiamo perciò trovare il personaggio adatto ad interpretare il ruolo della Regina perfida e narcisista che vuole morta la figliastra Biancaneve avendo scoperto che è più bella di lei. Tale sadico personaggio secondo me è da identificarsi con una dei peggiori assassini seriali della storia, la Contessa Erzsébet Báthory, conosciuta in Italia anche come Elisabetta Bathory (1560-1614). Non si tratta di una regina, ma di una nobildonna, ma in Trasilvania a cavallo tra '500 e '600 faceva il bello e il cattivo tempo, sostituendosi de facto al potere imperiale, e dunque l'identificazione è plausibile. Inoltre la Báthory, come la Regina di Biancaneve, era ossessionata dalla propria bellezza, e pare fosse anche dedita a pratiche di magia nera, alle quali sarebbe stata iniziata da una certa Dorothea Szentes, una sedicente maga che incoraggiò le sue tendenze sadiche. La Contessa Báthory inoltre, come la Regina di Biancaneve, era vedova, essendo suo marito Ferenc Nádasdy (1555-1604) deceduto il 4 gennaio 1604. Possiamo pensare che Biancaneve, in tedesco Schneewittchen, in ungherese Hófehérke, in ceco Sněhurka, in rumeno Albă ca zăpada, in inglese Snow-White, in francese Blanche-Neige, fosse una figlia naturale del Conte Nádasdy, avuta da una nobildonna di minor rango con la quale aveva una relazione, e poi da questi riconosciuta al pari dei quattro figli Anna, Orsolya, Katalin e Pal avuti dalla moglie Erzsébet; ciò spiegherebbe perchè quest'ultima la odiava già prima di scoprire che era più carina di lei, al punto da costringerla a vestirsi di stracci e a fungere da sguattera nel castello di Csejte, residenza dei Nádasdy.

Che Erzsébet Báthory sia adatta a ricoprire il ruolo di perfida Regina della favola, ce lo dicono molti particolari della sua biografia (giuntaci in parte romanzata da una sorta di leggenda nera). Essendo i genitori primi cugini, ella aveva mostrato fin da bambina chiari segni di squilibrio mentale, passando repentinamente dalla tranquillità alla collera. Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva, e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera, in pieno inverno, fece condurre nel cortile, sotto la sua finestra, delle serve nude che avevano tentato la fuga, ed ordinò di versare acqua su di loro, cosicché le ragazze morirono per assideramento. Alcuni suoi dipendenti rivelarono che un giorno, dopo aver percosso una domestica, alcune gocce di sangue di questa erano colate sulla mano della contessa; la Báthory credette di accorgersi che in quel punto della mano la sua pelle fosse ringiovanita, e gli alchimisti che ella proteggeva, pur di compiacerla, si inventarono che il sangue di una giovane vergine potrebbe donare l'eterna giovinezza all'epidermide raggrinzita di una donna anziana. La Báthory finì con il convincersi che fare abluzioni nel sangue delle vergini le avrebbe garantito la giovinezza perpetua, ed iniziò ad attirare ragazze nel suo castello, per poi torturarle ed ucciderle barbaramente. Inizialmente si trattava di giovani contadine, ma in seguito anche di rampolle della piccola nobiltà che fingeva di voler educare. Catturate a tradimento, le sue vittime venivano spogliate, incatenate a capo in giù e seviziate, poi le loro gole venivano recise e il sangue fluiva in una vasca in cui la terribile Contessa si immergeva, convinta così di restare sempre giovane. A quanto pare il marito ed i parenti stretti erano a conoscenza delle sue inclinazioni sadiche, ma nessuno intervenne a fermarla.

La famigerata Erzsébet Báthory

Non c'è bisogno di immaginare alcuno specchio magico cui domandare: « Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame? » per comprendere perchè Erzsébet, dopo aver sopportato a lungo in casa la figliastra Hófehérke, avrebbe deciso di farla uccidere: non era cieca, ed era evidente che la fanciulla era più carina e più giovane di lei (« Ha la bocca di rose, e ha d'ebano i capelli, come neve è bianca »). Fino a quel punto, Biancaneve era rimasta al sicuro, in quanto la Báthory non avrebbe potuto far sparire nel nulla una fanciulla del proprio stesso casato senza destare sospetti. Una volta presa la folle decisione, però, rinunciò a bagnarsi nel sangue della figliastra, preferendo un'altra tecnica cara agli stregoni dell'epoca: cibarsi del cuore di lei. Ecco perchè ordinò al cacciatore di condurla lontano nel bosco, in un posto dove non passasse nessuno, dove potesse cogliere fiori selvatici, e quindi di ucciderla, portandole il suo cuore come prova. Aggiungiamo che, contrariamente a quanto credono i più, quello della caccia alle streghe non è un fenomeno medioevale, bensì tipicamente rinascimentale, come la storia ci insegna, e dunque l'identificazione della malvagia regina con Erzsébet Báthory non è affatto anacronistica.

A questo punto voi mi direte: d'accordo, il cacciatore porta Biancaneve nel bosco ma non ha il coraggio di ucciderla, le intima di scappare lontano perchè la matrigna la vuole morta, e porta alla Báthory il cuore di un cinghiale. Ma i nani da dove sbucano fuori? Non c'è bisogno di immaginare razze umane diverse dall'Homo sapiens o alieni di piccola statura insediatisi sulla Terra in epoche remote: infatti il castello di Csejte sorge sui Felföld, i rilievi precarpatici settentrionali, una zona di montagne non molto elevate al limite settentrionale della Grande Pianura Ungherese. Tali montagne sono ricche di carbone e di diamanti, e gli unici che riuscivano ad intrufolarsi nelle gallerie più strette per cavare i diamanti migliori erano... i bambini. Purtroppo il lavoro minorile all'epoca era la regola, e dunque i Nani della favola altro non erano che i bambini dei villaggi circostanti il castello sulle pendici dei Carpazi! Facile immaginare che questi bambini fossero i beniamini della Principessa Hófehérke Nádasdy, la quale era l'unica a difenderli e a chiedere per loro turni di lavoro meno massacranti, e visitava spesso le loro povere capanne, nei villaggi o nei boschi intorno al castello.

Una volta fuggita proprio nella casa in cui vivevano sette bambini minatori per sfuggire alle grinfie della Báthory, probabilmente Hófehérke/Snow-White dovette sentirsi al sicuro, ma è altrettanto probabile che ben presto le spie della contessa serial killer la scovarono nel suo rifugio. Le cose in seguito sono andate così: Erzsébet Báthory non ebbe certo bisogno di trasformarsi in vecchietta venditrice di mele per avvelenare la sua rivale, le bastò mandare una delle proprie emissarie a compiere il lavoro sporco con la celeberrima mela, mangiata la quale la fanciulla morì. O almeno, così credeva la Báthory. Infatti i libri di magia nera erano scritti in latino, la lingua franca del tempo, e la terribile castellana che adorava seviziare le sue dipendenti, pur avendo ricevuto un'educazione di prim'ordine nella residenza di famiglia di Ecsed in Transilvania (oggi in Romania), non poteva certo competere con un umanista del Rinascimento italiano. Per questo credette la formula di un veleno letale, quello che in realtà era un filtro a base di oppioidi in grado di dare una morte apparente. Siccome i suoi sudditi non ebbero cuore di seppellirla, la bellissima Hófehérke Nádasdy fu posta in una bara di oro e cristallo nel folto del bosco; proprio di lì qualche giorno dopo, passò Radu IX Minhea (1586-1626), della stirpe valacca dei Drăculești, voivoda (principe) di Valacchia e di Moldavia. Innamoratosi perdutamente della ragazza, aprì la bara e la baciò. Il contatto con l'ossigeno fu sufficiente a porre fine alla morte apparente, Hófehérke si risvegliò, e tutti credettero che a compiere il miracolo fosse stato il bacio del principe. Questi prese Biancaneve sotto la propria protezione, in modo che la Báthory non potesse più farle del male, la portò con sé in Valacchia e la sposò. Proprio la sua bellissima moglie lo convinse a compiere il passo che nella nostra Timeline egli non ebbe mai il coraggio di fare, cioè ribellarsi agli Ottomani dei quali era vassallo e sconfiggerli ripetutamente in battaglia. Il figlio di Radu IX Minhea e di Hófehérke Nádasdy, Alexandru V Coconul, fu incoronato primo Re di Romania con il nome di Alessandro I, e questa nazione così emerse dalla sfera d'influenza turca con duecento anni e più di anticipo rispetto alla nostra Timeline.

Ma la storia di Biancaneve non finisce qui. Ella infatti raccontò al marito tutte le nequizie commesse dalla Contessa Báthory, dal sadismo nei confronti dei sottoposti fino ai bagni nel sangue delle vergini, e si sa, come cantava Fabrizio de Andrè, « una notizia un po' originale / non ha bisogno di alcun giornale: / come una freccia dall'arco scocca, / vola veloce di bocca in bocca ». La cosa arrivò anche all'orecchio dell'imperatore Mattia d'Asburgo (1557-1619), Mattia II come Re d'Ungheria, che già aveva sentito voci sulla crudeltà della nobildonna. Gli inviati dell'imperatore entrarono di nascosto nel castello di Csejte e colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze; nel maniero trovarono persino cadaveri straziati e donne ancora vive con parti del corpo amputate. Per questo Erzsébet Báthory fu processata e condannata ad essere murata viva in una stanza del suo stesso castello. Quattro anni più tardi, il 21 agosto 1614, la regina di tutti gli assassini seriali decise di lasciarsi morire di fame in quella cella. Non è mai stato chiarito il numero esatto delle sue presunte vittime, ma si pensa ad un numero compreso tra le 100 e le 300. Mattia però, agendo in questo modo, non era mosso solo dal desiderio di fare giustizia di tanti e tanto efferati crimini; essendo in bolletta, trovò comodo confiscare ed incamerare i beni di famiglia della Báthory e di suo marito, a dimostrazione del fatto che, dietro ogni grande ideale, si nasconde un grande patrimonio su cui mettere le mani. Come accadde a molti altri assassini seriali prima e dopo di lei, la truce storia di Erzsébet Báthory si diluì ben presto nella leggenda, e la malefica nobildonna divenne la protagonista di innumerevoli racconti e tradizioni popolari, al punto da trasformarsi in un personaggio di culto dell'immaginario vampiresco dei nostri giorni.

Anche Biancaneve/Hófehérke ha lasciato però un'impronta indelebile nella società dei nostri giorni, e non solo grazie al celeberrimo cartone animato Disney del 1937. Quando infatti il grande matematico britannico Alan Turing (1912-1954) si suicidò, essendo stato condannato alla castrazione chimica (a quei tempi l'omosessualità nel Regno Unito era un reato penle) che gli aveva sconvolto la mente, il 7 giugno 1954 decise di impregnare una mela di cianuro di potassio e di morderla, proprio come la figlia illegittima del Conte Ferenc Nádasdy. Ed è in onore di quel genialissimo scienziato, noto per aver decifrato il codice segreto nazista Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, che un altro grande dei nostri tempi, Steve Jobs (1955-2011), ha scelto una mela morsicata come simbolo della sua azienda che ha rivoluzionato l'informatica moderna: la Apple, appunto. E tutto questo, grazie alla bellezza di Hófehérke Nádasdy e alla malvagità di Erzsébet Báthory.

Lord Wilmore

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Ancora Bhrihskwobhloukstroy commenta:

Tremenda... Qui ci sono fatti sconvolgenti che in Cenerentola erano assenti, ma il periodo mi è anche più congeniale, l'Imperatore Mattia è uno dei miei preferiti e tutta l'impostazione politica è quella cui aderisco; quindi sono stato più coinvolto, sia per lo spavento sia per la Politica.

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La Bella Addormentata in Polonia

di Tommaso Mazzoni

Vedo che a me avete lasciato "La Bella Addormentata nel Bosco". Si tratta della favola Disney più difficile da storicizzare, perchè fornisce troppi dettagli: nomi, età e perfino il secolo in cui è ambientato. Cercando di non sfigurare, ecco la mia versione.

"Suvvia, papà, ormai siamo nel XIV secolo!" Questa spiritosa battuta del lungometraggio, impreziosito dalle musiche di Pëtr Il'ič Čajkovskij, ci indica in quale epoca dobbiamo indirizzarci. I miei protagonisti saranno Edvige di Polonia e Guglielmo d'Asburgo: il secolo è quello giusto e la differenza d'età, quattro anni, è rispettata. Si perdono i nomi dei personaggi, ma il buon Luigi può tranquillamente avere il secondo nome di Stefano, in onore al santo Re d'Ungheria. In questa timeline, sia Caterina che Anna sono morte prematuramente, e la nascita di Aurora Edvige è una grande consolazione per il buon re Luigi Stefano, e per sua moglie; per il suo battesimo sono state invitate tutte le personalità del regno, tranne una; il suo nome, in realtà è un titolo, tramandato da secoli, ella è l'unica depositaria delle conoscenze e delle tradizioni della vecchia religione Polacca pre-cristiana; il suo nome è Siuda Baba, veste di nero e viola, con corna di capra sulla testa ed è temuta come una potente e demoniaca strega.

Sinda Baba, detta la Malefica (Czarownica)

Molti la chiamano la Malefica (Czarownica), ed è maestra di alchimia e meccanica. Costei, non si sa come, probabilmente sfruttando i suoi molti seguaci, si è infiltrata a corte durante la celebrazione, e approfitta della visita di tre buone monache, con fama di santità, Caterina di Svezia, con la madre Brigida e Caterina da Siena; mentre le tre veggenti benedivano la bambina, la Malefica fece il suo ingresso in scena, e maledì la fanciulla con queste parole " La fanciulla crescerà invero in grazia e bellezza, amata da tutti coloro che la circondano; ma il giorno del suo sedicesimo compleanno, ella si pungerà il dito con il fuso di un arcolaio, e morrà!" dopodiché scomparve ridendo in un nuvola di fumo, coperta dai suoi complici. Per fortuna, Caterina di Svezia non aveva ancora dato la sua benedizione, e chiese all'onnipotente un messaggio di speranza; Dio allora le suscitò questa visione: ella vide il bacio del vero amore svegliare dal sonno simile alla morte la principessa.

Nonostante tale rassicurazione, confermata dall'infallibile visione di Caterina da Siena, re Luigi Stefano ordinò che tutti gli arcolai fossero bruciati in tutto il regno, e fece dare la caccia alla strega pagana ma senza successo; Allora, a Brigida comparve in sogno la Madonna, che suggerì alle tre donne di fingersi contadine e di allevare in segrerto nella foresta di Rakowikza la principessa; la madonna predice che, facendo questo gesto, sia Brigida che Caterina da Siena avranno la vita prolungata di molti anni; Brigida è l'unica ad avere esperienza su come si crescono i bambini, e le due Caterine sono felici di sperimentare in qualche modo le gioie della maternità che i loro voti hanno loro negato;
Trascorrono 16 anni, e, nel 1389 tutto è pronto per il ritorno di Aurora Edvige alla corte di suo padre (che non è morto nel 1382, come in home-line, tenuto in vita dal desiderio di rivedere la sua bambina). Ma Rosaspina (Różyczka), come l'hanno ribattezzata le sue tre zie, Flora (Brigida), Fauna (Caterina da Siena) e Serena ( Caterina di Svezia) che nel frattempo è diventata una bellissima ragazza, incontra nel bosco un bel giovane, che, a sua insaputa, altri non è che il suo promesso Guglielmo d'Asburgo.

Le zie la informano che non potrà più rivederlo, con suo grande dolore. Purtroppo, mentre le zie recitano un inno di ringraziamento vengono udite da uno dei servitori della Malefica, che origlia i loro discorsi, e corre ad informare la perfida strega. Costei, con l'aiuto dei suoi seguaci nobili, che non vogliono l'Asburgo sul trono di Polonia e d'Ungheria, fa rapire Guglielmo e attira Aurora Edvige in una trappola, costringendola a pungersi il dito con un fuso avvelenato; decide anche di narcotizzare tutti i nobili fedeli al Re Luigi e l'intera corte, per far eleggere un re a lei gradito, che restauri il paganesimo in Polonia. Allora, Caterina da Siena riceve un'altra visione da Dio, scopre la fortezza segreta della strega, e vi si reca in segreto con le altre due monache; le tre, con la fede e l'intelligenza riescono a rubare l'antidoto ai veleni della Malefica, e liberano Guglielmo, al quale affidano due armi decorate con un frammento della vera croce che Brigida ha ottenuto a Roma; trattasi della Spada di Verità e dello Scudo di Virtù; Guglielmo fugge dalla fortezza e sbaraglia la soldataglia della Malefica, ma costei ha seminato dei rovi rampicanti a crescita rapida, creati con l'alchimia dela quale è maestra; inoltre, possiede un prototipo di bombarda, con la quale fa piovere fuoco su Guglielmo in fuga, ma il cielo veglia su di lui. Attraversare la foresta di rovi creata dalla strega, però, richiede tempo, e la Malefica, attraverso cunicoli segreti è riuscita a giungere fino all'altro lato, dove sfida Guglielmo "con tutte le forze del male" ovvero con una spaventosa macchina da guerra, simile ad un gigantesco drago meccanico sputafuoco; dopo una durissima battaglia Guglielmo riesce a colpire la caldaia del mostro con la spada facendolo esplodere ed uccidendo la Siuda Baba.

Mentre le tre monache svegliano il resto del castello Guglielmo raggiunge la torre in cui dorme Aurora Edvige, ma la fiala di antidoto gli si rompe fra le mani, allora, si mette in bocca quello che può e glielo somministra con un bacio.
I due si sposano il giorno stesso, ed insieme, avranno molti figli e figlie, che regneranno in Polonia, Ungheria, Russia e Svezia; un giorno uno dei loro discendenti sposerà una lontana cugina, regina di Spagna, Napoli, Sicilia e Duchessa di Milano e di Parma, e sarà imperatore del più vasto impero del mondo, ma questa, come si dice, è un altra storia.

Tommaso Mazzoni

 

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Ecco il parere in proposito di Bhrihskwobhloukstroy:

Il risultato è molto migliore, come in tutte le fiabe di questa pagina; tutte, fra l'altro, dimostrano che la vera originalità di questo genere è di cambiare l'ambientazione, rendendole più storiche, per cui non sussiste nemmeno un limite alle versioni: ognuna può essere interpretata in varî modi e collocata in epoche e ambientazioni diverse. Complimenti ancora a tutti, con grande ammirazione.

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La Sirenetta in Portogallo

di William Riker

Il 28° classico di animazione Disney tratto da una fiaba famosa, stavolta di Hans Christian Andersen, è "La "Sirenetta" del 1989. Tale film viene tradizionalmente ambientato in Danimarca perchè il suo autore era danese, ma l'ambientazione del lungometraggio Disney è piuttosto diversa dal Mare del Nord, e depone piuttosto a favore di climi temperati; ho perciò scelto il Portogallo. E c'è un motivo, che ora vi spiegherò. Il problema però è un altro. Storicizzare questo film sembra impossibile, dal momento che nel nostro universo le sirene non esistono se non nella fantasia dei naviganti che non vedono donne da troppo tempo. C'è chi afferma di averle fotografate e addirittura filmate, ma queste presunte "prove" hanno la stessa validità delle "prove" portate a favore dell'esistenza del chupacabras o del mostro di Loch Ness, e cioè zero. E allora, come fare?

Una possibilità c'è, facendo ricorso alla fantascienza. Nella notte dei tempi, una stella vicina esplose in supernova, cancellando dalla faccia della Terra la megafauna preistorica, dai mammut ai gliptodonti. Intorno a una stella molto simile alla nostra, però di colore rosso e più fredda, orbitava un pianeta che fu sterilizzato dalle radiazioni della supernova, perchè più vicino ad essa della Terra. Il popolo che lo abitava, quello dei Sirenidi, in tutto simili a noi per convergenza evolutiva (e senza coda di pesce!), prevedendo l'esplosione, si mise in salvo su di un'astronave gigantesca che raggiunse la Terra e la trovò abitabile. Tuttavia, trovando la luce del nostro sole giallo troppo intensa per i loro occhi e la loro pelle delicata, i Sirenidi penetrarono con tutta l'astronave sotto l'Oceano Atlantico, proprio di fronte allo Stretto di Gibilterra, e costruirono una città sottomarina, protetta da grandi cupole. Lo strato d'acqua difese quell'avanzata civiltà dalle radiazioni solari, ed essi prosperarono, ma limitarono al minimo i contatti con i (cosiddetti) Homo sapiens dopo che una loro spedizione sulla terraferma fu massacrata dai nostri antenati troppo amanti della guerra. Per loro i Terricoli (come chiamavano i Terrestri) divennero simbolo di barbarie e di disprezzo di ogni legge divina ed umana, dato che la guerra e l'omicidio erano già stati tra di loro messi al bando da millenni, e fecero di tutto per non rivelare la loro esistenza sul fondo del mare. I rari avvistamenti dei Sirenidi sui loro sottomarini diedero vita alle leggende delle sirene, degli dei marini e, naturalmente, dell'Atlantide di Platone inabissata in fondo al mare.

Arriviamo così al 1414, quando il giovane Principe Enrico, figlio quintogenito del re del Portogallo Giovanni I, avvista di lontano un mezzo anfibio dei Sirenidi e lo vede scomparire in mare in direzione dell'Africa. Convince allora il padre a conquistare Ceuta come testa di ponte, e da lì ad iniziare l'esplorazione delle coste africane oltre il temuto Capo Bojador, il punto più meridionale sulla costa dell'Africa conosciuto in Europa, lungo un tratto di costa di difficile navigazione (in arabo il capo era chiamato Abū Khaṭar, "padre del pericolo"). Il navigatore Gil Eanes, primo a doppiare Capo Bijador, riporta in patria (senza sapere cosa siano) i resti di un mezzo anfibio sirenide andato distrutto e spiaggiato durante una tempesta. Il Principe Enrico studia i reperti in esso contenuti, e il risultato di questi studi sono l'invenzione della caravella, il progresso della cartografia e delle tecniche nautiche, e naturalmente un rinnovato spirito d'avventura che lancia il giovane verso nuove, fantastiche esplorazioni geografiche. Gli scopi dichiarati sono quelli di circumnavigare l'Africa, in barba ai Turchi che hanno chiuso la rotta via terra verso le Indie, e di cristianizzare le popolazioni africane, ma Enrico nutre anche la speranza di rivedere un giorno i Sirenidi, da lui ritenuti i Signori del Mare.

Tutto proteso alla ricerca dei misteriosi Sirenidi, Enrico (vedi immagine sottostante) non appoggia affatto il fratello Ferdinando che desidera tentare di conquistare Tangeri per coprirsi a sua volta di gloria, e così le sue esplorazioni non conoscono alcuna battuta d'arresto. A questo punto fa irruzione nella nostra storia la giovane sirenide Ariel, che ha studiato a lungo da lontano le abitudini degli esseri umani e vorrebbe tentare di incontrarli di persona, al di là delle leggende e dei pregiudizi che il suo popolo nutre nei confronti dei Terricoli. Ella ignora gli avvertimenti di suo padre Triton, il Presidente di Atlantide ma anche uno scienziato che diffida degli umani, e del suo petulante consigliere Sebastian ("Le alghe del tuo vicino / ti sembran più verdi, sai; / vorresti andar sulla Terra, / non sai che gran sbaglio fai! / Se poi ti guardassi intorno, / vedresti che il nostro mar / è pieno di meraviglie: / che altro tu vuoi di più? / In fondo al mar, / in fondo al mar, / tutto bagnato / è molto bello, / credi a me: / quelli lassù che sgobbano / sotto a quel sole svengono, / mentre col nuoto / ce la spassiamo / in fondo al mar...") Ariel pensa di travestirsi da Terricola, approfittando del fatto che non vi è differenza fisica tra Umani e Sirenidi, fatta eccezione per la pelle chiarissima di questi ultimi e, giudicando ingiusto il divieto di avvicinarsi agli Homo sapiens sostenuto da suo padre, chiede consigli ad Ursula, anch'ella scienziata ma acerrima nemica di Triton, che spera di sostituire alla Presidenza di Atlantide.

Il re del Portogallo Enrico I il Navigatore

La notte tra il 4 e il 5 marzo 1424 Ariel, il suo amico d'infanzia Flounder e un riluttante Sebastian giungono fino alla superficie dell'oceano a bordo di un sottomarino-scooter per spiare una festa su una nave portoghese: si festeggia il 30° compleanno del Principe Enrico, che ormai tutti chiamavano Enrico il Navigatore (Henrique o Navegador), e che non ha mai preso moglie; di lui Ariel si innamora a prima vista. Improvvisamente scoppia una tempesta, la caravella cola a picco e Ariel salva Enrico dall'annegamento. Ariel canta per lui, ma se ne va non appena l'uomo riprende conoscenza per evitare di essere scoperta. Affascinato dal ricordo della sua voce, Enrico giura di trovare colei che lo ha salvato e ha cantato per lui, e Ariel giura di trovare un modo per unirsi a lui e al suo mondo. Il padre di Ariel interroga Sebastian sulla spedizione notturna e viene a sapere dell'amore della figlia nei confronti del Principe Enrico: furibondo come non mai, Triton le ordina di abbandonare ogni ricerca scientifica riguardante i Terricoli e di non risalire più alla superficie, lasciando Ariel in lacrime. A questo punto due subdoli collaboratori di Ursula, Flotsam e Jetsam, convincono Ariel a ricorrere alla loro padrona per farla in barba al padre e restare con Enrico per sempre. Ariel si lascia convincere e si reca nel laboratorio di Ursula, che le inocula sotto pelle un farmaco di sua invenzione (ovviamente frutto di ricerche illegali) per rendere la pelle dei Sirenidi resistente al sole giallo della Terra, però il farmaco avrà effetto per tre giorni, dopo di che, in assenza di altri trattamenti, Ariel sarà rapidamente uccisa dai raggi ultravioletti. Ariel è convinta che tre giorni basteranno per ottenere l'amore di Enrico, e del resto non le interessa sopravvivere senza colui che le ha stregato il cuore.

Ariel viene portata in superficie da Flounder e Sebastian, contravvenendo alla legge; Enrico la trova Ariel su una spiaggia presso Sagres, vucino al Capo di San Vicente, nell'Algarve, all'estremità sudoccidentale del Portogallo, dove il Princoipe ha fatto edificare il suo castello; ovviamente ignora che lei in precedenza gli ha salvato la vita. Tra i due vi è la barriera linguistica, perchè Ariel conosce solo alcune parole di portoghese, e così i due riescono a comunicare solo a gesti. Enrico pensa che Ariel sia una straniera sopravvissuta ad un naufragio; ai suoi collaboratori dice: "Da come parla e avendo la pelle così chiara, mi sa che è danese!" Ariel passa molto tempo con Enrico, ma i due non riescono mai a baciarsi. Il terzo giorno Ariel scopre che Enrico sta per sposarsi con una donna bellissima di nome Vanessa; a celebrare il matrimonio sarà l'Arcivescovo di Lisbona Dom Pedro de Noronha. Ariel vede crollare ogni sua speranza e pensa di lasciarsi morire per effetto dei raggi ultravioletti solari, ma mentre la nave nuziale salpa dal castello di Sagres, Flounder scopre che Vanessa è in realtà una collaboratrice di Ursula da questi spedita in superficie protetta dal suo filtro, che con un trucco radiofonico ha cantato con la voce di Ariel; in tal modo Enrico ha creduto di ravvisare in lei la fanciulla sirenide che lo ha salvato e ha deciso di sposarla. Sebastian informa il padre di Ariel, e Flounder disturba il matrimonio scatenando un gorgo marino con il motore del suo scooter sottomarino. A questo punto Ursula rapisce Ariel e, all'arrivo di suo padre, lo informa che sua figlia morirà per overdose di radiazioni se egli non chiederà al Senato di Atlantide di cederle la Presidenza dello Stato Sirenide. Triton è costretto ad accettare per salvare la figlia.

A questo punto però Ariel canta un'altra volta la canzone con cui ha ammaliato Enrico; questi la ode, chiede a Vanessa di cantarla per lei ma la sirenide truffatrice è impotente senza la tecnologia di Ursula. Allora segue la direzione del canto, si tuffa in mare nonostante le urla dei suoi compagni, vede i Sirenidi su di un sottomarino che galleggia alla fonda con i portelloni aperti, sale a bordo e, essendo un valoroso cavaliere, mette fuori combattimento sia Ursula che i suoi collaboratori. A questo punto Triton mette in funzione un traduttore simultaneo di sua invenzione, e così l'Homo sapiens e i Sirenidi possono finalmente capirsi. Resosi conto che Ariel ama veramente Enrico, Triton accetta che la figlia viva con i Terricoli e sposi il bel Principe, grazie a periodiche iniezioni del farmaco di Ursula che le permetteranno di adattarsi in pochi anni al Sole giallo della Terra. In cambio, Enrico dovrà impegnarsi a non rivelare a nessuno l'esistenza dei Sirenidi. "Non ad imitare il vostro amore per l'oceano e per le esplorazioni dell'ignoto", precisa però il Navigatore. Ariel ed Enrico tornano sulla caravella nuziale e l'Arcivescovo li sposa immediatamente. Per amore, Ariel si converte al cattolicesimo, è battezzata da Dom Pedro de Noronha ed assume il nome di Eleonora, che era quello di una sorella di Enrico morta ancora infante.

Fine? No. Il 9 settembre 1438 il fratello maggiore di Enrico, il Re del Portogallo Edoardo, muore di peste insieme al giovane erede al trono Alfonso, e i fratelli Pietro, Giovanni e Ferdinando, oltre al fratello illegittimo Alfonso, si contendono il regno rischiando di precipitare il regno nella guerra civile. Le Cortes però stroncano sul nascere il conflitto dichiarando i bellicosi figli di Giovanni I inadatti al trono ed eleggendo Re del Portogallo e dell'Algarve proprio il colto ed eroico Principe Enrico il Navigatore (a fianco, lo stemma portoghese). In tal modo Ariel/Eleonora diventa Regina del Portogallo, e sarà la consigliera più ascoltata dal marito. Enrico I ed Ariel/Eleonora hanno un figlio, chiamato Giovanni come il nonno, nato il 15 gennaio 1432 dopo che la Sirenide ha dovuto sottoporsi segretamente a lunghe cure ormonali per poter avere un figlio da un uomo della Terra.

Questi, prima di morire il 13 novembre 1460, farà in tempo a vedere l'esploratore veneziano Alvise Cadamosto circumnavigare l'Africa e raggiungere le Indie, e il genovese Antoniotto Usodimare (entrambi al suo servizio) scoprire il Brasile molto prima che Cristoforo Colombo concepisse il suo piano di raggiungere le Indie navigando verso occidente. Il 19 ottobre 1469 Re Giovanni II, succeduto al padre Enrico, sposerà Isabella di Trastámara, erede al trono di Castiglia, di 19 anni più giovane (è nata il 22 aprile 1451), arrivando così all'unione dinastica tra Castiglia e Portogallo in una nuova superpotenza marittima, il Regno di Iberia. Quello dei Sirenidi però è un segreto che Re Enrico I il Navigatore si è portato nella tomba, ed ancor oggi i Signori del Mare possono vivere tranquilli negli abissi dell'oceano. "Ogni mollusco / sa improvvisare / in fondo al mar! / Ogni lumaca / si fa un balletto / in fondo al mar! / E tutti i giorni ci divertiamo / qui sotto l'acqua, in mezzo al fango: / ah, che fortuna / vivere insieme / in fondo al mar!"

William Riker

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Frozen in Irlanda

di Paolo Maltagliati

"La regina delle nevi" (in danese "Sneedronningen", scritta da Hans Christian Andersen nel 1844) è una fiaba di cui si può cogliere con maggiore evidenza l'antichissima (preistorica) origine. E non solo perché i collegamenti con il terrore del ritorno del ghiaccio sono abbastanza palesi, ma perché, perlomeno la Sneedronningen anderseniana, inizia... Da un troll. Invece in "Frozen - Il regno di ghiaccio" della Disney i troll ci sono, ma sono dei buoni abitatori della foresta che aiutano Kristoff nella sua missione di salvare Anna. E in questo sito si sa che tra Troll e Neanderthal c'è una certa affinità elettiva...

Storicizzarla pertanto non è, paradossalmente, semplicissimo, anche se d'acchito verrebbe in mente di ambientarla in un paese scandinavo.

Ho però preferito collocare la vicenda in Irlanda, nella seconda metà del dodicesimo secolo, al tempo della conquista anglo-normanna dell'isola. La protagonista è Aoife Ni Diarmait, meglio nota come Eva di Leinster o con il suo nome di battaglia: Aoife Rua, ossia 'Eva la rossa'.

La nostra eroina è figlia di Diarmait Mac Murchada, re di Leinster, spossessato del suo trono dall'alto re d'Irlanda Rory O'Connor (Ruaidri Ua Conchobair). Egli chiese l'aiuto di Enrico II di Inghilterra per riavere il suo trono, ma trovò invece il supporto di Richard 'Strongbow' di Clari, conte di Pembroke. Diarmait, in cambio del suo ausilio, gli concesse la mano di sua figlia. In HL ciò condusse alla lunga (Enrico II non si fidava di Riccardo di Clari) all'occupazione della parte dell'isola e la rivendicazione di sovranità sulla stessa da parte dei re inglesi...

Ma mettiamo che le cose vadano in modo diverso. Una volta presi accordi con il Pembroke, la nave che riporta in Irlanda Diarmait viene colta da una tempesta e affonda. Per colmo di sfortuna, Domhnall Mach Murchada, suo figlio maschio, muore in un incidente di caccia, lasciando come potenziali eredi solo Aoife e sua sorella Enna.

Le principesse irlandesi Enna ed Aoife

Riccardo di Clari, però non ha nessuna intenzione di mandare a monte l'operazione. Ottenere un regno fuori dall'influenza plantageneta è una prospettiva allettante. Ma le Brehon Laws gaeliche sono precise: per sposarsi, Riccardo deve ottenere il consenso della futura moglie, che ancora non ha incontrato e che ignora il guaio in cui si sta per cacciare. Dal canto suo, la bella, forte e volitiva Aoife cerca disperatamente un modo per non perdere il Leinster, e riesce a organizzare un incontro con Ruaidri Ua Conchobair a Port Lairge per negoziare un accordo. Il re del Connacht e alto sovrano d'Irlanda rimane colpito dal carisma della giovane principessa e le concede il permesso di farsi incoronare regina con il consenso dei clan. Alla cerimonia di incoronazione, però, arriva un ospite illustre... Riccardo di Clari. Si presenta come un signore galante, cortese, educato. Aoife, però non gli bada, anzi: conscia della sua posizione precaria, commette l'errore di essere troppo sospettosa di chiunque cerchi di guadagnarsi le sue grazie. Non così sua sorella Enna, che rimane ammaliata dal prode cavaliere giunto dalla lontana Inghilterra, tanto da acconsentire a sposarlo. Non tutto è andato esattamente secondo i piani di Riccardo, ma, in fondo, basta trovare una scusa per liquidare Aoife per ottenere quanto desiderato...

E la scusa è a portata di mano: l'inverno si rivela, dopo tanti anni in cui è stato mite e clemente, stranamente freddo e nevoso. Sono le prime, timide avvisaglie della piccola era glaciale, che imperverserà dal XIII al XIX secolo in Europa.
Riccardo accusa Aoife di essere una strega, dedita a culti pagani e di venerare la famosa (o famigerata) Morrigan: questo avrebbe provocato l'ira di Dio attraverso le gelate nei campi. L'unico modo per placare la giusta vendetta del Signore sarebbe stato l'esilio di Aoife.

Nonostante il parere contrario di Lorcan Ua Tuathail, vescovo di Dublino, Richard convince i clan del Leinster a incoronarlo re. Aoife, sentitasi umiliata da queste infamanti accuse fugge via, ritirandosi in un posto lontano e isolato. Richard a questo punto organizza una vera e propria invasione in grande stile, mettendo in difficoltà lo stesso alto re Ruaidri. L'Irlanda rischia di passare dalla padella alla brace, dato che re Enrico II, a questo punto, inizia anch'egli a interessarsi al dominio sull'isola. Enna si rende conto dell'errore compiuto e, nel freddo inverno, si mette, senza molti indizi, alla ricerca della sorella per chiederle disperatamente di tornare. Sulla sua strada incontra, per puro caso, il diseredato signore gaelico-norreno di Dublino, Ascall Mac Ragnaill, alla frenetica ricerca di sostenitori per scacciare gli inglesi dalle sue terre. Nel frattempo, ai clan dell'Irlanda orientale diviene chiaro come la missione 'umanitaria' di Riccardo sia una occupazione militare. Molti iniziano a invocare sottovoce il ritorno della 'Morrigan del ghiaccio' e cercano ansiosamente corvi nel cielo.

Ascall e Enna trovano Aoife a Lis Moir, dove pensa di fondare un monastero secondo la regola di san Bernardo e trascorrere come monaca i restanti anni della sua vita. In seguito la leggenda affermerà che nella loro ricerca i due furono aiutati da dei 'troll', esseri umanoidi possenti e abitatori dei boschi più oscuri.

Dopo molta reticenza, finalmente Aoife accetta. Si reca dunque personalmente nelle principali dimore dei clan dell'Irlanda orientale e, giocando un po' sulla sua leggenda semipagana, ottiene il loro appoggio. Addirittura, si pone lei stessa a comando dell'armata.

Aoifa diviene a questo punto rua... Ma non per il colore dei capelli, ma per il sangue dei nemici che macchia il suo abito bianco. Al suo fianco accorre anche Ruaidri dal Connacht. Alle porte di Dublino, gli anglo-normanni vengono pesantemente sconfitti ed il conte di Pembroke è costretto a scapparsene dall'isola a gambe levate. Non è però finita qui. Poco dopo, lo stesso re di Inghilterra giunge a Dublino per incontrare Aoife Rua. Inizialmente intenzionato a sottomettere l'isola, il Plantageneto cambia idea una volta convinto che lo sforzo per sottometterla sarebbe stato troppo gravoso per le casse del suo regno (oltre a togliere uomini e mezzi da altri scacchieri bellici). Si accontenta così di un trattato di amicizia e alleanza.

Enna, con l'appoggio del vescovo di Dublino, verrà sciolta dagli obblighi matrimoniali con Richard di Clari e sposerà l'onesto e coraggioso Ascall. Aoife viene acclamata a furor di popolo alta regina d'Irlanda. Sposerà Cathal Crobhdearg Ua Conchobair, fratello minore di Ruaidri e dalla loro unione nascerà Brian Ua Conchobair, che riuscirà a rendere ereditario il titolo di alto re d'Irlanda e progressivamente farà dell'isola un vero e proprio regno unitario.

Ovviamente vi saranno altri tentativi di invasione da parte dei vicini inglesi, ma verranno tutti rintuzzati, con maggiori o minori difficoltà. Lascio alla vostra immaginazione il nome del marito dell'alta regina d'Irlanda Aoife II, all'inizio del XVI secolo...

Paolo Maltagliati

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Merida in Germania

di Enrica S.

Vorrei concludere questa rassegna di lungometraggi Disney storicizzati con "Ribelle - The Brave", uscito nel 2012 e vincitore del premio Oscar 2013 come miglior film d'animazione. A differenza di tutti gli altri esso non è stato realizzato dai Disney Animation Studios, ma dalla Pixar, costola della Walt Disney Pictures specializzata in CGI (animazione digitale); tuttavia, dato che la sua fiera protagonista Merida di DunBroch è stata proclamata undicesima Principessa Disney, prima proveniente dalla Pixar e prima a non avere un principe azzurro accanto a sé, mi sembra giusto includerla in questa pagina. Il film è ambientato nella Scozia del V secolo, anche se con alcune inesattezze storiche (all'inizio del film Re Fergus, deridendo la moglie e la figlia, parla di un immaginario "folletto delle patate", ma le patate arrivarono dall'America solo dopo il 1492); tuttavia, dato che in questa pagina la Germania è rimasta fuori dai giochi, nonostante l'origine tedesca di molte favole come quella di Biancaneve, vorrei ricostruire la trama del film proprio lì, e precisamente nella Germania della prima metà del XX secolo.

Berlino, 1928. Il giorno del suo sesto compleanno, durante un picnic nei boschi, la piccola Melanie Steindorff riceve in dono dal padre Felix, ricco commerciante ebreo, un arco da competizione sportiva, anche se la madre Eleonor non è d'accordo. Inoltratasi nella foresta per recuperare la freccia da lei precedentemente scoccata tra gli alberi, Melanie viene assalita da un fanatico militante antisemita in uniforme paramilitare; le sue urla richiamano il padre che lo affronta per dare il tempo a Melanie ed Eleonor di fuggire. Nello scontro, Felix ha la meglio e mette in fuga il fanatico antisemita, ma resta ferito alla gamba che gli verrà amputata.

La ribelle ed eroica Melanie Steindorff

Dieci anni dopo Melanie è una ragazza coraggiosa, ribelle e sognatrice dai lunghi capelli ricci e rossi, ed è diventata sorella di tre pestiferi gemelli, Helmut, Heinrich e Hamish. È inoltre diventata un'arciera infallibile e porta sempre con sé l'arco regalatole dal padre quando era bambina, grazie al quale ha vinto a più riprese i campionati giovanili studenteschi. Una sera Melanie viene informata dalla madre che il padre Felix ha invitato a casa loro tre amici, esponenti di famiglie dell'alta borghesia ebraica berlinese, per scegliere tra i loro figli un marito per Melanie. La ragazza è furente, non accettando che qualcun altro pianifica al suo posto la sua vita, ma sua madre non la ascolta e insiste che è suo dovere accettare la tradizione, che vuole per la comunità ebraica dei matrimoni endogamici combinati dai genitori. La sera del 9 novembre 1938, all'arrivo dei tre amici e dei loro rampolli, Melanie ha un'idea: afferma che sposerà solo colui che riuscirà a batterla nel tiro con l'arco; se vincerà lei, per il momento resterà single e poi sceglierà lei chi sposare. Naturalmente Melanie centra tutti i bersagli, umiliando i pretendenti e offendendo gli amici del padre e la sua stessa madre. Durante il litigio che ne segue, Melanie taglia l'abito da sposa che la madre (abile sarta) le stava confezionando, ed Eleonor, furibonda, getta l'arco di Melanie nel fuoco.

Offesa, Melanie scappa di casa e si inoltra tra i quartieri popolari berlinesi, finché non la nota una vecchia artigiana che le chiede perchè è così sconvolta. La fanciulla, desiderosa di sfogarsi con qualcuno, le racconta tutto, e la donna, sfoderando un sorriso cattivo, le suggerisce di tornare a casa e di lasciar fare a lei: per opera sua, la sua vita cambierà radicalmente. Melanie ingenuamente ci crede e si allontana speranzosa, dimenticando però di chiederle in che modo la sua vita cambierà. Tuttavia, invece di tornare a casa, la ragazza si fa ospitare per la notte da una cara amica di religione cattolica che non ha pregiudizi verso gli Ebrei. Purtroppo la notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 è la famigerata "Notte dei Cristalli" ("Kristallnacht" o "Novemberpogrom"), in cui il Partito Nazista dietro istigazione di Joseph Goebbels scatena un violento pogrom contro civili innocenti colpevoli solo di essere Ebrei, dando alle fiamme più di mille sinagoghe e distruggendo i cristalli dei negozi gestiti da Ebrei. Gli sgherri delle SS fanno irruzione anche in casa di Melanie; gli uomini sono tutti nei locali a bere birra, cosicchè in casa restano solo le donne, che vengono duramente maltrattate e terrorizzate. Tuttavia, dopo aver frugato in casa, le SS trovano un arazzo realizzato da Eleonor che rappresenta un orso bruno, simbolo della città di Berlino. Le SS però accusano Eleonor di simpatie comuniste (l'orso è uno dei classici simboli della Russia), la arrestano e la deportano nel campo di concentramento di Sachsenhausen , circa 30 km a nord di Berlino. In realtà ad indirizzare le SS è stata la vecchia con cui Melanie ha avuto la cattiva idea di confidarsi: si tratta in realtà di una nazista della prima ora, che intendeva "cambiare il destino di Melanie" eliminando sua madre, descritta come il principale ostacolo tra la ragazza e un matrimonio d'amore. Melanie le aveva parlato anche dell'arazzo con l'orso, e così la vecchia nazista ha pensato di usare quello come scusa per far internare Eleonor.

Quando la mattina Melanie scopre che cosa è accaduto, corre a casa e apprende dell'internamento della madre in un lager da cui ben pochi escono vivi. Disperata, fugge di nuovo di casa per non rivelare al padre Felix che la colpa di quanto è accaduto è tutta sua, e torna dalla sua amica cattolica che, vedendola in quello stato, la porta da Clemens August von Galen, detto "il Leone di Münster", Vescovo cattolico di questa città che si trova a Berlino per protestare contro le politiche anticattoliche del regime; egli è infatti uno dei più tenaci oppositori di Adolf Hitler e del razzismo nazista. Il Vescovo consola Melanie, le spiega che lei non poteva immaginare le conseguenze delle proprie improvvide confidenze, e le annuncia che per ritrovare sua madre sana e salva dovrà « ricucire lo strappo che l'orgoglio ha causato ».

Il vescovo Clemens August von Galen, detto "il Leone di Münster", oggi Beato

Melanie, rincuorata, riesce a raggiungere il campo di concentramento di Sachsenhausen, ad infiltrarsi in esso travestita da kapò nazista e a parlare con sua madre attraverso una grata. Sebbene provata dalla prigionia, Eleonor ascolta il racconto della figlia, la perdona per il guaio che ha inconsapevolmente combinato, approva il fatto che sia andata a parlare con Monsignor Von Galen, che ha sempre difeso gli Ebrei, e le rivela che il militante antisemita che la ha aggredita quando era piccola, provocando la perdita della gamba di suo padre, era Adolf Hitler in persona, già leader indiscusso dell'NSDAP e dell'estrema destra tedesca nella morente Repubblica di Weimar. Suggerisce inoltre alla figlia che lo strappo di cui il Vescovo ha parlato sia lo strappo nel suo abito da sposa. Lasciato il lager, Melanie torna allora a casa sua e vi penetra di nascosto, per non dover dire la verità al padre, cercando di riparare lo strappo nell'abito da sposa, nell'ingenua convinzione che ciò basterà a rimettere "magicamente" a posto quanto è accaduto. Sopraggiunge però suo padre Felix, che si fa raccontare dalla figlia la verità; lui non la perdona affatto, ed anzi, furibondo, ordina di chiuderla nella sua stanza finché non avrà pensato come punirla adeguatamente. Grazie ai tre fratellini tuttavia Melanie fugge e si mescola a una grande folla di sportivi tedeschi che, come la ragazza scopre, sono riuniti per acclamare il Führer in persona. A questo punto la fanciulla dai capelli rossi comprende che lo strappo da sanare di cui parlava Von Galen non era quello dell'abito da sposa, ma quello dell'aggressione subita da bambina, che aveva reso lei ribelle e sua madre dura e inflessibile. Impossessatasi con l'astuzia di un arco da competizione, lo tende mormorando: "Dio dei miei Padri, guida la mia mano!" Nonostante Hitler disti da lei più di cinquanta metri, lo trafigge al cuore con la sua freccia e il Führer muore all'istante. L'aggressione subita da bambina è così vendicata.

Subito si scatena il caos con le SS che sparano all'impazzata, credendo di vedere dovunque l'assassino del loro leader, e la Germania piomba nell'anarchia, con una guerra di tutti contro tutti perchè ogni gerarca nazista aspira a diventare Reichskanzler e nuovo Führer. L'Austria e la Boemia-Moravia ne approfittano per tornare indipendenti, mentre l'opportunista Mussolini dichiara che « non può conquistare l'Europa una nazione che non è in grado di regolare neppure i conti al suo interno », e si riavvicina a Francia e Regno Unito. Il rischio di una Seconda Guerra Mondiale è così disinnescato. Intanto, sfidando la guerra civile che infuria in Germania, la coraggiosa Melanie ritorna nel campo di concentramento di Sachsenhausen dove le truppe partigiane antinaziste cattoliche e protestanti guidate da Von Galen hanno sconfitto le SS e liberato i prigionieri. Melanie ritrova sua madre, la abbraccia e le dice che le è grata per tutte le volte che le è stata accanto, dichiarando davanti a tutti di volerle bene. Anche questo "strappo" causato dall'orgoglio è stato così ricucito. Il padre Felix apprende che è stata la sua figlia ribelle ad assassinare Adolf Hitler, e a sua volta riabbraccia Eleonor e Melanie; padre e madre confermano che, in barba alle tradizioni, la figlia potrà sposare chi vuole lei. La Germania è in pieno caos e i nazisti sono ancora molto forti, ma adesso gli Ebrei di Germania vivono la speranza in un domani senza Shoah e senza più discriminazioni. Pare che Melanie abbia confidato ai suoi genitori:

« Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: "Mamma, che cos'era la guerra?" »

Speriamo che il suo sogno diventi realtà.

Enrica S.

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Chiudiamo con la trovata di aNoNimo:

Dove vivono i protagonisti dell'immaginario Disney? Molti in Francia e Stati Uniti. Pochi in Africa e Germania. E uno solo in Italia. Indovinate chi è? Pinocchio. Lo mostra la mappa realizzata dal giovane artista Eowyn Smith (cliccare per ingrandire):

I film analizzati da Smith sono 58 e raccontano il mondo come l'abbiamo visto in più di 70 anni di cinema d'animazione (il primo lungometraggio a colori è Biancaneve e i 7 nani, e risale al 1937), con inglesi e americani che fanno il pieno di cartoni animati. Smith ha compiuto uno scrupoloso studio dei miti che sono alla base delle storie disneyane, svelando anche qualche arcano: "La sirenetta", per esempio, secondo l'autore non è ambientata in Danimarca (come pure indurrebbe a pensare la favola di Andersen) ma alle isole Vergini, un tempo colonia danese: la fauna tropicale del film non lascerebbe dubbi a riguardo. E che dire di "Bambi"? Tratto dal libro "Bambi", la vita di un capriolo dell'austriaco Felix Salten, nella versione cinematografica da capriolo che è, diventa un cervo dalla coda bianca, dal momento che i caprioli negli Stati Uniti non ci sono. Dunque si americanizza. Dei 58 film, 20 sono ambientati negli Usa. Dieci sono invece le pellicole d'ambientazione inglese, quasi tutte leggendarie come "Peter Pan", "Alice nel paese delle meraviglie" e "La spada nella roccia". Sommandoli agli altri film ambientati in Europa, fanno 23, la maggioranza.

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Disclaimer: questo è solo un divertissement pensato per strapparvi un sorriso, e non intende violare alcun copyright. I diritti delle opere qui citate sono detenuti dalla Walt Disney Company.

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