La Repubblica di Utopiaucronia!

Stavolta il gioco parte da una proposta di uno di noi, che immagina se stesso nei panni di un futuro capo del governo. Allora il nostro Webmaster William Riker ha avuto quest'idea geniale:

Oggi, 11 novembre 2007, noi ucronisti proclamiamo la nascita della Repubblica di Utopiaucronia, una nuova Micronazione che rivendica il controllo di tutti gli universi ucronici del multiverso! Per chi ancora lo ignora, una Micronazione è un'entità creata da un gruppo di persone, che rivendica di essere considerata come uno stato indipendente, anche se non è riconosciuta dalle maggiori organizzazioni internazionali. Le micronazioni amano definirsi collettivamente "Quinto Mondo", e a tale gruppo aderiamo perciò anche noi.

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Siccome non può esistere una Micronazione senza un proprio Governo, ecco la lista dei Ministri del Governo di Utopiaucronia, rispettando rigorosamente la Legge Bassanini  n. 59 del 15 marzo 1997, che impone un massimo di dodici dicasteri:

Presidente del Consiglio dei Ministri:
On. prof. Bhrg'hros (è il nostro capo indiscusso)

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri:
On. dott. Federico Sangalli

Ministro degli Affari Esteri con delega alla Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri:
On. prof. Demofilo

Sottosegretario con delega alle relazioni con l'Unione Europea:
On. dott. Tommaso Mazzoni

Ministro degli Affari Interni:
On. Generalissimus

Ministro di Grazia e Giustizia:
On. Enrico Pellerito

Ministro della Difesa:
On. dott. Iacopo Maffi

Ministro dell'Economia, delle Finanze e dello Sviluppo Economico:
On. dott.
Paolo Maltagliati

Ministro delle Infrastrutture, dei Trasporti e delle Telecomunicazioni:
On. dott. Massimo Berto

Ministro del Lavoro e dello Stato Sociale:
On. dott. Andrea Mascitti

Ministro della Pubblica Istruzione, dell'Università e della Ricerca:
On. ing. Kalos1597

Ministro dei Beni Culturali e del Patrimonio Artistico:
On. sig. Andrea Villa

Ministro della Sanità:
On. dott. Pavel Tonkov

Ministro delle Risorse Agricole, Marittime e Forestali e dell'Ambiente:
On. ing. Sandro Degiani

Ambasciatore della Sesta Repubblica Francese:
Prof. Perchè no?

Ambasciatore del Regno di Argentina:
Dott. Enrique

Ambasciatore presso la Lega Araba:
Dott.
Falecius

Ambasciatore di Utopiaucronia presso la Santa Sede:
Sig. il Marziano

P.S. io non ci sono... io non mi espongo mai in prima persona, mi limito a votarvi... :-)

 

Bandiera ufficiale della Repubblica di Utopiaucronia (disegnata da William Riker)

Bandiera ufficiale della Repubblica di Utopiaucronia disegnata da William Riker. L'oro e l'azzurro rappresentano la terra e il cielo, ma la linea dell'orizzonte è inclinata perchè noi ucronisti cambiamo punto di vista nel guardare alla storia, e la rosa dei venti rappresenta le molteplici possibili direzioni prese dai multiversi da noi analizzati.

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Ed ecco come Perchè no? risponde prontamente:

Attenzione! Se divento ambasciatore della (improbabile) Sesta Repubblica Francese ci sono rischi di incidente diplomatico e di guerra! In questi tempi abbiamo qualche tentazione di espansione: tra pochi mesi la Francia potrebbe recuperare la Vallonia come nuovo dipartimento, avrei la tentazione di aggiungere dei pezzi d'Italia che avrebbero potuto diventare francesi mille volte...
(é solo una provocazione amichevole)

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William Riker ribatte:

Lasciami indovinare... rivendichi Valle d'Aosta, Pinerolo, Torre Pellice, Ventimiglia, San Remo e la Sardegna... o vuoi spingerti indietro fino a Carlo VIII e Luigi XII rivendicando anche Milano e Napoli? Per Napoli potremmo anche discuterne... si fa un baratto, Napoli à la France, L'Isle de la Réunion all'Italia (110a provincia), così abbiamo una spiaggia tropicale in cui andare ad arrostirci le ossa d'inverno...
(contro-provocazione altrettanto amichevole)

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Ma Never75 subito rizza le antenne:

Scusa? Mi sono perso qualche pezzo? Quando mai la Sardegna è stata francese? Che io sappia lo è diventata solo in una mia ucronia... nemmeno Napoleone è mai riuscito a conquistarla (è stato l'unico territorio che i Savoia hanno mantenuto durante tutta l'epopea del Bonaparte).

Al limite potrebbero rivendicare anche (non senza un qualche fondamento) l'isola d'Elba in quanto appartenente ad un loro sovrano. Niente da dire su tutti gli altri territori che, in un modo o nell'altro, hanno fatto parte bene o male del territorio francese (Pinerolo addirittura fu la prigione della "Maschera di Ferro").

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Allora Perchè no? riprende:

Vi ringrazio però, per dire la verità, non vorrei prendervi Napoli, sta talmente bene in Italia. Anzi, avrei piuttosto roba da cedere. Vi vendo senza problemi Nizza e la Savoia, sarà vostro problema a sistemare l'una e l'altra, e in premio vi do la Corsica: prendetela, vi assicuro che non mi mancherà (se volete aggiungo la tomba di Napoleone, gratis).

La Réunion? sicuramente... ve la do senza discutere, ma solo a una condizione: dividiamo la produzione di rhum. :)

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Sandro naturalmente sta al gioco:

Carissimi ed Onorevoli colleghi,

Visto che siete impegnati in rivendicazioni territoriali (io più modestamente mi occupo solo di sconvolgere il panorama energetico mondiale) non è che sarebbe possibile avere dalla Francia, in cambio della rinuncia ad ogni rivendicazione su Nizza e la Savoia, che non me ne frega niente, le isole della Polinesia Francese?

Io sposterei il mio dicastero nell'isola di Tahiti e la mia residenza a Bora Bora al Club "Le Meridien" che verrebbe convertito in Sede Ministeriale, in alternativa andrebbe bene anche l'atollo di Tubuai che ha un buon aeroporto internazionale.

Sono certo che il clima, la dieta a base di pesce fresco, la popolazione notoriamente gaia e spensierata favorirebbe la mia applicazione nelle attività ministeriali.

Fatemi sapere.. io preparo la valigia e tiro fuori maschera e pinne... Il vs. aff.mo Ministro dell'Ambiente Sandro ing. Degiani

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Ma Demofilo vuole dire la sua opinione:

Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri,

Onorevoli colleghi Ministri dell'esecutivo della Repubblica,

in base alle dichiarazioni rilasciate da sua eccellenza, l'ambasciatore della Sesta Repubblica Francese, prof. Perchè No?, ho contattato il mio collega transalpino, Bernard Kouchner, quale mi ha assicurato che la crisi in Belgio con la mancata formazione del nuovo esecutivo in seguito alle elezioni politiche che hanno visto vincitore il leader dei cristiano democratici fiamminghi Yves Leterme non sarà oggetto di una possibile espansione francese. Kouchner mi ha poi informato che il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, ha avuto una lunga e cordiale telefonata con sua maestà re Alberto II, ribadendo la sovranità di Bruxelles nella Vallonia. Questa comunicazione deve ad ogni modo sgombrare equivoci su possibili espansioni francesi in Europa. Di questo sono più che sicuro. Noi e la Francia siamo stati soci fondatori dell'Unione Europa e collaboriamo perchè questo organismo sovranazionale diventi ben presto uno stato confederale. Le varie discussioni su possibili scambi sono da cessare subito perchè potrebbero essere proprio queste a provocare una possibile crisi diplomatica. Riconfermando la grande stima dei confronti di sua eccellenza, prof. Perchè No?, porgo i miei saluti al Presidente e a tutti i colleghi di governo. Informo che ho nominato sottosegretario al dicastero la dott. Benedetta Pesavento (mia carissima amica), e che rinuncio all'automobile d'ordinanza preferendo la mia vecchia e amata bicicletta (battezzata "Bucefalo"), e allo studio che dovrei avere a Palazzo Chigi vista la mia delega alla Vice-Presidenza del Consiglio: mi basta quello alla Farnesina!

Aspettando buone nuove,
Distinti Saluti

On. prof. Demofilo
Ministro degli Affari Esteri con delega alla Vicepresidenza del Consiglio del Ministri

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A questo punto Enrico Pellerito propone:

Sulla qualità del gabinetto nulla da ridire, ma visto che sono stato cooptato, mi permetto di ricordare che l'istituto della grazia è di competenza del Presidente della Repubblica, che in questa "nazione" di Utopiaucronia è certamente il nostro On. prof. William Riker...

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L'interpellato però non ci sta:

No, no, io presidente della repubblica? O imperatore o niente! (scherzo)

Piuttosto, è meglio che io stia fuori da queste beghe. Potremmo eleggere presidente il List-Owner Bhrig, ma allora dobbiamo accorpare il ministero dell'economia a quello dello sviluppo economico: povero Francesco!

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Coat of Arms della Repubblica di Utopiaucronia (disegnato da Perchè no?)

Coat of Arms ufficiale della Repubblica di Utopiaucronia disegnata da Perché no?, che ha scelto il labirinto (quello raffigurato sul pavimento della cattedrale di Chartres) perché noi ucronisti proviamo a scegliere altre vie nel labirinto della storia: prendere la destra o la sinistra? Arrivare all'uscita o al Minotauro? Torniamo sui nostri passi, scegliamo altre vie seguendo la nostra nuova Timeline come un filo di Arianna.

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Allora Sandro Degiani decide di stare al gioco:

Nota dal Ministro delle Risorse Agricole, Marittime e Forestali e dell'Ambiente

Carissimi ed Onorevoli Membri di quest’Altissimo Consesso

Non c’è dubbio che saremmo in grado di impugnare le leve del comando con mano ben più ferma e salda di quanti ci hanno preceduto al ponte di comando di questo sgangherato vascello.

È un fatto indiscutibile che questa Assise si contraddistingue per:

1)     Una profonda e consapevole conoscenza della Storia, delle Cause e degli Effetti, sia in questa Linea Temporale che in tutte le altre alternative possibili.

2)     Un elevato senso Etico e Morale, conseguenza del punto 1

3)     Una varietà di caratteristiche e culture elevata e insolita in un compagine governativa

4)     Fantasia nell’affrontare ogni sfida e ogni situazione

Ciò pone i presupposti per un efficace, immediata e attiva azione politica.

Per cui non sto li ad indicarvi obiettivi… migliorate il mondo e rendetelo il più possibile vicino alle vostre fantasie… ora… subito!

Il mio incarico è delicato e copre una area di attività che hanno un impatto diretto e pesante nei confronti del Clima, dello Sviluppo e del Commercio.

Direi che possiamo incominciare subito con una politica di incentivazione alla autonomia energetica delle singole unità abitative con un piano di installazione di pannelli solari e fotovoltaici che non sia una presa in giro. Quindi al raggiungimento di una installazione pari a 20 Mq di pannelli fotovoltaici per persona (pari a circa 3 W/p di potenza erogata), una abitazione viene gratificata con l’esenzione per 25 anni dal pagamento dell’ICI.

Uno Stabilimento Industriale deve prevedere almeno 50 Mq di pannelli per dipendente (per esempio il mio Corpo 6 di Mirafiori, 300 mt x 100 di capannone, potrebbe facilmente ospitare pannelli per 1500 addetti, i 60 ettari di Mirafiori potrebbero fornire 80 Mw di potenza di picco), una Struttura Pubblica (scuola, ospedale, ufficio, caserma) deve prevedere 10 Mq per addetto stabilmente residente nei locali.

La domanda di silicio cristallino è attualmente (metà 2007) del 200% superiore alla produzione offerta dal mercato (impennata delle richieste per aumento costi petrolio e incentivi governativi). Non è detto che ci sia lo zampino dei produttori di petrolio nel rallentare la crescita di aziende che vendono un prodotto “rivale”.

Quindi occorre rendersi indipendenti nella produzione dei pannelli e poi sfruttare la posizione di dominanza vendendo a terzi la tecnologia.

Per evitare conflitti di interessi saranno AGIP ed ENI a gestire l’operazione sfruttando le plusvalenze dell’attività sul petrolio.

Chiedo all’ On. dott. Andrea Mascitti, Ministro della Pubblica Istruzione, dell'Università, della Ricerca e della Cultura di appoggiare questa politica e allo Ministro dello Sviluppo Economico  On. ing. Estec di impostare le sue Strategie in accordo con questa linea di azione…

… al prossimo Gabinetto del Ministri, Esimi Colleghi e Onorevoli Ministri!

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P.S. Non voglio la Macchina Blu, né la scorta… potrei avere dei buoni benzina per la mia Vespa o uno Scooter Elettrico con uno sconto nel finanziamento?

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Anche Falecius si cala prontamente nei panni del ministro:

Come delegato ai rapporti col Mondo Arabo, sottolineo che una tale politica, per quanto sia, a mio parere, assolutamente giusta e condivisibile, influirà pesantemente sulle nostre relazioni mediterranee con diversi partner strategici, in particolare Algeria, Libia e paesi del Golfo.

Le conseguenze della diminuzione assai rapida della nostra domanda di petrolio a seguito della nostra scelta per le rinnovabili sulle società dei paesi mediorientali (ma anche della Russia) vanno tenute in conto e gestite con la massima attenzione a livello diplomatico.

Per quanto riguarda la Libia, che ha con noi relazioni storiche particolarmente strette ed è uno dei nostri principali fornitori di idrocarburi, sono state avviate dal precedente Governo le trattative per la ricostruzione della vecchia Via Balbia di epoca coloniale: suggerisco di accordare priorità storica a questo progetto, accompagnandolo ad investimenti nella cooperazione, in particolare, ospedali (altra richiesta del governo libico); inoltre, la partnership energetica con la Libia e l'Algeria può essere mantenuta, facendo leva su infrastutture esistenti come gli oleodotti e gasdotti transmediterranei, da trasformarsi in condotte elettriche ad alta potenza per sussidiare la potenza energetica prodotta in Italia. Infatti, regioni come la Hammada Sohra in Libia e parti dei due Grandi Erg algerini potrebbero, per la loro natura, ospitare vaste estensioni di pannelli fotovoltaici in grado di sostenere, oltre ai fabbisogni locali e di paesi vicini (penso soprattutto alla Tunisia), parte della nostra domanda invernale, quando l'insolazione è più ridotta in Italia ma resta alta nelle aree sahariane. Va da sé infatti che un'ulteriore impoverimento dei nostri vicini mediterranei sia assolutamente contrario tanto ai nostri quanto ai loro interessi.

Propongo inoltre di subordinare il finanziamento di questi progetti a riforme di tipo democratico nei paesi coinvolti, secondo un processo graduale, con lo scopo di assicurare la libertà ed il rispetto dei diritti umani in questi Paesi. Questa sarebbe un'ottima occasione, inoltre, per modificare gli attuali accordi sull'immigrazione, che fanno della Libia una specia di poliziotto avanzato delle coste italiane... che utilizza però metodi in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.

Per quanto riguarda l'area del golfo, la perdita d'importanza del petrolio impoverirà la regione, ne indebolirà i regimi (che sono tutti estremamente conservatori ed oppressivi) e la renderà più instabile; potrebbe essere utile indirizzare nella zona un flusso di cooperazione aumentato, che compensi anche se solo parzialmente le ridotte entrate petrolifere.

Questi progetti non dovranno comunque andare nel senso di puntellare i regimi locali ma di obbligarli a riforme radicali, e migliorare le condizioni della popolazione.

Va da sé che tutto ciò andrà attuato nel quadro di un'aumento complessivo delle risorse destinate alla cooperazione, in linea con gli impegni internazionali in materia, che i governi precedenti hanno clamorosamente violato. Portare tale allo 0.7% del PIL, come richiestoci dalle Nazioni Unite, è un primo e doverosissimo passo.

Io personalmente riterrei più consono (visti i nostri considerevoli "arretrati") arrivare nel giro di due o tre anni allo 1% del PIL (meno della metà di quanto va alle Forze Armate); naturalmente vanno posti seri limiti al COME spendere tali risorse.

In generale, i progetti devono essere attentamente valutati; individuerei comunque le seguenti priorità generali:

-istruzione ed educazione, specialmente nello sviluppo di una coscienza civico-politica, anche tramite strategie non formali, oltre al transfert di tecnologie

-strettamente legato al punto 1, favorire il dialogo (anche interculturale ed interreligioso) ilo rispetti dei diritti umani e la risoluzione pacifica dei conflitti.

- sostenere lo sviluppo ed il rafforzamento di una società civile, indipendente da governi autoritari.
- imporre alle aziende italiane che operano all'estero di agire ed investire coerentemente con tale politica, rispettando per prime i diritti umani, economici e sociali, e l'ambiente naturale, nelle relatà in cui operano, producendo reale sviluppo.

- favorire i progetti e le iniziative che comportino un basso impatto ambientale ed un uso razionale delle risorse, in particolare promuovendo l'uso di fonti energetiche rinnovabili

- favorire i progetti a lungo termine, che generino sviluppo, possano camminare da soli nel futuro e contino su risorse e competenze il più possibile locali.

Parallelamente, mi permetto di far notare agli stimati colleghi della Pubblica istruzione e dell'Università che molto spesso i cooperanti italiani non hanno una sufficiente competenza sulle culture e le realtà storiche, politiche e linguistiche su cui vanno ad intervenire. Ritengo auspicabile quindi aggiornamenti dei curricola e dei corsi in questo senso, anche (viste le questioni poste dall'immigrazione) nella scuola dell'obbligo, attraverso una formazione non banale anche degli attuali docenti su questi temi (i libri di testo nelle scuole medie e superiori sono spesso quasi imbarazzanti quando affrontano le questioni del mondo non occidentale).

Per ora, onorevoli colleghi, è tutto.

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Ancora Sandro si sente in dovere di rispondere:

Onorevole Collega,

prendo atto e condivido pienamente le Sue preoccupazioni per gli effetti che una svolta energetica così radicale e rapida possa avere nei nostri rapporti con gli Stati nostri fornitori  di Petrolio e Gas naturale.

Ritengo quindi opportuno coinvolgerli nella svolta sia incentivando la loro partecipazione azionaria nella nascitura AGENISOL  (fusione di Agip, Eni e nuovo Ente energetico solare) sia localizzando presso i loro stati le necessarie strutture produttive di silicio cristallino (essi hanno la materia prima fuori della porta, sabbia a miliardi di metri cubi…!!!) sia esportando in via preferenziale le tecnologia sviluppata nei loro stati.

La Libia e gli Stati arabi potrebbero essere gli interlocutori privilegiati ma vorrei portare la sua attenzione sulla possibilità di incidere positivamente sul problema Palestinese proprio indirizzando i primi investimenti e gli impianti nella zona di Gaza.

Se si riesce a dare ad un popolo prospettive economiche e di crescita stabili e solide si tolgono le basi su cui poggia il consenso al terrorismo ed alla violenza.

In questo si potrebbe sfruttare la tecnologia del vicino Israele creando joint-Venture a tre partner (Italia,Israele e Palestina) dove sia chiaro che il 50 % degli utili ricavati dovranno essere reinvestiti nel recupero e ristrutturazione del territorio palestinese fornendo strutture moderne ad un area disastrata.

Ritengo inoltre che sia necessario incentivare l’impiego del Petrolio non per la bieca combustione ma come materia prima per la sintesi di prodotti pregiati di natura oraganica. Usare molecole complesse di carbonio per bruciarle invece di sinterizzare da esse bioproteine e materiali plastici evoluti è una follia a cui sarebbe ora di mettere fine.

Chiedo al Ministro dlel’Industria di contattare al più presto i vertici Enichem e Montedison per verificare la possibilità di indirizzare verso la produzione di prodotti organici l’attuale industria chimica italiana. Fatte salve le opportune considerazioni ecologiche e di impatto ambientale, sarebbe possibile, data la pericolosità delle lavorazioni, usare come addetti al lavoro coatto i facinorosi violenti individuati durante i disordini negli stadi… magari dislocando gli impianti in zone “sicure” e lontane (sto pensando all’area Africana del NordEst)

Ritengo infatti che un’altra area da privilegiare sia quella Etiopica, Eritrea ed Abissina, sfruttando i pochi italiani ancora residenti nell’area.

Non dimentico che mio prozio fu’ Comandante del Genio in A.O. dal 1934 al 1939 e molte strutture tutt’ora operative portano la sua firma sul progetto.

Non intendo ricreare l’Impero ma mantenere e rinforzare legami storici e culturali con aree in cui l’Italia un tempo era faro di civiltà (anche se sembra retorica la frase non è storicamente inesatta).

Inoltre potremmo trovarci con due aree di crisi politica e militare risolte in modo elegante e positivo con un rafforzamento dell’immagine estera dell’Italia da non trascurare.

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Pure Enrico Pellerito ci ha preso gusto:

Nota del Ministro della Giustizia

Onorevoli colleghi, plaudo agli interventi di coloro che mi hanno preceduto, il Ministro dell'Ambiente Degiani e il Ministro della Cooperazione Falecius, trovandomi pienamente concorde con gli indirizzi politici che gli stessi propongono, e mi chiedo come mai i governi presenti e passati della Repubblica Italiana non abbiano fatto loro questi orientamenti che trovo logici, utili, moderni e a misura umana. Misteri della politica! quella reale, però, non certo quella virtuale. Nella mia qualità di Guardasigilli (incarico che mi sono trovato d'emblée a ricoprire, ma del quale ringrazio coloro che hanno creduto in me accordandomi la loro fiducia) mi preme, comunque, sottolineare quanto segue.

Il dicastero che mi accingo a dirigere indegnamente (mio padre era magistrato e al momento si rivolterà nella tomba) non è proprio quello cui auspicavo, ma stante che le responsabilità degli Affari Interni, della Difesa e dell'Economia e Finanze (chè onestamente avrei preferito una delle tre) sono state conferite a persone sicuramente più adatte di me a ricoprire tali ruoli, mi impegnerò nell'incombenza che mi è stata offerta, per il bene della nostra "nazione" utopico-ucronica.

Innanzi tutto, voglio immediatamente verificare se corrispondono al vero certe notizie, rilasciate dai media, in merito al fatto che sul territorio nazionale esisterebbero delle strutture carcerarie non utilizzate e lasciate letteralmente a marcire. Se è cosi, darò immediate disposizioni per trasferire sia personale dell'amministrazione carceraria, sia detenuti dai siti che risultano oggettivamente "sovraffollati", al fine di consentire una minima umana e decorosa vivibilità all'interno di tutte le strutture. Per quanto attiene la distinzione fra carceri destinati all'espiazione delle pene e siti riservati alla ricezione di coloro che sono in "attesa di giudizio", è prioritario che la detta distinzione si concretizzi nel più breve tempo possibile, e farò quanto in mio potere per far si che ciò avvenga.

Riguardo i condannati certi per: reati contro la persona (omicidi, stupri, violenze), pedofilia, appartenenza alle organizzazioni criminali di stampo mafioso e terroristiche, sebbene sia grande la tentazione di consegnarli ai miei colleghi degli Interni e della Difesa per farli utilizzare come sagome mobili all'interno dei poligoni di tiro ad uso e consumo delle FF.OO. e delle FF.AA., mi asterrò da tale provvedimento che riconosco inumano e contrario all'etica del governo e dei suoi onorevoli componenti, ma siccome dubito che riusciremo a recuperare alla convivenza civile tutti i condannati di cui sopra, sono pronto ad ascoltare qualunque proposta, da qualunque parte venga, che sia costruttiva per la risoluzione di questo affannoso problema.

Garantisco che per tutti coloro cui sia stata resa definitiva la condanna, vi sarà certezza di scontare la pena per intero, ma parimenti garantisco rigorosi accertamenti volti a stabilire l'idoneità al reinserimento nella società civile per chi dimostrerà di esserne degno.

I condannati a pene per reati contro il patrimonio, del tipo malversazione, corruzione, concussione, truffa, falso in bilancio, fallimenti pilotati, e chi più me ha più ne metta (si, anche robe tipo scandalo Parmalat), verranno, da subito, a prescindere dall'età, dalla durata della condanna, dall'importanza ricoperta nella società (anzi, più importanti erano, peggio sarà) assegnati AI LAVORI FORZATI, e su questo, Onorevoli colleghi, mi dispiace ma non transigo, a costo di dover dare le dimissioni.

Per il momento è tutto, Onorevoli colleghi; mi assumo la responsabilità delle mie dichiarazioni e resto in attesa del vostro inappellabile giudizio e delle decisioni che il Governo, nella sua collegialità vorrà prendere nei miei confronti, decisioni alle quali mi atterrò.

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Risposta del Webmaster, che pure (come abbiamo visto) si è tenuto fuori dal governo:

Lettera aperta ai membri del Consiglio dei Ministri di Utopiaucronia

Nella mia qualità di elettore medio, sottoscrivo ogni parola dell'On. Pellerito, chiedendogli di usare mano ferma soprattutto contro i facinorosi che si nascondono dietro striscioni di tifoserie calcistiche, approfittando per esibire simboli neonazisti o anarchico-insurrezionalisti, e per dare sfogo alla propria mal repressa sete di violenza e di distruzione degna del "Signore delle Mosche" di W.Golding, come abbiamo visto fare in più occasioni in questi ultimi tempi. Tanto più che è imminente l'incontro di calcio FC Torino - Utopiaucronia, e tutti noi vogliamo veder svolgersi il match nella più assoluta tranquillità, senza sentir scandire slogan vergognosi contro le nostre prodi forze armate (tipo "10, 100, 1000 Nassiriyya"), e senza vedere i capi ultras ricattare i presidenti delle società mediante taglieggiamenti indegni di uno stato di diritto.

Naturalmente la presenza di qualsiasi striscione, al di là del rispetto delle leggi vigenti contro l'istigazione all'odio razziale e l'apologia di fascismo, non rappresenta il problema più grave: la libertà di espressione, che tutti riteniamo un aspetto essenziale della libertà nel nostro paese, dovrebbe includere anche quella di esprimere ideologie che noi riteniamo odiose. Il problema si pone invece per ALTRE cose che fanno gli stessi personaggi che sventolano tali striscioni, come ad esempio devastare le città in cui vanno in trasferta e gli autogrill lungo la strada. Non ritengo utile applicare la forza in modo generalizzato contro i gruppi di ultras, ma concordo che vada applicata la massima fermezza (che non significa grilletto facile) quando questi commettono reati.

È probabile che lo stesso sistema calcistico finisca col produrre questi risultati aberranti: io credo che occorra ripensare radicalmente la sua struttura, riportarlo ad essere "solo uno sport". E' inammissibile che lo Stato finanzi direttamente questa attività mentre altre discipline sportive, sicuramente più sane, languono in difficoltà, (mi viene in mente l'atletica).

Allo stesso tempo credo che alcune persone sviluppino atteggiamenti violenti, canalizzati nella tifoseria, a causa di un disagio socioculturale su cui si dovrebbe intervenire, ben sapendo però che non si tratta dell'unica soluzione al problema ma di un'azione che "interseca" per così dire, la questione dell'ordine pubblico.
Il comportamento delle tifoserie non può essere fatto ricadere sulla collettività: devono essere le stesse tifoserie e società ad assumersi la responsabilità dell'ordine pubblico, e a pagare le conseguenze (chiusura dello stadio e della stessa società sportiva, oltre all'arresto dei diretti responsabili di danni) se non lo fanno. Invece di mandare la polizia a presidiare gli stadi con costi per tutti (incluso chi il calcio non lo segue), si responsabilizzino gli attori. Mi è chiaro che una tale strategia non potrà funzionare dall'oggi al domani e dovrà essere applicata con gradualità.

Qualunque misura l'On. Ministro della Giustizia assumerà per combattere questa battaglia, sappia che avrà sempre il mio più convinto sostegno.

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Bandiera non ufficiale di Utopiaucronia (disegnata da Sandro Degiani)

Bandiera non ufficiale della Repubblica di Utopiaucronia disegnata da Sandro Degiani. Campo Blu bordato d'oro, un orbe terracqueo azzurro coronato da 20 stelle sorvolato da una tripla schematica ala tricolore, bianca rossa e verde. Il Blu e l'oro rappresentano la pace e la ricchezza (morale ovviamente). La tripla ala tricolore è il genio italiano che sorvola e unisce il mondo intero. Le 20 stelle sono le 20 regioni italiane.

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Ed ecco una importante dichiarazione di Bhrg'hros:

 So che sarebbe più adatto a una classe di scuola, ma, dato che ci ritroviamo in un Governo arcobaleno, mi sembra indispensabile perlomeno un riassunto delle rispettive affiliazioni politiche. Per cominciare, dato che la formazione donde provengo è assai poco nota, ricordo che si tratta del movimento "Eurasia Nazione", il cui obiettivo primario a breve termine è la costituzione di un'effettiva federazione comprendente almeno Cina, India, Îrân, Russia (o meglio i Paesi già inclusi nella CSI), Unione Europea allargata e Lega Araba. Purtroppo ho motivo di ritenere che nessun altro Componente del Governo condivida tale impostazione politica...

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A rispondergli subito è Perchè no?:

In Francia i partiti politici sono, da sinistra a destra: LCR (Lega Comunista Rivoluzionaria), PCF (Partito Comunista Francese), PS (Partito Socialista), Les Verts (ecologisti), MoDem (Movimento Democratico), NC (Nuovo Centro), UMP (Unione per una Maggioranza Popolare) e FN (Fronte Nazionale), senza parlare di alcuni movimenti annessi e non organizzati come partiti.

Personalmente non sono affiliato a nessun partito, perché non voglio sottomettere le mie opinioni e la mia scelta agli ordini di una gerarchia che non c'entra niente con me. Dunque sono iscritto al PMS (Partito di Me Stesso), ma questo partito personale fa sue le idee dell'umanismo, del repubblicanesimo giacobino, della laicità, delle rivendicazioni sociali della sinistra, del gusto del compromesso, della ricerca del profitto ragionevole (contro dunque la "chrématistique" denunciata da Aristotele), dell'ecologia, del multilateralismo, del gaullismo, di un europeismo federalista. Potrebbe sembrare paradossale ma è solo una questione di scala di lettura: giacobino al livello nazionale, europeista al livello continentale, vi assicuro che si può fare!

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Ed il il Marziano:

Io parteggio addirittura per Gaia Cantonale: un pianeta unificato, ma diviso in innumerevoli entità federali grandi al massimo come i Cantoni svizzeri. Auspicherei inoltre una restaurazione del Sacro Romano Impero. Ne approfitto per aggiungere che io svolgerò il mio ruolo di ambasciatore non solo presso la Santa Sede della nostra HL, ma anche presso tutte le Sante Sedi ucroniche immaginate nel nostro vagabondare per i multiversi!

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Di seguito l'ultima iniziativa presa da Demofilo:

Addì 14 novembre 2007

Onorevole Presidente del Consiglio del Ministri,
Onorevoli colleghi ministri dell'esecutivo della Repubblica,

vorrei comunicare che ho ricevuto al Palazzo della Farnesina l'onorevole Giacinto, detto Marco, Pannella, leader storico del Partito Radicale in Italia, il quale mi ha invitato a sostenere la Campagna per l'approvazione della Moratoria contro la Pena di Morte. Attualmente al Palazzo delle Nazioni Unite è stata presentato un documento firmato da ben novantadue paesi che si schierano per un blocco delle esecuzioni. Da parte mia ho risposto che il governo della Repubblica sosterrà questa iniziativa ritenendo strategico un ruolo del nostro governo nell'Assemblea. Chiedo quindi a sua eccellenza il Presidente e agli onorevoli ministri di esprimersi nel prossimo Consiglio dei Ministri in favore della Moratoria.

Ho ricevuto poi dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, e dall'Alto Rappresentante della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell'Unione Europea, Francisco Javier Solana Madariaga, la nomina del prof. Lord Wilmore ad Inviato Generale dell'ONU, dell'Unione Europea e della Repubblica di Utopiaucronia in Birmania: i miei auguri più sinceri e vicini. Infine a breve con sua eminenza il cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Pontificio, ho accordato una visita ufficiale a Sua Santità, Papa Benedetto XVI, da parte dell'intero esecutivo della Repubblica. Invito sua eccellenza, Sig. il Marziano, Ambasciatore presso la Santa Sede di provvedere ad una cerimonia degna di tale visita. Aspettando buone nuove, porgo distinti Saluti.

On. prof. Demofilo
Ministro degli Affari Esteri con delega alla Vicepresidenza del Consiglio del Ministri

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L'interpellato, Lord Wilmore, si è talmente calato nella parte da imbastirci su un romanzo dei suoi:

Addì 18 novembre 2007

Con il presente rapporto informo il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica di Utopiaucronia, On. prof. *Bhrg'hros, il Ministro degli Affari Esteri On. prof. Demofilo, il Presidente della Commissione Europea José Manuel Durão Barroso e il Segretario dell'ONU Ban Ki-moon del mio operato nel sud-est asiatico.

Appena arrivato all'aeroporto di Yangon, sono stato prelevato da forze di polizia che, in modo cortese ma senza accettare discussioni, mi hanno subito portato in una suite d'albergo, chiudendomici dentro con tanto di guardiano sulla porta, e chiedendomi di pazientare prima dell'incontro con la Giunta Militare. Io ho capito che l'attesa sarebbe durata mesi, se non anni, e così ho pensato bene di calarmi sul balcone del piano di sotto dopo aver annodato assieme delle coperte. Naturalmente ho dovuto convincere l'avvenente giornalista giapponese che occupava quella suite che non ero arrivato lì per rapirla e portarla con me nella Repubblica di Utopiaucronia; ad ogni modo ho lasciato l'hotel passando per la porta delle cucine, dopo essermi travestito da cuoco per ogni evenienza: uno dei cuochi mi ha ceduto volentieri il suo abito in cambio di una vile banconota da 500 euro, anche se ho dovuto stenderlo con un diretto al mento per non farlo accusare di essere mio complice.

Il Presidente della Birmania, signora Aung San Suu KyiA questo punto mi sono messo addosso la talare da sacerdote cattolico che avevo portato con me; ho così potuto girare abbastanza liberamente in città perchè l'esercito non aveva certo voglia di creare un incidente diplomatico con il Vaticano, e così mi sono infiltrato in un tempio buddista della città, dove sapevo essere tenuto sotto vigilanza uno dei capi della recente sollevazione dei monaci. Gli ho chiesto di restare pronto per ogni evenienza, quindi ho collegato il mio cellulare satellitare con il mio computer portatile ed ho subito violato il sistema di sicurezza dell'esercito di Myanmar, infettandolo con un virus da me sviluppato.

Naturalmente a quel punto la polizia, che aveva scoperto la mia evasione e seguito le mie tracce in città, ha circondato il tempio e mi ha ordinato di uscire o avrebbe appiccato il fuoco all'edificio, ma improvvisamente è arrivato l'ordine di lasciare ogni cosa a mezzo e di accorrere al confine orientale, perchè l'esercito Thai aveva varcato in più punti la frontiera convergendo sulla capitale. Inutile dire che ero io a giocare ai Wargames con il mio portatile, e a far arrivare allo Stato Maggiore dispacci inesistenti grazie al virus che avevo installato nei loro sistemi operativi. In ogni caso a quel punto i monaci hanno allertato i civili che si sono subito sollevati, hanno preso di sorpresa i soldati e li hanno disarmati. I capi di Stato Maggiore hanno compreso l'inganno, ordinando a carrarmati ed aerei da guerra di convergere nuovamente sulla capitale, ma per mezzo dei miei virus io presi il controllo degli aerei da guerra ed ordinai ai loro piloti di sparare proprio sui carri armati, mettendo poi fuori uso completamente il loro sistema di guida e di puntamento.

A questo punto le caserme sono state circondate dagli insorti che hanno finito il lavoro in modo assolutamente incruento. La signora Aung San Suu Kyi è stata liberata, portata in trionfo al palazzo presidenziale ed acclamata presidente. "Ti saluto, libera Burma!" sono state le sue prime parole, in cui già abbandonava il nome di Myanmar. Naturalmente la presidentessa, che ha dichiarato di voler subito incontrare il presidente Barroso ed il presidente *Bhrg'hros per discutere la nuova politica estera della Birmania liberata, avrebbe voluto incontrare l'artefice dell'infezione dei sistemi informatici dell'esercito che aveva causato la caduta del regime militare, ma questi (io) è risultato irreperibile. La notte successiva tuttavia un sacerdote in abito talare (io) si è furtivamente introdotto nella sua camera da letto calandosi dall'abbaino del tetto, ed ha potuto avere un rapido scambio di battute con la neopresidentessa, la quale gli ha manifestato la sua riconoscenza eterna, prima che la guardia del corpo di Aung San Suu Kyi intervenisse, nel timore di qualche colpo di coda da parte di sostenitori del vecchio regime. Il prete (io) si è però dileguato rapidamente nella notte, nera come la sua talare, non prima di aver regalato alla presidentessa un libro di sue (mie) ucronie.

Il giorno dopo un frate francescano (io) in saio, cordone e barba (quest'ultima era l'unica vera) si è imbarcato all'aeroporto di Yangon, che aveva riassunto il vecchio nome di Rangoon, per Milano Malpensa via Doha. Ed eccomi di ritorno. Giudicate voi se ho svolto bene o no la missione che mi avevate affidato, e che ora depongo perchè ritengo esaurito il mio compito. Resto a disposizione per altre eventuali missioni diplomatiche a base di virus informatici.

Cordialmente, vostro Lord Wilmore

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Siccome qualcuno ha proposto di promuovere Perchè no? da Ambasciatore di Francia presso Utopiaucronia addirittura a Presidente della Commissione Europea, naturalmente dopo che sarà accettata la domanda di ammissione della Repubblica di Utopiaucronia nell'Unione Europea, ecco come l'interpellato ha presentato il proprio programma:

Dichiarazione di Marsiglia del 13/11/2007

Dal presidente della fanta-Commissione Europea di Utopiaucronia, monsieur Porquoi pas?:

Da cinquant’anni l’Europa é stata servita da una serie di grandi uomini guidati dal sogno umanista e democratico di un’unione del nostro continente martirizzato: Schuman, Monnet, Adenauer, de Gasperi, Spaak, Delors, Spinelli ecc. È dunque con grande umiltà che mi iscrivo nella continuità di questi uomini di pace. 

Adesso vi domando: Cosa fare?

L’Europa é un laboratorio del futuro, il quadro insperato di creare nuovi modelli per le nostre democrazie. L’Europa appartiene solo alla gioventù europea. Di conseguenza ho il progetto di chiedere la riunione di un’assemblea continentale straordinaria per creare il modello europeo sperato da tutti i nostri popoli.

Questa assemblea riunirà gli Stati, le nazioni, le regioni, le città e tutte le comunità organizzate e sostenute da una lista di più di 500 000 cittadini, qualunque siano le loro idee politiche, religiose e sociali. Inoltre l’assemblea sarà collegata in permanenza ad Internet, ed ognuno potrà intervenire.

Invito gli USA, la Russia, la Turchia, l’ONU, la NATO, il FMI, l’OMC e i paesi del Mediterraneo a inviare gruppi di lavoro come osservatori, con il diritto di intervenire nei dibattiti ma non di votare.

I risultati di questa assemblea saranno destinati a servire da carta per la costruzione dell’Europa, con obiettivi chiarificati e mezzi consigliati. I popoli d’Europa saranno invitati a votare sul testo finale in un grande referendum continentale (il testo sarà dichiarato valido con i 3/4 dei voti favorevoli).

L’Europa non é destinata a essere i nuovi Stati Uniti, né una nuova Austria-Ungheria, ma qualcosa di totalmente nuovo che rispetta la libertà sociale e economica senza cadere nei vizi neoliberali e socialisti, che assicura l’ugualità e l’armonia senza perdersi nella burocrazia (morte della democrazia), che instaura una fraternità che esclude sia la xenofobia che l’angelismo. Che rimette lo sviluppo al servizio dell’essere umano e non al servizio di un interesse, di un vuoto desidero di accumulazione o di una visione disumanizzata, che mette al centro del mondo la logica dell'avere al posto di quella dell'essere.

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Attenzione al seguente contributo di Generalissimus: è davvero illuminante!

Utopiaucronia fuorilegge!

...O almeno in Cina.

Quello che sembrava l'ennesimo pesce d'aprile si è rivelata invece essere la conferma di come la censura cinese sia una delle meno "morbide" del mondo.

Dopo lo "sconcerto", se così vogliamo chiamarlo, causato dalla messa in onda della serie televisiva Gong ("palazzo" in Cinese) in cui una ragazza, dopo essere rimasta attratta da un antico dipinto, si ritrova misteriosamente catapultata nella Cina della Dinastia Qing, dove tra l'altro finisce coinvolta in un triangolo amoroso a corte, il governo ha deciso di vietare tutta la fiction che contenga viaggi nel tempo e modifiche alla storia ufficiale, ucronie comprese.

La motivazione? "Le ucronie sono malsane, prive di pensiero positivo e di significato, inventano dei veri e propri miti con leggerezza incosciente, hanno trame mostruose e strane, usano tattiche assurde, danno lezioni morali ambigue e arrivano a promuovere il feudalesimo, la superstizione, il fatalismo e la reincarnazione, tutte cose che vanno contro la tradizione cinese.

Trattare la storia in modo frivolo è una cosa che non va assolutamente incoraggiata".

Sembra palese quali siano le reali intenzioni della classe politica dominante cinese: guai ad uscire dal seminato, non sia mai che qualcuno, ispirato magari da film come Ritorno al Futuro, cominci a farsi domande fatidiche del genere: "E se Mao avesse perso la Guerra Civile?" arrivando di concerto ad ipotizzare che sia possibile una Cina senza monopartitismo e più democratica, e che magari questa "Cina possibile" sia migliore di quella reale.

Se i vertici del PCC sapessero quante volte ci siamo posti noi domande del genere e quante volte abbiamo ipotizzato mondi in cui Xi Jinping ripara elettrodomestici in giro per la Cina Nazionalista, non ci penserebbero due volte a inviare squadre del Guojia Anquan Bu a fare irruzione nelle nostre case e sbatterci in un laogai.

Ma noi ci scriviamo a vicenda (fortunatamente?) dall'Italia, e non dalla Cina.

Al massimo, se per qualche strano scherzo del destino il Sig. Wu di Zhengzhou incrociasse le nostre coordinate, scorgerebbe in un angolo dello schermo del suo computer la sagoma stilizzata di una poliziotta a fargli presente che i contenuti che sta visionando non sono propriamente in linea con l'ideologia dominante nel suo paese.

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Perchè no? aggiunge di suo:

Allora io, come risposta, fondo in Giappone il 歴史改変研究会 (Rekishi Kaihen Kenkyûkai, Gruppo di Studio della Storia Modificata, anche noto come Rekaiken). Per farmi proteggere sono pronto a produrre delle ucronie sulla vittoria del Dai Nihon Teikoku, base dell'insegnamento della Nuova Storia Patriottica promossa dal governo Shinzô Abe dopo la restaurazione dell'Armata Imperiale Giapponese (una decisione presa in reazione alla fine della protezione americana del Giappone decisa dal presidente USA Bernie Sanders).

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E Bhrg'hros replica:

Io invece propongo di fondare la Bundesamt für Uchronie. Scopo dell’Ente è di favorire e sviluppare la discussione critica della Storia Mondiale al fine di individuare i momenti in cui le decisioni politiche hanno determinato sviluppi le cui conseguenze si rivelano oggi comparativamente negative per la Società e i Cittadini Europei e di configurare quali scenarî alternativi sarebbero stati realisticamente disponibili, secondo le condizioni politico-economico-sociali e le visioni culturali delle rispettive epoche, onde pervenire al giorno d’oggi e nell’immediato Futuro alle migliori condizioni umane come riflesso di fattori geopolitici.

Particolare rilevanza viene assegnata ai Fenomeni di Lunga Durata, con adeguata inclusione della Pre- e Protostoria e del ruolo delle Comunità Locali, alle dinamiche che hanno prodotto vaste aggregazioni politiche nello spazio geografico eurasiatico e, per quanto riguarda la sua parte occidentale, alle relazioni etniche e territoriali dell’Europa Centrale in rapporto alle cinque aree cui si configura in contatto più intenso, precisamente:

1) la Slavia (in particolare quella Romana) e territorî inclusi,
2) le Alpi e le loro prosecuzioni nella Penisola Appenninica nonché le vicine Isole Maggiori del Mediterraneo Centrale,
3) le Regioni Atlantiche dell’Europa Occidentale – con speciale riguardo ai Bacini della Loira e della Sinistra Idrografica del Reno – così come la Penisola Iberica e le sue espansioni d’Oltreatlantico,
4) le Isole Britanniche (con le rispettive proiezioni extraeuropee),
5) i Paesi Scandinavi come parte del continuum germanico.

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Iacopo precisa:

Aggiungo che uno degli scopi delle discussioni dovrebbe essere quello di mettere in evidenza i limiti e le condizioni dell'impatto trasformativo delle decisioni politiche possibili.

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Ma Bhrg'hros puntualizza:

Infatti, questo si intendeva con l'avverbio « realistischerweise ».

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Diamo la parola a William Riker per una sua proposta che esplosiva è dire poco:

Io vorrei proporre il nuovo Calendario di Utopiaucronia, valevole nella nostra Microrepubblica ma che chiunque nel mondo può decidere di adottare.

Molti considerano poco logico il nostro Calendario Gregoriano, perché il suo inizio non coincide con nessun evento astronomico o storico significativo. Mia mamma La mia idea è quella di saltare di colpo 11 giorni, passando ad esempio non dal 31 dicembre 2016 al 1 gennaio 2017, ma dal 31 dicembre 2016 al 12 gennaio 2017. In tal modo tutto il calendario verrebbe "traslato" in avanti di 11 giorni, e il 21 dicembre, il giorno del solstizio d'inverno, verrebbe a coincidere proprio con il 1 gennaio. In conseguenza di ciò, il Capodanno rappresenterebbe il punto più basso raggiunto dal sole nella sua orbita nell'emisfero boreale, dove abita la stragrande maggioranza della popolazione umana e il più alto nell'emisfero australe, dove si trova il grande European Southern Observatory.

Adottando questa soluzione, per i primi sei mesi dell'anno il sole salirebbe fino al solstizio d'estate, che passerebbe dal 30 giugno al 2 luglio, mentre scenderebbe per i successivi sei mesi (e viceversa nell'emisfero australe). Propongo anche di portare giugno a 31 giorni e luglio a 30, cosicché il solstizio estivo cadrebbe proprio il 1 luglio. L'equinozio di primavera anziché il 21 marzo cadrebbe il 1 aprile, e così la famosa tradizione del "pesce d'aprile" o "April Fool" diventerebbe segno dell'esplosione di gioia per la fine dell'inverno nell'emisfero boreale, e dell'ultimo colpo di coda della luce estiva in quello australe. Invece l'equinozio di autunno passerebbe dal 23 settembre al 4 ottobre, e così San Francesco d'Assisi, il primo "ecologista" della storia, diverrebbe il "Patrono dell'Autunno"; un omaggio che intenderei fare anche a Papa Francesco.

Infine, un mio vecchio pallino consiste nel togliere il giorno della settimana a Capodanno, facendone un "giorno bianco" che non sia né lunedì, né martedì, né alcun altro giorno della settimana, in modo che i restanti 364 vengano riuniti esattamente in 52 settimane; anche il 29 febbraio degli anni bisestili sarebbe un "giorno bianco". In tal modo il 2 gennaio sarebbe sempre lunedì, il 3 gennaio sempre martedì, e così via; avremmo insomma un calendario perpetuo, che non cambierebbe mai da un anno all'altro, senza più la rotazione dei giorni della settimana, come si vede qui sotto. Ad esempio il 20 maggio, giorno del mio compleanno, cadrebbe sempre di sabato. Voi che ne pensate, di questa proposta?

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La palla passa all'amico Lord Wilmore:

Volevo sottoporvi una mia idea. Mi sono detto: ogni nazione, anche micro-, ha una sua festa nazionale. Perchè non immaginare dunque di introdurre una Festa di Utopiaucronia, da celebrare con proposte ucroniche?

Quale data scegliere? Io avanzo la mia proposta: il 28 giugno. Essa infatti ricorderebbe un evento fondamentale dell'ergocronotopo ucronico: alle dieci di mattina di domenica 28 giugno 1914 Sepp Innerkofler, celeberrima guida alpina tirolese e militare in congedo dell'imperial-regio esercito austroungarico, che non ha mai sparato un colpo di pistola in vita sua se non in addestramento, si trova a Sarajevo in vacanza con la famiglia ed ha deciso di prolungare di alcuni giorni le ferie per assistere al passaggio dell'auto scoperta con a bordo l'erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este e sua moglie Sofia Chotek, Duchessa di Hohenberg, in visita nella capitale bosniaca. Mentre sul lungofiume Appel passa il corteo delle auto che accompagnano l'Arciduca, Sepp Innerkofler vede l'attentatore serbo Gavrilo Princip che corre di gran carriera verso il nipote di Francesco Giuseppe. In seguito racconterà che era stato come se la sua mano si fosse mossa da sola, estraendo la pistola Steyr M12 regolarmente detenuta che portava appesa alla cintura e freddando Gavrilo Princip con un unico, preciso colpo in fronte, un attimo prima che egli facesse fuoco contro Francesco Ferdinando e Sofia. Il primo e solo colpo sparato da Innerkofler nella sua vita fa sì che la Prima Guerra Mondiale non venga mai combattuta, e di conseguenza neanche la Seconda, né la Guerra Fredda, né l'attuale contrapposizione USA-UE vs Sinorussia; niente Rivoluzione d'Ottobre, niente ascesa del Comunismo, affermazione pacifica di movimenti socialisti tramite libere elezioni, lenta e graduale estinzione del Nazionalismo ottocentesco attraverso la creazione fin dagli anni Trenta di un'Unione Europea ante litteram estesa da Madeira allo Stretto di Bering. L'Austria-Ungheria si trasforma negli Stati Uniti del Danubio, l'Impero Russo evolve in maniera federale, lenta decolonizzazione e l'Italia, con gran gioia di Tommaso, oggi è ancora una Monarchia. Non sarà un mondo perfetto, ma certamente sarà migliore del nostro (del resto, la nostra oltre che Ucronia è anche Utopia).

Tra l'altro, il 28 giugno come Festa di Utopiaucronia l'ho scelto anche perchè il giorno successivo, il 29 giugno, ricorrerebbe la memoria liturgica di quello che potrebbe essere il Santo Patrono di Utopiaucronia: San Giuda Iscariota, primo Vescovo di Roma. Dopo che Pietro ha rinnegato tre volte Gesù, infatti, ha sentito il gallo cantare tre volte come da Lui profetizzato e, disperato, è andato ad impiccarsi. Allora Gesù Risorto è apparso a Giuda Iscariota, che non si dava pace per aver tradito il Maestro nella speranza che, catturato dai Romani, chiamasse a sé i Suoi Angeli per distruggerli, e gli ha consegnato le chiavi del Regno dei Cieli. Acceso di zelo missionario, Giuda Iscariota (Κ–Qrîyôth, cioè "uomo di Kerioth", dal nome della sua città natale) comincia a predicare il Vangelo in tutto il Mediterraneo fino ad arrivare a Roma, città della quale è primo Vescovo e dove favorisce la conversione al Cristianesimo di due tra i personaggi chiave della Chiesa delle origini: San Seneca e il giovane San Publio Stazio il Poeta, traduttore in latino dei Salmi. Alla fine San Giuda Apostolo viene crocifisso a testa in giù sul Colle Vaticano al tempo della persecuzione di Nerone. Oggi per questo ad un traditore si dice con disprezzo: "Sei un Pietro!" mentre il famoso politico socialista si chiamava Giuda Nenni e la seconda città russa oggi ha nome di San Giudaburgo...

Che ne pensate? Se avete le vostre proposte, le ascolto volentieri.

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Raffaele si mostra d'accordo:

La trovo un'ottima idea. Tra l'altro, se è Giuda a diventare Papa, il Cristianesimo non sarà molto più zelante?

 

Bhrg'hros non è da meno:

Heheh, io sono obbligato a essere entusiasta, sia perché il 28. giugno è la mia ricorrenza preferita (l'Elezione di Carlo V), quest'anno addirittura mezzo millennio (forse la più importante in tutta la mia vita), poi in subordine è pure il mio compleanno...

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Diamo ora la parola a MorteBianca:

Quando iniziai a collaborare con questo sito era mia intenzione di tentare una gigantesca unione di tutte le ucronie (facendole realizzare tutte insieme) in sequenza cronologica. Vorrei lanciare così una timeline "ideale" ucronica (ossia utopia nell'ucronia, appunto), ossia tutti i POD che secondo me (noi) avrebbero reso la storia migliore.

Alessandro Magno sopravvive all'avvelenamento, si ferma dopo aver creato un proto-stato Indiano, sistema la successione dinastica e i suoi Diadochi diventano i nuovi satrapi. L'Impero Alessandrino resta con grande prosperità della regione.

La Repubblica Romana si espande e ben presto nasce una guerra fredda con l'Impero Alessandrino. I Populares vincono, Giulio Cesare completa le sue riforme (Lotta alla corruzione, rinforzo dei tribuni della plebe, centralizzazione) e mantiene quindi il suo testamento repubblicano. Il suo successore (come Console Primo, o Imperatore) è Augusto, accompagnato da Marco Antonio. L'Impero Romano (anche se è una repubblica ma vabbè ci siamo capiti) si espande concentrandosi sull'oriente invece che sul Nord, costruendo una grande muraglia al confine con la Germania. L'Impero Alessandrino viene integrato.

La riforma dell'Impero ha successo, con Tetrarchia: l'Impero è diviso in quattro parti, che hanno in comune tutto (esercito, economia, difesa e offesa, costituzione) ma sono autonomi per le particolari leggi in una forma primitiva di federalismo. Gli ex consoli-triumviri sono ora i rispettivi Cesari, comandati dall'Imperatore Augusto. Aboliti i pretoriani e riformate le legioni, cittadinanza concessa a tutti i cittadini dell'Impero, niente persecuzioni religiose e quindi niente diaspora.

Quando arrivano i Barbari questo sistema impedisce che i Romani siano divisi e li usino per lottare contro di loro, cosa che poi condurrà al crollo romano. Invece i barbari sono usati contro altri barbari, e le tribù più civilizzate e fedeli sono federate all'Impero e gradualmente integrate: Franchi in Francia, Visigoti in Spagna, Vandali in Africa, Goti (tutti, stavolta) in Italia. Ogni capo tribù ottiene una provincia per sé e può amministrarla affidando i territori a dei sottoposti che possono fare lo stesso a loro volta. L'Impero lentamente si feudalizza. Carlo Magno, fautore delle riforme che culminano questo processo, è pertanto il primo Sacro Romano Imperatore, benedetto dal Papa stesso. Niente scisma d'oriente per ovvi motivi.

L'Impero ora elegge i propri leader tra tutti gli stati elettori, ossia Spagna, Francia, Italia, Germania, Grecia, e Persia. I Vichinghi rifiutano di sottomettersi (in questa timeline molti barbari anti-Romani sono emigrati a Nord) e rompono i cabbasisi un po' in tutto il Nord. Il leader delle tribù vichinghe filo-Romane, Rollone, ottiene un feudo dal Re di Francia in Normandia. Da lì estende il suo feudo in tutto quello che poi lentamente diventerà il Regno Unito sotto William il Conquistatore, il quale si proclama Re pur essendo tecnicamente anche vassallo del Re di Francia (caso unico nell'Impero). I musulmani nel frattempo iniziano a rompere da Sud, arrivando a prendersi Arabia, Egitto e a fare incursioni in tutto il Sud Italia (con una breve occupazione della Sicilia). La situazione chiama l'emergenza di altri normanni, gli unici disposti ad agire mentre gli altri Regni sono presi dai loro problemi. I Normanni riprendono celermente la Sicilia e poi conquistano la Tunisia e l'Egitto, formando un Regno autonomo in perenne crociata anti-Araba, con capitale a Catania. E' l'inizio dell'Era Normanna. Paesi di stirpe vichinga ma invece notoriamente ostili all'Impero Romano sono Svezia, Norvegia, Danimarca e la Rus.

L'Era Normanna avrà il suo culmine con la dinastia sveva e con Federico II, Sacro Romano Imperatore e Stupor Mundi, fautore di grandi riforme e in particolare di pacificazione con il mondo musulmano, che sta vivendo un grande splendore da quand il Califfo (in questa timeline il califfato è rimasto integro) Saladino ha attuato a sua volta grandi riforme emulando l'occidente. Federico organizza un matrimonio con la famiglia regnante Araba, promettendo loro di mantenere i loro usi e costumi. Tramite l'Unione di Kalmar anche i paesi svandinavi e la Danimarca entrano nell'Impero.

Intanto, in Asia, l'Impero Mongolo sopravvive unito, con un modello molto simile a quello romano. In ogni regione fanno uso abbondante di capi-tribù locali. Per tallonare l'Europa usano la Rus, mentre in Medio Oriente avanzano gli Ottomani. E' un periodo di grande crisi (la seconda Guerra Fredda) tra i due iper-imperi, cosa che conduce alla ricerca di nuove vie per esplorare e ricercare basi militari tattiche. Cristoforo Colombo scopre accidentalmente le americhe.
L'Imperatore (Asburgo) decide di affidare saggiamente il processo di integrazione ai Gesuiti. I Gesuiti comprendono che i nativi sono sensibili alle malattie occidentali e cercano di studiare un modo per impedire una catastrofe. Uno di loro, Bartolomeo de las Casas, studia la virulenza e scopre come attrenuarla artificialmente selezionando i campioni. Nel tentativo di inocularla nel bestiame, si accorge che gli armenti inoculati sembravano immuni dalla malattia. E' la scoperta del primo vaccino. I vaccini si diffondono rapidamente in tutte le americhe prevenendo una grande strage.

Le tribù filo-occidentali vengono finanziate e supportate, sotto la guida anche dei Gesuiti, e si difendono dalle tribù più ostiche e prone ai sacrifici umani. L'America si ritrova nel giro di un secolo suddivisa tra zone appartenenti all'Impero (e ai vari Re) e zone appartenenti a Regni nativi filo-occidentali. Erasmo da Rotterdam diventa Papa e attua una serie di importanti riforme (morali e strutturali della Chiesa), ponendo l'accento sulla scientificità e la diffusione con il nuovo mezzo della stampa delle dottrine cattoliche tradotte in ogni lingua. Questo rinascimento scientifico cattolico produce diverse reazioni: alcuni (come Martin Lutero) applaudono. Altri (come Calvino) formano invece sette scismatiche violente ed estremiste che vengono rapidamente represse. Queste sette hanno però grande successo ai confini dell'Impero, ossia in Scozia, da cui parte una nave di pellegrini che si dirige nell'unica zona non ancora civilizzata, il Nord America.

L'Impero Asiatico intanto è in forte crisi a causa dello strapotere dei signori della guerra, i mandarini ed i boiardi. Una crisi dinastica favorisce l'ascesa della Rus, la quale con una serie di sapienti matrimoni e con la conquista di tutto il Nord fino alla Siberia, è diventata sempre più influente nelle politiche Sino-Mongole. Il tutto si conclude quando Ivan (detto il terribile) sale al trono. Sin da giovane manifesta un comportamento estremamente violento, la sua gestione della Rus è senza scrupoli, unificando tutti i Boiardi e i loro territori, prendendo tutto il potere per sé e creando uno stato modello unificato (è lui stesso responsabile delle espansioni dette sopra). La Rus, da che era il più debole degli stati dell'Impero Mongolo, è ora il più forte. Approfittando delle divisioni cinesi, Ivan stringe un'alleanza con gli Ottomani e si proclama Imperatore, conquistando tutti i regni combattenti della Cina e unificando ben presto l'intero impero asiatico. Il suo regno sarà caratterizzato da luci (centralizzazione, lotta alla burocrazia confuciana, modernizzazione, emulazione dello stile di vita occidentale e fine delle persecuzioni orientali) e ombre (crudeltà verso i nemici, la nascita della terribile polizia segreta asiatica, pogrom etnici, politiche filo-russe e anti-cinesi).

L'Impero Asiatico arriva troppo tardi a questa spartizione, e si deve accontentare dell'Alaska. Per sua fortuna l'Impero è attraversato da una profonda crisi, ovverosia dall'ultimo fasto della cosiddetta Guerra dei Mille Anni, l'eterno conflitto tra monarchia Austriaca (e alleati) e quella Normanna (e alleati), che in varie forme si sono divise la Francia, la Germania, l'Italia e poi il nuovo mondo, dove le zone ad amminsitrazione austriaca e quelle inglese lottano senza tregua. E' dalla Francia in particolare che sono partite le richieste per una maggiore democrazia, in conflitto con il Re Sole Austriaco che lottava per una maggiore centralizzazione. Era infatti stato sancito che da adesso l'Imperatore non lo avrebbero solo scelto i Re degli Stati Elettori, bensì gli Stati Generali, ossia l'insieme di Re degli Stati, tribuni della plebe e tutti i Lord maggiori che siedono nelle rispettive camere/diete reali. La cosa aveva generato grande malcontento, in quanto si chiedeva che per l'elezione dell'Imperatore venisse usato il metodo per testa, e non per ordine (che favoriva gli aristocratici). E' qui che in particolare scoppia la rivoluzione nelle tredici colonie, che fa nascere la prima forma di governo priva di ogni forma di aristocrazia, ossia una repubblica democratica (seppur censitaria).

Gli Austriaci supportano tale lotta, ma la cosa ha un ritorno di fiamma culturale in Francia (il paese che più di tutti ha dato per investire su questa lotta), dove gli ideali della rivoluzione si diffondono e si decide di lottare contro l'ancient regime. Scoppia la Rivoluzuone Francese. Napoleone viene spedito prima in Italia e poi in Africa, dove nel tentativo di strappare territori agli Austriaci inizia la prima forma di colonialismo africano. Napoleone diventa Primo Console, la Repubblica viene mantenuta e a suon di conquiste tutto l'Impero viene assorbito nelle varie repubbliche sorelle. A resistere Napoleone (che intanto ha sposato una principessa austriaca, per chiudere qualche fronte e garantendo alcuni privilegi aristocratici) sono solo la Spagna, l'Impero Asiatico e ciò che resta dei domini normanni. Inzialmente Napoleone pianificava di invadere con un grande esercito la Russia, poi si ricrede e invece attacca la Spagna, piegando il giogo inglese e sconfiggendo i ribelli, per poi invadere con la sua flotta e distruggere l'impero britannico. Il Sacro Romano Impero diventa Sacro Romano Impero Francese. Napoleone cede i domini di tutto il Nord America alle tredici colonie, che integrano nel modo più pacifico possibile i nativi del Nord e comprano l'Alaska.

Napoleone muore lasciando una costituzione forte. Gli ideali repubblicani sono in alcuni paesi ora norma (Italia, Spagna, Francia), altri paesi hanno invece preferito concedere costituzioni liberali pur mantenendo privilegi economici, mentre solo l'Austria si mantiene una monarchia assoluta. Ma tutti gli stati memrbi dell'Impero devono obbedire all'Imperatore. I principali partiti che si contendono il potere sono quello Assolutista (Asburgo), quello Costituzionale (Nepoleone) e quello repubblicano, che non risponde ad una particolare dinastia. Iniziano a diffondersi le idee del Marxismo in tutto l'Impero.

Con il 1848 L'Impero inizia a cedere sempre più diritti, intanto l'Africa è spartita seguendo un metodo analogo a quello dell'America, quindi un mix di annessioni, acquisizioni e regni amichevoli. In America intanto il continente è diviso tra tre superpotenze: gli Stati Uniti, la Gran Colombia (unione di tutti i paesi nativi ed ex province imperiali) e le colonie imperiali stesse. Tra Stati Uniti e Gran Colombia scoppia una guerra per la questione della schiavitù (il Sud è contrario, il Nord è favorevole). La guerra si conclude grazie a Lincoln, che viene eletto negli Stati Uniti (e supportato dalla Gran Colombia) e pone fine alla schiavitù, inizia accordi di integrazione con la Gran Colombia e centralizza la Federal Reserve.

L'Impero Asiatico, rimasto assolutista, è profondamente retrogrado e diventa preda delle influenze dell'Impero Romano. Il Giappone non resta a guardare, e grazie alla gloriosa restaurazione inizia a diventare un potente iper-impero. Ormai tutto il mondo è stato spartito. I giochi sono tra pochi giocatori. L'Impero Asiatico entra in crisi per la questione dell'Oppio, e scoppia una guerra. La Guerra coinvolge inevitabilmente l'Europa perché l'Austria, sempre più conservatrice, si è avvicinata all'Asia e alle sue influenze. L'Europa per affrettare la capitolazioone asiatica libera un certo Lenin. Il Giappone intanto fa man bassa dell'Asia e rapidamente conquista Corea, Vietnam, Manciuria, Indocina, India, Tibet e tutta la Cina, fino ad unificare tutto l'Impero in alleanza con l'Europa che si piglia il resto e il conflitto si conclude. L'Europa si tiene tutto ciò che sta di qua dagli Urali, il resto appartiene ai Giapponesi.

L'Impero Asiatico scoppia in una guerra civile tra tre fronti: quello Assolutista (capeggiato dalla monarchia Manciù e dai signori della Guerra), quello repubblicano capitalista (filo-Americano) e quello marxista (Filo-Europeo), popolare in Russia, capeggiato da Lenin. Il fronte capitalista e quello comunista si alleano momentaneamente, fino a liberare tutta la Russia, la Cina, il resto dell'Asia e arrivando fino in Giappone, dove la famiglia imperiale viene catturata. Un funzionario cinese trova una soluzione: rendere gli Imperatori i più fedeli comunisti dopo averli tenuti prigionieri in un campo di rieducazione, e così avviene. In seguito scoppia la guerra civile tra comunisti e capitalisti, vinta da questi ultimi. Il mondo è ora diviso tra Stati Uniti d'America, Impero Romano, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (sotto prima Trockij, poi Krushev e poi Gorbachev) ed infine in Africa nasce l'Unione Africana sotto la diarchia presidenziale di due politici sudafricani: Mohandas Gandhi e il giovanissimo Nelson Mandela suo futuro successore.

L'Unione Sovietica si democraticizza sempre di più, mentre l'Europa dopo una fase di flirt con i nazionalismi riesce a reprimerli con successo. Rivolta di stampo comunista si diffondono in tutto l'Impero, mentre vengono represse nel sanmgue in America. L'Europa si ritrova a fare da ago tra Asia ed America in una sorta di Guerra Fredda.

Alla fine i partiti comunisti, sempre uniti ai socialisti e ambientalisti e socialdemocratici in un Fronte Popolare, trionfano eleggendo Enrico Berlinguer come nuovo Imperatore. Berlinguer mette subito in chiaro di non voler abbandonare il capitalismo, ma attua serie riforme di wellfare, abolisce gli ultimi privilegi monarchici e fornisce grandi autonomie, risolve la questione meridionale (ossia quella Africana) legando l'Euro con il Dinaro africano. L'America intanto è stata preda di un periodo buio che si conclude con l'elezione del democratico Kennedy. Questi, ispirato dal suo mentore (ossia Roosevelt) avvia profonde riforme, wellfare e giustizia sociale, oltre che apertura a Romani e Sovietici. Un attentato a Kennedy rischia di porre fine alla sua vita. Questo lo renderà estremamente popolare. Kennedy è il primo democratico dai tempi del suo idolo a rompere la barriera dei due mandati, che viene formalmente abolita. I Kennedy governeranno a lungo ben oltre la sua morte, fino all'avvento in tempi moderni di Bernie Sanders che renderà l'America una Socialdemocrazia.

L'Unione Sovietica intanto sotto Gorbachev completa il suo processo di democraticizzazione e avvia il progetto OGAS, permettendo la decentralizzazione e la piena automazione, con un importantissimo sviluppo economico. I comunisti trionfano in Europa dopo lo scandalo Mani Pulite che spazza via le destre europee. Nasce l'Unione Atlantica, in cui Africa, Europa e America iniziano a pianificare di unirsi in una Federazione. Si inizia a parlare di fine del capitalismo in tutta la futura Unione con il tramonto dell'impero Merkeliano e l'ascesa di una giovanissima Greta Thunberg a capo del fronte Verde-Rosso, mentre l'uomo ha già completato il processo di terraformazione di Marte, la Luna è già colonizzata da tempo e ci sono moltissime basi su Venere e qualche base sperimentale su Mercurio.

Un giovane cantante di nome Johnny Silverhand (forse ispirato da ADRIAN, un antico profeta italiano) intanto inizia a suonare...

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Impossibile non riportare qui anche la dotta dissertazione di Bhrg'hros:

Un famosissimo quadro dell’architetto e archeologo londinese Charles Robert Cockerell (28.4.1788-17.9.1863), «The Professor’s Dream», che vedete riprodotto qui sotto, mostra un panorama costituito da celebri capolavori architettonici di tutti i tempi. Se non fosse già abusato, si potrebbe usare il titolo di «Age of Empires» per un analogo sogno di Equilibrio Geopolitico mondiale non ricavabile da un unico Punto di Divergenza, ma da una sorta di ‘Trattativa di Pace’ in un immaginario Congresso di Ucronisti. Continuo a essere del tutto convinto che la soluzione migliore sia il Mondo Unito, ma per amore di realismo ipotizziamo di limitarci a situazioni compatibili con l’Equilibrio di Potenza a partire dall’epoca dell’espansione europea: non possiamo evitare il Colonialismo, ma possiamo cercare di ridurne al minimo ‘ragionevole’ gli effetti e magari ridimensionare anche la Tratta degli Schiavi. In Asia possiamo schivare del tutto il Colonialismo e conservare all’apice della Potenza gli Imperi Ottomano, Ṣafawīde, Moḡūl e Qīng; per l’Africa mi rendo conto che non possiamo fermare la Spartizione, ma vorrei sospendere a metà Ottocento l’ucronia (in Oceania rinuncio a introdurre modifiche alla Storia vera). In Europa lasciamo divisi fra loro la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna, l’Impero Russo e quello Ottomano, conservando pure l’Indipendenza della Scandinavia, della Repubblica di Venezia e dello Stato Pontificio; la Polonia-Lituania non subisce alcuna diminuzione di territorio.

Evidentemente il massimo problema è come arrivare a un tale risultato, ma si tratta di una configurazione così particolare che è già impegnativo delinearla; l’ambizione è infatti che rappresenti una sistemazione geopolitica ‘giusta’, nella moralistica accezione del termine, sempre premesso che deve essere ‘nei limiti della ragione’ e non un volo di fantasia idealistica.

Comincio dalle Americhe. Dato che il massimo Genocidio di Amerindî è avvenuto nei Caraibi, che il massimo Etnocidio se ne ha nel XIX secolo dopo le ‘Indipendenze’ (N.B. dei Coloni, non dei Colonizzati...) e che nove decimi della Tratta degli Schiavi sono stati attuati da Inglesi, Francesi, Olandesi e Portoghesi (questi ultimi bloccati durante il periodo dell’Unione Iberica), mi pare che la soluzione meno dolorosa, all’interno del quadro dell’Espansione Europea, sia di mantenere gli Imperi Coloniali senza le Indipendenze, per amor di Equilibrio comprese le Colonie Francesi, ma – per favorire la Spagna – conservando le cessioni a quest’ultima da parte della Francia (nell’àmbito del Patto di Famiglia Borbonico) dopo la Guerra dei Sette Anni; contro la Tratta degli Schiavi, l’unica misura (soltanto palliativa, ma è già qualcosa) è di mantenere il Portogallo nell’Unione Iberica. Quindi: Imperi Coloniali nelle Americhe come nel 1756, ma con le cessioni francesi alla Spagna del 1763, il Portogallo unito alla Spagna e, per convenzione, l’Oregon spartito fra Gran Bretagna e Spagna come nella Storia reale fra Gran Bretagna e Stati Uniti. (Questo fa capire perché ho richiamato il quadro di Cockerell...)

Asia. Come anticipato, gli Imperi Ottomano, Ṣafawīde, Moḡūl e Qīng rimangono all’apice della rispettiva Potenza (gli Ottomani anche in Europa; Turchia e Persia naturalmente divise dal confine settecentesco, i Qīng con tutti i Tributarî; i Moḡūl diventano realmente Vassalli degli Ottomani e ne garantiscono la ricchezza, quindi la permanenza nella condizione raggiunta); la Russia si estende fino al Pacifico come all’avvento di Pietro il Grande, per il resto le uniche aree totalmente indipendenti sono il Giappone, la Malesia e Indonesia e l’interno e il Sud della Penisola Arabica. In Oceania non vedo alternative alla Colonizzazione Europea storica.

In Africa conserverei il più possibile gli Stati Precoloniali (soprattutto nel vasto interno) e i Dominî Portoghesi sulle coste (purché nell’àmbito dell’Unione Iberica, così da impedire il più possibile la Tratta degli Schiavi, pur senza evitare ahinoi la Schiavitù in generale).

Per l’Europa, Russia e Polonia-Lituania nei confini all’avvento di Pietro il Grande; Impero Ottomano come nel XVII secolo (unica eccezione dal Settecento: Bukovina all’Austria; non invece l’Ungheria Turca né la Transilvania, che resta il Centro del Protestantesimo in Europa Centro-Orientale); in compenso, Irlanda indipendente dalla Gran Bretagna e quindi, inevitabilmente, spagnola o francese; l’Unione di Kalmar può risorgere, come abbiamo visto molte volte, se, dopo la deposizione di Gustavo IV Adolfo da parte del Generale Georg Adlersparre, Federico VI di Danimarca accetta (come in questo caso sarebbe probabile) di diventare Successore designato di Carlo XIII. Venezia resta nei confini dell’Età Moderna (il collegamento territoriale fra l’Austria e Milano è dato dalla Contea di Chiavenna, la Valtellina, la Magnifica Comunità di Bormio, la Val Monastero, la Bassa Engadina, la Lega delle Dieci Giurisdizioni con Schanfigg e Partenza per il Trattato di Milano del gennaio 1622), lo Stato Pontificio in quelli fissati dal XIII secolo in poi. Nel Sacro Romano Impero, il Regno Longobardo della Nazione Gallesca conserva i Dominî Sabaudi (del tardo XVI secolo), la Repubblica di Genova e quella di Lucca, oltre ai 63 Feudi Imperiali minori, compreso San Marino (il resto è direttamente asburgico); all’Imperatore tornano Jülich, Kleve e nel XIX secolo l’Assia-Kassel. Si mantiene l’Unione Iberica fra Spagna e Portogallo.

Punti controversi:

1) Irlanda – alla Francia o alla Spagna?
2) Spagna (nella sua unità complessiva, con tutti i Regni
connessi) – agli Asburgo o ai Borboni?
3) Francia – nei confini di Francesco I o di Luigi XVI?
4) Provinc(i)e Unite e Svizzera (e Alleati): nell’Impero o fuori?
5) Polonia-Lituania: in Unione Personale con qualche Potenza?

Proposte:

1) Irlanda. Dato che l’Unione con la Francia o la Spagna comporta comunque la soggezione a una Monarchia Assoluta, si tratta di vedere in quale delle due sarebbero rimasti più residui di Autonomia. Il caso della Catalogna (unico territorio di una certa estensione, a quanto mi risulta, che ha sperimentato entrambe le soluzioni) indica chiaramente la Spagna, purché non Borbonica.

2) Spagna. Da sola non sarebbe rimasta. Con i Borboni si è visto come è finita. Gli Asburgo (purché più potenti dei Borboni) sono l’unica alternativa percorribile. (Prevedo discussioni infuocate)

3) Francia. Se prendiamo l’inizio e la fine del Regno della Dinastia Capetingia, i confini si sono vistosissimamente espansi a spese della Germania e alquanto contratti a Sud, con la perdita della Catalogna. In un quadro che prevede l’integrità della Spagna, i confini francesi da discutere sono quelli verso l’Impero. Da Ugo Capeto (in realtà da Filippo il Bello) a Luigi XVI il confine si è costantemente spostato verso Est; quello dell’epoca di Francesco I (prima dell’occupazione del Ducato Sabaudo) si colloca a metà e rinuncia alle acquisizioni ottenute solo attraverso aggressioni violente, conservando invece quelle per acquisto o per eredità, sia pure contestabile.

4) Poiché l’uscita dell’Olanda e della Svizzera dall’Impero è il portato dell’Imperialismo del Mazzarino per Luigi XIV, vale quanto considerato al punto precedente, quindi Olanda e Svizzera rimangono nell’Impero, conservando tutte le proprie Autonomie storiche.

5) La Polonia-Lituania non è riuscita a conservarsi indipendente. L’unica possibilità di mantenere i confini storici è l’Unione Personale con un’altra Potenza, in particolare vicina, dunque una delle tre che se la sono spartita. La condizione del Cattolicesimo del Sovrano e l’esperienza delle Spartizioni, dopo le quali in Russia l’unica lingua (dal 1867) è stata il russo, in Prussia (da sùbito) il tedesco e in Austria (con brevi eccezioni) il polacco, dànno come risultato incontrovertibile che la Polonia-Lituania si sarebbe conservata (più o meno come l’Ungheria fino al 1804 e dopo il 1867) solo con un Sovrano Austriaco.

Il quadro che ne risulta è simile a quello visto in tante discussioni, ma se si considera spregiudicatamente è l’unico che permette all’Equilibrio di Potenza di sopravvivere (senza essere travolto dallo Strapotere Anglo-Franco-Russo): un forte Impero Ottomano, tenuto nei suoi confini (senza possibilità di ulteriore espansione) da una Spagna potenziata dall’aggiunta della Polonia-Lituania attraverso l’Arcicasa Asburgica come Dinastia Imperiale della Germania, il tutto come unica garanzia possibile di fissare da un lato l’Impero Russo (già pluricontinentale) nei confini pre-petrini, dall’altro di bloccare l’ulteriore espansione della Francia e della (nel XVII ancora recente) Unione Anglo-Scozzese. La Scandinavia è di nuovo unita, la Questione Irlandese è risolta, d’altronde l’Inghilterra è indipendente dalla Spagna, la Francia è circondata ma indipendente e dotata di Impero Coloniale, la Questione Catalana non nasce neppure e il Portogallo gode se non altro di una condizione migliore di quella della stessa Catalogna, la Polonia è integra e unita alla Lituania, dove i Sudditi Slavi Orientali Ortodossi godono di tutte le possibili Libertà di Culto, la Transilvania è autonoma e per sua scelta tributaria del’Impero Ottomano anziché dell’Austria, il cui Impero non ha più né la Questione Croata né quella Slovacca (gli Ungheresi Asburgici sono una piccola Minoranza) né tantomeno Polacca ma neppure Rutena, meno che mai Romena (tutta interna all’Impero Ottomano – e in particolare in tre Principati Tributarî – a eccezione di una parte della Bukovina, maggioritariamente invece rutena) e, che non guasta, con la Questione Tedesca inesistente e di fatto l’Unità d’Italia a eccezione di Roma e Venezia (quindi quasi a livello del 1861). La Russia è totalmente “Sovrana” (lingua scritta ufficiale resta lo slavo ecclesiastico russo; Pietro introduce l’uso del tedesco) e nell’Impero Ottomano non esiste Nazionalismo Turco perché il Sistema dei Milal (Milletler) si conserva nelle forme originarie.

Il Mondo così delineato è quanto di più ‘giusto’ riesca a pensare se si rinuncia all’Unificazione del Globo. Le Grandi Potenze sono Spagna(-Impero-Polonia), Gran Bretagna, Francia, Scandinavia, Russia, Turchia-India, Persia, Cina, se vogliamo anche Giappone; queste Potenze tuttavia non esauriscono affatto la superficie della Terra, perché in Africa si concentra la massima parte degli Stati (in America non ne rimangono, in Oceania quasi nessun altro, in Asia pochissimi non tributarî, in Europa solo Venezia e il Papato; Ragusa e la Serbia sono tributarie degli Ottomani, per il resto la Serbia adotta – come storicamente – lo slavo ecclesiastico russo come lingua ufficiale). In prosieguo di tempo, istanze di collaborazione si instaurano fra le Potenze Europee. Gran Bretagna e Scandinavia sono rette da Dinastie tedesche, di fatto anche la Russia, tutte e tre hanno Feudi Imperiali in Germania; Francia e Spagna-Austria sono unite da un Patto di Famiglia Asburgo-Borbonico anziché solo Borbonico; Germania e Impero Ottomano costituiscono l’Unione Mitteleuropea, estensibile anche alla Scandinavia. Da qui a una “Repubblica Europea” (confederale) il passo può essere breve, se ce n’è la volontà politica, ma non voglio spingere la situazione oltre il livello minimo. Quel che mi interessa in questo caso è di mostrare che cosa è un vero Equilibrio Politico, dove nessuno può prevalere sugli altri neanche di un chilometro, benché non esista alcuna Superpotenza a fare da Gendarme Mondiale.

Per chi fosse interessato: la Sublime Porta comunica con le Potenze Cristiane in italiano (come ha sempre fatto con la Russia), quelle Cattoliche e Riformate – fra loro – in latino, la Francia anche in francese con la Gran Bretagna e l’Impero, la Russia in tedesco con i Vicini occidentali.

Ciò che balza all’occhio è che, in questa situazione di Equilibrio, la Russia è rimasta Potenza Continentale (bicontinentale, per la precisione), senza sbocchi al mare fuorché sul Caspio e sul Pacifico (qui però fino all’Oregon, che le permette di essere una Potenza Oceanica e quindi di mantenere Kauaʻi). Non c’è infatti Equilibrio in alcuna versione intermedia fra questo estremo e quello in cui la Russia controlla gli Stretti (ossia ha annesso l’Impero Ottomano) e ha direttamente inglobato la Scandinavia, compresa la Norvegia, diventando però in tal caso una Superpotenza e creando quindi un ‘Equilibrio’ con Egemonia. Perché la situazione di Equilibrio qui delineata si mantenga stabilmente, è dunque necessario che i Vicini della Russia siano molto più potenti che nella Storia reale (perciò la Svezia nella Scandinavia riunificata, la Polonia-Lituania con l’Austrispania e l’Impero Ottomano con l’India, oltre che la Cina sempre al massimo livello raggiunto, necessariamente non attaccata dal Colonialismo Europeo).

Si dirà che in questa ucronia una Superpotenza c’è ed è la Spagna: questa rischia di essere una deformazione contemporaneistica, perché l’Impero Ispanoamericano è sì potenzialmente ricchissimo, ma rimarrà a bassa intensità di sfruttamento, senza massiccia Colonizzazione Europea (senza nemmeno Tratta degli Schiavi, al di là di singoli isolati). La Gran Bretagna, pur senza India (oltre che senza Irlanda), è altrettanto potente (Canada Britannico e Oregon, Tredici Colonie, Australia, Nuova Zelanda, Basi sulle Coste Africane e Indiane), la Francia – pur nei confini del 1535 – anche di più, perché ha (e sfrutta) tutto il Canada Francese e gli attuali Stati Uniti fra gli Appalachi e il Mississippi. Tutte le Potenze Europee e la Cina, poi, sostengono la Persia, stretta su due lati dall’Impero Ottomano e dal vassallo Impero Indiano, perché questi ultimi due non la annettano diventando a loro volta una Superpotenza senza rivali. Anche il Marocco gode del sostegno europeo in funzione antiottomana e quindi non è minacciato dall’Unione Iberica.

In Europa nessuno è preponderante: certo Gran Bretagna e Francia appaiono come Potenze paragonabili all’Austria e alla Prussia storiche, ma a differenza di queste hanno un Impero Coloniale sfruttato come nella Storia reale e considerevolmente vasto (anche se quello Britannico non è ai livelli di Superpotenza che abbiamo conosciuto); se ci limitiamo al Continente nei suoi limiti geografici convenzionali, Russia e Spagna-Impero-Polonia detengono la superficie più estesa, ma l’Impero Ottomano lo è anche di più, anche se certo la Russia a sua volta si estende in Siberia (e, come visto, è una Potenza Oceanica a partire dalle Basi nel Pacifico) e la Spagna-Impero-Polonia ha il proprio grande Impero (per quanto poco sfruttato) nelle Americhe.

Venezia e il Papato, come detto, conservano la propria Indipendenza e Integrità Territoriale. La Svizzera e l’Olanda altrettanto, purché nell’Impero. Così pure Lucca, Genova e i Savoia, nei confini recuperati dopo l’Occupazione Francese. La Sardegna e la Due Sicilie, come Milano, conservano la propria Dinastia più longeva; i Gonzaga, gli Estensi, i Medici e i Farnese si estinguono naturalmente (senza mai alcuna Reichsexekution), restituendo i proprî Feudi all’Imperatore (vengono annessi a Milano solo Parma e i Dominî Gonzagheschi); Siena rimane una Signoria, unita alla Corona Spagnola.

La Spartizione del 1622 chiude la Guerra Confessionale nei Grigioni. In Germania, tutti i Feudi Ecclesiastici e le Libere Signorie rimangono tali, senza incorporazioni o Mediatizzazione; la Danimarca conserva i Ducati (Holstein nell’Impero).

In questa situazione di Equilibrio, rappresentata di fatto dalla sopravvivenza – in ottime condizioni – dei grandi ‘Perdenti’ della Storia (Spagna-Portogallo, Austria, Svezia e Danimarca, Polonia-Lituania, Turchia, Persia, India, fino a un certo punto anche la Cina), le Potenze che ‘fremono’ sono quelle che per noi sono state le grandi Vincitrici, Gran Bretagna, Francia e Russia (gli Stati Uniti non nascono neppure). Per impedire che stravincano, ripeto ancora una volta, è necessario che siano ‘bloccate’ da Vicini molto più potenti che nella Storia reale, quindi per forza almeno in parte raggruppati fra loro (Turchia e India; Spagna, Austria e Polonia; Danimarca e Svezia). Non sarà un Mondo senza guerre, ma pressoché di certo un Mondo nel quale le guerre terminano sistematicamente senza alcun guadagno territoriale, per cui alla fine tutti si renderanno conto della loro inutilità o perlomeno punteranno più sullo sviluppo della Difesa che dell’Attacco.

Lo Schiavismo esisterà lo stesso, ma limitato nello spazio e pure nel tempo (all’inizio del XIX secolo tutte le Potenze Europee lo vieteranno, come al Congresso di Vienna). L’Espansione Demografica Europea è alquanto diversa da quella storica: gli Anglo-Scozzesi avranno a disposizione un Impero meno esteso (dove si concentreranno; invece ovviamente niente Irlandesi in Australia), i Francesi uno più esteso (in Nordamerica), mentre il grosso dell’Immigrazione Europea verso le Americhe (Irlandesi, Portoghesi, Spagnoli, Italiani, Tedeschi, Polacchi, Ucraini) avrà a disposizione tre sbocchi: ancora le Americhe (Nordamerica solo a Ovest del Mississippi, a parte la Florida), sia pure in minore intensità, ma prima ancora il classico luogo dell’ascesa sociale in Età Moderna (a condizione della Conversione all’’Islām e all’adozione del turco come lingua) – l’Impero Ottomano (talvolta proprio negli stessi territorî storici che per noi sono stati ripopolati dopo la Riconquista Asburgica!) – e pur sempre la Russia, soprattutto da Pietro il Grande e Caterina II in poi. Ce n’è abbastanza per una Rivoluzione Industriale sì ritardata, ma policentrica (non solo Gran Bretagna, ma forse prima ancora Olanda, Belgio, Francia, perché no anche Genova e Venezia coi rispettivi retroterra lombardo e toscano, magari anche Napoli e probabilmente la Catalogna; non trascurerei neppure qualche area ottomana)...

La principale Questione Nazionale – a parte i tentativi di Parigi di raggiungere il Confine Renano – sarà quella ungherese, quasi interamente all’interno dell’Impero Ottomano (a parte una piccola Minoranza asburgica, che soffierà sul fuoco contro la Sublime Porta), ma sovrastata dalla sovrapposizione del quadruplice Confine Religioso/Confessionale fra Cattolici, Ortodossi, Evangelico-Riformati e Musulmani. Il Panslavismo sarà a guida asburgica (ma ovviamente sempre frustrato, in questa situazione di Equilibrio); di “Unità d’Italia” parleranno gli Imperiali, mentre Venezia e il Papato coltiveranno sentimenti ‘patriottici’ di Difesa dell’Indipendenza. Il Pangermanesimo è completamente realizzato nell’accezione di Alldeutsche Bewegung (Movimento per l’Unità di tutti i Tedeschi), mentre come Pangermanentum (Unione di tutti i Germani, quindi con la Scandinavia e la Gran Bretagna) potrebbe essere il terreno d’incontro ‘ecumenico’ fra Imperiali e ‘Protestanti’ (i Sostenitori della Parola d’Ordine “Via da Roma”).

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Non può esimersi dal dire la sua anche l'immaginifica Enrica S.:

E se quello di ucronista diventasse un lavoro a tutti gli effetti, remunerato dalla comunità? Immaginate un po' un dialogo di questo genere:

"Che mestiere fai?"
"L'ucronista."
"Ah! E si guadagna bene?"
"Purtroppo mi pagano in talleri di Maria Teresa..."  :D  :D  :D

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E ancora, ecco la prospettiva di Paolo Maltagliati: una vera e propria... autoucronia!  Mi sembra giusto metterla a suggello di questa pagina in cui si sono confrontati così alti ideali.

A furia di schiudere le porte della storia controfattuale, prima o poi tutti gli ucronisti della Repubblica di Utopiaucronia entrano completamente nei miraggi creati dalla loro fantasia, non distinguendo più la linea temporale in cui vivono da quelle che hanno inventato. Per ragione psichiatriche la composizione di ucronie viene vietata e anche la modalità di insegnamento della storia nelle scuole viene riformata per essere "mind-friendly", ovvero, banalizzata e semplificata. Ma un eroico gruppo continua a comporle, anche come modo per riportare la gente a studiare la storia ponendosi le domande sul "perché", e potrebbe portare ad una maggiore consapevolezza degli eventi del presente!

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Anche se mi costa molto dolore, devo necessariamente pubblicare il messaggio di commiato che ci ha scritto il nostro Presidente della Repubblica di Utopiaucronia, il grandissimo Enrico Pellerito, il triste giorno 17 settembre 2019:

Trovo adesso un po' di forza per scrivervi e porgervi un affettuoso saluto di congedo.
Qualcuno di voi è già a conoscenza del mio stato di salute, che non è certo dei migliori.
Stante l'attuale arte della medicina nei confronti di alcuni particolari tipi di mali, posso solo venire supportato con le chemioterapie per ritardare un percorso che, però, non ha speranze.
Per carità, può sempre spuntare un risultato positivo attraverso le sperimentazioni dei centri di ricerca sparsi nel mondo, ed anche per questo lotterò con caparbietà finché avrò forza e volontà.
Avrei voluto completare e pubblicare le analisi sulla capacità sudafricana di usare la loro marina e in particolare i sottomarini, per contrastare i Cubani.
Avrei voluto intervenire nella diatriba riguardo la fragilità delle aree petrolifere del Caucaso, sulla difficoltà di ottenere risultati consistenti dal bombardamento di quelle zone (solo l'utilizzo di bestie come i B-29 avrebbe permesso ciò, tant'e che Groznyj non fu mai attaccata dai Sovietici quando era sottoposta ai Tedeschi).
E i tempi di riattivazione tecnica degli impianti incendiati intorno a Groznyj, furono anch'essi lunghi, tanto per parlare degli aspetti e delle modalità logistiche).
E poi altre cose che mi sono rimaste nella memoria del Pc.
Questi anni passati qui a discutere con voi li considero il "vero privilegio"; ci siamo scambiati opinioni, punti di vista, elaborazione degli studi e dalle analisi che nel tempo abbiamo affrontato.
Ci siamo arricchiti reciprocamente, pur mantenendo le proprie posizioni.
Mi permetto di esprimere un consiglio: dialogate fra di voi con reciproco rispetto, facendo attenzione a non essere male interpretati; troppe volte nel passato ho visto interrompere interessantissime discussioni sol perché una semplice parola è stata fraintesa.
Auguro tanta salute e tanta fortuna a tutti quanti voi. Vostro Presidente Enrico Pellerito

Purtroppo Enrico, il nostro caro Enrico, ci ha lasciato nella notte tra il 21 e il 22 settembre 2019. Possa egli insegnare agli Angeli a scrivere ucronie.

Il nostro compianto Presidente Enrico Pellerito

Quella che vedete qui sopra è una foto del nostro amico Enrico, risalente al giugno 2017. Se osservate il testo visibile nella libreria proprio sopra la sua testa... è "La storia fatta con i se"! Un vero ucronista non si smentisce mai.

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Chiudiamo la pagina con l'epicedio scritto per lui dal nostro Paolo Maltagliati:

Non voglio fare "quello bravo a scrivere", ma due parole mi sento di buttarle giù lo stesso:

Caro Enrico, la ‘repubblica’ di cui hai orgogliosamente fatto parte, non è certo la Corea del Nord… Eppure, una similitudine con la nostra ce l’ha. Sei il nostro presidente eterno. Non come tiranno, non come leader idolatrato dalle masse, ma come indimenticato amico di mille discussioni, ardito combattente di mille battaglie dialettiche (che da noi non mancano e non mancheranno mai), saggio navigatore che ci sapeva condurre, anche quando preferivamo litigare che discutere...

Per quanto banale possa sembrare un ‘ci mancherai’, non so dire altro, conscio che non ci sono (e, forse, nemmeno ci possono essere) parole grandi abbastanza per raccontare il buco che hai lasciato dentro di noi.

Cari familiari di Enrico, vi poniamo le nostre condoglianze più sentite per quello che per noi è stato, è e, senza dubbio, sarà sempre un grande amico.

Ora che stai di là e sai tutta la storia di tutti i mondi possibili, chissà come sorriderai delle nostre ucronie...

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Il nostro Webmaster ha dedicato all'amato Enrico un suo racconto, "A Cana di Galilea". Chi desidera leggerlo può scaricarlo a questo indirizzo. Invece l'amico Paolo Maltagliati gli ha dedicato questa sua ucronia.

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Chi vuole contribuire alla crescita della nostra Micronazione, ci scriva a quest'indirizzo...


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