Raccontini che fanno pensare

Il male, il freddo e l'oscuritàLe cose non sono mai quelle che sembrano...Il cieco e il pubblicitarioDietro ogni uomo...La carota, l'uovo e il cafféLa saggezza di SocrateIl Paradiso e l'InfernoPerchè le persone gridano?Il dodicesimo cammelloLe quattro candeleCreatori di sfortunaDialogo tra l'Uomo e Dio

1) Il male, il freddo e l'oscurità

Germania, Inizio del secolo XX.

Durante una conferenza con vari universitari, un professore dell'Università di Berlino lanciò una sfida ai suoi alunni con la seguente domanda:

"Dio creò tutto quello che esiste?"

"Un alunno rispose con coraggio:

"Sì, Lui creò tutto..."

"Realmente Dio creò tutto quello che esiste?" domandò di nuovo il maestro.

"Sì, signore", rispose il giovane.

Il professore replicò: "Se Dio ha creato tutto quello esiste, Dio ha fatto anche il male, visto che esiste il male! E se stabiliamo che le nostre azioni sono un riflesso di noi stessi, Dio è cattivo!!!"

Il giovane ammutolì di fronte alla risposta del maestro, inorgoglito per aver dimostrato, ancora un volta, che la fede era un mito.

A questo punto un altro studente alzò la mano e disse:

"Posso farle una domanda, professore?"

"certamente", fu la risposta del professore.

Il giovane si alzò e chiese:

"Professore, il freddo esiste?"

"Ma che domanda è questa? Logico che esiste... o per caso non hai mai sentito freddo?"

Il ragazzo rispose:

"In realtà, signore, il freddo non esiste. Secondo le leggi della Fisica, quello che consideriamo freddo, in realtà è l'assenza di calore. Ogni corpo o oggetto lo si può studiare quando possiede o trasmette energia; il calore è quello che permette al corpo di trattenere o trasmettere energia. Lo zero assoluto è l'assenza totale di calore; tutti i corpi rimangono inerti, incapaci di reagire, però il freddo non esiste. Abbiamo creato questa definizione per descrivere come ci sentiamo quando non abbiamo calore".

"E... esiste l'oscurità?" continuò subito dopo lo studente. Il professore rispose:

"Esiste eccome!"

Il ragazzo allora ripigliò:

"Neppure l'oscurità esiste. L'oscurità, in realtà, è l'assenza di luce. La luce la possiamo studiare, l'oscurità, no! Attraverso il prisma di Nichols, si può scomporre la luce bianca nei suoi vari colori, con le sue differenti lunghezze d'onda. L'oscurità, no! Come si può conoscere il grado di oscurità in un determinato spazio? In base alla quantità di luce presente in quello spazio. L'oscurità è una definizione usata dall'uomo per descrivere il grado di buio quando non c'è luce."

Per concludere, il giovane chiese al professore:

"Signore, il Male esiste?"

E il professore rispose imbarazzato:

"Come ho affermato all'inizio, vediamo stupri, crimini, violenza in tutto il mondo. Queste cose sono il male."

Lo studente concluse:

"Il male non esiste, Signore, o per lo meno non esiste da se stesso. Il male è semplicemente l'assenza di bene... Conforme ai casi anteriori, il male è una definizione che l'uomo ha inventato per descrivere l'assenza di Dio. Dio non creò il male... Il male è il risultato dell'assenza di Dio nel cuore degli esseri umani. Lo stesso succede con il freddo, quando non c'è calore, o con l'oscurità, quando non c'è luce."

Il giovane fu applaudito da tutti in piedi, e il maestro, annichilito, rimase in silenzio.

Il rettore dell'Università si diresse verso il giovane studente e gli domandò:

"Qual è il tuo nome?"

"Mi chiamo Albert Einstein."

.

2) Le cose non sono mai quelle che sembrano...

Ed ecco un'altra "lezione", non meno istruttiva.

.

In tempi remoti due angeli viaggiavano sulla Terra in forme umane, in missione per conto dell'Onnipotente. A un certo punto si fermarono per trascorrere la notte a casa di persone benestanti.

La famiglia era sgarbata e si rifiutò d'alloggiare gli angeli nella stanza degli ospiti. Diedero invece agli angeli una piccola stanza fredda nell'interrato. Mentre si prepararono il letto sul pavimento duro, l'angelo più anziano vide un buco nel muro e lo riparò.

Quando l'angelo più giovane chiese il perchè, l'angelo più anziano rispose: "Le cose non sono mai quelle che sembrano..."

La notte seguente la coppia si fermò presso la casa di un contadino e di sua moglie, entrambi molto poveri, ma anche molto ospitali.

Dopo aver condiviso il po' di cibo disponibile, obbligarono gli angeli a dormire nel loro letto, permettendo loro una buona notte di riposo, mentre essi dormirono sul pavimento.

Quando il mattino seguente il sole si levò, gli angeli trovarono il contadino e sua moglie in lacrime. La loro unica mucca, il cui latte era la loro unica fonte di guadagno, giaceva morta nel campo.

L'angelo più giovane si adirò e chiese al più anziano come avesse potuto permettere che ciò accadesse, ma egli gli rispose solo: "Le cose non sono mai così come sembrano..."

L'angelo più giovane perse il controllo e gli buttò in faccia:

"Il primo uomo aveva tutto e l'hai aiutato. La seconda famiglia aveva poco ma era desiderosa di condividere tutto, e tu hai lasciato morire loro la mucca.

"Le cose non sono mai ciò che sembrano", rispose l'angelo più anziano. "Quando eravamo nell'interrato della grande casa, ho notato che nel buco era conservato dell'oro in grande quantità. Visto che l'uomo era così ossessionato dall'avidità e non era desideroso di condividere la sua fortuna, ho sigillato il muro, così non lo troverà mai più.

Ieri sera, mentre dormivamo nel letto del contadino, venne l'angelo della morte per prendersi sua moglie. Io l'ho convinto a prendere in sua vece la mucca..."

A volte è esattamente ciò che accade quando le cose non vanno così come dovrebbero. Se hai fede, devi credere che qualsiasi cosa accade è a tuo vantaggio. Forse non lo capirai se non più tardi... Le cose non sono mai così come sembrano!

.

3) Il cieco e il pubblicitario

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: "Sono cieco, aiutatemi per favore."

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e vi lasciò cadere una moneta, ma poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone, e soprattutto che cosa vi avesse annotato. Il pubblicitario rispose:

"Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo".

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:

"Oggi è primavera e io non posso vederla."

.

4) Dietro ogni uomo...

Barbara Walters, famosa giornalista televisiva americana, ha condotto uno studio sui ruoli maschili e femminili a Kabul in Afghanistan, alcuni anni prima del conflitto afgano. È risultato che le donne, per  tradizione, camminano 5 passi dietro al marito. Recentemente e tornata a Kabul e ha osservato che le donne continuano a camminare dietro ai loro mariti. Il regime dei talebani ha fatto si che camminino adesso ancora più distanziate dai loro uomini; ma quello che lascia perplessi è il fatto che le donne sembrano felici di mantenere la vecchia tradizione. La signora Walters ha allora avvicinato una delle donne afgane e le ha domandato:

"Come mai sembrate felici di questa vecchia tradizione che una volta avete cercato con tanta determinazione di cambiare?"

"Le mine", rispose l'interpellata senza esitazione.

Morale: Dietro ogni uomo c'è sempre una donna intelligente!

Una vignetta di Angelo Fiombo che fa davvero pensare!

Una vignetta di Angelo Fiombo che fa davvero pensare!

.

5) La carota, l'uovo e il caffé

Una giovane ragazza venne dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di piantare tutto; era stanca di combattere con le vicende della vita. Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose.

La madre la portò in cucina. Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire.

Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffé macinati. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.

Dopo circa venti minuti spense il fuoco. Tirò fuori la carota e la depose su un piattino. Così fece anche con l’uovo, e versò il caffé, filtrandolo, in una tazza.

Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: “Dimmi cosa vedi.”

“Una carota, un uovo e del caffé”, rispose la figlia.

La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota. Lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l’uovo e di romperlo.

Dopo averlo tolto il guscio, notò l’uovo indurito dalla bollitura.

Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffé. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.

Poi, chiese alla madre: “*Che cosa significa tutto questo?”

La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità: l’acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso.

La carota era entrata nell’acqua forte e dura…. Ma dopo aver lottato con l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.

L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.

Il caffé macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, esso aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata!

“Con quale di questi tre ti identifichi?” chiese la madre alla figlia. “Quando l’avversità bussa alla tua porta, come rispondi? Ti comporti come la carota, come l’uovo o come i grani di caffé macinati?

Chiediti sempre « a quale di questi tre rassomiglio? »

Sono come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento soffice e rammollita e perdo la mia forza?

Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, ma cambia con il calore? Avevo un buon carattere e un’indole serena, poi a causa di una sofferenza causata dalla morte di una persona cara o da una depressione, una transazione finanziaria andata male o qualche altra prova, sono diventato indurito e gelido? Forse il mio guscio sembra sempre lo stesso, ma all’interno mi sento amareggiato e indurito, con uno spirito arido e un cuore duro?

Oppure, sono come il caffé macinato? Se guardi bene, esso cambia l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza. Quando l’acqua si scalda, il caffé comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza. Se sei come il caffé, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu diventerai migliore e cambierai la situazione che ti concerne.

Quando ti senti male, e le prove della vita sembrano essere enormi, cerchi di elevarti ad un altro livello? Come ti comporti nelle avversità? Sei come una carota, un uovo o come i grani di caffé macinato?

Possa tu avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte, e abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e abbastanza speranza da renderti felice.

Le persone più felici non sono quelle che hanno il meglio di tutto; Sono quelle che sanno tirare il meglio da quello che la vita riserva loro. Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato dimenticato; non puoi avanzare nella vita se non lasci andare gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire nel profondo.

Quando sei nato piangevi e tutti intorno a te ridevano. Vivi la tua vita in modo tale che, alla fine, tu riderai mentre gli altri piangeranno.”

.

6) La saggezza di Socrate

Un giorno un uomo andò a trovare Socrate e gli disse:

"Socrate, devo raccontarti una cosa su un tuo giovane allievo. Vedi, il fatto è che lui..."

Ma il grande filosofo interruppe il pettegolo:

"Non continuare, prima vorrei farti tre semplici domande su quello che hai da dirmi."

"Tre domande? Quali domande, Socrate?"

"La prima domanda si chiama verità. Puoi giurare che quello che vuoi raccontarmi è l'assoluta verità?"

"No, ma ne parlavano al mercato, e pensavo che tu..."

"Quindi tu personalmente non sai se ciò che vuoi dirmi è vero. La seconda domanda si chiama bontà. Quello che vorresti dirmi è buono?"

"Veramente no, perché sembra che quel tipo.. "

"Quindi vorresti dirmi qualcosa di cattivo, anche se non sei sicuro che sia vero?"

"Io credevo che..."

"Resta la terza domanda, l'utilità. Mi sarà utile sapere ciò che vorresti dirmi?"

"Non saprei..."

"Allora perché vorresti riferirmi una cosa che ha almeno il 50% di probabilità di essere falsa, cattiva e inutile?"

Sentendo questo, il pettegolo si vergognò di se stesso e se ne andò con la coda tra le gambe.

Ricordiamocelo. Spesso ci comportiamo, io per primo, diversamente da come fece Socrate.

Un pettegolezzo viaggia a maggior velocità verso il luogo dove provoca il maggior danno (Legge di Agrait)

La vera signora non fa pettegolezzi, fa trapelare indiscrezioni (J. Dale)

Chi dice che non vuole parlare male degli altri lo sta per fare (Antonio Amurri)

C'è qualcosa di peggio che essere oggetto di chiacchiere: passare inosservati e vivere una vita anonima (Lord Darlington in "Le seduttrici")

Alla gente le chiacchiere non piacciono soltanto quando si parla di loro (Will Rogers)

Non tutti ripetono i pettegolezzi, alcuni li migliorano (anonimo)

.

7) Il Paradiso e l'Inferno

Un sant'uomo si trovò un giorno a conversare con Dio e gli chiese:

"Signore, mi piacerebbe sapere come sono fatti il Paradiso e l'Inferno."

Dio condusse il sant'uomo verso due porte.

"Aprì una delle due e guarda all'interno."

Il sant'uomo obbedì. Al centro della stanza c'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola si trovava un largo recipiente contenente cibo dal profumo tanto delizioso che il sant'uomo si sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato, ed avevano tutti l'aria affamata. Il sant'uomo guardò, ed ecco, avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, collegati alle loro braccia.

Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.

"Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio allora gli disse:

"Hai appena visto l'Inferno."

Dio e l'uomo si diressero allora verso la seconda porta. Dio la aprì. la scena che il sant'uomo vide era identica alla precedente: c'erano la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici collegati alle braccia. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Allora il sant'uomo sbottò:

"Non capisco! Come mai questa differenza?"

"È semplice, gli spiegò Dio: "questi hanno appreso a nutrirsi gli uni gli altri con i cucchiai, mentre gli altri non pensano che a loro stessi. Per questo quello è l'Inferno della solitudine, questo il Paradiso della comunione. Anche Mio Figlio, quando è morto sulla croce, non pensava a se stesso, ma a te."

Tu che hai letto queste brevi righe, ricordati che io dividerò sempre il mio cucchiaio con te.

.

8) Perchè le persone gridano?

Perchè due persone quαndo discutono urlαno? 

Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:

"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"

"Gridano perché perdono la calma", rispose uno di loro.

"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" domandò nuovamente il pensatore.

"Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti" replicò un altro discepolo.

E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"

Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore. Allora egli esclamò:

"Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati? Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si allontanano molto. Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare. Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro. D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate? Loro non gridano, parlano soavemente. E perché?Perché i loro cuori sono molto vicini. La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano. E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi. I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."

Infine il pensatore concluse dicendo:

"Quando voi discuterete, non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

Ah, dimenticavo! Il pensatore in questione era Mohandas Karamchan Gandhi.

.

9) Il dodicesimo cammello

C'è un famoso racconto di Julio Cesar de Melo e Sousa (1895-1974), scrittore, matematico e accademico brasiliano, noto anche come Malba Tahan, pseudonimo sotto cui si nascose fingendosi autore di lingua araba per proporre il suo famoso "L'uomo che sapeva contare" del 1938. Questo, in sintesi, il racconto.

Un cammelliere, quando mori, lasciò per testamento ai tre figli l'unico bene che aveva: i suoi 11 cammelli. Ne assegnava metà al primo figlio, un quarto al secondo e un sesto all'ultimo. Ma lì nasceva un problema: la metà di undici cammelli portava a cinque cammelli e mezzo e i conti non si potevano fare. Iniziava così un pesante conflitto che non sembrava si potesse risolvere.

Passava di lì un altro cammelliere, che offri il suo aiuto per risolvere la diatriba. Decise di donare un suo cammello ai fratelli che così divennero proprietari di 12 cammelli. Grazie a questa donazione fu possibile soddisfare le pretese dei tre eredi: al primo andarono sei cammelli (la metà di 12), al secondo tre cammelli (un quarto di 12) e al terzo due cammelli (un sesto di 12). Tutti furono soddisfatti: nessuno di loro otteneva né più né meno di quarto stabilito dal testamento, e il totale faceva esattamente undici cammelli. Il cammelliere di passaggio poté così riprendersi il dodicesimo cammello (il suo), andarsene soddisfatto e lasciare tutti contenti.

Quella del dodicesimo cammello è una storia che ci fa capire come l'affidarsi alla sola efficienza non ci aiuta a raggiungere la giustizia sociale. Perseguire la "giustizia" significa lasciar spazio al dono e alla sua fertilità di generare valore e ricchezza.

Inoltre, come scrive Malba Tahan, « se contempliamo il cielo in una notte limpida e tranquilla, sentiamo di non poter comprendere le meravigliose opere di Dio. Ai nostri occhi stupiti le stelle formano una luminosa carovana che viaggia in un deserto infinito, dove sterminate nebulose e pianeti erranti seguono eterne leggi nelle profondità degli spazi e ci suggeriscono una nozione ben precisa: l'idea di numero ». Tutto ciò dimostra che la matematica possiede non solo verità, ma anche bellezza.

.

10) Le quattro candele

In una stanza c'erano quattro candele che, bruciando, si consumavano lentamente.

Il luogo era talmente silenzioso che si poteva ascoltare la loro conversazione.

La prima diceva:

"IO SONO LA PACE, ma gli uomini non mi vogliono: penso proprio che non mi resti altro da fare che spegnermi!"

Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

La seconda disse:

"IO SONO LA FEDE, e purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, non ha senso che io resti accesa".

Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

Triste triste, la terza candela a sua volta disse:

"IO SONO L'AMORE e non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi considerano e non comprendono la mia importanza. Troppe volte preferiscono odiare!"

E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

Un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.

"Ma cosa fate? Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!"

E così dicendo scoppiò in lacrime.

Allora la quarta candela, impietositasi, gli disse:

"Non temere, non piangere: finché io sarò accesa, potremo sempre riaccendere le altre tre candele: infatti IO SONO LA SPERANZA."

Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA DENTRO IL NOSTRO CUORE...

...e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza, la FEDE, la PACE e l'AMORE.

Paulo Coelho

.

11) Creatori di sfortuna

C'era un uomo che passava tutte le sue giornate a lamentarsi della sua sfortuna: non aveva un lavoro soddisfacente, sua moglie si lamentava in continuazione, tutti quelli più importanti e influenti di lui lo maltrattavano e gliene capitavano sempre di tutti i colori, così passava tutto il suo tempo libero in giro per la città con lo sguardo sempre rivolto verso il basso e borbottando in continuazione "Come sono sfortunato!"

La Fortuna, un bel giorno, stufa delle sue lamentele, decise così di piazzare sul suo cammino una borsa piena di marenghi d'oro.

"Tanto", pensò, "sta sempre con lo sguardo basso, dovrà vederla per forza, la raccoglierà, tornerà a casa e la smetterà di piagnucolare." E così fece.

L'uomo, però, nel momento esatto in cui avrebbe dovuto vedere la borsa piena di marenghi, alzò lo sguardo al cielo, chiese a voce alta "Ma come è possibile che io sia così sfortunato?", scavalcò la borsa senza accorgersi di nulla e continuò per la sua strada.

La Fortuna, riprendendosi la borsa colma di monete d'oro prima che la sgraffignasse qualcuno poco degno, non poté fare altro che constatare:

"Non c'è niente da fare, ci sono uomini che la propria fortuna se la creano da soli, ma ce ne sono altri che si creano da soli la propria sfortuna."

.

Ma aspettate, ne ho un'altra da raccontarvi:

Un'antica favola africana racconta del giorno in cui scoppiò un grande incendio nella foresta. Tutti gli animali abbandonarono le loro tane e scapparono spaventati.

Mentre fuggiva via veloce, il leone vide un colibrì che stava volando nella direzione opposta.

"Dove credi di andare?" chiese il re della foresta. "C'è un incendio, dobbiamo scappare!"

Il colibrì rispose:

"Vado al lago, per raccogliere acqua nel becco da buttare sull'incendio."

Il leone replicò:

"Sei impazzito? Non crederai mica di poter spegnere un incendio gigantesco con quattro gocce d'acqua?"

Ma il colibrì ribatté:

"E allora? Io faccio la mia parte..."

.

C'è anche il breve apologo che ci ha narrato l'amico feder:

Un anziano incontra un giovane che gli chiede: "Si ricorda di me?"

E il vecchio gli dice di no.

Allora il giovane gli dice che è stato il suo studente. E il professore gli chiede:

"Ah sì? E che lavoro fai adesso?"

Il giovane risponde: "Beh, faccio l’insegnante."

"Oh, che bello come me?" replica il vecchio.

"Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi ha ispirato ad essere come lei."

L'anziano, curioso, chiede al giovane di raccontargli come mai. E il giovane gli racconta questa storia:

"Un giorno un mio amico, anch'egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio, nuovo e io l’ho rubato. Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei. Allora lei ha detto alla classe:
- L'orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. Chi l'ha rubato, per favore, lo restituisca.
Ma io non l'ho restituito perché non volevo farlo.
Poi lei hai chiuso la porta e ci ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una. Ma, prima, ci ha detto di chiudere gli occhi. Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l'orologio e l'ha preso.
Ha continuato a cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto:
- Aprite gli occhi. Ho trovato l'orologio.
Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l'episodio. Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che aveva rubato. Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre. È stato il giorno più vergognoso della mia vita. Non mi ha mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente. E grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore.
Si ricorda di questo episodio, professore?"

E il professore rispose:

"Io ricordo la situazione, l'orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo."

Questo è l'essenza della docenza. Non umiliare, ma equiparare.

.

13) Dialogo tra l'Uomo e Dio

L'Uomo: "Dio, permetti una parola?"

Dio: "Sì?"

L'Uomo: "Posso chiederti una cosa?

Dio: "Naturalmente sì!"

L'Uomo: "Che cosa rappresenta per te un milione di anni?"

Dio: "Un secondo."

L'Uomo: "E un milione di euro?"

Dio: "Un centesimo."

L'Uomo: "Molto bene. Dio, hai mica un centesimo da darmi?"

Dio: "Ma certamente. Aspetta solo un secondo..."


Torna indietro