L'Impero ebraico d'Egitto

di MattoMatteo

Mosè contro Ramses II nel film "I dieci Comandamenti" (1956)

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Secondo alcune teorie, il nome egiziano del patriarca Giuseppe sarebbe stato Aper El; questo sarebbe confermato dal fatto che il suo nome in egiziano significa “servo di El”, ed El era il nome di un dio semita, non egiziano.

Tra i faraoni da lui serviti c'è anche Akhenaton, che cercò di sostituire (senza riuscirci) il pantheon egizio con l'unico dio Aton, che rappresenta il sole; la cosa interessante è che gli inni ad Aton presentano somiglianze sorprendenti con le preghiere ebraiche del periodo dell'esodo (avvenuto circa 100-150 anni dopo); è quindi possibile che l'idea di Akhenaton derivasse dalle sue discussioni con Giuseppe, o che Mosè fosse un sacerdote di Aton (infatti Mosè non è un nome ebraico, ma in egiziano significa “figlio”) e che quindi il monoteismo ebraico derivi dal monoteismo egiziano.

Spingiamoci più in la, ed ipotizziamo che Giuseppe non abbia sposato un'egiziana qualsiasi, ma la figlia del faraone Amenofi III (il sovrano a cui aveva interpretato i sogni), divenendo egli stesso re dell'Egitto con nome di Elmoses (“figlio di El”) al posto di Akenaton; col sostegno del suo popolo (Es 1,7: “I figli di Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il pese ne fu ripieno”) Giuseppe riuscì dove Akenaton aveva fallito, istituendo la religione monoteista di Elaton (“El il sole”).

Sotto la sua guida l'impero egiziano si estende enormemente; per prima cosa comincia ad espandersi verso sud seguendo il Nilo, arrivando al lago Vittoria; da lì comincia la conquista del corno d'Africa e dei territori che si affacciano sul mar Rosso; successivamente si allarga verso est (seguendo il corso del Congo) e sud (seguendo i laghi Tanganica e Nyasa, e poi il corso dello Zambesi); nel corso dei secoli successivi i suoi discendenti arriveranno a conquistare e convertire quasi tutta l'Africa, ad eccezione del deserto del Sahara, per poi passare ad allargarsi prima nella penisola Araba e poi in Asia ed Europa.

In questo modo non ci sarà l'Esodo. Come cambieranno il Cristianesimo e l'Islam?

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Generalissimus ha tradotto per noi un'ucronia sul medesimo tema (da questo sito):

Quando Dio chiamò alla rivoluzione

Dal Libro del Roveto Ardente (3:1-14):
1 Un giorno Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian. Portò il gregge nel cuore del deserto e arrivò all’Oreb, il monte di Dio.
2 Lì l’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Mosè guardò e vide che il roveto bruciava, eppure non si consumava.
3 Mosè pensò: "Andrò a vedere questo strano fenomeno: perché il roveto non brucia?"
4 Quando il Signore vide che Mosè si era avvicinato per guardare, Dio lo chiamò dal centro del roveto: "Mosè! Mosè!". Ed egli rispose: "Eccomi!"
5 "Non avvicinarti", disse Dio. "Togliti i sandali, perché il luogo dove stai in piedi è terra santa.
6 Io sono il Dio di tuo padre", continuò, "il Dio di Abraamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe". Allora Mosè si coprì la faccia, perché aveva paura di guardare Dio.
7 Il Signore disse: "Ho osservato attentamente la sofferenza del mio popolo in Egitto. Ho ascoltato il loro grido di dolore a causa dei loro aguzzini. Sì, conosco le loro sofferenze.
8 Sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani e per sollevarlo contro i loro falsi dei, forgiando una grande nazione da Goscen, la Terra della Vita.
9 Il grido degli israeliti è giunto a me, e ho visto come gli egiziani li opprimono.
10 Or dunque va'; io ti mando dal faraone perché tu raduni il mio popolo, i figli d'Israele, in rivolta. Ti renderò un grande liberatore, elevandoli a grande nazione".
11 Ma Mosè disse a Dio: "Chi sono io per andare dal faraone e liberare i figli d'Israele dall'oppressione?"
12 Dio rispose: "Io sarò con te. Questo ti servirà come segno che sono io a mandarti: quando avrai liberato il popolo dalla schiavitù, voi consacrerete a Dio un grande tempio nella vostra grande casa, Hut-Weret, Avaris".
13 Mosè disse a Dio: "Supponiamo che io vada dagli israeliti e dica loro: 'Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi', e mi chiedano: 'Qual è il suo nome?'. Che cosa risponderò loro?".
14 Dio disse a Mosè: "IO SONO COLUI CHE SONO". E aggiunse: "Risponderai agli israeliti così: 'IO SONO mi ha mandato a voi'".

E fu così che Mosè non fuggì dall'Egitto, ma ordinò di far scoppiare una rivolta che, partendo da Goscen, il Basso Egitto, rovesciò i sacerdoti corrotti del faraone e forgiò una nazione guidata dagli Ebrei incentrata sul Nilo.

La liberazione e la guida della rivolta
Mosè organizzò e guidò con successo una rivolta israelita contro gli opprimenti faraoni, trasformando gli schiavi di Goscen in una forza rivoluzionaria disciplinata.
Trasformò clan dispersi e oppressi in una nazione politica unificata all'interno dell'Egitto, anziché guidarli fuori da esso.

Fondazione del Regno Israelita di Mizrayim
Stabilì un regno a guida Ebraica con sede nel Goscen (la "Terra della Vita"), riconoscendolo come il cuore del nuovo sistema politico.
Scelse Beyt-Gadal (Hut-Weret/Avaris) come sua "Grande Casa", rendendola sia la capitale reale che il centro spirituale del nuovo regime.

Riforme religiose e Tempio Centrale
Dichiarò il culto esclusivo di YHWH (il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe) come fede di stato, in contrapposizione agli dei tradizionali dell'Egitto.
Commissionò un grande tempio a Beyt-Gadal (Avaris) come simbolico compimento della promessa di Dio al roveto, un santuario permanente e un luogo di incontro sacro radicato nella civiltà del Nilo.

Riorganizzazione legale e sociale
Codificò la legge divina nella "Mispa" (una versione della Torah) come fondamento della giustizia reale, applicando i principi del patto alla religione, alla vita quotidiana, al diritto, alla tassazione, al lavoro e ai tribunali all'interno di Mizrayim. Limitò gli abusi di corvée e schiavitù, ridefinendo gli ex schiavi come sudditi liberi con obblighi verso Dio e il re piuttosto che verso i possedimenti del Faraone.

Contenuto della Mispa (Torah alternativa):
Bereshit (In principio)
Sneh (Roveto ardente)
Mesada (Fortezza)
Hahar (Collina)
Honiyya (Misericordia di Dio)

Fusione culturale, non fuga
Mosè integra il meglio dell'amministrazione, della scrittura e dell'ingegneria egiziana nella vita israelita, purgando quelli che considerava elementi idolatrici.
Sponsorizzò progetti edilizi (canali, città-deposito, città fortificate) ora dedicati all'unico Dio YHWH, riformulando la grandiosità egizia in termini teologici ebraici.

Consolidamento diplomatico e militare
Guidò la prima campagna verso la terra di Patrusim (Alto Egitto), saccheggiando le città dell'antico regno lungo il percorso, ricostruendole e riqualificandole per glorificare DIO, ome Yafa-Olam (Men-Nefer/Menfi), Beyt-El (Per-Amun/Akoris), Shadayyin (Hemenu/Ermopoli), ecc.
Condusse una grande campagna verso la terra di Canaan, sconfiggendo gli Amalechiti, i Cananei, i Gebusei, gli Iviti, gli Edomiti, i Moabiti, gli Ammoniti, gli Amorrei, gli Aramei e altre nazioni lungo la regione costiera del Mediterraneo occidentale.
Vinse la grande Battaglia di Qidshu (Kadesh) contro le forze ittite.
Conquistò Kittim (Cipro) aiutato dalle forze navali cananee contro gli Ittiti e conquistò vittoriosamente Kar-Kemish (Karkemiš), Ebla e Ugarit.
Protesse i confini del Mizrayim dai vicini ostili degli Hittim (Ittiti), dei Peleshet (Filistei), dei Libu (Libi) e degli Emori (Amorrei), utilizzando un esercito guidato da Israele e una fusione delle vecchie forze del Faraone.
Firmò un trattato di coalizione con i Mitanni (Hani-Galbat) contro gli Ittiti.
Negoziò nuovi accordi con le élite egizie rimanenti, trasformando gli ex oppressori in vassalli o governatori provinciali sotto l'autorità israelita.

Eredità teologica e ideologia reale
Riformulò la regalità in modo che il sovrano non fosse un dio, ma il servitore prescelto di YHWH: Mosè il Grande come re-profeta piuttosto che come Faraone divino.
Ha lasciato una tradizione letteraria e profetica come il “Libro dello Sneh” che interpreta il roveto ardente non come l’inizio di un esodo in fuga dall’oppressione, ma come un combattimento e come il mandato di santificare l’Egitto stesso e fare di Mizrayim il primo grande regno sotto l’unico Dio.

(cliccare per ingrandire)

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A MorteBianca è venuta in testa una variazione su questo tema:

Di solito in queste ucronie si ipotizza che gli ebrei restino in Egitto e ne prendono il potere, come funzionari (Giuseppe) oppure con un golpe insieme agli Hyksos (Mosé). In questo caso invece ipotizziamo che Mosé in quanto principe d'Egitto sia in linea di successione al trono, e per un motivo non meglio precisato tutta la famiglia reale meno lui muoia.

Mosé viene quindi nominato nuovo Faraone. Riforma gradualmente l'Egitto abolendo la schiavitù e fornendo servizi di base e diritti per i servi (ossia ebrei e non solo), lotta contro lo strapotere dei grandi sacerdoti, separa stato e religione ed anzi foraggia il monoteismo ebraico allacciandosi all'Atonismo. I grandi faraoni, gli schiavisti e molti nobili gli sono nemici, ma la nuova borghesia ebraica, il ceto intellettuale e diversi nobili integrati per merito dall'esercito lo supportano. Magari le piaghe si verificano solo nelle zone d'Egitto rivoltose (Mosé è pur sempre l'astro del mattino e della sera, disobbedirgli nella mente di un egiziano è normale che porti a conseguenze disastrose). Mosé usa le armate d'Egitto per conquistare la Terra Promessa ponendo fine ai regni filistei e ai loro sacrifici umani, e permette a chi lo desidera di andare a colonizzarla. Sotto Mosé l'Egitto raggiunge l'apogeo della sua estensione. Ogni tribù di Israele ottiene uno dei vecchi regni egiziani. Levi (capeggiata da Aronne) ottiene la Terra Promessa come "zona neutra" d'arbitraggio e nuova capitale economica lontana da Tebe o Menfi o qualunque sia la capitale egizia all'epoca. Saul non farà guerre contro i Filistei, bensì contro i grandi imperi mediorientali. Davide conquisterà l'attuale Persia diventando un predecessore di Alessandro Magno, Salomone sarà fautore del consolidamento dei regni paterni creando l'Ebraizzazione, una Koiné culturale ebraica di tutte le terre dell'Impero. Grazie alla moglie Salomone ottiene una pretesa sull'Abissinia, che foraggia come regno in unione personale.

Come procede dopo Salomone? Come reagirà questa Koiné alla Grecia e ai Macedoni? E ai Romani? E Gesù dove nasce?

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Perchè No? Tuttavia scuote la testa:

Difficile sviluppare quest'idea, perché ci sarebbero alcuni problemi impossibili da risolvere.

1/ Stranieri che dominano l’Egitto: secondo gli ultimi studi gli Hyksos non hanno preso il potere con un golpe o una Conquista ma con una lenta migrazione che ha permesso loro di inserirsi nella società egiziana. Di fatto non rappresentavano un popolo, ma diversi popoli egizianizzati mescolatisi anche con degli Egiziani. La visione degli Hyksos come stranieri alla civiltà egiziana era probabilmente una visione reazionaria della XVIII dinastia che giustificava la sua conquista del Nord (ma anche probabilmente non del tutto sbagliata). Quindi, se gli Ebrei fanno come gli Hyksos, non sarebbero loro a riformare l’Egitto, un gruppo etnico omogeneo e non egizianizzato, possiamo sicuramente prevedere una reazione ostile tipo rivolta di Seqenenrê Taa.

2/ Gli Ebrei in Egitto: se mettiamo Mosè durante il periodo della XVIII-XIX dinastia (hai parlato di Aton il cui il culto si sviluppa solo in un breve periodo alla fine della XVIII dinastia), il legame spesso glorificato tra Aton e il monoteismo ebraico è molto improbabile. Alla stessa maniera non possiamo parlare di Filistei a un’epoca cosi remota (o di Persia, neanche all’epoca di Salomone). Se gli Ebrei prendono il potere nell’Egitto della Bassa Epoca allora non sarebbero in grado di farne una grande potenza. Infatti mi sembra un bel casino difficile da riordinare.
Difficile prevedere una « ebraizzazione » quando la scrittura ebraica non esiste ancora.

3/ Riforme « mosaiche »: l’Egitto non praticava la schiavitù estensiva. Gli schiavi che possiamo vedere nella documentazione sono prigionieri di guerra o condannati, e generalmente lavorano nelle miniere. Non abbiamo tracce di uso estensivo degli schiavi nei campi o nelle città. Il mito degli Ebrei schiavi del Faraone non corrisponde a una realtà egiziana.
Parlare di separazione dello Stato e del culto per un regno dell’età del bronzo è anacronistico. Le funzionki del faraone erano religiose, le fondamenta del suo potere, la sua giustificazione, la sua rappresentazione, la definizione della sue missione erano religiose. Non c’era un concetto di Stato separato dalla persona del faraone, al massimo si potrebbe vedere (senza affermarlo) che c’era il concetto dell’istituzione faraonica superiore al faraone come individuo (di fatto « faraone » si riferisce più al palazzo che al sovrano fisico), ma niente di più. Non c’era anche il concetto di religione come una cosa unica, c’erano delle religioni, per ciascun dio e dea, con le sue regole, la sua amministrazione e non erano uguali o uniti tra di loro (questa idea di una religione egiziana unitaria nascerà solo nel periodo romano).
Il potere dei Templi era meno religioso che sociale. I recenti studi mostrano che i templi erano centri di ridistribuzione dei beni (pagando i loro lavoratori, distribuendo ricompense o opere di carità), erano anche i centri amministrativi e il legame tra il potere e le popolazioni locali. Di fatto i faraoni non potevano semplicemente abolire tutto questo. Akhenaton ha provato a farlo e tutto dimostra che ha provocato una crisi economica (probabilmente anche sociale) durante il suo regno, e le sue riforme corrispondono a ciò che intendi nella tua proposta, cioé l’affermazione di un potere centrale forte distaccato dei templi.

4/ « Terra Promessa »: se siamo durante il Nuovo Regno non dovrebbero conquistarla perché questa zona è sempre rimasta sotto il controllo egiziano. Però gli Egiziani non l’hanno mai colonizzata, non sembrano avere pensato di inviare dei coloni egiziani nel loro impero. Questo impero è sempre stato una confederazione lasca di regni vassalli he pagano tributi, niente di più.
Se siamo in un’epoca più tarda come indica il riferimento ai Filistei, allora l’Egitto non ha più i mezzi per conquistare un impero e si trova di fronte delle potenze piùforti (Assiria, Babilonia, ecc.).

In breve, per me un Mosé faraone sarebbe il racconto dell’integrazione degli “Ebrei” nella società e civiltà egiziana, con la conseguenza (se non si fanno cacciare dagli Egiziani stessi) di impedire la creazione di una civiltà ebraica (niente scrittura, niente monoteismo). Mosè sarebbe un faraone politeista classico, figlio di Ra, figlio di Amon, e forse porterebbe il nome Ramesse o Amenmes.

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Alessio Mammarella commenta:

Questo spunto ci dà l'occasione di parlare di quel periodo. Come ha specificato Perchè No?, in Egitto non c'era una vera propria schiavitù, anche se certamente Mosè avrebbe potuto realizzare delle riforme sociali.

Quanto alla questione della "Terra Promessa" c'è un punto che mi ha sempre intrigato. Secondo la tradizione ebraica, Mosè dovrebbe essere vissuto intorno al 1300-1200 a.C. e le ipotesi alternative vanno unicamente nella direzione di una datazione più antica (più vicina al regno di Akhenaton - soprattutto da quando Freud notò le somiglianze tra il monoteismo di quel faraone e quello mosaico - o alla cacciata degli Hyksos, identificati come gli ebrei stessi). I filistei, tuttavia, rappresentano uno scoglio per la collocazione storica dell'Esodo. L'arrivo dei filistei nella terra che avrebbe preso il loro nome ha infatti una collocazione storica ben precisa: il faraone Ramesse III li sconfisse in una battaglia anfibia combattuta nel delta del Nilo nel 1177 a.C. e di lì a pochi anni si insediarono nella Terra di Canaan. Ora, se gli ebrei fossero arrivati nel periodo che risulta dalla tradizione avremmo dovuto trovare nel racconto biblico le tracce di un arrivo successivo dei filistei, di un'invasione da parte di questi ultimi. Invece dal racconto biblico si evince il contrario, si racconta che gli israeliti quando arrivarono nella Terra Promessa e cominciarono a conquistarla, trovarono città i cui abitanti avevano carri in ferro e non potevano essere sconfitti (erano chiaramente i filistei, che utilizzavano il ferro). Nulla dal racconto dei libri "storici" della Bibbia lascia intendere peraltro che i filistei fossero visti come degli stranieri venuti dal mare (erano in effetti uno dei "popoli del mare"). Ciò significa che quando arrivarono gli israeliti i filistei dovevano essere presenti nella Terra di Canaan da abbastanza tempo da essere considerati uno dei vari popoli autoctoni. Ciò significa che tra l'insediamento dei filistei e quello degli israeliti potrebbe essere passata addirittura una o due generazioni, e che quindi l'Esodo debba aver avuto luogo certamente dopo il 1150 a.C. e forse anche dopo il 1100 a.C.

In questo caso, allora, potremmo pensare che Mosè avrebbe potuto essere Pentaur, il principe egizio che la cosiddetta "congiura dell'harem" avrebbe dovuto condurre al trono al posto del faraone Ramesse III e del suo successore legittimo Ramesse IV (siamo appunto intorno al 1150 a.C.). Ufficialmente Pentaur fu condannato a morte, ma invece potrebbe essersi trasformato in Mosè e aver formato un popolo di ribelli attingendo a lavoratori sottopagati, dissidenti religiosi e immigrati scarsamente integrati.

Per agganciarci all'intuizione di MorteBianca, in questa TL Mosè potrebbe essere riuscito ad arrivare al trono, realizzando delle riforme sociali che avrebbero peraltro scongiurato il declino del paese. L'Egitto quindi non vivrà il III Periodo Intermedio e i faraoni si confronteranno da pari a pari con le potenze dei secoli successivi. Non ci saranno tentativi assiri di conquistare l'Egitto, ma forse sarà il contrario. Potrebbe essere poi l'Egitto a confrontarsi con la potenza persiana e la nascente civiltà greca, credo comunque che arrivati ad Alessandro Magno questa ucronia convergerebbe alla storia che conosciamo. L'unica differenza potrebbe essere che il monoteismo, essendosi affermato in un grande paese come l'Egitto, competerà da subito e in modo più forte con il paganesimo di origine mesopotamica e greca.

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Dice la sua anche Federico Sangalli:

Se non erro il Libro dell’Esodo data il suddetto evento 2666 anni dopo la creazione, cioè grossomodo attorno al 1095 a.C. Tenendo conto che tra il 1177 e tale data la Ventesima Dinastia vide un declino tale da porre fine al periodo del Nuovo Regno, tanto da perdere il controllo di parte dello stesso Egitto, e considerando che nello stesso lasso di tempo (più nello specifico sotto Ramsete VI, 1145-1137 a.C.) gli egizi persero definitivamente il controllo della terra di Canaan a favore di quei popoli (Filistei) espulsi tempo addietro dall’Egitto, è una datazione plausibile.

In pratica l’Esodo si inserirebbe nella dinamica dell’espulsione/migrazione dei gruppi semitici stanziati in Egitto verso la Palestina: in un primo momento gli antenati dei Filistei sarebbero stati espulsi attorno al 1177 e avrebbero preso il potere a Canaan trent’anni più tardi. Nei decenni successivi l’Egitto continua la sua decadenza, tanto che il Faraone ormai controlla solo l’Alto Egitto e deve lasciare il resto del paese ai sacerdoti. In questo momento di debolezza, attorno al 1095, un secondo gruppo di semitici, in maggioranza schiavi, si ribella e abbandona le sponde del Nilo. È vero che gli egizi non usavano così tanto schiavi però è altresì vero che il XII secolo si era aperto con la Stele di Merneptah (1208) che, nella prima testimonianza storica del nome Israele, recitava: “Israele è desolato e non vi è più il seme suo”. Il passaggio fa riferimento a una vittoriosa campagna militare che evidentemente ha ridotto in ginocchio Canaan e dintorni. Questa e altre campagne precedenti hanno sempre portato un gran numero di schiavi conquistati manu militari e spiegherebbe l’uso di proto-ebrei come manodopera forzata. Allo stesso tempo trovo interessante il riferimento al “seme”, che allude al concetto di discendenza, proprio come se gli egizi avessero sterminato o deportato gran parte della popolazione a tal punto da dire che quella terra non avrà più discendenza.

Questo secondo gruppo avrebbe vissuto poi in modo nomade durante i famosi Quaranta Anni nel Deserto del Sinai. È interessante come secondo la tradizione biblica tale permanenza sia dovuta alla ribellione di una parte del popolo ebraico contro Mosè e Dio dovuta al rifiuto di entrare nella Terra Promessa per timore dei “giganti” che la abitano e la dominano, a seguito della quale Mosè dichiara che con tale empio gesto questa generazione ha perso il diritto alla Terra Promessa e che dunque bisognerà aspettare una nuova generazione prima di entrarvi.

Ecco dunque come il primo tentativo di entrare in Palestina cozzi con la presenza già stabile dei Filistei. Seguono anni di nomadismo in lotta con gli Amalekiti, cioè appunto i pastori nomadi del Negev.

Dopo i quattro decenni canonici gli ebrei finalmente entrano a Canaan e vi si insediano. È altrettanto interessante notare come la nascita del Regno di Israele di Saul e di Davide sia storicamente attestata attorno al 1047, cioè mezzo secolo dopo l’Esodo.

Ora, secondo la Bibbia, l’Esodo riguardò circa seicentomila ebrei. È un numero assurdo, in primis perché così tante persone non avrebbero mai potuto mantenersi per così tanto tempo nel deserto, in secondo luogo che perché le prove archeologiche suggeriscono una popolazione della Palestina attorno ai ventimila-quarantamila abitanti. Tuttavia, già la primissima teologia biblica ha inquadrato tali cifre in senso figurativo, non descrittivo (come dire, semplificando, “Sono rimasto tutto il pomeriggio in fila alle poste, saremo stati un milione!”), da intendere quindi come “grande moltitudine”. Tenendo conto della popolazione di allora della Palestina possiamo immaginare che un gruppo di qualche migliaio di individui (diciamo cinque-diecimila persone) potesse tranquillamente passare per una grande moltitudine agli occhi dei semitici del tempo. All’opposto questo spiegherebbe l’assenza di grandi fonti storiche da parte egizia: in una fase di decadenza e disfacimento (da cui le Piaghe), con l’amministrazione indebolita e l’annotazione degli eventi che ne risente (infatti sappiamo molto poco dei Faraoni seguiti a Ramsete VI) la rivolta e la fuga di un (relativamente piccolo, per gli egizi) gruppo di schiavi probabilmente non avrebbe suscitato un grande interesse, mentre nel commentario ebraico ovviamente l’evento avrebbe assunto connotazioni epiche. Dobbiamo infatti ricordare che l’Antico Testamento è un testo religioso ma anche parte della mitologia nazionale ebraica e come tale non è falsa ma è narrata da un punto di vista (per intenderci, le gesta di Garibaldi e dei suoi mille Cacciatori ha molto più risalto nella pubblicistica culturale italiana che non nella storia militare moderna, specie quella austriaca). Tornando a noi, questo gruppo di ebrei si sarebbe poi insediato in Palestina, unendosi alle popolazioni preesistenti e innestandosi su di esse (il che spiegherebbe le scoperte archeologiche favorevoli a una nascita spontanea e locale di Israele), portando a un processo di reciproca assimilazione dove i non-(proto)-ebrei erano più numerosi ma i (proto)-ebrei portavano in dote un retaggio di tradizioni culturali e corpus mitografico già solido e consolidato (interessante il paragone con l’ascesa dei Longobardi in Italia, con l’unica differenza che in Palestina non c’era nulla di paragonabile alla cultura latina post-imperiale da opporre/attrarre nei confronti dei nuovi arrivati).

L’ucronia dunque dovrebbe riguardare uno scenario in cui, nella confusione che accompagnò la caduta della Ventesima Dinastia, la rivolta di questo gruppo sfoci nella presa del potere in Egitto piuttosto che nella fuga in Palestina. Le esatte modalità di tale evento in realtà non ci interessano. La datazione è talmente remota infatti che si mischierebbero col mito e con le tradizioni culturali successive. Oggi invece di stare qui a discutere sulla storicità o meno dell’Esodo o sull’identità di Mosè staremmo ponderando se il fondatore della Ventunesima Dinastia fosse un sacerdote, un principe o uno schiavo ribelle. Adottando una logica conservativa nei confronti della nostra tradizione, possiamo immaginare che la storia sia simile a quella giunta in HL fino a noi: figlio di semitici perseguitati dal potere reale e abbandonato sul Nilo, viene trovato e adottato dalla stessa famiglia del Faraone. Cresciuto come principe reale, riceve una visione divina che gli rivela il suo vero retaggio ed entra in conflitto con il resto della famiglia sulla repressione dei semitici ebrei. Le Piaghe flagellano il paese, simboleggiando un Egitto in decadenza e delegittimando il potere religioso del Faraone e della casta sacerdotale. L’ultima é però più chirurgica: invece della morte dei primogeniti, è l’intera famiglia reale ad essere sterminata. Mosè, unico superstite, diventa il nuovo Faraone, può liberare i semitici e annunciare l’avvenuta “rivoluzione”. Si può anche immaginare, se si vuole, uno scontro tra Mosè e il Faraone precedente la morte del secondo in cui il sovrano tenta di marciare contro i semitici per sterminarli ma Mosè riceve in sogno l’indicazione di dipingere sui propri scudi un simbolo (al posto di dipingere le porte per evitare la morte dei primogeniti e in parallelo con la nota vicenda costantiniana), ottenendo un’insperata vittoria. Tale vicenda prenderebbe il posto della parte dell’Esodo riguardante il Mar Rosso. Oggi discuteremmo se questa tradizione abbia senso, e se sì quale, ma resta il fatto che la parte storicamente davvero importante sarebbe ciò che viene dopo la presa del potere da parte di Mosè, e non quello che viene prima.

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Perchè No? ribatte:

Il problema è che, anche con un faraone riformatore, l'Egitto della fine del Nuovo Regno non poteva più essere una grande potenza. Miniere d'oro in Nubia esaurite o inaccessibili, penetrazione e stanziamento delle tribù libiche nel Delta, praticamente secessione dell'Alto Egitto sotto la guida dei grandi sacerdoti di Ammone (come grandi principi essi stessi legati alle dinastie nel Nord). Senza parlare della forte corruzione presente in tutti i livelli della società (vedere la profanazione delle tombe reali della Valle dei Re). Un nuovo faraone riformatore, qualsiasi siano le sue buone intenzioni, non avrebbe avuto i mezzi per riformare alcunché. In Egitto in quel punto non erano i popoli semitici il problema, ma proprio i libici. Problema ma poi soluzione, visto che hanno raccolto per loro conto la tradizione faraonica nella XXII e XXIII dinastia.

I Filistei non sono stati cacciati dall'Egitto. Sono identificati con i Peleset, nome importante tra i Popoli del mare, non sono mai entrati in Egitto, ma sono stati respinti e probabilmente stanziati all'epoca di Ramesse III. A proposito della stele di Merenptah che menziona un "Israele", non dobbiamo prendere per verità le dichiarazioni di distruzione che erano piuttosto rituali. Abbiamo delle prove di cittàdelle distrutte dagli Egiziani, ma senza tracce archeologiche di tali distruzioni sul campo. La campagna di Merenptah doveva ristabilire i clienti locali, riportare la stabilità sotto l'ordine egiziano, non lasciare fiumi di sangue, era piuttosto un affare di diplomazia e di dimostrazione di forza.

Poi l'ipotesi di Mosè/Pentaur è interessante, ma gli egittologi pensano di avere la mummia di Pentaur, e i loro argomenti sono convincenti. Sulla storicità di Mosèho sempre favorito l'ipotesi di una tradizione presa tra gli Shasu (Madianiti) che si sarebbe poi integrata con altre tradizioni nel melting pot di Canaan, dando poi luce al popolo ebraico.

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Non può esimersi dall'intervenire il grande Bhrihskwobhloukstroy:

La discussione è molto interessante, a ogni intervento di più e quindi finora al massimo con CoDesto ultimo (cui rispondo); spero di non rovinarla se inserisco due brevissime osservazioni storiche (non ucroniche), intese – pur senza pretese – nello stesso senso di quelle egittologiche, fondamentali, di Perchè No?.

La prima riguarda l’accenno ai sacrifici umani presso i Filistei. La fonte in proposito è un passo della Vita di S. Porfirio (Vescovo di Gaza) scritta dal suo discepolo Marco Diacono (§§ 66 e 68): in séguito all’Editto di Teodosio (27. febbraio 380), a Gaza il Tempio di Marnas, oggetto di contesa fra le due Religioni (Tradizionale e Cristiana), è stato distrutto all’interno per il fatto che vi erano stati compiuti sacrifici umani. Una fonte è sempre una fonte e, per la Storia Antica, se si applicasse la massima testis unus, testis nullus non si salverebbe quasi niente; perciò la notizia deve essere valorizzata, il che significa anche criticamente valutata: la distanza dagli eventi era, allora, di almeno un millennio se non uno e mezzo e nel contesto di uno scontro culturale a tutti i livelli fra due parti della popolazione, con distruzione di monumenti considerati del massimo valore: è chiaro che i sospetti di deformazione superano la soglia del dubbio (per dare l’idea, è come se oggi negli Stati Uniti un’autorità religiosa con decisivi appoggi politici promuovesse la distruzione di santuarî precolombiani perché anche qui sarebbero stati compiuti sacrifici umani all’epoca in cui nello Yucatán – a 2822 km dal Texas – erano in funzione le piramidi dei Maya: quanto valore saranno disposti ad attribuire alle affermazioni di tale autorità religiosa gli storici del XXXVII. secolo?).

Beninteso, questo non significa affatto che perciò i Filistei non facessero sacrifici umani: dai dati archeologici è assodato che li praticassero – in particolare di bambini, poi sostituiti da agnelli – i Fenici e gli Ebrei (prima della Riforma religiosa) ed è possibile che questi ultimi li avessero mutuati dalle popolazioni preesistenti. È tuttavia da tener presente che finora non se ne sono trovate tracce, anche se a sua volta ciò non esclude alcunché, perché gli scavi sono ancora troppo pochi per autorizzare una generalizzazione. Dunque, per il momento, non ci sono prove che i Filistei praticassero sacrifici umani (infanticidio rituale), anche se non lo si può escludere.

La seconda osservazione riguarda invece la semiticità dei Filistei. Sul piano genetico, esiste la prova della presenza di una componente di origine europea meridionale; per il resto, sono indistinguibili dalle altre popolazioni locali dell’Età del Ferro. Sul piano linguistico, invece (che è oggi quello più pertinente per la categoria di semitico), sia i Filistei sia la maggior parte delle popolazioni preesistenti erano anatoliche (in senso classificatorio: indoeuropee della classe anatolica; non implica che venissero dall’Anatolia, solo che parlassero una lingua strettamente imparentata con quelle che a noi sono note dall’Anatolia del II. millennio a.C.)

Inoltre, fra i punti sottolineati da Perchè No? c’è che gli Ebrei sarebbero stati assimilati dagli Egizi. Questo significa che, se da un lato le conseguenze più vistose del Punto di Divergenza riguardano l’interrogativo se l’Egitto diventasse più potente o no e, indirettamente, se si sviluppassero Religioni Monoteiste dall’Ebraismo, una comunque importante è che la Storia della Palestina si svolgerebbe, a lungo termine, senza Ebrei (intesi come diversi dagli Egizi). Anche se nel VI. sec. a.C. si dovesse sviluppare una forma di Monoteismo in Palestina, ne sarebbero diverse dalla Storia reale la lingua e l’etnia di partenza.

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Diamo ora la parola a MorteBianca:

Le diciotto Tribù

Tutti i nipoti di Terah diventano patriarchi biblici, le tribù ebraiche non sono più 12 bensì 18. Ecco una timeline approssimativa: -Nimrod, leader di una importante confederazione tribale di cacciatori-raccoglitori nomadi, conquista Ur dei Caldei. Nimrod finanzia la costruzione di gigantesche piramidi che saranno ricordate come Torri di Babilonia.
Terah, sacerdote politeista, costruisce idoli ad Ur. Quando suo figlio Abramo li distrugge Nimrod lo chiama per venire condannato a morte.
Mosso a compassione, Terah non solo ferma l'omicidio ma decide di portare sé stesso, i suoi figli, i suoi nipoti e tutti i servi e il bestiame via da Ur. Fa appena in tempo, perché l'enorme moltitudine di schiavi e abitanti venuti ad Ur a seguito della grande urbanizzazione e la conseguente mescolanza di culture e lingue profondamente diverse causa disordini e manifestazioni anti-governative che si concludono con il collasso di alcune delle Torri, probabilmente costruite seguendo piani approssimativi e con scarsa comunicazione tra i vari team dei lavoratori.
Terah viene ricompensato affermando che la sua semenza sarà pari alle stelle nel cielo. Prima della morte di Terah i tre figli decidono che Abramo sarà il loro leader, come primo tra pari.
Abramo, Nahor e Lot (figlio di Haran, l'altro fratello morto prima della partenza) concludono il viaggio di Terah presso Caanan. La discendenza di Nahor si mescolerà a quella degli altri due fratelli. Lot si stabilisce a Sodoma. Sodoma e le altre 4 città vengono conquistate, così Abramo viene a salvare il nipote che diventa capo della città.
Sotto Lot, Sodoma subisce una radicale riforma: viene introdotto l'Enoteismo (una divinità viene elevata sopra le altre), la prostituzione sacra viene abolita, tutti gli schiavi vengono emancipati ogni 7 anni (diventando insomma servi a tempo determinato) e soprattutto finiscono i rituali orgiastici che includono bambini. Sodoma diventa il primo luogo del pianeta con una legge sull'età del consenso. Con il tempo le due figlie di Lot, ossia Moab e Ben Amni, vengono date in sposa a due importantissimo rampolli nobili, uno di Sodoma e uno di Gomorra.
Sodoma e Gomorra con il tempo diventano capitali di due rispettivi regni e la dinastia dei Moabiti e degli Ammoniti renderà la Pentapoli un luogo di estremo legalismo e di famigerata pulizia, tanto che oggi esiste il proverbio "Puro come un Sodomita".
Abramo non riesce ad avere figli dalla moglie, e per questo mette incinta la sua serva, e da lei ha un figlio: Ismaele. In seguito riesce a mettere incinta sua moglie, che ha un secondo: Isacco. La moglie di Abramo diventa gelosa della serva e chiede ad Abramo di scacciare lei e il figlio naturale. Abramo si reca da Lot in cerca di consiglio, e l'intera città di Sodoma vedendo che uno straniero è giunto si reca di fronte alla porta di Lot. Quando Lot sottopone alla città il quesito, i cittadini rispondono inorriditi che mai un figlio dovrebbe essere abbandonato, e che Abramo deve assumersi le sue responsabilità. Abramo ringrazia e benedice i Sodomiti, torna a casa, rimprovera la moglie ricordando che è stata lei a chiedergli di ingravidare la concubina, e rende co-eredi sia Ismaele sia Isacco. Isacco viene però proclamato il successore di Abramo, ossia primo tra pari.
Alla morte di Abramo, Isacco prende il potere. Avrà a sua volta due figli: Edom (detto Esaù) e Giacobbe. Isacco promette la primogenitura ad Edom, ma con un inganno Giacobbe la ottiene per sé. A questo punto Edom minaccia un conflitto con il fratello, ed Isacco interviene riconoscendo di essersi fatto ingannare e che ora da un lato non può ritirare la benedizione, ma dall'altro non può venir meno alla promessa di Edom.
Viene dunque stabilito che da questo momento ci saranno due patriarchi a capo di questa confederazione tribale: un Giacobita e un Edomita. Da qui le origini della Diarchia Israeliana.
Alla morte di Isacco, Giacobbe ha due mogli e per ognuna una concubina.
Avrà un totale di 12 figli maschi e 1 figlia (Dinah, che verrà data in sposa al principe di Sechem, che viene incluso tra le tribù). Giacobbe ed Edom regnano come pari, e mentre Edom ha già un successore designato non si può dire lo stesso di Giacobbe, che però sembra avere una chiara predilezione per il figlio Giuseppe, il più giovane fino alla nascita di Beniamino. I fratelli gelosi spediscono Giuseppe come schiavo in Egitto, ma qui Giuseppe fa carriera fino a venire nominato primo-ministro sotto Amenofi III. In egitto diventa noto come Yuya (translitterazione di Giuseppe), diventerà precettore del giovane Akhenaten, famoso per aver introdotto il Monoteismo in Egitto.
I fratelli si riconciliano con Giuseppe, che viene nominato Co-Patriarca in Caanan. La Diarchia si pone sotto la protezione della corona Egiziana. Non solo: entrambi i figli di Giuseppe diventeranno patriarchi, ognuno avrà una tribù. Manasse, il primogenito, viene proclamato successore di Giuseppe. Da questo momento la Diarchia si divide così: un patriarca resta in Egitto (quello di Manasse), l'altro resta a Caanan (quello Edomita).
Con il Faraone Tutankhamon le cose cambiano radicalmente: il culto monoteista viene rigettato e la classe dirigente ebraica viene ridotta in schiavitù, l'alleanza di Caanan trasformata in vassallaggio e viene condotto un ver oe proprio genocidio verso gli ebrei. Mosé, della tribù di Levi, guida tutti gli ebrei fuori e si stabiliscono in Palestina, dove tutti i loro territori vengono spartiti.
Manasse, all'arrivo, viene divisa in due tribù. Sarà con Giosué che viene ultimata la migrazione fatta da politiche matrimoniali, alleanze, conquiste, vassallaggi e guerre.
Abbiamo ora un totale di 18 tribù: da Lot abbiamo le tribà di Moab e Ammon (che governano sulle cinque città). Da Ismaele abbiamo la tribù di Ismael. Da Esaù abbiamo la tribù regnante di Edom. Poi abbiamo le 12 Tribù in linea maschile, la tredicesima (ossia Manasse 2) ed infine la tribà di Sechem.
La Confederazione sopravvive in modo democratico per le prime generazioni. Ogni tribù elegge un patriarca, e in caso di conflitto tutte le tribù possono riunirsi per eleggere un Giudice (ossia una figura militare-sacerdotale dai poteri straordinari ma dalla durata limitata).
Il Giudice non ha poteri assoluti, in quanto è comunque sottoposto al giudizio dei due leader di Manasse e di Edom, entrambi possono mettere veto.
Per difendersi dalle continue invasioni Assirie ed Egiziane, la carica di Giudice viene estesa a vita. Il primo Giudice a vita è Saul, della tribù di Beniamino.
Viene scelto perché la tribù era molto piccola (a seguito di un grande sterminio) e dunque si reputava che non fosse pericoloso in caso avesse voluto rendere la sua carica ereditaria sfruttando i legami familiari.
Saul proclama una Monarchia Assoluta, afferma che la carica di Giudice sarà da questo momento ereditaria e sceglie come successore in maniera unilaterale suo figlio Gionata.
Il Profeta Samuele unge Davide come nuovo Giudice. Davide depone Saul, ma per dare un minimo di continuità sposa Micah (figlia di Saul). Si tratta di un matrimonio puramente di facciata, in quanto era abbastanza noto che Davide fosse amante di Gionata. Davide ripristina il Giudicato non ereditario, ma il mandato gli viene rinnovato per tutta la sua vita (40 anni totali). Ancora oggi Davide è considerato il più grande Giudice di Israele.
Non è tutto rosa e fiori. Davide infatti si invaghisce della moglie del Re di Edom, Uriah (suo primissimo sostenitore), e la mette incinta. Per tentare di nascondere il misfatto richiama Edom dalla guerra e lo invita a consumare un rapporto con la consorte. Uriah, ligio al dovere, rifiuta. Per questo motivo Davide lo manda al fronte a morire e spaccia il figlio di Betsabea per figlio naturale di Uriah. Questo figlio si chiama Salomone, che eredita dunque Edom. La dinastia Edomita si è ufficialmente estinta (benché la tribù continui ad esistere), e viene governata dalla dinastia di Giuda a Sud.
Alla morte di Davide Salomone diventa Re di Edom e co-reggente insieme al Re di Manasseh. Salomone sposa molte donne e si lega alle più potenti famiglie di Israele, ivi compresa quella di Manasse. Quando muore l'ultimo Re di Manasse, che ha lasciato solo una figlia (sposa di Samuele) al potere, Samuele si ritrova ad essere Re del Sud e principe consorte del Nord, e si auto-elegge a tavolino Giudice.
Nonostante l'elezione un po' strana si rivela un Re molto saggio.
La Confederazione si spacca immediatamente dopo la morte di Salomone per via delle leggi di successione. Manasseh infatti riconosce la primogenitura maschile di Roboamo (figlio di Salomone, della dinastia di Giuda). Le tribù del Sud riconoscono Roboamo. Le tribù del Nord invece non lo riconoscono come Re di Manasseh, affermando che il titolo dovrebbe andare al prossimo maschio in linea di successione, e non al figlio della figlia femmina dell'ultimo re. Nascono così i due regni di Giuda e di Israele.
Il sistema della duplice monarchia in guerra sopravvive a lungo, in quanto le due monarchie si vengono in soccorso reciproco quando arriva un nemico troppo grande che le minaccia entrambe.
I romani si infiltrano nel disastro familiare di queste due famiglie e vi pongono stile Roma Style: creano una Teatrarchia in cui Erode Archelao diventa Re del Sud (Giudea, ex Manasse), parte del Sud viene affidato a Salomè I, il Nord viene diviso tra Erode Antipa ed Erode Filippo II.
Il sistema della Tetrarchia durerà poco, in quanto il più filo-romano di tutti i discendenti di Erode (ovverosia Erode Agrippa) finirà per ereditare tutti i territori riunendo brevemente le monarchie.
Il sistema della Diarchia verrà ripreso durante le Crociate, quando si formerà il Regno di Gerusalemme da un lato e il Regno di Giuda dall'altro, due regni crociati estremamente diversi (ad esempio si divisero su quale papa considerare legittimo durante lo Scisma d'Occidente, e in linea generale uno sosteneva un Papa e l'altro l'Antipapa, a turno).
Il Regno di Giuda sarà conquistato dagli Arabi, il Regno di Gerusalemme no, fino all'avvento degli Ottomani, che porranno per la seconda volta fine alla diarchia.
L'ONU per conciliare il progetto Panarabista e il progetto Sionista ripesca l'idea della Diarchia, decidendo di unire la Palestina in una Confederazione divisa in 18 cantoni (ognuno rappresentante uno dei patriarchi), e riunire i cantoni in due federazioni (Israele e Palestina, una a Nord e l'altra a Sud) unite in una Confederazione, con due capi di stato.
Destra e Sinistra in Israele cambiano completamente di senso: a parte piccole frange estremiste, ormai tutto lo spettro politico si trova di fronte al dato di fatto di dover convivere con i palestinesi. Per questo il nazionalismo israeliano si ricicla in nazionalismo confederale: annettere territori Giordani o Egiziani per darli ai Palestinesi, annettere territori Libanesi e Siriani per darli agli Israeliani. Nasce così una diarchia politica non più su base etnica, ma su base politica.
La Confederazione è spaccata tra la Destra (ossia la coalizione Hamas-Likud, per un nazionalismo conservatore Arabo-Israeliano) e Sinistra (ossia la Coalizione Fatah-Labour, per una socialdemocrazia pacifista e cooperativa basata sui Kibbutz).
Destra e sinistra si alternano al governo della coalizione, a seconda di chi prende il potere dove. La Confederazione negli anni si espande, annettendo la Giordania e il Sinai, diversi territori Siriani e una grossa porzione del Libano.

E poi?

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Ancora MattoMatteo ha poi ideato quest'altra elaborata ucronia biblica:

Visto l'affetto e la fedeltà che Gionata porta a Davide, il Signore risparmia la vita del ragazzo, che mantiene la sua parola diventando il braccio destro di Davide; in questo modo gli impedisce di peccare con Betsabea e di alienarsi la protezione di Dio.

Davide avrà da Mikal (prima moglie, nonchè figlia di Saul e sorella di Gionata) Iesse (primogenito, chimato così in onore del padre di Davide); per assicurare che non ci sia guerra tra la propria discendenza e quella di Gionata, fà sposare Iesse con la primogenita dell'amico, in modo da legare a filo doppio le due dinastie.

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Gli obietta Lord Wilmore:

Un momento: Mikal fu punita da JHWH con la sterilità perchè si era scandalizzata vedendo Davide danzare davanti all'Arca durante la sua traslazione dal santuario di Silo in Gerusalemme. Affinché Davide abbia un figlio da lei, occorre introdurre un POD aggiuntivo, ad esempio Davide rinuncia alla traslazione e l'Arca resta a Silo fino alla costruzione del Tempio. Ciò però rischia di indebolire la posizione del Re e di Gerusalemme come capitale, essendo questa una delle ultime piazzeforti del paganesimo nella Terra Promessa. Dunque Davide potrebbe rinunciare a Gerusalemme e costruire ex novo una nuova capitale intorno a Silo, ma la cosa appare improbabile, essendo Silo esposta agli attacchi dei Filistei. Davide dovrebbe rinunciare allora alla danza davanti all'Arca, ma ciò gli alienerebbe le simpatie del Signore, che potrebbe decidere di scegliere Gionata al suo posto. Però mi è venuto in mente che potrebbe essere Gionata a danzare davanti all'Arca. In questo modo Mikal non si scandalizza di suo marito, ed ha figli. Osanna al figlio di Saul!

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E Paolo Maltagliati aggiunge:

Scusate, la soluzione più semplice non è semplicemente che Mikal non si scandalizzi?

« Giunta che fu l'arca del Signore nella città di David, Mikal, figlia di Saul, si affacciò alla finestra e vide il re David che danzava davanti al Signore e lo disprezzò in cuor suo. Ma Gionata suo fratello, che stava presso di lei le disse: "Non è bene che la donna disprezzi l'uomo che si umilia dinnanzi al Suo Signore". E Mikal disse: "Come hai inteso bene i miei intendimenti, fratello! Ebbene, che Iddio mio Signore lasci che il ventre della sua serva diventi deserto, se essa dimentica colui a cui tutto deve!"
Quella sera stessa il Signore apparve a Mikal, dicendogli: "Bene hai parlato, Mikal figlia di Saul. Non disprezzare ciò che piace al Signore! Come David danzò davanti a me, così tu ora danzerai davanti a lui. La tua rovina sarà la tua gloria, ed egli ti guarderà con occhi nuovi."
E Mikal danzò presso il suo re David, come piacque al Signore. E David vide per la prima volta sua moglie e la trovò bella. Ed essi si conobbero e concepirono un maschio, cui venne dato il nome di Salomone... »

A pensarci bene, un sovrano legato sia a Giuda sia a Beniamino potrebbe dare maggior equilibrio politico al regno di Davide e dei suoi successori. I rapporti di forza, politici ed economici erano a favore di Efraim e Manasse. Beniamino era lì vicino, se non ricordo male. Magari l'influenza di Gionata può riequilibrare le tensioni tra queste tribù e la davidiana Giuda.

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Torna alla carica MattoMatteo:

L'idea di base dell'ucronia, infatti, è proprio questa... oltre al fatto che mi è sempre dispiaciuto per il povero Gionata, che è morto assieme a suo padre, pur essendo sempre stato così buono con Davide. Inoltre, visto che Davide non pecca con Betsabea, il Signore manterrà la sua protezione su Israele, che così potrà essere più potente e prospero e potrebbe espandersi maggiormente.

Una situazione del genere, però, comporta due rischi: primo che il successo dia alla testa agli ebrei facendoli peccare e allontanando da loro la protezione di Dio, secondo attirare la paura e l'invidia dei loro vicini. Non è azzardato, quindi, ipotizzare che ad un certo punto Israele venga conquistato e spartito tra i suoi vicini, producendo non un solo esilio, ma molti (cattività babilonese, cattività egiziana... non saprei se e quali altri popoli poterci mettere: lidi, cimmeri... arabi?).

Quando i babilonesi vengono sconfitti dai persiani, e Ciro permette il ritorno in patria degli ebrei babilonesi, probabilmente torneranno anche profughi da altre nazioni, portando con se versioni differenti dell'ebraismo; questo porterà o a divisioni interne, o ad un "neo-ebraismo" diverso da quello della nostra Timeline.

Mi è però venuta un'altra idea. Gojim, Gaji, Gaijin sono le parole con cui vengono indicati gli stranieri rispettivamente da Ebrei, Zingari, e Giapponesi... è solo un caso, che si somiglino così tanto? Mettiamo che uno scienziato, intrigato dalla similitudine fonetica, compia un'approfondita ricerca genetica presso i tre popoli, scoprendo una parentela comune. In pratica, durante la cattività Babilonese, gruppi di ebrei sarebbero arrivati fino all'India e al Giappone, mescolandosi con le popolazioni locali fino al punto da perdere il ricordo della loro origine. Questa scoperta che ripercussioni potrebbe avere, per il moderno Israele?

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Gli replica Perchè No?:

Per Israele non so, ma per il Giappone l'effetto sarebbe devastante. I giapponesi hanno già grandi difficoltà a riconoscere che la loro cultura é nata in buon parte da emigranti originari dei regni coreani. Inoltre la maggior parte della loro storiografia é basata sull'idea di un Giappone con origini etniche indigene, particolari e uniche, anche se questo é stato criticato negli ultimi anni, e non è penetrato nell'opinione generale.

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Anche Bhrihskwobhloukstroy ha qualcosa da obiettare:

Non ho capito fin dove si spinge l'ucronia o, in altri termini, qual è il punto di divergenza... Nella realtà « Gojim, Gaji, Gaijin » hanno in comune solo un fonema, /g/, dal momento che -im in ebraico è il morfo di plurale e quindi ricorre in tutte le parole (non è tipico di questa, non è un prestito collegato a questo tema) e dal punto di vista degli aplogruppi genetici relativi al cromosoma Y gli Ebrei presentano J, i Rom H (o anche L o R) e i Giapponesi C, E, N e O, che in comune hanno solo il capostipite dell'intera Umanità. Il punto di divergenza sarebbe allora che invece ci fosse parentela genetica e che i nomi per "straniero" fossero etimologicamente connessi?

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C'è poi anche l'ucronia contraria a quella con cui abbiamo aperto questa pagina, ed è di Lucasauro:

Davide non pecca con Betsabea e Salomone non nasce, cosa cambia?

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Gli risponde Enrica S.:

Bè, Adonia diventa re dopo Davide... ma nient'altro, dato che secondo il 3° capitolo di Luca Gesù discende da Natan, altro figlio di Re Davide. Ah, giusto, i libri Sapienziali dell'AT saranno attribuiti ad Enoc, ad Aronne o a Samuele, dato che non c'è Salomone. I Negus d'Etiopia diranno di discendere da un altro personaggio biblico. E il Sultano Ottomano Solimano il Magnifico si chiamerà in un altro modo (Suleyman è la versione turca di Salomone).

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Interviene a questo punto Andrea Villa:

Leggendo la risposta di Enrica S., mi è appena venuta in mente questa possibile storia ucronico-fantareligiosa: e se Uriah l'Ittita legge il messaggio di Re Davide e scopre quindi le sue intenzioni di farlo assassinare? Come cambia la storia di Davide e del Regno di Israele?

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Gli replica William Riker:

I situazione: Uriah fugge da solo tornando nella sua terra natale, Davide non soggioga gli Ammoniti ma sposa Betsabea e tutto va come in HL.

II situazione: Uriah fugge con sua moglie Betsabea, Davide non pecca, Salomone non nasce, non avviene la ribellione di Assalonne, alla morte del padre scontro dinastico tra Adonia ed Assalonne, possibile spaccatura tra Giuda e Israele con una generazione di anticipo, retti però da due dinastie davidiche, scarse differenze rispetto alla HL tranne il fatto che ci saranno due Templi, uno a Betel distrutto dagli Assiri e uno a Gerusalemme distrutto dai Caldei. Erode il Grande quale dei due ricostruirà?

III situazione: come sopra ma Adonia e Assalonne si eliminano a vicenda, il generale Ioab mette sul trono Natan, antenato di Gesù secondo il capitolo 3 di Luca, questi non pecca con donne straniere e non si ha lo scisma religioso tra Nord e Sud, Natan costruirà il Tempio a Gerusalemme che non sarà distrutto fino al momento presente, possibile sostituzione dell'Islam con una setta dell'Ebraismo, la storia delle religioni diverge completamente.

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Il grande Bhrihskwobhloukstroy aggiunge:

Mi sia permessa una IV situazione: 'Ūrîyāh fugge a Qarqamiš nel 975, giusto in tempo per prendere parte alla Successione dell'ultimo Gran Re Ura-Tarḫunt/z(a) e prevale su Šuḫi (mia infiorettatura: assume con l'occasione il nome di 'Ūrîya-Tarḫunt/z[a]) e unifica i Regni Neo-Ittiti. Alla morte di Davide, Yôʼāḇ in fuga da Salomone si rifugia presso di lui; la strategia militare dei due, unita, ha presto ragione degli Israeliti e Salomone viene preso prigioniero. A questo punto la Regina Madre, Betsabea, si reca supplice dall'ex-marito a implorare la grazie per il figlio. Come reagirà l'Integerrimo?

P.S. Per chi ama i particolari, io mi sono immaginato la vicenda così: 'Ūrîyāh, uno dei Comandanti delle Forze Armate dalla massima Potenza della regione, si rifugia nel Regno di Qarqamiš; per la proverbiale penuria di uomini nei Regni Ittiti, troverà presto impiego per quello che sa fare meglio - presumo la guerra, anche se aveva le competenze per fare da interprete - e, con le sue capacità, diventa perlomeno un Comandante di simile livello. Il Caso fortuito vuole che proprio pochi anni dopo (giusto il tempo per aver fatto carriera), l'ultimo Gran Re discendente dalla Dinastia degli Ittiti, Ura-Tarḫunt/z(a), muoia senza Eredi. Si scatena la Lotta per la Successione e in questi casi prevale chi è militarmente e strategicamente più forte; nella Storia il Governatore Šuḫi (e fin qui è tutto scontato), mi sono immaginato che un Comandante come 'Ūrîyāh se la potesse giocare. Se non ce la fa, si torna alla I situazione.

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aNoNimo obietta:

Ho un'idea migliore: la regina madre fugge in Egitto presso la corte del Faraone Siamon (XXI dinastia), che ha già accolto a corte il principe edomita Hadad dandogli in sposa la cognata Tacheperes, e lo convince ad entrare in guerra contro gli Ittiti per rimettere suo figlio Salomone sul trono, ovviamente come vassallo degli Egiziani. "Se vincerai, sarai ricordato come un Faraone più grande del Secondo Ramses che a Qadesh non riuscì ad annientare gli Ittiti", è l'argomento decisivo usato dal Betsabea. Come andrà a finire?

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 Bhrihskwobhloukstroy gli ribatte:

In questo caso 'Ūrîyāh, che detiene Salomone prigioniero, lo nomina Governatore e invia a Siꜣ-Jamôn la richiesta di ‘sposare' / ricongiungersi con Betsabea come se fosse una Principessa Egiziana, in cambio facendo di Salomone l'Erede al Trono (mi sento sempre sfidato a non alterare le Genealogie). Un Impero Neoittitico esteso a comprendere tutto quello di Davide e Salomone e in Alleanza con l'Egitto potrebbe in futuro resistere ad attacchi dall'Assiria e nel frattempo dedicarsi alla riconquista di parte dell'antico Impero di Ḫattušaš.

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A questo punto Lucasauro cambia discorso:

Secondo alcuni esegeti Gilgamesh era un contemporaneo di personaggi biblici vissuti dopo Noè e precedenti ad Abramo. Ora mi chiedo: cosa accade se costui fa irruzione in una qualche vicenda biblica postdiluviana e ne diventa un personaggio importante? sarà un personaggio buono o cattivo?

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Ed Enrica S. gli risponde:

Molto probabilmente Gilgamesh nella Bibbia c'è, è Re Nimrud, che secondo la Genesi fondò Erech, cioè Uruk, la stessa città di cui era Re Gilgamesh. Si tratta di un personaggio negativo, in quanto considerato il responsabile della costruzione della Torre di Babele (la Ziggurat di Babilonia), e se gli fosse attribuito anche il desiderio di cercare l'immortalità, diventerebbe ancor più simbolo della superbia umana e forse Gesù lo citerebbe per nome, anziché parlare solo genericamente dei Giganti "al tempo di Noè".

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A questo punto ha ripreso la parola William Riker:

Nell'Antico Testamento sono citati molti sovrani storici realmente vissuti (il re Assiro Sennacherib, Re Nabucodonosor II di Babilonia, il sovrano greco di Siria Antioco IV Epifane...) Ma se ce ne fossero stati molti di più? Ecco alcuni esempi (con U sono indicati i passi ucronici, con R quelli realmente presenti nella nostra Bibbia, ma di non certa interpretazione):

(U) « Cus generò Naram: costui cominciò a essere potente sulla terra. Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: "Come Naram, valente cacciatore davanti al Signore". L'inizio del suo regno fu Babele, Uruc, Accad e Calne, nella regione di Sennaar. Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobòt-Ir e Calach, e Resen tra Ninive e Calach; quella è la grande città. » (Gen 10, 8-12)
In questo caso il primo ad esercitare potestà regale sulla Terra è facilmente identificabile con Narām-Sîn, quarto Re degli Accadi che governò un impero immenso, esteso a tutta la Mesopotamia, tra il 2254 e il 2218 a.C., portando a compimento le conquiste del nonno Sargon (qui da identificare con Cam, padre di Cus e nonno di Naram). Narām-Sîn fu il primo sovrano mesopotamico ad arrogarsi una natura divina e il primo a farsi chiamare "re dei quattro angoli del mondo". Ce n'era abbastanza per attribuirgli la costruzione della Torre di Babele.

(U) « Quando Abramo arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente. La osservarono gli ufficiali del faraone Sesostri e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone. Per riguardo a lei, egli trattò bene Abramo, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. Ma il Signore colpì il faraone Sesostri e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. » (Gen 12, 14-17)
Il Faraone che pose Sara nel proprio harem credendola la sorella e non la moglie di Abramo è così da identificare molto probabilmente con  Sesostri II, quarto faraone della XII dinastia che regnò dal 1897 al 1878 a.C.

(U) « Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Shuppalar re dell'Elam e di Piteal re degli Etei, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto. Per dodici anni essi erano stati sottomessi ad Amrafel, ma il tredicesimo anno si erano ribellati. » (Gen 14, 1-4)
Amrafel è da identificare con Hammurabi, Re di Babilonia (nella regione di Sennaar, la Mesopotamia centrale), che regnò dal 1792 al 1750 a,C. Egli appare a capo di una coalizione che comprende la città di Larsa (Ellasar), il paese di Elam (con capitale Susa) e gli Etei, il nome dato dalla Scrittura agli Ittiti. Arioch è stato identificato con il sumero Eriaku, detto anche Rim-Sin, re di Larsa contemporaneo di Hammurabi, mentre Shuppalar dell'Elam sarebbe Siwe-Palar-Khuppak, sovrano di quel paese dal 1778 al 1745 a.C. Piteal sarebbe invece Pithana, sovrano degli Ittiti sul trono dal 1775 al 1740 a.C. Una coalizione così vasta appare difficilmente giustificabile storicamente; non ci sono prove che Hammurabi, pur potente e temuto, abbia esteso il suo predominio fin sulla regione di Canaan; e comunque la guerra descritta in Gen 14 non concorda cronologicamente con l'identificazione di Sesostri II come il Faraone di Gen 12, essendo vissuto un secolo prima di Hammurabi. Sono invece sconosciuti alla storia i nomi dei re della Pentapoli di Siddim.

(U) « Allora il faraone Ziz convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone. Il faraone Ziz disse a Giuseppe: "Ho fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito". Giuseppe rispose al faraone: «Non io, ma Dio darà la risposta per la salute del faraone!» (Gen 41, 14-16)
Il Faraone Ziz, che nominò Giuseppe suo Primo Ministro, è verosimilmente da identificarsi con Sheshi, Faraone poco noto della XV Dinastia, quella degli Hyksos, che avrebbe regnato verso il 1650 a.C. Essendo di origini semitiche come gli Ebrei, accolse ben volentieri l'ebreo Giuseppe alla sua corte.

(U) « Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, chiamato Ran, che non aveva conosciuto Giuseppe » (Esodo 1, 8)
Manifestamente il Faraone che oppresse gli Israeliti e fece uccidere i loro primogeniti non può che essere identificato con Ramses II il Grande, della XIX Dinastia, sul trono dal 1279 al 1212 a.C. In tal caso effettivamente la permanenza degli Ebrei in Egitto sarebbe durata circa 400 anni, come afferma Gen 15, 13.

(U) « Mosè e Aronne vennero dal re d'Egitto Miri e gli annunziarono: « Dice il Signore, il Dio d'Israele: Lascia partire il mio popolo perché mi celebri una festa nel deserto! » (Esodo 3, 1)
Questa citazione basta per identificare il Faraone che cercò di impedire agli Ebrei di lasciare l'Egitto con Merenptah, tredicesimo figlio di Ramses II, salito al trono già anziano dopo una lunga coreggenza con il padre, che regnò dal 1212 al 1203 a.C. Merenptah ci ha lasciato una stele che riporta il resoconto di una vittoria militare contro i popoli Libici, nelle cui ultime righe è narrato l'esito vittorioso di una spedizione militare condotta da Merenptah verso la terra di Canaan. Tra i popoli e le città sconfitti viene elencato Ysrir, identificato dagli storici proprio con Israele (si tratta della prima testimonianza storica extrabiblica relativa al popolo ebraico). Come sempre accadeva, Mernptah avrebbe cercato di alterare il resoconto dei fatti per motivi di prestigio, trasformando la sconfitta da parte di Mosè in una vittoria sul suo popolo.

(U) « Samun, re d'Egitto, con una spedizione aveva preso Ghezer, l'aveva data alle fiamme, aveva ucciso i Cananei che abitavano nella città e poi l'aveva assegnata in dote alla figlia, moglie di Salomone. » (1 Re 9, 16)
Il Faraone che divenne suocero di Salomone secondo l'autore biblico è Siamon, della XXI Dinastia, sul trono dal 978 al 959 a.C.

(R) « Nell'anno quinto del re Roboamo, Sisach re d'Egitto marciò contro Gerusalemme, perché i suoi abitanti si erano ribellati al Signore » (2 Cronache 12, 2)
Questo Faraone è da identificarsi con il Faraone Sheshonq I, della XXII Dinastia, che regnò dal 943 al 922 a.C.

(U) « Nell'anno trentasettesimo di Ioas, re di Giuda, Ioas, figlio di Ioacàz, divenne re su Israele a Samaria. Egli regnò sedici anni. Fece ciò che è male agli occhi del Signore; non si allontanò da tutti i peccati che Geroboamo figlio di Nebat aveva fatto commettere a Israele, ma li imitò, e fece alleanza contro Aram con la regina Samira. » (2 Re 13, 10-11)
Appare evidente il riferimento a Shammuramat, moglie del re assiro Shamshi-Adad V che governò dall'811 all'808 a.C., e reggente per conto del figlio Addu-Nirari III. Tale regina fu resa celebre dallo storico greco Erodoto di Alicarnasso, che nella sua opera (Storie, Libro XIV, 6) la chiama Semiramide e le attribuisce una condotta talmente dissoluta da arrivare all'incesto. Si tratta certamente di propaganda maschilista contro una donna che riuscì a dimostrarsi una sovrana energica in tempi difficili.

(R) « Pul, re d'Assiria, invase il paese. Menachèm diede a Pul mille talenti d'argento, perché l'aiutasse a consolidare nelle sue mani il potere regale » (2 Re 15,19)
In questo versetto l'autore parla di Tiglat-Pileser III, sovrano assiro che regnò dal 745 al 727 a.C. ed è considerato il fondatore dell'Impero neo-assiro per le importanti riforme amministrative e militari che apportò, prima tra tutte l'istituzione di un esercito permanente. Egli infatti era noto anche con  il nome babilonese di Pulu, con cui fu proclamato re di Babilonia.

(U) « Poi però il re d'Assiria scoprì una congiura di Osea, che aveva inviato messaggeri a Sorch re d'Egitto e non spediva più il tributo al re d'Assiria » (2 Re 17, 4)
Senz'altro con il nome Sorch l'Autore fa riferimento ad Osorkon IV, Faraone della XXII Dinastia, che regnò dal 730 al 715 a.C.

(R) « Appena Sennàcherib seppe che Tiraca re di Etiopia era uscito per muovergli guerra, inviò di nuovo messaggeri a Ezechia... » (2 Re 19, 9)
Si tratta del Faraone etiope Taharqa della XXV dinastia, che regnò dal 690 al 664 a.C.

(R) « Durante il suo regno, il faraone Necao re di Egitto si mosse per soccorrere il re d'Assiria sul fiume Eufrate. Il re Giosia gli andò incontro, ma Necao l'uccise in Meghiddo al primo urto. » (2 Re 23, 29)
Siamo al cospetto del Faraone Necao II della XXVI dinastia, che regnò dal 610 al 595 a.C.

(R) « Mi fu rivolta questa parola del Signore: "Figlio dell'uomo, volgiti verso Gog nel paese di Magòg, capo supremo di Mesec e Tubal, e profetizza contro di lui." » (Ger 38, 1-2)
Il riferimento è fin troppo scoperto: Gog è Gige, Re della Lidia tra il 716 a.C. e il 678 a.C. cui si attribuivano immense ricchezze e addirittura un anello, donatogli da Zeus, in grado di assicurare l'invisibilità a chi lo portava (mito poi ripreso da Tolkien nel suo "Lo Hobbit"). Magog deriva verosimilmente dall'accadico "Mat Gugi", "terra di Gige", ovvero la Lidia. Mesec è stato identificato dallo storico Giuseppe Flavio con i Mushki, popolo dell'Anatolia associati ai Frigi e con capitale Mazaca. Tubal invece coincide presumibilmente con Tabal, uno stato luvio neo-ittita dell'Anatolia meridionale menzionato nelle fonti assire.

(R) « Così dice il Signore: Ecco io metterò il faraone Cofrà re di Egitto in mano ai suoi nemici e a coloro che attentano alla sua vita, come ho messo Sedecìa re di Giuda in mano a Nabucodònosor re di Babilonia, suo nemico, che attentava alla sua vita. » (Geremia 44, 30)
Geremia parla di Apries, nome greco di Haaibra Wahibra, della XXVI dinastia, che regnò dal 589 al 570 a.C.

Che ne pensate?

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Ennesima pensata di Lucasauro:

I Cimmeri interferiscono con vicende ebraiche bibliche. Cosa accade?

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A rispondergli da maestro è Bhrihskwobhloukstroy:

La tentazione di imbastire un'ucronia su Giosia (Y ō'šiyyāhû) è troppo forte: ammettiamo che la narrazione del Secondo Libro delle Cronache (XXV, 20-27) sia fondamentalmente veridica e poniamo come Punto di Divergenza che Giosia riconosca nelle parole di Necao (Nkꜣw) II (di lasciarlo passare in quanto non in guerra con lui, ma con Nabopolassar / Nabû-apal-uṣur) un monito del proprio Dio (agosto 609 a.C.). In questo modo Necao raggiunge con un solo giorno di anticipo Assur-uballit (Aššur-uballiṭ) II all'assedio di Ḫarrān nel 608 e Assiri ed Egizi vengono comunque sconfitti. La vittoriosa Coalizione Caldeo-Perso-Medo-Scito-Cimmeria si rivolge quindi contro il ‘traditore' Giosia e in particolare se ne prendono carico i Cimmerî, specialmente dopo che Aliatte II di Lidia li ha espulsi dall'Anatolia.

Sul Trono di Gerusalemme è rimasto Giosia, dato il mantenimento dei buoni rapporti con Necao II e Aššur-uballiṭ II. All'arrivo dei Cimmerî, il Regno di Giuda si ritrova in guerra dividendosi in due fazioni: Giosia e il primogenito Eliakim (Elyāqîm), che gli succederà col nome di Ioiakim (Yəhôyāqîm), si mantengono fedeli all'Egitto e all'Assiria, mentre il secondogenito Ioacaz (Yəhôʼāḥāz) sostiene le ragioni dell'Alleanza con i Neobabilonesi (Nabopolassar / Nabû-apal-uṣur). Dopo la definitiva sconfitta assiro-egizia nel 605 a Carchemish (Gargamiš), Sion (Ṣiyyôn) non regge all'assedio dei Cimmerî e il Re fugge nell'antica Capitale Ḥeḇrôn, ponendosi sotto la Protezione del Faraone, che lo salva dalla vendetta di Nabopolassar (Nabû-apal-uṣur), talché il Regno di Giuda continua la propria esistenza esattamente secondo le vicende storiche, solo senza la parte settentrionale con Sion.

A Gerusalemme dunque si insediano i Cimmerî, mentre Ioacaz /Yəhôʼāḥāz persiste bensì come Re, ma nel territorio di Binyāmîn, con Capitale a Miṣpah, dove si trasferisce gran parte della popolazione ebraica locale (anticipando quanto storicamente accaduto dopo il 586). La differenza con la Storia reale è che Sion, anziché rimanere spopolata, viene colonizzata dai Cimmerî, che vi trovano una sede definitiva e quindi vi permangono per tutte le epoche successive.

Dopo il 539 gli Esuli di Babilonia fanno ritorno in Giuda, ma Gerusalemme rimane Capitale dei Cimmerî fino agli Asmonei (Ḥašmôna'îm), che riconsacrano a Yahweh il Tempio nel frattempo usato dai Cimmerî, i quali comunque rimangono maggioritarî (e perfino quasi continuativamente indipendenti dagli Asmonei) sul versante occidentale della Giudea (fino ai Filistei) e per tutta l'epoca romana caratterizzano la regione fino all'arrivo dell''Islām.

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Lucasauro torna alla carica:

Elia è considerato una prefigurazione del Battista: come Elia, il Battista ha come nemico il ponente di turno, e infatti ritengo gli erodiani un equivalente di Acab nel Nuovo Testamento. Il contrasto profeta-sovrano scaturisce dalla cattiva condotta dei sovrani ebraici: Natan e Davide, Amos e Geroboamo II, Isaia e Manasse,e molti altri.

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Gli risponde Paolo Maltagliati:

Chiaro. Lo schema è:
profeta = voce di Dio
Re = adoratore di falsi dei, malvagio e corrotto
È un topos letteraio ricorrente nell'antico testamento e in altri testi dal simile tenore.
A cui, se posso permettermi, spesso si aggiunge il topos correlato di profetizzatore inascoltato (appunto) di castighi (che chiaramente l'autore conosce già quindi li può definire tali) come punizione per la violazione di un divieto o del culto.
Nel caso specifico di Elia, indizi nel testo fanno però storicamente supporre che fosse qualcosa di più di un semplice uomo di Dio e che avesse un ruolo politico estremamente rilevante e che fosse stato invischiato in lotte di fazione (che fosse un sostenitore di un'intesa con gli Assiri? Mai lo sapremo). Del resto Acab è stato il più grande re di Israele post divisione, dal punto di vista militare e politico (fu capofila dell'alleanza che probabilmente se non vinse, perlomeno fermò la stella ascendente e temuta degli Assiri a Qarqar, contro Salmanassar), motivo per il quale il suo regno e la sua corte dovevano albergare molte fazioni e molti nuclei di potere divergenti
Narratologicamente trovo interessante piuttosto Samuele, che si discosta da questo modello standard, in quanto egli stesso profeta e ad un tempo uomo di potere, con tutti i dubbi morali del caso che lo attanagliano, anche nei confronti degli stessi figli, il che lo rende veramente un personaggio tridimensionale.

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Segnaliamo la curiosa proposta di Iacopo:

Oggi, 29 settembre 2017, voglio proporre un'ucronia dedicata ai Santi Tre Arcangeli. La Divina Provvidenza ha motivo di invertire gli interventi veterotestamentari di Michele e Raffaele. Così Sansone è annunciato e protetto da Raffaele, e Tobia è scortato e difeso da Michele. Il primo dunque sposerà Dalila ponendo fine al conflitto distruttivo con i Cananei, e il secondo a mascellate d'asino sconfiggerà gli oppressori Medi.

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Evidentemente MattoMatteo è particolarmente attratto dalle ucronie bibliche, perchè ne ha sfornata un'altra:

Nel 587 a.C., nonostante le raccomandazioni contrarie dei profeti Geremia e Baruc, il re ebreo Sedecia combatte contro i babilonesi, venendone sconfitto; i babilonesi distrussero il tempio e deportarono la maggior parte degli ebrei a Tel-Aviv (poco distante da Babilonia); tuttavia lì gli ebrei si trovarono piuttosto bene (al punto che alcuni divennero tanto ricchi da poter creare una banca), tanto che quando vennero liberati da re Ciro di Persia, nel 539, alcuni decisero di rimanere.

Teniamo presente che, fino a Davide, l'idea di un tempio per il signore era considerata quasi un'eresia, e che la zona dove erano stati insediati non era lontana dal luogo di origine di Abramo; a questo punti si può immaginare che alcuni profeti convincano la popolazione che il Signore li ha fatti tornare lì perché, in realtà, il soggiorno nella terra di Canaan era una tappa di un viaggio al pari dei 40 anni di esodo nel deserto, e che la vera terra promessa è quella in cui si trovano ora.

Esattamente come quando erano in Egitto, gli ebrei diventano numerosi e forti; quando Ciro arriva, si alleano con lui, colpendo l'impero babilonese dall'interno; come compenso per l'aiuto fornito, chiedono ed ottengono il controllo della parte meridionale della Mesopotamia, e pongono la nuova capitale del loro impero mesopotamico (in contrapposizione al regno ebraico di Palestina), a Kadashyrsalem (letteralmente “nuova città della pace”), nel punto in cui Tigri ed Eufrate si congiungono (circa 170 km dal Golfo Persico).

Fu durante il V e IV secolo a.C. che si svilupparono le sinagoghe e la Torah, e che gli ebrei mesopotamici entrarono nuovamente in contatto con gli ebrei della diaspora, alcuni dei quali volevano ricostruire il tempio e il regno d'Israele; farlo, però, avrebbe significato dover ammettere di aver sbagliato tutto, negli ultimi due secoli, e quindi gli ebrei mesopotamici rifiutano di fornire aiuto (nonché l'arca dell'alleanza e tutti gli arredi sacri) ai loro fratelli; si crea quindi una spaccatura insanabile tra i due gruppi, scissione che dura ancora oggi.

L'impero ebraico viene assorbito nel 330 da quello di Alessandro Magno, ma alla morte di quest'ultimo non solo ritrova la libertà, ma riesce addirittura ad espandere i suoi confini; alla fine del III secolo a.C. l'impero ebraico comprende quasi tutta la Mesopotamia, e buona parte delle coste attorno al Golfo Persico fino allo stretto di Hormuz; nel frattempo gli ebrei palestinesi sono riusciti a ricostruire il tempio, ma in mancanza del supporto dei loro fratelli mesopotamici, i lavori vengono conclusi solo nel 427 a.C., ben 110 anni dopo il rientro nella terra promessa (nella nostra TL il secondo tempio di Gerusalemme viene completato nel 525, meno di 15 anni dopo il rientro); inoltre, come detto prima, mancano l'arca e gli altri arredi originali. Nel 63 a.C. arrivarono i romani e, dopo alcune cruente battaglie, l'impero ebraico accettò di pagare tributi a Roma pur di poter restare indipendente, mentre il più piccolo ma agguerrito regno ebraico viene conquistato militarmente e diventa una vera e propria provincia romana.

Si aprono quindi tre opzioni, per la nascita di Gesù:

1) Nascita in Mesopotamia; essendo uno stato forte e (parzialmente) autonomo, e mancando un tempio centralizzato, forse il messaggio religioso di Gesù sarebbe stato compreso ed accettato meglio, e non ci sarebbero state né la crocifissione né la scissione tra ebraismo e cristianesimo; inoltre, se l'ebraismo fosse stato aperto anche ai pagani, si sarebbe espanso soprattutto nella penisola araba (e, in questo caso, probabilmente l'islam non sarebbe mai nato), attorno al mar Nero e al mar Caspio, e in direzione dell'India; a causa delle sue caratteristiche, i romani probabilmente non avrebbero permesso al “neo-ebraismo” di penetrare all'interno del loro impero, che sarebbe rimasto politeista (mentre non avrebbero avuto problemi con l'ebraismo tradizionale, quanto meno perché è praticato da una minoranza troppo esigua per provocare danni).

2) Nascita in Palestina; come nella HL.

3) Nascita altrove, vale a dire in una comunità della diaspora, probabilmente ad Alessandria d'Egitto, che a quel tempo era la più grande.

Quello che interessa a noi è la 1° possibilità, quella più interessante. Le orde di barbari che distruggono l'impero romano d'occidente, toccano solo marginalmente l'impero romano d'oriente, che quindi sopravvivrà molto più a lungo, anche perché non verrà distrutto dai musulmani.

Anche l'impero ebraico viene toccato solo marginalmente dall'invasione e sopravvive, anzi diviene anche più forte; approfittando della distruzione portata dagli unni bianchi in India, vengono inviati in quelle terre dei predicatori della parola di Dio; sarà il neo-ebraismo ad espandersi nel sud-est asiatico, e forse anche in Cina, al posto dell'islam, mentre in Europa e Mediterraneo sopravvivranno le religioni politeiste.

In questo caso, probabilmente, l'Australia verrà scoperta prima dell'America; quest'ultima verrà raggiunta passando per l'oceano Pacifico, partendo da Cina o Giappone e approdando in Oregon o California, oppure partendo da Australia o Nuova Zelanda e approdando in Cile o Perù; in entrambi i casi, l'America verrebbe scoperta ben più tardi del 1500, dando forse la possibilità a qualche regno indigeno di svilupparsi in un impero abbastanza forte da tenere testa agli invasori.

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Aggiungiamo quanto ha scritto Luigino Bruni:

Il saggio di Mario Liverani "Oriente e Occidente" (Laterza, 2021) tratta il tema della narrativa sull'Oriente visto da Occidente. È interessante la ripresa che Liverani fa della teoria, introdotta da Karl Jaspers, dell'età assiale, quel periodo che per il filosofo tedesco va dall'800 al 200 a.C, in cui l'umanità, in posti diversi della Terra, raggiunse una nuova fase del suo sviluppo etico, grazie all'arrivo di grandi individui: in Cina Confucio e Lao Tse, in India Buddha, in Persia Zarathustra, in Israele i profeti, in Grecia dai Presocratici a Platone. Liverani individua questo periodo straordinario in un arco temporale più breve, attorno al VI secolo a.C., il cui centro, nella civiltà biblica, è occupato dell'esilio babilonese, che inizia dopo la distruzione del tempio di Salomone (587 a.C.). Per Liverani le principali eredità dell'età assiale sono la religione etica, la nascita della responsabilità dell'individuo e la visione razionale del mondo. Prima esisteva la responsabilità collettiva o corporativa, orizzontale e verticale (le colpe dei padri ricadevano sui figli). Il VI secolo vede l'inizio di qualcosa di nuovo ed essenziale per lo sviluppo delle civiltà: la razionalità inizia a prendere il posto della magia, i profeti degli aruspici. La responsabilità etica diventa personale e insieme nasce la coscienza dell'individuo che si esprime nelle preghiere intime dell'anima dette in prima persona singolare, come emerge dai salmi e nei profeti. È il frutto di una visione della religione non più incentrata sulla figura del re-sacerdote sciamano, ma sulla Legge e i Profeti. Sempre in questo periodo si afferma il monoteismo, una grande innovazione teologica, punto di arrivo di un lungo processo, partito col politeismo e passato per il monolatrismo (Israele adora il suo unico Dio, ma le altre nazioni adorano i loro dei). Liverani mostra che in questo lungo processo, che accompagna tutta la monarchia in Israele, la distruzione di Gerusalemme e del Tempio è l'asse dell'età assiale. I deportati di Israele compresero che YHWH non era legato al tempio, che il loro Dio poteva essere vero anche se sconfitto.

Ma l'esilio fu essenziale per apprendere alcune dimensioni religiose dai babilonesi. Qui Liverani mostra che sui testi biblici fu forte l'influsso dell'incontro con i testi sacri babilonesi. L'idea di un Dio biblico monoteista totalmente diverso dagli idoli degli altri va rivista profondamente. Un testo sacro babilonese dedicato a Marduk recita: « Uras è Marduk della piantagione, Lugallidda è Marduk dell'abisso, Ninurta è Marduk del piccone, Nabu è Marduk della contabilità, Sin è Marduk che illumina la notte, Samas è Marduk della giustizia, Adad è Marduk della pioggia, …è Marduk di ogni cosa ». I vari dèi del pantheon babilonese iniziano a essere percepiti come volti dell'unico Dio. Durante l'esilio, i profeti d'Israele – Ezechiele, il secondo Isaia, Geremia – rivelarono al popolo un Dio nuovo, una nuova alleanza, una circoncisione del cuore. Senza più un luogo sacro (Tempio), gli ebrei impararono a venerare lo Shabbat, il "tempio del tempo", il tempo sacro.

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Vale la pena di aggiungere la domanda di Lucasauro:

Quale POD con personaggio biblico appartenente al popolo ebraico antico potrebbe cambiare la storia del mondo o almeno del Medio Oriente fino ad oggi?

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Gli risponde aNoNimo:

Beh, sicuramente Ester. Dopo aver fatto eliminare Aman, convince Assuero (cioè Artaserse I Longimano) a convertirsi all'Ebraismo, e questa diventa religione universale dalla Tracia sino all'India. Alessandro Magno riesce a conquistare la Persia, ma alla sua morte i Persiani, rincuorati dal clero ebraico e dai prodigi di YHWH, cacciano i Greci e l'impero persiano prosegue con una nuova dinastia. I Romani non riescono a passare oltre il Bosforo e preferiscono puntare su Germania, Dacia, Sarmazia e Scandinavia, mentre i Persiani conquistano l'Arabia. Cristo è messo a morte dal governatore persiano di Gerusalemme, l'impero romano resta pagano e il culto principale è quello di Mitra. L'attacco degli Unni provoca il crollo della dinastia Sasanide, il cui immenso impero si divide in una metà occidentale, guidata dagli Arabi convertiti al cristianesimo nella sua versione iconoclasta, e in una metà orientale che si fonde con Cazari e Tocari e rimane a maggioranza ebraica. Il Volkwanderung arabo porta alla diffusione del cristianesimo in Africa settentrionale ed Europa meridionale, il Papa è il Vescovo di Alessandria d'Egitto. Più cambiare la storia di così... Qualcuno ha qualche altra idea?

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E MorteBianca aggiunge:

E se invece le cose vanno come sono andate storicamente, ma in versione ingigantita? Alessandro Magno conquista comunque la Persia, e sappiamo tutti quanto fosse sincretico e tendenzialmente lasciasse stare i culti locali.

Quando ultima la sua conquista però nota che sostanzialmente esiste un solo grande culto Monoteista chiamato Ebraismo (più gli altri mini-culti che però hanno tutti subito l'influzzo ebraico: gli Egizi hanno ancora il loro Pantheon, ma venerano l'Aton Hyksos che è palesemente ispirato a YHWH. I persiani venerano Zoroastro, i Caananiti (quelli che sono rimasti) venerano Baal, le piccole nazioni indiane venerano Brahma sopra tutti gli altri dei e tutte le altre popolazioni O praticano la loro religione in clandestinità, o pagano una tassa, oppure praticano un sincretismo simile riconoscendo in YHWH (o la loro versione di Lui) il Dio sopra tutti gli altri, oppure ancora venerando gli altri dei sotto le spoglie di Eroi, Angeli e Profeti.

Alessandro potrebbe diventare il tipico conquistatore malvagio biblico (da scacciare tramite Giudice, Profeta o Eroe) oppure potrebbe come fa spesso nelle ucronie assumere un Ebreo come consigliere, farsi considerare inviato da YHWH (farsi divinizzare avrebbe portato alla rivolta più veloce del West) e a venire ricordato come grande unificatore religioso e politico. In Grecia porterà un culto Zeus-centrico, oppure porrà YHWH come divinità creatrice di tutte le altre al posto del Caos. Inoltre l'Ellenismo e questo "Ebraismo Universale" diventano la Koine culturale, filosofica, scientifica e religiosa che influenzerà i secoli avvenire. In Grecia i Platonici, i neo-platonici e gli Gnostici sosterranno il monoteismo, l'Uno, il Demiurgo di palese ispirazione biblica.

L'Impero Romano potrebbe avere gioco più facile a conquistare un Impero così omogeneo e ancora in piedi (ma in decadenza a causa di tutte le spinte centrifughe) oppure avere gioco difficile e impantanarsi con i Parti di nuovo. In ogni caso la transizione con il Monoteismo forse sarà meno dura, dato che la Cultura Ellenistica (e quindi Romana) verrà vista come anticipatrice di quella Giudaico-Cristiana. Invece di scontri fra Politeisti greco-romani, Pantheon egiziani, Mitraisti e Mistici ci sarà uno scontro fra le religioni conquistate dall'Impero (mitraismo), la religione ufficiale dell'Impero (l'Enoteismo greco-romano) e le varie sette gnostiche, ebraiche, neo-platoniche e il neonato Cristianesimo.

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A questo punto, Lorenzo A. ci ha chiesto:

Dopo i due libri delle Cronache, la Bibbia ebraica non venne più continuata.vE se, nel corso dei secoli, altri autori avessero continuato il Tanakh raccontando il resto della Storia del mondo ebraico, almeno fino alla diaspora? Che titoli avrebbero questi libri?

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Così gli ha risposto MorteBianca:

Hai presente il Talmud? Però esso a differenza dei testi tradizionali è più basato sull'interpretazione di ciò che viene prima alla luce della tradizione orale, che un effettivo "Nuovo" testo.
Improvvisamente Dio smette di aggiornare il proprio messaggio.
Coincidendo con altre cose.

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E Alessio Mammarella aggiunge

Lorenzo A. paga pegno a una lacuna nell'insegnamento della storia su cui stavo riflettendo proprio nei giorni scorsi: i testi scolastici (perlomeno quelli che mi ricordo io: potrebbe essere cambiato qualcosa dai "miei tempi") tendono infatti a dimenticarsi del popolo ebraico dopo le rivolte giudaiche contro i romani. Proprio dopo quelle rivolte, tuttavia, comincia un periodo molto fecondo per la cultura ebraica, che si conclude con la redazione del Talmud di Babilonia (conclusa, secondo la tradizione, nel 499 d.C.). Non si può capire la grande differenza maturata tra le due fedi ebraica e cristiana se non si considera lo sviluppo divergente della patristica cristiana da una parte e del Talmud dall'altra.

Tra l'altro, una lacuna storica ancor più grande riguarda la città di Babilonia: i nostri testi scolastici la menzionano per l'ultima volta come città dove morì Alessandro Magno (se considerano questo dettaglio - altrimenti fanno terminare la storia di Babilonia con la conquista persiana, lasciando al buio gli ultimi mille anni di storia della città). Nei suoi ultimi secoli di vita, Babilonia divenne una città sempre più ebraica, al punto che al tempo dei Sassanidi gli ebrei locali godevano di una forte autonomia. Penso che si potrebbe tracciare un interessante parallelismo con Roma, passata da capitale del politeismo a capitale del cristianesimo - e forse Babilonia sarebbe rimasta così fino a oggi se non fosse nato l'islam?

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Riprende la parola MorteBianca:

Ho fatto qualche calcolo: La Bibbia (usando la datazione filologica) aggiunge un minimo di 6 libri per secolo (il record a ribasso è stato il secondo verso il primo), anche se ci sono elementi più antichi del 686 avanti Cristo, fatti più raramente. Ma lì si mescolano con le tradizioni orali.
Quindi dovremmo assumere che una Bibbia ebraica non solo contenga il Nuovo Testamento (e gli Apocrifi ebraici, quelli accettati cattolicamente), ma che si aggiorni di continuo.
Gli ebrei tendevano a raccontare la loro storia, quindi ipotizzo le seguenti. Il primo secolo è coperto, userò grandi leader e supposti messia come profeti e non solo. Ho usato un mix di Mistica ebraica, Canone Ortodosso e storia del popolo ebraico in generale.

II secolo: Libro di Giora e Libro di Kokhba (Penso sia ovvio a chi mi riferisco)
III secolo: Libro del Mishna (versione breve)
IV secolo: Cantico Gemara (versione breve)
V secolo: Cronache di Creta (di Mosé di Creta), Libro dello Yetzirah.
VI secolo: Secondo libro di Esdra
VII secolo: Primo e Secondo Libro di Neemia ben Hushiel
VIII secolo: Cronache di Isa
IX secolo: il Libro Aperto di Saadya Gaon
X secolo: Josipon
XI secolo: Midrash
XII secolo: Lettere di Maimonide, Libro di Alroi, Apocalisse di Baldovino
XIII secolo: Libro di Abulafia e Sefer Hasidim
XIV secolo: Zohar e Kebra Negast
XV secolo: Cronache Spagnole, Lettere ad Agrippa
XVI secolo: Libro di Bezalel, Libro di Luria
XVII secolo: Primo libro di Zevi (mi riferisco a Sabbatai)
XVIII secolo: Secondo e Terzo libro di Zevi (mi riferisco a Jacob ed Eve Frank)
XIX secolo: Libro di Herzl
XX secolo: Bugie dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion, Cronache di Anna Frank, Secondo Libro delle Lamentazioni
XXI secolo: Secondo Libro dei Giudici, Apocalisse di Abraham Yehoshua

 

In seguito ancora Lucasauro ci ha chiesto:

Se la congregazione delle cause dei santi decidesse di onorare come giusti personaggi fuori dal cristianesimo cattolico, quali personaggi precristiani potrebbero essere onorati come giusti? il primo personaggio che mi viene in mente potrebbe essere Ciro il Grande in quanto, stando a Isaia 45,1, è da definire un unto di Dio. Ci sono altri che vi vengono in mente?

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Bhrihskwobhloukstroy gli ha risposto:

Se devo proprio proporre qualche nome e vogliamo andare oltre l’Antico Testamento, comincerei con Aśōkăḥ. Anche Socrate mi sembra innegabile....

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E Lord Wilmore ha aggiunto:

Anche Gautama Buddha e Laozi potrebbero farci una bella figura. E poi, passando a figure mitiche, anche Alcesti che morì al posto di suo marito Admeto, o lo iustissimus Rifeo, non a caso posto da Dante in Paradiso. E ci sarebbero pure Quetzalcoatl e Viracocha...

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Chiudiamo per ora con la geniale osservazione di Bhrihskwobhloukstroy:

L'interpretazione da parte di Spengler della Storia così com'è stata è molto vicina a queste ucronie. Si potrebbe pensare in 'negativo' (per quanto riguarda il Popolo Ebraico): Golia batte Davide e in ultima analisi i Filistei sottomettono definitivamente gli Ebrei. Se vogliamo mantenere qualcosa di omologo al rapporto fra Cristianesimo / 'Islām ed Ebraismo, nella Storia Medioevale e Moderna le due principali Religioni dell'Eurasia Occidentale si rifarebbero alla Mitologia Filistea, la quale a sua volta, se effettivamente cretese indoeuropea, si presterebbe a un sincretismo spinto con i genealogicamente connessi Politeismi celtico, germanico, baltoslavo, latino-italico, greco, anatolico, armeno, ario ecc.

Vent'anni fa avevo anche immaginato una preghiera come la Salue Rēgīna dedicata alla Divinità cretese Britómartis, il cui nome è glossato «dulcis uirgō»...

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Per partecipare alle discussioni in corso, scriveteci a questo indirizzo.


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