(da "La Nona Campana", aprile 2010)
Don Carlo Colli fu un patriota di spicco durante le Guerre di Indipendenza, ed è un vanto per noi che egli sia stato Cappellano di Sant'Eugenio in Tornavento dal 1864 al 1882. "Patriota e scrittore" lo chiama anche il compianto Gian Domenico Oltrona Visconti, che lo ricorda nella sua Storia di Lonate del 1969, riassumendo notizie raccolte da Leopoldo Giampaolo e Mario Bertolone. Qui riprendo l'argomento avvalendomi anche di altre fonti, in particolare di alcune precisazioni recenti di Alberto Ambrosoli e Diego Dalla Gasperina.
Nato ad Azzate nel 1823, ordinato sacerdote nel
1846, don Carlo Colli ebbe come prime incarico quello di coadiuvare il parroco
di Schianno, paesetto vicino a Morazzone, cittadina che due anni dopo fu teatro
del noto combattimento tra Garibaldi e gli austriaci: nell'agosto del 1848
Garibaldi, che anche dopo l'armistizio Salasco combatteva con la sua legione di
volontari lombardi, penetrò da Luino nel Varesotto e, tormentando il nemico in
punti diversi del territorio con la tecnica sfibrante e disorientante della
guerriglia con spostamenti continui, si fermò il giorno 26 nel paese di
Morazzone, collocato su un'altura che presumibilmente riteneva più facilmente
difendibile. Di sorpresa, all'ora di cena, il generale austriaco Simboschen
attaccò il paese. Appena avvertito, Garibaldi ordinò una reazione furiosa dei
suoi, che, sparando dagli androni, dalle finestre, dai tetti delle case,
riuscirono a scacciare dal villaggio gli austriaci. Questi dall'esterno
spararono cannonate sull'abitato, incendiando alcune case. Ad essi presto si
unirono, richiamati dagli spari, altri reparti austriaci che erano dislocati nel
circondario. Rinviarono il combattimento al mattino seguente. Nella notte i
garibaldini ebbero il modo di disperdersi, sfuggendo in silenzio
all'accerchiamento, guidati dal parroco di Morazzone, don Bernardino Sala, che
essi pensarono bene di portare con sé perché li conducesse in salvo per
sentieri che lui doveva conoscere bene. I garibaldini lo rilasceranno a Capolago,
sul confine della Svizzera, ormai lontani dalla portata dei fucili austriaci.
Che cosa fece in quell'occasione don Colli, che risiedeva non a Morazzone ma, come già detto, nel vicino paese di Schianno? "Giovane vigoroso, prete di caldi sensi patriottici", sono parole dello storico varesino Bertolone, "accorse sul luogo della battaglia a rincuorare gli spaventati terrazzani, a dare opera di soccorso ai feriti, ai morenti." Poi, undici anni dopo, mise per iscritto i ricordi del '48, che dapprima tenne presso di sé e poi affidò al museo patrio di Varese. Ecco cosi giustificati gli attributi di patriota e di scrittore.
Don Colli lasciò Schianno nel 1864 e venne a Tornavento, perché gli era stata affidata la chiesa di Sant'Eugenio, che allora, come sappiamo, dipendeva dalla parrocchiale di Lonate Pozzolo. A Tornavento gli spettava il titolo di cappellano o, più propriamente, quello di vicecurato, titolo in vigore dall'anno 1797.
Tornavento, con i cascinali annessi, allora contava 250 abitanti (e Lonate 2550) contro i 550 di Schianno. Era ancora comune autonomo ed aveva per sindaco Ippolito Parravicino; ma pochi anni dopo, nel 1869, così come Sant'Antonino, sarà aggregato a Lonate come frazione. La chiesa di Sant'Eugenio era stata ricostruita intorno al 1845, fornita di sagrestia, di due altari laterali, del campanile.
Negli anni 1870-76, quando era presente e attivo il Colli, Tornavento ebbe il cimitero fuori dell'abitato e il battistero in chiesa. Prima i suoi morti venivano sepolti a Lonate, i suoi neonati venivano battezzati a Lonate. Nulla sappiamo della probabile collaborazione di don Colli con il suddetto Ippolito Parravicino, il quale, grande proprietario terriero e intelligente imprenditore, ha fatto molto per la frazione, essendo sindaco di Lonate dal 1875 al 1877, indi membro del consiglio provinciale di Milano, impegnato negli anni seguenti per la elevazione di Sant'Eugenio a chiesa parrocchiale autonoma (traguardo che sarà raggiunto soltanto nel 1902).
Don Colli rimase a Tornavento fino al 1882. Trasferito alla chiesa-santuario delta Madonna in Campagna a Gallarate, vi rimase fino al 1897: vi promosse importanti restauri, fabbricò la casa per il sagrestano, raccolse in un breve manoscritto le vicende storiche delta chiesa.
Celebrando nel 1896 il suo 50° di Messa, donò alla chiesa, che ancora lo conserva in sagrestia, uno splendido triangolo di seta per le esposizioni eucaristiche, triangolo ricamato in oro e argento, con al centro un "occhio" circondato da una corona di nubi chiare, con motivi geometrici e spirali tutt'intorno, con spighe di frumento e grappoli d'uva in ciascuno degli angoli.
Don Colli mori ottantenne a Milano nell'anno 1903 e, per suo volere, venne sepolto nel cimitero di Tornavento, in mezzo al suo "gregge" che più aveva amato, come scrisse Andrea Mastalli, suo biografo e successore nella chiesa alla periferia di Gallarate. I suoi resti mortali riposano oggi in uno dei loculi per il clero costruiti cinquant'anni fa in fondo al cimitero, a sinistra della cappella Parravicino; il loculo, munito di nome e di ritratto, è visibile nella foto qui sotto.

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PADRE ENRICO DA LONATE POZZOLO
(da "ComuniCare", febbraio 2026)
Il tempo che passa tende a stemperare il ricordo deulle vicende e delle figure umane che invece meriterebbero un ricordo prolungato. Questo è il caso di un padre cappuccino lonatese che ebbe una vita tutt'altro che ordinaria, e perciò meritevole di grande fama: Padre Enrico da Lonate Pozzolo, nato con un cognome, Bottini, che può vantare in paese una presenza plurisecolare, in una famiglia con soprannome Cravàt che gestiva in via Vittorio Veneto una trattoria e una rivendita di vino. In paese il frate cappuccino era UI frà dal Cravàt.
Nato a Lonate Pozzolo il 5 aprile 1871 da Bottini Carlo e Bollini Teodolinda, al fonte battesimale ebbe il nome di Pietro. Sentendosi portato per la vita religiosa, a 16 anni di età prese il saio francescano entrando come novizio in un convento di Padri Cappuccini: era il 9 novembre 1887. L'anno dopo, il 12 novembre 1888, fece la professione semplice. Il 7 dicembre 1891 ripeté l'impegno con la professione solenne. Fu consacrato sacerdote il 19 maggio 1894. Dopo pochi anni, appena trentenne fu chiamato a ricoprire la carica di Lettore a Cremona nel triennio 1900-1902. Per nove anni fu poi vicario in diversi conventi, poi guardiano a Como, a Salò, a Casalpusterlengo e infine a Milano. Negli anni 1928-1931 rivestì la carica di definitore, e negli anni 1932-34 quella di custode generale, dignità cui venne rieletto per gli anni 1938-1940. In questa delicata posizione partecipò nel 1938 a Roma al capitolo generale dei Cappuccini, ricevuto in solenne udienza dal Santo Padre Pio Xl.
Alcune spiegazioni per chi non è addentro alla materia. I Cappuccini sono frati minori francescani che si distinguono per il cappuccio unito al saio. Professione significa dichiarazione di intenti ("voglio diventare frate e accetto gli impegni connessi: povertà, castità, obbedienza"). Lettore significa insegnante, dottore. Guardiano è il superiore di un convento. Vicario significa sostituto, collaboratore, rappresentante di altro superiore. Definitore equivale ad assistente di superiore provinciale o generale. Custode è il preposto ad un settore di attività dell'ordine religioso. Capitolo generale è la riunione dei rappresentanti delle province dei Cappuccini nel mondo.
I cenni biografici precisi sopra riportati ci sono offerti dal parroco nella preziosa cronaca parrocchiale che ci ha lasciato, e inducono a pensare che li avesse avuti dall'interessato su richiesta. L'occasione fu la festa dei 50 anni di Messa, festa che il frate Bottini poté celebrare a Lonate. Lonate Pozzolo può essere orgogliosa di avere dato i natali ad un religioso di tale caratura.

Padre Enrico, secondo da sinistra. ritratto l'8 luglio 1945 in occasione del 50° di Messa di Don Martignoni
Congiuntamente e compatibilmente con le incombenze suddette, frate Bottini fu predicatore di Vaglia, apprezzato in molte regioni d'Italia, conosciutissimo anche in Svizzera.
I festeggiamenti lonatesi, datati 28 maggio 1944, iniziarono con la messa cantata delle ore 10. Un corteo dalla casa dei parenti alla chiesa parrocchiale accompagnò il festeggiato, affiancato dal confratello Padre Donato e dal parroco emerito don Antonio Martignoni, nonché dai cosiddetti "padrini" (gli sponsor della festa), i sigg. Gianbattista cav. Clerici di Como e Gino Sironi di Gallarate, personaggi per qualche motivo già legati al festeggiato o ai suoi familiari.
Sul frontespizio della chiesa campeggiava un cartello, presumibilmente dettato dal parroco Don Tagliabue: « Accorrete Lonatesi al tempio, porgendo omaggi preghiere voti al concittadino P. Enrico che qui celebra la sua messa d'oro, legando in Gesù e Maria il suo e i nostri cuori ». Sulla porta della chiesa una bambina offrì il primo omaggio di augurio. La cantoria fece echeggiare le note del "Tu es sacerdos". Al vangelo il confratello Padre Donato, nativo di Malvaglio, ebbe modo di tessere un discorso celebrativo. Immaginiamo che il tutto sia stato seguito da un pranzo, benchè le cronache non ne parlino; di sicuro non fu un pasto luculliano, vista l'economia di guerra che aveva messo in ginocchio il paese. Nel pomeriggio toccò a Padre Enrico predicare, ringraziando: fece l'elogio della Vergine. Alla predica seguì una lunga processione per le vie del paese: via Cavour, via Dante, via Vittorio Veneto, via Roma. Alla sera, nel salone dell'allora oratorio maschile di piazza Santa Maria, i bambini dell'asilo e le ragazze dirette dalle suore tennero, secondo la cronaca, una bella e intonata accademia.
La biografia di padre Enrico Bottini ritorna nella cronaca del parroco Don Tagliabue nel 1956, con l'aggiunta che durante la prima guerra mondiale era stato cappellano militare con il grado di Capitano. La duplicazione della biografia è motivata dalla morte di un ultraottantenne padre Enrico, avvenuta il 26 ottobre 1956 nel convento dei cappuccini di Borgo Palazzo a Bergamo. Ai funerali della mattina del 29 ottobre Lonate era rappresentata da alcuni parenti, dal parroco Don Tagliabue e da due gruppi femminili di Azione Cattolica con le rispettive bandiere.
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Se volete maggiori informazioni, rivolgetevi alla Pro Loco di Lonate Pozzolo, indirizzo via Cavour 21, telefono 0331/301155.
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