(da "La Nona Campana", gennaio 1988)
Il 4 dicembre 1987, alle ore 16, si spense a Gurna, in Mozambico, il padre missionario Vincenzo Soldavini, una delle più straordinarie figure di religiosi cui Lonate Pozzolo ha dato i natali. Eccone un commosso ricordo.
Due occhietti attenti e intelligenti dietro un paio di lenti,
una barbetta che e andata imbiancandosi col tempo, un sorriso sempre pronto ed
una gamba lesta nascosta sotto la tunica: bastano pochi
tratti per delineare l'aspetto fisico di un missionario
stimato ed amato da tutti i lonatesi, anche dai più accaniti "mangiapreti".
Dentro, un cuore semplice e grande che ha accolto, nel corso
di un'intera esistenza, migliaia di poveri e diseredati, spezzando con loro il
pane materiale e quello Eucaristico.
Padre Vincenzo Soldavini, questo grande amico di Dio e degli uomini, è morto nella sua terra africana il 4 dicembre 1987: una forma fulminante di malaria lo ha ucciso nel giro di pochi giorni, mentre ancora svolgeva in pieno la sua attività, nonostante i settant'anni compiuti poco prima. E lì, in Mozambico, è stato sepolto con grande devozione dalla sua gente in lacrime per la morte di un padre autentico, ma profondamente edificata dal suo esempio di fede.
È difficile parlare o scrivere di Padre Vincenzo. Non perché manchino cose da dire (innumerevoli sono i possibili riferimenti al suo impegno missionario), bensì perché le parole appaiono troppo povere e limitate per delineare il ricordo di una persona totalmente dedita al prossimo là dove il Signore l'ha chiamata, anche a costo di gravi sacrifici, e così di casa anche tra noi, nonostante i suoi periodi di riposo in paese siano stati scarsi. Nato a Lonate il 27 novembre 1917, entrò in Seminario nell'ottobre 1931, si consacrò nella Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore il 29 settembre 1937, fu ordinato sacerdote a Bologna il 25 giugno 1944, disse la sua prima Messa a Lonate il 29 giugno dello stesso anno. e il 24 settembre 1947 partì per il paese dell'Africa australe, allora ancora colonia portoghese, dove per quaranta lunghi anni ha svolto la sua vocazione di sacerdote missionario. Una vocazione difficile, faticosa, ma ricca di tante soddisfazioni perché certamente sostenuta da quel Dio a cui egli ha affidato la vita, carico di entusiasmo e di disponibilità.
Padre Vincenzo ha operato in una missione comprendente più di 60 comunità, estesa per circa tremila chilometri quadrati; una Chiesa ancora giovane, che lui stesso ha creato con alcuni confratelli durante il primo periodo di permanenza: al suo arrivo c'era carenza di servizi e strutture sociali, la gente viveva in uno stato di miseria davvero grave, ma con impegno e buona volontà sono stati costruiti scuole ed ospedali per l'indispensabile assistenza in campo educativo e sanitario, riuscendo in tal modo a conciliare nella pratica quotidiana l'impegno di promozione umana e quello di evangelizzazione.
Dal 1975 il Mozambico ha raggiunto l'indipendenza ed il partito unico di governo di ispirazione marxista, il Frelimo, ha nazionalizzato queste istituzioni, privando i missionari delle loro case; ma subito le comunità sono venute in loro aiuto con la costruzione volontaria di una nuova residenza, dimostrando cosi di apprezzare il gesto dei padri missionari; che hanno mantenuto viva la loro presenza pur nelle difficoltà. Ciò permette di capire come l'opera di Padre Vincenzo abbia inciso profondamente nel tessuto sociale e religioso del luogo, inventando in campo ecclesiale ministeri sempre nuovi per aiutare le comunità e crescere e a divenire autonome: il Consiglio degli anziani per le decisioni più importanti, il Proclamatore della Parola di Dio che si occupa della predicazione, l'Incaricato dell'Eucaristia che ogni domenica, durante una paraliturgia partecipata con canti, preghiere e suono di tamburi, distribuisce il Corpo del Signore affidatogli dal sacerdote, i catechisti che preparano i vari gruppi a ricevere i Sacramenti.
Purtroppo, i contrasts negli Stati meridionali dell'Africa sono andati accentuandosi e nel Mozambico dal 1982 al 1990 la Resistenza Nazionale Mozambicana (Renamo), anticomunista e finanziata da USA e Sudafrica, ha portato avanti una spietata guerriglia, che si è sparsa a macchia d'olio in tutta la regione: imboscate, attacchi, mine sulle strade, distruzione di villaggi hanno accentuato la miseria del popolo. Lo stesso Padre Vincenzo è stato vittima di un'imboscata, nella quale ha ricevuto una ferita ad un piede, fortunatamente risoltasi in breve tempo. Anche in questo caso, però, non e mancato il coraggio di continuare con una testimonianza fedele e coerente alla gente di colore oppressa dalla violenza: l'ansia e le preoccupazioni umane erano mitigate continuamente dalla fiducia nella Provvidenza divina. Peccato solo che egli non abbia fatto in tempo ad assistere alla riconciliazione nazionale tra la Renamo e il Frelimo, promossa dall'italiana Comunità di Sant'Egidio.
Ricordiamolo, dunque, cosi questo nostro missionario in Africa: nell'umile e silenzioso impegno quotidiano, che nel corso di quarant'anni ha dato frutti copiosi, diffondendo il Regno di Dio in quell'angolo di mondo che ci pare tanto lontano. Ricordiamolo nella semplicità di chi sa chiedere per gli altri, senza mai dimenticarsi di ringraziare anche per il più piccolo gesto di generosità e nella fede profonda, che e stata sempre a fondamento del suo agire. In Mozambico egli ha fatto anche la nostra parte: dovere di riconoscenza vuole che non ci dimentichiamo di questo popolo, e con la preghiera e con aiuti concreti continuiamo a sostenere le opere da lui avviate. Oggi il Mozambico resta uno dei più poveri paesi del mondo, ma perlomeno vive in pace, e questo si deve anche all'opera di missionari come padre Vincenzo.

La chiesa fatta costruire a Gurue da padre Vincenzo
.
DALLE SUE LETTERE
L'animo buono di Padre Vincenzo emerge anche dalle sue lettere, essenziali eppure cariche di significato umano e cristiano: vi riscontriamo la fiducia totale nella Provvidenza, l'ansia e la condivisione nelle sofferenze della sua gente, il legame profondo con la comunità cristiana d'origine, con la famiglia, con la Congregazione missionaria.
Eccone alcuni stralci: sarà come risentire la sua voce ancora viva tra noi, sollecita a scuotere, con la discrezione di cui lui solo era capace, il nostro consumismo, per richiamarci i valori essenziali della vita.
Dicembre 1968:
Reverendissimo e carissimo Parroco, il Natale ormai prossimo mi spinge a porgerle i miei più cordiali auguri di Buone feste e di un anno nuovo felice e ricco di opere sante. Alla presente accludo la foto della jeep che la popolazione di Lonate mi ha generosamente offerto (...).
Non mi sono ancora seduto al volante della jeep o di altro carro perché sino ad oggi la moto mi portava in tutti i buchi, ma credo che qualche temporale con le relative docce mi farà cambiare idea.
Giugno 1970:
...Ho ricevuto le medicine, che sono molto utili. Quelle che più mi servono sono quelle che curano i raffreddori, le ferite, le costipazioni, le ulcere, le malattie della pelle, la dissenteria amebica, la lebbra.
Ottobre 1972:
...Ieri, vigilia della Giornata Missionaria, ho ricevuto intatte le cinque casse e tutte in ottime condizioni. Queste casse le aprirò solo tra quindici giorni, perché ho gia promesso di visitare i cristiani e i catecumeni che si preparano per il Battesimo o la Cresima. Non si può immaginare la felicita delle mamme che ricevono un bel vestito per loro o per i loro bambini e la riconoscenza di tanti poveri che ricevono pantaloni o vestiti. La loro preghiera di riconoscenza otterrà certamente molte grazie e benedizioni dal Signore per coloro che li hanno beneficati.
Ottobre 1978:
...Ho ricevuto la Sua gradita lettera e quelle molto
interessanti dei bambini della Prima Comunione e vivamente La ringrazio per la
bella sorpresa che mi ha fatto. Leggendole una dopo l'altra, ho notato molto
interesse per i loro coetanei mozambicani e la generosità che li ha spinti a
pregare e a sacrificarsi per venire in loro aiuto.
Spero che questo aiuto spirituale continui anche per il futuro in modo da aiutare i bambini cristiani a conservare la fede e quelli pagani ad incontrarla, nonostante tutta la propaganda marxista contraria.
Le difficoltà non mancano, ma la buona volontà di continuare e la fede nella Divina Provvidenza ci aiutano a continuare a svolgere con serenità il nostro apostolato. In questi mesi dobbiamo arrangiarci a trovare un'altra residenza, visto che anche la nostra casa e stata nazionalizzata. Per ora abbiamo adocchiato una casa coperta con paglia e abbandonata e cerchiamo di adattarla provvisoriamente. Per quanto riguarda il resto è tutto normale.
Luglio 1980:
...Per non essere importuno non vorrei aggiungere altro, ma dato che da solo non riesco ad accontentare i Cristiani di buona volontà che danno buona parte del loro tempo a servizio della Comunità, vengo a sollecitare il vostro aiuto. La prima richiesta: si tratta di una pialla corta di ferro da falegname che qui non si trova. Il richiedente è un coraggioso cristiano che ha già sperimentato la prigione per la fede e adesso dirige, con l'aiuto di altri, una Missione vicina, dopo l'espulsione del personale Missionario. La seconda richiesta: si tratta di sostituire i vari barattoli più o meno convenienti che usiamo per il trasporto dell'Eucaristia, con dei cofanetti capaci di contenere un centinaio di ostie... Nonostante la nostra chiesa e le altre cappelle siano state nazionalizzate, i Cristiani trovano modo di celebrare la S. Messa in cappelle improvvisate; notiamo una partecipazione superiore a quella di prima, anche i Battesimi e le prime Comunioni sono numerosi. Il tempo della prova sia utile a rafforzare sempre più la Fede e la Carità in tutti.
Dicembre 1983:
Carissimo parroco, auguro a lei e a tutta la comunità cristiana un anno ricco di iniziative apostoliche. Alla sua domanda su come è sorta la mia vocazione non ho molto da dire. Per primo è stato per grazia di Dio. Una predica sentita da un missionario, la Santa Infanzia, la convivenza con un mio cugino don Vincenzo Rudoni parroco di Crema e poi i racconti di missionari che tornavano e partivano per l'Africa, durante gli anni della mia formazione sacerdotale.
Aprile 1986:
Carissimo don Eraldo, i miei auguri per la Santa Pasqua. La guerra civile è la peggior realtà che stiamo vivendo in Mozambico. Il commercio è bloccato e la gente ne paga le conseguenze. In città c'è la fame e nelle campagne c'è mancanza di tanti generi di prima necessità: sale, sapone, vestiti. Il popolo vive nella paura e molta gente dorme nella foresta e torna nell'abitato a giorno fatto. Speriamo che in quest'anno internazionale della Pace la Divina Provvidenza si ricordi anche del Mozambico. Grazie di tutto. Buona Pasqua e arrivederci a presto.
.
La macchina che la parrocchia gli ha regalato negli anni '60
Gurue, 23 luglio 1986:
Dopo quindici giorni dalla partenza sono felicemente arrivato alla mia missione. Tutto e stato bello e rapido fino al capoluogo della Zambesia, poi ho dovuto attendere due settimane un aereo per arrivare a destinazione.
Il mio ritorno in missione, pur sapendo che qui esistono difficoltà di ogni specie, è il frutto di una libera scelta per continuare a seguire la chiamata di Cristo, per essere segno di speranza in una società dilaniata dall'ideologia. Qui la situazione continua a peggiorare, aumentano gli attacchi di ogni tipo, la gente vive sempre nella paura e sente sempre più la mancanza dei generi di prima necessità.
Sabato scorso in un attacco ad una grande piantagione del nostro distretto sono morte circa un centinaio di persone, sono andate distrutte molte abitazioni e macchinario. Nonostante tutto cresce nel popolo la fame di Dio e le cappelle diventano sempre più piccole. Approfitto dell'occasione per rinnovare a Lei e ai lonatesi, a cominciare dal più piccoli, il mio grazie sentito e cordiale per tutto il bene ricevuto. Prego il Signore affinché ricompensi Lui stesso; auguri di pace e bene a tutti, con la benedizione di Dio. Obbligatissimo padre Vincenzo.
.
Il 18 ottobre 2008 è stato intitolato a Padre Vincenzo Soldavini il nuovo parco pubblico avente sede nella piazzetta adiacente a Via Sormani, dove il 6 aprile precedente era stato già collocato un cippo dedicato alla sua memoria. Ecco qui sotto una foto del detto cippo, sulla cui targa è scritto: « All'apostolo del Gurue Padre Vincenzo Soldavini la comunità lonatese orgogliosamente memore questo parco dedica ».

Il cippo dedicato alla memoria di padre Vincenzo Soldavini
.

La targa che intitola il parco a Padre Vincenzo (foto di Romana Ferrario)
PADRE MARINO ALBANI
(da "ComuniCare", febbraio 2026)
.
Colgo l'occasione per nominare in questa pagina anche un altro dei nostri sacerdoti che è stato a lungo missionario in Africa: Padre Marino Albani, che era amico personale mio e di mia mamma. Nato a Spirano (BG) il 21 settembre 1946, entrò in seminario a Rivoltella del Garda il 30 settembre 1957 e fece la Professione Solenne a Padova il 12 ottobre 1969; fu ordinato sacerdote a Rivoltella il 24 agosto 1974. Dal 1980 al 2016 fu missionario ad Odorkor presso Accra, nello stato del Ghana, ed Spesso egli inviava a tutti i lonatesi per lettera un "caloroso" saluto visto che il caldo in quel paese si fa sentire in modo speciale: quello che per noi è l'inverno, poi, laggiù è il « tempo del caldo secco con tanta, tanta polvere, che viene dalla strada e dal vento del deserto, tanto che a volte sembra di essere a casa tra la nebbia, dove il sole si vede solo a stento. Anche le piante soffrono con noi e sono tutte rosse per la polvere », ci ha raccontato una volta in modo particolarmente efficace.
In Ghana Padre Marino si occupava in particolare della pastorale e dell'istruzione dei giovani. Ma lasciamogli ancora la parola: « Qui per le scuole superiori tutti vogliono andare lontano da casa, per essere liberi, soprattutto dagli occhi dei genitori, che però sovente sono costretti a pagare molto di più per la scuola dei figli. Invece le attività parrocchiali, almeno per i rimasti, prevedoni il catechismo ed incontri vari dei diversi gruppi che compongono la parrocchia. La parrocchia e fatta soprattutto di giovani e quindi particolarmente a loro è rivolto l'impegno e il lavoro pastorale. Purtroppo li si può incontrare solo al sabato e alla domenica, a causa delle distanze, ma, specialmente a causa del traffico caotico, ci vogliono ore anche solo per brevi distanze. Anch'io impiego più di venti minuti per arrivare in chiesa da dove abito! Qui lavorano tanto, la gente vuole fare forse troppo; gli incontri si svolgono sotto le piante, per mancanza di aule. Vogliono imparare, ma a volte si ha la sensazione di lottare per niente; speriamo che, come il piccolo seme, qualcosa cresca. Con l'aiuto del buon Dio e delle vostre preghiere, forse un giorno tutto sarà diverso. »
Ritornò in Italia definitivamente nel 2016. Dal 2016 al 2017 fu a Longiano, dal 2017 al 2025 a Sanzeno, e dal 2025 a Como. Ecco l'elencoo dei suoi incarichi principali:
Assistente (19731976) e poi Vicerettore del
Seminario minore di Rivoltella del Garda, 19761979
Vicario parrocchiale a Takoradi, 19801991
Guardiano e parroco a Takoradi, 19912004
Guardiano ad Accra, 20052014
Definitore custodiale, 20142016
Guardiano a Takoradi, 20142016
Assistente regionale OFS Trentino Alto Adige, 20172025
Assistente locale OFS Sanzeno, 20172025
Guardiano a Sanzeno, ott. 2024sett. 2025
Vicario parrocchiale a Como 20252026
Purtroppo padre Marino Albani ci ha lasciati prematuramente ed improvvisamente giovedì 8 gennaio 2026, a 79 anni, mentre si trovava in casa del fratello a Lonate. Le esequie si sono tenute sabato 10 gennaio nella nostra Chiesa Parrocchiale, ed ora è tumulato nel nostro cimitero. Grazie di tutto, Padre Marino!

.
Il 29 settembre 2024 abbiamo festeggiato il 50° anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Padre Marino Albani, dell'Ordine dei Frati Minori, con una celebrazione solenne nella chiesa parrocchiale di Lonate e una festa conviviale in oratorio insieme ai suoi familiari e a tanti amici, grandi e piccoli, della nostra comunità. Poi, I'8 gennaio 2026, nel necrologio pubblicato dalla Comunità dei Frati Minori Conventuali di S. Antonio in Corno, sua ultima sede, l'annuncio inaspettato del suo «incontro con Sorella Morte. E questa nostra comunità, in cui si sentiva "in famiglia", sì è riunita nuovamente il 10 gennaio 2026 in Sant'Ambrogio, luogo della sua prima messa e di tante altre assemble eucaristiche presiedute in occasione dei suoi ritorni tra noi, per accompagnarlo, con gratitudine e commozione, alla sua partenza verso la Casa del Padre. Il saluto di don Gianbattista e del diacono Mario, l'omelia di Padre Franco Giraldi e il ricordo di alcuni suoi confratelli che pubblichiamo qui di seguito sono la "fotografia" di Padre Marino in tutta la sua autenticità, quel Padre Marino che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e che, qui tra noi come nei luoghi in cui si è dedicato al suo servizio ministeriale, ha lasciato un segno che resterà: grande nella sua umiltà, accogliente nella sua generosa umanità, testimone gioioso e fedele del Vangelo.
Il saluto di don
Gianbattista
Lonate è la terra che ha accolto la famiglia
Albani migrante, una famiglia che ha generato alla fede i suoi figli e poi alla
vocazione religiosa. Lonate è diventata essa stessa una famiglia nella quale
tornare per vivere nella grande famiglia Albani ogni volta che rientravi dalle
differenti missioni: dall'Africa o dall'Italia, ed ora è diventata anche la
terra che ti ha visto morire fra i tuoi familiari, e dove adesso riposerai in
attesa della pienezza della Resurrezione. Lonate ti ha sempre voluto bene, padre
Marino, e lo abbiamo visto anche in occasione del cinquantesimo anniversario
della tua consacrazione, che hai potuto vivere qui in parrocchia e in oratorio
con coloro che ora pregano per te. Intercedi ancora per noi. Benedici il nostro
cammino. Sostieni la comunità perché continui a generare alla fede e al servizio
della Chiesa tante persone, perché essa continui ad essere missionaria.
Il ricordo del diacono
Mario
Ciao padre Marino, anche tu, come Suor Maria
Grazia, sei tornato alla casa del Padre dopo aver desiderato incontrare ì tuoi
parenti. Salutare i tuoi fratelli prima di chiuder gli occhi al tramonto del
sole, ma per riaprirli su
bito alla Gloria abbagliante dell'alba di Dio. Quel Dio che hai amato
profondamente, che hai portato in terre lontane, l'hai fatto conoscere con le
opere e la tua bontà. Diamo lode al Creatore che ti ha voluto in mezzo a noi,
grazie per il tuo sorriso, le tue parole che hai pronunciato nelle omelie, dove
traspariva il tuo amore verso noi e verso il Padre. Da lassù prega per noi,
aiutaci ad essere sereni nelle vicende tristi, sì abbiamo pianto, ma sappiamo
che seì ancora con noi. Riposa nella Pace, arnen.
L'omelia di Padre Franco
Giraldi OFM
Definitore, Provincia Italiana di Sant'Antonio da
Padova
Le letture scelte per la celebrazione funebre: Lc 22, 7-20.24-30 Mt 27, 45-52 Gv
20, 19-23
La tristezza che la morte ci procura è determinata dal venire meno dei contatti
fisici e delle relazioni con coloro che tanto abbiamo amato e stimato; ciò è
tanto più vero quando la morte colpisce d'improvviso, come è accaduto per il
nostro fratello Marino, chiamato alla vita eterna mentre si godeva, dopo le
feste, qualche giorno di riposo con i suoi familiari, ai quali da sempre era
molto legato. Ma la nostra fede in Gesù include la fede nella vita eterna e
nella comunione dei santi: è per questo che siamo qui, per dirci ancora una
volta che la morte non ha più potere perché è stata vinta dalla Vita.
Celebriamo l'Eucaristia perché essa è il luogo cristiano per eccellenza del
"ricordo" e della relazione con í defunti. Durante la Messa, infatti, vengono
abbattute le barriere tra il tempo e l'eternità e la Chiesa del cielo si
incontra con la Chiesa della terra. È ancora qui che troviamo consolazione al
nostro dolore, ed è da qui che scaturisce per il cristiano quella umana pietà
che ci spinge alla vicinanza silenziosa e affettuosa verso coloro che sentono il
peso di un dolore tanto grande. Penso, in questo momento, alle sorelle e ai
fratelli di Marino Angela, Armando, Luigi, Rosanna e Pierangelo a cui vanno il
nostro affetto e la nostra preghiera. A loro vorrei dire che Marino oggi si
ricongiunge felice con la mamma Maria e il papà Alessandro, e con i fratelli
Enrico e Alessandro, in quella Patria attraverso la quale è diretto il nostro
cammino. Un ricordo affettuoso va anche ai Frati di Como: al Guardiano Padre
Nicola, che ha conosciuto Marino fin dai tempi delle medie nel seminario di
Rivoltella del Garda, dove Marino è stato assistente dei ragazzi; a Padre
Egidio, amico e compagno di studi; a Padre Zeno e fra Cosma. La morte improwisa
lascia vuoti che noi sappiamo colmare con la fede, dono grande che ci permette
di guardare con speranza oltre la fragilità umana per cogliere quella luce che
illumina: la Luce Gentile che guida i nostri passi.
Un ricordo grato, inoltre, per questa comunità, per don Giambattista e per i
sacerdoti della Comunità Pastorale. Qui a Lonate Padre Marino si sentiva a casa,
accolto tra la sua gente che lo amava e stimava; ed è proprio mentre era qui,
nella sua famiglia, che il Signore ha voluto chiamarlo a sé.
La Liturgia della Parola, secondo il Rito Ambrosiano delle esequie di un
presbitero, prevede la proclamazione dì tre brani evangelici della Passione di
Cristo. Per un sacerdote tale lettura è particolarmente significativa, poiché la
sua intera vita è stata donata al servizio di Cristo Crocifisso e Risorto,
culminando in questa Pasqua personale. Ne era profondamente convinto Padre
Marino, che così scriveva nella domanda rivolta al Ministro provinciale per
accedere al diaconato: "Sono consapevole che questa mia domanda mi pone di
fronte a degli obblighi ed impegni ben specifici nell'ambito della Chiesa e del
nostro ordine. Impegni che specie nei nostri giorni appaiono particolarmente
difficili ìn quanto esigono una totale dedizione e grande sacrificio. Tuttavia,
io penso di poterli accettare e vivere nel migliore dei modi con l'aiuto del
Signore, nella sicurezza e consapevolezza che lui sovente sceglie tra gli uomini
coloro che sono più indegni e più deboli perché si manifesti a tutti la sua
bontà e la sua potenza. So che da parte mia ci deve essere una costante scelta
di Dio giorno per giorno perché, per poterlo servire più da vicino e donarlo
agli altri, bisogna prima che Lui sia sempre in me e viva in me in modo che da
ogni mia azione sia sempre ben visibile Lui fino a giungere ad essere non pìù ìo
che vivo, ma Lui in me in ogni istante e, così essendo, sarò sempre
za dei compiti preparatori che Gesù assegna a Pietro e Giovanni. Il loro è un
mandato concreto: varcare la soglia della città, seguire segnali precisi,
seguire l'uomo con la brocca, parlare con il padrone della stanza e allestire
fisicamente il luogo dell'incontro. È suggestivo pensare agli Apostoli impegnati
in mansioni umili e pratiche per accogliere il Maestro. Questo dinamismo
riflette perfettamente la missione del sacerdote: abitare la comunità, costruire
legami e curare lo spazio sacro che è sia il cuore dell'uomo che l'edificio
chiesa affinché il Signore vi celebri la Pasqua. Come ci insegna l'esempio di
san Francesco, il ministero non è mai astratto, ma si sporca le mani con la
realtà, proprio come dimostrato dall'impegno missionario di più secondo i
desideri della Padre Marino. Anche qui mi Chiesa e dell'ordine." piace citare
quanto Marino Come pure, nella doman scriveva al Ministro provinda per accedere
all'Ordine ciale circa il desiderio di pardel Presbiterato, scrive: "So tire per
la missione: "Molto anche che essere sacerdo reverendo padre provinciate
significa essere un altro le, finalmente dopo averle Cristo e vivere la Sua
stessa espresso più volte a voce le vita, cosa molto difficile da mie intenzioni
ed avere riattuarsi per qualsiasi uomo, flettuto sulle mie capacità, passo anche
che può diven ritengo giunto il momento di tare relativamente facile se
esprimerle anche per iscritto saprò costantemente lasciare il mio desiderio,
desiderio riagire Cristo in me ed io non masto tale per molto tempo faccia altro
che far trasparire ma che mi auguro un giorLui in ogni mia azione. Sono no possa
divenire realtà. La profondamente convinto che mia richiesta è che una volta il
Signore, se io saprò essere terminata questa mia espefedele alla sua Parola, sup
rienza dì seminario quale asplirà alle mie incapacità così sistente possa
partire per le che possa in ogni istante missioni onde poter anche della mia
vita essere di aiuto in questo campo da tempo all'ordine della Chiesa e suo
sognato e desiderato dare il testimone nella società." meglio dì me stesso, la
mia esperienza, anche se poca, Nel racconto evangelico di le mie forze e quanto
dì vita Luca che abbiamo ascoltato, evangelica ho saputo finora emerge con forza
l'importan vivere ed imparare a conoscere con l'aiuto del Signore. Ritengo che
la mia vita possa essere utile per coloro che ancora sentono o desiderano
conoscere il Vangelo che noi abbiamo scelto di vivere @testimoniare. La mia
scelta non vuole essere una fuga dagli impegni qui tra noi, ma ritengo sia
dettata da un grande desiderio di dare di più e in modo diverso rispetto a
quanto abbia fatto finora. Lascio a lei la scelta del posto e del luogo che
ritiene più opportuno o più bisognoso, Ghana, America... per ora per me la cosa
più importante è potere vedere realizzato il mio desiderio." II Cristo risorto,
a differenza di quello terreno, come emerge anche dal brano di Giovanni appena
proclamato, sceglie di non trattenere i discepoli a sé, ma di inviarli. La loro
missione consiste nel ritrovare i tratti del Suo volto, proprio nelle persone
che incontreranno lungo il cammino. Investendoli di una stima profonda e della
potenza dello Spirito Santo, il Signore li spinge a farsi testimoni nel cuore
del mondo.
Il sogno missionario di Padre Marino si realizza nel 1980, quando parte per il
Ghana come frate francescano conventuale e sacerdote. Vi rimarrà per ben 36
anni, fino al 2016: anni di ministero fecondo e di impegno concreto rivolto,
come egli stesso scriveva: "a coloro che desiderano conoscere il Vangelo che noi
abbiamo scelto di vivere e testimoniare". Molto altro si potrebbe dire della sua
persona e della sua vita; io stesso conservo ricordi belli del tempo vissuto
insieme nel convento di Gazzolo. Per questo ho chiesto a tre frati di tracciarne
un ricordo prima di congedarci al termine della celebrazione: a Padre Leopoldo,
suo compagno e amico; a Padre Bortolino, amico fraterno con cui ha condiviso
l'esperienza in Ghana; e a Padre Nicola, suo guardiano. Caro Marino, è giunto il
tempo di salutarti. Insieme ai tuoi familiari e amici, ti saluta la nostra
fraternità provinciale e ti saluta con affetto il Ministro provinciale, Padre
Roberto. Ti chiediamo di vegliare su questa nostra famiglia insieme ai nostri
santi Francesco e Antonio e ai tanti fratelli che ci hanno preceduto. Prega il
Padre affinché possiamo rimanere sempre fedeli all'Amore con cui siamo stati
amati.
Il ricordo di Padre
Leopoldo
Con Padre Marino ci eravamo sentiti per lo scambio
degli auguri a Natale. Pur non sentendoci spessissimo, c'era un legame profondo
che ci univa da tantissimo tempo, eravamo infatti compagni di classe e insieme
abbiamo percorso tutto l'itinerario formativo fino all'ordinazione sacerdotale.
Un legame che piano piano ha coinvolto anche le famiglie, anche con i fratelli
di Marino ci consideravamo di casa. Circa venti anni di vita trascorsi in vari
luoghi ma sempre insieme. Ci siamo incontrati nel settembre del 1962, a
Pedavena,
ove da qualche anno la nostra Provincia dei frati aveva la sede del Seminario
dei primi due anni di scuola superiore, quello che si chiamava il Ginnasio; lui
proveniva da Rivoltella del Garda nel Besciano, io da Camposampiero nel
padovano. Nacque subito una bella intesa, facilitata anche da comuni interessi
sportivi, e pian piano poi divenuta amicizia. Dopo due anni di quarta e quinta
ginnasio, il primo passo significativo e importante nel cammino di discernimento
vocazionale: l'anno di Noviziato, periodo fondamentale di verifica e formazione,
in cui i giovani vivono un'intensa esperienza di iniziazione alla vita
evangelica francescana coltivando in particolare la preghiera, la vita fraterna
e la Regola, vestendo il saio francescano. Dopo il Noviziato e la prima
Professione religiosa, il passaggio a Brescia, presso la bella chiesa di S.
Francesco, per completare gli studi classici del Liceo, e quindi il ritorno a
Padova, presso l'Istituto Teologico per gli studi filosofici e teologici. Una
data rimane importante: la scelta definitiva di entrare a far parte della
famiglia francescana conventuale professando la fedeltà al Vangelo e alla Regola
di Francesco d'Assisi: la Professione solenne. Un ricordo particolare mi lega a
quel momento, il 12/10/1969. I nostri compagni di classe avevano fatto la
professione il 4 ottobre. Ma in quella data io non avevo ancora raggiunto la
maggiore età. Per cui ho rinviato, sebbene di pochi giorni, la Professione.
Padre Marino, proprio perché non fossi solo in quella importante celebrazione,
ha
chiesto e ottenuto di poter si unire a me, con un gest( d'amicizia vera che
ricord( con gratitudine. E a noi du( si è aggiunto pure P. Paol( Faldani, che di
lì a qualchE tempo avrebbe raggiunto i fratello e lo zio nella mission( in
Corea. Erano gli anni dif ficili del Contestazione de '68 '70, in particolare de
rifiuto di ogni forma di autorità. Questo clima di scombussolamento e profondc
disorienta mento si è ripercosso anche nei Seminari. E un buon numero di nostri
compagni ha abbandonato. Penso che un aiuto nella crisi a P. Marino e a me sia
giunto dall'esperienza che ci è stata richiesta dai Superiori e cioè il
trasferimento a Rivoltella del Garda con l'incarico di assistere e accompagnare
i ragazzi delle medie. Un bel periodo. Ho avuto modo di scoprire qualità nuove
in P. Marino: la dedizione ai ragazzi, la generosità, la presenza costante, la
bontà d'animo, il farsi carico delle situazioni delicate delle famiglie e dei
disagi di alcuni ragazzi, l'amore per la casa (particolarmente portato per i
lavori di falegnameria). Marino è stato importante nella vita di quei
preadolescenti. Ha voluto bene sempre e a tutti, ricambiato dalla stima e
dall'affetto dei ragazzi e dei genitori.
Nell'agosto del 1974, qui a Lonate, paese al quale è sempre rimasto legato,
Marino venne ordinato Sacerdote. Quegli anni restano significativi anche nel
rapporto fra me e lui, sia nel nostro ministero sacerdotale sia nel servizio
alla Provincia. Nel frattempo, io ero stato nominato Rettore del Seminario e
Marino Vicerettore. Una collaborazione leale, sincera, profonda, attiva. La
DECISIONE, poi, della Missione. Per me fu una sorpresa che destò una grande
ammirazione. Non pensavo che Marino sarebbe stato capace di staccarsi dalla
famiglia e dai fratelli ai quali era legatissimo.
Suo desiderio era l'Australia. Lo ritenevo un pensiero giovanile, ma più avanti
la sua scelta divenne decisione. Era cambiata solo la destinazione: non
l'Australia, ma il Ghana, ove solo da qualche anno la nostra Provincia religiosa
aveva aperto la missione. Un anno in Inghilterra per apprendere l'inglese e poi
nel 1980 la partenza per il Ghana, missionario. Una nuova strada per lui che non
ha troncato la nostra bella amicizia, anche se i legami si sono attenuati. Sono
ripresi molti anni dopo, quando ormai era tempo di ritornare in Italia. Negli
ultimi anni è stato in famiglia in Trentino, a Sanzeno e presso il
caratteristico santuario di S. Romedio. Da qualche mese si trovava nella nostra
parrocchia di Como. E sorella morte lo coglie in famiglia ove era per qualche
giorno di riposo. Per i suoi fratelli Marino era punto di riferimento e loro lo
erano per lui. Una famiglia in quest'ultimo periodo particolarmente provata e
visitata da sorella morte. Ora Marino in cielo, oltre ad incontrare papà e
mamma, è stato accolto anche da fratelli e cognati che lo hanno preceduto. Dico
semplicemente grazie per la sua amicizia e l'esempio che ha lasciato: Marino è
stato un bravo sacerdote, un bravo missionario, un vero discepolo di Francesco
d'Assisi.
Il saluto di Padre Nicola
Caro Marino, come comunità facciamo fatica a
lasciarti andare. Siamo ancora confusi e sconvolti da giovedì mattina. Eri
riuscito a trovare uno spicchio di giorni per stare a casa dalle sorelle e dai
fratelli, e ci tenevi a venire a trovarli e stare un poco con loro. Eravamo
contenti perché eri contento e poi ci avevi promesso che avresti messo sotto i
tuoi per portare qualcosa di buono ad ognuno perché avevi già scoperto i nostri
lati deboli. Ci avevi detto che ci saremmo Padre Nicola rivisti venerdì, ieri.
Ed invece abbiamo dovuto venire noi qui, giovedì, a vederti e sollevarti dal
letto per deporti nella bara. Quanto è faticoso salutarti, e dirti arrivederci
in Paradiso. Primo perché stavi bene, o almeno non c'era stato nessun segnale di
qualcosa che non andasse, e poi perché il parlare della presenza tuo sorriso e
la tua semplicità, come avevano già conquistato la gente della Val di Non, ora
stava contagiando quella di Como partendo da quelli del presepio, e poi le
volontarie e i volontari della Caritas e anche i penitenti che venivano al
confessionale in fondo a destra dove eri spesso. Siamo stati poco insieme, ma ho
apprezzato la tua verità, segno di fortezza, ho ammirato in te la capacità di
voler bene alle persone anche in convento, ho stimato un bene prezioso la
modestia e la delicatezza, porta aperta per l'incontro. Il Signore ti doni la
ricompensa per il suo Vangelo che hai annunciato in terra di missione, e per
l'esempio evangelico che sei stato per noi, per la fede quotidiana che hai
mostrato. Un abbraccio, caro Marino, da noi tutti del convento di Como, da
fra Cosma (di 90 anni), da padre Egidio, da padre Zeno. E poi dalla famiglia di
casa che spesso si trova attorno alla tavola per i pasti: don Angelo, Paola,
Franco e da Francesco e gli amici di Casa Amica. Grazie, ci rivedremo in
Paradiso (Cosma dice che sì, è curioso, ma non ha fretta!). Siamo certi che sei
nelle mani del Signore lì sapremo ritrovarti! Un abbraccio fraterno.
Il saluto di Padre
Bortolino
Parlare della presenza missionaria di p. Marino in
Ghana significa andare agli inizi della storia della missione. Nel lontano 1976
durante il capitolo provinciale si decise di dare vita ad una missione in
Africa. P. Giorgio Abram, p. Emilio Gallo e fra Giuseppe Contessi furono i primi
ad arrivare nella città di Takoradi, dove si cominciò la presenza missionaria
ghanese. P. Marino li raggiunse nel 1980 dopo aver concluso la sua esperienza di
formatore nel nostro seminario di Rivoltella del Garda e aver passato un anno in
Inghilterra per apprendere la lingua inglese.
Non furono anni facili. Il Chana era appena uscito da una rivoluzione che aveva
trasformato la repubblica in una dittatura militare che poi per parecchi anni
avrebbe continuato ad alternarsi con altre dittature. Mancava il cibo, mancava
il carburante, la fornitura di energia elettrica era spesso interrotta. Le
strade di collegamento tra le varie città erano in completo disfacimento. Questo
era il contesto nel quale p. Marino si trovò al momento del suo arrivo. Contesto
che sarebbe peggiorato nel 1983 dopo una carestia molto grossa che portò
letteralmente alla fame il paese, specialmente le città che non avevano quel
poco di agricoltura che poteva sostenerle. Questo è stato proprio il periodo in
cui p. Marino ha cominciato la sua esperienza pastorale. La sua determinazione a
portare avanti la missione non lo abbandonava mai. La sua presenza nelle
cappelle missionarie era costante. Si preoccupava di ogni cosa, dalla liturgia
alla riorganizzazione della vita pastorale delle cappelle che vivevano ai bordi
della città. Cappelle che spesso erano mezze diroccate e bisognose di tante cose
materiali oltre che quelle spirituali. Egli era sempre presente e con il suo
carattere affabile, mai scoraggiato, creava attorno a sé una catena di
solidarietà. Solidarietà che poi riuniva anche altre persone fuori del Chana.
Familiari, amici e vari conoscenti erano tutti coinvolti nell'aiutare i frati a
portare avanti la missione.
Un campo molto importante nella sua missione in Ghana fu l'educazione e la
formazione dei ragazzi proprio pensando che i ragazzi e i giovani rappresentano
il futuro non solo della Chiesa ma anche di una nazione. Per questo si adoperò
profondamente nella costruzione di scuole primarie per i ragazzi. La nostra
scuola di Takoradi poteva contare alla sua partenza circa 500 bambini e ragazzi
dall'asilo alle medie.
Nel 2006 gli chiesi di andare ad Accra, capitale del Ghana, per rimettere in
piedi una presenza che era in difficoltà. Accettò con molta difficoltà, perché
era molto attaccato al luogo dove aveva iniziato la sua missione. Ma anche lì si
adoperò con impegno per aiutare sia la comunità dei frati sia la comunità
parrocchiale a crescere e a svilupparsi. E i risultati si videro.
Sempre la sua bonarietà e capacità di relazioni amichevoli portarono i loro
frutti. Se oggi abbiamo una presenza parrocchiale in Accra lo dobbiamo
soprattutto a lui e al suo lavoro.
Ma p. Marino mi fu anche di aiuto nell'inizio e nello sviluppo della tipografia
che avevamo cominciato al mio arrivo in Ghana nel 1986. Abbiamo lavorato assieme
per più di 20 anni e devo dire che è stato un validissimo aiuto non soltanto
nella parte pratica ma anche nelle relazioni con gli operai e poi
nell'organizzazione di tutta la tipografia.
Anche qui la sua capacità di relazione e la sua bonarietà hanno permesso a
questa realtà importante di crescere e di svilupparsi.
Riassumendo con poche parole la sua esperienza missionaria, si può dire che il
suo modo di fare, di comportarsi, di entrare molte volte nella vita delle
persone in punta di piedi, hanno lasciato un segno profondo anche dopo la sua
partenza dal Ghana avvenuta al finire del 2016 e all'inizio del 2017 quando
sentì nel suo cuore che le parole del Qoelet "C'è un tempo per tutto" erano
profondamente vere.
Questo tempo nuovo cominciò nella comunità di Sanzeno, aiutando nel ministero
parrocchiale e nel santuario di S. Romedio. La sua presenza fu molto apprezzata.
Una testimonianza ci mostra la capacità di p. Marino di avvicinare le persone:
"Con questo ricordo desidero testimoniare e ringraziare il caro fratello Marino
che è stato per noi, e per tutti i pellegrini che lo hanno avvicinato, un
approdo di serenità, di paziente saggezza, di ascolto generoso, di testimonianza
autentica, umile e costante.
Perché sapeva, con delicata discrezione, lenire l'anima ferita, sollevarla con
parole semplici e franche, elevarla alla misericordia di Dio.
Perché regalava un sorriso antico che raccontava di una vita di meditazione e di
preghiera. Perché nell'incontro le sue parole testimoniavano la sua profonda
fede e la sua ricchezza interiore e, nel suo sguardo, brillava il riflesso
contagioso della gioia dei discepoli di Emmaus.
Che ora, dal cielo, accompagni ancora i nostri passi di pellegrini verso l'unica
meta e consolazione che lui sta già contemplando."
Il saluto di Frate Vitus
Edem Yao Mensah
« 8 gennaio 2026
Caro Frate Roberto*, condoglianze per il decesso di frate Marino Albani. Da poco
abbiamo celebrato in letizia la Natività del Signore, che ha portato speranza
nel nostro mondo attraverso la gioia, la pace e la luce che Cristo Gesù ci
offre. Non immaginavamo che la nostra gioia sarebbe stata interrotta dalla
triste notizia, ricevuta oggi, della chiamata di Frate Marino Albani alla gloria
eterna.
A nome di tutti i Frati della Custodia, del Definitorio e mio personale, voglio
esprimere le più sincere condoglianze a te, Frate Roberto, a tutti i Frati della
Provincia e ai familiari del nostro fratello defunto. Possa il Signore
accogliere la sua anima e concedergli il riposo eterno.
Come è nella nostra pratica, in segno del dono che Frate Marino è stato per il
Ghana dedicheremo a lui i nostri suffragi per la pace della sua anima e
celebreremo una messa a cui saranno invitati tutti i fedeli delle parrocchie di
Cristo Re di Effiakuma e St. Anthony di Kwesiminstim, della chiesa
dell'Immacolata Concezione di Anaji, delle scuole "St. Francis" of Assisi" di
Anaji e Awoshie e delle
Edizioni St. Francis, insieme a tutti i Fratelli e agli amici.
Vogliamo ringraziarvi per aver donato Frate Marino al servizio della Custodia
del Ghana. Gli dobbiamo molto e siamo grati per la sua presenza qui: non è stato
solo un pastore, ma un padre per tan-ti. Sarà ricordato per sempre. Rinnoviamo
le nostre sincere condoglianze. Vostro nel servizio del Signore
Frate Vitus Edem Yao Mensah
Custode Provinciale del Convento dei Frati della Porziuncola OFM
Awoshie-Anaji-GHANA »
(* La lettera è indirizzata a Frate Roberto Brandinelli, Ministro della Provincia di S. Antonio da Padova, da cui dipende la Custodia Provinciale dei Frati Minori in Ghana.)
Voglio pubblicare in questa pagina anche la foto di un altro missionario nostrano, padre Angelo Anzioli, nato a Turbigo ma trasferitosi a Lonate all'età di 14 anni, che svolge il suo apostolato in una terra difficile per i cristiani: l'Egitto, e precisamente ad Assuan. Eccolo ritratto il 10 maggio 2009 all'Oratorio Maschile di Lonate mentre partecipa ad una festa in onore del suo 40° anniversario di professione religiosa, nel corso di uno dei suoi rari ritorni in patria (la foto è pubblicata per cortesia della sig.na Romana Ferrario che la ha scattata):

.
Già che ci siete, se lo credete, potete dare un'occhiata alla storia recente di Lonate; altrimenti, cliccate qui e tornate indietro.