Ma che Regno Nuovo d'Egitto!

di William Riker

1543 a.C.: Ahmose I ("Iah - la Luna - mi ha generato") distrugge Avaris, scaccia gli Hyksos dal Delta del Nilo e fonda il Nuovo Regno Egizio. La maggior parte degli Habiru, scesi nel Delta del Nilo insieme agli Hyksos, è cacciata dall'Egitto ("Esodo-espulsione") e si rifugia nella zona siropalestinese, quelli che restano sono costretti ad abbandonare le terre cedute loro dagli Hyksos nella regione di Gosen e ad impiegarsi come manovali nella costruzione delle grandi città egiziane. Hanno inizio la XVIII Dinastia e il Regno Nuovo.

1519 a.C.: Amenhotep I ("Amon è felice"), figlio di Ahmose I, invade la Nubia e spinge il confine meridionale egiziano fino a Gebel Barkal, nei pressi della quarta cateratta, importante posizione di controllo delle piste che attraversano il deserto provenendo da sud.

1512 a.C.: in seguito ad una vasta campagna militare le oasi del deserto libico sono pacificate e reincorporate nello stato.

1494 a.C.: Thutmose I ("Thot mi ha generato"), genero di Amenhotep I, seda le rivolte scoppiate nella Nubia e la suddivide in cinque distretti.

1488 a.C.: campagna di Thutmose I nella penisola del Sinai e poi nella regione palestinese; il Faraone assedia e conquista Megiddo. Per controllare le nuove conquiste, costituisce un corpo scelto di truppe montate su carri da guerra. L'Egitto diventa una potenza di primissimo piano.

1479 a.C.: Thutmose II, figlio di Thutmose I, muore a soli 25 anni mentre conduce una campagna contro la Nubia, nuovamente sollevatasi. Prende il potere sua moglie, la sorellastra Hatshepsut ("Prima tra le nobili dame"), che regna in nome del figliastro Thutmose III, ancora minorenne. La sovrana, definita dall'egittologo statunitense James Henry Breasted « la prima grande donna della storia di cui noi abbiamo notizia », stronca con energia le ribellioni della Nubia e sottomette i riottosi capitribù della regione siro-palestinese.

1466 a.C.: Hatshepsut conquista il paese di Mau, corrispondente alla Nubia meridionale, ed invia ripetute spedizioni verso il paese di Punt. Intensa attività costruttiva diretta dal ministro Semnut, amante della regina.

1458 a.C.: alla morte della zia-matrigna, Thutmose III cinge la duplice corona dell'Alto e del Basso Egitto ed inaugura la sua aggressiva politica di espansione assediando e distruggendo la città di Gaza.

1457 a.C.: il 16 aprile si svolge la prima battaglia dello storia di cui conosciamo la data e tutte le fasi dello svolgimento (fonte principale sono gli "Annali di Thutmose III" incisi sulle pareti del tempio di Karnak). Grazie anche all'impiego di truppe mercenarie e carri da guerra tirati da cavalli, il giovane Faraone assedia la città di Megiddo, porta strategica verso la Mesopotamia, che si è ribellata e si è messa a capo di una coalizione di tribù siriane che vogliono scrollarsi di dosso il dominio egiziano. La città è rasa al suolo, la coalizione nemica annientata e i capitribù ribelli impalati. Nelle successive campagne Thutmose sottomette tutta la Siria, spingendosi fino all'Eufrate. Iniziano gli attriti con la potenza rivale, gli Ittiti.

1449 a.C.: l'isola di Cipro viene conquistata dalla flotta egiziana, che la sottrae all'influenza ittita. Nella regione nubiana la penetrazione egizia giunge fino a Kurgus, tra la quarta e la quinta cateratta, e si estende alle oasi occidentali del deserto libico.

1441 a.C.: nel corso della sua ottava campagna militare, Thutmose III supera l'Eufrate e attacca il Regno hurrita di Mitanni; re Parsatatar muore nell'assedio della capitale Washukanni, e il regno è incorporato nell'impero egiziano.

1437 a.C.: Thutmose III attacca Babilonia sconfiggendo i Cassiti. Re Agum III è costretto a riconoscersi vassallo degli egiziani, e suo figlio è portato come ostaggio a Tebe.

1425 a.C.: il 4 marzo muore Thutmose III il Grande, ricordato con il titolo di "Ka nekhet kha em uaset" ("Toro possente che appare a Tebe"). Gli succede il figlio Amenhotep II, passato alla storia per la sua straordinaria forza fisica (si dice che nessuno sapesse tendere i suoi archi). Nel terzo anno di regno egli schiaccia una ribellione di Mitanni e sconfigge nuovamente i Cassiti, entrando in Babilonia da trionfatore. Le fonti coeve riportano che, per la sua notevole forza fisica, il faraone da solo avrebbe abbattuto sette nemici in una volta, i quali furono in seguito appesi come trofei alla prora della sua nave.

1418 a.C.: nella primavera del suo settimo anno di regno, Amenhotep II si trova di fronte a una nuova rivolta nella Mesopotamia settentrionale, fomentata dal sovrano assiro Enlil-nasir II. La spedizione contro di loro ha successo, come annunciato da una stele di vittoria che parla della cattura di oltre 101.000 tra schiavi e prigionieri. Il Faraone e il nuovo re assiro Assur-nirari II firmano infine la pace e fissano i reciproci confini.

1393 a.C.: Thutmose IV, figlio di Amenhotep II, è costretto a continue campagne militari sul sempre instabile fronte siriano settentrionale, dove la pressione ittita va sempre più aumentando. Egli afferma di aver sognato la Sfinge di Gizah che gli ordinava di restaurarla; secondo alcuni, questa visione sarebbe dovuta all'epilessia di cui egli soffre.

1388 a.C.: alla morte di Thutmose IV gli succede il figlio Amenhotep III, che ha infranto la tradizione sposando per amore Tiy, una donna di stirpe non regale ma intelligentissima.

1385 a.C.: Amenhotep III, che sarà detto il Magnifico, spinge le conquiste egiziane in Nubia fino al punto dove il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro confluiscono, ed invia altre spedizioni commerciali verso il paese di Punt. Il suo regno rappresenta un periodo di prosperità e splendore artistico senza precedenti.

1349 a.C.: Amenhotep III il Magnifico muore a causa di una setticemia partita da un ascesso dentario. Gli succede il figlio Amenhotep IV, già associato al trono nell'ultima parte del suo regno.

1344 a.C.: Amenhotep IV cambia il suo nome in Ekhnaton ("grato ad Aton") e cerca di imporre in tutto l'impero il culto monoteistico di Aton, il disco solare. A causa dell'ostilità della nobiltà di Tebe e soprattutto del potente clero di Amon-Ra, egli fonda la nuova città di Akhetaton ("dove Aton risplende"), oggi Tell el Amarna, della quale fa il santuario di Aton. Gli Habiru che risiedono nella regione di Gosen si convertono in massa al nuovo culto, identificando Aton con il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il re ittita Suppiluliuma I approfitta del disinteresse di Ekhnaton per le campagne militari per espandersi nell'area siriana ai danni degli egizi, e i Cassiti per recuperare la loro indipendenza.

1338 a.C.: Maketaton ("protetta da Aton"), figlia prediletta di Akhenaton, muore a soli tredici anni (secondo alcuni di parto). Sinuhe, medico personale del Faraone, è accusato di aver causato la morte della ragazza per averla trascurata mentre correva dietro a una donna, ed è condannato a morte. Si salva fuggendo prima in Palestina, dove trova ospitalità presso alcune tribù Habiru, e poi nel Regno di Hatti, dove cura il re Suppiluliuma I asportandogli un tumore con successo. Come premio, il sovrano ittita gli dona una spada di ferro. Perdonato, Sinuhe rientra in Egitto dove è il primo a portare notizia dell'esistenza del nuovo metallo.

1333 a.C.: Amenhotep IV/Ekhnaton muore ad Akhetaton durante una crisi di epilessia, malattia ereditata dal nonno Thutmose IV. Secondo alcuni, il suo misticismo sarebbe stato accentuato dalle presunte visioni avute durante queste crisi. Dopo di lui regna la bellissima moglie Nefertiti ("la bella è arrivata") con il nome di Neferneferuaton ("meravigliosa è la bellezza di Aton"), ma dopo due anni muore e gli succede Smenkhara ("potente è l'anima di Ra"), fratellastro di Ekhnaton, che però muore dopo un anno, si ignora se avvelenato o se durante una crisi di epilessia.

1330 a.C.: sale al trono Tunankhaton, figlio di Ekhnaton e di una principessa sconosciuta, che ha sposato sua sorella Ankhesenpaaton ("Possa ella vivere per Aton"). Sotto l'influsso di Ay, sommo sacerdote di Amon-Ra, egli restaura il culto tradizionale e cambia il suo nome in Tutankhamon ("immagine vivente di Amon"); affida quindi ai generali Nakhtmin e Horemheb ("Horus è in festa") il compito di recuperare le posizioni perdute in Asia. Il primo sconfigge gli Ittiti sul confine siriano, mentre il secondo si volge verso la Mesopotamia.

1320 a.C.: proprio mentre Horemheb prende e distrugge Babilonia, Tutakhamon muore improvvisamente a soli 18 anni per una frattura alla gamba mai rimarginata completamente, ed è sepolto in una tomba ricchissima che sarà scoperta nel 1922 da Howard Carter. Ay approfitta della morte di Nakhtmin in battaglia e del fatto che Horemheb è lontano per farsi nominare a sua volta Faraone, nonostante abbia già settant'anni suonati. Questi porta a termine la restaurazione dei vecchi culti e la proscrizione del culto di Aton. Anche gli Habiru sono duramente perseguitati perchè non vogliono abbandonare il culto di Aton.

1317 a.C.: Ay muore di vecchiaia e gli succede proprio l'energico generale Horemheb, che è giunto fin sul Golfo Persico, sottomettendo tutta la Mesopotamia ed ottenendo i tributi delle tribù arabe proprio grazie all'uso del ferro, fino a poco prima sconosciuto in Oriente. Fine dell'Età del Bronzo, inizio dell'Età del Ferro.

1314 a.C.: Horemheb esilia il medico Sinuhe, suo vecchio amico di gioventù, sulle lontane coste del Mar Rosso, perchè ha continuato a predicare il monoteismo di Aton nonostante esso sia stato messo al bando in tutto l'Impero. Le sue memorie saranno ritrovate dallo scrittore finlandese Mika Waltari (1908-1979) che nel 1945 gli dedicherà il suo romanzo storico "Sinuhe l'Egiziano", dal quale nel 1954 sarà tratto un lungometraggio con lo stesso titolo.

1310 a.C.: Horemheb sconfigge il Regno di Elam e lo rende tributario dell'Egitto. Il Faraone guerriero spinge le proprie scorrerie fino alle montagne dell'Iran.

1303 a.C.: Horemheb ordina di uccidere tutti i primogeniti degli Habiru che si sono rivoltati contro di lui. Una donna Habiru decide di salvare il proprio figlio abbandonandolo in una cesta di vimini lungo il Nilo. La notte successiva lo raccoglie una principessa egiziana che lo adotta e gli dà il nome di Ahmose ("Iah - la Luna - mi ha generato").

1300 a.C. trattato di amicizia tra Horemheb e il regno di Kheftiu (Creta).

1293 a.C.: Horemheb muore senza essere riuscito ad avere un figlio maschio. Fine della XVIII Dinastia. Egli nomina suo erede un proprio vecchio compagno d'armi, il generale Ramses I ("Ra mi ha generato") che assume il nome regale di Menpehtira ("Ra è di durevole forza") ed avvia la XIX Dinastia.

1290 a.C.: muore Ramses I, gli succede il figlio Seti I ("uomo del dio Seth"), già designato a salire al trono da Horemheb, che assume il nome regale di Menmaatra ("stabile è la giustizia di Ra").

1287 a.C.: spedizione di Seti I contro gli Ittiti di Re Muwatalli, che porta alla conquista della città di Tarso. Tutti hanno la sensazione che la resa dei conti tra i due imperi sia vicina.

1282 a.C.: Seti I sconfigge alcune tribù libiche (Tehenu, Libu, Mashuash) che avevano invaso il confine occidentale dell'Egitto e sottomette la Libia.

1280 a.C.: Ramses, figlio ed erede di Seti I, respinge un tentativo degli Shardana, uno dei cosiddetti Popoli del Mare, di saccheggiare il delta del Nilo. Il loro comandante, il gigantesco Serramanna, accetta la proposta di Ramses di diventare capo della sua guardia personale.

1279 a.C.: il 31 maggio Seti I muore improvvisamente di infarto a neppure cinquant'anni. Gli succede il figlio Ramses II, che sarà detto il Grande, già associato al trono negli ultimi anni di regno del padre. Questi fa costruire la sua nuova capitale Pi-Ramses nel Delta orientale, sul sito dell'antica Avaris. Con Ramses II l'Egitto raggiungerà l'apogeo del potere, della ricchezza, della raffinatezza artistica e del prestigio internazionale.

1274 a.C.: il 20 maggio è il giorno della storica Battaglia di Qadesh, sul fiume Oronte: in seguito all'invasione da parte degli ittiti della Siria egiziana, 40.000 egiziani guidati da Ramses II in persona e da suo figlio Khaemuaset si scontrano con 50.000 ittiti guidati dal loro re Muwatalli II e dal suo figlio ed erede Urhi-Teshub. La vittoria egiziana è schiacciante: gli ittiti sono travolti e sterminati, sia Muwatalli II che Urhi-Teshub cadono in battaglia. Ramses II vittorioso avanza e prende Ugarit. A questo punto gli viene incontro Hattusili, fratello di Muwatalli II cui è succeduto, che con le residue forze ittite ingaggia battaglia con lui a Karkemish. Ramses II ottiene una nuova, schiacciante vittoria; il Poema di Ramses, giuntoci intatto perché scolpito sulle colonne di numerosi templi, narra che Ramses uccide Hattusili di sua mano. Il trionfante Ramses II si proclama nuovo Re degli Ittiti; suo figlio Khaemuaset si insedia ad Hattusa come viceré e sposa Massunazzi, sorella di Muwatalli II, onde legittimare il suo potere.

1273 a.C.: il Principe d'Egitto Ahmose scopre di essere un Habiru (a rivelarglielo è sua sorella carnale Myriam) e uccide un egiziano che maltrattava alcuni operai suoi compatrioti. Ramses, suo fratello di latte, lo condanna all'esilio, ed egli si ritira a Madian, nella penisola del Sinai, dove prende in moglie Zippora, figlia di Ietro, Sommo Sacerdote dei Madianiti.

1270 a.C.: con una spedizione senza precedenti, Ramses II si spinge sulla costa egea dell'Anatolia per sottomettere il regno di Arzawa, fin qui vassallo degli Ittiti, raggiunge la città di Wilusa, che controlla lo strategico stretto dei Dardanelli, e vi impone come re vassallo Alaksandu, identificato da alcuni con l'omerico Paride, chiamato anche Alessandro. Piyama-Radu, re degli Ahhiyawa (gli omerici Achei), non gradisce che gli Egiziani abbiano preso il controllo degli Stretti, potendo da lì controllare il commercio di grano con le coste del Mar Nero, e con un colpo di mano improvviso marcia contro il regno di Wilusa, assedia la città, la conquista e vi insedia un proprio uomo. Questo evento bellico è alla base dell'epopea della Guerra di Troia (Wilusa è da identificarsi con la omerica Ilio). La reazione egiziana non si fa attendere: il principe Khaemuaset riconquista Wilusa, installando su quest'ultima un nuovo re vassallo. Da alcuni Khaemuaset è identificato con il mitologico re d'Etiopia Memnone, figlio dell'Aurora, che andò in soccorso di Troia contro gli Achei.

1268 a.C.: spedizione di Ramses II all'estremo confine meridionale del Regno. Sulla parete meridionale del Tempio di Nuova Kalabsha, una scena raffigura la sfilata dei tributi recati dai vassalli: animali africani, giraffe, leoni, scimmie, gazzelle, ghepardi, piume di struzzo, zanne di elefante, legno d'ebano, spezie, oro, pietre preziose e gioielli; il corteo è aperto dal Gran Visir Paser.

1265 a.C.: ultimo tentativo degli Ittiti di scrollarsi di dosso la dominazione egiziana: Kassu, generale di Muwatalli II, si spaccia per Hattusili redivivo e cerca di sollevare il suo popolo, ma è sconfitto e impalato.

1258 a.C.: vittoriosa campagna di Ramses II contro le riottose tribù dell'Arabia settentrionale.

1255 a.C.: Nefertari ("Bella compagna"), Grande Sposa Reale di Ramses II, muore a soli 40 anni per un cancro al seno. Il marito la divinizza e fa costruire per lei la tomba ipogea QV66 nella Valle dei Re, di ben 520 metri quadrati, uno dei massimi traguardi artistici del lungo regno di Ramses II.

1256 a.C.: una misteriosa epidemia, forse di influenza trasmessa dai suini, falcidia le città egiziane. Tra gli altri muore anche Amonherkhepshef ("Amon è con il suo forte braccio"), primogenito ed erede al trono di Ramses II. Questa epidemia avrebbe generato la leggenda della morte dei primogeniti degli egiziani nella Decima Piaga d'Egitto.

1255 a.C.: secondo la tradizione, sul Monte Sinai Ahmose riceve in un roveto ardente la parola del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che si presenta come Yahweh (יַהְוֶה‎, "Io Sono") e gli ordina di tornare in Egitto per convincere gli Habiru che il culto di Aton non è il giusto monoteismo. Egli torna in Egitto, dove apprende che Ramses lo ha perdonato, e comincia una lunga opera di convincimento tra i suoi compatrioti.

1251 a.C.: dopo un lungo tira e molla Ramses II concede ad Ahmose di riportare gli Habiru nella Terra di Canaan, della quale sarà governatore per conto dell'Egitto. I ricchi possidenti egiziani per i quali gli Habiru lavorano a basso costo si oppongono, e così Ahmose è costretto a una fuga precipitosa ("Esodo-fuga"). Siccome Ahmose (che nella Bibbia sarà citato con il nome di Mosè) muore durante il viaggio nel deserto, primo governatore Habiru della Terra di Canaan diventa Yehoshu'a (יְהוֹשֻׁעַ, "YHWH salva"), pupillo e figlio adottivo di Ahmose/Mosè.

1249 a.C.: spedizione di Ramses II contro l'Assiria e sconfitta del re Salmanassar I, che è costretto a riconoscersi vassallo dell'Egitto insieme alla regione di Urartu. Massima espansione storica dell'Impero Egiziano. Ramses II ha contatti diplomatici praticamente con tutte le nazioni del tempo, dagli Shekelesh (i Siculi) ai Tursa (Tirreni, gli Etruschi), dagli Akawasa (gli Achei di Micene e Pilo) fino ai Mada (i Medi).

1238 a.C.: l'arrivo in Egitto di un'ambasceria proveniente dalla città greca di Micene causerà l'origine della tradizione leggendaria degli otto anni trascorsi da Menelao ed Elena in Egitto prima di tornare in patria dopo la distruzione di Troia.

1230 a.C.: Ramses II manda una spedizione navale verso Punt che, secondo alcuni storici, si sarebbe spinta addirittura fino all'isola di Sri Lanka.

1225 a.C.: l'esplosione pliniana del Vulcano Marsili, posto sul fondo del Mar Tirreno, genera uno tsunami che investe le coste del Mediterraneo Occidentale, causando gravi danni a fiorenti civiltà come quella nuragica. Come conseguenza, molti abitanti delle città distrutte sono costretti ad emigrare e a cercare una nuova patria oltremare. Ha così inizio l'invasione da parte dei cosiddetti "Popoli del Mare", che causerà molti danni all'Impero Egiziano. Inoltre il fumo dell'esplosione del Marsili oscura i cieli, generando la tradizione biblica della Nona Piaga d'Egitto, quella delle tenebre.

1212 a.C.: il 6 agosto Ramses II il Grande muore a 89 anni dopo 67 anni di regno: numeri incredibili, per i tempi. Gli succede il figlio Merenptah ("amato dal dio Ptah"), che subito deve respingere un tentativo di invasione dei Popoli del Mare ad occidente e la rivolta dei popoli mesopotamici ad oriente. Con lui il Nuovo Regno Egiziano, il più grande impero di tutto il secondo millennio avanti Cristo, comincia ad avviarsi verso il suo tramonto, ma l'influsso della cultura egiziana plasmerà la storia del mondo in tutti i secoli a venire.

Che ne dite?

William Riker

 

Diaamo ora la parola a Generalissimus:

Non sarà il Nilo, ma almeno sfocia in un delta!

Durante la nostra pluridecennale carriera ucronistica ci siamo imbattuti in vari momenti in ipotesi più o meno bizzarre, a volte proposte anche da studiosi con tutti i crismi, sulle probabilità che gli antichi egizi abbiano attraversato l'Atlantico e abbiano scoperto e avuto contatti col Nuovo Mondo.
Oggi concordiamo tutti che questo è molto improbabile, perché le abilità marinare degli Egizi non erano esattamente quelle che riteniamo noi, ma in questa TL sono riusciti a raggiungere l'America e prosperare lungo un fiume diverso:

 

Gli risponde Perchè No?:

Questa cartina mi ha fatto sognare diversi scenari, ma ovviamente (oltre al problema della navigazione) la domanda principale sarebbe: quando gli Egizi arrivano sul Mississippi? Sarebbe tutta un'altra storia se lo fanno durante l'Antico Regno (secondo millennio), il Nuovo Regno (primo millennio) o, piu probabilmente, in Bassa Epoca attorno alla XXVI-XXX dinastia (VI-IV secoli BCE).

Se propendessimo per il Regno Nuovo, come nell'ucronia soprastante, allora si dovrebbe fare un bello sforzo di immaginazione. Quell'epoca ha visto delle spedizioni lontane verso il paese di Punt, ma era navigazione costiera e per niente paragonabile alle distanze necessarie per giungere in America. Per di più abbiamo bisogno di una ragione per questo esodo: gli Egiziani non amavano affatto allontanarsi dal Nilo, morire lontano dal fiume era considerato come una delle fine più tristi possibili. Ci vuole una versione fantasy che superi i problemi maggiori.

Ecco un'idea tra le tante. Durante il Secondo Periodo Intermedio, l'Egitto è dominato da una dinastia straniera proveniente dal Levante, gli Hyksôs. Nel Sud una dinastia vassalla egiziana sopravvise, e per anni la situazione restò stabile. Sotto il nuovo faraone Aaqenenre Apopi, però, gli Egiziani del Sud, rimasti fedeli alle loro tradizioni, furono posti sotto attacco dal potere empio del Nord. Disperato di fronte all'inevitabile sconfitta, il giovane Ahmose chiese consiglio al dio Amon stesso, che gli ordinò di andare verso Ovest dove Ra aveva preparato per lui e per la sua gente una nuova terra fertile, con un fiume altrettanto potente quanto il Nilo. Con questa promessa di una nuova terra, Ahmose riunì i suoi, sacerdoti, soldati e il popolo di Tebe, per il loro Esodo. Camminando tra le oasi furono sottoposti a tutte le peggiori prove. Apopi, informato dalla fuga dei Tebani, li inseguì con i suoi carri, ma Ahmose e i suoi furono protetti da Seth, che fece sparire l'esercito nemico sotto un mare di sabbia.

Arrivati sulle coste del Meditteraneo, però, non c'era alcun grande fiume: evidentemente non erano ancora arrivati nella terra promessa da Amon. Malgrado la tentazione di stanziarsi sul mare interno, i Tebani proseguirono verso Ovest. Dopo anni di viaggio arrivarono alle coste del Grande Oceano dove incontrarono, presso le colonne di Melqart, il popolo di Tartesso, abili navigatori e mercanti che sapevano di isole sull'oceano. Ahmose era pronto a pagarli con i tesori portati dall'Egitto, ma i Tartessiani temevano l'oceano. Ispirato da Toth, il figlio di Ahmose, il principe Amenhotep, inventò allora una nave capace di sfidare gli dei sconosciuti dell'oceano. Horus stesso inviò poi uno segno sotto forma del suo falcone che volava verso Ovest. Finalmente convinti, i Tartessiani furono rapidi a costruire una flotta per i Tebani e ad accompagnarli, sempre alla ricerca di nuove ricchezze.

L'esodo marittimo fu piu rapido ma piu terribile che l'esodo del deserto, e Ahmose dovette affrontare la rabbia di Sekhmet sotto forma di tempeste, prima di arrivare infine su delle nuove isole. Ma non era ancora la loro terra, non c'era il gemello del Nilo descritto dal dio. Esploratori inviati in avanguardia furono però capaci di scoprire una nuova terra più a Nord, era il dominio di Sobek il coccodrillo, e lì i suoi figli erano padroni. Piu ad Est arrivarono infine alle foci gigantesche di un fiume larghissimo, aprendosi la via verso un paese fertile e quasi inabitato (nelle Americhe in quest'epoca c'era solo l'inizio della civiltà olmeca). Ahmose ordinò a suo figlio di partire con il popolo in direzione del paese e offrì a lui le tavole delle leggi del dio Amon con l'ordine di mai tentare di ripassare l'oceano e di conservare il segreto del loro nuovo impero da conquistare. Ahmose stesso, stanco e vecchio, morì nella grande isola nel mare, mummificato con tutti gli onori in un luogo segreto. Il nuovo Amenhotep, una volta seppellito suo padre, si imbarcò e arrivò infine in un luogo che chiamo Per-Hapy-Res, punto di origine della creazione del nuovo regno egiziano e di una nuova dinastia.

L'ho scritto in fretta, ma credo che può essere divertente!

 

Alessio Mammarella annuisce:

Sì, bellissima! La valle del Mississippi è una delle zone migliori del mondo per lo sviluppo di una civiltà agricola, pari solo all'area cinese. Quindi al di là del viaggio per mare tra Egitto e continente americano, che resta la vera mission impossible di una ucronia del genere, se un popolo relativamente avanzato come quello egizio fosse giunto in quell'area avrebbe potuto sviluppare una civiltà prospera e potente, esisterebbe una sorta di equivalente occidentale della Cina da 20-30 secoli... E poi i conquistadores si ritroverebbero davanti i discendenti di quegli Egizi che hanno fatto la traversata, e perlomeno gli indigeni nordamericani conoscerebbero la ruota e il cavallo!

 

Paolo Maltagliati fa l'avvocato del diavolo:

Esatto. Premesso che a livello puramente ambientale, non sono solo dei pro della valle del Mississippi, ma anche dei contro, il problema titanico non è solo di arrivarci, ma anche portarsi dietro un numero sufficientemente grande di animali domestici!

 

Alessio ci pensa su:

Già, non avevo pensato alla questione degli animali. in Nordamerica ci sono alcuni animali che possono essere allevati ma non con la stessa varietà, utilità e resa rispetto agli animali disponibili del Vecchio Mondo. Quindi niente "Cina d'occidente" ma una civiltà meno evoluta e prestante. Comunque una civiltà migliore rispetto a quelle precolombiane storiche: quantomeno una civiltà derivata da quella egizia avrebbe avuto conoscenza della ruota, nonché di una forma di organizzazione sociale ed amministrativa di una certa efficienza. Poi l'interazione con le culture locali avrebbe potuto proporre delle forme di innovazione ed evoluzione che non possiamo immaginare...

 

Ritorna in campo Perchè No?:

Si sarebbero portati seco delle capre e delle anatre probabilmente, le mucche sono meno probabili. Avrebbero presto imparato ad usare gli alimenti locali. Penso che di una maniera o nell'altra si sarebbero portati dei cavalli, animali di prestigio per i leader del loro gruppo. Lavori di irrigazione e di controllo del fiume erano nelle loro competenze.
Altro punto, avrebbero portato con loro le malattie del Vecchio continente, indebolendo i loro eventuali rivali nativi (e ringraziando Sekhmet per questo). Ciò significa che le popolazioni delle Americhe avrebbero secoli per riprendersi prima dell'arrivo degli Europei, e i diversi Stati nativi potrebbero resistere meglio.
Nella stessa epoca, nel Messico, si sviluppò la cultura Olmeca che divenne poi il modello delle altre culture mesoamericane. In questo scenario potrebbe essere la civiltà egiziana a diventare questo modello (o almeno un modello rivale di quello olmeco).

 

Non può fare a meno di intervenire anche Bhrghowidhon:

Come il neopunico sull’Isola del Hierro (Canarie) dopo la Caduta di Cartagine, così l’egizio sul Continente al di là dell’Oceano (Atlantico) potrebbe essere la conseguenza di una migrazione dall’Egitto non dico all’epoca di Atlantide, ma almeno poco dopo il 3000 a.C. (magari in concomitanza con un’ucronica invasione dal Levante...).

 

Perchè No? gli tiene dietro:

Credo che l'idea fosse di riunire l'Egitto (e le sue piramidi) con i Mound Builders che hanno creato le piattaforme di Cahokia (benché questa fase della loro cultura corrisponde ai VIII-XI secoli CE, ben piu tardivi). Di fatto, una delle città della mappa ("Sacred Stone") corrisponde al sito di Cahokia.
Una civiltà egiziana sul Mississippi abbandonerebbe presto l'architettura di pietra massiccia per una architettura del legno e dei mattoni d'argilla, dunque se costruiscono delle piramidi saranno quelle di mattoni d'argilla del Medio Regno.
In tutti i casi, sarebbero i primi a introdurre l'agricoltura in questa parte del mondo.

 

E William Riker fa notare:

Non per fare l'avvocato del diavolo, amici, ma credo che ci sarebbe comunque una grande differenza tra l'Egitto africano e quello americano della cartina. Infatti il corso del Nilo è un'immensa oasi lunga migliaia di km, un fiume fossile, l'unico sopravvissuto tra i tanti che solcavano le praterie sahariane nel Pleistocene, e la consapevolezza di essere l'unica Khemet (terra nera fertile) in mezzo a un oceano di Deseret (terra rossa arida, da cui la parola "deserto") ha forgiato in maniera fondamentale la cultura egizia. Il fiume Mississippi invece è al centro di una sterminata pianura che aspetta solo di essere disboscata, coltivata e colonizzata. Credo che nascerebbe una cultura moooolto diversa da quella egizia che conosciamo, così come se i Romani si fossero trapiantati nel Messico (vecchia mia idea di 20 anni fa), la nuova Roma sarebbe stata affatto diversa da quella a noi nota. In breve tempo gli egizi arriverebbero al Pacifico, e forse addirittura all'Artico. Voi cosa ne pensate?

 

Iacopo Maffi si mostra più realistico:

Beh, nella cartina soprastante, Memphis è pur sempre Memphis. Il Mississipi oltretutto di Delta ne ha due, uno interno e uno presso l'estuario.
Una prospettiva più concreta, per quanto fantasiosa, è la colonizzazione egizia del Niger. Anche quello è un grande fiume!

 

Generalissimus precisa:

Anche il Niger scorre nel deserto. L'inaridimento della zona subsahariana pertinente al corso del Niger è molto più recente, però.
C'era chi teorizzava che se i nativi delle Grandi Pianure avessero avuto i cavalli, avrebbero creato degli imperi simili a quello unno e a quello mongolo; qui forse gli Egizi avrebbero creato un impero vero e proprio, irriconoscibile da qualsiasi cosa abbiano fondato gli Egizi da questo lato dell'Atlantico.
Ecco come potrebbe apparire la civiltà egiziana che ha attraversato il Sahara, e non l'oceano:

 

Paolo Maltagliati commenta:

Decisamente più plausibile.

 

E Perchè No? aggiunge:

Talmente plausibile che sarebbe praticamente un regno di Meroe sul Niger.
Altro pensiero brutalmente sconvolgente: i Bantu migrerebbero verso il Niger egizio più che verso sud. Questo ci porterebbe di nuovo alla vecchia discussione sulle migrazioni bantù verso il Nord che abbiamo avuto anni fa.

 

Paolo precisa:

In realtà è più dirompente ancora, perché avremmo una sequenza di potenziali imperi bantu egizianizzati che potrebbe cambiare completamente la storia per come la conosciamo. Potrebbe esserci davvero la scoperta dell'America come sottoprodotto della necessità di sviluppare la navigazione oceanica da parte di fenici, greci e romani...

 

Perchè No? torna alla carica:

Questo Egitto sul Niger rimarrebbe pero isolato dal Mediterraneo a lungo. Anche se i contatti sono possibili, sarebbero rimasti aneddotici prima dell'introduzione del dromedario. Il commercio transahariano si sviluppa solo nel VII-VIII secolo (i contatti sarebbero piu sviluppati verso l'Est). Non è detto che il contatto marittimo verso il Nord sia piu sviluppato. La penetrazione del cristianesimo sarebbe probabilmente aneddotica senza un forte interesse economico da parte delle elite (cio che è avvenuto per l'Islam).

Si potrebbero riunire le due ucronie (Niger e Mississippi). Al posto di avere l'Egitto come civiltà di un solo fiume, facciamo dell'Egitto la civiltà di tutti i fiumi:
- La zona del Niger è popolata da migranti del Nilo e si egizianizza.
- Secoli dopo, una spedizione egiziana riesce ad attraversare l'Atlantico-Sud e scopre il Rio delle Amazzoni dove fonda un nuovo regno.
- L'espansione dell'Egitto sull'Amazzonia spinge esploratori verso il Nord dove si insediano sulle foci del Mississippi.
Tutto questo prima di una eventuale scoperta europea.
Altri fiumi potrebberoavere un ruolo in questa ucronia: il Congo e lo Zambesi.

 

Paolo obietta:

In generale sarei d'accordo, ma, riflettendoci su, la 'rivoluzione' del dromedario portata dalla conquista araba, in questo particolare contesto potrebbe avvenire prima, appunto in epoca romana, oltre che una maggior spinta punica a navigare oltre le colonne d'Ercole, perché se sanno che c'è c'è qualcosa che vale la pena conquistare o con cui commerciare, hanno molti più moventi per provarci.

 

Perchè No? scuote la testa:

Non credo che questo punto cambierebbe molto le cose (o piuttosto, non capisco perché le cambierebbe), ma in epoca romana forse Juba II potrebbe orientare la sua spedizione verso il regno egiziano sul Niger (conosciuto da tradizioni egiziane trasmesse dalla moglie Selene, figlia di Cleopatra VII) piuttosto che verso le Canarie.

 

Paolo mette i puntini sulle i:

In realtà la mia motivazione è molto banale: se sai che c'è qualcosa e questo qualcosa è interessante, ti verrà voglia di conquistarlo... Certo, non saranno informazioni aggiornate, ma la cognizione che esiste davvero una regno ricco d'oro al di là del grande deserto e che forse si può raggiungere per nave oltrepassando le colonne d'Ercole, ai greci, ai fenici e ai romani arriva. I Dromedari sono stati effettivamente introdotti in Egitto all'epoca della conquista persiana di Cambise, anche se il loro utilizzo è rimasto limitato. I Seleucidi hanno imparato a usare cammelli e dromedari dai parti e dai battriani, ma questo utilizzo non si è esteso ai lagidi.
Direi che al più presto i romani possano aver tratto informazioni sul 'Egitto oltre il deserto' all'epoca della conquista nel 30 a.C. Deduzioni sull'utilità del dromedario in ambienti aridi si possono iniziare ad avere con la conquista dell'oriente, le interazioni ostili coi Parti e il contatto con Nabatei e Palmireni.

 

E Perchè No? conclude:

La via più accessibile verso l'area subsahariana era tramite l'attuale Marocco, ed è proprio lì che si è sviluppato il traffico delle carovane. Questo punta ancora verso il regno di Mauretania all'epoca di Juba II. Se dovessi immaginare l'inizio di un contatto commerciale, terrestre o marittimo, sarebbe proprio in questa epoca (I secolo d.C.) e questa zona (regno di Mauretania ancora indipendente sotto Juba II e Selene). Siamo però d'accordo che il Sahara sarebbe ancora una muraglia sicura impedendo ogni sogno di espansione da parte dei Romani, no? Si potrebbe avere un'influenza romana verso il Sud, ma l'Egitto sul Niger dovrebbe rimanere indipendente (e sarebbe piu interessante cosi).

 

A questo proposito, anche Enrico Pizzo ha voluto avanzare una sua ucronia egizia:

« Coloro che hanno raggiunto il mio limite, il loro seme non è, i loro cuori e le loro anime sono finiti per sempre. Quanto a coloro che erano riuniti prima di loro sul mare, la fiamma piena era di fronte a loro, prima delle bocche del fiume, e un muro di metallo sulla riva li circondava.
Essi sono stati trascinati, rovesciati, e giacciono in basso sulla spiaggia, uccisi e ammucchiati sullo loro navi da poppa a prua, mentre tutte le loro cose sono state gettate in acqua. »

Con queste parole il Faraone Egiziano Ramesse III celebrava le sue vittorie contro i Popoli del Mare nel suo Tempio Funerario, a Medinet Habu.
In realtà le parole del pennuto descrivevano una situazioni più rosea di quanto non fosse in realtà ed il fatto che all'indomani degli scontri l'autorità Egiziana in Palestina divenne puramente teorica mentre in quelle terre si stanziavano tribù dei Popoli del Mare, che avrebbero fondato principati de facto indipendenti, indica una realtà ben diversa.
E se Ramesse III non riuscisse a fermare l'invasione, tanto che questa porta al crollo totale dell'Egitto ed alla sua sostituzione con dei principati Neo-Egizi?
Come potrebbe cambiare la Storia?

 

William Riker in seguito è tornato alla carica con un'altra idea:

Un'antica leggenda araba parla di Iram delle Colonne (Iram dhāt al-ʿimād), una città mercantile nel cuore del deserto del Rubʿ al-Khālī, nel sud-est della Penisola Arabica. Si suppone che sia esistita dal 3000 a.C. al I secolo d.C. Secondo la tradizione, essa divenne favolosamente ricca grazie al commercio tra le regioni costiere e i centri del Vicino Oriente e dell'Europa. Nel Corano (Sura 89, 6-8) è scritto che Iram fu punita assieme alla tribù dei Banū ʿĀd: il suo re Shaddād sfidò gli ammonimenti del profeta preislamico Ḥūd (da alcuni identificato con il biblico Eber), e Allah scatenò una tempesta di sabbia che cancellò la città dalla faccia della terra. .Nel 1992, in seguito a rilevamenti satellitari, un team di archeologi statunitensi ha affermato di aver riportato alla luce in Oman i resti della mitica città. Ora, che accade se Shaddād non offende Allah, Iram sopravvive e sorge una grande civiltà monumentale nel cuore della penisola arabica? Quali i suoi rapporti con Egitto, Mesopotamia e Persia?

 

Gli ha risposto Paolo Maltagliati:

Aspetta, il sito di Iram di solito non è considerato Wadi Rum, in Giordania?
Comunque, ammettendo che Iram e la città perduta in Oman siano la stessa cosa, la faccenda si fa interessante se è ricca abbastanza da diventare un centro di resistenza anti – islamico.
Però per essere all’altezza di questa mia ambizione questo pod deve essere sinergico al mantenimento della potenza Himyarita nel sud – ovest della penisola araba (mancato cedimento e crollo del Ma’rib)
Senza andare troppo in là, se la città è sufficientemente grande e potente potrebbe essere una spinta in più per mantenere il controllo sulla Mesopotamia da parte dei successori di Traiano, Charax infatti diventerebbe più indispensabile di Myos Ormos.

 

E Generalissimus ha aggiunto:

Iram, (o Ubar o Wabar che dir si voglia) potrebbe essere non una semplice città, ma un'intera regione, quella che Claudio Tolomeo descrisse come abitata dagli Ubariti.
C'è la possibilità che lo stato formatosi intorno ad Iram delle Colonne sia sopravvissuto addirittura fino al V secolo d.C., quando entrò in crisi a causa della conversione al Cristianesimo dell'Impero Romano.
Infatti i rituali Cristiani non prevedevano l'utilizzo delle stesse quantità di franchincenso necessarie per i riti pagani, e quindi il commercio di questa resina con l'Arabia, dalla quale proveniva in gran parte, scemò col passare del tempo anche a causa della crescente difficoltà di trovare manodopera che raccogliesse il franchincenso, scombussolando i traffici commerciali della zona.
Il cambiamento climatico portò alla desertificazione dell'area dove sorgeva Iram, distruggendo le rotte terrestri e aumentando l'importanza di quelle marittime che bypassavano irrimediabilmente la posizione nella quale si trovava questa mitologica "Atlantide delle Sabbie".
Comunque sia se riuscisse a mantenere una certa importanza fino in età romana sarebbe l'Arabia Deserta a diventare l'obiettivo della spedizione di Gaio Elio Gallo, e non l'Arabia Felix, che in caso di successo diventerebbe il bersaglio di una campagna successiva.

 

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