Nel deserto
Il deserto. Quaranta
giorni e quaranta notti di digiuno. Gesù è seduto su una roccia, il suo volto è
scavato dalla fame, ma sereno. Una figura appare all'orizzonte.
Da lontano sembra un angelo. Le sue vesti sono bianche come la luce dell'alba,
il suo volto è bellissimo, quasi perfetto. Ma dove posa i piedi la sabbia si
annerisce come bruciata dal fuoco. E il vento porta con sé un odore acre, di
zolfo e di carne in decomposizione.
DIAVOLO: Guardati! Il Verbo attraverso cui furono create le
stelle, il Primogenito del Padre. Il Re dei Cieli… ridotto a un mendicante nel
deserto.
GESÙ: Salve, Satana.
DIAVOLO: Nessun timore?
GESÙ: Dovrei averne?
DIAVOLO: Forse no, dopotutto ci conosciamo da molto tempo. Prima che il
mare ricevesse il suo confine, prima che le montagne emergessero, prima ancora
che esistesse il tempo.
GESÙ: Ti conosco.
DIAVOLO: E io conosco te. Questo è ciò che rende tutto così assurdo.
(Lo osserva con sincero stupore) Tu eri accanto al Padre, hai visto
nascere le galassie. Hai ascoltato il canto delle prime stelle.
E ora... Hai fame.
GESÙ: Ho scelto di essere uomo.
DIAVOLO: È proprio questo che non capisco. Perché? Perché abbassarti fino a
questo punto? Per loro? (Indica il mondo lontano) Per quelli che
mentono, tradiscono, uccidono? Per quelli che tra qualche anno ti insulteranno?
Per quelli che ti sputeranno addosso?
GESÙ: Sono figli del Padre.
DIAVOLO: Sono animali che si credono dèi. Li ho osservati, da sempre.
Ogni volta che ricevono un dono lo trasformano in un'arma. Ogni volta che
ricevono libertà la usano per distruggersi. E tu vuoi salvarli!
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Perché?
GESÙ: Perché sono amati.
DIAVOLO (ride): Amati. Che parola ridicola! Tu continui a
parlare come se il Padre non sapesse cosa sono. Io li conosco meglio di te. Li
ho visti cadere, vendersi per una moneta, sacrificare il fratello per un pugno
di terra, pregare Dio con la bocca e servire me con il cuore.
GESÙ: Eppure, il Padre non ha smesso di cercarli.
DIAVOLO: Il Padre li ha preferiti, ecco la verità. (Per un istante
la sua voce si incrina) Ha creato loro, ha preparato un destino per
loro… e per salvarli ha mandato te. Te. Non me.
GESÙ: Non è questo il motivo della tua ribellione.
DIAVOLO: No?
GESÙ: Tu non volevi servire. Volevi regnare.
DIAVOLO: E tu no?
GESÙ: Il mio regno non è per me.
DIAVOLO: Sempre il solito. Sempre obbediente e sempre pronto a piegare il
capo. Dimmi, fratello... (La parola è pronunciata con veleno) Ne
vale la pena? Guarda cosa ti hanno già fatto. Ti hanno costretto alla fame, alla
sete, alla stanchezza. E ancora non hai iniziato. Aspetta di vedere il resto.
GESÙ: Lo vedrò.
DIAVOLO: Eppure basterebbe così poco. (Raccoglie una pietra)
Guarda! Una pietra. Tu l'hai chiamata all'esistenza. Conosci ogni atomo che la
compone. Sei affamato, trasformala in pane! Non per vanità, non per gloria.
Mangia, smetti di soffrire.
GESÙ: Non tutto ciò che posso fare devo farlo.
DIAVOLO: Perché no?
GESÙ: Perché sono venuto a condividere la condizione degli uomini.
DIAVOLO: Gli uomini mangiano quando hanno fame.
GESÙ: Non sempre.
DIAVOLO: Allora ammettilo: hai paura!
GESÙ: Di cosa?
DIAVOLO: Che io abbia ragione. Che alla fine scoprirai che nessuno di
loro merita il sacrificio che stai per compiere.
(Silenzio)
GESÙ: Sta scritto:
"Non di solo
pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio."
(Il Diavolo abbassa lentamente lo sguardo sulla pietra)
DIAVOLO: Ancora le Scritture.
GESÙ: Sempre.
DIAVOLO: Vedremo per quanto.
Il deserto scompare. Gesù si trova sulla cima di una montagna altissima,
il cielo sembra essersi aperto. Sotto di loro scorrono città, eserciti, porti,
mercati, palazzi, templi, troni e imperi. Migliaia di anni di storia passano
davanti agli occhi come un fiume. Il Diavolo contempla quello spettacolo con un
sorriso quasi nostalgico.
DIAVOLO: Guarda. Non sono splendidi?
GESÙ: Sono fragili.
DIAVOLO: Fragili, sì. Ma magnifici. Guarda cosa sanno fare gli uomini
quando desiderano qualcosa. Costruiscono città, attraversano oceani, sollevano
torri. Conquistano il mondo.
GESÙ: E spesso si distruggono a vicenda.
DIAVOLO: Dettagli. (Sorride) La guerra costruisce imperi,
la pace li fa marcire. È sempre stato così.
GESÙ: No. È sempre stato così da quando il peccato è entrato nel mondo.
DIAVOLO: E tu pensi di cambiare questo?
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Come? Con parabole? Pescatori? Mendicanti? Peccatori pentiti?
(Scoppia a ridere) Tu vuoi conquistare il mondo con l'amore.
GESÙ: Voglio salvarlo.
DIAVOLO: E io ti sto offrendo una scorciatoia.
(Con un gesto della mano mostra Roma. Legioni interminabili marciano lungo
le strade dell'impero.)
DIAVOLO: Guarda: questo è il vero linguaggio del mondo. Forza, ordine,
potere. Gli uomini non seguono chi li ama; seguono chi li domina.
GESÙ: Tu li conosci soltanto quando cadono.
DIAVOLO: Perché cadono sempre. (Il volto del Diavolo si fa
improvvisamente più serio) Dimmi una cosa: quando eri accanto al
Padre... prima dei secoli... ricordi cosa eravamo?
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Noi contemplavamo la Gloria, cantavamo davanti al Trono. Eravamo
splendore, fuoco, luce. E poi arrivarono loro. Carne, polvere, creature che
invecchiano, si ammalano e muoiono. E il Padre disse che erano buoni. (Il
disgusto nella sua voce è palpabile.) Buoni.
GESÙ: Lo sono.
DIAVOLO: Guardali.
(Le visioni cambiano: Re che tradiscono, mercanti che ingannano, giudici
corrotti, fratelli che si uccidono, bambini abbandonati. Guerre, schiavitù e
tradimenti.)
DIAVOLO: Ecco la tua creazione. Ecco coloro per cui hai lasciato il
cielo. Dimmi, dove sarebbe la loro bontà?
GESÙ: La vedo ancora.
DIAVOLO: Io vedo soltanto ciò che sono davvero.
GESÙ: Perché cerchi soltanto le ferite.
DIAVOLO: Perché le ferite sono la verità.
GESÙ: No, la verità è ciò che il Padre li ha creati per essere.
(Il Diavolo sospira, come un insegnante stanco di uno studente ostinato.)
DIAVOLO: Sempre la stessa risposta. Sempre il Padre. Sempre la
misericordia. Sempre il perdono. Non ti stanchi mai?
GESÙ: No.
DIAVOLO: Io sì, e da molto tempo.
(Per un istante il sorriso scompare. Nei suoi occhi si intravede qualcosa
di antico. Una ferita mai guarita.)
DIAVOLO: Sai cosa mi irrita davvero? Non che il Padre ti abbia dato ogni
cosa. Quello lo accettavo. Tu eri il Figlio, era tuo diritto. No. Ciò che non
sopporto... è che tu abbia rinunciato a tutto. Alla gloria, alla maestà, alla
potenza. Come se non valessero nulla, come se fossi felice di camminare tra il
fango.
GESÙ: Perché li amo.
DIAVOLO: Ecco la follia.
(Con un gesto spalanca davanti a loro tutti i regni della terra: ogni
corona, ogni esercito, ogni tesoro, ogni trono.)
DIAVOLO: Allora ascoltami. Ti darò tutto questo: le nazioni, i re, gli
eserciti, le ricchezze, l'autorità. Nessuna croce, nessuna umiliazione, nessun
chiodo. Potrai imporre la pace, costringere gli uomini a fare il bene. Potrai
costruire il tuo regno oggi stesso.
(Gesù osserva il mondo in silenzio)
GESÙ: Costringere gli uomini?
DIAVOLO: Sì.
GESÙ: Allora non li salverei.
DIAVOLO: Li renderai migliori.
GESÙ: No. Li renderei schiavi.
DIAVOLO: E cosa c'è di male? Tutti servono qualcuno.
(Gesù finalmente alza lo sguardo verso di lui)
GESÙ: Ecco la differenza tra noi. Tu vuoi sudditi, il Padre vuole figli.
(Il Diavolo rimane immobile, per la prima volta il sorriso vacilla)
DIAVOLO: I figli disobbediscono, tradiscono e abbandonano.
GESÙ: Eppure restano figli.
DIAVOLO: Non meritano tanta pazienza.
GESÙ: Nessuno la merita. Per questo si chiama misericordia.
(Il vento si alza. Le vesti bianche del Diavolo si agitano. Per un istante
il suo volto appare meno bello, più antico, più stanco. Più feroce.)
DIAVOLO: Allora rifiuti?
GESÙ: Sta scritto:
"Il Signore, Dio
tuo, adorerai; a lui solo renderai culto."
(Il Diavolo stringe la mascella, le ombre sotto i suoi piedi si allungano)
DIAVOLO: Sempre il Padre.
GESÙ: Sempre.
(Per un lungo momento nessuno parla, poi il Diavolo sorride di nuovo. Un
sorriso freddo, predatorio.)
DIAVOLO: Bene. Vediamo allora quanto sei disposto a fidarti di Lui.
E la montagna svanisce. Gesù si ritrova a Gerusalemme, in cima al
pinnacolo del Tempio che si innalza sopra la città. Il sole illumina i cortili
sottostanti. Per la prima volta da quando sono iniziati gli incontri, il Diavolo
non sorride.
Cammina lentamente lungo il bordo dell'abisso. Dietro di lui rimangono impronte
nere, bituminose, sulla pietra bianca.
DIAVOLO: Sai cosa ammiro di te?
GESÙ: No.
DIAVOLO: La tua ostinazione. Io ti mostro il pane, tu parli del Padre. Io
ti mostro il potere, tu parli del Padre. Sempre il Padre, sempre Lui, solo Lui.
(Si volta bruscamente) Non ti stanchi mai?
GESÙ: No.
DIAVOLO: Io sì. Molto tempo fa. (Silenzio, il vento attraversa il
Tempio) Dimmi una cosa. Quando eri presso di Lui... prima che il tempo
esistesse... eri felice?
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Anch'io. (Per la prima volta la sua voce non contiene
sarcasmo) Contemplavamo la gloria, la luce, la bellezza, la perfezione.
Non esisteva dolore, non esisteva morte, non esistevano tombe. Non esistevano
croci. (Fissa Gesù) E poi sei sceso. Volontariamente. Questo è ciò
che non comprenderò mai. Hai lasciato tutto… per loro. (Indica la città)
Laggiù ci sono uomini che venderebbero la propria madre per una borsa d'argento.
Uomini che pregano Dio mentre preparano il coltello per il fratello. Uomini che
ti acclameranno come re e pochi giorni dopo chiederanno la tua morte. E tu li
ami.
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Perché?
GESÙ: Perché il Padre li ama.
(Il Diavolo chiude gli occhi, come chi ascolta una risposta che conosce
già e che detesta)
DIAVOLO: Sempre così. Tu non desideri nulla per te stesso, non hai mai
desiderato nulla per te stesso. (Riapre gli occhi) Sai qual è la
differenza tra noi?
Io volevo sedere alla Sua destra. Tu eri già alla Sua destra.
Io desideravo la gloria. Tu l'avevi.
Io desideravo il trono. Tu ne eri l'erede.
(La sua voce si incrina) E l'hai abbandonato, come se non valesse
niente. Come se la gloria eterna fosse meno preziosa di questa polvere.
GESÙ: Non l'ho abbandonata. L'ho portata qui.
(Per un istante il Diavolo sembra sul punto di colpirlo. Ma si trattiene.
Perché non può, perché non osa. E perché qualcosa di più antico della sua
ribellione gli impedisce di oltrepassare un confine invisibile.)
DIAVOLO: No. Tu l'hai sprecata su creature che non la meritano.
GESÙ: Nessuno merita l'amore. Per questo è un dono.
DIAVOLO: Eccolo di nuovo. L'amore, la misericordia, il perdono… parole,
sempre parole. (Improvvisamente indica il vuoto sotto di loro)
Allora dimostralo.
(Gesù lo osserva)
GESÙ: Dimostrare cosa?
DIAVOLO: Che il Padre ti ama. (Sorride, ma stavolta il sorriso è
crudele, quasi disperato) Perché, vedi... io ricordo le Scritture.
Meglio degli uomini, meglio dei sacerdoti, meglio dei re. (Recita
lentamente)
"Darà ordine ai
suoi angeli a tuo riguardo." "E ti porteranno sulle loro mani."
(Indica l'abisso) Gettati!
GESÙ: No.
DIAVOLO: Perché no? Hai fiducia nel Padre, non è vero? Hai passato
quaranta giorni a parlare della Sua volontà. Hai rinunciato al pane. Hai
rinunciato ai regni. Allora salta. Fa un passo avanti.
Oppure... hai paura.
GESÙ: Non temo il Padre.
DIAVOLO: No, temi che non intervenga. (Silenzio) È questo
che ti aspetta, non è vero? Abbandono, dolore, morte. E tu continui a credere
che Lui sarà con te. (La sua voce diventa un sussurro velenoso) Io
ci ho creduto, una volta.
(Il vento si ferma, persino il Tempio sembra trattenere il respiro)
DIAVOLO: Io l'ho servito, l'ho adorato. Ho cantato davanti al Suo trono.
E guarda dove mi ha lasciato. (Le sue vesti bianche sembrano oscurarsi per
un istante) Tu credi di essere diverso? Perché sei il Figlio? Perché sei
il prediletto? Perché pensi che per te finirà diversamente? (Un altro
passo) Salta!
Scopri se il Suo amore è reale.
Scopri se davvero verrà a prenderti.
Scopri se sei così prezioso come credi.
(Gesù lo guarda a lungo, tristemente. Non con paura o odio, ma con pietà.)
GESÙ: Satana. (Il Diavolo tace) Tu non hai mai compreso il
Padre.
DIAVOLO: Non parlare come se…
GESÙ: Tu hai visto la Sua potenza, ma non hai mai compreso il Suo amore.
(Il Diavolo arretra impercettibilmente) Per questo pensi che
l'obbedienza sia schiavitù, che il sacrificio sia debolezza. Che l'amore sia una
follia.
(Il volto del Diavolo si contrae)
GESÙ: Tu non vuoi che io salti, tu vuoi che io dubiti. Come hai dubitato
tu.
DIAVOLO: E se avessi ragione?
GESÙ: Non ce l'hai.
DIAVOLO: E come puoi esserne certo?
(Per la prima volta Gesù si alza in tutta la sua statura. La sua voce non
è più soltanto quella di un uomo, è la stessa voce che un tempo aveva chiamato
all'esistenza le stelle.)
GESÙ: Perché conosco il Padre. (Le pietre del Tempio sembrano
vibrare) Ed è stato detto:
"Non metterai
alla prova il Signore Dio tuo."
(Il silenzio cala improvvisamente, il volto del Diavolo diventa una
maschera di rabbia. Per un istante la bellezza angelica si incrina, lasciando
intravedere qualcosa di mostruoso sotto la superficie.)
DIAVOLO: Allora scegli davvero questa strada. La croce, il dolore, la
morte.
GESÙ: Sì.
DIAVOLO: Per loro.
GESÙ: Per loro.
(Il Diavolo abbassa il capo, come un cane rabbioso che ha appena
riconosciuto la voce del padrone. Come un ribelle costretto a riconoscere
un'autorità che odia.)
GESÙ:
Vattene, Satana!
Non è un grido, non è una richiesta. È un ordine.
L'aria stessa sembra piegarsi. Il Diavolo stringe i pugni.
Vorrebbe restare, gridare, colpire. Ma non può. Lentamente indietreggia. Le
impronte nere restano sulla pietra, l'odore di zolfo e carne putrefatta si
disperde nel vento.
DIAVOLO: Ci rivedremo.
GESÙ: Lo so.
DIAVOLO: E allora sarai solo.
GESÙ: No.
DIAVOLO: I tuoi amici ti abbandoneranno.
GESÙ: Lo so.
DIAVOLO: Uno ti tradirà.
GESÙ: Lo so.
DIAVOLO: Morirai.
GESÙ (guarda il Diavolo negli occhi): Ma risorgerò il terzo
giorno. E tu perderai.
Il Diavolo scompare. Resta soltanto il vento.
E il Figlio rimane in piedi sul Tempio, immobile, mentre il sole sorge su
Gerusalemme.

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Così commenta Lord Wilmore:
Davvero suggestivo questo dialogo tra Gesù e Satana; mi ha sorpreso il fatto che Il primo chiami il secondo “fratello”, perché gli angeli erano i Bene Elohim, i figli di Dio, come recitava anche la lettura di ieri del Rito Ambrosiano, e dunque a rigore Satana dovrebbe chiamare Gesù “Padre”, mentre suo fratello sarebbe San Michele; Capisco però che i due si ritengano fratelli in quanto entrambi i figli di Dio Padre. In ogni caso, davvero una grande prova, complimenti.
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E Never75 aggiunge:
Molto bello e commovente.
Complimenti.
La cosa che mi ha sempre sorpreso di questo brano è che i sinottici dicono tutti
che Gesù è stato portato dallo Spirito (Santo) nel deserto per essere tentato:
non è stato il diavolo a portarcelo e neppure è stato (forse) Lui stesso a
volerci andare. Quasi come fosse una sorta di tappa iniziatica preliminare,
prima di iniziare il suo ministero pubblico vero e proprio.
Una specie di secondo battesimo, per certi versi e non per niente durante il
battesimo, anche oggi, si compie una sorta di esorcismo.
C'è anche una similitudine molto forte con Buddha. Pure lui, poco prima di
raggiungere l'Illuminazione, venne tentato dal demone Mara.
Voi come ve lo immaginate il Diavolo (con la D maiuscola) veramente?
Per me in effetti esso potrebbe essere molto simile a Gesù, anche se in effetti
la Bibbia dice molto poco di lui e quello che si sa teologicamente è frutto
della Tradizione o addirittura di testi apocrifi...
.
Gli risponde William Riker:
Ricordo ciò che mi ha detto
vent'anni fa il mio collega di filosofia Eros Barone (non credente):
"Ricordati che il diavolo non è il male. E' il male che si traveste da bene."
Credo che in tutti noi ci sia una frazione di angelo e una frazione di
diavolo. Come diceva Arrigo Boito:
"Son luce ed ombra. Angelica / farfalla e verme immondo, / sono un caduto
cherubo / dannato a errar nel mondo, / e un demone che sale, / affaticando
l'ale, / verso un remoto ciel."
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Non può mancare il commento di Franz Josef von Absburg-Lothringen:
Questa occasione non me la lascio scappare, anche perché era l’inizio di quel che volevo scrivere. Mi immagino il Multiverso come l’insieme eterno e infinito di tutto ciò che può essere (è l’Essere, per metonimia detto la “Natura Maligna”); al suo interno infinite Entità Intelligenti (di gran lunga) Superiori all’Uomo: un gruppo (infinito) persegue il Male dei Viventi (collettivamente, è il Principio del Male, Sadico), un altro è indifferente (collettivamente, è il Dio Epicureo), un altro distrugge gli Universi che ostacolano il Bene dei Viventi (è il Dio Punitivo), un altro persegue il Bene almeno dei Viventi rendendo ‘buoni’ gli Universi che non lo sono (collettivamente, è il Dio-Redentore) ed eventualmente ricostruendo quelli distrutti. Noi viviamo in un Universo che, finora, ostacola il Bene dei Viventi (ma non è detto che sarà sempre così).
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Alessio Mammarella aggiunge:
Che mestiere fa il diavolo?
In questo dialogo sembra un giornalista televisivo contemporaneo. Uno innamorato
di sé stesso, che invita l'ospite nella sua trasmissione per un'intervista, ma
in realtà non vuole farlo conoscere al pubblico, vuole solo metterlo in
difficoltà, farlo cadere in contraddizione.
Gesù in questo caso era l'ospite sbagliato, quello che lascia scattare a vuoto
tutte le trappole, che lascia l'intervistatore con un pugno di mosche, con la
frustrazione di non essere riuscito nel suo obiettivo.
In alternativa potrebbe essere un avvocato, come in questo interessante esempio
cinematografico
L'avvocato del diavolo.
Un aspetto che ho sempre trovato interessante è il simbolismo del numero 40. :40
giorni di Gesù nel deserto, 40 anni del popolo ebraico nel deserto. A differenza
di molti altri numeri che si ripetono nelle esperienze religiose (3, 7, 12
ecc...). il 40 è presente solo in questi riferimenti. Chissà...
.
E William Riker spiega:
Pare che la simbologia del numero 40 derivi dal fatto che, secondo il Talmud, l'embrione nell'utero materno raggiunge una forma umana definita dopo 40 giorni dal concepimento, e per questo il 40 è simbolo di pienezza e completezza. In altre tradizioni religiose in effetti il numero 40 non è presente. Tuttavia il 40 (in ebraico Arba'im, אַרְבָּעִים) ha influenzato la Quaresima cristiana (40 giorni dopo la Pasqua) e alcune credenze islamiche (Maometto ricevette la prima rivelazione all'età di 40 anni).
Bisogna aggiungere che anche il diluvio universale, secondo la tradizione Jahwista, durò 40 giorni e 40 notti, e che il profeta Elia camminò per 40 giorni fino al Monte Oreb, dove incontrò Dio "in un lieve silenzio".
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Iacopo Maffi conclude:
Jung nota anche che questo passaggio è una sorta di inversione del Libro di Giobbe.
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