Quando il cinema diventa ucronia
di Generalisimus
.
Ecco a voi le locandine di alcuni film proiettati in un universo alternativo, che ho tratto da questo sito:





![]()






.
E infine... Avete mai sentito
parlare di Goncharov? No, non sto parlando del noto
scrittore russo Ivan Gončarov, probabilmente se siete dei bibliofili come me
appassionati in particolare di letteratura russa vi siete già procurati una
copia del suo capolavoro, Oblomov.
Quello di cui sto parlando è il più grande film di mafia mai fatto, Goncharov,
film del 1973 di Martin Scorsese, prodotto da Domenico Procacci e che vanta un
cast davvero stellare per l'epoca.
Come? È la prima volta che ne sentite parlare? Con che faccia tosta pretendete
di definirvi degli amanti del cinema? Tornatevene nella grotta dalla quale
venite! Va bene, dato che siete comunque miei amici, vi farò un favore e vi
riassumerò la trama: il film in pratica racconta la malavita napoletana da un
punto di vista particolare, quello di un ex sicario della mafia russa ed ex
proprietario di discoteca Goncharov (Robert De Niro), altrimenti noto come Lo
Straniero, ora al servizio del boss della camorra Mario Ambrosini (Al Pacino)
dopo una caduta anticipata dell'Unione Sovietica che lo ha costretto a
trasferirsi a Napoli.
Mentre si fa strada fra i ranghi dell'organizzazione criminale, Goncharov
intreccia una relazione con un banchiere, Andrej Daddano (Harvey Keitel) che
sfocia quasi nell'omosessualità, allegramente ricambiato dalla moglie Katja (Cybill
Sheperd), che temendo un tradimento del marito c intreccia una relazione con
Sofia (Sophia Loren).
Sulle tracce di Goncharov però si è messo il poliziotto Valerij Michajlov (Gene
Hackman), intenzionato a riportarlo in patria. sbatterlo dentro nella peggiore
Latomia possibile e a buttare via la chiave per tutto quello che ha fatto in
Russia.
E come se non bastasse, il sicario intenzionato a diventare boss incontrastato
di Napoli dovrà vedersela anche con l'Italo-Americano Joseph "Rompighiaccio Joe"
Morelli (John Cazale) un assassino psicopatico che si diverte ad uccidere le sue
vittime con un rompighiaccio, da cui il soprannome.
Lo scontro con quest'ultimo metterà a fura prova la salute mentale di Goncharov,
e farà riemergere tutti i suoi traumi infantili.
Che dire di questo film ormai cult, che nonostante le varie nomination non è
inspiegabilmente riuscito a vincere nemmeno un Oscar se non... che non è mai
esistito? Eh, sì, si tratta di un meme apparso più o meno in contemporanea con
l'acquisto di Twitter da parte di Elon Musk che è ormai andato completamente
fuori controllo, tanto più che su internet si può trovare la colonna sonora, il
VHS e il videogioco ufficiale per PC.
Perfino lo stesso Martin Scorsese ci si è messo a scherzare su, confermando in
un video alla figlia di aver effettivamente girato questo film tanti anni fa.
Ecco a voi la locandina ufficiale di Goncharov.

.
A questo punto, Lord Wilmore ha aggiunto:
C'è chi ha fatto di meglio. Guardate questo trailer di "Guerre Stellari" come se fosse stato girato negli anni Cinquanta!
.
Così gli risponde Dario Carcano:
Faccio un piccolo esercizio ucronico, e provo ad immaginare un possibile cast di "Star Wars" se questo fosse stato girato negli anni '50:
Regista: John Huston
Luke Skywalker: James Dean
Han Solo: Rock Hudson
Leila Organa: Elizabeth Taylor
Obi-Wan Kenobi: Henry Fonda
Darth Vader: Robert Mitchum
Grand Moff Tarkin: John Carradine
.
Lord Wilmore riprende il timone:
Ed ecco la versione anni '50 de "L'Odissea":
.
William Riker gli replica:
In questo video mancano un sacco di personaggi. Proviamo a farne una versione alternativa e più completa, con un cast stellare e decisamente internazionale:
Regia:
Elia Kazan
Sceneggiatura: Jorge Luis Borges
Costumi: Fernanda Gattinoni
Odisseo: Charlton Heston
Penelope: Deborah Kerr
Telemaco: William Shatner
Mentore: Max von Sydow
Antinoo: Victor Mature
Eurimaco: Jean-Paul Belmondo
Anfinomo: DeForrest Kelley
Melanto: Gina Lollobrigida
Euriclea: Katherine Hepburn
Eumeo: Vittorio Gassman
Filezio: Anthony Quinn
Femio: Tito Gobbi
Nestore: Charles Laughton
Menelao: Mel Ferrer
Elena: Irene Papas
Proteo: Omar Sharif
Nausicaa: Audrey Hepburn
Alcinoo: Laurence Olivier
Arete: Ingrid Bergman
Demodoco: Mario del Monaco
Euriloco: Kirk Douglas
Elpenore: Alberto Sordi
Polite: Klaus Kinski
Anticlea: Gaby Morlay
Laerte: Fernando Rey
Polifemo: Primo Carnera
Eolo: Marlon Brando
Scilla: Tatiana Samoilova
Circe: Sophia Loren
Tiresia: Orson Welles
Achille: Robert Taylor
Agamennone: Stephen Boyd
Calipso: Romi Schneider
Athena: Elizabeth Taylor
Zeus: Spencer Tracy
Poseidone: Ricardo Montalbán
Hermes: Alain Delon
.
A questo punto, arriva l'osservazione di Lord Wilmore:
È un gioco divertente, ma nessuno avrebbe mai potuto girare un film con dei cast così, e ciò per un motivo molto semplice: il film sarebbe risultato semplicemente troppo costoso. Un klossal dell'epoca di solito arruolava una superstar di Hollywood, tre o quattro altri attori/attrici di grido, e i personaggi di secondo piano erano affidati a caratteristi meno noti che si accontentavano di budget più ridotti. Altrimenti, il film non sarebbe mai rientrato nei costi, neppure con incassi miliardari.
Per rendercene conto, possiamo analizzare due casi da manuale di kolossal che, almeno apparentemente, "andarono male" e sono passati alla storia come dei clamorosi flop: "Cleopatra" e "La caduta dell'Impero Romano".
"Cleopatra" (1963) è diventato famoso come "il film che rischiò di affondare la 20th Century Fox", anche se non è andata proprio così. Di sicuro fu un progetto nato con ambizioni enormi. La protagonista era Elizabeth Taylor, all'epoca una delle più grandi star di Hollywood. La 20th Century Studios voleva realizzare un film gigantesco, capace di competere con "Ben-Hur" e gli altri kolossal dell'epoca, ma il progetto cominciò quasi subito a sfuggirle di mano. Le riprese iniziarono in Inghilterra nel 1960, con Rouben Mamoulian alla regia, ma le condizioni di lavoro erano terribili: freddo, problemi produttivi e difficoltà con le scenografie portarono a continui ritardi. Poi arrivò il problema più grave: Elizabeth Taylor si ammalò seriamente, e la produzione venne praticamente paralizzata. A quel punto era già stato speso un patrimonio. Alla fine la Fox decise di licenziare Mamoulian e affidare il film a Joseph L. Mankiewicz, cioè praticamente di ricominciare tutto da capo. Infatti Mankiewicz non voleva semplicemente continuare ciò che aveva fatto Mamoulian: riorganizzò il progetto e riscrisse pesantemente la sceneggiatura. Inoltre la produzione venne trasferita da Londra a Roma, negli studi di Cinecittà. Insomma, le scenografie già costruite furono abbandonate, e le scene già girate erano in gran parte inutilizzabili: per forza il budget cominciava ad esplodere.
Elizabeth Taylor inoltre aveva negoziato un compenso astronomico di circa un milione di dollari, una cifra enorme per l'epoca (nove milioni e mezzo di euro di oggi!), e per di più il contratto prevedeva anche una percentuale sui profitti. Con i continui ritardi e le riprese aggiuntive, il suo compenso complessivo finì per diventare molto più elevato. Insomma, anche se il budget iniziale era relativamente contenuto per un kolossal di quel tipo, durante la produzione crebbe continuamente. Alla fine, a seconda di come vengono contabilizzati i costi, si parla di un costo di produzione compreso tra i 31 e i 44 milioni dell'epoca, e bisogna aggiungere marketing, distribuzione e interessi.
Eppure, fu proprio con Elizabeth Taylor e Richard Burton che il film entrò nella leggenda. Taylor, che interpretava Cleopatra, e Burton, che impersonava Marco Antonio, iniziarono una relazione durante le riprese, nonostante entrambi fossero sposati, e lo scandalo fu enorme. I giornali di tutto il mondo parlavano continuamente della loro relazione. Grazie a ciò, la pubblicità gratuita fu straordinaria: la gente voleva vedere il film anche per vedere insieme la coppia più scandalosa del momento. C'era però un altro problema: Mankiewicz aveva girato una quantità enorme di materiale, e il montaggio definitivo arrivò a circa 4 ore, con alcune versioni ancora più lunghe durante la lavorazione. Per lo studio era un problema commerciale enorme: meno proiezioni giornaliere significavano meno biglietti vendibili, e quindi la Fox impose dei tagli. Questo danneggiò anche la struttura narrativa del film. Molti anni dopo il film è stato restaurato e rivalutato proprio perché la versione originale era stata pesantemente compromessa dai tagli.
Eppure, nonostante tutti questi problemi, "Cleopatra" non fu affatto un flop commerciale nel senso tradizionale; anzi, fu fu un successo al botteghino: incassò 57,7 milioni di dollari negli Stati Uniti e in Canada, arrivando a un totale di circa 71 milioni di dollari in tutto il mondo. Il problema è che costò così tanto che quegli incassi non bastarono immediatamente a generare un profitto proporzionato all'investimento. Nel corso degli anni il film recuperò molto meglio i costi grazie a nuove distribuzioni, televisione e home video, ma all'epoca si disse che "quasi fece fallire la Fox" perché la produzione arrivò in un momento particolarmente delicato per la società. La Fox stava attraversando altri problemi finanziari e produttivi, ed aveva investito una quantità enorme di capitale in un singolo film; se Cleopatra fosse stato un vero flop, il danno sarebbe stato devastante, e la Fox avrebbe dovuto chiudere bottega. La cosa straordinaria è che "Cleopatra" ha finito per diventare uno dei film più importanti della storia del cinema, nonostante una produzione quasi catastrofica, e contribuì indirettamente a dimostrare che il vecchio modello hollywoodiano aveva dei limiti.
L'anno dopo arrivò "La caduta dell'Impero romano" ("The Fall of the Roman Empire", 1964), e anche questo non era affatto un film povero o malriuscito tecnicamente. Anzi, era un kolossal imponente, che come "Cleopatra" costò una fortuna. Il film di Anthony Mann richiese enormi scenografie, migliaia di comparse, costumi elaborati e scene di battaglia spettacolari. La ricostruzione del Foro Romano fu particolarmente imponente: venne realizzato un colossale set in Spagna. Purtroppo, però, un film così costoso aveva bisogno di incassi enormi per rientrare nell'investimento, e non ci riuscì.
Il problema fu soprattutto il fatto che questo grandioso kolossal arrivò proprio alla fine dell'epoca d'oro dei "peplum". Negli anni '50 e nei primi anni '60 Hollywood aveva prodotto una quantità enorme di film storici e biblici: "Quo Vadis?", "Ben-Hur", "Spartacus", "I Dieci Comandamenti", "La Tunica"... Ma nel 1964 il pubblico cominciava a essere saturo di imperatori romani, gladiatori, eserciti e tuniche. Il genere che pochi anni prima sembrava una garanzia di successo stava perdendo il suo appeal. Inoltre, l'anno prima "Cleopatra" era diventato il simbolo stesso degli eccessi produttivi della Hollywood dell'epoca: costi astronomici, riprese travagliate e una produzione gigantesca. Il pubblico aveva appena visto un altro enorme spettacolo ambientato nell'antichità, e quindi un nuovo film ambientato nella Roma antica, per quanto spettacolare, rischiava di sembrare "l'ennesimo": forse sarebbe stato davvero meglio puntare su "L'Odissea" o su qualche altro tipo di epica.
In secondo luogo, "La caduta dell'Impero romano" non aveva una storia semplice e immediata. Il film racconta infatti gli ultimi anni del regno di Marco Aurelio e la successione di Commodo. Il protagonista è interpretato da Stephen Boyd, mentre Alec Guinness interpreta Marco Aurelio e Christopher Plummer è Commodo. La storia, però, è relativamente complessa e politica, la sua trama non si poteva semplicemente ridurre allo schema: eroe → cattivo → battaglia → vittoria. Piuttosto, esso riflette sulla decadenza delle istituzioni, sulla successione imperiale e sulla crisi morale di Roma. Da un punto di vista artistico è molto interessante; dal punto di vista commerciale era meno immediato. In più, Commodo non è il "villain" che il pubblico si aspettava: il film non lo trasforma immediatamente nel grande cattivo caricaturale, come il Nerone di "Quo Vadis?", interpretato da uno straordinario Peter Ustinov. La sua relazione con Marco Aurelio e la sua progressiva degenerazione sono raccontate in modo molto serio, e ciò rende il film più sofisticato, ma anche meno semplice da vendere come spettacolo d'avventura. Insomma, il film cercava di essere un dramma storico-politico, non soltanto un film d'azione. Molta parte della durata è dedicata a dialoghi, politica, diplomazia, filosofia. conflitti tra Roma e i popoli germanici. Le battaglie ci sono, e sono spettacolari, ma non dominano il film. Per un pubblico che andava al cinema aspettandosi il nuovo "Ben-Hur", poteva quindi risultare piuttosto austero. Infine, la concorrenza era fortissima. Il 1964 fu un anno straordinario per il cinema, il pubblico aveva a disposizione film completamente diversi ma potentissimi: musical, commedie, thriller, avventure e soprattutto il nuovo cinema britannico e americano che stava cambiando i gusti degli spettatori. Nel frattempo stava emergendo una nuova generazione di spettatori interessata a film più moderni, più realistici e meno "monumentali". In poche parole, il vecchio modello del kolossal stava diventando antiquato.
Ma fu davvero un "film brutto"? No, tutt'altro. "La caduta dell'Impero Romano" non è ricordato come un disastro artistico paragonabile a "Battaglia per la Terra" (2000). Anzi, oggi viene spesso rivalutato. Ha scenografie spettacolari, una fotografia magnifica, grandi scene di battaglia, un cast prestigioso, una certa ambizione filosofica ed una ricostruzione dell'antichità molto più seria di molti altri peplum. Il problema fu soprattutto economico e commerciale: il film incassò circa 4,8 milioni di dollari negli Stati Uniti, a fronte di un budget stimato intorno ai 19 milioni. Per un investimento di quelle dimensioni, era un risultato disastroso. Il vero motivo del flop, quindi, risiede nel fatto che Hollywood investì una cifra enorme in un genere che proprio in quel momento stava passando di moda. Per ironia della sorte, il film raccontava la crisi e la fine di un grande impero, mentre contemporaneamente anche il modello hollywoodiano dei kolossal monumentali stava vivendo una sorta di propria "caduta dell'Impero". A partire da questo momento, Hollywood cominciò ad abbandonare gradualmente lo schema "spendiamo cifre folli, strapaghiamo una superstar, costruiamo scenografie gigantesche e facciamo un film di quattro ore", per andare verso un cinema più moderno. Mentre "Cleopatra" e "La caduta dell'Impero Romano" non riuscivano a coprire il budget, il cinema americano stava già producendo film che appartenevano al futuro, quando invece quei grandi kolossal appartenevano sempre più al passato.
.

.
Restituiamo la parola a William Riker:
L'editrice Feltrinelli ha pubblicato un saggio di Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice, intitolato « Operazione Gattopardo. Come Visconti trasformò un romanzo di destra in un successo di sinistra »: esso si presenta come una vera contro-storia del "Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e della sua celeberrima versione cinematografica. Secondo gli autori, essa doveva essere firmata da Ettore Giannini che aveva scritto una sceneggiatura basata su di esso e voleva farne un racconto sul fallimento del Risorgimento; invece finì nelle mani dell'"aristocratico comunista" Luchino Visconti, auspice Goffredo Lombardo (e il PCI), patron della Titanus, che voleva invece un mélo, e ne nacque il filmone che tutti conosciamo. Ma se a girarlo fosse stato Giannini? Come sarebbe stato trasposto il romanzo del taciturno e solitario nobile siciliano? Quale messaggio avrebbe trasmesso? E che impatto avrebbe avuto, sulla storia del cinema italiano e non solo?
.
Gli risponde Federico Sangalli:
Forse non sarebbe entrato nell'immaginario collettivo come quintessenza dello "spirito italico", ripetuto a mo' di mantra, per cui "Tutto cambia perché nulla cambi". Secondo me il Gattopardo - o, meglio, la narrazione che ne è stata fatta - ha un grande difetto, e cioè prendere quella che alla fine è solo una prospettiva dell'Unificazione nazionale (e, in generale, della causa italiana), quella dell'aristocrazia latifondista siciliana, ed elevarla a lettura nazionale di quegli eventi. Da un lato fallendo così nel cogliere i grandi successi che comunque il progetto risorgimentale è riuscito a conseguire altrove nella Penisola, e dall'altro ignorando quei fallimenti che avrebbero potuto avere una più immediata lettura politica (per esempio, la repressione del Brigantaggio o dei Fasci siciliani). Resta una visione distaccata, dei siciliani nei confronti dei 'continentali' venuti a 'svegliarli' e della nobilità inclusa per la prima volta in un moderno stato-nazione. Il messaggio che se ne trae, perfettamente consono all'atteggiamento siculo, risulta estremamente disfattista e de-motivante se elevato a livello nazionale. Volendo fare un paragone con un altro romanzo risorgimentale entrato nel canone scolastico nazionale e comunque non tenero con il carattere italiano, i "Promessi Sposi" si pone su tutt'altro registro, nel senso che i suoi sono personaggi attivi dall'inizio alla fine. Che anche se in balia di eventi più grandi di loro agiscono e non subiscono, riuscendo a cavarsela spesso nell'improvvisazione che richiama la grande "arte dell'arrangiarsi" italica, in barba ai soprusi, agli stranieri, alle guerre, alle autorità, ai malanni e a tutto il resto. Mi sono sempre chiesto perchè non esista un colossal cinematografico su questo romanzo paragonabile a quello che hanno fatto, per esempio, col Gattopardo: pensate, non fanno un film tratto dai "Promessi Sposi" da esattamente 60 anni!
.
E Paolo Maltagliati aggiunge:
Però, Federico, all'epoca ebbe clamore proprio perché del Risorgimento si faceva una narrativa epico fondativa davvero forte e di segno opposto che difficilmente riusciamo a immaginare. I libri di scuola narravano davvero tutta la storia dell'umanità in prospettiva risorgimentale (cosa che era ideologicamente strumentale e necessaria alla creazione dell'idea di nazione, chiaramente). Al giorno d'oggi sarebbe molto difficile fare un film sui "Promessi Sposi", a meno di non dedicare 90 dei suoi 180 minuti al personaggio della Monaca di Monza...
.
Anche Dario Carcano dice la sua in merito:
Onestamente penso che "Il
Gattopardo" sia il romanzo più frainteso della letteratura italiana, e purtroppo
non solo per il film di Visconti, che pure un ruolo importante nella
banalizzazione del libro l'ha avuta.
Il libro di Tomasi è famoso per la frase tutto deve cambiare affinché
nulla cambi, però sarebbe importante mettere quella frase nel suo
contesto; infatti nel libro quella frase viene detta all'inizio del romanzo da
Tancredi Falconeri, e riassume le intenzioni del personaggio: diventare
garibaldino ed essere parte del cambiamento, così da avere un ruolo nel nuovo
regime, nell'Italia unitaria.
Tuttavia, e questa è una cosa di cui nessuno parla, gli ultimi due capitoli del
libro mostrano platealmente come il piano di Tancredi sia completamente fallito:
nonostante il matrimonio con Angelica, che gli ha permesso di mettere le mani
sulla fortuna del Sedàra, Tancredi è stato un politico di second'ordine, non ha
mai raggiunto incarichi importanti, e oltretutto la famiglia Salina è
tracollata, come comprende con amarezza lo stesso principe Fabrizio nei suoi
ultimi istanti di vita, e nelle ultime pagine del romanzo quello che resta dei
Salina è una Concetta ormai invecchiata e inacidita dagli anni, che passa le
giornate a rimpiangere i fasti dei tempi di suo padre.
L'immagine che chiude il libro riassume questo tracollo: Concetta fa gettare
nell'immondizia la salma imbalsamata di Bendicò, il fu cane del principe
Fabrizio, che nel libro rappresenta il prestigio dei Salina.
Quindi, anziché rappresentare l'immutabilità del potere, come sostenuto dalla
vulgata popolare, il libro rappresenta la fine dell'epoca d'oro
dell'aristocrazia feudale siciliana, con tutto il suo carosello di speranze,
illusioni e delusioni.
Un libro molto più "gattopardesco" dello stesso Gattopardo è il romanzo di un
altro autore siciliano: "I Viceré", di Federico De Roberto, in cui il
personaggio del principe Consalvo Uzeda di Francalanza (ispirato al marchese di
Sangiuliano, Antonino Paternò Castello) è un Tancredi Falconeri che però ha
successo nei suoi propositi, un reazionario borbonico che si fa eleggere in
parlamento professando idee liberali e di sinistra, nella convinzione che solo
abbracciando gli ideali dei tempi nuovi, i privilegiati potranno restare ai loro
posti.
Un pessimismo atroce, che accomuna il napoletano De Roberto all'agrigentino
Pirandello e al catanese Verga.
Tomasi di Lampedusa, palermitano per nascita ma cosmopolita per formazione, col
suo romanzo fa quasi la figura dell'ottimista!
.
Interviene pure Alessio Mammarella:
L'accostamento tra Tommasi di Lampedusa e Verga mi fa pensare al fatto che in fondo Tancredi Falconeri è un "vinto", e probabilmente l'Onorevole Scipioni (protagonista di un romanzo programmato ma mai scritto, parte per l'appunto del "Ciclo dei Vinti") avrebbe avuto una storia più o meno identica.

.
Dario Carcano ha poi scritto un'altra ucronia cinematografica:
Storia del cinema italiano
1950: Ragazzi di strada; film che mostra la vita dei bambini in una città distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. A distanza di decenni è ancora oggi considerato un capolavoro del Neorealismo e proiettato nelle scuole di cinema di tutto il mondo.
1960: La moglie dell'operaio; film romantico che mostra una donna della classe lavoratrice coltivare un rapporto extraconiugale alle spalle del marito. Questo film fu decisivo nell'aprire il dibattito sul divorzio.
1970: Inchiesta su un innocente; film dai toni kafkiani che critica la repressione poliziesca dei movimenti sessantottini, mettendo in mostra l'ipocrisia delle istituzioni borghesi (polizia, stampa, politica, ecc.). Ancora oggi viene considerato un capolavoro del cinema politico di denuncia al sistema.
1975: La governante al lago con tutta la famiglia; film di serie B con molte scene di nudo femminile che narra di un uomo di mezz'età che cerca di avere un rapporto extraconiugale con la procace governante, ma quest'ultima preferisce il figlio adolescente da cui alla fine si lascerà conquistare. Uscito nelle sale e presto dimenticato, oggi sopravvive passato in seconda o terza serata in qualche emittente locale.
1978: La sbirraglia s'incazza; film che narra di un coraggioso ispettore di polizia che deve sgominare una banda di terroristi che si finanziano trafficando droga. Spaccato dell'Italia degli Anni di Piombo, il film è diventato con gli anni un cult citato in numerose opere successive, anche su media diversi dal cinema.
1980: Cannibal Plague; film horror estremamente crudo, macabro e raccapricciante che narra l'epidemia di una misteriosa malattia che trasforma gli esseri umani in cannibali assetati di sangue. Il film contiene vere scene di crudeltà sugli animali e macellazioni, unite a scene di mutilazioni, stupro, incesto, stupro incestuoso e cannibalismo che ne hanno fatto un pilastro del genere horror, adorato dagli appassionati del genere e ispiratore di molti film horror successivi.
1985: Pranzo di Famiglia; commedia dai toni agrodolci che, usando come sfondo un pranzo domenicale, narra le ipocrisie, le frustrazioni, le delusioni, ma anche l'amore e l'affetto all'interno di una famiglia della piccola borghesia italiana. Nonostante il successo ai botteghini e di critica, questo film è stato dimenticato dal pubblico e viene ricordato solo da pochi cinefili.
1990: Cinema Mediterraneo; film dai toni nostalgici e sognanti che narra la storia di un gruppo di soldati italiani che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, dopo essere stati catturati dagli inglesi e rinchiusi in un campo di prigionia, improvvisano un cinema per poter rivivere, attraverso la pellicola, la vita da civili. Vincitore di multipli premi internazionali e dell'Oscar al miglior film in lingua straniera, è considerato uno dei grandi capolavori del cinema italiano.
2000: Il primo bacio; commedia romantica dai toni melensi che narra la storia d'amore di due adolescenti di città, tra motorini e banchi di liceo. Nonostante un discreto successo di pubblico, il film viene stroncato dalla critica e quasi totalmente dimenticato entro pochi anni dalla sua uscita.
2005: Natale in Thailandia; cinepanettone dall'umorismo grezzo, vede Christian De Sica interpretare un marito fedifrago/imprenditore truffaldino che deve sfuggire ad un giudice incorruttibile interpretato da Massimo Boldi. Attraverso una serie di divertentissimi [sic] equivoci e di battute sessiste, omofobe, razziste, transfobiche e gag basate sugli escrementi, i due protagonisti diventeranno amici e il personaggio di De Sica riuscirà a farla franca. Il film fu campione d'incassi nella stagione natalizia, e oggi è considerato uno dei punti più bassi del cinema italiano.
Nota dell'Autore: quelli della mia lista sono film che non esistono, ma che ho "costruito" per rappresentare le varie stagioni del cinema italiano dagli anni '50 in poi. Non ho inserito film d'animazione perché, nonostante ci fossero le potenzialità, in Italia l'animazione non è mai stata preponderante come in Giappone o come negli USA, e i pochi film d'animazione di qualità realizzati in Italia (come per esempio i film di Enzo D'Alò) sono rimasti marginali, schiacciati dai prodotti di provenienza americana e nipponica.
.
Questa è la realistica disamina di Paolo Maltagliati:
Innanzitutto inquadriamo
l'età dell'utente medio della televisione pubblica. Attualmente si colloca dai
35/40 in su. Sotto, la tv è utilizzata solo per i contenitori a pagamento e non
tanto per i film quanto per le serie. E ANCHE LE SERIE, ormai tende a vederle la
gente intorno ai 18 - 19. Prima, semplicemente la tv non è più un mezzo che si
usa. Fine.
Posto che il range 20 -40 vede la tv molto sporadicamente e con pretese
piuttosto specifiche, anche per loro la tv generalista è terra completamente
aliena, tranne al limite certi programmi come "Temptation island" e "Amici" (e
non tanto per tette, culi e sesso softcore accennato, ma proprio per il fascino
inconscio e quasi catartico di assistere a dinamiche comportamentali un po'
tribali). In generale contenuti lunghi più di 5 minuti senza continui stimoli
sono letteralmente diventati troppo per la gente under 30...
Tuttavia, distinguiamo: personalmente ritengo che certe cose è un po' inutile mitizzarle a prescindere. Se la tv generalista sta morendo e anche la tv tout court (intesa come strumento generatore di contenuti, non lo schermo) sia destinata a non passarsela benissimo, amen. Le serie e i film continueranno a esistere, anche se cambieranno di forma (tra vent'anni un film di 60 minuti sarà considerato molto molto lungo) per nuovi tipi di fruitori. Dov'è lo scandalo? È sempre successo. Chi si lamenta della Trap - me compreso - dovrebbe pensare che FORSE ci lamentiamo semplicemente perché non è il genere della nostra generazione. Come chi si lamentava di Simon LeBon fingeva di dimenticarsi che 'fin che la barca va' e 'fatti mandare dalla mamma' alla sua epoca spopolavano, che contenutisticamente parlando non sono intrinsecamente meglio di "Gli sbandati hanno perso" di Marracash, ANZI.
Quello di cui c'è da scandalizzarsi e parecchio sono i livelli insostenibili di velocità e mercificazione a cui siam giunti, che conducono a generazioni fragili, ansiose, costrette a correre ma senza sapere perché e senza potersi fermare per pensarci su(un po' come l'aneddoto sugli squali, che devono continuare a nuotare senza fermarsi per tutta la vita, pena l'annegamento), che poi ti credo che hanno lo spam di attenzione di un pesce rosso, il cinismo disilluso di un ottantenne che guarda i cantieri, il desiderio spasmodico e drogato di stimoli endorfinici o adrenalinici per 'stare' (non dico nemmeno 'stare bene') e una bassissima capacità di pensiero critico (che poi, in una società così, a che serve, se in fondo ti fa solo rimanere indietro rallentato e ti fa stare solo male?) Certo, sto estremizzando, esistono molte sfumature di grigio tra questi bianchi e neri, e non voglio nemmeno dare colpe facili, ma il 'ah ai miei tempi' è soltanto una lente deformata dalla nostalgia (anche perché i tempi di adesso sono così perché predisposti a esserlo dai tempi di 'prima'). Per carità, va bene tutto, ma i giovani di adesso sono più 'stupidi' (che poi va contestualizzata un po' sta parola) perché così li si è infine voluti.
.
Diamo ora la parola a Generalissimus:
Sembrava proprio che l'epopea
cinematografica di Indiana Jones dovesse diventare longeva e prolifica quanto
quella di James Bond.
Dopotutto le idee non mancavano di certo: Indiana Jones contro un castello
scozzese pieno zeppo di ectoplasmi di ogni tipo, Indiana Jones che attraversa
tutta l'Africa fino ad incontrare un Sun Wukong finito chissà come in Madagascar
(forse ha viaggiato troppo ad occidente), Indiana Jones che si ritrova in Nuovo
Messico a dover proteggere dal governo un Marziano telepate e mutaforma per
riuscire a farlo tornare a casa prima che i suoi compatrioti invadano la Terra
per rappresaglia, Indiana Jones che risolve il mistero del Triangolo delle
Bermude, e chi più ne ha più ne metta (ve la ricordate la serie Le Avventure del
Giovane Indiana Jones, no?).
Vista l'età avanzata di Harrison Ford non era stato neanche completamente
escluso un cambio di attore nel ruolo di protagonista principale, considerato
che ad un certo punto si pensò di scritturare Bradley Cooper per la parte del
Professor Jones.
Ovviamente nessuna di queste proposte si realizzò mai e ci siamo dovuti
accontentare del Regno del Teschio di Cristallo e del Quadrante del Destino; ma
come andrebbero le cose se dopo L'Ultima Crociata quello con l'archeologo più
famoso del mondo fosse ancora oggi un appuntamento fisso in sala a intervalli
regolari? O il peggioramento della qualità è inevitabile?
.
Gli replica Perchè No?:
Non credo che funzionerebbe.
Indiana Jones è il frutto di un'epoca, i suoi film funzionavano per un pubblico
degli anni '80, per poi sfruttare la nostalgia degli stessi fruitori diventati
adulti. I più giovani non sono interessati a questo personaggio, e sono sorpreso
che la serie non sia ancora stata accusata di neocolonialismo!
Ma se facciamo il parallelo con James Bond, allora si vedrebbe un periodo di
film piu kitsch negli anni 1990-2000, per poi arrivare ad una riformulazione più
violenta, e infine una marvelizzazione e un adattamento alla tv (sta per
succedere per James Bond, ora che il franchise è stato venduto).
Tutto ciò impedirebbe probabilmente la realizzazione di film tipo Tomb Raider,
Uncharted e la Mummia.
.
E Iacopo aggiunge:
Per noi questo tema è particolarmente interessante perché chiama in causa gli argomenti storici più popolari nei vari decenni. Quindi avremmo un periodo più etnico e "mondo" negli anni '90, poi un periodo nei primi del 2000 su tematiche legate alla war on terror, poi una fase "cinese" e più recentemente una basata sul colonialismo americano?
.
Ci si mette anche William Riker:
Il 31 ottobre 1993, lo stesso giorno in cui si spense Federico Fellini, morì di overdose, a soli 23 anni, anche la grande promessa del cinema River Phoenix, una delle icone della cosiddetta "Generazione X", e fonte di ispirazione per decine di giovani astri nascenti di Hollywood, da Leonardo di Caprio a Jared Leto e James Franco. La cosa appare ancora più incredibile se si pensa che egli era un vegano e un salutista. Ma se quella maledetta sera del 31 ottobre 1993 River non avesse assunto una dose di cocaina quattro volte superiore a quella letale, e fosse stato salvato? Quali altri celebri parti avrebbe potuto ricoprire? Andrebbero senz'altro a lui importanti parti per cui era già stato scritturato, come quella del giornalista Daniel Molloy in "Intervista col vampiro" (1994), di Arthur Rimbaud in "Poeti dall'inferno" (1995) e del figlio di Mag (interprettata da Susan Sarandon) in "Ritrovarsi" (1994). Phoenix anche aveva firmato per il ruolo di protagonista in "Broken Dreams", film che avrebbe dovuto essere diretto da John Boorman, ma che fu cancellato a causa della morte di River; se fosse sopravvissuto, la sceneggiatura avrebbe visto la luce e presumibilmente sarebbe stata un grande successo. E se James Cameron affidasse a lui, e non a Leonardo di Caprio, il ruolo di Jack Dawson nel suo kolossal campione di incassi "Titanic"? Anche la parte del'avventuriero Rick O'Connell ne "La mummia" (1999) potrebbe andare a lui. O addirittura, una volta che Harrison Ford fosse diventato troppo anziano, River avrebbe potuto prendere il suo posto recitando nei sequel de "Indiana Jones e i Predatori dell'Arca Perduta", evitando il triste tramonto del personaggio ed anzi restituendo nuova linfa alla saga?

River Phoenix all'età di 55 anni (creata con OpenArt.ai)
.
Gli replica Generalissimus:
Se River Phoenix sopravvive,
avremmo anche il film "Milk" in anticipo, con lui che interpreterebbe
l'attivista Cleve Jones.
Inoltre secondo Gus Van Sant avrebbe dovuto interpretare il giovane Andy Wharol
in un biopic dedicato all'artista.
E non solo avrebbe soffiato il ruolo di protagonista a Di Caprio in "Titanic",
lo avrebbe fatto anche prima nei film "Ritorno dal Nulla" e "Poeti
dall'Inferno".
Insomma, non sarebbe una bella TL per il nostro Leo... a meno che il recitare in
film diversi da "Titanic" non gli assicuri un Oscar come migliore attore in
anticipo, dopotutto la sua qualità non si discute.
.
E ora, in tema cinematografico, le trovate ucroniche di Annalisa:
Vi presento qualche ucronia per immagini, tutte dedicate alla mia attrice preferita, la meravigliosa Audrey Hepburn! Tutte le immagini sono state create grazie al software OpenArt.ai.
E se Audrey Hepburn avesse interpretato "Cleopatra" al posto di Elizabeth Taylor? (immagino con William Holden nei panni di Marco Antonio e Humphrey Bogart in quelli di Giulio Cesare...)

E se avesse interpretato la regina Ginevra ne "I Cavalieri della Tavola Rotonda" (1953) al posto di Ava Gardner? Suppongo che Gregory Peck avrà il ruolo di Lancillotto, mentre quello di Re Artù resterà a Mel Ferrer, che è stato marito della Hepburn dal 1954 al 1968!

E se invece avesse interpretato Giovanna d'Arco al posto di Ingrid Bergman?


E se avesse interpretato "La Regina Vergine" al posto di Jean Simmons?


E se Audrey fosse stata una ballerina del Moulin Rouge?

E se Audrey fosse stata un'attrice di Bollywood?


E se avesse interpretato "Anna and the King" accanto a Yul Brinner al posto di Deborah Kerr?

E se Audrey avesse sposato John Fitzgerald Kennedy e fosse diventata First Lady degli Stati Uniti d'America?

E se avesse avuto un flirt nientemeno che con Albert Einstein? (tra i due c'erano esattamente 50 anni di differenza, ma per Albert non sarebbe certo stato un problema!)

Dedicata a Generalissimus: e se avesse interpretato il ruolo di Marianna Guillonk accanto a Kabir Bedi in "Sandokan"?

Dedicata a William Riker: e se avesse fatto parte del cast di "Star Trek"?



E se avesse interpretato la Regina Amidala di "Star Wars" al posto di Natalie Portman?

Dedicata ad Anna Elena: e se la Gioconda avesse avuto le sue fattezze?

E se Michelangelo la avesse ritratta in un suo disegno a matita?

E se Andy Warhol la avesse ritratta con le fattezze della Statua della Libertà?

Dedicata a Luca Boffa: e se fosse stata proclamata Santa?


.
Ci si è messo anche Tommaso Mazzoni:
E se un'altra esplosiva bellezza italica, Monica Bellucci, fosse entrata nel cast di Star Trek, the Next Generation?

.
Lord Wilmore non è stato da meno:
E se James Dean fosse sopravvissuto al fatale schianto e gli fosse stato offerto di interpretare il Capitano James T. Kirk di "Star Trek"?

.
Aggiungiamo il contributo di aNoNimo, tratto da questo video:
Nel 1935 l'ex ministro di Grazia e Giustizia del regime fascista, ed allora presidente dell'Istituto Nazionale per la Cinematografia Educativa, Alfredo Rocco (1878-1935), per contrastare lo strapotere di Walt Disney nel campo dell'animazione, decise di imbarcarsi in un lavoro immenso: trasformare in cartone animato l'immortale capolavoro di Carlo Collodi, "Le avventure di Pinocchio". Quest'impresa, destinata a trasformarsi in un incubo cinematografico, è a dir poco paradigmatica dell'arroganza del regime fascista, che senza soldi, senza mezzi e senza nessun tipo di esperienza pregressa, decise di imbarcarsi in uno dei disastri produttivi più clamorosi del nostro cinema. Un fallimento che Alfredo Rocco comunque non vide, dato che morì il 28 agosto 1935.
In quell'anno la Disney era ancora una realtà in crescita, non aveva ancora prodotto nessun lungometraggio, "Biancaneve e i Sette Nani" sarebbe uscito soltanto il 21 dicembre 1937, ma aveva già all'attivo una discreta esperienza nel campo dell'animazione di cortometraggi. Invece, fino al 1935 non esisteva alcuna industria stabile di cartoni animati nel nostro paese. C'erano stati esperimenti importanti, soprattutto legati al cinema muto, ma il massimo che eravamo riusciti a produrre erano delle brevi sequenze in stop motion con pupazzi. Nonostante queste premesse poco incoraggianti, Alfredo Rocco fondò la CAIR (Cartoni Animati Italiani Roma), casa di produzione finalizzata a realizzare quest'unico film, che fu sciolta nel giro di un anno. In secondo luogo, un progetto così complesso come poteva essere quello di realizzare un lungometraggio animato venne affidato a gente che non aveva la minima esperienza in questo campo. Gli animatori erano solo tre, e fiino ad allora non avevano mai animato nulla: Raoul Verdini, un illustratore, Gioacchino Colizzi, un vignettista, e Mameli Barbara, un cartellonista. Per "Biancaneve", sempre per citare l'esempio più vicino di quegli anni, erano stati impiegati 25 animatori principali più altri 700 artisti per l'intera produzione! In secondo luogo, il budget stanziato per il progetto fu di un milione di lire, cifra che oggi corrisponde a circa 800.000 euro. A titolo di confronto, "Biancaneve" del 1937 sarebbe costato un milione e mezzo di dollari, equivalenti oggi alla bellezza di 13 milioni di dollari!
A fronte di questa cifra del tutto inadeguata, furono preventivati ben 105 minuti di animazione, cioè più di qualsiasi lungometraggio Disney mai prodotto. Walt Disney, nei momenti difficili, ha sempre prodotto lungometraggi piuttosto brevi. Ad esempio "Dumbo", prodotto in tempo di guerra, dura appena 64 minuti. Infatti ogni minuto in più voleva dire costi di produzione che salivano, ma la CAIR non si pose minimamente il problema. Inoltre, non fu nemmeno scritta una sceneggiatura, limitandosi a buttare giù qualche pagina che fissasse i punti di riferimento principali. Il fiasco era assicurato.
Infine, nel 1937 Disney utilizzò per l'animazione una camera multipiano, montata su una struttura verticale alta 4 metri, e sotto il cui obiettivo venivano collocati più piani di vetro che potevano muoversi separatamente l'uno dall'altro per creare l'effetto della profondità, e che ospitavano gli sfondi ed i personaggi da animare. Il costo di questa macchina all'epoca era di 75.000 dollari, corrispondenti a ben un milione e mezzo di dollari attuali. Invece, l'animatore (improvvisato) Mameli Barbara raccontò che i registri usati per sovrapporre i fogli erano costituiti da due semplici pezzi di legno, non vi erano attrezzature specifiche, ed i disegni venivano ripresi uno per uno con una comune macchina fotografica in modo molto impreciso. Ogni tanto si portava qualche minuto in pellicola, ma ballava tutto ed era impossibile guardarlo., Eppure, nonostante tutto questo, nel luglio 1936 i giornali dell'epoca cominciarono a prospettare una data imminente per l'uscita del film in tutte le sale, e non solo in Italia, ma addirittura a Buenos Aires!
Comunque, a dispetto dei mille problemi e dell'improvvisazione evidente, i tre animatori arrivarono a produrre ben 150.000 disegni e oltre 2500 metri di pellicola, pari ad una novantina di minuti. Era tantissimo, ma proprio sul più bello i soldi finirono e non ne furono stanziati altri. La CAIR dichiarò fallimento e chiuse i battenti, e del film perduto non si parlò mai più. Raoul Verdini, uno degli animatori, provò a proseguire il lavoro da solo, ma non poteva farcela, e finalmente un velo pietoso si stese su una delle produzioni più assurde del cinema italiano. Questo film ebbe come solo risultato il fatto di ritardare l'uscita del ben più famoso "Pinocchio" della Disney, perché avendo acquisito i diritti dell'opera prima di Walt, in America dovettero aspettare il fallimento della CAIR prima di poter mettere mano alla realizzazione della loro versione.
Purtroppo, ritirandosi dal contratto per i diritti dell'opera, la CAIR si impegnò alla distruzione di tutto il materiale realizzato fino a quel momento, e così ogni sequenza ed ogni disegno del cartone animato italiano più ambizioso della prima metà del novecento sono finite in cenere, e non ne sopravvivono che rari fotogrammi. Non possiamo escludere che qualcuno, coinvolto nella produzione del film e incaricato di liquidare tutto il materiale, abbia deciso di salvare almeno una piccola parte di tutto quel duro e ambizioso lavoro, ma a distanza di quasi un secolo è altamente improbabile riuscire a recuperarlo. C'è addirittura chi ipotizza che parte del girato sia finito proprio nelle mani di Walt Disney.
È lecito, per noi ucronisti, domandarsi quali risorse sarebbe stato necessario mettere in campo già anni prima, e quali tappe intermedie si sarebbe dovuto percorrere prima di arrivare a realizzare un tale ambizioso progetto. Ma soprattutto, è interessante domandarsi quali sarebbero state le conseguenze sulla storia dell’animazione, se il Pinocchio nostrano fosse stato realizzato con maggior lungimiranza, e fosse risultato davvero un successo mondiale. Invece, nella nostra Timeline "Le avventure di Pinocchio" furono un progetto enorme che ha sfidato ogni logica, gonfiato da una propaganda di regime tronfia ed arrogante, che senza competenze, senza soldi e senza mezzi, ha veramente pensato di potersi mettere in competizione con l'impero Disney, finendo divorato come il burattino di legno dal grande Pesce Cane.
.
A questo punto, William Riker ha cambiato discorso:
Guardate un po' qui: se "Stayin' Alive" fosse stato scritto nel XVI secolo, e precisamente nel 1577...
.
Gli replica Generalissimus:
Non male, guardate quest'altro. Anche in questo caso 0% IA, solo ricerca, arrangiamento e voce originali. Si tratta di "Gimme Gimme Gimme" degli Abba in Greco antico:
.
E Perchè No? commenta:
Mitologico! Mi fa pensare alla serie "Westworld", dove tutta la musica contemporanea era interpretata alla maniera di un saloon del Far West (Rolling Stones, Amy Winehouse e altri), per poi passare a una maniera giapponizzante nella seconda stagione!
.
Per partecipare a questi giochi ucronici e inviarci le vostre immagini, scriveteci a questo indirizzo.