"A" come Italia

di Francesco Dessolis ed Ipotetico Sole


Tutto ha inizio dall'ennesima proposta di Francesco Dessolis, che ha immaginato questa ucronia "revisionista" sia dal punto di vista storico che scientifico:

Ufficialmente il famoso "metodo Montecarlo", basato su simulazioni al computer, fu inventato nel 1949 da Metropolis ed Ulam. Di fatto, i primi ad utilizzarlo furono Fermi e Maiorana, i quali lo sfruttavano per prevedere l'esito dei loro esperimenti. Esso avrebbe permesso o a tedeschi o agli americani di costruire la bomba atomica con un paio d'anni d'anticipo; e se nel 1938/1939 Mussolini avesse avuto l'atomica? Con un asso nella manica del genere, come cambia la guerra?

.

Io proporrei questa Timeline:

1937-1938 (nella nostra Timeline):
Fermi cominciò a subire crescente isolamento politico e scientifico, che si accentuò ulteriormente con l'improvvisa morte di Guglielmo Marconi che, in quanto presidente del CNR e dell'Accademia d'Italia, era un influente ed ascoltato protettore del gruppo.
Fermi presentò una dettagliata proposta per la costituzione di un Istituto di radioattività nazionale. La richiesta finale da parte di Fermi era di 300.000 lire più 230.000 per le spese di personale e gestione. 
Nel 1938, la proposta di Fermi venne definitivamente affossata con la giustificazione che non vi erano soldi a sufficienza.
Nello stesso anno sono emanate Italia le leggi razziali che spingono Fermi a trasferirsi in America, dopo il ricevimento del premio Nobel. 
I gruppo dei “ragazzi di Via Panisperma” si disperse. Rimasero in Italia il fisico Amaldi e il chimico D'Agostino. Il brillante fisico Ettore Maiorana scomparve in circostanze misteriose.

1937-1938 (ucronia):
Guglielmo Marconi NON muore, e convince Mussolini dell’importanza degli studi dei “ragazzi di Via Panisperma”. Fermi riceve tutti i fondi richiesti, a condizione che lavori con il suo gruppo “per il bene dell’Italia”.
Mussolini NON emana le leggi razziali. 
Fermi riceve il premio Nobel, e viene ampiamente celebrato dal regime come esempio del genio italiano. 
Il gruppo di Via Panisperna rimane compatto (con la sola eccezione di Pontecorvo, già emigrato in Francia). Ettore Maiorana NON scompare. Diventa anzi l’anima del gruppo e convince Fermi a intensificare gli studi sui neutroni. Parlando con Fermi e Maiorana, Marconi (che sta già sviluppado il radar!) comincia a intuire le possibili applicazioni belliche dell’energia nucleare, e ne parla con il Duce…

1939:
La Germania attacca la Polonia dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale.
Mussolini dichiara la non belligeranza. 
Al gruppo di Fermi sono assegnati altri fondi. Fermi inizia la costruzione della prima “pila atomica” : un prototipo di reattore a grafite.

1940:
Dopo il tracollo della Francia, Mussolini entra in guerra. Il gruppo di Fermi è trasferito in segreto in Sardegna. Nella base di Perdasdefogu Fermi realizza la prima reazione a catena controllata (due anni prima della nostra TL) iniziando a produrre il Plutonio.

1941:
La guerra prosegue come nella nostra TL, anche se, grazie al radar di Marconi, la Marina italiana ottiene qualche successo con la Marina inglese.
Fermi costruisce il primo reattore a grafite allo scopo di produrre plutonio. Mussolini è informato delle potenzialità distruttive di una “bomba atomica”. I “ragazzi di Via Panisperna” sono completamente isolati dal resto del mondo.

1942:
Dopo le ripetute sconfitte in Africa, Mussolini si convince che solo una bomba atomica può salvare l’Italia e il regime. Fermi non riesce a trovare un sistema rapido per arricchire l’uranio, e si concentra quindi sul plutonio. Finalmente è prodotta la quantità sufficiente di plutonio per ottenere la massa critica. Iniziano gli studi per la produzione della bomba.

1943:
Gli italiani sono scacciati dall’Africa. Gli angloamericani si preparano ad attaccare la Sicilia.
Nel giugno 1943 la prima bomba atomica è pronta. Fermi propone lo scoppio in una località deserta, ma Mussolini ha fretta. Inoltre il poco plutonio disponibile non permette esperimenti inutili.
Mussolini ordina il lancio della prima bomba atomica a Malta, dopo è concentrato il grosso della flotta d’invasione inglese. Un caccia italiano riesce a sganciare la bomba sopra il poto di La Valletta. Gli effetti sono più devastanti che a Hiroshima…
Mussolini propone in segreto a inglesi e americani una pace separata. Gli americani nicchiano, ma inglesi, indignati per Malta, non vogliono sentire ragioni.
Mussolini ordina allora di sganciare la seconda bomba atomica su Tunisi, dove è concentrato il grosso delle truppe americane.…
Hitler chiede invano a Mussolini una bomba “in prestito”…
L’otto settembre, l’Italia firma in segreto l’armistizio. Gli Angloamericani interrompono i bombardamenti contro le città italiane. Sono interrotte le azioni nel Mediterraneo e si accelerano i piani per uno sbarco in Normandia…

1944:
Hitler è adirato con Mussolini, ma non osa attaccare l’Italia. Non sa che gli italiani non hanno più bombe da fare esplodere, anche se il reattore di Fermi continua a produrre lentamente plutonio…
Dopo lo sbarco angloamericano in Normandia la Germania è costretta a concentrare tutto il suo esercito a Nord…
L’Italia richiama dalla Russia le truppe dell’ARMIR. Hitler attacca l’Italia, ma stavolta gli italiani sono pronti a difendersi. Le truppe tedesche sono fermate all’altezza di Trento. Mussolini minaccia Hitler di gettare la sua bomba se i tedeschi osano andare oltre…

1945:
Sconfitta finale della Germania.
Il trattato di pace lascia all’Italia Dalmazia, Corsica e Mentone, in cambio della perdita delle colonie. 
Gli italiani siedono al tavolo dei vincitori. A loro è assegnata una zona d’occupazione comprendente il Tirolo e parte della Baviera...

.

Così gli risponde Manuele Serventi:

Davvero molto bella ed accattivante, tuttavia ritengo poco probabile un attacco nucleare su Malta. Questo per tre motivi in particolare:

1) I maltesi non sono affatto pro inglesi nella loro maggioranza , ma pro italiani e consideravano la guerra intrapresa dall' Italia come una sorta di continuazione del risorgimento dal quale si sentirono esclusi. Vedi vicenda di Carmelo Borg Paisani e i numerosi maltesi arruolatisi nell' esercito italiano.

2) Malta poteva ospitare sul suo territorio un esiguo numero di truppe per l'invasione del territorio italiano. Il porto è piccolo e non consente una forte movimentazione di uomini e di veicoli. Una bomba lasciata sopra l'isola sarebbe stata "sprecata".

3)Al tempo esistevano bersagli più appaganti quali per esempio Londra o New York che erano il cuore del sistema politico economico degli Alleati. Un colpo ben assestato in uno di questi centri avrebbe potuto avere conseguenze devastanti maggiori rispetto all' esplosione di un atomica sulla piccola Malta.

.

Francesco torna alla carica:

A mio parere un attacco (difficilissimo!) su Londra o addirittura su New York avrebbe esacerbato gli animi di inglesi e americani senza ottenere risultati sensibili.

Alessandria poteva essere un ottimo bersaglio, ma solo fino al 1942 (magari poco dopo El Alamein, se non poteva essere conquistata).

Nell'ipotesi che, nel 1943, prima dell'attacco alla Sicilia, la flotta inglese fosse concentrata a Malta, la scelta del porto della Valletta sarebbe stata inevitabile.

Mussolini avrebbe sicuramente sacrificato i maltesi filoitaliani (rimasti del resto in pochi, dopo i massicci bombardamenti italiani su Malta negli anni precedenti!)

Quanto a Tunisi... dovevo scegliere un porto nordafricano in cui potevano essere concentrate la maggior parte delle forze americane. Avrei potuto anche scegliere Biserta, Bugia o Algeri.

.

Questa invece è la proposta di Timeline di Ipotetico Sole, che è partito dallo stesso POD:

Io la Timeline la vedrei così:

11 febbraio 1940: a via Panisperna, Ettore Majorana, che nel frattempo è ritornato dalla sua permanenza in Sicilia, da il via al Progetto "Trastevere".

10 giugno 1940: L'Italia entra in guerra a fianco della Germania e del Giappone.

24 giugno 1941: Majorana è pronto a dare al capo del regime la notizia: è possibile costruire un ordigno bellico che si avvalga dei principi della fissione nucleare e che potrebbe rivelarsi distruttivo più di ogni arma mai costruita.

2 novembre 1941: L'arma è pronta. Il sito per la prova sarà l'isola di Lampedusa, debitamente sgombrata ufficialmente per il rischio di un attacco inglese.

ore 4.55: Un lampo di luce accecante viene avvistato sia a Tunisi che ad Agrigento. L'isola siciliana è sostanzialmente distrutta.

4 novembre 1941: La superiorità italiana di quest'arma spaventa anche Mussolini. Nel Gran Consiglio ci si divide tra chi la vorrebbe condividere con la Germania e chi invece ritiene che proprio quest'arma possa essere una valida ragione per rompere con la Germania (iniziano giungere voci di pogrom e deportazioni dall'Europa orientale a danno della popolazione ebraica).

7 novembre 1941: Con una decisione clamorosa, il capo del regime decide di lanciare da solo un attacco atomico non contro la Gran Bretagna, come molti pensavano, ma contro la Germania, che nel frattempo sta ridispiegando sempre più insistentemente truppe sul territorio italiano. La data sarà il 7 dicembre 1941.

23 novembre 1941: Il regime comprende che una tale responsabilità va condivisa anche con i nemici interni di una volta. Mussolini apre segretamente ai democristiani, comunisti e socialisti.

Il 7 dicembre 1941 un aereo bombardiere italiano punta indisturbato verso Berlino. Quando alle 10 la contraerea capisce che qualcosa non va è troppo tardi. Adolf Hitler e tutto l'establishment del Terzo Reich va in fumo insieme a 300mila berlinesi.
Nel frattempo qualche ora prima a Pearl Harbour è fallito clamorosamente l'attacco a sorpresa del Giappone alla base americana. Fonti di intelligence hanno scoperto il complotto.
Roosevelt invita Mussolini e Churchill per firmare una Pace dei Forti. Mussolini manda a Washington Palmiro Togliatti, suo ministro degli esteri nel governo di unità nazionale. Stalin approva.

2 giugno 1942: La guerra è finita. Gli USA però hanno trafugato il segreto della Bomba A e ne hanno fatto detonare una a scopo dimostrativo a Los Alamos.
Inizia la lunga guerra fredda tra il Regno d'Italia e gli USA che si concluderà nel 1969, con la morte a 86 anni del capo del fascismo e con la scelta di Umberto II di revocare al PNF il ruolo di partito dominante nel sistema politico e di nominare il giovane Enrico Berlinguer, leader dei liberalsocialisti, come Primo Ministro e uomo delle trattative con gli Usa di Robert Kennedy.

Ipotetico Sole


.

E ora, una proposta di William Riker:

Il primo carro armato italiano fu il Fiat 2000, prodotto dalla nota casa automobilistica con corazza dell'Ansaldo. Aveva misure da record: 40 tonnellate di peso, blindatura da 20 mm, 10-12 carristi per manovrarlo, un cannone da 75 mm e per sette mitragliatrici da 6,5 mm posizionate sugli spigoli e sui lati della casa mata. Purtroppo era molto visibile, si impantanava facilmente ed era tra i più lenti corazzati dell'epoca (7 Km/h), nonostante il notevole volume di fuoco. Ne furono prodotti due esemplari, nessuno dei quali fu però usato durante la Grande Guerra: uno fu mostrato a Vittorio Emanuele III nel 1919 e poi riadattato con cannoni da 37/40 al posto delle mitragliatrici anteriori in occasione della rivista dell'esercito da parte di Mussolini; il secondo fu inviato in Tripolitania e usato contro la resistenza libica, i cui membri fuggirono terrorizzati alla sola sua vista. Infine i due carri furono demoliti e il loro acciaio riutilizzato.

Ma che accade se i due prototipi rappresentano il punto di partenza per realizzare carri armati italiani D.O.P., ed una trentina di questi bisonti d'acciaio vengono lanciati contro le linee austriache nel 1917? Come cambierà la Grande Guerra? L'Austria-Ungheria sarà obbligata alla pace separata? Se la nuova filiera di panzer non arriva in tempo per la Prima, nuovi e più resistenti carri armati italiani potrebbero modificare lo scenario della Seconda Guerra Mondiale: ad esempio, El Alamein potrà avere un esito diverso?

.

Così gli risponde il grande Sandro Degiani:

Carissimo, il FIAT 2000 fu il primo carro armato "interamente progettato in ITALIA" ma non il primo italiano. La FIAT produceva dal 1918 su licenza Renault il Modello 3000, un FT-17 modificato con armamento e motore italiano. Diventato modello 21 fu l'ossatura delle nostre forze corazzate fino alla Seconda Guerra Mondiale... ossatura per ridere... ne avevamo un centinaio.

La guerra di postazione italiana nella Prima Guerra Mondiale era essenzialmente fatta su terreno alpino o ai piedi delle montagne, uno sfondamento con i carri seguiti dalla fanteria si sarebbe presto arrestato sul primo terreno impervio.

Ben diversa la situazione degli alleati sulla Somme, terreno piano e distese sconfinate, dove i pesanti Mark V fecero, seppur mal impiegati e presto controbattuti dalla nascita dell'artiglieria controcarro, cose egregie.

Il carro venne usato essenzialmente in Africa (pianure anche qui) e in Russia (anche qui distese a perdita d'occhio), nelle altre situazioni il carro fu solamente un arma in più ma non decisiva.

Dobbiamo ricordare che lo sviluppo dei carri tra i due conflitti mondiali si orientò per tutti verso carri leggeri e veloci, poco armati e corazzati, una specie di cavalleria motorizzata, e anche i tedeschi invasero la Polonia con carri Panzer I e II che erano delle scatolette di sardine.

Solo l'Africa e la storia dell'Afrika Korps di Rommel insegnò che un carro pesante era decisivo, grazie ai pochi ma determinanti carri americani Lee, Grant e Sherman venduti agli inglesi dall'alleato USA non ancora sceso in campo... e infatti solo dopo l'Africa nacquero Tigre, Panther e Churchill...

Non avevamo industria pesante, materie prime e risorse per diventare una potenza militare basata sui carri e i nostri 3000 km di coste (e la barriera naturale delle Alpi) dirottavano gli interessi verso la marina e grandi navi da battaglia.

Tecnicamente la vedo dura... sai, sono pur sempre un ingegnere...

Il Fiat 2000 (grazie a Sandro Degiani)

.

Mentre Enrico Pellerito soggiunge:

Concordo con il giudizio di Sandro; in ogni caso, un impulso "ingegneristico" nella produzione di carri armati, che anticipasse nei tempi studio, progettazione, sviluppo, test e produzione di un carro armato come il P40 (o P26/40), ottimo mezzo rispetto a quanto adottato precedentemente, avrebbe relativamente influito sugli eventi.

Oltreché di qualità, dovremmo pure parlare di quantità. Se era latitante la prima, non è che la seconda fosse da meno. È la solita storia, una volta che gli USA sono entrati in guerra la loro potenza industriale è diventata pietra tombale per l'Asse (e meno male!)

Se ci fosse stata una nostra vittoria ad El-Alamein... presumo una successiva nostra sconfitta nei pressi di Alessandria.

.

E Taximaxi:

Se l'Asse avrebbe sfondato, i piani dell'Ottava Armata prevedevano il totale sgombero delle forze in Egitto e blocco dei tedeschi presso il Canale di Suez, e a sud ritiro a scaglioni con debole resistenza ritardatrice e, se possibile, blocco delle forze dell'asse dove ora vi è la diga di Assuan.

.

Sandro non può esimersi dall'intervenire:

Io vedevo bene il piano di attacco a tenaglia dell'Egitto con il Duca degli Abruzzi che dall'Etiopia e dall'Eritrea attacca alle spalle gli inglesi marciando su Luxor e sul Cairo, mentre Rommel spinge e attacca dal deserto Libico e punta ad Alessandria.

In alternativa la chiusura del Mar Rosso al traffico mercantile e militare e la morte per strangolamento di Suez, dell'Egitto e del Mediterraneo.

Un paio di corazzate (la Roma e la Littorio invece di tenerle a Taranto a far da bersaglio agli Swordfish inglesi) più cinque incrociatori e un po' di MAS con cinque o sei sommergibili bastavano a chiudere lo stretto di Bab-el-Mandeb e tenere lontane ogni tipo di navi da guerra presenti nell'Oceano Indiano, la Somalia offriva una buona base per le operazioni marine.

...e poi mi piace il personaggio del Duca di Aosta.. il miglior Savoia del XX secolo (e anche del XXI mi sa...)

.

Enrico gli risponde così:

Riguardo i piani di Montgomery, la ritirata dell'ottava armata avrebbe comportato la conseguente avanzata delle truppe italo-tedesche con il naturale allungamento delle linee di rifornimento e il rischio di ritrovarsi con il collo troppo "tirato" verso est; Rommel, data la sua personalità, avrebbe certamente corso quel rischio, ma con quello che stava arrivando in materia di rifornimenti alle forze del Commonwealth, non so fino a quando avremmo potuto reggere. Per questo ipotizzo una battuta d'arresto sul Delta.

Tutto questo, se si fosse riusciti a superare El-Alamein, partendo dal POD di una produzione quali/quantitativa di carri armati italiani tale da riuscire a costituire un problema per la controparte britannica. In realtà non si trattava solo e soltanto di mezzi, ma anche di rifornimenti di carbo-oli-lubrificanti, munizioni, pezzi di ricambio, ecc.

Quanto potevamo inviare noi e i Tedeschi in Africa, rispetto i convogli provenienti dagli USA?

Riguardo le ipotesi di Sandro, siamo pienamente in sintonia sull'ultimo punto, se si fosse attuato un piano a tenaglia, forse non ci sarebbe stato neanche bisogno di Rommel; presi tra due fronti, i Britannici sarebbero stati costretti a spostare parte delle loro forze blindo-corazzate a Sud, più di quanto effettivamente fatto nella nostra Timeline.

Questo avrebbe potuto comportare una più sicura avanzata di Graziani verso il Delta e il Canale. Fattibile pure la chiusura del Mar Rosso, ma le navi necessarie (non dico sufficienti, perchè dovevano essere più che bastevoli) dov'erano? Appunto, alla fonda a Taranto, oppure a giocare a rimpiattino a Punta Stilo, per esempio, con la Mediterranean Fleet.

Tutto questo rientra nell'approssimazione di quel "grande" stratega militare che era il Duce. Convinto che la guerra sarebbe finita entro breve, con quel "migliaio di morti" che gli servivano per sedere al tavolo della pace, non si preoccupò di dare un minimo di impostazione alla nostra attività militare.

Avendo un minimo di saggezza a fini preventivi, sarebbe stato logico spostare per tempo (ed in tempo) una parte delle nostre navi, come Sandro riporta, verso l'Oceano Indiano (ma con il Canale di Suez ormai interdetto, si sarebbe dovuto rischiare una circumnavigazione appoggiandosi in quali porti, quelli dell'Africa spagnola?)

Se già qualche anno prima della guerra si fosse creata una consistente squadra dell'Oceano Indiano, le cose avrebbero assunto una notevole differenza, fermo restando che si sarebbero dovute notevolmente rinforzare le infrastrutture portuali somale, dotarle di corposi depositi di combustibile, ed "indurirle" dal punto di vista della protezione da attacchi aeronavali.

Le forze in A.O.I. a disposizione del Duca d'Aosta dovevano essere più dotate di mezzi blindati e corazzati, di aerei e di artiglieria. Per non parlare della mancata immediata azione contro Malta. Insomma, né più né meno quanto ipotizzato da Carlo De Risio in "Guerra Lampo" (1940: Se gli italiani avessero occupato Malta) nell'antologia "Se l'Italia".

.

C'è ancora lo spazio per questo suggerimento di Sandro:

È buffo come fossero popolari presso i tedeschi i miti e i personaggi americani. Il Terzo Reich era abbagliato e affascinato dalla moda americana.

Alcuni esempi... presi dalla mia "cultura" militare dovuta alle ricerche modellistiche.

Adolf Galland, asso della aviazione tedesca fin dalla Guerra Civile Spagnola, 104 vittorie aeree (tutte sul fronte occidentale e non nella facile arena della Russia) , sopravissuto alla guerra e morto nel 1996, aveva come mascotte Topolino, anche se associato al suo inseparabile sigaro (il suo era l'unico Messerschmitt 109 che aveva installato sul cruscotto un portacenere e un accendisigari!).

Joachim Marseille, la Stella d'Africa, altro insuperato asso della aviazione tedesca, il più giovane capitano della storia militare tedesca, 158 vittorie tutte sul fronte Francese ed Africano, record di otto aerei inglesi abbattuti in un giorno (per cui veniva sovente chiamato "Otto" e quersto nome era dipinto sulla sua Kubelwagen personale). La più rapida e sfolgorante carriera mai vista, morto a soli 23 anni, in un incidente di volo. Personaggio irrequieto e indisciplinato, amante del Jazz, della letteratura americane e delle donne. Portava capelli ben più lunghi di quanto prescritto dal regolamento e sarebbe stato perfetto in un romanzo di Kerouac.

I Tedeschi ammiravano gli Americani e il loro stile di vita, la ricchezza e il benessere che sfoggiavano, l'importanza e il prestigio della loro nazione. Li ammiravano al punto di aver propagandato e cercato prove per confermare l'ipotesi che l'America non era stata scoperta da Colombo ma dai Vichinghi molti anni prima e colonizzata proprio dal nordico popolo che così darebbe agli americani la patente di "popolo ariano". 
La Mappa di Vinland, un falso prodotto negli anni '30 dal gesuita Padre Fischer, poterebbe essere proprio un prodotto di questa caccia al reperto storico ineccepibile. La mappa infatti, sicuramente falsa perchè tale dichiarata dall'autore, ha resisitto ad ogni indagine scientifica che confermasse la sua falsità. Un falso davvero fatto bene...!!

Il Terzo Reich sognava una specie di USA dell'Europa, dagli Urali all'Atlantico, forgiato e cementato da una fede politica unica, da una specie di laica religione ariana che mischiava miti e leggende, religione e esoterismo, simboli e riti diversi, indirizzati a fare di una presunta razza superiore ariana una guida e una casta eletta di potere per tutti i popoli dell'Europa.

Un simile sogno, se realizzato, forrte della tecnologia tedesca, delle risorse di un intero continente, con 300 milioni di abitanti avrebbe potuto, grazie alla superiore forza della ideologia nazista rispetto alla debole democrazia americana (almeno questo era quello che pensavano Hitler e la sua cerchia), proporsi, con le buone o con le cattive, come unico dominatore dell'intero pianeta.

...Come è andata a finire lo sappiamo tutti... come avrebbe potuto andare a finire anche...!!

.

Per contribuire alla discussione, scriveteci a questo indirizzo.


 

Torna indietro