Anno Domini 375

di Mattia Spadoni


375: nei pressi del Danubio, incontro tra Valentiniano I e gli ambasciatori dei Quadi. Valentiniano si sente male, cade a terra, momenti di paura in tutti i presenti. Ma dopo questo attimo l'imperatore si rialza, ha avuto un piccolo svenimento, ma ora sembra star bene. Agli ambasciatori dei Quadi risponde diretto. Non vuole sentire scuse, Quadi o accettano di risarcire i danni o affronteranno l'ira imperiale. I Quadi rifiutano e la guerra è inevitabile. Per tutto il 375 e 376 Valentiniano guida le operazioni infliggendo una pesante sconfitta e condizioni durissime ai barbari.

377: Valentiniano guarda con preoccupazione la situazione confusionaria con i goti creatasi in Tracia e si offre di aiutare il fratello, il quale però si decide a chiedere l'aiuto solo l'anno successivo quando la situazione è ormai critica. Per prepararsi ad aiutare il fratello Valentiniano rinsalda le tregue con le popolazioni sul Reno e trascorre l'anno rinforzando le difese del Limes.

378: tornato dall'Oriente, Valente si decide a far guerra ai Goti di Fritigerno chiedendo l'aiuto del fratello. Purtroppo l'impazienza ed il richiamo di Valentiniano per un'invasione di Alamanni sembravano prefigurare comunque Adrianopoli. Ma Valentiniano, ricevuto un ultimo messaggio del fratello che annunciava l'intenzione dell'attacco a marce forzate si diresse ad aiutare il fratello giungendo giusto in tempo per la parte centrale di uno dei più grandi disastri sfiorati della romanità. Mentre infatti le forze di Valente erano sul punto di essere attaccate sui fianchi dai cavalieri Goti Valentiniano emerge sul campo di Battaglia. I Romani riprendono coraggio ed affrontano valorosamente i Goti. La sorte della battaglia viene ribaltata ed i goti si sbandano e fuggono. E' un massacro. Fritigerno scappa ma è presto raggiunto da Valentiniano, pensando che la sua fine sia vicina si prepara alla morte, ma l'augusto d'Occidente sorprende tutti. Valentiniano afferma che di fronte alle elevatissime perdite egli sarà disposto a trattare. Fritigerno avrà il titolo di Dux Gothorum e verrà affiancato da magister barbarorum, gran parte dei supersititi potrà trasferirsi nel territorio dell'impero d'Occidente tra i territori della Spagna, dell'Italia e della Britannia. In cambio ogni uomo non reclutato dovrà consegnare le armi in proprio possesso. 15000 goti andranno a formare la "Militia barbarorum" una milizia ai diretti ordini dell'imperatore ed in cui Fritigerno manterrà una funzione di comando. A fine servizio questi riceveranno cittadinanza e terre da coltivare a differenza dei figli degli altri goti che la otterranno solo dopo una generazione anche se forniranno.

Fritigerno oltre alla carica ottiene la cittadinanza Romana e l'ammissione al senato, ma il suo comando rimane puramente subordinato a Valentiniano e di stampo militare perdendo ogni vero comando sul suo popolo che verrà disperso su tutto il territorio imperiale. La nuova militia di Goti avrà però un ruolo diverso da quello che i più pensavano.

Valentiniano rientrò dalla campagna contro i Goti e per la prima volta da anni poteva godersi un po' di riposo o almeno così credeva. Durante il ritorno colto da un nuovo svenimento improvviso era stato accolto presso la casa di un decurione di Virunum. Degente l'imperatore nonostante tutto volle ascoltare le storie del padrone di casa, egli infatti, anche se decurione, era tutto meno che entusiasta della carica, i potenti locali infatti in più casi non pagavano le tasse costringendo l'inerme decurione a dover rifondere di cassa sua i soldi delle imposte. Toccato da questa storia Valentiniano decise di fermarsi ancora qualche giorno per osservare come andavano le cose, sulla piazza del mercato un bambino malaticcio gli si avvicinò. Un durò militare di norma avrebbe soprasseduto, ma forse la degenza, forse la visione pietosa lo mossero a compassione. Recatosi nella casa del ragazzo venne a sapere della condizione della famiglia, coloni spremuti all'osso dai decurioni e poi limitati dallo strapotere dei maggiorenti locali (tra cui un senatore). Come se non bastasse la guerra ed i pesanti trattati agricoli non facilitavano le cose. Valentiniano non dimenticò mai questa visione.

Rientrato a Milano riceveva un'ambasceria del senato in cui protestava fortemente per l'ammissione di un barbaro nell'ordo senatorio. Di fronte a questo la natura non pacata di Valentiniano sembrò trattenersi. Egli infatti decise di recarsi a Roma e discutere personalmente la questione, qui la finta della calma che Valentiniano aveva inscenato finì subito. Dopo aver incassato l'offensiva senatoria l'imperatore difese veementemente la propria scelta. Di fronte allo scandalo per il grande trasferimento di genti nel territorio romano Valentiniano dimostrò un'inattesa capacità oratoria ponendo in luce la necessità delle terre romane di essere lavorate e soprattutto attaccò apertamente un ceto parassitario detentore di grandi riserve di terre magari spesso trascurate e tra cui molti probabilmente non pagavano le tasse come dovuto.

Tale orazione, probabilmente redatta da qualche segretario locale, rimase nelle menti dei senatori i quali però non fecero che aumentare l'odio verso l'imperatore. Di fronte ad una discussione inutile Valentiniano se ne ritornò a Milano, ancora in dubbio su cosa fare.

379: Il trattato con l'alamanno Macriano (in questa TL la presenza di Valentiniano aveva indotto i Franchi a non attaccare Macriano) e la grande vittoria su Quadi e Goti sembravano garantire un anno di pace all'impero. Valentiniano passò l'anno a corte, ricordando l'esperienza presso la casa del decurione ordinò a dei suoi uomini di recarsi come osservatori presso ogni angolo della parte occidentale dell'impero per studiare la situazione e vedere quanto il malanno fosse endemico e quanto effettivamente i decurioni fossero alla mercè dei potenti locali.

Fritigerno intanto otteneva dall'imperatore una residenza di lusso a Roma, ufficialmente per partecipare alle riunioni del senato, ufficiosamente per tenere sotto controllo quel branco di serpi, paradossalmente il suo nemico di ieri sarebbe stata la persona di cui più fidarsi per controllare quel posto. La sua famiglia era tenuta in ostaggio dall'imperatore e sia lui che il suo popolo erano in grande debito con Valentiniano per non averli sterminati tutti, ma anzi aver concesso loro delle terre.

A corte intanto iniziò a notare la strana piega intollerante che suo figlio Graziano stava iniziando ad avere contro il vecchio paganesimo, complice forse anche l'influenza del vescovo di Milano Ambrogio. Decise di far affiancare quindi il figlio da consiglieri cristiani tolleranti e pagani che potessero evitare una deriva del figlio e recuperarlo prima che fosse troppo tardi.

Alla fine dell'anno però messaggi inquietanti giungevano da Nord, i Sassoni avevano attraversato il Reno, lasciati passare indisturbati dai Franchi, i quali vedevano male l'aumento di relazioni tra Macriano e Valentiniano, erano penetrati nel territorio imperiale, le forze imperiali erano riuscite a trattenerli a costo di gravi perdite, ma ci erano riuscite, anche grazie alle fortificazioni fatte costruire alcuni anni prima dall'imperatore. Nonostante ciò Valentiniano decise di raccogliere l'esercito e la Militia e recarsi a Treviri per controllare meglio la situazione.

380: arrivato a Treviri, Valentiniano non deve affrontare i Sassoni, ma si ritrova invischiato nelle questioni di Alemanni e Franchi. I primi infatti guidati da Macriano ed in guerra con i Franchi erano stati messi a mal partito. Costretto dalla necessità Macriano si dichiarò improvvisamente cliente di Roma promettendo un sussidio in cambio della protezione imperiale. Valentiniano solo in extremis riuscì a ricondurre i Franchi alla ragione varcando il Reno in supporto degli Alamanni ed inducendo Mallobaude, fino a qualche anno prima generale romano, a ritirarsi. Il re dei Franchi non digerì però la cosa meditando vendetta.

In Oriente Valente desideroso di togliersi l'onta Dell'essersi salvato solo grazie al fratello e necessitato a rimpolpare l'esercito dopo le gravi perdite di Adrianopoli aveva innalzato la tasse. Cosa che non era stata gradita in tutto l'impero, ma ogni delegazione giunta a Costantinopoli per protestare fu rispedita a casa. Verso settembre nei pressi di Ancyra l'impossibilità di dare al fisco romano la quantità di denaro richiesta e la situazione di povertà dei decurioni a causa dei grandi insolventi portò la popolazione a delle proteste a cui presto si affiancarono gli stanchi decurioni della città. Era la prima volta in cui i decurioni si sollevavano apertamente, ma sembrava una protesta destinata a spegnersi.

381: Mentre Valentiniano si trovava a Treviri per discutere delle riforme da attuare nel suo impero, in attesa dei rapporti chiesti 2 anni prima, Mallobaude ed i suoi franchi colpirono con una violenta incursione la provincia della Belgica romana. La situazione era più grave del previsto poiché dopo una prima osservazione si capì che insieme ai Franchi c'erano anche i Sassoni e delle truppe Burgunde (entrambi da oltre Reno) insoddisfatte della recente svolta filo-alamannica dell'imperatore.

Di fronte alla situazione Valentiniano dovette attendere l'arrivo di suo figlio Graziano con i rinforzi e la Militia Gotica (spedita l'anno prima a sedare una rivolta in Gallia Narbonese), reputandosi ancora in dubbio sulle capacità di vittoria Valentiniano Chiese a Macriano di onorare il suo patto da cliente di Roma facendosi spedire alcune migliaia di guerrieri. Con questo esercito al completo l'imperatore si mosse subito verso nord intercettando i collegati barbari nei pressi di Colonia agrippina, ma presto fu evidente che Graziano ed i goti si erano attardati. 25000 tra Romani ed Alamanni furono costretti ad accettare battaglia contro i collegati che superavano le 50000 unità.

Mallobaude si sfregava le mani, avrebbe annientato questo contingente e poi i rinforzi. Deciso lanciò i suoi uomini all'attacco, non curandosi del terreno bagnato e spinto dagli alleati. La battaglia fu presto cruentissima, Valentiniano attendeva i nemici mentre con numerosi arcieri martoriava le truppe barbariche, ma nonostante le pesanti perdite giunti a contatto i barbari sembravano poter sbaragliare le truppe imperiali che indietreggiavano sempre più, solo l'intervento diretto di Valentiniano in battaglia aveva dato alle truppe il coraggio di resistere, ma la battaglia sembrava decisa. Quando all'improvviso dopo 4 ore di battaglia corni romani annunciavano un fatto imprevisto. Graziano con rinforzi e militia gota era arrivato sul campo di battaglia alle spalle degli alleati. In realtà il loro ritardo era solo apparente, nella notte le truppe avevano abbandonato i loro accampamenti portandosi vicino al campo di battaglia. Mallobaude intuita la situazione fece ritirare il suo contingente, ma il terreno bagnato e la stanchezza lo salvarono solo in parte. Gli altri barbari presi alle spalle furono massacrati, sul campo rimasero oltre 30000 barbari tra prigionieri e caduti. Mallobaude riuscì a salvarsi insieme a 10000 franchi oltre il Reno, ma Valentiniano stava già meditando vendetta.

In Oriente la situazione era degenerata nel corso di tafferugli ad Ancyra e la morte di un decurione particolarmente amato che voleva far pagare i grandi insolventi la popolazione si era sollevata, quella che sembrava una rivolta cittadina poco rilevante in pochissimo tempo divenne una sollevazione nel pieno dell'Anatolia a cui si unirono presto molti popolani e decurioni stanchi dei tributi. Case di nobili venivano bruciate, gente veniva malmenata. Valente però si decise solo in Settembre a guardare il problema in faccia e mobilitare l'esercito, il ritardo della decisione rese le prime operazioni militari, cariche di buoni risultati, sostanzialmente inutili spingendo anzi i ribelli a darsi un'organizzazione sotto la guida di un ex veterano dell'esercito, un tale di nome Valerio Petronio.

382: Desideroso di vendetta contro i Franchi traditori, ma colto da una malattia Valentiniano spedì il figlio insieme alle truppe ed alla militia gota a punire i Franchi. Una spedizione dura, ma in cui Graziano, affiancato dal generale romano Teodosio riuscì a sgominare la resistenza di Mallobaude catturandolo e giustiziandolo. Le fonti, tra cui è classificato un anonimo pseudo-ammiano, parlano dell'enorme massacro compiuto ai danni dei Franchi da parte dei Romani i quali non avrebbero risparmiato donne, anziani e bambini e del grosso ridimensionamento del territorio concesso loro come foederati. Mentre i Burgundi vennero indotti a pagare un lieve tributo per la loro azione Graziano e Valentiniano preparavano una grossa spedizione per punire i Sassoni di oltre Reno.

A Roma Fritigerno, assistito da alcuni maestri, era finalmente venuto a capo di quell'enigma dal nome di "latino": ormai conoscitore della lingua, partecipava attivamente alle riunioni del Senato rendendosi presto conto della decadenza e forse corruzione di quell'antica istituzione, ma anche il suo sentirsi ferito dalla forte cristianità in espansione in un consesso ancora largamente pagano.

In Oriente le proteste contro le tasse erano scoppiate in vera e propria ribellione aperta. Valerio Petronio ed i suoi ribelli evitando ogni scontro in campo aperto con l'esercito di Valente aveva attivato una feroce guerriglia che costava all'impetatore tanti soldi, uomini e non dava grandi risultati. La non già grande stima di cui godeva l'imperatore si andava lentamente erodendo.

383: Britannia, il generale Magno Massimo si proclama imperatore sostenuto da alcuni ufficiali delle sue truppe. Ma alla voce dell'usurpazione ben presto il prestigio dell'imperatore in carica spinge altri ufficiali a prendere, ammazzare l'usurpatore e spedirne la testa a Valentiniano dichiarandosi innocenti e fedeli.

La campagna oltre il Reno è affidata a Graziano e Teodosio, con loro anche metà della militia Gothorum. Il difficile terreno germanico non facilita la campagna la quale però dopo 5 mesi, a Settembre, si conclude, i Sassoni accettano di non raziare più la Britannia e di offrire un sostanzioso tributo ai romani. In cambio vengono loro risparmiate devastazioni in stile Franchi.

Valentiniano intanto, affidata la gestione delle cose al figlio torna a Milano. Qui lo raggiungono novità più importanti sulle beghe del fratello ed un rapporto di Fritigerno il quale nel suo rapporto oltre a rimarcare ciò che l'imperatore già pensa (che il senato sia una manica di serpi) sottolinea però anche che una delle motivazioni, essi si sentono offesi sotto tutti i punti di vista, tra questi anche quello religioso. Il vescovo di Milano, in sua assenza, aveva fatto rimuovere l'altare di Nike dal Senato ferendo profondamente quel consesso. Inoltre non erano poche le voci di persecuzioni ai danni dei pagani partite da alcuni cristiani intransigenti. La voce però di alcune scorribande Marcomanne in Norico lo costrinsero a rimandare la questione per deviare in quella direzione. Mentre si chiudeva la campagna sassone Valentiniano giunse in Norico dove i Marcomanni offrirono la consegna dei presunti colpevoli all'impetatore. Vuoi la stanchezza del sovrano, vuoi la volontà di risparmiare soldi, vuoi il fatto che il grosso delle forze era dislocato altrove, Valentiniano si accontentò della cosa, rimanendo però in Norico e sorvegliare il Limes.

In Oriente Valerio Petronio continuava a mettere in difficoltà l'impero. Valente dovette registrare anche la ribellione delle zone del Ponto dove vedendo i progressi di Petronio e sobillata da alcuni suoi inviati, la popolazione aveva cominciato ad insorgere costringendo alla fuga i funzionari imperiali. L'imperatore reticente dovette scendere direttamente sul campo, ma la situazione non era destinata a sbloccarsi tanto facilmente.

384: Una cosa che l'impero d'Occidente non vedeva da tempo finalmente poteva tornare. La pace. Infatti sistemata la questione Marcomanna l'imperatore poteva tornare a Milano, ma evento ancora più epocale l'imperatore faceva visita a Roma. Infatti la chiamata di Fritigerno a risolvere la questione lo aveva convinto. Il re dei goti forse aveva accentuato la realtà, ma alla fine questo fu un bene. Giunto al senato Valentiniano, in un'aria a dir poco tesa, allungò la sua mano mostrando un'apertura insolita per un militare. Infatti si disse disponibile a riposizionare l'altare di Nike nel senato e ad indagare sulle persecuzioni di Pagani riconfermando la sua tolleranza religiosa. La cosa fece andare in bestia il vescovo di Milano Ambrogio che minacciò fuoco e fiamme dell'inferno per l'imperatore. A risolvere la questione fu il figlio Graziano che propose in cambio di queste concessioni ai pagani la costruzione di alcune nuove chiese nell'impero. Chiuso dal suo ex allievo Ambrogio accettò per il momento.

In cambio di queste concessioni però Valentiniano mise sul tavolo una nuova questione. Il problema del latifondo e lo strapotere dei possidenti nell'impero. Raggiunto dai rapporti dei suoi fidati aveva visto il profondo disagio di molti abitanti dell'impero. Il latifondo andava eliminato o limitato a favore di liberi coloni. Anche i goti avevano qualcosa da dire lamentando la non efficacie distribuzione della terra. Una situazione calma sembrava reinfuocarsi. Vista la situazione e la relativa calma nell'impero Valentiniano si trattenne a Roma, spedendo Graziano a Treviri a controllare il confine.

In Oriente Valente tentava una mossa per ricacciare i ribelli indietro, muoveva sul Ponto per riconquistare l'area. Con 15000 uomini da Eraclea Pontica puntò a Sinope, sulle coste del mar nero. Avanzato per molte miglia indisturbato si rese però ben presto conto della terra bruciata fatta da Petronio. Desideroso di chiudere in fretta la cosa Valentiniano arrivò comunque a Sinope assediandola. Ma scarsità di cibo ed acqua rendevano l'avanzata durissima. A peggiorare la situazione fu la cattura di un carico di rifornimenti e denaro in arrivo da Heraclea. Affamati e senza soldi per comprare dei rifornimenti i soldati si rifiutarono di continuare l'assedio e costrinsero Valente a ripiegare. Nel tornare indietro una retroguardia di 4000 uomini venne presa di sorpresa dai ribelli e sterminata. La voce di questa battaglia non tardò a diffondersi peggiorando non poco la situazione.

385: a Valente si gelò il sangue quando dal suo campo di Heraclea Pontica gli giunse una notizia: il Peloponneso, esaperato per l'ennesimo alzarsi delle tasse, si era sollevato, ma a peggiorare il tutto anche 7000 soldati, uccisi gli ufficiali, avevano parteggiato per i ribelli, a scatenare la cosa aveva contribuito non poco anche la voce dei ripetuti insuccessi imperiali. I ribelli avevano preso basi su l'Acrocorinto e alla vecchia Sparta e da lì avevano presto conquistato l'intero Peloponneso. Valente non poteva più far finta di nulla disperato inviò missive al fratello per spingerlo ad intervenire di nuovo in Oriente, mentre con l'esercito Valente faceva la difficile scelta di riattraversare il Bosforo per stabilizzare la Grecia prima che fosse troppo tardi.

Preso nel bel mezzo dei colloqui a Roma Valentiniano non esitò non sarebbe intervenuto di persona, ma spedì immediatamente messaggeri al figlio Graziano ed al generale Teodosio di organizzare una spedizione. Non volendo impegnare troppe truppe imperiali Valentiniano diede ordine al figlio di radunare contingenti alamanni da Macriano e contingenti dai foederati franchi. Teodosio invece propose l'utilizzo di una popolazione turbolenta stabilitasi ai tempi di Costantino in Pannonia, i Vandali i quali accettarono in cambio di terra in oriente, lontani dalla minaccia crescente degli Unni. Nell'ottobre dell'anno questo a dir poco eterogeneo esercito di 20/25000 uomini, formato per la maggior parte di barbari sotto il comando di Teodosio e Graziano si ricongiunsero a Valente nei pressi della vecchia Pella. Pronti a marciare in Grecia. Contemporaneamente per evitare ribellioni del fondamentale granaio d'Egitto Valentiniano inviava un corpo di 5000 uomini in Egitto per controllare la situazione. Valerio Petronio intanto, organizzato un vero corpo di spedizione, marciava verso Sud per assediare Antiochia e fare il colpo grosso.

A Roma Valentiniano a peggiorare la cosa aveva anche chiamato rappresentatni del mondo decurionale. La distrazione delle campagne orientali lo spingeva ad essere poco presente alle questioni. Ma anche Fritigerno lo spingeva però a rimanere concentrato. Ma il rientro a Milano dell'imperatore rimandò tutto.

386: L'esercito di Valente, Graziano e Teodosio dalla macedonia muoveva in Grecia i ribelli in tessaglia venivano totalmente sorpresi tanto da essere presi e massacrati nella battaglia di Larissa. Ma il grosso delle forze ribelli ben presto ripiegò sulle Termopili costringendo l'esercito imperiale ad un inutile spargimento di sangue per tentare di forzare. Solo quando, dicono le fonti, venne ritrovato lo stesso passaggio che usarono i persiani i ribelli di decisero a ritirarsi a preparare la difesa sull'istmo di Corinto. Fortificatolo con palizzate e fossati sembrava uno scoglio ben difficile da superare. Qui intervenne la strategia di Teodosio. Mentre Valente e Graziano trattenevano i ribelli al Vallo Teodosio tornato ad Atene si imbarcò insieme a 3000 uomini sbarcando ad Epidauro. Da qui a marce forzate raggiunse l'istmo per prendere alle spalle le difese. Coordinato grazie ad un gioco di specchi un attacco congiunto sui 2 fronti l'esercito imperiale annientava il blocco. Ma le cose sembravano destinate a non andare mai bene. Nell'attacco Valente veniva ferito a morte e cadeva tra le braccianti nipote Graziano.

Intanto l'attacco di Valerio Petronio ad Antiochia aveva successo, ma anche il capo dei ribelli non se la passava bene, mentre assaliva le ultime difese della città un proiettile vagante lo raggiungeva al cuore, incuneandosi tra le costole e costringendolo ad una notte per emorragia.

In Occidente Valentiniano metteva finalmente mano ad un editto. Il "De religione" nel quale condannava ogni persecuzione a danno di ogni culto con severissime ammende pecuniarie o punizioni corporali. Il 20 luglio emanava anche il "De latifundis". Dagli ultimi dati erano stati registrati numerose insolvenze dai grandi proprietari o peggio il lasciare volontariamente incolte delle terre per pagare meno tasse. Ciò portò al decreto nel quale l'imperatore imponeva ai grandi latifondisti di ripagare immediatamente le tasse o in alternativa il pagamento degli arretrati con le terre lasciate in semi abbandono e la fornitura anche di attrezzi per la coltivazione. Queste terre sarebbero andate all'ager publicus e poi redistribuite a coloni liberi. Fritigerno riuscì ad imporre una clausola che prevedesse redistribuzioni anche tra i goti.

Nonostante le proteste senatoriali alla fine l'editto venne accettato. Questo prevedeva, in caso di pagamento con terre, uno sconto del 15% sulle tasse. I lavori sarebbero iniziati l'anno dopo. La notizia della morte di Valente intanto inquietò non poco l'imperatore che iniziò a pensare ad una successione non avendo minimamente intenzione di impelagarsi in Oriente.

387: verso febbraio, dopo un ennesimo svenimento, le condizioni di salute di Valentiniano sembravano rapidamente degenerare. Di fronte al rischio di lasciare l'impero senza rappresentanti in Occidente mandò a richiamare immediatamente Graziano.

In Oriente intanto, appena varcato il Bosforo, Graziano veniva richiamato, lasciando nelle mani di Teodosio tutta la campagna. Intanto tra i ribelli aveva preso il potere Flavio Nicomaco, capo di una fazione ribelle, ma uomo molto meno carismatico e molto più crudele di Petronio. Lo dimostrò subito con un insensato massacro di alcuni sospetti oppositori mentre si trovava ad Antiochia.

Teodosio sfruttando questo cambio ai vertici mosse subito verso il vecchio obbiettivo di Valente. Puntando a riprendere le coste del mar nero e poi marciare a Sud. Al contrario di Valente egli non si fece imbottigliare nella guerriglia, a costo di avanzare più lentamente egli protesse bene i rifornimenti e nell'avanzata studiò bene il territorio per evitare o prevenire imboscate. Arrivato nei pressi di Sinope cinse d'assedio la città. Sembrava doversi ripetere l'inutile assedio di qualche anno prima quando uno squadra navale con false insegne approdò la mattina del 16 Giugno nel porto della città. Navi cariche di soldati riversarono gli uomini dell'impero in città i quali velocemente, sfruttando la sorpresa ribelle, riuscirono ad arrivare fino alle porte e ad aprirle. Teodosio guidò personalmente l'attacco. Fu un massacro, i ribelli vennero sterminati e la città venne lasciata per 3 giorni al saccheggio di Alamanni, Vandali e del resto dell'esercito. L'imperatore lasciò che alcuni abitanti raggiungessero le altre comunità ribelli portando un messaggio: "se abbandonerete le armi sarete perdonati, se non lo farete, la vostra fine sarà peggiore di quella di Sinope". Messaggio che farà sudare freddo non pochi ribelli.

Fulvio Nicomaco però non si spaventò, radunato l'esercito ribelle si era già messo in marcia verso Nord per incontrare a metà luglio le truppe del generale che attraversando la Galizia stavano per prendere d'assalto Ancyra patria della rivolta.

La battaglia di Ancyra fu la svolta della guerra. L'esercito imperiale contava 25000 uomini, i ribelli 40000, ma di questi solo poche migliaia erano soldati di professione ed anche la cavalleria era poca, con circa 4000 cavalieri contro i 7000 di Teodosio.

La battaglia iniziata alle nove del mattino, più o meno, vide Nicomaco tentare lo sfondamento del centro imperiale in virtù del suo numero. Teodosio ordinò ai suoi di caricare e contemporaneamente mentre sul fianco destro lasciava 2000 cavalieri egli stesso guidava 5000 catafratti sul fianco sinistro annientando la cavalleria ribelle. Egli poi converse sul fianco destro nemico annichilendolo. Alla voce dell'aggiramento l'esercito ribelle, che pure era vicino a sfondare il centro imperiale, si sbandò e la ritirata si tramutò in un rotta disperata nel corso della quale migliaia e migliaia furono i morti ed i trucidati. Nicomaco si salvò riparando ad Antiochia con pochi superstiti, ma ormai le cose sembravano segnate.

In Occidente, raggiunto da Graziano, Valentiniano affidava il compito di tenere le redini dell'impero intero consigliandolo di farsi aiutare dal generale Teodosio. Dopo un'ulteriore peggioramento della salute l'imperatore Valentiniano spirava il 13 Settembre. Al funerale furono presenti personalità di tutte le religioni, e lo stesso Fritigerno e molti goti resero omaggio all'imperatore.

Il 15 settembre la militia gothorum e l'esercito proclamavano Imperator Graziano, il quale si prese del tempo per meditare un generale riassetto dell'impero.

388: Graziano prende una decisione inaspettata; richiamato da voci di irrequietezza barbarica sul Limes germanico e constatando di persona la difficoltà di mantenere unito un così grande impero, invia una missiva a Teodosio invitandolo a venire a Milano per essere incoronato Augusto al pari dell'imperatore.

La missiva arrivata dopo due mesi costringe il generale a far ritorno in Occidente lasciando al neo nominato magister militum utriumsque militiae Stilicone il compito di schiacciare definitivamente la ribellione. Teodosio giunto a Milano in aprile non solo si vede nominare Augusto, ma capisce anche che l'imperatore sta valutando la possibilità di spaccare definitivamente l'impero in due tronconi. Teodosio, dopo un'iniziale contrarietà, pensando alla possibilità di assicurare ai suoi figli un'eredità e vedendo molto male la politica di tolleranza religiosa che Graziano sembra voler riconfermare, si dice favorevole alla cosa. Ma egli si dovrà far carico della questione di ricompensare i Vandali.

In Oriente intanto Stilicone incalza Nicomaco che sta fuggendo ad Antiochia. Gran parte delle comunità ribelli intanto depongono le armi. Tagliata la strada con un drappello di cavalleria al ribelle Stilicone lo raggiunge. La guardia del ribelle si arrende a lo consegnò mentre Stilicone con molta calma ed atteggiamento diplomatico lo fece uccidere e ne spedì la testa a Teodosio che era sulla via di Costantinopoli. Punì anche i capi rimasti della rivolta che non si erano arresi accecandoli. Ma in nome di Teodosio chiuse un occhio su quelli che si erano arresi. La rivolta era caduta tanto velocemente quanto era nata.

389: Teodosio, dal suo nuovo seggio di imperatore d'Oriente, dovette subito affrontare la questione dei Vandali. Se gli Alamanni se ne tornarono in patria con del bottino, i Vandali non ne volevano sapere affatto di tornare in Pannonia. Anzi, tornati in Grecia non avevano esitato ad insediarsi in Grecia, particolarmente in Tessaglia. Con le voci di strani movimenti persiani in Oriente, con l'esercito indebolito e Graziano impegnato altrove l'imperatore dovette rinunciare a concedere un Foedus ai vandali accettando la loro, di fatto, il loro insediamento in quel territorio in cambio della fornitura di uomini all'esausto esercito orientale.

In Occidente Graziano continuava l'operato del padre, egli poteva registrare una redistribuzione delle terre, ma voleva agire anche per contrastare un altro problema: limitare lo strapotere dei grandi proprietari nelle province. Per fare ciò dava vigore alla figura del defensor civitatis. Ogni comunità doveva scegliere questo personaggio non tra i grandi possidenti cittadini, ma tra proprietari medi. Questo doveva sovrintendere alla riscossione delle imposte, in mano diretta dei governatori e controllare che ognuno versasse la sua parte. Per far sì che non fossero figure isolate venne creato il "defensor civitatis provinciae" ed il "defensor civitatis diocesis" figure che affiancavano governatori e vicari diocesani con lo scopo di aiutarli nel controllo e nell'esazione delle tasse. I rappresentanti provinciali venivano cooptati dal consiglio dei rappresentanti delle varie comunità ed avevano durata quadriennale con mandato rinnovabile. Stesso discorso, ma con i rappresentati delle province per i defensor civitatis delle diocesi. La loro nomina doveva però essere ratificata dell'imperatore ogni 4 anni.

Per dare forza alla cosa venne creata anche una nuova carica. Il "Dux militiae". Questa figura andava ad affiancare i vicari diocesani comandando 1000 uomini. La loro funzione era però diversa, non erano militari. Questi soldati sarebbero stati la Militia Gothorum, fedele all'impero, avrebbero ricoperto funzioni di polizia contro signori reticenti al pagamento delle imposte o che si dimostrava impedire l'arruolamento militare di loro protetti. Il Dux Militiae di ogni diocesi aveva carica quadriennale e doveva essere nominato ogni 4 anni dell'imperatore.

Queste manovre furono accolte freddamente dall'aristocrazia senatoria. Ma Graziano riuscì ad aumentare l'adesione riconfermando la tolleranza religiosa del padre e, complici la pace ed i buoni raccolti degli ultimi 2 anni, la concessione di uno sgravio fiscale generale del 15 %.

390: Temendo che i Sasanidi avrebbero approfittato della debolezza imperiale, Teodosio spedì Stilicone per dividere insieme ai persiani le sfere d'influenza sull'Armenia e spartirsela tra i due imperi. Intanto sul Danubio goti Greutungi tentavano l'attraversamento, ma venivano respinti grazie soprattutto al contributo dei Vandali.

Inoltre Teodosio guardando la situazione dell'impero d'Oriente decideva di emanare l'Editto di Teodosio, imponendo il cristianesimo come religione di Stato.

In Occidente le voci della manovra Teodosiana portavano lo zoccolo duro del cristianesimo, capitanato da Ambrogio, a chiedere le stesse manovre. Ma Graziano, fatto educare dal padre alla tolleranza, si mostrò inavomibile rifiutando ogni misura del genere. Ciò spinse Ambrogio a minacciarlo di fuoco fiamme e pene spirituali oltre che spingere parte della popolazione di Milano a sollevarsi. Costretto dalla sollevazione Graziano decise di evitare una strage, assediò i quartieri ribelli, ma non intervenendo direttamente. Egli avrebbe soprasseduto alla ribellione se quelli si fossero arresi subito. Altrimenti i soldati avrebbero usato la forza. Di fronte al rischio di un intervento armato e conoscendo ciò che l'imperatore aveva fatto a Franchi e Sassoni la popolazione si arrese.

Ambrogio rimasto in minoranza venne posto dall'imperatore di fronte ad una scelta. Prendere ed andare ad evangelizzare la Britannia o andare dal suo caro Teodosio a Costantinopoli. Dato che la prospettiva britannica non era delle più convincenti, Ambrogio accettò di rinunciare all'arcivescovato di Milano e recarsi a Costantinopoli.

Poi come atto simbolico Graziano decise di riportare la capitale imperiale a Roma. Ma la sua visita alla città venne rimandata alla notizia di agitazioni sul confine renano. Macriano era morto e tra gli Alamanni si era aperto un conflitto tra filo-romani ed anti-romani. Non volendo perdere un potente alleato Graziano mosse con l'esercito verso nord per affrontare la questione personalmente.

391: Teodosio accoglieva Ambrogio, arrivato nel novembre dell'anno prima, in maniera entusiastica garantedogli tutti gli onori e promettendogli l'arcivescovato di Costantinopoli alla morte di quello attuale. Di ritorno dalla missione in Oriente c'era anche Stilicone, il successo e la spartizione delle sfere d'influenza in Armenia spinsero l'imperatore d'Oriente a nominare il generale "magister militum per orientem".

Nei territori Alamanni intanto la lotta era sempre più forte. Il filo-romano Gundoballo, patente di Macriano, non riusciva a prevalere sugli anti-romani alla sua corte, ma non voleva nemmeno ricorrere alle armi romane cosa che lo avrebbe indebolito di fronte al suo popolo. Decise così di chiedere a Graziano solo un drappello di uomini scelti da utilizzare per uno scopo preciso. Comunicata la posizione presunta degli antiromani il drappello fece irruzione nel posto massacrando tutti quelli che trovarono. Molti erano nobili anti-romani. Questo drappello, travestito, poi scomparve come era arrivato. Gli agentes in rebus dell'impero avevano adempiuto al loro dovere.

Con la sua posizione rafforzata Gundoballo decise anche di dare una svolta inaspettata al suo regno. Decise di fondare la prima vera e propria città dei barbari. Ricalcando il modello urbanistico romano (chiamando architetti ed ingegneri latini) fondò Alamannica. L'insediamento di modeste dimensioni, circa 15000 abitanti, fu fondato fondendo insieme alcuni villaggi di suoi sostenitori ed altri di persone a lui contrarie, così da poterli controllare, concentrando i nobili locali all'interno di alcuni palazzi dove potessero essere controllati.

392: Graziano ha da sua moglie il suo primo figlio maschio. Chiamato Publio Graziano Cincinnatus (dai suoi piccoli ricci). Di ritorno dal confine Alamannico Graziano potè godersi per la prima volta un po' di pace. Finalmente egli pote arrivare a Roma. Qui un Fritigerno inaspettatamente si era fatto spazio tra l'aristocrazia senatoria, non che fosse simpatico a loro, ma il vecchio capo gotico era in pratica il mediatore migliore tra l'imperatore e loro. Questo ruolo aveva stemperato la diffidenza che esisteva nei suoi confronti. Altro elemento che contribuì alla cosa fu la rapida romanizzazione di Fritigerno, a metà tra sincero interesse e costrizione dell'imperatore infatti in questi anni il capo aveva studiato Latino, retorica e storia, aveva anche imparato a masticare un po' di Greco. In questo periodo Fritigerno stesso inizia il taccuino di appunti chiamato "De gotharum lingue".

Queste sue doti di mediazione aiutano Graziano a raggiungere importanti compromessi con l'aristocrazia senatoria. Egli infatti iniziò a studiare con loro nuove riforme economiche. Con la nuova riforma egli mise mano al sistema del colonato varando strette regole per favorire trattamenti più equi tra proprietari e popolani, come contrappeso però il sovrano condonò parte delle imposte arretrate.

Intanto il lavoro della milizia anti-corruzione andava a pieno ritmo e portava i primi frutti, permettendo il rientro di capitali che si perdevano nei periodi precedenti. Il rigido sistema di controllo basato su costanti rendiconti però metteva in non poca difficoltà Graziano costretto a dislocare anche nelle province sempre più burocrati. Questa difficoltà sarebbe stata la base di una nuova riforma successiva.

In Oriente Ambrogio otteneva il titolo di vescovo di Costantinopoli. Ma per il resto la pars orientis non vide fatti di rilievo.

393: A Nord la pressione di Pitti, Caledoni e Scoti riprende sul Vallo d'Adriano e nel Galles. Predoni scoti sbarcando nel Galles arrivarono a mettere a sacco la regione. Decisamente contrario all'idea di recarsi in Britannia, troppo lontana dal centro del potere, Graziano decise di far fare un po' di gavetta al fratello minore Valentiniano II. Affiancato dal generale di origine franca Arbogaste lo invia, insieme a qualche migliaio di uomini a rimettere a posto la questione. In suo sostegno chiede ed ottiene che il re Alamannico Gundoballo gli fornisca qualche migliaio di soldati per la campagna come compenso per le attività messe in funzione per tenerlo sul trono. Valentiniano II arrivato in Britannia solo ad Agosto riuscì comunque a ricacciare via gli Scoti dal Galles e dalla Cornovaglia dove si erano spinti a saccheggiare. Gli abili consigli di Arbogaste guidarono l'inesperto generale che così iniziava a farsi le ossa.

In Oriente Ambrogio iniziava a crearsi la sua rete di contatti. Il suo prestigio ed il suo carisma in poco gli fecero guadagnare il sostegno di gran parte del clero dell'impero d'Oriente. Egli costrinse poi Teodosio a ritirare le sanzioni comminate ad un Vescovo per aver dato fuoco a sinagoghe ebraiche nella zona mesopotamica. La pressione dei Goti Greutungi, forte sul Danubio, fu invece fermata grazie a Stilicone ed al sostegno dei Foederati Vandali, le forti perdite subite però tra i Vandali generarono non pochi mugugni tra questa popolazione.

394: Tornato sul continente Arbogaste si muove per incasinare le faccende. Fa girare voci per le quali Valentiniano II vorrebbe detronizzare il fratello (sicuramente esagerate), intanto mentre Graziano preoccupato vuole dirigersi ad accordarsi con il fratello, viene raggiunto dalla notizia che Arbogaste raggiunta Roma ha sobillato un senatore locale, il retore Eugenio, a sollevarsi contro l'imperatore. Di fronte a quale emergenza affrontare Graziano sceglie di concentrarsi sul fratello. I due si incontrano a Cenabum in Luglio. Qui avviene il chiarimento dei due. Graziano ha un figlio, probabilmente erediterà il trono, mentre Valentiniano rimarrà al massimo come tutore, questa prospettiva non lo alletta. Contemporaneamente ha la saggezza necessaria di non volere una guerra civile che gioverebbe solo ai barbari sui confini. Di fronte all'apparente stallo Graziano opta per una soluzione non pensata. Egli infatti da tempo non ritiene di avere il tempo e la "voglia" di controllare la Britannia e visti i successi del fratello con anche l'incursione sull'isola di Man si procede su questa linea.

Riportando in auge un concetto simile alla tetrarchia Valentiniano II otterrà tutta la britannia e le sue forze con l'obbiettivo di tenerla sotto controllo e se possibile espanderne il controllo. Per fare ciò Graziano gli aumenta le truppe a disposizione oltre che cercare l'aiuto dei clienti Alamanni e di truppe prese dai barbari del confine Danubiano. Valentiniano II sicuramente puntava a qualcosa di più, ma probabilmente si accontenta. Di fronte al fratello il 20 luglio a Cenabum Valentiniano II viene proclamato dall'esercito imperator Britanniae ed Augusto. Prima di tornarsene nel suo nuovo regno decide però di aiutare il fratello a schiacchiare l'usurpatore Eugenio ed ottenere i soldati di cui ha bisogno con un reclutamento straordinario e l'assoldo di ausiliari tra i barbari Danubiani.

In Agosto, mentre varcano le Alpi per affrontare Eugenio, arriva però la delegazione guidata da Quinto Aurelio Simmaco che gli porta le teste di Arbogaste ed Eugenio. La sollevazione aveva coinvolto 120 senatori pagani dell'ala intransigente. Ma la consistente ala di Senatori pagani fedeli (che poteva contare oltre 300 senatori) insieme a quella cristiana avevano ben presto schiacciato da loro l'usurpazione.

Graziano era felice della cosa. Egli procedette quindi a purgare i 120 responsabili confiscandone anche molte delle non piccole proprietà fondiarie che andavano ad ingrandire la già grande Res Privata dell'imperatore

395: Valentiniano II e Graziano raggiungono il Danubio, qui appena la voce si sparse, si erano radunati ambasciatori di Quadi, Marcomanni ed alcune tribù Gote, il nuovo imperatore di Britannia poté così ottenere 10000 soldati dai barbari, mentre altri 10000 li ottenne da campagne di reclutamento straordinarie. Uniti ai 5000 uomini messi a disposizione dal fratello Valentiniano ripartì per la Britannia con i suoi nuovi 25000 uomini.

Graziano non sprecò il resto dell'anno. Infatti sfruttando gli anni di pace egli poteva avviare ora una grande campagna edilizia su tutti i confini. Come il padre aveva fatto qualche decennio prima inizio la costruzione o la ristrutturazione di forti e Castella lungo il limes Renano e Danubiano. Rafforzò anche le difese fisse delle alpi orientali che avrebbero contrastato i tentativi di invasione dell'Italia.

In Oriente però lo scontento dei barbari si faceva critica, i Vandali infatti venivano gravati dagli impegni militari e finanziari, mentre la pressione dei Goti Greutungi sul confine Danubiano non accennava a distendersi. Un accenno di ribellione presso i Vandali fu sventato solo dalla pronta reazione di Stilicone e Teodosio che riuscirono a prevenirne le mosse concedendo loro qualche terra di più in Grecia e sostenendo l'elezione di un sovrano apparentemente filo-Romano.

A Roma intanto moriva Fritigerno (che in questa TL vive molto più a lungo) egli non lasciava disposizioni su chi dovesse prendere il suo posto. Il titolo di Rex Gothorum era privo di potere effettivo essendo la gente gotica dispersa, comunque però Graziano volle mantenere quel barlume di identità nominando a quella carica il giovane Alarico giovane e determinato soldato che si era distinto all'interno della Militia Gothorum. I suoi compiti sarebbero stati simili a quelli di Fritigerno: controllo segreto sui senatori e mediatore tra loro e l'imperatore. Ben presto l'uomo si sarebbe reso conto dell'ormai inutilità di tale funzione data dal mutare dei tempi.

Mattia Spadoni

E poi?

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Passiamo ora alla proposta di Basileus TFT:

Costantino fu molto vicino da eleggere Alessandria a propria capitale; supponiamo che lo faccia per davvero. Certo, la posizione era meno difendibile, ma aveva un controllo diretto sull'Egitto, il granaio del vecchio mondo. Questo riduceva la quantità di grano da esportare in Grecia e nei Balcani, e inoltre poneva l'Imperatore in una regione orientale da sempre abituata a sovrani assoluti. Ecco una breve Timeline.

Da Costantino a Giuliano II:

Bene o male la situazione è uguale alla nostra timeline. L'occidente cade e l'Oriente si mantiene, i barbari si insediano nelle varie zone e creano i regni romano barbarici. Le differenze sostanziali sono tre:

- Tarassicodissa non sale al trono e gli isauri rimangono una popolazione semibarbarica dei monti tauri. Il potere viene preso da Skikda, un capo tribale della bassa Nubia, cittadino romano a tutti gli effetti. Questi sale al trono con il nome di Zenone e si libera dell'elemento barbarico.

- Non viene edificata né ricostruita nessuna basilica di Santa Sofia. Tuttavia verrà completamente riparato il faro di Alessandria sotto Skikda e ampliato sotto il suo successore Giustino, rendendolo alto 140 metri. Anche la biblioteca di Alessandria viene restaurata, tornando ad essere il glorioso edificio che era un tempo.

- Essendo il cuore dell'Impero dominato da eretici nestoriani, copti e assiri il governo bizantino (anzi, alessandrino) è più tollerante verso le credenze eretiche. Vige la consapevolezza di credere alla stessa cosa sotto punti di vista diversi e il rapporto è disteso. Male invece se la passano gli ebrei e i pagani della Circassica, della Crimea e della Georgia, che comunque sono nella sfera d'influenza romana.

Giuliano II attua una profonda riforma nel sistema militare, giuridico e civile, amplia la Biblioteca di Alessandria e da vita ad un tentativo di restaurare l'Impero. Il primo a cadere è il regno vandalico, dopo la battaglia di Ad Decium, quindi viene recuperata tutta l'africa, grazie all'appoggio di alcuni capi tribali locali come il re di Altava. Poi è la volta dell'Italia, la cui resistenza si protrae per diverso tempo (come nella nostra Timeline). Avendo occupato tutta l'africa occidentale l'Impero non organizza nessuna spedizione contro i Visigoti.

Alessandria diventa la città più grande del mondo, con una popolazione di 800mila abitanti, un'urbanizzazione molto forte ed un sistema di approvvigionamento tipicamente romano (cisterne, acquedotti ecc). Giuliano II edifica anche il Circo Giuliano, una copia del Colosseo di dimensioni maggiori, in grado di ospitare 70mila persone.

Invasione persiana:

I persiani colpiscono con forza, prima occupando l'Armenia e poi lanciando un'offensiva verso Antiochia, volta a separare le truppe bizantine. Il Senato di Alessandria si appella ad Eraclio, eserca di Cartagine, che giunge ad Alessandria in un momento critico. Vengono addestrate nuove reclute e ritirate tutte le truppe disponibili. Questo apre la strada all'invasione longobarda e slava, mentre in africa tutto resta abbastanza tranquillo. In pochi anni i persiani occupano anche Gerusalemme, Tiro, Gaza e raggiungono l'istmo di Suez. L'asia minore cade rapidamente e nel 626 i persiani sbarcano a Gallipoli. Nel frattempo assistiamo alla calata degli Avari, che conquistano buona parte dei balcani. Non venendo sconfitti nell'assedio di Costantinopoli (che anzi capitola quasi subito), il popolo avaro diventa simile agli unni, cioè crea un impero di tipo federale dove gli avari dominano su varie tribù (come gli slavi). I longobardi non incontrano resistenza e possono tranquillamente occupare Milano, Ravenna, l'Istria, Firenze, Pisa, non riescono a prendere Roma ma si insediano a Benevento. I bizantini mantengono la Puglia e la Calabria, le isole italiche e la zona attorno a Roma. Nei balcani il loro potere è ridotto al Peloponneso, a Tessalonica e a Spalato. I persiani tentano un assedio di Alessandria nel 625, che tuttavia deve essere levato per mancanza di rifornimenti. Si spingono quindi a sud, in cerca di terre fertili da razziare e conquistano Il Cairo. Quindi riprendono la loro marcia verso nord riconquistando Damietta e la zona del delta del Nilo, per poi porre un nuovo assedio alla capitale nel 627. Le forze alessandrine resistono accanitamente e nel 628 per i persiani diventa troppo tardi. Eraclio riesce nella sua invasione della Persia e il conflitto finisce. I persiani restituiscono tutte le terre bizantine occupate, pagano un pesante tributo e sostanzialmente diventano vassalli dell'Impero. Gli Avari mantengono il loro dominio e gli alessandrini recuperano solamente Gallipoli, Costantinopoli e Atene.

641, l'invasione araba:

Gli ultimi anni di Eraclio sono contrassegnati dall'invasione araba. Questi beduini della steppa occupano rapidamente la Siria, sconfiggono la Persia e poi si dirigono contro Asia Minore ed Egitto. L'imperatore Giuliano III, figlio di Eraclio, organizza la resistenza presso l'istmo di Suez, raccimolando uomini da ogni regione possibile. In Egitto gli alessandrini riescono a resistere ma sono costretti a cedere l'Asia Minore, terra ricca di grano e metallo. Rilevante per questa guerra è l'appoggio dei popoli copti e nestoriani del sud dell'Egitto, come Blemmi e Axum. Alla morte di Giuliano III per tubercolosi, gli succede il fratello Eraclio II.

Anni 641-668:

Eraclio II muore dopo pochi anni di regno e gli succede un nobile di origine alessandrina, Alessandro. Costui riuscì a contenere l'invasione dell'Egitto e iniziò una campagna militare in italia, contenendo i temibili attacchi dei longobardi. Era sua intenzione spostare la capitale a Siracusa ma l'opposizione della nobiltà Alessandrina fece si che l'Imperatore rimanesse ad Alessandria, difendendo la capitale. Nel frattempo gli arabi occupavano Nicea, Nicomedia ed Efeso e nel 666 sbarcarono a Gallipoli, in europa, conquistando la città dopo 37 giorni d'assedio. Nel 668 sconfissero anche il Khan degli Avari, strappandogli la parte bassa dei balcani. L'impero avaro cominciò a contrarsi, vedendo Serbi, Croati, Slavi e Gepidi staccarsi dalle proprie fila. Alessandro venne ucciso dal nobile Mecenzio, che rivendicò il trono. Tuttavia suo figlio, Alessandro II, non era intenzionato a farsi da parte.

Basileus TFT

Come continuarla? Per fornire suggerimenti all'autore, scrivetegli a questo indirizzo.

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Ed ora ecco a voi l'idea geniale di Renato Balduzzi:

Il "nostro" Olimpo!

E se il Cristianesimo non fosse riuscito a soppiantare del tutto le antiche divinità greco-romane? Se cioè una minoranza o addirittura una parte consistente della popolazione avesse continuato a credere in quegli déi pagani fino al presente, al di là di tutti gli aspetti sociali e culturali, oggi come li vedrebbe?

Nel nostro immaginario attuale li pensiamo vestiti con tuniche e calzari della moda antica ma, se sono effettivamente sopravvissuti fino all'evo moderno, l'Homo technologicus tenderà ad idealizzarli come uomini perfetti del nostro tempo. Quindi vedremo Giove in giacca e cravatta come un presidente, Marte in uniforme da generale con carriarmati e testate nucleari, Vulcano con la tuta blu da metalmeccanico e la fiamma ossidrica in mano, Venere in minigonna inguinale e reggiseno di pizzo, Nettuno con divisa da marinaio e pipa in bocca...

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Gli risponde Never75:

Quello che hai scritto mi ha fatto venire subito in mente Pollon (cliccate qui per rivederla!)

Comunque, con tutta la simpatia che gli dèi dell'Olimpo mi danno (forse alla fine io sono rimasto ancora un po' pagano dentro...) credo che ormai, Cristianesimo o no, il loro culto già all'epoca di Diocleziano fosse alla frutta. Se non ci avesse pensato il Dio ebraico-cristiano dargli la spallata definitiva, sarebbe stato il turno di Mitra, o di Iside, o Cibele-Attis o qualche altro culto misterico.

Oppure, siamo nell'ucronia, magari dello Zoroastrismo o Manicheismo. Forse pure l'Ebraismo avrebbe fatto la sua parte. Nell'immaginare il "mio" Ponzio Pilato nel processo a Gesù (presente nella parte finale delle disavventure di Timeo) ho messo parecchia ironia, ma il succo è quello. Agli dèi classici già ai tempi di Augusto ormai ci credevano in pochi, figurasi dopo! Basta leggere "I dialoghi degli dèi" di Luciano di Samosata per capire quali erano le idee più diffuse al riguardo...

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Tuttavia, il tuo gioco potrebbe continuare:

Mercurio. Verrebbe raffigurato in modi diversi a seconda delle sue diverse funzioni.
In quanto dio del commercio, vestirebbe in giacca e cravatta, avrebbe una 24 h ed un PC portatile per seguire gli ultimi aggiornamenti della Borsa in tempo reale. Nel suo caduceo, anziché avvinghiarsi due serpenti, avremmo i simboli di € e $ che si affrontano.
Come dio della velocità, non avrebbe le ali ai piedi, ma guiderebbe una Ferrari Testarossa (e il logo della vettura di Maranello potrebbe proprio essere il profilo della stessa divinità, piuttosto che il cavallino rampante) oppure sarebbe a "cavallo" di un missile spaziale e vestirebbe la tuta da astronauta. In qualità di dio burlone, avrebbe sarebbe simile ad un clown, con tanto di nasone rosso e capelli verdognoli, e racconterebbe barzellette sconce agli altri dèi.
Infine, come patron dei ladri, metterebbe una calzamaglia in testa e girerebbe armato di mitra!

Apollo. Me lo immagino come un fotomodello od un divo di Hollywood.
Vestirebbe all'ultima moda, avrebbe un fisico palestrato ed occhiali da sole. In estate girerebbe a torso nudo con un costumino stile hawayano.
Le sue Sibille avrebbero un sito Internet di consulti on-line e gestirebbero per lui il suo fan-club.

Minerva. In quanto dea della guerra, sarebbe abbigliata più o meno come Marte: con la tuta mimetica e le armi supermoderne.
Come dea della sapienza, invece, assumerebbe la posa della tipica Nerd (stile Arisa) superocchialuta, con gonne lunghe alla "Valleluja" e si porterebbe presso sempre una sfilza di libri ed enciclopedie.

Giunone. Alle scappatelle di Giove, minaccerebbe ogni volta il divorzio chiedendo gli alimenti (ambrosia) eterni al Divino Consorte!

Bacco. Non si limiterebbe al vino, ma passerebbe subito alle droghe (leggere e pesanti).
Avrebbe perennemente in bocca una decina di canne ed ogni tanto snifferebbe della coca ed il suo carro avrebbe la forma di una immensa foglia di marijuana!

Cupido. Anziché arco e frecce, sarebbe armato di bazooka!!

Plutone. Il suo trono dell'Aldilà sarebbe in realtà una sedia elettrica che intrappolerebbe qualsiasi umano, bruciandolo vivo, che voglia prendere il suo posto accanto a Proserpina (come nel mito greco tentarono di fare Teseo e l'amico Piritoo).

Ercole. Sarebbe un bestione superpompato, dopato di steroidi con un corpo alla Hulk. Anziché viaggiare con clava e scudo, si porterebbe presso un bilanciere per fare esercizi ginnici.

Cerere. La dea dell'agricoltura, in una versione modernizzante, guiderebbe certo un trattore od un aratro meccanico.

Esculapio. Il dio della medicina girerebbe con uno stetoscopio e la cassettina del Pronto Soccorso!

Saturno. Sarebbe rappresentato come un vecchio un po' rimbambito sulla sedia a rotelle, assistito però da uno stuolo di badanti-ninfe con costumi succinti e perizomate... Una bella vecchiaia!!!

Naturalmente anche la dimora degli dèi non sarebbe più un Tempio su un Monte, ma una mega-astronave a passeggio per gli Universi.

Infine, per completare il quadro:

I centauri sarebbero metà uomini e metà automobili. (4 gambe = 4 ruote)

I satiri metà uomini e metà biciclette o moto (2 gambe = 2 ruote)

I giganti, come già ipotizzato da Riker, assumerebbero le fattezze dei robottoni giapponesi come Goldrake, Jeeg, Mazinga, Daitarn III ecc.

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Ora veniamo ai patronati:

Giove, re degli dei e degli uomini, sarebbe anche il patrono dei meteorologi (per via dei fulmini), oltre che dell'ENEL.

Venere proteggerebbe le ballerine, le veline, i porno-attori e porno-attrici, gli aspiranti concorrenti ai reality show e (naturalmente) le escort.
La sua effigie sarebbe rappresentata sulla facciata delle case di tolleranza (che qui, come ovvio, non verrebbero mai abolite), la Casa del Grande Fratello sarebbe in realtà un tempio a lei dedicato e la De Filippi e la D'Eusanio figurerebbero come sue devote sacerdotesse!

Mercurio proteggerebbe gli speculatori, affaristi, gli imprenditori, gli esploratori dello spazio, i piloti di F1 (per attinenza alla velocità) e, in quanto dio dei ladri, sarebbe assai spesso invocato da quasi tutti i politici nostrani (del presente e del passato).
In quanto dio dei commerci, poi, la sua effigie potrebbe essere il simbolo di Confindustria.

Apollo proteggerebbe attori, attrici, scrittori, musicisti, registi, fumettisti, artisti in generale e fotomodelli.

Bacco sarebbe il dio preferito da Marco Pannella nella sua battaglia per la liberalizzazione delle droghe leggere.
Ovviamente veglierebbe anche su alcoolisti, cannaioli e drogati in generale.

Ercole sarebbe il patron ideale di culturisti, sportivi in generale e wrestler professionisti.

Nettuno proteggerebbe i marinai, i sommozzatori, i sub e la cucina a base di pesce.

Vulcano sarebbe il dio dei metalmeccanici, dei tornitori, del Piccolo Artigianato e diverrebbe icona della Sinistra Estrema (il dio proletario!) e della FIOM. La sua immagine campeggerebbe spesso e volentieri, nelle vignette disegnate da Altan, sul banco da lavoro dell'operaio Cipputi.

Minerva sarebbe protettrice degli studenti universitari, dei secchioni e delle ragazze non tanto belle che non hanno il fidanzato (e forse non ce l'avranno mai) perchè passano tutto il giorno sui libri od a navigare in Internet!
Ugly Betty sarebbe la sua sacerdotessa ideale, al pari di Lisa Simpson!

Cerere sarebbe la patrona di Confagricoltura e Confesercenti, mentre Esculapio veglierebbe sull'INAIL e sulla MUTUA.

Saturno, infine, sarebbe il protettore dell'INPS e tutte le case di riposo sarebbero intitolate a suo nome.

Beh, alla fine dei conti, non sarebbe stato tanto brutto come scenario! Tu che ne pensi, Renato?

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Così si entusiasma Renato:

Bellissimo! Plutone probabilmente avrebbe i capelli lunghi e sarebbe vestito con giubbotti e pantaloni di pelle borchiati come un metallaro. Sarebbe naturalmente il protettore del metal!

Durante il periodo sessantottino, molti complessi dediti ai "viaggi" con l'LSD potrebbero inserire come incipit dei loro LP invocazioni a Bacco. Tutti i film erotici inizierebbero, come il De Rerum Natura, con una invocazione a Venere. Tinto Brass e Corrado Fumagalli sarebbero devotissimi alla dea e scriverebbero saggi sul culto venusiano.

Tutte le mattine, la borsa di New York sarebbe aperta con una invocazione a Mercurio.

Giunone sarebbe la divinità  di riferimento del movimento femminista.

Braccio di Ferro, dopo aver picchiato Bruto, non intonerebbe la famosa melodia del "sailor man", ma una preghiera di ringraziamento a Nettuno!

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Anche Basileus TFT ha voluto dire la sua con queste proposte:

Dopo la sconfitta del paganesimo nell'impero romano, cosa sarebbe successo se molti filosofi e uomini di cultura legati alle vecchie tradizioni di pensiero fossero scappati all'estero, un po' come fece Ario dopo la sua condanna? Potremmo vedere la diffusione del paganesimo romano misto ad elementi barbarici. Mitra si fonderebbe con Zoroastro o con Iside. In Europa, Odino sarebbe la divinità speculare di Giove, Marte di Thor, eccetera. Le invasioni barbariche cosa si porteranno dietro?

Inoltre i romani erano sempre stati caratterizzati dal fatto di assimilare le varie religioni da essi incontrate, un po' per superstizione un po' per controllare meglio i popoli sottomessi. Cosa succede se l'editto di Tessalonica viene rispettato ma non ampliato? I culti pagani e cristiani rimangono entrambi leciti e anzi si fondono in accesi dibattiti teologici e metafisici. Come prosegue questa convivenza fra cristiani e pagani?

E c'è anche il caso più estremo... Flavio Eugenio, magister militum d'Occidente e strenuo difensore del paganesimo, non perde contro Teodosio nella battaglia del Frigido e diventa imperatore. Immediatamente l'editto di Milano è revocato e i culti pagani tornano legittimi. Cosa succede nel futuro?

Ecco una cartina da me elaborata delle religioni nell'Impero al tempo di Flavio Eugenio:

In blu le regioni a maggioranza Cristiana.
In arancione le regioni a maggioranza pagana con profondi influssi di tipo egizio (Iside, Horus, Serapide, ecc.)
In verde le regioni a maggioranza pagana con influssi da divinità orientali (Mitra, Cibele, Attis)
In fucsia le regioni a maggioranza pagana con tratti tipici dei culti britannici
In viola scuro le regioni a maggioranza pagana con elementi romani preponderanti (Giove, Zeus, ecc)

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E ora, la proposta di Generalissimus:

Il popolo di Milano casca nei tranelli orditi da Aurelio Ambrogio per convincerlo di essere una persona indegna a ricevere la carica di vescovo. Ambrogio continua la sua carriera amministrativa fino alla sua morte sotto il regno di Onorio, non viene santificato e inoltre i Milanesi dovranno trovarsi un altro candidato Cattolico se non vogliono che il vescovato di Milano finisca in mano ad un vescovo Ariano. Quali le altre conseguenze di questo fatto? E come evolvono l'immaginario collettivo e la cultura popolare milanesi senza la figura di Sant'Ambrogio?

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Gli risponde Paolo Maltagliati:

Certo che sei perfido a volte... Prima mi ammazzi Tolstoj e Dosdy (soprattutto Dosdy), poi adesso mi fai sparire Sant'Ambrogio. Ti piace ammazzare i simboli!

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Generalissimus gli ribatte, strizzando un occhio:

Non è che mi piace, è solo che contemplo la possibilità dell'esistenza di universi paralleli nei quali è prevista l'assenza di personaggi appunto come Tolkien, Dostoevskij e San Gennaro, ma credo anche io che questi universi paralleli siano mondi odiosi in cui vivere. Uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.

E a proposito di perfidia, non hai ancora visto l'universo parallelo in cui i nazisti dominano il mondo e un mediocre e meschino Raffaele Ucci, giovane gerarca rampante ansioso di essere trasferito prima o poi in Mittelafrika, si illude di fare il colpaccio firmandosi Grossadmiral e infiltrandosi in un blog di ucronisti che scrivono di vittorie degli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale, trionfi mondiali di comunismo e socialismo e chi più ne ha più ne metta, risalendo alle loro abitazioni e facendo deportare costoro e le loro famiglie per attività e diffusione di idee sovversive...

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Paolo allora deglutisce asciutto:

Chissà perché, mi è passata all’improvviso la voglia di scrivere ucronie...

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Ma Generalissimus lo rassicura:

Tranquillo, quello lì non lo sopporto neanche io, e finché se ne starà rinchiuso nel suo "Universo dello Specchio" non potrà far male a nessuno voi... relativamente!

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Chiudiamo per ora con la proposta di Inuyasha Han'yō:

In questo sito ho trovato la seguente, splendida illustrazione: i legionari romani contro lo xenomorfo di "Alien"! Voi che ne pensate?

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Per contribuire con idee e suggerimenti, scriveteci a questo indirizzo!


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